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Si cercano caldaie fighe

December 4th, 2017 by mattia | 24 Comments | Filed in bufale
Ieri Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e aspirante presidente della Lombardia ha tuittato questo messaggio


La Pianura Padana, ma soprattutto la , soffocate dal biossido di azoto, un gas inquinante la cui prima causa è il traffico veicolare. L’immagine del satellite è un pugno nello stomaco. Ma non basta l’allarme, dobbiamo agire per cambiare la in Lombardia.

L'immagine riportata nel tuitt è una delle prime create dal satellite Sentinel-5P dell'esa. L'immagine totale, senza tagli, la troviamo qui e rappresenta effettivamente la concentrazione di NO2.
Notiamo in particolare una cosa: non c'è una scala. Se guardiamo in basso a destra infatti c'è solo un'indicazione della scala di colore. Rosso = altro, blue = basso.



Non c'è però nessun numero.
La pianura padana è messa peggio del resto del'Europa? Senza dubbio, l'immagine ci dice questo: è un confronto relativo, ma senza scala non ci dice niente in valore assoluto.

Andiamo allora sul sito dell'ARPA lombarda per vedere come stiamo a NO2:



Tutta la Lombardia è pitturata di verde, che secondo la legenda in basso corrisponde a una concentrazione tra 0 e 100 µg/m^3. Solo poche aree sparute superano i 100 µg/m3 (quelle pitturate in giallo).
Ho sfogliato un po' di giorni passati e la situazione è sempre così: la Lombardia è quasi sempre coperta dal verde.

Secondo ARPA quindi la concentrazione di NO2 è sufficientemente bassa da essere classificata come non rischiosa. A questo punto uno si domanda se ARPA è troppo permissiva e mette le scale a caso oppure se è Gori che si fa venire i pugni nello stomaco per niente.

I limiti europei dicono che non dobbiamo superare i 200 µg/m^3 misurati su di un'ora per più di 18 volte all'anno, e la media annuale non deve superare il 40 µg/m^3.
Per capirci, questi sono i famosi limiti che sforiamo in allegria per il PM10 (e quando superiamo i 35 giorni all'anno di sforamento i sindaci devono chiudere le città per far finta di fare qualcosa ed evitare le sanzioni).

La scala segnalata dall'ARPA dunque ha una sua logica: si colora di giallo quando supera i 100 µg/m^3 e diventa arancione quando supera il limite (calcolato sull'ora) di 200 µg/m^3.
Sapete quante volte abbiamo superato questo limite in Lombardia nel 2016?

Queste sono le misure orarie di cinque centraline nel Comune di Milano: i 200 µg/m^3 non sono mai stati sforati.



Queste sono invece cinque centraline nei comuni di Como, Lecco, Brescia, Pavia e Mantova, giusto per fare il giro della Lombardia.



Livelli un po' più bassi e anche qui mai sopra i 200 µg/m^3.
Considerate che i limiti (giornalieri) del PM10 invece li sorpassiamo in allegria. Se c'è dunque da preoccuparsi non è certo del NO2.

Le cose vanno un po' peggio per il limite annuale. La media su quelle centraline di Milano è 47 µg/m^3 (un po' sopra il limite di 40) mentre nelle altre cinque città lombarde considerate la media è di 31 µg/m^3, ampiamente sotto il limite.

Quindi no, quell'immagine non è un pugno nello stomaco. Perché ci dice solo che la Lombardia è messa peggio, per quanto riguarda l'NO2 del resto d'Europa, ma se guardiamo i dati in valore assoluto non sono poi così malvagi. I limiti sono superati solo in zone specifiche come Milano e solo sul valore annuale (quell'immagine è una istantanea di qualche giorno fa che nulla ha a che vedere coi valori annuali).

Gori non si è accorto che la scala era in valori relativi e non assoluti e ha interpretato male quei valori. Gli sarebbe bastato andare sul sito dell'ARPA (che dipende proprio dalle regioni) per vedere tutto verde in valori assoluti.

Ma non basta. Dopo aver interpretato male i dati si spinge anche sulle interpretazioni: soffocate dal biossido di azoto, un gas inquinante la cui prima causa è il traffico veicolare.

Già l'avete intuito dai dati di prima, forse, ma per facilitarvi il compito ho calcolato le medie sui tre giorni - così c'è meno rumore - sia per Milano (blue) sia per le altre cinque città lombarde (rosso):



Come notate da fine marzo a fine settembre i valori di NO2 sono decisamente bassi, sui 37 µg/m^3 a Milano e sui 25 µg/m^3 nelle altre città lombarde. Poi arriva l'inverno, si accendono gli impianti di riscaldamento e arrivano i bei picchi che vedete a gennaio e dicembre.

Escludendo che i lombardi usino l'autovettura solo a gennaio e non in aprile si conclude che il problema dei picchi di NO2 è causato dal riscaldamento (il che non stupisce perché stiamo pur sempre parlando di bruciare combustibili fossili).

Ora, se tu mandi su un satellite e misuri la concentrazione di NO2 a dicembre non puoi dire che la prima causa è il traffico veicolare. Non puoi far finta di ignorare che il problema - enorme - da risolvere è quello del riscaldamento.

Capiamoci, sono io il primo a sostenere modelli di mobilità diversi. Non possiedo un'autovettura da anni, mi muovo coi mezzi pubblici sostenendo un sistema come quello praghese (e ceco) dove ci si può muovere coi mezzi pubblici efficienti e a basso prezzo. Sono uno di quelli che quando va in paesi dove gli Stati Uniti Americani dove in alcune aree non c'è nemmeno il trasporto pubblico sbatte la testa contro il muro. Sono uno di quelli che quando vede i prezzi del trasporto pubblico in Giappone (dove costa meno usare un mezzo privato) si sbattezza. Per me il modello ceco andrebbe estero al mondo.
Però qui non possiamo nasconderci dietro un frenulo: cambiamo pure il modello di viabilità, ma non possiamo far finta di non vedere che quei picchi sono d'inverno e sono dovuti al riscaldamento.
Altrimenti facciamo finta di spostare qualche virgola sul trasporto e ignoriamo il problemone di cui pochissimi parlano.

O forse dovremmo produrre sistemi di riscaldamento con il marchio della tesla per far diventare figo anche questo problema.

 

 

 

 

Il marchio d’infamia

November 23rd, 2017 by mattia | 31 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica
Alla fine non ci hanno messo tanto. Sono usciti allo scoperto prima di quanto pensassi. La campagna #bastabufale della boldrinova, assistita dai sui scondinzolanti assistenti, non aveva nulla a che vedere con le bufale.

Le bufale erano solo un pretesto, una scusa per mettersi dalla parte dalla ragione. Il realtà lo scopo era un altro: tappare la bocca agli avversari politici. La pensi diversamente da noi? Ti mettiamo l'etichetta di bufala e ti condanniamo.

Così non devono più discutere, non devono più portare argomenti contro le tue idee, non devono più confrontarsi portando ragionamenti. Tu sei una bufala e hai torto, loro sono antibufala e sono la ragione. Per definizione.

Gli illusi che pensavano fossero motivati da buone intenzioni ora hanno già il materiale per ricredersi e rendersi conto che era solo una mossa politica. Basta leggere questo allucinante pezzo di uno scodinzolante assistente della boldrinovva
La linea editoriale di questa fabbrica di fake news era molto chiara e ben lontana da qualunque pretesa di obiettività giornalistica: per esempio, iNews24.it (quasi 1,5 milioni di follower su Facebook) presentava l’hashtag #noiussoli direttamente nella propria icona su Facebook e pubblicava una pioggia di contenuti razzisti e ideologicamente schierati, come mostrano le schermate raccolte da Buzzfeed.

Sia chiaro, sul fatto che questi tizi facessero titoli acchiappa-click per fare traffico solleticando la pancia del popolino e guadagnare dalle pubblicità non ci piove.
Però guardate bene cose scrive.

1. La linea editoriale di questa fabbrica di fake news era molto chiara e ben lontana da qualunque pretesa di obiettività giornalistica

Contesta una linea editoriale schierata e priva di obiettività.
Secondo questo criterio sarebbero da etichettare come bufale TUTTI i giornali.
Tutti, partendo dai giornali di partito che sono schierati per definizione fino a tutti gli altri giornali che in un modo o nell'altro sono schierati.
È schierata repubblica: gli articoli sullo ius soli - ci arriveremo poi - sono schierati e privi di obiettività giornalistica, per dirne una, ma sono schierati su tutto ciò che ha una connotazione politica e talvolta anche tecnica (il nucleare per esempio).
È schierato il Tempo, è schierato il corriere, è schierata la CNN, è schierata la FOX.
Tutti sono schierati, e tutti sono privi di obiettività giornalistica. Trovatemi un mezzo di comunicazione di massa che è neutrale.
Questa dunque è un'accusa campata in aria. Il problema non è che ci sia una linea editoriale non obiettiva, il problema è che questa linea editoriale è di idee opposte alle tue.

2. per esempio, iNews24.it (quasi 1,5 milioni di follower su Facebook) presentava l’hashtag #noiussoli direttamente nella propria icona su Facebook

E infatti vedete che il problema è questo: sull'icona feisbuc c'è la scritta #noiussoli.
Che è una legittima posizione politica. Non è una bufala, non è una panzana, non è un incitamento all'odio, non è un contenuto razzista. È semplicemente una posizione politica, come cancelliamo la legge fornero oppure aboliamo i vaucer o  sì all'acqua pubblica. Puoi essere favorevole o contrario a queste posizioni politiche, è tuo diritto. Ma non sono bufale. Non puoi etichettarle come illegittime perché tu la pensi diversamente.

3. pubblicava una pioggia di contenuti razzisti e ideologicamente schierati, come mostrano le schermate raccolte da Buzzfeed.

Non si capisce quali siano i contenuti razzisti in quelle schermate, ma osservate ancora il concetto che viene ribadito: contenuti ideologicamente schierati.
Te lo dice chiaramente: non puoi schierarti su di una posizione opposta a quella della boldrinova (come per lo ius soli). Se lo fai arrivano i suoi scodinzolanti assistenti a urlare bufala, bufala, bufala e ti fanno cacciare da feisbuc.
Se non vuoi essere linciato mediaticamente devi per forza essere a favore dello ius soli.

Pensate stia esagerando?
Continuate la lettura dell'articolo accozzaglia di parole:
C’è anche la promozione, da parte di Direttanews.it e de La Luce di Maria, dei nazionalismi di Matteo Salvini.

Promuovi i "nazionalismi di matteo salvini"? Ti mettono il bollino di bufala.
Lo ripeto, potete essere a favore o contro le idee di matteo salvini, ma sono posizioni politiche legittime.
Le vuoi contestare? Tiri fuori argomenti e smonti le sue idee ma non puoi dire che siano posizioni illegittime. Non ti piace il nazionalismo, vuoi che vengano aiutati prima gli immigrati e dopo gli italiani? Va bene, è la tua posizione. Ma se arriva un politico a dire che bisogna aiutare prima gli italiani non gli puoi gridare bufala, bufala, bufala. Perché non è una bufala, è un'idea politica diversa dalla tua.
Perché questo significa giocare sporco, significa vincere perché fai portar fuori l'avversario dal campo e rimani da solo.

Che facciamo, togliamo feisbuc a chiunque inneggia a matteo salvini?

Quando poi ti dicono che non è censura

Poi ovviamente ti dicono che loro non vogliono censurare nessuno. Che il sito è ancora aperto, che sono solo stati cacciati da feisbuc... E ce lo siamo detti mille volte, feisbuc è una società privata e non ha il dovere di fornire il proprio servizio gratuito a nessuno. Sul suo sito fa quello che vuole. Siamo tutti d'accordo.
Però capiamoci bene: qui abbiamo un movimento di persone capitanato dalla terza carica dello Stato che si mette a puntare il dito gridando bufala, bufala, bufala... Ti appiccicano una marchio d'infamia tanto che feisbuc si trova moralmente costretto a chiuderti la pagina perché non vuole passare per un collaboratore degli infami davanti all'opinione pubblica.

Comodo così, loro mica si sporcano le mani con una legge per censurarti. La censura te la fanno fare da feisbuc perché altrimenti sei uno che appoggia gli infami, la censura te la fanno fare da gugol al quale dicono che deve toglierti la pubblicità altrimenti sei uno che finanzia gli infami.
Creano un contesto sociale per cui chi la pensa come loro sono bollati come infami in modo che si faccia il deserto attorno a loro.

Scegliete voi l'organizzazione che di solito utilizza questo metodo con cui fare il paragone.

Oggi li hanno fatti cacciare da feisbuc, domani gli fanno togliere la pubblicità di gugol dal sito e dopodomani chiedono al sito che offre loro l'hosting di vergognarsi ad avere clienti così e gli fanno tirare giù il sito.

E questo perché hanno idee politiche diverse da loro, non per le bufale.

Oh, ma cosa vi serve ancora per capire quello che stanno facendo?

Divergenze parallele

November 14th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in bufale, politica, repubblica ceca


A tomio okamura (ve lo ricordate, il presidente del partito ceco che ha sfondato alle recenti elezioni) piace farsi vedere mentre fa gli esercizi ginnici.
È così forte che...



... che ha stortato la macchina per gli esercizi.
Stranamente vicino al braccio.

E per fortuna che non si è messo a fare i volteggi alle parallele. Altrimenti sarebbe riuscito a farle convergere.

Di bellezza

November 12th, 2017 by mattia | 56 Comments | Filed in bufale, ignoranza


Avete capito? Adesso quando portate la vostra Tesla a fare il pieno di energia elettrica non inquinate più. Perché la ricarica che ottenete col Supercharger è alimentata dai pannelli solari (che ovviamente vengono cagati giù dall'unicorno magico, non s'inquina mica a produrli)
Evviva!

Il riferimento è a questo articolo.

Il rendering di come apparirà è disponibile qui:



In pratica ci sarà una grande piazza con 40 postazioni di ricarica (secondo la piantina), un'area per il rilassamento e dei pannelli solari che coprono una parte di queste postazioni di ricarica.
Dalle foto che circolano non si capisce se questi pannelli copriranno tutte le postazioni di ricarica o solo quelle centrali, ma facciamo finta pure che vengano coperte tutte.

Ora, quante auto ricarichi con quei pannelli solari?

Facciamo due conti della serva. Una Tesla model S è lunga 5 metri e larga 2 metri. Stiamo larghi, facciamo che un posto di ricarica occupi una superficie di 6 m per 3 m. Non vi basta? Ok, facciamo 6 m per 3,5 m: fanno 21 m².
Vogliamo esagerare? Facciamo 25 m² (2 volte e mezza la superficie dell'auto, eh).

Abbiamo dunque 25 m² di pannelli solari, suppergiù. Che potenza nominale hanno? Un pannello da 100 W occupa circa 0,65 m² (quindi abbiamo 154 W per m²). Un pannello da 250 W occupa 1,62 m², quindi abbiamo ancora 154 W per  m², l'ordine di grandezza è quello.

Nei 25  m² di pannelli che stanno sopra ogni punto di ricarica quindi ci staranno 25  m² * 154 W/ m² = 3850 W di potenza nominale. Arrotondiamo a 4 kW, va', facciamo i generosi.
Quanta energia producono questi 4 kW di pannelli solari?

Siamo a Kettleman City, in California. Il calcolatore solare ci dà come città più vicina Fresno a circa 90 km.
Per un impianto di 4 kW in questa località i risultati dell'energia prodotta sono questi:



Andiamo dai 286 kWh di dicembre ai 657 kWh di agosto.
Che ci facciamo con questa energia?

Tenete presente che una Tesla model 3 ha una batteria da 75 kWh. A dicembre ne carichiamo 4  (in tutto il mese), ad agosto invece ne carichiamo 9, una ogni tre giorni, all'incirca.

Se prima di voi a quel punto di ricarica ha fatto il pieno un altro automobilista dovete aspettare tre giorni per la ricarica. A dicembre dovete aspettare una settimana. Forse è per quello che hanno creato un'area di rilassamento.

Ora, o questi si aspettano di ricevere un cliente ogni tre giorni, oppure quei supercharger sono collegati alla rete, una rete bella forte.
Anche perché a quel punto non avrebbe senso mettere giù 40 punti di ricarica che consentono di caricare un'auto ogni tre giorni. Metti un solo supercharger alimentato (solo quello) da tutti i pannelli solari  e invece di 9 auto al mese ne carica 360, 12 al giorno.

Se hanno installato 40 punti di ricarica anziché uno non è per tenerli lì a far niente gran parte del tempo, ma per usarli. Se però vuoi usarli devi collegarli alla rete, altrimenti carichi un'auto ogni 3 giorni.

In altre parole, quei pannelli sono lì di bellezza. Sono lì per dare ai gonzi l'illusione di caricare l'auto con energia prodotta dai pannelli solari. In realtà gran parte dell'energia che uscirà da quei supercharger sarà ancora quella della rete.

Quindi no, la ricarica di quei supercharge non è a pannelli solari, ma dalla rete.

Criticoni? No, triste realtà.

Piesse: per quelli che diranno "ma no, non intendeva dire quello" guardate questo altro tuitt



questo è davvero convinto che la ricarica che fai a quei supercharger sia solare!

 

Davvero esistono “doppi standard” per i prodotti venduti nell’Europa del centro-Est?

November 2nd, 2017 by mattia | 17 Comments | Filed in bufale, politica, repubblica ceca
Da qualche tempo alcuni paesi del centro-Est Europa hanno iniziato una campagna contro la "doppia qualità" dei prodotti che vengono commerciati da queste parti. Dicono che le multinazionali vendono la roba buona in Germania e Austria mentre vendono la merda in Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria.

La cosa è arrivata fino a livelli governativi, tanto che il Ministero ceco per l'agricoltura ha mobilitato le istituzioni europee dicendo che i cechi sono stanchi di essere considerati il "cestino della spazzatura" dell'Europa.

Il fatto che sia un'idea mandata in giro dalle istituzioni sta dando a questa teoria un'aura di veridicità. Tanto che ormai la si considera un dato di fatto. Ma è proprio vera?

Attiviamo le antenne antibufala: ce la racconta un politico ceco, uno cioè che ha tutto l'interesse a fare la vittima  e a scatenare il suo popolo contro "l'Europa dei ricchi". Dovete considerare che i cechi hanno l'invidia del pene rispetto ai tedeschi, sono convinti che in Germania tutto funzioni alla perfezione e che qui sia la merda. Chiamarli vittimisti è ancora poco. Non stupisce dunque che un politico ceco abbia interesse a grattare il pancino di questi vittimisti pestando i pugni in Europa per pretendere norme affinché le aziende commercino cibo della stessa qualità.

Andiamo quindi a verificare la fonte. Sul ministero dell'agricoltura ceco viene pubblicato questo documento che sarebbe alla base di tutto il can can che è stato sollevato. Queste sarebbero le famose "prove".
C'è un documento ppt (sic) con pochi dati (spero che sia solo una presentazione per la stampa e che da qualche altra parte nel mondo esista un documento scientifico scritto come Dio comanda).
Ma anche su questi pochi dati possiamo fare delle riflessioni interessanti.

[Ah, tra l'altro lo studio è costato mezzo milione di corone. Andare a comprare la pizza a Dresda costa tanto evidentemente.]

1. Differenze di quantità ridicole.

Alla diapositiva 16 si confrontano due pizze, una comprata in Rep. Ceca e una in Austria. Quella ceca ha una massa di 330 g e quella Austriaca 335 g. Oddio, ci stanno truffando! Vergoniiaaaa!!!11!! Ci vendono la merda.

Seriamente?

2. Differenze di quantità non ridicole

Altre volte le differenze di quantità non sono ridicole. Il detersivo liquidi è in confezioni da 930 ml anziché 990 ml. I preparati per caffè istantaneo sono da 15,2 g anziché 18 g, i formaggini sono da 100 g anziché 120 g.
E quindi? Ci stanno truffando?

No, banalmente ci vendono prodotti in diversi formati.
Se la confezione dice che il formaggino è da 120 g ma all'interno ci trovi un formaggino da 100 g allora non fai lo scandalizzato su internet, vai alla procura della Repubblica e li denunci per truffa. Se invece sulla scatola c'è scritto 100 g non puoi contestargli niente.

I formati dei prodotti cambiano da paese a paese per diversi motivi di natura commerciale. Ad esempio, in Giappone vendono le birre Asahi in lattine da 135 ml (sul serio). In Europa le Asahi (ma anche le altre birre) col cazzo che le trovi in lattine da 135 ml. Significa che Asahi considera il Giappone il "cestino della spazzatura" del mondo? No. Significa solo che per ragioni commerciali ha senso vendere lattine così piccole mentre in Europa non avrebbe senso.

Un'azienda che commercia formaggini fa i suoi studi di mercato e decide come comportarsi. Un formaggino da 120 g costerebbe il 20% di uno da 100 g, quindi scoraggerebbe l'acquisto da parte di tanti consumatori taccagni. Un formaggino da 70 grammi costerebbe ancora meno ma sarebbe troppo piccolo quindi la gente non lo comprerebbe se tutti gli altri sul bancone sono tra 90 e 100 g.
Fatti due conti la pezzatura da 100 g risulta quella che garantisce le maggiori vendite perché la quantità è sufficientemente alta da soddisfare il cliente ma non troppo alta da farlo diventare troppo costoso e quindi scoraggiare l'acquisto.

Queste considerazioni si fanno da paese a paese. Magari in Germania il punto di equilibrio è 120 g perché i consumatori tedeschi non sono così taccagni come quelli cechi, o forse perché mangiano di più.
Ma non c'è alcuna truffa. È solo una politica commerciale diversa. Del tutto legittima.

3. I prodotti migliori

Ci sono alcuni prodotti che di contro sono migliori.
Ad esempio, i preparati per caffè in polvere. In Rep. Ceca hanno 73,4 mg di caffeina, in Germania solo 50 mg per bustina. Magari sono scemo io, ma se bevo un caffè voglio caffeina. Quindi se c'è più caffeina è meglio.
Se non voglio la caffeina allora mi bevo l'acqua minerale.

Nel Nesquik ceco le vitamine C e D3 sono quasi il doppio di quelle contenute nel Nesquik tedesco, mentre la vitamina B9 è meno della metà.
Sentite forse i tedeschi rompere il cazzo perché in 100 g di nequik ceco ci sono 181 mg di vitamina C mentre nel nesquik tedesco solo 88,5 mg?

4. I prodotti diversi

Curioso è il caso della carne in scatola. In Germania contiene carne di maiale mentre in Rep. Ceca contiene pollame separata meccanicamente.
Ora, non so voi, ma tra il maiale e il pollame da punto di vista nutritivo io preferisco il secondo. Poi vabbe', ai cechi piace il maiale, sta bene, ma il pollame è sicuramente una carne più magra. Possiamo discutere sul fatto che sia meno pregiata perché è quella separata meccanicamente e non il petto di prima scelta. Ma io tra maiale e pollo continuo a scegliere il secondo. Preferite il maiale? Ok.
Alla fine si tratta di avere prodotti diversi. Una scatola di carne di maiale contro una scatola di carne di pollame. Che senso ha confrontarli?
Solo perché sono commercializzati dalla stessa azienda? Ah, ok, quindi un'azienda non può decidere di vendere prodotti diversi in paesi diversi?

Tra l'altro, l'etichetta stessa è diversa, la foto (che poi comunque è sempre "illustrativa") è diversa sulle due confezioni. Stai confrontando prodotti diversi. E ti stupisci che sono diversi? Ciumbia.

5. Differenze ininfluenti.

Dichiarano che la Nutella in Germania ha il 10% in più di proteine rispetto a quella ceca.

Allora sono andato al supermercato, ho controllato la Nutella che vendono sotto casa mia a Praga e contiene 6,3 g di proteine per 100 g di prodotto.


Poi mi sono fatto mandare l'etichetta della Nutella (grazie Tommaso) che si vende in italia e ci sono anche lì 6,3 g di proteine per 100 g di prodotto (anche tutti gli altri parametri sono uguali, in Rep. Ceca cioè vendono la stessa Nutella che si vende in italia):



Cari consumatori italiani, mobilitate i vostri politici perché protestino in Europa! La Nutella italiana ha meno proteine di quella tedesca!
No, aspetta, ma in italia non si mangia il miglior cibo del mondo?

Dopodiché, siete sicuri che questa differenza sia veramente importante?
Se volete assumere proteine mangiate la Nutella?
Io faccio il pieno di proteine con un petto di pollo, non con la Nutella. La Nutella al massimo è uno sfizio, ma non qualcosa che assumo per soddisfare il mio fabbisogno nutrizionale.

In 15 g di Nutella (che è "una porzione") ci sono 0,94 g di proteine. Tenete presente che il corpo umano ha bisogno di 1 - 1,5 g di proteine per kg di massa corporea a seconda dell'attività fisica (per cortesia niente fleim). Quindi una persona di 80 kg necessita di 80 g - 120 g di proteine al giorno. Se a colazione mangia la Nutella ceca assume 0,94 g di proteine, se mangia la Nutella tedesca ne assume 1,04 g. Stiamo parlando del NULLA.
La differenza tra Nutella ceca e tedesca è lo 0,1% di quante proteine dobbiamo assumere al giorno.

I politici potranno sbandierare la frase ad effetto "la Nutella tedesca ha ben il 10% di proteine in più" ma a conti fatti è un dettaglio del tutto trascurabile.
Se nella vostra dieta dovete aumentare le proteine non le assumete con la Nutella.

6. Differenze che... per fortuna.

Una delle contestazioni è che negli M&Ms cechi usano l'olio di palma mentre in quelli tedeschi il burro di cacao.
Perché questo? Perché qui l'isteria dell'avversione all'olio di palma non è ancora arrivata.
Iniziano a comparire in questi ultimi anni alcuni prodotti che indicano in confezione "senza olio di palma", se ne parla qua e là, ma per adesso rimane una fissazione di pochi, niente di paragonabile all'isteria che c'è in paesi come l'italia. Non so in Germania, forse anche lì sono fissati (tedescofoni in ascolto, com'è lì la situazione?)

Fatto sta che non essendoci questa isteria contro l'olio di palma qui lo si usa.
Significa che si vende la merda quindi? No, perché l'olio di palma può essere contestato a livello etico per gli effetti che la sua coltivazione può avere. Ma a livello di salute non dà alcun problema. La composizione dell'olio di palma è molto simile a quella del burro di cacao (e infatti possono essere usati come alternative). La storia per cui l'olio di palma sia ai limiti della velenosità è stata inventata per boicottare l'olio di palma. Perché se dici che ha un forte impatto ambientale non ti segue nessuno. Se invece dici che stai imbottendo di merda i tuoi figli quando gli dài la merendina ti ascoltano tutti perché ci tengono ai loro figli (mica che gli dànno una mela al posto della merendina, gli dànno la merendina... ma senza olio di palma!)
Qui non siamo ancora arrivati a quel livello d'isteria collettiva contro l'olio di palma? Le aziende possono usarlo senza perdere i clienti isterici? Io dico solo bene!

In conclusione

Che la Rep. Ceca sia il "cestino della spazzatura" d'Europa è una colossale balla. Nei prodotti che vendono qui non mettono dentro la merda. Vendere prodotti in quantità differenti non significa vendere la merda, vedere pollame anziché maiale non significa vendere la merda (ma prodotti diversi). Alcune differenze evidenziate sono ridicole, talmente non hanno senso (tipo guardare la differenza di 0,1% di fabbisogno giornaliero di proteine nella Nutella che non deve essere la tua fonte di proteine).
In alcuni casi i prodotti sono persino migliori, ma chissà perché non viene sventolato ai quattro venti.
Ovviamente lo studio ha un valore statistico pari a zero: hanno scelto 21 prodotti sulla miriade di prodotti che vengono venduti in un supermercato.

Le differenze, quando ci sono, sono spesso giustificabili da un mercato diverso: hanno voglia i cechi a protestare, ma spesso sono loro la causa dei comportamenti delle aziende.
Se io metto sul commercio un flacone di detersivo da 990 ml la gente non me lo compra perché costa una corona bucata in più di quello da da 930 ml, anche se il prezzo al litro è lo stesso. Con gente così è ovvio che uno fa le confezioni della quantità che massimizza le vendite. Imparino a guardare il prezzo al litro anziché la singola corona bucata sullo scontrino.
Se la gente mi guarda la singola corona è ovvio che io vendo un prodotto anziché un altro.

Se proprio volete dimostrare qualcosa

Volete dimostrare che siete il cestino della spazzatura d'Europa? Smettetela di fare confronti fallaci tra prodotti diversi o guardando le quantità.
Dovete prendere lo stesso prodotto e dimostrare che l'azienda che lo produce lo vende a prezzi diversi ai supermercati cechi e tedeschi. Attenzione, non basta guardare il prezzo finale (che dipende da mille mila altri fattori) ma il prezzo che l'azienda fa alla grande distribuzione.

Se mi dimostri che vendi lo stesso prodottoprezzi diversi in paesi diversi allora sì che c'è una discriminazione.

Quindi per cortesia, smettiamo di dare per buona questa idea dei "doppi standard di qualità". Per ora non c'è alcuna dimostrazione, lo studio del Ministero ceco è una collezione di fallacie (non serve fare nulla si speciale, basta guardarci dentro).

 

 

 

 

 

 

Il vero decalogo contro le bufale

November 1st, 2017 by mattia | 25 Comments | Filed in bufale, ignoranza
Ieri la presidentessa della Camera dei deputati boldrinova e la ministressa dell'istruzione fedelova hanno fatto la loro passerella davanti agli studenti di un liceo romano per fare un po' di propaganda politica in diretta internet. Il tutto mentre venivano riverite da cortigiani adulanti.
La scusa era quella dell'iniziativa #bastabufale collegata a una raccolta di firme che è stata un flop totale. Ma chi se ne frega, fra un po' si va a casa, meglio sfruttare questi ultimi angoli di potere prima di cadere nell'oblio.

La scusa era quella di presentare un decalogo per non cadere nelle bufale. Il che è decisamente curioso visto che viene da persone che sono abituate a sfornare bufale a ripetizione. Ma evidentemente le bufale sono solo quelle degli altri.

Allora ho fatto il mio personale decalogo di come si contrastano le bufale.

1. Aspetta

Spesso basta aspettare qualche ora, al massimo due giorni, prima che arrivi una smentita. Non hai il pepe al culo, non è che sei obbligato a rilanciare la notizia subito. Se anche ne parli dopo un paio di giorni non muore nessuno. Nel frattempo però eviti di credere a una notizia che viene smentita dopo poche ore.

2. Non credere a ciò che ti piace

Non avete idea di quante volte stavo per scrivere un articolo indignato su questo blog. Poi mi sono fermato, ho controllato, e la notizia non era vera. Ero partito in tromba perché la notizia confermava le mie idee, e io ero naturalmente portato a crederci. In questi casi diffidate a priori delle notizie che vi piacciono.

3. Non credere a chi mente

Ad esempio, se un ministro dell'istruzione dice di essere laureato e poi si scopre che nemmeno ha la maturità per te deve perdere ogni credibilità. Non perché non ha la laurea (figuratevi), ma perché ha mentito.
Come fai a credere a chi mente?

4. Non credere a chi ti propone soluzioni semplici a problemi grossi

Tipo quei minchioni convinti che si possa passare alla mobilità elettrica domattina installando un po' di prese di corrente qua e là (ignorando che la potenza non arriva alla presa per potenza dello spirito santo) e poi se la dànno a gambe quando chiedi loro di fare due calcoli.

Tranne pochi fortuiti casi i problemi grossi si risolvono con soluzioni complesse. Chi ti propone un'idea semplice o ti porta dei dati (concreti) che la supportano oppure ti sta raccontando una minchiata.
Magari risolve il problema da una parte del mondo ma lo aggrava dall'altra. Magari è applicabile su piccola scala ma non su larga scala.
Ricorda, non esistono pasti gratis.

5. Non avere rispetto per nessuno

Se una cazzata la dice il papa rimane una cazzata. Anche se la dice il papa. Figuratevi se la dice il presidente della repubblica, un premio Nobel o un professore universitario.
Nessun timore reverenziale. Per nessuno.

6. Non credere a chi parla per ideologia

Tipo quelli che vi dicono che gli immigrati vi pagano le pensioni (spoiler: non è vero, io non pago la pensione alle nonnine ceche, ma pago la mia pensione. Di fronte a un credito mensile l'INPS ceco assume un debito verso di me nel futuro. Crediti e debiti, bisogna considerarli entrambi, campioni).

Non credete a questa gente perché non vi porta dei fatti ma delle idee distorte. Essi hanno un'ideologia e poi si inventano dei fatti inesistenti per sostenerla. Ciò che vi raccontano è quindi viziato dalla loro voglia di dimostrare quello a cui vogliono credere.

7. Non credere a chi cambia criteri di giudizio a seconda dei casi

Quelli per cui se la molestia sessuale la fa un eterosessuale allora tutti gli uomini eterosessuali sono da rieducare. Se invece la violenza la fa un uomo omosessuale allora no, non dicono che bisogna rieducare tutti gli omosessuali.
Quelli per cui se l'attentato lo fa un musulmano allora non bisogna generalizzare mentre se lo fa un sostenitore di trump allora è colpa di trump che incita all'odio.
Quelli per cui se un prete è pedofilo allora tutti i preti sono pedofili, ma se un insegnante organizzatore del gay pride è condannato per violenza sessuale e prostituzione minorile no, non ci pensano nemmeno a dire che tutti gli insegnanti organizzatori di gay pride sono pedofili.

Non credete a gente così, non ha serenità di giudizio. Nella migliore delle ipotesi vi sta raccontando balle.

8. Non credete ai politici che cercano di ripulirsi l'immagine

Tipo quelli che sono odiati da mezzo paese e non sapendo come risollevare la propria immagine cercano di ricrearsi una verginità davanti all'opinione pubblica facendo le campagne contro il bullismo su internet.
Così da mettersi in una botte di ferro, perché ora chiunque li critica sarà definito bullo.
No, non lo fanno perché hanno a cuore i poveri ragazzi e le povere ragazzesse bullizzati su internet. Lo fanno per diventare incontestabili.

Non credete a questa gente, non cascateci.

9. Arrenditi ai dati

Molto spesso i dati sono lì e non puoi ignorarli.
Puoi raccontartela quanto vuoi, poi dire una, due o tre volte che "è solo un caso".
Ma alla quarta o alla millesima volta non puoi continuare a dire che è solo un caso. Sono mille casi.

10. Rispetta la scienza

Ci sono dei fatti scientifici che sono innegabili. Io ad esempio non sono un cavallo. Posso essere convinto di esserlo, ma non lo sono, e questo è un fatto scientifico.

Chi tenta di negare questa evidenza scientifica ti sta raccontando una bufala. Sbattigli in faccia la scienza e chiedigli di rispettarla.

 

11. Aggiungetelo voi

Sono curioso di sapere come fate a resistere alle feic nius che il pensiero dominante cerca di farvi ingoiare ogni giorno.

No, il delitto d’onore non è mai stato legale in italia

October 23rd, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale, ignoranza


asia argento sul tuitter
Did you know that until 1981, in Italy, killing your wife if she had cheated on you was legal? It was called "honor killing".

Traduzione:
Sapevate che fino al 1981 in italia uccidere tua moglie se ti aveva fatto le corna era legale? Si chiamava delitto d'onore

Qualcuno spieghi a questa signorina che il delitto d'onore non è mai stato legale in italia. Era punito dal codice penale all'art. 587 col la reclusione da tre a sette anni.
Legale un par di palle.

Certo, era un omicidio punito meno del normale omicidio. E grazie al cielo questo articolo è stato tolto dal codice penale. Ma non era legale. Manco per il cazzo.

Alla signorina argento sarebbe bastato consultare un dizionario per scoprire il significato della parola legal
2. Permitted by law.

Una persona che non capisce la differenza tra "legale" e "punito con la reclusione" dovrebbe semplicemente stare zitta. Sono argomenti troppo difficile per lei. Al massimo le si concede di parlare della miglior ricetta per la pasta al forno, ma non più di quello.

 

Lombardia a parte

October 23rd, 2017 by mattia | 35 Comments | Filed in bufale, ignoranza
Con questa buffonata dei tablet lombardi che non funzionano si inaugura la stagione del voto elettronico in italia. Una lunga lista di sventurati amministratori ci proveranno, si butteranno soldi e lustri, fin quando si scoprirà l'ovvio: il voto elettronico è intrinsecamente insicuro.

Perché tu puoi anche fare delle macchine che funzionano correttamente e non s'inceppano (quello è il minimo, Regione Lombardia è evidentemente ancora lontana, ma si possono fare), il voto elettronico però rimane qualcosa che non puoi verificare con certezza.

L'avevo spiegato qui: il problema principale è che non hai alcun metodo per verificare l'autenticità dei voti. Per due motivi: il primo è che tu puoi mettere tutti i sistemi di verifica che vuoi, ma a quel punto sposti solo il problema, perché devi fidarti del sistema di verifica. Il secondo è che c'è sempre un livello fisico in cui arriva un tecnico che ti carica un programma (o un codice) sulla macchina di voto per farla partire. E tu ti devi fidare di quel tecnico: non sai cosa ha nella penna USB che inserisce nella macchina. Non lo sai e non lo saprai mai.

Il voto cartaceo ha una sicurezza intrinseca: chiunque, dai componenti del seggio fino ai rappresentanti di lista, può vedere con i propri occhi la X tracciata sulla scheda. Quello che c'è sulla chiave USB che il tecnico inserisce nella macchina per votare no.
Certo, il presidente di seggio potrebbe verificare sul proprio calcolatore che la penna USB sia autentica prima di dare l'OK al tecnico per inserirla. Ma con cosa la verifica? Con un software. E a quel punto si deve fidare del software. Siamo al punto di partenza.

E i rappresentanti di lista? Dovranno verificarla pure loro. Quindi si portano un calcolatore portatile al seggio e verificano la chiave USB... aspetta, stai dicendo che consenti di inserire la chiave in un calcolatore di una persona di parte? Sei pazzo, vero? Sai quali sono le probabilità che questo durante la verifica infetti la chiave con un codice maligno che poi infetta le macchine del voto?
Quindi mi stai dicendo che un rappresentante di lista non potrà mai verifica nulla. Ottimo, grande garanzia democratica.

I propri occhi che vedono una X sulla scheda sono un sistema mostruosamente efficiente e semplice per verificare l'autenticità del voto.
Gli occhi verificano la presenza dei sigilli sull'urna e sulla stanza, gli occhi verificano le schede col timbro della sezione, gli occhi verificano il voto. Senza bisogno di alcun dispositivo aggiuntivo.

Che senso ha complicarsi la vita con un voto elettronico che rende meno sicuro il voto?

Che vantaggio ha il voto elettronico?

Be', nessuno. I costi infatti non sono inferiori.
Perché col voto cartaceo in una normale sezione elettorale hai un'urna di cartone, tre matite e un migliaio di schede di carta. Col voto elettronico hai tre tablet o comunque macchine elettroniche. Quelle lombarde sono costate 1000 euro ciascuna.
Volete dirmi che un'urna di cartone e mille schede di carta costano 1000 euro?
Forse s'arriva al pareggio in quelle occasioni in cui si fanno 8 referendum in contemporanea.

Ah, ovviamente le macchine per la votazioni non sono riutilizzabili più di tanto vista l'obsolescenza tecnologica.
Quindi spiegatemi, che vantaggio ci sarebbe nel passare al voto elettronico?