Archive for the ‘bufale’ Category

Pareidolia e trumpfobia

January 5th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale
Due giorni fa Trump ha fatto un commento sulle politiche aziendali della GM. In pratica è sempre quella storia lì che Trump vuole imporre alle aziende di produrre negli U.S.A. invece di delocalizzare.

Così le azioni della GM calano e parte il solito circo equestre di persone che dànno del pazzo a Trump. Uno che tuitta tutto quello che gli passa per la testa influenzando le borse. I più scalmanati del circo equestre parlano addirittura di affermazioni fatte apposta per influenzare i mercati e fare speculazioni.

Ora, queste solo le azioni della GM negli  ultimi cinque giorni:



mi sapete dire in quale momento le azioni della GM sono calate per colpa di Trump?

È una domanda semplice semplice: basta mettere il ditino sul grafico e dire "qui".
Sono qui che aspetto.

Difficile, vero?

Ecco, questo è un tipico esempio di fenomeno che si vede perché si vuole vedere. Non dissimile dai casi di pareidolia di gente che vede la faccia di Gesù nella fetta di pane tostato o Padre Pio nella muffa sul muro.
Ce lo vedi perché lo vuoi vedere, non perché è lì davvero.

In quel preciso momento le azioni della GM magari stavano perdendo lo 0,7% come denunciato, ma era una normale fluttuazione vista troppo da vicino e al momento giusto. È bastato allargare lo sguardo per rendersi conto che era solo una fluttuazione come tante avvengono, anche quando non parla Trump.

Ma nessuno è andato a controllare dopo un po', si sono fidati tutti della notizia secondo cui  Trump ha fatto calare le azioni della GM con i suoi tuitt "avventati" perché ci volevano credere, e d'ora in poi continueranno a ripetere a pappagallo questa storia del tuitt di Trump e delle azioni GM anche se palesemente falsa.

Qualcuno ha proposto il termine Trumpfobia.
Approvo e inizio a usare.

Il fatto quotidiano dà i numeri (iniziamo bene l’anno)

January 1st, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche
Il caffè al banco da 900 lire a 90 centesimi, il Big Mac da 4.900 lire a 4,20 euro, la pizza margherita da 6.500 lire (3,36 a euro) agli attuali 7,5 euro. Andando a cercare i prezzi di fine 2001, si scopre quanto sia cambiato il costo di beni e servizi negli ultimi 15 anni.

via ilfattoquotidiano.it



Vedete come è facile mentire?
Basta aspettare un po' di tempo e poi si possono dire tutte le puttanate che si vogliono facendole passare per vere.
Ad esempio, voi vi ricordate quanto costava un Big Mac nel 2001? Io no.
Così come non mi ricordo quanto costava una pizza margherita.
Però mi ricordo benissimo quanto costava un caffè: 1.500 lire.

Me lo ricordo, tra i vari motivi, perché un mio parente un po' indietro di comprendonio nel dicembre 2001 diceva "la gente non lo sa che adesso per pagare il caffè con l'euro bisogna tirare fuori minimo quattro monete! quattro monete!"
Già, come se tutti quelli che devono pagare 77 centesimi (ossi 1.500 lire) tirano fuori dal borsellino: una moneta da 50 centesimi, una moneta da 20 centesimi, una moneta da 5 centesimi e una moneta da 2 centesimi.
Il concetto di resto non gli entrava nella zucca.

 

Se poi non ci credete ancora, qui ci sono piotte del corriere che riportava un po' di prezzi convertiti un euro:
13. Cappuccino e brioche: quanto costeranno nella nuova valuta?
Ecco qualche esempio dei nuovi prezzi in euro:
Caffè al bar (1.500 lire) 0,77 euro
Cappuccino (1.800 lire) 0,93 euro
Brioche (1,200 lire) 0,62 euro
Giornale quotidiano (1.500 lire) 0,77 euro
1 litro di benzina verde (2.100 lire) 1,08 euro
Pacchetto di sigarette (5.700 lire) 2,94 euro
Cd musicale (38.000 lire) 19,63 euro

Caffè al bar: 1.500 lire.

Ma per il fatto quotidiano costava 900 lire. Un valore totalmente inventato.

Che però serve per inventarsi la favoletta dei prezzi raddoppiati. In quindici anni da 900 lire a 90 centesimi!
Una balla totale.

Ah, per la cronaca: passare da 77 centesimi a 90 centesimi in quindici anni equivale a un aumento di circa l'1,12% all'anno. Più che normale.
Certo, se uno non si inventa numeri a caso.

Ah! Il cibo italiano!

December 29th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale
Il corriere scrive che i NAS dei Carabinieri hanno sequestrato ben 17 tonnellate di cibo da pastifici sparsi nella zona da Bologna a Ferrara per gravi irregolarità.

L'altro giorno era nata una polemica riguardo un nuovo regolamento che imporrebbe alle aziende di prodotti da forno di indicare sulla confezione lo Stato di provenienza del grano per consentire al consumatore di sapere se il grano era italiano o straniero.

Alcuni hanno risposto che di necessità del grano che arriva sulle tavole italiane è straniero perché l'italia non ne produce abbastanza, quindi per forza va importato. Ma non è quello il punto fondamentale.

Il punto è che non esiste il "grano italiano". Il grano non ha un passaporto.
Ci sono diverse varietà di grano ognuna con un suo patrimonio genetico che ne determina le caratteristiche. Il sacro suolo italico non dà alcuna benedizione magica al grano per farlo crescere meglio.
La terra, l'acqua e il Sole non ci sono solo in italia. Non c'è alcun motivo razionale per pensare che la stessa varierà di grano coltivato in italia sia migliore rispetto a quella coltivata all'estero.

Scrivere sulle confezioni il paese di provenienza del grano non ha senso scientifico. Perché lo Stato che ha sovranità su quel campo coltivato non influisce in alcun modo sul prodotto. Sapere che su quel territorio è sovrana l'italia o il Salcazzistan non ti dà alcuna informazione scientificamente rilevante.
Puoi scrivere di tutto sulla confezione: la varietà di grano, la quantità di glutine, il tipo di trattamenti fatti ai campi... Queste sono cose che influiscono sulle caratteristiche del prodotto finale. Lo Stato no.

La verità è che vogliono l'indicazione del paese d'origine del grano in confezione per mero protezionismo. Non possono mettere dazi doganali, quindi cercano di scoraggiare la clientela dal comprare prodotti fatti con grano coltivato all'estero scrivendolo sulle confezioni. Il tutto facendo leva sull'irrazionalità della clientela che diffida dal grano coltivato all'estero.

Ma lo dicano chiaramente: è una mossa protezionistica.

Invece no, la mascherano da "misura volta a tutelare i consumatori". Si riempiono la bocca di paroloni sulla "qualità del meid in itali".
Innanzitutto: se un prodotto alimentare non è sicuro lo sequestri e non lo fai nemmeno entrare in italia. Se invece è sicuro allora ti attacchi al cazzo.

Dopodiché, siete proprio sicuri della qualità del meid in itali?

Rileggete la notizia d'apertura: sequestrate 17 tonnellate di cibo nei pastifici da Bologna a Ferrara. E non stiamo parlando dei forni abusivi di Napoli dove bruciano il legno verniciato. Parliamo degli stimati pastifici del Nord.
Quanto di quel cibo è arrivato sulle vostre tavole prima che arrivassero i NAS arrivassero a sequestrare tutto?

Mentre li mangiavate pensavate: mmm, che buono... questa sì che è qualità italiana! Mica come le imitazioni dell'italian saundin. Ah ah ah.... parmesan, spaghedi uid mitbolls, sugo bolognais... Questo è il vero cibo italiano!
E tra una forchettata e l'altra mandavate giù la merda.

L'argomento spesso è: sì, ok, la varietà è la stessa ma in italia abbiamo regole più severe che garantiscono maggiore qualità. Eccola qui la maggiore qualità. Contenti?

Se ancora non la capite guardate la faccenda dalla parte opposta. In questo momento in Canada ci sarà uno canadese che leggendo quella notizia del corriere penserà: che merda il cibo italiano... e noi dovremmo comprare il cibo italiano? Meglio il cibo canadese!

Quando vi parlano di  "cibo italiano" da tutelare sappiate che è solo una mossa protezionistica. Poi possiamo decidere se sia bene o male fare protezionismo, ma siate consapevoli che pretendere che il "cibo italiano" sia di qualità superiore è una sciocchezza senza alcuna base scientifica.

Quando ci dicevano che il feisbuc avrebbe perso l’80% degli utenti entro tre anni. Tre anni fa

December 23rd, 2016 by mattia | 1 Comment | Filed in bufale
"Facebook perderà l'80% degli utenti in tre anni": la Princeton studia il declino dei social media

via repubblica.it

Era il 23 gennaio del 2014 quando repubblica titolava così.

Da quel giorno sono passati appunto tre anni (ok, 2 anni e 11 mesi, contenti?).
Avete visto feisbuc collassare come fu per mai speis, vero?

Ah no?

All'epoca non commentai l'articolo per un semplice motivo. Avrei potuto spiegare che il paragone con mai speis era azzardato e che per quanto ci potesse essere qualche analogia tra feisbuc e la peste bubbonica pensare trarre conclusioni così affrettate.
Avrei potuto spiegarlo ma ho preferito aspettare. Così è più chiaro che era una idiozia.
Non c'è nemmeno spazio di discussione: è bastato aspettare e vedere la realtà.

La prossima volta evitate di riportare qualsiasi stronzata esce dalla mente di qualcuno annoiato alla macchinetta del caffè solo perché quella macchinetta del caffè sta in una prestigiosa università. Anche da quelle escono stronzate.

 

Perché è scoppiata la moda delle feic nius

December 21st, 2016 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Se ne parla ovunque ormai, è diventato l'argomento di discussione mondiale: le feic nius.

Se ne discute negli U.S.A., dicendo che le bufale diffuse su internet hanno favorito l'elezione di Trump. Se ne parla per il referendum della Brexit, il cui risultato si dice sia stato influenzato dalle bufale su internet. Se ne parla in italia perché renzi dice che ha perso il referendum, tra le antre cose, anche per le bufale del ueb.

Io li osservo e penso: dov'erano fino all'altro ieri?

Sento questi che si stracciano le vesti dicendo che bisogna mettere un freno alle feic nius con filtri, censure, avvisi, bollini "bufalosi" di avvertimento messi per legge sui siti non si sa da quali autorità.
Da un angolo del mondo all'opposto si grida al pericolo sociale che possono generare queste bufale, tanto che per definire il fenomeno hanno inventanto una nuova definizione virale, feic nius.

Già, ma hanno iniziato solo ora a fare danni sociali le feic nius?

Dicono: hanno influenzato le elezioni americane portando all'elezione di Trump. Hmmm, ok.
Facciamo un passo indietro di qualche anno. Era il 2011 e in italia si tenne un referendum per bloccare la ripresa del programma nucleare.
L'11 marzo in giappone arriva il terremoto, quello forte. Segue tsunami e allagamento della centrale di Fukushima. Quello che è successo poi lo conosciamo tutti. O meglio, quasi tutti. C'è chi infatti non l'ha mai capito, tra questi anche molti, moltissimi giornalisti.
In quei giorni su repubblica scriveva un certo giampaolo visetti. Descriveva esodi biblici di gente che scappava da Tokyo, "capitale in agonia" ormai "prossima al collasso". Ovviamente erano tutte balle. Non c'era nessuna fuga da Tokyo, visto che il livello di radiazioni a Tokyo era del tutto trascurabile.
Il 20 marzo scriveva
Oltre quattro milioni di abitanti hanno lasciato la città in treno, o ammassati in auto. Colletti bianchi, stranieri e famiglie con bambini cercano di raggiungere le località a sud del Kansai, per mettersi al riparo dal pericolo della nube atomica.

In realtà quelle persone non scappavano per mettersi al riparo da una "nube atomica". Manco per il cazzo.
Era solo che il 21 marzo in giappone è festa nazionale e i tochiesi se ne erano andati per fare il fine settimana lungo. Passata la festa sono tornati a Tokyo.

Più feic nius di così.
Balle al cubo.

L'articolo è ancora disponibile qua, non si sono nemmeno dati pena di nasconderlo.

E questa è solo una delle balle che si raccontarono in quei giorni. L'elenco è sterminato.
L'effetto è che in italia (ma in generale, fuori dal giappone) la gente era convinta fosse in corso un cataclisma. All'epoca vivevo in giappone e passavo le serate a rispondere alle email di gente che non sentivo da tempo immemorabile che mi chiedeva se ero ancora vivo.

In effetti se leggi sul giornale che 4 milioni di persone scappano dalla "nube atomica" cosa devi pensare?
Non stupisce che la gente cancellasse le vacanze in giappone per paura di un pericolo inesistente (oltre i 30 km da Fukushima fondamentalmente le radiazioni erano trascurabili). Per come la raccontava sui giornali gente come visetti era comprensibile la loro paura nutrita da queste feic nius.

Il risultato poi si è visto il 13 giugno al referendum sul nucleare dove ha vinto il sì.

Certo, se per mesi e mesi prima del referendum su giornali italiani scrivono puttanate grosse come case su quello che è successo a Fukushima è ovvio che la gente poi vota contro il nucleare. Ma scusate, questo non è forse lo stesso meccanismo che viene contestato adesso con Trump o con la Brexit? Guardate al danno sociale che hanno fatto le feic nius pubblicate dai giornali su Fukushima: hanno addirittura influenzato l'opinione pubblica italiana facendo vincere il sì al referendum sul nucleare.  È la stessa, identica cosa che viene contestata alle feic nius che in America avrebbero fatto vincere Trump.

Perché allora nel 2011 tutti - tranne pochissimi - sono stati muti? Perché nessuno sollevò il vespaio delle feic nius che influenzano il risultato delle votazioni?

Semplice, perché il problema non è l'effetto delle feic nius sulle elezioni. Il problema c'è solo quando il risultato non piace. Finché le balle di visetti e i suoi sorapis fanno vincere il sì al referendum sul nucleare allora non esiste il problema feic nius. Anzi, le feic nius si usano a piene mani per raggiungere lo scopo. Quando invece le feic nius fanno vincere chi ti sta sul culo allora si stracciano le vesti, le canottiere e finanche le mutande.

La moda delle feic nius è scoppiata solo ora perché il risultato è stato diverso da quello che volevano i mezzi di comunicazione di massa. Le feic nius c'erano anche prima, ma siccome il risultato faceva comodo nessuno le denunciava.

Fin quando le feic nius le usi tu per sodomizzare gli altri vanno benissimo. Quando invece usano le feic nius per infilarlo nel culo a te allora gridi allo scandalo.

Che adesso quotidiani come repubblica facciano le madonnine immacolate che si scandalizzano contro le feic nius e i loro danni sociali quando per anni hanno abusato di feic nius per ottenere i loro scopi (e fare parimenti danni sociali) è onestamente ridicolo.
Abbiano almeno il buon senso di tacere.

Questa gente non ha diritto di parlare di feic nius.
Prima ammettano il loro sbagli e poi... e poi stiano zitti ugualmente per decenza.

Il corriere e la bufala del pronome neutro (a proposito di feic nius)

December 20th, 2016 by mattia | 24 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche


via corriere.it

Ieri sul tuitter ho pubblicato un collegamento a questo articolo del corriere domandandomi se anche questa era una feic nius. L'alternativa era che il mondo si stesse rincoglionendo definitivamente.

Con calma poi ho ricercato e ho scoperta che la risposta è... entrambe le cose.

La storia, come spesso accade, ha un fondamento di verità, ma è diversa da come è stata raccontata dal corriere. Non c'è infatti alcun divieto di dire 'he' o 'she'. Né alcun codice di condotta che impone di non usare quei pronomi per non offendere i transgender.

Il sindacato studentesco lo ha precisato bene sul suo sito con un comunicato stampa:
On the weekend of December 11th, several articles were published stating that Oxford University Students’ Union had produced a leaflet which told students “to use gender neutral pronouns such as ‘ze’ rather than ‘he’ or ‘she’”.

As far as we’re aware, the information which has been published is incorrect.

Traduzione mia
Durante il fine settimana dell'11 dicembre, diversi articoli sono stati pubblicati secondi i quali il sindacato degli studenti ha prodotto un volantino che diceva agli studenti di "usare il pronome dal genere neutro come 'ze' al posto di 'he' o 'she'.
Per quanto siamo a conoscenza questa informazione che è stata pubblicata è falsa.

Continuano nel comunicato precisando:
the assumptions made may in fact refer to a policy used with the Students’ Union Council, where it is asked (for accessibility and minuting purposes) that everyone who speaks states their name, college and pronouns.

Traduzione mia
Le supposizioni fatte possono in effetti riferirsi alla politica usata nel consiglio del sindacato, dove è richiesto (per scopi di praticità e verbalizzazione) che ognuno che parla dichiari il proprio nome, college (le varie unità in cui è divisa l'università di Oxford, n.d.r.) e il pronome.

Quindi questi malati mentali quando si riuniscono a fare una riunione e parlano a turno si alzano e dicono: io mi chiamo Robert, sono del Corpus Christi college e come pronome preferisco 'he'.
E quello che mette a verbale annota che Robert vuole essere chiamato he. (e non bevo da 15 mesi... ah no, scusate)

Non c'è quindi nessun divieto di usare 'he' o 'she' per non offendere chi crede di essere una scatola di cioccolatini.
La politica di questo sindacato è che ognuno deve dichiarare il pronome che preferisce quando parla a una riunione.

Prosegue il comunicato
There is also a further possibility that our work and remit has been confused with the work of the wider University, whose Trans Policy and guidance does include a mention of neopronouns (pronoun sets like ‘ze/hir’, ‘ey/em/eirs’)

Traduzione mia:
C'è anche una ulteriore possibilità che il nostro lavoro e competenze siano stati confusi con il lavoro dell'Università di per sé, le cui linee guida per i transessuali menziona i pronomi di fantasia immaginari (pronomi del tipo 'ze/hir', 'ey/em/eirs').

Le linee guida a cui si riferiscono sono probabilmente queste.

E ancora
We would also like to clearly state that we would never tell anyone to use ‘ze’ pronouns instead of ‘he’ or ‘she’ if ‘he’ or ‘she’ is the pronoun someone wishes to use. That would be misgendering and would likely have the biggest impact on individuals (ie, some trans students) who may already be struggling to get people to use ‘he’ or ‘she’ for them. It would be totally counterproductive.

Traduzione mia:
Vorremmo mettere in chiaro che non diremmo mai a nessuno di usare il pronome 'ze' al posto di 'he' o 'she' se 'he' o 'she' è il pronome che preferisce usare. Ciò sarebbe misgendering (parola intraducibile poiché inesistente, n.d.r.) e avrebbe probabilmente il più grande impatto su coloro (ad esempio - i.e., non ie, n.d.r. - alcuni studenti transessuali) che  potrebbero già avere problemi nell'ottenere che la gente usi 'he' o 'she' per loro. Sarebbe totalmente controproducente.

Poi vabbe', il resto del comunicato di questi malati mentali ve lo leggete da soli.
La storia però è chiara: questo sindacato studentesco non ha imposto nessun pronome neutro a nessuno. Se uno preferisce usare 'she' o 'he' può farlo. Ha dato l'opportunità però ai transessuali di adottare il pronome neutro di fantasia che preferiscono.

L'articolo del corriere quindi è estremamente fuorviante. È falso che è "Vietato dire lui o lei". È falso che il sindacato studentesco "impone gli iscritti della più prestigiosa università del mondo di non usare «he» or «she»".
Se volete un esempio di feic nius eccolo qua: una notizia falsa spacciata per vera. Senza avviso che si tratta di satira.

Dopodiché, anche con queste precisazioni, mi tocca dire che sì, purtroppo il mondo si sta rincoglionendo. Che uno si debba alzare in piedi in una riunione e dire "Mi chiamo Robert e preferisco il pronome 'he'" è ridicolo. È ovvio che il suo pronome è 'he'. Farlo perché c'è gente convinta di essere una scatola di cioccolatini la quale impone a tutti di dichiarare l'ovvio è una buffonata.

Il mondo non gira attorno a quelle poche persone convinte di essere scatole di cioccolatini. Per la stragrande maggioranza della popolazione vale ciò che dice la scienza: ci sono due generi, maschile e femminile. Non perché lo dice il Papa ma perché lo dice la scienza: hai i cromosomi XX sei una femmina, hai i cromosomi XY sei un maschio. Uno può anche essere convinto di avere i cromosomi XLGBTPQRTVZ e di appartenere al genere 'cavallo goloso', ma per quanto possa esserne convinto nell'intimo della sua anima ciò non lo rende più vero.

Viviamo in paesi liberi: se tu sei convinto di essere Napoleone o di avere il cromosomi XLGBTPQRTVZ che ti rendono appartenente all'inesistente genere 'cavallo goloso' sei libero di dirlo in giro, sei libero di gridarlo ai quattro venti. Figurati se sono io a vietartelo.
Quello che non puoi pretendere è che il mondo giri attorno a te. Se sei un uomo ti chiamo con il pronome da uomo, se sei donna ti chiamo con il pronome da donna. Se la cosa ti offende sono fatti tuoi. Non puoi pretendere che la gente dia credito a quello che gira nella tua testa.
Così come non puoi pretendere che gli altri debbano specificare l'ovvio (ossia dire che vogliono il pronome maschile se sono uomini e femminile se sono donne) solo per consentire a te di considerare normale pretendere un  pronome di fantasia.

Io non stupro la lingua per adeguarmi a una ideologia. Non la stupro se me lo dice starace, non la stupro se me lo dice la boldrinova, non la stupro se me lo dicono gli imbecilli che ritengono "disabile" un'offesa, non la stupro se me lo dice la gente convinta di appartenere inesistente genere 'cavallo goloso'.

Fattene una ragione

Fake news un par di palle

December 16th, 2016 by mattia | 19 Comments | Filed in bufale, ignoranza
Allora, mettiamo le cose in chiaro.
Se un sito mette un avviso così linkato sulla pagina iniziale del sito...



... non è un sito di bufale. È un sito ironico.

Se lo stesso sito pubblica notizie così:



è evidente che è un sito satirico.
Perché solo un mentecatto può credere che alfano resterà ministro fino al 2065 o che la fedeli si sia difesa dicendo che si è diplomata al CEPU. Se uno non capisce che sono notizie ironiche significa che è un rincoglionito.

Possiamo parlare fino a domattina se la satira è evidente o meno. Potrete dirmi che alcune notizie sono verosimili e per accorgersi che sono burle uno dovrebbe andare nella pagina iniziale, scorrere le notizie accorgendosi che ce ne sono altre estremamente inverosimili e magari leggere l'avviso che si tratta di un sito ironico. Non tutti lo fanno e qualcuno ci casca.
Potrete parlarmi della pericolosità sociale di queste burle, e magari proporre un divieto per legge ai pesci d'aprile.
Va benissimo.

Ma queste non sono bufale.
Le bufale sono informazioni false spacciate per vere.

Un sito di bufale non ha un avvisto in cui dice "Questo è un sito satirico".
Il sito del coglione sanremese terrazzinato non scrive un avviso del tipo "Guardate che scherzo, è un sito satirico ". Le cazzate che scrive le propone sul serio come vere.
I vari siti di mentecatti antivaccinisti non è che mettono un avviso con scritto "È un sito satirico! In realtà i vaccini fanno bene! Si faceva per scherzare!"

Le bufale sono queste.

Confondere un sito burla con uno che propone cazzate spacciandole seriamente per vere è abbastanza grave.
Lo spiego per bene con uno schemino:

- Burle  bufale
- Burla = informazione falsa con avviso che è falsa
- Bufala = informazione falsa spacciata per vera

Se uno prende i siti di burle e dice che sono siti di bufale significa che non ha capito questo semplice concetto.

 

Adesso è scattata questa moda delle feic nius. E chi ti vanno a colpire?
I quotidiani che pubblicano idiozie senza controllare le fonti? No.
I siti di bufale spacciare seriamente per vere? No.
Vanno a prendere i siti di burle. È questo il loro problema.

Eh, ma l'avviso non è abbastanza evidente! dicono.
Certo, e la prossima volta che fai un Modigliani falso mettici sopra un bel cartello con scritto "MADE IN CHINA", mi raccomando.

Per loro il problema è che il sito di burle non scrive abbastanza palesemente che è una burla.
Il problema non sono i siti di bufale che l'avviso non lo mettono perché ci credono veramente.

Dio mio, ma che male ha fatto il buon senso al mondo per essere calpestato così.

Ah, per quelli che dicono che con la scusa della satira si getta letame per condurre una lotta politica.
Guardiamoci bene in faccia: se tu vuoi fare lotta politica spargendo letame non fai un sito di satira. Funziona molto meglio un sito di bufale come ce ne sono tanti. Non so, se vuoi fomentare l'odio contro gli immigrati clandestini ti basta fare un sito in cui pubblichi tutti i fatti che accadono veramente ingigantendoli a dismisura ed enfatizzandoli per creare scandalo. È quello che fanno fondamentalmente tanti giornali ufficiali che non mettono la dicitura "è solo satira" subito sotto la testata. Seriamente, pensate che fare un sito con un avviso "questo è un sito ironico" sia il modo migliore per spargere letame? Se voglio spargere merda su qualcuno non creo una notizia inverosimile che può essere facilmente sbufalata. Perché sì, qualcuno ci cascherà sempre ma più è inverosimile e meno ci cascheranno. Mi basterà prendere una notizia verosimile e pomparla ad arte.

Prendete pure la boldrinova: se uno vuole spargere merda sul personaggio pensate davvero che il modo migliore sia inventarsi che vuole imporre il burqa obbligatorio? Qualcuno ci cascherà, ma saranno pochi. E la cosa la sbufali in un fiat.
È molto più efficace prendere una notizia ben più verosimile come quella della carta intestata al femminile che si è fatta fare appena eletta. Basta condirla con frasi tipo "Ecco il nuovo spreco della Casta!" oppure "Mentre la gente fa la fame guardate di che cosa si preoccupa! È uno scandalo!"
Questa è una notizia che non puoi smentire, non la puoi nemmeno definire bufala. Commentata per bene è incontestabile e rovina la reputazione ugualmente.
Ti sembra davvero intelligente inventarti una notizia inverosimile che può invece essere smentita come palese bufala?

Capisco che una gitarella a Roma può far montare la testa. Ma davvero è il caso di buttare via anni di razionalità svendendosi al primo politico che offre una notte in albergo con vista sull'obelisco?

 

L’esempio perfetto di cosa propongono per mobilità elettrica

December 16th, 2016 by mattia | 16 Comments | Filed in bufale
Naviga a emissioni zero nel Canal Grande, utilizzando un generatore a gasolio solo per ricaricare le batterie, nella tratta lagunare esterna.

via repubblica.it

 

Ecco un ottimo esempio di cosa s'intende per "mobilità elettrica".
Il vaporetto elettrico di Venezia! Emissioni zero!

Solo quando passa nel Canal Grande. Poi però quando gira l'angolo accende il motore a dinosauri morti per ricaricare le batterie.

Avete presente quando si dice "hai solo spostato il problema"? Ecco. Qui lo spostano di qualche chilometro.
Ovviamente non gli passa nemmeno per la testa che inquinare a qualche chilometro di distanza non cambia niente. Sia a livello locale (non è che quello che emetti rimane lì fisso dove lo hai emesso) sia a livello globale (nel bilancio totale dell'atmosfera hai sempre emesso la stessa quantità di inquinanti).
Chi se ne frega: è elettrico! È figo! Mobilità sostenibile! Green!

Nascondono la combustione di dinosauri morti appena girano l'angolo e pensano di essere ecologici.