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Quando fai la pipì in piscina che poi diventa rosso

September 7th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, riflessioni

Ieri ero lì che nuotavo da solo nella piscina intenra dell’hotel. Che non è una piscina di quelle piccole come negli hotel, che dici vabbe’ fai due bracciate e hai finito la vasca, mi prendi per il culo?
Era una piscina di quelle da 25 metri, che sì è piccola perché ora sono abituato a quella da 50, ma almeno ci puoi nuotare.

E niente, ero lì da solo, nessun’altro. Allora ho pensato che era la volta buona per vedere se è vero che quando fai la pipì in piscina poi diventa rosso. Ché quando ero piccolo mi dicevano che mettevano dentro una cosa che reagiva con l’urina e diventava rosso, così ti beccavano che avevi pisciato in piscina (pisciato in piscina, forse che la piscina si chiama piscina perché la gente ci piscia?).

Essendo da solo, mi sono detto, se diventa rosso scappo via e nessuno vede che sono stato io.
Allora ho fatto la pipì, con un po’ di trepidazione, chiedendomi cosa sarebbe successo. Un po’ come la prima volta che stai per inserire il pisello  in una pisella e ti chiedi come sarà?

Niente. La piscina non è diventata rossa. Delusione totale. Quindi o questa cosa è una bufala che ci dicevano per non farci pisciare in piscina, oppure questa sostanza in quellaa piscina non la mettono.

E allora parliamo di Ozono, va bene

August 27th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche, politica

Cercando notizie sul famoso bio-ionozzatore patacca di Como (che lo ricordo, allo smog non fa una pippa) ho trovato questo grazioso artico de “La Provincia di Como”. Sembra che all’inizio di Luglio ci sia stata un’emergenza ozono a Como, e in contemporanea il bio-ionizzatore era guasto.

Cito dall’articolo:

L’impianto sperimentale di nebulizzazione che abbatte lo smog è fermo da quattro giorni: posto sul tetto di Palazzo Cernezzi, è rimasto a secco, senz’acqua, in conseguenza di lavori al terzo piano che avrebbero compromesso una conduttura idrica. Il guasto è forse una concausa della risalita di uno dei principali inquinanti atmosferici, atteso come in tutti i periodi di solleone: l’ozono.

E ancora

Adesso, il livello è stato superato anche a Como, il giorno 28 e il giorno 30 giugno: è a 189 microgrammi per metro cubo. E che cosa si può fare? La nebulizzazione avrebbe consentito, probabilmente, di tener sotto controllo l’ascesa.

Ci mette un forse e un probabilmente, però intanto il giornalista la butta là: il bio-ionizzatore patacca potrebbe aiutare a tenere sotto controllo l’ozono. E su cosa basa queste affermazioni? Sicuramente il giornalista avrà controllato le fonti, prima di ipotizzare che il bio-ionizzatore potesse funionare, no?

Allora andiamo a vedere i valori dell’ozono misurato a Como. Chissà che sta patacca, benché sia del tutto ininfluente sul PM10, magari funzioni sull’ozono. Sempre dal sito dell’ARPA prendo i dati dell’ozono misurato a Como negli ultimi due anni. I dati sono misurati ogni ora, quindi per rendere i grafico più comprensibile ho fatto la media giornaliera, riportata qui sotto (i buchi sono dovuti a guasti o malfunzionamenti). La linea arancione è il periodo in cui è stato installato il bio-ionizzatore.
Come è evidente la concentrazione di ozono segue lo stesso andamento dell’anno precedente. Il picco toccato a inizio Luglio è un normale picco di quel periodo, il bio-coso non ha avuto alcuna influenza sulla concentrazione di ozono.
Se il bio-coso funzionasse, vedremmo una concentrazione di ozono inferiore nel periodo Marzo-Giugno 2010 rispetto a Marzo-Giugno 2009. Cosa che  invece non accade.

E ancora una volta paragoniamo i valori misurati a Como nell’ultimo anno con quelli misurati a Lecco. Ne grafico sotto vediamo che sì, a Lecco l’ozono è un po’ inferiore che a Como. Ma è inferiore durante tutto l’anno, anche nei mesi prima di Marzo, quando il bio-coso lì non era installato.

Quindi, ancora una volta, notiamo che il bio-ionizzatore mangia smog non si mangia un bel niente (a parte i soldi della bolletta di acqua ed elettricità).

Mi chiedo su cosa abbia basato i forse e probabilmente il giornalista. I dati dicono chiaramente che sto bio-coso non ha alcun effetto. Forse basta dire che funziona, condire la zuppa con un po’ di termini tecnici usati alla cazzo, e la gente ci crede. Un po’ come quando si è bambini che si dice una cosa ed è così, perché la si è detta.

Nota

Quanlcuno nei commenti sull’articolo precedente ha tirato fuori il discorso del sperimentare male non fa.
Invece sì che ne fa di male. Per ribadire il concetto leggete qui cosa diceva l’assessore Peverelli:

C’è, poi, un secondo motivo per cui l’amministrazione ha deciso di attenere un attimo prima di prendere decisioni su eventuali blocchi del traffico. «Stiamo per fare una prova, che mi fa sperare anche se non sono particolarmente convinto della riuscita: tra martedì e mercoledì – annuncia Peverelli – piazzeremo sul tetto del Comune un impianto che potrebbe contribuire ad abbattere polveri sottili».

La sperimentazione di questa patacca non fa altro che togliere l’attenzione dal problema. Nello sperimentare e prorogare la patacca illudendosi che si metta a funzionare, non si sente la necessità di trovare metodi efficaci per combattere l’inquinamento. E la salute dei cittadini ringrazia.

Sorpresa! Il bio-ionizzatore di Como fa galici al PM10

August 25th, 2010 by mattia | 19 Comments | Filed in bufale

Lo scorso Marzo avevo parlato del bio-ionizzatore di Como. Non so se ve lo ricordate, era quella spirale progettata da un bio-architetto (mica un architetto semplice, un bio-architetto!) che prometteva di abbattere il PM10.
Lo spunto mi era stato dato da un articolo de “La Provincia” edizione di Lecco, dove si lodava l’iniziativa comasca mentre Lecco stava a guardare (la demagogia a basso prezzo vende sempre). Il tutto condito con surreali dichiarazioni dell’assessore all’ambiente che dichiarava “Se funziona sarebbe come l’uovo di Colombo e se avesse successo proporrò la candidatura dell’inventore al premio Nobel“.

In realtà bastava non serviva molto per accorgersi che non esisteva nessuna pubblicazione scientifica sul dispositivo, che l’inventore non era autore di nemmeno un pubblicazione scientifica e che anzi si occupa intensamente di panzane senza base scientifica (stiamo parlando di uno che crede alle reti di Hartmann, per capirci).  Tutto faceva propendere a che il dispositivo fosse una patacca.

Dopo quel post mi sono arrivati diversi commenti da invasati che difendevano questa invenzione e questo tizio. Ora, siccome ce ne sono poche di balle, o funziona o non funziona, sono andato a vedere a distanza di cinque mesi abbondanti se la spirale ha funzionato o meno.

Fortunatamente l’ARPA mette a disposizione di chiunque su internet i dati storici dell’inquinamento misurati dalle varie centraline. Così diventa molto facile capire se l’inquinamento a Como è diminuito o no.

Qui di seguito trovate il grafico del PM10 a Como dl 25 Agosto 2008 al 24 Agosto 2010, in pratica gli ultimi due anni. La spirale mangia smog è stata installata a inizio Marzo 2010, quindi è stata in funzione negli ultimi cinque mesi.

Notate qualcosa? Esatto, al PM10 la spirale non ha fatto nemmeno galici.
Da Marzo ad Agosto il PM10 ha avuto lo stesso livello dell’anno precedente in quel periodo. Giusto per essere chiari, il PM10 non è mica costante, ha il suo massimo d’inverno (suppongo a causa degli impianti di riscaldamento) e il minimo d’estate. No, lo dico prima che qualche sciroppato guardi solo il grafico da Gennaio in poi e mi dica “oh, ma l’inquinamento a maggio è minore di Gennaio, quindi la spirale funziona”. Confrontando lo stesso periodo del 2009 il PM10 è agli stessi livelli.

Se uno non si fida può confrontare i valori di Como e Lecco, città a 30 km di distanza e quindi con condizioni meteorologiche simili, ma senza il bio-ionizzatore. Notate che il livello di PM10 a Como e Lecco è comparabile. Spesso anche le variazione a breve periodo sono molto simili (suppongo dipenda dagli eventi atmosferici).

Quindi la spirale, possiamo dirlo con tranquillità, non funziona.

Nota importante
Prima che qualcuno salti fuori a dirmi che bisogna aspettare l’inverno, ché l’effetto si vedrà sul picco invernale, faccio presente che secondo l’articolo citato qui gli effetti si sarebbero dovuti vedere nelle prime due settimane.
E ovviamente non si sono fatti vedere. Lo stesso assessore all’ambiente diceva a metà Marzo che per vedere i risultati si sarebbe dovuto aspettare la fine del mese.

Faccio anche notare che la centralina dell’Arpa è in viale Cattaneo, a soli 600 metri dal Municipio sul cui tetto è stata installata la spiale-mangia smog, e secondo l’articolo gli effetti si sarebbero dovuti sentire nel raggio di 1 km.

Vediamo… sì, ho finito tutte le possibili scuse che certa gente potrebbe accampare.

Il Comune di Como
Ho chiamato l’ufficio ambiente del Comune di Como, almeno per sapere se la spirale l’avevano messa in funzione. Che ne so, magari avevano staccato la spina per collegare l’aspirapolvere e si erano dimenticati di ricollegarla (pregasi leggere dell’ironia in questa frase).
Il Comune di Como mi ha confermato che la bio-ionizzatore è stato messo davvero in funzione e che la sperimentazione forse è stata prorogata (il robo è ancora sul tetto che funziona) fino a quando non si sa.
Magari fino all’inverno così, visto che nei primi tre mesi si è rivelata una bufala, si aspetta qualche risultato nell’inverno?
Allora, facciamo così, se si vedrà una visibile segno di funzionamento di questa patacca anti smog durante il prossimo inverno (che non sia nelle normali variazioni di anno in anno, vedi sotto) prometto di versare 50 euro in beneficenza a Clovek v Tisni. Se qualcuno vuole accettare la scommessa opposta, si faccia avanti.

La filippica
Uno poi dice: che male c’è se non funziona? La si è provata, si è visto che è una patacca e la storia finisce lì.
Tanto la sperimentazione è a costo zero per il Comune (così dice l’articolo, anche se mi piacerebbe sapere chi paga i costi per acqua ed energia elettrica – qui si parla di 75 litri/ora e 1,5kWh … probabilmente voleva dire kW).

La storia finisce lì? Col cazzo (scusate il francesismo).

Dando il fianco a questa sperimentazione il Comune di Como ha dato l’endorsement di una istituzione pubblica a una patacca antiscientifica e al suo inventore, che viene lodato dall’assessore all’Ambiente, parlando addirittura di Nobel (santo cielo!).
Se Como fosse in un paese normale il tale assessore si sarebbe già dimesso e si sarebbe nascosto sotto il tavolo con la coda tra le gambe.
Sì, perché non si può dare un endorsement a bufale del genere, ne va della credibilità delle istituzioni, e di questo l’assessore è completamente colpevole.

E ora aspettiamo che il Comune di Como interrompa questa sperimentazione e dica  scusate, ci siamo sbagliati.

Quei cattivoni dell’UE che vogliono male al mio gattino

August 21st, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in bufale

Sta girando un appello su Facebook (e ti pareva) contro una Direttiva europea che andrà in voto a Settembre. L’appello è promosso da un’associazione che si chiama LEAL – Lega Antivisisezionista, da non confondere con la ben più nota LAV – Lega Antivivisezione. Lo stesso appello è riproposto con un testo leggermente diverso sullo stesso sito della LEAL, eccolo:

Ai primi di settembre, il Parlamento Europeo voterà la nuova Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. È una legge a misura di vivisettore, che NON OBBLIGA a utilizzare i metodi sostitutivi ai test con gli animali neppure laddove esistono.

In compenso essa permette di:
- sperimentare sui primati anche in assenza di gravi motivazioni riguardanti la salute umana (articoli 5, 8 e 55)
- sperimentare anche su gatti e cani randagi (art. 11)
- riutilizzare più volte lo stesso animale anche in procedure che gli provocano intensio dolore, angoscia e sofferenza (art. 16)
- sperimentare senza anestesia e/o non somministrare antidolorifici a un animale sofferente se i ricercatori lo ritengono opportuno (art. 14)
- sperimentare su animali vivi a scopi didattici (art. 5)
- creare animali genericamente modificati mediante procedure chirurgiche
- somministrare scosse elettriche fino a indurre l’impotena
- tenere in isolamento totale per lunghi periodi animali socievoli come i cani e i primati
- praticare toracotomie, e cioè l’aperura del torace, senza somministrare analgesici
- costringere  gli animali al  nuoto forzato o altri esercizi fino all’esaurimento … (allegato VIII)

Noi proviamo vergogna e profondo dolore nel cconstatare quanto peso abbiano gli interessi dell’establishment economico e scientifico che trae profitto dlla vivisezione, e quanto poco contino le idee di umanità e giustizia nei confronti delle altre specie viventi.
Scienziati e medici di fama internazionale sostengono la superiorità dei metodi di ricerca sostitutivi ai fini del benessere umano: chiediamo anche noi che vengano convalidati e resi obbligatori!
Facciamosentire la nostra voce, mandiamo un messaggio di protesta ai parlamentari europei, diffondiamo ilpiù possibile!

Il mio bufalometro ha iniziato a lamentarsi, così sono andato a leggere il testo della direttiva.
Il testo italiano del progetto di direttiva lo trovate qui.
Analizziamo punto per punto l’appello per verificare queste accuse (le sottolineature sono mie). Fortunatamente per alcuni dei punti ci sono gli articoli citati, quindi il lavoro è molto semplificato.

- sperimentare sui primati anche in assenza di gravi motivazioni riguardanti la salute umana (articoli 5, 8 e 55)

Questo punto è davvero curioso. Detto così sembrerebbe che la sperimentazione si faccia per gioco. Perché ovvio, se non c’è di mezzo la salute umana qualsivoglia altro scopo è deprecabile.
L’art. 5 invece ci fa un elenco delle finalità ammesse.
Ho sottolineato le finalità che non c’entrano un fico secco con la salute umana, decidete da soli se sono ammissibili o meno. Faccio solo notare che molte delle finalità sono volte a tutelare la salute degli animali, come ad esempio la prevenzioni e la cura delle malattie e dei loro effetti sugli animali, oppure i test per l’innocuità di mangimi e farmaci.
Prevenire e curare animali non ha niente a che vedere con la salute umana, vero. Ma non è forse un nobile motivo?
Solo che detto così come fa l’appello uno pensa a chissà quali crimini…

Articolo 5
Finalità delle procedure
Le procedure possono essere eseguite unicamente per i seguenti fini:
a)     la ricerca di base;
b) la ricerca applicata o traslazionale che persegue uno dei seguenti scopi:
i)     la profilassi, la prevenzione, la diagnosi o la cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie, o dei loro effetti sugli esseri umani, sugli animali o sulle piante;
ii)    la valutazione, la rilevazione, il controllo o le modificazioni delle condizioni fisiologiche negli esseri umani, negli animali o nelle piante; oppure
iii)   il benessere degli animali ed il miglioramento delle condizioni di produzione per gli animali allevati a fini agronomici;
c)   per realizzare uno degli scopi di cui alla lettera b) nell’ambito dello sviluppo, della produzione o delle prove di qualità, di efficacia e di innocuità dei farmaci, dei prodotti alimentari, dei mangimi e di altre sostanze o prodotti;
d)   la protezione dell’ambiente naturale, nell’interesse della salute o del benessere degli esseri umani o degli animali;
e)   la ricerca finalizzata alla conservazione delle specie;
f)   l’insegnamento superiore o la formazione ai fini dell’acquisizione, del mantenimento o del miglioramento di competenze professionali;
g)   le indagini medico-legali.

- sperimentare anche su gatti e cani randagi (art. 11)

L’art. 11 invece dice:

Articolo 11
Animali randagi e selvatici delle specie domestiche
1. Gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono utilizzati nelle procedure.
2. Le autorità competenti possono concedere deroghe al paragrafo 1 soltanto alle condizioni
seguenti:

a)    è essenziale disporre di studi riguardanti la salute e il benessere di tali animali o gravi minacce per l’ambiente o la salute umana o animale; e
b)    è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura se non utilizzando un animale selvatico o randagio.

Quindi l’art. 11 dice l’esatto opposto dell’appello. Cani e gatti randagi (che sono notoriamente animali domestici) NON possono essere usati.
Le uniche deroghe si possono fare sotto condizioni strettissime stabilite dal secondo comma.
Perciò l’idea di ricercatori pazzi che rincorrono cani e gatti randagi (col ghigno famelico dell’accalappiacani) per fare scorta di animali gratis da usare è una sciocchezza.

Si noti che l’appello su Facebook ha come titolo “A SETTEMBRE IL PARLAMENTO EUROPEO VOTERA’ UNA LEGGE PER POTER SPERIMENTARE SU GATTI E CANI RANDAGI.FIRMIAMO E FACCIAMO GIRARE !!”, titolo che induce a pensare a una situazione completamente opposta a quella descritta dalla norma in approvazione.

- riutilizzare più volte lo stesso animale anche in procedure che gli provocano intenso dolore, angoscia e sofferenza (art. 16)

L’art. 16 invece dice:

Articolo 16
Riutilizzo
1. Gli Stati membri assicurano che, anche quando sia possibile utilizzare un diverso animale
al quale non sia stata applicata alcuna procedura, un animale che sia già stato usato in una
o più procedure possa essere riutilizzato in nuove procedure solo se sono soddisfatte le
seguenti condizioni:
a)    l’effettiva gravità delle procedure precedenti era “lieve” o “moderata”;
b)    è dimostrato che è stato pienamente ripristinato il benessere e lo stato di salute
generale dell’animale;

Quindi questo punto è fuorviante. L’animale può essere riutilizzato solo se la proceduca precedente era lieve o moderata e si sia completamente rimesso.
Dall’appello sembrerebbe che gli animali possano essere usati e riusati per trattamenti angoscianti più e più volte mentre così non è: perché una volta che applichi una procedura che non sia lieve o moderata poi non puoi ripeterla.

L’appello dice proprio che l’animale può essere riutilizzato in procedure che gli provochino intenso dolore, angoscia e sofferenza.
Tuttavia la classificazione di procedura “lieve” e “moderata” viene data così:

Lieve:
Le procedure sugli animali che causano probabilmente dolore, sofferenza o angoscia lievi e di breve durata, nonché le procedure che non provocano un significativo deterioramento del benessere o delle condizioni generali degli animali sono classificate come “lievi”.
Moderata:
Le procedure sugli animali che causano probabilmente dolore, sofferenza o angoscia moderati e di breve durata, ovvero dolore, sofferenza o angoscia lievi e di lunga durata, nonché le procedure che provocano probabilmente un deterioramento moderato del benessere o delle condizioni generali degli animali sono classificate come “moderate”.

Quindi quando si parla di procedura lieve o moderata il dolore può essere solo lieve o moderato. Non intenso come dice l’appello. Le procedure che causano dolore intenso sono classificate come “gravi” e non possono essere fatte sull’animale più volte.

- sperimentare senza anestesia e/o non somministrare antidolorifici a un animale sofferente se i ricercatori lo ritengono opportuno (art. 14)

Mentre l’art. 14 dice:

Articolo 14
Anestesia
1. Gli Stati membri assicurano che, salvo non sia opportuno, le procedure siano effettuate
sotto anestesia totale o locale, e
che siano impiegati analgesici o un altro metodo
appropriato per ridurre al minimo dolore sofferenza e angoscia
.
Le procedure che comportano gravi lesioni che possono causare intenso dolore non sono
effettuate senza anestesia.

2. Allorché si decide sull’opportunità di ricorrere all’anestesia si tiene conto dei seguenti
fattori:
a)     se si ritiene che l’anestesia sia più traumatica per l’animale della procedura stessa; e
b)     se l’anestesia è incompatibile con lo scopo della procedura.
3. Gli Stati membri assicurano che agli animali non sia somministrata alcuna sostanza che
elimini o riduca la loro capacità di mostrare dolore senza una dose adeguata di anestetici o
di analgesici
.
In questi casi è fornita una giustificazione scientifica insieme a informazioni dettagliate sul
regime anestetico o analgesico.
4. Un animale che, una volta passato l’effetto dell’anestesia, manifesti sofferenza riceve un trattamento analgesico preventivo e postoperatorio o è trattato con altri metodi antidolorifici adeguati sempre che ciò sia compatibile con la finalità della procedura.
5. Non appena raggiunto lo scopo della procedura sono intraprese azioni appropriate allo
scopo di ridurre al minimo la sofferenza dell’animale
.

L’appello anche qua dipinge una realtà molto distorta. L’articolo è estremamente tutelativo verso gli animali: il primo comma obbliga ad usare l’anestesia o analgesici per ridurre al minimo dolore sofferenza e angoscia.
È vero che dice “salvo non sia opportuno”, ma lo stesso comma 1 specifica che nei casi di gravi lesioni che possono causare intenso dolore bisogna obbligatoriamente usare l’anestesia. Quindi l’immagine del ricercatore pazzo che si diverte a squarciare le pance degli animali senza fare l’anestesia è fuorviante. Anzi, da tutto l’articolo si nota come la protezione degli animali dal dolore sia il punto cardine.

- sperimentare su animali vivi a scopi didattici (art. 5)

L’art. 5 dice:

Articolo 5
Finalità delle procedure

Le procedure possono essere eseguite unicamente per i seguenti fini:
[...]
f)   l’insegnamento superiore o la formazione ai fini dell’acquisizione, del mantenimento o del miglioramento di competenze professionali;

Attenzione, si parla di insegnamento superiore e di insegnamento finalizzato a professionisti.
Quindi non è che si consente ai bambini delle scuole medie di martoriare animali vivi solo per divertirsi nell’ora di scienze.
Lo scopo di questo punto è consentire la formazione di ricercatori del campo. Cosa anche abbastanza ovvia, altrimenti senza didattica una volta che hai finito i ricercatori che ora hanno competenze, non ne avrai più degli altri.

Punti senza articolo.

I seguenti punti sono invece inclusi nella classificazione delle attività. L’allegato VIII infatti si preoccupa di classificare le procedure, in modo che siano ben definiti i termini “Lieve”, “Moderata” e “Grave” attribuiti ad ogni attività.
Le attività sotto elencate sono solo esempi esplicativi delle definizioni che vengono dati per classificare le attività. La norma stessa dice che bisogna valutare caso per caso seguendo dei criteri aggiuntivi.
Quasi tutte le attività citate sono classificate come “Gravi”, ad eccezione della prima che è “Moderata”.

Moderata
- creare animali genericamente modificati mediante procedure chirurgiche (punto g)

Grave
- somministrare scosse elettriche fino a indurre l’impotena (punto j)
- tenere in isolamento totale per lunghi periodi animali socievoli come i cani e i primati (punto k)
- praticare toracotomie, e cioè l’aperura del torace, senza somministrare analgesici (punto f)
- costringere  gli animali al  nuoto forzato o altri esercizi fino all’esaurimento … (punto m)

Quindi classificarle come gravi è tutelativo verso gli animali perché per queste attività sono previsti limiti più stringenti.

Conclusione

L’appello è per larga parte fuorviante ed è confezionato allo scopo di creare scandalo gratuito. Leggendo la direttiva ci si trova davanti un testo concepito per tutelare quanto più possibile gli animali, compatibilmente con l’attività di ricerca.
Poi possiamo parlare per ore se sia meglio fare ricerca suglia animali o far morire i cristiani (vista la qualità della gente che conosco, propenderei per la seconda). Ma di certo non si fa una corretta informazione scrivendo un appello con stringate frasettine che stravolgono il senso di quello che c’è scritto nella norma.

Elettromagnetismo che?

August 20th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in brenda allison, bufale, perle giornalistiche

Scusate, ma quando sento parlare di magnetismo così alla cazzo, divento una bestia.
No dico, come si fa a pubblicare questa merda di informazione (no, neanche possiamo chiamarla informazione, solo merda) su di un giornale?

Per consolarci pensiamo al Sun che riesce a pubblicare la stessa merda con una impareggiabile lista di puttanate.

Piesse: si noti che la pagina di repubblica porta la pubblicità dell’Olio Carli. Ecco, se io fossi quello che vende l’Olio Carli chiederei i danni a repubblica.

Scivolone di Gilioli

August 5th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche, politica

In un post sulla situazione istituzionale Alessandro Gilioli (che normalmente apprezzo) ha fatto un grosso scivolone. Riporto le frasi incriminate

Che cosa farà ora Berlusconi?
Quello che ha sempre fatto un uomo che pensa di avere la fortuna in tasca, cioè giocare d’azzardo. Quindi cercherà di andare in ogni modo a elezioni anticipate, con lui medesimo a Palazzo Chigi e Maroni al Viminale (abbastanza importante, quest’ultimo

Perché è così importante il Viminale?
Perché in una situazione anomala e delicata come quella attuale, l’arbitro dei risultati elettorali non è più un semplice notaio come vent’anni fa. E’ fondamentale per vidimare la regolarità del voto e dei suoi esiti.

Mettiamo le cose in chiaro: l’arbitro dei risultati elettorali non è il Ministero degli Interni.

Semplificando la faccenda, per l’elezione della Camera dei Deputati funziona così:
il Viminale gestisce la preparazione delle elezioni (riceve il deposito dei simboli, prepara i libretti con le istruzioni, le urne…). Ma poi una volta che le urne si sono aperte il Ministero degli Interni perde qualsivoglia potere.

Quando è finito lo spoglio delle schede, in ogni sezione si compila un verbale (in duplice copia,  più l’estratto del verbale). Nel verbale sono inclusi tutti i risultati dello spoglio.
Questo verbale viene portato in Comune, e dal comune un addetto lo porta al tribunale, non in prefettura.

Al tribunale si riunisce, normalmente il giorno dopo, una commissione elettorale circoscrizionale che somma i voti delle singole sezioni.
Ma non sono nemmeno loro che decidono gli eletti.

Infatti i risultati vanno a Roma, all’ Ufficio elettorale centrale nazionale presso la corte di cassazione.
Qui si sommano i voti delle varie liste, si verifica chi supera lo sbarrramento del 4% e di conseguenza si ripartiscono i seggi (non potresti ripartirli nella singola circoscrizione se non sai quale lista ha superato il 4% a livello nazionale!).

In tutto questo il Ministero degli Interni non fa nulla, perché i risultati dello spoglio passano dal seggio alla magistratura che decide gli eletti.

Molta gente, erroneamente, crede che sia il Ministero degli Interni a stabilire i risultati elettorali perché la notte delle elezioni vedono i collegamenti dal Viminale, da dove giungono i dati che danno in TV.
Ebbene, questi dati sono solo ufficiosi, non hanno alcun valore legale.
Infatti, quando hai finito lo spoglio delle schede, oltre al verbale che va in tribunale, compili anche un riassunto molto sintetico (i voti alle singole liste) che va in prefettura, e dalla prefettura al Ministero degli Interni. Questo passaggio è molto veloce e consente di avere i risultati a livello nazionale in poche ore.

Al contrario, la via ufficiale ci mette dei giorni a stabilire gli eletti (or che si riuniscono a livello locale, fanno i conti, fanno il verbale, lo mandano alla cassazione, la cassazione si riunisce, fanno i conti…). Quindi per evitare di dover attendere qualche giorno per i risultati, si usa la via delle prefetture.
Ma, lo ripeto, serve solo per dare i risultati in TV. Il Viminale non decide in alcun modo in risultato delle elezioni.

Ed è ovvio che un’operazione così delicata sia in mano a un organo indipendente come la magistratura, e non a un organo di stampo politico. Così come l’accettazione delle liste, che è in mano alla magistratura (il Viminale accoglie il simbolo, ma la lista l’accoglie la magistratura).

Piesse: sì, quelli che in passato (politiche 2006) ipotizzavano complotti per modificare i  voti trasmessi dalle prefetture al Viminale, con lo scopo di taroccare i risultati delle elezioni, dicevano delle enormi stronzate. E il fatto che fossero in formato film non le fa diventare meno stronzate.

E via un altro

July 29th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Dopo l’articolo col campo elettrico misurato in volt/m^2 o in volt e le parabole rettangolari, Famiglia Cristiana questo numero cade con molta più colpa.

Numero 31/2010, Pagina 7. Viene riportata pari pari (giusto un po’ accorciata) la bufala dell’emendamento salva pedofili. Non solo pubblicano le bufale, ma lo fanno anche in ritardo. L’Espresso almeno aveva avuto un po’ di tempismo.

Ho già scritto un’email al direttore e curatore della rubrica delle lettere don Antonio Sciortino. Vediamo cosa risponde.

La cosa curiosa è che giusto poche pagine prima di questa bufala c’era un editoriale contro il rincaro dei costi per la spedizione delle riviste come FC. E via con tutti i discorsi sul bavaglio, con le riviste definite ultimi baluardi a difesa della libertà di pensiero.

Io penso solo che il bavaglio questa gente se lo stia mettendo da sola. Perché dopo aver letto questa stupidaggine a pagina 7, ho chiuso la rivista. Non merita di essere letta.
Cari giornalisti, prima di parlare di bavaglio, iniziate a dire cose che meritano di essere ascoltate. Ché contro il bavaglio a chi pubblica queste bufale nessuno sente la voglia di lottare.

Ai limiti della logicità

July 21st, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Questo articolo è strabiliante: racconta di questa storia secondo cui negli U.S. of A. se ti beccano per guida in stato di ebrezza poi devi installare un coso in macchina che la fa partire solo se non hai bevuto. Tu soffi nella cannuccia e se l’etilometro di dà il via libera ti si accende la macchina, altrimenti nisba.

Le alternative sono due: o è una bufala o è una proposta cretina.

Io in macchina ho un compressorino alimentato coi 12 V dell’accendisigari (in caso si sgonfi una gomma). Dico, che problema c’è a usare quello per far soffiare aria pulita nella cannuccia?
O molto più semplicemente: perché non far soffiare un amico?

Ecco allora le perle di logicità del giornalista Vincenzo Borgomeo:

E per evitare che chi ha bevuto faccia soffiare nel sistema un amico, anche in caso di test positivo, il conducente è tenuto a ripetere il test periodicamente durante il viaggio.

Perché è ovvio che l’amico (magari astemio ma senza patente) non può salire in macchina con te dopo che hai fatto il test. Probabilmente gli amici in U.S. of A vanno sempre per strade diverse, oppure in U.S. of A. hanno macchine ad un solo posto.

Ma la gran perla di logicità viene con la frase che segue:

Per motivi di sicurezza, dopo che l’auto è partita, se alla seconda soffiata il sistema scopre che chi è al volante ha bevuto (può averlo fatto mentre guidava o semplicemente ha barato all’inizio facendo soffiare un amico) l’auto non si spegna di colpo “ma – come spiegano i tecnici – provocherà l’emissione dal dispositivo di un suono così fastidioso da costringere il conducente a fermarsi”.

Cioè, fatemi capire: ci fanno la cortesia di non spegnere la macchina di colpo, per motivi di sicurezza. Però ci fanno cercare una cannuccia, e soffiarci dentro mentre siamo a 130 km/h in autostrada. Perché questo è sicuro, vero?

Le targhe europee

July 21st, 2010 by mattia | 5 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Quando, nel 1994, furono introdotte quelle orribili targhe tipo AA 000 AA, ci dissero che erano le targhe europee. Ci dissero che dovevamo renderle come il resto dei paesi europei.

Una gran cazzata, ripresa oggi da questo articolo innominato (ma non è che i giornalisti hanno paura a mettere il proprio nome su quello che scrivono?) di repubblica:

In realtà la targa così come è adesso nasce sotto precise indicazioni della Ue che punta ovviamente a rendere simili in tutta Europa il sistema di numerazione.

Basterebbe dare un’occhiata qui per vedere che le targhe europee sono in realtà tutte diverse tra loro.
L’unica cosa che le rende “Europee” è la striscia blu con le 12 stelle e la sigla dello stato. Ma per il sistema di numerazione ognuno fa quel cazzo che vuole.

Ma in realtà bastava anche solo aver messo il naso fuori dall’italia, perché non puoi scrivere una roba del genere se sei stato anche sono in Germania (a proposito, qualcuno mi spiega la logica che seguono le targhe tedesche? non son mai riuscito a capirla).

Nessun boom per le fonti rinnovabili

July 18th, 2010 by mattia | 19 Comments | Filed in bufale, energia, energie alternative, perle giornalistiche

Il problema di molti giornalisti è che spesso copiano i comunicati stampa senza capire niente dell’argomento di cui stanno parlando.
Un tipico esempio è questo articolo di Repubblica intitolato: Rinnovabili boom nel 2009 – coperti i consumi casalinghi.

Il giornalista copia i dati della Confartigianato; dati che sono corretti beninteso, ma non capendoli trae deduzioni completamente ingannevoli, a partire da quella del titolo. Perché il boom delle rinnovabili è una gran scemenza.

Vediamo cosa dice l’articolo:

nonostante la crisi che ha abbattuto la produzione ‘tradizionale’ dell’8,3%, la produzione ‘verde’ è salita: nel 2009 l’energia elettrica da fonti rinnovabili ha fatto segnare un più 19,2% rispetto al 2008, arrivando a un livello di produzione di 69.330 gigawattora (i consumi delle famiglie ammontano a 68.924 gigawattora). Nel 2008, la produzione ‘verde’ copriva fino all’85% dei consumi casalinghi.

Innanzitutto, i 69.330 GWh non si riferiscono alla produzione, come erroneamente scritto, ma al consumo. Tra produzione e consumo ci stanno di mezzo le perdite di distribuzione, l’energia persa per i pompaggi, e l’energia che compriamo dall’estero.

Guardiamo allora alla produzione di energia elettrica lorda in italia (ho eliminato le virgole per favorire la lettura):

2008 2009 variazione
idrica 47.227 53.443 +13,2%
geotermica 5.520 5.342 -3,2%
eolico 4.861 6.543 34,6%
fotovoltaico 193 677 250,6%
TOTALE 57.801 66.004 +14,2%

[Nelle energie rinnovabili si dovrebbe anche includere la quota di energia prodotta dai rifiuti biodegradabili e biomasse, ma il dato non è fornito scorporato, e comunque non cambia il discorso che segue.]

Guardiamo questa tabella e vediamo che sì, la produzione di energia elettrica da rinnovabili è salita del 14,2% (da 57,8 mila GWh a 66 mila GWh). Fico, stiamo diventando tutti più verdi e puliti! Le energie rinnovabili stanno finalmente prendendo un posto di primo piano? Buuu petrolio buuuu!

Calma.
Guardiamola meglio la tabella. Degli 8.203 GWh di energie rinnovabili in più (66.004 – 57.801), ben 6216 sono dovuti all’incremento di energia idrica. In pratica, per tre quarti, questo meraviglioso boom delle rinnovabili è dato da energia idrica.

Mi direte: E allora, anche l’energia idroelettrica è una rinnovabile. Sì, ma è una rinnovabile che NON può aumentare.
Non ci credete? Allora guardiamo l’andamento storico della produzione di energia idroelettrica in italia:


Vediamo che fino agli anni ’60 la produzione di energia idroelettrica è cresciuta (con la pausa per la seconda guerra mondiale). Poi, dagli anni ’60 in poi non è più cresciuta. Per una ragione molto banale: i bacini idrici utilizzabili, li abbiamo sfruttati tutti, e non c’è molto altro spazio per installare nuove centrali idroelettriche.

Certo, se uno guarda gli ultimi tre punti del grafico, deduce che c’è stato un boom dell’energia idroelettrica, che passa dai 38.481 GWh del 2007 ai 53.443 GWh del 2009.
Ma se guarda non solo gli ultimi tre punti del grafico, scopre che sono soltanto normali fluttuazioni come avvengono da cinquanta anni.
Tanto per dire, nel 2001 la produzione di energia idroelettrica è stata di 53.926, un fischio in più di quella del 2009.

E già qui abbiamo visto che il fantomatico boom si è sciolto come neve al sole.

Ma ragioniamo ancora un po’:

1) L’articolo  segue con una carrellata di dati sul fotovoltaico. Come se il boom fosse dovuto a quello (e non all’energia idroelettrica).
Dalla tabella sopra vediamo che sì, il fotovoltaico è aumentato del 250,6%. E uno dice, sticazzi!
Ma in valore assoluto la produzione da fotovoltaico nel 2009 è stata di 677 GWh, che è lo 0,23 % della produzione totale in italia (292.642 GWh). Sì, è aumentato di due volte e mezza, Puglia cool, Vendola figo!
Poi però due volte e mezza uno sputo resta ancora uno sputo.
ZERO virgola VENTITRE, amici freakkettoni del fotovoltaico.

2) Idem con patate per i freakkettoni dell’eolico.
6.543 GWh prodotti nel 2009 su 292.642 GWh sono il 2,2% del totale. Tutti a riempiersi la bocca con ‘sto eolico (o meglio, a riempirsi le tasche) ma poi ste pale non producono una mazza (e devastano il territorio).

3) Dire che le energie rinnovabili coprono interamente il fabbisogno dei consumi domestici è fuorviante se non dichiari a quanto ammontano i consumi domestici. Nel 2009 i consumi domestici sono stati sì 68.924 GWh, ma nel totale l’italia ha consumato 299.915 GWh. Perciò i consumi domestici sono solo il 23% circa del totale. Ed è ancora tanto perché nel 2009 sono calati di brutto i consumi di energia da parte dell’industria (da 151.367 nel 2008 a 130.506 GWh nel 2009) per via della crisi. Altrimenti in % i consumi domestici sarebbero ancora meno, sul totale (nel 2008 erano solo il 21.4 %).
Nella tabella sotto vediamo come terziario e industria si succhiano una bella fetta di energia.

GWh %
Agricoltura 5.650 1,88%
Industria 130.506 43,5%
Terziario 94.835 31,62%
Domestico 68.924 22,98%

Al lettore che non conosce questi dati, sparare il fatto che i consumi domestici sono coperti dalle energie rinnovabili dà un senso di tranquillità che distoglie dal vero problema energetico: abbiamo bisogno di energia per l’industria e il terziario.
Anche per questo sono ingannevoli gli spot di chi ti propone energia per la tua abitazione prodotta da fonti rinnovabili. Tu pensi di avere la coscienza pulita, ma non sai che stai usando anche altra energia sporca quando compri prodotti o usufruisci di servizi fatti da aziende che usando energia non rinnovabile.

4) L’articolo dice che se mentre nel 2008 le energie rinnovabili coprivano solo l’85% dei consumi domestici, nel 2009 si è arrivati al 100,6%. Abbiamo già visto che ciò è in gran parte dovuto a una fluttuazione naturale della produzione idroelettrica, e non è dovuta alle “nuove” energie rinnovabili.
Ma giusto per sottolineare la leggerezza con cui si può far passare un’idea a piacere, vi faccio un esempio. Prendiamo il già mostrato grafico della produzione di energia idroelettrica in italia, e calcoliamo a quanto ammonta la produzione di energia idroelettrica sulla produzione totale, in percentuale:

Cazzo, guarda che bravi che eravamo fino agli anni ’50, giravamo solo di energia pulita. Altro che coprire i consumi domestici, coprivamo tutti i consumi dell’italia intera. E poi adesso con l’idroelettica facciamo solo un misero 18%!
Poi vai a vedere la produzione totale e quella idroelettrica e capiamo cosa è successo.

Per dire, a voler dare per forza l’interpretazione che si vuole puoi inventarti un inesistente boom di energie alternative, o dire che la produzione di alternative è crollata dagli anni ’60 in poi.

5) Il giornalista, che già aveva sparato la notizia di un boom di rinnovabili inesistente, si mette a parlare di potenza installata:

[...]il nostro Paese è il secondo mercato al mondo nel fotovoltaico con il 9,9% della potenza installata nell’anno, dietro alla Germania che da sola rappresenta il 51,6% del mercato mondiale.

In particolare il Mezzogiorno e il Centro-Nord ricoprono una posizione di rilievo nel mercato mondiale collocandosi, rispettivamente, al quarto e al sesto posto della classifica: i 422 Mw del Centro-Nord sono pari al 5,7% del mercato mondiale; i 289 Mw installati del Sud corrispondono al 3,9% e sono pari alla potenza installata in Francia, Spagna e Portogallo messi insieme.

Allora, della potenza installata non me ne frega una beata mazza. Io voglio sapere quanta ENERGIA viene prodotta. Puoi installare impianti di produzione con tutta la potenza che vuoi, ma se non producono ENERGIA, me ne faccio una sega della potenza installata.
Parlare di potenza installata ha un senso solo in caso: quando puoi controllare la produzione di energia. Perché in quel caso l’avere una grossa potenza installata ti viene utile per coprire picchi di richiesta di energia. E questo non è il caso del fotovoltaico.

6)  Si scrive MW, non Mw né mw (cazzo, almeno la differenza tra 1.000.000 e 0,001).

Parlamento italiano in vacca

June 30th, 2010 by mattia | 21 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Prima stavo ascoltando un’intervista al sindaco di Niscemi che si lamentava del MUOS, dicendo che c’erano stata anche interpellande parlamentari, finite in nulla.

E niente, lui si lamentava di queste onde elettromagnetiche, brutte e sporche e via discorrendo, solite cose.
————————————–Skippa se vuoi andare al punto———————————–
Allora, mi sono messo un po’ a indagare su cos’è questo MUOS. Così, da una veloce lettura (prometto di leggere poi con calma) sembra che il sistema funzioni così: ci sono quattro satelliti che hanno il compito di fornire copertura  di segnale attorno ai 300 MHz, per consentire comunicazioni militari nel mondo, anche nelle zone dove le reti telefoniche senza fili non arrivano (anche per vincolo geografici dovuti alla frequenza, maggiore).

E niente, i militari si stanno facendo questa sorta di rete cellulare con quattro satelliti nel cielo che ripetono il segnale. Solo che il segnale qualcuno glielo deve mandare, se loro lo devono ritrasmettere a terra. Ecco allora che ci sono quattro stazioni di base, connesse alla rete informativa dell’esercito e alla rete telefonica, che mandano il segnale ai satelliti a 20/30 GHz.

Quindi se un militare sperduto in una montagna dell’Afghanistan ha bisogno di fare una “telefonata” o mandare dei dati, si mette in comunicazione col satellite, e il satellite con la stazione di terra. Bona.

Ora, queste persone si vedono ste mega antenne e si spaventano. Cercherò dei dati più precisi (anche se temo non sia facile essendo materiale militare), ma iniziamo per adesso a dire una cosa: se faccio un’antenna che deve mettersi in comunicazione con un satellite nel cielo, la progetterò in modo che il diagramma d’irraggiament sia concentrato verso il satellite. Sarei un pirla a sprecare potenza sulla casa della vecchietta di Niscemi.

Poi ok, ci sarebbe da fare tutto un discorso sulle potenze dei segnali in gioco etc., prometto che indagherò. Ma il problema è che quando la gente sente  parlare di GHz e di onde elettromagnetiche va in palla.

Mi ricordo un consiglio comunale di Lecco di più di dieci anni fa quando Giuseppe Conti, consigliere di opposizione, presentò un’interpellanza al sindaco contro le antenne dei cellulari in cui denunciava la pericolosità delle temute onde a bassa frequenza. Al che si alzò Castelli a dirgli: ma ‘scolta, se chiami “bassa frequenza” il GSM che diavolo è per te l’alta frequenza?
Figura di merda colossale.
Solo che egli ebbe l’ardire di dire qualcosa come, sì vabbe’ ma non sono un tecnico (nemmeno ebbe il buon gusto di nascondersi sotto il tavolo).

————————————————Fine Skip—————————–

Ad ogni modo, sono andato a cercarmi queste famigerate interpellanze parlamentari, già sospettando la marea di minchiate che un parlamentare può scrivere quando si cimenta in un argomento tecnico, a sfondo demagogico.

Ho trovato questa a firma Lo Monte, Commercio, Latteri, Lombardo, Belcastro, Iannaccone, Milo, Sardelli.

Ora, ce ne sarebbe da star qui tutta sera a commentarla, ma limitiamoci a questa  frase. Leggetela tenendo presente che è firmata da dei deputati della repubblica, intesi?, roba ufficiale agli atti del parlamento. Pronti:

altro studio, sul potenziale danno biologico del MUOS, è stato fatto dal dott. Corrado Penna, docente di fisica ed animatore del blog Lascienzamarcia,

Sì, quei deputati hanno citato Penna.
Roba che probabilmente supera anche la famosa citazione di nonciclopedia.
Se uno del genere non ha il coraggio e il buon gusto di dimettersi dopo una figuraccia del genere significa che il parlamento italiano è andato davvero in vacca.

Le F.A.Q. sulla bufala dell’emendamento 1.707

June 24th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in bufale, emendamento 1.707

Siccome sono un po’ stanco di continuare a rispondere sempre agli stessi commenti, scrivo qua in modo chiaro e semplice qualche F.A.Q. sulla bufala dell’emendamento 1.707 salva pedofili.

1. è vero che l’emendamento 1.707 introduceva il termine di “Violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori?

No.
Già dal 1996 il codice penale italia prevede lievi minori per i casi di minore entità, sia per il reato di violenza sessuale (art. 609-bis) che per il reato di atti sessuali con minorenni (art.609-quater).
Quindi l’emendamento 1.707 non introduceva assolutamente questo termine che esiste già nella legge italiana.
Da 14 anni.

2. E allora cosa proponeva l’emendamento 1.707

L’emendamento 1.707 aveva come scopo esonerare dall’obbligo di arresto nel casi di atti sessuali con minori di lieve entità.

3. Ma allora è una cosa brutta!

Calma.
Gli atti sessuali con minorenni non sono violenze sessuali.
Sono atti sessuali (tutti, dal bacio al rapporto completo) tra persone consenzienti, che vengono considerati reato dallo stato perché almeno una persona non ha superato l’età minima per gli atti sessuali.

4. Ma come fai a considerare solo la violenza fisica? Un minore puoi facilmente costringerlo a compiere atti sessuali con la forza psicologica.

Infatti si configura il reato di violenza sessuale anche se la violenza è psicologica e non soltanto fisica.
Quindi un caso di violenza sessuale psicologica su minore non è reato di atti sessuali ma, appunto, di violenza sessuale.

5. Che barba, per me qualsiasi atto sessuale con minorenne è da condannare, di qualsiasi entità siano.

Allo stato attuale delle cose il codice di procedura penale obbliga all’arresto nel caso di violenze sessuali, esclusi i casi di minore entità.
Il reato di atti sessuali non è incluso per niente nell’elenco dei reati per cui è obbligatorio l’arresto.
Né per i casi di minore entità né per gli altri.
Quindi i minori, se vogliamo, sono ora meno protetti.
Il ddl che era in discussione al senato avrebbe protetto di più i minori.

6. In che senso il ddl 1611 avrebbe protetto di più i minori?

Perché avrebbe aggiunto il reato di atti sessuali con minorenni nella lista di reati per i quali è previsto l’obbligo di arresto. Questo veniva fatto col comma 22 dell’art.1.

7. E poi, perché hanno escluso i casi di minore entità?

Perché dopo qualcuno si è accorto che col comma 22 il codice di procedura penale avrebbe obbligato all’arresto nei casi di violenza sessuale, esclusi i casi di minore entità, e nei casi di atti sessuali con minore, anche nei casi di minore entità.
Perciò ci sarebbe stato l’assurdo per cui, ad esempio, se due persone fossero stati scoperti a compiere atti sessuali (senza violenza) contro l’art. 609-quater, gli sarebbe convenuto dire che c’era della violenza, anche se non c’era, per evitare l’obbligo di arresto.
L’emendamento 1.707 escludeva i casi di minore entità per gli atti sessuali con minorenne così come già ora succede per i casi di violenza sessuale.
Lo scopo, agli atti della commissione giustiza, era proprio quello di non dover procedere all’arresto obbligatorio per due minorenni che si scambiavano effusioni.

8. Non è vero che si tratta di non colpevolizzare gli atti sessuali tra minori, perché l’art. 609-quater c.p. parla di atti CON minorenni, e non TRA minorenni.

L’art. 609-quater parla sì di atti sessuali CON minorenni, ma dice che commette questo reato chiunque [...] compie atti sessuali con persona che al momento del fatto non ha compiuto [...].
Dice chiunque, non il maggiorenne.
E nel chiunque ci sono anche i minorenni.
Tanto è vero, che poi lo stesso articolo esenta dal reato i minorenni che compiono atti sessuali con altri minorenni, basta che l’uno abbia compiuto almeno 13 anni e l’altro non ne abbia più di tre in più.

9. Ma così rimarranno liberi i pedofili

A parte che l’emendamento non parla di violenza sessuale.
Dopodiché ti stai confondendo tra “non obbligo” di arresto, e “divieto” d’arresto.
L’arresto può anche non essere obbligatorio, ma il poliziotto può farlo comunque.

10. E come si fa a valutare la minore entità? Diventa tutto a discrezione del poliziotto!

Il concetto di minore entità esiste già oggi nel codice penale sia per la violenza sessuale sia per gli atti sessuali con minore, non ce lo siamo inventati ora.
Certo che è a discrezione del poliziotto che ti vede mentre commetti il reato, ma non è mica l’unica valutazione che deve fare.
Ad esempio, per valutare se c’è obbligo di arresto o meno, il poliziotto deve valutare se il reato è non colposo. E non è questa forse una sua enorme discrizionalità?
Ovviamente il poliziotto può fare errori: vi ricordate di quel caso di un cittadino in usa che stava aprendo la porta di casa sua che era bloccata ed è stato arrestato perché i poliziotti pensavano fosse uno scassinatore?
Ebbene, gli errori di valutazione esistono per qualsiasi decisione che la polizia deve fare.
Ad essi mette rimedio il magistrato convalidando o meno l’arresto.

Parte complottista

11. L’hanno fatto per alleggerire la posizione dei preti pedofili!

No.
L’emendamento 1.707 parla di obbligo di arresto.
Esso non cambia le pene, che rimangono identiche, o l’iter dei processi.
Quindi questa è una stupidaggine colossale.

12. Perché difendi Gasparri e soci?

Fidati, Gasparri sta più antipatico (eufemismo, vorrei dire ben altro) a me che a te.
Ciò non vuol dire che si possano diffondere delle notizie false.
Il governo fa già di suo tante nefandezze, accusiamoli per quelle, che non mancano
Inventarsi notizie false per screditarli ti si ritorce contro, perché perdi di credibilità.

13. C’è una nota del gruppo Pdl al senato che parla di errore materiale. Quindi hanno ammesso l’errore.

Ovviamente mai che venga portato un link.
Ho trovato solo questa nota che parla di errore materiale sul sito del Pdl al senato.
E correttamente fa riferimento al fatto citato dalla risposta 7. L’errore materiale si riferisce al fatto che col comma 22 era stato introdotto l’obbligo d’arresto anche per gli atti sessuali con minorenni, ma dimenticandosi di escludere i casi di minore entità. E’ quello l’errore materiale, col quale si sarebbe posto rimedio proprio con l’emendamento 1.707.

14. E allora perché hanno ritirato l’emendamento se era tanto giusto?

Classica tecnica dei complottisti. Se lasci l’emendamento ti accusano di salvare i pedofili, se lo togli ti dicono che l’hai tolto perché ti hanno scoperto. Qualsiasi cosa tu faccia trovano sempre un modo per ribaltare la frittata e trovare il sospetto.
Piuttosto che di sospetti, parliamo di cose concrete.
Il Sen. Centaro in commissione giustizia (8 giugno) ritira l’emendamento in quanto è nata una querelle di natura mediatica del tutto priva di fondamento (ossia la bufala dell’emendamento salva pedofili).
Quindi ritira l’emendamento, e annuncia che ritirerà anche il comma 22, in modo che non ci sia nemmeno l’assurdo del “conviene dire che sia violenza” (domanda 7).
Si toglie del tutto la questione dal ddl e si rimanda ad altra occasione.
Lasciando scoperti anche i casi di non “minore entità” dall’obbligo d’arresto. Complimenti alle scimmie urlatrici per il risultato.

15. Anche l’On. Mussolini (che è del Pdl) ha condannato l’emendamento

Le uniche posizioni in merito della Sig.ra Mussolini le ho trovate sui giornali, non su un suo sito ufficiale (che nemmeno ho trovato), quindi prendetele con le pinze.
Vero, la Mussolini si scaglia contro l’emendamento salva pedofili (qui e qui ad esempio).
Quindi è caduta anche lei nella bufala.
Come? Dite che se lo dice una deputata, tanto più che presidente della commissione parlamentare per l’infanzia, deve essere per forza vero?

Be’, in tal caso vi consiglio di andare a leggere le interrogazioni parlamentari di deputati sulla bufala delle scie chimiche oppure l’interrogazione parlamentare di un deputato che usa noncliclopedia come fonte.
Davvero considerate automaticamente autorevole tutto quello che dice un deputato?

E poi, onestamente, vi fareste dare lezioni di moralità da una deputata che grida megli fascista che frocio, che posa per playboy e che fa la giurata per lo stimatissimo programma de “La pupa e il secchione”.

16. Eppure su tanti giornali autorevoli viene definita norma salva pedofili, parlano di violenze sessuali e abusi su minori.

Tanti giornali hanno scritto queste cose, vero.
Ma tenete presene che i giornalisti si bevono tutto quello che dicono loro, e spesso pubblicano puttanate galattiche.
Vi consiglio di fare un giretto qua per capire quale sia il grado di attendibilità (rasente il nulla) dei quotidiani italiani.

17. A me non me ne frega dei dettagli tecnici. Quei senatori vanno attaccati al muro e fucilati.

Ti consiglio di rileggerti i Promessi Sposi. Manzoni parlava di te già all’epoca.
La caccia agli untori la lasciamo fuori da qua, e ragioniamo su fatti concreti.

18. Sarà, ma a me rimane il dubbio.

Se il dubbio è stato dipanato da spiegazioni tecniche, perché insistere? Solo perché ti stanno antipatici quei senatori?
Anche a me stanno antipatici, ma ciò non mi vieta di capire la differenza tra atti sessuali e violenza sessuale, capendo che l’appello era una bufala.

19. Sei pagato dal Pdl per difenderli?

No, ricevo un mensile dalla CIA e dal NWO a mesi alterni.

0,393 Hz

June 20th, 2010 by mattia | 5 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Se passa da queste parti un tecnico del suono, mi spiega come si misura un suono a 0,393 Hz?

Voglio dire, che microfono devi usare per una frequenza del genere?
Che poi guardando il filmato sembra che produca tutto tranne 0,393 Hz, magari quella è solo una componente dello spettro… ma poi, aspetta, come fai a misurare una componente a 0,393 se il tizio emette suoni che durano tutti meno di due secondi e mezzo?
Qualcosa qui non quadra…

Ah, dimenticavo, complimenti al redattore di Repubblica che non conosce la differenza tra la virgola e il punto tra l’italiano e l’inglese.
0.393 li producono tutti.

Aggiornamento

Che poi non è mica così difficile fare 0,393 Hz. Io ho fatto 0,1 Hz. Guardate sotto :D

Non tutta la rettifica vien per nuocere

June 19th, 2010 by mattia | 20 Comments | Filed in bufale, editoriale, riflessioni

Nel ddl 1611 appena approvato dal Senato (la legge bavaglio) è stata introdotta una norma che obbliga la rettifica anche per i siti internet entro 48 ore. Altrimenti è prevista una pena fino a 12 500 euro.

Il Pd ha lanciato la campagna Nessuno tocchi i blog. Dicono infatti che questa norma serve ad ammazzare i blog, unica fonte di informazione libera che ci è rimasta.

In realtà non è proprio così. Anche a me quella norma non piace moltissimo, ma ci sono alcune considerazioni da fare.

1) Dicono che un blog non è un giornale.

Dicono che scrivere una cosa su un blog ha lo stesso valore delle chiacchere che si fanno al bar, e che quindi non puoi paragonarlo a un mezzo di diffusione come la stampa.
Questo non è vero: giovedì scorso il mio blog ha fatto più di 11 mila accessi; è la diffusione di un giornale di provincia come il Giornale di Lecco, per esempio. Se io scrivo un’informazione sbagliata su un blog o su un giornale il rischio di diffonderla tra un numero consistente di persone è lo stesso.

E non puoi fare alcuno distinzione tra blog piccoli (diciamo, personali) e blog grandi (tipo beppe grillo). Perché non hai alcun criterio per farlo: che fai, metti un contatore delle visite (collegato a un database certificato presso il Viminale) che dopo un certo numero di visite ti dà il bollino di blog “grosso” comparandoti alla stampa?

Un giornale non può moltiplicare di 100 volte la diffusione da un giorno all’altro, perché la tiratura è quella. Un blog sì. Se anche hai un blog di provincia con cento accessi al giorno, se scrivi una boiata che fa presa e tutti ti linka (magari facendo girare i link su FB viralmente) in un giorno ti trovi una valanga di accessi. E il tuo blog non è più una chiacchera al bar.

2) Dicono che i blog sono gli unici spazi di informazione libera.

Ne siete sicuri?
Gran parte dei blogger si limita a fare il copia/incolla di cose che trova in giro per la rete. Fare informazione è una cosa diversa. Per fare informazione bisogna indagare, studiare le fonti, verificare i fatti e scrivere dei contenuti originali basandosi su quello che si è scoperto.
Esempio: io vedo l’appello della Gabanelli sul ddl 1611 e i publicisti. Allora vado sul sito del senato, scarico il testo del ddl approvato, scopro che non è così, mi cerco i verbali della commissione dove si è discusso il problema e ricostruisco la vicenda con l’evoluzione della legge scoprendo che proprio come risposta a quell’appello la legge è stata cambiata, quindi non ha senso far girare l’appello.
Questo, se vogliamo, è un modo in cui chiunque, con un blog può fare dell’informazione, usando gli strumenti di internet.

Per molti blogger invece fare informazione libera significa scrivere qualsiasi cosa sia contro il loro nemico. Il concetto di informazione libera non è posso pubblicare cose vere e documentate (benché scomode) ma pubblicare qualsiasi cosa “contro” . Poi fa niente se la notizia contro è una bufala. L’importante è che sia contro. Perché se tu pubblichi una notiza contro il potente diventi automaticamente quello figo contro il sistema.

Quando ho visto un ennesimo contatto far girare il video della Gabanelli l’ho avvistato che l’appello era scaduto. Mi sono sentito dire che palle che sei, io lo uso come pretesto per parlare male di Berlusconi. Siamo a posto.

In questo caso la libertà che si dà ai blog non è libertà di combattere il sistema, ma solo un megafono alle chiacchere – appunto – da bar.  Quelle chiacchere fatte dalle persone che abboccano a qualsiasi panzana e la ripetono il giorno il giorno dopo al bar perché così si sentono importanti (sapere delle verità nascoste ti fa sentire quello che ne sa, è la chiave di programmy come Voyager che si inventano fantomatiche verità nascosta per soddisfare questa voglia della gente).

3) Nei blog c’è anche questo.

Quando si parla di blog non bisogna dimenticarsi che si sta parlano di un mondo che contiene anche della feccia come i blog sulle scie chimiche, sul signoraggio, 9/11  e altre cagate simili.
Non dimenticatevi l’effetto disastroso che questi blog possono avere su un quindicenne che non ha ancora sviluppato il senso critico per capire che quelle sono tutte puttanate. Oddio, spesso anche su gente laureata.

4) Obbligo di rettifica, perché no?

Conosco dei blogger di cui al punto 3) che passano la giornata a diffamare la gente su internet, oltre a scrivere puttanate senza senso.
In questi casi, che ben venga l’obbligo di rettifica.
Perché una denuncia per diffamazione sappiamo tutti che è una strada lunga, mentre la richiesta di rettifica è efficace. Quando rischia 12 euro di multa, vedi che gli passa la voglia al cretino del terrazzino di scrivere puttanate.

In generale, questa storia della bufala sull’emendamento 1.707 mi ha insegnato molto.

Centinaia di blog l’hanno ripresa e amplificata. La sua diffusione ha toccato così tante persone che ha superato di gran lunga la tiratura di molti giornali.
Solo pochissimi blog hanno fatto marcia indietro e pubblicato una rettifica.
Molti altri hanno lasciato la bufala infamante in bella vista senza scriverci sopra un “Update: scusate, questa cosa sotto è una stronza. Mi scuso per averla pubblicata”, nonostante gli sia stato fatto notare che era una bufala.

Considerate il blog di Andrea Formenti. Ha pubblicato l’appello bufala sul 1.707 il 9 Giugno col titolo “Chiamale se vuoi: carogne”, qualcuno gli ha fatto notare che era una bufala nei commenti, e lui risponde serafico

Se si tratta di una bufala non posso che esserne contento!“.

Così, senza nessuna scusa, senza nessun messaggio di rettifica nell’articolo, senza scrivere un post in cui dice “scusate, ho preso un abbaglio”. No, lui pubblica la notizia, poi se è una bufala tanto di meglio. Non c’è neanche la percezione della scorrettezza fatta.
Per lui è normale pubblicare una notizia infamante, e poi se non è vera… eh vabbe’, sospiro di sollievo.
Sì, però nel frattempo hai infamato delle persone. Renditene conto.

Come questo esempio potrei farne tanti altri. Gente che sul proprio blog copia tutte le più grandi bufale che girano su internet senza prendesi la briga di rettificarle neanche quando gli si fa notare lo sbaglio.
Fanno la loro cagatina su internet, e poi chissenefrega, che il mio è solo un blog.
Già, però somma la cagatina del tuo blog a migliaia di cagatine di altri piccoli blog e ne esce una montagna di merda.
Se la montagna di merda consiste nell’accusare della gente di aiutare chi commette violenza sessuale sui minori, distruggi la reputazione di una persona.

Visti questi casi non posso che pensare: ben venga l’obbligo di rettifica.

5) Già, ma 48 ore… e se sono in vacanza?

Dicono che se uno è in vacanza e non controlla la posta per due giorni si rischia una mega multa. E uno non è obbligato a controllare la posta tutti i giorni come se avesse una redazione.
A parte che non mi è chiaro se le 48 partono dalla notifica, intesa inviata con che mezzo (raccomandata A/R?, sarebbe un po’ diversa la faccenda). E dubito che basti una banale email.

Dopodiché, avete presente come funziona internet? Conoscete la velocità con cui si diffondono certe notizie. Impressionante, fidatevi.
Basta che guardiate come si diffondono viralmente alcuni contenuti su FB. Lo pubblica uno e poi via dietro tutti. In poche ore.

48 ore sono un’enormità, su internet.

In 48 ore una bufala si diffonde a macchia d’olio. Tenetelo presente.

6) Lezione di responsabilità

Se da un lato la gente grida alla censura e al sistema che cerca di tappare la bocca ai piccoli blogger, io rispondo che la gente dovrebbe anche imparare a responsabilizzarsi. Se hai un blog te ne prendi cura, anche controllando la posta tutti i giorni (non sono rimasto senza internet per più di 48 ore dal 1999).
Ma soprattutto cerchi di non dare occasioni alla gente per chiedere delle rettifiche, ad esempio evitando di scrivere puttanate.

Non ci posso credere

June 18th, 2010 by mattia | 11 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Ieri ho mandato un’email a L’Espresso facendo notare che avevano dato spazio alla bufala sulla violenza sessuale di lieve entità.

Questo il testo della mia email

Egr. Sig. Direttore

la lettera che avete pubblicato sull’emendamento 1.707, è in
realtà una bufala come ho spiegato qui: http://www.butta.org/?p=3629.

Ora mi chiedo se è normale che una accusa così grave (si accusano dei senatori di aiutare i pedofili) non venga verificata prima di essere pubblicata nella pagina delle lettere al direttore.
Questa maggioranza ne fa abbastanza di nefandezze, accusiamola di quelle. Non c’è bisogno di inventarsene altre (è anche controproducente perché fa perdere di credibilità).

Il messaggio è stato pubblicato in calce alla lettera. E sapere cosa hanno risposto? Tenetevi forte:

Gentile signore, ma lei che parte ha nella brutta figura, ormai già consumata, di quei sette deputati (sic) firmatari? Il suo blog è l’unico che abbia tentato una contorta difesa dei contenuti di quell’incredibile emendamento e lei lo sta facendo girare un po’ ovunque. Abbiamo capito il suo punto di vista. Finiamola qui.

No, Sig. Direttore, non finisce qui. Perché qui c’è un fatto.

Lei nel sito del suo periodico ha pubblicato una lettera che contiene questa frase:

Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l’emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di “Violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori.

Questa frase è falsa.

1) Perché l’emendamento non toccava il reato di violenza sessuale ma di atti sessuali con minorenne. Le consiglio di leggere gli art. 609-bis e 609-quater del codice penale. Soprattutto l’inizio del 609-quater dove si escludono i casi di violenza.

2) Perché il termine di minore gravità è già scritto nel codice penale (sia nel caso di violenze sessuali che nel caso di atti sessuali con minorenne). Quindi quell’emendamento non introduce un bel niente.

Domanda

Ce ne sarebbero altre di cose da precisare, ma limitiamoci a questa: Sig. Direttore, mi porta le prove del fatto che veniva introdotto il termine di violenza sessuale di lieve entità nei confronti di minori?

Le do un consiglio, provi a fare una telefonata alla Senatrice Finocchiaro  (sicuramente avrà il suo numero in redazione) e le faccia queste due domande:

- perché è stato presentato l’emendamento 1.707?
- esso introduceva il termine di violenza sessuale di lieve entità nei confronti dei minori?

Vediamo che le risponde (almeno di lei si fiderà, vero?).

Ecco, per adesso fermiamoci qui; mi risponda a questa domanda.
Poi passiamo al resto (sì, perché mi deve spiegare cosa significa questa sua criptica frase: ma lei che parte ha nella brutta figura, ormai già consumata, di quei sette deputati (sic) firmatari).

P.S. 1 – Io non sto facendo girare per niente il mio blog. L’ho linkato solo sul mio profilo di FB, e in un commento su disinformatico.info. Il resto dei link che vede in giro non sono stati fatti da me, ma da persone che nemmeno conosco.
Persone, s’intende, che sentono l’esigenza di verificare le fonti prima di scandalizzarsi.

P.S. 2 – Gentile si usa per le signore. Per gli uomini si scrive Egregio.

Aggiornamento.

Un lettore scrive un ulteriore commento sull’argomeno. Il direttore risponde.

Mi ripeto e non tornerò più sull’argomento: perchè si tenta di difendere un tentativo tanto grave (peraltro nascosto in un emendamento su un un provvedimento di tutt’altra natura) facendo capziosi distinguo tra le possibili violenze ai bambini. Le conoscenze psicologiche hanno provato che i danni degli abusi subiti nell’infanzia sono gravi e permanenti e possono compromettere l’intera esistenza. Al di là delle vecchie codifiche del codice penale, spero che anche lei concordi sul fatto che la sensibilità contemporanea su questo argomento è molto cresciuta. E’ una conquista che non va sprecata, né sporcata inseguendo improbabili giustificazioni per i promotori di quell’emendamento. Che dovrebbero solo chiedere scusa.

Caro Direttore, non ci siamo proprio.

Nessuno sta faceno alcun “distinugo tra possibili violenze ai bambini”. Si stanno distinguendo i reati di violenza sessuale e atti sessuali con minorenne. Sono due cose diverse e regolati da due articoli del codice penale diversi (art. 609-bis e art. 609-quater).

Articoli inseriti dopo il 609 con la Legge 15 febbraio 1996 n. 66 . Ma forse lei considera una legge fatta 14 anni fa una vecchia codifica.

Ah, dimenticavo, non sono l’unico blog che parla di questa cosa. C’è anche Mantellini che lo fa, con un post intitolato Dalla parte di Gasparri (sì, fa venire i brividi anche a me). Mi sembra che Mantellini collabori con L’espresso. Si fida di lui?