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Migrazione su WordPress

June 24th, 2009 by mattia | No Comments | Filed in blogging

blog titleHo migrato, a casa mia. Da anni ho ormai questo sito (butta.org) ma nel tempo era diventato inadatto alla struttura del web 2.0. L’avevo costruito io, a manina, codice per codice. Bello, sì, ma non funzionale a fare qualcosa di aggiornabile facilmente, nonostante la struttura ci fosse.  Il Blog c’era, ma non era nemmeno comparabile ad un qualsiasi blog di provincia, per facilità di editing.
Putroppo non ho il tempo di impegnare qualche giorno a digitare milioni di righe di php per costruirmi il sito nuovo, in modo fare una struttura decente per il mio sito, e ho deciso di adottare WordPress.

L’ho installato ieri, e ancora devo capire come funzionano certi accrocchi. Sicuramente cambierò il template; anzi me ne farò uno su misura perché non ho trovato nessun template che mi consenta di avere un sito che solo per metà è blog. Mi metterò con santa pazienza a crearmi il mio template scrivendo a manina il codicillo, così che almeno la mia coscienza di programmatore sarà a posto.

Sicuramente la cosa bella di WordPress, è che ho potuto importare i miei 100 articoli circa che avevo scritto sul blogger in pochi secondi e con una procedura del tutto automatica. L’unico difetto è che le immagini sono ancora in hosting su blogger. Quando ho tempo le sposto sul mio sito.

Perché in effetti anche questo è il motivo per cui ho migrato: essere padrone a casa mia. Siamo abituati ormai a ricevere tutti i servizi da aziende esterne in modo gratuito, e proprio per questo motivo tali aziende possono svegliarsi una mattina e chiudere il servizio. Si sentono tanti che tremano se dovessero chiudere FB (che economicamente parlano perde badilate di soldi), ma non pensano che lo stesso potrebbe fare Google con la loro casella gmail, ma anche yahoo, hotmail o qualsiasi altra azienda. Domani blogger . com si sveglia e smette di fornirvi il servizio di blogging: vi chiude l’account e spegne i server sui cui sono in hosting i tuoi blog. No, non parlo di censura (altrimenti non sarei in hosting su un provider italiano!), parlo di servizi. Se tu non paghi niente, non puoi nemmeno pretendere che ti offrano un servizio gratuito in eterno.

Io mi sono cautelato: ho il mio sito, il mio hosting e la mia email (e l’email per i famigliari) che pago annualmente. Non è tanto (con aruba sono 35 Euro l’anno, uno degli hosting più economici al mondo), e mi consento di essere padrone dei miei servizi, e avere la sicurezza dei miei dai. Non è poco.

La prossima volta che vi lamentate come donne isteriche perché temete che vi “spengano Facebook”, perché “altrimenti dove le metto le foto?”, pensate che FB spende tra i 20 e i 25 milioni di dollari per hostarvele. Non fate gli spilorci, apritevi un sito con 35 Euro, e mettete tutte lo foto che volete senza temere che qualcuno ve le cancelli.

Si parte

February 8th, 2009 by mattia | No Comments | Filed in blogging

Inizio oggi il mio blog.

Lo faccio riportando la mia lettera pubblicata oggi su Italians, Corriere della sera.

Inutile dire che ho ricevuto decine di email piene di insulti: si vede che i difensori della democrazia sono allergici a quelli che la pensano diversamente. Quantomeno curioso.

Ecco la lettera:

Egr. Severgnini,
si chiede dov’è la Chiesa che scalda i cuori. Io provo a darle una risposta: guardi a quella suora che accudiva Eluana intervistata al telegiornale. Si è messa a piangere: per lei è come se moriva una figlia. Poi guardo il padre di Eluana, che va in televisione a parlare di sentenze e ricorsi per far morire la figlia, senza mai tradire la più piccola emozione. Parla da avvocato più che da padre, perché un padre – anche se vuol far terminare la vita della figlia – tradirebbe un briciolo di emozione. Chiede silenzio, e sarebbe giusto darglielo se fosse stato zitto lui per primo in questi tre lustri. Il sig. Englaro poteva far morire la figlia segretamente come fanno in tanti, e invece ha preferito creare un putiferio, creare un caso mediatico. E adesso chiede il silenzio.
No, mi spiace, ma adesso noi cristiani non possiamo tacere, ma vogliamo gridare per chi adesso non può farlo. Non per criticare il padre (come farlo se non si è nei suoi panni) ma per dire che su questa faccenda tanti aspetti sono stati spiegati in modo sbagliato alla gente. I cuori dovrebbero scaldarsi per una Chiesa che se ne frega del ritorno d’immagine, ma che lotta per salvare la vita di una ragazza. Una ragazza che un tribunale ha deciso di far morire sulla base di un controverso ricordo del padre in merito alle sue volontà. Eluana non è Welby, non sta chiedendo di morire, suo papà lo sta facendo. Cosa dovrebbe fare la Chiesa, cavalcare l’opinione comune per non perdere consensi? In un mondo di banderuole al vento per fortuna qualcuno rimare coerente e continua a lottare perché nessuna vita sia considerata non degna di essere vissuta. In un mondo in cui l’opinione pubblica si vuole sbarazzare del problema con un freddo e distaccato «e lasciatela morire», il volto della Chiesa che scalda i cuori è in quella suora che piange: lei a Eluana voleva bene.