Archive for the ‘riflessioni’ Category

Giast e fiendli remainder

June 20th, 2013 by mattia | 18 Comments | Filed in riflessioni

Quindi, dal primo luglio google chiude definitivamente reader. Non ci ànno ripensato, la cazzata vogliono farla fino in fondo.
Ora me lo dicono ogni volta che apro reader, con un cordiale promemoria.

Ebbene, non ò ancora impiegato 30 minuti per trovare un’alterativa.

Visto che ci sarà sicuramente tra voi chi à indagato le possibili alternative faccio uso delle vostre conoscenze e vi chiedo di darmi un suggerimento.
Ditemi che soluzione avete adottato per leggere i fid al posto di google reader.

I miei requisiti:

- sarei più propenso per il software indipendente che non per un servizio via browser;

- disponibile sia per Mac che per iPhone;

- anche a pagamento (non molto, che non è sto gran software da scrivere, ma due o tre euro lo tiro fuori);

- si possa importare tutto da google reader in due minuti senza sbattimenti (la facilità di configurazione è importantissima).

Scatenatevi nei suggerimenti!

 

Carrozze trainate da cavalli

June 14th, 2013 by mattia | 2 Comments | Filed in riflessioni

L’altro giorno sono andato alla stazione ferroviaria a comprare dei biglietti del treno per Kosice (sembra che non si possano comprare sull’internet).
Qualche settimana fa mi è capitato di andare a ritirare dei biglietti per il teatro (comprati su internet ma ritirabili solo alla biglietteria del teatro).

Sarà che sono abituato a comprare tutto su internet, ma quando mi trovo in queste situazioni mi sembra di tornare ai tempi in cui ci si muoveva con le carrozze trainate da cavalli.

Senti, bello di mamma, fa’ il bravo e obbedisci, e tutto si sistema, intesi? Saluti alla famiglia.

June 9th, 2013 by mattia | 10 Comments | Filed in riflessioni

Roma 08 Giugno 2013

Su istruzioni del Ministro degli Esteri Bonino, l’Incaricato d’affari dell’Ambasciata d’Italia a Vienna, Sergio Pagano, è intervenuto per sensibilizzare le autorità locali, ed in particolare il Comune di Vienna e il Ministero dell’Economia, sul caso del pub viennese, il cui menù contiene riferimenti ironici alle vittime della mafia, come Giovanni Falcone e Peppino Impastato. Come riportato dai media, la vicenda ha suscitato reazioni fortemente negative sia da parte della collettività italiana a Vienna che dell’opinione pubblica in Italia.

Alle autorità austriache è stato in particolare sottolineato come l’utilizzo dei nomi di persone distintesi nella lotta contro la mafia, effettuato in maniera distorta e a fini meramente commerciali, è non solo di cattivo gusto, ma anche altamente offensivo della memoria di quelle stesse persone che hanno pagato il prezzo più alto ed irriguardoso nei confronti di chi opera quotidianamente con il proprio lavoro per sconfiggere il fenomeno mafioso, ed è pertanto da considerarsi inaccettabile.

via Ministero degli Affari Esteri (evidenziazioni mie)

Poi sarà pure colpa mia che ò una sensibilità diversa rispetto al resto del mondo, ma questo comunicato mi sembra una mostruosità.

Ricapitoliamo la vicenda: in un pub di Vienna fanno menù con panini ironici su Falcone e Impastato.
La gente si scandalizza, e ci sta.
La gente protesta e la questione esce sui giornali, e ci sta.

Ma come diamine si permette il governo (italiano poi, nemmeno quello austriaco) di intervenire? Addirittura con un’azione diplomatica.

Cerchiamo di capire una volta per tutte un principio base degli Stati di diritto: una persona può fare tutto quello che non è vietato dalla legge.
Se una cosa non è vietata dalla legge ognuno à il diritto di farla in totale libertà, anche se è di cattivo gusto, offensiva o irriguardosa.

Ora, qui le questioni sono due: o scherzare su Falcone e Impastato in Austria è illegale o è legale.
Se è illegale si fa una denuncia e si lascia che sia il potere giudiziario a intervenire secondo la legge per punire il reato.
Se è legale si sta zitti. Muti.

Concedo la protesta sul caso specifico a dei privati cittadini come elemento di lotta civile. Possono fare un volantinaggio, una manifestazione, una campagna di sensibilizzazione (sempre però senza danneggiare direttamente l’attività commerciale di chi non viola alcuna legge, per esempio picchettando l’ingresso).
Privati cittadini possono anche farlo, perché esprimono la loro personale opinione.
Le istituzioni, come un governo (di un paese estero poi!), no. Le istituzione devono, al contrario, tutelare fino allo spasmo il diritto di chiunque di fare ciò che non è contro la legge.

Le istituzioni non possono usare la forza dell’istituzione stessa per portare avanti l’opinione privata di alcuni. Le istituzioni devono rappresentare la legge. Porca troia!
Un ministro che usa la sua posizione di ministro per far togliere dal menù di un pub (di un paese estero!) un paio di frasi che non gli garbano non à nulla di diverso di un primo ministro che usa la sua posizione di primo ministro per far uscire dalla Questura una sua amica fermata.
Entrambi usano la loro posizione per fare cose che non competono loro, che non sono nei loro poteri, per obbligare qualcuno a fare cose che piacciono a loro.

Non lo vedete anche voi un abnorme e scandaloso abuso di spalle larghe?

Un po’ come se tu aprissi un negozio di frutta chiamandolo “Gli amanti della prugna” e il sindaco passando lì davanti ti dicesse di togliere l’insegna perché non gli piace.
Attaccati al tram, gli rispondi. Non gli piacerà, ma viva Dio non è che i gusti di un potente fanno legge.

Qui è lo stesso. E la cosa è del tutto evidente osservando le evidenziazioni del testo.
Cosa signfica “sensibilizzare le autorità locali“? Se è una cosa è illegale fai una denuncia. 

Usano quel “sensibilizzare” probabilmente perché non possono usare “intervenire legalmente“.
Accusano il fatto di essere “di cattivo gusto“, “offensivo” e “irriguardoso” perché non possono usare “contro la legge numero tot“.

Io al MAE chiedo di intervenire quando in uno Stato estero si violano leggi a danno dell’italia o degli italiani. Punto.
Se il ministro bonino si è offeso per il menù di un pub di Vienna sono affari suoi. Si taglia la parte offesa ed è tutto come prima.

Davvero, io davanti a queste cose rimango scandalizzato.
Perché sì, uno rimane offeso per la scelta di cattivo gusto di offendere gente come Falcone o Impastato.
Ma si scandalizza di più quando vede un’istituzione muoversi in modo così irrituale e fuori dai binari.
La vedo come una profanazione del ruolo delle istituzioni. Mi provoca ribrezzo.

Sono l’unico?

 

Cibo italiano all’estero e snobismo vario

June 8th, 2013 by mattia | 15 Comments | Filed in ignoranza, praga, repubblica ceca, riflessioni

Stavo pensando a quella cosa degli italiani che ti vengono a dire: eh, però qui non si trova il cibo come da noi!

Dove il qui è Praga, ma potrebbe essere Londra, Berlino, Nuova York…

Sembra ci sia la convinzione che fuori dall’italia sia impossibile trovare il cibo italiano.

Allora, cerchiamo di capirci: in ogni città del mondo, mediamente grande, puoi trovare tutto il cibo italiano che vuoi.
Non le imitazioni, quello vero.
Le marche italiane vere, che esportano gli stessi prodotti che vendono in italia su cui mettono un’etichetta con le informazioni in lingua locale per motivi legali (non puoi vendere del cibo senza le informazioni obbligatorie per legge nella lingua locale).
Basta andare in un qualsiasi supermercato ceco e trovi confezioni di cibo italiano importato con su appiccicata l’etichetta in ceco.

Il grana padano e il parmigiano reggiano si trovano a Praga (quelli veri, con il bollino del consorzio). Si trovavano già dal 2004, figuratevi un po’. Più si va avanti e più questi cibi si trovano anche nei piccoli negozi. Una volta la polenta la dovevo comprare all’ipermercato, ora la trovo anche nella bottega sotto casa (sì, polenta di un’azienda italiana, con scritto sopra “polenta”, non che prendo farina di mais e dico io che è polenta).
Ovvio, certe cose sono un po’ difficili da trovare. Fino ad ora non ò ancora trovato né pizzoccheri né Braulio a Praga. Ma non escludo che andando nei negozi specializzati di prodotti italiani possa trovarli.
Perché, me ne ero dimenticato, fino ad ora ò parlato dei negozi normali.
Poi ci sono i negozi specializzati, solitamente aperti da italiani, che vendono solo cibi italiani. Uno è proprio vicino a dove lavoro.
In quei negozi ti vendono anche il prodotto tipico abruzzese o toscano.

Ovvio, lo stesso cibo lo paghi di più.
La pasta di marca italiana la trovi anche in un qualsiasi banalissimo supermercato di Praga, però devi mettere in conto che costa di più che in italia. Lo stesso per il grana padano e così via…

Il fatto che il cibo italiano costi di più non significa che non esista.
Lo paghi di più ma c’è.

Così come in una grande città trovi il cibo di tutto il mondo. Conosco gente che fa colazione col natto, che comprano regolarmente a Praga.
No, dico, se uno riesce a trovare il natto volete che non trovi il parmigiano reggiano originale col bollino di stocazzo?

Cucù, in una grande città si trova tutto il cibo che vuoi, di ogni paese e cultura, venite giù dal pero.

Piesse: poi ok, in Giappone non trovi un coniglio da mangiare, ma quella è un’altra storia.

Davvero è necessario?

June 6th, 2013 by mattia | 8 Comments | Filed in perle giornalistiche, riflessioni

L’asilo si chiama «Con la testa tra le nuvole». In altri momenti farebbe tenerezza.

via corriere.it

Queste tragedie dei bambini morti perché lasciati in macchina da un genitore distratto mi colpiscono sempre.
Forse perché di mio sono una persona molto distratta e una cosa del genere potrebbe capitare anche me. Quando sento raccontare queste notizie mi viene dunque un brivido di terrore.

Però mi chiedo: serve davvero dare queste notizie? Ok, il diritto di cronaca e tutto il resto. Però ci sono state TV che ànno mandato inviati sul posto a fare la diretta per il TG (sky tg 24).
Diretta nella quale non dicevano nulla (ma proprio nulla) di più di quello che già potevano leggere sulle agenzie. Anche perché non c’è niente di più da raccontare, puoi solo dire come si sono svolti i fatti ma quello era già ben chiaro anche senza mandare l’inviato.
Quindi il giornalista sta lì a riempire i sue 70 secondi di frasi preconfezionate tipo “È stata una tragedia quella che si è consumata questo pomeriggio“. Tra l’altro Sky TG 24 va in onda tipo ogni mezz’ora o con un notiziario o con un aggiornamento, quindi ‘sta povera giornalista doveva inventarsi frasi nuove ogni volta per non ripetersi, pur dicendo sempre le stesse cose. Il nonno che è andato a prendere il bimbo all’asilo, non l’à trovato e à lanciato l’allarme. Il padre che si rende conto, con la telefonata del nonno, di quello che à fatto. Il terrore nei suoi occhi. I medici che sono arrivati e non ànno potuto far altro che constatare il decesso del piccolo. L’asilo che dista pochi passi dall’azienda dove lavorava il padre… Ogni volta diceva le stesse cose con aggettivi e frasi diverse.
Tutte cose che potevi raccontare anche senza allestire una diretta ogni mezz’ora.

Perché allora ravanare di continuo sulla notizia? È proprio necessario fare tutto questo spettacolo?
Prendete l’articolo del corriere che ò linkato sopra: a cosa serve scavare nella tragedia fino a questi livelli così personali?

Di certo non serve a prevenire altre tragedie simili. La gente sbadata è sbadata, non è qualcosa da cui puoi guarire (ve lo dice uno che conosce bene questo problema). Non è che facendo una campagna di informazione puoi evitare che si ripetano fatti del genere.
Sono cose che capitano. Fatti orribili, ma che in buona sostanza non puoi evitare.

E allora perché insistere buttando su TV e giornali non solo la notizia – che ci sta – ma anche la tragedia umana di un genitore che fa morire il figlio.
È vero, l’ultimo pensiero che avranno i parenti di questo bambino ora è ciò che dicono i giornali. Però penso che un po’ di rispetto per una tragedia simile vada garantito. Ok, il genitore à fatto un errore, su questo non ci piove. Però non l’à fatto appositamente, può capitare a tutti. E allora si può raccontare la notizia secca senza ricamarci sopra, senza buttare in piazza (mediatica) quest’uomo, senza sbertucciarlo con frasi come quella citata sopra, senza darlo in pasto ai commentatori  che sull’internet sputano sentenze su tutto e tutti.
Già lo sa egli stesso che à fatto una cazzata, serve proprio che voi lo mettiate in croce sui giornali? (senza alcuna utilità pratica)

Date pure la notizia, però poi lasciate la famiglia vivere il proprio dramma in silenzio, senza mettervi a raccontare i retroscena della madre che urla al marito “come ài potuto farlo“. Queste cose lasciatele alla loro intima disperazione.
Grazie.

 

Piesse
quando vostro figlio rompe in cazzo di continuo e siete esausti guardate il lato positivo: un bimbo rompicoglioni è più difficile da dimenticare sull’auto rispetto a un bambino silenzioso.

 

Non è una malattia

June 6th, 2013 by mattia | 18 Comments | Filed in ignoranza, riflessioni

Ci stavo riflettendo l’altro giorno dopo aver sentito, ancora una volta, la frase “non è una malattia!!1!!!111!”

La si sente dire spesso, sempre più spesso questa frase. Delle volte a ragione delle volte no.
Non che sia un esperto, però ò sentito dire “non è una malattia!!!11!11” per cose come la dislessia o la celiachia, e per quanto ne capisco la frase è corretta per la prima (che dovrebbe essere un disturbo) mentre sbagliata per la seconda (che effettivamente è una malattia).

Ma al di là del fatto che la tal cosa sia – tecnicamente – una malattia o meno, perché la gente si scalda tanto?
Perché si straccia le vesti quando qualcuno – sbagliano o meno – dice che qualcosa è una malattia?

Questo davvero non lo capisco.
Generalmente non si à una colpa ad avere una malattia. Ok, nel caso di un tumore ai polmoni causato da intenso fumo di sigaretta una bella fetta di colpa c’è, però di solito una malattia non qualifica una persona. Se ti viene una sinusite, poniamo, non è che ne ài una colpa. Ti è venuta, amen.

Perché allora qualificare qualcosa come una malattia equivale a darle un significato negativo, tanto da rigettare l’idea che quella cosa sia una malattia? Quasi che malattia fosse un insulto.
Perché diamine dovrebbe essere un insulto?

Riflettendoci c’è anche quest’altra cosa che non capisco, la vergogna della malattia. Non la vergogna per lo stato in cui una malattia grave di conduce. Ci sono persone che dopo una vita illustre si riducono a farsi cambiare il pannolone da una badante e a farsi imboccare perché non sanno più nemmeno mangiare.
Lo capisco, in questi casi, il sentimento di vergogna.
Ciò che non comprendo è la vergogna della malattia in sé. Sembra che parlare delle proprie malattie sia come spogliarsi nudi in piazza. Conosco gente che ne parla sottovoce: oh, ài sentito che la sciura Lucia à avuto un tumore alla prostata? Non dirlo a nessuno, mi raccomando!
Si bisbiglia, nemmeno si parlasse di uno che è stato beccato dalla polizia con tre ettogrammi di cocaina in casa.
Eh, à un tumore alla prostata la signora Lucia, e quindi?
Non stai dicendo che è una criminale, che le è fallita la cartolibreria perché si è giocata tutto ai videopocher, che non sa fare la somma di due numeri complessi…
Stai dicendo che à una malattia, nessuna colpa, nessuna accezione negativa. Perché allora bisbigliare?

Non so, qui c’è qualche riferimento (demenziale, va da sé) culturale che mi manca.
Perché cavolo la gente si scalda tanto e si dimena dicendo che non è una malattia!!!1!11!
Perché di dà questa connotazione moralmente negativa alla malattia, nemmeno fosse una colpa?

Ma sono l’unico che…

May 28th, 2013 by mattia | 5 Comments | Filed in riflessioni

… quando cucina un cibo seguendo una ricetta misura accuratamente la massa gli ingredienti (cercando paranoicamente di “centrarla” al grammo) pur sapendo che un po’ se ne perderà comunque sui recipienti? [e che quindi tutta quella precisione non serve a nulla]

… che non si ricorda mai la sintassi del save in Matlab?

… quando va a teatro ritiene quasi sempre eccessivi e fuori luogo – fino a diventare irritanti – i lunghissimi applausi e le numerose entrate-uscite di direttore, solisti, e compagnia cantante?

 

 

Tutti uguali. Anche loro.

May 26th, 2013 by mattia | 12 Comments | Filed in politica, riflessioni

Parlo quando ancora il dato dell’affluenza è quello della domenica alle 22.
Non è vietato che vadano a votare tutti domani mattina facendo la coda ai seggi mentre lieti festeggiano il voto.

Esclusi questi inverosimili scenari molto probabilmente anche l’affluenza finale sarà un disastro. Perdere in 15% (il 20% a Roma) è tanto.

Poi potete fare tutti i discorsi che volete, non sono politiche, c’è il brutto tempo, il gomito mi fa contatto col piede…

Il dato però è evidente. Tutti diranno domani le solite cose: la crisi della politica, la disaffezione, la classe dirigente che non sa dare risposte…

Ma queste cose le dicono da decenni, le dicono ogni volta che l’affluenza cala.

Il punto politico qua è un altro: il M5S à fallito.

Il suo unico compito (tra l’altro rivendicato da grillo) era incanalare in forme democratiche l’antipolitica. Dovevano prendere i voti dei delusi che altrimenti avrebbero disertato le urne. E ànno fallito, perché i delusi ànno continuato a disertare le urne, con o senza grillini sulla scheda.
La valvola di sfogo è fallita: la scure dell’astensione come giudizio globale sulla mala-politica (siete tutti indegni del mio voto, non voto nessuno!) comprende anche loro. Anche loro come tutti gli altri.

Magari domani agli scrutini sembrerà che avranno avuto successo perché prenderanno tanti voti e strapperanno qualche sindaco. Non si vedrà che però quei voti sono voi di gente che prima votava altri partiti e ora vota M5S, tipo tutti gli ex elettori del PD convertiti al grillismo. Gente che vota comunque.
Di elettori delusi dalla politica che sono tornati a votare solo perché c’era il M5S non ne ànno presi, ànno fallito in questo scopo.

E se ànno fallito in questo domandiamoci a cosa possano servire.

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