Archive for the ‘riflessioni’ Category

Donna e betoniera

February 16th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in repubblica ceca, riflessioni


Una nota azienda ceca di materiale per edilizia nel presentare i nuovi cataloghi 2017 coglie l'occasione per evidenziare il grave problema della parità di genere nei cantieri edili.
È ora che tutte le autorità si muovano per promuovere l'aumento delle donne impiegate nell'edilizia. Non è più tollerabile che quelli di muratore, carpentiere, lattoniere etc. siano lavori esclusi alle donne. Bisogna rompere il soffitto di vetro che blocca la carriera delle donne in questo contesto lavorativo  succube del maschilismo.

Che l'ONU istituisca subito la giornata mondiale della donna alla betoniera!

Il comodo suicidio

February 15th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Qualche giorno fa si è suicidato un signore di 30 anni depresso. Ha lasciato una lettera in cui lamentava dei numerosi colloqui di lavoro falliti e del fatto che le donne non gliela davano.
Curiosamente sul secondo fatto non ha commentato nessuno, sul primo invece. Complice anche una frase di chiusura nella sua lettera d'addio in cui attaccava il ministro Poletti hanno scatenato commenti sulla nostra società che non consente un futuro ai giovani, che schiaccia chi non vince...

Due giorni fa si è suicidato un ragazzo di 16 anni perché le forze dell'ordine gli avevano trovato un po' di fumo addosso e gli hanno fatto la perquisizione a casa.
In questo caso non è mancato il senatore secondo cui occorre «legalizzare i derivati della cannabis»,
"Chi glielo spiega ora, ai genitori del sedicenne di Lavagna, cui erano stati sequestrati dieci grammi di hashish, che la normativa sulle sostanze stupefacenti mira a tutelare la salute e l'integrità fisica e psichica dei giovani? Legalizzare i derivati della cannabis"

via

In questi casi penso solo a come certe persone riescona a fare questi commenti. Non tanto per la faccia tosta nello sfruttare dei suicidi per fini politici, quanto per l'insensatezza di tirare qualsivoglia conclusione da questi fatti.

Nel primo caso abbiamo una persona chiaramente depressa. Uno che a 30 anni continua a pretendere di lavorare come grafico nonostante nessuno gli dia un lavoro come tale significa che è completamente scollegato dalla realtà. Una persona normale capisce che non è la sua strada, abbandona le velleità di gioventù e va a fare l'operaio. Non sarà il lavoro che sognava ma almeno si porta a casa la pagnotta.
Nella sua lettera denunciava un futuro in cui non avremo elettricità, cibo... Aveva una visione completamente distorta della realtà (fino a 60 anni fa gran parte degli italiani non si suicidava nonostante facesse davvero una vita di merda, nemmeno paragonabile a quella di oggi).
Uno che vede così nero significa che non è capace di valutare razionalmente quello che lo circonda: che senso ha intavolare dei discorsi partendo da riflessioni del genere?
Se volete fare discorsi e rivendicazioni di classe fatele pure, ma non basatele sulle riflessioni stralunate di un depresso.

Nel secondo caso abbiamo una ragazzo che ha perso la proporzione di quello che era successo. Buttarsi dalla finestra per una cosa del genere è una cosa che può fare solo chi non vede davanti a sé alternativa perché pensa che non ci sia. È capitato perché gli hanno trovato il fumo addosso ma poteva capitare perché se lo avessero bocciato a scuola o se la fidanzatina lo avesse mollato.
E a quel punto cosa fai? Vieni a dirmi che le fidanzatine non devono più mollare nessuno e che gli insegnanti non devono più bocciare?
Perché la logica è la stessa: se bisogna legalizzare la droga altrimenti poi i sedicenni si suicidano allora bisogna anche abolire le bocciature a scuola per lo stesso motivo.

Lo Stato deve fare le cose che ritiene giuste. Se ritiene che droga debba essere legalizzata lo faccia. Ditemi pure che è giusto legalizzare la droga per tutti i buoni motivi di questo mondo, ma non perché altrimenti i ragazzini che perdono la proporzione delle cose si suicidano.

 

Sul referendum propositivo (l’ennesima porcata della Corte incostituzionale)

February 13th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in politica, riflessioni
Qualche settimana fa la Corte costituzionale ha bocciato uno dei referendum proposti dalla CGIL dicendo che era propositivo.
Peccato che non lo poteva fare.

Attenzione: non mi riferisco a questioni di opportunità. Non poteva farlo proprio a livello tecnico. In questo post spiego perché.

Partiamo dall'inizio, l'art. 75 della costituzione. Lo sappiamo tutti a memoria ma ricordarlo male non fa.
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Questo articolo ci dice due cose importanti:

--> Comma 1°: il referendum è abrogativo, e può anche abrogare una legge parzialmente

--> Comma 2°: ci sono leggi su cui non si può fare il referendum

Tenete bene a mente la divisione di questi due commi perché poi ci tornerà utile.

Ovviamente la costituzione detta i principi generali, poi però bisogna fare delle leggi che rendono attuabili nella pratica questi principi. Lo dice la costituzione stessa: la legge determina le modalità di attuazione del referendum. 
Già perché è facile dire che non si può fare un referendum su di una legge di bilancio, ma chi è che decide se quella legge riguarda il bilancio o no?
Chi conta le firme per verificare che siano veramente mezzo milione? A chi vanno consegnate le firme?

Ecco allora che nel 1953 esce la legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1. Questa legge costituzionale stabilisce un po' di cose sul funzionamento della Corte costituzionale, e tra le altre funzioni regola anche le competenze della Corte sul referendum. All'art.2 infatti dice:
Art. 2

Spetta alla Corte costituzionale giudicare se le richieste di referendum abrogativo presentate a norma dell’art. 75 della Costituzione siano ammissibili ai sensi del secondo comma dell’articolo stesso.

Le modalità di tale giudizio saranno stabilite dalla legge che disciplinerà lo svolgimento del referendum popolare.

Qua abbiamo già fatto un passo avanti. Almeno sappiamo chi è che giudica se il referendum è ammissibile o meno: è un compito che spetta alla Corte costituzionale.
Attenzione però, perché questa legge costituzionale non dice che la Corte costituzionale decide come le pare. Mette un paletto ben chiaro: le richieste di referendum devono essere giudicare ammissibili
ai sensi del secondo comma dell’articolo 75 della costituzione

Ma cosa diceva il comma 2° dell'art. 75? Ricordate? Era quello che diceva che non si possono fare referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
La Corte Costituzionale è chiamata a giudicare questo, se il quesito non rientra tra questi casi.

La legge costituzionale non dice che deve controllare se la richiesta è conforme all'art. 75 della costituzione, bensì se è conforme al solo comma secondo.

Quindi non può giudicare non ammissibile una richiesta di referendum dicendo che è propositivo e non abrogativo. Quello sta scritto nel comma primo e la Corte deve giudicare in merito al comma secondo.

Ma andiamo avanti. Passano gli anni e viene fatta una legge ordinaria (legge 25 maggio 1970, n. 352). Questa legge è molto più dettagliata. Stabilisce come si raccolgono le firme, quando si possono depositare e tutte queste cose qui.

Tra una disposizione e l'altra c'è spazio anche per stabilire come come vengono giudicate ammissibili o meno le richieste di referendum abrogativo.

Qui abbiamo due articoli molto chiari. Il primo è l'art. 32 che dice
[...]

Alla scadenza del 30 settembre l'Ufficio centrale costituito presso la Corte di cassazione a norma dell'articolo 12 esamina tutte le richieste depositate, allo scopo di accertare che esse siano conformi alle norme di legge, esclusa la cognizione dell'ammissibilità, ai sensi del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione, la cui decisione è demandata dall'articolo 33 della presente legge alla Corte costituzionale.

[...]


Cioè, tu raccogli le firme, consegni la richiesta di referendum alla Corte di cassazione (attenzione, non alla Corte costituzionale, a quella di cassazione) la quale deve valutare che la richiesta rispetti le leggi.
Tutte le leggi tranne l'ormai famoso comma 2° dell'art. 75 della Costituzione. Su quello decide successivamente la Corte costituzionale.

E infatti l'art. 33 di questa legge specifica:
La Corte costituzionale, a norma dell'articolo 2 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, decide con sentenza, da pubblicarsi entro il 10 febbraio, quali tra le richieste siano ammesse e quali respinte, perché contrarie al disposto del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione.

Ancora una volta abbiamo ribadito che la Corte costituzionale deve limitarsi a decidere se la richiesta di referendum è conforme al comma 2°, cioè che non sia su di una legge tributaria, di bilancio e così via.
Non è compito della Corte costituzionale decidere se è propositivo o abrogativo, perché quello sta nel comma 1°, quindi è compito della Corte di cassazione, visto che è essa deputata a verificare che la richiesta sia conforme alle leggi (ad esclusione del comma 2°).

E infatti questo controllo la Corte di cassazione lo fa. Verifica le firme, verifica i certificati elettorali e le date dei bolli, ma verifica anche i quesiti. Verifica che siano conformi alle disposizioni della legge 352/70 che stabilisce che

[...] si devono indicare i termini del quesito che si intende sottoporre alla votazione popolare, e la legge o l'atto avente forza di legge dei quali si propone l'abrogazione, completando la formula volete che sia abrogata. . .» con la data, il numero e il titolo della legge o dell'atto avente valore di legge sul quale il referendum sia richiesto.

e ancora

Qualora si richieda referendum per abrogazione parziale, nella formula indicata al precedente comma deve essere inserita anche l'indicazione del numero dell'articolo o degli articoli sui quali referendum sia richiesto.


e fin nel dettaglio

Qualora si richieda referendum per la abrogazione di parte di uno o più articoli di legge, oltre all'indicazione della legge e dell'articolo di cui ai precedenti commi primo e secondo, deve essere inserita l'indicazione del comma, e dovrà essere altresì integralmente trascritto il testo letterale delle disposizioni di legge delle quali sia proposta l'abrogazione.

La Corte di cassazione verifica che tutte queste norme siano rispettate e dà l'ok.
È questo il controllo sul fatto che il referendum sia abrogativo. È qui che la corte di cassazione verifica che il quesito cancelli una legge o parte di essa e che non introduca nuove norme.

Ovviamente il giudizio è tecnico. Non è una questione politica, non dànno un giudizio sul fatto che con quella abrogazione si crea una legge nuova. Si limitano freddamente a osservare che il quesito cancella parti di una legge.

E allora a chi tocca valutare se il quesito è "fintamente abrogativo"? A nessuno. Perché la Corte costituzionale - l'abbiamo già visto mille volte - si deve limitare a entrare nel merito del comma secondo.
Nessuno deve giudicare se il quesito è "fintamente abrogativo" perché è un giudizio che non esiste. Se il quesito elenca le parti della legge da abrogare è a posto. Quello del quesito "fintamente abrogativo ma in realtà propositivo" è un giudizio che si è inventata la Corte costituzionale di sana pianta, senza che nessuna legge le avesse dato il potere di farlo.

Fondamentalmente la legge (costituzionale e ordinaria) consente il trolling di un quesito fintamente abrogativo. Se proprio vogliamo sarebbe la Corte di cassazione a giudicare se non rispetta il comma primo dell'art. 75 della Costituzione (ma non lo farà mai perché essa dà un giudizio tecnico, non politico). Di sicuro non è la Corte costituzionale a poterlo fare.
È scritto in tutte le salse che si devono limitare a giudicare sul comma secondo.

Il problema è che sopra la Corte costituzionale non c'è nessuno che gli possa dare un calcio nel sedere richiamandoli a rispettare la legge quindi fanno quello che vogliono, arrogandosi funzioni che non hanno.

La cosa curiosa è che sarebbe pure difficile impedirglielo. Cosa fai? Una legge di interpretazione autentica in cui dici che l'articolo
Alla scadenza del 30 settembre l'Ufficio centrale costituito presso la Corte di cassazione a norma dell'articolo 12 esamina tutte le richieste depositate, allo scopo di accertare che esse siano conformi alle norme di legge, esclusa la cognizione dell'ammissibilità, ai sensi del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione, la cui decisione è demandata dall'articolo 33 della presente legge alla Corte costituzionale.

è da intendersi nel senso che la Corte di cassazione verifica che le richieste siano conformi a tutte le leggi (compreso il comma 1 dell'art. 75 della Costituzione!) ad eccezione dell'ammissibilità di cui al comma secondo perché di quella si occupa la Corte costituzionale?

Ma è esattamente quello che c'è scritto! Fai una legge di interpretazione autentica di una cosa su cui non c'è alcun dubbio interpretativo?

Questa è solo l'ennesima porcata che fa la Corte costituzionale italiana, dopo essersi presa il potere legislativo che non le spetta.

Ah, per concludere, per quelli che mi dicono "eh, ma non è giusto che un quesito sia fintamente abrogativo" ricordo che un metodo molto semplice per ridurre questo trolling è scrivere le leggi come Dio comanda. Basterebbe evitare di scrivere articolo con venti subordinate che si prestano al taglia e cuci e scrivere invece articolo con frasi brevi e concise. Si capirebbero più facilmente e non potresti giocare con taglia e cuci.

 

Imbarazzanti

February 8th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in riflessioni
Lo ammetto: ieri ho visto 15 minuti del Festival di Sanremo.

Poi non ho retto. Canzoni banali e presentatori imbarazzanti.

Soprattutto questi ultimi: due persone che recitavano un testo scritto da alcuni autori senza esserne capaci. Leggevano il testo che gli avevano preparato per ogni canzone... e si vedeva che leggevano. C'era Conti con gli occhi di lato rispetto alla telecamera che lo inquadrava per poter leggere il gobbo. Possibile?
Possibile che ad uno spettacolo di questo livello non siano capaci di mettergli un gobbo nella posizione giusta per non far notare che legge?

Le discussioni tra i due presentatori poi erano tutto fuorché naturali. Facevano finta di parlare tra loro ma si vedeva lontano 1 km che stavano recitando una parte. Che per carità, è normale che i presentatori usino testi che hanno scritto per loro gli autori, ma questi due erano tutto fuorché naturali.

Sarà che è una gara e devono stare attenti a non dire un aggettivo in più o in meno altrimenti li accusano di favorire un cantante alle spese degli altri. Sarà che non avevano mai lavorato insieme (sembrava un concerto in cui il direttore non conosce l'orchestra e si stente che manca l'intesa). Sarà quel che sarà ma l'effetto era devastante.
Persino il salumiere di Maggianico che per hobby presentava il Cantamalgrate era più naturale nella presentazione.

Io sono rimasto sconvolto.
Vale davvero mezzo milione di euro una presentazione così se salumiere di Maggianico con trentamila lire presentava meglio?

Seicento più uno

February 8th, 2017 by mattia | 29 Comments | Filed in riflessioni
Ha fatto molto discutere la lettera di alcuni professori sul declino delle capacità linguistiche degli studenti italiani. Studenti universitari che non sanno scrivere correttamente ed esprimersi in modo efficace.

Io insegno in inglese ma posso dire che il problema è analogo.

Una precisazione però: uno studente sotto esame si esprime in modo diverso da come fa di solito perché ha il nervosismo tipico dell'esame. Ha paura di fare un errore nella risposta quindi tentenna, cammina su pavimenti di uova pensando che un aggettivo sbagliato possa romperne una, non parla così di solito.

Dopodiché, anche io mi sono trovato in mano esami o relazioni coi classici errori tipo "its" al posto di "it's" e compagnia cantante. Non sono madrelingua i miei studenti, sta bene, ma uno studente universitario che studia in inglese dovrebbe evitare certi orrori.

La prima considerazione: delle volte è solo pigrizia. Quando gli abbassi i voti anche solo per questi orrori di forma poi ci mettono più impegno, curano la grammatica e l'ortografia e scrivono meglio. Per questi basterebbe anche solo prendere la questione di petto e abbassare i voti per la sciatteria linguistica.

Poi ci sono gli altri, quelli proprio ignoranti. Ed è una cosa che non si limita alla lingua, ma anche al calcolo e a quelle cose banali come le equivalenze che sapeva fare mia nonna con la terza elementare e che oggi non sanno fare molti di coloro che hanno un diploma di maturità. Chiedete a un po' di gente di dirvi quanti decimetri cubi ci sono in un metro cubo: è una cosa che domando spesso e le risposte sono esilaranti.

E con questi cosa si fa? C'è un problema di fondo: come lo risolviamo?
Tornando indietro.

Perché se mia nonna colla terza elementare era più istruita di un analfabeta che fa le scuole superiori oggi allora significa che la scuola dell'epoca funzionava meglio (al netto delle bacchettate sulle dita).
È inutile che cerchiate scuse: se dalla scuola escono analfabeti con un diploma in tasca significa che la scuola ha fallito.

Da cosa dipende tutto questo? Dal lassismo nel dare voti e promozioni (ne parlavamo giusto qualche post fa): un esame in cui il 99,5% degli studenti è promosso non è un esame.
Bisogna bocciare. Anche - e soprattutto - negli anni precedenti. Senza nemmeno accennare al discorso "non possiamo bocciare tutti!". Sì, potete bocciare tutti. Se in una classe ci sono 27 alunni e solo due meritano la promozione si bocciano tutti tranne quei due.
Perché altrimenti venite a dirmi che ci sono scuole dove bocciano il 40% dicendo che è tanto, quando invece dovrebbero bocciare il 90% e la differenza è un 50% di gente che non deve passare ma che passa perché c'è un 40% peggiore.

Smettiamola, per cortesia, di inseguire le statistiche in cui dicono che abbiamo il numero più basso di diplomati e laureati d'Europa e che quindi dobbiamo aumentarli.
Aumentarli così non serve a niente.

Secondo: smettiamola di fare le mammine. Non venite a dirmi che se poi li bocci quelli lasciano la scuola e sono "persi". A quindici anni un ragazzo deve iniziare a maturare, deve capire che gli serve studiare. Sta iniziando ad affrontare la vita, e la vita è fatta così, nessuno ti regala niente, devi lottare per ottenere qualcosa. La scuola deve smetterla di addolcire la pillola, perché quel momento di scontro con la vita arriverà prima o poi. Imparino nella scuola che ognuno è artefice di se stesso e che ognuno prende le proprie decisioni per se stesso. Se li boccio abbandonano la scuola? Scelta loro. Non sono la loro mammina.

Terzo: magari sarebbe anche meglio fare qualche passo indietro nella didattica. È inutile che la scuola organizzi mille attività extra curriculari, laboratori di educazione alla raccolta differenziata o laboratori teatrali se poi dalla scuola escono capre ignoranti.
Sia chiaro, piacerebbe anche a me una scuola dove si forma un cittadino nel suo complesso, molti temi di queste attività stanno a cuore anche a me. Ma se poi ti esce dalla maturità una persona analfabeta allora forse è il caso di fermarsi un attimo a ridiscutere le priorità.
Magari è meglio smetterla di fare POF chilometrici, certificazioni di qualità, e altre scartoffie varie. Forse tutta l'energia che viene messa in queste cose dovrebbe essere investita nell'insegnamento duro degli studenti. Bacchettate sulle dita e filare.
Perché una volta non si facevano tutto ciò: c'era l'insegnante che insegnava e basta. Arrivava l'ispettore ogni tanto a interrogare gli studenti e verificare che i voti sul registro fossero giusti.*
E i risultati erano migliori (in un contesto dove, tra l'altro, le disponibilità delle famiglie erano minori).
Se tutto questo modernismo nella didattica ha fallito - e visti i risultati ha fallito - allora è meglio tornare indietro.

 

*Piesse: io ho fatto sei anni di scuola superiore senza vedere mai una volta (mai!) il preside che faceva un'ispezione in aula. Tanto meno un ispettore (a me qui vengono a fare le ispezioni mentre insegno).

Se proprio volete rubare state attenti a chi chiedete di tenere il sacco

February 8th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in riflessioni
Email ricevuta l'altro ieri
Ciao Mattia,volevo chiedervi delle info riguardo il neodimio.Siete voi la persona dell'articolo a riguardo del neodimio ............?

Tralasciamo la punteggiatura da incriminazione per delitti contro l'umanità.
Cosa vuoi che ti dica del neodimio? È un elemento chimico.

In realtà voleva informazioni sui magneti al neodimio-ferro-boro. Più o meno è come cercare informazioni sul bronzo e chiedere se sai qualcosa del rame.

Ero tentato di rispondergli così, ma mi sono trattenuto. Perché sapevo dove andava a parare. Così gli ho scritto
Cosa ti serve sapere?

e quello mi risponde
esiste una posizione ben precisa in cui posizionare il neodimio, o basta
semplicemente poggiarlo su?

roba da analfabetismo funzionale.
Appoggiarlo su cosa? Per che scopo? Perché dài per scontate cose che il tuo interlocutore potrebbe non sapere?
scusa, dov’è che vorresti appoggiarlo?

e lui
sul contatore

ancora... sul contatore di cosa?
Mi stai chiedendo di insegnarti come manomettere il contatore dell’elettricità?

Finalmente si decide a mettere insieme più di tre parole
in officina parlando con il mio capo tecnico mi diceva che una cosa del genere
e' impossibile. per curiosita' ci abbiamo provato in quanto usiamo i magneti
per altri lavori in officina, ma non abbiamo avuto risultato al che mi sono
avventurato a fare ricerche finche' sono arrivato al vostro articolo

Apperò!
Lo sai che è un reato vero?
Sarà mia premura mandare i tuoi contatti alla polizia.

E qui inizia a cagarsi sotto
ho per caso chiesto una cosa che non dovevo?

 
Sì, mi hai chiesto di spiegarti come commettere un reato.
Auguri.

 
Vi chiedo scusa,non era mia intenzione e non sara' mai mia intenzione fare una
cosa del genere.ero semplicemente curioso perche' dopo ever letto il vostro
articolo e non avendo avuto nessun risultato mi era nato il dubbio.infatti io
avevo semplicemente chiesto se ci fosse una posizione ben precisa, o e' una
bufala come leggevo in piu articoli

 

Ah, era solo curiosità! Cercava di manomettere il contatore dell'elettricità ma mica per rubare! Solo per curiosità.
Troppo tardi. Domani mattina parte l’esposto alla polizia.

 
vero?

E lì mi sono fermato. Avevo pensato di continuare il gioco su altri livelli (il tizio è stato così furbo da usare l'email connessa al profilo FB, così ho scoperto chi era e dove abitava) ma telefonargli fingendomi un agente di polizia sarebbe stato un po' illegale.

Morale della favola: se cercate di commettere un reato come il furto di elettricità magari non parlatene con il primo che passa su internet. Che magari io ero figlio di un finanziere e un'ispezioncina vi arrivava comunque.

Tesi di abilitazione finita

February 8th, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in riflessioni
Manca solo la revisione di inglese.

E la stampa di tutto quanto.

La prossima settimana si consegna.

Il sentimento di liberazione inizia a farsi sentire prepotente.

Ciao.

Mammofobi!

February 6th, 2017 by mattia | 19 Comments | Filed in riflessioni
Oggi stavo pensando a quei casi in cui delle mamme vengono allontanate da luoghi pubblici perché allattano al seno il figlio. Che per carità, capisco che a qualcuno possa dare fastidio vedere una che tira fuori una tetta in pubblico (ognuno ha sensibilità diverse), ma è una di quelle cose per cui basta guardare da un'altra parte e il problema è risolto. Non è come un rumore molesto che sei obbligato a sentirlo. Fortunatamente non abbiamo una vista a 2 π radianti, quindi basta volgere lo sguardo altrove e sei a posto. Un po' di fastidio per essere obbligati a guardare altrove, ok, ma non si muore.
Basta un po' di buon senso da parte della gente e di discrezione da parte della madre.

Così quando sento questi casi di donne allontanate rimango stupito. L'ultimo caso è successo pochi giorni fa in un ufficio postale ma di casi simili se ne sentono spesso.
Ora io mi chiedo, cosa sarebbe successo se anziché una mamma che allatta al seno suo figlio in quell'ufficio postale ci fossero stati due uomini che limonavano duro? Cosa sarebbe successo se li avessero cacciati dicendo che non era lecito farlo in pubblico?

Sarebbe partita la campagna scandalizzata contro l'omofobia con toni apocalittici, associazioni sul piede di guerra, ricorsi al corte europea dei diritti di stocazzo.
Qualche associazione ghei avrebbe anche provato a estorcere un anno di forniture postali gratis per dimostrare che quell'ufficio postale non è omofobo (ogni riferimento bla bla bla è puramente intenzionale).
Qualche deputato avrebbe chiesto di fare presto sulla legge contro l'omofobia.

Per le mamme che vengono cacciate in pubblico invece niente. Giusto un articolo sul giornale, mezza dichiarazione pubblica e poco più. Nessuna rivolta.

Anzi, pubblicamente puoi anche dire che sei contrario all'allattamento al seno in pubblico e nessuno ti sbranerà. È una posizione socialmente accettata.  Hai la libertà di pensarla così e gli altri ti risponderanno con le loro ragioni a favore dell'allattamento al seno in pubblico.
Non ti risponderanno mammofobico! mammofobico! mammofobico!

Forse il problema è proprio quello: non c'è un aggettivo in -fobico.
E non ci sono associazioni di categoria pronte a scatenare gli eserciti per fare burdellloooo.

Il risultato è che viviamo in una società in cui se dici che ti fa schifo vedere il ghei praid con questi tizi mezzi biotti con il picio di fuori allora sei uno schifoso bigotto retrogrado.
Se invece dici che ti dà fastidio un mamma che tira fuori una tetta per allattare il figlio allora tutto ok, nessuno ti assale più di tanto.

Dove stiamo andando?

 

Piesse: si noti la piccolissima differenza; i primi non hanno bisogno di limonare duro all'ufficio postale o di tirare fuori il picio in manifestazione, la seconda invece ha bisogno di nutrire il figlio, perché in quel momento ne ha bisogno.