Archive for the ‘riflessioni’ Category

Non esiste una domanda scema

December 8th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in praga, repubblica ceca, riflessioni
L'altro giorno a lezione:

- Signori, mi è stato detto che qualcuno, tra voi, ha paura di fare domande a lezione perché se la domanda è scema poi gli altri studenti ridono.
Non abbiate timore! Fatela la domanda, anche se temete sia una domanda scema. Ovviamente è molto probabile che sia una domanda scema, figuratevi.
E se qualcuno ha paura degli altri studenti... facciamo così: voi mi mostrate un volto confuso e io capisco che devo ripetere, così nessuno viene a sapere che non avete capito niente. Tanto voi mica vi guardate in faccia, vedo solo io l'espressione che fate.

Studente:
- Ma Signore, non esiste una domanda stupida!

Io:
- Oh sì che esiste, mi creda, esistono eccome domande stupide! Non ha idea di quante ne ho sentite.

 

Ecco, prima o poi scoverò anche quel dannato che ha messo in giro questa voce che non esistono domande sceme.

Meno credibili di una scoreggia

December 3rd, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, riflessioni
Io lo dissi quando si parlava di pussi raiot, e lo dico di nuovo ora per questi quattro nazischin che sono andati a leggere un volantino nella sede di un'associazione pro-clandestini a Como.

In un luogo privato tu non vai a rompere il cazzo, perché è un attacco alla libertà di riunione. Può essere la cattedrale di Mosca, la sede di un'associazione o qualsiasi altro posto. Ognuno ha diritto di riunirsi senza aver timore di irruzioni da parte di oppositori. Puoi fare delle proteste sulla pubblica via, puoi chiedere che il movimento venga messo fuori legge, ma finché è legale tu non puoi rompere il cazzo in casa d'altri. In luogo pubblico sì ma non entri nella sede di un movimento a rompere il cazzo.

Questa cosa però io la dico sempre, in tutti i casi. Ci sono invece alcuni  che si scandalizzano solo quando l'irruzione la fanno quelli che gli stanno antipatici.
Perché il problema è proprio questo: molti di coloro che si stracciano le vesti per i quattro nazischin di Como sono le stesse persone che cinque anni fa esaltavano le pussi raiot che avevano fatto esattamente la stessa cosa. Anzi, peggio. Perché i nazischin di Como si sono limitati a leggere un comunicato, mentre le pussi raiot sono andate a fare una messa in scena sacrilega sul presbiterio.
Oppure prendete le femen che si denudarono in piazza San Pietro durante l'angelus o quelle che attaccarono l'arcivescovo di Bruxelles durante una lezione all'università. Ricordate?
In quel caso repubblica titolò "Femen, attacco all'acqua santa contro l'omofobia" non "Attacco di fasciste alla libertà di riunione". Io me li ricordo quelli che ridevano dandosi di gomito. Sono gli stessi che adesso condannano l'attacco alla libertà dei riunione perpetrato dai quattro nazischin a Como.

Perché i fascisti sono sempre gli altri. Quando i fascisti sono i tuoi allora non sono più fascisti. Anzi, sono degli eroi.

Capite perché tutte queste persone, che adesso stanno protestando per l'irruzione dei nazischin a Como, hanno meno credibilità di una scoreggia?

Pubblica amministrazione 0.0

November 28th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in riflessioni, w la fisica
Tra le mille faccende burocratiche da sbrigare per candidarsi (e che non vi racconto per non farvi cadere le balle) c'è anche la necessità di eleggere domicilio in Roma per ricevere le comunicazioni dell'ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la corte d'appello di Roma.

Perché, perché se capita qualcosa e ti devono notificare un atto ti mandano il messo notificatore bardato col tabarro a bordo di un cavallo a portati le carte brevi manu.
Mica che usano la PEC, no!, troppo comoda.

Prima inventano la PEC, creano un contesto di leggi e tecnologie che consentono la trasmissione di atti aventi valore legale come se fossero una raccomandata, con la differenza che il tempo di trasmissione è praticamente nullo e il costo è ridicolo (la PEC l'ho pagata 5 euro per un anno e una raccomandata costa 5,75 euro). Poi però decidono di non usarla.
Ci sarebbe uno strumento semplicemente perfetto per consentire la comunicazione ufficiale tra l'ufficio centrale presso la corte d'appello e i rappresentati dei movimenti politici e invece non lo usano.

Preciso, la colpa è della politica. L'obbligo di eleggere domicilio a Roma sta nella legge, non è un vezzo della corte d'appello. Ma io dico, fanno mille riforme della legge elettorale, due minuti per un emendamento che aggiorna la legge alla PEC non lo trovavano?

Niente, adesso sto cercando qualche studio legale a Roma che mi consenta di eleggere domicilio da loro. Ma santo cielo, possibile che siamo ancora a questi livelli?

Altro che 2.0, siamo a 0.0. E forse sforiamo nei negativi.

Piesse: per quelli che mi chiedono se non posso eleggere domicilio in altro comune italiano, la risposta è no. Altrimenti bisogna mandare il messo notificatore in giro per l'italia sul treno a vapore pagandogli il biglietto di terza classe.

Quasi due lauree

November 20th, 2017 by mattia | 28 Comments | Filed in politica, riflessioni
Gli ho sentito dire questa cosa più di una volta. È un po' di tempo che di battista va in giro a dire che ha "quasi due lauree e un master".

Non entro nel merito della prima laurea, che secondo uichipidia ha preso al DAMS, corso di studio noto per essere tra i più difficili nel panorama accademico mondiale. Si narra di studenti che hanno dovuto ripetere il corso di "chitarra per autogestione" cinque volte perché s'incartavano sempre nel fare il giro di Do (per molti il Sol7 è un ostacolo insormontabile). Una facoltà così selettiva che ogni anno il test d'accesso a medicina viene messo qualche settimana dopo quello per il DAMS in modo da raccogliere gli studenti che non essendo riusciti ad accedere al DAMS ripiegano per la carriera medica (magari studiando lì un anno o due in attesa di riuscire finalmente ad accedere al DAMS in un prossimo test d'ingresso).

Una laurea così importante non la discutiamo nemmeno, ci mancherebbe altro. Piuttosto mi chiedo: che cosa significa "quasi due lauree"?
Una laurea o ce l'hai o no. Non esiste il concetto di "quasi laurea". Hai finito gli esami, dato la tesi e ricevuto il titolo di studio? Dici "ho due lauree". In caso contrario dici solo "ho una laurea".

Non ho la più pallida idea di cosa intenda quando dice che ha "quasi due lauree", ma mi suona provinciale quasi quanto la minetti che chiamava berlusconi e presentandogli le olgettine gli diceva "sai, anche questa ha due lauree", quando in realtà aveva una triennale e una magistrale.
A questi livelli siamo.

La legge di Butta

November 14th, 2017 by mattia | 8 Comments | Filed in riflessioni
Che poi la soddisfazione è durata due giorni, poi è subentrata la rutìn quotidiana e che sia diventato professore manco me ne accorgo. A parte ieri pomeriggio; mi bussa alla porta uno studente sudafricano che mi chiede se sono il professor Butta. Gli ho dovuto rispondere di sì e m'ha fatto strano. Ma prima o poi mi ci abituerò.

Colgo però l'occasione per formulare quella che chiamerò la legge di Butta. Una legge che ricalca la legge di Godwin
Man mano che una discussione su internet si allunga, e tu sei un professore, la probabilità che il tuo interlocutore - a corto di argomenti - se ne esca chiamandoti "professore/professorone" o ti dica sarcasticamente "io sono solo un ignorante, hai ragione tu professore" tende a uno.

Anche se tu ovviamente non hai nemmeno menzionato di striscio di essere un professore.

Se scatta la legge di Butta la discussione termina lì, visto che sminuire un interlocutore attribuendogli un principio d'autorità che non ha mai invocato è una fallacia.

Mai invocare la legge di Butta se volete proseguire la conversazione.

Ribadire l’ovvio

November 6th, 2017 by mattia | 31 Comments | Filed in ignoranza, riflessioni
Non conoscevo questa vicenda. L'ho scoperta solo ieri con un commento qui sotto. L'MIT ha deciso di eliminare dal proprio sito internet le lezioni di fisica di Walter Lewin. Questo perché il professore è stato accusato di molestie sessuali da una ex studentessa (in pratica le aveva chiesto di mandargli foto piccanti via internet).

Non entro nel merito delle accuse e della loro veridicità, non m'interessa nemmeno. Walter Lewin potrebbe essere anche un criminale della peggior specie: le sue lezioni rimangono ottime.
Lezioni che dovrebbero essere prese a modello dagli insegnanti. Ok, qualche volta è inciampato pure lui e delle volte le lezioni erano effettivamente un po' elementari, quasi più per intrattenere che per insegnare. Ma rimangono ottime lezioni. Diciamo che dopo le sue lezioni è utile frequentare lezioni "classiche" per formalizzare e approfondire. Ma insomma, se le paragonate a certe lezioni del consorzio Nettuno (che di solito uso per prendere sonno quando soffro d'insonnia) sono dei capolavori dell'insegnamento.

Per fortuna i video delle sue lezioni sono ancora disponibili sul suo canale iutiub personale, ma forse MIT potrebbe fargli causa reclamando per sé i diritti d'autore delle lezioni (non ho approfondito, non so se i diritti d'autore appartengono all'insegnante o alla scuola).
La perdita è (per adesso) limitata, ma il fatto resta gravissimo. Parliamo di lezioni di fisica che avevano tantissimi spettatori, parliamo di un canale su iutiub che fa i grandi numeri senza mostrare culi, tette, candid camera e parodie dell'ultima cagata di rovazzi. Significa che erano lezioni apprezzate e utili a tante persone. Toglierle è semplicemente un'idiozia.

Idiota più o meno come rinunciare ai transistor perché il suo inventore aveva idee di eugenetica molto simili a quelle dello zio adolfo. Ah no, quello non lo fanno perché altrimenti dovremmo buttare via qualsiasi gingillo elettronico e... come dire, la nostra società sparirebbe.

Questo episodio mi ha molto turbato. Una volta almeno mettevano all'indice i libri che avevano un contenuto "non conforme" al pensiero dominante. Censura condannabile, certo, ma almeno si parlava del contenuto. Qui invece non bruciano le lezioni per via del contenuto, le bruciano perché l'autore è "non conforme". Che è ben peggio visto che è una censura senza senso logico.

Sono questi casi che mi spingono a parlare pubblicamente, a impegnarmi per dire l'ovvio. Perché ormai sembra che sia rivoluzionario dire delle ovvietà, come il fatto che eliminare quelle ottime lezioni (e privare persone di un'opportunità di apprendimento) è una totale idiozia.
Sento il dovere morale di denunciare che questo viene fatto da una università, un'istituzione cioè che dovrebbe coltivare il sapere, non ostacolarlo. Sento il bisogno di dire che l'università non può riempirsi di idioti che prendono decisioni idiote.

Ma cosa facciamo? Come ci ribelliamo a questa idiozia?
Io nel mio piccolo inizio a considerare queste università come indegne di tale nome. Per me da oggi una laurea presa all'MIT vale quanto la carta straccia. Per me una persona laureata all'MIT non è laureata.

Queste istituzioni vivono della loro fama, che - specialmente in un paese dove non c'è il valore legale dei titoli di studio - costituisce il loro unico patrimonio. Bisogna dunque colpirli lì. Se il mondo iniziasse a considerare una laurea dell'MIT pari alla carta straccia la gente non andrebbe più in quella Università.
Utopia? Non proprio. Perché certe scelte idiote, come questa, sono prese per paura dell'opinione pubblica. L'università ha la fregola di non venire associata al nome del Prof. Lewin, ha paura degli idioti e della shitstorm che possono causare, quindi cancellano tutto.
Dovremmo esserci invece noi a causare una shitstorm opposta contro la cancellazione delle lezioni. Quando inizieranno ad avere più paura di noi allora prenderanno le decisioni giuste.

La domanda però adesso diventa: come mai non c'è stata questa shitstorm? Perché il mondo accademico non si è ribellato a un atto così sconsiderato contro l'istruzione?
Ho fatto qualche ricerca e ho trovato solo piccoli cenni di iniziative contrarie a questa decisione. Magari non sono stato capace io di trovare queste notizie, ma insomma, la cancellazione di quelle lezioni avrebbe dovuto causare la ribellione del mondo accademico. Gli insegnanti dell'MIT avrebbero dovuto fare i picchetti davanti al rettorato.
Perché invece c'è questo silenzio? Hanno tutti paura di alzarsi in piedi e dire l'ovvio?

 

Svuotiamo i musei

November 5th, 2017 by mattia | 10 Comments | Filed in riflessioni
La storia è piena di artisti che hanno avuto comportamenti disdicevoli.

Il primo che mi viene in mente è Caravaggio il quale ha passato la vita a scappare dai grane con la legge (aveva il brutto vizio di ammazzare la gente). Ma c'è anche Leonardo da Vinci, il quale andò a processo per prostituzione minorile. Poi vabbe', al processo fu assolto, si dice, perché un altro degli arrestati era amico di qualche potente.

Non è che se Caravaggio ammazzava la gente e Leonardo da Vinci s'inculava i prostituti minorenni allora togliamo le loro opere dai musei, no?

No, perché sta passando questa idea che quando si valuta un'opera artistica bisogna anche censurare tutto quello che viene fatto da un artista con la fedina penale non proprio limpida.
Quando io faccio un applauso a un artista lo faccio per esprimere il mio la mia ammirazione alla sua opera d'arte, non è un giudizio morale alla sua persona. Quindi di tutto ciò che fa fuori dal contesto artistico non me ne fotte un cazzo.

Altrimenti guardate che dobbiamo svuotare i musei, bruciare tonnellate di spartiti e pellicole cinematografiche.

Seriamente, cerchiamo di non perdere la razionalità.

Ma chi lo dice che bisogna subire?

October 31st, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, riflessioni
Non so se avete visto il video in cui adinolfi viene molestato da un uomo nudo a Novara durante una presentazione del suo ultimo libro. Lo trovate qui.

A me sinceramente non interessa tutto il lato politico e ideologico della vicenda, dico solo che chi s'illude di metterlo alla berlina con queste iniziative non capisce che gli regala solo pubblicità, gli serve su di un piatto d'argento il ruolo della vittima che tanto gli fa comodo.

Piuttosto volevo riflettere sul commento che ha fatto poi lo stesso adinolfi:
una molestia continua che aveva come finalità quella di provocare una mia reazione violenta a beneficio della telecamera del complice che mi inquadrava

Si vanta di non essere caduto nel tranello. Gli fanno i complimenti per non aver reagito.

Ma scusate, dove sta scritto che non bisogna reagire? Perché altrimenti dicono in giro che sei violento? No, scusate, ma se un uomo nudo (ma anche vestito, eh) viene a toccarmi lascivo come quello del video e non la smette nonostante gli si dica di piantarla e gli si spostino le mani... be', io col cazzo che subisco.
Reagisco eccome. Con una forza ovviamente proporzionale all'offesa, sia chiaro, con lo scopo di immobilizzarlo o di evitare che si avvicini a me.
E guai a chi si azzarda a dirmi che sono violento. Questa non è violenza, è legittima difesa.

Poi oh, se uno fonda un partito basato sul Vangelo forse è tenuto a porgere l'altra guancia anche quando lo molestano (no, aspetta, probabilmente anche questa è una stronzata). In ogni caso è una scelta sua. Nessuno è tenuto a sopportare molestie di quel tipo per evitare di essere tacciato come violento. Difendersi è un diritto.
Ah, e per quelli che dicono "se vieni aggredito devi chiamare la polizia", mi spiegate dove stava la polizia in quel video? Era lì in sala, non è che hanno dovuto chiamare il 113 e farla accorrere: come mai ci ha messo così tanto a intervenire? Forse hanno paura anche loro di toccare gli intoccabili?

Fotte sega, se la polizia non interviene mi difendo io. Ripeto, con una forza proporzionale all'offesa e atta non a nuocere all'opponente ma a evitare danni maggiori.
Se pensate che questa sia violenza e io debba subire avete qualche neurone che non funziona.