Archive for the ‘riflessioni’ Category

W la Fica

June 27th, 2017 by mattia | 27 Comments | Filed in riflessioni
Ho aspettato qualche giorno perché a me sembrava palesemente una bufala, una di quelle "notizie" in stile Lercio. Ma niente, nonostante l'attesa non è arrivata alcuna smentita, quindi suppongo la notizia sia autentica.
Mi riferisco, ovviamente, al caso del tizio che ha esposto lo striscione "W la Fica" per salutare il ghei praid e si è trovato i carabinieri a casa.

Ci sarebbero molte cose da raccontare. Tipo che in una società dove la gente è un minimo istruita non esisterebbe un caso del genere anche solo perché non esisterebbe il ghei praid. Non ha infatti senso logico essere orgogliosi di una caratteristica fisica che ti è capitata. Puoi essere orgoglioso della tua laurea o di aver vinto una gara sportive perché sono obiettivi che raggiungi con impegno, ma non ha senso logico essere orgogliosi di avere i capelli ricci, per esempio. Che hai fatto per meritarli?

Si potrebbe fare tutto un discorso sul mondo che va alla rovescia, sul fatto che si possa andare in giro mezzi biotti in pieno giorno ma guai a dire che ti piace la fica. Come se l'idea che ci sia ancora qualcuno a cui piace la sia offensiva verso qualcuno. E allora chi è l'intollerante?

Ma queste cose le avrete sentite tipo mille volte in questi giorni, quindi che senso ha ripetersele?

No, non è questo ciò di cui volevo parlare. Io piuttosto faccio un'altra riflessione: fossi stato in quel tizio di Latina io avrei tenuto lo striscione esposto nonostante l'irruzione dei carabinieri a casa anche solo per un motivo: vedere per quale norma mi avrebbero denunciato.

Perché a quanto leggevo lo striscione è stato rimosso senza troppa resistenza (ormai lo scopo l'aveva ottenuto), ma in caso non l'avesse tolto per cosa l'avrebbero denunciato?
La cosa che m'interessa è questa. Avrebbero trovato un regio decreto del 1933 che vieta di pronunciare la parola FICA in pubblico? Avrebbero usato una norma del regolamento di polizia urbana che vieta di stendere le lenzuola sulle facciate dei palazzi che dànno sulla pubblica via?
Lo avrebbero denunciato per modifiche alla facciata del palazzo senza concessione edilizia?

Questa è la cosa più inquietante. Perché in questi casi trovano sempre una norma da interpretare nella maniera più fantasiosa possibile per imporre una visione del mondo che sia politicamente corretta.
Insomma, tu fa' il bravino, non ti scostare da quello che devi pensare per essere allineato con la mentalità dominante altrimenti una qualche norma da attorcigliare a dovere per essere usata contro di te sta' sicuro che la troviamo.

Prendete ad esempio il caso dell'edicolante che è stato punito qualche settimana fa perché vendeva una maglietta simile a questa:



Personalmente odio queste magliette. Odio tutte queste magliette che pensano di essere "spiritose" e invece sono solo battute riciclate ventimila volte, vignette che vedi talmente tante volte da farti pensare "basta, cazzo, basta... credi di essere originale?"

Ma il mio disprezzo finisce qui. È un disprezzo estetico, un disprezzo per qualcuno che crede di essere spiritoso ma non lo è. Lo stesso disprezzo che puoi provare per Colorado Cafè o per quel tizio che crede di essere un comico perché scimmiotta Dante e dice pulzella anziché ragazza (uh che ridere).

Non avrei mai associato una vignetta del genere al femminicidio. Perché non c'è nulla che inciti al femminicidio lì dentro. Se uno ci vede il femminicidio è allo stesso livello di chi chiede la chiusura dei cartoni animati di bip bip e willy il coyote perché i tentativi del secondo di sopprimere il primo sono una chiara propaganda alla violenza sugli animali.
Bisogna aver le rotelle fuori posto per sostenere una cosa del genere. Sono dei cartoni animati, santiddio.

Una persona che vede propaganda al femminicidio o all'animalicidio in cose del genere è talmente invasato da questi temi da aver perso la razionalità, cosa che gli porta a vedere il "nemico" ovunque. Probabilmente la cosa è anche catalogata da qualche parte come disturbo ossessivo-compulsivo.

Ecco, in quel caso come hanno punito l'edicolante?

È stato multato in base all'articolo 30 del regolamento di polizia urbana che vieta la vendita di "oggetti che offendano il pubblico decoro".
Pubblico decoro, capite? Uno dice, ha esposto un culo? Vendeva falli di gomma? No, ha solo urtato l'iper-sensibilità ideologica di chi vede il femminicidio ovunque per una qualche forma di ossessione maniacale.

Ovviamente poi in questi casi non fai nemmeno ricorso, perché per 160 euro di multa ti conviene pagare rispetto a chiamare un avvocato. Perché in uno Stato normale un qualsiasi giudice avrebbe considerato pretestuoso parlare di "pubblico decoro" per una maglietta del genere. Ma poi ti ricordi che anche tra i giudici ci sono persone affette da ossessioni maniacali che portano ad allinearsi alla mentalità dominante quindi non è nemmeno scontato vedersi riconoscere l'ovvietà dei fatti.

Quindi va a finire così, se non ti allinei all'ideologia corrente trovano una norma da storpiare alla bisogna per bastonarti.
Il problema sta qui. Non è il fatto che chi detta l'ideologia dominante provi a imporre le sue idee agli altri vietando idee opposte. Quello è naturale, tenteranno sempre di farlo.
Il problema è che il sistema consenta di attorcigliare a proprio uso e consumo per consentire questi abusi.

Per quello avrei avuto piacere conoscere cosa si sarebbero inventati per vietare lo striscione "W la FICA". Mi sarebbe piaciuto vedere cosa si sarebbero inventati questa volta.

Non era festa nazionale

June 22nd, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in riflessioni


Pullman per l'aeroporto.

  • salga

  • devo fare il biglietto

  • salga salga...

  • ma dove si paga?


Boh. Io intanto salgo, oh... me l'ha detto lui.
Forse oggi non si paga perché è festa nazionale, che cosa ne so io?

Poi ho capito: non era festa nazionale, non funzionava la macchinetta per i biglietti a bordo.
Il biglietto si comprava infatti direttamente dall'autista, solo che per emetterlo doveva usare una macchinetta con elegante schermo tattile. Talmente elegante che si era impiantato e dovunque toccava non faceva niente.
Prova a spegnere e riaccendere (un classico), ma niente, rimaneva impiantata.

Che si fa? Arrivano le 16.00 e il pullman deve partire. A bordo una quarantina di persone che non hanno potuto pagare il biglietto. Vi lascio immaginare le imprecazioni a mezza voce dell'autista. A ogni semaforo continuava a spalpignare lo schermo ma niente, sistema bloccato.
Al telefono chiama i colleghi e a una tappa intermedia cambiamo mezzo. Giù tutti dal pullman e trasbordo a un altro pullman con la macchinetta dei biglietti funzionante.
Disagio per i passeggeri, ma almeno non hanno perso i soldi dei biglietti.

Tutto questo bordello per un sistema informatico andato in tilt. E gli è andata bene: senza un mezzo sostitutivo ci avrebbero rimesso un bel po' di soldi per i biglietti che non potevano vendere.

Mentre l'autista cercava disperatamente di far ripartire il sistema io pensavo: ma è davvero necessario un sistema così complicato per emettere biglietti?

Bello lo schermo tattile, per carità, ma dietro ci deve essere qualcosa di simile a un micro calcolatore per gestire l'interfaccia grafica e lo schermo tattile. Tanta tecnologia, che può fallire.
In realtà una macchina emettitrice di biglietti necessita di ben poco. Poi farla con un normale microcontrollore: puoi usare un display alfanumerico a due righe, due pulsanti che fanno scorrere avanti e indietro la lista delle destinazioni per cui fare i biglietti e un pulsante che conferma ed emette il biglietto. Toh, al massimo puoi mettere qualche pulsante di scelta veloce per le destinazioni più comuni, tipo l'aeroporto.
Non hai bisogno di alcuna interfaccia grafica, di nessuno schermo tattile.

Ovviamente un microcontrollore con cinque punsanti e uno display alfanumerico ha un programma estremamente semplice ed è dunque difficile che fallisca. Fare un algoritmo  robusto con un sistema così semplice è facile, farlo con un calcolatore dove hai un sistema operativo complesso è molto più difficile, perché c'è un'enormità di cose che possono andare storte.

Eppure adesso va di moda così. Anche perché ci sono in giro un sacco di piccoli calcolatori (non solo il famoso Raspberry Pi) che a prezzi ridicoli ti consentono di avere un vero e proprio calcolatore con cui fare con facilità ogni tipo di prodotto.
Così tu prendi il tuo calcolatore, c'installi su il SO che preferisci e in due secondi crei un programma con interfaccia grafica e tutto il resto. Con pochissimo puoi creare macchine per qualsiasi applicazione.

La tendenza ormai è questa: ci siamo impigriti e per comodità ed economicità per fare qualsiasi cosa si prende un sistema complesso come un calcolatore e ci si monta su un programmino.
Di fatto costa meno che fare una macchina dedicata o qualcosa che comunque lavora a più basso livello, specialmente quando devi produrre poche unità.

Il problema è però poi sono vulnerabili, proprio perché quando c'è tanta roba dietro l'applicazione c'è anche tanta roba che può andare storta.

Prendete gli schermi dei treni della Renfe-Cercanias di Madrid. Anni fa fallivano una volta ogni tanto. Adesso ormai sono quasi sempre fuori uso. O sono neri o mostrano codice che parte e riparte ogni volta oppure si bloccano in qualche parte di WinXP senza lanciare il programma che dovrebbe mascherare tutto.



All'epoca sarà anche stato conveniente per loro usare un calcolatore con su WinXP. Ma adesso il sistema è invecchiato e fa acqua da tutte le parti, tanto che son più le volte che lo vedo non funzionante che quelle in cui funziona.

Sarebbe ora di vincere la pigrizia e smettere di usare sistemi troppo complessi quando non è necessario e ritornare a sporcarsi le mani con sistemi più semplici. Lo so, sono più faticosi da programmare, quindi sono anche più costosi, ma sono molto più affidabili.

Usiamo dunque una regola base: se si può fare con un microcontrollore del cazzo non ci metto dietro un calcolatore un SO mostruoso.
Semplice, no?

Il comunismo è una stronzata [posso dirlo]

June 20th, 2017 by mattia | 43 Comments | Filed in riflessioni
Io ad esempio posso dire che il comunismo è una stronzata. Poi arrivano i soliti che mi dicono che il vero comunismo non è mai stato applicato e che mi fanno sempre ridere molto.
Ma non è quello il problema: io posso dire che il comunismo è una stronzata e la legge mi consente di farlo. Nessuno mi arresta - per fortuna - a meno che non mi trovi in uno di quei paesi derelitti dove il comunismo è religione di Stato, forse.
Così come posso anche dire che i comunisti sono scemi, perché se sostieni una scemata sei uno scemo. E anche qui, nessuno mi arresta. Né mi vieta di dire ciò che penso su questa ideologia.

Togliete il comunismo e mettete qualsiasi altra ideologia e il discorso non cambia. Potete dire che non sopportate i vegani, che odiate i ciclisti della domenica o gli indipendentisti catalani. Avete tutti il diritto che la loro ideologia è scema e loro sono dei cretini. Nessuno vi arresterà.

[per quanto riguarda l'italia non possono nemmeno condannarvi per diffamazione perché il soggetto della diffamazione deve essere ben identificabile, non può essere un gruppo così vasto di persone]

Se però quell'ideologia non è più il comunismo o il veganesimo ma l'islam (o un'altra religione) allora partono i provvedimenti. Come quello - osceno - dell'ordine dei giornalisti che ha sospeso Facci per due mesi.

Datemi una risposta razionale: che differenza c'è tra islam e comunismo? In entrambi i casi siamo di fronte a due ideologie che dicono all'uomo come comportarsi. L'unica differenza è che una è stata scritta - dice l'autore - per ispirazione di un amico invisibile, mentre per l'altra l'autore si è tenuto il merito per sé.
Se Marx e Engels avessero scritto il manifesto del partito comunista dicendo che gli era stato dettato dall'arcangelo baffone ora non potremmo più contestare il comunismo.

Il trucco in realtà è fin troppo semplice: basta dire che la tua idea ti è stata ispirata da un amico invisibile e nessuno può più contestarla, nessuno può più dire che è una cretinata.

Se non vedete l'assurdità in tutto questo non so che farci.

Di solito mi rispondono: ma così offendi un miliardo di persone!
E stocazzo.
Anche quando dico che il comunismo è una puttanata ci sono molti comunisti che si offendono, ma non per questo mi vietano di esprimere la mia opinione sul comunismo. Anche i vegani si offendono quando dico che sono dei cretini - uh, quanto si offendono i vegani - ma mica per questo non posso dire che la loro ideologia è idiota.
Se si offendono i credenti di una religione invece si ferma tutto. E perché mai?

Se un credente di una religione si offende perché gli si dice che la sua ideologia è una puttanata sono problemi suoi. Non puoi bloccare la mia libertà di espressione perché è troppo permaloso lui.
Non lo si fa con le ideologie create dall'uomo, non c'è ragione di farlo per le ideologie ispirate dagli amici invisibili.

La soluzione è incredibilmente semplice: la legge deve trattare le religioni esattamente come le altre ideologie, perché dal punto di vista neutrale della legge non hanno alcuna differenza con le altre ideologie.

E se qualcuno si offende sono affari suoi. Se poi si mette a sgozzare la gente in giro per il mondo perché si ritiene offeso per un articolo o per una vignetta il problema è suo e della sua ideologia idiota, non dell'articolo o della vignetta.

Domanda ai fumatori

June 19th, 2017 by mattia | 19 Comments | Filed in riflessioni
Io in realtà non mi ero nemmeno accorto di niente. Probabilmente perché avevo 4 ore di sonno alle spalle e ho fatto gran parte del viaggio dormendo della quinta. Ho saputo tutto solo quando il personale ha fatto l’annuncio: un passeggero è andato al cesso dell’aereo a fumare, ha gettato il mozzicone nel cestino e ha provocato un principio d’incendio. Un genio totale, che fortunatamente è stato arrestato una volta arrivati a destinazione.

Per anni mi sono chiesto a cosa servisse quel simbolo “vietato fumare” che trovi ovunque sugli aerei sempre illuminato. C’è forse gente che si mette a fumare sull’aereo? Ehm… sì, evidentemente c’è.

La domanda però che ora mi viene da fare è un’altra: come fanno i fumatori a vivere con certe limitazioni? Non era mica un volo transatlantico, si trattava di astenersi dal fumo per poche ore. Possibile che il desiderio di fumare sia così irresistibile da rischiare l'arresto?

Non so, io se avessi una dipendenza così invalidante farei di tutto per smettere. Al di là dei discorsi sulla salute, anche solo perché ti rende la vita una merda. Invece di farti il tuo viaggio in santa pace sei obbligato a rischiare l'arresto perché fumi nel cesso dell'aereo.

Lo domando a chi tra voi fuma e ha una dipendenza a questi livelli: come fate a sopportare queste limitazioni alla vostra vita?

Quando ti trovi davanti a un articolo scientifico

June 19th, 2017 by mattia | No Comments | Filed in bufale, ignoranza, riflessioni
Uno dei motivi per cui dico che le femministe sono solitamente minorate mentali è che non sanno leggere. O meglio, non capiscono il significato di ciò che leggono. Credono di capirlo, ma siccome la loro mente (al pari di quella dei vegani, dei terrapiattisti o degli sciachimisti) è incancrenita su quattro idee base attorno a cui gira l'universo non sono capaci di capire un ragionamento che esca da quelle quattro idee.

Dopo aver pubblicato questo articolo è arrivata la solita femminista minorata mentale che ha fatto il copia-incolla dalle FAQ femministe di articoli ridicoli. Quando ho fatto presente che mi stava presentando un'accozzaglia di minchiate mi sono sentito dire: ah, ma proprio tu che dici che la scienza è imparziale, che la revisione tra pari è serissima! Se adesso non dobbiamo neanche fidarci di quello che viene pubblicato su Nature...

No, cretina, non ti devi fidare di quello che viene pubblicato su Nature.

Io ho detto più volte che se qualcosa non è pubblicato su di una rivista con che fa revisione tra pari non lo prendo in considerazione. Ma questo non significa - sturare bene le orecchie - che se è pubblicato su di una rivista scientifica allora bisogna automaticamente fidarsi.

Anzi, ho detto più di una volta che sulle riviste scientifiche arriva molta merda. Me ne sono reso conto più di una volta in diversi ruoli: da lettore, quando ho letto articoli che non stavano in piedi, come revisore quando ho dato parere negativo ma l'editore ha deciso di pubblicare comunque l'articolo, come editore quando mi sono arrivati articoli a dir poco imbarazzanti che ho bloccato e che poi dopo qualche tempo ho visto pubblicati altrove.

E allora mi chiederete: se nonostante la revisione tra pari arriva tanta merda sulle riviste allora a cosa serve?

Serve come filtro grossolano. I manoscritti inviati alle riviste contengono tanta merda: la revisione tra pari ne screma un po', fa da filtro grossolano in ingresso.
Ciò garantisce che la quantità di merda che viene pubblicata sia minore di un certo valore tollerabile. Quando io pretendo di esaminare solo ciò che viene pubblicato su riviste scientifiche lo faccio per risparmiare il mio tempo, perché so che la revisione tra pari mi garantisce che il livello di merda al massimo sia dell'X%.

Potremmo, ovviamente, rendere più rigorosa la revisione tra pari, ma ciò richiederebbe molte risorse. Se invece di 2 o 3 revisori fai esaminare l'articolo da 30 revisori sicuramente il livello di merda che finisce in rivista diminuisce. Ma il tempo e le energie che immetti per fare una revisione così rigorosa superano le energie che risparmi ai lettori che si trovano un livello più basso di merda pubblicata.

Il concetto è semplice: si deve trovare un punto di equilibrio. La revisione tra pari ha senso fino a quando la centralizzazione della revisione dei manoscritti richiede meno energie (ai revisori) rispetto all'energia richiesta (ai lettori) per controllare gli articoli pubblicati.

Quando tu leggi un articolo scientifico devi sempre tenere conto che la revisione tra pari è solo un primo filtro. Poi c'è il secondo filtro: tu.
Devi sempre leggere in modo critico gli articoli tenendo presente che potresti essere di fronte a quel po' di merda che è passata ugualmente dal primo filtro.

Sì, anche quando stai leggendo le riviste col nome importante. È sufficiente dare un'occhiata agli articoli di Science che vengono ritirati per rendersi conto che è sempre meglio stare in guardia (e tenete presente che gli articoli vengono ritirati solo in casi estremi).
E come dimenticarsi di questo articolo pubblicato sul prestigioso Lancet?

Io continuo a lodare la revisione tra pari, perché so che mi garantisce, il più delle volte, di non trovarmi davanti articoli di mentecatti complottisti. E questo mi fa risparmiare del tempo.
Ma leggo sempre tutto con spirito critico.

Secondo punto: ma come, tu che dici che la scienza è imparziale e neutra!!11!!

Sì, il metodo scientifico è imparziale e neutro, le persone che lo applicano però non sempre lo sono.
Questo capita molto spesso quando c'è di mezzo un'ideologia (di qualsiasi tipo).

Avrò raccontato questo aneddoto una ventina di volte, ma se serve lo ripeto ancora. Anni fa cercai articoli scientifici sui rischi che si hanno in gravidanza quando si fanno digiuni (sia di cibo che di bevande) per tempi prolungati, diciamo dalle 5 del mattino alle 7 di sera, magari in un ambiente con più di 40°C.
Sorprendentemente trovai solo articoli che dicevano che non c'erano pericoli per la donna in gravidanza nel fare certi digiuni. Anche se ripetuti per un mese intero.
Ora, parlate con un qualsiasi ginecologo e ditegli una cosa del genere, secondo voi cosa vi dice? Che sta bene se una donna in gravidanza non mangia né beve dalle 5 del mattino alle 7 di sera con un caldo infernale? Ma ve lo "sconsiglia vivamente" per una qualsiasi persona, figuratevi per una donna in gravidanza.
Eppure gli articoli scientifici dicevano l'opposto. Come mai?
Perché il digiuno in questione non era un digiuno qualsiasi, era riferito al ramadan, e le università da cui erano usciti questi studi erano tutte università di paesi islamici.
Di fatto sono partiti con una tesi influenzata dalla loro ideologia e hanno cercato in tutti i modi di dimostrarla.

Lo stesso vale per qualsiasi altra ideologia: ho letto studi che cercavano di dimostrare che "l'alcool è più dannoso della cannabis" e facendo scorrere l'articolo ti rendevi conto che avevano impostato tutto per far uscire questa tesi che avevano scelto loro in partenza.

Il fenomeno, sia chiaro, vale anche per altri tipi di studi dove non c'entra l'ideologia, in campi del tutto tecnici. Anche qui capita che ci sia il ricercatore che s'innamora di una teoria e la segue anche contro l'evidenza. C'è gente che butta via una vita intera su di una teoria che difende coi denti anche quando è evidente che non sta in piedi.
Ma quando c'è di mezzo l'ideologia state tranquilli che il rischio è ben maggiore.

Ma questo mica significa che la scienza non è neutra. Significa solo che c'è gente che la usa male e si fa condizionare dalle proprie ideologie.

Quindi fatemi una cortesia, quando parlate con me tenete presente questi due punti con le relative spiegazioni. Altrimenti finite giù nella condotta delle acque scure dei troll.

 

 

La storia puoi raccontarla in modi diversi

June 16th, 2017 by mattia | 19 Comments | Filed in riflessioni
Alla fine tutto dipende da come racconti la storia. Prendete questa vicenda riportata su repubblica:
Torino, la denuncia di una ricercatrice: "Lasciata a casa dall'Università perché sono incinta"

A metà maggio non le è stato rinnovato il contratto da 1100 euro al mese che durava da 15 anni. "Mi hanno detto: le cose cambiano". Il rettore Ajani: "Abbiamo le mani legate, serve una legge"

Messa così sembra un gravissimo caso di discriminazione. Eppure se ti fermi un attimo ti accorgi che la storia può essere raccontata in un modo molto diverso.

Ricapitoliamo: questa ricercatrice ha 37 anni e va avanti dal 2002 con dei contrattini, degli assegni di ricerca e delle borse di studio.
Adesso, se a 37 anni non ti sei ancora stabilizzata non ti viene in mente che forse la ricerca non fa per te?

Mi spiego: a 37 è ora di iniziare a portare tu i soldi all'ateneo. Non è che puoi continuare a vita con le borse di studio e gli assegni di ricerca. A un certo punto sei tu che fai un po' di domande per dei grant, una prima o poi - anche per sbaglio - la vinci e inizi a pagare il tuo stipendio e quello degli altri.

Estremizzo volutamente: se questa signora avesse vinto un ERC col ciuffolo che l'avrebbero lasciata a casa. Se la tenevano stretta, lei e il suo ERC (con tutti i soldini - tanti - che porta).
Ovviamente non è che tutti devono vincere un ERC, ma lo stesso discorso vale per grant minori. Insomma, se a 37 anni ancora dipendi da qualcuno che ti deve rinnovare ogni anno un assegno di ricerca che convenienza ha il dipartimento a tenerti lì? Questo al di là del discorso della maternità.

Di solito coloro che non sono dentro questo mondo quando sentono questi discorsi iniziano a strabuzzare gli occhi: perché mai dovresti essere tu a portare i finanziamenti all'università? Sono loro che ti devono pagare, non tu che porti i fondi! Tieniti e fondi per te e manda a f... l'università!

Ehm... non funziona così. I fondi li prendi perché sei affiliato: senza università alle spalle anche coi fondi per la ricerca non potresti fare niente.
Portare fondi all'università dove si lavora è una cosa normale. Perché se hai fondi puoi attrarre persone, pagarle e crearti un gruppo. Le università non vogliono un peso da mantenere, ma gente che è capace di attrarre fondi.

Ed è così ovunque. Negli annunci di lavoro per posizioni accademiche trovi sempre scritto che il candidato deve dimostrare di essere in grado di attrarre fondi per la ricerca. Un mio amico che è sulla strada per diventare professore associato negli Stati Uniti mi ha detto che deve dimostrare di aver portato all'Università circa 1 milione di dollari di fondi di ricerca. Nella mia università non hanno pretese così alte ma se non porti nemmeno un ghello non passi.

Per qualche strano motivo in italia invece si pensa che sia l'università a doversi sbattare per trovare le risorse per pagarti. È considerato dovuto, per il solo fatto che hai lavorato lì tot anni allora devono trovare il modo per finanziarti lo stipendio.
A me fa quasi ridere leggere frasi come "A 37 anni, con laurea e dottorato e tutti i titoli accademici che si possano avere, avevo una borsa di studio da 1100 euro netti al mese". Sembra quasi che avere un dottorato per lei dia diritto automaticamente ad avere uno stipendio fisso in dipartimento. Come se fosse qualcosa che ha solo lei. Eh, ok... hai un dottorato, e poi?

La cosa più assurda di tutto questo è che nessuno lo fa notare. È normale che una persona che a 37 anni vive ancora di borse di studio e ha solo 13 articoli su riviste internazionali debba essere ancora mantenuta dalla mammella del dipartimento.
In nome di cosa, della parola "ricerca"? Allora mettiamo l'etichetta "ricerca" a qualsiasi cosa e ci sediamo pretendendo uno stipendio sicuro.
Non è che se uno ha scritto "ricercatore" sotto il nome allora è un intoccabile altrimenti "sei contro la ricerca".

Era così difficile dire che questa signora, maternità a parte, era normale che venisse fermata perché non è riuscita a fare il salto di qualità che ci si aspetta per chi intraprende quella carriera?
No, perché altrimenti la maternità diventa una comoda scusa per gridare alla discriminazione quando invece quello stop ci stava e basta.

Quel venticello de la Rioja

June 12th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in riflessioni, w la fisica
- Qui c'è vento perché l'aria scende giù da quella collina.

- È ottimo per la peronospora. Vero che qui non piove molto, però almeno questo bel vento aiuta a portar via l'umidità.

Dopo un po' ho smesso di pensare alla peronospora mi sono sdraiato sul grande tavolone di legno sotto il patio e ho lasciato che il vento mi scivolasse sopra in una sorta di piacevole massaggio.
Davanti a me un vigneto enorme, un sole caldo ma non opprimente e quel venticello che rendeva la pace silenziosa di quel luogo perfetta.

La Rioja, regione spagnola a quattro ore di autobus da Madrid che produce vini meravigliosi. E dove ho la fortuna di avere un mio ex studente che vi abita. Sono stato a trovarlo questo fine settimana e mi sono immerso in questa regione dove tutto gira attorno al vino.

Abbiamo girato in lungo e in largo questa zona di Spagna dove vedi vigneti a perdita d'occhio. Ci siamo fermati per guardare le piante da vicino, abbiamo bevuto vini meravigliosi, visitato paesini come Laguardia, ho scoperto che anche qua hanno il problema delle gelate e siamo entrati in cantine sotterranee che raggiungi solo se arrivi con qualcuno del posto.

Ho passato un fine settimana fantastico, ho nella testa tante immagini e tanti ricordi (e qualche bottiglia da portare a casa).
Ma soprattutto sono stato impressionato dall'ospitalità di questo mio ex studente che ha aperto le porte di casa sua e mi ha ospitato, che mi ha portato in giro in automobile per tutta la regione, come se fossi l'ospite d'onore. Quasi mi imbarazza essere accolto così.

Qualche giorno fa parlavo dell'operazione W la Fisica con qualcuno che mi ha detto: ma lascia perdere, non andare in mezzo a quella gentaglia lì in politica.

La mia risposta è stata duplice: da una parte ho detto che quella gentaglia è tale perché ha un capo a cui deve obbedire. Quando senti un dibattito in parlamento ti rendi conto che spesso i deputati non dicono quello che pensano, dicono quello che devono dire per far contento il capo. Delle volte dicono l'opposto di quello che pensano, si devono inventare motivazioni imbarazzanti per giustificare una giravolta del capo. È una cosa umiliante anche solo come uomini, si tratta di perdere la propria dignità intellettuale. Ecco, io non vendo il mio culo a nessuno per farmi eleggere, mi candido come persona libera, quindi non condividerò questo marciume d'animo con quella gentaglia lì.

La seconda risposta è che io, a differenza di molti politici, un lavoro ce l'ho. Faccio il ricercatore, faccio l'insegnante: è un lavoro che mi piace e che - se anche venissi eletto - tornerò comunque a fare.
Perché magari non si diventa ricchi o famosi insegnando all'università, ma poi ti capita che un tuo studente si accolga a la Rioja facendoti passare un fine settimana fantastico come questo.

Questa è una cosa che la politica non ti potrà mai dare. Il politico troverà magari qualcuno che gli paga le vacanze sulla barca, ma poi si aspetta di ricevere qualche favore, degli appalti per la clinica che possiede, una legge su misura... Io invece questo fine settimana sono stato ospitato senza secondi fini, per amicizia sincera.

Non c'è niente che possa valere la sincerità d'animo di chi fa una cosa per te con gratuità, perché ha un buon ricordo di te. Non un rolex né una vacanza sullo yacht. Questa una cosa che posso ricevere con il mio lavoro e che la politica non potrà mai dare.

Io avrò sempre nel mio lavoro all'università il mio luogo dove tornare perché mi dà quello che voglio: non potere, ma rapporti umani sinceri. Tanti politici invece bramano di restare nel giro perché fuori dalla politica non sono nulla, non hanno nulla.
Io invece avrò sempre studenti sparsi per tutto il mondo con cui bere un calice se passo da quelle parti.

Quando ti approcci alla politica con questa consapevolezza allora non devi aver paura di essere stritolato da quella gentaglia lì. Sei libero.

Piesse: da Logrono, capoluogo de la Rioja, passa il cammino di Santiago de Compostela.
In un bar di Logrono, con un bicchiere di vino in mano, sabato ho promesso che se vengo eletto lo faccio quel cammino. 

Quando conta il nome

June 12th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in riflessioni
Che il M5S abbia preso una batosta alle amministrative fa contento anche me, figuratevi.
Però cercate di calmarvi un attimo e non tirate conclusioni affrettate.

Il M5S le amministrative le vince solo quando i partiti tradizionali lasciano praterie immense di spazio elettorale.
Le vince dove i partiti tradizionali fanno disastri, lasciano macerie e non c'è un'alternativa da un altro partito tradizionale. Oppure dove c'è stanchezza per una lunga amministrazione della stessa parte politica e ancora una volta l'altro schieramento non propone niente di credibile.
In contesti dove i due schieramenti principali hanno sempre saputo proposto qualcosa di fattibile ai cittadini il M5S non ha battuto chiodo. Guardate a Milano: con due candidati come Sala e Parisi il M5S non è andato oltre il 10%. Non sfonda perché comunque la si pensi per gli elettori di destra e di sinistra i due candidati erano eleggibili. Non lasciavano dunque alcuno spazio al M5S.
Ciò non toglie che a Milano il M5S nel 2013 abbia preso il 17%.

Pensare il M5S si sia sgonfiato per delle amministrative andate male è ingenuo. Il M5S ha vinto Roma con Virginia Raggi ma avrebbe potuto mettere lì anche Peppa Pig o Calimeri e avrebbe vinto ugualmente. Hanno vinto perché non contava il nome. Là dove invece conta il nome il M5S crolla perché candida sconosciuti scelti con dieci preferenze da militanti altrettanto sconosciuti.
Ma alle politiche tutto cambia, alle politiche non conta più il nome, non conta più il candidato sindaco. E allora i consenti del M5S salgono.
Nelle liste del parlamento il M5S può candidare qualsiasi sconosciuto e viene eletto ugualmente perché viene eletto col voto d'ideologia non perché è lui.

Adesso passeremo  due settimane a parlare del M5S sgonfiato, poi il tema passerà, ci dimenticheremo di queste amministrative e al prossimo sondaggio che dà il M5Sal 29% non ricorderemo nemmeno di queste discussioni.