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Il nuovo vigneto, il grande freddo e un po’ di statistica

March 27th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in cantina, riflessioni


Ricordate il grande freddo dello scorso anno? Sì, quello che mi ha distrutto tutto. La produzione del vecchio vigneto, dove le gemme si stavano già aprendo e sono rimaste necrotizzate dal gelo, il raccolto di albicocche e pure quello delle noci.
Ma soprattutto ha ammazzato le piantine del vigneto nuovo che avevo piantato. Una fitta al petto dal dolore.

Quest'anno - testa dura quale sono - ho ripiantato tutto. Anzi, invece di 120 barbatelle ne ho piantate 128 (erano 130 ma 2 le ho regalate a un vicino che me le ha chieste). Moscato moravo, la mia qualità preferita.

L'esperienza dello scorso anno però è stata utile. Quest'anno ho reperito questo foratore per terreno:



Manuale, non motorizzato, ma ugualmente utile. In pochi secondi fai un foro preciso e profondo che ti consente di installare la barbatella al punto giusto. Farlo con la vanga come ho fatto lo scorso anno è stato qualcosa di devastante, con questo attrezzo ci ho messo la metà del tempo e molta meno fatica. Pirla io a non averlo usato pure lo scorso anno. È talmente bello fare i fori con questo attrezzo che mi metterei a forare ovunque solo per il piacere di usarlo.

Mentre sono lì che lavoro come al solito arrivano quelli che ti dicono cosa devi fare e come devi farlo. E tu che fai? mica puoi mandarli a cagare. Cioè, delle volte sì, lo faccio (poi imparano la lezione e tengono il naso fuori dalla mia terra), altre volte invece faccio il bravo.
Nel tempo però ho imparato diverse tecniche per fermarli: la prima la uso quando iniziano a pontificare sulla qualità del terreno basandosi su... su... boh, sul niente. Forse su convinzioni personali dettate da chissà cosa. Be', io inizio a dire loro che ho fatto fare le analisi chimiche del terreno, mi invento magari che manca un po' di potassio e quelli si ammutoliscono. Poi non ricordo nemmeno se era il potassio a mancare, non importa; le analisi era tutto sommato equilibrate, ma se gli dici così non fa effetto. Devi nominare qualche elemento chimico: la gente si spaventa perché non sa cosa dire.

La seconda tecnica la uso quando mi dicono "hai fatto un errore": la risposta che uso è che "tutti facciamo errori, alcuni ad esempio s'impicciano dei fatti degli altri". (Che poi, mi mettessi io a spiegare gli errori di potatura che vedo sarebbe un bagno di sangue, invece io mi faccio i cazzi miei se non interpellato).

Ieri però c'è stato un momento in cui sono rimasto spiazzato. Il vicino menzionava il grande freddo dello scorso anno. Un freddo che i vecchi del paese non si ricordavano d'aver mai visto.
La deduzione del vicino? "Se ha fatto così freddo lo scorso anno almeno per cinque anni non farà una gelata".
Ovviamente è - statisticamente parlando - una scemenza.

Se un evento accade raramente non significa che non può accadere due anni di seguito. Significa che se prendi numeri enormi (facciamo qualche millennio) e conti il numero di gelate in media ce n'è una ogni 50 anni. Non che accade ogni 50 anni. Ripassino qui.
Per capirci, può anche darsi che capitino due gelate di fila e poi per 98 anni niente.

Ecco, io ero lì sulla terra con davanti sto tizio e avrei voluto spiegargli questo concetto semplice... eppure non ce l'ho fatta. Mi mancava la frase ad effetto, e la spiegazione completa era troppo difficile (difficile da dire per me in ceco e probabilmente per lui da capire).
Mi sono arreso e gli ho risposto "eh già".

Qualcuno mi suggerisce un modo semplice per spiegare questo concetto?

 

Piesse: per le prossime due settimane il meteo è ok. Per le successive chissà. Pensavo di coprire le piantine con tessuto non tessuto per proteggerle dalla gelata: qualcuno ha esperienza in merito?

L’importanza della lingua

March 22nd, 2017 by mattia | 14 Comments | Filed in repubblica ceca, riflessioni
L'altro giorno leggevo questa notizia secondo cui in Grecia diversi genitori lasciano i figli durante la settimana (o per periodi più lunghi) in case-famiglia perché non possono prendersi cura di loro. Almeno lì gli danno qualcosa da mangiare. Gli effetti della crisi che non se ne vanno, dicono.

L'articolo era sul gran visir delle cazzate (repubblica), quindi può anche darsi che sia una puttanata, o che sia mostruosamente ingigantita. Però che un problema di occupazione ci sia in Grecia è innegabile.

Nel contempo in Rep. Ceca ci sono problemi a trovare mano d'opera. La disoccupazione è al 5%, e in città come Praga è al minimo storico (3,6%).

Una decina di giorni fa la polizia ha fatto una retata per bloccare un giro di lavoratori clandestini che ha coinvolto un noto supermercato on-line che fa consegne a domicilio accusato di impiegare extracomunitari senza permesso di lavoro. Questi si sono difesi dicendo che avevano un permesso di lavorare in Polonia e secondo le regole della U.E. possono lavorare fino a 90 giorni in un altro paese U.E. Quindi si sono ridotti ad affittare lavoratori ucraini per tre mesi dalla Polonia.

Sul loro blog hanno risposto alle tipiche domande che i clienti indignati ponevano loro. Alla domanda "perché allora non assumete cechi?" hanno risposto che la disoccupazione è troppo bassa in Rep. Ceca e a Praga è ancora peggio (dal punto di vista del datore di lavoro che cerca dipendenti). Quindi non si trova chi impiegare e devono ricorrere agli ucraini in prestito dalla Polonia.
Ah, specificano che la paga che danno è pari alla paga media di un insegnante. Quindi non è nemmeno un problema di soli, è un problema che non si trova chi impiegare.

Voi osservate questa realtà e vi chiedete: ok, ma allora perché non assumono un po' di greci? Se da una parte dell'U.E. c'è una disoccupazione da fare schifo e da un'altra parte c'è carenza di lavoratori dovrebbe funzionare come i vasi comunicanti. Un po' di disoccupati greci si trasferiscono a Praga e si livella.
Poi magari fra 15 anni la disoccupazione sarà alta a Praga e bassa in Danimarca e i cechi andranno a lavorare lì.

Perché questo meccanismo invece nell'U.E. è bloccato?
Resistenze culturali? Gente nata e cresciuta in un paese che non si vuole muovere dal suo quartiere? Forse, però qui stiamo parlando di gente che deve lasciare il figlio a una casa famiglia perché non può mantenerlo. Una cosa del genere la fai quando sei disperato. E se sei disperato al punto di lasciar via il figlio allora puoi anche lasciare il tuo paese greco, prendere un aereo e venire a Praga a imbustare zucchine e surgelati per le consegne a domicilio, così da mandare un po' di soldi a casa.
Il clima farà pure cagare, sarai lontano dalla tua famiglia... ma sul serio, se sei disperato lo fai.

Come mai allora non avviene?
Secondo me il problema fondamentale è la lingua. Non che sia impossibile emigrare senza sapere le lingue: ci sono stati milioni di italiani che sono andati con al valigia di cartone per tutto il mondo spinti dalla povertà, e mica parlavano tedesco tutti gli italiani che sono andati a lavorare in Germania.
Però è un problema, non nascondiamoci dietro un dito. Abbiamo un mercato comune di lavoratori che teoricamente potrebbero lavorare in tutta Europa ma che rimangono bloccati al loro paese perché non saprebbero lavorare negli altri paesi. E questo per via della lingua. Negli Stati Uniti questo non accade: parlano tutti (o quasi) inglese quindi possono trasferirsi da una parte all'altra del paese per lavorare. Noi no.

Per rendere effettiva questa unione europea non servono minchiate istituzionali, l'urgenza è un'altra: le lingue. Un greco di 40 anni dovrebbe già parlare fluentemente inglese, un greco di 30 anni l'inglese più un'altra lingua, un greco di 50 anni dovrebbe almeno sapere l'inglese a livello base per capire le istruzioni del suo capo che gli spiega un lavoro semplice come imbustare il cibo per le consegne a domicilio.
Lo stesso vale per tutti i paesi europei, dove le lingue dovrebbero essere la priorità dell'Europa.

Non è così, e questo è un problema. Se nei prossimi decenni non si riuscirà a rendere la stragrande maggioranza dei cittadini europei poliglotti, così da renderli in grado di lavorare in tutta l'Europa, allora sarà il fallimento del mercato unico europeo. Non per Brexit, non per Le Pen ma per le lingue.

Tema: descrivi il tuo pollaio

March 19th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in riflessioni
Non ricordo: forse era il 1987 o il 1988. Fatto sta che in una di quelle due estati la mia famiglia non fece le vacanze al mare come nostro consueto. La ragione era che mia sorella o era nata pochi mesi prima o sarebbe nata dopo qualche mese (di qui l'incertezza sull'anno).

Quell'anno ci limitammo a passare qualche settimana a casa dalla nonna in campagna. A me piaceva molto, ricordo ancora come mi divertivo a rotolare giù dalle collinette (sporcandomi da fare schifo). Mi piaceva proprio la dimensione della natura, la conoscenza delle varie piante, le passeggiate. Ricordo ancora di quella volta che mi trovai a cagare in un campo di mais e poi mi pulii il culo con una foglia dello stesso. Cosa grattava! Oppure di quella volta che un mezzo pedofilo provò ad approcciare noi bambini e io lo presi a frustate con un ramo di salice che avevo per caso in mano (quanto mi affascinava la flessibilità del salice).
Poi vabbe', mio papà andò a misurargli il fulcino sotto il mento e da quel giorno se ne stette alla larga.
E poi il sole che tramontava sui laghi di Annone e Pusiano. Che belle estati.

Arrivato a scuola a settembre la maestra ci assegnò il compito "la mappa delle vacanze". Chi era andato al mare, chi in montagna... e io dissi che ero andato in campagna dalla nonna.
Non so per quale motivo ma la maestra non lo accettava. "O mare o montagna, non esiste la campagna". E io non capivo: sì che ci sono stato in vacanza, come fai a dire che non esiste?
C'è da dire che la maestra era una zitella che non vedeva un cazzo da chissà quanto, e la mancanza di manico si faceva sentire sul suo umore rendendola acida come il vomito, quel vomito che ti raspa via tutta la gola, avete presente?

"Ascolti, questa estate non siamo potuti andare via per causa di mia sorella e siamo andati  casa della nonna..."

"Allora scrivi che non hai fattole vacanze! Non ti inventi che sei andato in campagna."

Io avevo 7 o 8 anni eppure già mi rendevo conto di quanto fosse assurdo quel comportamento. Da una parte perché io le vacanze le avevo fatte e mi ero divertito un mondo, dall'altra perché non capivo questo accanimento.

Passa qualche anno. Ultima settimana di quarta ginnasio: il cagacazzo di lettere (un vuncione da far schifo, aveva i colletti delle camicie lordi da fare schifo) chiede a tutti gli studenti dove sarebbero andati in vacanza. E vabbe', c'è la figlia dell'avvocato che va a Londra (quando ancora ti svenavi per un biglietto aereo), la figlia dell'imprenditore che va nel Sud-Est asiatico e poi arriva a me: eh, io non vado da nessuna parte.

- Perché?

- Perché c'è mio padre che ha appena avuto un tumore e un infarto. Sta più di là che di qua, secondo lei la preoccupazione della mia famiglia è dove andare a fare le ferie?

- Ah.

Secondo i criteri moderni in entrambi i casi non mi avrebbero dovuto chiedere niente. Sì, voglio dire, in un modo o nell'altro hanno creato delle situazioni di potenziale imbarazzo. Per il Mattia delle elementari che mentre tutti erano andati al mare o ai monti si era limitato ad andare in campagna, o per il Mattia adolescente che si è trovato a giustificare il fatto di non andare in vacanza con un padre malato.
Oppure poteva esserci un compagno di classe che non andava in vacanza semplicemente perché la sua famiglia non aveva soldi.

Una volta un mio compagno di classe si mise a piangere quando l'insegnante gli chiese se suo padre era rimasto soddisfatto del buon voto che aveva ricevuto nella verifica. Suo padre era morto.

Ripensavo a questi episodi, e a mille altri, nel leggere di tutte queste polemiche sulla festa del papà cancellata. Perché - scrivevano sul giornale - si dovevano rispettare due bambini che frequentavano quella scuola e che avevano due mamme (cosa tra l'altro inventata perché nessuno al mondo ha due mamme, ma sorvoliamo).

Se ci pensate i motivi per cui un bambino ci potrebbe rimanere male sono tanti, tantissimi. Anche solo chiedere dove andrà in vacanza può sortire questo effetto. Così come il tema "descrivi la tua bicicletta" se il bambino viene da una famiglia che non può permettersi di comprare una bicicletta al figlio.
E fidatevi, ci sono decisamente più bambini di famiglie in ristrettezze economiche che non figli di due finte mamme.

Allora che facciamo? Se cancelliamo la festa del papà dobbiamo cancellare tutto. Ma proprio tutto, perché ogni attività, ogni domanda, ogni mezza frase potrebbe far rimanere male qualche scolaro.
Non so, devi abolire il corso di pittura perché c'è la famiglia che non può permettersi di comprare la mantellina per non sporcarsi al figlio oppure perché c'è uno scolaro che è daltonico. Devi abolire le attività sportive perché lo zio di uno studente è morto di crepacuore al termine di una maratona.
Oppure...

È forse questa la strada giusta? Io penso di no.
Non cambi la realtà facendo finta che non esista. Quei bambini oggi non faranno la festa del papà perché il loro chissà dov'è, ma un giorno scopriranno che esistono i papà, scopriranno che tutti ne hanno uno (o l'hanno avuto). E si domanderanno dov'è il loro.
A quel punto non potrai più risolvere il problema cancellando la festa del papà: la domanda sarà lì e dovrai dare una risposta.

La scuola ha lo scopo di far crescere i bambini e accompagnarli verso la vita; non deve tenerli dentro un mondo finto creato su misura, un mondo diverso dal mondo reale. Lo so bene che molta gente pretende che la realtà non esista, si inventa un mondo alternativo nella propria testa e poi obbliga la gente a dire che la realtà è quella che hanno loro nel cervello. Ma non è così.
Tutti i bambini crescendo dovranno affrontare la realtà: ci saranno quelli che si domanderanno perché sono stati comprati al supermercato dei bambini, quelli che dovranno fare i conti con un genitore morto quando erano ancora piccoli, quelli che invece si troveranno davanti a ristrettezze economiche perché sono nati in una famiglia povera, quelli che avranno un papà in galera, quelli che avranno una malattia...

Possiamo proteggere i bambini dalla verità facendo finta che tutto ciò non esista oppure possiamo accompagnarli alla verità pian piano, seguendo la strada giusta per loro.
Secondo me la seconda opzione è la migliore. Non c'è bisogno di far finta che i papà non esistano abolendone la festa, perché quei bambini prima o poi si accorgeranno che esistono i papà. Molto meglio spiegare loro perché il loro papà non c'è. Certo, questo è più difficile, ma l'alternativa qual è? Fare finta che i papà non esistano?

A proposito di temi, a mia mamma in seconda elementare proposero il tema "il mio pollaio" (ai tempi era così). Nel tema scrisse di quando vedeva il gallo saltare in groppa alla gallina aggredendola. Lei andava là a spostarlo ma veniva bloccata dalla madre e non capiva perché doveva consentire al gallo di aggredire la gallina. Né la madre né la maestra le spiegarono che in realtà il gallo la gallina se la stava ciulando, eppure ella dice che avrebbe preferito di gran lunga che le spiegassero (con parole adatte ai bambini, del tipo "è così che nascono i pulcini") cosa stava succedendo, perché a lei sembrava illogico che si consentisse di fare del male alla gallina.

Non nascondiamo la verità ai bambini, non ce n'è bisogno.
Perché i bambini le domande se le fanno ugualmente e nascondere la verità a loro in realtà è solo un modo comodo per nasconderla a noi stessi.

Piesse: e auguri a tutti i papà.

Da dove ripartire

March 14th, 2017 by mattia | 8 Comments | Filed in riflessioni
Lo scorso fine settimana mi sono fatto 2000 km in 49 ore.
Praga - Lecco - Praga.
Qualche quintale di effetti personali trasferiti nella mia residenza boema: ora ai piedi del Resegone non c'è più niente che mi appartiene. Sono via per sempre.

Sentimentalismi a parte, per il viaggio ho affittato un Fiat Doblò Maxi a CNG. Bel veicolo, molto spazioso per contenere tutte le mie cose e con il motore decisamente potente (anche da carico facevo 150 km/h senza problemi).

L'unico problema è - appunto - che va a CNG. Che da una parte è una cosa positiva perché spendi poco, ma dall'altra devi trovare i benzinai che lo erogano, il CNG. Arrivato in Lombardia mi sono diretto a fare il pieno da uno dei pochi che c'erano nei paraggi.

Io non lo sapevo, ma in italia il CNG non lo puoi fare da solo, c'è sempre un operatore che te lo fa. Non so perché è così. Qualcuno mi ha poi spiegato che è una cosa di legge, sono obbligati a inserirti loro la pistola. Forse perché la legge italiana suppone che i guidatori di auto a CNG siano tutti pistola che non sanno infilare la pistola. Be', all'estero - Rep. Ceca, Germania e Austria per esperienza personale - il CNG te lo fai da solo e paghi in automatico con la carta o alla cassa. Esattamente come per tutti gli altri tipi di carburante. Perché non si possa fare in italia è un mistero. Se lo si fa anche all'estero non ci sono ragioni tecniche che lo vietino in italia.

Ad ogni buon conto, io non lo sapevo. Era la prima volta che guidavo un'auto a CNG in italia. Ebbene, vado dal benzinaio, mi accosto alla pompa e quello m'infila la pistola.
E aspetto.
Scendo dall'auto e vedo che la colonnina segna 0.000. L'addetto - un tizio sui quarant'anni pelato sopra ma coi rasta sui pochi capelli rimasti - se ne va verso l'altra automobile al lato opposto della colonnina. E io lì come un picio.
Lo schermo segna ancora 0.000: che si fa? Lo chiamo.

  • Mi scusi, devo farlo partire io qua?


Nessuna risposta.

  • Signore, mi scusi?


Provo ad attirare la sua attenzione ma niente.
Allora commuto io il selettore su ON. Anche perché il mio dubbio era che poi questo tizio venisse a dirmi "cosa fai lì impalato? pensi che il rifornimento inizi per opera dello spirito santo?".
Tra l'altro, uno può anche comprendere che non si fidino degli utenti nell'inserire la pistola e pretendano che lo faccia una persona specializzata dopo un corso professionale di 45 secondi. Ma per azionare il rifornimento che problema c'è? Si tratta di girare un selettore, di premere un pulsante, di alzare una levetta. Che problema può esserci a farlo fare all'utente (poi scoprirete perché). Anche perché in generale dovrei decidere io quanto metterne di CNG, no?

Così giro io il selettore sul ON. Sorprendentemente l'operatore pelato coi rasta si sveglia dal torpore e mi prende a male parole.

  • oh, che cazzo fai? qui tu non tocchi niente, hai capito?


Segue lauta sequenza di insulti. Così, senza neanche un po' di riscaldamento, è partito in tromba.
Che io dico, uno può anche fare una discussione, scaldarsi e arrivare alle parole forti. Ma questo è partito subito con gli insulti. Verso un cliente che non capiva cosa stava succedendo.

Io non so cosa avesse quel tipo per essere così nervoso. Forse facendo il benzinaio non poteva fumare quanto voleva ed era in astinenza da sigarette farcite. Forse la sera prima aveva visto sua moglie a letto con un nigeriano che aveva il cazzo spesso il doppio del suo. Forse era un laureato in filosofia convinto di meritare un lavoro un po' più di concetto rispetto all'inserire pistole negli attacchi delle auto a CNG.
O magari era stanco di questi stranieri che pretendono di fare rifornimento da soli.
Vallo a sapere.

Fatto sta che quando ha finito il rifornimento all'altra auto ha iniziato il mio. Eh, la grande tecnologia della Brianza che conta: mettono giù due pompe per il CNG però ne va solo una alla volta.
Per quello dovevo aspettare.

Ora, costava così tanto dirmi "aspetti signore, aspetti cortesemente che finisco quest'auto e poi inizio il rifornimento alla sua. Purtroppo va una pompa alla volta, le chiedo di portare pazienza" ?
Mi avesse detto così avrei accettato la spiegazione senza problemi. Rimaneva una cosa ridicola ma amen, non ce ne poteva niente lui.

Invece mi ha coperto di insulti senza nemmeno dirmi buongiorno. Ed è andato avanti a insultarmi.
Tra l'altro quando gli ho detto di darmi del lei, innanzitutto, ha avuto la faccia tosta di dirmi che ero più giovane di lui quindi poteva darmi del tu. Come se fosse una cosa che decidi tu a chi dare confidenza, non una cosa che ti concedono gli altri. Incredibile.

Io non voglio che la gente sia mielosa come in giappone. Lo sapete bene perché l'ho raccontato più volte. Quella falsa gentilezza mi dava persino ai nervi. A me basta solo che la gente, specialmente quella che ha a che fare con la clientela, sia educata. In Rep. Ceca i commessi, i camerieri, gli impiegati a contatto con il pubblico sono normalmente simpatici come il buco del culo. Ti servono ma non aspettarti un sorriso, una frase cordiale, un gesto di gentilezza. Avete presente Natolia dei bulgari? Ecco. (anche se le cose con il tempo stanno lentamente migliorando)

Sono freddi e poco simpatici, ok. Ma mai si permetterebbero di insultarti. Al massimo ti ignorano, ti dicono ne con lo sguardo gelido oppure borbottano sotto i baffi, ma non ti prenderebbero a male parole come a fatto quel benzinaio senza nemmeno un po' di riscaldamento.

Ho provato a immaginarmi la scena ripetuta da un benzinaio di queste parti e non riuscivo a traslarla. Una volta stavo buttando del pattume che avevo in macchina nel cassonetto del benzinaio e l'addetto mi ha chiesto di non farlo, che era riservato alla stazione di servizio, non era per i clienti. Anche lì stavo facendo una cosa "contro le regole" ma mi hanno detto di non farla con educazione, dicendo prosim vas, e dandomi del voi. Non è che mi hanno aggredito dicendo "co delaš, ty čuraku". Se proprio vuoi litigare devi essere tu il primo a scaldarti.
Nessuno qui si sognerebbe di darmi del tu se non glielo consento. È una questione di decenza.

Io non sono in grado di capire cosa c'è dietro questo nervosismo. Dietro il fatto anche un benzinaio si permetta di comportarsi così con una persona che nemmeno conosce (per quanto ne poteva sapere lui io potevo anche essere una persona capace di rovinargli la vita).
Non voglio fare un'analisi sociologica. Mi limito a osservare un imbarbarimento che mi sconvolge.

Se c'è un punto da cui bisogna ripartire forse è proprio questo: l'educazione, il tenere le distanze, il non prendersi confidenze, il dare del lei a chi non si conosce, il dire per cortesia, il chiamare signore uno sconosciuto, in generale il comportarsi in pubblico come se fossimo lord inglesi o commessi in una merceria degli anni '30. Che poi banalmente significa solo essere educati, non c'è bisogno di scomodare i lord inglesi.

 

Il parcheggio per scozzesi

March 14th, 2017 by mattia | 22 Comments | Filed in riflessioni, viaggi


Germania, stazione di servizio sulla 99, a Est di Monaco.

C'è il parcheggio riservato agli handicappati e il parcheggio riservato a...

A cosa?
Alle donne? Non può essere! Sarebbe troppo sessista, come dire che le donne necessitano di un parcheggio riservato perché non sanno parcheggiare o che sono troppo deboli per fare 20 metri a piedi in più.

Alle donne gravide? E in Germania le donne gravide le disegnano così? Con la pancia a forma di gonna, dalla vita in giù? Hanno i peggiori grafici del mondo allora in Germania.

Agli scozzesi o alle persone di qualsiasi genere che indossando la gonna? Può darsi, ma a quel punto perché non un parcheggio a chi indossa un cappello o ha i baffi arricciati?

Chissà a chi è riservato quel posteggio. Resterà un mistero.

Mi faccio solo una domanda. Fosse davvero riservato a donne allora basta affermare di essere donna e si può parcheggiare lì, no. Poi fa niente se hai il pene, tanto adesso vale che il genere lo decidi tu in base a come ti svegli la mattina: che diritto hanno di dire che non sono una donna? Transfobici!
Poi vabbe', finita la colazione e ripartito dall'area di servizio decido che torno uomo. Chi mi può vietare di essere donna per 20 minuti?

Anche qualora fosse riservato alle donne gravide: chi può dire che non sono una donna gravida? Mi direte: ma figa, non lo sei, è nella realtà dei fatti.
Vero, ma se è per quello non sono nemmeno una donna. Anche quello è nella realtà dei fatti. Ma se posso inventarmi - contro ogni evidenza scientifica - di essere una donna perché non posso inventarmi di essere una donna gravida? Non sono né l'una né l'altra alla stessa maniera. È sempre una cosa che sta nella mia testa e basta.

Per questa volta è andata, ma la prossima volta io parcheggio lì. Spiegate meglio però cosa significa quel simbolo, così mi invento meglio cosa sono.

Il prof. matteo renzi

March 9th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Non è la prima volta che renzi lo dice. Finita la sua avventura politica pensa di fare il professore universitario. L'ha detto anche questa sera da Vespa.

Mi sarebbe piaciuto chiedere anche solo... di cosa?

Caro il mio renzi, forse hai sbagliato a capire. Il professore universitario non è un lavoro di ripiego per gente che nella vita non ha mai lavorato fuori dalla politica e s'illude di riciclare la popolarità e la fama residua spacciandosi per esperto di qualcosa. Le università non sono TV dove si chiama il testimonial per vendere le pentole.

Io non so dove renzi vorrebbe andare a fare il professore universitario. Ogni paese ha le sue regole, per carità, ma in generale per fare il professore universitario serve prima di tutto avere un Ph.D., che renzi non ha. Poi serve una serie di pubblicazioni nel settore, e la lista di pubblicazioni di renzi è vuota (no, libretti come Tra De Gasperi e gli U2 non contano). Sulla base di cosa dovrebbero chiamarlo a insegnare? Perché è bello?

Lo so bene, è possibile in alcuni ordinamenti chiamare un esperto come professore universitario per chiara fama, ma si tratta di casi di persone particolarmente esperte che magari non hanno un classico curriculum accademico ma che magari hanno tanto da insegnare grazie a esperienza professionale.
Ok, ma chi chiamerebbe per chiara fama uno come renzi? Una facoltà di giurisprudenza (di cui ha la laurea)? Non credo, visto che non ha alcuna esperienza in campo legale. Una facoltà di scienze politiche? E per cosa poi?

Noi tutti ci ricordiamo renzi alla casa bianca con obama, ma guardiamoci in faccia. L'esperienza nazionale di renzi è durata, ad oggi, meno di tre anni. Prima di ciò era solo un amministratore locale. Era più in vista degli altri sindaci di città capoluogo perché scalpitava per far il grande salto, ma pur sempre a firmare le delibere per la pulizia dei tombini a Firenze stava.
Non ha fatto nemmeno una legislatura in parlamento, per dire. Ok, ha guidato un governo per tre anni, e mi direte che è una cosa importante. Già, ma cosa ha concluso questo governo?
Fosse stato capace di cambiare la costituzione ora potrebbe andare davanti agli studenti a spiegare come si fa a partire da Pontassieve, scalare la politica nazionale e rivoltare come un calzino la costituzione eliminando il bicameralismo perfetto, per esempio. Sarebbe stata una rivoluzione, avrebbe avuto motivo per insegnare come si conduce una battaglia politica.
Sì, ma ha perso.
Cosa insegna agli studenti? Come si perde la battaglia di una vita? Tiene un corso dal titolo "come scrivere una riforma costituzionale e farsela bocciare"?
Quale sarebbe il risultato storico del governo renzi che lo consegna alla storia come un vincitore tale da essere chiamato a insegnare per chiara fama? La legge sul dopo di noi? Ah, ok. Allora berlusconi con la patente a punti lo facciamo direttamente magnifico rettore.
Un po' di normale amministrazione spalmata su tre anni e un fallimento grosso come una casa sarebbero meriti tali da farti professore?

Io non dubito che qualche università possa fare a botte per invitarlo. Si dànno le lauree onorifiche a gente come valentino rossi solo per fare un po' di pubblicità all'ateneo, figuratevi se qualche dipartimento di pubbliche relazioni di università non si metta a fare a gara per avere un tizio famoso (oggi) come renzi.

Ma quello rimarrebbe, qualcosa d'immagine. Uno modo per attirare qualche iscritto in più (coi relativi introiti) curioso di sentire le lezioni di renzi anziché del Prof. nessuno.
Eppure fare il professore universitario è un'altra cosa. Non solo perché dovresti avere una solida esperienza in un settore, non solo perché devi averla dimostrata con un curriculum accademico o professionale (che renzi non ha), ma soprattutto perché anche la sola attività didattica è qualcosa che non si improvvisa. E che nessuno ti può insegnare.

In diverse forme insegno da dieci anni ormai e ancora adesso delle volte mi sento inadeguato. Mi pongo domande, mi metto in discussione. Questo anche se c'è chi mi ha detto che sono uno dei migliori insegnanti che ha avuto; mi metto in discussione perché quando vedo tanti studenti fallire posso sì dare la colpa al fatto che non si sono impegnati, ma dentro ti rimane il tarlo che ti fa pensare "magari avrei potuto far qualcosa in più per stimolarli".
Ti metti in discussione quando al termine della terza ora leggi negli occhi degli studenti la stanchezza e ti domandi cosa puoi fare per tenere viva l'attenzione per tre ore di seguito.
Poi però ti guardi indietro e vedi tutti gli errori che hai fatto e solo il fatto di non ripeterli più di fa capire che un po' sei migliorato. Ma è una cosa lunga, che richiede tempo.

Poi arriva renzi ed è convinto di poterlo fare senza improvvisandosi professore universitario come se fosse un lavoro che ti inventi sui due piedi.

Di solito quando in un'azienda arrivano i ragazzini freschi di studi che credono di saper fare tutto loro finiscono per prendere una bella dose di calci in culo finché non capiscono che non sanno un cazzo e devono mettere giù il crapone a imparare.
Probabilmente il ragazzino renzi non riceverà l'equivalente di calci in culo dall'accademia, ma per cortesia, abbia rispetto per questo lavoro.
Se vuole farlo è libero di intraprendere questa carriera, ci mancherebbe. Ma non è un ripiego come un altro per una carriera di televenditore andata male.

 

La legge mondiale

March 6th, 2017 by mattia | 20 Comments | Filed in riflessioni
Nella sua incompetenza la boldrinova pone - inconsapevolmente - un problema serio. Si lamenta dei gruppi sul feisbuc che inneggiano al fascismo: gruppi segnalati e che feisbuc non chiude perché non violano la politica della rete sociale.

Eh, ma in italia l'apologia di fascismo è reato! L'istigazione all'odio razziale è reato! dice la boldrinova. Pretendendo che la legge italiana prevalga sul feisbuc.

Il problema che non capisce è che fesibuc non funziona solo in italia ma in tutto il mondo (Cina esclusa, ma poi ci arriviamo). Il fatto che un gruppo sia in lingua italiana non significa che i contenuti debbano sottostare alla legge italiana. Anche solo per un fatto banalissimo: l'italiano è lingua ufficiale in almeno tre stati, ognuno con leggi differenti. Alla legge di quale stato si dovrebbe obbedire?

Più generalmente, qualsiasi cosa scritta in italiano su internet può essere pubblicata da una persona che se ne sta all'estero, come il sottoscritto. Prendete questo sito: è scritto in italiano (farcito da lombardismi, talvolta) ma è scritto da una persona che abita in Rep. Ceca ed è ospitato su di un server statunitense. Perché mai dovrebbe rispettare la legge italiana?
Il rapporto di questo sito con lo Stato italiano è lo stesso che ha con la Repubblica di San Marino o la Confederazione Elvetica. O col Burundi, o con l'iran.

Se questi reati sono commessi sul suolo italiano si fanno le indagini, se ci si riesce si beccano i colpevoli e gli si fa un processo. Il giudice può disporre il sequestro preventivo della pagina internet per evitare che il reato si ripeta: quindi scrive una letterina a feisbuc e gli intima di tirare giù la pagina che inneggia al fascismo o incita all'odio razziale.
Sono strade che la legge già prevede. Non c'è bisogno di piagnucolare chiedendo che la politica del feisbuc venga cambiata a piacimento della boldrinova.

Il problema però esiste, perché feisbuc potrebbe dire "ciucciamelo, io non tiro giù niente", esattamente come fa quando gli si segnalano i gruppi senza l'intervento del giudice. A quel punto cosa fai?
Dovresti inibire l'accesso a tutto il feisbuc dall'italia. E ti dicono che non puoi.

Cioè, non è che non puoi perché non ne hai potere. Figurati. Si chiudono i siti di scommesse clandestine o i siti dei pedofili, figurati se non puoi fare una legge che impone la chiusura di resti sociali su cui si inneggia al fascismo. Il problema è che il feisbuc è troppo grosso per essere tirato giù dal governo di una repubblichetta di periferia senza temere la rivoluzione. Talmente grosso che si impone persino sulle leggi dei singoli paesi.

Di fatto una rete sociale come feisbuc impone una nuova legge globale che sovrasta la legge nazionale. Questo perché è accessibile da tutti i paesi e quindi quello che succede dentro il feisbuc succede in ogni paese dove feisbuc è accessibile. E al contempo è troppo potente per essere spento.
La legge quindi è quella che dice feisbuc, non il parlamento.

Il problema è che una soluzione è difficile da trovare. Feisbuc non può rispettare le leggi di tutti i paesi in cui è accessibile. Alla boldrinova, che ha una apertura mentale di 1*10^-6 sr, non sembra vero che feisbuc non rispetti la legge italiana che vieta l'apologia di fascismo. Già, ma se feisbuc rispettasse quella norma allora dovrebbe rispettare anche le leggi che in altri paesi vietano l'apologia di comunismo, con il rischio che poi dovvrebbero essere chiusi i profili di metà dei compagni di partito della boldrinova. In Polonia per un paio d'anni è stata in vigore una legge del genere (prima di essere dichiarata incostituzionale). Che doveva fare allora feisbuc? Rispettare la legge italiana e non quella polacca?
Mica puoi dirmi che quando si parla di apologia di fascismo è un reato quindi feisbuc deve obbedire alla legge italiana, mentre per l'apologia di comunismo siccome la fanno i tuoi compagni di partito allora è libertà di espressione e non può essere vietata. Perché a quel punto il presidente del parlamento polacco potrebbe ripetere gli stessi argomenti della boldrinova, pari pari.

Che fa feisbuc? Deve rispettare ogni legge di ognuno dei 200 paesi da cui è accessibile? Deve rispettare anche le leggi di paesi dove criticare il capo dello Stato è reato? Tipo Turchia, Thailandia, Arabia Saudita, italia (ops!)

Deve rispettare leggi di paesi in cui dire che maometto fa i pompini col culo è reato? L'errore madornale della boldrinova è pensare che la legge italiana sia quella perfetta e incontestabile. Solo perché italiana. Tutti quelli che concedono di più sono paesi in cui si concedono libertà eccessive, tutti quelli che concedono di meno sono paesi dittatoriali (un po' come quegli autisti che in autostrada dànno dei passi a quelli che viaggiano più veloce di loro e delle lumache a chi va più piano di loro).
Per una persona straniera anche le leggi italiane possono sembrare leggi di un paese dittatoriale. Prendete l'art. 724 del codice penale per esempio. Quando ne racconto l'esistenza qua mi dicono "seriamente?".

Ma allora che facciamo? Ci facciamo dettare la legge da feisbuc? Eh no, le leggi le fa il parlamento e non feisbuc. Ma d'altra parte che facciamo? Chiudiamo il feisbuc perché non rispetta le leggi italiane?

Questo è un dilemma da cui non si esce facilmente.

La mia idea è che lo Stato, ogni Stato, se ci crede veramente deve applicare le sue leggi sul territorio, anche a costo di chiudere il feisbuc. Credi veramente che inneggiare al Duce debba essere vietato? Bene, allora chiudi tutti i siti che lo fanno, anche se si tratta di un colosso come il feisbuc. Se invece hai paura di chiudere feisbuc su tutto il territorio italiano allora significa che non ci credi veramente in quella legge.
Sicuramente la comunità internazionale ti accuserà si essere al pari della Cina che blocca il feisbuc, ma se tu credi veramente in quella legge che ha votato allora avrai il coraggio di portare avanti la sua applicazione, giustificando davanti al mondo la tua scelta con le tue ragioni.
Fesibuc si deve adattare alle tue leggi? Feisbuc fa le sue scelte. Vuole essere eletto dall'italia? Rispetta le leggi italiane. Può permettersi di rinunciare agli utenti italiani? Se ne fotte delle leggi italiane e si fa bloccare così come si fa bloccare in altri paesi. Sono scelte sue: può decidere di farsi bloccare in Cina e Turchia oppure di farsi bloccare in Cina, Turchia e italia. Sono scelte loro che non competono al parlamento italiano.
Il parlamento italiano fa le leggi e se ci crede davvero fa in modo che valgano anche per il feisbuc.

Se questo porta alla sua condanna dalla comunità internazionale faccia due riflessioni: non è che forse quella legge è liberticida? Se la risposta è sì allora magari sarebbe utile pensare di cambiare quella legge. Se invece la si ritiene giusta (mentre il resto del mondo è troppo permissivo) allora la si applica.
Anche a costo di chiudere il feisbuc, ché non è certo diverso - agli occhi della legge - di un forum di venti sfigati neo-fascisti o di un sito si scommesse clandestine.

La legge si muove così, non con gli accordi amiccanti coi dirigenti di fesibuc per convincerli - prosim, prosim - di obbedire alle bizze della boldrinova.

La lotteria

February 28th, 2017 by mattia | 8 Comments | Filed in riflessioni
Stavo pensando, adesso che con qualche decina di milione di euro puoi andare a fare un giretto attorno alla Luna, quanto ci vorrà prima che qualcuno inventi una lotteria della Luna?

Non ci vuole poi molto, se - come ho letto in giro - un viaggio per due persone costa 100 milioni circa basta organizzare una lotteria in cui vendi biglietti a 10 euro: vuoi non arrivare a vendere 10 milioni di biglietti, considerato tutto il mondo?

Secondo me sarebbero molti di più quelli che comprerebbero un biglietto a 10 euro sognando l'opportunità di un viaggio verso la Luna. Ci sarebbe un ampio margine di guadagno.

Se i numeri sono davvero questi, una volta che hanno dimostrato la fattibilità della cosa sarebbero solo dei pazzi quelli di SpaceX a non lanciare la lotteria della Luna. La fai un paio di volte all'anno e tiri su un po' di soldini per rimpire le casse della società.