Nel ddl 1611 appena approvato dal Senato (la legge bavaglio) è stata introdotta una norma che obbliga la rettifica anche per i siti internet entro 48 ore. Altrimenti è prevista una pena fino a 12 500 euro.
Il Pd ha lanciato la campagna Nessuno tocchi i blog. Dicono infatti che questa norma serve ad ammazzare i blog, unica fonte di informazione libera che ci è rimasta.
In realtà non è proprio così. Anche a me quella norma non piace moltissimo, ma ci sono alcune considerazioni da fare.
1) Dicono che un blog non è un giornale.
Dicono che scrivere una cosa su un blog ha lo stesso valore delle chiacchere che si fanno al bar, e che quindi non puoi paragonarlo a un mezzo di diffusione come la stampa.
Questo non è vero: giovedì scorso il mio blog ha fatto più di 11 mila accessi; è la diffusione di un giornale di provincia come il Giornale di Lecco, per esempio. Se io scrivo un’informazione sbagliata su un blog o su un giornale il rischio di diffonderla tra un numero consistente di persone è lo stesso.
E non puoi fare alcuno distinzione tra blog piccoli (diciamo, personali) e blog grandi (tipo beppe grillo). Perché non hai alcun criterio per farlo: che fai, metti un contatore delle visite (collegato a un database certificato presso il Viminale) che dopo un certo numero di visite ti dà il bollino di blog “grosso” comparandoti alla stampa?
Un giornale non può moltiplicare di 100 volte la diffusione da un giorno all’altro, perché la tiratura è quella. Un blog sì. Se anche hai un blog di provincia con cento accessi al giorno, se scrivi una boiata che fa presa e tutti ti linka (magari facendo girare i link su FB viralmente) in un giorno ti trovi una valanga di accessi. E il tuo blog non è più una chiacchera al bar.
2) Dicono che i blog sono gli unici spazi di informazione libera.
Ne siete sicuri?
Gran parte dei blogger si limita a fare il copia/incolla di cose che trova in giro per la rete. Fare informazione è una cosa diversa. Per fare informazione bisogna indagare, studiare le fonti, verificare i fatti e scrivere dei contenuti originali basandosi su quello che si è scoperto.
Esempio: io vedo l’appello della Gabanelli sul ddl 1611 e i publicisti. Allora vado sul sito del senato, scarico il testo del ddl approvato, scopro che non è così, mi cerco i verbali della commissione dove si è discusso il problema e ricostruisco la vicenda con l’evoluzione della legge scoprendo che proprio come risposta a quell’appello la legge è stata cambiata, quindi non ha senso far girare l’appello.
Questo, se vogliamo, è un modo in cui chiunque, con un blog può fare dell’informazione, usando gli strumenti di internet.
Per molti blogger invece fare informazione libera significa scrivere qualsiasi cosa sia contro il loro nemico. Il concetto di informazione libera non è posso pubblicare cose vere e documentate (benché scomode) ma pubblicare qualsiasi cosa “contro” . Poi fa niente se la notizia contro è una bufala. L’importante è che sia contro. Perché se tu pubblichi una notiza contro il potente diventi automaticamente quello figo contro il sistema.
Quando ho visto un ennesimo contatto far girare il video della Gabanelli l’ho avvistato che l’appello era scaduto. Mi sono sentito dire che palle che sei, io lo uso come pretesto per parlare male di Berlusconi. Siamo a posto.
In questo caso la libertà che si dà ai blog non è libertà di combattere il sistema, ma solo un megafono alle chiacchere – appunto – da bar. Quelle chiacchere fatte dalle persone che abboccano a qualsiasi panzana e la ripetono il giorno il giorno dopo al bar perché così si sentono importanti (sapere delle verità nascoste ti fa sentire quello che ne sa, è la chiave di programmy come Voyager che si inventano fantomatiche verità nascosta per soddisfare questa voglia della gente).
3) Nei blog c’è anche questo.
Quando si parla di blog non bisogna dimenticarsi che si sta parlano di un mondo che contiene anche della feccia come i blog sulle scie chimiche, sul signoraggio, 9/11 e altre cagate simili.
Non dimenticatevi l’effetto disastroso che questi blog possono avere su un quindicenne che non ha ancora sviluppato il senso critico per capire che quelle sono tutte puttanate. Oddio, spesso anche su gente laureata.
4) Obbligo di rettifica, perché no?
Conosco dei blogger di cui al punto 3) che passano la giornata a diffamare la gente su internet, oltre a scrivere puttanate senza senso.
In questi casi, che ben venga l’obbligo di rettifica.
Perché una denuncia per diffamazione sappiamo tutti che è una strada lunga, mentre la richiesta di rettifica è efficace. Quando rischia 12 euro di multa, vedi che gli passa la voglia al cretino del terrazzino di scrivere puttanate.
In generale, questa storia della bufala sull’emendamento 1.707 mi ha insegnato molto.
Centinaia di blog l’hanno ripresa e amplificata. La sua diffusione ha toccato così tante persone che ha superato di gran lunga la tiratura di molti giornali.
Solo pochissimi blog hanno fatto marcia indietro e pubblicato una rettifica.
Molti altri hanno lasciato la bufala infamante in bella vista senza scriverci sopra un “Update: scusate, questa cosa sotto è una stronza. Mi scuso per averla pubblicata”, nonostante gli sia stato fatto notare che era una bufala.
Considerate il blog di Andrea Formenti. Ha pubblicato l’appello bufala sul 1.707 il 9 Giugno col titolo “Chiamale se vuoi: carogne”, qualcuno gli ha fatto notare che era una bufala nei commenti, e lui risponde serafico
“Se si tratta di una bufala non posso che esserne contento!“.
Così, senza nessuna scusa, senza nessun messaggio di rettifica nell’articolo, senza scrivere un post in cui dice “scusate, ho preso un abbaglio”. No, lui pubblica la notizia, poi se è una bufala tanto di meglio. Non c’è neanche la percezione della scorrettezza fatta.
Per lui è normale pubblicare una notizia infamante, e poi se non è vera… eh vabbe’, sospiro di sollievo.
Sì, però nel frattempo hai infamato delle persone. Renditene conto.
Come questo esempio potrei farne tanti altri. Gente che sul proprio blog copia tutte le più grandi bufale che girano su internet senza prendesi la briga di rettificarle neanche quando gli si fa notare lo sbaglio.
Fanno la loro cagatina su internet, e poi chissenefrega, che il mio è solo un blog.
Già, però somma la cagatina del tuo blog a migliaia di cagatine di altri piccoli blog e ne esce una montagna di merda.
Se la montagna di merda consiste nell’accusare della gente di aiutare chi commette violenza sessuale sui minori, distruggi la reputazione di una persona.
Visti questi casi non posso che pensare: ben venga l’obbligo di rettifica.
5) Già, ma 48 ore… e se sono in vacanza?
Dicono che se uno è in vacanza e non controlla la posta per due giorni si rischia una mega multa. E uno non è obbligato a controllare la posta tutti i giorni come se avesse una redazione.
A parte che non mi è chiaro se le 48 partono dalla notifica, intesa inviata con che mezzo (raccomandata A/R?, sarebbe un po’ diversa la faccenda). E dubito che basti una banale email.
Dopodiché, avete presente come funziona internet? Conoscete la velocità con cui si diffondono certe notizie. Impressionante, fidatevi.
Basta che guardiate come si diffondono viralmente alcuni contenuti su FB. Lo pubblica uno e poi via dietro tutti. In poche ore.
48 ore sono un’enormità, su internet.
In 48 ore una bufala si diffonde a macchia d’olio. Tenetelo presente.
6) Lezione di responsabilità
Se da un lato la gente grida alla censura e al sistema che cerca di tappare la bocca ai piccoli blogger, io rispondo che la gente dovrebbe anche imparare a responsabilizzarsi. Se hai un blog te ne prendi cura, anche controllando la posta tutti i giorni (non sono rimasto senza internet per più di 48 ore dal 1999).
Ma soprattutto cerchi di non dare occasioni alla gente per chiedere delle rettifiche, ad esempio evitando di scrivere puttanate.