Archive for the ‘havel’ Category

Quel sorriso

December 18th, 2011 by mattia | 6 Comments | Filed in havel, praga, praha, repubblica ceca, rivoluzione di velluto, slovacchia

Havel l’ho incontrato solo una volta, il 17 Novembre 2009. Si celebrava il ventesimo anniversario della rivoluzione di velluto e lo incrociai nell’atrio della facoltà di filosofia a Praga. Ho cercato di parlargli ma la sua assistente l’ha portato via verso la macchina.
Non è scappato come un divo era solo succube dell’assistente; mentre lo portavano via mi ha guardato e mi ha salutato con un cenno e un sorriso. Un sorriso di quelli strani: vi ho visto la serenità di un uomo che ha passato una vita da perdente, piccolo uomo dalla parte sbagliata, portato in prigione per qualche settimana ogni volta che giravano le scatole alla polizia. Poteva anche lui fare come tutti gli altri, adeguarsi al regime e fare la sua carriera, aspettando che magari qualcun altro facesse la rivoluzione al posto suo. O che semplicemente il comunismo crollasse come è crollato ovunque.

Era il sorriso di un uomo che ha passato una vita con la moglie che aspettava la sua uscita di galera. Ogni volta. Un uomo che poi la rivoluzione l’ha vinta, ma che non l’ha goduta. Poteva ritirarsi e fare il padre nobile della patria, e invece si è messo in ballo e ha fatto la cosa più difficile che esista nella politica, gestire il “dopo” di una rivoluzione.

E’ stato un perdente anche da vincitore, perché in quel paese mica è come in italia dove c’è il dogma dell’infallibilità del presidente della repubblica, che viene dipinto e osannato come un saggio per definizione anche se è un emerito coglione. Lì il presidente della Repubblica lo si contesta eccome. Capitò che Havel fu eletto presidente della Repubblica dal parlamento e prima del suo discorso di insediamento un deputato si alzò in piedi a dire che non lo riteneva presidente per come era avvenuta la votazione*. Non ha avuto mai pace, nemmeno quando la sua parte era diventata quella giusta.

Ma era anche il sorriso di un uomo che era stato vicino alla morte. Il sorriso di un uomo che si è dovuto pure sorbire le critiche quando si risposò con una donna più giovane. Non bastava aver dato la sua vita al paese, non bastavano i periodi in galera e la vita di merda che faceva un dissidente. Non bastava aver guidato un paese alla rivoluzione. Il suo popolo pretendeva da lui anche un altro sacrificio, e sulla sua vita privata.
Quando passi una vita così intensa, turbolenta e tormentata alla fine sorridi. Col sorriso della serenità, il sorriso di chi ne ha passate talmente tante che ora niente più lo scalfisce.
E forse anche un po’ il sorriso della stanchezza.

Mi spiace di non essere a Praga, in questo periodo, così che non posso partecipare ai suoi funerali. A chi mi legge dalla capitale ceca chiedo di portare una candela a nome mio. Se lo merita.

Pokoj s tebou, vole.

*è una storia lunga da spiegare; consiglio di procurarvi il dvd “obcan havel” un film-documentario che fecero qualche anno fa in cui c’è questa scena e molto altro materiale dal “dietro le quinte” di un presidente.
A Praga lo trovate a 100 corone nelle edicole, all’estero mi sa che lo scaricate da internet e morta lì.

L’angolo del precisino #2

December 16th, 2009 by mattia | Comments Off | Filed in havel, ignoranza, precisino, travaglio

Ritorna l’angolo del precisino, con Marco Travaglio che come praticamente tutti i giornalisti italiani non ha la più pallida idea di come si pronuncia il nome Václav (in questo caso Havel).

Qui sotto, a 18’30” circa.

Ripeto: se non sapete pronunciare il nome andate su wikipedia, e vi trovate pronuncia e anche file audio.
Più di così…

20 anni di democrazia

November 16th, 2009 by mattia | Comments Off | Filed in havel, klaus, politica, praga, repubblica ceca

10112009_002La Repubblica Ceca festeggia il ventesimo anniversario della rivoluzione di velluto, che nel 1989 riportò la democrazia in questo paese. Il caso vuole che il 17 Novembre del 2009 cada di Martedì: capita così che le Università si organizzino per fare il ponte lungo e lasciare gli studenti a casa quattro giorni. Gli studenti delle stesse università ceche, vent’anni prima invece scesero in piazza per riprendersi la libertà.

Vale allora la pena di capire cos’è oggi il 17 Novembre, e qual è lo stato di salute della democrazia ceca.

Passeggiando per le strade di Praga, si sente odore di anniversario. Concerti, mostre, esposizioni. I manifesti annunciano le iniziative del Comune di Praga per ricordare la rivoluzione di velluto, e gruppi di studenti organizzano dibattiti sul tema. Sembra quindi che quest’anno il 17 Novembre non passerà in sordina come al solito, quando qualche centinaio di persone si limita a portare un lumino a Narodni Trida, o un fiore alla targa di Jan Palach in piazza Venceslao, mentre il resto della popolazione si gode il giorno di ferie.

Ormai i giovani che vanno oggi all’università sono nati nella seconda metà degli anni 80. Sono cioè persone che non si ricordano del comunismo. Nonostante ciò, la memoria storica di quel periodo è ancora viva, e non sembra essere in pericolo.

Quello per cui la gente si preoccupa è invece la politica.
La domanda ricorre spesso tra le bocche dei cechi: a che punto è la nostra democrazia? Le risposte, solitamente, non sono delle più ottimiste. La Repubblica Ceca si trova a fare i conti con un forte periodo di instabilità politica. Le elezioni politiche del 2006, che diedero 100 deputati a destra e 100 a sinistra, lasciarono il paese senza governo per sei mesi, prima che Topolanek riuscisse a mettere assieme un governo basato su una risicata maggioranza di due deputati.
Un governo debole che non ha saputo resistere agli attacchi dovuti a misure impopolari come il ticket sanitario,  e che è caduto durante la presidenza di turno dell’UE.
La Repubblica Ceca si trova quindi con un governo tecnico che doveva portare a nuove elezioni in Ottobre, rinviate poi alla prossima primavera a causa di un pasticcio nella legge elettorale, cassata dalla Corte Costituzionale.

Il paese si trova quindi senza una guida politica certa dal 2006, e non l’avrà fino al 2010. In tutto questo il Presidente della Repubblica Klaus, abdica al suo ruolo di garanzia ed entra nell’agone politico prendendo posizioni discutibili in materia di Europa e ambiente. Un Presidente della Repubblica che non è stato nemmeno capace di convocare le elezioni politiche, facendosi bacchettare dalla Corte Costituzionale.

Non è un caso dunque che la gente non si riconosca in questa classe politica, e che alle scorse elezioni europee il 20% degli elettori ha scelto partitini sull’ 1-2% senza alcuna possibilità di riportare eletti. La gente ha mandato un messaggio: questi partiti e questi politici non li vogliamo più.

La disaffezione per la politica in realtà non è molto dissimile in questo paese, rispetto agli altri paesi europei. Sembra che la Repubblica Ceca abbia fatto in vent’anni tutta l’evoluzione democratica che gli altri paesi hanno fatto in sessant’anni. O forse, si è passati direttamente dal totalitarismo comunista alle beghe tra partiti e ai personalismi dei politici. Tutto sommato, lo stesso Havel ebbe i suoi bei problemi fin dal principio del suo mandato presidenziale.

Forse la prossima primavera la Repubblica Ceca ritroverà una guida politica forte, capace di prendere scelte decise.

Ma forse, se si guarda alla stato di salute della democrazia, intesa nel senso più puro del termine, le cose non stanno poi così male. Gli studenti di Inventura Demokrazie hanno pubblicato una dichiarazione in cui criticano pubblicamente il presidente della Repubblica Klaus, per le sue bizzarre posizioni che fanno vergognare i cechi nel mondo.

In italia sarebbero stati già denunciati per vilipendio al capo dello stato. Qua invece no. Anzi, il capo dello stato può essere schernito anche sulle riviste con pesenti caricature.
Forse, la libertà di pensiero ti permette di criticare tutti facendo sembrare che tutto vada allo sfascio. Ma la democrazia è anche questo.

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