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Un giorno ha 24 ore

February 2nd, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in editoriale, gelmini, geografia, scuola

Cerchiamo di fare un po’ di conti. Ci sono quelli che vorrebbero che si insegnasse educazione civica a scuola (intesa come materia). E allora dici, giusto! si insegni più educazione civica, che i giovani del giorno d’oggi non conoscono neanche la costituzione (come se i vecchi la conoscessero).
Poi c’è quello della CRI che chiede che sia introdotta l’ora di insegnamento di pronto soccorso, che negli altri paesi europei sì che la fanno. E  ti sembra sbagliato? No, allora è giusto che si insegni il pronto soccorso.
Poi arriva quello che dice: nelle scuole si deve insegnare l’educazione sessuale, che i giovani del giorno d’oggi (sempre loro!) non sanno nemmeno come srotolare un goldone. Ottima motivazione, quindi introduciamo l’ora obbligatoria di educazione sessuale.
Poi c’è il famoso direttore d’orchestra che protesta perché i giovani del giorno d’oggi (che ormai abbiamo capito essere dei disgraziati) non hanno una cultura musicale, e che è inammissibile in un paese che ha sfornato Verdi, Puccini… Giusto, allora si faccia più educazione musicale.

E poi arriva quello che….

… e che palle!
Se diamo retta a tutti qui si finisce che gli studenti stanno a scuola il giorno e poi pure la notte.
Siamo tutti d’accordo sulle motivazioni, siamo tutti d’accordo che i giovani del giorno d’oggi debbano  essere eruditi di educazione civica, pronto soccorso, goldoni e musica. Però un giorno ha 24 ore, e quelle che puoi passare a scuola sono ancora meno. A qualcosa bisogna pur rinunciare.

Qualcuno ha deciso che si studierà meno geografia. E tutti a stracciarsi le vesti. Ragazzi miei, decidetevi: se volete introdurre l’ora di educazione civica e quella di educazione sessuale, da qualche parte dovete pur tagliare.

Io non so se è cosa buona tagliare la geografia. Sicuramente darei una sistemata ai programmi di storia, ché i romani e i greci  li ho studiati 4 volte mentre non ho mai (mai!) studiato la guerra di secessione americana. Come se la storia che conta fosse solo la nostra.

Però certe argomentazioni a supporto della geografiasono ridicole:

I geografi scuotono la testa: “Senza un Gps le nuove generazioni non sapranno più nemmeno trovare la strada di casa…”

Ora, a parte che quando si studia la geografia mica ti dànno in mano lo stradario della città ma la cartina dell’Africa (e conoscere dove nasce lo Zambesi non mi aiuta a trovare la ferramenta che cerco).
Ma poi, cos’è questa avversione per le tecnologie? Voglio dire, mio nonno era capace di usare un aratro mentre io no, e allora?

“Senza geografia siamo tutti più poveri – spiega Gino De Vecchis, presidente dell’Aiig, l’associazione italiana insegnanti di geografia – perché la formazione di un cittadino passa anche attraverso questa materia, che è la scienza dell’umanizzazione del pianeta Terra…”

Sì, e poi? Magari ti fa anche durare di più, la geografia. Cala trinchetta!

Eppure la geografia conta migliaia di appassionati, nostante Google Earth o i TomTom

Qui in Repubblica Ceca c’è un grande gruppo di appassionati di scalate ai camini delle industrie, però non è che questo nobiliti in sé questa attività.
E poi, perché mai Google Earth dovrebbe essere all’antitesi della geografia? A me sembra che, al contrario, esso sia uno degli strumenti più utili per chi è interessato alla geografia.

E allora mettiamo le cose in chiaro: se per geografia intendete quella che si deve fare per forza sugli atlanti, quelli di carta con la Germania divisa, e l’Ucraina dipendente, allora ditelo subito: io voto per abolirla.

Cose che non mi convincono

November 5th, 2009 by mattia | 11 Comments | Filed in corte europea, crocefisso, scuola, sentenza, strasburgo, tribunale

t2_croce_santiagoQuesta cosa dei crocefissi da tirare giù dalle aule scolastiche non mi convince. Per diversi aspetti, che magari non sono facili da ordinare in un discorso omogeneo, ma ci stanno tutti, dentro la non convinzione.

1) C’è una mamma che riccore ai tribunali italiani, che le dànno torto e non contenta continua la sua battaglia fino ad arrivare alla Corte di Strasburgo. Complimenti per la determinazione, ma mi chiedo: era il caso?
Voglio dire, a Strarburgo non è facile arrivare, visto che non c’è nemmeno un volo diretto dall’italia. Fosse stata a Londra la corte, magari ti prendevi un Ryanair a 20 euro. Ma a Strasburgo?
E poi questi erano rappresentati da un avvocato di Roma: quanto costa portarselo a Strasburgo?
E tutto per un pezzo di legno appeso alla parete (che nessuno impone di pregare, e solo lì e sta anche zitto).
No, non mi convince.

2) Hanno detto   che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni». Se io avessi un bambino che studia nelle scuole italiana denuncerei lo Stato per ben altro. Sarà che parlando tanto inglese, la parola educazione mi suona più che altro con il suo significato inglese di “istruzione”, ma questa frase mi sembra una gran cazzata.
Se davvero dobbiamo trovare dei motivi per cui i bambini vedono violato il proprio diritto all’istruzione/educazione, un oggetto alla parete penso sia l’ultimo dei problemi, e forse nemmeno un problema.

Il diritto all’istruzione è negato quando un ministero è talmente incompetente da fare pasticci sulle nomine, revocate dal TAR, con insegnanti che cambiano dopo due mesi dall’inizio delle lezioni.
Il diritto all’istruzione è violato quando cambi gli insegnanti a raffica perché non sai gestire la scuola.
Il diritto all’istruzione è violato quando manca la carta per le fotocopie e manca la carta da culo nei cessi.
Il diritto all’istruzione è violato quando fanno le scuole che poi crollano.
Il diritto all’istruzione è violato quando ormai è qualche anno che l’inglese si insegna alle elementari e i risultati non si vedono.
Il diritto all’istruzione è violato quando il tuo amico finlandese ti fa vedere i risultati del test P.I.S.A. e ti rendi conto che i quindicenni italiani sono delle capre. E non è solo colpa loro, probabilmente c’è qualcosa che non va nel sistema con cui lo stato garantisce l’istruzione.
Il diritto all’istruzione è violato quando un professore ti chiede favori sessuali in cambio di un trenta o ti impone di comprare il suo libro per passare l’esame.
Il diritto all’istruzione è violato quando ti trovi degli insegnanti fancazzisti che nonostante arrivino gli ispettori nessuno riesce a cacciare.

Prima di andare a Strasburgo per un pezzo di legno (anzi, due) appeso alla parete, questi genitori non hanno mai pensato di spendere un decimo della loro energia per combattere i veri motivi che limitano l’istruzione dei loro figli?

E questo non mi convince.

3) Poi rileggo la frase “violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni“, e mi rendo conto che non si parla dei diritti dei figli, ma del diritto del genitore. Non si fa la battaglia affinché il figlio sia libero di essere educato meglio. La battaglia si fa affinché sia il genitore ad avere il potere di inculcargli quello che vuole.

Non è la stessa cosa, perché i genitori educano i figli a casa, mentre la scuola deve essere il regno per i diritti degli studenti, non dei genitori. Avrebbero potuto dire che il crocifisso lede il diritto del bambino ad un approccio sereno a tutte le religioni senza distinzioni. Al contrario, affermano che quello ad essere leso è il diritto del genitore.
Quando i diritti vengono guardati dalla parte sbagliata, c’è qualcosa che non va.

E anche questo non mi convince.

4) La legge impone anche che sia esposto la foto del presidente della repubblica nelle aule scolastiche. Ma nessuno si scandalizza.
Uno potrebbe pensare che il paragone non abbia senso, e invece è zuppo di buon senso.
Perché se stabilisci che un crocifisso possa urtare nell’educazione chi non la pensa così, devi anche ammettere che la foto del presidente della repubblica urta chi non si riconosce nelle istituzioni.

E riconoscersi nelle istituzioni non è obbligatorio (altrimenti si chiama dittatura). Se fossi un testimone di Geova (e Geova me ne scampi), insegnerei a mio figlio che l’unico regno è il regno di Dio, e che non è ammesso alcun altro potere in terra. Gli insegnerei che non deve votare e non deve prestare servizio per lo Stato. Gli insegnerei che quell’uomo appeso alla parete rappresenta il potere terreno contro il potere di Dio.
E ora ditemi, dove va a finire il mio diritto di educare mio figlio ad essere un buon testimone di Geova se tutti i giorni si deve sorbire lo sguardo severo del presidente della repubblica?

E no, non mi puoi neanche dire che quella è una scuola dello stato e quindi se ne usufruisci devi sottostare alle regole dello stato, perché la scuola non è proprietà delle istituzioni o dei politici. La scuola è frutto delle tasse dei cittadini, anche dei testimoni di Geova.

Il gioco perverso di dover rispettare ogni virgola dell’impostazione che un genitore vuol dare al figlio, ha degli effetti catastrofici. Oggi togli il crocefisso per un ateo, domani togli il presidente della repubblica per un testimone di geova, dopodomani devi rivedere il corso di educazione alimentare perché se dici che la carne fa bene il genitore di un vegetariano vede il proprio diritto all’educazione del figlio violato.
Ogni genitore può reclamare il proprio diritto ad educare il figlio alle cose più assurde (basta che siano legali): la scuola dovrebbe toglierle tutte dall’insegnamento per non violare il diritto del genitore.

E anche questo non mi convince.

Togli un mattone oggi, togline uno domani… la casa cade.
La scuola non deve nascondere: la scuola deve mostrare, e insegnare agli studenti come elaborare le informazioni che ricevono. La scommessa della scuola è vinta quando lo studente apprende un suo senso critico, non quando impara informazioni depurate e sgrassate come si fa con le bistecche.

5) ” … un uomo era stato inchiodato a un palo per aver detto che sarebbe stato molto bello cambiare il modo di vivere e cominciare a volersi bene gli uni con gli altri…“. Non l’ha scritto Ratzinger ma Douglas Adams (Guida galattica per autostoppisti).

Tutto sommato non mi sembra una cosa brutta se un bambino imparasse che nella vita non bisogna fare agli altri quello che non vorresti fatto a te, che bisogna perdonarsi tante volte e ogni tanto porgere l’altra guancia.

Oppure bisogna tutelare il diritto dei genitori a insegnare ai propri figli  come essere stronzi?