Archive for the ‘politica’ Category

Gentiluomo

October 27th, 2014 by mattia | 6 Comments | Filed in politica, riflessioni

Ieri ho sentito un tizio molto influente dire che bisogna fortemente limitare il diritto di sciopero, oltre ad abolire il diritto di reintegro per licenziamenti discriminatori, perché altrimenti nessuno vorrà investire in italia.

Oh, io non sono un economista, per carità.
Però mi sa che se l’italia non è attrattiva per gli investimenti non è mica per quello. Voglio dire, ho visto gente straniera investire in italia e dare ai lavoratori ben più diritti di quelli che aveva per legge perché proveniente da paesi in cui si usa così.

Io ho il sospetto che se non vogliono investire in italia è per ben altri motivi. Sì, ok, la giustizia lenta… ma sui grandi numeri diventa un fattore di rischio che calcoli come costo, al pari di altri costi.
A quel punto puoi diventare poco competitivo per quel costo o per altri costi.
E ci sta, per carità: se fai i conti e i costi da cui non puoi scappare rendono l’investimento sconveniente non investi. Lo sa anche mio nonno.

Un fattore che secondo me si racconta poco è invece l’indeterminatezza. Leggevo qua e là che nella bozza della legge di stabilità di parla di modificare retroattivamente l’IRAP a partire da gennaio 2014. All’indietro.
Io se fossi un imprenditore mi preoccuperei molto di più di uno stato che modifica i balzelli da pagare retroattivamente che del diritto di sciopero o di reintegro. Perché come imprenditore il mio lavoro è programmare un’attività economica. Quando devo scegliere se investire o meno devo fare i miei conti e poi sulla base dei risultati decidere: ma come faccio a fare questi conti se lo stato poi cambia le carte in tavola a partita avviata?
Oh, nella tua attività economica ci sono mille variabili che non sono sicure e che puoi solo stimare. Se prevedi di vendere un milione di pezzi e ne vendi solo mezzo milione sei nella merda. Ma il mercato quello è, non lo si può controllare. Amen.
Le imposte sì, però. Almeno quelle io pretendo di conoscerle con certezza prima di intraprendere un’attività.
Non che io lavoro e poi alla fine dell’anno giro la ruota e scopro quante tasse devo pagare.

Io se fossi un imprenditore valuterei come cosa più preziosa la sicurezza del futuro, e non solo per norme retroattive ma anche per condizioni di investimento di lungo respiro. Se ogni anno il governo cambia le politiche economiche io mi trovo ad aver investito ogni anno in un paese diverso, con il piccolo problema che ormai ho investito e non posso più tornare indietro.
Se proprio vuoi invogliare a investire in italia secondo me la prima cosa che lo stato deve fare è comportarsi de gentiluomo e fare dei patti che mantiene con chi investe (onestamente, non con le sanguisughe).

Poi lo ripeto, non sono un economista né un imprenditore. Just my 2 cents.

Fuori dal tempo

October 26th, 2014 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica

Quando si convocava l’assemblea del primo turno e di giornata parlavo, perché ero nell’esecutivo di quel consiglio di fabbrica, con 7.000 persone.
In due ore avevo la possibilità di comunicare con 7.000 persone.
Pensate al lavoro in rete: prima di parlare con 7.000 persone quanti mesi ci metti?

Cofferati via corriere.it

A me ha fatto davvero tenerezza questa frase.
Cofferati dice che il sindacato è in difficoltà perché il mondo è cambiato e con esso gli strumenti per comunicare. Per spiegare questo concetto dice che di persona lui parlava con 7.000 persone mentre con la rete servono mesi per parlare con la stessa quantità di gente. Mesi?

Mi ha fatto tenerezza perché dimostra di essere un uomo fuori dal tempo. Un po’ come quella volta che vidi un’anziana signora intenta a scattare una foto ai nipotini con la loro fotocamera compatta chiedendosi come potesse scattare una foto senza il mirino in cui guardare.

Cofferati con quella frase dimostra un’arretratezza imbarazzante.
Dire che ci vogliono mesi per contattare 7.000 persone via internet è ridicolo. Settemila accessi unici li fa in un giorno (non in mesi) un buon blog (amatoriale). Una persona brava col tuitter arriva a qualche migliaio di follouer, se sconosciuta arriva a qualche decina di migliaia di follouer (dai 100 mila in su abbiamo quasi esclusivamente celebrità e rari casi di persone non già famose di loro).
E gli stessi numeri si ottengono con pagine di feisbuc. Ogni volta che di battista scrive una stronzata su feisbuc la leggono in 300 mila persone. È quindi vero l’opposto: quanta strada avrebbe dovuto fare per dire quelle stronzate di persona a 300 mila persone?

Sono andato a vedere quante persone seguono la pagina feisbuc della CGIL: 59 mila. Pochissimi i mi piace i commenti e le condivisioni. Numeri imbarazzanti per una corazzata come la CGIL.
Ha quindi ragione Cofferati quando dice che i sindacati non sanno interfacciarsi alla gente con questi nuovi strumenti. Ma la colpa è dovuta al fatto che loro non li sanno usare, non che gli strumenti rendono più difficile la comunicazione.
Al contrario, a sapere usare gli strumenti della rete raggiungi molta più gente che di persona. La raggiungi ovunque, senza limiti geografici, senza aver un giovin Cofferati che parla in ogni fabbrica.
Di sicuro richiedono uno sforzo aggiuntivo se vuoi comunicare con un gruppo mirato di persone. Se vuoi mandare un messaggio solo ai dipendenti della Pirelli di Sesto San Giovanni dovrai creare un canale che coinvolga in particolari modo quelli. Ma sono cose che si fanno se sei capace di gestire questi strumenti.

Ancora una volta ho la percezione che queste persone non abbiano proprio idea degli strumenti e delle possibilità che offre internet. E ne parlano.

Intersezione nulla

October 22nd, 2014 by mattia | 16 Comments | Filed in ignoranza, politica

Scalfarotto sostiene che l’unico fatto che può contraddistinguere il rapporto matrimoniale è il sentimento, l’amore solo l’amore. Ma se utilizziamo solo il sentimento per definire il matrimonio noi potremmo arrivare al paradosso di dire che il matrimonio è un’unione tra 5 donne o tra due uomini e tre donne, o al limite tra un uomo e un cane.

Punto sul vivo il deputato ha reagito con veemenza: «Il mio compagno non è il mio cane […]

via corriere.it

Ciao Scalfarotto. Hai cinque minuti di tempo? Massimo dieci, non te ne rubo di più.
Oggi torniamo a scuola. L’hai fatta, vero? Dicono che sei persino laureato quindi dalle elementari ci sei passato per forza. Lo so, è stato tempo fa, ma ti ricordi di quando il maestro ti faceva fare gli insiemi? Eulero Venn… ti dicono qualcosa questi due nomi? Ma sì, dai… ti ricordi di quando ti facevano fare i cerchi degli insiemi, con i cerchi al loro interno che si chiamavano sottoinsiemi, e che poi si incrociavano facendo l’intersezione…

Ecco, oggi facciamo proprio quei grafici, con i cerchi degli insiemi. Così ti spiego quello che l’avv. Amato ti voleva dire che non hai capito (o non hai voluto capire). Hai presente quanto dicono: “ti devo fare un disegnino?“. Proprio quello.

Innanzitutto prendiamo un grande insieme che contiene tutti i sentimenti e lo chiamiamo insieme S:

sentimenti

Nell’insieme S ci stanno tutti i sentimenti.
All’interno di esso possiamo però creare dei sottoinsiemi che raggruppano i vari elementi dell’insieme S per tipologia:

sottoinsiemi

Quindi avremo:
– il sottoinsieme U degli elementi ui che rappresentano i vari amori tra uomo e donna;
– il sottoinsieme K degli amori ki tra due uomini;
– il sottoinsieme F degli elementi fi  tra padre e figlio;
– il sottoinsieme Q degli elementi qi  tra 3 uomini e 3 donne…

e così via  (per semplicità nel grafico ho disegnato un solo elemento per ogni sottoinsieme e solo alcuni degli sterminati sottoinsiemi).

Sono tutti sentimenti, no? Allora tutti appartengono all’insieme dei sentimenti S.

La rappresentazione dei sottoinsiemi è semplificata. Ad esempio ho creato un sottoinsieme F dell’amore tra padre e figlio all’interno del sottoinsieme K dell’amore tra due uomini, poiché padre e figlio sono necessariamente due uomini.
Quindi

fi ∈ F ma anche fi ∈ K

di sicuro però fi ∉ R, ad esempio.

Di sicuro potrebbero esserci intersezioni non segnate nel grafico, ad esempio, elementi di X possono essere in una intersezione con K, poiché due uomini possono anche essere due vicini di casa. In generale quindi possiamo scrivere:

X ∩ K ≠ Ø

Per semplicità grafica queste intersezioni tra sottoinsiemi non sono segnalate nell’immagine.

Ora, quello che diceva l’avv. Amato era questo:

se il criterio per sposarsi è l’esistenza di un sentimento allora possono sposarsi un uomo e una donna così come due uomini, un uomo e un cane o tre uomini e tre donne poiché tutti questi amori rientrano nel sottoinsieme dei sentimenti.

Ossia,

ci si può sposare se c’è qualcosa ∈ S.

Se riguardi l’immagine ti accorgi che gli elementi

ui ∈ S
qi ∈ S
ci ∈ S
ki ∈ S

Quindi seguendo la tua logica tutti questi elementi giustificano un matrimonio, perché l’unica condizione è stare dentro l’insieme S.

Tutto qui. Niente di più, niente di meno.
L’avv. Amato ha detto: per sposarsi serve un sentimento? Bene, K ∈ S e  C ∈ S.

Quello che invece hai capito tu è questo:

sottoinsiemi 3

 

ossia:

K ∩ C = K.

Ma questo te lo sei inventato tu di sana pianta.
Dire che  K ∈ S e  C ∈ S non significa che K ∈ C.

Infatti posso avere che:

K ∩ C = Ø … ossia sono sottoinsiemi disgiunti
K ∩ C = C … ossia C è incluso in K
K ∩ C = K … ossia K è incluso in C
K ∩ C = M, con M ≠ C e M ≠ K … ossia i due sottoinsiemi hanno una intersezione parziale

e tutte questi casi possono verificarsi rispettando le condizioni  K ∈ S e  C ∈ S.

Scalfarotto invece ha dedotto che

se K ∈ S e  C ∈ S ⇒ K ∩ C = K

Ma questo non è necessariamente vero perché posso avere K ∈ S e  C ∈ S  e contemporaneamente K ∩ C = Ø (che poi è quello che ho disegnato nel diagramma).

Quindi, caro Scalfarotto, o mi dimostri che se K ∈ S e  C ∈ S ⇒ K ∩ C = K oppure hai detto una cazzata.

 

Piesse: vedi che quei noiosi compiti sugli insiemi che ti faceva fare il maestro alle elementari sono utili? Ti consentono di astrarre il pensiero fino a renderti conto che hai detto una cazzata. Così la prossima volta non la dici più.

La trasparenza

October 20th, 2014 by mattia | 4 Comments | Filed in politica

trasparenza

Perché i grillini sono quelli del tutto rendicontato*, tutto su internet, tutto trasparente…

Si è chiusa da oltre una settimana la manifestazione nazionale del M5S al circo massimo di Roma e dei 270.202,30 euro raccolti con le donazioni non hanno ancora dato conto di un centesimo.
Le spese sostenute sono ancora 0.

Ora, è vero che in italia c’è questa cosa bizzarra per cui le fatture si pagano anche a 90 giorni (da queste parti tutti quelli con cui ho a che fare fanno fatture a 10 – dieci – giorni e se non paghi ti sputtanano sul loro sito, senza problemi di privasi).
Ma dopo una settimana dovresti come minimo aver già pronto un bilancio della manifestazione. Ormai quello che è fatto è fatto, le spese che hai sostenuto le conosci. Poi magari paghi il servis fra due mesi e il servizio di cessi chimici tra tre mesi, ma quanto ti sono venuti a costare lo sai.

Cos’è allora questa ritrosia a mostrare le spese? Tra l’altro il sito dice che le spese sostenute saranno aggiornate periodicamente, quindi uno si aspetta di vedere le spese aggiornate man mano. Il che avrebbe anche un senso durante la raccolta fondi, poiché vedi come vengono spesi i soldi e decidi di donare se mancano o di non donare se li spendono per cose inutili.
Qui invece andiamo verso una situazione in cui alla fine pubblicheranno tutte le spese assieme.

Facile fare quelli che pensano male, ma perché invece di aggiornare periodicamente le spese come promesso il contatore delle spese è ancora a zero?
Forse perché qualche conto non torna e stanno cercando di sistemarlo?
Vedete, io sono malfidente faccio supposizioni degne del gombloddo, ma questo capita perché il M5S non è trasparente nel documentare le spese come invece aveva promesso.

Ricapitolando: le webcam nei consigli comunali/regionali? Dimenticate.
Lo striming? Tolte un paio di assemblee nessuno l’ha più sentito.
La trasparenza? Ciao…

Voi che avete votato M5S, cosa vi è rimasto?

 

* Piesse: tra l’altro, diciamo che non rendicontano un bel niente, non pubblicamente almeno.
Ché sul sito tirendiconto.it posso leggere, ad esempio, che la deputata grillina Grande ha speso 892 euro nel solo mese di Agosto 2013 per il vitto (capito? 892 di cibo ‘sta qua… ma quando mangia?). Non posso vedere però come ha speso quei soldi. Devo fidarmi sulla parola. Mi dicono che ha speso 892 euro per mangiare e io ci devo credere.
Questo non è rendicontare: come faccio a verificare che quei soldi sono stati spesi alla pizzeria vicina al Parlamento e non al ristorante di una località balneare?

 

Poi pensano allo scontrino

October 17th, 2014 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, politica

Per tutti coloro che amano catalogare il complottismo dei cinque stelle come un fenomeno goliardico e tutto sommato marginale.
Finalmente i tecnici della Camera dei Deputati hanno avuto il coraggio di pubblicare questa proposta di istituire una commissione d’inchiesta parlamentare presentata mesi fa da Ciprini, Cominardi, Sibilia, Bernini, Tripiedi.

La crem de la crem della pattuglia pentastellata al parlamento che chiede una commissione d’inchiesta su “Bilderberg, Commissione Trilateral e Gruppo dei trenta“. Manca Gargamella ma solo perché non ci stava nel titolo.

Ovviamente questa commissione non si farà ed è dunque facile catalogarla al pari delle sirene, dell’insaid giob dell’11 settembre, di Bin Laden ancora vivo e tutto il campionario sfoggiato dai grillini in parlamento a cui siamo ormai abituati.

C’è però un dettaglio che è bene sottolineare. Nella proposta leggiamo all’art. 5, comma 5:

5. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 60.000 euro e sono poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati.

Non due lire, 60 mila euro.
Non si farà questa commissione e questi soldi non verranno spesi. Però questo vi fa capire qual è il loro indirizzo.
Stanno lì a far finta di fare la lotta alla casta (fanno finta perché poi i soldini dello Stato per pagare i corposi stipendi del loro staff se li prendono, eccome) poi dall’altra parte non hanno nessuna vergogna a scrivere nero su bianco che per loro lo Stato dovrebbe buttare nel cesso 60 mila euro per indagare sulle loro paranoie.

Questo è solo un assaggio. Avete presente di come potrebbero buttare via i soldi se questi complottisti arrivassero al governo?
Se non hanno vergogna di scrivere quel 60 mila euro di quali altre cifre sarebbero capaci.

Genitali linguistici

October 16th, 2014 by mattia | 11 Comments | Filed in ignoranza, politica

Uno dei fenomeni che più trovo irritanti è quello per cui espressioni straniere composte da più parole vengono importate in italiano perdendo qualche parola per strada.

Per esempio, ieri alla Camera si discuteva di un cappesimo condono per coloro che hanno portato i soldi all’estero e vogliono riportarli in italia senza troppe sanzioni.
Durante il dibattito (per il contenuto da far cadere i maroni) alcuni deputati parlavano di una voluntary disclosure (informativa volontaria) chiamandola semplicemente “voluntary“.

Qualche esempio?
Deputato Busin: “[…] assolutamente non conveniente la voluntary e precisamente […]”
Deputato Pesco “[…] in quanto vogliamo fare in modo che la voluntary non funzioni […]”

La chiamano “la voluntary“, la “volontaria”. Volontaria cosa?
Se non aggiungi disclosure che senso ha chiamarla solo volontaria?

Un altro esempio, al limite del raccapricciante, viene direttamente dalle slaid della conferenza stampa di ieri di Renzi. La spending review è diventata semplicemente la spending.
Ma dannazione, se non ci scrivi review che senso ha?
Al massimo, ma proprio al massimo, potevo accettare solo review, ossia revisione. Poi che l’oggetto della revisione fosse la spesa veniva dato per scontato. Ma almeno ti riferivi a ciò che viene effettivamente fatto ossia la revisione. Invece chiamandola solo spending l’unica cosa che rimane è la spesa.
Io mi immagino uno straniero che vede quelle slaid e legge che si avranno 15 miliardi di euro di entrate tramite attività di spending. Cioè, fai dello spending e ne ottieni delle entrate?
Meno grappa al ministero.

Costa così tanto usare spending review per intero? Sentite davvero come esigenza fondamentale creare un simpatico diminutivo come fate con le persone a voi care? Siete così in confidenza da poterla chiamare semplicemente spending?
Oh, le espressioni linguistiche non sono né gatti né genitali: non è necessario coccolarle con dei vezzeggiativi.

La legge sull’obesofobia

October 15th, 2014 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

In questi casi bisogna sempre lasciar passare un po’ di tempo per consentire alle acque di calmarsi e parlare con calma.
Ormai sono passati alcuni giorni da quando degli imbecilli hanno ridotto in fin di vita un ragazzo infilandogli la pistola di un compressore nel sedere perché grasso.

Le ultime notizie dicevano che era stato operato ed era gravissimo, non ho letto ulteriori notizie quindi suppongo non sia morto. Altrimenti l’avrebbero scritto sulle hom peig di tutti i quotidiani.
La notizia avrebbe scosso qualche editorialista per l’edizione del giorno seguente e al massimo un comico che doveva fare il suo pezzo in TV entro due o tre giorni. Poi la notizia sarebbe scivolata via e ce ne saremmo dimenticati tutti.

Non avremmo avuto un sottosegretario ciccione che invocava una legge contro l’obesofobia, non avremmo avuto il segretario dell’ARCIccio che gridava allo scandalo e invocava l’intervento dello Stato, non avremmo avuto un pensiero unico dominante che da una parte accusava qualcuno di essere il mandante morale di quella morte (qualcuno a caso) e dall’altra chiede al Parlamento di “fare qualcosa” e di farlo in fretta, ché non possiamo più tollerare l’obesofobia.

No, non sarebbe successo nulla di tutto questo. Il ragazzo sarebbe morto, ne avremmo parlato per due giorni e poi la storia sarebbe finita nello scatolone della normale amministrazione.

Forse il problema è che i ciccioni non sanno fare lobby.

Abbiamo allora bisogno di una legge contro l’obesofobia? A seguire la logica di coloro che invocano una legge contro l’omofobia sì, perché le condizioni sono esattamente le stesse. Precise precise.
Un tizio che viene seviziato perché grasso è forse meno grave di un tizio seviziato perché ghei?
Un tizio che si suicida perché deriso dai compagni in quanto grasso è forse meno grave di un tizio che si suicida perché deriso in quanto ghei?
Un tizio che non viene assunto come commesso in un negozio perché grasso (scusate, ma gli annunci di lavoro in cui si cerca “bella presenza” non li avete mai letti?) è forse meno grave di un tizio che non viene assunto perché ghei?
Potremmo andare avanti per delle mezz’ore.

Da qualsiasi direzione la si guardi non c’è un motivo per cui sia un dovere civile introdurre una legge contro l’omofobia e non una legge contro l’obesofobia.
E no, non è una provocazione, c’è quel ragazzo di quattordici anni in fin di vita a ricordarvelo.

Con la stessa logica dovremmo approvare una legge contro coloro che vengono scherniti o malmentati perché sono bassi, spilungoni, col pisello piccolo o con le tette piccole, perché portano gli occhiali spessi due dita, perché suonano il violino o perché sono dei secchioni.
Quello che adotta le leggi contro l’omofobia, l’obesofobia e giù giù fino alla secchionofobia sarebbe uno Stato civile?
No sarebbe un paese di rincretiniti.

Perché solo in un paese di rincretiniti si occupa il dibattito pubblico per vent’anni chiedendo una legge per l’omofobia, poi per altri vent’anni per una legge contro l’obesofobia, poi per altri vent’anni per una legge contro la pisellocortofobia…

Un paese civile invece riconosce che lo scherno, l’aggressione, la violenza sono sempre sbagliate. Non ha bisogno di una legge che stabilisce che picchiare Gianadalberto perché ghei o perché grasso è più grave del picchiarlo perché è un secchione.
In un paese civile, io posso avere un’attenuante se ti metto le mani addosso quando tu cerchi di rapinarmi, o se mi provochi (già un po’ meno attenuante, ma ci sta). Tutto il resto deve rientrare nei futili motivi e deve essere sanzionato come tale, che sia aggressione omofoba, obesofoba o per odio contro i bimbiminkia.

Problema risolto, quadro normativo coerente e stabile costruito in due secondi.

Per questo le iniziative per l’adozione di una legge contro l’omofobia sono iniziative demenziali fatte da persone che non hanno alcuna capacità di astrazione logica e vedono il mondo ruotare attorno al proprio ombelico. Per questo tali iniziative devono essere respinte in un paese civile.

Il fallimento dei libri di testo elettronici gratis

October 12th, 2014 by mattia | 36 Comments | Filed in ignoranza, politica

Ieri pomeriggio ho ascoltato un po’ della cialtronata a cinque stelle che hanno fatto a Roma mentre facevo le pulizie di casa. A un certo punto è salito sul palco tale Giuseppe Brescia, deputato grillino che parla di scuola e di libri digitali.

Un estratto del suo intervento:

Noi siamo stati in visita qualche giorno fa alla scuola Majorana di brindisi che è una scuola speciale perché è la scuola pilota di un progetto che si chiama “book in progress”.
[…]
Che cosa succede in questa scuola?
Succede che ci sono i docenti che vengono messi in rete, on line e costruiscono il sapere, costruiscono dei libri sulle varie materie che poi possono essere distribuiti, se in formato digitale, gratuitamente alle famiglie.
Voi riuscite a capire quale grado di innovazione, quale grado di beneficio si può trarre da un’azione del genere?

In queste cose i grillini ci sguazzano. Rete, rééééte, mettersi in rete, online, condivisione, gratuito… sono le parole chiave che mandano in solluchero il grillino.
E giù applausi.

Di questo progetto sento parlare da anni. Sono andato a cercare la data precisa in cui è nato il progetto, qui si dice che è nato nel 2009. Ogni volta ne sento parlare con toni enfatici, ma poi alla fine i risultati quali sono stati?

Capiamoci, l’idea in sé non è sbagliata.
Prima di tutto dobbiamo capire se il libro digitale è davvero utile*.

Ma poniamo pure che il libro elettronico sia adatto all’insegnamento.
L’idea di base del progetto è che una volta tolta la carta di mezzo non abbiamo più bisogno di una casa editrice.
Scompare il libro materiale e il libro digitale può essere riprodotto senza limiti praticamente a costo zero.
Da lì a dire “libro elettronico gratuito” è un attimo.
Già, peccato però che il libro deve pur essere scritto da qualcuno.

I promotori di questo progetto dicono non c’è problema, i libri li scrivono gli insegnanti stessi!
E qui casca l’asino.

Come sapete in questo periodo sto scrivendo un libro di testo. Ho iniziato un anno fa, ci lavoro quando posso. Ora sarò più o meno al 75% del lavoro. È la prima volta che scrivo un libro di testo e vi assicuro, è un lavoro mostruoso.
Nemmeno paragonabile a tutto quello che ho scritto in precedenza. Tenete presente poi che è un libro di testo pieno di formule e grafici. Ogni immagine deve essere create da zero, e vi assicuro che ogni immagine porta via un sacco di tempo.
Non so se esistono ancora, ma io mi ricordo i mitici eserciziari della Spiegel di analisi scritti a mano (forse ne ho ancora qualcuno in cantina) per segare via la parte di editing.
Poi c’è la parte “contenuto”: scrivere un libro non è come fare una lezione, deve essere totale, deve essere un riferimento per lo studente, la sua “guida” alla materia.
Scrivendo questo libro ho dovuto scavare talmente a fondo nella materia fino a scoprire che alcuni dettagli non li avevo capiti (pensavo di averli capiti, ma lavorandoci sopra mi sono accorto che non era così). Ho dovuto quindi studiare e approfondire – da questo punto di vista è stata un’esperienza molto utile.
Ma dietro a tutto ciò c’è un lavoro, un lavoro pesante.
Davvero ci sono tutti questi insegnanti delle scuole superiori disponibili a fare questo lavoro gratis?
Io ad esempio no. Sto dedicando così tante energie al libro che sto scrivendo che col piffero che lo offro gratis.

Poi c’è il fattore “capacità”. Anche ad essere disponibili a fare un libro di testo da zero devi esserne capace. Chi insegna sa bene che conoscere un argomento non significa necessariamente essere un buon insegnante. Anzi, spesso ci sono geni di una materia che insegnano malissimo. La stessa cosa per il libri di testo: essere capaci di scrivere un libro di testo è una capacità diversa rispetto a saper insegnare bene o conoscere un argomento.
Ho letto libri di miei insegnanti (buoni insegnanti) che facevano ribrezzo. Uno può essere un buon insegnante ma non essere capace di scrivere un libro.

Davvero riescono a trovare tutti questi insegnanti disposti a scrivere interi libri gratuitamente essendo capaci di farlo?
Facile rispondere “sì, ciao“. Era quello che pensai anni fa.
Ora sono passati 5 anni, e 120 scuole hanno aderito al progetto. Un deputato è andato in visita e certifica dal palco la bontà del progetto. Ci devono essere dei risultati, dunque.
Bene, dove sono questi risultati?

Il sito del progetto è questo.
Clicchiamo su materiali e troviamo le varie materie: fisica, matematica, biologia, chimica…
Iniziamo con la matematica: vengono proposti diversi libri ma tutti incompleti. Ad esempio, per l’algebra dànno il capitolo 1 del primo tomo e il capitolo 5 del secondo tomo per la prima classe. Per la seconda classe invece il capitolo 12 e il capitolo 16.
Ma questa è forse la materia messa meglio. In altri casi pubblicano solo l’indice, come nel caso di filosofuffa, in altri casi c’è una desolante pagina vuota.
Per vedere gli altri capitoli bisogna registrarsi. Evito.

Mi basta vedere quello che c’è. Basta e avanza.

Andiamo per esempio alla pagina di fisica, a cui tutti noi siamo affezionati. Prendiamo questo capitolo su “Calore e temperatura“. Dal punto di vista estetico sembra una ricerchina da ragazzo svogliato di terza media. Neanche quel minimo di ordine e pulizia hanno provato a dargli. A pagina 44, per esempio, c’è una figura con didascalia “Fig. 1″. Figura 1? Ma se prima di essa ci sono state tante altre immagini? (a cui si sono dimenticati di mettere una didascalia).
Un’approssimazione del genere non si accetta nemmeno per una tesina di uno sbarbatello alla triennale. Figuratevi per un libro di testo.
Ma veniamo al contenuto.

Cercate il paragrafo sul mulinello di Joule a pagina 24. Poi leggete questa pagina su uichipidia. Sono identiche.

Oppure andare a pagina 13, dove si parla della dilatazione termica dei binari ferroviari.
Leggete i periodi da:

Il metodo di giunzione delle rotaie più semplice, molto usato in passato

fino a

In seguito si è passati al metodo americano di giuntarli sfalsati.

Poi leggete questo paragrafo da uichipidia. Avete notato la somiglianza?

Oppure andate a pagina 8, dove si parla di zero assoluto.
Leggete da

“zero assoluto”, che è la temperatura più bassa che teoricamente si possa ottenere i

fino a

ma sempre diversa da zero.

Avete un presentimento? Esatto, è pari pari a questa pagina di uichipedia sullo zero assoluto.

Se uno studente si azzarda a portarmi una relazione con dentro paragrafi copiaincollati da uichipedia alla prima volta gli faccio una lavata di capo che metà basta, alla seconda lo porto davanti alla commissione disciplinare della facoltà.
Qui fanno un collage di paragrafi di uichipiedia e te lo spacciano come libro di testo.
Seriamente?

Vero è che uichipedia è rilasciata sotto licenza creative commons che consente di condividere i suoi contenuti, ma una della condizioni della licenza è che si deve citare la fonte.

Probabilmente i tizi di uichipedia non se la prenderanno. Ma se leggiamo altri paragrafi…
Andate a pagina 43 e leggete il paragrafo che inizia con

Il calore e il lavoro non sono proprietà termostatiche ma sono grandezze di scambio

Leggete, leggete e leggete ancora fino a pagina 47.
Per puro caso queste pagine sono praticamente identiche, parola per parola, al testo che trovate sul “Manuale del Termotecnico” di Nicola Rossi, edito da Hoepli. Da pagina 35 (in fondo) a pagina 38, poi l’anteprima di gugol bucs finisce e non ho potuto continuare il controllo.
Ecco, magari ai tizi di uichipidia non fregherà più di molto, ma se lo viene a sapere Hoepli è facile anche che ti fa il Q quadro per una roba del genere.

Vogliamo parlare delle immagini? Le prime quattro vengono indicate come prese da uichipidia.
Le altre? Sono tutte messe senza fonte.
Ad esempio, c’è una figura a pagina 12 di un giunto stradale. Esattamente la stessa immagine riportata sul sito di questa azienda. Di chi è questa immagine? Chi è il proprietario dei diritti? Hanno chiesto il permesso per utilizzarla?

Se voi volete fare un libro di testo vero con una casa editrice e volete metterci un’immagine che non è vostra la casa editrice dovrà contattare il proprietario dei diritti dell’immagine, chiede il permesso di usarla ed eventualmente pagare un compenso.
Tutto questo costa: non solo per il costo da pagare al proprietario dell’immagine, ma anche per il tempo che un impiegato della rivista deve investire per contattare e contrattare con il proprietario dell’immagine. E il tempo costa.
Prendere invece immagini alla viva il Papa da internet non costa niente. Facile fare i libri elettronici gratuiti così. Ma non stai condividendo materiale tuo, bensì materiale di altri.

Non solo, il libro è zeppo di errori.
Le unità di misura sono scritte spesso in modo sbagliato. Ad esempio, non si contano le volte che scrivono Kg o Joule, con la maiuscola (maiuscola quando parli del sig. Joule, minuscola quando parli dell’unità di misura joule).
Lo stesso per pascal e kelvin scritti con la maiuscola a pagina 57. Nella stessa pagina riescono a scrivere °K. Giuro.
Uno può anche tollerare errori del genere in libri di, che ne so… italiano, storia… (no, non si dovrebbero tollerare mai, ma facciamo finta che). In un libro di fisica no però.
Un libro di fisica con le unità di misure sbagliare non è un libro di fisica.
Un insegnante di fisica che scrive unità di misura sbagliate va cacciato a calci nel deretano da ogni scuola del regno. Altro che “condividere il sapere”.

In definitiva, questo non è un libro di testo, non è neanche un libro. Non si classifica nemmeno a livello di ricerchina di uno studente svogliato.
Fare un copia incolla di altre fonti senza citarle e lasciare dentro errori madornali come quelli evidenziati non significa fare un libro.

Questo evidenzia quello che era facile sospettare: chi ha scritto questo capitolo non è in grado di scrivere un libro di testo (o non ne ha avuto voglia).
Chi ha coordinato il progetto non è stato capace di fare lavoro di coordinamento. Perché se io faccio l’editor di un libro scritto da più autori e uno di questi mi manda un capitolo del genere come minimo glielo mando indietro chiedendo se mi sta prendendo in giro, e gli chiedo di buttare tutto e ripartire da capo, ché gli ho chiesto di scrivere un libro non di fare un copiaincolla da altre fonti.
Chi ha fatto l’editor di questo libro ha raccolto qualsiasi cosa gli veniva data senza fare un minimo lavoro di controllo.

Ho poi dato un’occhiata veloce ad altri capitoli di altri libri e la qualità non è molto migliore.
Leggendo questo capitoletto di diritto in due secondi ho visto un mostruoso errore di stampa nello schema a pagina 4 (nemmeno i numeri delle pagine hanno messo), dove nel box verde scrivono norme giuridiche anziché norme religiose (“Le norme religiose sono lo regole che ci dà lo Stato“… forse in Iran).
Possibile che nessuno abbia fatto un controllo?

Oppure questo capitolo di chimica in cui la parte sugli errori di misura può essere presa e riscritta da capo.

Poi ci sarebbe da valutare la qualità didattica dei libri, ma lì diventa tutto molto arbitrario.
Per esempio, prendete questo capitolo del libro di matematica. Per quanto mi riguarda è un’inutile e arzigogolato tentativo di rendere la matematica applicabile alla realtà (il menù del bar) con un esempio idiota che non capiterà mai nella vita.
Come se mancassero esempi veri a cui applicare la matematica.
Ma qui ognuno può dire la sua quindi diventa tutta una faccenda di opinioni.

Chi vuole può dare un’occhiata ai libri delle materie che preferisce e farsi un’idea di cosa hanno prodotto con questo progetto.

In cinque anni sono riusciti a produrre dispensine di pessima qualità che non si avvicinano nemmeno lontanamente al concetto di libro.
Questa sarebbe la rivoluzione didattica? Questa sarebbe l’innovazione? Questa la condivisione del sapere?
Copiaincollare brani da uichipidia? Libri di fisica con le unità di misura scritte sbagliate?
Io non farei mai studiare mio figlio su certe cose.

Guardiamo in faccia la realtà: questo progetto è fallito.
Certo, non possiamo escludere che una persona in grado – veramente – di scrivere libri di testo sia disponibile a regalare il suo duro lavoro agli alunni di tutte le scuole in formato libro elettronico. Ci sono medici che vanno a fare i volontari nei paesi del terzo mondo dedicando il proprio tempo e il proprio lavoro gratuitamente; alla stessa maniera non possiamo escludere che lo stesso faccia una persona che scrive un libro di testo. Ma trovatemeli.

Quanti sono coloro che sanno scrivere un buon testo e sono disponibili a donarlo? Poche, è facile ipotizzare. Non abbastanza da avere un progetto sistematico che ti consente di sostituire i libri di testo veri con libri autoprodotti.
In mancanza di libri veri, di qualità hanno accettato tutto quello che chiunque si è proposto di scrivere con risultato che questi libri non sono nemmeno lontanamente accettabili come libri di testo.

Bello il discorso del condividere il sapere, fare comunità, mettere in comune le conoscenze… Ma se non c’è nessuno disponibile a metterci il materiale il tutto si riduce a una mega masturbazione di gruppo in cui la gente di ripete a vicenda queste storielle sulla condivisione del sapere.
Inizia a trovare gente che ha in mano materiale da condividere e che è disposta a condividerlo, poi parliamo di quanto sia bello farlo.

Un’ultima nota. Il deputato grillino che lodava questa iniziativa ha dato un’occhiata ai libri o si è limitato a bersi le dichiarazioni eufemistiche dei loro promotori?
Tra l’altro dichiara di avere una Laurea specialistica in educazione degli adulti e formazione continua.
Possibile che non si sia reso conto della scarsa qualità di quelle dispensine spacciate per libri di testo?
Oppure basta dire le quattro parole chiave che lo fanno rizzare al grillino (condivisione, rééééte, online, gratis…) e questi non capiscono più niente?

 

*Piesse:Chiunque di noi ha studiato/studia sa bene che una parte fondamentale dello studio consiste nel massacrare il libro con appunti, evidenziazioni, frecce che legano una parte con l’altra…
Ad esempio, io quando anche scarico un articolo scientifico da studiare/revisionare me lo stampo sempre, dallo schermo non riuscirei a studiarlo/valutarlo se non posso metterci sopra la penna (e no, fare le stesse cose in digitale non è la stessa cosa).
Come dico spesso, la tecnologia è spesso utile nell’insegnamento ma delle volte è un pericoloso alibi per l’insegnante che pensa che il problema sia solo la tecnologia, mentre spesso si può insegnare con bassa tecnologia, basta mettersi d’impegno (per esempio, qualche mese fa davanti a studenti che non capivano come funzionava un giroscopio laser ad anello ho preso quattro studenti e li ho messi a ruotare in tondo mentre io in mezzo ruotavo nella stessa direzione o in direzione opposta).

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