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Quando passa il Re e spostano i barboni

June 20th, 2016 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, politica

Io non mi scandalizzo se la raggi ha fatto il praticantato nello studio Previti. Non mi scandalizzo perché tutto sommato il praticantato da qualche parte devi pur farlo per accedere all’esame di stato; poi, quando sarai avvocato, ti metterai in proprio e farai le tue scelte ma prima sei vincolato. Devi trovare chi ti prende: non puoi pretendere chi ti diano uno stipendio, figurati se puoi pretendere di fare lo schizzinoso sul curriculum dell’avvocato.

Non mi scandalizza nemmeno più di tanto l’incarico di consulenza per l’ASL di Civitavecchia che la raggi avrebbe accettato. Faceva il consigliere comunale mica il ministro, il tempo per fare una consulenza poteva trovarlo. E poi si trattava pur sempre del suo lavoro, non è che doveva nascondere rifiuti tossici.
Mi dà già più fastidio che abbia mentito dicendo che non faceva nient’altro oltre al consigliere comunale e che non abbia scritto questi introiti nella dichiarazione che la legge gli impone per la trasparenza. Ma anche in quel caso: va bene, avrebbe violato il dovere di legge di rendere pubblico questo introito. Dopodiche? Non sapevamo che un avvocata faceva una consulenza da avvocata?
Un po’ poco.
Certo, per quelli che basano la loro stessa esistenza politica su parole come “trasparenza!!!11!!” è grave, ma tutto sommato non mi smuove più di tanto.

No, quello che mi scandalizza di più – e di cui nessuno parla – è che i cinque stelle rifiutino il confronto – vero – coi giornalisti.
La raggi si è messa a scappare dai giornalisti che la inseguivano per chiedere conto di questa consulenza. La capisco, era l’ultimo giorno di campagna elettorale, si trattava di svicolare ancora per qualche ora e poi il gatto era nel sacco.
Ma lo vedete un sindaco che scappa di fronte ai giornalisti?

Leggete questo articolo. Racconta di come funzionano le cose in TV quando arrivano i cinque stelle. I giornalisti ospiti del programma devono uscire quando arriva di maio. Zitti e mosca, parla solo il conduttore, i giornalisti zitti. E per evitare che facciano domande per sbaglio (o che vengano inquadrati mentre fanno una faccia di dissenso) vengono fatti uscire proprio dallo studio. Ma non vanno a casa, restano lì dietro le quinte e rientrano quando c’è Salvini. Poi escono ancora quando c’è l’appendino e rientrano quando c’è Anna Maria Bernini.
Salvini le domande se le fa fare, di maio e appendino no.

Capiamoci, nessuno è obbligato a rispondere alle domande dei giornalisti. Puoi sempre rispondere “no comment” se la domanda (o il giornalista) è idiota e ritieni che non meriti una risposta.
Ma non fai allontanare i giornalisti.
Tu hai il diritto di non rispondere a una domanda, ma loro hanno il diritto di fartela.

Se hai le palle quadre non fai allontanare il giornalista ma lo affronti: se ritieni che non meriti una risposta glielo dici, magari spiegando anche il perché.
I cinque stelle invece pretendono che il giornalista venga allontanato, così come fa il Re quando passa in corteo e i suoi galoppini si premurano di allontanare tutti i barboni e i miserabili affinché la vista del sovrano non venga deturpata.

La risposta di scuderia dei cinque stelle è: non è vero! ci facciamo intervistare!
Sì, dopo che sono stati messi dei paletti però.

Prendete l’intervista che Mentana ha fatto alla raggi venerdì scorso alla chiusura della campagna elettorale. Nella stessa trasmissione la raggi aveva promesso, all’inizio della campagna elettorale, di rendere nota la composizione della giunta prima delle elezioni. Non l’ha fatto (ha reso noti solo quattro nomi e non dei più rilevanti).
Mentana aveva preso in custodia quella promessa un mese e mezzo fa e quella promessa è stata disattesa. Pensate che gliel’abbia rinfacciato? Macché.
Le ha chiesto notizie sulla giunta, la raggi ha fatto i quattro nomi e basta. Un giornalista avrebbe dovuto metterla all’angolo finché non sputava il rospo: come mai ha fatto una promessa e l’ha disattesa? Doveva restare lì sull’argomento finché non si decideva a rispondere.
Nulla.

Così come sul caso della consulenza. Quando Mentana le chiede conto di questa faccenda la raggi risponde:

A parte il fatto che è l’ultima secchiata di fango a 24 ore quando questa vicenda è già stata affrontata a marzo ed è già stata ampiamente chiarita.
Il fatto che ci sia stata questa revidiscenza dimostra proprio la strumentalità dell’attacco.
Ad ogni modo io ho dichiarato esattamente come sono andate le cose, l’ho dichiarato al Comune di Roma, non ho omesso nulla, preciso solamente che io non sono stata pagata nel 2012 ma nel 2015 e ho redatto quindi la dichiarazione anzi a giorni credo sarà redatta la dichiarazione dei redditi con tutti i redditi percepiti nel 2015.
Solo questa piccola imprecisione, ecco.

In pratica non risponde. Prima inizia buttandola in caciara: è solo una secchiata di fango… è strumentale… Sì, ok, sarà anche strumentale, ma rispondi nel concreto: hai sbagliato la dichiarazione o no? Potevi prendere quella consulenza anche se non eri iscritta a quell’albo speciale o no?

Un giornalista avrebbe chiesto all’intervista di non cincischiare ed entrare nel merito.

Dice che la questione è già stata chiarita. Ma non dice come. Dice che è stata chiarita e tanto basta. Noi ci dobbiamo fidare.

Un giornalista avrebbe chiesto: bene, la questione è già stata chiarita a marzo, ma ci può ricordare come, giusto per i tre spettatori che erano distratti a marzo?

Infine prova a buttare giù una scusa confusa. Parla di dichiarazione dei redditi quando qui si parla della dichiarazione che si deve fare al Comune per la trasparenza, e in cui avrebbe dovuto dichiarare l’incarico anche se poi passava all’incasso più tardi.

Un giornalista avrebbe detto all’intervistata che quelle spiegazione non erano sufficienti. Avrebbe chiesto come mai aveva avuto quella consulenza se non era iscritta all’albo speciale, avrebbe chiesto perché aveva detto che aveva smesso di lavorare per fare solo il consigliere comunale – mentendo ai cittadini.

Niente, Mentana non ha chiesto niente di tutto ciò. Si è bevuto la supercazzola della raggi e se ne è uscito chiedendo:

Secondo lei perché si è usata questa carta nell’ultimo giorno?

Una domanda cattivissima! Giornalista d’assalto!
Una domanda così è un piatto d’argento per la raggi. Le consenti di dire “lo fanno solo per infangarmi, perché non possono attaccare il programma”.

Questa sarebbe un’intervista?

No, evidentemente Mentana sa che non poteva mettere all’angolo la Raggi inchiodandola con le domande che cercava di evitare perché ne sarebbe uscita con le ossa rotte.
A quel punto nessuno dei cinque stelle sarebbe più andato alla sua trasmissione. Quindi sa che non può calcare troppo la mano se non vuole trovarsi a fare la trasmissione senza invitati a cinque stelle.
I cinque stelle lo sanno e vanno a farsi “intervistare” con quelle condizioni.

A me che questa gente governi fa una paura boia. Che governi gente che fa uscire i giornalisti dallo studio e si sottopone solo a “interviste” docili senza nemmeno il rischio che qualcuno in studio intervenga di frodo è inquietante.
Certe cose non le faceva nemmeno berlusconi.

Auguri, ragazzi.

L’antipasto

May 11th, 2016 by mattia | 14 Comments | Filed in politica

Quello che è successo oggi alla Camera avverrà regolarmente in futuro se la riforma costituzionale verrà approvata dal referendum confermativo di ottobre.

Il Parlamento sarà relegato a passacarte del governo. Proprio come è successo per la porcata cirinnà. Il governo decide che va approvata una legge e impone la fiducia. L’ha imposta al Senato (saltando anche la commissione), l’ha imposta alla Camera e in entrambe le camere i parlamentari hanno sfilato tutti diligenti a dire  per paura di andare a casa.

Cosa c’è di male? direte voi. C’è che quando il governo mette la fiducia si taglia tutta la discussione, si taglia ogni possibilità di modificare il testo della legge – magari migliorandolo.
È una sconfitta del Parlamento, che non si confronta più, non discute, non fa un lavoro propositivo con gli emendamenti per raffinare il testo. Si limita a dire no al testo che vuole il governo. Un lavoro che possono fare anche 630 scimmie ammaestrate. Quando il governo mette la fiducia i parlamentari sono ridotti a quello, a scimmie ammaestrate, a soldatini che devono ubbidire e dire  senza permettersi di pensare, di avere proposte.

Quando la riforma costituzionale sarà approvata, insieme all’italicum questo fenomeno sarà la regola.
Ci sarà un partito che col 40% dei voti, ma anche molto meno vincendo poi il ballottaggio, si prenderà 340 deputati ossia il 54% della Camera. A quel punto il presidente del consiglio non dovrà nemmeno più imporre la fiducia per far passare i maldipancia ad alleati riottosi. Il governo non avrà più alcun ostacolo, potrà fare tutto quello che vuole. Concentrerà su di sé sia il potere esecutivo (ovviamente) che quello legislativo.
A meno che una parte di quei 340 deputati non decida di ribellarsi al capo. Ma devono essere persone che hanno un lavoro retribuito (e una vita) fuori dal parlamento, perché sanno che ribellandosi al capo in parlamento non ci entrano più. Ovviamente quando il capo sceglie le persone da mettere in lista saprà selezionare per bene gente miserabile che venderebbe la propria dignità per una poltrona.

A quel punto il parlamento diventerà lo scendiletto del governo. Non conterà più niente.
E ancora una volta mi direte: che male c’è? Si vota, si decide chi vince e chi va al governo prende le decisioni senza più ostacoli. Perché non dovrebbe andare bene?

Per quel bizzarro principio della divisione dei poteri. Se dai troppi poteri a un organo solo rischi di finire in una dittatura. Ogni potere deve avere un contrappeso in un altro potere esercitato da qualcun altro, con cui si deve confrontare.

Si decide meno velocemente? Può darsi. Ma l’alternative è il rischio dittatura, che è peggio.

Riporto qui il ricordo che un amico, avvocato statunitense, ha condiviso quando morì il giudice della Corte Suprema Scalia. Raccontava di quando lo incontrò, insieme ad alcuni compagni di corso coi quali studiava giurisprudenza. Disse:

Voi cercate di approfondire i casi del Bill of Rights, ma quelli non sono molto importanti.

Tutti gli aspiranti avvocati non credono alle proprie orecchie. Ma Scalia continua:

Tutti hanno un bill of right, anche Gheddafi ne aveva uno. Ma i pesi e i contrappesi sono ciò che impedisce a un tiranno di emergere e scavalcare tutti questi diritti. È per questo che penso che i casi in cui si discute della separazione dei poteri sono quelli più importanti in cui dobbiamo decidere.

 

Stanno toccando questa cosa qui, le fondamenta dello Stato di diritto.
E te lo dicono con un ciaone.

Lo ripeto: io a ottobre voto no.

Undici a cinque

May 9th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in ignoranza, politica

Era il 22 febbraio 2014 quando il governo Renzi ha giurato.

Quel giorno Renzi gongolava per essere non solo il primo ministro più giovane della storia italiana, ma anche quello che per la prima volta varava un governo con lo stesso numero di ministri uomini e donne.

Federica Mogherini agli esteri
Roberta Pinotti alla difesa
Federica Guidi allo sviluppo economico
Stefania Giannini al MIUR
Beatrice Lorenzin alla salute
Maria Elena Boschi alle riforme
Marianna Madia alla PA
Maria Carmela Lanzetta agli affari regionali

Sono passati due anni. Tiriamo un po’ di somme.

Partiamo dall’ultima, Maria Carmela Lanzetta. Il ministro fantasma, capitata per sbaglio al governo. Era un sindaco anti-mafia vicina a civati. Renzi se l’è presa, prima portandola alla direzione PD (con civati che c’è rimasto d’un male…), poi catapultandola al governo. Ma ovviamente è risultata un pesce fuor d’acqua, col risultato che a un certo punto hanno trovato la scusa delle elezioni regionali a cui farla candidare per darle una via d’uscita onorevole che non fosse “guarda che dobbiamo buttarti fuori perché il lavoro di ministro non ti si addice“. Così si è dimessa da ministro (e poi comunque non si è candidata alle regionali per altri scazzi vari).
Il suo posto è stato preso dopo molto tempo da Enrico Costa, un uomo, per dare un contentino all’NCD.

Passiamo poi alla Mogherini. Classico esempio del metodo promuovere per rimuovere. L’hanno mandata in Europa a fare l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, cioè quella persona che “guida la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea“. Sicurezza comune, politica estera, mica pizza e fichi.
Un altro fantasma. Della Mogherini si ricordano solo le lacrime per le vittime di Bruxelles. Per il resto è lì a fare la bella statuina in Europa, senza che nessuno la caghi di striscio. Va a fare i suoi giretti per l’Europa, fa le visite istituzionali coi ministri dei vari governi, ma le decisioni le prendono altri. Totalmente assente in casi in cui avrebbe dovuto rappresentare la politica estera comune dell’U.E., come in Ucraina.
Un ministro dalla personalità quasi nulla tolto dal governo italiano e sbolognato all’Europa.
Sostituita anche questa da un uomo, Gentiloni.

C’è poi Federica Guidi, un’altra che ha lasciato il governo poco fa e sappiamo tutti come.
Adesso si sbraccia, dice che gli inquirenti le hanno detto che è parte offesa. Ma di lei si ricordano le intercettazioni in cui frignava al telefono col fidanzato al quale diceva “mi stai usando”. Proprio la tempra di un ministro della repubblica.
Prima di questo caso nessuno si ricorda niente di lei, né dei suoi effetti sullo sviluppo economico. Tanto che spinoza ha commentato: la Guidi si è dimessa, il suo primo atto da ministro.
Adesso si è saputo che anche la Guidi sarà sostituita da un uomo, Carlo Calenda.

A questo punto la famosa parità (8 ministri donne e 8 uomini) è già diventata 11 a 5.
Con quelle cinque donne che nemmeno tutte contano qualcosa. Prendete la Giannini: fanno “la buona scuola” e alla lavagna ci va Renzi a spiegare la riforma, non lei. Giusto per far capire quanto conta il ministro dell’istruzione quando si parla di scuola.

Ma facciamo pure finta che conti qualcosa, siamo passato dalla parità di genere al 69%-31 %.
E qui qualcuno mi deve una spiegazione.

Perché se la parità di genere al governo è un valore imprescindibile allora solo 5 ministri donne su 16 sono pochi, e me ne devi dare conto.
Se invece il governo va bene così com’è adesso, se cioè 5 donne su 16 non sono un problema, be’ allora mi devi spiegare perché due anni fa ti vantavi del 50-50.
Non  è che quando inauguri un governo la parità tra ministri uomini e donne è un valore mentre quando li cambi in corsa non lo è più.

O forse è proprio così. Perché quando inauguri un governo i giornali fanno le pulci alla composizione dei ministri e l’articolo “quante donne ministri” compare su ogni giornale di sicuro.
Mentre quanto li cambi uno alla volta nessuno va a vedere quante donne ministro sono rimaste, quindi non hai più bisogno di fare scena.

Perché la conclusione a cui si arriva è questa: è tutta scena. La famosa parità di genere tra ministri è solo scena fatta ad uso dei giornali e di un’opinione pubblica idiota che bada a queste sciocchezze.

Differenza tra madre e troia

May 5th, 2016 by mattia | 11 Comments | Filed in ignoranza, politica, repubblica ceca, riflessioni

Ieri quindi l’U.E. ci ha detto così: o ci prendiamo una quota di clandestini che ci spetta oppure per ogni clandestino che non accettiamo dobbiamo pagare una multa di 250 mila euro, ossia 6,8 milioni di corone.

Una massa di soldi enorme, per una sola persona. Una massa di soldi con cui qui compri facilmente tre piccoli appartamenti. Oppure è una somma di denaro sufficiente per pagare mezzo secolo di pensione a un ex insegnante elementare ceco. Perché qui ci sono ex insegnanti elementari, laureati, che hanno tirato grande una nazione istruendola e che prendono pensioni da fame. Mezzo secolo della loro pensione, sì, quella è la cifra.

Funziona così la storia: l’Europa fa la gradassa, non è capace di difendere i suoi confini e poi ti obbliga con un ricatto di questo tipo a prenderti carico delle persone che ha lasciato entrare.
Se non lo fai ti punta la pistola alla testa con una multa di 6,8 milioni di corone.

Usa le maniere forti, non c’è che dire. Peccato però che le usi solo per garantire i diritti di qualche finto profugo proveniente da paesi non in guerra. Peccato che usi le maniere forti solo per obbligare i paesi membri ad accogliere e sfamare i clandestini. Ah, e se poi il cibo non gli piace perché il riso è annacquato o la pasta è scotta devi pure fargli un menù che gli garbi.
Che io già mi immagino quanto inizieranno a rompere i coglioni quando mangeranno il cibo ceco.
Randellate sui denti e calci in culo se si lamentano. Uno che si lamenta di cibo gratis – se scappa veramente dalla guerra – è una persona non civilizzata, uno che non conosce il concetto di riconoscenza: quando sei a questo livello di non-civilizzazione non puoi nemmeno considerarti umano.

Ecco, quando si tratta di garantire i diritti di finti profughi a lamentarsi del cibo e dell’accoglienza che ricevono gratis allora l’U.E.  usa i muscoli.

Quando invece si tratta di garantire i diritti dei propri cittadini ad avere pensioni dignitose allora no, l’U.E. non fa più la gradassa. Non è che va dal governo ceco a dire: ehy, tu, come ti permetti di dare pensioni così basse? Alza subito le pensioni altrimenti ti do una multa. Proprio così, per ogni pensionato ceco che prende meno di X corone ti do una multa di 250 mila euro.
No, questa cosa non al dicono mai. Tu guarda.

Anzi, quando devi far quadrare i conti e per farlo tagli le pensioni l’U.E. ti dice che sei persino stato bravo e che hai fatto i compiti a casa.

Ieri leggevo che solo il 25% dei cechi secondo un sondaggio è soddisfatto dell’U.E.
Ma scusate, davanti a un’istituzione che usa le maniere forti per difendere i diritti di gente straniera e clandestina che si lamenta per la pasta scotta mentre non fa niente per difendere i diritti dei propri cittadini uno che dovrebbe pensare?
È come una madre che mette a dormire il proprio figlio sul terrazzo mentre mette nella culla il gatto: una donna così non è una madre, è una troia.

Il senso (intimo) del quorum

April 12th, 2016 by mattia | 53 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica

Ritiene legittimo che delle parti politiche invitino all’astensione per una consultaizone popolare di questo tipo? Se lei ritiene che questo sia legittimo.

Si deve votare al referendum.
Certamente nel modo come il cittadino crede opportuno di votare, ma credo che si debba partecipare al voto, perché partecipare al voto significa, come dire, essere pienamente cittadini.
Il referendum è per lui e per ognuno di noi.
Poi è chiaro che nell’urna ognuno di noi grazie a Dio è libero di esprimere i propri convincimenti, ma certo reputo che la partecipazione al voto fa parte della carta d’identità del buon cittadino.

 

Sicché, ieri un po’ tutti i giornali riportavano queste parole di questo paolo grossi, persona che inspiegabilmente è presidente della Corte Costituzionale.

Inspiegabilmente non per l’italiano zoppicante (nel modo come il cittadino crede opportuno?). Suvvia, non fate i petalosi, capita a chiunque di incartarsi quando si parla.

Inspiegabilmente perché ha espresso un concetto (quel si deve votare al referendum) che può esprimere solo chi non ha capito la costituzione.

No, non c’è alcun dovere di votare al referendum.

Che lo dica la casalinga di Kladno, un giornalaio de L’Espresso o civati ci può stare; mica mi aspetto conoscano i principi fondativi di uno Stato. Che lo dica però il presidente della Corte Costituzionale! Dannazione, è il suo lavoro. È come se io domani mi dimenticassi le leggi di Kirchhoff.

No, signor grossi, non c’è alcun dovere di votare al referendum popolare.
E no, astenermi non mi fa perdere la carta d’identità del buon cittadino.

Cerchiamo di spiegare questo concetto una volta per tutte: il referendum e le elezioni sono due cose diverse. Mostruosamente diverse.

  • Elezioni

Si fanno per eleggere chi ricoprirà cariche pubbliche. I parlamentari, il sindaco e il consiglio comunale, il presidente della regione e il consiglio regionale…

In questi casi si può parlare di dovere di voto. Lo si può fare perché lo Stato ha bisogno del nostro voto per eleggere queste cariche.
Poniamo un caso estremo: ci sono le elezioni per il parlamento e nessuno va a votare. Tecnicamente non si potrebbe eleggere nessuno. La commissione si mette lì a fare i conti, calcola i quozienti interi per ogni lista dividendo i voti della lista per i voti totali e si trova un bel 0/0.
Zero voti? Nessun eletto.
Ci troveremmo il parlamento vuoto. Sarebbe un disastro.
Certo, si continuerebbe col vecchio parlamento in regime di proroga, ma il Presidente della Repubblica dovrebbe indire nuove elezioni. E se ancora nessuno votasse? Nessun eletto, e si ricomincia da capo.
Lo Stato di fatto si troverebbe bloccato.

Lo stesso per l’elezione del sindaco. Capita in alcuni comuni (specialmente in zone mafiose) in cui non riescono a eleggere un sindaco perché nessuno ha le palle per candidarsi: vanno avanti per anni con i commissari prefettizi, che però possono fare solo la normale amministrazione; ma un comune così muore.

Ecco, lo Stato ha bisogno che ci siano delle persone elette alle cariche pubbliche per garantire il funzionamento delle istituzioni.
Per questo può imporci le elezioni come un dovere, perché se non eleggessimo nessuno allora pezzi di Stato si bloccherebbero.

Per questo motivo lo Stato può dirci: non voti? cavoli tuoi, noi qualcuno eleggiamo ugualmente, anche senza il tuo parere. 
In questo caso vale il concetto del “se non voti decidono gli altri” perché una decisione deve essere presa, qualcuno deve essere eletto.

Alle elezioni lo Stato può impormi il voto così come mi impone di fare il servizio militare o di pagare le tasse: perché le elezioni servono al corretto funzionamento dello Stato, le elezioni sono un interesse dello Stato.

  • Referendum

Il referendum invece è totalmente diverso.
Il referendum può anche non essere fatto. Lo Stato funziona benissimo anche senza referendum. Non si blocca niente se non si fa il referendum, tutta la macchina dello Stato continua a funzionare senza problemi.
Un referendum non è necessario, ma facoltativo. E così come non succede niente se non si fa il referendum, non succede niente se non si raggiunge il quorum.

Un referendum non è un interesse dello Stato, perché lo Stato funziona ugualmente anche senza di esso. Un referendum è un interesse di alcuni cittadini che lo hanno promosso e che desiderano venga approvato.

Quindi io non ho alcun dovere di votare al referendum.
Non ho alcun dovere di votare al referendum perché non ho alcun dovere di garantire un interesse di un gruppo di cittadini.
Lo Stato sì che può impormi di fare qualcosa per garantire un interesse dello Stato, sta nei suoi poteri coercitivi nei confronti della popolazione. Ma un gruppo di cittadini non può impormi di fare qualcosa per garantire un loro interesse.
Può farlo sono se sono la maggioranza dei cittadini, perché a quel punto – diventati maggioranza assoluta – assumono il potere coercitivo che ha lo Stato. Un gruppo composto dalla maggioranza assoluta dei cittadini ha lo stesso potere dello Stato (perché il potere dello Stato si basa su quello, sulla maggioranza dei cittadini).
Ecco allora il senso del quorum.

Il quorum indica proprio questo: non è più un gruppo sparuto di cittadini che raccoglie le firme e decide di fare un referendum, ma è il 50%+1 dei cittadini che andando a votare decide di legittimare questo referendum e di imporlo a tutti.
A quel punto la decisione di fare il referendum non è più presa da un gruppo di cittadini ma dalla maggioranza assoluta del cittadini, che hanno lo stesso potere dello Stato. Per questo possono impormi il risultato se mi astengo.

Il quorum serve a questo. Serve a vedere se c’è un potere forte abbastanza per poter imporre una decisione anche a chi si astiene. Un potere che in questo caso non discende dallo Stato, perché non c’è in ballo un interesse dello Stato, ma discende dalla maggioranza assoluta dei cittadini che diventano potenti tanto quanto lo Stato per imporre una decisione su qualcosa che non è interesse dello Stato.

Quelli che parlano di abolire il quorum sono analfabeti costituzionali.
Non capiscono che il quorum non è lì per bellezza ma ha questo senso.
Non si può fare un referendum senza quorum perché un gruppo di cittadini inferiore alla maggioranza assoluta non può imporre a nessuno di votare per qualcosa che non è un interesse dello Stato.
Non possono.

Chi parla di referendum senza quorum dimostra di non aver capito questo concetto fondamentale: lo Stato può impormi di votare per un interesse dello Stato, un gruppo di cittadini inferiori al 50%+1 non può impormi di votare per un proprio interesse.

Il quorum stesso è una votazione.
Il quorum significa: siete voi d’accordo che si debba fare un referendum il quale impone il risultato a tutti?
E io a questa domanda posso rispondere NO astenendomi.
È una mia scelta che nessuno mi può togliere e che nessuno può delegittimare.

Ritornando ora alle parole del Sig. grossi, capite bene perché sono prive di basi.

No, non c’è alcun dovere di votare.
No, il referendum non è per ciascun cittadino, ma per un interesse di parte di un gruppo di cittadini.
No, votare al referendum non mi rende un buon cittadino, è una scelta di parte che corrisponde a dire “sono d’accordo che si debba tenere un referendum su questo tema e lo legittimo votando“.
Io parimenti  posso dire non sono d’accordo che si debba fare un referendum e mi astengo. È una mia legittima posizione che nessuno può toccarmi.
Nemmeno il presidente della corte costituzionale.

Non si permetta, non si azzardi a definirmi meno “buon cittadino” nel momento in cui esercito il mio diritto costituzionale a rispondere NO – con l’astensione – alla domanda “siete d’accordo che si debba tenere questo referendum“.
Si tratta di non rispettare i miei diritti di cittadino, si tratta di non capire il senso della costituzione.

E la seconda è forse peggio della prima per chi fa quel lavoro.

 

Piesse: sì, lo so, in questo caso il referendum è stato chiesto da dei consigli regionali e non da una raccolta firme, ma il concetto è lo stesso. Dei consigli regionali, fossero anche quelli di tutte le regioni, non hanno il potere dello Stato per imporre una decisione su leggi dello Stato.

 

 

Votato

April 6th, 2016 by mattia | 22 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica

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Niente, vi ho dato quasi un mese per convincermi a votare (o meglio si, perché evidentemente quelle capre che preparano le schede del referendum sono convinte che sì si scriva si) al referendum sulle trivelle.

Nessuno è stato capace di portarmi un argomento razionale.
Alla fine ho votato, e ho votato no.

Al prossimo turno prima di presentare un referendum accertarsi accuratamente di avere argomenti razionali per chiedere agli elettori di votare .

Grazie.

La caccia al tesoro

March 20th, 2016 by mattia | 11 Comments | Filed in bufale, politica

Lo scorso 14 marzo il consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno contro gli OGM presentato – indovina indovinello? – sì, proprio dal M5S. E approvato coi voti del PD, ci mancherebbe non si accodassero pure loro.

Sono andato a cercare questo ordine del giorno per leggere quante sciocchezze antiscientifiche ci fossero dentro. Sì, voglio farmi male, lo so. Ma che un’istituzione voti una cosa del genere mi dà fastidio. È come se votassero un ordine del giorno che nega la forza di gravità: come fai a star lì impalato senza dire nulla?

Tanto più che questo ordine del giorno vorrebbe vietare il cibo OGM dalle mense delle scuole bolognesi (come se fosse possibile poi: chi va a controllare il mangimi con cui alimentano i maialini da cui si fa il prosciuttino da dare agli scolari bolognesi?).
Decisioni del genere influenzano la vita di tutti, non sono solo dichiarazioni d’intenti.

Ma come mio solito prima di parlare di qualcosa voglio leggere le fonti ufficiali. Mi metto allora alla ricerca di questo ordine del giorno.
Vado sul sito del consiglio comunale di Bologna. La pagina “Sedute del consiglio” penso possa darmi un archivio delle sedute con gli atti linkati in PDF. Ebbene, non c’è niente: l’archivio delle sedute è solo composto dai video (orrendi) delle sedute. Nessun materiale “cartaceo” su cui scartabellare.
Allora vado alla sezione “Atti del consiglio” ma alla seduta del 14 marzo ci sono solo 4 atti, nessuno dei quali è l’odg del M5S sugli OGM.
Perché alcuni atti approvati sono pubblicati e altri no?
Boh.

Visto che dal sito del Comune di Bologna non cavo un ragno dal buco cerco il sito del M5S di Bologna. Almeno loro che lo hanno presentato ci terranno a farlo leggere in giro questo ordine del giorno, no?
Sicché, vado sulla pagina del consigliere grillino Piazza che ha presentato l’odg. C’è un recapito email ma non un url al sito ufficiale del M5S di Bologna. Me lo devo trovare da solo.
E vabbe’, dite voi, usa gugol. Certo che lo uso, ma se fosse linkato sul sito del Comune avrei la certezza che sia quello ufficiale del consigliere comunale. Mica che, come spesso accade nella galassia grillina, uno salta su a dirmi che quello non è il vero sito degli attivisti…

Il sito dovrebbe essere questo. In hom peig non c’è niente di questo ordine del giorno.
Cerco su “approfondimenti tematici” ma appare la scritta

PAGINA IN AGGIORNAMENTO
Il sito è in fase di sviluppo. A breve verranno inserite nuove sezioni.
Ci scusiamo per il disservizio.

Ottimo.
Allora cerco su “trasparenza”, ma parlano solo di soldi, non di trasparenza degli atti presentati.
Provo quindi a cercare tra tutti i contributi scritti dal consigliere Piazza, ma neanche l’ombra.

Un sito molto accessibile, evidentemente. Io mi aspetterei di trovare immediatamente tutti gli atti presentati dai “portavoce” nelle istituzioni. Ma probabilmente sono nascosti molto bene.
Allora li cerco con gugol “ogm site:bologna5stelle.it“.
Trovo questo vecchio articolo dove si parla dell’odg, ma il testo dell’atto non c’è.

Allora provo a cercare sul sito del meetup grillino di Bologna.
Trovo la pagina discussioni, e con mia grande sorpresa vedo che c’è la voce “Atti del Consiglio Comunale di Bologna”. Quasi mi viene da piangere per la commozione.
La felicità svanisce quando apro la sezione e scopro che è stata aggiornata l’ultima volta nel 2013.
Non va meglio cercando tra gli atti delle commissioni (l’odg sugli OGM è stato esaminato dalla quinta commissione). Non trovo niente. E il sito su meetup in sé appare abbandonato.

Che fare? Scrivo un messaggio su feisbuc al consigliere Piazza che si vanta dell’approvazione di questo odg.

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Risposte? Nessuna. E sì che il consigliere Piazza ha scritto diversi altri contributi sul feisbuc dal 17 marzo in poi.

Ascoltando il filmato scopro che il titolo dell’odg è “ordine del giorno per invitare il sindaco e la giunta a salvaguardare il territorio comunale dalla coltivazione di organismi geneticamente modificati”.
Tramite gugol scopro che è catalogato con la sigla PG.N. 260318/2014 (protocollo generale?), ma il testo non lo trovo, neanche usando questo sigla.

E qui mi arrendo. Vero è che trovo un testo simile presentato a fotocopia dal M5S in altri comuni, ma non quello di Bologna (che è stato modificato in commissione).

Ho fatto un giro lunghissimo e questo testo dell’odg mica è saltato fuori. Ma non erano i grillini che dovevano entrare nelle istituzioni per aprirle come una scatoletta di tonno? Non erano loro quelli delle uebcam in consiglio comunale? Non erano loro quelli che basta che ne entra uno e ha accesso agli atti, pubblicheremo tutto quello che i cittadini non possono vedere!

Manco i loro di documenti pubblicano.

 

Convincetemi

March 11th, 2016 by mattia | 29 Comments | Filed in politica, riflessioni

Sicché, fra poco più di un mese si vota per un referendum abrogativo.
Io voterò un po’ prima perché voto per corrispondenza. Da buon cittadino ho cercato di informarmi su cosa si vota.

Il testo del referendum sarà:

 

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

 

Allora, il testo originale dell’articolo è:

«Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre
assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino ambientale».

Se al referendum vincesse il sì verrebbe cancellata la parte evidenziata.
Il concetto è questo: c’è un divieto di trivellazione entro dodici miglia ma alcune concessioni sono già state date e quelle si salvano.
Le concessioni però hanno un tempo massimo di durata. Poniamo che ci sia una concessione che scade nel 2023. La legge dice: questa concessione è salva, ma non fino al 2023, bensì fino a quando finisce il giacimento.
Il referendum invece dice: no, la concessione finisce al 2023 e basta. Se nel 2023 scopriamo che c’è ancora petrolio da tirare fuori fotte sega, si chiude tutto.

Ora, spiegatemi un po’: che senso ha chiudere un giacimento se c’è ancora del petrolio dentro?
Puoi ridiscutere i termini della licenza. Voglio dire, se si scopre che c’è più petrolio di quanto si pensava e l’azienda vuole continuare a tirarlo fuori lo Stato le può dire: bene, vuoi altri 10 anni di licenza? Mi paghi 10 fantastilioni in più, oltre a quanto già mi avresti dovuto. Contrattiamo pure.

Ma di per sé, se c’è ancora petrolio da tirare fuori, perché chiudere tutto?
Voglio dire, ormai il buco l’hai fatto, la piattaforma l’hai costruita, le strutture ci sono… Non si tratta di fare nuovi buchi e costruire nuove piattaforme. Se un danno all’ambiente c’è stato questo è già stato fatto.
Danno per danno, tanto vale tirar estrarre tutto quello che puoi tirar fuori.

A me sembra fin troppo ovvio che, una volta che l’impianto di estrazione è stato fatto, si tiri fuori tutto il possibile. Che guadagno ne hai a lasciare giù mezzo giacimento?
Cosa te ne viene in tasca? La soddisfazione per fare un dispetto a qualcuno?

Io vi chiedo di convincermi, perché finora non c’è riuscito nessuno. Mi dicono che devo votare sì come simbolo contro le trivelle, contro la cultura del petrolio… Mi dicono che è voto simbolico contro una politica energetica che va contro l’ambiente e bla bla bla…

Invece io voglio sapere nel concreto della quesito referendario. Mi stai chiedendo di chiudere un giacimento che già esiste anche se non è stato estratto tutto il petrolio che c’è dentro.
A che vantaggio?
Cosa me ne viene in tasca a obbligare un’azienda a chiudere il giacimento quando ancora non è vuoto?

Volete il mio voto? Convincetemi!