Archive for the ‘politica’ Category

Valutiamola dai fatti

January 29th, 2017 by mattia | 21 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Quando si scoprì che il ministro fedeli aveva mentito sul suo titolo di studio dicendo di essere laureata (quando invece non aveva manco la maturità) il solito coro di tromboni si scatenò nel difenderla dicendo che bisognava valutarla per quello che avrebbe fatto.

Fa niente se ha mentito pubblicamente e spudoratamente proprio nel campo in cui andava a operare, l'istruzione. Fa niente se le stesse persone a parti opposte si sarebbero strappate le vesti per altre bugie. Quando mentono "i loro" trovano tutte le scuse di questo mondo: bisogna valutarla per quello che farà.

Bene - anzi, male - valutiamola allora per i suoi atti da ministro. Sono usciti i decreti attuativi della legge sulla "buona scuola". Li avrà scritti lei? Ma anche no, ovvio. Però sono usciti sotto la sua responsabilità da ministro. Se ci fosse stato qualcosa di storto li avrebbe dovuti correggere. Quindi la responsabilità se la prende tutta lei anche se li ha scritti qualche funzionario del ministero.

In questi decreti tra le tante cose c'è questa novità per cui per accedere all'esame di maturità non serve la sufficienza in tutte le materie ma basta avere la media del sei. Il che, matematicamente parlando, significa rendere molto più semplice ottenere l'accesso all'esame visto che togli una condizione al sistema.

È una cosa piccola, lo so, ma è un ulteriore passo in avanti verso l'imbarbarimento della scuola italiana. Qui in Rep. Ceca si è parlato a lungo di introdurre matematica obbligatoria per tutti alla maturità. Poi la cosa è stata posticipata, si vedrà... Ma almeno si parla di introdurre qualcosa in più.
La fedeli invece rimuove una difficoltà.

Andiamo avanti così, un passo dopo l'altro, a rendere sempre più facile ottenere i titoli di studio. Perché poi arrivano i cazzoni a dirci che abbiamo pochi laureati, siamo in fondo alle classifiche europee! E allora noi cosa facciamo? Diamo diplomi a qualsiasi pirla analfabeta si presenta a una scuola e ha la costanza di starci cinque anni. Mandiamo questi analfabeti all'università e poi... vorrai mica bocciarli all'esame. Se ti metti a bocciare tutti poi ti tirano le orecchie perché sei l'unico insegnante stronzo che li blocca. Nessuno si prende la briga di rompere l'onda di lassismo che fa promuovere tutti e quelli vanno avanti.

Così, rotolando lungo la vallata, la pallina di neve dell'ignoranza diventa sempre più grossa fino a diventare una valanga di ignoranti col titolo di dottore davanti al nome. Finché lo usano per far contenta la nonna chi se ne frega. Quando però usano quel titolo per far danni nella società poi i nodi arrivano al pettine.

Poi succedono le disgrazie e saltate su tutti a fare le verginelle chiedendo: chi ha dato la laurea a quello? Ha preso la laurea coi punti del Dixan?

Ragazzi miei, non è che potete lamentarvi se il mondo è pieno di laureati capre che fanno danni quando prima avete spinto le università a dare lauree senza valore. Decidetevi, per Dio.

Possibile mai che non si riesca invertire la tendenza? Possibile mai che si rende sempre più facile ottenere titoli di studio? Possibile che questi non capiscano come ciò disintegri il valore dell'istruzione?

La legge elettorale è subito applicabile? Sì ma anche no

January 27th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in politica
Una nota al volo sull'immediata applicabilità della legge elettorale dopo la sentenza che ha azzoppato l'italicum.

Quando dicono che la legge elettorale è immediatamente applicabile hanno ragione, ma solo a livello teorico. Per forza la legge elettorale ci deve essere, anche perché le camere se non vengono sciolte domani finiscono la legislatura fra un anno, e lì non è che puoi girarci attorno: bisogna andare a votare e una legge serve.
È quindi vero che in questo momento una legge elettorale c'è, ed è l'italicum depurato dagli elementi dichiarati incostituzionali.

Ma nella pratica non è così. Le leggi elettorali sono complesse, molto complesse. Descrivono meccanismi particolarmente complicati per arrivare al calcolo degli eletti. Tu puoi anche dire che è incostituzionale il ballottaggio, ma dopodiché devi andare a ritoccare tutti gli articoli che nella legge fanno riferimento al ballottaggio.
Ed è un casino della madonna.

Come minimo la legge va armonizzata. È una cosa che si fa spesso al termine del processo legislativo in parlamento quando vengono approvati molti emendamenti che fanno il taglia e cuci. Nelle migliore delle ipotesi va sistemata solo la punteggiatura e le concordanze. In altri casi bisogna limare le incongruenze che possono emergere dopo l'approvazione di un emendamento perché il testo non è più coerente. Alla fine dell'approvazione degli emendamenti un gruppo ristretto di persone si riunisce, cerca di pulire il testo per renderlo coerente e senza errori e poi si va il voto finale.

Ecco, alla legge elettorale è senza dubbio necessario un processo di armonizzazione. Il parlamento si deve mettere lì a dire "ok, la consulta ha detto che il ballottaggio è incostituzionale, ora facciamo passare articolo per articolo la legge in modo da togliere ogni riferimento al ballottaggio lasciando un testo che fili".

Se non si fa un processo del genere si può sicuramente andare a votare, per carità, ma il testo della legge elettorale non sarebbe omogeneo. Gli uffici centrali circoscrizionali e nazionale si troverebbero ad applicare il testo di una legge moncato di alcune parti. L'interpretazione potrebbe essere suscettibile di contestazioni a non finire, perché chiunque non venga eletto farà ricorso dicendo che la legge dopo la sentenza deve essere interpretata in un modo diverso da quello che hanno fatto gli uffici centrali. Fanno i ricorsi anche quando il testo è chiaro ma interpretabile in maniera diversa, figuratevi se non fanno ricorso in questo caso.

Quindi sì, in teoria si potrebbe andare a votare anche senza che il parlamento ci metta mano. Ma sarebbe un bordello della madonna.
Dio non voglia che ci buttino in un casino del genere.

La kappesima prova dell’inadeguatezza della boldrinova

January 15th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica
Poi mi chiedono perché me la prendo così tanto. Contro i cialtroni del discorso d'odio, oppure in generale contro la boldrinova. Me la prendo perché poi gente come la boldrinova si sente autorizzata a scrivere idiozie colossali come questa:



Una che da quattro anni ormai fa la presidente della Camera non può scrivere certe idiozie. È come se un elettricista non sapesse montare un teleruttore dopo quattro anni che la l'elettricista: gli darebbero un calcio in culo e gli direbbero di cercare un altro lavoro.

Allora, cerchiamo di spiegarlo in modo semplice:

  1. Augurarsi che crepi qualcuno non costituisce reato.
    È una cosa da stronzi? Probabile. Tua nonna dice che la morte non si augura a nessuno? Sono contento. Ma l'opinione di tua nonna non fa legge. Per quanto possa sembrarti una cosa da stronzi sperare che qualcuno crepi se non è illegale non hai motivo di vietarlo.

  2. Dovrebbe saperlo una che presiede l'organo che fa le leggi: la legge può vietare qualcosa allo scopo di tutelare un bene. Il codice penale non vieta la diffamazione perché vuole insegnare alla gente a fare i bravi bambini. Vieta la diffamazione perché il suo compito è tutelare un bene, in questo caso l'onore di una persona.
    Vieta la violenza privata perché tutela il bene della libertà delle persone. E così via: per ogni reato c'è un bene da tutelare.
    Ora, mi spieghi la boldrinova: quale sarebbe il bene da tutelare in questo caso?
    Se io dico pubblicamente che mi auguro la morte della boldrinova che danno le faccio? Di certo non muore più velocemente (ehilà, non esiste il malocchio!) Di certo non offendo il suo onore: mica la insulto, mica le attribuisco caratteristiche infamanti, sto solo dicendo che se muore sono contento.
    Quindi non potrebbe nemmeno essere reato. Nemmeno volendo.

  3. Se ancora la boldrinova non ci crede che le leggi non si fanno - e non si possono fare! - per imporre di fare i bravi, ma solo per tutelare beni giuridici, faccio presente che in mille occasioni i confini dei reati sono proprio limitati da questo fatto.
    Prendete il reato di negazionismo di cui si è parlato pochi mesi fa dopo l'approvazione della legge dal parlamento italiano. In realtà non c'è nessun reato di negazionismo. In italia hai tutto il diritto di dire che la Shoah non è mai esistita e che i campi di concentramento sono una bufala. Il negazionismo è solo un'aggravante del caso di istigazione e incitamento a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
    si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanita' e dei crimini di guerra

    Tu puoi vietare l'atto di incitamento alla discriminazione razziale, poiché tuteli il bene della sicurezza di tutti i cittadini di qualsiasi razza. Non puoi vietare di dire che la Shoah non è mai esistita perché non c'è alcun bene da tutelare.
    E no, non puoi dire che se poi la gente va in giro a dire che al Shoah non è mai esistita allora poi la gente si mette ad ammazzare i giudei. Il passo logico è troppo lungo. Serve un collegamento diretto; devi dire "bisogna far fuori gli ebrei" affinché ci sia un effettivo pericolo. Solo in quel caso concreto la legge interviene.
    Hanno provato in parlamento a fare passare una legge che vietasse proprio di negare la Shoah: sono intervenuti i tecnici per far capire ai politici che non lo potevano fare. E infatti è uscita questa legge.

    Oppure prendete gli atti persecutori (stochin in italiano moderno). Anche qui i confini sono molto stretti: non basta mandare un sms all'ex fidanzata dicendo che è una baldracca. Ci deve essere un danno concreto. Le minacce e le molestie devono essere fatte in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
    Non basta mica offendersi.

    Si rassegni la boldrinova: dire pubblicamente che ci si augura la sua morte non potrà mai essere vietato, semplicemente perché non c'è alcun danno ad alcun bene.

  4. La citazione della recente decisione della Cassazione secondo cui i siti sono responsabili dei commenti non c'entra un cazzo.
    Ma proprio un cazzo di niente.
    In quel caso il commento era diffamatorio nei confronti di Tavecchio. Avevano definito Tavecchio un "emerito farabutto", e questa è una diffamazione. Assolutamente normale che il sito dove è stato pubblicato il commento sia chiamato a risponderne. Ma in questo caso non c'è niente.
    Libero non è che non cancella i commenti perché non si ritiene responsabile in quanto inseriti da altri, bensì perché non c'è niente di cui essere responsabili. Dire "speriamo che sia morta" non è un reato.

  5. Si mettano tutti il cuore in pace: odiare non può essere vietato.
    Mai.
    Vietare l'odio significa imporre di essere buoni. E nessuno può impormelo.
    Al massimo il prete mi può dire che devo fare il buono altrimenti vado all'inferno. Ma la legge no. Sarebbe una forma di fascismo.
    Non si permetta di muovere un dito in quella direzione.
    Io ho il diritto di odiare chicchessia. Io ho tutto il diritto di augurarmi la sua morte.


 

La fedeli e il “diploma di laurea”

December 14th, 2016 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza, politica
Ieri è scoppiata la polemica perché è stato scoperto che il nuovo ministro dell'istruzione, università e ricerca diceva di avere un diploma di laurea che invece sembra non avere.

Nello specifico, sul suo sito dichiara:
Finite le scuole mi sono trasferita a Milano per iscrivermi dove ho conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso UNSAS.

L'UNSAS è però una scuola per assistenti sociali che non poteva rilasciare alcun "diploma di laurea".

La risposta arriva dalla stampa
"Il titolo di studio - fanno sapere fonti vicine alla Ministra - è un diploma di laurea, si chiamava così negli anni Settanta. Non si tratta di una laurea e non ha nulla a che vedere con le lauree brevi di oggi".

Non ho trovato fonte diretta a questa affermazione. Ho chiesto direttamente al ministro sul tuitter e non mi ha risposto.
La replica però non sta né in cielo né in terra. Una cosa che non è una laurea non è mai stata chiamata "diploma di laurea", neanche negli anni Settanta. "Diploma di laurea" è il nome ufficiale di quella che nel linguaggio comune si chiama laurea. Nello specifico il "diploma di laurea" è l'oggetto fisico, il foglio di carta nel senso letterale del termine (mentre la laurea è il concetto astratto del titolo di studio). Vedete che si usa in questi termini ad esempio qui.

Ora, capiamoci per benino. Il problema non è che questa tizia non sia laureata. Se per sua passione personale si è interessata di istruzione nel corso della sua vita e conosce a menadito i problemi dell'università e della scuola a me sta benissimo.
I problemi sono:

  1. Che non sembra avere alcuna competenza in merito.
    La fedeli è una che nella sua vita ha fatto la sindacalista dei tessili. Cosa c'entra con la scuola e l'università?
    Seriamente.
    Nel suo curriculum non c'è mezza traccia di qualcosa che potrebbe darle competenza in materia.

  2. Che non ha mai dato prova di essere particolarmente in gamba
    Perché voi potreste dirmi: ok, non sa niente di istruzione ma è una persona particolarmente sveglia e può imparare alla svelta. Mi starebbe benissimo. Peccato però che la fedeli come vicepresidente del senato abbia combinato casini della Madonna. È un monumento all'incompetenza. A una persona così non si fa amministrare un condominio, altro che farla ministro.Ma soprattutto

  3. Ha mentito
    E ha mentito non su quante caramelle mangia al giorno ma sul tema portante del suo ministero. Giannino è stato messo in croce per una vicenda analoga, senza che nemmeno fosse eletto (era solo candidato). Questa pensa di farla franca da ministro?


Se resta al suo posto dopo una cosa del genere significa che chi l'ha messa lì è molto, troppo forte.

 

Aggiornamento.

Siccome la fedeli sta cambiando al volo il suo curriculum, qui c'è la versione congelata a ieri del suo sito.
Perché conosco i miei polli e mi ero premunito facendone una copia di sicurezza.

Qui invece ho congelato la cache di google con il suo curriculum che ha prontamente cancellato.
Curriculum in cui scrive "Laureata in Servizi Sociali (attuale laurea in Scienze Sociali)."
E non c'è nemmeno da discutere su cosa si intenda per "diploma di laurea".

Sui brogli del voto estero, qualche precisazione

December 4th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in politica
Ne ho sentite tante sul voto truccato degli italiani all'estero. Allora vediamo un po' di fare ordine per capire cosa c'è di vero e cosa è ingigantito.

Vediamo come funziona la procedura. Chi vota all'estero esprime il voto sulla scheda, la inserisce in una busta bianca e poi inserisce quest'ultima e il certificato elettorale in una busta più grande preaffrancata con l'indirizzo del consolato.

Quando arriva al consolato nessuno la apre. Si militano a mettere tutte le buste assieme. Scaduto il termine di giovedì pomeriggio il consolato prepara un pacco con tutte le buste arrivate, ci scrive sopra "valigia diplomatica" e il tutto viene affidato a un addetto del consolato che porta il pacco a Roma per via aerea.
Il pacco non è spedito ma viene accompagnato di persona dall'addetto del consolato. Da quando esce dall'ambasciata a quando arriva a Roma il pacco non può essere aperto da nessuno, nemmeno dalla polizia di frontiera in quanto è valigia diplomatica. Quindi all'aeroporto i controlli di sicurezza non possono metterci dentro il naso.

A Roma il pacco viene consegnato all'ufficio elettrorale centrale per l'estero che lo prende in consegna. Questo poi consegnerà buste ancora sigillate ai presidenti di seggio che faranno lo spoglio.
Al seggio prendono le buste e le aprono una a una: dentro trovano il certificato elettorale, quindi controllano che il nominativo sia sull'elenco, segnano che ha votato poi il certificato lo mettono da una parte e la busta contente la scheda la infilano (ancora chiusa) nell'urna. Non senza aver verificato che sia priva di segni di riconoscimento.
Se tirano fuori un certificato di uno che ha già votato la busta con la scheda è annullata.

Finita questa operazione aprono l'urna, tirano fuori le buste con le schede, le aprono, mettono il timbro e poi leggono il voto, facendo uno spoglio normale.

Ora cerchiamo di capire dove si può barare in questa operazione.

  1. Puoi barare comprando i voti.
    La gente vota a casa e spedisce in modo anonimo per posta. Uno potrebbe andare casa per casa dagli italiani all'estero, allungare la banconota e farsi dare il plico con la scheda e il certificato elettorale. Poi vota a nome suo e spedisce.
    Lo si può fare ma ritengo difficile che lo abbiano fatto in questo caso. I numeri che puoi spostare sono pochi, funziona bene se ti serve qualche migliaio di preferenze alle elezioni politiche e risultare primo in lista, ma qui poche migliaia di voti cambiano poco.

  2. Si potrebbe imbrogliare al consolato.
    Quando le poste portano le buste al consolato gli addetti dovrebbero metterle in un posto sicuro e non toccarle. Ma ovviamente nessuno può controllare cosa succede a quelle buste per giorni e giorni. Alcune persone all'interno del consolato potrebbero, magari nottetempo, aprire le buste, controllare cosa ha votato l'elettore e poi sostituire la scheda votate "male" con una votata bene. Oppure possono aspettare il giovedì pomeriggio, aprire tutte le buste, controllare chi ha votato e chi no e poi votare per questi ultimi.
    Potrebbero farlo perché il materiale è tutto materiale che esce dall'ufficio consolare. Il problema è che in un remoto caso di controllo dovrebbero saper giustificare perché quando hanno mandato l'ordine alla stamperia hanno ordinato, che ne so, 5000 schede e buste anziché 3500 che servivano.
    Inoltre servirebbe una grossa complicità di molte persone. Dovresti avere dalla tua parte ufficiali dello Stato con le chiavi del consolato che senza farsi vedere dai colleghi riesce ad aprire buste, sostituire schede e reimpacchettare tutto senza lasciare traccia (se il consolato ha una stufa bene, altrimenti...)
    Anche in questo caso la vedo dura. Fattibile ma improbabile.

  3. Potresti fare la stessa operazione a Roma, nel periodo che intercorre tra la consegna dell'addetto al consolato all'ufficio elettorale centrale per l'estero e il momento in cui le buste vengono date ai presidenti di seggio, perché lì scatta la presenza dei rappresentanti di lista.
    Ma anche qui ti servirebbe la complicità di ufficiali dello Stato che lascerebbero manipolare le buste in loro custodia.


In definitiva, il metodo più facile per barare è comprare i voti alla fonte, prima che vengano spediti. Ma come dicevo, è troppo dispersivo, e l'investimento da fare per spostare somme considerevoli di voti è troppo alto nel caso di un referendum (mentre conviene se devi comprare qualche migliaio di voti per le preferenze).

A meno che non ci siano notizie concrete basate su fatti veri possiamo stare tranquilli.

Taiwan esiste

December 4th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in politica, riflessioni
Guardiamo in faccia la realtà: Taiwan esiste.

Ha dei confini e quando ci arrivi c'è un poliziotto di frontiera di Taiwan, messo lì dal governo di Taiwan, che ti mette un timbro sul passaporto con scritto R.O.C.
A Taiwan ha corso legale il nuovo dollaro taiwanese.
Sul territorio taiwanese viene fatta rispettare la legge taiwanese dalla polizia taiwanese. Non ci sono altre leggi né altre forze di polizia. A Taiwan c'è un esercito di Taiwan che ha il controllo armato dell'intero territorio.
A Taiwan sventola la bandiera Taiwanese senza che nessuno la rimuova.
taiwan

Francamente, non capisco cosa serva in più per definirlo uno Stato sovrano.

Taiwan è nei fatti uno Stato sovrano perché non ha niente di diverso da tutti gli altri Stati sovrani nel mondo. Se la repubblica popolare cinese è convinta che Taiwan faccia parte del suo stato mandi l'esercito a conquistarlo, ci faccia piantare la sua barriera, applichi le sue leggi su quel territorio, renda lo yuan unica valuta accettata e via di questo passo. Fin quando non lo fa deve accettare la realtà: non è parte del suo territorio.

Può anche crederci intensamente, può anche gridare al mondo intero che Taiwan non è uno Stato ma fa parte della repubblica popolare cinese, ma questo non diventa più vero, neanche se tutti fanno finta di crederci. È un po' come un malato mentale convinto che una donna la ami e sia la loro fidanzata quando invece questa nemmeno sa che esiste. Grida "è mia! è mia! mi ama!" e quando tu gli dici "guarda in faccia la realtà, quella si scopa un altro, non ti caga di striscio" quello si tappa le orecchie e strilla "è mia! è mia!". E tu cosa fai? Davanti a uno così gli metti una mano sulla spalla e acconsenti alle sue turbe mentali dicendogli: ok, ok, è tua... ora però rilassati.

Il governo della repubblica popolare cinese si comporta esattamente così: la realtà dei fatti è che Taiwan è uno Stato sovrano, siccome però loro non vogliono crederci si tappano le orecchie e sbraitano "Taiwan è nostra!!!22!!"
E tutto il mondo arriva a mettere una mano sulla spalla delle repubblica popolare cinese facendo finta che Taiwan non esista per evitare che il bambinone dia fuori di matto.

La cosa è talmente ridicola che gli Stati del mondo non riconoscono Taiwan ma si comportano con esso esattamente come con qualsiasi altro Stato. Bisogna solo far finta che non sia uno Stato: quindi Taiwan non apre "ambasciate" ma "uffici di rappresentanza". Così come gli Stati del mondo a Taipei non aprono ambasciate ma uffici di promozione economica, commerciale e culturale, o uffici culturali ed economici. Poi fa niente se questi uffici culturali ed economici rilasciano visti richiedendo documenti verificati dal Ministero degli Affari Esteri di Taiwan. Non puoi chiamarla ambasciata altrimenti quello là inizia a sbattere i piedi e a picchiare la testa contro il muro. Bisogna tenere in piedi la commedia e poi comportarsi normalmente  sottobanco.

Tu puoi richiedere documenti rilasciati dal governo taiwanese, riconosci il passaporto taiwanese per entrare nel tuo Stato però devi far finta di non riconoscere Taiwan come Stato altrimenti quelli là dànno fuori di matto.

Oh, ragazzi miei, se c'è qualcuno che si deve dare una regolata e guardare in faccia alla realtà, questo è il governo di pechino il quale potrebbe anche smetterla di obbligare tutto il mondo a fingere una realtà che esiste solo nei loro sogni umidi.

 

Scommessa (con proposta di penitenza)

December 3rd, 2016 by mattia | 18 Comments | Filed in politica, riflessioni
Io non so chi ha detto a renzi di fare affidamento sul voto degli italiani all'estero. Non so chi ha messo in giro questa voce per cui il sì potrebbe vincere grazie ai voti decisivi espressi all'estero, ma temo che qualcuno abbia detto gatto prima di aver fatto i conti con l'oste che era rimasto nel sacco.

Un po' come quando fece l'italicum a sua immagine e somiglianza per fare l'asso pigliatutto tramite il premio di maggioranza salvo poi scoprire dopo un po' che con quella legge avrebbe consegnato il governo ai grillini. Ecco, io temo che si stia preparando a una spanata di orifizi del genere.

Io non sono mica così sicuro che i voti all'estero siano in maggioranza per il sì, anzi sono portato a credere che siano piuttosto per il no, anche in misura maggiore di quanto avverrà in italia. Almeno per quanto riguarda l'Europa.

Mi sto avventurando in un campo minato, ma corro questo rischio. Le ragioni per cui presumo che nel voto degli italiani all'estero prevalga il no è basato sull'osservazione di come si è comportato l'elettorato estero in passato.
Il voto estero è sempre stato più "ragionato".

Gli elettori italiani all'estero possono essere suddivisi, bene o male, in due categorie. La prima è quella degli emigrati nella notte dei tempi per povertà colle seconde generazioni. Mi riferisco agli italiani emigrati per andare a fare i minatori di carbone in Belgio o i pizzaioli in Germania, insieme ai loro figli cresciuti sul posto. Queste erano persone generalmente poco istruite. Negli ultimi tempi però l'emigrazione è fatta di gente estremamente istruita che emigra per poter trovare lavoro all'estero. Non fatemi usare l'espressione "fuga di cervelli" ma ci siamo capiti. Sono persone con un titolo di studio normalmente elevato o che comunque sono meno rincoglioniti della media.

Questa parte di elettorato si occupa più spesso dell'italia visto che se ne è andata da relativamente poco, quindi è più portata a votare di chi invece è all'estero da 50 anni e ormai dell'italia non gliene frega più niente.
Questi elettori sono persone che ragionano di più. Vuoi per il fatto che siano più istruiti, ma normalmente non si fanno abbindolare da uno slogan, bensì sono capaci di seguire un ragionamento.

Qualche giorno fa sul feisbuc mi è comparsa questa pubblicità:

basta-un-si
Con il sì bollette più leggere

All'inizio pensavo fosse una burla, e invece era vero.
Se voti sì la bolletta diventa più leggera, ti raddoppiano gli 80 euro in busta paga, ti diamo un set di pentole, una bici col cambio scimano e anche un po' di figa, mi voglio rovinare!

Di mio se vedo una pubblicità del genere penso che stanno scherzando. E penso che nessuno ci caschi. Dio mio, possibile che qualcuno sia coglione da farsi abbindolare da una promessa in stile Cetto LaQualunque?
Eppure chi si fa prendere il naso da questa propaganda esiste. Ricordate quando berlusconi mandò le buste agli elettori prima delle politiche 2013 con scritto sopra "AVVISTO IMPORTANTE - Restituzione IMU 2012"? In realtà nella lettera c'era scritto: se mi eleggete prometto che restituisco l'IMU, ma ci fu gente che andò al patronato con la lettera credendo davvero che aveva diritto alla restituzione dell'IMU.
Quella gente quando legge che votando sì si abbassa la bolletta della luce ci crede davvero. E vota.

Ecco, io penso che la percentuale di persone così tra gli elettori all'estero sia minore. Perché questa è gente generalmente poco scolarizzata che non si muove dal suo paesino, figuratevi trasferirsi all'estero.

Per molti italiani la politica è fatta di slogan e non ragionamenti. Se provi a farli ragionare non ti seguono: rimangono incollati al loro slogan e ciao.
Mi è capitato di parlare con gente che mi diceva "non sarà molto ma si riducono i parlamentari". E io a dire che i risparmi sono minimi, perché comunque devi pagare la diaria e le spese. Poi gran parte del bilancio del Senato è fatto dai vitalizi e dalle pensioni degli ex-dipendenti. Quindi alla fine si risparmia pochissimo, quanto un caffè all'anno per italiano. Ma in compenso perdi il diritto di eleggere chi vuoi.
E quello mi ha risposto: intanto è qualcosa. E niente, non la capiva.

Il problema era proprio quello: la ragione per il sì è uno slogan semplice e accattivante "tagliamo il numero dei politici!", mentre la sbufalata era complessa e noiosa. Questo vale per tutti gli argomenti del sì: "basta con il parlamento più numeroso del mondo!" è un argomento facile. Spiegare che non è vero (il Regno Unito per esempio ha più parlamentari) è noioso. Spiegare l'idiozia per cui con solo 100 senatori la Liguria (1,5 milioni di abitanti) avrà due senatori esattamente come il Molise che di abitanti ne ha solo 310 mila invece è terribilmente noioso. Vedete, in una frase ho messo ben tre numeri, è troppo. Il pubblico medio non digerisce più di due numeri per frase. E non chiedete di fare una proporzione: pretendereste troppo.

Le ragioni del sì sono bufale vere e proprie, ma smontarle richiede un ragionamento mentre la bufala è uno slogan che fa presa. La cosa è stata ben capita da gente come salvini che non va in giro a smontare le bufale del sì, ma usa anch'egli slogan, che in questo caso non c'entrano niente con il referendum: mandiamo a casa renzi, banca etruria, fornero...

Per votare no a questo referendum bisogna riflettere. Fermarsi un attimo, informarsi e ragionare. Se riesci a superare la noiosità della sbufalatura allora diventa più semplice votare no.

Ebbene, io penso che gli italiani all'estero, almeno quelli di emigrazione più recente e quindi meglio istruiti, siano più portati a fare proprio questo: leggere, informarsi, approfondire e quindi alla fine ragionare.
La percentuale di voto ragionato tra gli italiani all'estero penso sia maggiore che in italia.

Attenzione non sto dicendo che all'estero il voto ragionato è maggiore del voto di pancia. Il voto di pancia vince sempre, ma per quanto minoritario il voto ragionato all'estero è maggiore che in italia.
Per questo suppongo che il no riceverà più voti all'estero che non in italia, almeno in Europa dove l'emigrazione è più recente.

Se volete possiamo guardare ai referendum del passato più recente.

2011 - Referendum sul nucleare

ITALIA
Votanti: 57% - Sì: 94,7% - No: 5,3%

ESTERO
Votanti: 23,9% - Sì: 67% - No: 33%

Il no al nucleare che in italia era dannatamente minoritario all'estero è sempre rimasto minoritario ma invece di essere il 5% è diventato il 33%. C'è una bella differenza.
[Ah, per l'affluenza, all'incirca è calata allo stesso modo sia per l'italia che per l'estero]
Per votare no a quel referendum bisognava informarsi e ragionare non votare di pancia. E il voto all'estero è stato più ragionato.

Lo stesso per i referendum sull'acqua pubblica che in italia presero circa il 4% di no, mentre all'estero il 24% di no.
Le ragioni del sì erano slogan di pancia (giù le mani dall'acqua! l'acqua non si vende! acqua pubblicaaa!!!11!!), leggere invece un articolo del sole 24 ore per capire che le cose erano un filino diverse richiedeva più impegno.

Oppure prendete i referendum sulle trivelle di quest'anno. Il sì era un voto di pancia basato su slogan accattivanti "basta trivelle! facciamo l'energia con le centrali a scoregge e margherite!" mentre il no richiedeva approfondimento per capire che le trivelle già c'erano e si trattava di fermare un sito di estrazione che già esisteva e che poteva rendere ancora qualcosa, una cosa senza senso logico.
Anche qui, il no in italia ha ricevuto il 13% all'estero quasi il 27%. Anche all'estero ha prevalso il sì, ma i no sono stati il doppio.

Quella differenza è l'elettorato estero istruito che si informa. Io penso che quella fetta di elettorato ha votato no a questo referendum.
Poi magari il sì prevale comunque, ma penso che all'estero la quantità di no - vada come vada - sarà maggiore che in italia, non aiutando il sì ma al contrario remando contro.

Cosa potrebbe andare storto in questo mio ragionamento?

1) il fattore inculata.
Il cambiamento porta una dose di pericolo. Chi vive all'estero non subisce (almeno direttamente) questo pericolo, quindi è più portato a rischiare, a cambiare. Tanto, male che vada, sono fatti di chi vive in italia.

2) la propaganda.
Fondamentalmente è arrivata solo la lettera di renzi per posta agli italiani all'estero.

3) il fattore "modernismo".
Negli anni ormai renzi si è appannato molto, non ha più quella immagine di giovane dinamico che ammoderna tutto. Se sentite i suoi discorsi alle prime leopolde in cui lanciava la rottamazione sembra un'altra persona da tanto si è istituzionalizzato. Ma questa idea del cambiare per rendere più moderno lo Stato proposta da un presidente del consiglio quarantenne potrebbe ancora far presa sull'elettorato estero.
Anche se le figuracce dello shissh renziano hanno ridotto di molto la sua immagine internazionale.

Staremo a vedere quale fenomeno prevarrà.

Siccome poi voglio rendere la cosa più divertente (rilassiamoci pure un po' dopo così tanto nervosismo!) propongo un gioco.
Io scommetto che i no degli italiani in Europa saranno maggiori in percentuale dei noi espressi in italia.
Da qui alle ore 21 di domani avete tempo per proporre una penitenza da farmi fare qualora perdessi la scommessa.
Dalle 21 alle 22 sceglierò la penitenza e poi iniziamo a contare i voti.

 

Presidenta, il popolo protesta perché non ha le pensioni! Date loro sostantivi al femminile.

December 2nd, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica
Come sapete non sono un gran ammiratore di repubblica, ma devo ammettere che questa intervista a una donna che aveva insultato la boldrinova è un ottimo pezzo.
Potevano farlo meglio, ovvio: la domanda sulle simpatie politiche ad esempio è inutile. Forse è stato inconsapevole ma hanno mostrato uno spaccato di una persona con una bassa istruzione, sostanzialmente analfabeta dal punto di vista dell'uso delle reti sociali su internet, caduta in una cosa più grande di lei che ora non sa gestire.
Più che le sue preferenze politiche io avrei indagato di più sui risvolti psicologici, ma anche così si capisce molto di quello che è successo.

Leggendo quell'intervista non ho potuto non riflettere su due aspetti. Il primo: la signora era generalmente incazzata con la politica. Secondo: la signora raggiunge il giornalista provenendo dai campi; non si capisce se fa la contadina a tempo pieno o parzialmente, ma insomma è una donna di 61 anni che lavora la terra. Una donna - racconta lei - a cui è stata negata la pensione di invalidità nonostante tre interventi alla schiena. Quindi a 61 anni con la schiena danneggiata continua a lavorare la terra.

Dall'altra parte la boldrinova, una che ha fatto una carriera da dirigente dell'UNHCR con stipendio di oltre 121 mila dollari all'anno. Una signora che nel suo ufficio dorato lancia battaglie di una vita sulla lingua italiana con parole tipo ingegnera, ministra o sindaca.

Lo notate anche voi lo stridore?

Possibile che la sinistra non si renda conto degli errori mostruosi che sta commettendo? Possibile che non capiscano che se si trovano in quegli uffici e in quelle aule è per difendere i diritti di quelle persone con la schiena rotta che sono costrette a lavorare per riempire il piatto?
No, per loro le battaglie sono cambiare la lingua italiana perché troppo sessista, approvare i matrimoni ghei per consentire a due persone di fare una festicciola in municipio, approvare la compravendita di bambini fatti su misura per consentire anche a due viti di fingersi bullone, i libretti universitari con il nome a piacere per far contenti quelli che pensano di essere Napoleone, e magari i cessi unisex (da noi non è ancora arrivata ma vedrete che arriva).

Non capiscono che tutte queste cose sono scemenze? Sono così distanti dalla gente da non capire che là fuori ci sono persione con la schiena rotta che non vanno in pensione e guardando i loro rappresentanti pensano "ma cazzo, perché si battono come leoni per fare entrare ingegnera nel vocabolario e non pensano ai poveri cristi come me? Perché pensano tutti ai matrimoni ghei come se fossero la cosa più importante del mondo e nessuno pensa a me? A quelli come me con la schiena rotta chi ci pensa? Chi mi difende?"

Avete idea di cosa possa pensare una contadina con la schiena rotta che non riesce ad andare in pensione quando vede una donna privilegiata in TV il cui problema più grande sembra essere che le donne non vengono chiamate "ingegnera"?
Un vaffanculo stampato su di un manifesto 6m per 3m forse non rende bene l'idea.

È ovvio che poi queste persone che vedono i loro rappresentanti occuparsi d'altro alla fine si sentono da sole e montano un odio che va contro tutta la politica. Vi sembra così strano se poi davanti a dei politici come la boldrinova questi spuntino fuori la loro rabbia?
Invece di inventarsi commissioni parlamentari contro l'odio su internet non potrebbero fermarsi un attimo e pensare: ehy, non è che se la gente è incazzata non è solo perché viene aizzata dai fassisti e rassisti ma forse perché abbiamo sbagliato qualcosa pure noi?

Se lo sono mai posto questo dubbio?

 

Piesse: so bene che certa gente è ammaestrata a rispondere in automatico a queste riflessioni come gli stessi di cui sopra hanno loro insegnato. Ossia dicendo che i diritti non si escludono a vicenda, un diritto non esclude l'altro...
No, cari miei: fare una festa in municipio perché altrimenti ti senti triste non è un diritto. Stuprare la lingua italiana non è un diritto. Questi non sono diritti: una donna può vivere benissimo e senza alcun problema anche se viene chiamata ingegnere. Una donna con la schiena rotta che deve andare a lavorare nei campi invece non vive bene, manco per il cazzo. Se non capite questa differenza significa che avete i criceti nel cervello.