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E allora aboliamo le regioni

September 26th, 2016 by mattia | 9 Comments | Filed in ignoranza, politica

L’altro giorno renzi ne ha sparata un’altra dalla gruber. Dice chi vota no al referendum poi si tiene i consiglieri regionali che si comprano le mutande verdi coi soldi pubblici.

Probabilmente sente la terra franargli sotto i piedi e prova gli stratagemmi più banali per recuperare terreno (è per quello che ha assuno jim messina, per farsi dire che se vuole vincere al referendum deve fare il populista… sti gran cazzi, so fare anche io il consigliere politico dicendo che se vince il sì dài più soldi ai poveri).

In realtà però anche questa è una balla. Renzi si riferisce all’art. 122 della costituzione che se vincesse il sì diventerebbe così:

Art. 122

Il sistema d’elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei pricipi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi e i relativi emolumenti nel limite dell’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione. La legge della Repubblica stabilisce altresì i principi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza

La parte aggiunta da questa riforma è quella evidenziata.

Traduzione: un consigliere regionale non può guadagnare di più del sindaco del capoluogo di regione.
Si parla però di emolumenti, ossia di quello che nel linguaggio comune viene chiamato “stipendio”, non dei rimborsi con cui si comprano le mutande verdi.
Possono dunque calare lo “stipendio” del consigliere regionale e aumentare i rimborsi dall’altra.

Come già spiegavo qui, c’è un’altra parte nella riforma che dice

Non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.

Ma questa norma vieta di finanziare direttamente un partito (con rappresentanza in consiglio regionale), non vieta di finanziare un gruppo consiliare. Altrimenti avrebbero scritto gruppi consiliari, non gruppi politici.

Alla fin della fiera abbasseranno sì lo stipendio ai consiglieri regionali, ma se questi vorranno continuare a gonfiare la nota spese con le mutande verdi potranno continuare a farlo.

Quella di renzi è solo una strategia comunicativa (basata su di una balla). L’ennesima balla.

Fa però riflettere. Sì, perché dà la misura di cosa succede quando si sbaglia il bersaglio e si continua per schemi logici mentali fissi senza ragionare.
Perché renzi se ne è uscito con questa balla? Perché la gente è scandalizzata da come i consiglieri regionali hanno usato i rimborsi spese mettendoci dentro roba privata. Bene, ottimo che ci si scandalizzi. L’errore però è venuto dopo, quando il mantra è diventato: dobbiamo abolire o ridurre il potere delle regioni perché sono centri dove si fanno ruberie.

Un’idea talmente balorda che basta rifletterci più di venti secondi per capire che non sta in piedi. Secondo lo stesso criterio avremmo dovuto abolire il parlamento e il governo, visto tutte le ruberie che ci hanno fatto (vi dice niente il nome craxi?) e giù giù fino ai comuni dove davano gli appalti solo se entravi nell’ufficio del sindaco bussando coi piedi.
Dobbiamo forse abolire i comuni e i sindaci perché alcuni sindaci hanno rubato? Allora mettiamoci ad abolire anche gli ospedali: non sono forse “centri di ruberie” anche quelli? Non hanno forse beccato un sacco di dirigenti con le mani nella marmellata anche con gli appalti sanitari? Via, aboliamo gli ospedali.
Ma aboliamo anche le case di riposo per anziani: o forse vi siete già scordati di quando c’era qualche mariuolo che si intascava le tangenti pure lì?

Usando questo criterio dovremmo abolire quasi tutte le istituzioni italiane visto che ovunque sono state fatte ruberie. Se poi volete uno Stato che non abbia governo, parlamento, regioni, province, comuni, ospedali, ASL, ospizi… fate pure.

Ecco, con questo referendum ti dicono che vogliono togliere poteri alle regioni perché sono centri di ruberie.
Come se si potessero fare solo nelle regioni le ruberie. Al governo no, non puoi farle le ruberie. O forse è che se proponi di abolire il governo perché vi si fanno ruberie allora ti dànno del pazzo?

Vietato respirare

September 23rd, 2016 by mattia | Comments Off on Vietato respirare | Filed in ignoranza, politica

L’altro giorno la Camera dei Deputati ha approvato il testo unico sul vino; una sola legge che racchiudete tutte le norme in materia (o almeno ci prova). Probabilmente ne avete sentito parlare perché è stato un profluvio di applausi col sottofondo di dobbiamo valorizzare il meid in itali!

Per genuina curiosità sono andato a leggerlo. Ecco, questo testo è un buon esempio di cosa succede quando il legislatore prova a scrivere qualcosa che tocca vagamente di striscio un argomento scientifico.

Precisazione importante: le leggi sono spesso paranoiche nelle definizioni. Ad esempio, ci trovi scritto

per «regioni» si intendono le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

affinché quelli di Trento e Bolzano non possano usare lo stratagemma di dire “ah, ma noi non si applica questa norma perché noi non siamo regioni ma province autonome“.
Oppure ti dice che

per «prodotti vitivinicoli aromatizzati» si intendono i prodotti definiti dall’articolo 3 del regolamento (UE) n. 251/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014.

e andatevelo a leggere quell’articolo 3 del regolamento UE: c’è tutta le definizione per filo e per segno, non si può scappare.

E va bene così, l’importante è che si dia una definizione univoca, non delle parole interpretabili come si vuole.

Poi però nel testo del disegno di legge ci trovi scritte cose così:

Art. 21
(Detenzione dei prodotti enologici e chimici).

 (evidenziazioni mie)

1. È vietato vendere, detenere per vendere, detenere negli stabilimenti enologici e nei locali comunque comunicanti con essi anche attraverso cortili, a qualsiasi uso destinati, nonché impiegare in enologia, sostanze non consentite dalle vigenti norme dell’Unione europea e nazionali. È tuttavia consentito detenere, in quantità limitata allo stretto necessario e opportunamente tracciati, prodotti diversi da quelli di cui all’articolo 20, richiesti per il funzionamento o la rigenerazione di macchine e attrezzature impiegate per pratiche enologiche autorizzate e per la depurazione.

2. Nei locali dei laboratori annessi alle cantine è tuttavia permessa la presenza di prodotti chimici e reagenti contenenti sostanze non consentite, fatta eccezione per i dolcificanti sintetici, gli antifermentativi e gli antibiotici, purché in quantitativi compatibili con il normale lavoro analitico. Sul contenitore dei reagenti deve essere indicata la denominazione o la formula chimica della sostanza in modo ben visibile e indelebile.

Siamo sempre alle solite, parlano di “prodotti chimici” alla cazzo.
Tutti sono prodotti chimici: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, l’urina che espelliamo… tutto.
Quindi già parlare di “prodotti chimici e reagenti” è sbagliato. È come dire “gli umani e i bambini“: e perché, i bambini non sono umani? I reagenti sono prodotti chimici come tutto il resto.

Così come sono prodotti chimici anche le sostanze vietate dalle norme UE menzionate nel primo comma.
E qui diventa davvero comica. Nel primo comma ti dicono che sono vietate queste sostanze non consentite (evidentemente non era abbastanza chiaro dire che non sono consentite, bisogna specificare che ciò che non è consentito è vietato!). Poi nel secondo comma ti dicono che però puoi avere una modica quantità di prodotti chimici che le contengono.
Ma quelle sostanze non consentite sono esse stesse prodotti chimici!
Come fai a differenziare tra sostanze con consentite e prodotti chimici che le contengono?

Oppure prendete questo articolo (evidenziazioni mie)

Art. 17.
(Detenzione di anidride carbonica, di argo o di azoto).
      1. La detenzione e l’utilizzazione di anidride carbonica, di argo o di azoto, soli o miscelati tra loro, negli stabilimenti di produzione e nei locali annessi o intercomunicanti anche attraverso cortili, a qualunque uso destinati, nei quali si producono vini spumanti e vini frizzanti sono consentite unicamente per creare un’atmosfera inerte e per manipolare al riparo dall’aria i prodotti utilizzati nella costituzione della partita, nei successivi travasi della stessa e dei prodotti da essa ottenuti.

Traduzione di quello che volevano dire: l’anidride carbonica la usi solo per riempire un grande serbatoio mentre lo stai svuotando per evitare che il vino entri in contatto con l’aria. Non puoi invece buttare palate di anidride carbonica nel vino per renderlo frizzante.

Il problema è che se volessimo fare la punta al cazzo, quell’articolo significa che non puoi respirare in un locale di produzione di vini. Nell’aria infatti c’è anidride carbonica, argon e azoto in gran quantità. Urca se ne deteniamo di anidride carbonica, argon e azoto. Tutto l’edificio che costituisce lo stabilimento è un mega contenitore di questi gas. Possibile che non ci abbiano pensato? Possibile che in questo caso non abbiano fatto i paranoici scrivendo nei dettagli che non intendevano includere questi gas quando presenti nell’aria?

Ovviamente quel “soli o miscelati tra loro” non esclude niente. Non avrai mai argon puro (o miscelato solo con anidride carbonica e azoto). Anche quello che ti vendono come argon puro ha dentro qualche ppm di ossigeno o acqua, per esempio.

Andiamo avanti con l’art. 6 (evidenziazione mia)

Art. 6.
(Vitigno autoctono italiano).
      1. Per «vitigno autoctono italiano» o «vitigno italico» si intende il vitigno appartenente alla specie Vitis vinifera, di cui è dimostrata l’origine esclusiva in Italia e la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale.

Scusate, ma come cavolo fai a dimostrare l’origine esclusiva in italia di un vitigno?
Dovresti risalire per millenni nella scala dell’evoluzione finché il patrimonio genetico di quella vite si è consolidato a quello che lo caratterizza oggi e verificare dove questo è accaduto.
Lo sappiamo fare per sommi capi in casi speciali, come nel caso del grano tenero frutto di un incrocio casuale avvenuto una decina di millenni fa in medio oriente. Oppure per casi storici, come i pomodori dell’italica pizza arrivati cinque secoli fa dalle Americhe.
Tolti casi eclatanti e chiari come questo, stiamo sempre parlando di un’origine molto approssimata, sia nel tempo che nello spazio.
Come fai a sapere dove si è originato il patrimonio genetico di un vitigno? E se si è originato un filo più in là dal confine? Non è mica un evento con una data e un luogo preciso.

Alla fine l’origine esclusiva in italia sarà qualsiasi supercazzola cosa possa servire per dimostrare che quel vitigno è italiano. E non parlo nemmeno del non senso del concetto in sé (cosa dovrebbe significare “vitigno italiano”? Mica esistono geni italiani e geni non italiani).

Non mi arrabbio nemmeno per vaccate tipo quella dell’art. 59: “peso massimo pari a 10 grammi di saccarosio“.

Così come non entro nel merito delle norme paranoiche come questa:

negli stabilimenti enologici nonché nei locali annessi o intercomunicanti anche attraverso cortili, a qualunque uso destinati, è vietato detenere:

[…]

b) zuccheri in quantitativi superiori a 10 chilogrammi e loro soluzioni;

il che significa che se uno ha l’abitazione nello stesso cortile dove ha lo stabilimento non può tenere più di 10 kg di zucchero nella dispensa (ditelo a mio papà che quando si faceva la spesa lo comprava 10 kg alla volta).

Che faranno? Andranno a perquisire la dispensa della moglie del vignaiolo per vedere che non abbia fatto scorta di zucchero? Come se poi non potessero comprarlo il giorno stesso in cui lo mettono nel mosto e lasciarlo in stabilimento pochi minuti. Via…

No, a me la parte che interessa non è questa. Legittimo essere paranoici fino a questi ridicoli livelli. Quello che non mi piace è l’approssimazione che hanno usato per gli aspetti scientifici.
Da una parte usano norme europee che fanno la punta al cazzo per definire ogni singola parola, poi dall’altra parte usano una faciloneria nel trattare definizioni scientifiche.

Se vuoi fare il raffinato devi farlo sempre, anche con la scienza

 

Quelli che non si istituzionalizzano

September 20th, 2016 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica

Io ho sempre pensato che in qualche modo anche i più scalmanati poi venissero “istituzionalizzati”.

Prendete i grillini: all’inizio ne sparavano una dietro l’altra. Quella dei microchip risale all’inizio della legislatura, se vi ricordate bene (intervista a Ballarò prima ancora della prima seduta). Poi in qualche modo arriva il freno.
Tipo che quando una pepputata spara la storia delle sirene probabilmente gli arriva una scoppola del responsabile comunicazione pentastellato che le dice “ma sei fuori? ti sembra il caso di pubblicare una roba del genere? non capisci che adesso tutti ci prenderanno per il culo per questa cosa?“. E infatti così andò: ora se vuoi prendere per il culo i cinquestelle dici che sono quelli delle sirene e dei microchip.

Oppure dell’uomo sulla Luna. Anche in quel caso arrivò la scoppola che gli fece ritrattare (a metà) la panzana.
Adesso però se ne è uscito con questa:

sibilia-leconomista

Io penso che i pepputati continuino ad essere convinti delle panzane complottiste, solo che non possono dirle perché c’è qualcuno che li blocca per non fare brutta figura*. Può essere qualcuno del movimento o qualcuno del palazzo.

Questo meccanismo di istituzionalizzazione è ciò a cui mi aggrappo nell’animo quando penso al momento in cui il M5S andrà al governo. Spero che si istituzionalizzino, mi ripeto “vedrai, poi quando arrivano al potere ci sarà qualcuno che li fermerà prima che causino il disastro, fosse anche la burocrazia interna del palazzo…“. Ci spero perché altrimenti ti viene da piangere anche solo a pensarci.

Però poi quando vedo certe scemenze scritte non da un deputato qualsiasi ma da uno dei cinque del direttorio che governa il M5S la speranza vola via. Possibile che sia arrivato così in alto e ancora non si sia istituzionalizzato?
Ho paura.

 

Piesse: meravigliosa la reazione

patologia

C’è mezza internet italiana che lo sta prendendo per il culo e questo è davvero convinto che sia un complotto dei banchieri (che evidentemente comprano Tweet per denigrarlo, mica sono messaggi autentici di persone qualsiasi). Qui stiamo uscendo dal complottismo e entriamo direttamente nella patologia. Tipo manie di persecuzione, o una cosa del genere.

Meno webeti e più schiene dritte

September 7th, 2016 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, politica

C’è un filo sottile che collega la raggi al webete.

Oggi si condanna la raggi per aver mentito: sapeva che l’assessore era sotto inchiesta e non l’ha detto!

Eppure aveva già mentito. Ancora prima di essere eletta. Aveva promesso all’inizio della campagna elettorale che avrebbe reso noti i membri della giunta prima delle elezioni. Invece, come tutti sappiamo, non l’ha fatto. È arrivato il giorno del ballottaggio e aveva comunicato solo quattro assessori, tra cui anche Lo Cicero che poi l’assessore non l’ha fatto perché aveva detto che nel rugby le protezioni sono cosa da frocetti.

Quindi alla fin fine ha reso noti i nome di tre assessori su otto. E silenzio sulle altre cariche come il capo di gabinetto.
Non di poco conto il fatto che anche quei pochissimi nomi fatti siano stati rivelati il venerdì prima del ballottaggio, poche ore prima del silenzio elettorale. Nessuno quindi avrebbe avuto il tempo di indagare sulla Muraro e scoprire quello che si è scoperto poi col tempo.
Fatto così è come non fare i nomi del tutto: a cosa serve fare i nomi di tre assessori (su otto) poche ore prima del silenzio elettorale se non dài il tempo ai giornali di farti le pulci?

Non bastava già quello?

Sarebbe già stato un motivo più che sufficiente per metterla con le spalle al muro politicamente. Un giornalista serio l’avrebbe crocifissa per quella promessa disattesa. Un giornalista serio le avrebbe ripetuto “mi dia i nomi di tutta la giunta altrimenti l’intervista finisce qui“.
La raggi si è presentata in TV da mentana alla fine della campagna elettorale e questo non solo non l’ha messa in croce, ma non l’ha nemmeno sfiorata con una puntina da disegno, tutto impegnato a non indispettire l’ospite che di lì a poco sarebbe diventato sindaco di Roma.

Poi però quando gli capita tra le mani un tizio qualsiasi che lo critica su di una rete sociale lo insulta e gli dà del webete. Ganassa con chi non è nessuno, e pieno di salamelecchi coi politici.

I grullini ce la stanno mettendo tutta per fare una cazzata dietro l’altra, neh. Però il ruolo della stampa in tutto questo è innegabile. Certe polemiche sulla composizione della giunta sarebbero state evitate se la stampa avesse fatto semplicemente il suo lavoro: mettere con le spalle al muro la raggi per “imporle” di comunicare la composizione della giunta prima delle elezioni, come aveva promesso ella stessa.

Meno webeti su internet e più schiena dritta coi politici che fanno promesse e non le mantengono.

Diffamazione dei numeri

August 10th, 2016 by mattia | Comments Off on Diffamazione dei numeri | Filed in bufale, politica

Se c’è una riforma costituzionale che io voterei a occhi bendati è quella che impone ai politici di rendere conto dei numeri. Perché le opinioni sono opinioni, ma i numeri no.

Ieri renzi, nel disperato tentativo di non perdere il referendum costituzionale ha detto che se passa il referendum si risparmiano 500 milioni all’anno dai costi della politica, 500 milioni che darebbe ai poveri.

Questo referendum costituzionale, se passa, elimina costi e posti della politica per più di 500 milioni di euro all’anno.
Sapete quanto abbiamo messo quest’anno sulla povertà?
Abbiamo messo 700 milioni
Pensate a come sarà bello […] poter prendere quei 500 milioni che erano destinati ai costi della politica e metterli sul fondo della povertà […] e passare quel fondo da 700 a 1 miliardo e 200 milioni con i soldi della politica

Così dopo gli 80 euro e i bonus per i 18enni adesso ci prova con la storia di 500 milioni ai poveri.

La prima cosa da notare è il trucchetto di dire quasi raddoppiamo i soldi che destiniamo ai poveri. Oh, raddoppiamo! Da 700 milioni a 1,2 miliardi è tanto!
In realtà qui si sta barando. Lo Stato non spende 700 milioni per i poveri, ma miliardi e miliardi. Li spende con tutta l’assistenza sociale che viene erogata ad esempio dai comuni, oppure con l’esenzione dai ticket sanitari. Se volete sapere quanto lo Stato mette sulla povertà dovete sommare i costi delle case popolari, le pensioni sociali, il contributo che il comune dà alla famiglia bisognosa per pagare la bolletta del gas o la mensa scolastica gratis per i figli del disoccupato…
Altro che 700 milioni, parliamo di miliardi. Quei 700 milioni sono solo un fondo extra che il governo ha creato con la legge di stabilità dello scorso anno approvando misure per il contrasto della povertà.
Tecnicamente è vero che quel fondo specifico passerebbe da 700 milioni a 1,2 miliardi ma l’effetto reale non è così gigante come vuol far credere renzi. In pratica sceglie appositamente la base di partenza restringendola ai soli miseri 700 milioni di questo fondo per far sembrare più grandi quei 500 milioni che aggiunge.

Ma questo è solo un trucchetto di comunicazione. Veniamo al succo dei numeri: renzi dice che con questa riforma costituzionale si risparmieranno 500 milioni all’anno dalla sua entrata in vigore.
Ecco, a me piacerebbe chiedere conto di questi numeri: da dove ha tirato fuori questi 500 milioni?

Con questa riforma costituzionale i senatori saranno ridotti da 315 (+senatori a vita) a 100. Quei 100 però saranno consiglieri regionali già stipendiati, quindi non riceveranno lo stipendio dal Senato. La diaria però sì, ché mica potrai farli viaggiare e soggiornare a Roma a spese loro. Così come dovrai pagare loro le spese, lo staff, cazzi e mazzi.
Quindi risparmi:

  • 215 stipendi interi (stipendio + diaria)
  • 100 stipendi lisci (solo stipendio)

Facciamo i conti. Lo stipendio di un senatore sono circa 5.300 euro al mese netti. Sì, bisogna considerare il netto non il lordo, perché nel lordo c’è una porzione di soldi che esce dallo Stato, va al Senato e poi rientra allo Stato sotto forma di tasse.
Ci sarebbero da togliere le addizionali regionali e comunali ma facciamo finta di niente e teniamo 5.300 euro.
Questi stipendi li risparmiamo per tutti i senatori, quindi abbiamo

5.300 euro x 315 senatori x 12 mesi = 20 milioni

Poi abbiamo le diarie che consistono in:

  • 3.500 euro spese di soggiorno
  • 1.650 rimborso forfettario spese generali
  • 4.180 spese per esercizio del mandato

ossia 9.330 euro al mese per ogni senatore (assumendo che siano tutti presenti alle sedute, quindi non ci sia nessuna decurtazione della diaria).

Di queste diarie con la riforma costituzionale ne risparmiamo solo 215 perché a 100 senatori dovremo continuare a pagarle. Quindi risparmiamo

9.330 x 215 senatori aboliti x 12 mesi = 24 milioni

Quindi in totale abbiamo 20 milioni risparmiati sugli stipendi e 24 milioni risparmiati sulle diarie, fanno 44 milioni. Mettete pure i costi per l’assegno di fine mandato e l’assistenza sanitaria integrativa (che insieme sono circa il 10% dell’indennità lorda) e arrotondiamo a 50 milioni.

Questo riforma costituzionale abolisce poi il CNEL, che ha un bilancio poco sotto gli 11 milioni di euro (sempre assumendo che i dipendenti potranno essere tutti licenziati e non ricollocati in altre strutture dello Stato).

E fin qui siamo a 61 milioni.

Come si fa ad arrivare a oltre 500 milioni di euro che renzi dice di risparmiare all’anno con questa riforma?

Ci sarebbe l’abolizione delle province che vengono tolte dalla costituzione, ma è vero che già ora i presidenti e i consiglieri provinciali sono senza emolumento, visto che ora sono eletti tra i sindaci e i consiglieri comunali e non direttamente dal popolo, quindi hanno già le loro indennità di carica dal Comune di appartenenza.

E allora? Ci sarebbe questa nuova frasetta inserita all’art. 122 della costituzione in cui si dice che un consigliere regionale non può guadagnare di più di un sindaco capoluogo di regione.
In questo caso fare i conti spaccati al centesimo sarebbe troppo lungo, quindi approssimiamo un po’. In Veneto si risparmierebbero 3000 euro circa per ogni consigliere regionale se lo stipendio fosse limitato da quello del sindaco di Venezia. Poniamo che lo stesso valga in tutta italia, euro più euro meno.
In italia ci sono 904 consiglieri regionali (compresi quelli delle regioni a statuto speciale e province autonome). Tagliano 3000 euro al mese a ciascuno di essi risparmieremmo:

3000 euro x 904 consiglieri x 12 mesi = 33 milioni

Mettici pure qualche milione in più per i presidenti delle regioni e gli assessori, facciamo 40 milioni?

Bene, contando pure questi arriviamo a 100 milioni. Siamo ancora distanti dai 500 milioni di renzi.

Cos’altro possiamo contare? Ci sarebbe una disposizione finale che vieta i contributi ai gruppi dei consigli regionali. Tuttavia è una norma facilmente aggirabile. Infatti la riforma costituzionale dice:

Non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.

Ma quelli che vengono finanziati dalle regioni non sono i “gruppi politici” bensì i “gruppi consiliari“, che quindi possono continuare ad essere finanziati. Scritta così la norma sembra dire che la Regione non può dare contributi a un partito il quale ha anche rappresentanti all’interno del consiglio regionale, non che non può finanziare il gruppo consiliare.
Ma anche se fosse, è facile scavalcare la norma facendo assumere il personale del gruppo dalla regione anziché dal gruppo e così via.
Ma facciamo finta che non esista alcuna scappatoia (nonostante abbiano scritto la norma coi piedi): i fondi ai gruppi consiliari ammontano a 30 milioni in tutta italia.

Ci sarebbero poi le cosiddette “funzioni comuni” tra Camera e Senato, che dovrebbero unire i propri servizi secondo criteri di efficienza e razionalizzazione. Che più o meno equivale alla storiella della spendin reviù, tante belle intenzioni, cifre sparate in aria ma poi alla fine?
Ah, per la cronaca non sarebbero nemmeno soldi risparmiati dai posti della politica visto che si tratta di costi dell’amministrazione pubblica che si possono tagliare già oggi senza alcun bisogno di riforma costituzionale.

Facendo il generoso ho calcolato 100 milioni di risparmi annuali che questa riforma costituzione otterrebbe dai costi della politica. Massimo 130 considerando anche i fondi ai gruppi consiliari (norma comunque facilmente aggirabile).
Da dove arriverebbero gli oltre 400 milioni che mancano per arrivare ai 500 milioni di renzi?

Ho cercato sul sito ufficiale della campagna per il sì al referendum e non ho trovato niente. Non solo non c’è nessun calcolo ma neanche indicazione di cosa potrebbe causare ulteriori risparmi.

Ecco, io creerei un organo che quando un politico spara dei numeri gli chiede conto di quei numeri.
Un poi come un tribunale che ti giudica per diffamazione se dài del cornuto al tuo vicino di casa. Introdurrei il reato di diffamazione dei numeri per chi ricopre cariche pubbliche e spara numeri a caso.

 

 

Operazione cosmetica

July 20th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica

Normalmente in un dibattito dovrebbero esserci ragioni contro e a favore, e tu ti senti più vicino alle une o alle altre.
Molto spesso invece mi sembra che dicano tutti stronzate.

Prendete la polemica sul ddl che vuole introdurre il reato di tortura. Chi si oppone dice che c’è il terrorismo e non si possono mettere i bastoni tra le ruote alle forze dell’ordine.
Ma santiddio, come si fa a dire una puttanata del genere?
C’è il terrorismo e allora si possono torturare gli arrestati? Ma che cazzo dite?

Quel ddl è sbagliato, ma non perché la tortura è buona in casi estremi.
Quel ddl è sbagliato perché è illogico.

Basta leggerne il testo per capirlo (evidenziazioni mie):

Art. 613-bis. – (Tortura). – Chiunque, con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, di cura o di assistenza, intenzionalmente cagiona ad una persona a lui affidata, o comunque sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere, da essa o da un terzo, informazioni o dichiarazioni o di infliggere una punizione o di vincere una resistenza, ovvero in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

La violenza e la minaccia sono già reati.
A cosa serve questo nuovo articolo? Qual è la differenza? Che le percosse sono date per ottenere informazioni?
Quindi se un poliziotto arresta il ragazzino con qualche grammo di fumo e lo carica di botte perché ritene suo dovere divino educare la popolazione allora si becca solo qualche mese per “percosse semplici”. Se invece lo carica di botte per farsi dire il nome di chi gli ha venduto il fumo allora si becca da quattro a dieci anni?
Ma siete idioti?

Un poliziotto non deve mai torcere un capello a un arrestato. Che sia per ottenere informazioni o per divertimento non cambia un fottutissimo niente.

Esiste già l’art. 610 del codice penale

Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.

Fare, tollerare od omettere qualche cosa. QUALCHE COSA, cazzo! Cosa si può chiedere di più generico?
Ci metti dentro di tutto in questo articolo.

C’è in effetti il problema del “costringe” in cui con molta fantasia puoi trovare la scappatoia: se il tizio non parla il poliziotto non lo ha costretto a fare niente.
Ma a quel punto cambiamo il “costringe” e mettiamoci “istigare”, “incitare”, o molto più banalmente si aggiunge “anche se la costrizione non va a buon fine” alla fine del testo.
E morta lì.

Il reato di tortura non serve perché è già condannata dal codice penale. Un giudice può già condannare oggi un poliziotto che tortura un arrestato (e in effetti in rari casi accade pure): se non lo fa è perché non ne ha voglia, non perché manca un articolo nel codice penale.

Certo, non c’è scritto “tortura” ma chi se ne fotte. È quello che vuoi? Che ci sia l’etichetta “tortura” scritta da qualche parte così poi puoi andare ai convegni di mezzo mondo a dire “abbiamo fatto un salto di civiltà”?
Davvero serve impegnare il parlamento su di una operazione meramente cosmetica?

Andate a fanculo e iniziate a occuparvi di cose sostanziali.

 

Piesse: si noti che il ddl è cavallo di troia per questo articolino…

«1. In nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali o oggetto di tortura, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione o dalla tortura ovvero da violazioni sistematiche e gravi dei diritti umani».

Traduzione: se passasse questo ddl nessun africano potrebbe più essere espulso.
Auguri.

Uno vale un cazzo

July 8th, 2016 by mattia | Comments Off on Uno vale un cazzo | Filed in ignoranza, politica

Parliamoci chiaramente, a me non me ne frega niente se il sindaco di Roma si fa dettare la lista degli assessori dalle varie correnti del suo partito. Mi fa un po’ ridere questa lotta interna tra i vari personaggiuncoli del M5S che si sbranano a vicenda per mandare avanti un loro protetto a fare l’assessore in perfetto stile prima repubblica.
Ma tutto sommato sono cazzi della Raggi. Con la giunta ci deve lavorare gomito a gomito ogni giorno lei, se le sta bene farsi dettare la lista degli assessori, fatti suoi. Al massimo finirà ricoverata con l’esaurimento nervoso fra un paio d’anni se non saprà farsi crescere delle spalle abbastanza larghe.

No, ciò che mi interessa piuttosto è questo: dove è finito l’uno vale uno?
Mica doveva decidere la réééééte?
E perché mai quando si è trattato di distribuire le poltrone non è stata interpellata la rééééte?
Avevano fatto la pantomima di questi voti farlocchi su internet anche per il presidente della repubblica, perché non per dei miseri assessori? E mica solo a Roma, anche nelle altre città dove governa il M5S.

Oh sì, mi si dirà che servono competenze specifiche per fare l’assessore e non si può affidare a un voto popolare. Ah, e invece per fare il deputato o il senatore no, si può essere coglioni qualsiasi (be’, in effetti…), eppure i loro parlamentari sono stati scelti dalla réééééte.

Potevano fare un voto sulla giunta in sé. Una volta preparata la lista la sottoponevano al giudizio della réééééte chiedendo un sì o un no. Già era un po’ meno unovaleuno, ma almeno i cittadini avrebbero potuto dire no (tanto comunque avrebbe vinto il sì, visto che i voti li contano loro, ma almeno facevano finta).
Eppure nemmeno questo.

Avrebbero potuto fare pure la pantomima dei curriculum via internet: chiunque può fare l’assessore! mandate il curriculum e lo valuteremo! non ci sono corsie preferenziali per nessuno, valutiamo solo la competenza!

Niente.

Uno ormai non vale uno, vale un cazzo.

E pian piano se ne va tutto di quello che avevano promesso, un pezzo dietro l’altro.
Fino a quando il M5S diventerà un partito socialista come tanti altri.

Aspettando la disillusione di Roma

June 21st, 2016 by mattia | 33 Comments | Filed in politica, riflessioni

A me sinceramente l’unica domanda che interessa dopo i ballottaggi di domenica scorsa è quanto tempo ci metteranno per stancarsi dei grillini coloro che se li trovano a governare.

Perché guardiamo in faccia la realtà: da domani non è che a Roma i trasporti iniziano a funzionare, le buche scompaiono dalle strade e tutto funziona magnificamente.
Ma neanche tra un anno o due.

Nel frattempo però gli ingenui a cinque stelle toccheranno i nervi della città. Facile dire che combatti i portoghesi sui mezzi pubblici. Quando poi mandi fuori i controllori a fare una valanga di multe la gente si incazza. Magari ti dice che prima di fare le multe devi rendere il servizio di trasporti decente. E tu mica puoi dirgli che se loro non pagano il biglietto non avrai mai i soldi per fare la manutenzione sugli autobus. Quelli saranno incazzati per la multa e siccome sono cittadini con il diritto di voto dalla parte del manico avranno ragione loro.

Così come quando inizieranno a toccare tutto ciò che è marcio nella città. Fai presto a dire in campagna elettorale che smetterai di dare gli immobili del comune a prezzo stracciato agli amici degli amici. Poi quando lo fai sul serio ti tocca anche togliergli alle associazioni che magari ti avevano votato.
E vedi quanto si incazzano.

Il problema è che quelli che vengono toccati da un tuo provvedimento si incazzano e se la legano al dito, mentre il beneficio – quando arriva – arriva in ritardo e chi ne usufruisce non ti dice grazie.
Se gli ingenui a cinque stelle pensano davvero di fare pulizia sentendosi dire grazie sono fritti.
Devono essere consapevoli che per ogni provvedimento qualcuno si incazzerà e i benefici li vedrai tra anni, alla meglio.

La luna di miele tra i grullini e la città svanirà e al risveglio la gente sarà ancora più incazzata. Perché li hanno votati come ultima spiaggia e si sentiranno senza speranza.
Né più né meno di come hanno votato renzi come ultima spiaggia alle europee e poi dopo due anni si sono accorti che la loro vita, concretamente, non è migliorata e gli hanno voltato le spalle.

La domanda qui è solo quanto ci metteranno a voltare le spalle ai grullini.
La domanda è quanto ci metterà a saltare fuori l’inceneritore di Roma che non verrà chiuso. La domanda è quanto ci metterà a saltare fuori il primo avviso di garanzia che consentirà di dire siete come tutti gli altri.

Un anno, due anni?
L’unica cosa che può fare renzi ora è prima di tutto di vincere il referendum, poi aspettare che la disillusione su Roma arrivi il prima possibile e lì andare a elezioni.
Perché se si presentano alle elezioni con la disillusione di Roma come curriculum di governo i grullini sono fritti.

Il governo, di suo, può dare molto per accelerare la disillusione di Roma. A me faceva tenerezza sentire la raggi che parlava di rinegoziazione del debito. Roma ha gran parte del suo debito con cassa depositi e prestiti, che è controllata dal governo. Perché mai il governo dovrebbe fare ai grillini questo favore?
Quando la raggi andrà da CDP a chiedere di rinegoziare il debito questi gli rispondono SUKA.
Con il vantaggio che il governo nemmeno si deve esporre in prima persona.

Se il governo vuole giocare sporco può tenere il comune di Roma per le palle finanziariamente e obbligare l’amministrazione grillina a prendere decisioni tra le più impopolari.
Credete che uno come renzi non ne sia capace?