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Il senso (intimo) del quorum

April 12th, 2016 by mattia | 53 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica

Ritiene legittimo che delle parti politiche invitino all’astensione per una consultaizone popolare di questo tipo? Se lei ritiene che questo sia legittimo.

Si deve votare al referendum.
Certamente nel modo come il cittadino crede opportuno di votare, ma credo che si debba partecipare al voto, perché partecipare al voto significa, come dire, essere pienamente cittadini.
Il referendum è per lui e per ognuno di noi.
Poi è chiaro che nell’urna ognuno di noi grazie a Dio è libero di esprimere i propri convincimenti, ma certo reputo che la partecipazione al voto fa parte della carta d’identità del buon cittadino.

 

Sicché, ieri un po’ tutti i giornali riportavano queste parole di questo paolo grossi, persona che inspiegabilmente è presidente della Corte Costituzionale.

Inspiegabilmente non per l’italiano zoppicante (nel modo come il cittadino crede opportuno?). Suvvia, non fate i petalosi, capita a chiunque di incartarsi quando si parla.

Inspiegabilmente perché ha espresso un concetto (quel si deve votare al referendum) che può esprimere solo chi non ha capito la costituzione.

No, non c’è alcun dovere di votare al referendum.

Che lo dica la casalinga di Kladno, un giornalaio de L’Espresso o civati ci può stare; mica mi aspetto conoscano i principi fondativi di uno Stato. Che lo dica però il presidente della Corte Costituzionale! Dannazione, è il suo lavoro. È come se io domani mi dimenticassi le leggi di Kirchhoff.

No, signor grossi, non c’è alcun dovere di votare al referendum popolare.
E no, astenermi non mi fa perdere la carta d’identità del buon cittadino.

Cerchiamo di spiegare questo concetto una volta per tutte: il referendum e le elezioni sono due cose diverse. Mostruosamente diverse.

  • Elezioni

Si fanno per eleggere chi ricoprirà cariche pubbliche. I parlamentari, il sindaco e il consiglio comunale, il presidente della regione e il consiglio regionale…

In questi casi si può parlare di dovere di voto. Lo si può fare perché lo Stato ha bisogno del nostro voto per eleggere queste cariche.
Poniamo un caso estremo: ci sono le elezioni per il parlamento e nessuno va a votare. Tecnicamente non si potrebbe eleggere nessuno. La commissione si mette lì a fare i conti, calcola i quozienti interi per ogni lista dividendo i voti della lista per i voti totali e si trova un bel 0/0.
Zero voti? Nessun eletto.
Ci troveremmo il parlamento vuoto. Sarebbe un disastro.
Certo, si continuerebbe col vecchio parlamento in regime di proroga, ma il Presidente della Repubblica dovrebbe indire nuove elezioni. E se ancora nessuno votasse? Nessun eletto, e si ricomincia da capo.
Lo Stato di fatto si troverebbe bloccato.

Lo stesso per l’elezione del sindaco. Capita in alcuni comuni (specialmente in zone mafiose) in cui non riescono a eleggere un sindaco perché nessuno ha le palle per candidarsi: vanno avanti per anni con i commissari prefettizi, che però possono fare solo la normale amministrazione; ma un comune così muore.

Ecco, lo Stato ha bisogno che ci siano delle persone elette alle cariche pubbliche per garantire il funzionamento delle istituzioni.
Per questo può imporci le elezioni come un dovere, perché se non eleggessimo nessuno allora pezzi di Stato si bloccherebbero.

Per questo motivo lo Stato può dirci: non voti? cavoli tuoi, noi qualcuno eleggiamo ugualmente, anche senza il tuo parere. 
In questo caso vale il concetto del “se non voti decidono gli altri” perché una decisione deve essere presa, qualcuno deve essere eletto.

Alle elezioni lo Stato può impormi il voto così come mi impone di fare il servizio militare o di pagare le tasse: perché le elezioni servono al corretto funzionamento dello Stato, le elezioni sono un interesse dello Stato.

  • Referendum

Il referendum invece è totalmente diverso.
Il referendum può anche non essere fatto. Lo Stato funziona benissimo anche senza referendum. Non si blocca niente se non si fa il referendum, tutta la macchina dello Stato continua a funzionare senza problemi.
Un referendum non è necessario, ma facoltativo. E così come non succede niente se non si fa il referendum, non succede niente se non si raggiunge il quorum.

Un referendum non è un interesse dello Stato, perché lo Stato funziona ugualmente anche senza di esso. Un referendum è un interesse di alcuni cittadini che lo hanno promosso e che desiderano venga approvato.

Quindi io non ho alcun dovere di votare al referendum.
Non ho alcun dovere di votare al referendum perché non ho alcun dovere di garantire un interesse di un gruppo di cittadini.
Lo Stato sì che può impormi di fare qualcosa per garantire un interesse dello Stato, sta nei suoi poteri coercitivi nei confronti della popolazione. Ma un gruppo di cittadini non può impormi di fare qualcosa per garantire un loro interesse.
Può farlo sono se sono la maggioranza dei cittadini, perché a quel punto – diventati maggioranza assoluta – assumono il potere coercitivo che ha lo Stato. Un gruppo composto dalla maggioranza assoluta dei cittadini ha lo stesso potere dello Stato (perché il potere dello Stato si basa su quello, sulla maggioranza dei cittadini).
Ecco allora il senso del quorum.

Il quorum indica proprio questo: non è più un gruppo sparuto di cittadini che raccoglie le firme e decide di fare un referendum, ma è il 50%+1 dei cittadini che andando a votare decide di legittimare questo referendum e di imporlo a tutti.
A quel punto la decisione di fare il referendum non è più presa da un gruppo di cittadini ma dalla maggioranza assoluta del cittadini, che hanno lo stesso potere dello Stato. Per questo possono impormi il risultato se mi astengo.

Il quorum serve a questo. Serve a vedere se c’è un potere forte abbastanza per poter imporre una decisione anche a chi si astiene. Un potere che in questo caso non discende dallo Stato, perché non c’è in ballo un interesse dello Stato, ma discende dalla maggioranza assoluta dei cittadini che diventano potenti tanto quanto lo Stato per imporre una decisione su qualcosa che non è interesse dello Stato.

Quelli che parlano di abolire il quorum sono analfabeti costituzionali.
Non capiscono che il quorum non è lì per bellezza ma ha questo senso.
Non si può fare un referendum senza quorum perché un gruppo di cittadini inferiore alla maggioranza assoluta non può imporre a nessuno di votare per qualcosa che non è un interesse dello Stato.
Non possono.

Chi parla di referendum senza quorum dimostra di non aver capito questo concetto fondamentale: lo Stato può impormi di votare per un interesse dello Stato, un gruppo di cittadini inferiori al 50%+1 non può impormi di votare per un proprio interesse.

Il quorum stesso è una votazione.
Il quorum significa: siete voi d’accordo che si debba fare un referendum il quale impone il risultato a tutti?
E io a questa domanda posso rispondere NO astenendomi.
È una mia scelta che nessuno mi può togliere e che nessuno può delegittimare.

Ritornando ora alle parole del Sig. grossi, capite bene perché sono prive di basi.

No, non c’è alcun dovere di votare.
No, il referendum non è per ciascun cittadino, ma per un interesse di parte di un gruppo di cittadini.
No, votare al referendum non mi rende un buon cittadino, è una scelta di parte che corrisponde a dire “sono d’accordo che si debba tenere un referendum su questo tema e lo legittimo votando“.
Io parimenti  posso dire non sono d’accordo che si debba fare un referendum e mi astengo. È una mia legittima posizione che nessuno può toccarmi.
Nemmeno il presidente della corte costituzionale.

Non si permetta, non si azzardi a definirmi meno “buon cittadino” nel momento in cui esercito il mio diritto costituzionale a rispondere NO – con l’astensione – alla domanda “siete d’accordo che si debba tenere questo referendum“.
Si tratta di non rispettare i miei diritti di cittadino, si tratta di non capire il senso della costituzione.

E la seconda è forse peggio della prima per chi fa quel lavoro.

 

Piesse: sì, lo so, in questo caso il referendum è stato chiesto da dei consigli regionali e non da una raccolta firme, ma il concetto è lo stesso. Dei consigli regionali, fossero anche quelli di tutte le regioni, non hanno il potere dello Stato per imporre una decisione su leggi dello Stato.

 

 

Votato

April 6th, 2016 by mattia | 22 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica

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Niente, vi ho dato quasi un mese per convincermi a votare (o meglio si, perché evidentemente quelle capre che preparano le schede del referendum sono convinte che sì si scriva si) al referendum sulle trivelle.

Nessuno è stato capace di portarmi un argomento razionale.
Alla fine ho votato, e ho votato no.

Al prossimo turno prima di presentare un referendum accertarsi accuratamente di avere argomenti razionali per chiedere agli elettori di votare .

Grazie.

La caccia al tesoro

March 20th, 2016 by mattia | 11 Comments | Filed in bufale, politica

Lo scorso 14 marzo il consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno contro gli OGM presentato – indovina indovinello? – sì, proprio dal M5S. E approvato coi voti del PD, ci mancherebbe non si accodassero pure loro.

Sono andato a cercare questo ordine del giorno per leggere quante sciocchezze antiscientifiche ci fossero dentro. Sì, voglio farmi male, lo so. Ma che un’istituzione voti una cosa del genere mi dà fastidio. È come se votassero un ordine del giorno che nega la forza di gravità: come fai a star lì impalato senza dire nulla?

Tanto più che questo ordine del giorno vorrebbe vietare il cibo OGM dalle mense delle scuole bolognesi (come se fosse possibile poi: chi va a controllare il mangimi con cui alimentano i maialini da cui si fa il prosciuttino da dare agli scolari bolognesi?).
Decisioni del genere influenzano la vita di tutti, non sono solo dichiarazioni d’intenti.

Ma come mio solito prima di parlare di qualcosa voglio leggere le fonti ufficiali. Mi metto allora alla ricerca di questo ordine del giorno.
Vado sul sito del consiglio comunale di Bologna. La pagina “Sedute del consiglio” penso possa darmi un archivio delle sedute con gli atti linkati in PDF. Ebbene, non c’è niente: l’archivio delle sedute è solo composto dai video (orrendi) delle sedute. Nessun materiale “cartaceo” su cui scartabellare.
Allora vado alla sezione “Atti del consiglio” ma alla seduta del 14 marzo ci sono solo 4 atti, nessuno dei quali è l’odg del M5S sugli OGM.
Perché alcuni atti approvati sono pubblicati e altri no?
Boh.

Visto che dal sito del Comune di Bologna non cavo un ragno dal buco cerco il sito del M5S di Bologna. Almeno loro che lo hanno presentato ci terranno a farlo leggere in giro questo ordine del giorno, no?
Sicché, vado sulla pagina del consigliere grillino Piazza che ha presentato l’odg. C’è un recapito email ma non un url al sito ufficiale del M5S di Bologna. Me lo devo trovare da solo.
E vabbe’, dite voi, usa gugol. Certo che lo uso, ma se fosse linkato sul sito del Comune avrei la certezza che sia quello ufficiale del consigliere comunale. Mica che, come spesso accade nella galassia grillina, uno salta su a dirmi che quello non è il vero sito degli attivisti…

Il sito dovrebbe essere questo. In hom peig non c’è niente di questo ordine del giorno.
Cerco su “approfondimenti tematici” ma appare la scritta

PAGINA IN AGGIORNAMENTO
Il sito è in fase di sviluppo. A breve verranno inserite nuove sezioni.
Ci scusiamo per il disservizio.

Ottimo.
Allora cerco su “trasparenza”, ma parlano solo di soldi, non di trasparenza degli atti presentati.
Provo quindi a cercare tra tutti i contributi scritti dal consigliere Piazza, ma neanche l’ombra.

Un sito molto accessibile, evidentemente. Io mi aspetterei di trovare immediatamente tutti gli atti presentati dai “portavoce” nelle istituzioni. Ma probabilmente sono nascosti molto bene.
Allora li cerco con gugol “ogm site:bologna5stelle.it“.
Trovo questo vecchio articolo dove si parla dell’odg, ma il testo dell’atto non c’è.

Allora provo a cercare sul sito del meetup grillino di Bologna.
Trovo la pagina discussioni, e con mia grande sorpresa vedo che c’è la voce “Atti del Consiglio Comunale di Bologna”. Quasi mi viene da piangere per la commozione.
La felicità svanisce quando apro la sezione e scopro che è stata aggiornata l’ultima volta nel 2013.
Non va meglio cercando tra gli atti delle commissioni (l’odg sugli OGM è stato esaminato dalla quinta commissione). Non trovo niente. E il sito su meetup in sé appare abbandonato.

Che fare? Scrivo un messaggio su feisbuc al consigliere Piazza che si vanta dell’approvazione di questo odg.

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Risposte? Nessuna. E sì che il consigliere Piazza ha scritto diversi altri contributi sul feisbuc dal 17 marzo in poi.

Ascoltando il filmato scopro che il titolo dell’odg è “ordine del giorno per invitare il sindaco e la giunta a salvaguardare il territorio comunale dalla coltivazione di organismi geneticamente modificati”.
Tramite gugol scopro che è catalogato con la sigla PG.N. 260318/2014 (protocollo generale?), ma il testo non lo trovo, neanche usando questo sigla.

E qui mi arrendo. Vero è che trovo un testo simile presentato a fotocopia dal M5S in altri comuni, ma non quello di Bologna (che è stato modificato in commissione).

Ho fatto un giro lunghissimo e questo testo dell’odg mica è saltato fuori. Ma non erano i grillini che dovevano entrare nelle istituzioni per aprirle come una scatoletta di tonno? Non erano loro quelli delle uebcam in consiglio comunale? Non erano loro quelli che basta che ne entra uno e ha accesso agli atti, pubblicheremo tutto quello che i cittadini non possono vedere!

Manco i loro di documenti pubblicano.

 

Convincetemi

March 11th, 2016 by mattia | 29 Comments | Filed in politica, riflessioni

Sicché, fra poco più di un mese si vota per un referendum abrogativo.
Io voterò un po’ prima perché voto per corrispondenza. Da buon cittadino ho cercato di informarmi su cosa si vota.

Il testo del referendum sarà:

 

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

 

Allora, il testo originale dell’articolo è:

«Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre
assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino ambientale».

Se al referendum vincesse il sì verrebbe cancellata la parte evidenziata.
Il concetto è questo: c’è un divieto di trivellazione entro dodici miglia ma alcune concessioni sono già state date e quelle si salvano.
Le concessioni però hanno un tempo massimo di durata. Poniamo che ci sia una concessione che scade nel 2023. La legge dice: questa concessione è salva, ma non fino al 2023, bensì fino a quando finisce il giacimento.
Il referendum invece dice: no, la concessione finisce al 2023 e basta. Se nel 2023 scopriamo che c’è ancora petrolio da tirare fuori fotte sega, si chiude tutto.

Ora, spiegatemi un po’: che senso ha chiudere un giacimento se c’è ancora del petrolio dentro?
Puoi ridiscutere i termini della licenza. Voglio dire, se si scopre che c’è più petrolio di quanto si pensava e l’azienda vuole continuare a tirarlo fuori lo Stato le può dire: bene, vuoi altri 10 anni di licenza? Mi paghi 10 fantastilioni in più, oltre a quanto già mi avresti dovuto. Contrattiamo pure.

Ma di per sé, se c’è ancora petrolio da tirare fuori, perché chiudere tutto?
Voglio dire, ormai il buco l’hai fatto, la piattaforma l’hai costruita, le strutture ci sono… Non si tratta di fare nuovi buchi e costruire nuove piattaforme. Se un danno all’ambiente c’è stato questo è già stato fatto.
Danno per danno, tanto vale tirar estrarre tutto quello che puoi tirar fuori.

A me sembra fin troppo ovvio che, una volta che l’impianto di estrazione è stato fatto, si tiri fuori tutto il possibile. Che guadagno ne hai a lasciare giù mezzo giacimento?
Cosa te ne viene in tasca? La soddisfazione per fare un dispetto a qualcuno?

Io vi chiedo di convincermi, perché finora non c’è riuscito nessuno. Mi dicono che devo votare sì come simbolo contro le trivelle, contro la cultura del petrolio… Mi dicono che è voto simbolico contro una politica energetica che va contro l’ambiente e bla bla bla…

Invece io voglio sapere nel concreto della quesito referendario. Mi stai chiedendo di chiudere un giacimento che già esiste anche se non è stato estratto tutto il petrolio che c’è dentro.
A che vantaggio?
Cosa me ne viene in tasca a obbligare un’azienda a chiudere il giacimento quando ancora non è vuoto?

Volete il mio voto? Convincetemi!

La minaccia

March 10th, 2016 by mattia | 23 Comments | Filed in ignoranza, politica, praga, repubblica ceca

Il governo italiano fa bene a minacciare quei paesi dell’Europa Orientale che sono entrati in Europa perché noi abbiamo aperto le porte, a minacciare quei paesi a non ricevere più i finanziamenti che ricevono dall’Europa se non fanno il loro mestiere.

Andrea Romano, deputato eletto con Scelta Civica e passato al PD

Tralasciamo pure la scelta infelice dei termini (minacciare? davvero non avevi sotto mano un verbo più elegante e diplomatico?).

Questa frase mi ha colpito perché trasuda molta ignoranza che in italia ancora c’è sull’Europa. Perché parlano tutti di Europa ma sono fermi agli stereotipi di vent’anni fa.
C’è ancora questa idea dell’Europa dell’Est che deve baciare i piedi all’Europa dell’Ovest. Quasi che gli si faccia un piacere a tenerli nell’U.E.

Siamo ancora bloccati all’idea dell’idraulico polacco che va a rubare il lavoro all’idraulico inglese. La verità è che il flusso di lavoratori tra Est e Ovest è in entrambe le direzioni.
Potrei raccontarvi della marea di persone che in questi anni ho visto arrivare in Rep. Ceca a cercare lavoro da paesi come la Spagna o l’italia. Negli anni in cui la crisi mordeva forte in Spagna e un giovane non trovava un posto nemmeno a crepare la Rep. Ceca è stata la valvola di sfogo. Sono venuti qua. E per carità, non venivano certo a guadagnare cifre enormi però ti sentivi dire: senti, io qua con quello che guadagno mi pago l’affitto e mi mantengo da solo, in Spagna non potevo. Una cosa che dovrebbe essere banale (finire gli studi e trovare un lavoro che ti consenta di mantenerti) in Spagna non era possibile, qui sì.
Il fenomeno era così diffuso che sui giornali si parlava di ondata spagnola.

L’italia non è certo da meno. In questo momento poi in cui l’economia ceca tira ci sono ondate di italiani che vengono a sopperire la mancanza di lavoratori.
Certo, non si guadagnano stipendi da favola, ma il costo della vita è comunque basso e con quello che guadagni ci vivi comunque bene. Di più, molti lavori “da ufficio” li puoi fare anche se non parli ceco (negli annunci di lavoro scrivono spesso no czech needed), non so quanto questo sia valido in altri paesi.
Di italiani che si sono trasferiti qua a lavorare ce ne sono tantissimi, ed è un fenomeno che sfugge persino alle statistiche perché essendo nell’Unione Europea non hai bisogno di fare un visto di lavoro.
Certo, dovresti registrarti alla polizia per stranieri ma conosco gente che lavora a Praga da 10 anni e non si è mai registrata. Lavora, paga le tasse, mette sui i bolli… ma nelle statistiche del ministero dell’interno non c’è, né è nelle statistiche AIRE.

Ecco, tutta questa marea di italiani può lavorare qui (andandosene dall’italia dove non trova lavoro) perché la Rep. Ceca è nell’Unione Europea. Altrimenti avrebbero dovuto fare un visto di lavoro.
Ora possono prendere un aereo e senza dire niente a nessuno arrivare qui a cercare lavoro. Prima del 2004 no. Prima dovevi fare un visto.
A me è capitato di andare al consolato ceco per fare il visto (gennaio 2004). Mi hanno consegnato una lista di documenti da portare… e sarebbe stato un visto di studio, nemmeno di lavoro!
C’erano documenti tipo la fedina penale ceca oltre a quella italiana. “Ma io non sono neanche mai stato in Rep. Ceca! Che ve la porto a fare la fedina penale ceca?“. Niente, avrei dovuto chiedere tramite il consolato una fedina penale alle autorità ceche e poi dare questo documento… alle autorità ceche. Ricordo ancora quella lista di documenti: quasi mi venne da piangere.
Poi non fu necessario perché comunque perché già dal primo giorno di ingresso nell’U.E. non fu più necessario alcun visto. Ma il sistema, prima del 2004, era così complicato.

Ovvio che non era impossibile fare un visto di lavoro, ma dovevi preparare i documenti, farli tradurre da un traduttore giurato, fare domanda di visto e aspettare.
Con l’ingresso nell’U.E. oggi un ragazzo di Sassari che non trova lavoro può comprare un biglietto aereo, domani è a Praga e dopodomani sta cercando lavoro. Non lo trova qua? La settimana dopo si sposta in Polonia.  L’ingresso di questi paesi nell’U.E. ha consentito a molti italiani di venire qua a lavorare anche solo “provandoci”. Se avessero dovuto affrontare la trafila di un visto avrebbero rinunciato.

Sicuramente l’economia ceca ne ha guadagnato ad avere tanta gente fresca che viene a lavorare qua, ma nel contempo ci hanno guadagnato anche i paesi dell’Europa dell’Ovest che negli anni della crisi hanno scaricato qui i loro giovani che in patria non trovavano lavoro. Tra scegliere un lavoratore italiano, spagnolo o portoghese e sceglierne uno extra-UE ora è ovvio che una ditta ceca prende l’italiano o lo spagnolo, se non altro perché il carico burocratico per assumere un U.E. è bassissimo. Come lavoratori U.E. abbiamo una corsia preferenziale. Se la Rep. Ceca non fosse stata in U.E. avremmo dovuto competere alla pari con tutti gli altri lavoratori del mondo.

I paesi “dell’Est” come la Repubblica Ceca non sono in U.E. come zavorre, non sono gli ultimi della classe che devono solo dire grazie.
La Repubblica Ceca non partecipa all’U.E. solo come succhia latte, ma dà il proprio contributo ai cittadini europei ospitandone molti che hanno deciso di spostarsi qui per vivere e lavorare.

L’ingresso di questi paesi nell’U.E. non è avvenuto solo perché “noi abbiamo aperto le porte“, ma perché ci ha portato dei vantaggi.
Non volete parlare di lavoro? Parliamo pure di altro. Per uno straniero comprare casa qui era complicato prima dell’ingresso in U.E.
Dovevi crearti una società farlocca che non faceva niente ma che possedeva un immobile e tu possedevi la società. La terra agricola non la potevi proprio comprare. L’accesso alla salute costava molto di più se eri straniero. Tutte cose scomparse per il fatto che come europei abbiamo gli stessi diritti.
Mi ricordo che nel 2004 chiesi in prestito un libro raro alla biblioteca tecnica nazionale ceca e mi chiesero 600 euro di cauzione perché ero straniero e non avevo un visto. Non si erano aggiornati: ho protestato dicendo che non mi serviva un visto in quanto straniero e dopo una settimana mi diedero il libro senza cauzione. Oggi una cosa del genere non succederebbe mai.
Dall’ingresso in Europa di questi paesi abbiamo avuto vantaggi noi. Noi!

Questo atteggiamento di superiorità è ridicolo perché si basa sull’ignoranza di cos’è l’Europa oggi. Come se questi paesi “dell’Est” fossero ancora alla fila per le banane, e cara grazia che li abbiamo ammessi in Europa. Non c’è solo l’idraulico polacco che va a lavorare a Dublino, c’è anche il laureato italiano che va a lavorare a Praga.

Eh no, caro il mio deputato eletto in Scelta civica e passato al PD, se oggi la Rep. Ceca chiude le porte sono tanti gli italiani che si ritrovano col culo per terra perché in italia non trovano un lavoro. Non so davvero quanto ci guadagni a fare quello che “oh, tu sei l’ultimo arrivato, se qui solo perché lo voglio io, e se non stai alle mie regole la porta è quella“.

Vuoi “minacciare” i paesi “dell’Est” togliendo loro i fondi se non accolgono gli immigrati?
Già perché è vero che ad esempio la Rep. Ceca riceve più soldi di quelli che dà all’U.E. Contribuisce con 1,308.8 M€ e riceve 4,377.2 M€. Ma è forse colpa nostra se qui i contributi europei si usano?
Per dire, una bella fetta (2,975.0 M€) dei fondi europei spesi in Rep. Ceca va a finanziare fondi strutturali e di coesione. Il che vuol dire che con questi soldi ci pagano di tutto. Dalle grandi infrastrutture ai piccoli interventi locali. Nel percorso che mi porta alla mia cantina in Moravia trovo il logo dell’U.E. sui grandi lavori di ristrutturazione della linea ferroviaria tra Praga e Brno  così come sul centro culturale della cittadina morava dove coi soldi europei hanno fatto l’isolamento termico dell’edificio, fino alla cappelletta ristrutturata coi soldi europei in un paese di 200 persone o al parcheggio del cimitero nello stesso paesino.
Nel mezzo c’è di tutto. Se volete vedere come si spendono qui i soldi Europei basta andare su questo sito. C’è solo da perdersi nei progetti finanziati coi soldi europei. Si va dall’isolamento termico delle scuole elementari di Brezina (paesino di 900 abitanti) pagato al 100% dall’U.E. (1,2 milioni di corone), a un impianto di compostaggio pagato al 76% dall’U.E. con 9 milioni di corone passando dalla modernizzazione dell’impianto di traumatologia dell’ospedale di Motol (42 milioni di corone, l’85% del progetto) fino ai progetti da centinaia e centinaia di milioni di corone quando si parla di trasporti.
Colpa nostra se usiamo i fondi europei? Non ce l’avete in italia una scuola a cui fare l’isolamento termico, una stazione da ristrutturare, un ospedale da ammodernare, una ferrovia da ricostruire?
Qui i fondi europei si usano per fare cose utili: che senso ha minacciare un governo dicendo che se non accoglie i clandestini gli togli i fondi europei? Non sono soldi che finiscono a zeman o Sobotka, sono soldi coi quali si fa l’isolamento termico della scuola elementare del paesino risparmiando così energia e aiutando l’ambiente. Che senso ha minacciare i governanti di smettere di finanziare cose utili per la gente?

 

Segnalibro

March 8th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in politica

Così l’altro giorno matteo renzi è andato in TV da barbara d’urso (la trasmissione che vanta il record mondiale nell’uso del filtro flou) a raccontarci che è contrario all’utero in affitto.
Ci diamo tempo 8 anni e vedrete che avrà cambiato opinione.
Mettete pure questo post tra i segnalibri e ne riparliamo tra 8 anni.

 

Nicoletta Orsomando senatrice a vita!

February 22nd, 2016 by mattia | 13 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

Quindi abbiamo scoperto che 400 cittadini italiani chiedono al parlamento di approvare il ddl cirinnà.
Questi 400 cittadini si guadagnano la prima pagina di repubblica.

Considerato che in italia ci sono 60 679 836 persone circa, significa che quei 400 sono lo 0,00066%. Mi sembra lecito domandarsi perché mai dovrebbero meritarsi tanta attenzione.

Voglio dire, di petizioni ne vengono firmate tutti i giorni in quantità: vuoi tirare su 400 firme? Hai voglia. Dall’apertura di una multisala alla difesa dei platani lungo viale Ungheria fino all’estensione degli orari della biblioteca pubblica, dobbiamo fare l’elenco delle petizioni che superano 400 adesioni?

Cos’hanno di importante quelle 400 persone per finire sulla prima pagina di repubblica?
Sono a favore del ddl cirinnà (senza averlo mai letto, visto le cretinate contenute nell’appello). Bene, pensate che si faccia fatica a trovare 400 cittadini italiani che invece sono contrari?
Perché non finiscono in prima pagina?

Forse perché sono “esponenti di cultura, spettacolo, editoria“.

Guardiamo l’elenco dei firmatari: ci troviamo criminali come adriano sofri. Forse che il parlamento deve farsi dire dal mandante di un omicidio quello che deve fare? C’è Jovanotti. Oh bella, se lo dice Jovanotti allora! Evidentemente cantare sei come la mia moto ti conferisce un’autorità sul parlamento. Dio mio, dove andremo a finire se il parlamento non ascolta gli appelli di uno che canta vai così, che è una figata.
A questo punto mi aspetto che il parlamento penda dalle parole di Francesco Salvi per la sua statura morale che gli deriva per aver cantato c’è da spostare una macchina.

C’è moni ovadia, c’è lella costa due protagonisti di zero, il famoso documentario accozzaglia di bufale sull’undici settembre. E certo, il parlamento deve stare ad ascoltare gente che manco si accorge che sta recitando in un film di bufale.

C’è Paolo Hendel, che simpaticissimo, per carità. Mi fa sempre morire dalle risate. Ma anche il mio salumiere è molto spiritoso, forse anche più di Paolo Hendel. Non per questo però i suoi appelli finiscono in prima pagina.

C’è Justine Mattera, e allora qui io mi arrendo. Se il parlamento non ascolta la sosia di Marilyn Monroe allora siamo davvero un paese incivile.

C’è “Carla Sozzani – Fondatrice Galleria Carla Sozzani Corso Como 10“. Perché se invece la Galleria fosse stata in via Caduti di Marcinelle 32 anziché in corso Como 10 allora il parlamento non l’avrebbe dovuta ascoltare.

C’è Massimiliano Rosolino, un nuotatore. Bravo a muovere braccia e gambe, ma ciò per cui è famoso (nuotare) non richiede nemmeno l’uso della parola. Perché mai saper muovere velocemente braccia e gambe gli dovrebbe dare qualche autorità morale?

C’è Eva Robin’s, e a questo punto ti domandi come faccia il parlamento a non dare ascolto alle petizioni della donna barbuta e dell’uomo elefante.

C’è Emanuele Filiberto di Savoia, uno che per quanto ci riguarda potrebbe essere un impiegato di banca come migliaia e che è noto solo per aver avuto un bisnonno coglione. Mi sembra una motivazione più che sufficiente affinché il parlamento penda dalle sue labbra.

Ci sono illustri sconosciuti come una tale Marta Pierobon, che fino a cinque minuti fa non sapevo nemmeno chi fosse. Poi ho cercato su gugol e ho scoperto essere una tizia che crede di fare arte cagando giù cose che il mio falegname con 20 mila lire le faceva meglio.

C’è  Gabriella Golia. Signori, parliamo di lei,  Gabriella Golia. Ma dico, come si fa a non ascoltare una persona il cui lavoro richiede come unica abilità l’essere capaci di leggere un foglio? Sì, certo, con perfetta dizione, ma sempre di leggere si tratta. Non serve nemmeno saper pensare. “Gentile pubblico di Italia 1, va ora in onda un episodio di Lupin III. A seguire Dejay television. Buona visione!” … e boom, hai l’autorità per dire al parlamento italiano cosa deve fare.

Potrei continuare per ore, ma ho già abusato abbastanza della vostra pazienza.

Nell’elenco dei firmatari ci sono – ovviamente – anche persone di valore. Cantanti veri, per esempio.
Ma cosa li rende più degni del mio salumiere di dire al parlamento cosa deve fare?

Perché mai una patente di intellettuale data a queste persone dovrebbe rendere la loro voce più autorevole di quella di mia mamma?
Una patente che come avete letto sopra spesso manco esiste, ma anche se esistesse. Poniamo pure che quell’elenco invece che essere un’accozzaglia di semisconosciuti e gente nota per leggere gli annunci in TV o cantare canzonette.
Poniamo che quell’elenco sia pieno zeppo di premi nobel, di medaglie fields, di premi wolf…
Perché mai dovrebbero avere una qualsivoglia autorità morale sul parlamento?

Ecco, io vorrei capire questo, vorrei che qualcuno rispondesse a questa domanda.

Sia chiaro, tutti hanno il diritto di fare tutti gli appelli che vogliono. Possono firmare appelli Gabriella Golia, lella costa, Angelo Bagnasco, io, tu, mia zia Genoeffa, il parcheggiatore davanti al teatro, Cino Tortorella…

Perché però l’appello dovrebbe guadagnare la prima pagina solo se lo fa Gabriella Golia e Angelo Bagnasco (anche se nel primo caso guadagna la prima pagina come appello di civiltà, nel secondo come intollerabile ingerenza). Cos’hanno loro più degli altri? Cosa rende la loro opinione più rilevante?

Al primo che mi dà una risposta convincente offro una birra.

Inopportuno

February 17th, 2016 by mattia | 16 Comments | Filed in politica, riflessioni

Negli ultimi giorni ho assistito a due episodi molto diversi che però avevano un elemento in comune.

Il primo.
Nel 2012 un tabaccaio si difende da un rapinatore sparandogli e questo muore. Recentemente si arriva a sentenza e il tabaccaio viene condannato a 2 anni e 8 mesi e a un risarcimento di 325 mila euro.

Il vescovo di Chioggia Adriano Tessarollo commenta duramente la sentenza, evidenziando che quei 325 mila euro sono un bel vitalizio per il parenti del ladro. Insomma, dove non è arrivato il ladro è arrivata la giustizia.

In effetti se ci pensi a questo punto l’alternativa è tra farti portare via i tuoi beni subito dal ladro oppure farteli portare via dopo coi risarcimenti. In ogni caso sei fottuto. Giustizia?

A stretto giro di posta il giudice lorenzo miazzi, rappresentante dell’ANM, annuncia che valuterà se denunciare il vescovo dicendo che le sue parole sono state inopportune.

L’altro caso è quello di Matteo Salvini che definisce schifezza la magistratura italiana (che indaga sulla rimborsopoli ligure in cui erano caduti alcuni dei suoi). Per aver definito schifezza la magristratura  viene aperta un’inchiesta per vilipendio all’ordine giudiziario.

I due casi sono molto diversi, siamo d’accordo. Ma hanno una cosa in comune: non azzardarti a parlare male dei giudici. Che sia con le parole tenui del vescovo o con il carro armato di Salvini, non puoi permetterti di dire nulla contro i giudici.

A questo mondo puoi criticare tutti, ma proprio tutti, ma non i giudici.

Ad esempio, prendiamo l’art. 290 del codice penale, quello che vorrebbero usare contro Salvini:

Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale o l’ordine giudiziario, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.

Si applica anche a chi vilipende il Parlamento o il governo. Basterebbe un giro sul tuitter o sul feisbuc per far partire centinaia di migliaia di procedimenti contro gente che scrive “parlamento di merda“, “governo di ladri!!11!!“. Eppure non accade.
Tu puoi vilipendere quanto vuoi il Parlamento, puoi dire ogni nefandezza sul governo e non ti succede niente (anzi, capita pure che ci crei un partito politico).

Va un pochino peggio se provi a parlare male del presidente della repubblica, ma anche lì ormai c’è gente come grillo che se dovesse essere condannato per ogni oltraggio al capo dello stato finirebbe i suoi giorni in galera. Anche su questo ormai ci si passa sopra in cavalleria.

Se però provi a criticare i giudici…

E non solo insultando la magistratura come fa Salvini, ma anche solo muovendo una critica pacata come fa il vescovo.
No, quello non puoi farlo. Come osi?

Prima ho evidenziato l’aggettivo inopportune (le parole del vescovo).
Questa è una parola chiave. Quando il potere usa l’aggettivo inopportuno significa che è incazzato, che ha fatto qualcosa che non dovevi fare e cerca di farti capire che devi stare a cuccia.

A me capitò qualche anno fa: scrissi una lettera all’allora ambasciatore italiano a Praga per protestare per una celebrazione del 25 aprile fatta all’istituto italiano di cultura (zona extraterritoriale) alla presenza di un rappresentante dell’ambasciata che il rappresentante dell’ANPI trasformò in un comizio politico (del tipo che si mise persino a parlare dell’acqua pubblica, che con la liberazione, capite bene, non c’entra molto).
Dissi che se il tizio voleva fare un comizio politico era libero di farlo, ma non con un rappresentante dell’ambasciata.
L’ambasciatore mi rispose piccato dicendo che la mia lettera era stata inopportuna. Come ho osato permettermi di scrivere una protesta a sua eccellenza reverendissima l’ambasciatore? Con un ambasciatore ci si incina, si baciano le mani, si ha un piccolo fremito orgasmico quando si è ammessi alla sua presenza. Se non avete presente di cosa parlo potete osservare a un evento qualsiasi tutti i cagnolini che scodinzolano felici appena vedono l’ambasciatore (senza rendersi nemmeno conto di quanto si rendono ridicoli).
Io ho osato scrivere a un ambasciatore come un qualsiasi cittadino scrive a un qualsiasi altro dirigente dello Stato esponendo un problema. E invece no, non puoi. Tu cittadino davanti a un ambasciatore devi limitarti a scondinzolare e a chiamarlo sua eccellenza. Non permetterti di fare un passo in più. Non permetterti di comportarti da uomo, con la libertà di esprimere le proprie idee. Sei inopportuno.

Lo stesso meccanismo vale coi giudici. Non so perché questo accade. Forse è frutto del mantra ripetuto da decenni per cui le sentenze si rispettano.
Una delle più grandi puttanate mai sentite. Se una sentenza è idiota (e di esempi non ne mancano) io non la rispetto per niente: ho tutto il diritto di dire che è una sentenza idiota.
Ma questo mantra del le sentenze si rispettano ha portato i giudici a convincersi che nessuno possa permettersi di criticarli, col risultato che se un cittadino qualsiasi si permette di muovere una critica (coi rutti o con parole eleganti) questi partono in tromba con il come osa lei!

Quando un potente ti guarda inalberato e ti dice che sei stato inopportuno (leggi: come osiiiiii!?!) significa che sei sulla strada giusta: ti sei comportato da uomo e non da cagnolino scodinzolante.