Archive for the ‘politica’ Category

Nel frattempo in Russia

February 7th, 2015 by mattia | 9 Comments | Filed in politica

Io però me li ricordavo quelli che stappavano lo spumante per la nomina della Mogherini a “ministro degli esteri” dell’U.E.

Oh sì, grande vittoria di Renzi! Si è imposto in Europa! Forte del suo 40 e passa per cento alle Europee ha pretesto un ruolo chiave per il PD.

Già.
Poi adesso a trattare con la Russia di Putin chi ci va? Merkel e Hollande.
Mogherini? Non pervenuta.
Renzi? Troppo occupato a contare i senatori in arrivo da Scelta Civica o a scegliere il nuovo ministro per sostituire il fantasma Lanzetta.

Poi la gente fa a gara a definirlo un pezzo grosso della politica perché ha infinocchiato Verdini e Letta Sr.
Ma a livello internazionale l’italia continua a non contare un cazzo.
Ed è questo che fa la differenza tra il primo che emerge in una classe di asini e uno statista.

Mattarella esse puntato

February 1st, 2015 by mattia | 4 Comments | Filed in politica

Riprendo il discorso di ieri per rispondere nel dettaglio al commento di Paolo.

Se ne è parlato in giro: è possibile che la Presidenza della Camera si presti ai giochini dei partiti che tracciano i voti per il PdR usando diverse varianti del nome?

Succede, quindi è possibile. Che sia invece inevitabile quello no.
Basterebbe avere un presidente della Camera capace di fare il suo mestiere, e la boldrini ha dato molteplici dimostrazioni di essere inadatta al suo ruolo.

Nel 2013 ci aveva pensato qualcuno a tirarle le orecchie. Al primo scrutinio aveva annullato dei voti a persone sotto i 50 anni. Famoso il “Carfagna… nulla… non ha i requisiti“, detto con un’acidità che solo le donne a cui è sfiorita ormai la bellezza sanno avere nei confronti di altre donne.

Poi qualcuno deve averle spiegato che non poteva annullare i voti perché la persona non ha 50 anni in quanto ci potrebbe essere un omonimo con lo stesso nome che invece ha più di 50 anni e che quindi è eleggibile.
Tipo, un voto a Francesco Totti non può essere annullato perché potrebbe esserci un Sig. Francesco Totti, cittadino italiano, e con più di 50 anni che sarebbe eleggibile.
E infatti, dopo la spiegazione, negli scrutini successivi lesse tutto quello che le passava in mano, compreso il mitico voto a Rocco Siffredi che – oltre a non essere quello il suo vero cognome – non aveva ancora 50 anni. Non solo, ma ha pure letto, senza annullarli, voti a personaggi di fantasia come Raffaele Mascetti.

Passano due anni e la boldrini si è ben installata nel ruolo. Cioè, è sempre incapace di presiedere la Camera, ma si è circondata di persone scelte da lei. Come il nuovo segretario generale della Camera (che ha imposto all’ufficio di presidenza qualche settimana fa) e che era al suo fianco durante lo spoglio. Quando ha azzardato a spegnerle il microfono per dirle una cosa dagli occhi della boldrini è partito un fulmine e ha detto: non mi deve spegnere il microfono!

In una situazione del genere non c’era più nessuno a tirarle le orecchie e a dire che non poteva annullare i voti per età, e ha fatto quello che voleva. Così ha annullato pacchi di voti senza neanche leggerli.

Cosa c’entra con la questione del tracciamento dei voti col giochino delle varianti del nome?
Il problema è che tutto nasce dall’identificazione del votato da parte della Presidenza.
Mi si chiedeva infatti: se ci fossero due persone in italia che si chiamano “Sergio Mattarella”, entrambe con più di 50 anni, come fai a dire quale hanno eletto PdR? Come fai a identificare univocamente una persona?

In assenza di candidati tutto è demandato alla Presidenza: è la presidenza che ha il compito di identificare la persona votata. Avrebbero potuto anche eleggere il Sig. Sergio Mattarella che sta a Parabiago (secondo le pagine bianche). E l’identificazione può essere fatta dalla Presidenza come meglio crede (e ovviamente è del tutto arbitraria).

L’errore della boldrini è di aver fatto mezza identificazione durante lo spoglio e mezza identificazione dopo lo spoglio. I voti a Mattarella infatti sono stati letti così come erano scritti sulla scheda, poi sono stati uniti a formare i 665 voti totali identificando nella stessa persona “S. Mattarella”, “Mattarella”, “Prof. Mattarella on. Sergio” e le altre varianti.
Per gli altri candidati invece l’identificazione è avvenuta durante lo scrutinio. Alcuni sono stati identificati e annullati per età (senza verificare possibili omonimi) mentre altri sono stati dichiarati non identificabili, per cui ci sono stati diversi voti a un certo Antonello Piscitelli che non sono stati conteggiati perché la Presidenza non ha identificato nessuno con quel nome e cognome (chissà come avranno fatto a consultare le liste elettorali di tutti i Comuni della Repubblica…).
Da una parte dunque non fa l’identificazione ma si limita a leggere quello che c’è sulla scheda (le diverse varianti di Mattarella), per altri invece fa subito l’identificazione e cassa i voti.

La cosa non è rigorosa. O usi un metodo o l’altro. Se decidi di leggere tutto quello che c’è sulle schede e poi procedere successivamente all’identificazione, allora devi farlo con tutti, non solo con Mattarella o Roby Facchinetti.
Se invece procedi a identificare subito la persona lo devi fare con tutti. Ma a quel punto non devi più leggere quello che c’è sulla scheda ma interpreti il voto e dici chi è la persona votata.

Mi spiego, se tu ti arroghi il diritto di annullare dei voti senza neanche leggere cosa c’è scritto sulla scheda, allora puoi permetterti anche di dire “Sergio Mattarella” ad ogni voto che identifichi con Sergio Mattarella, in qualsiasi variante sia scritto. Staresti facendo la stessa cosa: in entrambi i casi procedi immediatamente all’identificazione della persona, in un caso la cassi perché ha meno di 50 anni nell’altro la identifichi, verifichi che ha più di 50 e ne pronunci il nome e il cognome (non quello che c’è scritto sulla scheda, ma nome e cognome della persona che hai identificato).

Se dunque la boldrini si è arrogata il diritto di fare subito l’identificazione e cassare dei voti poteva usare la stessa procedura per dire anche solo “Sergio Mattarella” ad ogni voto a lui dato, in qualsiasi variante fosse stato scritto.
Senza alcun bisogno di regolamenti particolari.

Certo, poi le mani lunghe dei deputati segretari avrebbero fatto i mucchietti con le diverse versioni, ma anche lì potevi ordinare loro di accatastare le schede senza dividerle per versione. Così diventava molto più difficile per i partiti sapere i dati suddivisi per versione.

Se invece la presidente della camera seguiva la via – più pulita – di leggere tutto quello che le capitava tra le mani e poi identificare successivamente le persone, avrebbe potuto fare un gioco molto più bastardo ma tecnicamente del tutto lecito.
Non sommava i voti delle diverse versioni ritenendo alcune versioni non sufficienti per identificare una persona. Tipo che i 132 “Sergio Mattarella” li attribuiva al Sergio Mattarella di Parabiago, i 31 voti “on. Sergio Mattarella” li attribuiva all’unico deputato mai esistito con quel nome, mentre buttava al macero i 332 “Mattarella” visto che ci sono più persone eleggibili con quel cognome in italia.
A quel punto nessuno risultava eletto e indiceva una nuova votazione.

Così i partiti avrebbero dovuto votare di nuovo scrivendo questa volta nome e cognome per esteso con luogo e data di nascita, per evitare ogni omonimia.
E siccome in italiano il nome si scrive prima del cognome, avrebbero dovuto persino rispettare quest’ordine altrimenti il Presidente avrebbe potuto dire che “Mattarella Sergio” è un tizio che di nome fa Mattarella e di cognome fa Sergio.
Così li obblighi a scrivere nome/cognome luogo e data di nascita senza più fare i giochini.

Necessità di regolamenti?
No, basterebbe un Presidente della Camera capace di seguire una linea coerente, invece di pasticciare sui metodi come fa di solito.

Come ti controllo il voto

January 31st, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in politica

A meno di qualche errorino qua e là durante lo spoglio ho contato:

332 Mattarella
10 S. Mattarella
132 Sergio Mattarella
68 Mattarella S.
53 Mattarella Sergio
25 on. Mattarella
1 on. S. Mattarella
2 prof. S. Mattarella
31 on Sergio Mattarella
1 on. prof. Sergio Mattarella
1 Mattarella on. Sergio

altri nove voti li dovrei aver persi da qualche parte.

Ma per capirci, hanno usato 11 versioni diverse per votare la stessa persona affinché si potessero contare i voti.

Lascio a voi il giochini di identificare gruppi con voti.
Faccio solo notare che il PD aveva 446 grandi elettori. Sicuramente hanno votato l’opzione “Mattarella” che ha preso 332 voti, ma per arrivare a 446 ne mancano ancora 114. Che non possono essere l’opzione “Sergio Mattarella” che ne ha presi ben 132 (se anche ammetti qualche voto casuale sono comunque troppi di più).
Quindi il PD è stato diviso in minimo tre gruppi per poter controllare meglio le varie anime del partito.

Perché poi andranno in giro a dire che il PD si è ricompattato, ma quando c’è il segreto dell’urna non si fidano neanche tra di loro.
Giusto per dire.

 

Meno di Magalli

January 24th, 2015 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica, Uncategorized

giancarlo magalli presidente della repubblica

Si potrebbe semplicemente catalogarla come burla e via.
Né più né meno di quando la simpaticissima boldrini fece lo spoglio dei voti nel 2013 e le toccò leggere nomi come Rocco Siffredi, Raffaele Mascetti, Fiorello o Giovanni Trapattoni. Alla prossima la vedremo leggere più di una volta “Giancarlo Magalli” (secondo me almeno 5 voti li prende al primo scrutinio) sempre con la solita simpatia che ne faceva il fulcro di tutte le feste delle medie a cui andava.

Magalli, poverino, ha cercato di dare una lettura politica alla cosa dicendo che chi l’ha votato nel sondaggio del fatto quotidiano l’ha fatto come segno di protesta per l’insoddisfazione verso gli altri candidati.
Probabilmente sottovaluta il potenziale-burla della gente.

La si potrebbe anche considerare come una burla e chiudere nel cassetto la questione. Invece no.
Paradossalmente questi 21.785 voti che ad ora ha preso Giancarlo Magalli sono uno strumento utilissimo.

Strumento utilissimo? Sì, contro i cialtroni grillini.
Ve lo ricordate cosa dicevano due anni fa?
No?
Allora ve lo ricordo io.
Andavano in giro a dire che il parlamento doveva eleggere presidente della repubblica rodotà perché era il candidato del popolo, il candidato della rééééte.
Gli altri invece erano i candidati della casta, del palazzo.

Tra noi persone assennate si era cercato di farli ragionare coi numeri. Alle elezioni di due mesi prima per la Camera avevano votato 36.452.084 elettori. Di questi avevano votato M5S 8.799.982 persone.
Tra questi (presumibilmente) alle quirinarie avevano accesso 48.292 persone, lo 0,55% di chi aveva votato M5S, lo 0,13% di chi aveva votato alle elezioni politiche.
Tra questi solo 28.518 espresse un voto e – finalmente arriviamo alla fine – 4.677 votarono rodotà.
4.677 voti, ossia lo 0,013% di chi aveva votato per la Camera.

Rodotà candidato del popolo? Solo per della gente che fa il risotto con i funghi allucinogeni.

Tu cercavi di spiegarglielo coi numeri e loro niente, continuavano a belare in coro ro-do-tà! ro-do-tà!

Ecco, adesso abbiamo uno strumento fondamentale per questi cialtroni. Appena aprono la bocca e iniziano a belare gli rispondi dicendo “rodotà candidato del popolo? Ma se persino Magalli ha preso il quadruplo di rodotà! 22 mila voti contro neanche 5 mila voti! Allora il candidato del popolo adesso è Magalli? Il parlamento dovrebbe votare Magalli?“.

Ovviamente potrebbe dirti che al sondaggio del fatto avevano accesso tutti mentre alle quirinarie solo quei 48 mila iscritti al M5S, quindi quei 4.677 di rodotà in proporzione valgono più dei 21.785 voti di Magalli. E per carità, avrebbero anche ragione.
Però a questo punto sarebbero loro a passare alla difensiva. Per una volta sei tu ad avere lo slogan pronto “rodotà ha preso meno voti di Magalli! pappapero!” mentre loro cercando disperatamente di elaborare un concetto. E tu gli ripeti “rodotà ha preso meno voti di Magalli! pappapero!“.

Sì, lo so, non è così corretto da fare ché noi non beliamo ma usiamo argomenti razionali. Ma per una volta è godurioso contrastare i grillini con i loro stessi metodi.

 

In naftalina

January 19th, 2015 by mattia | 11 Comments | Filed in politica

Sia chiaro, lo facciamo solo come gioco di società, ché lo sappiamo tutti che prevedere l’elezione di un presidente della repubblica è più ardito che fare le previsioni meteo a un mese di distanza (e di farfalle che battono le ali a Montecitorio ce ne sono tante).

Però, avete notato che nessuno parla di Casini? Parlano di Mattarella, Amato, Pinotti (sul serio?) finanche di Veltroni… parlano di tutti tranne che di Casini.
Eppure ha il profilo tecnicamente perfetto per fare il presidente della repubblica. Ha fatto il presidente della Camera, carica che negli ultimi decenni sembra un antipasto del Quirinale: Napolitano, Scalfaro, Pertini e Leone sono stati presidenti della Camera, Cossiga del Senato e Saragat dell’Assemblea Costituente.
Tolto Ciampi è dal 1964 che il PdR viene da un’esperienza come presidente di un ramo del parlamento, e specialmente di Montecitorio.

Della sua presidenza della Camera non si ricordano particolari strappi, non è stato un presidente alla boldrini, che già si sono pentiti di averla eletta presidente della Camera vista la sua incompetenza, la sua incapacità e l’indisponibilità a studiare per rimediare (e lasciamo perdere l’immotivata boria).
Della presidenza Casini non si ricordano canguraggi osceni.

Casini è un vecchio democristiano e come tale si colloca nella posizione perfetta per prendere i voti di qua e di là. Ha rotto con berlusconi, ma non al punto da far volare gli stracci come successe con Fini o con Alfano, tanto che qualche tempo fa ci stava quasi tornando insieme. Al contempo dall’altra parte possono vederlo pur sempre come uno che ha avuto le palle per non piegarsi al ricatto di berlusconi (o entri nel PDL o sei fuori) e correre da solo alle elezioni. Da quel punto di vista è uno che può far sempre farti credere di essere non succube di berlusconi.

Nel contempo si è eclissato dalla scena pubblica ormai da un paio di anni. Per via della sua ininfluenza politica dopo le elezioni? Può darsi. Ma forse ha fiutato l’andazzo e dopo il discorso di rielezione di napolitano si è messo intenzionalmente in naftalina per tentare il colpaccio della vita. Dopo tutto uno che ha fatto il presidente della Camera può solo aspirare al Quirinale.
E allora gli conviene stare zitto per un paio di anni sapendo che napolitano si sarebbe dimesso a breve, così da pestare meno piedi possibili in giro. Avete sentito qualche polemica, qualche scontro con Casini negli ultimi due anni? Ma neppure dal punto di vista ideologico.
Casini, uno che dieci anni fa ti avrebbe parlato di famiglia ogni giorno sui giornali nel bel mezzo dello scontro dei mondi sui matrimoni ghei non dice una parola. Sembra lo faccia apposta per non inimicarsi quella fetta di parlamento che su quei temi è più sensibile che sulla disoccupazione. In più può sempre giocarsi la carta dell’essere divorziato-risposato che non può nemmeno fare la comunione. Sì, insomma si può vendere come un cattolico non estremista, non un paolotto alla Binetti per capirci.

Non sarebbe certamente un presidente che puoi definire taglia-nastri, lo puoi vendere come uno dall’alto profilo istituzionale. Ma al contempo è pur sempre un uomo di mondo che puoi cercare di addomesticare in cambio di agibilità politica per berlusconi o le elezioni quando più conviene a Renzi.

Ha 59 anni, quindi è nell’età perfetta per diventare PdR, abbastanza bassa per vendersi come giovane ma senza arrivare ad estremi che risulterebbero imbarazzanti, e nemmeno troppo vecchio da risultare inopportuno. Insomma, dopo un napolitano ormai al termine delle forze fisiche si sente l’esigenza di un PdR un po’ più vigoroso. Casini ci sta tutto.

Certo non ha una vagina, e questo per alcuni potrebbe essere un problema. Così come i cinque stelle non lo voterebbero mai col suocero che si trova (sarà il primo post di beppegrillo punto it quando salterà fuori il suo nome). Ma per il resto ha il profilo perfetto per accontentare un po’ tutti e non farsi odiare troppo da nessuno.
Sembra sia stato messo nell’armadio a diventare padre nobile della patria come si mette il vino ad invecchiare, pronto per essere stappato al momento giusto.

Riuscirà a fare il colpaccio?

 

Cinesi

January 12th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, politica

Uno sta lì a costruirsi tutta un’immagine di partito amico degli immigrati, multiculturale, multirazziale, contro le discriminazioni, che apre le primarie anche a chi normalmente non può votare, ché… ehy, vogliamo dare il voto anche a dei non cittadini (un’idiozia giuridica, ma sorvoliamo) e te lo dimostro invitane tutti gli extra-comunitari alle primarie! … e poi arriva il primo ciuffolo a mandarti in vacca la reputazione parlando di masse di cinesi e nordafricani ai seggi delle primarie.
Neanche fosse un Borghezio qualsiasi.

Roba da mettersi le mani nei capelli non tanto per l’ipocrisia (alla quale ormai siamo abituati) ma per la cialtronaggine di gente che nemmeno capisce cosa può dire e cosa non può dire senza fare una figura di palta.
Dei dilettanti.
Che pretendono di governare.

 

Piesse: a quelli che… eh, ma non li attacca perché cinesi o marocchini ma perché hanno ammesso di votare alle primarie perché pagati, non c’entra il razzismo … io domando: e come fate a dire che tutti gli italiani che hanno votato alle primarie non l’hanno fatto allo stesso modo dietro compenso?
Non ce lo vedete un filino di pregiudizio?
Ah, vi sembra strano che così tanti cinesi e marocchini vadano a votare per le primarie? E allora perché volete farli votare alle elezioni vere?

La cazzata di Natale

December 26th, 2014 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica

Così il caro ministro dell’interno alfano non ha voluto farci mancare la cazzata del buon natale.
A un popolo che si abbevera di cazzate non si poteva fare un regalo migliore.

Secondo alfano in numero di omicidi di donne è diminuito del 9,45%.
Oh, 9,45% mica 9,46%,  e nemmeno 9,5% o 9,4%. Proprio 9,45%.

Classico errore da ragazzino che si appresta a fare la prima relazione di laboratorio (alla seconda non lo fa più perché gli devasto i fogli con delle grosse scritte rosse).
Le cifre decimali possono essere significative o no.
Vi faccio un esempio: poniamo di misurare una tensione di 5,3456 V su di una resistenza che misuriamo avere valore di 100,12 Ω. Quando calcoliamo la corrente facciamo la divisione di tensione e corrente  5,3456/100,12 e la calcolatrice ci dà 0,05339192968438 A. Io però mica posso scrivere tutte quelle cifre decimali. Sì, è vero che la calcolatrice ce le dà, ma non è detto che abbiano senso.

Cosa vuol dire? Io misuro la tensione con cinque cifre: 5,3456 V. Ciò significa che la tensione misurata può assumere i valori 5,3456 V piuttosto che 5,3457 V. Sullo strumento non uscirà mai 5,34562 V, perché non c’è lo spazio per quel 2. Il display si ferma prima.
Quindi (assumendo pure la resistenza immutata) con 5,3456 V ottengo

5,3456 /100,12 = 0,05339192968438 A

con 5,3457 V ottengo

5,3457 / 100,12 = 0,05339292848582 A

Le cifre in rosso posso anche buttarle via perché non mi dicono niente.
Anzi, posso anche arrotondare l’ultima cifra e dire che la corrente nel primo caso è:

53,392 mA

e nel secondo caso è

53,393 mA

Tutte le cifre decimali più piccole non sono significative perché tu non sei capace di apprezzarle. Sono solo frutto della matematica, ma la tua precisione si ferma alla quinta cifra significativa.
Dopo tutto, misuri la tensione con 5 cifre e pensi che una corrente che calcoli con quella misura arrivi a una precisione di 10 cifre? Da dove salta fuori ‘sta precisione? Dallo potenza dello Spirito Santo?
Se misuri con 5 cifre al massimo avrai una risoluzione di cinque cifre anche in tutto quello che calcoli dopo.

Ora torniamo agli omicidi femminili; alfano purtroppo non cita (neanche in conferenza stampa) i valori assoluti del 2013 e del 2014.
Facciamo i conti riferendoci al 2012 i cui dati sono sul sito dell’istat. Nel 2012 ci sono stati 131 omicidi di donne. Da fonti giornalistiche i numeri per il 2013 sembrano un filo diversi (157 omicidi femminili nel 2012 e 179 nel 2013). L’ordine di grandezza è quello.
Facciamo 150 omicidi. Cosa significa 9,45% in meno? È un calo di 14 omicidi.
Magari non è chiaro ad alfano, ma gli omicidi sono quantizzati. Possono essere 14 o 15 non possono essere 14,32.

Facciamo due conti.

13 omicidi su 150 sono l’8,666666666667 %

14 omicidi su 150 sono il 9,33333333%

15 omicidi su 150 sono il 10%

Il gradino tra caso e l’altro è di 1/150 ossia lo 0,67 %.

Ad essere generoso puoi quindi dire che puoi discriminare tra il 9,5% e il 10%, ma devi specificare che quel virgola cinque non indica che puoi scrivere 9,6 ma che il numero successivo è 10 (ossia, la scala è 8,5 – 9 – 9,5 – 10 …), altrimenti devi scegliere tra la cifra significativa che puoi sempre assicurare, in questo caso l’unità (ossia devi dire se è il 9% o il 10%).

Di sicuro non puoi scrivere 9,45% perché nemmeno nei tuoi sogni più bagnati puoi discriminare una differenza dello 0,01% e nemmeno dello 0,05% visto che entrambi sono ben minori del minimo gradino che è 0,67%.

E questo vale per quanto riguarda le cifre decimali senza senso.

Poi c’è un’altra questione, probabilmente molto più sostanziale: che senso hanno quei dati?

Ne parlavo qua mostrando i valori degli omicidi femminili in italia e in altri paesi europei. Questi sono i tassi di omicidi femminili nel tempo:

femminicidio ita-ue

Il numero di omicidi femminili in italia è molto basso, attorno a 0,4 ÷ 0,5 omicidi per 100 mila abitanti.
La natura stessa del fenomeno non implica però che il valore di omicidi vari monotonicamente.
Dal grafico si vede bene che gli omicidi femminili nel decenni mostrato sono costanti. Non puoi vedere una tendenza di alcun tipo. Poi certo, di anno in anno ci può essere un cambiamento: nel 2001 ci sono stati poco omicidi femminili, mentre nel 2003 sono stati molti di più. Ma questo accade per una normale variazione di anno in anno.
La tendenza generale è quella di un valore constante, infatti la linea blu è in media orizzontale.
Una persona sana di mente non si metterebbe mai a guardare solo i dati dal 2001 al 2003 per uscirsene a dire “o mio Dio! gli omicidi femminili stanno aumentando vertiginosamente!“.
Quando hai queste oscillazioni di anno in anno per capire la tendenza devi valutare più anni in modo da vedere se c’è veramente un cambiamento oppure se era un’illusione dovuta a una variazione di breve periodo.
Se non consideri un tempo sufficientemente maggiore di quello in cui hai queste piccole variazioni non ha alcun senso dire che c’è una tendenza.

Ecco, alfano ha fatto proprio questo. Ha preso i valori di omicidi in due anni, questi mostrano quattordici omicidi in meno e ne conclude che una legge approvata l’anno prima ha invertito la tendenza.
Poi magari l’anno prossimo gli omicidi femminili aumenteranno, e cosa dirà?

Oh, magari veramente si è invertita la tendenza. O magari questa diminuzione è solo momentanea.
Noi per adesso non possiamo dire nulla se non abbiamo i dati dei prossimi anni.
L’errore di alfano invece è che ci si butta dentro coi piedi nel piatto facendo una deduzione senza fondamento da quei dati.
Se poi l’anno prossimo gli omicidi femminili, con la stessa legge vigente, aumenteranno nessuno gli chiederà conto di quello che ha detto oggi.

 

Un besaš

December 18th, 2014 by mattia | Comments Off | Filed in chicche, politica, praga, repubblica ceca

pantaloni corti vaclav havel

Oggi in Rep. Ceca si ricorda la morte di Vaclav Havel, nel terzo anniversario della sua morte.
E come lo si ricorda? Coi pantaloni corti. Non nel senso di braghe corte, bermuda o pinocchietti, ma con pantaloni normali solo troppo corti per la persona che li veste.

Anche l’ambasciatore statunitense in Rep. Ceca ha partecipato pubblicando sul tuitter la sua foto coi pantaloni corti.

 

Per una volta sono lieto di poter andare in giro così intenzionalmente. Perché a me capita spesso di uscire di casa con i pantaloni rimaste dentro le calze per sbaglio e di accorgermene dopo qualche ora che sono in giro. Oggi l’ho potuto fare di mia spontanea volontà, non per sbadatezza.

Se vi state chiedendo perché Havel viene ricordato così, è perché l’ex presidente della Repubblica era uno che… come dire… non badava troppo alla forma, quindi in più di una occasione ufficiale (anche durante la sua prima visita di stato in U.S. of A.) si è presentato con pantaloni dall’orlo troppo alto. Ad esempio, in questa immagine mentre passa in rassegna l’esercito. Forse qui si vede meglio.
Dalle mie parti si direbbe che era “un besaš“.

No, così per dire. Uno può fare il presidente della Repubblica anche se l’è mia bon de tiras insem.

Piesse: questa se la gioca alla pari con il giorno della salvietta per il miglior modo di ricordare una persona morta.

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