Archive for the ‘politica’ Category

Il voto

May 20th, 2014 by mattia | 10 Comments | Filed in politica, repubblica ceca

Si avvicinano le elezioni europee e da bravo cittadino mi informo in anticipo su chi votare, andando a spulciare i siti dei partiti e specialmente leggendo le biografie dei candidati.

Alla fine avevo un dubbio e così ho scritto un’email a un candidato che avevo una mezza idea di votare.
Ho scritto l’email in inglese – anche se parlo ceco – per vedere se un candidato è capace di comunicare in inglese: stiamo pur sempre parlando di gente che si candida al parlamento europeo, non al comune di Salcazzo.

Mi ha risposto dopo 19 minuti.
Scrivendo in inglese e rispondendomi punto su punto alle mie domande (senza girarci attorno).

Ho deciso chi votare.

Segnali preoccupanti

May 19th, 2014 by mattia | Comments Off | Filed in politica

A distanza ravvicinata abbiamo avuto Renzi che dice di votare chi pare ma non i buffoni, e berlusconi secondo cui coloro che votano grillo sono disperati.
Vedo troppo nervosismo in giro. Mi sa che i numeri che girano sul probabile risultato pentastellato alle elezioni europee stanno mandando in allarme un po’ di gente.
Iniziamo a temere il peggio.

Le schede!

May 17th, 2014 by mattia | 10 Comments | Filed in politica, repubblica ceca

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E finalmente mi sono arrivate le schede elettorali.
Ché in Rep. Ceca funziona così: qualche giorno prima delle elezioni ti recapitano una busta contenente tutte le schede elettorali, una per ogni partito.
Tu scegli la lista del partito che vuoi votare, marchi la preferenza se la vuoi dare, e poi il giorno delle elezioni ti metti la scheda in tasca e vai al seggio.

Una volta identificato la commissione ti dà una busta, tu entri in cabina e nel segreto della cabina inserisci la scheda che ti eri già preparato a casa e la inserisci nella busta. Esci dalla cabina e inserisci la busta con dentro la scheda votata nell’urna.

Pro:
- puoi prepararti il voto a casa con calma, senza paura di sbagliare, utilissimo per le vecchiette che vanno in paranoia.

Contro:
- se per caso sporchi la scheda del partito che vuoi votare col formaggio devi chiedere un altro pacchetto di schede al seggio (ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale);
- per quanto ci si sforzi di fare schede di carta velina e si riciclino le schede che poi si buttano al seggio è comunque uno spreco di carta non indifferente;
- diminuisce la segretezza del voto (ma sembra che qui non sia un gran problema, nei piccoli paesi i seggi sono persino senza polizia).

Non oso immaginare cosa succederebbe se un sistema del genere fosse usato anche in italia.

 

 

Intransigenze

May 14th, 2014 by mattia | 5 Comments | Filed in politica

Per esempio, uno che nel suo CV scrive

Buona conoscenza dei principali programmi in ambiente Windows 7 e precedenti (pacchetto office, adobe photoshop, MS Outlook, Internet Explorer). Ottima capacità di utilizzo del Power Point

io non lo voterei anche solo per questo.

Gli spot cechi

May 11th, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in politica, repubblica ceca

Stavo guardando gli spot elettorali dei partiti cechi per le elezioni europee.
E mi domandavo se davvero pensano che nel 2014 si possa fare propaganda con una roba del genere.

Nel 1992 magari sì, ma proporre robaccia come questa nel 2014 è incredibile.

Anche se non capite il contenuto non è importante.
Si capisce ugualmente che sono porcate.

Spot della KSCM

A parte ai colori e alle scritte che scivolano lateralmente.
Sono riusciti a fare uno spot con un collage di foto animate con ken burns. Un ripiego che fai andar bene se non hai altro che una foto, e non puoi reperire altro materiale. Ma se fai le cose da zero in studio e puoi filmare tutto quello che vuoi usare foto e ken burns è da punire con l’ergastolo.

Spot di USVIT
(e qui davvero vi invito a non prestare attenzione al contenuto)

Studio virtuale che risulta un pugno in un occhio che in confronto gli esperimenti che faceva Boncompagni col chroma key sul vestito di Marisa Laurito a Domenica In era pura arte (e poi, cosa sono quelle sedie e quel tavolino? cosa c’entrano? le hanno prese dal bar a fianco allo studio dove hanno registrato lo spot?).
Da notare i titoli coi nomi delle persone messi lì col primo effetto trovato, gusto estetico nullo.

Spot di Republika

Non solo fanno un finto telegiornale (idea vecchia, bleah), ma riescono a farlo con musichette di stacco che al massimo userebbero per il TG di TeleMorterone.

Spot di una candidata KDU-CSL

Fatto in salotto, senza nemmeno lo sforzo di usare qualche luce artificiale (hai una finestra, cosa vuoi di più).
Audio ridicolo, effetti d’ingresso di un banale programma di montaggio (puoi trovare almeno qualche migliaio di filmini della prima comunione con esattamente gli stessi effetti).

Spot di Ceska Suverenita

Non sono embeddabili, li potete guardare qua. Soprattutto il terzo (Borghezio je fa ‘na pippa a sta qua).

Spot di TOP09

Fatto con un cellulare tra gli impiegati alla sede del partito obbligati a sottostare a questa pantomima (me lo immagino, ‘sto povero cristo che gira gli uffici a dire “oh, dai, c’è da fare lo spot, chi è che si presta… oh, dove scappate, dai cazzo…”).

Spot del candidato Pavel Svoboda

Riesce a mettere insieme la foto di quando fa il chierichetto, una grafica orrenda (guardate la bandiera europea picselata… argh!), e foto raccattate su internet (quella del ciuccio – su cui propone l’abolizione dell’IVA – a 3:10 è presa da qui).

Spot del movimento  sociálně slabých

Lo potete vedere a partire da 3:30.

Ammirevole come cerca di leggere alla svelta per stare nei 30”.
Senza mai guardare in camera, sguardo fisso sul foglio.

Poi vabbe’, ci sono anche spot fatti bene, per carità.
Ma la quantità di fuffa è incredibile (e ho saltato quelli pessimi per il contenuto, tipo quelli che raccontano tutto il loro CV per filo e per segno).

Tutti e due

May 10th, 2014 by mattia | 6 Comments | Filed in politica

Prima grillo dice che il comunismo era bellissimo dicendo:

Eravamo tutti comunisti, tutti di sinistra da giovani. Perché era un bel sogno. Era il sogno dei festival dell’unità. Uno cucinava, l’altro portava… era la comunità, il senso di comunità. Era bellissimo il comunismo.
Poi non ha funzionato perché probabilmente è stato applicato male.

A grillo risponde meloni dicendo

«No Grillo, non tutti gli italiani erano comunisti da giovani. Non è vero, come hai sostenuto durante il tuo comizio di Cagliari, che “eravamo tutti comunisti”. Vallo a raccontare ai popoli dell’Europa dell’Est che il “comunismo era una cosa bellissima”.

Mentre tu di dilettavi alle feste dell’Unità, come ti piace ricordare, milioni di uomini e donne venivano deportati e morivano nei gulag sovietici. Mentre tu ti interrogavi sulla differenza tra il comunismo di Marx e il comunismo reale, i regimi comunisti soffocavano nel sangue ogni speranza di libertà dei giovani di Praga, di Budapest, di Berlino Est.

Da chi partiamo? Facciamo da grillo.
Ogni volta che sento questo concetto del comunismo che è stato applicato male mi cadono i peli dello scroto.
È una favolata che si raccontano questi nostalgici che si capacitano di aver sostenuto una colossale stronzata per qualche decennio della propria vita. Arriva quello che gli dice “ma no, non avete sostenuto una stronzata, il comunismo è davvero giusto, è che è stato applicato male” e loro sono tutti soddisfatti. Hanno la scusa pronta, non devono più fare i conti con la realtà.

La storiella per cui il comunismo è stato applicato male è una colossale scemenza. Il comunismo è intrinsecamente sbagliato. Uno dei caratteri distintivi del comunismo è il regime dittatoriale. Non puoi fare un comunismo senza regime dittatoriale.
Questo perché la natura umana porta il singolo individuo a volere sempre un po’ più degli altri. Forse è una questione evolutiva: per sopravvivere siamo portati a desiderare di ottenere qualcosa in più, la generosità è controevolutiva.
Sia quella che sia la motivazione, rimane il fatto che l’uomo è istintivamente egoista e non generoso, tende sempre ad accaparrarsi qualcosa in più.
Se questa è la natura umana il comunismo non può funzionare senza coercizione. Se uno ha due abitazioni non puoi aspettarti che egli ne metta in comune una per darla a chi non ne ha. Non lo farà mai, è contro la sua natura.
Per fargli mettere i suoi beni in comune devi obbligarlo. E per fare questo ti serve la forza di un regime.

Se al comunismo togli la forza del regime diventa una condivisione dei beni su base volontaria. Non che non esista nella società, abbiamo diversi esempi di strutture in cui una persona mette a disposizione i suoi beni o il suo tempo a disposizione dei meno fortunati. Pensato al volontariato, oppure a coloro che fanno donazioni in beneficenza.
Ma questo fenomeno è estremamente circoscritto, non è nemmeno lontanamente capace di sostenere una società.
Ne volete una riprova? Da domani aboliamo le tasse. Non sarai più obbligato a versare l’X% del tuo reddito. Ognuno sarà libero di pagare quello che ritiene giusto. È il senso di comunità, no?
Come dite? Non funziona? Il gettito fiscale crollerebbe?
E perché? Perché l’idea è stata applicata male o perché pensare che lo Stato si possa reggere su un contributo volontario di tasse è intrinsecamente una cazzata?

Fin quando la natura dell’uomo è questa lo Stato deve sempre avere potere coercitivo. In uno paese normale il potere coercitivo ti fa mettere in comune il giusto e ti lascia la libertà di costruirti qualcosa di tuo. In uno paese comunista lo Stato ti chiede talmente tanto che il potere coercitivo diventa enorme. Per poterti chiedere così tanto lo Stato ti deve cancellare libertà fondamentali.

Di per sé l’uomo non sarà mai capace di sostenere una società basata sulla condivisione dei beni. Questo per la sua intrinseca natura che lo porta all’egoismo e non alla generosità.
Per ottenere una società del genere hai due soluzioni: o cambi la natura umana (ed ottieni il cristianesimo) oppure usi la forza (e ottieni il comunismo).
Il comunismo senza forza non è comunismo.

Dire dunque che è stato applicato male significa non capire che non può essere applicato senza un regime autoritario, significa non capire cos’è il comunismo.

Poi c’è meloni che risponde parlando di gulag o del sangue dei giovani di Praga, Budapest e Berlino Est.
E anche da questa parte di rendi conto che non hanno capito come funzionava da queste parti.
I gulag, sempre a parlare di quelli.

Cercate di capirmi, non voglio sminuire i gulag o trascurare coloro che hanno pagato un prezzo altissimo per la libertà. Figuratevi, sono io il primo che ogni 17 novembre porta il lumino alla lapide in memoria di Jan Palach.
Ma non puoi basare la tua critica al comunismo su questo.

Altrimenti arriva quello che ti dice che tutto sommato se tu non facevi nulla contro il regime non ti capitava niente, che Havel quando andava in galera un po’ se la cercava, tutto sommato poteva farsi un po’ di cazzi suoi come facevano tutti gli altri e farsi la sua vita tranquillo.

In Cecoslovacchia c’era qualche milione di persone, non è che finivano tutte a Pankrac. Uno poteva farsi anche la sua vita normale, ti direbbero.

E invece no. Gli effetti nefasti del comunismo li vedevi nella vita di tutti i giorni e di tutte le persone.
Sono cose che non fanno effetto come parlare di gulag ma è quello che rendeva le persone, tutte le persone, schiave e non cittadine.
Sono quelle cose come non poter viaggiare. Andare all’estero era davvero complicato, e se avevano il minimo sospetto che tu fossi contro il regime potevi dimenticartelo. Se uscivi senza permesso poi non potevi più entrare. Le limitazioni erano così grandi che nessuno andava all’estero e appena questo divieto è caduto con la rivoluzione hanno iniziato a viaggiare tutti all’improvviso solo per il gusto di uscire dalla Cecoslovacchia e vedere qualcosa di nuovo.
C’era il fatto che non c’era libertà di studio: per poter accedere a determinate facoltà umanistiche dovevi avere la “fedina politica pulita”, non potevano ammettere che una persona contro il regime potesse diventare avvocato, per esempio. Per accedere all’Università si doveva portare una lettera di raccomandazione dei docenti delle superiori. Ecco allora che non potevi contestare niente, perché altrimenti ti sognavi la lettera e all’Università non ci andavi.
Erano quelle cose come il non poter professare liberamente una religione e doversi trovare di nascosto a pregare.
Era il controllo costante di tutto quello che facevi, il libricino vicino a ogni macchina per fare copie di documenti in cui dover annotare data, persona e motivo per cui si faceva una copia, in modo da controllare che lo strumento non fosse utilizzato per fare volantini di propaganda non autorizzata.
Era l’impossibilità di poter cantare le canzoni che ti garbano. Era il fatto che se mandati una lettera all’estero questa veniva controllata.
Era il fatto che verso la fine di aprile arrivava il delegato del partito e ti portava le immagini da mettere alla finestra il primo maggio in modo che ci fosse una giusta distribuzione di immagini dei vari leader comunisti (non solo ti imponevano di fare propaganda alla finestra ma ti obbligavano persino nella scelta della foto da esporre).
Era il bambino che doveva mettere la divisa dei pionieri.
Era il fatto che non potevi avere ambizioni: qualsiasi cosa tu potessi fare non avresti mai migliorato la tua condizione personale. Non potevi dire “mi impegno e così mi costruisco qualcosa di bello per me e per i miei figli” perché non potevi avere qualcosa in più. Se lo avevi ti veniva portato via e dato agli altri (bai de uei, se era qualcosa di scadente veniva dato ai poveri, se era qualcosa di qualità veniva dato ai militari o ai dirigenti di partito). Ti era impedito per legge anche solo sperare di migliorare il tuo stato personale. Ti toglievano anche solo l’idea di pensare a un futuro migliore, ti obbligavano a non avere aspirazioni.
Era il sospetto che dovevi avere verso chiunque sospettando di lui che fosse un informatore. Il papà di un mio amico era uno che si lasciava andare a frasi contro il regime e arrivava a situazioni assurde in cui i colleghi non gli volevano parlare e lo tenevano alla larga perché pensavano che fosse un informatore che fingeva di parlare male del regime per spingere anche loro ad aprirsi e fare altrettanto.

Puoi vivere anche con tutte queste limitazioni. Poi vivere senza contestare il regime e facendo finta che ti piaccia, puoi vivere senza ambizioni, puoi vivere senza esercitare la tua religione, puoi vivere leccando il talloni delle autorità (a partire dalla scuola) quando questi ti viene richiesto, puoi vivere passando tutta la tua vita nel tuo paesello senza mai andare all’estero. Vivi ugualmente, ci mancherebbe. Non è mica come finire in un gulag.
Ma è una vita di merda, una vita in cui manca la libertà. Una vita basata sulla mortificazione della propria persona.
Una vita che va bene a persone mediocri senza ambizioni né capacità, una vita che va bene a persone ruffiane e opportuniste.

Queste era la vita che dovevano subire tutti sotto il regime comunista, non solo le teste calde che finivano al gabbio.
Certo, fa meno effetto sul pubblico raccontare queste cose rispetto a parlare dei gulag. Io stesso ho dovuto impiegare centinaia di parole per spiegare questi concetti, a meloni basta dire “gulag” ed è a posto.
Ma se vuoi far capire gli effetti del comunismo devi passare da lì.

Il biglietto del treno scontato per votare

May 2nd, 2014 by mattia | 7 Comments | Filed in chicche, politica, repubblica ceca

Da quando vivo all’estero il mio comune mi manda una cartolina ogni volta che ci sono le elezioni. Una cartolina che sembra uscita dall’ottocento, con tutte quelle formule tipo la signoria vostra. Mi fa sempre uno strano effetto quando mi chiamano signoria (aspetto il giorno in cui mi chiameranno ducato o eccellenza).

Sono cartoline in cui ti invitano a votare. Nel mio caso la cartolina dice che sono stato ammesso a votare all’estero per le europee ma posso tornare a votare per il sindaco visto che si vota anche per quello nel mio comune.

La cartolina poi dice che posso avvalermi delle agevolazioni di viaggio. Questa è una di quelle cose che mi ha sempre affascinato. Ho sempre sognato di andare in una biglietteria delle ferrovie e chiedere un biglietto del treno con sconto del 60% per poter andare a votare. Mi sembra una di quelle cose che escono dal passato in cui i treni andavano a carbone e il bigliettaio della stazione aveva dei gran baffoni.
Tutta la cornice, il fatto che al controllore devi mostrare la tessera elettorale col sacro timbro per dimostrare che hai votato…

Allora il mio piano è questo: il 23 maggio voto a Praga per le europee (qui si vota il 23 e il 24), poi il 24 prendo un aereo per malpensa e da lì mi muovo verso il mio paese in treno usando le tariffe agevolate per gli elettori. Che poi risparmierò pochi euro, però almeno una volta nella vita voglio provare l’emozione di usare la tariffa elettori (purtroppo il bigliettaio coi baffi mi sa che non ci sarà).

Il 25 vado a votare e voto solo per il sindaco (generando, presumibilmente, un po’ di panico al seggio visto che si domanderanno come mai non voto per le europee e magari non sapranno come verbalizzare questa bizzarra situazione).

E poi il 26 torno a Praga usando l’agevolazione ferroviaria per raggiungere l’aeroporto.

Una di quelle cose da provare almeno una volta nella vita prima di morire: correre una maratona, salire su di un vulcano, dare un bacio alla francese a una ragazza francese e viaggiare in treno con lo sconto per andare a votare.

La mela esuberante

April 24th, 2014 by mattia | 4 Comments | Filed in politica, riflessioni

Diciamola tutta: di parlamentari stravaganti che fanno gli spettacoli per garantisti un angolo di visibilità ne trovi in tutti i partiti, non solo nel M5S.
Non è che uno si può dimenticare quella senatrice che si presenta in aula indossando una maglietta con la scritta “il diavolo veste prodi” (avvicinandosi alla presidenza per farsi inquadrare). Oppure quel deputato che sventola una spigola durante il suo intervento.

Quando allora vedi l’intervento di un deputato del M5S che dice in aula che il regolamento – cito – “non è carta da culo” ti puoi legittimamente domandare che differenza c’è.

La differenza, come al solito, è lì nascosta nei dettagli e non ben evidente. Guardiamo allora i dettagli:

- il video che ho incorporato qui sopra è stato pubblicato sul canale youtube ufficiale del M5S alla Camera (insieme a tutti gli altri interventi dei deputati grillini), quindi è la voce ufficiale del gruppo parlamentare del M5S;

- il titolo del video è: Cominardi (M5S): “Il regolamento non è carta da culo”;

- il video non semplicemente estratto dalla registrazione ufficiale della Camera ma è montato con spezzoni registrati dalle tribune (per dare un effetto più realistico del bordello generato in aula) probabilmente da collaboratori del M5S stesso.

Ne deduciamo che il M5S, ufficialmente e non una sua sezione di provincia:

- non si vergogna del deputato che usa certi termini in aula; al contrario, invece di nascondere il video lo pubblica sul canale ufficiale;

- non solo non si vergona, ma si vanta delle parole del deputato, tanto che l’espressione volgare è inserita persino nel titolo del video; è l’equivalente del gridare “guarda, guarda, è qui che il deputato dice “carta da culo“!”;

- non solo non si vergogna, non solo si vanta, ma considera l’espressione volgare un elemento di pregio, tanto che lo staff perde del tempo a confezionare un video apposta facendo un montaggio colle riprese dalle tribune.

Ora probabilmente la differenza è chiara.
Negli altri partiti capitano elementi “un po’ particolari” che fanno sceneggiate del genere, ma il partito li tollera, al massimo ci fa sopra una risata. Insomma, vedi i colleghi di partito a fianco del deputato esuberante che se non si vergognano al massimo si lasciano scappare un sorriso (magari di circostanza). Ma la cosa finisce lì. In ogni famiglia c’è qualcuno “esuberante”, a loro è capitato quello. Amen.

Il M5S è diverso: non trattano questi elementi come persone esuberanti da tenere lì in un angolino e a cui concedere qualche minuto di sfogo ogni tanto.
Il M5S considera questi interventi come qualificanti, come perle da offrire ai propri sostenitori. È proprio questo che il M5S si aspetta dai propri parlamentari; il M5S si aspetta che i propri deputati vadano in aula a dire “culo” per poi poter confezionare un video da offrire in pasto alle belve assetate di parolacce nel proprio elettorato.
Questi comportamenti esuberanti sono essenza stessa del M5S, non è l’effetto di qualche mela esuberante.
Il M5S è questa cosa qui.

 

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