Archive for the ‘politica’ Category

Cuntaball

September 6th, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, politica

Poco fa l’addetto stampa di renzi ha pubblicato l’ennesima infografica fighetta per dimostrare quello che hanno fatto in questi sei mesi.

Elemento che ci fa pensare come anche a Palazzo Chigi ormai sia arrivata la puzza di bruciato: la gente si sta accorgendo che i risultati non arrivano, che l’economia va sempre più in vacca e inizia a perdere la pazienza.
Così alle critiche “sì, ma in concreto che avete fatto?” rispondono con questa infografica:

Adesso, saltiamo a piedi pari tutta la fuffa tipo quella freccia sulla riforma della scuola in “fase di consultazione” che nella realtà dovrebbe essere una freccia di lunghezza 0 perché non hanno ancora fatto niente (hanno giusto fatto due annunci di cosa vorrebbero fare, ma è ancora tutto fermo al palo).

La cosa interessante è la freccia accanto alla voce Riforma del Senato e titolo V:

fuffa

Una freccia che fa sembrare che l’approvazione sia in dirittura d’arrivo. Prima lettura parlamentare, seconda lettura in corso, e in un attimo la approviamo.
Peccato però che la situazione non sia per niente così. Trattandosi di una riforma costituzionale la legge deve essere approvata in doppia lettura da Camera e Senato. In tutto le letture quindi sono quattro e non due come per una legge ordinaria.
Per adesso è stata fatta solo una lettura al Senato, ne mancano ancora altre tre. Sempre supponendo che nemmeno un emendamento passi per errore, magari col voto segreto come già capitato durante la prima lettura al Senato. Nella migliore delle ipotesi quindi, con un testo ultrablindato sono solo al 25% del percorso.
Dopodiché è molto probabile che si vada a referendum confermativo (la prima lettura al Senato ha avuto solo 183 sì, meno dei 2/3, se la cosa si ripete alla seconda lettura e le opposizioni invece di uscire dall’aula votano contro si va a referendum).
Il che significa che c’è un ulteriore ostacolo che nell’infografica non esiste.

L’infografica è quindi ingannevole e falsa.
Falsa perché riporta solo due letture parlamentari quando sono quattro e non riporta l’eventualità di referendum.
Ingannevole perché mostra il 75% di lavoro fatto quando invece sono solo all’inizio, con un 25% nella migliore delle ipotesi (e senza considerare il referendum).
In pratica fanno come quegli adolescenti che dopo aver dato due bacetti vanno in giro a dire che se la sono scopata davanti e poi anche dietro.

Un anno fa

September 3rd, 2014 by mattia | 3 Comments | Filed in politica, riflessioni

Questa faccenda delle foto intime di personaggi famosi trafugate e pubblicare sull’internet mi ha fatto ricordare di una storia analoga.

Nell’aprile 2013 vengono diffusi archivi contenenti le email di deputati del M5S. Alcuni anonimi dicono di essere in possesso degli archivi email di diversi parlamentari M5S e li usano come armi di ricatto: vogliono che vengano pubblicati in rete i redditi di grillo e casaleggio oltre che i proventi del sito beppegrillo.it altrimenti continueranno a pubblicare le email di altri deputati.

(tra l’altro, richiesta più che ragionevole…)

Non scherzano, gli archivi che pubblicano sono veri e contengono veramente email private, anche imbarazzanti.
Il M5S reagisce, convoca una conferenza stampa in cui l’allora capogruppo lombardi invoca l’intervento delle autorità.

Il sito sul quale questi archivi vengono ospitati Par:AnoIA viene bloccato per chi tenta d’accedervi dall’italia, ma come al solito dall’estero vi si accede benissimo, e anche la lombardi nella conferenza stampa lo ammette dicendo che l’oscuramento dall’italia non è certo un provvedimento definitivo ma intanto è qualcosa.

Ma le autorità italiane di più non possono fare e io dall’estero continuavo ad accedere a Par:AnoIA senza problemi.

Poi ad un certo punto tutto si ferma. Il gruppo non pubblica più gli archivi email dei deputati e dopo poco il sito non è più accessibile neanche dall’estero. Tutto scompare. Il profilo tuitter del gruppo manda solo sporadici messaggi. IL 5 maggio 2013 annunciano il blocco all’accesso dall’italia. Poi praticamente niente fino a 26 giugno quando a domanda di un utente che lamenta che il sito è ancora giù dicono che il dati sono al sicuro e li ripristineranno.

Nel frattempo dunque deve essere stato bloccato il sito a livello proprio di server.
Il sito però non verrà più ripristinato (è giù ancora oggi) e il 27 ottobre 2013 il gruppo annuncia che i dati sonda archiviati su archive.org fino al loro ritorno. Che però ancora non è avvenuto.

Nel frattempo i giornali non hanno più fatto una parola della vicenda. Nessuno ha mai indagato per dirci che fine hanno fatto questi personaggi. Erano lì tutti in attesa della pubblicazione delle email del prossimo deputato (si parlava di di battista) e invece niente, d’improvviso è calato il silenzio, non se ne parla più.
E il sito viene oscurato sul serio, in qualsiasi parte del mondo si trovi, mica quelle cose leggere tipo blocco dell’accesso dall’italia.

Cosa è successo?
Perché nessuno ne parla più?
Possibile che sia svanito tutto d’un tratto l’interesse?

Molto probabilmente non sapremo mai come andata, quindi possiamo fare solo supposizioni.
Io mi sono fatto l’idea (ma se qualcuno ha informazioni che non ho trovato su come è andata a finire ce le racconti) che questa faccenda sia stata regolata in maniera “amichevole”.
Impossibilitati a risolvere la questione in maniera regolare, visto che i provvedimenti che puoi prendere come l’oscuramento dall’italia sono poco efficaci, chi di dovere è intervenuto a gamba tesa.
Per la salvaguardia delle istituzioni, ci mancherebbe, ché si dovevano pur sempre tutelare dei parlamentari della repubblica. Quindi ci sono di mezzo la ragion di stato e quelle cose lì giustificano un po’ di tutto, ecco.

Lo ripeto, sono solo ipotesi. Però – anzi, proprio per questo – sarebbe bello se il M5S ci spiegasse come hanno fatto a ottenere l’abbattimento del sito (e non solo l’oscuramento dall’italia), chi è intervenuto e con che modalità. A meno che non si riescano a ottenere questi strabilianti risultati a loro insaputa.
Perché a me la ragion di stato va benissimo, per carità: è sempre utile a tutti che i parlamentari siano liberi e non ricattati. Ma il M5S doveva essere il partito della trasparenza, o ricordo male?
E invece su questa vicenda che li toccava da vicino è stato fatto calare un silenzio tombale.

Curioso, no?

 

Piesse: tra l’altro la vicenda ci ricorda, che rete o non rete, anonimato o non anonimato, quando pesti i piedi a uno potente fai questa fine…

 

La pagina feisbuc fondata da Gramsci

July 30th, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in politica, riflessioni

Quella volta che poi morì davvero, mia mamma lo chiese per conferma ai medici: “ma siete sicuri-sicuri? no, perché mica è la prima volta che…”

Erano quasi trent’anni che lo davano per spacciato e poi scampava sempre (mettendo via quelli che dicevano che non c’era più niente da fare). Quando poi è arrivato il suo momento era naturale avere qualche dubbio che fosse morto davvero.

Alla notizia della chiusura, domani, de L’unità ho avuto la stessa sensazione: ma siete sicuri che chiude davvero? No, perché mi sembra di ricordare che aveva già chiuso. Ricordo anche che ci fu un ultimo numero da collezione che andò a ruba proprio perché l’ultimo. E poi no, mica è stato l’ultimo. Forse è solo un’astutissima di machetin: ogni tanto fallisci così tiri su le vendite con l’ultimo numero. Un po’ come quei complessi musicali che fanno l’ultimo concerto con biglietti venduti a peso d’oro e poi dopo qualche anno te li ritrovi ancora in giro a suonare (uno di questi che fece l’ultimo concerto evento a Milano me lo ritrovo il mese prossimo da queste parti ancora vivo e vegeto).

Quindi ve lo chiedo onestamente, siete proprio sicuri che l’unità chiuda domani?
Mica che stanno solo cercando un modo per sbolognare i debiti e ripartire tra qualche mese puliti (per farne altri da capo)?
Mica che il nuovo ultimo numero da collezione farà la fine dell’ultimo numero di qualche anni fa?

Boh, non lo so.
Ma mettiamo pure che chiuda per sempre, sicuri che ci si debba buttare dalla finestra?

In questi giorni ho sentito due argomentazioni che secondo me non reggono. La prima: vergogna! il quotidiano fondato da Gramsci! come si fa a disperdere un patrimonio così?

Be’, è sempre una questione di come la metti. Sì, il quotidiano fondato da Gramsci, dici tu. Il quotidiano diretto da Veltroni, D’Alema, Padellaro dico io. Davvero vogliamo salvare a tutti i costi un quotidiano che fonda le sue radici nella direzione di D’Alema? Davvero è un pezzo così importante della società un quotidiano già diretto da Veltroni?
Selezionando quello che ti pare puoi nobilitare qualsiasi cosa (c’è anche da discutere se veramente l’essere stati fondati da Gramsci sia nobilitante, ma tralasciamo).
Davvero credono di potersi giocare questa cosa del giornale fondato da Gramsci come jolly eterno che dovrebbe garantire in automatico la loro sopravvivenza? Fino a quando?
Arriverà un momento in cui Gramsci sarà ormai storia, come un cavour qualsiasi: continueranno a usare la storiellina per cui non possono sparire in quanto fondati da Gramsci?
Davvero credono che pubblicare un giornale con lo stesso nome e lo stesso font di un giornale fondato da Gramsci sia un lasciapassare per fare qualsiasi cosa?
Se domani, per assurdo, comprasse il marchio de L’Unità una casa editrice che lo trasforma in un giornale di pettegolezzi, ci direbbero ancora che dobbiamo salvare L’Unità perché fondata da Gramsci?
O bimbi cari, Gramsci non c’è più da un pezzo. Se volete pretendere di avere un diritto d’esistere dovete dimostrarmi che fate – voi, non Gramsci – qualcosa che vale.
Altrimenti fate come quei giovani che vivono di rendita sfruttando la nomea del padre famoso, fino a quando la fama si consuma e non c’è più niente da sfruttare.

Il secondo punto su cui non mi trovo d’accordo è sintetizzato da un messaggio su tuitter di Maroni che scrive:

unità

C’è questa idea ripetuta come un mantra per cui la chiusura di un giornale è sempre una cosa negativa in quanto è comunque un pezzo di pluralismo in meno.
Una volta, quando i mezzi di comunicazione a “basso costo” erano solo i giornali, questo poteva anche essere vero. Ma adesso? Davvero se viene a mancare un giornale è una “perdita”?
Cosa perdiamo con la chiusura de L’Unità?

Prendiamo le ultime rilevazioni sulle vendite dell’aprile 2014. In media L’Unità stampa giornalmente 61 mila copie e ne vende 19 mila. E già questo ci fa capire che ormai il sistema è tremendamente inefficiente sui piccoli numeri. Se butti via due copie su tre significa che c’è qualcosa che non va; per raggiungere una diffusione capillare nelle edicole devi semplicemente buttare via troppa roba. Un mucchio di energia sbattuta via. Davanti a questi numeri il passaggio al digitale dovrebbe essere ovvio per ogni persona di buon senso. Poi sì, mi direte che non è così semplice, che ai vecchi non puoi chiedere di leggere l’Unità sulla tavoletta, che è più facile convincere una persona a sborsare dei soldi per un giornale di carta che non per lo stesso identico giornale digitale e così via… ma se la guardiamo dal punto di vista del buon senso un sistema in cui si butta via 2/3 delle copie non può competere contro un sistema in cui non butti via niente, in cui fai una copia sola che vendi quante volte vuoi.

Ma tralasciamo pure il discorso del buon senso di fare un giornale di carta che butta via così tanto.
Soffermiamoci sul numero in sé: 19 mila copie. Che comprendono anche quelle gratuite, e quelle vendute a soggetti istituzionali.
Stiamo parlando di 19 mila copie. Se guardate poi altri giornali trovate realtà come quella del manifesto che vende 10 mila copie.
Sono le visite che fa un blog di successo. Sono tremendamente meno delle persone che raggiunge una persona nota scrivendo su di un social coso.
Se vogliamo parlare del danno che la chiusura di un giornale del genere fa all’informazione o alla libertà di espressione plurale dobbiamo confrontarci con questi numeri e vedere quali sono le alternative.

Un partito, un movimento o un gruppo di persone con un’idea/ideologia una volta fondava un quotidiano perché era l’unico modo per far sentire la propria voce. Per quello tutelavi il giornale “ideologico” anche contro le logiche del mercato, perché tolto quello toglievi dalla circolazione un’idea. Quel partito o movimento non poteva più esprimere liberamente le proprie idee ma doveva sottostare al filtro degli altri giornali che riportavano o meno le idee espresse da un partito (e se lo facevano le pubblicavano come volevano). In quel sistema di informazione avere un proprio giornale per un partito era l’unico modo per far circolare regolarmente le proprie idee senza filtri. E questo sì che era un’ottima cosa per la democrazie.
Ma adesso non è più così. Con internet questo non ha più senso. Un partito o un gruppo di cittadini con un’idea ora non ha solo il giornale come mezzo per esprimere le proprie idee. Dal blog personale a quelli multiautore, passando per i social cosi, puoi far sentire la tua voce a un prezzo mostruosamente inferiore e con diffusione che nulla ha da perdere nel confronto con le copie che L’Unità vende giornalmente.
C’è chi questa cosa l’ha capita, in particolari modo i più giovani capi di partito. Prendete Salvini: ha ereditato una struttura di propaganda basata su mezzi di comunicazione tradizionale che ha lasciato morire per comunicare su internet. Ha chiuso telepadania, ha lasciato in agonia la padania e si è concentrato su internet. Ha preso un tizio che gli gestisce i social cosi e così raggiunge più gente.
Non nascondono nemmeno i numeri: se scrive un post su feisbuc si prende qualche migliaio di laik e condivisioni e qualche centinaia di migliaia di visualizzazioni. Se gli stessi pensieri li scrive su la padania non li legge nessuno.
Perché allora dovrebbe investire in un mezzo di comunicazione così costoso con così poca resa? Ovvio che si butta su internet.

Lo stesso per  gli altri che hanno capito questo concetto. Perché mai Renzi dovrebbe scucire milioni e milioni del partito per terne in vita un giornale che vende 19 mila copie al giorno? Se vuole dire qualcosa lo scrive su feisbuc e lo leggono in settecento mila, lo scrive sul tuitter e lo leggono in 1,1 milioni di persone.

Mi direte che Salvini che pubblica un post contro Alfano o Renzi che parla di gufi e rosiconi non è come un articolo di giornale, ché l’informazione è un’altra cosa. Ed è vero, ma non è per quello che nascono i giornali ideologici.
I giornali ideologici non nascono per copiare l’ansa, non servono per dirci che c’è stato un incidente in autostrada o che il tal film ha vinto il festival di Venezia. Per quello ci sono già i giornali tradizionali.
Il giornale ideologico ha la sua ragione d’essere nel consentire la libera diffusione delle idee da parte di un partito o di un movimento, per consentire di dare al pubblico una chiave di lettura degli eventi. Il resto è contorno.
Questa funzione ora è garantita dagli strumenti di internet. Poi possiamo lamentarci del fatto che quello che hanno da dire i partiti oggi è veicolabile tramite un post su feisbuc e non con un elegante editoriale. Potrete dirmi che un post su feisbuc di Salvini che dice “Vergogna!” o di Renzi che sul tuitter scrive “#rosiconi” è più povero di un corsivo su L’Unità. Ma quello è un problema di contenuti: i politici di oggi quello ci offrono, ce lo offrirebbero anche se scrivessero su un giornale.
Se invece si parla del mezzo di comunicazione (che influenza la forma, per carità) non c’è storia: il giornale ideologico non ha più senso di esistere perché la sua funzione di salvaguardia democratica della libera espressione è svolta dagli strumenti di internet.

Non venite quindi a dirmi che è una perdita per la democrazia e la libertà di espressione se chiude un giornale ideologico. Non è così. Non si perde niente. Ora tutti, persino chi non può fondare un giornale, ha l’opportunità di esprimersi liberamente a costo irrisorio tramite internet.
Quando chiudono i giornali ideologici non si perde nulla della libertà di espressione. Se è questo il motivo per cui devono essere tenuti in vita artificialmente chiudano pure.

 

 

 

Un bell’esempio

July 26th, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in politica

Ieri ho visto questo video in cui una Mary Poppins decide di licenziarsi e trovarsi un altro impiego perché la pagano al minimo sindacale e non ci sta dentro.
È un video per promuovere l’aumento della paga minima (l’ashtag sul filmato è #minimumwage), tanto che Mary Poppins invece di cantare “basta un poco si zucchero…” si trova a cantare “basta un aumento di 3 dollari…“.

Non so chi l’ha fatto, se un partito, una corporazione o che altro.
Ma insomma, è fatto bene. Non solo tecnicamente, ma anche come concetto. Veicola un messaggio serio ed importante con simpatia e serenità. Non irrita, non crea tensione, lo si guarda volentieri e ti si pianta in testa.
Ci si può confrontare anche così nelle discussioni politiche.

Mentre noi ci teniamo i vaffanculo, i gufirosiconi assortiti.

Marchetin governativo

July 26th, 2014 by mattia | Comments Off | Filed in politica, riflessioni

Forse sarò io ad essere un filino troppo puntiglioso, ma questa cosa vi sembra normale?

Vi sembra normale che un presidente del consiglio si presti a queste operazioni chi marchetin? Perché capiamoci, non è che sono andati a Palazzo Chigi col gippone per fare una gita estiva. Sono andati lì per cercare visibilità. E l’hanno ottenuta con l’appoggio di un testimonial come il presidente del Consiglio.

Secondo voi un cantante, un calciatore uno sciomen qualsiasi si sarebbe prestato a presentare un nuovo modello di autovettura come ha fatto Renzi ieri, così per simpatia? No di certo, perché sa bene che il suo ruolo sarebbe quello di testimonial e si farebbe pagare.
In questo caso Renzi cosa fa se non il testimonial? Non è che hanno portato il gippone dal Presidente del Consiglio perché il Sindaco di Salcazzo sul Serio era troppo impegnato. L’hanno portato dal Presidente del Consiglio per avere visibilità, ossia per averne pubblicità. Gratuita, in questo caso, visto che per avere una galleria di 33 immagini sul corriere non hanno pagato nulla (dopo tutto è cronaca!).

Ecco, vi sembra normale che il Presidente del Consiglio si presti a queste cose? È normale che faccia da testimonial a un’azienda privata?
Capiamoci, Renzi è popolare e la sua popolarità la può usare come vuole, la può anche regalare ad aziende private. Però come Presidente del Consiglio no. Se vuoi fare promozione a un’autovettura la fai nel cortile di casa tua, non a Palazzo Chigi con la guardia d’onore alle spalle, perché lì non sei il cittadino qualsiasi Matteo Renzi, sei il Presidente del Consiglio, e il Presidente del Consiglio non usa l’immagine di una istituzione per fare pubblicità a un privato.
Perché le istituzioni rappresentano tutti, non possono essere usate per fini privati.

Poi voi mi direte che sono troppo esigente, che queste cose si sono sempre fatte, che dopo tutto stanno celebrando un prodotto italiano… E sì, forse sono davvero troppo puntiglioso con queste cose. Ma a me dà davvero fastidio, mi urta. Che ci posso fare?

La svolta gaia di berlusconi

July 1st, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, politica

A me però fanno molto ridere quelli che perculano berlusconi per la sua svolta gaia.
Non per altro, è che sono le stesse persone che invece osannavano Obama quando fece la medesima cosa. Be’, certo, Obama era stato un po’ più delicato nel prima così il passaggio al dopo è risultato meno ridicolo. Ma fondamentalmente hanno fatto la stessa cosa. Solo che Obama ha un pul di esperti di comunicazione coi controcazzi che gli confeziona un comunicato in cui dice di essersi convertito alla causa dopo un percorso di soul searching e allora tutti ad applaudire.
Eh, il potere di usare parole a cazzo che fanno effetto…

E per piacere, non tiratemi fuori il discorso che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Che di per sé è una cosa vera, ma in questo caso non c’entra una beata mazza. Sia per Obama che per berlusconi si tratta solo di cambiare idea per convenienza.
Lo stesso motivo per cui berlusconi lasciò cadere il referendum sul nucleare o si schierò dalla parte dei cagnolini per ingraziarsi i padroni di animali domestici. È solo una questione di cosa conviene in termini elettorali, alla faccia del soul searchin.

Per quanto mi riguarda questa è il modo peggiore di fare politica. L’altro giorno parlavo con un amico ceco che abita nei sudeti e diceva che alle presidenziali ha votato Schwarzenberg per un motivo preciso: alle dibattito disse – ne avevo parlato anche qui – che l’espulsione dei cittadini di etnia tedesca dalla Cecoslovacchia dopo la guerra fu un atto di pulizia etnica che al giorno d’oggi sarebbe senza dubbio condannato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Una frase che fu magistralmente sfruttata da Zeman e dai suoi in chiave antinazionale e che costò a Schwarzenberg le uniche possibilità di essere eletto. Eppure non è un cretino, lo sapeva che avrebbero strumentalizzato questa banale ovvietà. Eppure l’ha detta.
Il mio amico ha detto che l’ha votato perché davanti al bivio verità vs. elezione ha scelto la verità, e per lui dire la verità è la cosa più preziosa che si aspetta da un politico.

Qualcuno mi dirà che un politico che cambia idea per accaparrarsi i voti è tuttavia una persona che in un qualche modo ascolta la gente. Dopo tutto fa quello che desidera il popolo, anche se per convenienza, quindi bene.
E invece no, male. Perché il politico non ha il compito di eseguire quello che vuole il popolo come se fosse un mero esecutore. Altrimenti basta mandare in parlamento un gruppo di scimmie ammaestrate che premono i pulsanti a comando (oddio, c’è chi ha provato questa strada in italia ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti).
Il politico deve essere lider non follouer. Se è convinto della bontà di una idea deve convincere la gente a seguirlo spiegando loro perché quell’idea è giusta. Non deve far finta di cambiare idea inventandosi improbabili soul searching per prendere qualche voto in più.
Difficile? Oh certo. È più difficile condurre che farsi trascinare; ed è anche più umiliante. Perché votano tutti, anche le capre patentate e se devi convincere il popolo della bontà della tua idea devi umiliarti fino a far capire anche a quelle capre come stanno le cose. Consapevole che molto probabilmente non lo capiranno e tu avrai buttato via il tuo tempo per far ragionare una capra.
Ma un buon politico è questo. Non necessariamente quello che riesce a convincere tutti (quella non è liderscip, è tecnica da imbonitore), ma colui che nelle sue scelte sceglie di dire la verità e cerca di condurre, non di seguire.

Mentre voi pretendete che 78≈5

June 29th, 2014 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica

Ieri si è svolta a Modena una manifestazione di pseudo-animalisti (gli animalisti veri sono tutt’altra cosa) contro l’Università di Modena.
Il motivo? Fanno ricerca con dei macachi.
Il tutto era nato quando un deputato pentastellato (Bernini, quello dei microchip, quello che l’11 settembre è stato un insaid gioì, quello del presidente ALLende…) si è presentato all’università di Modena pretendendo di fare una ispezione allo stabulario dove vengono tenuti i macachi. E già lì, fossi stato io gli avrei dato un sonoro calcio nel culo.
Essere deputato ti autorizza a fare ispezioni in carcere, per esempio, ma l’università la lasci stare. Ci sono gli spazi pubblici e in quelli entra chi vuole ma oltre no. Ci sono già le istituzioni – competenti – per fare le ispezioni, i politici restino fuori. Per dire, nelle università non può nemmeno entrare la forza pubblica senza il permesso del rettore (se non in caso di immediato pericolo) per garantirne l’indipendenza. Che i politici si permettano di fare “ispezioni” mi fa paura.

Ma sorvoliamo. Il durante l’ispezione viene girato un filmato da cui escono accuse idiote. Tipo che la ricerca con quei macachi non è finalizzata “a nessuna ricerca diretta alla cura di malattie, ma a una generica ricerca di base in cerca di conoscenze sul funzionamento di alcuni meccanismi del cervello dei primati“. Il che fa un po’ anche ridere. Capisco che per certa gente capire come funzionano le cose non è interessante, capisco che provino una incontenibile attrazione per l’ignoranza, ma qui siamo proprio alle basi della scienza.
C’è chi fa ricerca per risolvere un problema da qui a pochi anni e c’è chi fa ricerca sulla conoscenza di base che magari diventerà utile tra trent’anni, tra cinquant’anni o fra un secolo. Se la scienza ha fatto così tanta strada è anche perché nel corso della storia c’è gente che ha dedicato la propria curiosità per capire come funzionano sotto sotto le cose. Gente che non si accontentava del dopodomani ma aveva sete di conoscere i meccanismi base.
Oppure denunciano come vengano inseriti elettrodi nel cervello senza anestesia, ma come spiegano dall’università nel cervello non ci sono nocicettori quindi non è doloroso. Ad esempio, io questa cosa non la sapevo, l’ho scoperta con questa vicenda (si imparano sempre cose interessanti seguendo i complottisti). Ero ignorante, mi sono informato e ora so una cosa in più. Questa gente invece non fa nemmeno lo sforzo di chiedere.
Se fossero stati interessati alla verità avrebbero chiesto durante l’ispezione “ma non è doloroso?” e quelli gli avrebbero risposto di no per questo motivo. Così avrebbero imparato una cosa nuova pure loro. Invece no, non sono interessati a imparare, sono solo interessati a fare baruffa montando un caso sul nulla e quindi si guardano bene di investigare. Prendono per buona la parte del discorso che a loro torna comoda e si guardano bene di investigare oltre per non trovare qualcosa che li smentisca.

Ad ogni modo, dopo questa ispezione è stata organizzata una manifestazione di protesta ieri. Alla vigilia si temevano atti di sabotaggio, ma per fortuna non si è ripetuto il saccheggio di animali come è successo in altre occasioni. Si sono limitati a dire un po’ di stronzate come al solito.
In compenso però la LAV ha promosso questa lettera al rettore dell’Università di Modena firmata da 90 parlamentari chiedendo di affidare gentilmente i macachi alle associazioni che se ne prenderebbero cura (senza dire quali, ma di che vi preoccupate? un cazzaro animalista qualunque senza alcuna competenza scientifica può badare molto meglio a dei macachi tenendoli nel cesso di casa sua rispetto a gente a scienziati, gente che studia e si fa il culo da una vita sull’argomento, tenendoli in locali ispezionati periodicamente dall’ASL [sarcasm sign]).

Ora, chi sono questi 90 parlamentari?
3 di Forza italia
5 del Partito Democratico
4 del gruppo misto ma eletti col M5S
e i rimanenti 78 del Movimento 5 Stelle.

Facciamo due più due e cerchiamo di capirci. Quando vengono a dirci che i complottisti bufalari ci sono in tutti i partiti è vero. Non abbiamo dovuto aspettare l’ingresso del M5S in parlamento per sentire stupidaggini del genere dai poltiici.
Ma quando si dice che non è un problema di colore politico, quello no, non è vero.
Perché su 630+315 parlamentari ci sta che in Forza italia o nel PD si trovi qualche invasato animalista disposto a firmarti anche la carta del formaggio. Ma numeri alla mano quello del M5S non è un caso di qualche mina vagante nel partito. Settantotto parlamentari su 144 è la maggioranza della delegazione parlamentare.
A questo punto vengono i brividi a pensare cosa potrebbe succedere se questa gente andasse al governo.

Quindi sì, il problema è il M5S.
Smettetela di venirmi a dire “sì, ma in tutti i partiti… ok, ma allora anche quel deputato del PD che…“.
Finché 78>>5 il problema è il M5S.
Mentre voi pretendete che 78≈5.

La Spinelli in scatola

June 10th, 2014 by mattia | 4 Comments | Filed in politica

Comunque guardate che questa cosa della Spinelli è fantastica. No dico, nemmeno se l’avessero studiata a tavolino scrivendone un copione sarebbe uscita così bene.

Sono giorni che me la gusto come se fosse un documentario di Piero Angela sui macachi  del Sud-Est asiatico. È meraviglioso vedere i comportamenti sociali di questi animali.
Quando la Spinelli diceva che in caso di elezione si sarebbe dimessa le dicevano che no, non andava bene, ché il voto degli elettori si rispetta. Poi ha deciso di non dimettersi e tu dici saranno contenti… invece no, si incazzano ancora di più. Perché dovrebbe dimettersi per coerenza.
Prima delle elezioni si incazzavano perché voleva dimettersi. Dopo le elezioni si incazzano perché non si dimette.
E sono le stesse persone. Gli stessi cialtroni.

Riescono a litigare in qualsiasi condizione. Puoi fare qualsiasi scelta e loro troveranno un modo per litigare. Ti dimetti? Litigano. Non ti dimetti? Litigano allo stesso.
Dei cazzoni allo stato puro. Per me hanno la propensione innata all’insoddisfazione. Se per puro caso succede qualcosa che soddisfa i loro desideri trovano intenzionalmente qualcosa che non va per potersi lamentare. E se non c’è, cambiano desideri per potersi dire insoddisfatti. Non sono proprio capaci di godere di qualcosa che va nel verso giusto.

Fosse per me metterei la Spinelli in una scatola con un meccanismo che fa scattare le dimissioni in un istante casuale in modo che per questi qua la Spinelli esista contemporaneamente in uno stato di dimessa e non dimessa.
A quel punto come reagirebbero? Potrebbero essere insoddisfatti visto che entrambi gli stati della Spinelli li rendono insoddisfatti. Oppure no, perché devono avere percezione dello stato di dimessa o di non dimessa e non possono avere questa percezione, la Spinelli coesiste in entrambi gli stati. Se aprono la scatola ed è dimessa allora sono insoddisfatti. Se aprono la scatola e non è dimessa allora sono insoddisfatti ugualmente. Ma fintanto che non si apre la scatola… vuoi vedere che abbiamo trovato il modo per tenerli buoni?

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