Archive for the ‘politica’ Category

Il presidente e basta

June 16th, 2015 by mattia | 10 Comments | Filed in politica, riflessioni

Quando ho visto le foto di Jeb Bush che lanciava la sua candidatura a presidente degli U.S. of A. non credevo nemmeno fosse lui.
Occhio e croce ha perso una ventina di chilogrammi Vi basta cercare su gugol le sue vecchie immagini per rendervi conto di quanto è cambiato: sembra un’altra persona, ti domandi se ha lasciato il doppio mento sul comodino.

Non è che l’ha fatto per caso: ha dovuto perdere tutta quella trippa perché non esiste che un ciccione diventi presidente degli U.S. of A.
Mi ci gioco cinque yen bucati che dietro quella dieta c’è stato un tim di consulenti d’immagine che l’ha messo all’angolo e gli ha detto: vuoi fare il presidente? eh? perdi venti chili ciccio, altrimenti te lo scordi.

Perché gli U.S. of A. sono fatti così: una nazione che dell’obesità ha fatto la sua cifra stilistica ma che non ammette un presidente rotondetto. Guardate pure i presidenti degli ultimi sessant’anni: non ne trovate uno obeso.

Li superano tutti i tabù. Prima il presidente nero, poi la presidente donna (se mai verrà eletta). Dopo di lei verrà il turno del presidente ghei, garantito al limone.
Ma il presidente ciccione no, giammai.

Per tutte le altre caratteristiche un consulente d’immagine ti dice pure di puntarci tutto per sfruttate la carta del tabù da infrangere, ma se sei ciccione ti impone una dieta ferrea per perdere il doppio mento.

Qualcuno obietterà che se sei negro, donna o ghei non puoi fare una dieta per diventare bianco, uomo o eterosessuale, se sei grasso invece puoi dimagrire. Così come qualcuno dirà che di per sé dimagrire è comunque una cosa salutare, quindi ben venga comunque.

Certo, ma stiamo sempre parlando di caratteristiche che non hanno niente a che vedere con le capacità di chi si candida a fare il presidente. Se volete pensate pure a obama: il fatto che sia nero ha fatto in modo che prendesse decisioni diverse rispetto a un ipotetico obama bianco? Hillary Clinton prenderà decisioni diverse dal marito solo per il fatto di possedere una vagina anziché un pene?
No, ovviamente. Altrimenti dovremmo dedurre che uomini e donne oppure bianchi e neri hanno diverse capacità solo per il fatto di essere uomini o donne, bianchi o neri.

Lo stesso vale per un ciccione. Sarà pure ciccio, non saprà correre più di 200 m senza che gli venga il fiatone. Ma se io devo selezionarlo per governare della sua prestanza fisica non me ne fotte niente.
Quando deve scegliere se mandare i soldati a fare la guerra o come destinare i fondi per l’istruzione del bagaglio di grasso che si portano sull’addome non me ne frega niente. Non è con quello che ragionano. Magri o grassi le decisioni che prendono solo le stesse.
Quindi sì, una persona può essere un ottimo presidente anche se obeso.

Lungi da me fare l’elogio del grasso è bello. Perché no, dal punto di vista prettamente medico non è bello.
Quello contro cui mi scaglio è l’ipocrisia della discriminazione, la dittatura dell’immagine.
Se sei cicciottello non dài l’immagine di un vincente, quindi non vinci.

Mi scaglio contro un modo di ragionare per cui per fare politica e vincere dei mascherarti creandoti un’immagine che attiri consenso solo per il fatto di come si appare.

Dopo il presidente nero, donna e ghei il passo successivo deve essere il presidente e basta. Un presidente a cui non si guarda il fisico, la cui immagine non è in alcun modo determinante per la sua vittoria.

Riuscirò a vederlo nel corso della mia vita?

Se ne sono accorti adesso

June 14th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, politica, repubblica ceca

Modello di discussione ripetuta più volte nelle ultime settimane:

– ehy, ma questa cosa dei clandestini?
– quali clandestini?
– quelli che arrivano dall’Africa…
– eh?
– ma non leggi le notizie?
– sì, che leggo le notizie, ma sono anni che arrivano i barconi pieni di clandestini…

Per il ceco medio invece i clandestini sono arrivati solo adesso.
Adesso che l’Europa vuole obbligare la Rep. Ceca, come tutti gli altri stati, a prendersene una fetta.
Fino all’altro giorno non ne sospettava nemmeno l’esistenza.

Avete presente le tragedie in cui muoiono in mare duecento persone? Ecco, sui giornali italiani la notizia rimane in apertura per tre giorni, sui giornali cechi fanno un lancio per due ore e poi la notizia scorre via rapidamente nel dimenticatoio.

Che ci sono i clandestini che arrivano in italia l’hanno scoperto solo ora che glieli vogliono appioppare.

Questo, unita alla reazione tipica dei cechi, fa pensare a due cose.

Primo: quando dicono che l’immigrazione clandestina è un problema europeo dicono una colossale panzana.
Oltre Vipiteno se ne sbattono amabilmente le balle di quello che succede a Lampedusa. Se ne preoccupano solo quando l’Europa si permette di imporre loro di prendere una fetta di clandestini. Altrimenti rimane un problema italiano.
E lo vedete anche ora che la Francia che sta rimandando indietro i clandestini provenienti dall’italia: quando vi dicono che il confine italiano è in realtà il confine d’Europa vi dicono una puttanata. È solo retorica: allo stato di fatto i clandestini arrivano in italia e se li gratta l’italia.
Potrai definirlo problema europeo quando l’italia avrà un governo fatto di gente che si impone in Europa, gente con credibilità e che ottiene qualcosa, non vanitosi la cui più importante preoccupazione ai vertici è farsi seguire dal capo ufficio stampa per farsi fare le foto da mettere sul tuitter.

Secondo: parlando coi cechi il classico schema di discussione sull’immigrazione che di solito hai con gli italiani salta.
Qui tutta la retorica buonista totalmente scollegata dalla realtà salta. Non so se è dovuto al fatto che non c’è la C.E.I. o la boldrinova a fare le prediche, ma qui parlare razionalmente del problema è possibile.

Precedenti da far rabbrividire

May 26th, 2015 by mattia | 8 Comments | Filed in ignoranza, politica

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

art. 49 della costituzione italiana

Mi sa che questa cosa degli impresentabili sia un po’ sfuggita di mano.

Ci sono delle regole stabilite dalla legge che definiscono i criteri che vietano eleggibilità e candidabilità.
Se un cittadino regolarmente iscritto alle liste elettorali non si trova in nessuna di queste condizioni si può candidare. Punto.
Un privato cittadino può anche dire in giro che Tizio o Caio sono impresentabili perché X, ma rimane un suo giudizio personale.
Già di suo è un giudizio scorretto: al massimo puoi dire che Tizio non deve essere eletto, non che è impresentabile.
Puoi cioè invitare la gente a non votarlo (così come fai con tutti i candidati che non ti garbano) ma non è corretto dire che non dovrebbe essere nemmeno presentato. Può presentarsi eccome: in democrazia non c’è nessuno che è meno degno di presentarsi.
Ma fin tanto che è la parola di alcuni privati cittadini, per quanto scorretta, tale rimane.
Dove hanno perso la testa è stato alla commissione anti mafia.
Dicono che entro venerdì usciranno con una lista di candidati impresentabili.
Ohi, non sto parlando di privati cittadini, ma di una istituzione. Un pezzo del parlamento che si riunisce e fa la lista dei candidati che sono degni e dei candidati che sono non degni.
Una roba da far rabbrividire i capezzoli.
Ah, ma dicono, le indicazioni non sono vincolanti!
E ci mancherebbe altro. Figuriamoci se un organo politico come un pezzo di parlamento avesse il diritto di decidere di espellere dalle liste chi non gli garba.
Eh, però – aggiungono – si limitano ad applicare il codice di autoregolamentazione dei partiti.
Che però ha il valore legale di un peto.
I partiti (o meglio, alcuni partiti) possono anche trovarsi un pomeriggio sotto un albero e fare un pinchi suee decidendo di non candidare chi si trova in certe condizioni. Ma  tutto il resto del paese non è tenuto a rispettarlo.
Se i partiti vogliono che chi si trova nelle condizioni di Caio non sia candidabile approvino una legge in parlamento che dice proprio questo. Quando sarà legge dello Stato tutti saremo obbligati a rispettarla, ma finché rimane un pinchi suee dei partiti no.
Forse non percepite la gravità di questo precedente. Il fatto che un pezzo di parlamento, una istituzione, si arroghi il diritto di indicare alla popolazione chi è degno di essere eletto e chi no in base ai propri gusti e non a una legge dello Stato è aberrante.
Uscire l’ultimo giorno di campagna elettorale ad additare, con la forza di una istituzione, un tizio gridando “vergogna! è un X! non votatelo” senza dare al tizio la possibilità di difendersi allo stesso livello è preoccupante. Il metodo Boffo delle elezioni.
Oggi fanno la lista di proscrizione in base al loro patto tra partiti (senza valore giuridico), domani si allargheranno e diranno che sono impresentabili quelli che hanno fatto un provino per il Grande Fratello o che nella vita fanno gli operai.
Se ci fosse un presidente della repubblica degno di questo nome avrebbe già preso il telefono, avrebbe chiamato la Bindi e le avrebbe detto “senti Rosaria, adesso tu prendi un quaderno, penna e calamaio e scrivi 500 volte l’art. 49 della costituzione. Poi quando hai finito me lo porti al colle e mi prometti di non fare più certe stronzate, ok?
Piesse: e non dico niente su quello che dovrebbe fare la Boldrini perché quella mi sa che la costituzione non l’ha neanche mai letta.

La corte incostituzionale

May 19th, 2015 by mattia | 6 Comments | Filed in ignoranza, politica

Poi un giorno ci guarderemo e osservando tutto col distacco che consente il tempo ci renderemo conto di quanto sia stata pavida la riforma della costituzione che sta portando avanti renzi.

Oh sì, adesso lui te la vende come se fosse una grande riforma coraggiosa.
Abolisce il bicameralismo perfetto, abolisce l’elezione del Senato, abolisce persino il CNEL.
Vi rendete conto? Il CNEL, che uno dice: abolito il CNEL e poi le istituzioni iniziano a ruotare vorticosamente in una spirale di effcienza.
Tutta colpa del CNEL, come abbiamo fatto a non pensarci prima.

Ok, abolisci pure l’inutile CNEL, figurati se protesto. Ma non è quello il problema.
Tutto sommato è una formichina il CNEL.
Puoi decrivermelo come fucina di poteri fortissimi che resistono all’abolizione, ma via… non stai combattendo la BCE. È pur sempre il CNEL. Se vai a giocare contro il Caronno Pertusella rimane pur sempre il Caronno Pertusella anche se lo dipingi come il Real Madrid.

E l’abolizione del bicameralismo: dal giorno dopo giù a sfornare leggi a velocità vorticosa, no? Eh, no. Perché quello che rallenta la produzione legislativa non è il bicameralisto perfetto, non più di tanto almeno. A voler velocizzare le cose puoi sempre usare le commissione in sede deliberante anziché referente (significa che la legge viene approvata direttamente in commissione senza passare dall’aula). La costituzione lo consente già adesso, e taglierebbe notevolmente i tempi per produrre una legge. Se non si fa è perché manca la volontà politica, non perché c’è da cambiare la costituzione.

Se proprio voleva fare la riforma-bomba mi sa che ha sbagliato giusto d’un filo gli obiettivi.

Se c’è davvero un problema nell’impalcatura delle istituzioni non è certo nel bicameralismo perfetto o nel CNEL (per Dio, il CNEL!).
Se c’è qualche sassolino nell’ingranaggio quello è la Corte Costituzionale.

Un buon esempio l’abbiamo avuto gli ultimi giorni. La Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di una parte della legge fornero che prevedeva il blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni sopra tre volte il minimo, ossia 1500 euro lorde (a quanto ho letto).
Sgombro il campo da qualsivoglia accusa di partigianeria: che sia stata abolita una norma del genere a me fa anche piacere. Non si tratta di toccare le pensioni d’oro, perché 1500 euro – lordi! – non sono una pensione d’oro. È una pensione di uno che ha fatto un lavoro anche abbastanza modesto e ha versato i contributi.
Ma questa è solo una mia opinione, che presento solo per far capire che la decisione della Corte costituzionale non mi vede avverso.

Nonostante ciò penso che non sia stato giusto che l’abbiano presa. “Giusto” dal punto di vista istituzionale.
Perché le decisioni su come mettere in sesto i conti pubblici spetta al governo, non alla Corte Costituzionale. La politica pensionistica è un atto squisitamente di governo.
Entrare a gamba tesa e cambiare d’imperio la legge sulle pensioni significa sostituirsi al governo, vuol dire governare al posto suo.
Adesso il governo si trova con un buco di qualche miliardo che dovrà ripianare facendo altri tagli o ponendo nuove imposte. Sempre che questo vada bene alla Corte Costituzionale, altrimenti gli cassa anche le nuove norme e il governo deve ripianare il buco in un altro modo ancora. E così in loop infinito, fin quando qualcuno non si ferma e dice: aspetta, non facciamo prima a mettere la Corte Costituzionale a governare direttamente?

Uno dei tanti problemi dell’impalcatura istituzionale (o almeno per come è stata distorta) è che la Corte Costituzionale si è sostituita al potere politico troppe volte.
Non è quello il suo mestiere.
Il compito della Corte Costituzionale è quello di verificare se una legge è conforme alla costituzione o meno.

Un esempio? Prendete la legge che vieta di fare il saluto romano (in generale “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista“). Più volte la Corte Costituzionale è stata chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità di questa norma. Viola l’art. 21 della costituzione che garantisce l’espressione libera del pensiero?
La Corte dice no, altri pensano di sì. Ma per quanto uno possa non essere d’accordo con l’opinione della Corte questo è un classico caso da Corte Costituzionale: una legge che *chiaramente* cozza contro la Costituzione e il compito della Corte è stabilire il limite, il bordo tra quello che la Costituzione tutela e quello che no.
Perché anche punire la diffamazione di per sé è contro l’art. 21 della Costituzione: dire che sei un imbecille non è forse una libera manifestazione del mio pensiero? Eppure la Corte Costituzionale non dichiarerebbe mai incostituzionale l’articolo del codice penale che punisce la diffamazione.
Il suo compito è proprio quello di stabilire un bordo: fin dove si spinge la libertà di espressione? Tutela anche il diritto di dire in giro che Giancarlubaldo è un imbecille? Tutela anche il diritto di fare il saluto romano o dire che i caucasici sono una razza inferiore?

Questo è quello che deve fare la Corte Costituzionale.
Nella pratica però si è spinta anche oltre e ha deciso di dichiarare come incostituzionali delle leggi che non cozzavano affatto con la costituzione.
Erano semplicemente leggi che non piacevano alla Corte e alla bisogna s’è trovata una supercazzola per dire che era incostituzionale.
Prendete ad esempio la legge sulla procreazione assistita: una legge votata dal Parlamento (è il suo mestiere) e sulla quale dei referendum abrogativi sono falliti miseramente.
Poi arriva la Corte Costituzionale e la abolisce lei.
E perché sarebbe incostituzionale? Con quale articolo della costituzione cozzerebbe?
Ebbene si sono dovuti inventare che la legge sulla procreazione assistita incide sul diritto alla salute. E perché mai? Una coppia che non può avere figli è sana, mica malata.
Non può fare figli come io non posso fare 2 m nel salto in alto: la natura ci ha fatto così.
Visto che questa era troppo grossa da sostenere si sono inventati l’ideona di buttarla sulla salute psichica, che deve essere cosiderata al pari di quella fisica. Il che è vero per carità, ma non puoi usare questo principio per dire che l’impossibilità di formare una famiglia con figli insieme al proprio partner può incidere negativamente, in misura anche rilevante, sulla salute della coppia.

Santo cielo, vi rendete conto cosa si sono inventati? Siccome una coppia non riesce ad avere figli allora diventa triste e questo influisce sulla salute psichica. Quindi la legge non può vietargli di fare la fecondazione eterologa perché altrimenti vanno in depressione e questo è contro il loro diritto alla salute.
Seguendo lo stesso principio uno potrebbe abolire qualsiasi legge.
Vuoi vietare la prostituzione? Non puoi, è incostituzionale!
Sì, perché ledi il diritto alla salute psichica di quelli che non riescono a trovarsi una donna e vanno a sfogarsi colle prostitute.
Vuoi introdurre il servizio militare obbligatorio? Hai voglia quanto può influire sulla salute psichica della gioventù dover obbedire per un anno a un imbecille graduato che gli impone di fare cose idiote.
Gli esami di riparazione a settembre? Incostituzionali! Sai quanto influiscono sulla salute psichica di giovanotti che invece di godersi l’estate devono studiare rinchiusi in casa.

Oppure prendete la sentenza con cui la corte costituzionale ha dichiarato incostituzionali alcune parti del porcellum.
Anche in questo caso, la legge elettorale poteva piacere o no ma non aveva nulla di incostituzionale. Ma siccome alla corte costituzionale si sono inventati una supercazzola per abrogarla (cioè, il ricorrente ha proposto il tema e la corte l’ha svolto).
In questo caso la supercazzola era che la mancanza di preferenze renderebbe il voto non diretto, come invece prevede la costituzione. Nella sentenza riescono a scrivere idiozie al limite dell’imbarazzo. Tipo che in questo modo si sostituiscono gli elettori coi partiti nella scelta degli eletti.
Un’idiozia, perché chi è candidato lo decide sempre il segretario di un partito. Quando depositi una lista devi anche allegare la dichiarazione autenticata da un notaio in cui il segretario del partito certifica che quella lista è presentata in nome di quel partito. Il segretario quindi decide chi entra il lista e chi no.
Stabilito questo, l’ordine in cui i candidati sono messi in lista (bloccata) è praticamente irrilevante. Perché se un segretario vuole decidere di portarsi chi vuole lui in parlamento non ha bisogno di una lista bloccata. Gli puoi dare anche una lista con le preferenze, tanto poi gli basta mettere in lista solo chi gli garba. Allora la corte costituzionale che direbbe? Che i cittadini, anche con la preferenza, non hanno il diritto a un voto diretto perché i candidati sono scelti dal segretario del partito?
Suvvia, allora togliamo pure ai partiti il diritto di scegliere i propri candidati.
Ma la sentenza è ancora più ridicola quando dice che le liste sono così lunghe che l’elettore non ha avuto modo di conoscere e valutare i candidati.
I candidati sono resi noti un mese prima delle elezioni, non li scopre la mattina del voto. Un elettore ha tutto il tempo di scorrere le liste e indagare per vedere se c’è qualcuno che ha infilato nelle liste un tipo che non gli garba.
Se non lo fa sono cazzi suoi.
La pigrizia dell’elettore che non si informa sui candidati non può essere motivazione per rendere incostituzionale una norma. Santiddio.

E così potremmo proseguire per ore.
Anche un bambino di 8 anni capirebbe che certe sentenze della corte costituzionale non hanno nulla a che vedere con la costituzionalità delle norme.
Non sono lì a decidere se una legge rispetta la costituzione o meno.
Sono persone a cui semplicemente non piace una legge e aspettano solo che qualcuno porti la questione davanti alla corte per dichiararla incostituzionale. Non perché lo sia, ma perché a loro non piace.
Poi alla bisogna ci si inventa una supercazzola per far finta che fosse incostituzionale.

Ecco, uno dei più grandi problemi delle nostre istituzioni è questo: una corte costituzionale che si sostituisce a governo e parlamento nel governare e nel fare le leggi.

Se uno proprio vuole fare un riforma coraggiosa deve mettere mano a questa cosa.
Ma evidentemente mancano le palle per farlo.

Rispettiamo le sentenze, ma solo un po’

May 17th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, politica

Sui rimborsi Renzi precisa: «Ovviamente non sarà un rimborso totale. Ma ci sono 2 miliardi che mi ero tenuto per le misure contro la povertà».

via corriere.it

Ovviamente un cazzo.

Sulla sentenza della corte costituzionale parlerò poi a parte (e anticipo, non ho nulla di buono da dire) ma il governo non può rispettare la sentenza solo un po’, fino a un livello che gli garba.

Capisco che Renzi abbia un senso giuridico al limite del ridicolo (nonostante si sia laureato in giurisprudenza) ma se una sentenza dichiara incostituzionale una legge quella legge non esiste più, e non c’è bisogno di alcun decreto o norma aggiuntiva per riparare alcunché.
Quella legge non c’è e tutto torna a com’era prima di quella legge.
Tutti i pensionati che erano stati interessati da quella legge hanno già diritto a ritirare i propri soldi. Al massimo puoi stabilire le norme pratiche per l’accredito.

Oh certo, se proprio vuoi potresti anche iniziare a trollare con la corte costituzionale. Io lo farei (e spiegherò poi perché). Fai una legge praticamente identica – nei contenuti – ma non nella forma per bloccare gli effetti della sentenza e poi aspetti altri due anni prima che ti dichiarino incostituzionale anche quella. E via di questo passo (sempre che al Quirinale avallino il consulta-trolling).

Ma a quel punto dichiari guerra alla corte costituzionale. Non è che fai finta di rispettare le sentenze.
Non è che le rispetti, ma solo un pochettino, fino 2 miliardi, poi non le rispetti più.

Ma c’era davvero bisogno dei grillolics?

May 11th, 2015 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

E così tra il lusco e il brusco la notizia è scivolata via veloce. Se uno è stato disattento un paio di giorni se l’è anche persa.
Parlo dei grillolics, frasi compromettenti dei parlamentari cinque stelle e del loro padrone che avrebbero dovuto far perdere loro la faccia. Del tipo che gli attivisti non contano niente, conta solo quello che decidono a Milano (cioè alla Casaleggio e associati).

Dico “avrebbero dovuto” perché il sito che li aveva pubblicati è stato rimosso in un battibaleno e della vicenda non si parla più.
Peccato, perché dicevano che erano per la trasparenza, no? Riunioni trasmesse in strimin, tutto pubblico.
Quando però pubblicano davvero quello che si dicono in privato allora corrono a piagnucolare dalla polizia postale.

Se il mondo girasse come dicono i grillini anche solo per mezza frase di quelle il M5S adesso avrebbe lo 0,2% dei voti. Perché capiamoci, questi qui si sono presentati col vuoto assoluto di programma. Un PDF che sembra il breinstromin fatto da adolescenti durante un’occupazione a scuola in cui si scrive la lista dei sogni tra una canna e l’altra. Se hanno preso qualche voto è perché hanno gridato KA$TA!!1!1!! e promesso trasparenza. Cioè, idee zero, ma almeno trasparenza e democrazia diretta (che forse è conseguenza proprio delle idee zero).

Se togli trasparenza e democrazia diretta cosa rimane? Nulla.

Quelle frasi in cui un parlamentare dice “la Casaleggio decide, io eseguo” oppure “Gli attivisti non contano, conta quello che decidono su a Milano”, dovrebbero essere la pietra tombale per i grillini.
Soprattutto visto che il loro elettorato è composto da persone che si scandalizzano facile, senza riflettere, senza ponderare. Appena sentono mezza puzzetta partono i vergognia!!!11!!

E invece no.
Escono dei lics che in pratica dicono “cari elettori grillini, i vostri portavoce vi stanno prendendo per il naso: non c’è alcuna democrazia diretta né trasparenza” e questi niente. Giro due giorni e tutto cade nel dimenticatoio.

Come è mai possibile?
È che il mondo non funziona come dice beppe grillo.
Perché se ci pensate bene non c’era mica bisogno di questi lics. Prendete la democrazia diretta: avevano promesso di essere dei portavoce. La rééééte decide cosa devono votare i parlamentari ed essi si fanno portavoce dei cittadini in parlamento.
Ebbene, qual è stato l’ultimo voto per decidere come dovevano votare i parlamentari grillini?
Voi ve lo ricordate?
Forse quello per il presidente della repubblica. Prima ne abbiamo avuti una manciata tipo per il reato di immigrazione clandestina e la legge elettorale.
Sarebbe questa la democrazia diretta? Chiedere un parere alla rééééte una manciata di volte?

Non servivano il lics:è già nei fatti che la democrazia diretta sia inesistente.

E la trasparenza? Ci hanno messo sei mesi a pubblicare un rendiconto di come hanno speso i soldini raccolti per la loro manifestazione di ottobre al circo massimo. Un rendiconto di una paginetta che si fa in una mezza mattina.
Ci hanno messo sei mesi, e così scopriamo che la manifestazione è costata 581.175 euro. Di questi 476.880 (l’82% del totale) sono stati spesi per “SPESE COMMERCIALI, PROMOZIONE e LOGISTICA”.
Cioè, ti specificano alla virgola i 634,25 euro per “Acquisto di beni”, poi buttano in un calderone di quasi mezzo milione di euro un po’ tutto mettendoci un’etichetta vaghissima.
Cosa sono le “spese commerciali, promozione e logistica”? Ci può stare di tutto qui dentro.
Questo non è un rendiconto, ché non stai dicendo niente se l’82% delle spese sta in una voce sola così vaga.

Così come sono mancanti le informazioni sulle entrate; perché sì, c’erano le tende in cui vendevano bibite e cibo – vegano, eh! – quindi dei soldi li hanno raccolti. Come mai nel bilancio non ci sono?

Ma soprattutto, prima della pubblicazione di questo “rendiconto” le donazioni erano – vado a memoria – sui 280 mila euro. Adesso scopriamo che le donazioni sono cambiate all’improvviso e sono arrivate a ben  584 mila euro. Nel frattempo il numero di donatori è diventato 0 (sì, zero).
Da dove sono arrivati questi fantastici 300 mila euro aggiuntivi?
Niente di più facile che siano venuti da quanto avevano in cassa dopo altre raccolte fondi, piuttosto che dal gruppo parlamentare. Solo che me lo devi dire.
Altrimenti io vedo un partito politico come il M5S che organizza una manifestazione politica usano dei soldi (e non due spicci) che arrivano da … boh? E sono autorizzato a chiedermi (proprio come farebbero i grillini): da dove vengono questi soldi? Chi sta finanziando le manifestazioni del M5S? Eh? Eh?
Dov’è la trasparenza?

Basterebbero cose come queste a far perdere la faccia al M5S, informazioni liberamente disponibili sulla réééte. Non c’è bisogno di lics.
Perché allora il M5S non perde la faccia?

Semplicemente perché la teoria secondo cui la rééééte non perdona era una balla.
grillo l’ha ripetuta come un mantra per anni: pubblicheremo tutto in rééééte e li sputtaneremo, non ci sarà più il filtro di giornali e tv, la tv è morta, l’informazione passerà dalla réééte e lì non potranno più controllarla, saranno i cittadini a informarsi liberamente, se uno dice una cazzata automaticamente la réééte lo smentisce…

Eppure era una solenne cazzata. No, non funziona così.
Il problema infatti non è se l’informazione è libera tramite internet o filtrata attraverso giornali e tv.
Il problema è che affinché il meccanismo di controllo dei cittadini verso i loro rappresentanti funzioni c’è bisogno di gente con senso critico. Gente che se gli dài un’informazione è capace di dire: ehi, fermi tutti, qui c’è qualcosa che non va, anche se questo è un tizio di cui normalmente mi fido.
C’è bisogno di gente che stia sempre sul chi va là. In italia invece ci sono le tifoserie, gente che dà ragione o torno agli uno o agli altri a seconda se appartiene alla sua squadra (partito) del cuore.
E se uno dà la ragione come fa un tifoso gli puoi far leggere tutte le informazioni che vuoi, filtrate o libere, e non ragionerà mai. Non farà mai critica.

Il problema dei grillini (e della popolazione in generale) è quello: sono tifosi e non gente critica.
Fin quando non risolviamo questo problema non ci spostiamo di un picometro.

Prenderlo nel de drio

May 5th, 2015 by mattia | 6 Comments | Filed in politica, riflessioni

E quindi l’italicum è legge. Almeno, così scrivono i giornali.
In realtà no, serve ancora che Mattarella promulghi la legge. E anche se il rischio che non la firmi è minimo (li avrebbe fermati prima) tecnicamente non è ancora legge.

Ad ogni modo, la cosa più rilevante dell’approvazione dell’italicum è che ora sappiamo quando si va a votare: autunno 2016.
Perché la nuova legge elettorale entra in vigore nel luglio 2016. Nel frattempo approveranno la riforma costituzionale che abolisce l’elezione del Senato, così che l’italicum (che riguarda solo la Camera) possa avere un senso. Altrimenti il Senato si vota ancora con il porcellum depurato dalla sentenza della cassazione e il premio di maggioranza dell’italicum non serve a una mazza.

Che poi mica è così scontato che entro luglio 2016 la riforma costituzionale sia pronta. Se non vado errato devono ancora fare tre letture, poi c’è sicuramente il referendum confermativo visto che i 2/3 non li raggiungeranno mai.
Gli oppositori possono giocarsi bene i loro tempi, tipo che il referendum può essere richiesto da 1/5 dei deputati entro tre mesi dalla pubblicazione della legge. Basta che aspettino l’ultimo giorno a presentare la richiesta di referendum e tre mesi se ne vanno via così. Poi ci sono i tempi tecnici per organizzare il referendum (un mese minimo di campagna elettorale più qualche altra settimana prima), e cinque mesi se ne vanno via solo per il referendum. Poi considerate che a novembre-dicembre le camere sono in ballo con la legge di stabilità quindi spazio per la legge costituzionale non c’è. Togliete le vacanze estive… non è che rimane molto altro tempo.
Se vanno dritti come dei treni (e la determinazione, chiamiamola così, non manca) si vota nell’autunno 2016, altrimenti primavera 2017.

La grande questione qui è: prenderà il 40% renzi fra un anno e mezzo o addirittura due anni.
Perché i la volta buona o i  dai che ce la facciamo per un po’ tirano, ma se tu stai circa tre anni al governo (dal febbraio 2014 alle elezioni in autunno 2016 o primavera 2017) e la gente vede che non migliora la propria condizione personale poi i la volta buona te li ficca su per il culo.
O renzi riesce a tirare giù la disoccupazione (per davvero, non che se a febbraio scende un filo tuitta gongolando e se ad aprile sale di nuovo fa finta di niente) oppure il 40% se lo sogna.
E lì si apre il baratro.

Ricordate le prime elezioni con porcellum? Era il 2006 e Prodi vinse alla Camera grazie a una manciata di voti contro berlusconi. Forse ve lo ricordate perché un discreto numero di ignoranti andò in giro a dire che al ministero dell’interno avevano fatto i brogli portando voti alla casa delle libertà man mano che i dati arrivavano (ovviamente era una balla: i risultati ufficiali non sono quelli del Viminale, ma quelli delle commissioni elettorali presso le corti d’appello).
Ecco, in quell’occasione la storia che venne ripetuta a più riprese fu: berlusconi ha sbagliato a cambiare la legge elettorale, ché se avesse lasciato il mattarellum probabilmente avrebbe vinto e invece così ha fatto vincere Prodi.

Ovviamente è un’idea lascia il tempo che trova: cambiando la legge elettorale cambia anche il modo di votare della gente. Anche nelle elezioni vale il con il se e con il ma…
Ma ci ricorda un concetto interessante: attenzione a cambiare la legge elettorale a proprio vantaggio, perché il rischio di poi prenderlo nel culo diventa molto concreto.

Tutti dicono che renzi si è fatto l’italicum a propria misura per assicurarsi il potere – incontestato – per il prossimo ventennio. E io vi dico che il rischio che lo prenda nel culo è tutt’altro che immaginario.
Perché se non prende il 40% si va al ballottaggio e al ballottaggio tutto può accadere.

Non abbiamo mai votato per un ballottaggio nazionale, quindi nessuno ha idea di come la gente si comporterà.
Nulla esclude che vinca il concetto di “contro” che agli italiani piace molto (lamentarsi dà una certa dose di soddisfazione). Se poi il “contro” è verso chi è stato al governo nei tre anni precedenti allora è ancora più facile che avvenga in dosi massicce. Chi esce da un’esperienza di governo gioca in difensiva, si deve difendere dalle accuse verso ciò su cui ha fallito. Chi invece viene dall’opposizione la gioca facile sul “tu hai governato per tre anni e hai fallito, so io come si fa, fate governare me e vi faccio vedere“.
Dite che un qualsiasi personaggio d’opposizione – un Salvini o un grillino qualsiasi – non se la possa giocare al ballottaggio?

E allora immaginatevi un renzi che arriva, che ne so, al 38% che va al ballottaggio con la seconda lista arrivata – poniamo – al 20%. Poi al ballottaggio questi vincono portandosi a casa la maggioranza assoluta della Camera (e quindi anche il governo a questo punto) con un 20% dei voti. E renzi lo prende nel de drio.

Auguri.

Il vero divorzio breve

April 25th, 2015 by mattia | 14 Comments | Filed in politica, riflessioni

La scorsa settimana ha destato molto clamore l’approvazione della legge sul divorzio breve. Che poi tanto breve nemmeno lo è, c’è sempre un anno di attesa anziché tre.

Sinceramente non ho nemmeno capito il senso delle polemiche.
O vieti il divorzio oppure tra un anno e tre anni non è che cambia molto.

Qualcuno diceva che diverse coppie si riconciliano durante questo periodo di tre anni di separazione e tornano insieme; così riducendolo diminuisce anche la possibilità che delle coppie arrivino a una riconciliazione.
Ho cercato un po’ di statistiche sulle riconciliazioni ma non ne ho trovate. Ma se davvero fossero così tante hanno poi il dovere di dimostrarmelo loro.
Ad ogni buon conto, se uno ci ripensa dopo due anni e nel frattempo col divorzio breve ha già divorziato può pur sempre risposarsi. Un paio di mattine in municipio, 32 euro di marche da bollo e in qualche settimana ti sei risposato. È meno complicato di radiare un veicolo dal PRA e costa meno di farsi fare un duplicato della laurea.
Ho almeno un paio di amici che si sono sposati in tuta davanti al sindaco giusto per le carte. Sbattimento zero.

Quindi boh, non sono nemmeno convinto che il problema sia quello, ché uno può sempre risposarsi, al limite.
In tutti gli altri casi uno si libera immediatamente e tanto di guadagnato.

Perché capiamoci, se io trovo mia moglie a letto con un altro col cazzo che se mi dài tre anni di tempo ci ripenso. In tre anni al massimo decido con quale arma sopprimerla. Ringrazia il cielo che il delitto d’onore non è concesso dal codice penale e fammi divorziare il giorno dopo, ché un anno è già fin troppo.
Se mia moglie si fa sfondare da un altro lo Stato non deve permettersi di venire a dirmi “ma dai, aspetta un po’ e magari tornate insieme“. Lo Stato si deve fare i cazzi suoi.

Il problema piuttosto è un altro. Perché sta bene: ognuno vada pure per la sua strada, però ognuno cammini con le proprie gambe.
L’istat ci racconta che nel 58% dei casi la casa finisce nelle grinfie della moglie, solo nel 20% dei casi al marito.
Ecco, io conosco storie di gente che si è sposata, ha comprato casa coi soldi del marito (soldi che venivano da decenni di sacrifici dei genitori di lui) poi si sono divorziati e il giudice ha lasciato la casa alla moglie.
Che ora si fa sfondare da un altro vivendo nella casa comprata dai genitori di lui.
In altri casi non è solo la casa ad essere stata comprata coi soldi della famiglia del marito, ma è proprio la casa di famiglia, dove la famiglia del marito vive da generazioni e generazioni. La famiglia la lascia al figlio che si deve sposare e poi dopo il divorzio ci finisce dentro la ex moglie a farsi scopare da un altro.
Penso ci siano poche altre situazioni in cui lo Stato imponga qualcosa di così odioso e umiliante a un cittadino.
Quella è la casa di famiglia da generazioni o è stata comprata coi soldi che ha dato la famiglia del marito? Non c’è comunione dei beni, sentenze, giudici e puttanate assortite che tengano: ritorna al marito.
Se la moglie non ha di che vivere se ne va a lavorare e si paga l’affitto.

E lo stesso vale per l’assegno di mantenimento. Perché sta bene che il coniuge più economicamente avvantaggiato aiuti l’altro se non ha un lavoro perché magari ha dedicato il suo tempo alla famiglia e non alla carriera.
Ma ci deve essere un limite temporale. Tre anni, massimo. In tre anni ti fai una laurea breve e poi ti trovi un lavoro.
Se dopo tre anni non sei stato capace di trovarti un lavoro ti attacchi al tram. Senza che ci si debba sbattere tra avvocati e tribunali per la revisione dell’assegno di mantenimento. Finiti i tre anni automaticamente tu non versi più un euro.

Divisi, separati, divorziati. Divorzio breve s’è detto, no? Divorzio breve, mantenimento breve. Ognuno ritrova la sua libertà e indipendenza, ognuno si mantiene da solo. Non è che tu passi tutta la tua vita nella casa di tuo marito a grattarti la bernarda da mattina a sera facendoti mantenere ancora da lui.

Vuoi divorziare? Torna tutto come prima che ti sposassi. Ritorni signorina, chi si è visto si è visto e se vuoi mettere qualcosa nel piatto a pranzo e cena te lo devi procurare da sola proprio come facevi prima di sposarti. Il tuo ex-marito? Non esiste. Tu non sei sposata, non lo sei mai stata, abbiamo riavvolto il nastro e siamo ripartiti da capo. Non hai nessuno che ti mantiene, devi lavorare (uh, che brutta parola!).

Ecco, per me sta bene che si divorzi alla svelta e ognuno ritrovi la sua indipendenza. Però l’indipendenza deve essere autentica. Ci diciamo ciao ed è come se non ci fossimo mai visti.

Provate a proporre una riforma del genere e vi faccio la ola.