Archive for the ‘politica’ Category

Convincetemi

March 11th, 2016 by mattia | 29 Comments | Filed in politica, riflessioni

Sicché, fra poco più di un mese si vota per un referendum abrogativo.
Io voterò un po’ prima perché voto per corrispondenza. Da buon cittadino ho cercato di informarmi su cosa si vota.

Il testo del referendum sarà:

 

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

 

Allora, il testo originale dell’articolo è:

«Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre
assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino ambientale».

Se al referendum vincesse il sì verrebbe cancellata la parte evidenziata.
Il concetto è questo: c’è un divieto di trivellazione entro dodici miglia ma alcune concessioni sono già state date e quelle si salvano.
Le concessioni però hanno un tempo massimo di durata. Poniamo che ci sia una concessione che scade nel 2023. La legge dice: questa concessione è salva, ma non fino al 2023, bensì fino a quando finisce il giacimento.
Il referendum invece dice: no, la concessione finisce al 2023 e basta. Se nel 2023 scopriamo che c’è ancora petrolio da tirare fuori fotte sega, si chiude tutto.

Ora, spiegatemi un po’: che senso ha chiudere un giacimento se c’è ancora del petrolio dentro?
Puoi ridiscutere i termini della licenza. Voglio dire, se si scopre che c’è più petrolio di quanto si pensava e l’azienda vuole continuare a tirarlo fuori lo Stato le può dire: bene, vuoi altri 10 anni di licenza? Mi paghi 10 fantastilioni in più, oltre a quanto già mi avresti dovuto. Contrattiamo pure.

Ma di per sé, se c’è ancora petrolio da tirare fuori, perché chiudere tutto?
Voglio dire, ormai il buco l’hai fatto, la piattaforma l’hai costruita, le strutture ci sono… Non si tratta di fare nuovi buchi e costruire nuove piattaforme. Se un danno all’ambiente c’è stato questo è già stato fatto.
Danno per danno, tanto vale tirar estrarre tutto quello che puoi tirar fuori.

A me sembra fin troppo ovvio che, una volta che l’impianto di estrazione è stato fatto, si tiri fuori tutto il possibile. Che guadagno ne hai a lasciare giù mezzo giacimento?
Cosa te ne viene in tasca? La soddisfazione per fare un dispetto a qualcuno?

Io vi chiedo di convincermi, perché finora non c’è riuscito nessuno. Mi dicono che devo votare sì come simbolo contro le trivelle, contro la cultura del petrolio… Mi dicono che è voto simbolico contro una politica energetica che va contro l’ambiente e bla bla bla…

Invece io voglio sapere nel concreto della quesito referendario. Mi stai chiedendo di chiudere un giacimento che già esiste anche se non è stato estratto tutto il petrolio che c’è dentro.
A che vantaggio?
Cosa me ne viene in tasca a obbligare un’azienda a chiudere il giacimento quando ancora non è vuoto?

Volete il mio voto? Convincetemi!

La minaccia

March 10th, 2016 by mattia | 23 Comments | Filed in ignoranza, politica, praga, repubblica ceca

Il governo italiano fa bene a minacciare quei paesi dell’Europa Orientale che sono entrati in Europa perché noi abbiamo aperto le porte, a minacciare quei paesi a non ricevere più i finanziamenti che ricevono dall’Europa se non fanno il loro mestiere.

Andrea Romano, deputato eletto con Scelta Civica e passato al PD

Tralasciamo pure la scelta infelice dei termini (minacciare? davvero non avevi sotto mano un verbo più elegante e diplomatico?).

Questa frase mi ha colpito perché trasuda molta ignoranza che in italia ancora c’è sull’Europa. Perché parlano tutti di Europa ma sono fermi agli stereotipi di vent’anni fa.
C’è ancora questa idea dell’Europa dell’Est che deve baciare i piedi all’Europa dell’Ovest. Quasi che gli si faccia un piacere a tenerli nell’U.E.

Siamo ancora bloccati all’idea dell’idraulico polacco che va a rubare il lavoro all’idraulico inglese. La verità è che il flusso di lavoratori tra Est e Ovest è in entrambe le direzioni.
Potrei raccontarvi della marea di persone che in questi anni ho visto arrivare in Rep. Ceca a cercare lavoro da paesi come la Spagna o l’italia. Negli anni in cui la crisi mordeva forte in Spagna e un giovane non trovava un posto nemmeno a crepare la Rep. Ceca è stata la valvola di sfogo. Sono venuti qua. E per carità, non venivano certo a guadagnare cifre enormi però ti sentivi dire: senti, io qua con quello che guadagno mi pago l’affitto e mi mantengo da solo, in Spagna non potevo. Una cosa che dovrebbe essere banale (finire gli studi e trovare un lavoro che ti consenta di mantenerti) in Spagna non era possibile, qui sì.
Il fenomeno era così diffuso che sui giornali si parlava di ondata spagnola.

L’italia non è certo da meno. In questo momento poi in cui l’economia ceca tira ci sono ondate di italiani che vengono a sopperire la mancanza di lavoratori.
Certo, non si guadagnano stipendi da favola, ma il costo della vita è comunque basso e con quello che guadagni ci vivi comunque bene. Di più, molti lavori “da ufficio” li puoi fare anche se non parli ceco (negli annunci di lavoro scrivono spesso no czech needed), non so quanto questo sia valido in altri paesi.
Di italiani che si sono trasferiti qua a lavorare ce ne sono tantissimi, ed è un fenomeno che sfugge persino alle statistiche perché essendo nell’Unione Europea non hai bisogno di fare un visto di lavoro.
Certo, dovresti registrarti alla polizia per stranieri ma conosco gente che lavora a Praga da 10 anni e non si è mai registrata. Lavora, paga le tasse, mette sui i bolli… ma nelle statistiche del ministero dell’interno non c’è, né è nelle statistiche AIRE.

Ecco, tutta questa marea di italiani può lavorare qui (andandosene dall’italia dove non trova lavoro) perché la Rep. Ceca è nell’Unione Europea. Altrimenti avrebbero dovuto fare un visto di lavoro.
Ora possono prendere un aereo e senza dire niente a nessuno arrivare qui a cercare lavoro. Prima del 2004 no. Prima dovevi fare un visto.
A me è capitato di andare al consolato ceco per fare il visto (gennaio 2004). Mi hanno consegnato una lista di documenti da portare… e sarebbe stato un visto di studio, nemmeno di lavoro!
C’erano documenti tipo la fedina penale ceca oltre a quella italiana. “Ma io non sono neanche mai stato in Rep. Ceca! Che ve la porto a fare la fedina penale ceca?“. Niente, avrei dovuto chiedere tramite il consolato una fedina penale alle autorità ceche e poi dare questo documento… alle autorità ceche. Ricordo ancora quella lista di documenti: quasi mi venne da piangere.
Poi non fu necessario perché comunque perché già dal primo giorno di ingresso nell’U.E. non fu più necessario alcun visto. Ma il sistema, prima del 2004, era così complicato.

Ovvio che non era impossibile fare un visto di lavoro, ma dovevi preparare i documenti, farli tradurre da un traduttore giurato, fare domanda di visto e aspettare.
Con l’ingresso nell’U.E. oggi un ragazzo di Sassari che non trova lavoro può comprare un biglietto aereo, domani è a Praga e dopodomani sta cercando lavoro. Non lo trova qua? La settimana dopo si sposta in Polonia.  L’ingresso di questi paesi nell’U.E. ha consentito a molti italiani di venire qua a lavorare anche solo “provandoci”. Se avessero dovuto affrontare la trafila di un visto avrebbero rinunciato.

Sicuramente l’economia ceca ne ha guadagnato ad avere tanta gente fresca che viene a lavorare qua, ma nel contempo ci hanno guadagnato anche i paesi dell’Europa dell’Ovest che negli anni della crisi hanno scaricato qui i loro giovani che in patria non trovavano lavoro. Tra scegliere un lavoratore italiano, spagnolo o portoghese e sceglierne uno extra-UE ora è ovvio che una ditta ceca prende l’italiano o lo spagnolo, se non altro perché il carico burocratico per assumere un U.E. è bassissimo. Come lavoratori U.E. abbiamo una corsia preferenziale. Se la Rep. Ceca non fosse stata in U.E. avremmo dovuto competere alla pari con tutti gli altri lavoratori del mondo.

I paesi “dell’Est” come la Repubblica Ceca non sono in U.E. come zavorre, non sono gli ultimi della classe che devono solo dire grazie.
La Repubblica Ceca non partecipa all’U.E. solo come succhia latte, ma dà il proprio contributo ai cittadini europei ospitandone molti che hanno deciso di spostarsi qui per vivere e lavorare.

L’ingresso di questi paesi nell’U.E. non è avvenuto solo perché “noi abbiamo aperto le porte“, ma perché ci ha portato dei vantaggi.
Non volete parlare di lavoro? Parliamo pure di altro. Per uno straniero comprare casa qui era complicato prima dell’ingresso in U.E.
Dovevi crearti una società farlocca che non faceva niente ma che possedeva un immobile e tu possedevi la società. La terra agricola non la potevi proprio comprare. L’accesso alla salute costava molto di più se eri straniero. Tutte cose scomparse per il fatto che come europei abbiamo gli stessi diritti.
Mi ricordo che nel 2004 chiesi in prestito un libro raro alla biblioteca tecnica nazionale ceca e mi chiesero 600 euro di cauzione perché ero straniero e non avevo un visto. Non si erano aggiornati: ho protestato dicendo che non mi serviva un visto in quanto straniero e dopo una settimana mi diedero il libro senza cauzione. Oggi una cosa del genere non succederebbe mai.
Dall’ingresso in Europa di questi paesi abbiamo avuto vantaggi noi. Noi!

Questo atteggiamento di superiorità è ridicolo perché si basa sull’ignoranza di cos’è l’Europa oggi. Come se questi paesi “dell’Est” fossero ancora alla fila per le banane, e cara grazia che li abbiamo ammessi in Europa. Non c’è solo l’idraulico polacco che va a lavorare a Dublino, c’è anche il laureato italiano che va a lavorare a Praga.

Eh no, caro il mio deputato eletto in Scelta civica e passato al PD, se oggi la Rep. Ceca chiude le porte sono tanti gli italiani che si ritrovano col culo per terra perché in italia non trovano un lavoro. Non so davvero quanto ci guadagni a fare quello che “oh, tu sei l’ultimo arrivato, se qui solo perché lo voglio io, e se non stai alle mie regole la porta è quella“.

Vuoi “minacciare” i paesi “dell’Est” togliendo loro i fondi se non accolgono gli immigrati?
Già perché è vero che ad esempio la Rep. Ceca riceve più soldi di quelli che dà all’U.E. Contribuisce con 1,308.8 M€ e riceve 4,377.2 M€. Ma è forse colpa nostra se qui i contributi europei si usano?
Per dire, una bella fetta (2,975.0 M€) dei fondi europei spesi in Rep. Ceca va a finanziare fondi strutturali e di coesione. Il che vuol dire che con questi soldi ci pagano di tutto. Dalle grandi infrastrutture ai piccoli interventi locali. Nel percorso che mi porta alla mia cantina in Moravia trovo il logo dell’U.E. sui grandi lavori di ristrutturazione della linea ferroviaria tra Praga e Brno  così come sul centro culturale della cittadina morava dove coi soldi europei hanno fatto l’isolamento termico dell’edificio, fino alla cappelletta ristrutturata coi soldi europei in un paese di 200 persone o al parcheggio del cimitero nello stesso paesino.
Nel mezzo c’è di tutto. Se volete vedere come si spendono qui i soldi Europei basta andare su questo sito. C’è solo da perdersi nei progetti finanziati coi soldi europei. Si va dall’isolamento termico delle scuole elementari di Brezina (paesino di 900 abitanti) pagato al 100% dall’U.E. (1,2 milioni di corone), a un impianto di compostaggio pagato al 76% dall’U.E. con 9 milioni di corone passando dalla modernizzazione dell’impianto di traumatologia dell’ospedale di Motol (42 milioni di corone, l’85% del progetto) fino ai progetti da centinaia e centinaia di milioni di corone quando si parla di trasporti.
Colpa nostra se usiamo i fondi europei? Non ce l’avete in italia una scuola a cui fare l’isolamento termico, una stazione da ristrutturare, un ospedale da ammodernare, una ferrovia da ricostruire?
Qui i fondi europei si usano per fare cose utili: che senso ha minacciare un governo dicendo che se non accoglie i clandestini gli togli i fondi europei? Non sono soldi che finiscono a zeman o Sobotka, sono soldi coi quali si fa l’isolamento termico della scuola elementare del paesino risparmiando così energia e aiutando l’ambiente. Che senso ha minacciare i governanti di smettere di finanziare cose utili per la gente?

 

Segnalibro

March 8th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in politica

Così l’altro giorno matteo renzi è andato in TV da barbara d’urso (la trasmissione che vanta il record mondiale nell’uso del filtro flou) a raccontarci che è contrario all’utero in affitto.
Ci diamo tempo 8 anni e vedrete che avrà cambiato opinione.
Mettete pure questo post tra i segnalibri e ne riparliamo tra 8 anni.

 

Nicoletta Orsomando senatrice a vita!

February 22nd, 2016 by mattia | 13 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

Quindi abbiamo scoperto che 400 cittadini italiani chiedono al parlamento di approvare il ddl cirinnà.
Questi 400 cittadini si guadagnano la prima pagina di repubblica.

Considerato che in italia ci sono 60 679 836 persone circa, significa che quei 400 sono lo 0,00066%. Mi sembra lecito domandarsi perché mai dovrebbero meritarsi tanta attenzione.

Voglio dire, di petizioni ne vengono firmate tutti i giorni in quantità: vuoi tirare su 400 firme? Hai voglia. Dall’apertura di una multisala alla difesa dei platani lungo viale Ungheria fino all’estensione degli orari della biblioteca pubblica, dobbiamo fare l’elenco delle petizioni che superano 400 adesioni?

Cos’hanno di importante quelle 400 persone per finire sulla prima pagina di repubblica?
Sono a favore del ddl cirinnà (senza averlo mai letto, visto le cretinate contenute nell’appello). Bene, pensate che si faccia fatica a trovare 400 cittadini italiani che invece sono contrari?
Perché non finiscono in prima pagina?

Forse perché sono “esponenti di cultura, spettacolo, editoria“.

Guardiamo l’elenco dei firmatari: ci troviamo criminali come adriano sofri. Forse che il parlamento deve farsi dire dal mandante di un omicidio quello che deve fare? C’è Jovanotti. Oh bella, se lo dice Jovanotti allora! Evidentemente cantare sei come la mia moto ti conferisce un’autorità sul parlamento. Dio mio, dove andremo a finire se il parlamento non ascolta gli appelli di uno che canta vai così, che è una figata.
A questo punto mi aspetto che il parlamento penda dalle parole di Francesco Salvi per la sua statura morale che gli deriva per aver cantato c’è da spostare una macchina.

C’è moni ovadia, c’è lella costa due protagonisti di zero, il famoso documentario accozzaglia di bufale sull’undici settembre. E certo, il parlamento deve stare ad ascoltare gente che manco si accorge che sta recitando in un film di bufale.

C’è Paolo Hendel, che simpaticissimo, per carità. Mi fa sempre morire dalle risate. Ma anche il mio salumiere è molto spiritoso, forse anche più di Paolo Hendel. Non per questo però i suoi appelli finiscono in prima pagina.

C’è Justine Mattera, e allora qui io mi arrendo. Se il parlamento non ascolta la sosia di Marilyn Monroe allora siamo davvero un paese incivile.

C’è “Carla Sozzani – Fondatrice Galleria Carla Sozzani Corso Como 10“. Perché se invece la Galleria fosse stata in via Caduti di Marcinelle 32 anziché in corso Como 10 allora il parlamento non l’avrebbe dovuta ascoltare.

C’è Massimiliano Rosolino, un nuotatore. Bravo a muovere braccia e gambe, ma ciò per cui è famoso (nuotare) non richiede nemmeno l’uso della parola. Perché mai saper muovere velocemente braccia e gambe gli dovrebbe dare qualche autorità morale?

C’è Eva Robin’s, e a questo punto ti domandi come faccia il parlamento a non dare ascolto alle petizioni della donna barbuta e dell’uomo elefante.

C’è Emanuele Filiberto di Savoia, uno che per quanto ci riguarda potrebbe essere un impiegato di banca come migliaia e che è noto solo per aver avuto un bisnonno coglione. Mi sembra una motivazione più che sufficiente affinché il parlamento penda dalle sue labbra.

Ci sono illustri sconosciuti come una tale Marta Pierobon, che fino a cinque minuti fa non sapevo nemmeno chi fosse. Poi ho cercato su gugol e ho scoperto essere una tizia che crede di fare arte cagando giù cose che il mio falegname con 20 mila lire le faceva meglio.

C’è  Gabriella Golia. Signori, parliamo di lei,  Gabriella Golia. Ma dico, come si fa a non ascoltare una persona il cui lavoro richiede come unica abilità l’essere capaci di leggere un foglio? Sì, certo, con perfetta dizione, ma sempre di leggere si tratta. Non serve nemmeno saper pensare. “Gentile pubblico di Italia 1, va ora in onda un episodio di Lupin III. A seguire Dejay television. Buona visione!” … e boom, hai l’autorità per dire al parlamento italiano cosa deve fare.

Potrei continuare per ore, ma ho già abusato abbastanza della vostra pazienza.

Nell’elenco dei firmatari ci sono – ovviamente – anche persone di valore. Cantanti veri, per esempio.
Ma cosa li rende più degni del mio salumiere di dire al parlamento cosa deve fare?

Perché mai una patente di intellettuale data a queste persone dovrebbe rendere la loro voce più autorevole di quella di mia mamma?
Una patente che come avete letto sopra spesso manco esiste, ma anche se esistesse. Poniamo pure che quell’elenco invece che essere un’accozzaglia di semisconosciuti e gente nota per leggere gli annunci in TV o cantare canzonette.
Poniamo che quell’elenco sia pieno zeppo di premi nobel, di medaglie fields, di premi wolf…
Perché mai dovrebbero avere una qualsivoglia autorità morale sul parlamento?

Ecco, io vorrei capire questo, vorrei che qualcuno rispondesse a questa domanda.

Sia chiaro, tutti hanno il diritto di fare tutti gli appelli che vogliono. Possono firmare appelli Gabriella Golia, lella costa, Angelo Bagnasco, io, tu, mia zia Genoeffa, il parcheggiatore davanti al teatro, Cino Tortorella…

Perché però l’appello dovrebbe guadagnare la prima pagina solo se lo fa Gabriella Golia e Angelo Bagnasco (anche se nel primo caso guadagna la prima pagina come appello di civiltà, nel secondo come intollerabile ingerenza). Cos’hanno loro più degli altri? Cosa rende la loro opinione più rilevante?

Al primo che mi dà una risposta convincente offro una birra.

Inopportuno

February 17th, 2016 by mattia | 16 Comments | Filed in politica, riflessioni

Negli ultimi giorni ho assistito a due episodi molto diversi che però avevano un elemento in comune.

Il primo.
Nel 2012 un tabaccaio si difende da un rapinatore sparandogli e questo muore. Recentemente si arriva a sentenza e il tabaccaio viene condannato a 2 anni e 8 mesi e a un risarcimento di 325 mila euro.

Il vescovo di Chioggia Adriano Tessarollo commenta duramente la sentenza, evidenziando che quei 325 mila euro sono un bel vitalizio per il parenti del ladro. Insomma, dove non è arrivato il ladro è arrivata la giustizia.

In effetti se ci pensi a questo punto l’alternativa è tra farti portare via i tuoi beni subito dal ladro oppure farteli portare via dopo coi risarcimenti. In ogni caso sei fottuto. Giustizia?

A stretto giro di posta il giudice lorenzo miazzi, rappresentante dell’ANM, annuncia che valuterà se denunciare il vescovo dicendo che le sue parole sono state inopportune.

L’altro caso è quello di Matteo Salvini che definisce schifezza la magistratura italiana (che indaga sulla rimborsopoli ligure in cui erano caduti alcuni dei suoi). Per aver definito schifezza la magristratura  viene aperta un’inchiesta per vilipendio all’ordine giudiziario.

I due casi sono molto diversi, siamo d’accordo. Ma hanno una cosa in comune: non azzardarti a parlare male dei giudici. Che sia con le parole tenui del vescovo o con il carro armato di Salvini, non puoi permetterti di dire nulla contro i giudici.

A questo mondo puoi criticare tutti, ma proprio tutti, ma non i giudici.

Ad esempio, prendiamo l’art. 290 del codice penale, quello che vorrebbero usare contro Salvini:

Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale o l’ordine giudiziario, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.

Si applica anche a chi vilipende il Parlamento o il governo. Basterebbe un giro sul tuitter o sul feisbuc per far partire centinaia di migliaia di procedimenti contro gente che scrive “parlamento di merda“, “governo di ladri!!11!!“. Eppure non accade.
Tu puoi vilipendere quanto vuoi il Parlamento, puoi dire ogni nefandezza sul governo e non ti succede niente (anzi, capita pure che ci crei un partito politico).

Va un pochino peggio se provi a parlare male del presidente della repubblica, ma anche lì ormai c’è gente come grillo che se dovesse essere condannato per ogni oltraggio al capo dello stato finirebbe i suoi giorni in galera. Anche su questo ormai ci si passa sopra in cavalleria.

Se però provi a criticare i giudici…

E non solo insultando la magistratura come fa Salvini, ma anche solo muovendo una critica pacata come fa il vescovo.
No, quello non puoi farlo. Come osi?

Prima ho evidenziato l’aggettivo inopportune (le parole del vescovo).
Questa è una parola chiave. Quando il potere usa l’aggettivo inopportuno significa che è incazzato, che ha fatto qualcosa che non dovevi fare e cerca di farti capire che devi stare a cuccia.

A me capitò qualche anno fa: scrissi una lettera all’allora ambasciatore italiano a Praga per protestare per una celebrazione del 25 aprile fatta all’istituto italiano di cultura (zona extraterritoriale) alla presenza di un rappresentante dell’ambasciata che il rappresentante dell’ANPI trasformò in un comizio politico (del tipo che si mise persino a parlare dell’acqua pubblica, che con la liberazione, capite bene, non c’entra molto).
Dissi che se il tizio voleva fare un comizio politico era libero di farlo, ma non con un rappresentante dell’ambasciata.
L’ambasciatore mi rispose piccato dicendo che la mia lettera era stata inopportuna. Come ho osato permettermi di scrivere una protesta a sua eccellenza reverendissima l’ambasciatore? Con un ambasciatore ci si incina, si baciano le mani, si ha un piccolo fremito orgasmico quando si è ammessi alla sua presenza. Se non avete presente di cosa parlo potete osservare a un evento qualsiasi tutti i cagnolini che scodinzolano felici appena vedono l’ambasciatore (senza rendersi nemmeno conto di quanto si rendono ridicoli).
Io ho osato scrivere a un ambasciatore come un qualsiasi cittadino scrive a un qualsiasi altro dirigente dello Stato esponendo un problema. E invece no, non puoi. Tu cittadino davanti a un ambasciatore devi limitarti a scondinzolare e a chiamarlo sua eccellenza. Non permetterti di fare un passo in più. Non permetterti di comportarti da uomo, con la libertà di esprimere le proprie idee. Sei inopportuno.

Lo stesso meccanismo vale coi giudici. Non so perché questo accade. Forse è frutto del mantra ripetuto da decenni per cui le sentenze si rispettano.
Una delle più grandi puttanate mai sentite. Se una sentenza è idiota (e di esempi non ne mancano) io non la rispetto per niente: ho tutto il diritto di dire che è una sentenza idiota.
Ma questo mantra del le sentenze si rispettano ha portato i giudici a convincersi che nessuno possa permettersi di criticarli, col risultato che se un cittadino qualsiasi si permette di muovere una critica (coi rutti o con parole eleganti) questi partono in tromba con il come osa lei!

Quando un potente ti guarda inalberato e ti dice che sei stato inopportuno (leggi: come osiiiiii!?!) significa che sei sulla strada giusta: ti sei comportato da uomo e non da cagnolino scodinzolante.

#dallossodimettiti

February 11th, 2016 by mattia | 11 Comments | Filed in ignoranza, politica

La scorsa settimana c’è stata questa polemica per Gasparri che, intervistato da Lucci al Family Day, si è mostrato sorpreso della sua presenza dicendo che quello non era l’Handicappato Day. E via di #gasparridimettti sul tuitter.

La reazione più dura quella del bepputato matteo dall’osso che dall’emiciclo di Montecitorio ha chiesto le dimissioni di Gasparri e l’ha mandato a fanculo (letteralmente).

Capiamoci, Gasparri è una persona che in un paese normale verrebbe confinata al bar o al campo di bocce, e su questo siamo tutti d’accordo.

Qualche riflessione invece sarebbe bello farla su matteo dall’osso. Questo qui:

matteo dall'osso

Quello a sinistra, mentre quello a destra è quello dei microchip.
Matteo dall’osso è ammalato di sclerosi multipla e un attivo divulgatore della bufala secondo cui la sclerosi multipla sarebbe causata da metalli pesanti introdotti nel corpo ad esempio tramite le vecchie otturazioni dentarie.

Ovviamente non c’è alcuna evidenza di questa teoria, nessun dato che la confermi. Rimane una fantasia di dall’osso e di quelli che gli credono.
Dall’osso si è fatto togliere dell’otturazioni, dopodiché ha avuto un periodo in cui stava meglio e ha fatto due più due mettendo gli eventi in rapporto di causalità.
Se prima del periodo in cui è migliorato si fosse fatto un bagno nella merda di cavallo adesso andrebbe in giro a dire che per guarire dalla sclerosi multipla si deve fare il bagno nella merda di cavallo.

La scienza non funziona così (o ovviamente dall’osso non lo capisce, visto che da buon militante del M5S non sa niente di come funziona la scienza). Un singolo caso non dice nulla (non poco, nulla). Per iniziare a dedurre qualcosa servono esperimenti con numeri sufficientemente alti. Come dire, da un punto passano infinite rette: se mi dài un solo punto non mi dici niente. Se mi dài due punti inizio a intravedere una retta, se me ne dài tra posso identificare un seno e così via… Tanto più è complessa la realtà, tante più sono le variabili che potrebbero influire sul risultato tanti più sono i dati che ti servono per trarre delle conclusioni.
Un solo caso di un solo paziente non dice nulla.
Bisogna fare ricerca, analizzare una moltitudine di casi. Questa teoria dei metalli pesanti che causerebbero la sclerosi multipla non ha avuto alcuna conferma dalla ricerca.

Dall’osso invece va alla Camera a dire che lui è il caso vivente che la sclerosi multipla si combatte senza necessità di fare ricerca scientifica (tramite la sperimentazione animale) ma semplicemente disintossicandosi dai metalli pesanti.

Non c’è bisogno di altre prove, basta lui. Macché ricerche, macché pubblicazioni scientifiche revisionate da pari, macché controllo scientifico indipendente. Basta solo la sua storia che dovrebbe trovare applicazione per tutti.
Tanto che secondo lui e il suo sodale non c’è nemmeno bisogno di fare ricerca, ti fornisce già lui la soluzione.

Ora capite che questi tizi sono mille volte più pericolosi di gasparri. Perché questo far lo sbruffone, insulta a destra e a manca, ma tolto questo è una persona innocua. Certo, fa dei danni all’immagine del paese avere un vicepresidente del Senato che si comporti così, ma basta considerarlo per quello che è e tutto passa.

Il deputato dall’osso invece è pericoloso sul serio. Provate a immaginare cosa succederebbe se i due tizi della foto andassero al governo. Il giorno dopo chiuderebbero lo stabulario di Modena e tutti gli altri laboratorio dove si fa sperimentazione animale vanificando lustri di ricerca scientifica (vera). Nel contempo applicherebbero teorie non verificate scientificamente ai malati solo perché ne sono convinti loro. L’italia, se dall’osso andasse al governo, diventerebbe un paese in cui in ospedale ti tolgono le otturazioni dei denti per curarti dalla sclerosi multipla perché dall’osso si è convinto che è quello a causarla. Poi fa niente se non funziona, basta che lo dice dall’osso, mica c’è bisogno di fare ricerca.
La ricerca sarebbe bloccata all’istante e invece delle pubblicazioni scientifiche la fonte scientifica di riferimento diventerebbe il sito di dall’osso.
Roba da far sprofondare l’italia nel medioevo.

Per questo dico che a me Gasparri dà pure fastidio, ma di lui non mi importa più di tanto. Di gente come dall’osso invece sì. Se c’è qualcuno che si deve dimettere, per l’insulto alla scienza e alla ricerca, questo è dall’osso.

 

Due euro

February 8th, 2016 by mattia | 3 Comments | Filed in politica, riflessioni

Facciamo i conti della serva.

Sala ha preso 25.600 voti, Balzani 2.0516. La differenza sono 5.084 voti.

Per votare alle primarie bisognava pagare due euro, che per 5.084 fa 10.168 euro.
Alla Balzani bastava investire circa 10 mila euro e in automatico era lei la candidata sindaco. Certo, poi bisogna anche trovarle quelle 5 mila persone.
Ma che vuoi, a Milano ci sono 248 mila stranieri, di cui 42 mila filippini, 32 mila egiziani, 28 mila cinesi, 21 mila periviani, 16 mila singalesi, 13 mila equadoregni e 13 mila romeni.
Tu vai dal capoccia degli egiziani o dei filippini e gli dici: ti do un euro per ogni persona che mi porti. Metti anche due euro da dare a chi ti controlla ai seggi che porti davvero le persone.

In totale fanno 10 mila euro per i soldi necessari a votare e altri 10 mila euro (a star larghi) il sistema di reclutamento e controllo. Fanno 20 mila euro. Vuoi allargarti e avere un po’ di margine di sicurezza? Fai 30 mila euro.

Una cifra più che abbordabile, anche perché poi devi affrontare una campagna elettorale per diventare sindaco di Milano dove dovrai spendere più di un milione e mezzo di Euro (Pisapia spese 1,7 milioni). Figurati se non riesci a stanziare 30 mila euro per le primarie.

Stupida la Balzani a non pensarci.

Io lo dico da secoli, le primarie aperte a tutti sono un meccanismo pericolosissimo. Vuoi fare quello democratico? Benissimo, fai votare tutti gli iscritti al partito, magari con limitazioni del tipo che devono essere iscritti da almeno due o tre anni, per evitare che si vendano blocchi di tessere due settimane prima delle primarie (tessere di certo non vendute a due euro, tra l’altro).

Ma far votare chiunque passi per strada si presta a manipolazioni che si fanno con pochissimi soldi. Pensate anche solo se un partito avverso volesse sabotarle: che ci vuole a mandare i propri militanti e sostenitori in incognito a votare? Pensate che a Milano si conosca la fede politica di quello che vive due isolati più in là?

Se ci fosse un centrodestra organizzato a Milano avrebbe potuto mandare i suoi militanti a votare in gruppo il candidato con meno possibilità di farcela poi alle elezioni vere.

Che controllo hanno su chi viene a votare? Nessuno.

E forse non vogliono neanche averlo, perché se da una parte primarie in cui vota chiunque sono a rischio manipolazione con poche migliaia di euro dall’altra… be’, è utile avere un meccanismo per poterle manipolare.
Da una parte fanno finta di fare i democratici, dall’altra si tengono in tasca il loro bel strumento per eventualmente manipolare la scelta dei candidati con poco sforzo.

 

La Madonna coi baffi e i peli sulla schiena

February 7th, 2016 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza, politica

Prima di tutto vorrei ricordare a coloro che professandosi cattolici, divulgano una certa forma di cattolicesimo – magari non all’interno di quest’Aula, ma sicuramente al di fuori di essa – che forse non considerando il fatto che Gesù bambino stesso ha goduto di un padre che non era il suo padre naturale e non credo che questo sia mai stato concepito dal dettato del Vangelo come un elemento a discapito della serenità di questo bambino che per trent’anni è cresciuto con l’affetto di un padre consapevole di non essere il padre naturale.

la senatrice maria mussini via senato.it (evidenziazioni mie)

In molti si sono detti scandalizzati per questa affermazione della mussini in Senato durante la discussione della porcata cirinnà.

Si sono detti scandalizzati dicendo che era una blasfemia.
Sinceramente, chi se ne frega dell’eventuale blasfemia (che manco vedo). La blasfemia è solo negli occhi di chi la considera tale. Altrimenti se domani io dico che la carbonara mi fa schifo poi un gruppo di pastafariani può darmi del blasfemo. Cazzi loro se considerano un insulto alla pasta come balsfemia.

No, il problema di quella dichiarazione non sta nell’eventuale blasfemia, il problema è semplicemente che è una idiozia.
Una puttanata gigante.

Piccola nota: sarebbe bello capire cosa sa la senatrice mussini del rapporto di Gesù con San Giuseppe e come fa ad escludere che fosse conflittuale. Le notizie della fanciullezza di Gesù nei vangeli sono così scarne, Giuseppe non dice manco una parola. Anzi, se proprio vogliamo guardare Gesù aveva il suo bel modo di rispondere ai genitori, come quella volta che a dodici anni l’avevano perso e dopo averlo trovato nel tempio a parlare coi dottori quelli gli dissero “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” e Gesù rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” coi genitori che nemmeno capivano cosa volesse dire.
Posso solo immaginare come fosse serena l’atmosfera in casa con un bambino che ti risponde così.

Ma facciamo finta di niente, sorvoliamo su questo “dettaglio”. Poniamo pure che Gesù fosse cresciuto in un’atmosfera famigliare idilliaca.

Ecco, ha ragione la mussini quando dice che san Giuseppe non era il suo padre naturale. Ma… ma… ma era un maschio. E Maria una donna.
Donna+uomo, marito e moglie. Chiaro?
San Giuseppe che adotta il figlio di Maria non ha niente di diverso da migliaia di uomini che adottano il figlio della propria moglie. Cosa totalmente legale e che non mi risulta contestata da alcun cattolico.
Anzi, di cattolici eterosessuali che adottano figli, anche dei coniugi, sono piene le prime panche delle chiese.

Capisco che per una persona eletta col M5S capire un concetto, anche così banale, non è mai semplice. Ma Giuseppe che adotta Gesù non ha niente a che vedere con la porcata del ddl cirinnà, che invece prevede l’adozione del figlio del coniuge per coppie omosessuali.
Forse la mussini è un po’ distratta ma Giuseppe e Maria erano una coppia eterosessuale. Giuseppe non era il carpentiere dei Village people e la Madonna non era Mario, un geometra coi baffi e i peli sulla schiena.

 

Qualcuno glielo spieghi.