Archive for the ‘politica’ Category

Le parole che fanno scattare l’allarme

March 13th, 2014 by mattia | 2 Comments | Filed in politica

Penso che si debba creare una nuova regola del pollice, una di quelle regole di base che benché non necessariamente precise ti aiutano a dare una valutazione veloce.
Ci serve una regola prudenziale, tipo un campanello d’allarme che si deve accendere in automatico per metterci sul chi va là.

La regola che propongo è:

ogni volta che un politico propone cose mirabolanti e nella stessa frase mette le parole cassa depositi e prestiti spending review la probabilità che sia una una balla tende a 1.

Ché per carità, lo sappiamo tutti che ci sono molti sprechi, figuriamoci se non si può risparmiare tanto denaro tagliando gli sprechi sulla spesa. Ma farlo è un po’ più complicato. Prima mi fai vedere i soldi che hai già recuperato (non che speri di recuperare) con la revisione della spesa, prima me li fai ballare sul tavolo, e poi ti dico ok.

Altrimenti finiamo che va a finire come l’altra volta, che da una parte il governo tagliava le tasse ma per farlo diminuiva i trasferimenti alle regioni che contestualmente dovevano aumentare l’addizionale irpef e in busta paga c’era pure chi ci perdeva.
Ora, fatemi vedere cosa tagliate con questa fantomatica revisione della spesa e dimostratemi che nessun altro ente dovrà aumentare un balzello per poter garantire un servizio essenziale.

Altrimenti sono solo numeri di fantasia.

 

Fra venti anni

March 13th, 2014 by mattia | Comments Off | Filed in politica, riflessioni

Questa sera sentivo i giornalisti sottolineare di continuo (ma davvero di continuo, era un canale all nius) il fatto che Renzi ha presentato il suo piano fiscale usando le slaid. Che novità! Che novità! Mai visto! Che cambio di registro comunicativo (ci sta sempre bene registro comunicativo).

Poi tra vent’anni arriveranno anche loro alla fase… no, le slaid no, pietà! Uccidete il paue point!

Dategli tempo e ci arriveranno anche loro.

The special need

March 10th, 2014 by mattia | 11 Comments | Filed in politica, praga, repubblica ceca, riflessioni

Ieri sono andato a vedere il film “The special need”. Menzione di disonore per il mio cinema preferito che mi ha fatto pagare 90 corone al posto delle consuete 50 che pago in quanto membro del club, perché il film faceva parte di una rassegna quindi la carta membro non valeva. Grazie, neh.

Comunque, il film è un reportage che racconta la storia di Enea, un disabile mentale di 29 anni, che ha voglia di ciulare. Ma ovviamente ha difficoltà a trovare una che gliela dia.

Allora questi suoi due amici decidono di risolvere la situazione trovandogli una pelanda, e così si mettono a cercargliene una per le vie di Udine disposta a fare questo servizio, ma ricevono solo rifiuti.
Non sapendo più cosa fare decidono di portarlo in un bordello austriaco. Tutti sul furgone, gita estiva, e puntata al bordello.
Solo che l’ambiente inquieta Enea che preferisce non puciare il biscotto.

A quel punto si ricordano che gli avevano segnalato un centro in Germania in cui fanno dei percorsi di avvicinamento al sesso per i disabili con l’ausilio di psicologhe.  Rotta verso la Germania.
Lì Enea viene condotto passo passo verso la scoperta della fisicità: non sono semplicemente pelande che aprono le gambe e via. Sono psicologhe che fanno capire il senso e i limiti di quella esperienza. Passano alcuni giorni assieme, facendo cene comuni in cui si parla e ci si confronta, poi arriva il momento del toccarsi e poi eventualmente anche quello del rapporto sessuale. Tutto molto graduale. Prima ci si massaggia, poi ci si tocca…

Nel film poi Enea decide di non puciare il biscotto perché ha capito che quella non sarebbe stata la donna della sua vita, però torna in italia soddisfatto e rilassato. È stata un’esperienza utile anche così, solo con toccatine e leccatine, ha capito cosa vuole.

La cosa che mi ha stupito di più nel film (e lo dico consapevole di tutti i limiti della trasposizione cinematografica) è la dolcezza con cui questa signora tedesca accompagna Enea nella scoperta della sessualità. Scordatevi la pelanda rozza, col trucco pesante,  la minigonna a giro passera e la cingomma perennemente in bocca. Era una signora acqua e sapone di una certa età che emanava serenità. Il tutto in un ambiente che sembrava uno scialè di montagna. Se Enea poteva essere spaventato dall’ambiente di un bordello, un ambiente che può intimorire, lì invece si è trovato a suo agio e si è rilassato. Ha trovato persone che prima di tutto l’hanno preparato psicologicamente a quello che stava per vivere.

Togliamo pure il discorso della legalizzazione della prostituzione dal tavolo per un momento. Non parliamo di quello. Parliamo piuttosto dell’assistenza sessuale ai disabili. Non so voi, ma io penso che la possibilità di avere centri come questo sia un parametro di civiltà di un paese.
Dico che non si parla di legalizzazione della prostituzione in senso classico perché non è la stessa cosa. Sì, tecnicamente è prostituzione, ché è pur sempre sesso a pagamento. Ma qui si parla di un servizio per persone disabili, fisicamente o mentalmente. Persone che nonostante la propria disabilità hanno comunque pulsioni sessuali. Già, perché noi siccome li vediamo disabili pensiamo siano asessuati, come se gli ormoni sparissero dal corpo magicamente in un disabile.
No, gli ormoni gli girano comunque e il desiderio sessuale ce l’hanno comunque, ma non possono avere relazioni sociali come noi per soddisfarlo.
Non solo, non possono nemmeno avvalersi del classico mercato della prostituzione, ché da una parte è difficile trovare una prostituta che accetti (e anche quando accetta non è comunque professionalmente preparata a quel tipo di cliente, non saprebbe come affrontare la situazione a seconda della diversa disabilità), mentre dall’altra parte la persona disabile spesso non ha solo bisogno di una prostituta, ha bisogno di un percorso di avvicinamento al sesso in cui viene condotto con gradualità e dolcezza alla scoperta della propria fisicità. Non gli puoi semplicemente dare una pelanda che apre le gambe e gli dice mettilo dentro mentre mastica la cingomma. Non puoi portarlo in un ambiente come un bordello dove non si sentirebbe a suo agio.

Ecco, secondo me avere delle persone specializzate, delle persone che anche di natura sono sensibili, delle persone che sono state opportunamente istruite e preparate che offrono questo servizio ai disabili, ebbene è un segno di civiltà di un paese.
Vi dirò di più, mi sembra persino un gesto di carità cristiana. Ché non si capisce perché mendare le piaghe purulente di un malato o pulire il culo a un infermo siano atta di carità cristiana mentre regalare un momento di affetto che risponde a un bisogno fisico altrettanto importante non sia atto di carità cristiana.
Io vedevo quella signora tedesca che si offriva nell’accompagnare Enea con dolcezza in un’esperienza fisica che gli sarebbe stata negata da chiunque e vedevo un grande atto di carità cristiana.

Ma lasciamola pure perdere la carità cristiana, ché quelli sono fatti della religione. Stiamo pure sul livello dello Stato e della legge: perché non rendere legale questi centri di assistenza sessuale per i disabili?
Fossi in Parlamento sarebbe la prima proposta di legge che depositerei. Con tutti i paletti del caso, obbligando chi vi opera a seguire dei corsi specifici affinché non diventi un normale bordello ma un centro specializzato che sa come operare coi disabili. Corsi di psicologia prima di tutto. Studiando l’esperienza di questi centri dove già lo fanno, ad esempio.

Oh sì, poi arriveranno quelli coi vari tabù a dire che è comunque prostituzione. Ma quelli abbiamo smesso di ascoltarli da tempo, no?

Loretta

March 7th, 2014 by mattia | 10 Comments | Filed in ignoranza, politica

Ancora una volta si parla di quote rosa. Anzi, adesso la chiamano parità di genere, in omaggio alla ipocrita tendenza italica a inventarsi nomi nuovi ogni qualche anno per definire lo stesso concetto, quasi che i nomi si consumino e si debba inventarne uno più fresco.

Io ho finito le parole, non so più come dirlo che le quote rosa sono una incredibile stronzata. Paradossalmente viene pure spacciata come segno di progresso, mentre invece è un sintomo di rincoglionimento acuto di un paese.

La vera parità di genere si ha quando tutti possono candidarsi, uomini o donne che siano. Il progresso civile di un paese avviene quando apri i diritti di candidatura a tutti, senza differenza di genere. Una volta che hai dato la possibilità alle donne di candidarsi c’è già la parità di genere. Tutto quello che viene fuori è una regressione del livello di civiltà.

Si era parlato di adottare un sistema (come alle comunali) per cui si danno due preferenze necessariamente a due persone di sesso diverso. Questo è un tipico esempio di regressione del livello civile di un paese. Tu puoi decidere di darmi la possibilità di scegliere quali candidati della lista votare oppure darmi la lista bloccata, o così o niente. Ma se mi dài le preferenze allora mi devi concedere di votare chi voglio io, non chi vuoi tu.
Magari qualcuno di voi ha già votato per il proprio consiglio comunale con la nuova legge, e magari scorrendo la lista di candidati ha trovato due uomini molto in gamba che avrebbe voluto votare, ma non poteva perché uno doveva essere donna. Oppure ha trovato due donne bravissime ma non poteva votarle entrambe perché due donne non si possono votare.
È una cosa odiosa. A quel punto non darmi le preferenze, dammi il pacchetto completo, prendere o lasciare. Ma così no, mi sta prendendo in giro.

Una legge che ti obbliga a scegliere chi votare includendo nei fattori di scelta il fatto che il candidato abbia un pene o una vagina è una legge demenziale, è una regressione della democrazia.
Il fatto che lo dipingano invece come un progresso civile è incredibile.

Ma so bene che questi discorsi sono difficili da mandare giù per l’opinione pubblica composta da decerebrati abituati a starnazzare slogan anziché a ragionare.
Allora facciamo come Asterix contro la burocrazia: combattiamo questa scemenza sullo stesso piano.

Facciamo la parità di genere? Ci sto.
Io mi candido, ma pretendo di essere considerato una donna. Sono anche disposto a mettere due michette sotto la camicia per far finta di avere le tette.
No scusa, che diritto hai tu di dirmi che sono un uomo? Pazza! La mia identità di genere la decido io! Transofobo!!!
Ho detto che sono una donna, e pretendo che lo Stato mi rispetti e mi consideri donna. Altrimenti è uno Stato canaglia, uno stato transfobico, roba da Iran! Vergogna! Oggi non rispettate l’identità di genere e domani cosa? La forca?

Volete fare i politicamente corretti? Io vi batto facendo quello più politicamente corretto di voi.
Volete la parità di genere alle elezioni? Io pretendo che ogni candidato sia libero di dichiarare di essere uomo o donna, per come si sente di essere. Lo pretendo perché pretendo il rispetto dell’identità di genere.

Provocazione? Ma anche no. Ci fosse stata una legge del genere all’epoca, Luxuria sarebbe stato catalogato come uomo (essendo ancora dotato di pene) o come donna (come invece si sente di essere)? Nel primo caso non avreste gridato allo scandalo, dicendo che catalogarlo come uomo era irrispettoso della sua identità di genere?
E allora dovete consentire a tutti di dichiararsi uomo o donna al momento della candidatura. Mica puoi consentirlo a Luxuria ma non agli altri.

A quel punto puoi fare una lista di tutti uomini e sulla carta dichiari che metà sono donne.
Scacco matto alle quote rosa.

Coglioni.

Il dono

March 5th, 2014 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, Uncategorized

In una qualsiasi realtà del mondo che non sia l’Italia, essere italiani è un dono. In una qualsiasi realtà del mondo che non siano i nostri Palazzi dei poteri, essere italiani è un elemento di bellezza che non so quanto salvi il mondo, ma sicuramente salva l’export delle nostre aziende.

Matteo Renzi al Senato settimana scorsa

Un po’ come quando i ciellini iniziano a farti quei discorsi supercazzola sulla bellezza e l’infinito. Se in una frase senti le parole bellezzainfinito sei quasi sicuro che sia una supercazzola, sono come spie lampeggianti di pericolo cazzata (se poi c’è un tendere all’infinito hai la certezza matematica che sia una cazzata).
Se invece non parla un ciellino, di solito l’infinito lo lasciano perdere, si limitano alla bellezza.

Eh, la bellezza. Siamo con le pezze al culo, però… oh, la bellezza. Il sogno, l’aspirazione, il vogliamo crederci.
È che ai corsi per piccoli apprendisti politici insegnano che per vincere devi far sognare la gente, devi farla emozionare. Allora tiri fuori cose come la bellezza.
Se poi sei uno figo componi frasi in cui vedi la bellezza nella vecchietta che fa fatica ma non si arrende, in chi si dedica all’altro nel volontariato, nel piccolo imprenditore che fa di tutto per mandare avanti la sua azienda (bisogna essere paraculi e leccare un po’ ovunque). Sì, insomma, non sei mica il ragazzetto che fa discorsi banali sulla bellezza di un tramonto per creare l’atmosfera giusta e limonarti la ragazza con cui sei uscito. Devi infilare la bellezza nei posti più impensati e costruirti una masturbazione mentale senza senso per reggere il discorso. Ma proprio perché senza senso la gente si ferma a pensarci e si sente ispirata.

Un po’ come quella volta che vidi una prova generale di uno spettacolo teatrale e alla fine il protagonista, solo sul palco, chiuse lo spettacolo dicendo “perché tutto il senso è qua, in una pallina bianca“. E mentre lo diceva fissava la pallina bianca che teneva fra le dita.
Dopo lo spettacolo ci spiegò che non aveva nessun senso. Si erano inventati questa cosa della pallina per affascinare gli spettatori, mica che pensavano che avesse veramente un senso. Ognuno ci vedeva quello che voleva, l’importante era far scena, era emozionare.

Ho provato la stessa sensazione quando Renzi si è messo a dire che fuori dall’italia essere italiani è un dono.
Dono è una di quelle parole che fa il paio cone bellezza e infinito.
Quella di Renzi è la tipica frase che fa sognare: il suo scopo è solo quello di far emozionare chi ascolta. Ti sta dicendo: oh, guarda che noi siamo fortunati ad essere italiani, ci invidiano nel mondo, e noi ci piangiamo addosso. Forza, un po’ di orgoglio, siamo capaci di cose bellissime!

Renzi con questa frase fa il motivatore, ti stuzzica quella cosa dentro nell’anima che ti dà voglia di fare, ti emoziona.
Il problema è che si tratta di una frase vuota, proprio come quella pallina dello spettacolo teatrale. Una frase buttata lì solo con scopo psicologico, ma priva di senso.

Ho letto la biografia di Renzi e non mi sembra di aver notato alcuna esperienza di rilievo all’estero: come fa a dire che fuori dall’italia essere italiani è un dono? Quali sono le sue esperienze estere?
Forse per quei cinque giorni in cui prende e va negli U.S. of A. a fare la fila per salutare Obama? Forse perché quando arriva un ospite di straniero di riguardo a Firenze e lo porta agli Uffizi e questo gli dice che sono fortunati ad avere una città così bella?

Curiosamente il giorno prima di questo dibattito al Senato parlavo con un amico che studia in un paese nordeuropeo il quale mi raccontava un episodio particolarmente spiacevole. Serata a casa di amici, una specie di festicciola: a un certo punto finiscono i piatti puliti e un tedesco si alza per andare a lavarli. Il mio amico lo segue e gli dice “ok, tu li lavi e io li asciugo“. Il tedesco, invece di ringraziare, gli risponde “toh, strano che ti sei proposto spontaneamente visto che sei italiano“.
Egli, molto diplomaticamente gli ha risposto “e allora arrangiati“. Io gli avrei risposto decisamente peggio.
Ma il punto è che per quel tedesco italiano è sinonimo di scansafatiche.

È evidente che più sali di livello e più questi fenomeni diventano rari. Perché più le persone sono educate e più evitano di fare battute del genere, ché sanno che fare battute sull’origine delle persone è una cosa che sta male.
Non le fanno, ma le pensano. E quando ormai sei abbastanza in confidenza gli scappano fuori.

Non voglio parlare di quello che mi sono sentito dire io di spiacevole.
Diciamo solo che la cosa che mi urta meno è quando si stupiscono che arrivo puntuale. Siccome hai un passaporto italiano in tasca dànno per garantito che arrivi con minimo 10 o 15 minuti di ritardo. E se arrivi puntale ti dicono “ma come, italiano puntuale ??? ah ah ah“.
Altre volte ci vanno giù più pesante.

Insomma, essere italiano all’estero è un handicap. Oh certo, mica quando vai a fare una vacanza all’estero e cerchi di rimorchiare una ragazza facendo il latin lover dipingendo le bellezze italiche. Io parlo di quando all’estero ci vivi e ci lavori.
Sì, delle volte mi sento ancora chiedere “cosa ci fai in Rep. Ceca?!?” da cechi che evidentemente pensano ancora che a Milano si faccia la bella vita e che non sanno che invece Praga è presa d’assalto da italiani (e spagnoli) che cercano lavoro. Sì, pensano ancora che sei un pazzo ad esserti trasferito in Rep. Ceca. Ma poi il giudizio che hanno di te è sempre lo stesso, i pregiudizi sempre gli stessi.

Allora essere italiano è una palla al piede: ti vengono attribuite caratteristiche negative come l’inaffidabilità (pensano tutti che passi la giornata a ballare la tarantella anziché lavorare), la scarsa puntualità, la scarsa conoscenza delle lingue… Oh già, quante volte mi sono sentito dire che dal mio accento inglese – quando lo maschero a dovere – non si capisce la mia origine… dopodiché si mettono a imitare un italiano che parla inglese come l’italiano a Malta e sghignazzano.

Quando ero in Giappone e mi chiedevano どこから来ますか rispondevo sempre che venivo dalla Rep. Ceca. Il che tecnicamente era vero, ché per il Giappone mi sono imbarcato dall’aeroporto di Praga. Poi per un bizzarro errore sul permesso di soggiorno avevano scritto che ero di nazionalità ceca.
Ma lo dicevo perché in Giappone nessuno conosceva la Rep. Ceca. Un 5% si ricordava della Cecoslovacchia, ma il restante 95% nemmeno di quella, figuratevi della Rep. Ceca (solo una volta mi sono trovato una giapponese che conosceva Praga e ci siamo messi a parlare di Dvorak, per dire). Dicendo che venivo dalla Rep. Ceca saltavo a piè pari tutti i luoghi comuni e i pregiudizi sugli italiani. Era sublime.

Anonimizzare la propria origine era una liberazione, all’improvviso diventavo una persona proveniente da un paese per loro sconosciuto, di cui non sapevano niente e quindi non potevano inquadrarmi dentro un loro schema di luoghi comuni e frasi fatte. Se volevano parlare con me dovevano chiedermi qualcosa e scoprire chi ero. Chi ero io Mattia. Mattia e basta, non Mattia il francese, Mattia il tedesco, Mattia lo statunitense…
Dovevano scoprire me, senza idee preconfezionate da cui partire. Ero una carta bianca da scoprire.

Scrollarsi di dosso i pregiudizi che accompagnano l’italiano è fantastico, non devi più pagare per gli errori che fanno gli italiani, non devi più mangiar rabbia per quelli che ti giudicano attribuendoti le peggiori caratteristiche degli italiani prima ancora di conoscerti (e delle volte persino dopo averti conosciuto).

Mi direte: colpa di quella gente che ha i pregiudizi. Sono loro che sbagliano.
Vero. Però c’è un fatto: essere italiano all’estero non è un dono, come dice Renzi. È un freno a mano tirato carico di pregiudizi per cui devi lavorare il doppio se vuoi guadagnarti fiducia.
Può non piacere, può sembrare ingiusto, puoi dirmi che è colpa della gente che ha i pregiudizi, ma è così.

Dire che essere italiani fuori dall’italia è un dono è una dimostrazione di quanta superficialità, di quanta stereotipizzazione si ha di come l’italia viene vista all’estero.
È un riempire il discorso di parole un tanto al chilogrammo per emozionare. Va bene se sei l’allenatore di una squadra di calcio che deve dare la grinta ai giocatori, ma non quando sei il Presidente del Consiglio.

Il nomignolo giusto

March 3rd, 2014 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

Al tempo stesso il Governo italiano esorta le autorità di Kiev a promuovere ogni sforzo volto alla stabilità e alla pacificazione del Paese nel rispetto della legalità e della tutela delle minoranze.

via governo.it

Prendete quelli che si inventano i nomignoli scemi storpiando i nomi della gente o prendendoli in giro perché bassi, ebeti, pelati…
Se solo avessero messo il naso fuori casa (o in un libro di storia) adesso chiamerebbero il presidente del consiglio Matteo Chamberlain. O Chamberenzi se proprio vogliono fare i simpatici.

Perché siamo lì.
A leggere quelle parole mi sembra di essere preso in giro alla stesa maniera. No, non è diplomazia, è una presa per il culo. Ha già fallito, non puoi nasconderti dietro lo stesso frenulo. Almeno inventati una scusa nuova.

 

 

Banalmente

March 2nd, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in politica

Ogni volta la stessa storia.
Lo scorso governo fu la Biancofiore, adesso Gentile. Prima li nominano sottosegretari e poi scatta il pressing per farli dimettere perché salta fuori qualche magagna.
Ma dico: non potrebbero nominare ministri, viceministri e sottosegretari tutti assieme e dopo, solo dopo, chiedere al fiducia al Parlamento?
Così se qualcuno ha qualcosa in contrario nega la fiducia, non si fa questo teatrino del pretendere le dimissioni.
Perché uno dovrebbe votare la fiducia senza sapere i sottosegretari?

Il carteggio segreto

February 25th, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in politica

- Maaaa, senti un po’ Graziano. Che non si pò far nulla per sti grillini?
- In che senso?
- Nel senso che mi sono un po’ stufato sai? Miha che son venuto qui a farmi prendere in giro da que quattro bischeri. Figlio di trojka m’ha detto. Ma io gli faccio vedere di che pasta son fat..
- Calmo, Matteo. Sta’ calmo e metti la mano davanti alla bocca.
- E che c’entra ora la mano alla bocca?
- Non li vedi? Sono lì in tribuna. Dimenticati i fotografi, hai almeno cinque telecamere che ti riprendono di continuo, tre in primo piano. Aspettano solo che tu dica una frase sbagliata per leggerti il labiale e mettere il filmato sul colonnino destro.
- Quello con i gattini e le chiappe della unzicher?
- Proprio quello. Quindi se non vuoi finire tra i gattini e le chiappe della unzicher mentre dici qualcosa che non vuoi far sentire metti la mano davanti alla bocca.
- Così?
- Ecco, bravo, così.
- Ma non si sente niente se parliamo così.
- Ti abituerai, fidati.
- Ma dicevo, che non si po’ far nulla per sti bischeri?
- E che vuoi fare? Mica puoi zittirli..
- Eppure, una volta uno si permise di offendere in consiglio comunale e io come Sindaco…
- Matteo…
- Dimmi.
- Hai scassato il cazzo con ‘sta storia che sei Sindaco.
- Eh?
- Anche io ho fatto il sindaco, ma mica lo vado a raccontare urbi et orbi ogni mezz’ora. Ebbasta.
- Hai ragione Graziano. Però quella volta come Sindaco…
- Matteo?
- ok, ok, però l’aneddoto era interessante. Pensa che poi quello lì che offendeva…
- Non mi interessa, qui siamo in Parlamento, c’è l’immunità. Possono anche dirti che sei figlio di troia e non ne rispondono. Bisogna solo sopportare.
- Ma miha lo so se mi va di sopportare tutti questi insulti, sai. Mi ha dato del Giorgio Mastrota, quello lì. O tu guarda.
Ma come si permette, sto grullo.
- Pazienza, Matteo, porta pazienza.
- Che noia che sei Graziano. E che mi devo far dare del figlio di trojka così senza rispondere?
- Dopo puoi parlare. Però…
- Però cosa?
- Però ricordati che la tua risposta andrà su internet. La estrapoleranno. Solo quella frase lì, da sola. Sembrerà che stai qui ad azzuffarti coi ragazzetti del cinquestelle a colpi di battute.
- E invece?
- E invece sei qui per il paese. Chiaro? La chiave è per il paese.
- Ah, ok, per il paese. Grande Graziano. Dovrei ascoltarti più spesso.
- Eeeehhhh
- Sai cosa faccio?
- Lo temo.
- Li frego io questi figli di Casaleggio.
- Ti prego, dimmi che non li chiamerai figli di Casaleggio nella replica.
- Ma no. Non ti preoccupare. Li frego in una maniera più subdola.
- Spiega…. e tieni quella mano davanti alla bocca.
- È che mi va in cancrena il braccio! Dicevo. Noi siamo per il paese, no?
- Sì.
- E loro sono qui solo a far caciara.
- Bravo, Matteo. Noi siamo qui per ottenere risultati concreti per il paese e loro sono qui solo a far caciara.
- Perfetto ho capito lo schema. Ora, io scrivo un biglietto a uno dei loro e dico cose tipo:
ma dai ragazzi, non dovete fare sempre così. Capisco che per esigenze di comunicazione dovete apparire contro il governo. Però su alcuni temi possiamo confrontarci. Che io non sono qui a scontrarmi ma per confrontarmi.
- Sì, ok. Ci può stare. Però…
- Aspetta, aspetta. Adesso lo scrivo e glielo mando.

[...]

- Matteo, il commesso ha portato questo per te.
- Grande Graziano. Mitico. Vediamo che ha scritto… bingo. Fa quello che vuole apparire uguale nel privato e nel pubblico, gli stessi slogan. E adesso io gli scrivo che…
- Matteo, non capisco dove vuoi andare a parare.
- Aspetta, aspetta. Allora, adesso io gli scrivo che voglio confrontarmi miha per fare le inciuciate. Gli dico che voglio confrontarmi alla luce del sole nell’interesse dei cittadini. Giusto, no? Noi siamo quelli dalla parte dei cittadini.
- Esatto, però…
- Aspetta Graziano, quanta fretta! Allora, noi siamo dalla parte dei cittadini. Lo scrivo. Ecco. Anzi, lo ripeto: lavoriamo insieme negli interessi degli italiani. Fiho, no?
- Un po’ banalotto, ma ci sta.
- Ma il concetto è quello, no? Loro fanno casino e battutine mentre io cerco la loro collaborazione negli interessi degli italiani. Perché noi siamo quelli che stanno dalla parte degli italiani.
- Bravo.
- Miha che io sognavo di fare il premier a 19 anni e fotte sega degli italiani.
- La mano davanti alla bocca Matteo. Santo cielo!
- Ecco, ecco.
- E non dimenticartela più. Quello che però non capisco…
- Aspetta. Firmo, chiamo il commesso e glielo faccio portare. Ti piace il pennarellino rosso?
- Matteo, per piacere.
- Ma dai, era per chiederti un consiglio. Hai sentito a Sky, hanno parlato due minuti e trenta degli evidenziatori.
- Mmmm.
- Allora, che dici del pennarello rosso?
- Ma che vuoi che dica? Non capisco perché ti interessi così tanto. Anzi, non capisco proprio dove vuoi andare a parare. Ho capito che vuoi vendicarti degli insulti, ma a che servono i bigliettini? È tutta roba tra di voi.
- Vedi Graziano, tu hai più esperienza d’aula e sai dirmi con un colpo d’occhio quante telecamere sono puntate di continuo su di me. Io invece sono entrato qui per la prima volta oggi. Però i grullini li conosco meglio di te. Lo vedi quello lì alla terza riga dall’alto? Esatto, quello lì. Il primo messaggio era un’esca e ci sono cascati in pieno. Prima di mandarmi la risposta l’hanno fotografata collo smartfon. Ha cercato di nascondersi ma io l’ho visto. Perché credi che facesse le foto al biglietto prima di mandarmelo? Per tenerlo nel suo archivio privato?
- Suppongo di no…
- E supponi bene. Era il segno che il carteggio sarebbe uscito su feisbuc, tuitter o il porc…
- La mano, Matteo, la mano!
- Ecco. Dicevo, sapendo che il carteggio sarebbe uscito su internet, nel secondo messaggio mi sono lasciato andare. E ho scritto per ben due volte che noi eravamo per l’interesse dei cittadini e degli italiani. E volevamo confrontarci su quello.
- E quindi?
- E quindi aspetta un paio d’ore e vedrai. Questi pubblicheranno i biglietti su internet e io farò la figura di quello che vuole confrontarsi sui temi reali nell’interessi dei cittadini ma che purtroppo mi trovo davanti dei grulli che sanno solo far caciara. E non lo dico io, sono loro che lo dicono. Anzi, farò pure finta di arrabbiarmi un po’ perché pubblicano la corrispondenza privata, così sembra che quello che ho scritto è ancora più autentico.
- E loro si fregano con le loro mani.
- Esatto.
- Però, scusa, chi ti dice che non mangino la foglia? Si capisce che hai scritto quelle cose nei biglietti pensando che poi divenissero pubblici. Dai, sembra un comizio… nell’interesse degli italiani. Via! No, Matteo, quelli se ne accorgono e non pubblicano niente. È troppo evidente che tu fai bella figura e loro fanno la figura dei casinisti. No, no…
- Graziano, fidati, pubblicheranno tutto.
- Dici?
- Dico. Un grillino davanti a un carteggio segreto è come un sedicenne davanti a una fiha: non capisce più niente e perde la testa. Lo sai il gusto che hanno per svelare i segreti del palazzo? Oh che tu non ti ricordi quando andavano in giro a parlare di lobbisti nel corridoi di Montecitorio colle registrazioni fatte di nascosto?
- Sì, che poi invece si è scoperto…
- È che quando sentono aria di scup questi perdono la testa. Si sentono le Iene, vanno matti per queste cose.
- E non si accorgono…
- … che in quel carteggio ci fanno una magra figura mentre io ne esco bene.
- Ma loro lo presenteranno in modo che..
- Oh, sì, lo so bene. Loro lo presenteranno alla loro maniera, con quei titoli tipo “il berlusconi bis smascherato! leggi il carteggio segreto!“. Oppure “Vi sveliamo i metodi della Casta! Ecco cosa scrivono per spingerci all’inciucio! Ma noi non ci stiamoooo!!111!1!“. E io loro sostenitori accaniti ci crederanno. Oh sì, loro sì. Quelli che ad ogni peto che caricano su iutiube commentano “grandi! fategliele vedere! mitici cinque stelle! siete er mejo“, ecco quelli garantito che ci cascano. È gente che a grillo gli fanno l’applauso anche se gli caha in testa, capirai.
Ma poi quel carteggio finisce sul colonnino, no? Tra i gattini e le chiappe…
- della unzicher.
- Bravo, della unzicher. E quindi lo vedono tutti. Miha ho bisogno di convertire i fanatici grillini io. Devo far capire agli indecisi che io sono qui per il bene dei cittadini, perché noi siamo qui…
- sì, Matteo, per il bene dei cittadini.
- Ecco. E quindi davanti a tutti io faccio una bella figura di quello responsabile, per il bene dei cittadini, e loro fanno la figura dei grulli.
- Mmmmm. Ci può stare. Chissà se però li pubblicano davvero…

 

 

- Oh Carlo, guarda qua.
- Che c’è guagliò?
- Renzi mi ha mandato un biglietto!
- Grande Gigi! Fa’ ‘na foto!
- Eh?
- Sì, sì, fa’ ‘na foto. E poi scrivigli delle banche.
- E che c’entra le banche?
- Massì, quella cosa lì, il signoraggio.
- A Carlè, sempre lì tu vai.
- E chettefrega. Tu scrivi dei miliardi alle banche. E poi fotografa il biglietto.
- Il mio?
- Il tuo, il tuo,  Gigì. Che poi mettiamo tutto in rete. E lo freghiamo, quel figlio di Trojka.
- Eh eh… mi fai sempre ridere quando lo chiami così, cumpà.
- Te piace no, “figlio di Trojka”? Eh eh eh
- Ecco, faccio la foto…
- Ecchefai, giù, nasconditi, ché senno ti vede.
- Giusto Carlo…. fatto.
- Ebbravo.
- Eggrazie.
- Commesso?

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