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Ascoltare La Russa mentre si taglia il cobalto

June 7th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in ignoranza, politica
Questo pomeriggio mi sono trovato a segare dei pezzi di cobalto per gli esperimenti che sto facendo qui a Madrid.

Non so se avete mai segato del cobalto. Mica tanto poi, ne dovevo segare pezzettini da 2,1032 g, ma 2 grammi di cobalto pur sempre un bel pezzettino sono. Dicevo, non so se vi è mai capitato: per me era la prima volta e non solo come dirlo in maniera educata, ma è una enorme rottura di coglioni.

Il cobalto è un materiale durissimo per cui anche se ne devi segare solo un pezzettino non ti passa più. Aggiungi che devi farlo bardato di tutto punto con le opportune protezioni per evitare di respirarlo e ti rendi conto del perché grondavo sudore.

No, non è questo un post per raccontare la dura vita del ricercatore (ché poi altrimenti arrivano quelli che mi dicono di andare a lavorare in fonderia). Era solo per dire che mi serviva un diversivo in questa attività, quindi ho preso il cellulare e mi sono messo ad ascoltare il dibattito parlamentare in diretta dalla Camera trasmesso su Youtube nel quale si discuteva la legge elettorale.
Così, giusto per rincuorarsi, ché c'è chi sta in posti peggiori rispetto al sottoscritto che sega il cobalto.

Piccola notizia (che non so quanto passerà dai giornali): la legge che stanno approvando è incostituzionale. Ma non per quelle seghe mentali che usano di solito per giustificare l'incostituzionalità. È proprio palesemente incostituzionale.

Nella legge c'è infatti una clausola per cui se si va a votare subito i nuovi collegi della Camera sono definiti in base ai vecchi collegi del Mattarellum. Perché evidentemente non ci sarebbe il tempo per una commissione tecnica di definire i nuovi collegi in tempo.
Piccolo problema. La costituzione dice:
art. 50




La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.




Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.


I collegi devono essere disegnati sulla base dell'ultimo censimento.
In questo caso quello del 2011. Qui invece si parla di andare i collegi disegnati nel 1993 sulla base del censimento del 1991.

Per non definire incostituzionale una cosa del genere ci vuole una faccia da culo non indifferente.
Poi ci sarebbero altri profili di incostituzionalità sui quali si può argomentare, ma questo...
Novanta su cento questa legge verrà cassata come incostituzionale. E il nuovo parlamento dovrà farne un'altra che al mio mercato mio padre comprò.

Ma la cosa di cui volevo parlare non era neanche questa.
La cosa che più mi ha fatto divertire è stata la parte dei pareri agli emendamenti. In pratica c'era la boldrini che per ogni emendamento chiedeva il parere ai relatori di maggioranza e minoranza, pareri che poi deve ricordare al momento del voto. Quindi la scena era questa: la boldrini chiamava il parere per un emendamento e ai primi banchi c'erano Fiano, La Russa, Gigli e Distato che dicevano "favorevole, contrario, mi rimetto all'aula...".

Fin qui nulla di strano. La cosa buffa era l'enorme confusione che regnava in questo procedimento. Era tutto cartaceo. Avevano alcuni emendamenti su di un fascicolo, altri su fogli volanti. La Russa non sapeva mai a che pagina erano e dovevano dirglielo. Più di una volta ci si fermava perché non sapevano se un emendamento era stato ritirano o no. Un bordello della madonna con questi quattro cristi che maneggiavano cartaccia sul tavolo e non si raccapezzavano più.



La cosa assurda è che chiunque sentendo quelle procedure avrebbe pensato a una database relazionale.
C'è il testo base della legge, l'emendamento, l'emendamento dell'emendamento; c'è il deputato che è autore di un emendamento, c'è la regola per cui c'è un numero massimo di emendamenti... C'è un campo booleano per valido/ritirato... Tutto gestibile con facilità con un database relazionale.

Date le regole a una casa produttrice di software e in un mese (?) vi crea un programma di gestione delle sedute che consente al povero La Russa di turno di avere sotto mano un tablet su cui gli appare l'emendamento a cui deve dare un parere, dove il parere l'aveva memorizzato la sera prima nel sistema mentre leggeva gli emendamenti nel dopocena. Senza dover scartabellare un fascicolo perché non sa più a che pagina sono.

Lo so che i paragoni tra istituzioni e azienda sono pelosi, ma porca vacca in una qualsiasi azienda quando vedi gente strapagata che butta via tempo a fare una cosa in modo così inefficiente ti fai fare un programma che rende tutto automatico e semplice.
Guardate che è davvero una banalità.

A me sembravano veramente fuori dal mondo. Come se il tempo che stavano buttando via non costasse niente, come se fosse normale buttare via tutto quel tempo.

Allucinante.

 





I ricchi sono pochi

May 24th, 2017 by mattia | 17 Comments | Filed in politica
Il Movimento Cinque Stelle, in questi mesi, sta cercando di raccogliere idee in vista delle elezioni e si confronta con economisti che considera autorevoli e affidabili come fonti di ispirazione.

via il fatto quotidiano

Vediamo dunque cosa dice questo economista che illumina i grillini. Ad esempio quando si tratta di recuperare 20 miliardi per coprire il reddito di cittadinanza.

[Per la cronaca, i disoccupati in italia sono 3 milioni (senza contare gli inattivi), quindi se prendi 20 miliardi e li dividi per 3 milioni fa 6 666 euro a cranio, che diviso 12 mesi 555 euro al mese. Se vogliono parlare di reddito di dignità quei 20 miliardi dovrebbero essere 30 o 35. Ma prendiamo pure per buoni questi 20 miliardi]

Ebbene, l'esperto ispiratore dei grillini dice che si dovrebbe cancellare il bonus degli 80 euro, che costa 10 miliardi all'anno. Poi il giornalista chiede
Ci sono coperture più semplici da ottenere?
Io aumenterei anche le aliquote dell’Irpef sopra i 100.000 euro, dal 43 al 45 per cento, poi magari 48 sopra i 250.000. L’idea che le tasse fanno male alla salute è sbagliata.

L'altro giorno avevo sentito un tizio neocomunista dire che bisognava alzare le tasse ai ricchi per finanziare questo e quello. Ma almeno lui non era un economista, ci sta pure che non abbia percezione delle quantità in ballo.
Questo invece dovrebbe conoscerle, e dovrebbe sapere che quelli che guadagnano tanto sono pochi. Puoi anche alzare loro le tasse, ma rimangono pochi, quindi ne ricavi ben poco.

Volete qualche numero?
Prendete i dati del 2015.



In italia ci sono circa 40,7 milioni di persone che sono soggette all'IRPEF ma sopra i 100 mila euro sono pochissimi: 392 mila da 100 mila a 300 mila, e solo 32 mila sopra i 300 mila euro.

Nella tabella vedete anche il reddito medio per ogni categoria di contribuenti, e il reddito imponibile.
Ora proviamo a calcolare quanti soldi avremmo in più a disposizione aumentando, come propone questa persona, l'IRPEF da 43% al 45% per i redditi superiori ai 100 mila euro e al 48% per i redditi superiori ai 250 mila euro.
Visto che non abbiamo la classe di reddito a 250 mila nella tabella facciamo partire questa percentuale del 48% da 200 mila, così stimiamo per eccesso le entrate aggiuntive che ricaveremmo.

Dobbiamo calcolare la parte del reddito imponibile eccedente  i 75 mila euro, quella su cui si paga il 43% e calcolare il 2% o il 5% a seconda della classe di reddito. Otteniamo le tasse aggiuntive per contribuente. E infine moltiplichiamo per il numero di contribuenti per ottenere il totale di tasse aggiuntive che otterremmo con queste nuove aliquote:



Ad esempio, ogni persona delle 32 mila che guadagnano oltre 300 mila euro si troverebbe a pagare oltre 24 mila euro in più (il 5% della parte eccedente il 75 mila euro, ossia 491 mila euro). In totale questi ricchi verserebbero 780 milioni.

Se sommiamo queste imposte aggiuntive per tutte le classi di reddito otteniamo 1,4 miliardi (e siamo stati conservativi). Coprirebbero solo il 7% di quei 20 miliardi che i grillini pensano di dover reperire per il reddito di cittadinanza.

Ovviamente tutto questo considerando che i redditi restino tali a imposte aumentate, ma questo è un altro discorso.

Il concetto principale è che anche aumentando di molto le tasse ai ricchi porti a casa poco, perché i ricchi sono pochi. Aumentando del 5% l'aliquota a chi guadagna più di 300 mila euro porti a casa solo 780 milioni in più, che è lo 0,5% dei 151 miliardi totali di irpef che si raccolgono all'anno.
La gran parte dell'irpef (124 miliardi su 151) è pagata da chi ha un reddito inferiore a 100 mila euro all'anno.

Quella di aumentare le imposte sui redditi alti è una cosa facile da dire ma che si scontra con la realtà dei numeri: i ricchi sono pochi.

 

Piesse: controllatemi i calcoli che li ho fatti al volo

Un filino più rigido

May 19th, 2017 by mattia | 25 Comments | Filed in politica, riflessioni
Per rimanere in tema vaccini. Ora nel governo lo scontro è tra il ministro della salute Lorenzin e il ministro dell'istruzione fedeli. La prima vuole imporre i vaccini ai bambini che vanno all'asilo e alle elementari (fino dunque ai 10 anni) la seconda vuole che l'obbligo arrivi fino ai 6 anni, escludendo così la scuola elementare.

Bisogna garantire il diritto all'istruzione! dice il ministro fedeli. Già. Peccato che quando sei ricoperto da un metro di terra poi è difficile accedere all'istruzione.
Anche solo per pura logica, prima viene il diritto alla salute (tua e degli altri, visto che se non ti vaccini sei un pericolo per gli altri) poi, solo dopo, viene il diritto all'istruzione. Perché senza salute non puoi istruirti.
Bene dunque Lorenzin, male fedeli.

Dico "bene Lorenzin" anche se in realtà la mia posizione è un filino più rigida. Se dei genitori non vaccinano i figli non è che ti limiti a non consentire loro di mandarlo all'asilo (o alle elementari). Perché sicuramente c'è il problema di non mettere in pericolo la salute degli altri bambini. Ma c'è anche un altro problema: se dei genitori non vaccinano i figli significa che non sono in grado di prendersi cura di un bambino. A quel punto gli si toglie la potestà genitoriale e si consegnano i figli a gente che sa fare il genitore.
Lo si fa se il genitore non nutre correttamente il figlio, lo si può fare anche se non lo vaccina.

Senza aver paura di violare fantomatiche libertà di scelta: qui non c'è alcuna opinione da rispettare. Un genitore che non vaccina un figlio è un idiota. Se lo espone a un rischio del genere senza che ci sia alcuna motivazione razionale per farlo significa che è pericoloso lasciargli un figlio.

 

 

Piesse: per quelli che - come sempre - tirano fuori l'art. 32 della costituzione ricordo che quell'articolo dice "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge." Intesi? Se non per disposizione di legge.
Significa che se la legge vuole può obbligarti a un trattamento sanitario. Quindi smettetela di cirare l'art. 32 cost. a cazzo, e imparate a leggere i commi fino in fondo.

A e not(A)

May 19th, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, politica
L'altro giorno parlando con un amico questo se ne è uscito chiedendomi: ma in fin dei conti non ho capito, i cinque stelle sono contro o a favore dei vaccini?

Sì, perché adesso stanno cercando di ripulirsi la reputazione di anti-vaccinisti, ché se vuoi andare al governo mica puoi fare il complottista della domenica. Il problema è che sono abbastanza maldestri in questo tentativo di ripulirsi la reputazione. Molto maldestri.

Un po' perché le tracce restano, un po' perché tu puoi anche essere anche bravo a rivoltare la frittata, ma non è che puoi dire una cosa e il suo contrario e fingere che le cose vadano d'accordo.

Prendete queste esempio. Comunicato di Dario Violi, consigliere regionale lombardo del M5S pubblicato su lombardia5stelle.it:
Il M5S ha espresso voto contrario al provvedimento sull’obbligatorietà dei vaccini per i bambini che si iscrivono all’asilo discussa e approvata oggi dal Consiglio regionale.

Frase semplice: in consiglio regionale si propone di rendere obbligatori i vaccini per i bambini che si iscrivono all'asilo. Il M5S ha votato contro.
Riassunto: il M5S ha votato contro i vaccini obbligatori.
Ci siamo?

Ok, andiamo avanti:
Non siamo stati, non siamo e non saremo mai contrari alle vaccinazioni obbligatorie né abbiamo mai contestato la loro utilità.

No, aspetta. Qui dice che non sono contrari alle vaccinazioni obbligatorie.
Ma come, ha appena finito di dire che hanno votato contro l'obbligatorietà dei vaccini per i bambini che si iscrivono all’asilo.

Fatemi capire: non sono contrari alle vaccinazioni obbligatorie, ma quando le propongono votano contro?
Siamo contrari alla coercizione dei cittadini:

Oh bella, ma allora sei contrario all'obbligo dei vaccini. Perché coercizione significa quello, obbligo. È solo un sinonimo.

Ricapitolando, fin qui abbiamo:

1) abbiamo votato contro l'obbligo dei vaccini
2) non siamo contro le vaccinazioni obbligatorie
3) siamo contrari all'obbligo dei vaccini.

Ma andiamo avanti (evidenziazione mia)
i genitori devono essere informati e convinti alla vaccinazione dei figli come scelta consapevole e non, come vorrebbe la Regione Lombardia, costretti a vaccinare i loro figli.

Altro sinonimo: costretti, stessa cosa di obbligati.
Quindi aggiungiamo alla lista

4) siamo contrari all'obbligo dei vaccini

E più sotto
Lo ribadiamo: su questo tema non sono gli obblighi, le sanzioni o le imposizioni a fare la differenza ma una chiara e capillare informazione, che è proprio quella non esiste oggi in Lombardia.

Eh no, caro mio. Il tema è proprio l'obbligo dei vaccini, su quello si votava. Voi avete votato no. Poi nel comunicato riuscite a scrivere "non siamo [...] contrari alle vaccinazioni obbligatorie" e contemporaneamente "Siamo contrari alla coercizione dei cittadini".

Poi sull'informazione parliamo un'altra volta (curiosamente i vaccini funzionano anche se uno non è informato o è convinto che siano un complotto di bic farma): qui si parla di obbligo di vaccini e voi siete contro.

Il problema è che dalla casa-madre hanno diramato la nuova linea a tutti i "portavoce": bisogna dire che non siamo contro i vaccini, non possiamo permettercelo, dobbiamo dire che siamo per una corretta informazione!
[che poi, quale sarebbe questa informazione? I vaccini servono, funzionano e salvano vite. Tanto ti serve sapere]

Purtroppo però gli agenti sul territorio non sono ben capaci di fare la supercazzola per bene. Così escono questi aborti comunicativi in cui dicono che non sono contro le vaccinazioni obbligatorie e contemporaneamente sono contro le vaccinazioni obbligatorie.
Cercano di tenere il piede in due scarpe (quello dello zoccolo duro dell'elettorato complottista e quello della necessità di apparire presentabili per il governo) col risultato che si deformano i piedi e camminano azzoppati.

Per rispondere al mio amico di cui prima: il M5S è contro i vaccini obbligatori. Stanno solo cercando di apparire presentabili mettendo il vestito della festa.
Ti lascio decidere se fidarti di gente del genere.

 

Piesse lungo:
Ad essere generosi una possibile interpretazione della frase scritta male dal grillino (Non siamo stati, non siamo e non saremo mai contrari alle vaccinazioni obbligatorie né abbiamo mai contestato la loro utilità)potrebbe essere questa: non siamo contrari a quelle particolari vaccinazioni che essi ritengono debbano essere obbligatorie, per distinguerle da altre vaccinazioni.
Ma anche così la cosa non avrebbe molto senso. Perché il grillino dice che non contesta la loro utilità, ma questa utilità sta anche nel fatto che ci si vaccini tutti. L'utilità delle vaccinazioni infatti non è solo sull'individuo che si vaccina ma sta anche nel fatto che se tutti si vaccinassero ci sarebbe immunità di gregge per coloro che non possono (non che non vogliono) vaccinarsi.
E questa immunità di gregge la ottiene solo imponendo le vaccinazioni obbligatorie ovvero escludendo dagli ambienti sociali come le scuole coloro che non sono vaccinati. Tu quindi non puoi da una parte dire che concordi sull'utilità dei vaccini e poi dimenticarti che questi sono utili anche per immunità di gregge (e se tu non escludi dall'asilo chi non è vaccinato addio immunità di gregge). Le due cose non stanno insieme.

Il fallimento di Basta Bufale

April 12th, 2017 by mattia | 2 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica
Boldrini ha poi ricordato la campagna-appello `Basta bufale´ lanciata nei mesi scorsi: «Le firme raccolte sono il doppio di quelle che avevamo preventivato, sono 20mila e non siamo ancora al termine”.

via la stampa

Questo articolo è di pochi giorni fa, del 4 aprile per essere precisi. E la boldrinova stessa dice che ha raccolto 20 mila firme adesioni attorno al suo appello "BastaBufale" (che in realtà dovrebbe chiamarsi "basta idee degli altri, perché le bufale che dico io vanno invece benissimo").

Gongola, perché dice che ha raccolto il doppio delle firme adesioni previste. Sarà...
Ma 20 mila firme adesioni, guardiamoci in faccia, sono una scoreggina. Tanto più che:

- "firmare" non costa niente, non devi andare in comune a farti autenticare la firma da un pubblico ufficiale (e infatti non sono firme). Lo sforzo necessario a "firmare" una petizione su internet è di pochissimo superiore a quello necessario a mettere un laic sul feisbuc e a commentare con "amen";

- la petizione ha avuto tanta pubblicità gratuita dai mezzi di comunicazione di massa. Perché quando sei presidente della Camera hai tutti i microfoni che vuoi sotto il tuo naso con uno schiocco delle dita. Le è bastato pochissimo per far parlare di questa petizione ovunque;

- la petizione è stata supportata da personaggi del mondo dello spettacolo molto famosi.

Nonostante tutto questo raggiunge solo 20 mila adesioni? Comprese quelle di Pepito Sbazzeguti ed Erminio Ottone, magari.

Roba da nascondersi sotto il tavolo, altro che cantare vittoria.
Già di per sé queste adesioni su internet non hanno alcun valore, visto che non puoi provarne l'autenticità. Se poi sono anche così poche... Capiamoci, qui si parla di 20 mila firme su milioni e milioni di italiani che vanno su internet ogni giorno. È il nulla.

Persino SEL aveva (nel 2013) più tesserati - 34 mila - delle firme raccolte dalla boldrinova. Manco i suoi l'hanno firmata questa petizione.

Su internet poi sono numeri bassissimi. Un post qualsiasi di salvini che pubblica una foto con la signora che fa le orecchiette fa 9 mila laic.



20 mila firme adesioni dopo averci menato il torrone così tanto sono il nulla.

Sia chiaro, non è certo dal numero di adesioni che si giudica la bontà di un'idea. Ma le adesioni le ha chieste lei. È stata lei che ha chiesto il consenso popolare tramite una petizione per dimostrare che dietro le sue mire censorie di quelli che non la pensano come lei ci sta il popolo compatto che la segue. Per me poteva fare il suo appello anche come singola persona. È stata lei a tentare la prova di forza della folla e ha fallito.

Immaginatevi quando andrà a portare le firme adesioni ai responsabili delle reti sociali. Se le aprono la porta è solo per cortesia. Che se vai da Zuc con 20 mila firme adesioni nemmeno ti offrono il caffè nella sala d'aspetto.

 

 

Protezionisti con il culo degli altri

March 31st, 2017 by mattia | 14 Comments | Filed in ignoranza, politica
Leggere le reazioni ai dazi doganali imposti da Trump su prodotti come la Vespa e la San Pellegrino mi ha messo di buonumore. Perché probabilmente non c'era dimostrazione migliore di quanto è cazzara certa gente.

Passano la vita a fare i protezionisti per i prodotti italiani: l'olio deve essere fatto con le olive italiane e non con quelle greche o spagnole, le arance non devono venire dal Marocco, il latte non deve essere importato dall'Austria, il grano non dovrebbe essere importato dal Canada...
Secondo questa gente dovremmo fermare tutti i prodotti stranieri alla dogana o imporre dazi che li rendano forzatamente non competitivi.

E per carità, è anche una posizione legittima. Però se vuoi fare il protezionista al paese tuo poi non puoi scheccare impazzito se il protezionista lo fa anche qualcun altro. Non puoi bloccare tu i prodotti degli altri e poi aspettarti che gli altri non blocchino i tuoi.

Prima che qualcuno ci provi: non parlatemi di qualità. Non ditemi cioè che quando l'italia vuole bloccare i prodotti stranieri lo fa perché vuole tutelare i prodotti italiani che sono migliori. Perché l'olio spagnolo non ha niente da invidiare a quello italiano (anzi). È esclusivamente una  politica commerciale, lo si fa solo per tutelare i posti di lavoro italiani legati a quei prodotti (e almeno qualcuno lo ammette).

Ma ancora una volta, è del tutto lecito adottare una politica commerciale che tuteli i posti di lavoro del tuo paese, solo che non puoi frignare se lo fa anche qualcun altro perché pensi di essere l'unico che può farlo.
Un politico serio non è ce pretende di fare il protezionista coi prodotti italiani e poi si scandalizza se anche gli altri fanno i protezionisti. Un politico serio cerca di massimizzare i vantaggi per l'economia dei proprio paese facendo accordi commerciali coi politici degli altri paesi in cui un po' dà e un po' prende. Se è bravo nel contrattare riesce a portare a casa un vantaggio netto per il suo paese. Però appena sentono parlare di accordi commerciali diventano bestie di satana e iniziano a organizzare cortei NO SIGLADELL'ACCORDO.

L'unica cosa che pretendono è di esportare loro negli altri paesi senza che gli altri paesi esportino in italia.
E un pompino con massaggio di palle incorporato.

Madia, non prenderci per il culo

March 29th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza, politica, Uncategorized
Siccome io sono un malfidente di natura sono andato a controllare le affermazioni del fatto quotidiano.
Ah, scusate, non vi ho detto di che si parla. Hanno accusato la madia (il ministro) di aver scopiazzato la tesi di dottorato. Siccome mi fido del fatto quasi quanto di repubblica ho voluto verificare di persona la veridicità delle accuse.

Sicché, la tesi della madia è qui.

Confrontiamo questo paragrafo a pagina 22 con il testo di questo articolo: Employment Performance and Institutions: New Answers to an Old Question di Bruno Amable, Lilas Demmou e Donatella Gatti.











tesi della madia articolo di Amable, Demmou e Gatti
Another important concern is the fact that the inclusion of country fixed effects precludes the inclusion of time-invariant or slowly-changing variables as independent variables. Distinguishing between their influence and the influence of omitted country-specific variables might be difficult. If fixed effects are not included in the model, the time-invariant variables will carry the weight of all country specific factors. To overcome this problem, Plümper and Troeger (2007) propose a procedure for analyzing the effect of time-invariant variables in a model including fixed effects. Their procedure has three stages: (i) estimate a fixed-effect model; (ii) regress the unit effects on the time-invariant variables; (iii) re-estimate the first stage including the error term of the second stage (XTFEVD procedure). Their Monte Carlo experiments suggest that the fixed effect vector decomposition (XTFEVD) estimator is the least biased estimator when time-variant and time-invariant variables are correlated with the unit effects.


The second problem concerns the fact that the inclusion of country fixed effects precludes the inclusion of time-invariant or slowly-changing variables as independent variables. Several of the variables we consider in our estimations are either invariant (at least for a non negligible part of the period considered) or change slowly. Distinguishing between their influence on unemployment, inactivity or joblessness and the influence of omitted country-specific variables will thus prove difficult. If one does not include fixed effects in the model, the time-invariant variables will carry the weight of all the country specific factors determining employment and unemployment. Plümper and Tröger [2004] propose a procedure for analyzing the effect of time-invariant variables in a model including fixed effects. Their procedure takes three steps: (i) estimate a fixed-effects model (ii) regress the unit effects on the time-invariant variables (iii) re-estimate the first stage including the error term of the second stage (xtfevd procedure). Their Monte Carlo experiments suggest that the fixed effect vector decomposition (xtfevd) estimator is the least biased estimator when time-variant and time-invariant variables are correlated with the unit effects.



Le parti evidenziate in grassetto sono quelle uguali. Giudicate voi.

Mi ero dimenticato di dire che la tesi della madia è del 2008 mentre l'articolo a destra è del 2007.

Senza ombra di dubbio i due testi sono uguali.
Se poi analizzate le piccole differenze vi accorgete che la storia puzza ancora di più. Ad esempio
Distinguishing between their influence on unemployment, inactivity or joblessness and the influence of omitted country-specific variables will thus prove difficult.

diventa
Distinguishing between their influence and the influence of omitted country-specific variables might be difficult.

Dove "will thus prove difficult" diventa "might be difficult". Una modifica che sembra fatta apposta giusto per cambiare qualcosa e non farlo tutto identico.
Parimenti scompare "on unemployment, inactivity or joblessness" e qui la madia si tira la zappa sui piedi perché la frase poi non sa più in piedi: "Distinguishing between their influence..." eh, brava... l'influenza su che cosa?

Alla stessa maniera "Their procedure takes three steps:" diventa " Their procedure has three stages:" e poi il resto va avanti identico.

A cosa serve quel cambiamento? A cosa serve cambiare steps con stages?

Uno potrebbe dire "è un errore di citazione, suvvia!". Sarebbe comunque grave, ché le citazioni si virgolettano e si dichiarano. Ma anche concedendole l'errore di citazione, non tornerebbe comunque il motivo di quelle piccole modifiche. Se citi il testo di un altro lo copi così com'è, non è che modifichi qualche parola ogni tanto.

In quelle piccole modifiche è palese che c'è stata una manina che ha preso quel testo, l'ha copiato e ha intenzionalmente cambiato qualche parola mettendo sinonimi.

A che scopo?

Questo dovrebbe spiegarcelo la madia. Perché palesemente sembra un tentativo di spezzare la continuità di frasi identiche, ma anche un asino sa che i software anti-plagio non si fanno ingannare da questi trucchetti e una persona tanto in gamba da arrivare a fare il ministro non può non saperlo, no?

E questa è solo una delle contestazioni che muove il fatto. L'ho verificata di persona ed è corretta. Per quanto mi riguarda è più che sufficiente.
Per una cosa del genere nella mia facoltà hanno licenziato in tronco un ricercatore. Una università seria non può che revocare il titolo di studio davanti a un fatto del genere.

Sul twitter la madia dice che non c'è nessuna anomalia.

E invece c'è, e grossa come una casa. Perché non basta mettere l'articolo da cui si copia il testo nella bibliografia (cosa che almeno per l'articolo che ho considerato qui sopra è vera). Bisogna indicare chiaramente che quel testo è una citazione. Lo si deve virgolettare, lo si deve mettere in corsivo, deve essere evidente che quel testo non è frutto della tua mente ma è copiato.
Altrimenti io che leggo la tesi non so qual è il frutto del tuo lavoro e qual è il lavoro degli altri.

Dopodiché, come spiegavo prima, la scusa della citazione maldestra non sta in piedi perché se fosse stata una citazione messa in buona fede dimenticandosi le virgolette non avrebbe dovuto cambiare qualche parolina qua e là. E questo è l'elemento più inquietante della vicenda.

Madia, per cortesia, non ci prenda per il culo. Non siamo ragazzini, o tira fuori una scusa che regge oppure si seppellisca dalla vergogna. Perché per come stanno le cose ora sinceramente tutto fa pensare al peggio, e sinceramente nemmeno con tutta la buona volontà di questo mondo riesco a trovare una spiegazione logica che giustifichi una testi del genere fatta in buona fede.

 

Piesse: ovviamente non mi aspetto le dimissioni. Le auspico, certo, ma non dimentichiamoci che il ministro dell'istruzione è una che millantava di essere laureata quando nemmeno ha la maturità, ed è ancora al suo posto. Non mi illudo che facciano dimettere un ministro che copia la tesi. Bisogna vedere al massimo se ha alle spalle delle lobby abbastanza potenti come la falsa laureata da tenerla al suo posto.

PiPiesse: a quelli che dicono "eh, ma le parole sono quelle", calcolate pure la probabilità che scrivendo un testo di vostro pugno vi venga fuori così simile a un testo già pubblicato. Ciao.

Il prof. matteo renzi

March 9th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Non è la prima volta che renzi lo dice. Finita la sua avventura politica pensa di fare il professore universitario. L'ha detto anche questa sera da Vespa.

Mi sarebbe piaciuto chiedere anche solo... di cosa?

Caro il mio renzi, forse hai sbagliato a capire. Il professore universitario non è un lavoro di ripiego per gente che nella vita non ha mai lavorato fuori dalla politica e s'illude di riciclare la popolarità e la fama residua spacciandosi per esperto di qualcosa. Le università non sono TV dove si chiama il testimonial per vendere le pentole.

Io non so dove renzi vorrebbe andare a fare il professore universitario. Ogni paese ha le sue regole, per carità, ma in generale per fare il professore universitario serve prima di tutto avere un Ph.D., che renzi non ha. Poi serve una serie di pubblicazioni nel settore, e la lista di pubblicazioni di renzi è vuota (no, libretti come Tra De Gasperi e gli U2 non contano). Sulla base di cosa dovrebbero chiamarlo a insegnare? Perché è bello?

Lo so bene, è possibile in alcuni ordinamenti chiamare un esperto come professore universitario per chiara fama, ma si tratta di casi di persone particolarmente esperte che magari non hanno un classico curriculum accademico ma che magari hanno tanto da insegnare grazie a esperienza professionale.
Ok, ma chi chiamerebbe per chiara fama uno come renzi? Una facoltà di giurisprudenza (di cui ha la laurea)? Non credo, visto che non ha alcuna esperienza in campo legale. Una facoltà di scienze politiche? E per cosa poi?

Noi tutti ci ricordiamo renzi alla casa bianca con obama, ma guardiamoci in faccia. L'esperienza nazionale di renzi è durata, ad oggi, meno di tre anni. Prima di ciò era solo un amministratore locale. Era più in vista degli altri sindaci di città capoluogo perché scalpitava per far il grande salto, ma pur sempre a firmare le delibere per la pulizia dei tombini a Firenze stava.
Non ha fatto nemmeno una legislatura in parlamento, per dire. Ok, ha guidato un governo per tre anni, e mi direte che è una cosa importante. Già, ma cosa ha concluso questo governo?
Fosse stato capace di cambiare la costituzione ora potrebbe andare davanti agli studenti a spiegare come si fa a partire da Pontassieve, scalare la politica nazionale e rivoltare come un calzino la costituzione eliminando il bicameralismo perfetto, per esempio. Sarebbe stata una rivoluzione, avrebbe avuto motivo per insegnare come si conduce una battaglia politica.
Sì, ma ha perso.
Cosa insegna agli studenti? Come si perde la battaglia di una vita? Tiene un corso dal titolo "come scrivere una riforma costituzionale e farsela bocciare"?
Quale sarebbe il risultato storico del governo renzi che lo consegna alla storia come un vincitore tale da essere chiamato a insegnare per chiara fama? La legge sul dopo di noi? Ah, ok. Allora berlusconi con la patente a punti lo facciamo direttamente magnifico rettore.
Un po' di normale amministrazione spalmata su tre anni e un fallimento grosso come una casa sarebbero meriti tali da farti professore?

Io non dubito che qualche università possa fare a botte per invitarlo. Si dànno le lauree onorifiche a gente come valentino rossi solo per fare un po' di pubblicità all'ateneo, figuratevi se qualche dipartimento di pubbliche relazioni di università non si metta a fare a gara per avere un tizio famoso (oggi) come renzi.

Ma quello rimarrebbe, qualcosa d'immagine. Uno modo per attirare qualche iscritto in più (coi relativi introiti) curioso di sentire le lezioni di renzi anziché del Prof. nessuno.
Eppure fare il professore universitario è un'altra cosa. Non solo perché dovresti avere una solida esperienza in un settore, non solo perché devi averla dimostrata con un curriculum accademico o professionale (che renzi non ha), ma soprattutto perché anche la sola attività didattica è qualcosa che non si improvvisa. E che nessuno ti può insegnare.

In diverse forme insegno da dieci anni ormai e ancora adesso delle volte mi sento inadeguato. Mi pongo domande, mi metto in discussione. Questo anche se c'è chi mi ha detto che sono uno dei migliori insegnanti che ha avuto; mi metto in discussione perché quando vedo tanti studenti fallire posso sì dare la colpa al fatto che non si sono impegnati, ma dentro ti rimane il tarlo che ti fa pensare "magari avrei potuto far qualcosa in più per stimolarli".
Ti metti in discussione quando al termine della terza ora leggi negli occhi degli studenti la stanchezza e ti domandi cosa puoi fare per tenere viva l'attenzione per tre ore di seguito.
Poi però ti guardi indietro e vedi tutti gli errori che hai fatto e solo il fatto di non ripeterli più di fa capire che un po' sei migliorato. Ma è una cosa lunga, che richiede tempo.

Poi arriva renzi ed è convinto di poterlo fare senza improvvisandosi professore universitario come se fosse un lavoro che ti inventi sui due piedi.

Di solito quando in un'azienda arrivano i ragazzini freschi di studi che credono di saper fare tutto loro finiscono per prendere una bella dose di calci in culo finché non capiscono che non sanno un cazzo e devono mettere giù il crapone a imparare.
Probabilmente il ragazzino renzi non riceverà l'equivalente di calci in culo dall'accademia, ma per cortesia, abbia rispetto per questo lavoro.
Se vuole farlo è libero di intraprendere questa carriera, ci mancherebbe. Ma non è un ripiego come un altro per una carriera di televenditore andata male.