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La kappesima prova dell’inadeguatezza della boldrinova

January 15th, 2017 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, politica
Poi mi chiedono perché me la prendo così tanto. Contro i cialtroni del discorso d'odio, oppure in generale contro la boldrinova. Me la prendo perché poi gente come la boldrinova si sente autorizzata a scrivere idiozie colossali come questa:



Una che da quattro anni ormai fa la presidente della Camera non può scrivere certe idiozie. È come se un elettricista non sapesse montare un teleruttore dopo quattro anni che la l'elettricista: gli darebbero un calcio in culo e gli direbbero di cercare un altro lavoro.

Allora, cerchiamo di spiegarlo in modo semplice:

  1. Augurarsi che crepi qualcuno non costituisce reato.
    È una cosa da stronzi? Probabile. Tua nonna dice che la morte non si augura a nessuno? Sono contento. Ma l'opinione di tua nonna non fa legge. Per quanto possa sembrarti una cosa da stronzi sperare che qualcuno crepi se non è illegale non hai motivo di vietarlo.

  2. Dovrebbe saperlo una che presiede l'organo che fa le leggi: la legge può vietare qualcosa allo scopo di tutelare un bene. Il codice penale non vieta la diffamazione perché vuole insegnare alla gente a fare i bravi bambini. Vieta la diffamazione perché il suo compito è tutelare un bene, in questo caso l'onore di una persona.
    Vieta la violenza privata perché tutela il bene della libertà delle persone. E così via: per ogni reato c'è un bene da tutelare.
    Ora, mi spieghi la boldrinova: quale sarebbe il bene da tutelare in questo caso?
    Se io dico pubblicamente che mi auguro la morte della boldrinova che danno le faccio? Di certo non muore più velocemente (ehilà, non esiste il malocchio!) Di certo non offendo il suo onore: mica la insulto, mica le attribuisco caratteristiche infamanti, sto solo dicendo che se muore sono contento.
    Quindi non potrebbe nemmeno essere reato. Nemmeno volendo.

  3. Se ancora la boldrinova non ci crede che le leggi non si fanno - e non si possono fare! - per imporre di fare i bravi, ma solo per tutelare beni giuridici, faccio presente che in mille occasioni i confini dei reati sono proprio limitati da questo fatto.
    Prendete il reato di negazionismo di cui si è parlato pochi mesi fa dopo l'approvazione della legge dal parlamento italiano. In realtà non c'è nessun reato di negazionismo. In italia hai tutto il diritto di dire che la Shoah non è mai esistita e che i campi di concentramento sono una bufala. Il negazionismo è solo un'aggravante del caso di istigazione e incitamento a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
    si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanita' e dei crimini di guerra

    Tu puoi vietare l'atto di incitamento alla discriminazione razziale, poiché tuteli il bene della sicurezza di tutti i cittadini di qualsiasi razza. Non puoi vietare di dire che la Shoah non è mai esistita perché non c'è alcun bene da tutelare.
    E no, non puoi dire che se poi la gente va in giro a dire che al Shoah non è mai esistita allora poi la gente si mette ad ammazzare i giudei. Il passo logico è troppo lungo. Serve un collegamento diretto; devi dire "bisogna far fuori gli ebrei" affinché ci sia un effettivo pericolo. Solo in quel caso concreto la legge interviene.
    Hanno provato in parlamento a fare passare una legge che vietasse proprio di negare la Shoah: sono intervenuti i tecnici per far capire ai politici che non lo potevano fare. E infatti è uscita questa legge.

    Oppure prendete gli atti persecutori (stochin in italiano moderno). Anche qui i confini sono molto stretti: non basta mandare un sms all'ex fidanzata dicendo che è una baldracca. Ci deve essere un danno concreto. Le minacce e le molestie devono essere fatte in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
    Non basta mica offendersi.

    Si rassegni la boldrinova: dire pubblicamente che ci si augura la sua morte non potrà mai essere vietato, semplicemente perché non c'è alcun danno ad alcun bene.

  4. La citazione della recente decisione della Cassazione secondo cui i siti sono responsabili dei commenti non c'entra un cazzo.
    Ma proprio un cazzo di niente.
    In quel caso il commento era diffamatorio nei confronti di Tavecchio. Avevano definito Tavecchio un "emerito farabutto", e questa è una diffamazione. Assolutamente normale che il sito dove è stato pubblicato il commento sia chiamato a risponderne. Ma in questo caso non c'è niente.
    Libero non è che non cancella i commenti perché non si ritiene responsabile in quanto inseriti da altri, bensì perché non c'è niente di cui essere responsabili. Dire "speriamo che sia morta" non è un reato.

  5. Si mettano tutti il cuore in pace: odiare non può essere vietato.
    Mai.
    Vietare l'odio significa imporre di essere buoni. E nessuno può impormelo.
    Al massimo il prete mi può dire che devo fare il buono altrimenti vado all'inferno. Ma la legge no. Sarebbe una forma di fascismo.
    Non si permetta di muovere un dito in quella direzione.
    Io ho il diritto di odiare chicchessia. Io ho tutto il diritto di augurarmi la sua morte.


 

La fedeli e il “diploma di laurea”

December 14th, 2016 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza, politica
Ieri è scoppiata la polemica perché è stato scoperto che il nuovo ministro dell'istruzione, università e ricerca diceva di avere un diploma di laurea che invece sembra non avere.

Nello specifico, sul suo sito dichiara:
Finite le scuole mi sono trasferita a Milano per iscrivermi dove ho conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso UNSAS.

L'UNSAS è però una scuola per assistenti sociali che non poteva rilasciare alcun "diploma di laurea".

La risposta arriva dalla stampa
"Il titolo di studio - fanno sapere fonti vicine alla Ministra - è un diploma di laurea, si chiamava così negli anni Settanta. Non si tratta di una laurea e non ha nulla a che vedere con le lauree brevi di oggi".

Non ho trovato fonte diretta a questa affermazione. Ho chiesto direttamente al ministro sul tuitter e non mi ha risposto.
La replica però non sta né in cielo né in terra. Una cosa che non è una laurea non è mai stata chiamata "diploma di laurea", neanche negli anni Settanta. "Diploma di laurea" è il nome ufficiale di quella che nel linguaggio comune si chiama laurea. Nello specifico il "diploma di laurea" è l'oggetto fisico, il foglio di carta nel senso letterale del termine (mentre la laurea è il concetto astratto del titolo di studio). Vedete che si usa in questi termini ad esempio qui.

Ora, capiamoci per benino. Il problema non è che questa tizia non sia laureata. Se per sua passione personale si è interessata di istruzione nel corso della sua vita e conosce a menadito i problemi dell'università e della scuola a me sta benissimo.
I problemi sono:

  1. Che non sembra avere alcuna competenza in merito.
    La fedeli è una che nella sua vita ha fatto la sindacalista dei tessili. Cosa c'entra con la scuola e l'università?
    Seriamente.
    Nel suo curriculum non c'è mezza traccia di qualcosa che potrebbe darle competenza in materia.

  2. Che non ha mai dato prova di essere particolarmente in gamba
    Perché voi potreste dirmi: ok, non sa niente di istruzione ma è una persona particolarmente sveglia e può imparare alla svelta. Mi starebbe benissimo. Peccato però che la fedeli come vicepresidente del senato abbia combinato casini della Madonna. È un monumento all'incompetenza. A una persona così non si fa amministrare un condominio, altro che farla ministro.Ma soprattutto

  3. Ha mentito
    E ha mentito non su quante caramelle mangia al giorno ma sul tema portante del suo ministero. Giannino è stato messo in croce per una vicenda analoga, senza che nemmeno fosse eletto (era solo candidato). Questa pensa di farla franca da ministro?


Se resta al suo posto dopo una cosa del genere significa che chi l'ha messa lì è molto, troppo forte.

 

Aggiornamento.

Siccome la fedeli sta cambiando al volo il suo curriculum, qui c'è la versione congelata a ieri del suo sito.
Perché conosco i miei polli e mi ero premunito facendone una copia di sicurezza.

Qui invece ho congelato la cache di google con il suo curriculum che ha prontamente cancellato.
Curriculum in cui scrive "Laureata in Servizi Sociali (attuale laurea in Scienze Sociali)."
E non c'è nemmeno da discutere su cosa si intenda per "diploma di laurea".

Sui brogli del voto estero, qualche precisazione

December 4th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in politica
Ne ho sentite tante sul voto truccato degli italiani all'estero. Allora vediamo un po' di fare ordine per capire cosa c'è di vero e cosa è ingigantito.

Vediamo come funziona la procedura. Chi vota all'estero esprime il voto sulla scheda, la inserisce in una busta bianca e poi inserisce quest'ultima e il certificato elettorale in una busta più grande preaffrancata con l'indirizzo del consolato.

Quando arriva al consolato nessuno la apre. Si militano a mettere tutte le buste assieme. Scaduto il termine di giovedì pomeriggio il consolato prepara un pacco con tutte le buste arrivate, ci scrive sopra "valigia diplomatica" e il tutto viene affidato a un addetto del consolato che porta il pacco a Roma per via aerea.
Il pacco non è spedito ma viene accompagnato di persona dall'addetto del consolato. Da quando esce dall'ambasciata a quando arriva a Roma il pacco non può essere aperto da nessuno, nemmeno dalla polizia di frontiera in quanto è valigia diplomatica. Quindi all'aeroporto i controlli di sicurezza non possono metterci dentro il naso.

A Roma il pacco viene consegnato all'ufficio elettrorale centrale per l'estero che lo prende in consegna. Questo poi consegnerà buste ancora sigillate ai presidenti di seggio che faranno lo spoglio.
Al seggio prendono le buste e le aprono una a una: dentro trovano il certificato elettorale, quindi controllano che il nominativo sia sull'elenco, segnano che ha votato poi il certificato lo mettono da una parte e la busta contente la scheda la infilano (ancora chiusa) nell'urna. Non senza aver verificato che sia priva di segni di riconoscimento.
Se tirano fuori un certificato di uno che ha già votato la busta con la scheda è annullata.

Finita questa operazione aprono l'urna, tirano fuori le buste con le schede, le aprono, mettono il timbro e poi leggono il voto, facendo uno spoglio normale.

Ora cerchiamo di capire dove si può barare in questa operazione.

  1. Puoi barare comprando i voti.
    La gente vota a casa e spedisce in modo anonimo per posta. Uno potrebbe andare casa per casa dagli italiani all'estero, allungare la banconota e farsi dare il plico con la scheda e il certificato elettorale. Poi vota a nome suo e spedisce.
    Lo si può fare ma ritengo difficile che lo abbiano fatto in questo caso. I numeri che puoi spostare sono pochi, funziona bene se ti serve qualche migliaio di preferenze alle elezioni politiche e risultare primo in lista, ma qui poche migliaia di voti cambiano poco.

  2. Si potrebbe imbrogliare al consolato.
    Quando le poste portano le buste al consolato gli addetti dovrebbero metterle in un posto sicuro e non toccarle. Ma ovviamente nessuno può controllare cosa succede a quelle buste per giorni e giorni. Alcune persone all'interno del consolato potrebbero, magari nottetempo, aprire le buste, controllare cosa ha votato l'elettore e poi sostituire la scheda votate "male" con una votata bene. Oppure possono aspettare il giovedì pomeriggio, aprire tutte le buste, controllare chi ha votato e chi no e poi votare per questi ultimi.
    Potrebbero farlo perché il materiale è tutto materiale che esce dall'ufficio consolare. Il problema è che in un remoto caso di controllo dovrebbero saper giustificare perché quando hanno mandato l'ordine alla stamperia hanno ordinato, che ne so, 5000 schede e buste anziché 3500 che servivano.
    Inoltre servirebbe una grossa complicità di molte persone. Dovresti avere dalla tua parte ufficiali dello Stato con le chiavi del consolato che senza farsi vedere dai colleghi riesce ad aprire buste, sostituire schede e reimpacchettare tutto senza lasciare traccia (se il consolato ha una stufa bene, altrimenti...)
    Anche in questo caso la vedo dura. Fattibile ma improbabile.

  3. Potresti fare la stessa operazione a Roma, nel periodo che intercorre tra la consegna dell'addetto al consolato all'ufficio elettorale centrale per l'estero e il momento in cui le buste vengono date ai presidenti di seggio, perché lì scatta la presenza dei rappresentanti di lista.
    Ma anche qui ti servirebbe la complicità di ufficiali dello Stato che lascerebbero manipolare le buste in loro custodia.


In definitiva, il metodo più facile per barare è comprare i voti alla fonte, prima che vengano spediti. Ma come dicevo, è troppo dispersivo, e l'investimento da fare per spostare somme considerevoli di voti è troppo alto nel caso di un referendum (mentre conviene se devi comprare qualche migliaio di voti per le preferenze).

A meno che non ci siano notizie concrete basate su fatti veri possiamo stare tranquilli.

Taiwan esiste

December 4th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in politica, riflessioni
Guardiamo in faccia la realtà: Taiwan esiste.

Ha dei confini e quando ci arrivi c'è un poliziotto di frontiera di Taiwan, messo lì dal governo di Taiwan, che ti mette un timbro sul passaporto con scritto R.O.C.
A Taiwan ha corso legale il nuovo dollaro taiwanese.
Sul territorio taiwanese viene fatta rispettare la legge taiwanese dalla polizia taiwanese. Non ci sono altre leggi né altre forze di polizia. A Taiwan c'è un esercito di Taiwan che ha il controllo armato dell'intero territorio.
A Taiwan sventola la bandiera Taiwanese senza che nessuno la rimuova.
taiwan

Francamente, non capisco cosa serva in più per definirlo uno Stato sovrano.

Taiwan è nei fatti uno Stato sovrano perché non ha niente di diverso da tutti gli altri Stati sovrani nel mondo. Se la repubblica popolare cinese è convinta che Taiwan faccia parte del suo stato mandi l'esercito a conquistarlo, ci faccia piantare la sua barriera, applichi le sue leggi su quel territorio, renda lo yuan unica valuta accettata e via di questo passo. Fin quando non lo fa deve accettare la realtà: non è parte del suo territorio.

Può anche crederci intensamente, può anche gridare al mondo intero che Taiwan non è uno Stato ma fa parte della repubblica popolare cinese, ma questo non diventa più vero, neanche se tutti fanno finta di crederci. È un po' come un malato mentale convinto che una donna la ami e sia la loro fidanzata quando invece questa nemmeno sa che esiste. Grida "è mia! è mia! mi ama!" e quando tu gli dici "guarda in faccia la realtà, quella si scopa un altro, non ti caga di striscio" quello si tappa le orecchie e strilla "è mia! è mia!". E tu cosa fai? Davanti a uno così gli metti una mano sulla spalla e acconsenti alle sue turbe mentali dicendogli: ok, ok, è tua... ora però rilassati.

Il governo della repubblica popolare cinese si comporta esattamente così: la realtà dei fatti è che Taiwan è uno Stato sovrano, siccome però loro non vogliono crederci si tappano le orecchie e sbraitano "Taiwan è nostra!!!22!!"
E tutto il mondo arriva a mettere una mano sulla spalla delle repubblica popolare cinese facendo finta che Taiwan non esista per evitare che il bambinone dia fuori di matto.

La cosa è talmente ridicola che gli Stati del mondo non riconoscono Taiwan ma si comportano con esso esattamente come con qualsiasi altro Stato. Bisogna solo far finta che non sia uno Stato: quindi Taiwan non apre "ambasciate" ma "uffici di rappresentanza". Così come gli Stati del mondo a Taipei non aprono ambasciate ma uffici di promozione economica, commerciale e culturale, o uffici culturali ed economici. Poi fa niente se questi uffici culturali ed economici rilasciano visti richiedendo documenti verificati dal Ministero degli Affari Esteri di Taiwan. Non puoi chiamarla ambasciata altrimenti quello là inizia a sbattere i piedi e a picchiare la testa contro il muro. Bisogna tenere in piedi la commedia e poi comportarsi normalmente  sottobanco.

Tu puoi richiedere documenti rilasciati dal governo taiwanese, riconosci il passaporto taiwanese per entrare nel tuo Stato però devi far finta di non riconoscere Taiwan come Stato altrimenti quelli là dànno fuori di matto.

Oh, ragazzi miei, se c'è qualcuno che si deve dare una regolata e guardare in faccia alla realtà, questo è il governo di pechino il quale potrebbe anche smetterla di obbligare tutto il mondo a fingere una realtà che esiste solo nei loro sogni umidi.

 

Scommessa (con proposta di penitenza)

December 3rd, 2016 by mattia | 18 Comments | Filed in politica, riflessioni
Io non so chi ha detto a renzi di fare affidamento sul voto degli italiani all'estero. Non so chi ha messo in giro questa voce per cui il sì potrebbe vincere grazie ai voti decisivi espressi all'estero, ma temo che qualcuno abbia detto gatto prima di aver fatto i conti con l'oste che era rimasto nel sacco.

Un po' come quando fece l'italicum a sua immagine e somiglianza per fare l'asso pigliatutto tramite il premio di maggioranza salvo poi scoprire dopo un po' che con quella legge avrebbe consegnato il governo ai grillini. Ecco, io temo che si stia preparando a una spanata di orifizi del genere.

Io non sono mica così sicuro che i voti all'estero siano in maggioranza per il sì, anzi sono portato a credere che siano piuttosto per il no, anche in misura maggiore di quanto avverrà in italia. Almeno per quanto riguarda l'Europa.

Mi sto avventurando in un campo minato, ma corro questo rischio. Le ragioni per cui presumo che nel voto degli italiani all'estero prevalga il no è basato sull'osservazione di come si è comportato l'elettorato estero in passato.
Il voto estero è sempre stato più "ragionato".

Gli elettori italiani all'estero possono essere suddivisi, bene o male, in due categorie. La prima è quella degli emigrati nella notte dei tempi per povertà colle seconde generazioni. Mi riferisco agli italiani emigrati per andare a fare i minatori di carbone in Belgio o i pizzaioli in Germania, insieme ai loro figli cresciuti sul posto. Queste erano persone generalmente poco istruite. Negli ultimi tempi però l'emigrazione è fatta di gente estremamente istruita che emigra per poter trovare lavoro all'estero. Non fatemi usare l'espressione "fuga di cervelli" ma ci siamo capiti. Sono persone con un titolo di studio normalmente elevato o che comunque sono meno rincoglioniti della media.

Questa parte di elettorato si occupa più spesso dell'italia visto che se ne è andata da relativamente poco, quindi è più portata a votare di chi invece è all'estero da 50 anni e ormai dell'italia non gliene frega più niente.
Questi elettori sono persone che ragionano di più. Vuoi per il fatto che siano più istruiti, ma normalmente non si fanno abbindolare da uno slogan, bensì sono capaci di seguire un ragionamento.

Qualche giorno fa sul feisbuc mi è comparsa questa pubblicità:

basta-un-si
Con il sì bollette più leggere

All'inizio pensavo fosse una burla, e invece era vero.
Se voti sì la bolletta diventa più leggera, ti raddoppiano gli 80 euro in busta paga, ti diamo un set di pentole, una bici col cambio scimano e anche un po' di figa, mi voglio rovinare!

Di mio se vedo una pubblicità del genere penso che stanno scherzando. E penso che nessuno ci caschi. Dio mio, possibile che qualcuno sia coglione da farsi abbindolare da una promessa in stile Cetto LaQualunque?
Eppure chi si fa prendere il naso da questa propaganda esiste. Ricordate quando berlusconi mandò le buste agli elettori prima delle politiche 2013 con scritto sopra "AVVISTO IMPORTANTE - Restituzione IMU 2012"? In realtà nella lettera c'era scritto: se mi eleggete prometto che restituisco l'IMU, ma ci fu gente che andò al patronato con la lettera credendo davvero che aveva diritto alla restituzione dell'IMU.
Quella gente quando legge che votando sì si abbassa la bolletta della luce ci crede davvero. E vota.

Ecco, io penso che la percentuale di persone così tra gli elettori all'estero sia minore. Perché questa è gente generalmente poco scolarizzata che non si muove dal suo paesino, figuratevi trasferirsi all'estero.

Per molti italiani la politica è fatta di slogan e non ragionamenti. Se provi a farli ragionare non ti seguono: rimangono incollati al loro slogan e ciao.
Mi è capitato di parlare con gente che mi diceva "non sarà molto ma si riducono i parlamentari". E io a dire che i risparmi sono minimi, perché comunque devi pagare la diaria e le spese. Poi gran parte del bilancio del Senato è fatto dai vitalizi e dalle pensioni degli ex-dipendenti. Quindi alla fine si risparmia pochissimo, quanto un caffè all'anno per italiano. Ma in compenso perdi il diritto di eleggere chi vuoi.
E quello mi ha risposto: intanto è qualcosa. E niente, non la capiva.

Il problema era proprio quello: la ragione per il sì è uno slogan semplice e accattivante "tagliamo il numero dei politici!", mentre la sbufalata era complessa e noiosa. Questo vale per tutti gli argomenti del sì: "basta con il parlamento più numeroso del mondo!" è un argomento facile. Spiegare che non è vero (il Regno Unito per esempio ha più parlamentari) è noioso. Spiegare l'idiozia per cui con solo 100 senatori la Liguria (1,5 milioni di abitanti) avrà due senatori esattamente come il Molise che di abitanti ne ha solo 310 mila invece è terribilmente noioso. Vedete, in una frase ho messo ben tre numeri, è troppo. Il pubblico medio non digerisce più di due numeri per frase. E non chiedete di fare una proporzione: pretendereste troppo.

Le ragioni del sì sono bufale vere e proprie, ma smontarle richiede un ragionamento mentre la bufala è uno slogan che fa presa. La cosa è stata ben capita da gente come salvini che non va in giro a smontare le bufale del sì, ma usa anch'egli slogan, che in questo caso non c'entrano niente con il referendum: mandiamo a casa renzi, banca etruria, fornero...

Per votare no a questo referendum bisogna riflettere. Fermarsi un attimo, informarsi e ragionare. Se riesci a superare la noiosità della sbufalatura allora diventa più semplice votare no.

Ebbene, io penso che gli italiani all'estero, almeno quelli di emigrazione più recente e quindi meglio istruiti, siano più portati a fare proprio questo: leggere, informarsi, approfondire e quindi alla fine ragionare.
La percentuale di voto ragionato tra gli italiani all'estero penso sia maggiore che in italia.

Attenzione non sto dicendo che all'estero il voto ragionato è maggiore del voto di pancia. Il voto di pancia vince sempre, ma per quanto minoritario il voto ragionato all'estero è maggiore che in italia.
Per questo suppongo che il no riceverà più voti all'estero che non in italia, almeno in Europa dove l'emigrazione è più recente.

Se volete possiamo guardare ai referendum del passato più recente.

2011 - Referendum sul nucleare

ITALIA
Votanti: 57% - Sì: 94,7% - No: 5,3%

ESTERO
Votanti: 23,9% - Sì: 67% - No: 33%

Il no al nucleare che in italia era dannatamente minoritario all'estero è sempre rimasto minoritario ma invece di essere il 5% è diventato il 33%. C'è una bella differenza.
[Ah, per l'affluenza, all'incirca è calata allo stesso modo sia per l'italia che per l'estero]
Per votare no a quel referendum bisognava informarsi e ragionare non votare di pancia. E il voto all'estero è stato più ragionato.

Lo stesso per i referendum sull'acqua pubblica che in italia presero circa il 4% di no, mentre all'estero il 24% di no.
Le ragioni del sì erano slogan di pancia (giù le mani dall'acqua! l'acqua non si vende! acqua pubblicaaa!!!11!!), leggere invece un articolo del sole 24 ore per capire che le cose erano un filino diverse richiedeva più impegno.

Oppure prendete i referendum sulle trivelle di quest'anno. Il sì era un voto di pancia basato su slogan accattivanti "basta trivelle! facciamo l'energia con le centrali a scoregge e margherite!" mentre il no richiedeva approfondimento per capire che le trivelle già c'erano e si trattava di fermare un sito di estrazione che già esisteva e che poteva rendere ancora qualcosa, una cosa senza senso logico.
Anche qui, il no in italia ha ricevuto il 13% all'estero quasi il 27%. Anche all'estero ha prevalso il sì, ma i no sono stati il doppio.

Quella differenza è l'elettorato estero istruito che si informa. Io penso che quella fetta di elettorato ha votato no a questo referendum.
Poi magari il sì prevale comunque, ma penso che all'estero la quantità di no - vada come vada - sarà maggiore che in italia, non aiutando il sì ma al contrario remando contro.

Cosa potrebbe andare storto in questo mio ragionamento?

1) il fattore inculata.
Il cambiamento porta una dose di pericolo. Chi vive all'estero non subisce (almeno direttamente) questo pericolo, quindi è più portato a rischiare, a cambiare. Tanto, male che vada, sono fatti di chi vive in italia.

2) la propaganda.
Fondamentalmente è arrivata solo la lettera di renzi per posta agli italiani all'estero.

3) il fattore "modernismo".
Negli anni ormai renzi si è appannato molto, non ha più quella immagine di giovane dinamico che ammoderna tutto. Se sentite i suoi discorsi alle prime leopolde in cui lanciava la rottamazione sembra un'altra persona da tanto si è istituzionalizzato. Ma questa idea del cambiare per rendere più moderno lo Stato proposta da un presidente del consiglio quarantenne potrebbe ancora far presa sull'elettorato estero.
Anche se le figuracce dello shissh renziano hanno ridotto di molto la sua immagine internazionale.

Staremo a vedere quale fenomeno prevarrà.

Siccome poi voglio rendere la cosa più divertente (rilassiamoci pure un po' dopo così tanto nervosismo!) propongo un gioco.
Io scommetto che i no degli italiani in Europa saranno maggiori in percentuale dei noi espressi in italia.
Da qui alle ore 21 di domani avete tempo per proporre una penitenza da farmi fare qualora perdessi la scommessa.
Dalle 21 alle 22 sceglierò la penitenza e poi iniziamo a contare i voti.

 

Presidenta, il popolo protesta perché non ha le pensioni! Date loro sostantivi al femminile.

December 2nd, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica
Come sapete non sono un gran ammiratore di repubblica, ma devo ammettere che questa intervista a una donna che aveva insultato la boldrinova è un ottimo pezzo.
Potevano farlo meglio, ovvio: la domanda sulle simpatie politiche ad esempio è inutile. Forse è stato inconsapevole ma hanno mostrato uno spaccato di una persona con una bassa istruzione, sostanzialmente analfabeta dal punto di vista dell'uso delle reti sociali su internet, caduta in una cosa più grande di lei che ora non sa gestire.
Più che le sue preferenze politiche io avrei indagato di più sui risvolti psicologici, ma anche così si capisce molto di quello che è successo.

Leggendo quell'intervista non ho potuto non riflettere su due aspetti. Il primo: la signora era generalmente incazzata con la politica. Secondo: la signora raggiunge il giornalista provenendo dai campi; non si capisce se fa la contadina a tempo pieno o parzialmente, ma insomma è una donna di 61 anni che lavora la terra. Una donna - racconta lei - a cui è stata negata la pensione di invalidità nonostante tre interventi alla schiena. Quindi a 61 anni con la schiena danneggiata continua a lavorare la terra.

Dall'altra parte la boldrinova, una che ha fatto una carriera da dirigente dell'UNHCR con stipendio di oltre 121 mila dollari all'anno. Una signora che nel suo ufficio dorato lancia battaglie di una vita sulla lingua italiana con parole tipo ingegnera, ministra o sindaca.

Lo notate anche voi lo stridore?

Possibile che la sinistra non si renda conto degli errori mostruosi che sta commettendo? Possibile che non capiscano che se si trovano in quegli uffici e in quelle aule è per difendere i diritti di quelle persone con la schiena rotta che sono costrette a lavorare per riempire il piatto?
No, per loro le battaglie sono cambiare la lingua italiana perché troppo sessista, approvare i matrimoni ghei per consentire a due persone di fare una festicciola in municipio, approvare la compravendita di bambini fatti su misura per consentire anche a due viti di fingersi bullone, i libretti universitari con il nome a piacere per far contenti quelli che pensano di essere Napoleone, e magari i cessi unisex (da noi non è ancora arrivata ma vedrete che arriva).

Non capiscono che tutte queste cose sono scemenze? Sono così distanti dalla gente da non capire che là fuori ci sono persione con la schiena rotta che non vanno in pensione e guardando i loro rappresentanti pensano "ma cazzo, perché si battono come leoni per fare entrare ingegnera nel vocabolario e non pensano ai poveri cristi come me? Perché pensano tutti ai matrimoni ghei come se fossero la cosa più importante del mondo e nessuno pensa a me? A quelli come me con la schiena rotta chi ci pensa? Chi mi difende?"

Avete idea di cosa possa pensare una contadina con la schiena rotta che non riesce ad andare in pensione quando vede una donna privilegiata in TV il cui problema più grande sembra essere che le donne non vengono chiamate "ingegnera"?
Un vaffanculo stampato su di un manifesto 6m per 3m forse non rende bene l'idea.

È ovvio che poi queste persone che vedono i loro rappresentanti occuparsi d'altro alla fine si sentono da sole e montano un odio che va contro tutta la politica. Vi sembra così strano se poi davanti a dei politici come la boldrinova questi spuntino fuori la loro rabbia?
Invece di inventarsi commissioni parlamentari contro l'odio su internet non potrebbero fermarsi un attimo e pensare: ehy, non è che se la gente è incazzata non è solo perché viene aizzata dai fassisti e rassisti ma forse perché abbiamo sbagliato qualcosa pure noi?

Se lo sono mai posto questo dubbio?

 

Piesse: so bene che certa gente è ammaestrata a rispondere in automatico a queste riflessioni come gli stessi di cui sopra hanno loro insegnato. Ossia dicendo che i diritti non si escludono a vicenda, un diritto non esclude l'altro...
No, cari miei: fare una festa in municipio perché altrimenti ti senti triste non è un diritto. Stuprare la lingua italiana non è un diritto. Questi non sono diritti: una donna può vivere benissimo e senza alcun problema anche se viene chiamata ingegnere. Una donna con la schiena rotta che deve andare a lavorare nei campi invece non vive bene, manco per il cazzo. Se non capite questa differenza significa che avete i criceti nel cervello.

In difesa del discorso d’odio

December 2nd, 2016 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, politica
Che poi loro lo chiamano Hate Speech per darsi un tono. E oltre a darsi un tono vogliono pure vietarlo (il discorso d'odio, non il tono). Lo dico subito: non provateci nemmeno.
Perché con la scusa di bandire il discorso d'odio arriva il pericolo - mostruoso - di vietare tutto ciò che non è allineato. Basta inventarsi un aggettivo che finisca in -fobico, incollarlo a una persona, e quella riceve automaticamente un tappo in bocca.

Quando parlano di nuove leggi o nuove regole per limitare il discorso d'odio dietro c'è sempre l'inculata. Le leggi già ci sono e si basano su di un principio semplicissimo: tutelano un bene. Se uno ti dice che sei un rotto in culo e tu lo denunci per diffamazione la legge ti difende non perché è vietato essere cattivi ma perché deve tutelare un bene, la tua reputazione.
Se la tua ex-moglie ti perseguita con molestie e minacce la leggi ti difende non perché la tua ex-moglie non ha il diritto di essere stronza ma perché deve tutelare un bene specifico, il tuo diritto a non vivere in un perenne stato d'ansia, a vivere nel tuo paese senza dover cambiare casa o abitudini.
Il principio è sempre quello: quando si vuole una nuova legge per vietare qualcosa dobbiamo sempre domandarci "quale bene tutela?"

Quando sento parlare del discorso d'odio lo trovo applicato a casi in cui non c'è alcun bene da tutelare.

Considerate una che persona si dice pubblicamente dispiaciuta che degli immigrati clandestini si siano salvati, una persona che dice "ma non potevano affogare tutti?" oppure "non poteva venire una tempesta che faceva affondare il barcone?". Ebbene, questa persona secondo gli standard del discorso d'odio andrebbe crocifissa in sala mensa. Eppure se vi fermate un attimo a chiedervi "qual è il bene messo a repentaglio? qual è il bene da tutelare?" vi accorgete che non c'è.

Quella persona sarà anche stronza a sperare che i clandestini affondino a causa di una tempesta, ma vi assicuro che per quanto si possa impegnare non è in grado di condizionare le condizioni meteorologiche. Non è che se dice a voce alta "che bello se una tempesta facesse affondare il barcone di clandestini" allora telepaticamente le nuvole le ubbidiscono  e vanno sopra il barcone a fare una tempesta.
Quello che dice sarà anche da stronzi ma non ha alcun effetto, non danneggia nessuno, quindi non c'è alcun bene da tutelare.

È un discorso da stronzi? Può darsi, ma la legge non può obbligare nessuno a essere buono. Chiunque ha il diritto a essere stronzo, chiunque ha il diritto a odiare fintanto che non danneggia un bene altrui.

Il problema del discorso d'odio è che nel vietarlo non vogliono tutelare alcun bene, vogliono imporre una ideologia per legge, e questo è inaccettabile.

Lo so bene cosa rispondono questi tizi del discorso d'odio: certe frasi contribuiscono a creare un clima che poi porta la gente a compiere gesti estremi.
Questa teoria è stata tirata fuori anche dalla boldrinova nel suo consueto delirio un paio di giorni fa alla camera:
Io ho voluto istituire una commissione parlamentare contro i fenomeni d’odio, contro il razzismo, la discriminazione, il sessismo. Una commissione parlamentare composta da deputati ed esperti. E l’ho voluta dedicare a Jo Cox, la giovane deputata laburista uccisa dall’odio politico. E voi credete che l’assassino che l’ha colpita non sia stato fomentato  da notizie razziste, da false informazioni? Non credete che sia breve il passo tra la notizia falsa e l’azione materiale che ne consegue?

Cara la mia boldrinova, il passo non è breve, ma gigante. Nel mondo ci sono milioni di persone che odiano profondamente il proprio vicino di casa o il capufficio, ma mai si sognerebbero di ammazzarlo.
Jo Cox è stata uccisa da un signore, thomas mair, con dei problemi mentali. Un pazzo, per capirci.  E allora cosa vuoi fare, vietare a chiunque di esprimere anche una minima opinione perché altrimenti potrebbe far scattare una scintilla nella mente d'un pazzo? Quelli che sostenevano la Brexit non avrebbero dovuto fare campagna elettorale per evitare che un pazzo poi uccidesse una deputata? Potevano fare campagna elettorale solo quelli contro la Brexit?
No, i pazzi vanno curati e tenuti a bada, mentre noi persone normali siamo liberi di esprimere le nostre opinioni senza che nessuno si metta in testa di commettere omicidi.

Cara la mia boldrinova, questo argomento ha i piedi di balsa. Usando questo argomento dovresti vietare l'espressione di qualsiasi opinione, perché tutte le propagande potrebbero scatenare un pazzo omicida. E non vale nemmeno parlare di notizie false.
Nel 2015 l'italia ha speso 3,3 miliardi per accogliere gli immigrati clandestini. È un dato vero, scritto nero su bianco dal MEF. Quindi non puoi dire che è una notizia falsa. Quei soldi potevano essere usati, ad esempio, per mandare in pensione prima un po' di gente che è rimasta inculata dalla fornero. Dimmi che non è vero! Ebbene, vuoi che questo argomento - vero - non possa ingenerare odio verso i politici che spendono i soldi per accogliere clandestini appena arrivati e non per la propria gente che ha lavorato una vita pagando le tasse?
Allora cosa facciamo, siccome questo fatto - vero - può generare odio vietiamo di raccontarlo in giro?

Vietiamo tutte le opinioni che non hanno il bollino dell'ufficio "volemose bene" certificato dall'agenzia Boldrinova & Poor's?
State bene attenti, perché poi questa cosa vi si ritorce contro. Se volete bandire il discorso d'odio per legge poi va a finire che qualsiasi opinione sarà vietata, anche quelle che pensano di essere "dalla parte giusta". Basterà dimostrare che l'odio verso chi odia è anch'esso odio ed è fatta.
Fai presto a invertire i ruoli.

Prendete, ad esempio, il caso della stessa boldrinova la quale ha pubblicato nomi e cognomi di coloro che la insultano su internet. Queste persone sono state assalite dalle fangirl della presidenta che li hanno insultati all'inverosimile, tanto che il bullismo si è ribaltato: era il bullo ad essere bullizzato, complice il fatto che la notizia aveva avuto una visibilità enorme.
Quindi cosa abbiamo? La terza carica dello Stato che va a piagnucolare in pubblico dicendo: "gni gni, questi qui mi insultano" e scatta lo tsunami di insulti verso queste persone. Uno schieramento di forze sproporzionato verso persone che non sono personaggi pubblici e che quindi non sono abituati a sopportare il peso dell'attacco.
Volendo ribaltare i ruoli in questo caso è stata la boldrinova a fare la bulla che riceve un pizzicotto e chiama il cugino con le catene a sistemare la faccenda. Ah no, certo, lei mica ha detto di insultarli vero. Ma ha creato il clima. È stata lei a stimolare l'odio della rete verso questi commentatori. Quindi è lei quella che induce all'odio.
Vedete come è facile ribaltare i ruoli?

No signori miei, non funziona così. Se siete convinti che un'opinione sia sbagliata spiegate perché e la smontate, non potete pretendere di chiudere la bocca a chi la propone.
Non potete imporre un'ideologia per legge.

Come rendere il parlamento veloce (non serve tagliarne un pezzo)

November 29th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale, politica
Ieri si è tenuta l'ultima seduta della Camera per questa settimana. No, non siete confusi, ieri era proprio lunedì e sì, al lunedì hanno finito.

La prossima seduta è convocata per martedì 6 dicembre.

Eh, ma ci sono le commissioni! - direte voi.
No, anche le commissioni hanno finito per questa settimana. Questo il calendario:

commissioni

Martedì una giustizia e mercoledì una convocazione per la commissione ambiente. Per il resto è un liberi tutti.

Cazzo fa la Camera questa settimana? Nulla.
Hanno dato la settimana libera per consentire ai deputati di fare campagna elettorale per il referendum. Attività legittima, ma che non può e non deve bloccare il parlamento per una settimana.

Perché un po' di deputati già avevano bigiato alla grande nelle scorse settimane (come i pentastellati che hanno marinato le sedute della Camera alla grande, alla faccia del "sei stato eletto deputato/sindaco/consigliere? devi fare il deputato/sindaco/consigliere!"). Un po' puoi fare sedute di discussioni senza votazioni (dove quindi bastano 20 deputati in aula, finché non si vota) ma poi si arriva al punto in cui devi votare e che fai se i deputati invece di fare i deputati sono in giro a fare campagna elettorale? Allora scatta il liberi tutti, e per una settimana il parlamento non fa un cazzo.

Non è la prima volta che succedono queste cose. Una volta la Meloni puntò i piedi in aula perché c'era il congresso di Fratelli d'Italia (o riunione analoga) e pretendeva che non si convocasse l'aula in contemporanea per consentire ai suoi deputati di parteciparvi.  Alla fine hanno dovuto concedergliela perché se lo fai con un partito poi devi farlo con tutti.

Per far lavorare più velocemente il parlamento non è necessario tagliare il Senato. Basta far lavorare in modo efficiente il parlamento che già abbiamo. Se un deputato vuole fare campagna elettorale per il referendum ne ha diritto ma non può pretendere che il parlamento si fermi una settimana. Se vuole fare campagna elettorale salta le sedute (e se ne prende la responsabilità).
Basterebbe tagliare queste sacche di inefficienza per correre più spediti.

Sapete poi di cosa si parla in aula il 6 dicembre, alla prossima seduta della Camera?

L'ordine del giorno prevede:

  • mozione concernente iniziative per promuovere una corretta alimentazione, in particolare al fine di prevenire l'obesità infantile;

  • mozione concernente iniziative di competenza in relazione alle stragi naziste del 1943-1945, con particolare riferimento all'esecuzione in Germania delle sentenze di condanna emesse dai tribunali italiani

  • ratifica di diversi trattati internazionali


Sicché, la ratifica dei trattati internazionali è una cosa che si potrebbe fare in cinque minuti netti. Anche perché non c'è molto da discutere. Il trattato viene stipulato tra il governo italiano e quello straniero (ad esempio per evitare doppie imposizioni...), non è che il parlamento può decidere di modificare qualcosa, altrimenti salta tutto e bisogna ripartire con le trattative un'altra volta. Quindi il parlamento dice sì o no.

Le mozioni invece sono la cosa più inutile che esista. Sono documenti che non hanno alcun effetto pratico: la mozione è un documento in cui il parlamento impegna il governo a....
Il governo però non ha alcun obbligo legale a fare niente. Anzi, il più delle volte le mozioni sono nella forma "il parlamento impegna il governo a considerare l'opportunità di...", dove "considerare l'opportunità di" è l'autorizzazione a mettere la mozione nel cassetto e a fregarsene.
A cosa servono dunque le mozioni? A fare spettacolo. Il politico si alza in aula, fa un bel discorso su questi principi che gli stanno a cuore, finge di lottare contro il governo che vuole riformulare la mozione e poi quando si approva il documento va sulle reti sociali a vantarsi della "vittoria!!11!!" oppure "noi stiamo dalla parte di...!!!11!".
La mozione non porterà ad alcun risultato pratico ma la sceneggiata è assicurata.
Nel frattempo però si sono buttate via ore e ore di aula per una cosa inutile.
Lo stesso per le decine di interrogazioni parlamentari che riguardano casi locali (come la chiusura di un'azienda o il problemi della scuola elementare di Salcazzo inferiore) che vengono discusse in aula quando potrebbero ricevere risposta scritta.
Ecco, tutti questi atti si potrebbero semplicemente concentrare il sabato sera o la domenica pomeriggio, se proprio non si possono vietare. Perché è inutile che il parlamento butti via un martedì lavorativo a discutere le mozione sull'obesità che non hanno alcun effetto pratico.
Il tempo si usi per un legge delega, quella sì che impegna il governo. Se non ci sono i numeri per una legge delega non si fa niente. Non è che ripieghi sulla mozione che ti approvano per farti felice perché tanto non porta a niente.

Iniziamo a rendere più efficiente il parlamento tagliando questi tempi buttati via e concentrando l'attività sulle cose che portano risultati concreti (e non spettacolo).
Vedrete come corre veloce poi il parlamento.