Archive for the ‘politica’ Category

Il comodo suicidio

February 15th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Qualche giorno fa si è suicidato un signore di 30 anni depresso. Ha lasciato una lettera in cui lamentava dei numerosi colloqui di lavoro falliti e del fatto che le donne non gliela davano.
Curiosamente sul secondo fatto non ha commentato nessuno, sul primo invece. Complice anche una frase di chiusura nella sua lettera d'addio in cui attaccava il ministro Poletti hanno scatenato commenti sulla nostra società che non consente un futuro ai giovani, che schiaccia chi non vince...

Due giorni fa si è suicidato un ragazzo di 16 anni perché le forze dell'ordine gli avevano trovato un po' di fumo addosso e gli hanno fatto la perquisizione a casa.
In questo caso non è mancato il senatore secondo cui occorre «legalizzare i derivati della cannabis»,
"Chi glielo spiega ora, ai genitori del sedicenne di Lavagna, cui erano stati sequestrati dieci grammi di hashish, che la normativa sulle sostanze stupefacenti mira a tutelare la salute e l'integrità fisica e psichica dei giovani? Legalizzare i derivati della cannabis"

via

In questi casi penso solo a come certe persone riescona a fare questi commenti. Non tanto per la faccia tosta nello sfruttare dei suicidi per fini politici, quanto per l'insensatezza di tirare qualsivoglia conclusione da questi fatti.

Nel primo caso abbiamo una persona chiaramente depressa. Uno che a 30 anni continua a pretendere di lavorare come grafico nonostante nessuno gli dia un lavoro come tale significa che è completamente scollegato dalla realtà. Una persona normale capisce che non è la sua strada, abbandona le velleità di gioventù e va a fare l'operaio. Non sarà il lavoro che sognava ma almeno si porta a casa la pagnotta.
Nella sua lettera denunciava un futuro in cui non avremo elettricità, cibo... Aveva una visione completamente distorta della realtà (fino a 60 anni fa gran parte degli italiani non si suicidava nonostante facesse davvero una vita di merda, nemmeno paragonabile a quella di oggi).
Uno che vede così nero significa che non è capace di valutare razionalmente quello che lo circonda: che senso ha intavolare dei discorsi partendo da riflessioni del genere?
Se volete fare discorsi e rivendicazioni di classe fatele pure, ma non basatele sulle riflessioni stralunate di un depresso.

Nel secondo caso abbiamo una ragazzo che ha perso la proporzione di quello che era successo. Buttarsi dalla finestra per una cosa del genere è una cosa che può fare solo chi non vede davanti a sé alternativa perché pensa che non ci sia. È capitato perché gli hanno trovato il fumo addosso ma poteva capitare perché se lo avessero bocciato a scuola o se la fidanzatina lo avesse mollato.
E a quel punto cosa fai? Vieni a dirmi che le fidanzatine non devono più mollare nessuno e che gli insegnanti non devono più bocciare?
Perché la logica è la stessa: se bisogna legalizzare la droga altrimenti poi i sedicenni si suicidano allora bisogna anche abolire le bocciature a scuola per lo stesso motivo.

Lo Stato deve fare le cose che ritiene giuste. Se ritiene che droga debba essere legalizzata lo faccia. Ditemi pure che è giusto legalizzare la droga per tutti i buoni motivi di questo mondo, ma non perché altrimenti i ragazzini che perdono la proporzione delle cose si suicidano.

 

Sul referendum propositivo (l’ennesima porcata della Corte incostituzionale)

February 13th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in politica, riflessioni
Qualche settimana fa la Corte costituzionale ha bocciato uno dei referendum proposti dalla CGIL dicendo che era propositivo.
Peccato che non lo poteva fare.

Attenzione: non mi riferisco a questioni di opportunità. Non poteva farlo proprio a livello tecnico. In questo post spiego perché.

Partiamo dall'inizio, l'art. 75 della costituzione. Lo sappiamo tutti a memoria ma ricordarlo male non fa.
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Questo articolo ci dice due cose importanti:

--> Comma 1°: il referendum è abrogativo, e può anche abrogare una legge parzialmente

--> Comma 2°: ci sono leggi su cui non si può fare il referendum

Tenete bene a mente la divisione di questi due commi perché poi ci tornerà utile.

Ovviamente la costituzione detta i principi generali, poi però bisogna fare delle leggi che rendono attuabili nella pratica questi principi. Lo dice la costituzione stessa: la legge determina le modalità di attuazione del referendum. 
Già perché è facile dire che non si può fare un referendum su di una legge di bilancio, ma chi è che decide se quella legge riguarda il bilancio o no?
Chi conta le firme per verificare che siano veramente mezzo milione? A chi vanno consegnate le firme?

Ecco allora che nel 1953 esce la legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1. Questa legge costituzionale stabilisce un po' di cose sul funzionamento della Corte costituzionale, e tra le altre funzioni regola anche le competenze della Corte sul referendum. All'art.2 infatti dice:
Art. 2

Spetta alla Corte costituzionale giudicare se le richieste di referendum abrogativo presentate a norma dell’art. 75 della Costituzione siano ammissibili ai sensi del secondo comma dell’articolo stesso.

Le modalità di tale giudizio saranno stabilite dalla legge che disciplinerà lo svolgimento del referendum popolare.

Qua abbiamo già fatto un passo avanti. Almeno sappiamo chi è che giudica se il referendum è ammissibile o meno: è un compito che spetta alla Corte costituzionale.
Attenzione però, perché questa legge costituzionale non dice che la Corte costituzionale decide come le pare. Mette un paletto ben chiaro: le richieste di referendum devono essere giudicare ammissibili
ai sensi del secondo comma dell’articolo 75 della costituzione

Ma cosa diceva il comma 2° dell'art. 75? Ricordate? Era quello che diceva che non si possono fare referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
La Corte Costituzionale è chiamata a giudicare questo, se il quesito non rientra tra questi casi.

La legge costituzionale non dice che deve controllare se la richiesta è conforme all'art. 75 della costituzione, bensì se è conforme al solo comma secondo.

Quindi non può giudicare non ammissibile una richiesta di referendum dicendo che è propositivo e non abrogativo. Quello sta scritto nel comma primo e la Corte deve giudicare in merito al comma secondo.

Ma andiamo avanti. Passano gli anni e viene fatta una legge ordinaria (legge 25 maggio 1970, n. 352). Questa legge è molto più dettagliata. Stabilisce come si raccolgono le firme, quando si possono depositare e tutte queste cose qui.

Tra una disposizione e l'altra c'è spazio anche per stabilire come come vengono giudicate ammissibili o meno le richieste di referendum abrogativo.

Qui abbiamo due articoli molto chiari. Il primo è l'art. 32 che dice
[...]

Alla scadenza del 30 settembre l'Ufficio centrale costituito presso la Corte di cassazione a norma dell'articolo 12 esamina tutte le richieste depositate, allo scopo di accertare che esse siano conformi alle norme di legge, esclusa la cognizione dell'ammissibilità, ai sensi del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione, la cui decisione è demandata dall'articolo 33 della presente legge alla Corte costituzionale.

[...]


Cioè, tu raccogli le firme, consegni la richiesta di referendum alla Corte di cassazione (attenzione, non alla Corte costituzionale, a quella di cassazione) la quale deve valutare che la richiesta rispetti le leggi.
Tutte le leggi tranne l'ormai famoso comma 2° dell'art. 75 della Costituzione. Su quello decide successivamente la Corte costituzionale.

E infatti l'art. 33 di questa legge specifica:
La Corte costituzionale, a norma dell'articolo 2 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, decide con sentenza, da pubblicarsi entro il 10 febbraio, quali tra le richieste siano ammesse e quali respinte, perché contrarie al disposto del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione.

Ancora una volta abbiamo ribadito che la Corte costituzionale deve limitarsi a decidere se la richiesta di referendum è conforme al comma 2°, cioè che non sia su di una legge tributaria, di bilancio e così via.
Non è compito della Corte costituzionale decidere se è propositivo o abrogativo, perché quello sta nel comma 1°, quindi è compito della Corte di cassazione, visto che è essa deputata a verificare che la richiesta sia conforme alle leggi (ad esclusione del comma 2°).

E infatti questo controllo la Corte di cassazione lo fa. Verifica le firme, verifica i certificati elettorali e le date dei bolli, ma verifica anche i quesiti. Verifica che siano conformi alle disposizioni della legge 352/70 che stabilisce che

[...] si devono indicare i termini del quesito che si intende sottoporre alla votazione popolare, e la legge o l'atto avente forza di legge dei quali si propone l'abrogazione, completando la formula volete che sia abrogata. . .» con la data, il numero e il titolo della legge o dell'atto avente valore di legge sul quale il referendum sia richiesto.

e ancora

Qualora si richieda referendum per abrogazione parziale, nella formula indicata al precedente comma deve essere inserita anche l'indicazione del numero dell'articolo o degli articoli sui quali referendum sia richiesto.


e fin nel dettaglio

Qualora si richieda referendum per la abrogazione di parte di uno o più articoli di legge, oltre all'indicazione della legge e dell'articolo di cui ai precedenti commi primo e secondo, deve essere inserita l'indicazione del comma, e dovrà essere altresì integralmente trascritto il testo letterale delle disposizioni di legge delle quali sia proposta l'abrogazione.

La Corte di cassazione verifica che tutte queste norme siano rispettate e dà l'ok.
È questo il controllo sul fatto che il referendum sia abrogativo. È qui che la corte di cassazione verifica che il quesito cancelli una legge o parte di essa e che non introduca nuove norme.

Ovviamente il giudizio è tecnico. Non è una questione politica, non dànno un giudizio sul fatto che con quella abrogazione si crea una legge nuova. Si limitano freddamente a osservare che il quesito cancella parti di una legge.

E allora a chi tocca valutare se il quesito è "fintamente abrogativo"? A nessuno. Perché la Corte costituzionale - l'abbiamo già visto mille volte - si deve limitare a entrare nel merito del comma secondo.
Nessuno deve giudicare se il quesito è "fintamente abrogativo" perché è un giudizio che non esiste. Se il quesito elenca le parti della legge da abrogare è a posto. Quello del quesito "fintamente abrogativo ma in realtà propositivo" è un giudizio che si è inventata la Corte costituzionale di sana pianta, senza che nessuna legge le avesse dato il potere di farlo.

Fondamentalmente la legge (costituzionale e ordinaria) consente il trolling di un quesito fintamente abrogativo. Se proprio vogliamo sarebbe la Corte di cassazione a giudicare se non rispetta il comma primo dell'art. 75 della Costituzione (ma non lo farà mai perché essa dà un giudizio tecnico, non politico). Di sicuro non è la Corte costituzionale a poterlo fare.
È scritto in tutte le salse che si devono limitare a giudicare sul comma secondo.

Il problema è che sopra la Corte costituzionale non c'è nessuno che gli possa dare un calcio nel sedere richiamandoli a rispettare la legge quindi fanno quello che vogliono, arrogandosi funzioni che non hanno.

La cosa curiosa è che sarebbe pure difficile impedirglielo. Cosa fai? Una legge di interpretazione autentica in cui dici che l'articolo
Alla scadenza del 30 settembre l'Ufficio centrale costituito presso la Corte di cassazione a norma dell'articolo 12 esamina tutte le richieste depositate, allo scopo di accertare che esse siano conformi alle norme di legge, esclusa la cognizione dell'ammissibilità, ai sensi del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione, la cui decisione è demandata dall'articolo 33 della presente legge alla Corte costituzionale.

è da intendersi nel senso che la Corte di cassazione verifica che le richieste siano conformi a tutte le leggi (compreso il comma 1 dell'art. 75 della Costituzione!) ad eccezione dell'ammissibilità di cui al comma secondo perché di quella si occupa la Corte costituzionale?

Ma è esattamente quello che c'è scritto! Fai una legge di interpretazione autentica di una cosa su cui non c'è alcun dubbio interpretativo?

Questa è solo l'ennesima porcata che fa la Corte costituzionale italiana, dopo essersi presa il potere legislativo che non le spetta.

Ah, per concludere, per quelli che mi dicono "eh, ma non è giusto che un quesito sia fintamente abrogativo" ricordo che un metodo molto semplice per ridurre questo trolling è scrivere le leggi come Dio comanda. Basterebbe evitare di scrivere articolo con venti subordinate che si prestano al taglia e cuci e scrivere invece articolo con frasi brevi e concise. Si capirebbero più facilmente e non potresti giocare con taglia e cuci.

 

Quella volta gli avvocati di stocazzo non si sono fatti vedere

January 29th, 2017 by mattia | 25 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Nel 2011 sono andato a una conferenza in Arizona. Era il periodo in cui lavoravo in giappone e mi toccò presentare un poster che non avevo fatto io e di cui non sapevo quasi nulla.
Come mi sono trovato in quella situazione?

Facciamo un passo indietro. Anni prima nel gruppo di ricerca in cui lavoravo c'era un ricercatore iraniano. Finito il suo periodo in giappone tornò nella repubblica islamica dell'iran e continuò la sua attività di ricerca.

Nel 2011 aveva mandato un contributo a questa conferenza e questo era stato accettato. Il problema però fu che per entrare negli U.S. of A. aveva bisogno di un visto. Un visto che non era mai arrivato.
Quindi non riuscì ad arrivare in Arizona.
Allora abbiamo fatto così: ha mandato il poster da stampare in un centro stampa della cittadina, l'ha fatto recapitare da un fattorino al servizio di concierge dell'hotel dove si sarebbe tenuta la conferenza, e lì io sono andato a recuperarlo. Ho letto alla svelta l'articolo che aveva scritto per capire di che cosa parlava, ho affisso il poster e poi l'ho presentato a nome suo, pur non essendone l'autore né un co-autore.

Perché tutto questo casino? Perché se non presenti il poster poi l'articolo non può essere accettato per la pubblicazione. È una regola di tutte le conferenze, altrimenti la gente diserterebbe le conference (costa parecchi denari andarci) e porterebbe a casa comunque la possibilità di pubblicare l'articolo, che è ciò che a molti interessa. Le conferenze impongono quindi che tu ti iscriva e che venga alla conferenza. Altrimenti al posto del poster rimane un vuoto e non è bello (che senso avrebbe una conferenza coi tabelloni semi vuoti?). Parimenti, controllano se tu sei lì durante la tua sessione a presentare il poster, a parlare con chi ti fa domande. Altrimenti alcuni manderebbero un delegato ad appicciare il poster per far finta di essere lì, quando invece non sono alla conferenza. Quindi è necessario iscriversi alla conferenza, esporre il poster ed essere lì di persona a presentarlo.

Per questo motivo ho dovuto appendere io il poster di quel ricercatore e rispondere io alle domande dei partecipanti, nei limiti ovviamente di quanto potevo fare avendo studiato l'articolo scritto da un altro due giorni prima. Quando è arrivato il chairman della sessione gli ho spiegato la situazione, gli ho detto che ero lì io a presentare il poster perché non avevano dato il visto a 'sto tizio, la rava e la fava.

Non so se poi il chairman si è impietosito e ha accettato la mia presentazione oppure l'ha marcato come no show e il ricercatore iraniano non ha potuto pubblicare. Non mi sono più interessato della cosa.

Però in quel caso non ho visto nessun avvocato di stocazzo mobilitarsi per far ottenere il visto a questo ricercatore iraniano per andare alla conferenza. Non ho visto nessun regista fallito agitare le folle contro il governo americano che vieta l'ingresso agli scienziati negli U.S. of A. Non ho visto adunate di militanti per i "diritti umani" manifestare coi cartelli davanti agli aeroporti.
L'unico pirla che si è sbattuto per aiutare quel tizio sono stato io.

E guardate che è una cosa normalissima. Chiunque partecipa a conferenza scientifiche può confermarvi che molti ricercatori di paesi "fuori dalla lista" non possono partecipare (e si devono far sostituire da colleghi) perché non gli dànno il visto. Però nessuno se ne lamenta.

Vero, nel 2011 al governo c'era obama. Quindi figurati se muovevano un dito. I visti agli iraniani non li davano neanche prima, quando governava obama. E non li davano anche a persone come ricercatori scientifici che dovevano andare a una conferenza (puoi verificare tutto, che il tizio sia veramente un ricercatore - basta controllare il suo CV, che la conferenza sia vera... potevi anche controllare che questo aveva davvero lavorato in giappone...).
Gli U.S. of A. i visti agli iraniani non li hanno mai dati. Se però li negava obama uno a uno nessuno si lamentava.

Quello che sta succedendo in queste ore è solo uno spettacolo. Trump ha fatto questa misura per dare un grattino sulla pancia al suo elettore texano, quando in realtà i visti agli iraniani li vietavano anche prima. Fosse stato un po' più furbo avrebbe continuato a centellinare i permessi d'entrata, magari stringendo un poco la morsa e avrebbe vietato di fatto l'ingresso a tutti gli iraniani in silenzio come già faceva obama.
Facendolo in silenzio però non avrebbe ottenuto il suo scopo: dare visibilità alla cosa in modo che l'americano sia convinto che li stia difendendo. La caciara che stanno facendo questi manifestanti fuori dagli aeroporti è tutta ciccia alla minestra di Trump. È proprio quello che desiderava.

Ma anche dall'altra parte è un teatrino. Non gliene frega niente di queste persone. Perché se gliene fosse fregato qualcosa avrebbero protestato quando obama ha espulso dagli U.S. of A. 2,5 milioni di persone. Invece niente, neanche un verso.
No, non stanno protestando per quelle persone. Protestano contro Trump, protestano perché protestare li fa sentire grandi, dà un senso alla loro altrimenti inutile vita. Inconsciamente speravano che Trump prendesse decisioni del genere per avere la scusa di tirare fuori dall'armadio cartelli e pennarelli e iniziare la lotta. Sai che noia altrimenti per i prossimi quattro anni. Avrebbero dovuto trovarsi qualcosa da fare.
Trump e i suoi oppositori si stanno divertendo l'uno con l'altro. E voi lì a crederci sul serio.

Valutiamola dai fatti

January 29th, 2017 by mattia | 21 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Quando si scoprì che il ministro fedeli aveva mentito sul suo titolo di studio dicendo di essere laureata (quando invece non aveva manco la maturità) il solito coro di tromboni si scatenò nel difenderla dicendo che bisognava valutarla per quello che avrebbe fatto.

Fa niente se ha mentito pubblicamente e spudoratamente proprio nel campo in cui andava a operare, l'istruzione. Fa niente se le stesse persone a parti opposte si sarebbero strappate le vesti per altre bugie. Quando mentono "i loro" trovano tutte le scuse di questo mondo: bisogna valutarla per quello che farà.

Bene - anzi, male - valutiamola allora per i suoi atti da ministro. Sono usciti i decreti attuativi della legge sulla "buona scuola". Li avrà scritti lei? Ma anche no, ovvio. Però sono usciti sotto la sua responsabilità da ministro. Se ci fosse stato qualcosa di storto li avrebbe dovuti correggere. Quindi la responsabilità se la prende tutta lei anche se li ha scritti qualche funzionario del ministero.

In questi decreti tra le tante cose c'è questa novità per cui per accedere all'esame di maturità non serve la sufficienza in tutte le materie ma basta avere la media del sei. Il che, matematicamente parlando, significa rendere molto più semplice ottenere l'accesso all'esame visto che togli una condizione al sistema.

È una cosa piccola, lo so, ma è un ulteriore passo in avanti verso l'imbarbarimento della scuola italiana. Qui in Rep. Ceca si è parlato a lungo di introdurre matematica obbligatoria per tutti alla maturità. Poi la cosa è stata posticipata, si vedrà... Ma almeno si parla di introdurre qualcosa in più.
La fedeli invece rimuove una difficoltà.

Andiamo avanti così, un passo dopo l'altro, a rendere sempre più facile ottenere i titoli di studio. Perché poi arrivano i cazzoni a dirci che abbiamo pochi laureati, siamo in fondo alle classifiche europee! E allora noi cosa facciamo? Diamo diplomi a qualsiasi pirla analfabeta si presenta a una scuola e ha la costanza di starci cinque anni. Mandiamo questi analfabeti all'università e poi... vorrai mica bocciarli all'esame. Se ti metti a bocciare tutti poi ti tirano le orecchie perché sei l'unico insegnante stronzo che li blocca. Nessuno si prende la briga di rompere l'onda di lassismo che fa promuovere tutti e quelli vanno avanti.

Così, rotolando lungo la vallata, la pallina di neve dell'ignoranza diventa sempre più grossa fino a diventare una valanga di ignoranti col titolo di dottore davanti al nome. Finché lo usano per far contenta la nonna chi se ne frega. Quando però usano quel titolo per far danni nella società poi i nodi arrivano al pettine.

Poi succedono le disgrazie e saltate su tutti a fare le verginelle chiedendo: chi ha dato la laurea a quello? Ha preso la laurea coi punti del Dixan?

Ragazzi miei, non è che potete lamentarvi se il mondo è pieno di laureati capre che fanno danni quando prima avete spinto le università a dare lauree senza valore. Decidetevi, per Dio.

Possibile mai che non si riesca invertire la tendenza? Possibile mai che si rende sempre più facile ottenere titoli di studio? Possibile che questi non capiscano come ciò disintegri il valore dell'istruzione?

La legge elettorale è subito applicabile? Sì ma anche no

January 27th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in politica
Una nota al volo sull'immediata applicabilità della legge elettorale dopo la sentenza che ha azzoppato l'italicum.

Quando dicono che la legge elettorale è immediatamente applicabile hanno ragione, ma solo a livello teorico. Per forza la legge elettorale ci deve essere, anche perché le camere se non vengono sciolte domani finiscono la legislatura fra un anno, e lì non è che puoi girarci attorno: bisogna andare a votare e una legge serve.
È quindi vero che in questo momento una legge elettorale c'è, ed è l'italicum depurato dagli elementi dichiarati incostituzionali.

Ma nella pratica non è così. Le leggi elettorali sono complesse, molto complesse. Descrivono meccanismi particolarmente complicati per arrivare al calcolo degli eletti. Tu puoi anche dire che è incostituzionale il ballottaggio, ma dopodiché devi andare a ritoccare tutti gli articoli che nella legge fanno riferimento al ballottaggio.
Ed è un casino della madonna.

Come minimo la legge va armonizzata. È una cosa che si fa spesso al termine del processo legislativo in parlamento quando vengono approvati molti emendamenti che fanno il taglia e cuci. Nelle migliore delle ipotesi va sistemata solo la punteggiatura e le concordanze. In altri casi bisogna limare le incongruenze che possono emergere dopo l'approvazione di un emendamento perché il testo non è più coerente. Alla fine dell'approvazione degli emendamenti un gruppo ristretto di persone si riunisce, cerca di pulire il testo per renderlo coerente e senza errori e poi si va il voto finale.

Ecco, alla legge elettorale è senza dubbio necessario un processo di armonizzazione. Il parlamento si deve mettere lì a dire "ok, la consulta ha detto che il ballottaggio è incostituzionale, ora facciamo passare articolo per articolo la legge in modo da togliere ogni riferimento al ballottaggio lasciando un testo che fili".

Se non si fa un processo del genere si può sicuramente andare a votare, per carità, ma il testo della legge elettorale non sarebbe omogeneo. Gli uffici centrali circoscrizionali e nazionale si troverebbero ad applicare il testo di una legge moncato di alcune parti. L'interpretazione potrebbe essere suscettibile di contestazioni a non finire, perché chiunque non venga eletto farà ricorso dicendo che la legge dopo la sentenza deve essere interpretata in un modo diverso da quello che hanno fatto gli uffici centrali. Fanno i ricorsi anche quando il testo è chiaro ma interpretabile in maniera diversa, figuratevi se non fanno ricorso in questo caso.

Quindi sì, in teoria si potrebbe andare a votare anche senza che il parlamento ci metta mano. Ma sarebbe un bordello della madonna.
Dio non voglia che ci buttino in un casino del genere.

La kappesima prova dell’inadeguatezza della boldrinova

January 15th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica
Poi mi chiedono perché me la prendo così tanto. Contro i cialtroni del discorso d'odio, oppure in generale contro la boldrinova. Me la prendo perché poi gente come la boldrinova si sente autorizzata a scrivere idiozie colossali come questa:



Una che da quattro anni ormai fa la presidente della Camera non può scrivere certe idiozie. È come se un elettricista non sapesse montare un teleruttore dopo quattro anni che la l'elettricista: gli darebbero un calcio in culo e gli direbbero di cercare un altro lavoro.

Allora, cerchiamo di spiegarlo in modo semplice:

  1. Augurarsi che crepi qualcuno non costituisce reato.
    È una cosa da stronzi? Probabile. Tua nonna dice che la morte non si augura a nessuno? Sono contento. Ma l'opinione di tua nonna non fa legge. Per quanto possa sembrarti una cosa da stronzi sperare che qualcuno crepi se non è illegale non hai motivo di vietarlo.

  2. Dovrebbe saperlo una che presiede l'organo che fa le leggi: la legge può vietare qualcosa allo scopo di tutelare un bene. Il codice penale non vieta la diffamazione perché vuole insegnare alla gente a fare i bravi bambini. Vieta la diffamazione perché il suo compito è tutelare un bene, in questo caso l'onore di una persona.
    Vieta la violenza privata perché tutela il bene della libertà delle persone. E così via: per ogni reato c'è un bene da tutelare.
    Ora, mi spieghi la boldrinova: quale sarebbe il bene da tutelare in questo caso?
    Se io dico pubblicamente che mi auguro la morte della boldrinova che danno le faccio? Di certo non muore più velocemente (ehilà, non esiste il malocchio!) Di certo non offendo il suo onore: mica la insulto, mica le attribuisco caratteristiche infamanti, sto solo dicendo che se muore sono contento.
    Quindi non potrebbe nemmeno essere reato. Nemmeno volendo.

  3. Se ancora la boldrinova non ci crede che le leggi non si fanno - e non si possono fare! - per imporre di fare i bravi, ma solo per tutelare beni giuridici, faccio presente che in mille occasioni i confini dei reati sono proprio limitati da questo fatto.
    Prendete il reato di negazionismo di cui si è parlato pochi mesi fa dopo l'approvazione della legge dal parlamento italiano. In realtà non c'è nessun reato di negazionismo. In italia hai tutto il diritto di dire che la Shoah non è mai esistita e che i campi di concentramento sono una bufala. Il negazionismo è solo un'aggravante del caso di istigazione e incitamento a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
    si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanita' e dei crimini di guerra

    Tu puoi vietare l'atto di incitamento alla discriminazione razziale, poiché tuteli il bene della sicurezza di tutti i cittadini di qualsiasi razza. Non puoi vietare di dire che la Shoah non è mai esistita perché non c'è alcun bene da tutelare.
    E no, non puoi dire che se poi la gente va in giro a dire che al Shoah non è mai esistita allora poi la gente si mette ad ammazzare i giudei. Il passo logico è troppo lungo. Serve un collegamento diretto; devi dire "bisogna far fuori gli ebrei" affinché ci sia un effettivo pericolo. Solo in quel caso concreto la legge interviene.
    Hanno provato in parlamento a fare passare una legge che vietasse proprio di negare la Shoah: sono intervenuti i tecnici per far capire ai politici che non lo potevano fare. E infatti è uscita questa legge.

    Oppure prendete gli atti persecutori (stochin in italiano moderno). Anche qui i confini sono molto stretti: non basta mandare un sms all'ex fidanzata dicendo che è una baldracca. Ci deve essere un danno concreto. Le minacce e le molestie devono essere fatte in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
    Non basta mica offendersi.

    Si rassegni la boldrinova: dire pubblicamente che ci si augura la sua morte non potrà mai essere vietato, semplicemente perché non c'è alcun danno ad alcun bene.

  4. La citazione della recente decisione della Cassazione secondo cui i siti sono responsabili dei commenti non c'entra un cazzo.
    Ma proprio un cazzo di niente.
    In quel caso il commento era diffamatorio nei confronti di Tavecchio. Avevano definito Tavecchio un "emerito farabutto", e questa è una diffamazione. Assolutamente normale che il sito dove è stato pubblicato il commento sia chiamato a risponderne. Ma in questo caso non c'è niente.
    Libero non è che non cancella i commenti perché non si ritiene responsabile in quanto inseriti da altri, bensì perché non c'è niente di cui essere responsabili. Dire "speriamo che sia morta" non è un reato.

  5. Si mettano tutti il cuore in pace: odiare non può essere vietato.
    Mai.
    Vietare l'odio significa imporre di essere buoni. E nessuno può impormelo.
    Al massimo il prete mi può dire che devo fare il buono altrimenti vado all'inferno. Ma la legge no. Sarebbe una forma di fascismo.
    Non si permetta di muovere un dito in quella direzione.
    Io ho il diritto di odiare chicchessia. Io ho tutto il diritto di augurarmi la sua morte.


 

La fedeli e il “diploma di laurea”

December 14th, 2016 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza, politica
Ieri è scoppiata la polemica perché è stato scoperto che il nuovo ministro dell'istruzione, università e ricerca diceva di avere un diploma di laurea che invece sembra non avere.

Nello specifico, sul suo sito dichiara:
Finite le scuole mi sono trasferita a Milano per iscrivermi dove ho conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso UNSAS.

L'UNSAS è però una scuola per assistenti sociali che non poteva rilasciare alcun "diploma di laurea".

La risposta arriva dalla stampa
"Il titolo di studio - fanno sapere fonti vicine alla Ministra - è un diploma di laurea, si chiamava così negli anni Settanta. Non si tratta di una laurea e non ha nulla a che vedere con le lauree brevi di oggi".

Non ho trovato fonte diretta a questa affermazione. Ho chiesto direttamente al ministro sul tuitter e non mi ha risposto.
La replica però non sta né in cielo né in terra. Una cosa che non è una laurea non è mai stata chiamata "diploma di laurea", neanche negli anni Settanta. "Diploma di laurea" è il nome ufficiale di quella che nel linguaggio comune si chiama laurea. Nello specifico il "diploma di laurea" è l'oggetto fisico, il foglio di carta nel senso letterale del termine (mentre la laurea è il concetto astratto del titolo di studio). Vedete che si usa in questi termini ad esempio qui.

Ora, capiamoci per benino. Il problema non è che questa tizia non sia laureata. Se per sua passione personale si è interessata di istruzione nel corso della sua vita e conosce a menadito i problemi dell'università e della scuola a me sta benissimo.
I problemi sono:

  1. Che non sembra avere alcuna competenza in merito.
    La fedeli è una che nella sua vita ha fatto la sindacalista dei tessili. Cosa c'entra con la scuola e l'università?
    Seriamente.
    Nel suo curriculum non c'è mezza traccia di qualcosa che potrebbe darle competenza in materia.

  2. Che non ha mai dato prova di essere particolarmente in gamba
    Perché voi potreste dirmi: ok, non sa niente di istruzione ma è una persona particolarmente sveglia e può imparare alla svelta. Mi starebbe benissimo. Peccato però che la fedeli come vicepresidente del senato abbia combinato casini della Madonna. È un monumento all'incompetenza. A una persona così non si fa amministrare un condominio, altro che farla ministro.Ma soprattutto

  3. Ha mentito
    E ha mentito non su quante caramelle mangia al giorno ma sul tema portante del suo ministero. Giannino è stato messo in croce per una vicenda analoga, senza che nemmeno fosse eletto (era solo candidato). Questa pensa di farla franca da ministro?


Se resta al suo posto dopo una cosa del genere significa che chi l'ha messa lì è molto, troppo forte.

 

Aggiornamento.

Siccome la fedeli sta cambiando al volo il suo curriculum, qui c'è la versione congelata a ieri del suo sito.
Perché conosco i miei polli e mi ero premunito facendone una copia di sicurezza.

Qui invece ho congelato la cache di google con il suo curriculum che ha prontamente cancellato.
Curriculum in cui scrive "Laureata in Servizi Sociali (attuale laurea in Scienze Sociali)."
E non c'è nemmeno da discutere su cosa si intenda per "diploma di laurea".

Sui brogli del voto estero, qualche precisazione

December 4th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in politica
Ne ho sentite tante sul voto truccato degli italiani all'estero. Allora vediamo un po' di fare ordine per capire cosa c'è di vero e cosa è ingigantito.

Vediamo come funziona la procedura. Chi vota all'estero esprime il voto sulla scheda, la inserisce in una busta bianca e poi inserisce quest'ultima e il certificato elettorale in una busta più grande preaffrancata con l'indirizzo del consolato.

Quando arriva al consolato nessuno la apre. Si militano a mettere tutte le buste assieme. Scaduto il termine di giovedì pomeriggio il consolato prepara un pacco con tutte le buste arrivate, ci scrive sopra "valigia diplomatica" e il tutto viene affidato a un addetto del consolato che porta il pacco a Roma per via aerea.
Il pacco non è spedito ma viene accompagnato di persona dall'addetto del consolato. Da quando esce dall'ambasciata a quando arriva a Roma il pacco non può essere aperto da nessuno, nemmeno dalla polizia di frontiera in quanto è valigia diplomatica. Quindi all'aeroporto i controlli di sicurezza non possono metterci dentro il naso.

A Roma il pacco viene consegnato all'ufficio elettrorale centrale per l'estero che lo prende in consegna. Questo poi consegnerà buste ancora sigillate ai presidenti di seggio che faranno lo spoglio.
Al seggio prendono le buste e le aprono una a una: dentro trovano il certificato elettorale, quindi controllano che il nominativo sia sull'elenco, segnano che ha votato poi il certificato lo mettono da una parte e la busta contente la scheda la infilano (ancora chiusa) nell'urna. Non senza aver verificato che sia priva di segni di riconoscimento.
Se tirano fuori un certificato di uno che ha già votato la busta con la scheda è annullata.

Finita questa operazione aprono l'urna, tirano fuori le buste con le schede, le aprono, mettono il timbro e poi leggono il voto, facendo uno spoglio normale.

Ora cerchiamo di capire dove si può barare in questa operazione.

  1. Puoi barare comprando i voti.
    La gente vota a casa e spedisce in modo anonimo per posta. Uno potrebbe andare casa per casa dagli italiani all'estero, allungare la banconota e farsi dare il plico con la scheda e il certificato elettorale. Poi vota a nome suo e spedisce.
    Lo si può fare ma ritengo difficile che lo abbiano fatto in questo caso. I numeri che puoi spostare sono pochi, funziona bene se ti serve qualche migliaio di preferenze alle elezioni politiche e risultare primo in lista, ma qui poche migliaia di voti cambiano poco.

  2. Si potrebbe imbrogliare al consolato.
    Quando le poste portano le buste al consolato gli addetti dovrebbero metterle in un posto sicuro e non toccarle. Ma ovviamente nessuno può controllare cosa succede a quelle buste per giorni e giorni. Alcune persone all'interno del consolato potrebbero, magari nottetempo, aprire le buste, controllare cosa ha votato l'elettore e poi sostituire la scheda votate "male" con una votata bene. Oppure possono aspettare il giovedì pomeriggio, aprire tutte le buste, controllare chi ha votato e chi no e poi votare per questi ultimi.
    Potrebbero farlo perché il materiale è tutto materiale che esce dall'ufficio consolare. Il problema è che in un remoto caso di controllo dovrebbero saper giustificare perché quando hanno mandato l'ordine alla stamperia hanno ordinato, che ne so, 5000 schede e buste anziché 3500 che servivano.
    Inoltre servirebbe una grossa complicità di molte persone. Dovresti avere dalla tua parte ufficiali dello Stato con le chiavi del consolato che senza farsi vedere dai colleghi riesce ad aprire buste, sostituire schede e reimpacchettare tutto senza lasciare traccia (se il consolato ha una stufa bene, altrimenti...)
    Anche in questo caso la vedo dura. Fattibile ma improbabile.

  3. Potresti fare la stessa operazione a Roma, nel periodo che intercorre tra la consegna dell'addetto al consolato all'ufficio elettorale centrale per l'estero e il momento in cui le buste vengono date ai presidenti di seggio, perché lì scatta la presenza dei rappresentanti di lista.
    Ma anche qui ti servirebbe la complicità di ufficiali dello Stato che lascerebbero manipolare le buste in loro custodia.


In definitiva, il metodo più facile per barare è comprare i voti alla fonte, prima che vengano spediti. Ma come dicevo, è troppo dispersivo, e l'investimento da fare per spostare somme considerevoli di voti è troppo alto nel caso di un referendum (mentre conviene se devi comprare qualche migliaio di voti per le preferenze).

A meno che non ci siano notizie concrete basate su fatti veri possiamo stare tranquilli.