Archive for the ‘politica’ Category

Dare via la pisella

September 8th, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in editoriale, politica, riflessioni

Bufera. Vergogna! Si deve scusare!

Mezzo parlamento, presidente della Camera incluso,  che si scopre punto dalla tarantola perché una deputata ha detto che alcune colleghe magari l’hanno data via per arrivare in parlamento (in realtà ha detto prostituirsi, forse le verginelle si inalberano per quello. Se avesse detto che “l’hanno data via” magari la dichiarazione passava sotto banco)

Come se il fatto di darla via non sia un modo molto usato per far carriera, in generale (nelle aziende, per esempio). Nessuna segretaria che la dà al capo, nooooo. Le donne non la fanno queste cose.

Ripenso a quando, qualche mese fa uscì il caso del senatore Di Girolamo, quello che si è dovuto dimettere dal senato, per andare qualche ora dopo in carcere. Ricordate? Quello che secondo l’inchiesta si era falsificato la residenza all’estero, che aveva gli amichetti criminali che andavano casa per casa a comprare i plichi elettorali per votarli scrivendo il suo nome nello spazio della preferenza. Quello che veniva chiamato “schiavo” da suoi amichetti, e oggi si viene a sapere che veniva pure picchiato da essi.

No, ditemi, dove erano tutte queste verginelle all’epoca? Possibile che se una deputata dice che alcune colleghe l’hanno data via allora le saltano addosso dicendo che infanga il sacro onore del parlamento, ma del fatto che un parlamentare fosse stato eletto comprando i plichi a domicilio e risultasse burattino di criminali non avessero niente da dire? Non infangava egli il sacro onore del parlamento ogni volta che si sedeva e votava a palazzo Madama?

Alla fine l’italia è questa. Puoi fare tutti i peccati che vuoi, che non gliene fotte niente a nessuno. Ma guai a parlare di sesso! Uuuuuhhhh.

Quando non c’era il porcellum…

September 8th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in bufale, politica

Ormai lo sapete, nella lotta contro il Porcellum io sono sicuramente a suo favore. Sembra che adesso facciano la gara ad essere contro il Porcellum, quasi che faccia figointtellettualecontrolacasta combattere il Porcellum.

Tutto parte dall’assunto che con questa legge elettorale i deputati sono cooptati, nominati da 5-6 segretari di partito, e non eletti dal popolo.

C’è gente che bela Ridateci la possibilità di scelta. E ci sono anche giornalisti che gli dànno corda.

Spiace dirlo, ma questa gente che crede di essere cool perché si oppone al porcellum, di politica capisce poco. Pochissimo.

Questa storia del porcellum che ha reso i parlamentari nominati e non eletti e una gran bufala, che chiunque analista politico con un briciolo di onestà intellettuale ti spiega in due parole.
In realtà deputati e senatori sono sempre stati nominati. Sempre.

Prima del porcellum c’era (per il 75%) il maggioritario uninominale: in un piccolo collegio ogni coalizione presetava un candidato, che ci mettava la faccia, il suo nome sulla scheda.
Questi belatori dicono che così la gente aveva davanti una persona e potevano decidere se votare tizio o caio. Così, dicono i belatori, non si potevano cooptare impresentabili infilati dentro di straforo, perché la gente se ne sarebbe accorta. La gente poteva scegliere.

Sì, come no! Vediamo allora come hanno scelto gli italiani, quando avevano il potere di scelta. Quando non avevano le liste bloccate del porcellum, ma il candidato nel collegio uninominale che ci mette le faccia, quando c’era il deputato legato al suo collegio.

Dite che allora i cittadini era impossibile per un segretario di partito portarsi in parlamento chi cavolo voleva alla strafaccia dei cittadini? No, la cooptazione dei deputati esiste oggi ed esisteva anche allora.

Mi sono divertito a passare in rassegna le elezioni avvenute col mattarellum (75% maggioritario uninominale e 25% proporzionale), avvenute nel 1994, 1996 e 2001.

Qui sotto trovate un grazioso elenco di persone che Mr. B si è portato in parlamento ben prima del porcellum. C’è dentro di tutto: gente che ha lavorato nelle sue televisioni, ex dirigenti delle sue aziende, i suoi avvocati, i suoi amici di giovinezza e compagni di scuola, gente condannata o con qualche patteggiamento alle spalle, e molto altro. Per i dettagli sulle persone cliccate sul nome e avrete la biografia da wikipedia.

Ecco, tranne rarissime eccezioni sono stati tutti eletti col maggioritario uninominale. Non erano nascosti in una lista bloccata, ma ben visibili in prima fila nel collegio, col loro nome stampato sulla scheda. E migliaia di persone ha scelto quel nome come persona da mandare in parlamento.

Questa la lista che ho preparato. Sull’anno di elezione trovate il link ai risultati elettorali. Se qualcuno ha altre persone da suggerire, faccia pure. Sotto trovate alcune considerazioni sul come funzionava il mattarellum.

Cesare Previti

1994 – Eletto senatore nel collegio uninominale di Roma Val melaina, con 68.819 voti (43,72%);

1996 – Eletto deputato nel collegio uninominale di Roma – Tomba di Nerone con 40.643 voti (47,47%) ;

2001 – Eletto deputato nello stesso collegio uninominale del 2001, con 42.742 voti (50,58%);

Niccolò Ghedini

2001 – Eletto deputato nel collegio uninominale di Este con 36.808 voti (47,59%);

Carlo Taormina

2001 – Eletto deputato nel collegio uninominale di Melzo con 43.061 voti (49,65%);

Marcello Dell’Utri

1996 – Eletto col proporzionale nella circ. Lombardia 3

2001 – Eletto nel collegio uninominale di Milano 1 con 69.743 voti (46,12%);

Gaetano Pecorella

1998 – Eletto deputato nelle supplettive del collegio uninominale di Milano 6 con 16.647 voti (51,79%)

2001 – Eletto deputato nel collegio uninominale di Milano 6 con 44.899 voti (54,35%).

Guido Possa

1996 – Eletto deputato col proporzionale in Lobardia 2.

2001 – Eletto deputato nel collegio uninominale di Pioltello con 38.736 voti (50,62%)

Brancher Aldo

2001 – Eletto deputato nel collegio uninominale di Bussolengo con 43.100 voti (52,95%).

Gabriella Carlucci

2001 – Eletta deputata nel collegio uninominale di Trani con 33.894 voti (44,34%);

Massimo Maria Berruti

1996- Eletto deputato nel collegio uninominale di Luino con 27.206 voti (36,94%).

2001- Eletto deputato col proporzionale in Lombardia 2.

Giampiero Cantoni

2001- Eletto senatore nel collegio  uninominale di Milano Loreto – Vateria – Romana con 71.886 voti (49,19%)

Romano Comincioli

2001 – Eletto senatore nel collegio uninominale di Lodi con 72.512 voti (43,54%)

Antonio Del Pennino

2001- Eletto senatore nel collegio uninominale di con 61.024 voti (42,87%).

Giuseppe Firrarello

1996 – Eletto senatore nel collegio uninominale di Acirealre con 64.830 voti (50,10%)

2001 – Eletto senatore nel collegio uninominale di Acirealre con 76.516 voti (52,95%).

Antonio Tomassini

1996 – Eletto senatore nel collegio uninominale di Busto Arsizio con 57.424 voti (32,79%)

2001 – Eletto senatore nel collegio uninominale di Busto Arsizio con  83.121 voti (46,61%)

Carlo Vizzini

2001 – Eletto senatore nel collegio uninominale nel collegio di Palermo Centro con 60.894 voti (49,49%)

Come mai tutta questa gente veniva eletta tranquillamente nei collegi uninominali? Dite che gli elettori amavano alla follia i vari Previti, Dell’Utri e Brancher?
No, semplicemente ai tempi del mattarellum c’era il concetto del collegio sicuro. Un concetto noto praticamente a chiunque si interessasse minimamente di politica a quei tempi. C’erano collegi che era sociologicamente composti da una popolazione che votavo di qui o di là. Tu potevi mettergli il candidato che volevi, anche il più impresentabile, e veniva comunque eletto. Questo perché la gente non si interessava tanto al candidato, che spesso nemmeno conosceva, ma votava il partito. Quando uno tracciava la croce sul simbolo della casa delle libertà votava Mr. B, non certo il candidato il cui nome era scritto lì di fianco.
E anche quei pochi che sapevano chi era il candidato, e magari non lo apprezzavano, continuavano a votare comunque quel partito, perché non si sarebbero mai sognati di votare dall’altra parte.
In questo si vede tutto il fallimento del mattarellum. Era una legge fatta per altri popoli, dove la gente non considera il partito o lo schieramento politico come una religione o una moglie. Popoli per cui non c’è nulla di male a votare una volta di qua e una di là, dove non si ragiona col non voterò mai di là perché io sono di qua. In italia quest mentalità non è mai nata. La gente vota sempre per appartenenza, come una tifoseria. Per questo tu potevi candidare chi diamine volevi, essendo sicuro che sarebbe stato eletto.
C’era anche una definizione per i candidati messi apposta nei collegi sicuri, anche se non avevano alcuna connessione col territorio. Si chiamavano i paracadutati, non se lo ricorda nessuno? Nessuno protestava o raccoglieva firme contro una legge che non consentiva di scegliere il candidato (ti appioppavano un paracadutato e te lo ciucciavi)?

Allora dicono, torniamo alle preferenze, come col proporzionale usato fino al 1992. Già, con quel metodo la gente può scegliere tutto: partito (e non coalizione) e candidato. Solo che magari la gente si è dimenticata di come venivano date le preferenze. Ricordate di Cicciolina che nel 1987 prese 19.886 preferenze? 19.886 persone che hanno scritto volontariamente il suo nome sulla scheda. O le 1930 persone che hanno votato alla Camera Massimo Boldi. O per venire a tempi più recenti, si sono dimenticati delle 40.142 preferenze prese da Licia Ronzulli alle Europee del 2009.

Il problema, sia ben chiaro, non è la legge elettorale. Ma come la gente vota.

Mobilitazione comoda

September 7th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica, riflessioni

A me tutta questa mobilitazione per Sakineh Muhammadi Ashtiani fa un po’ girare le balle.
E me le fa girare perché questa è stata solo molto fortunata. Dico fortunata perché, non so come, suo figlio è riusscito ad avere gli agganci giusti con la stampa così che la vicenda è diventata nota a livello internazionale.
Se non fosse stato per questo la signora sarebbe già sotto qualche quintale di gera.

Dicevo, mi girano le balle perché per ogni Sakineh che ha la fortuna di avere un figlio intraprendente e con gli agganci giusti, ci sono tante altre donne nelle stesse condizioni che probabilmente verranno lapidate domani o sabato prossimo, senza che il presidente di una repubblica si scomodi a fare annunci di solidarietà sui giornali.
E io sento molta più tristezza per queste che vengono lapidate senza che nessuno sappia niente.

E mi girano le balle perché questa qua non è mica solo accusata di adulterio, ma anche di omicidio. E allora dicono che le hanno estorto la confessione. Ok, ma quanti sono i negri o i sudamericani che nelle prigioni statunitensi vengono condannati per omicidio e poi si scopre che erano innocenti, ma sono stati condannati perché non potevano permettersi l’avvocato bravo? Ecco, allora mi sembra un tot ipocrita che per questa si muovano presidenti e cantanti e indossatrici, mentre nessun presidente di una repubblica va a dire col muso duro a Obama “Te, ciccio, guarda che se continuano ad ammazzare dei negri/sudamericani innocenti nelle tue galere c’hai addosso l’italia”. E lo stesso vale con gli oppositori politici che fanno la stessa sorte in Cina.
Echecazzo, ma ‘sti presidenti delle repubbliche si svegliano solo quando c’è qualcuno che va sul giornale?
Non gliene fotte niente dei diritti umani, nei giorni feriali?

Mi girano le balle per questo: adesso fanno tutti a gara ad offrire soliderietà a sti tizia, una cosa che non costa nulla (fanno un messaggio, mettono fuori un poster dal palazzo) e fanno bella figura. Fanno addirittura la figura di quelli intransidenti, pensa un po’.

Però poi quando c’è da impegnarsi tutti i giorni sul tema dei diritti umani la stessa intransigenza se la dimenticano, e corrono a fare sorrisoni al presidente che ammazza innocenti od oppositori politici di turno.

Ah, un’ultima cosa: mi fa girare le balle anche leggere di gente che mada dei mazzi di rose in Campidoglio. Che dici, a che cazzo servono delle rose? Mica se le mangia la tizia. E nemmeno le può mettere sul comodino.

Oleare

August 28th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, politica

Ci siamo giocati anche don Gallo.

Piesse: ma a questo qua qualcuno l’ha detto che L’Unione non esiste più da secoli di secoli?

E allora parliamo di Ozono, va bene

August 27th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche, politica

Cercando notizie sul famoso bio-ionozzatore patacca di Como (che lo ricordo, allo smog non fa una pippa) ho trovato questo grazioso artico de “La Provincia di Como”. Sembra che all’inizio di Luglio ci sia stata un’emergenza ozono a Como, e in contemporanea il bio-ionizzatore era guasto.

Cito dall’articolo:

L’impianto sperimentale di nebulizzazione che abbatte lo smog è fermo da quattro giorni: posto sul tetto di Palazzo Cernezzi, è rimasto a secco, senz’acqua, in conseguenza di lavori al terzo piano che avrebbero compromesso una conduttura idrica. Il guasto è forse una concausa della risalita di uno dei principali inquinanti atmosferici, atteso come in tutti i periodi di solleone: l’ozono.

E ancora

Adesso, il livello è stato superato anche a Como, il giorno 28 e il giorno 30 giugno: è a 189 microgrammi per metro cubo. E che cosa si può fare? La nebulizzazione avrebbe consentito, probabilmente, di tener sotto controllo l’ascesa.

Ci mette un forse e un probabilmente, però intanto il giornalista la butta là: il bio-ionizzatore patacca potrebbe aiutare a tenere sotto controllo l’ozono. E su cosa basa queste affermazioni? Sicuramente il giornalista avrà controllato le fonti, prima di ipotizzare che il bio-ionizzatore potesse funionare, no?

Allora andiamo a vedere i valori dell’ozono misurato a Como. Chissà che sta patacca, benché sia del tutto ininfluente sul PM10, magari funzioni sull’ozono. Sempre dal sito dell’ARPA prendo i dati dell’ozono misurato a Como negli ultimi due anni. I dati sono misurati ogni ora, quindi per rendere i grafico più comprensibile ho fatto la media giornaliera, riportata qui sotto (i buchi sono dovuti a guasti o malfunzionamenti). La linea arancione è il periodo in cui è stato installato il bio-ionizzatore.
Come è evidente la concentrazione di ozono segue lo stesso andamento dell’anno precedente. Il picco toccato a inizio Luglio è un normale picco di quel periodo, il bio-coso non ha avuto alcuna influenza sulla concentrazione di ozono.
Se il bio-coso funzionasse, vedremmo una concentrazione di ozono inferiore nel periodo Marzo-Giugno 2010 rispetto a Marzo-Giugno 2009. Cosa che  invece non accade.

E ancora una volta paragoniamo i valori misurati a Como nell’ultimo anno con quelli misurati a Lecco. Ne grafico sotto vediamo che sì, a Lecco l’ozono è un po’ inferiore che a Como. Ma è inferiore durante tutto l’anno, anche nei mesi prima di Marzo, quando il bio-coso lì non era installato.

Quindi, ancora una volta, notiamo che il bio-ionizzatore mangia smog non si mangia un bel niente (a parte i soldi della bolletta di acqua ed elettricità).

Mi chiedo su cosa abbia basato i forse e probabilmente il giornalista. I dati dicono chiaramente che sto bio-coso non ha alcun effetto. Forse basta dire che funziona, condire la zuppa con un po’ di termini tecnici usati alla cazzo, e la gente ci crede. Un po’ come quando si è bambini che si dice una cosa ed è così, perché la si è detta.

Nota

Quanlcuno nei commenti sull’articolo precedente ha tirato fuori il discorso del sperimentare male non fa.
Invece sì che ne fa di male. Per ribadire il concetto leggete qui cosa diceva l’assessore Peverelli:

C’è, poi, un secondo motivo per cui l’amministrazione ha deciso di attenere un attimo prima di prendere decisioni su eventuali blocchi del traffico. «Stiamo per fare una prova, che mi fa sperare anche se non sono particolarmente convinto della riuscita: tra martedì e mercoledì – annuncia Peverelli – piazzeremo sul tetto del Comune un impianto che potrebbe contribuire ad abbattere polveri sottili».

La sperimentazione di questa patacca non fa altro che togliere l’attenzione dal problema. Nello sperimentare e prorogare la patacca illudendosi che si metta a funzionare, non si sente la necessità di trovare metodi efficaci per combattere l’inquinamento. E la salute dei cittadini ringrazia.

L’inutilità della wifi comunale

August 27th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in editoriale, ignoranza, politica, riflessioni

L’ultima volta che sono stato sul suolo natio (lo scorso mese) ho messo la mia vecchia scheda TIM nel cellulare, come faccio sempre.
Adesso sono abituato a usare internet sul cellulare (in Rep. Ceca pago 180 corone – circa 7 euro – al mese, con 500 MB di traffico, ma lontanamente sfiorati), perciò ho cercato qualche offerta per farlo anche con la TIM.
Ho trovato una tariffa che mi consentiva di navigare a 2 euri la settimana, disabilitabile e abilitabile quando volevo.

Ottimo.  Il prezzo è come in Rep. Ceca e posso navigare in internet con cellulare anche quando vado a trovare i vecchi per qualche giorno.

E voi direte, che cazzo ce ne frega? Aspetta.

Oggi vedevo questi dati, da cui emerge che l’italia detiene il primato di penetrazione nel mercato degli smartphone. Un botto di più di paesi come gli U.S. of A., per intenderci. E la cosa non mi stupisci, l’italia è sempre stata il paese dei tamarri che si comprano l’ultimo modello di cellulare.

Però la notizia fa riflettere. Perché se così tanta gente ha uno smartphone, e le compagnie telefoniche offrono connettività a internet per telefonini a basso costo, allora tutte quelle iniziative tipo la wi-fi comunale vanno a farsi benedire.
Voglio dire, perché un comune dovrebbe spendere tanti mila euri per offrire internet nei parchi, nelle piazze, sul lungolago etc. (metteteci voi tutti gli altri luoghi che fanno tanto cool) se lo stesso servizio uno lo può ottenere a dei prezzi competitivi da delle aziende che fanno quello di mestiere?
Il discorso poteva valere quando gli smartphone erano oggetti super costosi, e le tariffe per navigare su internet col cellulare erano dei furti. Ma ora che gli smartphone sono così diffusi e navighi a due euro la settimana, chissenefrega del wifi al parco.
Senza contare che la connessione wifi mobile è un servizio zoppo: con internet sullo smartphone puoi navigare mentre sei sul tram o passeggi, senza problemi di ricezione, mentre con la wifi devi stare  dove il segnale prende. Che due palle.

Un’amministrazione comunale che spende dei soldi pubblici per offrire un servizio così scadente quando l’alternativa commerciale ha costi accessibili ed offre un servizio migliore, si copre di ridicolo (ah, no scusate, la wifi free fa tanto fighetto di sinistra-grillino-moderno-blablabla).

No, poi mi dicono che i 500 MB mensili  li finisco subito se guardo i filmati su youtube.
Ah, ecco, non avevo capito che la wifi libera-blablabla-tutticonnessivivalarete-blablabla serviva per guardare youtube. Ora tutto è chiaro. Il comune spende i soldi per far guardare youtube alla gente. Fico.

Piesse: io con il mio nokia 6210 navigator (uno scassone, mai più nokia in vita mia) ho anche bloggato con wordpress. Lo dico perché magari viene qualcuno a dirmi che usufruire di internet col cellulare è difficile.

Pipiesse: lo so, ora inizia il fuoco di fila.

C’è qualche problema al db. Embè?

August 25th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in editoriale, politica, riflessioni

Ogni tanto ci sono quelli che si sentono blogger fighi che fanno il post in cui analizzano i siti internet dei politici. Il concetto è sempre quello: di qui i bravi che stanno dietro al loro sito, che comunicano coi cittadini sulla rete, e di là i cattivi, i retrogradi, i dinosauri della politica, che non sfruttano internet, che non hanno un sito o se ce l’hanno lo aggiornano ogni morte di Papa (a proposito, a quando la prossima? dai…).

Poi c’è il filone di quelli che dicono che i politici sono tutti uguali, non sanno usare la rete, che fanno il sito solo per le elezioni, e poi passata la domenica elettorale lasciano andare in vacca il sito e non lo aggiornano più.
Lo ammetto, è capitato anche a me di dire queste cose (di striscio, in un articolo).

E in effetti è vero, quando apri un sito e vedi “grazie a tutti gli elettori per avermi votato” e le elezioni erano anni prima, fa un po’ ridicolo. Poi però mi sono chiesto se è davvero così necessario per un politico investire tempo per tenere il sito aggiornato, con frequenza da blogger.

Me lo sono chiesto l’altro giorno quando visitavo il sito di Antonio Rusconi, un senatore di Valmadreda. Uno di quei siti aggiornati ogni morte di Papa (olè). Quando ho provato ad aprire il blog ho trovato il mitico messaggio di WP che ti dice che non funiona la connessione al db. E niente, pensavo fosse una cosa temporanea. Poi mi sono acccorto che è permanente. È semplicemente un blog abbandonato (dalla cache di google si nota che faceva un post all’anno!). Altrimenti se ne sarebbero accorti del pasticcio e avrebbero chiamato un tecnico a 200 euro all’ora per sistemarlo. Per i non addetti ai lavori quella schermata, visibile per giorni e mesi, equivale nella blogosfera a una figura di merda di quelle potenti, tipo che chiedi a una signora per quando è atteso il dolce evento e lei ti risponde che non è gravida.

Figura di merda a parte, ho pensato: che gli frega al Senatore Rusconi di Valmadrera di aggiornare il blog? In una realtà provinciale come la sua internet non serve a una mazza quando si tratta di prendere i voti. Serve che hai il tuo pacchetto di voti, conta che vai in chiesa (e che  la gente lo sappia), conta che vai a tutte le fottute inaugurazioni e conferenze per farti vedere.
Avere un sito internet ben fatto ti sposta dieci o venti voti, essere connesso alla polisportiva, all’oratorio etc. te ne porta centinaia. E allora fanno bene a dire chissenefrega internet.

Poi sì, ci sono i politici che hanno grossa popolarità grazie alla rete. Però di tutti i lettori del loro blog, quanti sono nel loro collegio elettorale? Tipo, prendi Civati, blogger seguitissimo: quanti sono i suoi lettori che alle ultime elezioni erano nel collegio di MB per votarrlo? A occhio e croce, pochi per cento.

E allora smettiamola, per cortesia, di stressare sti politici con la storia che devono usare internet per parlare con gli elettori altrimenti sono vecchi. Ognuno parla come vuole con gli elettori.

Piesse: grillini e simila astenersi dai commenti.

Piccolo dettaglio

August 18th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica

Così, perché tra tanti sproloquii magari uno se ne dimentica.

Piccola tabella degli incarichi istituzionali

Da Giugno 1958 a Giugno 1983
300 mesi di stipendio da Deputato

Da Luglio 1983 a Giugno 1985
24 mesi di stipendio da Senatore

Da Luglio 1985 ad Aprile 1992
82 mesi di stipendio da Presidente della Repubblica

Da Maggio 1992 ad Agosto 2010
219 mesi di stipendio da Senatore

In totale* fanno 625 mesi di stipendio che il signorino (ad effetti anche ecclesiastici) è costato alla collettività.

Lascio fare a voi il conto di quanto fa in milioni di euro di oggi.

*che magari sono anche di più se si considera che, ad esempio, una volta eletto PdR al 3 Luglio ha preso una porzione di stipendio di Luglio anche come senatore, oltre che al mese intero come PdR.

Scivolone di Gilioli

August 5th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche, politica

In un post sulla situazione istituzionale Alessandro Gilioli (che normalmente apprezzo) ha fatto un grosso scivolone. Riporto le frasi incriminate

Che cosa farà ora Berlusconi?
Quello che ha sempre fatto un uomo che pensa di avere la fortuna in tasca, cioè giocare d’azzardo. Quindi cercherà di andare in ogni modo a elezioni anticipate, con lui medesimo a Palazzo Chigi e Maroni al Viminale (abbastanza importante, quest’ultimo

Perché è così importante il Viminale?
Perché in una situazione anomala e delicata come quella attuale, l’arbitro dei risultati elettorali non è più un semplice notaio come vent’anni fa. E’ fondamentale per vidimare la regolarità del voto e dei suoi esiti.

Mettiamo le cose in chiaro: l’arbitro dei risultati elettorali non è il Ministero degli Interni.

Semplificando la faccenda, per l’elezione della Camera dei Deputati funziona così:
il Viminale gestisce la preparazione delle elezioni (riceve il deposito dei simboli, prepara i libretti con le istruzioni, le urne…). Ma poi una volta che le urne si sono aperte il Ministero degli Interni perde qualsivoglia potere.

Quando è finito lo spoglio delle schede, in ogni sezione si compila un verbale (in duplice copia,  più l’estratto del verbale). Nel verbale sono inclusi tutti i risultati dello spoglio.
Questo verbale viene portato in Comune, e dal comune un addetto lo porta al tribunale, non in prefettura.

Al tribunale si riunisce, normalmente il giorno dopo, una commissione elettorale circoscrizionale che somma i voti delle singole sezioni.
Ma non sono nemmeno loro che decidono gli eletti.

Infatti i risultati vanno a Roma, all’ Ufficio elettorale centrale nazionale presso la corte di cassazione.
Qui si sommano i voti delle varie liste, si verifica chi supera lo sbarrramento del 4% e di conseguenza si ripartiscono i seggi (non potresti ripartirli nella singola circoscrizione se non sai quale lista ha superato il 4% a livello nazionale!).

In tutto questo il Ministero degli Interni non fa nulla, perché i risultati dello spoglio passano dal seggio alla magistratura che decide gli eletti.

Molta gente, erroneamente, crede che sia il Ministero degli Interni a stabilire i risultati elettorali perché la notte delle elezioni vedono i collegamenti dal Viminale, da dove giungono i dati che danno in TV.
Ebbene, questi dati sono solo ufficiosi, non hanno alcun valore legale.
Infatti, quando hai finito lo spoglio delle schede, oltre al verbale che va in tribunale, compili anche un riassunto molto sintetico (i voti alle singole liste) che va in prefettura, e dalla prefettura al Ministero degli Interni. Questo passaggio è molto veloce e consente di avere i risultati a livello nazionale in poche ore.

Al contrario, la via ufficiale ci mette dei giorni a stabilire gli eletti (or che si riuniscono a livello locale, fanno i conti, fanno il verbale, lo mandano alla cassazione, la cassazione si riunisce, fanno i conti…). Quindi per evitare di dover attendere qualche giorno per i risultati, si usa la via delle prefetture.
Ma, lo ripeto, serve solo per dare i risultati in TV. Il Viminale non decide in alcun modo in risultato delle elezioni.

Ed è ovvio che un’operazione così delicata sia in mano a un organo indipendente come la magistratura, e non a un organo di stampo politico. Così come l’accettazione delle liste, che è in mano alla magistratura (il Viminale accoglie il simbolo, ma la lista l’accoglie la magistratura).

Piesse: sì, quelli che in passato (politiche 2006) ipotizzavano complotti per modificare i  voti trasmessi dalle prefetture al Viminale, con lo scopo di taroccare i risultati delle elezioni, dicevano delle enormi stronzate. E il fatto che fossero in formato film non le fa diventare meno stronzate.

Socialmente elettori

August 4th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica

Delle volte sento alla tv che in certe zone ci sono manifestazioni di lavoratori socialmente utili.
E quando intervistano i manifestanti questi dicono che la politica deve loro delle risposte.
Non so, magari sbaglio, ma a me in queste situazioni viene in mente solo il voto di scambio.

Malincuore, A

August 3rd, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica

Conosco una persona che ha programmato per le proprie vacanze estive, un viaggio tra Firenze e Roma, ché dopo aver girato tanto all’estero devo anche vedere l’italia.

L’unico aspetto  negativo del viaggio – diceva – è che così sembra che stia dando retta alla reclame di Berlusconi.

Chi si può permettere di fare il finiano

July 30th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica

L’uomo della strada si chiede come mai solo 33 deputati sono andati con Fini. Dico “solo” perché la scorsa legislatura AN aveve 68 deputati, ed era pure in minoranza. Si presume che gli ex-AN sianno un bel tocco in più di 34.

Certo, uno può star qui a raccontarmi che alcuni credono del progetto di PDL, che sono stati folgorati da San Silvio sulla via di Arcore. Oppure è solo che certa gente ha paura di perdere la cadrega e non vedersela riconfermata.

Provate voi ad essere insegnate di italiano alle superiori, pagato a 1200 euro al mese, ed essere eletto deputato. Non è facile decidere di staccarsi dal partitone, che una poltrona da deputato te l’ha data e te la può confermare, per andare con un gruppo che se domani si va a votare con alta probabilità torni ai 1200 euro al mese. E ti va ancora bene, perché un lavoro ce l’hai.
Delle volte mi viene da ridere quando legge le schede dei deputati, tipo D’Alema che scrive “Giornalista professionista”. Perché faceva il direttore de L’Unità. Sì, ok, mettiamola così. Di fatto è uno che ha fatto il politico. A quel punto onore alla gente che scrive “dirigente di partito” come Fassino.
Il succo è che c’è molta gente che vive di politica, e per questa gente sarebbe una tragedia non essere rieletti deputati.

Allora sono andato a vedere chi sarebbero questi coraggiosi finiani (ho preso l’elenco da Repubblica) e ho verificato che mestiere fanno (quello che c’è scritto sul sito della camera).

Sorprendentemente è quasi tutta gente che se non venisse rieletta avrebbe un mestiere con cui portare a casa la pagnotta.* Divella tornerà ad occuparsi di pasta, la Bongiorno avrà sempre gli accusati di mafia od omicidio da assistere, per capirci.

Poi magari è solo un caso, neh.

Bocchino, Giornalista

Briguglio, giornalista

Granata, Avvocato penalista

Raisi, Imprenditore

Barbareschi, attore

Proietti, Libero professionista

Divella, Imprenditore del settore alimentare

Buonfiglio, avvocato

Barbaro, Imprenditore del settore sportivo, Dirigente sportivo

Siliquini, Avvocato penalista

Perina, Direttore di quotidiano (Secolo d’Italia)

Angela Napoli, Preside

Bellotti, Imprenditore

Di Biagio, Imprenditore in campo dei trasporti ed in campo bio-energetico

Lo Presti,Avvocato amministrativista

Scalia, Imprenditore

Conte, Ingegnere

Della Vedova, sembra che abbia lavorato come ricercatore

Urso, direttore di periodico

Tremaglia, Avvocato

Bongiorno, Avvocato

Paglia, Ufficiale dell’esercito

Lamorte, ?

Ruben,

Menia, giornalista

Angeli, Imprenditore del settore turistico

Ronchi, imprenditore

Moffa, giornalista

Cosenza, Imprenditore del settore turistico

Patarino, Insegnante di scuola secondaria superiore di materie letterarie e latino

Polidori, Imprenditore

Consolo,Professore associato di istituzioni di diritto pubblico, Avvocato

* Poi ok, c’è gente come Patarino che faceva l’insegnante di latino, ma è alla sua sesta legislatura, quindi la sua bella pensioncina se la porta a casa.

Ah, tenete presente che io ho scritto le professioni che ci sono sul sito della camera. Non è che Tremaglia mi aspetto torni a fare l’avvocato. La buonuscita con 10 legislatura alle spalle dovrebbe bastargli fino alla fine dei suoi giorni.

Le dimissioni di Veronesi

July 24th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica

Qualche anno fa dovevamo eleggere il preside della mia Facoltà. E mi ricordo bene tutte le dinamiche tra i quattro candidati, che erano avversari nelle votazioni e cercavano i voti dei senatori accademici per essere eletti.
Mi ricordo che prima della votazione uno dei quattro candidati venne da me a dirmi che anche lui andava al locale di cui indossavo la maglietta. Forse cercava di carpire il mio voto, non sapendo che avevo già deciso di votare per lui (e sì, in senato io ci andavo in maglietta).

Ad ogni modo, l’elezione andava all’australiana: ad ogni turno usciva di scena il meno votato, e alla fine è stato eletto il nuovo Preside di Facoltà.

Dopo pochi giorni egli nomina i vice presidi (sono diversi, ognuno con una delega particolare, in pratica è come se fossero i suoi assessori). E tra questi c’era anche uno dei suoi avversari alla carica di Preside.
Io questa cosa non l’avevo capita, perché secondo me era normale che si odiassero. Ma siccome questo tizio era il Preside di Facoltà uscente, mi hanno detto che gli avrebbe fatto sicuramente comodo avere un tizio con la sua esperienza nel suo gruppo di governo della Facoltà.
E allora la cosa mi è apparsa molto ragionevole.

Certo che queste cose non si possono trasporre pari pari alla politica, perché le rivalità tra gli schieramenti sono sicuramente più forti che quelle tra concorrenti a un posto di Preside di Facoltà. Però la ragionevolezza di dire ho nel mio schieramento una persona adatta al ruolo, e non gli vieto di accettare l’incarico per ragioni di parte ogni tanto dovrebbe esserci.

Questo per dire che la permalosità del PD verso un Veronesi, che vuole accettare l’incarico all’agenzia sul nucleare, mi sembra del tutto fuori luogo.
Secondo me è anche ora di scendere dal pero e smettere di ragionare per contrapposizione: è un incarico tecnico e il ragazzo sembra che vada bene per il ruolo, che male c’è se accetta l’incarico?
Al contrario, dovrebbe essere infino lusingato il PD che vengano a chiedere a un suo senatore di ricoprire quel ruolo, che quando si tratta di nominare qualcuno a qualcosa di solito c’è la gara a mettere i propri di amici sulla cadrega.
A me che si nomini un senatore del partito di opposizione per le sue competenze mi sembra una minuscola briciola di saggezza nella merda che circonda la politica italiana.

Tutto questo considerando che Veronesi mi sta molto antipatico, e che magari dovrebbe lasciare il seggio senatoriale se non altro per le sue mostruose  assenze.

Due riflessioni su Vendola

July 18th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, politica

Ho letto solo l’articolo del corriere. Quindi non rompetemi il cazzo che devo leggermi tutto il discorso, e che mi soffermo sui dettagli.

Prendo questa frase e faccio due riflessioni:

Vincere ha un significato se si vince a Pomigliano, a Melfi, se la vittoria ha significato per gli studenti precari, per i ricercatori che sono costretti ad emigrare, per le donne e gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani.

1)  Smettiamola di parlare a vanvera dei ricercatori che emigrano. Andare in un altro paese a vivere implica sì delle difficoltà (ambientamento, lingua, cultura), ma ha anche dei piacevoli risvolti. Come vivere in un paese dove la gente non si impiccia dei cazzi tuoi e non misura le persone usando come metro la dimensione della loro automobile.
E non è che il governo ci può fare molto se gli italiani sono dei fottuti giudiconi, pettegoli e materialisti.

2) All’estero non emigrano solo i ricercatori, ma anche – o soprattutto – gente qualificata che lavora. Parlare solo di ricercatori è un parlare per stereotipi

3) Assimilare gente che è morta perché combatteva la mafia, a gente che è morta perché ha tirato un estintore ai carabinieri è stupido.
Sarebbe anche ora di crescere e smetterla di ragionare coi “se era contro un mio nemico, allora è santo” o coi “siccome è mio nemico ha per forza torto”. Succede quando diventi grande.

Legge bavaglio

July 7th, 2010 by mattia | 8 Comments | Filed in editoriale, politica

Forse l’ho già detto, non ricordo (il caldo della Turchia ha i suoi effetti).
Ma a me questa cosa di chiamarla legge bavaglio non piace per niente.
Se c’è qualcosa da contestare in quel ddl sono i limiti alle intercettazioni, il fatto, cioè, che l’azione della magistratura sarà azzoppata così che molti reati non potranni essere scoperti e perseguiti.
Tuttavia la si chiama legge bavaglio: si mette così l’accento sull’altro tema del ddl, ossia la pubblicazione delle intercettazioni.

Ci sono quotidiani che fanno la lista degli articoli che non avrebbero potuto pubblicare se fosse già in vigore questa legge.
Embè? A me interessa che le intercettazioni le facciano e scoprano i colpevoli. Che poi se ne parli sui giornali già durante l’inchiesta o si aspetti di andare a processo ai fini pratici (ossia colpire i delinqueti) non cambia niente.
Un processo dovrebbe funzionare e condannare chi c’è da condannare che lo sappia la gente o che non lo sappia nessuno.
Che si bavaglino pure i giornali, basta che i delinquenti vadano in galera.

Alcuni dicono che la gente deve sapere degli scandali, affinché l’opinione pubblica sia di supporto ai magistrati e le inchieste non vengano insabbiate.
Purtroppo funziona così. Purtroppo, dico.
Perché la magistratura dovrebbe agire indipendentemente dagli umori del popolino. Che la magistratura si faccia portavoce degli umori giustizialisti del popolo non va mica bene, ché si va a finire con la caccia agli untori.

Non so perché mettano tutti l’accento sui limiti alla pubblicazione: forse perché pubblicare i dettagli spinosi delle vicende fa vendere le copie. Se così fosse, potrei provare solo una gran compassione per quelle persone che mandano la foto col post-it anti bavaglio: pensando di fare i paladini della propria libertà di sapere (o meglio, di farsi i cazzi degli altri), non fanno altro che supportare gli interessi economici di chi ci campa, sputtanando la gente.