Archive for the ‘praga’ Category

Tromba!

August 6th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in praga, repubblica ceca
Una delle tante cose che ho sempre voluto imparare a fare, insieme a mungere le mucche e tornire, è suonare la tromba.
Sì, ok, magari non proprio a suonarla, ma almeno a emettere qualche suono decente. Il fatto che mi uscissero solo pernacchie, per quanto mi sforzassi, mi era rimasto lì sul gozzo.

A casa ho una tromba, una vecchia carretta comprata usata per cinquecento corone non mi ricordo nemmeno dove. Ogni volta che fgpx78 veniva a cena a casa mia la tiravo fuori e chiedevo di insegnarmi come si suona. Solo che lo facevo al termine dalla cena, quando da una parte ero ubriaco e dall'altra era tardi e rischiavo di disturbare i vicini.

L'altro ieri sono andato a cena da lui portandomi la tromba e abbiamo provato prima della cena.
Così mi ha insegnato veramente come si fa. Ora riesco a emettere suoni gradevoli. Non avete idea del grado di soddisfazione.

Tutto il potere appartiene ai lavoratori

August 3rd, 2017 by mattia | 21 Comments | Filed in praga, repubblica ceca


Nel mezzanino della metropolitana di Hradčanská potete osservare questa scritta scolpita nel marmo:
tutto il potere nella repubblica socialista cecoslovacca appartiene ai lavoratori

Era il secondo articolo della costituzione.
Di solito non ci bado neanche ma ogni tanto mi capita di osservarla. Mi dà fastidio? Non proprio.

Anzi, è quasi ironica, perché quella frase è obiettivamente una bugia. Durante il comunismo il potere non apparteneva ai lavoratori, ma manco per il cazzo. Il potere apparteneva al partito e ai suoi capi. Che poi, nemmeno loro era il potere, a dirla tutta. Perché se il partito decideva una cosa ma Mosca un'altra era un attimo che ti mandavano i carri armati. In ultima istanza dunque il potere apparteneva a Mosca, mica ai lavoratori. Figuratevi che cosa potevano decidere i lavoratori, niente.

Quella scritta ora è un enorme pro memoria delle balle che raccontavano a quei tempi. Tutti sapevano che non era vero, tutti facevano finta di crederci e siccome era una balla dovevano scriverlo nel marmo con cui rivestivano l'ingresso della metro. Perché se una balla è grossa affinché stia in piedi hai bisogno di scriverla in grande.

Quella frase ora si legge così: guardate come vi prendevano per il culo durante il comunismo.
Forse è persino utile per ricordare come funzionava a quei tempi. Poi magari c'è qualche nostalgico che ci crede ancora adesso e a cui s'infiamma il cuore davanti a quella scritta. Ma tu lo guardi e lo compatisci pensando: guarda, quello nemmeno adesso ha capito che lo prendevano per il culo.

Lo stesso si potrebbe dire per i monumenti italiani ancora oggi marchiati coi simboli del fascismo.
Basta solo cambiare il nome degli attori in gioco.
Chi si esalta davanti a un monumento fascista è patetico come quello qui sopra che non ha capito nemmeno oggi che lo prendevano per il culo. Chi si ostina a voler rimuove quei monumenti non arriva nemmeno a capire che sono invece un utile ricordo di ciò che fu.

E poi c'è la boldrini che non perde occasione per dire una stronzata, ma a quello ormai siamo abituati.

Lasciate perdere i cavetti

August 3rd, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in praga, repubblica ceca
Qualche mese fa a Hradcanska hanno installato questo totem per ricaricare i cellulari. Tre pannellini fotovoltaici disposti a petali di fiore in alto e i cavetti da collegare al dispositivo. Non so perché hanno messo quei tre pannelli così, con quella forma: sono su di uno stesso piano, mettere un pannello solo di area tripla era equivalente. Boh, forse così non faceva abbastanza figo. Se metti un pannello solo sembra un parchimetro, se ne metti tre a petalo sembra un elemento di desain.



Dopo pochi mesi dall'installazione la situazione dei cavetti è questa:



Quasi tutti sbregati via. C'è un solo cavetto micro usb che si salva, ho provato a metterlo nel mio cellulare e aveva molto agio. Ad ogni modo non caricava un cazzo. Non so se perché il totem era scarico o se perché le sicurezza avevano staccato tutto rilevando qualche corto agli altri cavetti rotti.

Ad ogni buon conto, il totem ora è completamente inutile. Quei cavetti col il connettore sbregato via sono lì a ricordarci quanto dura un sistema del genere.

Non è la prima volta che accade. Qualche tempo fa in un noto centro commerciale di Praga avevano installato uno scaffale con dei mini-armadietti. Dentro ognuno di essi c'erano i cavetti di ogni tipo per ricaricare il cellulare. Tu collegavi il tuo telefono, lo ponevi nell'armadietto, chiudevi a chiave e mentre il cellulare si ricaricava tu andavi a fare le compere. E nessuno ti ciulava il dispositivo perché era sotto chiave nell'armadietto.

Dopo pochissimo i cavetti si sono sputtanati come quelli qui sopra e l'ultima volta che sono stato in quel centro commerciale questi armadietti erano spariti.
Forse fra un po' toglieranno anche questo totem.

A un certo punto forse la capiranno che il cavetto offerto al pubblico è una pessima idea, ché in poco tempo si sbrega via e diventa inutilizzabile.
L'unico modo per realizzare queste stazioni pubbliche di caricamento di cellulari è usare una tecnologia senza fili come il Qi.
Niente di speciale, ci sono già molti telefoni che ce l'hanno integrato (qui trovate la lista). Controllate, magari ce l'ha anche il vostro telefonino e nemmeno lo sapevate.

Non vale per tutti, vero, ma alternative non ne vedo. Non sarebbe poi la prima volta che una tecnologia è disponibile solo per alcuni, la cosa poi invoglierebbe solo le aziende a inserirlo nei propri dispositivi. In ogni caso i cavetti lasciateli perdere. Piuttosto non mettete niente, ché una cosa che si sputtana dopo pochi mesi è peggio.

Godzilla

August 2nd, 2017 by mattia | 2 Comments | Filed in praga, repubblica ceca
...si arrivo domani, ho addirittura preso il tipo che viene in aeroporto col cartello con su il nome e l'auto, tutto perché volevo fargli scrivere sul cartello Godzilla, poi mi sono vergognato e ho dato il nome vero.

Non farò mai il nome di chi mi ha scritto questa email in previsione della sua visita a Praga.
Anche perché se si sa che va in giro con lo chauffeur anziché con l'autobus gli rovino la fama da proletario.

Però ecco, questo vi da la misura della gente che conosco io.

La chiesetta sempre chiusa (fra un po’ riapre)

July 21st, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in praga, repubblica ceca
Chi tra voi è stato a Praga molto probabilmente ha notato una chiesa nella viuzza subito dopo il ponte Carlo. Ogni tanto vi si può notare qualche sarcerdote vestito in stile ortodosso, tanto che in molti sono convinti che sia proprio una chiesa ortodossa.
In realtà è una chiesa cattolica, greco cattolica. Oltre alle diocesi infatti la Chiesa cattolica ha degli esarcati apostolici nei paesi di rito orientale. Così come c'è il rito romano (quello sbagliato) e il rito ambrosiano (quello giusto) nella chiesa cattolica ci sono anche riti minori come quello orientale. Sono parte della chiesa cattolica, sono in comunione col Papa ma fanno le cose un po' diversamente. Tipo che consentono ai loro preti di sposarsi, oltre a usare bizzarri copricapi.

Lì vicino, in un angolino, c'è però un'altra chiesa che nessuno nota mai, anche perché è chiusa da 25 anni. È la cappella degli italiani, in ceco vlašská kaple. Già dall'aggettivo (vlašská e non italská) capite quanto sia antica, visto che quello è l'aggettivo arcaico per dire italiano in ceco (ma state attenti: vlašský salát letteralmente significa insalata italiana però è quella che noi chiamiamo insalata russa).

Un gioiellino di proprietà dello Stato italiano (probabilmente vi vige anche l'extraterritorialità ma non ne sono sicuro) che fu chiuso venticinque anni fa perché stava crollando. E nel frattempo cosa ha fatto lo Stato italiano? Nulla, ha lasciato questa cappella a se stessa, cosa che non ha fatto altro che peggiorare la situazione.
A un certo punto lo Stato ceco ha pure proposto all'italia di comprarla per metterla a posto, ché ok, è roba vostra ma è pur sempre patrimonio artistico da tutelare. Niente, l'italia né la vendeva né la sistemava.

Fino a quando è arrivato un nuovo ambasciatore che ha preso in mano la situazione, ha coinvolto un paio di imprenditori della sua zona che hanno finanziato il restauro.
Ieri sera ho avuto modo di parlare per caso con due restauratori che stanno ultimando i lavori in queste settimane e mi hanno detto che ad agosto si riapre.

Sono felice, ovviamente. Però mi rimane una cosa che rodega nello stomaco. Il restauro è costato 1,2 milioni di euro messi da questi due imprenditori. Bravi loro e bravo l'ambasciatore che non si è limitato a lavorare con le scartoffie da mandare al ministero ma si è mosso oltre ai suoi doveri istituzionali (magari ci fossero dirigenti statali che si sbattono così).
Ma è possibile che in questi 25 anni lo Stato italiano non abbia trovato 1,2 milioni per sistemare questo gioiello artistico? Io capisco che situazioni come questa ce ne saranno chissà quante sparse per il mondo (davvero non ho idea del patrimonio edilizio dello Stato italiano all'estero), così come ci sono tante esigenze e tante urgenze e il bilancio dello Stato non può arrivare ovunque. Di cosine da 1 milione e rotti ce ne saranno tante che insieme fanno tanti milioni e rotti. Eppure, eppure... possibile che siano dovuti arrivare gli sponsor? Possibile che questo milioncino non si trovava da nessuna parte nel bilancio dello Stato? O si tratta anche di dignità, della faccia che porti in giro per il mondo a possedere delle opere d'arte e a lasciarle andare in vacca.

I forgot his name

July 20th, 2017 by mattia | 1 Comment | Filed in praga, repubblica ceca
Ieri alla fermata del tram c'era un turista seduto vicino a me che guardava compulsivamente il telefono. Allora ho guardato cosa aveva sullo schermo. No, sto solo cercando una scusa, gli ho guardato il telefono perché in realtà sono curioso peggio di una comare.

Nella lista dei contatti aveva una persona registrata come "I forgot his name". Innanzitutto mi sono immaginato le conversazioni quando questo lo chiamava: ciao mitico, ehy grandissimo, uellà capo... tutto per evitare di chiamarlo per nome. Poi però mi sono domandato come aveva fatto a registrarlo così in prima istanza. Quando si sono conosciuti che ha fatto? Si sono scambiati i numeri di telefono e poi? L'ha registrato senza sapere il suo nome? Era lì, si erano appena conosciuti, poteva chiederglielo.

Il tram non arrivava, così mi sono alzato e sono andato a vedere la tabella oraria. Il 20 passava all 17:33 ed erano le 17:32. Mi giro e il 20 stava arrivando in quel momento.

Buona giornata.

Ah, scusate, stavo dimenticando. Il vecchietto sdentato di hradcanska adesso si è trasferito in pianta stabile a Nádraží Veleslavín, va' a sapere perché.

Il raccolto

July 17th, 2017 by mattia | 17 Comments | Filed in praga, repubblica ceca


Il raccolto di albicocche non è stato particolarmente entusiasmante, ma qualcosa abbiamo pure portato a casa. Alla fine ho fatto 4,2 litri circa di marmellata.

Ora devo solo trovare a chi regalarla.

Piesse: non che ci voglia molto, ma tra le tante cose che so fare adesso ho aggiunto anche questa. Toh.

Liste d’attesa

July 17th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in praga, repubblica ceca
Piccolo dettaglio di cui mi ero dimenticato. La dottoressa mi ha prescritto una visita dall'urologo.

  • Dovrà andarci coi risultati delle analisi del sangue, però la visita inizi a prenotarla ora, ché di solito ci mettono un pezzo a dargliela e così nel frattempo guadagniamo tempo.

  • Ok, ma perché di solito quanto è lunga la lista d'attesa?

  • Anche più di una settimana, delle volte bisogna aspettare anche tre settimane!


Strutture pubbliche, eh.

Queste, secondo i criteri cechi, sono liste di attesa lunghe.

Ciao.