Archive for the ‘praga’ Category

Precisazione

June 17th, 2013 by mattia | 2 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

C’è stato chi mi à chiesto perché ò trattato in modo così sbrigativo la vicenda del terremoto nella politica ceca (mentre invece mi sono dilungato sulla vicenda Putna, per esempio). A maggior ragione che la caduta del governo ceco è ora arrivata persino sui giornali italiani. Dopo tutto è statto un terremoto politico mai successo da queste parti.

Lo dico chiaramente: la vicenda non mi appassiona. I giornali ci andranno pure a nozze ricamando sui dettagli boccacceschi della vicenda.
Per quanto mi riguarda è materia su cui farci una battuta e poco più.
Non è spunto di riflessione, quindi non mi dà lo stimolo per scriverne. Non è un qualcosa da cui partire per poi trattare un tema più ampio. Mi limiterò a trattare i crudi eventi istituzionali (dimissioni, nascita del nuovo governo… quelle cose lì), giusto per dovere di patria, consapevole che a molti di voi fregherà anche poco o nulla.

Non è nemmeno una questione di scelta degli argomenti, è una cosa istintiva. Se una cosa non mi fa partire per una riflessione un zic più ampia (ma proprio un cicinin) mi blocco, non ne so scrivere. Sono l’esatto opposto di gente come burchia, per capirci.

Ri-aggiornamento

June 16th, 2013 by mattia | 1 Comment | Filed in praga, repubblica ceca

Domani il premier ceco si dimette aprendo la crisi di governo.

Il lato positivo è che almeno qui le sorti del governo non girano attorno a un buffone e a quattro boiscaut.
Per adesso.

Piesse: ma porco diaz, è il caso di aprire una crisi di governo prima dell’estate?

Aggiornamento sul raid in Rep. Ceca

June 16th, 2013 by mattia | 8 Comments | Filed in figa, praga, repubblica ceca

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Sto iniziando a capirci qualcosa di più di quello che è successo l’altro giorno, quando la polizia à fatto un raid arrestando vertici politici e militare della Rep. Ceca.

A quanto ò capito fino ad ora ci sono due piste quasi separate. La prima è di alcuni ex-deputati dell’ODS che si dimisero senza chiarire bene le motivazioni. Quei deputati erano contrari a una legge per aumentare alcune tasse. Si dimisero e coi subentranti la legge passò.
Poi sembra che abbiano ricevuto un impiego di alto livello in aziende parastatali e il sospetto è che sia stato il contraccambio per le dimissioni.

La seconda pista riguarda invece la capa di gabinetto del primo ministro ed è degna di un romanzetto pruriginoso. Si è scoperto che la capa di gabinetto avrebbe una relazione con il premier che infatti proprio in questi giorni sta facendo le pratiche di divorzio dalla moglie.
Questa capa di gabinetto è stata arrestata perché aveva mandato la polizia militare a spiare la moglie del primo ministro. E ovviamente hanno arrestato anche i vertici della polizia militare che le ha dato retta.

Il che conferma l’aforisma del famoso fisico

C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la figa.

A. Einstein

Dimenticavo

June 15th, 2013 by mattia | 3 Comments | Filed in perle giornalistiche, praga, repubblica ceca

Lo Zeman che fa queste cose è lo stesso Zeman esaltato da Repubblica il giorno della sua elezione (trionfa la sinistra, aveva titolato gongolante).

Lo schema che usano alla redazione di Repubblica è: sinistra uguale bene, tutto il resto uguale male. In ogni paese del mondo.
Ogni ulteriore dettaglio è un’inutile complicazione.

Così, per farvi capire quale sia il livello di analisi e l’attendibilità di Repubblica sulla politica estera.

Mi piacerebbe chiedere ad andrea tarquini se riscriverebbe quel pezzo così lusinghiero verso Zeman oggi, dopo il caso Putna.

 

Zeman e il caso Putna

June 15th, 2013 by mattia | 2 Comments | Filed in praga, putna, repubblica ceca, zeman

L’altro giorno ànno trasmesso alla TV un’intervista a Zeman per i primi 100 giorni del suo mandato. No, non l’ò guardata, avevo cose più importanti da fare.

Però è utile fare un resoconto dei questi primi mesi per capire come si sta muovendo. Risposta facile: male. Anzi, un disastro.
Di alcuni problemi avevo già parlato, come dell’alcolismo che lo à esposto a situazioni imbarazzanti (egli ammette candidamente di amare l’alcool ma nega di essere alcolista, per la cronaca).

In campo diplomatico l’à fatta fuori dal vaso sul caso della nomina di Klausova come ambasciatore in Slovacchia. In sostanza Zeman vorrebbe nominare la moglie dell’ex presidente e suo amico Klaus come ambasciatore in Slovacchia, ma il ministro degli esteri Schwanzerberg (suo rivale alle elezioni presidenziali) non vuole. Così Zeman si rifiuta di firmare le altre nomine finché Schwanzerberg non gli accetta la Klausova in Slovacchia.
Quello che Zeman non capisce è che la nomina degli ambasciatori è di competenza governativa; il Presidente della Repubblica deve solo controfirmare il decreto, ma non è di sua competenza la nomina.
Il fatto che debba firmare il decreto non implica che abbia un potere decisionale sulla nomina.

Questa ignoranza istituzionale è stata poi evidenziata in tutto il suo fulgore nel caso del Prof. Martin Putna.

Una storia un po’ lunga da spiegare, ma che vale la pena di leggere per capire che tipo di presidente è Zeman.
Innanzitutto una spiegazione per chi non è addentro al sistema universitario ceco. In Rep. Ceca il titolo di professore è di esclusiva competenza del professori ordinari (mentre gli associati ànno il titolo “Docent” – letto all’incirca dozent).
Diventare professori ordinari in Rep. Ceca è molto difficile, i requisiti sono particolarmente selettivi, solo pochi riescono ad accedere a questo titolo che di conseguenza è molto prestigioso.
A punto che il titolo viene conferito con un decreto del Presidente della Repubblica e consegnato personalmente dal Presidente in una cerimonia che si svolge due volte all’anno tra costume medievali, trombe, inno nazionale e insegne dorate delle università portare dai gran ciambellani.

Uno dei neo-professori che doveva essere nominato da Zeman alla sua prima cerimonia da Presidente era Martin Putna. Ebbene, Zeman si rifiutava di firmare il decreto di nomina di Putna a professore.
All’inizio si rifiutava di dire perché, spiegando che avrebbe esposto i motivi di questo rifiuto davanti alla Corte in caso di ricorso di Putna. Poi qualcuno deve avergli spiegato che non poteva non firmare il decreto. Alla fine, dopo un lungo tira-mola-meseda è arrivata alla conclusione: Zeman firma il decreto ma si rifiuta di consegnargli il titolo di persona. Così la cerimonia si è svolta senza di lui, che riceverà il decreto forse dal Ministro dell’Istruzione fra un paio di settimane.

Nel frattempo è uscito il motivo per cui Zeman non voleva nominare Putna professore. Un passo indietro: Putna è un attivista per il diritti gay e cattolico che un paio di anni fa ebbe uno scazzo plateale con Batora, un ultra-conservatore. Così andò alla marcia del gay pride con un ironico cartello che diceva “I culattoni cattolici salutano Batora” (la prima foto in questa pagina). Ecco, per questo Zeman lo considerava indegno di diventare professore.

Ovviamente il chiacchiericcio si è diffuso: alcuni accusano Zeman di essere omofobo, altri dicono che non lo voleva nominare perché scrisse la biografia di Havel, nemico di Zeman.
Qualunque sia il motivo Zeman à compiuto un atto gravissimo. Senza nemmeno capirlo, e questo lo rende evidentemente inadatto al ruolo di Presidente.

La cosa più sconvolgente infatti è che quando qualcuno gli à spiegato che non poteva non firmare il decreto allora à sbottato: se non ò il diritto di veto sui professori allora non datemi neanche l’incarico di nominarli. Li fate nominare al Ministro dell’Istruzione e io non gioco più, cica cica bum.

Quello che Zeman non capisce è che il Presidente della Repubblica rappresenta  lo Stato. Attenzione al verbo, rappresenta.
Lo Stato è composto da diversi poteri esercitati da diversi organi. Il ruolo del Presidente della Repubblica non è sostituirsi ad essi ma fare da garante del loro corretto funzionamento. Nel caso specifico, ci sono degli organi a cui la legge demanda il compito di nominare i professori. Ci sono le commissioni nominate dai Presidi di Facoltà che decidono sui requisiti dei professori, poi la decisione deve essere confermata dalla giunta scientifica della Facoltà (non è un passaggio scontato, alcuni vengono cassati a questo livello) e infine c’è l’approvazione del Rettore.
Il potere legale di dare il titolo di professore è esercitato da questi tre organi. La firma del Presidente della Repubblica è richiesta come atto supremo che certifica che ciò è avvenuto all’interno dei poteri dello Stato, che in questo caso sono esercitati da altri organi dello Stato.

Non è che tutto quello che controfirma il Presidente della Repubblica è volere del Presidente della Repubblica. La sua firma in molti casi è la certificazione che quel potere è esercitato – da altri – in nome dello Stato.

Questa sottile differenza non è ben chiara a Zeman che è convinto che tutto quello che richiede la sua firma deve essere di suo gradimento e sottostare al suo potere decisionale.
Un uomo che non capisce queste basi elementari delle istituzioni è Presidente della Repubblica, fate voi.

Dopodiché ci sono altri elementi di questa vicenda, oltre all’inadeguatezza istituzionale del personaggio, che fanno riflettere.

Il primo è che Zeman si rifiutava di firmare il decreto per il fatto che Putna à esercitato un suo diritto, quello di esprimere il proprio pensiero. Puoi dire che l’abbia esercitato in modo provocante, volgare, eccessivo… ma rimane pur sempre un suo diritto. Puoi essere in disaccordo totale sulle sue opinioni, però non puoi sfruttare il tuo potere per queste vendettine da terza elementare.
Può starti antipatico quanto vuoi, però tu stai facendo il Presidente della Repubblica e usare i tuoi poteri istituzionali non per fare quello che devi fare ma quello che ti piace fare è gravissimo.
E qui si potrebbe fare una lunga riflessione su come moltissimi eletti usano i propri poteri – legittimamente, specifico – senza avere come stella polare l’istituzione ma facendo ruotare tutto attorno al proprio ombelico.
Molti dei problemi della politica partono da qui.

In secondo luogo c’è un gravissimo attacco alla libertà accademica. Non voglio nemmeno fare riferimenti storici esagerati, magari è solo lo scazzo tra due che non si vedono di buon occhio. Però quando il potere politico si mette a ficcare il naso sulla nomina dei professori non c’è mai da star tranquilli.

Come terzo elemento c’è il boicottaggio mutilato della cerimonia. Alcune università non ànno mandato le proprie insegne, alcuni professori non si sono presentati in solidarietà con Putna. Ma parliamo di casi numericamente limitati.
Un affronto così plateale e sboccato al mondo accademico avrebbe dovuto vedere la reazione compatta di tutti i professori. Avrebbero dovuto boicottare in massa la cerimonia lasciando Zeman da solo.
Forse avrebbe capito la gravità del suo gesto (forse).
Capisco che può costare: tu lavori una vita per raggiungere questo obiettivo, sogni la cerimonia e la foto con il Presidente della Repubblica e ci devi rinunciare in solidarietà con un tizio che magari ti sta pure antipatico. Già, può costare, ma in quella situazione era la scelta che un uomo (o una donna) fa. Gli omuncoli invece vanno a farsi fare la foto col Presidente.
Se ve lo state chiedendo: sì, fossi stato in quella situazione avrei disertato la cerimonia in segno di protesta. Fosse stato per Putna, per un attivista conto la caccia o contro il nucleare. Se si attacca la libertà accademica si fa muro compatti, anche se si attacca quello che ti sta antipatico (poi ok, io parlo facile perché a me interessa relativamente delle cerimonie).

 

Piesse: giusto per farvi capire la differenza di livello, Havel quando era presidente non presiedeva mai personalmente alla cerimonia di consegna del titolo di professore. Non lo faceva perché non si sentiva all’altezza, visto che egli non era nemmeno laureato (ovviamente come dissidente gli era interdetto l’accesso all’università). Si metteva da solo a un livello inferiore, non esercitava un suo potere perché non se ne sentiva degno.
Poi capitò che un tizio doveva ricevere il titolo di professore e la moglie scrisse una lettera ad Havel lamentandosi perché presenziava sempre alle cerimonie militari ma mai a quelle di nomina dei professori. Era la sua ultima cerimonia, dopo poco avrebbe terminato il suo ultimo mandato. Ebbene, quella viltà partecipò di persona.

Dal sciur dutuur

June 13th, 2013 by mattia | 17 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

E alla fine, dopo quasi sei anni in questo paese, mi sono deciso a iscrivermi da un medico di base (ché fino ad ora avevo fatto senza).

Fortunatamente ò trovato uno studio medico, vicino al lavoro, che mi sembra molto buono.

Parlano inglese (e anche tutte le informazioni sul loro sito sono in inglese), lo studio è bello, con le poltrone di pelle, con la recepion figa, mica una scrivania scanscigata e via. C’è anche il uaifai per navigare sull’internet in attesa.

Lo studio à due dottoresse, un’infermiera, una segretaria, una psichiatra e un fisioterapista.

La cosa bella è che ti fanno tante cose direttamente sul posto: possono farti gli esami del sangue, l’elettrocardiogramma, l’esame delle urine, il test dell’HIV con risultati in 20 minuti…
Poi vabbe’, pirla io che ò fatto colazione quindi devo tornare un altro giorno per fare gli esami del sangue, però in generale la cosa è positiva perché te li possono fare al momento, senza mandarti in un altro posto a fare gli esami. Almeno per queste cose di base.

Sulla qualità della dottoressa saprò dire col tempo (la prima visita mi à dato impressione positiva, ma si vedrà). Nel frattempo per l’organizzazione dello studio mi sembra molto buona. Le ricette te le mandano anche via email, così le stampi tu e le porti in farmacia.

Ne parlo perché così colgo l’occasione per raccontare due cose sul sistema sanitario in Rep. Ceca.
Da queste il sistema è basato su assicurazioni, la cui tariffa però è pagata dal tuo datore di lavoro. Quindi sostanzialmente per chi lavora è come in italia, nel senso che in italia ti prelevano le tasse per la salute dalla busta paga mentre qui ti prelevano i soldi per l’assicurazione medica.
Cambia la faccenda per gli evasori fiscali, che in italia vengono assistiti aggratis mentre qui prendono un calcio in culo.

Il sistema sanitario è molto economico: nel 2008 ci furono grandissime proteste (che fecero perdere le elezioni regionali all’ODS, un tracollo) per l’introduzione di una piccola tariffa (30 corone, poco più di 1 Euro) per molte prestazioni e ricette, compresa la visita dal medico di base.
Magari per un pensionato al minimo quelle 30 corone possono fare la differenza, ci mancherebbe, ma per me sembrano costi molto bassi.

Una volta sono andato al pronto soccorso dopo le 18 e mi ànno fatto pagare la tariffa doppia perché ero in orario serale (vale anche nei fine settimana). L’infermiera me l’à detto quasi scusandomi.
Considerato che il tempo di attesa – al pronto soccorso ! – era stato di cinque minuti (e non era una cosa di emergenza, potevo aspettare ore dal punto di vista tecnico) di pagare quelle poche corone non me ne fregava davvero nulla. Cara grazia.
La gente invece tende a lamentarsi un casino.

La cosa interessante è stata leggere sul sito del mio studio medico le istruzioni su cosa aspettarsi dal sistema sanitario ceco.
Spiegavano che un medico di base a Praga visita una media di 26 pazienti al giorno, ossia uno ogni 13 minuti. Fuori Praga la media è di 35 pazienti al giorno (chissà perché… la gente è più malata/vecchia fuori Praga?).
Quindi, dicono chiaramente nelle istruzioni, non pensate di venire dal medico per una cazzatina o di stare dentro mezz’ora. Il tuo tempo standard è 13 minuti, intesi?

Per far capire meglio il concetto spiegano chiaramente quanto gliene viene in tasca per ogni visita.
Un medico di base à una media di 1620 pazienti, che a loro volta ànno una media (sospetto estremamente trilussiana) di 4 visite all’anno.
L’assicurazione dà circa 700 corone all’anno per paziente. Ciò significa che per ogni visita il medico riceve 175 corone circa, più 30 corone dal paziente. In sostanza ti dicono: a noi per una visita pagata “dalla mutua” (cioè, dall’assicurazione) vengono in tasca circa 200 corone.
Lo stesso studio offre assistenza anche a chi non è iscritto a nessuna assicurazione, e il costo per loro è di 500 corone per i primi 20 minuti e di 250 extra per ogni ulteriori 10 minuti.
Ecco, a noi per i pazienti “pubblici” ce ne viene in tasca la metà di quanto facciamo coi pazienti “privati”. Quindi non pretendete di star dentro mezz’ora, ché non ci stiamo dentro coi costi.

Sarà un po’ rude come discorso, eppure io godo a leggere queste cifre. Sarà pur vero che la salute è una cosa particolare, però alla fine i soldi sono pur sempre soldi. A me fa immensamente piacere avere questi dati – scritti pubblicamente e in modo molto chiaro – per capire come funziona il sistema e quanto è sostenibile.
Perché uno cerca sempre di non approfittare di un servizio per niente, per carità, però se sa anche come sta in piedi economicamente ne fa un uso più consapevole.
Un po’ come se uno ti raccontasse dove vanno a finire nello specifico le 80 euro che paghi per un paio di scarpe: un tot alle tasse, un tot al negozio, un tot alla pubblicità, un tot al marchio, un tot alla segretaria pompinara del CEO, un tot al povero cristo che la scarpa la fa.
Penso piacerebbe a tutti noi sapere dati precisi su come stanno in piedi economicamente prodotti e servizi che compriamo. Perché ci consente di fare riflessioni sugli stessi a ragion veduta.

Lo dico perché tempo fa qualcuno in Lombardia propose di comunicare ai pazienti quanto era costata la loro prestazione sanitaria alla Regione, e ne scaturì un polverone. Gente che si stracciava le vesti, ché non si tratta così un paziente.
E invece per me è una cosa stupenda. Perché così, numeri alla mano, puoi capire quanto il sistema è sostenibile e fin quando può stare in piedi. Superando il tabù del non parlare di soldi quando si discute di salute.
Oh, va bene tutto, ma alla fine non è che il sistema sanitario vive d’aria. I conti alla fine devono tirarli pure loro e devono farli quadrare. Avere anche noi conoscenza di questi numeri è un bene, non un male.

Penso che in generale ci sia un approccio culturale diverso. In italia si considera tutto parte del “calderone”, mentre in Rep. Ceca si misura con precisione il minimo costo. Per farvi capire, nel mio studio medico se tu richiedi del lavoro amministrativo al medico (che non sia un lavoro burocratico previsto dal sistema sanitario) devi pagare una tariffa di 250 corone (10 euro) per ogni 10 minuti che il medico impiega per fare la scartoffia richiesta. Oppure, il mio dentista nel conto ti fa pagare separatamente l’anestesia se la vuoi.
C’è proprio la tendenza a non fare tariffa costante uguale per tutti ma a addebitare con grande precisione i costi.
La mia spiegazione è che uscendo dal comunismo dove e tutto uguale per tutti si sono buttati sull’estremo opposto.

Poi sì, la cosa bella sarebbe avere dati un filino più statistici (per capirci, il dato delle quattro visite all’anno che deviazione standard à?)
Ma accontentiamoci così.

 

Piesse: poi qualcuno mi spiegherà per quale cazzo di motivo in italia la tariffa medica si chiama ticket. Posso solo immaginare che confusione genera a gente straniera quando spiegano loro che devono pagare il ticket. Il ticket di cosa, porco diaz! Il ticket del tram?
Oppure quello che dicono “parking” per “parcheggio” per fare i moderni… grrrr

La commissione

June 10th, 2013 by mattia | 8 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

Oggi ò scoperto una cosa nuova. Nuova e secondo me positiva.

Nella mia Facoltà c’è questa regola che non conoscevo: se uno studente viene bocciato due volte a due appelli della stessa sessione à diritto di fare un terzo appello non più davanti al suo insegnante ma davanti a una commissione nominata dal direttore del Dipartimento.

In questo modo si garantisce il diritto assoluto dello studente a farsi giudicare in modo imparziale. Se c’è un dubbio che lo studente sia stato bocciato per un pregiudizio o una ritorsione dell’insegnante, lo studente può sempre ottenere un giudizio da altri insegnanti (tra l’altro, non da un singolo altro insegnante ma da una commissione di più insegnanti, quindi con più garanzie).

Secondo me questo sistema dovrebbe essere integrato ovunque, e lo dico dalla parte di colui che viene sollevato dall’incarico di giudicare gli studenti.
Un po’ perché se il giudizio viene confermato anche dalla commissione lo studente alla fine si convince che non è colpa del docente ma che non ce n’è proprio.
Ma soprattutto perché è uno strumento molto utile per garantire gli studenti.

Sono convinto che la stragrande maggioranza degli insegnanti universitari sono corretti e onesti, eppure c’è sempre qualche caso di un insegnante che si impunta contro uno studente per antipatia, nei casi peggiori perché non à comprato il suo libro o nei casi estremi perché non à risposto positivamente a proposte sessuali.
Saranno pochissimi casi, ma ci sono.
E in quei casi lo studente subisce. Subisce e basta, senza poter fare nulla (sì, nei casi più eclatanti di abusi di potere puoi denunciare, ma quanti ànno le palle per farlo?).

Offrire uno strumento di garanzia in più – automatico, quindi usufruibile senza dover muovere mari e monti, senza dover aver coraggio – può aiutare a tagliare alla radice questi casi.
Perché comunque il docente sa che il potere di giudicare non sarà sempre e solo suo. Sa di non avere il potere di veto sulla carriera accademica dello studente, quindi già dal principio non è nemmeno indotto a commettere l’abuso di potere perché sa che comunque non à un potere assoluto.

Poi sì, mi direte che chi fa parte della commissione è collega del primo insegnante che à bocciato, che sono tutti culo e camicia, che non andrebbero mai contro un collega…
Eppure io penso che sia utile, perché se c’è un caso di abuso (quindi uno studente da 30 e lode che viene bocciato per ripicca) chi fa parte della commissione e si vede davanti un esame da 30 e lode come minimo si domanda come mai lo studente era stato bocciato in precedenza. Se nella commissione c’è anche solo qualcuno con un po’ di onestà intellettuale inizierà a pensare che il primo insegnante aveva bocciato lo studente per ripicca, e magari inizieranno a indagare.

Per non funzionare dovresti avere tutti disonesti intellettualmente, anche nella commissione: voglio sperare che non sia così.
In generale, più rendi il problema pubblico più è facile che qualcuno se ne accorga e faccia la cosa giusta.

Quindi niente, fosse per me estenderei questo metodo a tutte le Università.

Cibo italiano all’estero e snobismo vario

June 8th, 2013 by mattia | 15 Comments | Filed in ignoranza, praga, repubblica ceca, riflessioni

Stavo pensando a quella cosa degli italiani che ti vengono a dire: eh, però qui non si trova il cibo come da noi!

Dove il qui è Praga, ma potrebbe essere Londra, Berlino, Nuova York…

Sembra ci sia la convinzione che fuori dall’italia sia impossibile trovare il cibo italiano.

Allora, cerchiamo di capirci: in ogni città del mondo, mediamente grande, puoi trovare tutto il cibo italiano che vuoi.
Non le imitazioni, quello vero.
Le marche italiane vere, che esportano gli stessi prodotti che vendono in italia su cui mettono un’etichetta con le informazioni in lingua locale per motivi legali (non puoi vendere del cibo senza le informazioni obbligatorie per legge nella lingua locale).
Basta andare in un qualsiasi supermercato ceco e trovi confezioni di cibo italiano importato con su appiccicata l’etichetta in ceco.

Il grana padano e il parmigiano reggiano si trovano a Praga (quelli veri, con il bollino del consorzio). Si trovavano già dal 2004, figuratevi un po’. Più si va avanti e più questi cibi si trovano anche nei piccoli negozi. Una volta la polenta la dovevo comprare all’ipermercato, ora la trovo anche nella bottega sotto casa (sì, polenta di un’azienda italiana, con scritto sopra “polenta”, non che prendo farina di mais e dico io che è polenta).
Ovvio, certe cose sono un po’ difficili da trovare. Fino ad ora non ò ancora trovato né pizzoccheri né Braulio a Praga. Ma non escludo che andando nei negozi specializzati di prodotti italiani possa trovarli.
Perché, me ne ero dimenticato, fino ad ora ò parlato dei negozi normali.
Poi ci sono i negozi specializzati, solitamente aperti da italiani, che vendono solo cibi italiani. Uno è proprio vicino a dove lavoro.
In quei negozi ti vendono anche il prodotto tipico abruzzese o toscano.

Ovvio, lo stesso cibo lo paghi di più.
La pasta di marca italiana la trovi anche in un qualsiasi banalissimo supermercato di Praga, però devi mettere in conto che costa di più che in italia. Lo stesso per il grana padano e così via…

Il fatto che il cibo italiano costi di più non significa che non esista.
Lo paghi di più ma c’è.

Così come in una grande città trovi il cibo di tutto il mondo. Conosco gente che fa colazione col natto, che comprano regolarmente a Praga.
No, dico, se uno riesce a trovare il natto volete che non trovi il parmigiano reggiano originale col bollino di stocazzo?

Cucù, in una grande città si trova tutto il cibo che vuoi, di ogni paese e cultura, venite giù dal pero.

Piesse: poi ok, in Giappone non trovi un coniglio da mangiare, ma quella è un’altra storia.

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