Archive for the ‘ignoranza’ Category

Zitto tu che sei ignorante

September 7th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza

Una volta, non tanto tempo fa  (facciamo quarant’anni), quando uno era ignorante gli dicevano zitto tu che sei ignorante. E la cosa non era bella, perché di solito era ignorante in quanto non aveva avuto l’opportunità di studiare. E non era corretto perché spesso gli dicevano di stare zitto anche su argomenti in cui non serviva una conoscenza specifica, per intenderci anche sulle opinioni: eri un ignorante e quindi potevi essere sempre zittito, in quanto ignorante.

Poi la società si è evoluta, e adesso gli ignoranti si sono presi il diritto di parlare. E se da una parte l’emancipazione di una categoria sociale è una cosa buona, dall’altra parte siamo finiti nell’assordo dell’opposto: ora di cretini che parlano a sproposito che ne sono troppi. Gente che non capisce una mazza di determinati argomenti e si permette di blaterare in merito.

Quando questo accade su argomenti scientifici, la cosa diventa tragica. Quando i vari grillini vengono a belare “la reeete… la reeeete”, ricordate loro che la rete ha dato dignità di parola anche a un sacco di persone che usano la “reeeete” come discarica di assurdità senza fondamento scientifico.
Leggendo queste cretinate, mi viene solo da pensare ai bei tempi in cui potevi dire zitto tu che sei ignorante. Ora se lo dici fai solo la figura del borioso, perché nella società di oggi conta di più garantire a tutti il diritto di parlare (e dire cazzate), che non dire cose corrette.

Così quando uno tira fuori una moderna versione del zitto tu che sei ignorante, la gente invece di dire “bravo“, “w la scienza“, “basta con questi cialtroni che dicono stupidaggini sui terremoti“, “lasciamo parlare chi ha finito la terza elementare“, ecco invece di dire queste cose se ne escono con titoli di dubbio gusto, e dicendo pure che è un’idea sciocca.

Nota
Cerco di spiegare brevemente perché alla decisione dell’INGV di non pubblicare i dati sui terremoti è una decisione di buon senso.
In molti campi della scienza l’interpretazione dei dati è difficile. Spesso per interpretare dei dati devi avere una approfondita conoscenza del fenomeno che stai trattando (e dei modelli che lo descrivono). Aggiungo che spesso anche persone del campo prendono dei granchi, proprio perché il rischio di vedere un artefatto è sempre dietro l’angolo (e delle volte questi artefatti vengono anche pubblicati, quindi sempre occhi attenti anche quando si leggono dati su riviste scientifiche).
L’idea del piccolo scienziato indipendente che nel sottoscala analizza dati e trova verità nascoste è bella per i film, ma nella vita reale non funziona così. Analizzare dati e riportare scoperte da soli nel sottoscala è solo un metodo sicuro per incrementare fattorialmente la probabilità di prendere un granchio. Il concetto di comunità scientifica è nato proprio per evitare che stupidaggini senza alcun fondamento vengano fuori. È un meccanismo per evitare che cialtroni sporchino la scienza, è qualcosa a cui dovremmo essere grati, e non definirla una “casta”.
Spiegare qualcosa di scientifico alle masse è difficile, spiegarlo ai giornalisti ancora di più. E questo perché la cultura scientifica e matematica, specialmente in paesi come l’italia, è molto bassa. Ci sono cinquantenni che sanno a memoria le poesie del Pascoli o canti interi della Divina Commedia, ma non vanno oltre il piùmenoperdiviso. E se gli dici che puntare sul ritardatario al lotto è un’assurdità statistica non lo capiscono.
Gente che fa fatica a credere che un mattone e una piuma cadono con la stessa accelerazione nel vuoto, non puoi guidarla su argomenti più complessi. Non è questione di insegnare bene o male le cose, di essere un buon divulgatore o meno. Non ce ne sono di balle, nella scienza bisogna studiare, una cosa dietro l’altra, e alla fine capisci tutto. O fai questo percorso oppure non puoi pretendere che il tal divulgatore, quello bravo, ti insegni le cose.
Visto che divulgare modelli  scientifici alle mase è, per questi motivi, impossibile non lo si fa. Si danno i risultati e un fidati. Se non ti fidi, ti studi prima la matematica, poi la fisica, e alla fine ci arrivi.
Se però la gente non si fida e non accetta di fare questo percorso ma si permette di blaterare di argomenti di cui non capisce una mazza, allora hai tutto il diritto di mandarli  a quel paese e non fornire loro i dati per dire queste sciocchezze.
Per questo la decisione dell’INGV di non dare i dati è sensata. Se l’italia fosse un paese normale i giornalisti andrebbero dagli esperti a fare le domande e chiedere l’interpretazione dei dati. Ma siccome l’italia è un paese in cui i giornalisti vanno a intervistare i cialtroni che dicono di prevedere i terremoti analizzando le scoregge, e la magistratura su questi cialtroni costruisce un’inchiesta con lo scopo di accontentare la gente coi forconi, allora chi la scienza la fa veramente ha tutto il diritto di tutelarsi.

Taccate lo schermo

September 6th, 2010 by mattia | 6 Comments | Filed in ignoranza

Cioè, bisogna fare una tacca?

Ironia a parte, io non li capisco: ne vedo talmente tante di boiate del genere che non capisco come facciano le traduzioni. Le fanno fare a dei pessimi traduttori? Oppure sbagliano a ricopiare il testo tradotto bene?
Ma soprattutto, non c’è nessuno che gli riferisce l’errore? E se c’è, perché non lo correggono?

Mi avanza una marca da bollo da 30 CZK

September 3rd, 2010 by mattia | 10 Comments | Filed in ignoranza, praga, repubblica ceca, riflessioni

In questi giorni sto preparando le carte per richiedere l’equipollenza del mio piaccadi in italia.
Per questo ho dovuto fare una fotocopia del certificato rilasciato dalla Facoltà e, rigorosamente nell’ordine: andare in Comune a fare l’autentica, primo timbro, andare al Ministero dell’Istruzione e farlo legalizzare, secondo timbro, andare al Ministero degli Esteri e fare l’apostille, terzo timbro.
Quando sono partito per fare la collezione di timbri il mio collega mi chiede “Ce li hai tanti soldi in tasca?”.
Stupito gli rispondo “ho le marche da bollo pronte, perché mi servono dei soldi?”.
“Perché in Rep. Ceca se vuoi tanti timbri ti servono tanti soldi” mi dice lui. Intendeva che c’è la corruzione negli uffici pubblici e devi pagare per ottenere i timbri.

Sono andato in Comune, ho preso il numerino e mi hanno chiamato dopo un periodo tra i quaranta e i cinquanta secondi. Impiegata con la faccia da culo che non sorride neanche se gli racconti la barzelletta della gallina nell’androne. Però il timbro di autentica me l’ha messo. In due minuti ero fuori.
Ministero dell’Istruzione: all’ingresso mi chiedono il passaporto e il motivo della visita. Alché mi stampano un foglietto con il nome della persona incaricata alla legalizzazione dei titoli di studio, il numero della sua porta e il piano dove trovarla.
Nessuna coda, busso, spiego cosa voglio e tempo tre minuti ho il timbro di legalizzazione. Ah, la tizia mi aveva anche risposto (nel giro di 4 ore) a una email (!) in cui chiedevo gli orari di apertura.
Fine della corsa al Palazzo Toscano, Ministero degli esteri. Ufficio apostille appena entri. Aspetto cinque minuti perché c’è una persona prima di me. Dopo viene il mio turno: consegno documento e marca da bollo, la tizia scompare tre minuti e torna con il foglio apostillato.

Nessuno, dico nessuno che si è messo a inventare problemi inesistenti per non darmi il timbro, e magari invogliarmi a sganciare la grana per “risolvere il problema”. Magari non sorridevano e avevano la faccia da culo, ma il timbro me l’hanno messo tutti fulmineamente.

E allora cosa cavolo raccontava il mio collega? Certo, la corruzione esiste, ma probabilmente è a livelli più alti, sulle robe come l’edilizia. Non credo si mettano a chiedere le 100 corone per un timbro.
Però c’è la voce che gira che negli uffici pubblici sono corrotti, e il mio collega l’ha ripetuta. Penso che il meccanismo sia questo: siccome ti fa sentire figo dire che negli uffici pubblici sono tutti corrotti (o meglio, non figo, diciamo piuttosto quello che la sa lunga) assumi come verità di fede che per avere un timbro devi pagare. Anche se a te non è mai successo. Di solito è successo al cugggino. Non ti poni la domanda se sia vero o meno, è così e basta, non ti servono prove su cui basarti.

Mi chiedo quante volte questo meccanismo funziona nella società. Ad esempio col concetto di sicurezza percepita: quanti di noi hanno mai visto una donna scippata della borsetta o qualcuno rubare una macchina? Eppure sembra che tutti abbiano il polso della situazione e sappiano se il reati comuni sono in aumento o diminuzione, come se bastasse guardare fuori dalla finestra e osservare per la strada dieci reati comuni al posto di 3.

Oggi mentre ero in attesa dal dentista, leggevo il Prague Post, e c’era l’inchiesta sui taxi che fregano sul prezzo (classico riempitivo). Dicevano che metà dei taxisti gonfia la spesa, ad esempio chiedi 5000 corone dal centro all’aeroporto, al posto delle canoniche 500 o 600 corone.
Il colonnino delle “interviste dalla strada” riportava per metà gente che diceva che i taxisti rubano, e un’altra metà di gente che diceva “io il taxi non lo prendo, però ho sentito dire che i taxisti rubano” oppure “a me non rubano perché sono ceco, ma probabilmente agli stranieri rubano“.
Opinioni basate su dicerie, che un giornalista serio dovrebbe semplicemente cestinare, facendo parlare solo chi ha dati concreti di cui parlare.
Ma al di là di questo rimane il meccanismo di base che vale per la corruzione negli uffici: c’è questa diceria che i taxisti rubano, e la gente la ripete… anche se con loro i taxisti sono sempre stati onesti.
Assurdo come ragiona la gente.

Piesse: mi è avanzata una marca da bollo da 30 corone che ho sbagliato a comprare. Chi la vuole?

Appelli da ridere e piangere

August 30th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza

A me questa campagna di boicottaggio della Mondadori fa decisamente ridere.
Il boicottaggio di una casa editrice, voglio dire, in un paese in cui nessuno legge fa molto ridere.

Un boicottaggio di articoli da cultura invece mi fa piangere.

Fa lo stesso

August 28th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche, repubblica ceca

Un conto è quando trovi nell’elenco “Cecoslovacchia”, ché allora puoi anche pensare che il programmatore ha fatto il copia-incolla da un vecchio elenco di stati.

Ma quando leggi Ceco/Slovacchia, l’unica cosa che puoi pensare è che sì, si sono accorti che gli stati sono divisi, ma loro se ne fregano. Io quel Ceco/Slovacchia lo leggo come “sì, vabbe’, Ceco, Slovacchia, fa lo stesso”.

Il tutto nel forum di registrazione al sito de “La Provincia di Lecco”, noto quotidiano del Lombardo/Veneto.

Piesse: che poi la Cecoslovacchia neanche quando esisteva è mai stata una nazione.

Oleare

August 28th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, politica

Ci siamo giocati anche don Gallo.

Piesse: ma a questo qua qualcuno l’ha detto che L’Unione non esiste più da secoli di secoli?

E allora parliamo di Ozono, va bene

August 27th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche, politica

Cercando notizie sul famoso bio-ionozzatore patacca di Como (che lo ricordo, allo smog non fa una pippa) ho trovato questo grazioso artico de “La Provincia di Como”. Sembra che all’inizio di Luglio ci sia stata un’emergenza ozono a Como, e in contemporanea il bio-ionizzatore era guasto.

Cito dall’articolo:

L’impianto sperimentale di nebulizzazione che abbatte lo smog è fermo da quattro giorni: posto sul tetto di Palazzo Cernezzi, è rimasto a secco, senz’acqua, in conseguenza di lavori al terzo piano che avrebbero compromesso una conduttura idrica. Il guasto è forse una concausa della risalita di uno dei principali inquinanti atmosferici, atteso come in tutti i periodi di solleone: l’ozono.

E ancora

Adesso, il livello è stato superato anche a Como, il giorno 28 e il giorno 30 giugno: è a 189 microgrammi per metro cubo. E che cosa si può fare? La nebulizzazione avrebbe consentito, probabilmente, di tener sotto controllo l’ascesa.

Ci mette un forse e un probabilmente, però intanto il giornalista la butta là: il bio-ionizzatore patacca potrebbe aiutare a tenere sotto controllo l’ozono. E su cosa basa queste affermazioni? Sicuramente il giornalista avrà controllato le fonti, prima di ipotizzare che il bio-ionizzatore potesse funionare, no?

Allora andiamo a vedere i valori dell’ozono misurato a Como. Chissà che sta patacca, benché sia del tutto ininfluente sul PM10, magari funzioni sull’ozono. Sempre dal sito dell’ARPA prendo i dati dell’ozono misurato a Como negli ultimi due anni. I dati sono misurati ogni ora, quindi per rendere i grafico più comprensibile ho fatto la media giornaliera, riportata qui sotto (i buchi sono dovuti a guasti o malfunzionamenti). La linea arancione è il periodo in cui è stato installato il bio-ionizzatore.
Come è evidente la concentrazione di ozono segue lo stesso andamento dell’anno precedente. Il picco toccato a inizio Luglio è un normale picco di quel periodo, il bio-coso non ha avuto alcuna influenza sulla concentrazione di ozono.
Se il bio-coso funzionasse, vedremmo una concentrazione di ozono inferiore nel periodo Marzo-Giugno 2010 rispetto a Marzo-Giugno 2009. Cosa che  invece non accade.

E ancora una volta paragoniamo i valori misurati a Como nell’ultimo anno con quelli misurati a Lecco. Ne grafico sotto vediamo che sì, a Lecco l’ozono è un po’ inferiore che a Como. Ma è inferiore durante tutto l’anno, anche nei mesi prima di Marzo, quando il bio-coso lì non era installato.

Quindi, ancora una volta, notiamo che il bio-ionizzatore mangia smog non si mangia un bel niente (a parte i soldi della bolletta di acqua ed elettricità).

Mi chiedo su cosa abbia basato i forse e probabilmente il giornalista. I dati dicono chiaramente che sto bio-coso non ha alcun effetto. Forse basta dire che funziona, condire la zuppa con un po’ di termini tecnici usati alla cazzo, e la gente ci crede. Un po’ come quando si è bambini che si dice una cosa ed è così, perché la si è detta.

Nota

Quanlcuno nei commenti sull’articolo precedente ha tirato fuori il discorso del sperimentare male non fa.
Invece sì che ne fa di male. Per ribadire il concetto leggete qui cosa diceva l’assessore Peverelli:

C’è, poi, un secondo motivo per cui l’amministrazione ha deciso di attenere un attimo prima di prendere decisioni su eventuali blocchi del traffico. «Stiamo per fare una prova, che mi fa sperare anche se non sono particolarmente convinto della riuscita: tra martedì e mercoledì – annuncia Peverelli – piazzeremo sul tetto del Comune un impianto che potrebbe contribuire ad abbattere polveri sottili».

La sperimentazione di questa patacca non fa altro che togliere l’attenzione dal problema. Nello sperimentare e prorogare la patacca illudendosi che si metta a funzionare, non si sente la necessità di trovare metodi efficaci per combattere l’inquinamento. E la salute dei cittadini ringrazia.

L’inutilità della wifi comunale

August 27th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in editoriale, ignoranza, politica, riflessioni

L’ultima volta che sono stato sul suolo natio (lo scorso mese) ho messo la mia vecchia scheda TIM nel cellulare, come faccio sempre.
Adesso sono abituato a usare internet sul cellulare (in Rep. Ceca pago 180 corone – circa 7 euro – al mese, con 500 MB di traffico, ma lontanamente sfiorati), perciò ho cercato qualche offerta per farlo anche con la TIM.
Ho trovato una tariffa che mi consentiva di navigare a 2 euri la settimana, disabilitabile e abilitabile quando volevo.

Ottimo.  Il prezzo è come in Rep. Ceca e posso navigare in internet con cellulare anche quando vado a trovare i vecchi per qualche giorno.

E voi direte, che cazzo ce ne frega? Aspetta.

Oggi vedevo questi dati, da cui emerge che l’italia detiene il primato di penetrazione nel mercato degli smartphone. Un botto di più di paesi come gli U.S. of A., per intenderci. E la cosa non mi stupisci, l’italia è sempre stata il paese dei tamarri che si comprano l’ultimo modello di cellulare.

Però la notizia fa riflettere. Perché se così tanta gente ha uno smartphone, e le compagnie telefoniche offrono connettività a internet per telefonini a basso costo, allora tutte quelle iniziative tipo la wi-fi comunale vanno a farsi benedire.
Voglio dire, perché un comune dovrebbe spendere tanti mila euri per offrire internet nei parchi, nelle piazze, sul lungolago etc. (metteteci voi tutti gli altri luoghi che fanno tanto cool) se lo stesso servizio uno lo può ottenere a dei prezzi competitivi da delle aziende che fanno quello di mestiere?
Il discorso poteva valere quando gli smartphone erano oggetti super costosi, e le tariffe per navigare su internet col cellulare erano dei furti. Ma ora che gli smartphone sono così diffusi e navighi a due euro la settimana, chissenefrega del wifi al parco.
Senza contare che la connessione wifi mobile è un servizio zoppo: con internet sullo smartphone puoi navigare mentre sei sul tram o passeggi, senza problemi di ricezione, mentre con la wifi devi stare  dove il segnale prende. Che due palle.

Un’amministrazione comunale che spende dei soldi pubblici per offrire un servizio così scadente quando l’alternativa commerciale ha costi accessibili ed offre un servizio migliore, si copre di ridicolo (ah, no scusate, la wifi free fa tanto fighetto di sinistra-grillino-moderno-blablabla).

No, poi mi dicono che i 500 MB mensili  li finisco subito se guardo i filmati su youtube.
Ah, ecco, non avevo capito che la wifi libera-blablabla-tutticonnessivivalarete-blablabla serviva per guardare youtube. Ora tutto è chiaro. Il comune spende i soldi per far guardare youtube alla gente. Fico.

Piesse: io con il mio nokia 6210 navigator (uno scassone, mai più nokia in vita mia) ho anche bloggato con wordpress. Lo dico perché magari viene qualcuno a dirmi che usufruire di internet col cellulare è difficile.

Pipiesse: lo so, ora inizia il fuoco di fila.

Domanda per gli esperti

August 26th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

In merito a Facebook che prima autorizza e poi vieta la pubblicità della campagna per la legalizzazione della Mariuana.

Il logo in questione non era più accettabile come pubblicità sul sito. L’immagine di una foglia di marijuana rientra tra i prodotti per il fumo e quindi non è permessa sotto le nostre politiche.

Un’altra portavoce di Facebook, Annie Ta, ha commentato dicendo che “Just Say Now” può continuare a mettere le proprie pubblicità sul sito, a patto di rimuovere la foglia.

Dato per buono tutto quello ha scritto repubblica, chiedo agli esperti: scusate, mi hanno raccontato balle quando mi dicevano che della pianta di mariuana non si fuma mica la foglia ma la cosa che sta in mezzo?

Un vfnc di quelli grandi

August 26th, 2010 by mattia | 17 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Il corriere compensa con la demagogia il non saper cosa dire (cit., vediamo chi la becca, sicuramente colui a cui era stata scherzosamente rivolta).

La storia compassionevole dello studente che vive con 13,6 euri al giorno la leggete qui. Che uno dice, come fai a vivere con tredicivirgolasei euro?

Poi però quando leggi l’articolo scopri che il tizio vive a casa coi suoi, che gli pagano il treno, il pasto di mezzogiorno e quello della sera in famiglia.

Quindi i restanti 13,6 per 30 uguale 408 euro sono già puliti di alloggio, trasporto e cibo.

Ora, non per mettere in piazza i cazzi miei, ma io ai tempi del poli, ci ballavo dentro 408 euro.
Tolte le tasse universitarie (un cento euro al mese) ne rimangono 300.
Benza per il motorino, assicurazione per lo stesso (che non mi ricordo quanto veniva), materiale scolastico di consumo, fotocopie, non credo proprio arrivassi a coprire le 300 euro. E per dire, facevo la vita da normale studente universitario.
Andando avanti nell’articolo noti le sue doglianze. Le riporto paragonandole a me stesso e alla mia esperienza:

Adesso, per esempio, sto dando una mano a sistemare l’archivio della Bicocca. Sono 9 euro all’ora».

Le 150 ore le abbiamo fatte tutti, caro.

Primo: in università solo libri usati.

Oddio, che strazio. Inizio già star male. Penso che in tutta la mia carriera universitaria ho comprato 5 libri nuovi (analisi 1, EMC, misure, fisica1-rivenduto al libraccio, elettrotecnica-rivenduto a un tizio).

E per prendere appunti «trenta matite al prezzo di un euro in offerta al supermercato e una risma di fogli A4».

Come se fosse un quanderno a mandarti in malora (comunque io ricordo i fine settimana a fare e rifare esercizi di analisi davanti al camino, cancellando con la gomma i fogli usati. Mi sono accorto di essere portato per l’ingegneria quando mi sono trovato a pensare che forse era meglio calcolare una f(costo_gomma,costo_foglio) da minimizzare per capire se conveniva cancellare o meno).

E il caffè alla macchinetta, 20 centesimi invece che 80 al bar.

Oddio che disastro, persino il caffè della macchinetta deve prendere. Mi viene da piangere.
Il caffè alla macchinetta lo prendono tutti in una Università. Di caffè al bar ne avrò presi 4 0 5 all’anno in quel periodo.
A parte che 20 centesimi il caffè alla macchinetta mi devi dire dove lo trovi (al poli era 35).

Fin qui il «diurno». Ma anche per il tempo libero e le uscite serali c’è un lungo ricettario del risparmio. «In macchina solo in quattro o cinque, e nei locali “fighetti” dove un cocktail costa 8 euro non ci mettiamo piede».

Caro il mio studentello. Il sottoscritto quando era studente universitario usciva due volte all’anno. Una a natale (cena di natale) e una d’estate per festeggiare la fine degli esami. E si andava per la prima in trattoria della bassa bergamasca, e per la seconda alla festa dell’Unità di Celadina. Dove un cocktail non lo paghi certo otto euro.
Quindi, dal mio punto di vista, uno che studia ed esce più di due volte all’anno fa la bella vita.

Meglio comprarsi qualche birra, tenerla in frigo per un giorno e godersela con gli amici all’aperto. Stessa formula per le vacanze: «Sono stato con la mia ragazza a Castiglione della Pescaia con una tenda del ’98. Ho messo via dieci euro al mese e comprato un materassino decente. La sera andavamo in giro per sagre: un primo, un secondo diviso in due. Spesa per 12 giorni: 450 euro».

Da quando mi sono immatricolato ho fatto la prima vacanza (Londra, in ostello e al risparmio)  dopo la laurea di primo livello, che le altre estati le usavo per studiare, mica per andare a spasso, bello mio.

I vestiti? «Solo in offerta. La maglietta che indosso ora, per esempio, è costata 4 euro e 90».

Qui lo ammetto, non so rispondere. Compro vestiti così raramente che non so dire quanto spendevo di quello. (anche ora, per intenderci, è lo stesso: d’inverno uso un piumino comprato ai saldi di gennaio 2000 e di primavera una giacca comprata a 500 corone nel Settembre 2004).

Il cellulare? «Massimo 10 euro al mese di ricarica, per il resto uso Internet».

Da universitario spendevo 50 euro l’anno di cellulare. Ti batto anche qua.

Film e musica? «Si possono prendere in prestito in biblioteca».

Film e musica? Ma studi o fai finta?

L’auto? «Di terza mano».

Ma pensa, il signorino, anche l’automobile ha. Ciccio, io fin quando non ho iniziato a lavorare non ho mai avuto un’automobile. Motorino e via.  Anche quando diluviava e arrivavo a casa coi pantaloni masarati.
Ma guarda ‘sto tizio che sfacciato, ha anche la macchina e si lamenta. Che faccia di tolla.

Confessione: «Se devo comprare qualcosa penso: quante ore di lavoro vale?».

Cosa che fanno tutti quelli che lavorano a ore, bello.

«Quando sento parlare di bambinoni, però, divento una belva».

No, meglio che sto zitto, alltrimenti la denuncia mi arriva sul serio.

Perché non tre o quattro allora?

August 23rd, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, praga, repubblica ceca

Praga, Rudolfinum, 22 Agosto 2010.

Carta e penna, cazzo!

August 22nd, 2010 by mattia | 14 Comments | Filed in ignoranza

Ok, lo ammetto, un po’ mi vergogno di mostrare che ho letto il fatto quotidiano. Però questo articolo volevo segnalarlo ugualmente.

Col solito tono modernista trionfalista si racconta di un ITIS (il Majorana di Brindisi) in cui i libri di testo vengono forniti in formato digitale dalla scuola agli studenti che se li consultano su netbook.
Cioè, prima gli insegnanti della scuola hanno scritto dei libri di loro pungo, e li hanno forniti agli studenti a 35 euro (tutti i libri). Poi da quest’anno si passa al digitale.

Di cosa si tratta? Semplice: i libri scritti dai docenti della scuola saranno contenuti in una pen drive da utilizzare con il netbook che l’istituto metterà a disposizione delle famiglie al costo di circa 350 euro (a fronte di un valore di mercato di 700 euro, ndr). Il pc, ovviamente, sarà di proprietà degli alunni, che dovranno portarlo a scuola ogni mattina perché le lezioni si terranno tramite bluetooth e lavagna interattiva.

Piccolo elenco dei motivi per cui io anziché esaltare questa iniziativa, come fa acriticamente il giornalista, la considero una sciocchezza.

1) Gli insegnanti delle scuole superiore sono normalmente mediocri e spesso autentici ignoranti. Non mi fiderei a comprare un libro di testo scritto da loro (no, dico, pensate se vi capitasse un libro scritto da uno sciroppato insegnante di italiano sanremese).

2) Scrivere un libro di testo comporta una mole di lavoro enorme. Devi strutturarlo dal punto di vista didattico, scrivere i testi, preparare le figure (per un testo tecnico fare tutti gli schemi, o per un libro di storia fare un’intensa ricerca iconografica), inserire le formule, controllare gli errori, verificare le fonti…
Un lavoraccio che si demanda a una persona che lo fa per tutti e te lo vende tramite una casa editrice. È come funziona la società: visto che non possiamo farci tutto da soli, demandiamo il lavoro a qualcuno specializzato. Visto che non posso andare a cacciare ogni mattina, demando il lavoro al macellaio da cui mi fornisco di carne.
Pensare che le scuole debbano prodursi i libri internamente ha tanto senso quanto pensare di cacciare da soli per avere carne da mangiare.

3) Mi piacerebbe sapere se poi nello scrivere questi libri gli insegnanti hanno rispettato tutti i diritti d’autore del caso. Fanno un libro di storia e ci mettono le figure tratte da …? Contrattano con il detentore dei diritti l’uso commerciale dell’immagine?

4) Ma gli insegnanti non erano quelli che quando si dice loro che lavorano 18 ore/9 mesi ti saltano addosso dicendo che devono fare mille altre cose? E allora dove lo trovano il tempo per scrivere questi testi?

5) Passando al discorso della fruizione dei libri su netbook, stiamo scherzando? Chi è quel genio che pensa che sia più comodo usare un libro su netbook? Ditemelo per favore.
All’università ho usato tantissime dispense fornitemi dai docenti, ma queste dispense io e tutti gli altri le STAMPAVAMO, semplicemente perché è più pratico leggere, prendere appunti, note, sottolineare, fare frecce che da una frase su un foglio vanno su un altro foglio.
Quando leggo frasi come questa:

E le penne, i quaderni, la carta, i cartolai? Che fine farà questo pezzo di commercio che ha fatto la storia dell’insegnamento? Giuliano è categorico: “Proprio noi non possiamo essere un freno al progresso. Anche chi un tempo vendeva i calamai ha dovuto aggiornarsi ai tempi nuovi”.

mi incazzo di brutto. Freno al progresso? Ma questo tizio qua ha mai provato a prendere appunti di una materia scientifica senza carta e penna? No dico, stiamo parlando di un ITIS.
Quanto fottuto tempo ti ci vuole a scrivere formule e disegnare grafici senza carta e penna?
Chiedete ai redattori della Spiegel perché pubblicano libri scritti A MANO.

6) Altra cosa: all’Università avevamo molti insegnanti che usavano proiettore e “slide” in power point. Li odiavamo tutti. Perché con le slide vai veloce e non dai tempo allo studente di assimilare il concetto.
Usando il caro vecchio gesso su lavagna, segui un tempo naturale di assimilazione. Il gesto in sé di scrivere una cosa sulla lavagna, ricopiarla sul quaderno ti fa concentrare, seguire il concetto, ti fa interrogare su cosa significa quella cosa che stai scrivendo (sia l’insegnante che l’alunno).
Quando hai una fighissima e modernissima slide sullo schermo e la stessa cosa prestampata o sul netbook non la apprendi altrettanto bene. Perché la guardi già fatta e pulita e dici “uhm, ok, carina questa cosa”, al massimo sottolinei il titolo della  slide e via con la prossima.
Non è questione di calamai e biro. Smettiamola per cortesia con questa mentalità ad minchiam secondo cui tutto quello che è moderno è per forza migliore.

7) Parlando di costi, l’articolo parte dal caro libri (che per i giornali c’è ogni anno, lo sento almeno dal 1991, quindi adesso un libro di testo dovrebbero venderlo a peso d’oro puro).
Questo progetto viene proposto come soluzione al problema.
Il paragone è sostanzialmente demenziale.
Tu, scuola, hai pagato gli insegnanti che hanno scritto i libri e tutti gli altri costi connessi (certo, puoi mettere lì i bidelli a consegnare il materiale, che tanto non hanno niente da fare, ma per una casa editrice il costo di distribuzione esiste). Paghi le tasse sui libri che vendi? Ah, no, non li vendi, giusto, tu fornisci il materiale (carta o pen drive) senza valore aggiunto, senza fare lucro. Mentre le aziende devono pagare le tasse.
Comodo così, coi testi scritti volontariamente dagli insegnanti e tutti gli altri costi azzerati.

Tra l’altro si noti questa frase

i libri scritti dai docenti della scuola saranno contenuti in una pen drive da utilizzare con il netbook che l’istituto metterà a disposizione delle famiglie al costo di circa 350 euro (a fronte di un valore di mercato di 700 euro, ndr)

E chi mette gli altri 350 Euro? (che poi… un netbok da 700 euro? EH?????)
Comodo considerare l’iniziativa economicamente vantaggiosa se – nonsisacome – i prezzi degli strumenti sono dimezzati.

Concludendo, mi sembra che queste persone di didattica s’intendano quanto io di caccia alla volpe.  Mi sembrano simili a quelle signore 50/60enni che vanno in giro coi fuseau fuscia o giallo canarino fosforescente, convinte che ciò che è moderno si adatti sempre alla situazione e renda molto cool.

Piesse: e pensare che Majorana dicono scrivesse i suoi appunti (e che appunti!) su pacchetti di sigarette mentre gli sovvenivano idee sul tram.

Chiusa acqua

August 16th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Don Milani si lamentava del fatto che nelle scuole italiane il francese venisse insegnato talmente male che uno studente italiano sapeva come dire gufi e ciotoli, ma non sapeva chiedere del gabinetto, in francese.

Decenni dopo si usa l’inglese, non più il francese, ma gente che non sa come si dice cesso c’è ne è in giro ancora tanta, scrive sui giornali (quelli che don Milani invitava a leggere per farsi una coscienza civile) e fa un sacco di soldi.

Oppure qualcuno mi spieghi qual è il gioco di parole dietro water(closed). Perché io di mio non ci arrivo.

Piesse: mi è venuta in mente quella bella barzelletta in cui un italiano va in un ristorante di Londra e chiede una “bloody steak” e il cameriere gli domanda se la vuole con delle “fucking chips”.

Diritto costituzionale

August 15th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza

Sembra che Alfano abbia anche un dottorato di ricerca in giurispudenza, quindi ne dovrebbe capire di legge.
Perciò non si capisce come sia potuto uscire con questa frase:

la Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, quindi qualsiasi ipotesi secondo cui chi ha vinto le elezioni fa l’opposizione e chi le ha perse fa il governo viola l’articolo uno della Costituzione

Puoi dire che s’ha da fare, il governo tecnico, che bisogna rispettare il mandato degli elettori e bla bla bla.
Ma non puoi dire che un cambio di maggioranza viola l’articolo uno della Costituzione.

Articolo che è meglio ricordare tutto intero il secondo comma dell’art. 1:

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

E forse il nostro Alfano virgola pieicdi si è dimenticato delle forme e i limiti che la Costituzione impone alla sovranità popolare espressa nel Parlamento. Forse vale la pena di ricordare l’art. 67 della Costituzione:

Art. 67
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Un parlamentare eletto nella lista A che vince le elezioni può traslocare nella lista B che ha perso (determinando così una nuova maggioranza), e facendolo non viola minimamente la Costituzione.
Poi potremmo qui a parlare per ore sul fatto che sia giusto o meno, ma la Costituzione questo dice. Quindi se uno dice che un cambio di maggioranza è anticostituzionale dice una stupidaggine, chiara e semplice.

Ancora una volta mi stupisco che i giornalisti si siano limitati a raccogliere questa stupidaggine, senza alzare la mano e dire “Ehy, signor ministro, ma se lo ricorda l’art. 67  della costituzione?”. Niente, ascoltano e scrivono le dichiarazioni. Sono giornalisti o ufficio stampa del Governo?

Sandei bludi sandei

August 14th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza

Sì, questa tizia pochi minuti fa ha lanciato un servizio dicendo “Bludi daiamonds, diamanti insanguinati”.