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Quindi se ti piace la figa sei un potenziale violentatore, ok.

March 23rd, 2017 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza
Non avrei mai immaginato nella mia vita di commentare un programma di paola perego. E infatti non lo faccio. Sarebbe rimasta una delle tante polemiche idiote per lobotomizzati fan della lucarelli se non fosse arrivata la boldrinova a commentare con queste parole:
Certo non è attraverso una lista di quel genere che aiutiamo i ragazzi giovani a emanciparsi.
Perché se noi oggettiviamo una donna il passo da lì alla violenza è breve.
Perché di un oggetto si fa quel che si vuole.

via repubblica.it

La lista, per quei quattro gatti che non l'hanno ancora vista, è questa:
I motivi per scegliere una fidanzata dell'Est

1 - sono tutte mamme ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo
2 - sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni
3 - perdonano il tradimento
4 - sono disposte a far comandare il loro uomo
5 - sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa
6 - non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio

Ecco, secondo la boldrinova se un uomo cerca queste cose in una donna è a un passo dalla violenza.
Sì, insomma, apprezzate una donna che ci tiene ad essere sempre presentabile? Allora siete dei potenziali assassini.
Vi piace una donna bella. Siete lì lì per  diventare stupratori.
Ammirate vostra moglie perché sa cucinare una svičková eccezionale o perché sa fare l'orlo ai pantaloni? La state "oggettivizzando" e siete sulla buona strada per squartarla con un coltello.

Siamo arrivati a questo punto: non puoi nemmeno dire che ti piace una donna bella o che sa cucinare che non solo ti dicono che sei sessista, ma addirittura ti dicono che sei un potenziale violento.

Puro delirio.

Per una idiozia del genere la boldrinova dovrebbe dimettersi domani mattina e nascondersi a vita.
Eppure tra le tante idiozie che dice questa è forse quella che è meno contestata. Perché?

Perché è nata l'idea che quella lista fosse sessista?
Se ci pensate quattro punti su quattro sono cose positive: essere belle, prendersi cura di sé, saper sbrigare le faccende di casa, non rompere il cazzo. Sugli altri due punti si potrebbe discutere, ma possono essere sempre visti come atti d'amore*.
Perché delle cose positive sono viste come indice di sessismo?

Il problema è nei pochi neuroni che regnano nel cervello di queste persone. Quando hai pochi neuroni non riesci a ragionare, al massimo fai qualche associazione di idee. Hai delle vaghe immagini in testa, le colleghi perché hanno qualcosa in comune e tiri le conclusioni.

In questo caso c'era una nuvoletta con l'uomo che apprezza una donna che sa sbrigare le faccende domestiche. Poi c'era un'altra nuvoletta coi ricordi di quando gli uomini dicevano che il posto della donna era a casa, e quelle persone con pochi neuroni hanno tirato la linea: se apprezzi una donna che sa sbrigare le faccende domestiche sei un sessista che vuole la donna a casa a cucinare e che non si realizza sul lavoro.

Una deduzione che fa appunto chi ha pochi neuroni e non riesce a fare un ragionamento più elaborato. Neanche tanto poi, quel poco sufficiente a capire che ammirare una donna che sa cucinare non significa dire "donna, il tuo posto è in cucina".
Significa, al contrario, apprezzare una qualità che può correre parallela a una vita lavorativa di tutto rispetto.

Ribaltiamo pure i ruoli. Se una donna dicesse che preferisce Mattia perché sa fare ottimi bignè alla crema, sa saldare ad arco, sa piastrellare, sa costruire pavimenti di legno e alla bisogna fa anche qualche lavoro da idraulico... be', io mica mi offendo.
Qualche settimana fa ad esempio ero stufo dei tendaggi enormi che avevo, mi sono messo alla macchina da cucire e ne ho ricavato tendine da mettere alle singole finestre.



Se una donna apprezza questa mia qualità, se dice che preferisce me a un altro perché so cucire le tende per le finestre mica le urlo che è una sessista, non le dico che da lì a usare la violenza su di me il passo è breve.

Perché so bene che l'apprezzamento per un'attività di questo tipo non offende minimamente il mio essere ingegnere, ricercatore e insegnante. Posso fare entrambe le cose contemporaneamente. Se qualcuna mi apprezza perché so installare un sifone del lavandino mica sta dicendo "va' a fare l'idraulico che i lavori intellettuali non fanno per te, asino!". Mi sta dicendo una cosa bella, santiddio. L'implicazione "va' a fare l'idraulico" sarebbe solo nella mia mente da paranoico.

Paranoia, ecco, forse è quello il problema. Perché una persona che si offende davanti a un complimento pensando che voglia dire chissà che è una persona paranoica.

No, boldrine e boldrini, nell'apprezzare la bellezza di una donna, la sua sensualità, le sue abilità domestiche o il carattere indipendente (e non rompicazzo) non c'è niente di male. Perché una donna può essere bella, può prendersi cura di sé anziché essere trasandata, può essere brava a cucinare e specializzata a non rompere il cazzo e contemporaneamente avere un'ottima carriera d'alto livello.
Che le due cose siano mutuamente esclusive ve lo siete inventati di sana pianta voi.
Una donna per fare carriera non deve per forza essere una cozza che non sa fare nemmeno un uovo fritto.

Tutta la polemica dunque è basata sul nulla.
Rilassatevi, per Dio, rilassatevi. Se ci vedete qualcosa di offensivo a sentire che un uomo preferisce una donna che sa cucinare e che è sensuale vi assicuro che il problema è vostro, perché non c'è nulla di offensivo nell'ammirare qualità positive. L'interpretazione offensiva è solo nella vostra testa.

Risolvete il vostro problema mentale e non criminalizzate chi ammira qualità positive di una donna.

Ma soprattutto non azzardatevi a dire che siamo a un passo dalla violenza perché preferiamo una donna sensuale a una donna col pigiamone.
Perché essere incantati dalla bellezza femminile non sarà mai reato. E non ci obbligherete mai a preferire la cozza per paura di essere dipinti come potenziali violenti.

Mai.

 

 

*Piesse: Un uomo che cerca una donna che lo lascia comandare è un uomo debole. La donna che lo lascia comandare dimostra la sua grandezza nel capire che per coltivare un rapporto delle volte bisogna fare un passo indietro. 
Sul perdono del tradimento, be'... il perdono è un classico del cristianesimo. Se condanni il perdono allora chiudi pure le trasmissioni quando parla il Papa la domenica. Per coerenza.

Ottimo esempio di feic nius #bastabufale

March 19th, 2017 by mattia | 29 Comments | Filed in ignoranza, ius sola, ius soli
Per quanto mi riguarda - osserva - è stata una delle tante ingiustizie e assurdità del nostro Paese, che non ci riconosce come cittadini, è la prova che la legge va approvata al più presto.

via repubblica.it

Sbufalata veloce veloce per questa ragazzina che si sarà anche laureata con 110 e lode (vista l'età sarà una di quelle lauree mignon) ma evidentemente parla di argomenti che ignora in modo mostruoso.

Sicché, l'immigrata marocchina 22enne - in italia da 20 anni - protesta perché non può entrare alla Camera ad assistere alle sedute in quanto extracomunitaria. Allora lancia un appello affinché venga cambiata la legge. Legge che però non si è mai degnata di studiare.

Se l'avesse letta quella legge infatti avrebbe scoperto che lei già oggi potrebbe essere italiana.

Ricapitoliamo: arriva in italia a 2 anni. Ne passano 10, e i genitori a quel punto - dopo dieci anni di residenza in italia - possono fare richiesta di ottenere la cittadinanza per naturalizzazione. Ella ha 12 anni a quel punto e come minore convivente dei genitori riceverebbe la cittadinanza italiana insieme a loro.
A 12 anni poteva già essere italiana.

Perché non è accaduto? Poniamo pure che il padre non voglia fare richiesta di cittadinanza italiana perché... perché sono cazzi suoi. Ha pure diritto di voler restare solo marocchino senza naturalizzarsi. Ma la figlia vuole essere italiana. Ebbene, nella peggiore delle ipotesi al compimento dei 18 anni la domanda per ottenere la cittadinanza per naturalizzazione la può fare direttamente lei.

Quando ha 18 anni risiede in italia ormai da 16 anni, ben più dei 10 necessari per ottenere la cittadinanza .
Sono passati 4 anni da quel giorno: perché non ha ancora la cittadinanza?

Qui la risposta ce la deve dare la signorina.
Le possibilità sono diverse:

  1. ha presentato domanda il primo giorno utile, ha tutti i requisiti ma la macchina burocratica è lenta.
    In questo caso ovviamente non è colpa sua, ma il problema non è nemmeno la legge - che non va cambiata (va velocizzata la macchina burocratica). Fosse per la legge attualmente in vigore avrebbe potuto ottenere la cittadinanza dopo i 18 anni d'età. E ora ne ha 22.

  2. non ha presentato domanda e pensa che la cittadinanza gli scenda dal cielo. A quel punto si attacca al tram.

  3. ha presentato domanda ma non gliel'hanno concessa per qualche motivo che non ci racconta. Anche in questo caso non è un problema della legge


Qualsiasi sia la motivazione (che ci deve spiegare la signorina), la legge non c'entra niente, quindi non è la legge a dover essere cambiata.

La prossima volta, ragazza, studia meglio prima di parlare.

Poi parlano di feic nius che poi inquinano il dibattito politico: questo è un ottimo esempio.
Ma ho come la sensazione che la boldrinova e i suoi cagnolini scodinzolanti non inizieranno a sbraitare. Le feic nius pericolose sono solo quelle degli altri.

Un insegnante di scuola media donna

March 19th, 2017 by mattia | 15 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche


Perché poi gli effetti della fantasiosa grammatica boldriniana inventata sotto l'effetto di sigarette farcite sono questi. A furia di dover inventarsi parole e regole che non esistono ci si dimentica la grammatica italiana, quella vera.

Così succede che un giornalista si inventi l'espressione "un agente di polizia donna" quando bastava scrivere "un'agente" visto che "agente" è un sostantivo sia maschile che femminile (ovviamente).

Deboldrinizzatevi, tornate al lume della ragione. Ché l'italiano funziona benissimo seguendone le regole che già esistono.

 

Piesse: e volete commentare questa?




Non ce la fanno proprio a non scrivere che è una donna. Ma santiddio, se c'è scritto "un'agente" è ovvio che è una donna.

Il senso delle parole

March 15th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in bufale, ignoranza
Quando feci il test d'ingresso per entrare al poli mi trovai di fronte domande di comprensione verbale. Un piccolo testo da leggere e delle domande in cui si chiedeva cosa diceva quel testo.
Seriamente? mi sono chiesto.
So leggere e so capire ciò che c'è scritto. So bene che ci sono ancora tanti analfabeti in italia - come l'anziana vicina di casa emigrata negli anni '50 dalla Sicilia. So bene che c'è molta gente che sa leggere ma non capisce il significato delle parole. Ma dannazione, sto facendo un test d'ingresso per un'università, si dà per scontato che sappia leggere e capire.

Poi sono passati gli anni e ho scoperto che non è così. Delle volte capita persino a persone in posizioni importanti di non capire quello che leggono.

Prendete pure i dibattiti in parlamento: dozzine di deputati che parlano di governo "tecnico" illegittimo perché l'art. 1 della costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo.

Eh... sì. È vero. Ma la frase continua dicendo  "che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Per capire un testo non è che puoi leggerne solo una parte, devi leggerlo tutto.
La frase è " la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzionenon che la esercita come cazzo gli pare. Non si tratta neanche di fare discussione politica, è solo una questione di comprensione verbale.

Lo stesso vale per quei deputati secondo cui l'italia non può fare la guerra perché la costituzione dice che "l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". E magicamente si dimenticano che la costituzione dice anche "Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari".
Tagli via una parte del testo e capisci una cosa diversa da quello che dice.

Oppure prendete il dibattito sul fine vita alla Camera di lunedì scorso. Sì, quello con solo 20 deputati. Una pena, il contenuto degli interventi intendo. Da una parte e dall'altra (se avete un po' di tempo da buttare ascoltatevi il discorso del rappresentante della Lega, imbarazzante).
In tanti hanno ricordato l'art. 32 della costituzione* "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". Eh, appunto... se non per disposizione di legge. Quindi sì, è del tutto lecito avere una legge che obbliga a un trattamento sanitario.
A un certo punto c'è stata una deputata che leggendo quell'articolo è arrivata al punto in cui dice se non per disposizione di legge e ha titubato un po'. Sembrava che si fosse resa conto che citare quella frase della costituzione era un argomento invalido.
Gli altri invece no, non l'hanno capito.

Eppure è lì scritto, si tratta solo di capire la lingua italiana. Ancora una volta, non è questione di politica ma solo di comprensione verbale. Se dice "se non per disposizione di legge" significa che puoi fare una disposizione di legge che lo consente. Fine della storia.

Possibile che ci siano così tante persone che hanno difficoltà di comprensione di un testo così semplice?

Sì, e succede anche di peggio.

Prendete questa notizia.
Silvana De Mari è indagata a dalla Procura di Torino per istigazione all’odio razziale

Anche qui, non entriamo nemmeno nella polemica, né nel lato scientifico della faccenda. Rimaniamo al livello della comprensione verbale.
La dott.ssa De Mari fa affermazioni che fanno infuriare i ghei e questi la denunciano per istigazione all'odio... razziale.

Razziale? Sì, razziale. Si parla della porcata che passa sotto il nome di legge mancino. Scrive il corriere (evidenziazione mia):
Le sue parole, pubblicamente divulgate, sono lesive della dignità della persona e della comunità Lgbt. Non solo, esorterebbero alla discriminazione di singoli soggetti o gruppi determinati. E all’odio. Questo il senso dell’esposto e di quanto sta valutando la procura di Torino. La legge Mancino - il riferimento normativo - condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Ha ragione il corriere quando scrive che la porcata mancino punisce chi incita alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Dice proprio così la legge:
[è punito]  con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

Solo che si dimentica di spiegare in quale categoria cadono i ghei.
I ghei non sono una razza, non sono un'etnia, non sono una nazione e non sono una religione. Che cazzo c'entra la legge mancino dunque?
Nulla.

O mi dimostri che i ghei sono una razza o un'etnia o una nazione o una religione (e auguri) oppure significa che hai grossi, enormi problemi di comprensione verbale (se già non siamo alla confusione mentale). Significa che citi leggi a caso che non c'entrano niente.
Poniamo che la maestra di seconda media ti dia come tema "Descrivi come dovrebbe essere la tua famiglia ideale" e tu scrivi un componimento sull'importanza del volontariato nella società moderna. Una cosa del genere: imbarazzante.

Ancora più imbarazzante che la procura abbia preso in considerazione l'esposto "dopo un'attenta valutazione" invece di buttarlo nel cestino suggerendo a chi l'aveva presentato di studiare il significato della parole razza, etnia, nazione e religione su di un dizionario qualsiasi.
Il fascicolo era arrivato, dopo l’esposto del comitato «Torino pride», direttamente sulla scrivania del procuratore Armando Spataro, che, dopo un’attenta valutazione, lo ha assegnato al gruppo di pm che si occupa dei reati previsti dalla legge Mancino.

Perché che qualche avvocato si inventi casi del genere contro l'evidenza del significato delle parole ci può anche stare, è il loro valore dimostrare che il bianco è nero per soddisfare il cliente. Ma la procura no, la procura si deve basare sulla legge. Quella scritta a caratteri neri sul foglio bianco.

Io spero vivamente che da qui alla sentenza compaia una persona capace di quel minimo di comprensione verbale necessario per passare un test d'ingresso all'università che capisca che la legge mancino qui non c'entra niente.

Perché altrimenti capire dove stiamo andando? Verso a un punto in cui i tribunali si inventano leggi che non esistono cambiando il senso delle parole.
Auguri.

 

*Piesse: tra l'altro si fa pure finta di dimenticare che questo articolo intendeva opporsi alle brutture degli esperimenti fatti dai nazisti di cui c'era ancora fresca memoria, non si riferiva certo ai trattamenti sanitari che salvano la vita.

Eh, signora mia, gli antichi romani facevano i ponti così bene che sono ancora in piedi

March 13th, 2017 by mattia | 26 Comments | Filed in bufale, ignoranza
Leggete questo articolo su La Stampa. È firmato Mario Tozzi, ma spero sia un omonimo del noto primo ricercatore presso il CNR, perché una persona con un minimo di formazione tecnica o scientifica non potrebbe inanellare così tante corbellerie in così poche righe.

Partiamo con la prima. Un classico da mercato di paese mentre sei in fila per il pollo arrosto. Eh, signora mia, una volta i romani facevano i ponti che stavano su millenni ora invece...

Cito
Gli antichi romani costruivano per l’eternità, gli italiani per l’immediato futuro. E spesso neanche per quello.

[...]

Siamo il Paese in cui resistono egregiamente, e sono ancora percorribili, perfino con i camion, ponti fabbricati in pietra duemila anni fa e crollano quelli recenti in cemento armato, anche senza terremoti e frane, dalla Lombardia alla Sicilia, con una regolarità impressionante. Stessa osservazione può essere fatta per le strade (l’Appia Antica ha 2300 anni), per i palazzi e per i monumenti. Se la tecnologia e i materiali sono migliorati decisamente, perché siamo funestati da crolli?

Ottimo esempio di errore logico che passa sotto il nome di survival bias. I romani non costruivano meglio di noi, manco per il cazzo. Se hai questa impressione è perché osservi solo i sopravvissuti, quelle strutture cioè che sono rimaste in piedi nel tempo. Nel frattempo però non vedi tutte le altre strutture che sono crollate perché costruite col culo. Non le vedi semplicemente perché... sono crollate.
La valutazione positiva sulla costruzione dei romani è influenzata dal fatto che vedi solo le poche opere costruite bene (che sono rimaste) mentre non vedi tutte le opere fatte male (perché non ci sono più).
Vuoi fare un confronto alla pari? Prendi tutti i ponti, tutte le strade, tutti i palazzi costruiti dai romani e conta quanti sono ancora in piedi (in condizioni decenti): è una scoreggina di tutto quello che hanno costruito.
Guardare solo ai sopravvissuti e dedurre che una volta costruivano meglio è un errore logico imbarazzante.

Ma andiamo avanti:
Nel 1940 il Tacoma Bridge (stato di Washington in Usa), lungo oltre un chilometro e mezzo, crollò appena sette mesi dopo la sua apertura perché non riuscì a resistere alle sollecitazioni laterali indotte dai «forti» venti (67 km/h) della regione. Sembra incredibile, ma il vento può far crollare un ponte dopo averlo fatto ondeggiare paurosamente come una frusta manovrata da un domatore

Sembra incredibile a te magari. Cosa c'è di strano nel fatto che il vento possa far crollare un ponte?

Lo ammetto, ero anche io convinto che il ponte di Tacoma fosse crollato per una risonanza, poi sono andato a verificare e sembra che sia crollato per un effetto di aeroelasticità per cui la struttura entra in retroazione positiva.
Che sia per un motivo o per l'altro, perché mai dovrebbe sembrare incredibile? Ti sembra così strano che un sistema in retroazione positiva sia instabile? Bene, allora lascia una mela e preparati ad essere stupito quando la vedrai cadere.

Ma fate attenzione a quelle virgolette attorno all'aggettivo forti.
Perché il Ponte di Tacoma è crollato per «forti» venti (67 km/h) , poi Tozzi più in basso aggiunge:
E fa ancora più impressione pensare che proprio qui da noi qualcuno voglia realizzare il ponte a campata unica più lungo del mondo sullo stretto di Messina, utilizzando un acciaio che ancora non esiste, con venti in quota a oltre 100 km/h, nella zona più sismica dell’intero Mediterraneo.

Eh già, perché se il ponte è crollato con un venticello da 67 km/h chissà con venti da 100 km/m!

È imbarazzante da spiegare, ma non funziona così. Il ponte di Tacoma non è crollato perché il vento ha raggiunto i 67 km/h, ma perché era instabile (una caratteristica che è propria del sistema).
Il problema non era il vento ma il ponte.
Tanto che poi è stato ricostruito nel 1950 e alla facciazza di Tozzi è ancora lì da 66 anni, con i venti che soffiano ancora a 67 km/h senza crollare.
Usare una struttura crollata per un errore di progettazione che la rendeva instabile come esempio del fatto che non bisogna costruire ponti dove tirano venti di quella portata è ridicolo.
Tra l'altro è stato un errore fatto in un periodo in cui gli strumenti di calcolo non consentivano le verifiche che invece si possono fare con le capacità di calcolo che abbiamo oggi.
Nel progetto preliminare gli ingegneri ragionano su una durata del manufatto di appena duecento anni, dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi. Forse meglio lasciar perdere.

Lasciamo perdere il survival bias (no, testoro, non "dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi" bensì "dieci volte meno dei ponti dei romani antichi che sono rimasti in piedi").

Il fatto è che oggi costruiamo meglio dei romani. Un bel tocco meglio.

I romani hanno fatto sì strutture che - in alcuni casi - sono ancora in piedi. Ma sono strutture mastodontiche. Guardate i ponti romani; sì, quelli che sono ancora in piedi e bla bla bla. Hanno campate cortissime, tantissimi piloni che sono spessi da fare schifo. Ora noi facciamo ponti con campate così larghe e con così pochi piloni che gli antichi romani di sto cazzo ci fanno una sega.
Sì, anche una volta facevano le cattedrali che stavano (e stanno ancora) in piedi - quando non viene un terremoto che le sbriciola - senza avere il calcestruzzo armato. Ma quanto erano spesse le strutture portanti?

Senza contare che ora facciamo strutture che una volta nemmeno si sognavano. Perché abbiamo materiali migliori, tecniche costruttive migliori ma anche sistemi di calcolo migliori.
Non solo, ma siamo in grado di costruire tutto questo per coprire esigenze mostruosamente superiori a quelle che avevano le società di secoli fa.

Secondo questo sig. Tozzi l'Appia antica dovrebbe essere un esempio della durevolezza delle strutture degli antichi romani. Bravo, ma quanta gente si spostava ai tempi degli antichi romani?
Io questo fine settimana mi sono fatto in 49 ore 2000 km, gran parte dei quali su autostrade sfrecciando a 130 - 150 km/h. E con me tanti altri veicoli di tonnellate che correvano su quelle autostrade.
Oggi ci muoviamo tutti, ci muoviamo in macchina, ci muoviamo in treno, ci muoviamo in aereo. E siamo capaci di costruire autostrade, ferrovie e aeroporti che fanno muovere tutti. Due millenni fa no. Due millenni fa non si muoveva nessuno, tanto meno alle velocità con cui ci muoviamo oggi. Se duemila anni avessero dovuto costruire infrastrutture di queste proporzioni non gli sarebbe bastato schiavizzare tutta la popolazione mondiale per avere mano d'opera sufficiente. Per dirne una.

Che dobbiamo fare? Tornare a fare i ponti di pietra come ai tempi dei romani? Se siete disposti a non muovervi più di casa...

 

Poi vabbe', questo Tozzi ci mette dentro sempre la storia del calcestruzzo fatto con la sabbia di mare e risparmiando sul ferro perché così si mette dalla parte di quello che svela le magagne...
Ma anche questo è un argomento non valido: a lavorare col culo viene giù qualsiasi cosa, fatta con qualsiasi tecnologia. Probabilmente anche ai tempi degli antichi romani qualche ponte è venuto giù perché il capocantiere ha risparmiato sulla pietra, che ne sai.
Se per opporti al calcestruzzo armato trovi qualche caso in cui uno ha lavorato col culo allora preparati perché qualsiasi cosa proponi posso trovarti un caso in cui qualcuno ha lavorato col culo con quella tecnologia creando un disastro.

Io non so che cosa ha questo Tozzi contro il calcestruzzo armato. Forse è uno di questi pseudo ecologisti che si oppone alle opere per partito preso e poi cerca disperatamente una giustificazione a questa sua posizione. Perché non puoi andare in giro a dire "non voglio quella struttura perché non mi garba", non ci fai una gran bella figura. Anche se non c'è devi inventarti qualche motivazione tecnica.
Solo che nel farlo così rischi di prendere cantonate come questa, dove ricorri a errori logici come il survival bias, ti inventi che i romani meglio o li lanci in paragoni che non c'entrano nulla come quello del ponte di Tacoma.

Tozzi, se sei contrario a qualche struttura per i cazzi tuoi dillo. Ma non inventarti motivazioni che non stanno in piedi. Dicci pure che non vuoi quella struttura perché non ti piace e siamo a posto così.
Ci fai una migliore figura, ti assicuro.

Il prof. matteo renzi

March 9th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
Non è la prima volta che renzi lo dice. Finita la sua avventura politica pensa di fare il professore universitario. L'ha detto anche questa sera da Vespa.

Mi sarebbe piaciuto chiedere anche solo... di cosa?

Caro il mio renzi, forse hai sbagliato a capire. Il professore universitario non è un lavoro di ripiego per gente che nella vita non ha mai lavorato fuori dalla politica e s'illude di riciclare la popolarità e la fama residua spacciandosi per esperto di qualcosa. Le università non sono TV dove si chiama il testimonial per vendere le pentole.

Io non so dove renzi vorrebbe andare a fare il professore universitario. Ogni paese ha le sue regole, per carità, ma in generale per fare il professore universitario serve prima di tutto avere un Ph.D., che renzi non ha. Poi serve una serie di pubblicazioni nel settore, e la lista di pubblicazioni di renzi è vuota (no, libretti come Tra De Gasperi e gli U2 non contano). Sulla base di cosa dovrebbero chiamarlo a insegnare? Perché è bello?

Lo so bene, è possibile in alcuni ordinamenti chiamare un esperto come professore universitario per chiara fama, ma si tratta di casi di persone particolarmente esperte che magari non hanno un classico curriculum accademico ma che magari hanno tanto da insegnare grazie a esperienza professionale.
Ok, ma chi chiamerebbe per chiara fama uno come renzi? Una facoltà di giurisprudenza (di cui ha la laurea)? Non credo, visto che non ha alcuna esperienza in campo legale. Una facoltà di scienze politiche? E per cosa poi?

Noi tutti ci ricordiamo renzi alla casa bianca con obama, ma guardiamoci in faccia. L'esperienza nazionale di renzi è durata, ad oggi, meno di tre anni. Prima di ciò era solo un amministratore locale. Era più in vista degli altri sindaci di città capoluogo perché scalpitava per far il grande salto, ma pur sempre a firmare le delibere per la pulizia dei tombini a Firenze stava.
Non ha fatto nemmeno una legislatura in parlamento, per dire. Ok, ha guidato un governo per tre anni, e mi direte che è una cosa importante. Già, ma cosa ha concluso questo governo?
Fosse stato capace di cambiare la costituzione ora potrebbe andare davanti agli studenti a spiegare come si fa a partire da Pontassieve, scalare la politica nazionale e rivoltare come un calzino la costituzione eliminando il bicameralismo perfetto, per esempio. Sarebbe stata una rivoluzione, avrebbe avuto motivo per insegnare come si conduce una battaglia politica.
Sì, ma ha perso.
Cosa insegna agli studenti? Come si perde la battaglia di una vita? Tiene un corso dal titolo "come scrivere una riforma costituzionale e farsela bocciare"?
Quale sarebbe il risultato storico del governo renzi che lo consegna alla storia come un vincitore tale da essere chiamato a insegnare per chiara fama? La legge sul dopo di noi? Ah, ok. Allora berlusconi con la patente a punti lo facciamo direttamente magnifico rettore.
Un po' di normale amministrazione spalmata su tre anni e un fallimento grosso come una casa sarebbero meriti tali da farti professore?

Io non dubito che qualche università possa fare a botte per invitarlo. Si dànno le lauree onorifiche a gente come valentino rossi solo per fare un po' di pubblicità all'ateneo, figuratevi se qualche dipartimento di pubbliche relazioni di università non si metta a fare a gara per avere un tizio famoso (oggi) come renzi.

Ma quello rimarrebbe, qualcosa d'immagine. Uno modo per attirare qualche iscritto in più (coi relativi introiti) curioso di sentire le lezioni di renzi anziché del Prof. nessuno.
Eppure fare il professore universitario è un'altra cosa. Non solo perché dovresti avere una solida esperienza in un settore, non solo perché devi averla dimostrata con un curriculum accademico o professionale (che renzi non ha), ma soprattutto perché anche la sola attività didattica è qualcosa che non si improvvisa. E che nessuno ti può insegnare.

In diverse forme insegno da dieci anni ormai e ancora adesso delle volte mi sento inadeguato. Mi pongo domande, mi metto in discussione. Questo anche se c'è chi mi ha detto che sono uno dei migliori insegnanti che ha avuto; mi metto in discussione perché quando vedo tanti studenti fallire posso sì dare la colpa al fatto che non si sono impegnati, ma dentro ti rimane il tarlo che ti fa pensare "magari avrei potuto far qualcosa in più per stimolarli".
Ti metti in discussione quando al termine della terza ora leggi negli occhi degli studenti la stanchezza e ti domandi cosa puoi fare per tenere viva l'attenzione per tre ore di seguito.
Poi però ti guardi indietro e vedi tutti gli errori che hai fatto e solo il fatto di non ripeterli più di fa capire che un po' sei migliorato. Ma è una cosa lunga, che richiede tempo.

Poi arriva renzi ed è convinto di poterlo fare senza improvvisandosi professore universitario come se fosse un lavoro che ti inventi sui due piedi.

Di solito quando in un'azienda arrivano i ragazzini freschi di studi che credono di saper fare tutto loro finiscono per prendere una bella dose di calci in culo finché non capiscono che non sanno un cazzo e devono mettere giù il crapone a imparare.
Probabilmente il ragazzino renzi non riceverà l'equivalente di calci in culo dall'accademia, ma per cortesia, abbia rispetto per questo lavoro.
Se vuole farlo è libero di intraprendere questa carriera, ci mancherebbe. Ma non è un ripiego come un altro per una carriera di televenditore andata male.

 

C’è una strage di bambini e non ce ne eravamo accorti

March 6th, 2017 by mattia | 10 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche
Repubblica:
Oms: l'inquinamento uccide un bambino su quattro

Salvata qui.



No, l'OMS non ha detto che l'inquinamento uccide un bambino su quattro.
L'OMS ha detto:
More than 1 in 4 deaths of children under 5 years of age are attributable to unhealthy environments.

ossia che una morte infantile su quattro è causata dall'inquinamento.

La differenza non è da poco (eufemismo). Per come l'ha scritto repubblica significa che tra tutti i bambini del mondo uno su quattro muore d'inquinamento."L'inquinamento uccide un bambino su quattro" significa questo in italiano, signori. Sarebbe una strage, cazzo!
No, "1 su 4" è riferito alle morti di bambini non ai bambini.

Secondo questo sito i bambini sotto i cinque anni nel mondo sono 643 milioni, di questi secondo l'OMS 1,7 milioni muoiono a causa di inquinamento (in tutte le sue forme).
Every year, environmental risks – such as indoor and outdoor air pollution, second-hand smoke, unsafe water, lack of sanitation, and inadequate hygiene – take the lives of 1.7 million children under 5 years, say two new WHO reports.

1,7 milioni su 643 milioni significa 1 su 378, non 1 su 4.

Il titolo di repubblica, usando la stessa forma, si doveva scrivere quindi così:
Oms: l'inquinamento uccide un bambino su 378

oppure
Oms: l'inquinamento è causa di una morte infantile su quattro

Confondere questi due concetti è semplicemente imbarazzante.
Qui non è nemmeno questione di feic nius, è proprio analfabetismo matematico. Ma a livello di scuola elementare.

Quelli che “su internet non si è mai veramenti anonimi”

March 6th, 2017 by mattia | 22 Comments | Filed in bufale, ignoranza
Mi spiace tornare sull’argomento, ma siccome ci sono sedicenti esperti di informatica che vanno in giro a ripetere questa storia mi tocca ripetermi.

L’idea è sempre la stessa: l’anonimato su internet non esiste davvero, è una “illusione”, dicono. La polizia postale se vuole ti trova… quindi occhio.

Lo ripeto: la polizia ti becca se ha elementi per risalire alla tua identità. Altrimenti nisba.
Come fare a non lasciare tracce? Domani uscite di casa, entrate in un negozio di elettronica e comprate un telefono cellulare di quelli che navigano in internet (in pratica ogni modello sopra i, facciamo, 100 euro). Alla cassa non ti chiedono la carta d’identità. Paghi in contanti, e non con carta di credito - altrimenti potrebbero risalire al tuo nome, ed esci dal negozio. Ora hai in mano un dispositivo con cui fare tutto quello che vuoi su internet, insultare, minacciare…
Ti serve una carta SIM però, ma questa la puoi comprare in modo anonimo - e del tutto legale - nei paesi in cui una SIM la compri mettendola sul rullo della cassa al supermercato. La Rep. Ceca è uno di questi paesi, la Germania mi dicono pure - almeno un po’ di tempo fa, non so se è cambiato nel frattempo.

Lo stesso per le ricariche: puoi comprare le ricariche dal tabaccaio senza dare alcun documento d’identità.

Anche per la SIM e per le ricariche paghi in contanti (e ovviamente non dài la carta fedeltà se le compri al supermercato).

A questo punto hai un dispositivo pienamente funzionante con accesso a internet.
Se insulti qualcuno o fai una minaccia come fanno a risalire alla tua identità?

Potrebbero verificare da quale cella ti connetti e fare la lista di tutti i cellulari connessi alla stessa cella. A quel punto con una botta di culo non indifferente dopo un po’ di connessioni salta fuori che la SIM da cui fai minacce è connessa a una cella in cui - guarda caso - è connesso anche un altro cellulare che è intestato a te.

Ma tu puoi sempre prevenire la cosa lasciando il cellulare a te intestato a casa (o togliendogli la batteria) e facendo le connessioni per le minacce sempre da posti diversi. A quel punto come fanno a risalire a te?
Ovviamente il dispositivo con cui fai minacce o ingiurie lo usi solo per quello, non è che prima ti logghi con il profilo con cui fai minacce, poi ti slogghi e ti logghi con il tuo profilo dal nome vero. Né lo usi per fare alcun altra attività, leggere posta dalla tua casella email, fare ricerche su gugolo. È un dispositivo dedicato solo a quello, che non vede altri profili che quelli usati per fare minacce. Parimenti non lo usi per fare chiamate.

Certo, se io per esempio sono così scemo da fare connessioni sempre da celle relative a tre posti (dove lavoro, dove abito e dove mi alleno) e magari sono l’unico che parla italiano che frequenta quei tre posti e le minacce sono in italiano ci vuole poco a fare 2+2 e a trovarmi. Ma sarei un pirla.
Se uso uno dispositivo anonimo e mi connetto da celle che non possono essere ricondotte a me come mi trovano?

Ah, e non vale rispondere “sarebbe meglio non parlare pubblicamente di tecniche d’indagine” perché altrimenti quelli si fanno furbi e prendono precauzioni. Questa è una risposta alla “mio cugggino che lavora alla postale sa tutto” che tira fuori il classico cialtrone da tastiera quando non sa cosa dire.

Chi afferma che l’anonimato su internet è una “illusione” ha il dovere di dimostrarlo senza ricorrere ai cugggini della postale.
Sono qui che aspetto.

Ovviamente non vale dire “eh, ma s’intende che si possono identificare gli sprovveduti che si connettono con una SIM intestata a loro nome”, perché se i segretissimi metodi d’indagine consistono andare da Vodafone e chiedere l’intestatario della scheda allora vaffanculo.

Allo stesso modo non vale dire che si identificano coloro che non hanno accortezza di usare uno dispositivo dedicato esclusivamente a questo scopo.
Perché questa sarebbe la smentita diretta dell’affermazione secondo cui l’anonimato è una “illusione”. Infatti si ammette che puoi risalire all’identità di qualcuno ma solo se è così sciocco da fare gli errori descritti sopra.
Altrimenti non lo trovi.

Io sono qui, se c'è qualche vero esperto di informatica che mi dice come mi beccano se uso le precauzioni di cui sopra sono lieto di ascoltarlo.

 

Piesse: ovviamente non ditemi neanche che le tecniche descritte richiedono uno impegno di risorse eccessivo. Ché parliamo sempre di 100 - 150 euro.