Archive for the ‘ignoranza’ Category

Il paragone ridicolo

April 24th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza
Venerdì mattina la cazzata l'ha detta direttamente nell'aula di Montecitorio. Ascoltandolo ho pensato: "vabbe', gli è uscita così sul momento... non ci ha pensato e gli è scappata... forse mentre la diceva si è reso conto da solo che era una cazzata ma non ha fatto a tempo a fermarsi".

Poi però l'ha scritta sul suo blog dove invece il tempo di fermarsi l'aveva. Quindi significa che ci crede veramente:
La vicenda di Gabriele Del Grande ha un significato politico e culturale di valore assoluto e di dimensione europea, perché disvela tutti i paradossi, tutte le contraddizioni e tutte le opacità che ci riguardano.

Un europeo detenuto, senza poter comunicare con l’esterno, in una linea d’ombra del diritto e della dignità, in un centro destinato ai migranti, proprio come i Cie recentemente rilanciati, come i tanti centri finanziati dagli Stati e dall’Unione europea.

via ciwati.it (evidenziazioni mie)

Io capisco che per dimostrare le proprie ideologie totalmente sconnesse dalla realtà uno sia disponibile a masturbazioni mentali in cui si dimostra che il bianco è nero, però c'è un limite alla decenza. E il paragone tra i clandestini che vengono messi in centri di identificazione ed espulsione e il caso di Del Grande sorpassa quel limite, senza nemmeno mettere la freccia.

Lo spiego con frasi brevi, così lo capisce anche civati.

Chi arriva in un paese straniero senza un visto per entrare commette un atto contro la legge di quel paese. Chiaro? Perché in un paese ci entri solo se il governo di quel paese ti ha dato un visto. Se non sei d'accordo con questo semplice concetto l'unica alternativa è che si aboliscano i confini (ci sono pazzi che lo propongono, ma non arrivo a pensare che civati sia tra questi).
Se tu fai qualcosa contro la legge di un paese è normale che l'autorità ti fermi. Non c'è nessuna linea d'ombra del diritto.

Il caso di Del Grande invece non c'entra nulla. A quanto ne sappiamo oggi in Turchia c'è entrato con un regolare visto e non ha fatto nulla di illegale.
Se poi si venisse a sapere che è entrato con un visto turistico e si è messo a fare lavoro giornalistico anziché visitare i monumenti allora cambierebbe tutto: le autorità avrebbero fatto bene a fermarlo per violazione dei termini del visto. La stessa cosa qualora avesse fatto qualcosa di proibito di cui non siamo a conoscenza (non è che siccome uno è giornalista allora non infrange nessuna regola).
Al momento però non c'è stato riferito di alcun comportamento illegale.

Da una parte hai dunque una persona che fa qualcosa di illegale (entrare in un paese straniero senza permesso) e viene bloccata dalle autorità. Dall'altra una persona che non ha fatto niente di illegale ma che viene fermata comunque.
Che cavolo avrebbero in comune i due casi? Uno viene fermato giustamente (perché ha violato la legge), l'altro no.

Tra l'altro, civati non si rende nemmeno conto dell'idiozia che dice.
Perché Del Grande dopo essere stato fermato voleva tornarsene a casa, e così poi ha fatto. Le autorità turche quello non volevano concedergli: tornare a casa.
Ora, se tutti gli immigrati clandestini fermati dalla autorità italiane dicessero che vogliono tornare a casa secondo voi il governo italiano cosa risponderebbe?
Prego, avanti, nessun problema. Non li trattiene mica nessuno, sono liberissimi di tornare al loro paese. Del Grande invece non lo era.

Chiara la differenza?

 

Il metodo report

April 19th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Sinceramente non capisco perché ci si meraviglia della puntata dello scorso lunedì su Report.

Sono anni che questa trasmissione trasmette baggianate in campo scientifico. Successe nel 2008, quando trasmisero un'inchiesta della BBC sui rischi per la salute del wi-fi.

Successe nel 2011 quando invece parlarono dei fantomatici rischi dei cellulari. Nello stesso anno pestarono qualche merda anche su Fukushima.

Ma non dimentichiamoci dell'ormai lontano 2000 quando diedero voce alle teorie secondo cui al CERN si sarebbe potuto creare un buco nero che si sarebbe mangiato tutta la Terra.

Nel 2013 invece si avventurarono nel mondo degli OGM, e anche lì - neanche a dirlo - merde pestate.

Sempre nel 2013 diedero voce invece alle baggianate contro il MUOS. Ma possiamo anche citare quella puntata del 2000 in cui parlando della sperimentazione del metodo Di Bella dissero che c'erano pazienti su cui aveva funzionato.

E non dimentichiamoci la perla del servizio su ighina.

Il problema di report non è quello di un campione che ogni tanto sbaglia un rigore. Il problema di report è un problema di metodo.
Report ha come obiettivo quello di intercettare uno spettatore incline a scandalizzarsi. Report funziona se alla fine della puntata lo spettatore ha il fegato marcio, se va a letto arrabbiato e non vede l'ora di arrivare al lavoro il giorno dopo a discuterne scandalizzato coi colleghi.

Per ottenere questo scopo devono proporre uno scandalo, grosso o piccolo. Una magagna, qualcuno che ti sta fregando. E se facendo l'inchiesta non lo trovano? Se lo inventano.
E se proprio non possono inventarselo perché sarebbe troppo sfacciato si affidano al "Mah, chissà... sarà pure tutto ok, però il dubbio rimane...". Paraculaggine per non affermare niente ma almeno instillare un dubbio nell'ascoltatore che poi viaggia con la sua mente e si crea da solo il complotto.

Come quella volta di Fukushima:
I dati ufficiali dicono che i livelli di radioattività sono in aumento, ma quando il pericolo non ha odore sapore e colore, gli effetti non sono immediati e non hai altri posti dove andare che fai?

Non ti dicono che i livelli di radioattività a cui è esposta la popolazione sono pericolosi (perché i dati dicono l'opposto). Però ti inducono al dubbio: il pericolo non ha odore, sapore e colore significa "tu non te ne accorgi se ti mentono! dubita! devi avere paura!". Senza dirlo esplicitamente.

Oppure prendete la puntata su ighina, in cui presenta una invenzione che comanda le nuvole (seriamente, hanno dato credito a un tizio del genere). Fanno una dimostrazione pratica e l'autore afferma:
Dopo appena mezzora il cielo sopra all'elica di Ighina è ormai completamene aperto, letteralmente spaccato in due. Sarà un caso? Chi lo sa? Sta di fatto che tutti quelli che sono venuti qui hanno sempre visto la stessa cosa: le nuvole che si aprono.

Sarà un caso? Chi lo sa?
Loro non si prendono la responsabilità che questo tizio ha ragione. Fanno i paraculi e ti dicono "sarà un caso?"

È il metodo di lavoro di report a essere sbagliato. Perché quando fanno un'inchiesta non cercano la verità ma cercano uno scandalo da dare in pasto agli spettatori. Poi siccome di scandali ce ne sono tanti, purtroppo, spesso le due cose coincidono. Ma quando non coincidono se tu cerchi lo scandalo e non la verità finisci per spetasciarti contro un muro.

Non mostratevi sorpresi dunque se report ogni tanto pesta qualche merda. È normale se usa questo metodo.

 

Gli sciacalli di Jim Morrison

April 18th, 2017 by mattia | 30 Comments | Filed in ignoranza
Quando gasparri cadde nel tranello di Jim Morrison - mostrato come un rapinatore slavo - tutti risero per quanto boccalone fosse il senatore. Perché magari la foto di Jim Morrison non era così famosa, non era tenuto a riconoscerlo, però prima di dire "vergogna" avrebbe potuto fare una rapida verifica.

In quel caso si attaccò il gasparri boccalone non il creatore della burla.

Con la boldrinova invece è tutto all'opposto. Una pagina satirica crea una burla accostando la foto di una attrice a un testo in cui si dice che è la sorella della boldrini e che è in pensione da quando ha 35 anni a 10 mila euro al mese.
Tanti abboccano e chi si attacca? Chi crede alla burla? Si attaccano i boccaloni? No, si attacca chi ha confezionato la burla.

In questo caso poi la burla era intuibile da chiunque ha 2 g di neuroni nel cervello. Andare in pensione a 35 anni è fondamentalmente impossibile. Forse, in rari casi, ai bei tempi d'oro delle baby pensioni degli statali (ma già se facevi un lavoro da laureato e vincevi subito il concorso i 14 anni 6 mesi e un giorno li raggiungeri attorno ai 40 anni).
Di certo ora questo non esiste più, da almeno 20 anni. Un'affermazione secondo cui una persona nata nel 1979 è andata in pensione a 35 anni è palesemente un'affermazione falsa. Talmente falsa che risulta ovvio il tentativo di spararla così grossa per vedere se persino così c'è qualche pollo che abbocca.
Nel testo della burla c'è scritto addirittura:
Interrogata dai giornalisti la Boldrini ha risposto: “Il mio curriculum parla chiaro. E l’INPS anche”.

Già e poi ha aggiunto: operaiiii, prrrrrrr

Talmente inverosimile che sembra fatta apposta per stanare i boccaloni che credono a qualsiasi cosa.
E qual è la conclusione? Si attaccano i boccaloni, magari cogliendo l'occasione per spiegare loro che non devono credere a qualsiasi cosa leggono su internet? No, si critica chi ha creato la burla a suono di "bufala! feic nius!".

La boldrinova, se non fosse quel minuscolo personaggio quale è, dovrebbe ringraziare i creatori di questa burla perché hanno creato un perfetto esempio:

- del fatto che non bisogna credere a qualsiasi cosa si legge su internet (ché si rischia di cadere in burle di questo tipo);

- che esiste gente che invece ci crede. E vota.

Avrebbe dovuto dare un cinque alto a chi ha creato questa burla che spiega, senza giri di parole ma con una applicazione pratica, dei concetti che vengono pure a suo vantaggio.
Invece no, dà loro degli "sciacalli".

Che più o meno è come dare degli sciacalli agli inventori della burla di Jim Morrison, degli sciacalli che per mettere alla berlina gasparri passando sopra il cadavere dell'artista mentre tanti ancora visitano la sua tomba.

Il livello è quello.

Il sindaco di Amatrice si dia una calmata

April 18th, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza
Io un appello che faccio è che non vengano qui a farsi i selfie sulle macerie perché un pochettino m’incazzo, insomma. Oggi ne ho visti qualcuno, qualcuno l’ho scacciato a malo modo.

il sindaco di Amatrice al TG3

 

Se ne avessi l’opportunità adesso sarei in viaggio per Amatrice con l’unico scopo di farmi un autoscatto con le macerie sullo sfondo.

Così, giusto per spiegare al signor sindaco che non è lo sceriffo del paese, che esiste una costituzione che consente la libera circolazione dei cittadini sul territorio della repubblica e che egli non ha alcun diritto di vietare a chicchessia di farsi una foto dove vuole.

Così come egli è libero di dire pubblicamente che prova disprezzo per chi si fa un autoscatto sulle macerie, così come egli è libero di incazzarsi allo stesso modo io sono libero di farmelo quell'autoscatto. E il sindaco non scaccia nessuno. Perché non ne ha il diritto.
Ché essere sindaco di un paese colpito da una tragedia non conferisce poteri speciali per fare il moralista e vietare agli altri ciò che a te non garba.

Si dia una calmata il signor sindaco.

 

Piesse: tutto questo senza considerare che uno potrebbe anche farsi un autoscatto con onesta intenzione di ricordare con dispiacere la tragedia. Ché il sindaco di Amatrice mica può leggere nelle loro menti per capirne i sentimenti né misurare l'arco del loro sorriso per dedurre che si fanno un autoscatto compiaciuti e non dispiaciuti. È proprio una questione che viene ancora prima, ché uno può anche farsi un autoscatto compiaciuto e tu non puoi vietarglielo. 

Polli a 5 stelle

April 14th, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza
Comunque guardate che la situazione del M5S a Genova è paradossale.
Sia per la decisione dei magistrati sia per il comportamento del M5S.

L'ordinanza del tribunale che riammette la Cassimatis è semplicemente assurda. Assurda perché non ha alcun fondamento giuridico. Parla di "iscritti" al movimento che avrebbero votato chi candidare senza considerare che nessuno è iscritto al M5S.
Gli iscritti al M5S sono tre: grillo, e altre due persone. L'associazione M5S è tutta lì.
Solo quei tre hanno diritto di decidere qualcosa nell'associazione. Tutti gli altri simpatizzanti non sono iscritti a niente, quindi non hanno alcun potere di decidere chi si candida per l'associazione M5S. Di fatto nel M5S sono tutti candidati come indipendenti.
Poi i tre iscritti all'associazione M5S possono decidere di consultare persone esterne all'associazione per decidere chi candidare, ma possono anche decidere di annullare quel risultato. La decisione di chi candidare non può essere presa se non da chi fa parte dell'associazione (ossia grillo e gli altri due).
La decisione del tribunale è fondata su una realtà immaginaria che non esiste: ossia che ci sia un movimento con migliaia di iscritti che in quanto tali abbiano più o meno poteri decisionali rispetto ai dirigenti.

La cosa ancora più assurda è che quando ci si candida con un simbolo di un movimento nazionale alle elezioni amministrative bisogna portare una dichiarazione del segretario politico (o del segretario provinciale da egli delegato) autenticata dal notaio che autorizza a usare il simbolo. Questo perché altrimenti potrei presentarmi io domani a depositare una lista con il simbolo del PD o di Forza Italia. Invece no, per essere sicuri che tu sia davvero autorizzato a usare quel simbolo devi portare una dichiarazione autenticata del segretario nazionale.
Ora, con cosa si presenta la Cassimatis agli uffici comunali per depositare la lista? Di certo non si può pretendere che Grillo firmi la dichiarazione con la forza. Se egli non vuole firmarla non firma. Quindi non si può candidare. Il tribunale dica quello che vuole, ma nella lista dei documenti necessari a candidarsi c'è quel foglio di carta e la Cassimatis non l'avrà mai.
Cosa farà la commissione elettorale? Tiene valida l'ordinanza del tribunale in alternativa alla dichiarazione del segretario politico del movimento? Ma nelle procedure questo non c'è scritto da nessuna parte, e di solito le commissioni si comportano peggio di un algoritmo.
Potrebbero anche farlo con molta inventiva ma i ricorsi si sprecherebbero.
Auguri.

La cosa però più assurda di tutta questa vicenda è come ci si è arrivati.
Le votazioni per le "comunarie" sono state fatte su internet (così è scritto nell'ordinanza), quindi potevano essere truccate facilmente. Puoi avere l'infrastruttura informatica che vuoi, puoi salvare i dati nella maniera che preferisci, però poi alla fine chi ha le "chiavi" della ferraglia su cui sono salvati i dati può fare quello che vuole.
Il sistema dice ha hanno votato in 350 per il candidato A e in 330 per il candidato B? Chi se ne frega, tu dici l'opposto. E se qualcuno ti chiede di accedere al calcolatore su cui sono stati salvati quei voti tu entri del database dove sono salvati e cambi i numeri.
L'unico modo per verificare - da esterno - se i risultati sono corretti o falsati sarebbe farsi dare l'elenco degli elettori con il corrispettivo voto espresso. Ma a quel punto loro ti direbbero che non possono farlo (la privasi!) e se anche lo facessero tu non potresti fare nessun controllo definitivo.
Perché avresti in mano un elenco in cui c'è scritto che Lucia, Alberto, Odoardo hanno votato per il candidato B: vai a sentirli e quelli giurano di aver votato per il candidato A. Come fai a sapere chi mente?
Chi ti dice che è stato il gestore del sistema di voti a truccare i risultati e non gli elettori che segretamente hanno votato B e pubblicamente mentono?

Hanno in mano le chiavi del sistema di voto, ci voleva così tanto a falsarlo?
Ohilà, mica sto dicendo che avrebbero fatto bene. Dico solo che sono dei polli. Se vogliono ribaltare l'esito delle primarie ha più senso barare all'origine diffondendo risultati fasulli che diffondere i dati veri e poi farsi trascinare in una bega legale del genere.
Tanto il risultato è lo stesso (stai sempre alterando il risultato delle primarie) ma almeno lo fai in modo più efficiente. Polli!

Tiscali vale quanto la Fiat – dissero

April 12th, 2017 by mattia | 29 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
La Tesla - azienda di automobili hi tech nata nel 2003 - con i suoi  30 mila dipendenti ha superato per valore di Borsa la General Motors, fondata nel 1908, che di dipendenti ne ha 215 mila: più di sette volte tanto.

Più le aziende sono innovative, tecnologiche, 4.0 eccetera eccetera, più ci sono soldi e meno ci sono addetti.

via piovono minc...rane

Qualcuno però dovrebbe prenderlo da parte e spiegargli la differenza tra fatturato e la capitalizzazione di un'azienda.

Perché è vero  che se metti tutte insieme le azioni di GM ottieni un valore totale simile a quello di tutte le azioni di Tesla messe insieme (51,1 miliardi di USD), ma i fatturati sono mostruosamente diversi: GM ha un fatturato di 166 miliardi di dollari mentre Tesla ha un fatturato di appena 7 miliardi.

La cosa non sorprende, GM vende 10 milioni di veicoli all'anno mentre Tesla nella seconda metà del 2016 ha venduto 40 mila auto. Facendo i super generosi sono 80 mila auto all'anno (in realtà sono in crescita, quindi nella prima parte dell'anno avranno venduto meno).

È normale che Tesla abbia meno dipendenti di GM; è normale perché - santiddio - produce meno veicoli. Tanti meno veicoli. Anzi, se proprio vogliamo guardare Tesla impiega tantissima gente: Tesla infatti ha un rapporto di 1 a 7 per i dipendenti, ma un rapporti di 1 a 24 per il fatturato. Ciò significa che per produrre quel fatturato Tesla impiega il triplo di dipendenti di GM.

Non che la cosa sorprenda: Tesla è una società fondamentalmente nuova, un'azienda in fase d'avvio, una fase in cui devi crearti tutto, R&D compreso, che porta via tanto personale. Non puoi nemmeno paragonarla a un'azienda già avviata. Quando Tesla sarà a regime e le vendite cresciute il rapporto dipendenti per fatturato sarà più simile a quello di GM. Anche perché una volta che hai sviluppato tutto i tuoi sistemi fighi per la guida assistita, cazzi e mazzi, poi installarli su 80 mila auto o su 200 mila auto è lo stesso. I dipendenti che hai impiegato per sviluppare quei sistemi sono gli stessi.

In questo caso guardare la capitalizzazione di un'azienda e dire "guarda, le aziende valgono uguale ma una impiega meno personale" non ha senso.
Devi guardare il fatturato, devi domandarti "quanti dipendenti mi servono per fare quel fatturato". Perché l'azienda può valere quello che vuoi, ma alla fine conta qual è il fatturato.

La capitalizzazione di un'azienda non è indicativa in questo caso perché due aziende possono anche avere la stessa capitalizzazione ma per motivi diversi.
GM perché è un'azienda grossa, che vende tanti veicoli e fa tanto fatturato. Tesla ha la stessa capitalizzazione ma per un motivo diverso. Il valore di Tesla è - ora - così alto nonostante un fatturato così piccolo perché si sta facendo una scommessa sul futuro.

Fra qualche lustro quando le auto elettriche saranno veramente diffuse si potranno verificare due scenari:

Scenario A)
Tesla sarà leader del settore. Alcune case automobilistiche che ora hanno larghe quote di mercato non riusciranno ad adattarsi in tempo al cambiamento verso le auto elettriche e scivoleranno fuori dal mercato. Quelle quote di mercato se le prenderà Tesla che invece sarà pronta a vendere ai clienti le auto elettriche che gli altri non hanno da vendere.

Scenario B)
Quando la tecnologia sarà matura tutte le grandi case automobilistiche si sapranno convertire velocemente e occuperanno rimpiazzeranno le quote di mercato che ora occupano con auto tradizionali con i nuovi modelli elettrici.

Chi compra azioni Tesla oggi a quel prezzo sta scommettendo sullo scenario A. Scommette cioè che in un futuro Tesla si mangerà fette di mercato ora in mano ad altri in quanto sarà già pronta per l'elettrico. Se così dovesse succedere allora il prezzo delle azioni di Tesla potrebbe avere un senso.

Se invece dovesse verificarsi lo scenario B saranno cazzi amari per i proprietari di azioni Tesla. Perché Tesla rimarrà con il cerino in mano: avrà investito l'ira di Dio in ricerca e sviluppo sperando di aumentare i volumi di vendita e invece resterà al palo con vendite di nicchia e un conseguente fatturato modesto.
A quel punto il valore delle azioni di Tesla crollerebbe, perché non avrebbe più senso un valore delle azioni così alto per un'azienda che produce un fatturato così modesto.

Tesla ha bisogno di aumentare il fatturato velocemente, perché per un po' questa scommessa regge ma non per sempre. Per un po' puoi dire agli investitori "abbiate pazienza, qui stiamo creando la rivoluzione, e quando avremo vinto saremo i leader del mondo e fare soldi a palate", ma se poi il giorno della vittoria non si vede all'orizzonte va a finire che gli investitori ti fanno ciao ciao con la manina e tu la prendi in saccoccia.
Per adesso Tesla sta, banalmente, perdendo soldi. O iniziano a guadagnarne alla svelta oppure le cose non si mettono bene.

Al momento molti stanno puntando sullo scenario A, ma questo è motivato, più che dagli indicatori economici, dal fatto che a capo di Tesla c'è musk. E musk è bravissimo a imbabolare la gente. Ricordate quel tizio che mi disse "io mi fiderei degli OGM ma solo se le facesse Musk"? Ecco.
Per adesso il gioco funziona. Fino a quanto durerà non si sa.
Ma un'azienda non puoi valutarla per il carisma del suo capo. Devi valutarla per la sua capacità di produrre soldini, ora o in futuro.

La capitalizzazione di Tesla è dunque ora una cosa che non ha niente a che vedere con il numero di dipendenti. È una scommessa nel futuro. Potrebbe essere una scommessa vincente (e quel punto aumentando le vendite aumenterà anche il numero di operai), oppure potrebbe rivelarsi una bolla di sapone e il valore delle azioni potrebbe svanire in un fiat.

Confondere la capitalizzazione di un'azienda già avviata con la capitalizzazione-scommessa di una nuova azienda in fase d'avvio per dire "guarda, più c'è tecnologia e meno ci sono dipendenti" è una idiozia colossale.
I dipendenti non sono di meno perché c'è la tecnologia, ma perché producono meno auto. Cazzo.

Eppure ogni persona che ha più di 35 anni dovrebbe ricordarsi il caso di Tiscali. Quando fu quotata in borsa l'euforia generale portò la capitalizzazione di Tiscali a raggiungere quella della Fiat. Solo che alle spalle non c'era un'azienda vera che produceva fatturato, c'era solo una scommessa: quella che Tiscali diventasse un nuovo operatore leader nel settore delle telecomunicazioni. Così non è stato e il valore dell'azienda è crollato.
Sarebbe bello andare a riprendere quelli che dicevano che Tiscali vale quanto la Fiat.
Più o meno siamo a quel livello.

Il fallimento di Basta Bufale

April 12th, 2017 by mattia | 2 Comments | Filed in bufale, ignoranza, politica
Boldrini ha poi ricordato la campagna-appello `Basta bufale´ lanciata nei mesi scorsi: «Le firme raccolte sono il doppio di quelle che avevamo preventivato, sono 20mila e non siamo ancora al termine”.

via la stampa

Questo articolo è di pochi giorni fa, del 4 aprile per essere precisi. E la boldrinova stessa dice che ha raccolto 20 mila firme adesioni attorno al suo appello "BastaBufale" (che in realtà dovrebbe chiamarsi "basta idee degli altri, perché le bufale che dico io vanno invece benissimo").

Gongola, perché dice che ha raccolto il doppio delle firme adesioni previste. Sarà...
Ma 20 mila firme adesioni, guardiamoci in faccia, sono una scoreggina. Tanto più che:

- "firmare" non costa niente, non devi andare in comune a farti autenticare la firma da un pubblico ufficiale (e infatti non sono firme). Lo sforzo necessario a "firmare" una petizione su internet è di pochissimo superiore a quello necessario a mettere un laic sul feisbuc e a commentare con "amen";

- la petizione ha avuto tanta pubblicità gratuita dai mezzi di comunicazione di massa. Perché quando sei presidente della Camera hai tutti i microfoni che vuoi sotto il tuo naso con uno schiocco delle dita. Le è bastato pochissimo per far parlare di questa petizione ovunque;

- la petizione è stata supportata da personaggi del mondo dello spettacolo molto famosi.

Nonostante tutto questo raggiunge solo 20 mila adesioni? Comprese quelle di Pepito Sbazzeguti ed Erminio Ottone, magari.

Roba da nascondersi sotto il tavolo, altro che cantare vittoria.
Già di per sé queste adesioni su internet non hanno alcun valore, visto che non puoi provarne l'autenticità. Se poi sono anche così poche... Capiamoci, qui si parla di 20 mila firme su milioni e milioni di italiani che vanno su internet ogni giorno. È il nulla.

Persino SEL aveva (nel 2013) più tesserati - 34 mila - delle firme raccolte dalla boldrinova. Manco i suoi l'hanno firmata questa petizione.

Su internet poi sono numeri bassissimi. Un post qualsiasi di salvini che pubblica una foto con la signora che fa le orecchiette fa 9 mila laic.



20 mila firme adesioni dopo averci menato il torrone così tanto sono il nulla.

Sia chiaro, non è certo dal numero di adesioni che si giudica la bontà di un'idea. Ma le adesioni le ha chieste lei. È stata lei che ha chiesto il consenso popolare tramite una petizione per dimostrare che dietro le sue mire censorie di quelli che non la pensano come lei ci sta il popolo compatto che la segue. Per me poteva fare il suo appello anche come singola persona. È stata lei a tentare la prova di forza della folla e ha fallito.

Immaginatevi quando andrà a portare le firme adesioni ai responsabili delle reti sociali. Se le aprono la porta è solo per cortesia. Che se vai da Zuc con 20 mila firme adesioni nemmeno ti offrono il caffè nella sala d'aspetto.

 

 

Lo strano concetto di rendimento

April 11th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Non so se ringraziare Andrea per la segnalazione o arrabbiarmi con lui perché mi ha fatto bestemmiare giusto all'inizio della settimana santa.

L'articolo che mi ha segnalato è questo, e pensa un po' dove è stato pubblicato? Esatto, su repubblica. Alla sezione "scienze" poi, nemmeno alla sezione idiozie.



La storia in breve. Questi tizi hanno detto propongono di produrre idrogeno non con la classica elettrolisi, poiché è un processo con un basso rendimento. La loro idea è scaldare l'acqua a temperature di 3 mila gradi in modo che l'idrogeno si dissoci spontaneamente. E come fare a raggiungere queste temperature? Usando dei grossi, grossi fari.

Ora, non stiamo qui a discutere se questa idea abbia un senso o no. Nell'articolo, fondamentalmente, non ci sono numeri che permettono di valutare. Per capire se la cosa ha senso si dovrebbe, innanzitutto valutare il rendimento di questo sistema: per produrre la stessa quantità di idrogeno impiega più o meno energia dell'elettrolisi?
Dopodiché ci sono molti altri problemi di tipo tecnico: gestire temperature così alte implica impianti complessi, anche per la sicurezza. Sono tutte cose che bisogna tenere in considerazione per capire se una tecnologia ha senso o no.
Ma non discutiamo di quello, visto che repubblica non si degna di darci elementi per giudicare.

Piuttosto commentiamo quello che dice repubblica (evidenziazione mia):
Tuttavia, l'idrogeno non esiste in natura e deve essere prodotto separandolo dagli atomi di ossigeno nelle molecole d'acqua: un processo che richiede una grande quantità di energia. A temperature superiori a 2000 gradi questo processo avviene però spontaneamente: per questo motivo, le temperature raggiunte con Synlight consentirebbero di produrre idrogeno senza spendere energia elettrica.

Eh già,  produci idrogeno senza spendere energia elettrica. E i fari che scaldano l'acqua a 3 mila gradi con cosa li alimenti? Con un motore a gatto imburrato?
Ovviamente consumi energia elettrica. Al massimo puoi dirmi che ne impieghi meno per produrre la stessa quantità di idrogeno (se così fosse) non puoi dirmi che produce idrogeno senza spendere energia elettrica.

Lo so, intendevano dire che non applichi l'energia elettrica direttamente all'acqua tramite una cella per elettrolisi ma che la applichi a dei fari che scaldano l'acqua: ma visto che il problema è il rendimento chi se ne frega dove la applichi. Mi devi dimostrare che te ne serve meno.

La cosa curiosa è che questo concetto del rendimento non lo capiscono proprio. Sotto infatti spiegano come - ovviamente - i fari necessitano di energia elettrica. Ma scrivono:
La tecnica ha i suoi limiti. Per esempio, se è vero che non richiede l'impiego di energia elettrica per produrre idrogeno, il mantenimento di Synlight ha comunque costi ingenti: per funzionare, la struttura necessita in quattro ore della stessa quantità di elettricità che una famiglia di quattro persone usa in media in un anno.

E un bel chi se ne frega. Può anche consumare la stessa quantità di energia elettrica che consuma tutta la città di Milano in un anno. Di per sé questo dato non vuol dire niente.
Mi devi dire qual è la quantità di idrogeno che produci con quell'energia, e poi fare la divisione per trovare quanta energia serve per unità di idrogeno.

È come dire: questa autovettura ha dei limiti. Pensa, in quattro ore consuma 20 litri di gasolio. Eh, ok... ma quanti chilometri ha fatto in quelle quattro ore? Perché io voglio sapere quanti km fa con quei 20 litri.
Infatti nessuno ti dice mai: quest'automobile consuma 20 litri, ma ti dice piuttosto che consuma 5 litri per fare 100 km.

Chi se ne frega dunque se "la struttura necessita in quattro ore della stessa quantità di elettricità che una famiglia di quattro persone usa in media in un anno". Se quella energia mi dà in uscita tanto idrogeno sta bene. Non è mica il consumo in sé che bisogna guardare, bensì il rendimento.
Come fanno a non capire questo semplice concetto?