Una volta, non tanto tempo fa (facciamo quarant’anni), quando uno era ignorante gli dicevano zitto tu che sei ignorante. E la cosa non era bella, perché di solito era ignorante in quanto non aveva avuto l’opportunità di studiare. E non era corretto perché spesso gli dicevano di stare zitto anche su argomenti in cui non serviva una conoscenza specifica, per intenderci anche sulle opinioni: eri un ignorante e quindi potevi essere sempre zittito, in quanto ignorante.
Poi la società si è evoluta, e adesso gli ignoranti si sono presi il diritto di parlare. E se da una parte l’emancipazione di una categoria sociale è una cosa buona, dall’altra parte siamo finiti nell’assordo dell’opposto: ora di cretini che parlano a sproposito che ne sono troppi. Gente che non capisce una mazza di determinati argomenti e si permette di blaterare in merito.
Quando questo accade su argomenti scientifici, la cosa diventa tragica. Quando i vari grillini vengono a belare “la reeete… la reeeete”, ricordate loro che la rete ha dato dignità di parola anche a un sacco di persone che usano la “reeeete” come discarica di assurdità senza fondamento scientifico.
Leggendo queste cretinate, mi viene solo da pensare ai bei tempi in cui potevi dire zitto tu che sei ignorante. Ora se lo dici fai solo la figura del borioso, perché nella società di oggi conta di più garantire a tutti il diritto di parlare (e dire cazzate), che non dire cose corrette.
Così quando uno tira fuori una moderna versione del zitto tu che sei ignorante, la gente invece di dire “bravo“, “w la scienza“, “basta con questi cialtroni che dicono stupidaggini sui terremoti“, “lasciamo parlare chi ha finito la terza elementare“, ecco invece di dire queste cose se ne escono con titoli di dubbio gusto, e dicendo pure che è un’idea sciocca.
Nota
Cerco di spiegare brevemente perché alla decisione dell’INGV di non pubblicare i dati sui terremoti è una decisione di buon senso.
In molti campi della scienza l’interpretazione dei dati è difficile. Spesso per interpretare dei dati devi avere una approfondita conoscenza del fenomeno che stai trattando (e dei modelli che lo descrivono). Aggiungo che spesso anche persone del campo prendono dei granchi, proprio perché il rischio di vedere un artefatto è sempre dietro l’angolo (e delle volte questi artefatti vengono anche pubblicati, quindi sempre occhi attenti anche quando si leggono dati su riviste scientifiche).
L’idea del piccolo scienziato indipendente che nel sottoscala analizza dati e trova verità nascoste è bella per i film, ma nella vita reale non funziona così. Analizzare dati e riportare scoperte da soli nel sottoscala è solo un metodo sicuro per incrementare fattorialmente la probabilità di prendere un granchio. Il concetto di comunità scientifica è nato proprio per evitare che stupidaggini senza alcun fondamento vengano fuori. È un meccanismo per evitare che cialtroni sporchino la scienza, è qualcosa a cui dovremmo essere grati, e non definirla una “casta”.
Spiegare qualcosa di scientifico alle masse è difficile, spiegarlo ai giornalisti ancora di più. E questo perché la cultura scientifica e matematica, specialmente in paesi come l’italia, è molto bassa. Ci sono cinquantenni che sanno a memoria le poesie del Pascoli o canti interi della Divina Commedia, ma non vanno oltre il piùmenoperdiviso. E se gli dici che puntare sul ritardatario al lotto è un’assurdità statistica non lo capiscono.
Gente che fa fatica a credere che un mattone e una piuma cadono con la stessa accelerazione nel vuoto, non puoi guidarla su argomenti più complessi. Non è questione di insegnare bene o male le cose, di essere un buon divulgatore o meno. Non ce ne sono di balle, nella scienza bisogna studiare, una cosa dietro l’altra, e alla fine capisci tutto. O fai questo percorso oppure non puoi pretendere che il tal divulgatore, quello bravo, ti insegni le cose.
Visto che divulgare modelli scientifici alle mase è, per questi motivi, impossibile non lo si fa. Si danno i risultati e un fidati. Se non ti fidi, ti studi prima la matematica, poi la fisica, e alla fine ci arrivi.
Se però la gente non si fida e non accetta di fare questo percorso ma si permette di blaterare di argomenti di cui non capisce una mazza, allora hai tutto il diritto di mandarli a quel paese e non fornire loro i dati per dire queste sciocchezze.
Per questo la decisione dell’INGV di non dare i dati è sensata. Se l’italia fosse un paese normale i giornalisti andrebbero dagli esperti a fare le domande e chiedere l’interpretazione dei dati. Ma siccome l’italia è un paese in cui i giornalisti vanno a intervistare i cialtroni che dicono di prevedere i terremoti analizzando le scoregge, e la magistratura su questi cialtroni costruisce un’inchiesta con lo scopo di accontentare la gente coi forconi, allora chi la scienza la fa veramente ha tutto il diritto di tutelarsi.














