Archive for the ‘cantina’ Category

Aggiornamento vigneto

July 10th, 2017 by mattia | No Comments | Filed in cantina, repubblica ceca


Mi sono accorto che è un po' di tempo che non parlo del mio nuovo vigneto.
Anche perché tutto giugno sono stato in Spagna e quindi ciccia.

Comunque prosegue, piantina più veloce, piantina più lenta. A tre mesi e mezzo da quando le ho piantante mi sarei aspettato già un po' più di vigoria, rametti un po' più lunghi, ma chi se ne intende mi dice che è normale. L'importante è che attecchiscano il primo anno, poi la vigoria la costruiranno l'anno prossimo.

C'è stata qualche fallanza per il mese di secco che ha fatto, piantine che erano partite bene poi si sono seccate. Io comunque le lascio lì, facile che la prossima primavera si riprendano.

Nel frattempo le altre piantine sono lì che mi guardano e mi tengono compagnia.

Baratto

July 3rd, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in cantina, repubblica ceca


Click.

Zraaaat.

Non è stato il click a sorprendermi, quanto lo zraaaaat. Il rumore della pellicola che scorre dopo lo scatto. Sì, la pellicola, mi avevano fatto una foto a tradimento con la pellicola. Evidentemente c'è ancora qualcuno che usa la macchina fotografica a pellicola.

Gli ho offerto un bicchiere di vino.

  • non posso, devo guidare

  • e vabbe'...

  • no, davvero, già mi hanno ingabbiato, devo fare il bravo

  • capisco

  • però mi piacerebbe provarlo. Non è che mi vende una bottiglia?

  • non posso, non ho la partita iva e la licenza, non posso vendere... poi c'è Babis che controlla e mi fa la multa

  • ma dai, tranquillo

  • no, davvero, non posso vendere. Però gliela regalo, prenda.

  • Ma io non posso accettarla gratis....mmmm... facciamo così: io sono un fotografo, lei mi dà la bottiglia di vino e io le regalo queste mie foto.


Affare fatto.
Ho scambiato una bottiglia di vino per delle belle fotografie. Non penso di aver fatto un affare migliore nella mia vita.

E soprattutto Babis si attacca al tram.

Niente fotografie

May 15th, 2017 by mattia | 1 Comment | Filed in cantina, repubblica ceca
Nel senso che mi sono dimenticato di farle. Ma le nuove piantine di vite sono in gran forma.

Passato il periodo delle gelate ho finalmente tolto il tessuto non tessuto e ho rifatto l'inventario.
Su 128 piantine ora solo 3 o 4 posso dire che siano ferme senza nessun germoglio (ma ancora spero si riprendano). Per il resto stanno andando bene: in alcuni casi ho già germogli di qualche centimetro, in altri sono più indietro, ma con calma arriveranno pure loro.

Sono stato davvero un pirla a non fare le foto, ché c'erano alcune piantine con 4 o 5 germogli vigorosissimi: commovente.

Scampata

May 2nd, 2017 by mattia | 2 Comments | Filed in cantina, repubblica ceca


Questa volta è andata. La gelata è arrivata ma ha fatto pochi danni, almeno da noi.
Le albicocche sono salve (vedi foto sopra), le 128 barbatelle di moscato appena piantate sono quasi tutte sopravvissute. Alcune hanno avuto i germogli gelati ma subito ne sono nati altri, oppure si sono gelate due foglie esterne e l'interno del germoglio è sano. In altre ancora il germoglio è sì piccolo ma si vede che sta nascendo. Solo per una quindicina posso dire di non aver visto alcun germoglio, ma è ancora presto per dirlo; magari tra qualche settimana si riprendono.

Certo, sarebbe stato meglio senza gelata, ma poteva andare peggio. Tutto sommato anche se perdessi quelle 15 barbatelle su 128 mi riterrei comunque soddisfatto.
L'unico dubbio è che delle volte i germogli partono molto in basso e non capisco se vengono dall'innesto o dal portainnesto. Staremo a vedere.

Ma per il momento non posso lamentarmi, dai.

Piesse: scusate le foto che non sono molto belle, ma fare foto così ravvicinate col telefonino è un'impresa.

Pipiesse: è caduto il governo ceco. 

La notte più lunga dell’anno

April 21st, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in cantina
La scorsa notte è stata la più fredda della primavera. La classica notte della gelata, quella che di mandarti in vacca tutto.
Penso di non aver mai consultato così compulsivamente le condizioni meteorologiche nemmeno quando c'è stata una semi alluvione a Praga anni fa. Anche perché all'epoca io stavo nella mia casina ben distante dalla Moldava, quindi tolti i disagi della metropolitana chiusa non mi importava molto dell'alluvione. Per questa gelata invece m'interessa eccome, visto che dopo la super gelata dell'anno scorso che mi ha distrutto 120 piantine di vite appena piantate sarebbe davvero un disastro se le nuove barbatelle facessero la stessa fine.

Dopo aggiornamenti compulsivi della mappa delle temperature e di vari termometri on-line a mezzanotte mi sono arreso e sono andato a dormire. Stamattina ho controllato i dati della notte: - 2°C da mezzanotte alle 6 del mattino.

A questo punto spero che il tessuto non tessuto che avevo installato abbia fatto il suo dovere (sempre che il vento dei giorni precedenti non l'abbia portato via). A quanto ho letto non fa miracoli di certo, ma dovrebbe almeno attenuare gli sbalzi di temperatura creando un microclima che può alzare di 2 o 3 gradi la temperatura. Almeno, se la gelata non dura troppo a lungo.
Spero che sia così, perché quei 2 o 3 gradi in più potrebbero essere stati sufficienti per salvare le piantine. Tanto più che questo tessuto non tessuto l'ho messo a mo' di "tenda" triangolare con un'altezza di una spanna dalla terra. Il volume sopra la terra è dunque poco, faccio affidamento all'inerzia termica della terra.

Il problema è che questo fine settimana non posso nemmeno andare a controllare, ché domani parto per Dublino. Ho quindi dato incarico al mio vicino di andare a controllare e farmi sapere.
Dice che mi scrive domenica sera quando torna a casa. Così io fino a domenica sera sono qua come alle 22 di una domenica sera d'elezioni, quando il risultato ormai è fatto, è già nell'urna, ma devi aspettare per saperlo.
Dopo la notte più lunga ora parte il fine settimana più lungo.

Piesse: tra l'altro ora siamo sopra i 12°C. La rabbia per quelle sei ore...

Pipiesse: sempre per quella storia dei fighetti di città che pensano che l'agricoltura sia un mondo bucolico, affascinati dalle immagine dei coglioni alla slou fuud.

Settimana 2 – Pankrac, Servac e Bonifac

April 9th, 2017 by mattia | 1 Comment | Filed in cantina


Sono passate solo due settimane da quando ho piantato il nuovo vigneto e le barbatelle cacciano alla grande.
Non ho contato quante siano già partite e quante no, ma la percentuale di quelle che non hanno ancora alcun germoglio visibile mi sembra molto bassa: quasi tutte stanno germogliando, chi più alla svelta chi più lentamente. Il che conferma che il vivaista da cui le ho prese sarà anche simpatico come il buco del culo ma vende roba buona.

Ora viene il mese critico, da ora fino a metà maggio bisogna incrociare le dita e sperare che non venga una nuova gelata.
Qui si dice che i giorni del freddo sono Pankrac, Bonifac, Servac ossia il 12, 13 e 14 Maggio. Vengono chiamati i tre uomini del freddo, ma ovviamente è una cazzata. Non c'è nessuna ragione per cui in quei giorni deve fare più freddo. Lo scorso anno ad esempio la gelata venne a fine aprile.

Ad ogni buon conto, quest'anno mi sono premunito contro il pericolo (già tra martedì e mercoledì le previsioni danno una minima di 2 °C di notte). Ho installato una "tenda" di tessuto non tessuto sulle barbatelle per proteggerle dalla gelata.
Quest'anno gliela metto nel culo io a Pankrac, Bonifac e quell'altro rotto in culo di Servac.

Il nuovo vigneto, il grande freddo e un po’ di statistica

March 27th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in cantina, riflessioni


Ricordate il grande freddo dello scorso anno? Sì, quello che mi ha distrutto tutto. La produzione del vecchio vigneto, dove le gemme si stavano già aprendo e sono rimaste necrotizzate dal gelo, il raccolto di albicocche e pure quello delle noci.
Ma soprattutto ha ammazzato le piantine del vigneto nuovo che avevo piantato. Una fitta al petto dal dolore.

Quest'anno - testa dura quale sono - ho ripiantato tutto. Anzi, invece di 120 barbatelle ne ho piantate 128 (erano 130 ma 2 le ho regalate a un vicino che me le ha chieste). Moscato moravo, la mia qualità preferita.

L'esperienza dello scorso anno però è stata utile. Quest'anno ho reperito questo foratore per terreno:



Manuale, non motorizzato, ma ugualmente utile. In pochi secondi fai un foro preciso e profondo che ti consente di installare la barbatella al punto giusto. Farlo con la vanga come ho fatto lo scorso anno è stato qualcosa di devastante, con questo attrezzo ci ho messo la metà del tempo e molta meno fatica. Pirla io a non averlo usato pure lo scorso anno. È talmente bello fare i fori con questo attrezzo che mi metterei a forare ovunque solo per il piacere di usarlo.

Mentre sono lì che lavoro come al solito arrivano quelli che ti dicono cosa devi fare e come devi farlo. E tu che fai? mica puoi mandarli a cagare. Cioè, delle volte sì, lo faccio (poi imparano la lezione e tengono il naso fuori dalla mia terra), altre volte invece faccio il bravo.
Nel tempo però ho imparato diverse tecniche per fermarli: la prima la uso quando iniziano a pontificare sulla qualità del terreno basandosi su... su... boh, sul niente. Forse su convinzioni personali dettate da chissà cosa. Be', io inizio a dire loro che ho fatto fare le analisi chimiche del terreno, mi invento magari che manca un po' di potassio e quelli si ammutoliscono. Poi non ricordo nemmeno se era il potassio a mancare, non importa; le analisi era tutto sommato equilibrate, ma se gli dici così non fa effetto. Devi nominare qualche elemento chimico: la gente si spaventa perché non sa cosa dire.

La seconda tecnica la uso quando mi dicono "hai fatto un errore": la risposta che uso è che "tutti facciamo errori, alcuni ad esempio s'impicciano dei fatti degli altri". (Che poi, mi mettessi io a spiegare gli errori di potatura che vedo sarebbe un bagno di sangue, invece io mi faccio i cazzi miei se non interpellato).

Ieri però c'è stato un momento in cui sono rimasto spiazzato. Il vicino menzionava il grande freddo dello scorso anno. Un freddo che i vecchi del paese non si ricordavano d'aver mai visto.
La deduzione del vicino? "Se ha fatto così freddo lo scorso anno almeno per cinque anni non farà una gelata".
Ovviamente è - statisticamente parlando - una scemenza.

Se un evento accade raramente non significa che non può accadere due anni di seguito. Significa che se prendi numeri enormi (facciamo qualche millennio) e conti il numero di gelate in media ce n'è una ogni 50 anni. Non che accade ogni 50 anni. Ripassino qui.
Per capirci, può anche darsi che capitino due gelate di fila e poi per 98 anni niente.

Ecco, io ero lì sulla terra con davanti sto tizio e avrei voluto spiegargli questo concetto semplice... eppure non ce l'ho fatta. Mi mancava la frase ad effetto, e la spiegazione completa era troppo difficile (difficile da dire per me in ceco e probabilmente per lui da capire).
Mi sono arreso e gli ho risposto "eh già".

Qualcuno mi suggerisce un modo semplice per spiegare questo concetto?

 

Piesse: per le prossime due settimane il meteo è ok. Per le successive chissà. Pensavo di coprire le piantine con tessuto non tessuto per proteggerle dalla gelata: qualcuno ha esperienza in merito?

Il vino naturale senza chimica ma molto chimicoso

November 21st, 2016 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale, cantina
L’altro giorno mi è stato segnalata questa iniziativa
DAL 12 AL 14 NOVEMBRE ARRIVANO A ROMA
75 VIGNAIOLI CHE DICONO “NO ALLA CHIMICA”.
I LORO VINI SARANNO IN DEGUSTAZIONE ALL’EX CARTIERA LATINA,
NEL PARCO DELL’APPIA ANTICA

http://www.vinnatur.org/vinnatur-roma-2016/

Oh, sono decisi: NO alla CHIMICA.
Mica scherzano.

Ovviamente la prima reazione è stata - come penso per tutti voi - quella di chiedersi: ma se dicono NO alla CHIMICA allora proteggono i vigneti dalle pericolse cadute di monossido di diidrogeno? Più chimica di così.
Ah, questo viziaccio di usare il termino “CHIMICA” alla cazzo.

Ma andiamo oltre. Cerchiamo di capire cosa intendono quando dicono “NO alla CHIMICA”, perché è ovvio che di per sé l’affermazione è una sciocchezza (no alla chimica significherebbe no vino, no niente), quindi grattiamo lo slogan e scopriamo cosa c’è sotto.

Per farlo leggiamo il disciplinare di questa associazione che propone di fare il vino senza chimica. Lo leggiamo e ne scopriamo delle belle.
Già, perché questi dicono di fare il vino senza chimica però poi nelle pratiche ammesse in vigneto mettono

uso di prodotti a base di zolfo per contrastare l'oidio (limitando ad un massimo di 60 kg/ha di zolfo polverulento all'anno) uso di prodotti a base di rame per contrastare peronospora ed escoriosi (limite massimo 3 kg/ha di rame metallo all'anno) con l’obbiettivo di riduzione dello stesso. Il limite massimo va calcolato sulla media di rame metallo usata negli ultimi tre anni.

Primo punto. La chimica la usano, eccome. A meno che uno non consideri zolfo e rame come “non chimica”, e ci vuole una bella faccia tosta. Li usano perché sanno benissimo che senza i trattamenti contro l’oidio e la peronospora di risultati ne ottieni pochi. Non ci sono santi: se non fai i trattamenti l’oidio e la peronospora arrivano puntuali come l’esattore delle tasse. Qualche grappolo si potrebbe anche salvare ma significa abbattere mostruosamente la produttività: nessuno starebbe in piedi.
E passi pure lo zolfo che è tutto sommato innocuo, ma il rame si accumula nel terreno e non rientra nel ciclo naturale. Una volta che è lì non viene riassorbito nelle piante.
Quindi “NO alla CHIMICA” un par di palle.

Dopodiché tutto il discorso dell’obiettivo di ridurne l’uso è ridicolo. O mi dici come deve diminuire nel tempo oppure è solo una bella intenzione, mentre un disciplinare deve essere preciso. Altrimenti arriva l’ispezione e tu cosa dici?
- ma lei sta riducendo l’uso del rame?
- no, però ho l’obiettivo di ridurlo
- allora ok

Stesso discorso quando tra le pratiche ammesse mettono:
uso di prodotti di derivazione naturale, corroboranti, a residuo nullo, come ad esempio estratti vegetali, alghe, propoli, funghi o microrganismi antagonisti che permettano di ridurre l'uso di prodotti a base di rame e zolfo, fino ad eliminarli completamente in condizioni favorevoli

Si notino le ultime tre parole: in condizioni favoreli.
Quindi ti basta dire che non hai mai condizioni favoreli (che poi non è così incomune) e tu continui a usare rame e zolfo come se non ci fossi un domani.

Un discorso a parte riguarda la concimazione. Nel disciplinare ammettono solo
concimazioni organiche (letame maturo, compost vegetale o misto) concimazioni “verdi” (sovesci o cover crop)

mentre sono vietate
concimazioni minerali, organico-minerali e chimiche di sintesi

E qui davvero sbatto la testa contro il muro perché davvero non ha senso.
Lo sappiamo tutti che il letame fa bene perché contiene, tra l'altro, azoto, fosforo e potassio, fondamentali nutrienti assorbiti dalla vite. Ciò nonostante però delle volte accadono delle deficienze che vanno curate.
Esempio banale: io ho alcune viti che soffrono di clorosi ferrica, ossia hanno difficoltà ad assorbire il ferro (magari perché il pH del terreno è fuori dall'intervallo in cui una pianta sa assorbire ogni elemento).
Se non assorbono abbastanza ferro non riescono a fare la fotosintesi clorofilliana e le foglie diventano gialle e crepano. Bisogna dare loro quindi del ferro aggiuntivo. Già, ma come? Aggiungendo nelle vicinanze di quelle piante del solfato di ferro disciolto in acqua.

Ora, secondo questo disciplinare questa banale pratica sarebbe vietata in quanto aggiungerei della "chimica di sintesi". Eppure cosa dovrei fare? Aggiungere altro letame o compost sperando di aggiungere del ferro? Bravi, ma così non aggiungo solo il ferro, aggiungo anche dell'altro, e non è che è abbondare è sempre meglio. Tutti i nutrienti della pianta hanno effetto sulla vite. Io non posso aggiungere nutrienti alla cazzo sperando di aggiungere ferro. A me serve aggiungere solo ferro perché è quello che manca, devo agire mirato al problema. Usando del solfato di ferro posso aggiungere solo il nutriente che manca in modo preciso mentre loro non lo consentono, bisogna aggiungere nutrienti alla carlona.

La domanda ora è: perché aggiungere del solfato di ferro sarebbe negativo? Dal punto di vista degli effetti è un toccasana, i cationi di ferro sono esattamente ciò che la pianta ha bisogno. Perché allora non va bene?
Perché si chiama solfato di ferro e il nome ti fa paura?

Che differenza c'è tra l'atomo di ferro che trovi nel letame e l'atomo di ferro che prendo dalla confezione di solfato di ferro che compro al negozio? Entrambi gli atomi saranno stati creati in una stella chissà dove e chissà quanto. Se nella loro lunga strada che li porta al mio terreno l'ultimo passo è stato l'intestino di una vacca o un laboratorio chimico cosa cambia. Mi spieghino questi signori: se un atomo arriva al terreno attraverso la chimica di sintesi ha i protoni meno graziosi?

Sulla base di cosa dunque vogliono vietare la chimica di sintesi? Per il fatto che si chiama chimica quindi gli fa paura?

Passiamo ora alle pratiche ammesse e vietate in cantina.

Tra ciò che vietano è l'uso di lieviti selezionati. Qui si aprirebbe un dibattito che non se ne esce più, ma giusto per dire due cose al volo. Per tramutare il mosto in vino bisogna trasformare lo zucchero in alcool. Questa operazione viene fatta dai lieviti che si nutrono di zucchero e producono alcool e anidride carbonica, oltre a un sacco di altre sostanze che poi contribuiscono a creare un vino con determinate caratteristiche. Diversi lieviti dunque creano vini con diverse caratteristiche.
Sull'uva ti trovi naturalmente dei lieviti, quindi se tu la lasci lì la fermentazione parte ugualmente. Però non sai che lieviti sono quindi il risultato può essere ottimo o pessimo a seconda dei lieviti che ti sei trovato sull'uva. E i lieviti che ti trovi sull'uva magari sono stati portati lì da casa di Cristo dal vento (non è che in un posto trovi sempre gli stessi lieviti). Usare il lieviti indigeni significa giocare col caso.
Se invece usi i lieviti selezionati sai già cosa aggiungi. Lo dice l'aggettivo stesso "selezionati". Significa che sono lieviti non casuali ma scelti apposta per fare fermentare il mosto di quelle specifiche varietà nel modo migliore.
Alcuni pensano che usare i lieviti selezionati equivalga a "barare", in realtà si tratta solo di fare le cose con consapevolezza di cosa si sta facendo e non giocando col caso.
Per quanto possa sembrare poetico usare i lieviti che il caso ha portato sui tuoi grappoli in realtà significa fare le cose alla carlona.
Un po' come se dovete cucinare la torta e invece di prendere la farina di grano duro chiudete gli occhi e infilate un braccio nella dispensa e prendete la prima confezione che vi capita. Poi magari se invece della farina di grano duro vi capita il sale auguri.

Dopodiché, per quanto riguarda l'anidride solforosa la consentono:
unico additivo/ingrediente ammesso è l'anidride solforosa (sotto forma pura o di metabisolfito di potassio). Il vino in bottiglia deve avere un quantitativo di anidride solforosa totale non superiore a 50 mg/litro per vini bianchi, frizzanti, spumanti e dolci e non superiore a 30 mg/litro per vini rossi e rosati. L’impegno verso una riduzione dell’impiego dell’anidride solforosa deve essere costante, fino al totale abbandono.

È vero che il limite che pongono è minore di quello di legge (150 mg/l per i rossi e 200 per i bianchi), ma i limiti di legge sono alti. Servono a consentire l'uso di uva in pessimi condizioni per evitare di buttare via tutto.
Aggiungere 30 mg/l di anidride solforosa sta nella normalità delle cose fatte con un po' di cura. Per capirci, io viaggio sulla metà e non sto neanche qui a tirarmela a dire che faccio il vino senza chimica. Poi certo, se compari con chi butta i grappoli nella pigiadiraspatrice col badile è ovvio che stai usando poca anidride solforosa ma non è che sei un superuomo. La chimica la usi anche tu come tutti gli altri. Perché sai benissimo che fare il vino senza la protezione antisettica dell'anidride solforosa è come camminare su di un filo a 100 m d'altezza. Puoi farcela, ma sticazzi.

Quindi, anidride solforosa ammessa.
Ma non solo, ammettono anche:
uso di anidride carbonica, azoto o argon, esclusivamente per mantenere il vino al riparo dall'aria e quindi per saturare eventualmente contenitori o attrezzature

anche qui, perché non sono scemi e sanno che non possono lasciare il vino a contatto con l'aria, quindi anche qui la chimica la usano eccome.

In definitiva, questi tizi fanno i comunicati con la CAPS-LOCK incastrato scrivendo “NO ALLA CHIMICA”, poi però quando vai a verificare salta fuori che la chimica la usano, a meno di non considerare chimica il rame, lo zolfo, l'anidride solforosa, l'azoto...
La usano perché sanno benissimo che senza usarla non riuscirebbero a produrre un cippa-lippa di niente. O meglio, qualcosa ovviamente farebbero, ma la resa sarebbe così bassa che dovrebbero vendere il vino a 250 euro la bottiglia, il che vuol dire che fallirebbero immediatamente.

Per il resto là dove vietano davvero alcune pratiche spesso lo fanno senza alcuna motivazione razionale. Perché capiamoci, l'anidride solforosa fa male all'uomo e lo sappiamo. Quindi se la diminuisci fai bene. Poi è ovvio che devi cercare un compromesso tra bassa anidride solforosa e necessità di un'azione antisettica, ma almeno la riduzione di anidride solforosa ha un senso.
Vietare la concimazioni con prodotti chimici di sintesi perché hanno i protoni meno graziosi invece no. Usare lievi a cazzo perché è più poetico di aprire una bustina e attivare i lieviti in polvere parimenti non ha senso logico.

Quando sentite di queste iniziative non limitatevi ai comunicati stampa pieni di frasi ad effetto. Leggete il disciplinare e scoprirete che il vino naturale è il più delle volte solo uno specchietto per gonzi.