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September 19th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in brasile, w la fisica
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Il buffetto sulla guancia

July 18th, 2015 by mattia | 11 Comments | Filed in ignoranza, w la fisica
Se a qualcuno fosse venuto il dubbio che esageri, ecco a voi un'ulteriore conferma del fatto che alla magistratura, quando si parla di scienza, va data una raddrizzata.

In questo caso abbiamo l'assoluzione di 23 primati dall'accusa di "danneggiamento e invasione arbitraria di terreno agricolo".
Cosa avevano fatto? Cinque anni fa erano andati a devastare un campo coltivato con un  mais OGM.
Sono entrati nel campo di un privato cittadino e l'hanno distrutto.

La stampa dice che sono stati assolti "per la tenuità del fatto".
Cioè, entrare in un campo e distruggere la coltivazione è una cosa da niente, un buffetto e via.

A poterlo fare prenderei prima i 23 primati e poi il giudice che li ha assolti "per la tenuità del fatto" e li metterei a lavorare la terra per tre o quattro stagioni, obbligandoli a vivere di quello che produce (anche non direttamente, ma vendendo i prodotti e vivendo di quello). Non produci niente? Fai la fame.
Tre o quattro anni a sudare nei campi lottando contro le malattie e poi vedi che cambiano idea. Altro che tenuità del fatto.

Ci sono cose che mi fanno imbestialire: lo spreco del cibo, per esempio. Ma anche la distruzione di piante per dispetto (perché ci sono i modi e le ragioni per eliminare piante quando necessario, ma farlo per dispetto è ignobile). Quando poi queste piante sono piante che dànno cibo e sono il frutto della fatica e del sudore dell'uomo andare a distruggerle è una cosa immonda.
Se ti danneggiano una casa puoi sempre chiamare un muratore e fartela riparare. C'è un danno economico, vero, ma puoi sistemare tutto. Una pianta no. Una pianta è una cosa viva, se la uccidi non c'è nessuno che possa "ripararla". È morta, punto. Non c'è niente che puoi fare, nemmeno con tutti i soldi del mondo.
L'unica cosa che puoi fare è piantarla di nuovo, se ti va bene dopo un anno.
Uccidere una coltivazione per sgarbo è una cosa che può fare solo chi è veramente cattivo (ma a un livello di cattiveria tipo i mafiosi, perché giusto i mafiosi hanno la cattiveria di danneggiarti le coltivazioni se non paghi il pizzo) o chi non ha mai coltivato nulla in vita sua (o non ha mai conosciuto contadini).
Perché se mai hai coltivato qualcosa sai quanta fatica c'è nell'agricoltura e ti senti un pezzo di merda anche al sol pensiero di distruggere un campo coltivato.

Mi dispiace solo di non avere OGM nel mio campo, perché se avessi visto un coglione di grinpis entrarci avrei avuto un'ottima occasione per testare un ulteriore utilizzo del fulcino che ho appeso al muro.

Ma fin qui ho parlato solo dal punto di vista etico, il punto di vista dell'agricoltura dove è ben noto il principio che se entri nella mia terra sai come ci entri ma non sai come ci esci.
E la scienza?

Già, perché sono partito dicendo che questa sentenza è da mettere nell'archivio delle (ormai numerose) sentenze dei tribunali italiani contro la scienza. Quelle sentenze che fra decenni o secoli verranno usate per sbeffeggiare la gente del nostro tempo, magari con qualche risatina di contorno, considerando la nostra generazione un popolo di mentecatti retrogradi.

Il fatto è che qui abbiamo una ventina di persone che non si limitano a fare propaganda contro gli OGM - del tutto lecita, anche quando dice assurdità anti-scientifiche - ma che si attiva per distruggere un campo agricolo sulla base di questa ideologia anti-scientifica.
Tu puoi fare tutta la propaganda che vuoi, puoi dire tutte le sciocchezze che vuoi sugli OGM e sul cibo "naturale", e io posso smontartele una per una.
Ma la violenza no, non è ammissibile.
Quella sentenza invece l'ha sdoganata. Vuoi fare propaganda anti-OGM? Che problema c'è? Distruggi pure un campo coltivato, tanto poi un giudice ti assolve perché ... che vuoi, è un fatto così tenue, una birichinata.

Sì, ok, nell'ordinamento italiano non c'è il principio del "precedente" e questa sentenza è un caso a sé che vale solo in questo procedimento. Però capite qual è l'effetto di questa sentenza?
La magistratura (o almeno, questa parte della magistratura) si schiera apertamente dalla parte dell'anti-scienza. Una scienza e una ricerca che possono aiutarci in agricoltura, che non è quella cosa bucolica che descrivono questi primati. È una cosa dura dove devi combattere con tante malattie, dove sviluppare nuove piante che ne siano resistenti è una necessità, non una scelta.
Lo si fa comunque perché se non lo si facesse sarebbe solo tempo da aspettare affinché la prossima malattia che distrugge tutto e resti senza cibo. Quello che viene catalogato sotto il bollino di OGM è solo un metodo "semplice" per ottenere piante resistenti ad alcune malattie.  Ci sono altri metodi, tipo bombardare con raggi X le piante sperando che sviluppi per puro culo la modificazione genetica che ti serve, e che non sono catalogati come OGM.
La scienza oggi ci consente di ottenere queste piante che ci servono - ripeto, siamo obbligati a usare queste piante - con tecnologie utilissime ma non possiamo usarle perché siccome passano sotto l'etichetta di OGM quattro coglioni ci obbligano a rinunciarci. Obbligandoci così a usare tecniche molto più complicate per ottenere le stesse - necessarie - mutazioni genetiche.
Rinunciamo a un meraviglioso strumento messoci in mano dalla scienza perché... perché quattro coglioni hanno paure non suffragate da alcun elemento scientifico.

E la magistratura sta dalla loro parte, sta dalla parte dell'anti-scienza.
Per capirci, è come se una banda di coglioni girasse per le città a distruggere i lampioni dell'illuminazione pubblica sostenendo che la luce elettrica è una diavoleria scientifica che non ha nulla a che vedere col territorio e le sue tradizioni, e che la luce s'è sempre fatta coi lumi a gas che fanno luce ugualmente... e la magistratura invece di trattare questa gente per quello che è (gente da condannare e rieducare alla scienza*) li premia con un buffetto sulla guancia.

Lo Stato che invece di stare dalla parte della scienza sta dalla parte dell'anti-scienza.
Ce lo ricorderemo.

 

 

 

* perché il carattere rieducativo della pena dovrebbe essere anche questo: qualche anno di galera a studiare scienza.

Non è solo qualche formuletta

June 26th, 2015 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza, politica, w la fisica
Quindi ieri è stata approvata la "Buona Scuola" al Senato, accompagnata dal corriere con una galleria di 86 foto (viva la capacità di sintesi, peggio di certi miei amici che tornano dalle vacanze e pubblicano album di 254 foto su feisbuc).

Torniamo allora al mese scorso quando renzi presentò il famoso video sulla riforma della scuola scrivendo alla lavagna. Ve lo ricordate? Eccolo qui.

Un video fatto tutto sommato bene. Qualcuno criticava i libroni alle spalle della lavagna che ricordavano le finte librerie alle spalle di berlusconi nei suoi video messaggi, ma bisogna ammettere che tecnicamente il video è fatto bene. Ok, qualche sbavatura come il colletto della camicia che non copre completamente la cravatta dietro.
Ma l'illuminazione è buona, la regia pure, l'audio impeccabile...
Io tra l'altro invidio a renzi oltre alla capacità recitativa (non ha quasi mai sbavato in un monologo di un quarto d'ora) il saper parlare mentre scrive alla lavagna. Io quando prendo il gesso in mano provo a proseguire nel discorso ma un po' mi incanto.
Si vede che non sono sufficientemente multitasking.

Di quel video però furono criticati molti aspetti. Non solo nei contenuti, ma soprattutto per il discorso della cultura umanista, come scrive renzi alla lavagna. Prima sulle reti sociali, poi sui giornali imperversa la polemica: doveva scrivere umanistica non umanista! vergonia!!11!1!!!undici!!

E giù a criticare renzi per quell'umanista al posto di umanistica:
Vacca boia se ci fosse stato qualcuno che invece parlava del contenuto.

Sì, perché per un attimo possiamo anche lasciare da parte la disquisizione sul fatto che si dica umanista o umanistica, parliamo piuttosto di quello che voleva dire renzi.

Il discorso, come ovvio, era stato preparato e limato. Quando all'inizio dice che la buona scuola c'è già, fa tre esempi: la buona scuola è l'insegnante capace allargare il cuore con una poesia, è la professoressa di musica che organizza un'orchestrina facendo suonare gli studenti di periferia, è il maestro che anche il laboratori poco attrezzati fa gustare la bellezza della ricerca agli studenti.
I tre esempi non erano stati scelti a caso, chi stava alle spalle di renzi nel preparare il discorso gli ha detto "ehy, non dimenticarti di mettere un esempio per ogni area, mica solo le cose umanistiche, altrimenti poi gli insegnanti di scienti li senti...."
E certosinamente mettono qualcosa che accontenta tutti.

Un lavoro che funziona abbastanza bene, fin quando non arrivano al punto in cui toppano.
Toppano perché non capiscono l'errore che fanno e quindi non si rendono conto di sbagliare. Nessuno nella squadra si è accorto della vaccata e quindi nessuno ha alzato la mano per fermare tutti e metterci una pezza.

Sì, perché quando parla di cultura umanista renzi si affretta a ricordare il suo incontro con Fabiola Gianotti dicendo che ella ricorda ancora i suoi anni formativi al liceo classico. Come per dire che la cultura umanista serve anche alla scienza.
Io potrei ricordare di quel premio nobel per la fisica che ricordava i suoi anni di gioventù passati sulle tavole di windsurf, ma mica per questo devo mettermi a insegnare il windsurf ai sedicenni.

Ma non rientriamo in questo discorso (altrimenti ne esce un OT che non finisce più).
Il concetto è che in questo caso i consulenti di renzi hanno percepito il pericolo e hanno suonato l'allarme. Ehi, qui potrebbero contestarti quelli della scienza. Devi dire aggiustare il tiro, mettici dentro il discorso della Gianotti.

C'è però un punto, quel punto, in cui non hanno visto la vaccata. È il punto in cui dice che nelle scuole bisogna mettere l'accento sulla cultura umanista perché la scuola non deve solo formare un lavoratore ma deve innanzitutto educare un cittadino.

Ecco, l'errore, grosso come una casa, di renzi è questo: pensa che la cultura scientifica e tecnologica serva per formare un lavoratore, per dargli delle competenze spendibili nel mondo del lavoro, mentre la cultura umanista serve per educare un cittadino, per tirarne fuori una persona che sa stare nella società.

E questa, caro il mio renzi, è un'enorme idiozia.
La cultura scientifica e tecnologica non serve solo per farti apprendere cose che puoi potrai usare quando cerchi lavoro. La cultura scientifica e tecnologica è essa stessa uno strumento per educare un cittadino. Ancor di più delle cazzatine di poesie merdose che scaldano il cuore.

Perché essere cittadini oggi significa essere capaci di difendersi in un mondo dove soccombi se non hai conoscenze scientifiche. Il cittadino di oggi si trova davanti a persone che propongono di curare la SLA con una brodaglia che - dicono - contiene staminali: se non ha competenze scientifiche ci crede e si illude. Se ha un parente ammalato ci casca e lo sottopone a pratiche di questi ciarlatani e magari ci resta.
Così come se uno non ha competenze scientifiche crede ai coglioni che fanno servizi televisivi dicendo che il tal tizio è guarito da un tumore non con terapie mediche ma solo bevendo frullati di verdura. Così ci crede, smettere di fare la chemio, si mette a bere frullati di verdura e muore.

Ma anche fuori dal campo medico: essere cittadino oggi significa essere di fronte a gente che ti propone cialtronate di ogni sorta come l'automobile che va a scoregge o il tubo che installato sulla caldaia ti fa risparmiare il 70% di gas. O la coccinella da mettere sul cellulare per rendere innocue le radiazione, le patacche da mettere nella presa elettrica per annientare la radiazioni killer degli impianti elettrici!

In tutti questi casi non serve nemmeno una competenza scientifica specifica di quel campo per difendersi da queste truffe, basta solo cultura scientifica. Io magari non me ne intendo di sistemi di combustione, ma se uno mi presenta un dispositivo che mi fa risparmiare tantissimo sul gas che uso nella caldaia se ho una cultura scientifica gli chiedo: bene, mi spiega il principio di funzionamento? Non è che credo alle sue promesse così, sulla parola.
Oppure gli chiedo delle verifiche indipendenti sulla verità di certe affermazioni e se ho cultura scientifica mi accorgo al volo se sono patacche confezionate ad arte o sono veramente verifiche indipendenti.
A un livello successivo se ho una minima infarinatura di scienza in diversi campi con un po' di approfondimento riesco ad accorgermi se c'è qualcosa (molto grosso) che non va. Non ti serve essere un esperto di campi elettromagnetici per capire che gli impianti elettrici di casa non fanno un cazzo, ti basta avere la percezione di cosa significa 50 Hz o qualche unità di ampere.
Non ti serve saper come funziona un circuito di alimentazione elettrica e dove sono le sue perdite per capire che alzarsi di notte per spegnere lo stand-by del televisore per paura dei consumi (giuro che conosco chi l'ha fatto) è un'idiozia. Ti basta avere la percezione quantitativa di cosa significa un consumo di 0,3 W in stand-by. Cosa significa 0,3 W? Moltiplicalo per, poniamo 20 ore di stand-by al giorno e per 365 giorni all'anno. È tanto o poco (in paragone ai tuoi consumi)?
Dopo quanto tempo ritorni dell'investimento di quell'apparecchietto pagato 35 euro che ti  stacca lo stand-by dei dispositivi elettrici?

Messa così però potrebbe sembrare che la cultura scientifica serva solo per non farsi ingannare dai ciarlatani. Per carità, è una cosa importante; una volta lo scopo della scuola era insegnare alla gente a leggere e scrivere per non farsi fregare da chi invece lo sapeva fare, oggi il passo successivo è insegnare la scienza per mettere i cittadini in grado di evitare le fregature.

Tutto ciò rende la società più matura, certo. Ma non è tutto.
Insegnare la scienza e la tecnologia a scuola significa formare cittadini, non solo lavoratori, anche ad altri livelli.
Educare alla scienza significa educare i cittadini innanzitutto alla razionalità. Un cittadino che ha una formazione (vera) scientifica di fronte a un politico che fa delle promesse è capace di valutarle non seguendo ideologie o facendosi trasportare dalle emozioni. Vedi, mio caro renzi, quando dici che la politica deve emozionare stai proprio dicendo l'esatto opposto di questo: quando un politico si fa votare perché emoziona significa che sta infinocchiando gli elettori. L'elettore che non si fa infinocchiare è quello che se ne fotte delle emozioni, è quello che ragiona (e vota) usando la razionalità.

La scienza è la palestra suprema della razionalità, come nessun'altra disciplina sa fare. Questo perché la scienza fa una cosa che le altre discipline non fanno: mette di fronte le persone al metodo scientifico, e alla fine decide l'evidenza sperimentale. Davanti al risultato scientifico non c'è scuola di pensiero che regga. Vince ciò che esce dal metodo sperimentale, anche quando non piace e non è quello che ci si aspetta.
Chi è allenato nella scienza è una persona abituata a mettere a prova il mondo che lo circonda e ad accettare razionalmente i risultati che ottiene. Anzi, l'ottimo scienziato è quello che cerca di distruggere le proprie tesi per verificare se reggono. E se i risultati non sono quelli che sperava è capace di accettare la sconfitta, perché l'alternativa sarebbe mentire (e se ti scoprono hai la carriera fottuta), non puoi parare in corner inventandoti supercazzole. Il fallimento è lì e lo devi ammettere.
Tutto ciò è un ottimo allenamento per valutare razionalmente tutto ciò che ti circonda, compresa la società in cui viviamo.
Un cittadino allenato nella scienza è un ottimo cittadino, perché è capace di valutare razionalmente chi lo governa.

Ma ti dirò di più, una persona allenata nella scienza è un cittadino migliore anche nei rapporti umani. Ho già spiegato mille volte che la scienza è il settore più neutro che esista al mondo. Non può esserci alcun razzismo nella scienza perché l'unica cosa che conta è la verifica sperimentale. Se domani mi chiamano e mi dicono che hanno scoperto un nuovo effetto che consente di misurare campi magnetici senza conduttori con rumore di 20 fT/√Hz io chiedo: come si fa? che principio è? come funziona? che ripetibilità ha? avete fatto questo test per verificare che...? Che stabilità ha con la temperatura?...
Non chiedo: chi è che la scoperto? di che razza è? di che religione è? di che nazionalità è?
Nelle conferenze scientifiche ti si presenta davanti un mondo di persone diverse, sia per caratteristiche fisiche sia per scelte personali. Dai caucasici agli asiatici, da quelli in giacca e cravatta fino agli sfattoni in maglietta e infradito. A nessuno frega niente, o se gli frega qualcosa sta zitto perché non è argomento di conversazione concesso. Nelle conferenze ci si confronta solo sulla scienza, nessuno mai si azzarderà a dire "no, non mi fido di quello che stai  presentando perché sei uno sfattone in maglietta e infradito. Se lo facesse verrebbe guardato come un idiota da tutti, giuro. Perché solo un idiota giudicherebbe ciò che ha presentato un oratore a una conferenza scientifica sulla base di chi è l'oratore e non per il contenuto stesso di ciò che ha presentato.

Pensate ora a un mondo in cui tutti si confrontato usando le stesse modalità in cui ci si confronta nella scienza.
Non so, un mondo in cui non si dice a un tizio che le sue idee sono idiote perché è caucasico, perché è basso, perché si veste male ma si entra nel dettaglio delle sue idee e le si smonta nel contenuto.
È ciò che accade tutti i giorni nella scienza, pensate se la gente facesse lo stesso nella vita di tutti i giorni. Non sarebbe un mondo fantastico?

L'errore mostruoso di renzi è non aver capito tutti questo. Egli crede che istruire gli studenti alla scienza serva solo per fargli imparare qualche nozione utile per trovare lavoro.
Non si rende conto invece che la scienza educa un cittadino prima ancora che un lavoratore.
Lo educa perché lo rende più immune dalle fregature, non lo fa scendere in piazza coi forconi per chiedere al parlamento idiozie anti-scientifiche. Ma lo educa come cittadino perché è una palestra suprema di razionalità che lo rende capace di valutare correttamente il mondo che lo circonda, o perché lo educa a valutare nel merito e non per l'apparenza delle persone. Per questo la scienza è il migliore allenamento per la convivenza civile.

Non è solo qualche formuletta, testone.

La cosa triste? Non è tanto che il presidente del consiglio non abbia capito l'utilità sociale della scienza, ma che una massa di pecoroni si sia fossilizzata sul fatto che si debba scrivere umanista o umanistica e non si sia accorta di questo mostruoso errore.
Pensando pure di essere intelligente per questo.

Giù le mani dalla neutralità della scienza

June 9th, 2015 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza, w la fisica
Uno degli aspetti più belli della scienza, e contemporaneamente una delle caratteristiche che la funzionare così bene, è la sua neutralità.

Non conta chi dice una cosa, conta solo se è verificabile scientificamente col metodo sperimentale. Così se arriva un emerito idiota a proporre un risultato scientifico non gli si può dire "no, hai torto perché sei un idiota". Alla stessa maniera se arriva un genio a proporti il suo risultati non gli puoi credere solo perché è un genio.
Può darsi che l'idiota per una volta dica una cosa giusta e il genio dica una puttanata.
Nella scienza si guardano solo gli esperimenti, e se questi vengono da un ignorante, da un genio o da chissà chi altro questo non conta assolutamente niente.

Pensate che se persino un grillino venisse a portarmi una teoria scientifica io dovrei valutarla come se mi venisse da una persona intelligente. Lo so che difficilmente accadrà che un grillino dica qualcosa di sensato, ma la possibilità c'è e se io non la considerassi per pregiudizio rischierei di perdermi un'idea sensata che verrebbe scartata senza motivo.

Per questo la scienza funziona, perché questo metodo mette alla porta pregiudizi di ogni sorta. Non c'è nazionalità, lingua, religione, credo sportivo o politico che tenga.
Questo rende il mondo scientifico come uno dei mondi più neutrali e privi di pregiudizi che esistano. E lo percepisci anche nell'ambiente, come quando vai alle conferenze scientifiche e ti trovi davanti un'umanità di persone differenti, dai giapponesi tutti perfettini vestiti come tanti bei sarariman fino agli sfattoni in bermuda e infradito. Nessun pregiudizio, si parla tutti assieme e ci si confronta sui fatti, indipendentemente dalla persona che si ha davanti.

Proprio per questo iniziative come questa sono una emerita idiozia.
Alcune persone dell'università La Sapienza (che farebbe bene a smarcarsi da una tale iniziativa anti-scientifica) intendono cambiare il nome ad alcune patologie perché intitolate a ricercatori e scienziati nazisti.
Il fatto in sé non deve stupire: durante il nazismo era, come dire, molto più facile fare ricerca medica perché non dovevi fare approvare la sperimentazione da mezza dozzina di comitati etici.
Ti bastava prendere un po' di giudei, zingari e pederasti e potevi farci quello che volevi; questo facilita molto la ricerca e quindi è ovvio che siano uscite scoperte interessanti e che molte patologie siano intitolate a quei ricercatori.

Il problema è capire perché si debba cambiare il nome a queste patologie.
L'ho già detto mille volte, non sono certo io un fan dell'idolatria scientifica, non divento matto per attribuire nomi alle scoperte. Ma il motivo è che - specialmente in questo periodo storico - le scoperte sono quasi sempre frutto di un lavoro collettivo, diretto o indiretto, di molta gente.
80 anni fa era normale che la scoperta venisse fatta da una persona sola o da un piccolo gruppo, oggi no. Quando quindi attribuiscono i premi scientifici ogni volta si apre una polemica sul fatto che abbiano premiato Tizio ed escluso Caio e si passano mesi a pesare i meriti di uno e dell'altro finendo sempre più in discussioni tra comari.

Ma se un merito c'è ed è chiaramente attribuibile, come spesso accadeva in passato, non vedo perché non attribuirlo.
Perché uno era nazista?
E chi se ne frega. Quello che hanno scoperto è scientificamente solido? Se sì, di tutto il resto non me ne frega niente. Lo scienziato che ha fatto quella scoperta poteva essere uno stupratore, un pedofilo, un assassino, un ladro o un attivista grillino. Dal punto di vista della scienza non interessa un fico secco, interessa solo se dal punto di vista scientifico quello che ha scoperto è verificabile.
Se lo è e se decidiamo di attribuire il merito dando i nomi degli scopritori alle malattie non abbiamo alcun motivo di non riconoscergli quel merito.
È la neutralità della scienza, bellezza.

Perché se iniziamo da lì non è più finita. Per dire, William Shockley donò il proprio sperma convinto che dovesse essere usato per produrre esseri superiori. Idee di eugenetica con fragilissime basi scientifiche che sono state da alcuni paragonate all'ideologia nazista.
Quando mi trovo alla lavagna e devo spiegare come dipende la tensione dalla corrente in una giunzione P-N in funzione della temperatura che mi tocca fare? Devo dire "questa è l'equazione di BIP" perché non posso dire che è l'equazione di Shockley? Ma ti sei bevuto il cervello?

Se tu mi dici che non l'ha scoperta lui, che in realtà ci hanno lavorato 10 persone e lui si è preso tutto il merito allora ok. Le diamo un nome neutro e amen.
E possiamo anche darle un nome neutro solo per il fatto che non ci piace idolatrare gli umani.
Ma non do un nome neutro a un'equazione solo perché il suo scopritore aveva idee eugenetiche paragonate a quelle dei nazisti.
Così come non elimino col bianchetto i nomi di altri scienziati che nella vita ne hanno combinate di ogni. A me interessa solo quello che hanno fatto nella scienza e in quel contesto.

Uno mi dice: eh, ma quelle scoperte le hanno fatto con dei metodi non etici.
Già, ma quelli erano i metodi che si usavano a quel tempo e in quel contesto. Sono sicuro che tra due secoli considereranno come non etici molti dei metodi di ricerca che oggi a noi sembrano normali.
Uno scienziato può essere sanzionato se effettua esperimenti senza seguire i protocolli etici che gli sono imposti dalle autorità del luogo e delle istituzioni dove lavora. Se egli non viola questi codici etici e non falsifica i risultati che ottiene non gli si può imputare niente. No, nemmeno il fatto che godesse a tagliuzzare umani che gli stavano antipatici per via della razza. Dal punto di vista scientifico è irrilevante: contano i fatti scientifici, non il sadismo della persona che li ha ottenuti.

Questa iniziativa è pericolosissima, perché mina alla radice la neutralità della scienza.
Io devo riconoscere il lavoro scientifico, presente o passato, di chiunque senza alcun pregiudizio. Sì, anche di un nazista o di un attivista grillino.

Perché oggi partiamo dai nazisti e domani arriviamo all'ostracismo di scienziati perché tifano l'Albinoleffe, perché sono cristiani o perché ascoltano il rumore rap.
Non sia mai.

Non sia mai.

Foto ricordo

June 8th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in danimarca, w la fisica
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Purtroppo non si legge bene, ma quella a sinistra è la tomba di Niels Bohr.
Ma forse l'avevate già intuito dalla maglietta che indossa il losco figuro sulla destra.

La bufala della mammografia inutile

May 13th, 2015 by mattia | 12 Comments | Filed in bufale, ignoranza, w la fisica
E quindi l'altro giorno beppe grillo è andato in giro a dire che fare la mammografia non serve.
O almeno, così dicono alcuni giornali, perché poi lui si è affrettato a smentire.
Dicono che bisogna fare una mammografia ogni due anni e le donne la fanno perché si informano male, leggono Donna Letizia, del resto la differenza di mortalità tra chi la fa e chi non si sottopone alla mammografia ogni due anni è di due su mille. Certo è qualcosa, ma comunque pochissimo

Ne è nata tutta una discussione su cosa ha detto veramente, perché nei video questa frase manca.
C'è un'altra frase complottista:
Veronesi va in televisione a dire che bisogna fare le mammografie perché la General Electric fa i mammografi probabilmente gli dà una sovvenzione nella sua fondazione. Allora capisco perché fanno, hanno questi comportamenti.
Allora quando ci sono e si realizzano i conflitti di interessi li fermi, dài delle multe di miliardi di dollari come fanno negli Stati Uniti.

Notate il probabilmente che ho evidenziato. Fossi nello studio legale di GE gli avrei già fatto una causa da portargli via la casa di Genova e probabilmente anche quella al mare.
Ma la frase sulla sostanziale inutilità delle mammografie non si sente.

L'ha detta o non l'ha detta?

In realtà conta poco, perché le stesse identiche cosa le aveva già scritte in un post del 2006 su suo blog.
Se non le ha dette domenica scorsa le ha comunque scritte lì.
Scriveva nel 2006:
Si stima che tra 1'000 donne da 40 a 50 anni che fanno ogni due anni una mammografia, il numero di decessi evitati sull’arco di 10 anni (in confronto a 1'000 donne che non fanno lo screening) sia di 0,5, il beneficio sale a 1,9 decessi evitati per 1'000 donne di età tra i 50 e i 60 anni.

Eccolo lì il dato delle 2 (o meglio, 1,9) morti evitate su 1000 donne. Complimenti a grillo per esserselo ricordato a memoria a distanza di 9 anni da quel post (dopo tutto è un comico, e la memoria per un comico è tutto).
Ma da dove arriva questo dato? È attendibile?

Per supportarlo grillo linka questo articolo scientifico. Ebbene, sono andato a leggermelo. Cosa che non ha fatto grillo, il quale invece si è limitato a copiancollare la lettera che gli ha mandato un signore.
Io invece me lo sono letto, e ho scoperto che il dato è sì vero, ma è raccontato in modo molto, molto fuorviante.

Già, perché grillo poteva anche solo limitarsi a leggere l'abstract dove viene scritto nelle conclusioni che:
benefits and harms of screening mammography are relatively finely balanced

ossia
vantaggi e svantaggi di uno screening mammografico sono bilanciati relativamente bene.

E quindi? Per dimostrarmi che la mammografia è inutile mi proponi un articolo in cui si dice l'esatto opposto?
Forse grillo fa affidamento sul fatto che nessuno va a leggere gli articoli che linka. L'importante è avere un articolo da sbandierare, poi su quello che c'è scritto dentro non indagherà nessuno.

Noi no, noi andiamo dentro quell'articolo e scopriamo cosa dice.

In buona sostanza hanno usato i dati di uno screening mammografico fatto in Australia su 1,25 milioni di donne divise in fasce d'età dai 40 ai 79 anni divisi in gruppi di 10 anni. Il loro scopo infatti era capire se la mammografia era utile sempre.
Nell'articolo dicono chiaramente
Screening mammography is recommended for women aged 50-69 on the evidence that benefits outweigh harms

ossia:

lo screening mammografico è raccomandato per le donne tra 50 e 69 anni sulla base di un provato vantaggio dei benefici sui danni. La domanda che si pongono è: vale lo stesso anche per le altre fasce d'età.
Così analizzano su questi numeri molto grossi la quantità di tumori al seno diagnosticati e le persone morte di tumore al seno in queste fasce d'età sia per le donne che si sono sottoposte allo screening mammografico (una mammografia ogni due anni) sia per quelle che invece non hanno fatto le mammografie.

E cosa hanno scoperto? Che sì, con lo screening mammografico le donne che muoiono sono 1,9 su mille in meno nella fascia da 50 a 59 anni.

Quello che grillo non ti dice è che le morti passano da 5,9 a 4.
Quindi eviti sì 1,9 morti ma devi compararle a 5,9 non a mille!

Tra le donne che non fanno la mammografia muoiono di tumore al seno circa 6 donne su mille.
Tra le donne che invece fanno la mammografia muoiono solo 4 donne di tumore al seno.
La mortalità tra chi fa la mammografia è del 33% in meno.

Ehi grillo, te lo devo spiegare con uno schemino semplice semplice così che lo capisci persino tu e i tuoi elettori?

Morti per tumore al seno: 6 -> 4

Chiaro così?<

E se pensate che sia solo una coincidenza, l'articolo riporta anche i dati della mortalità per altre cause.
25,3 su mille contro 25,2 tra le 50enni, praticamente identica.
Così come identica è la mortalità per altre cause nelle 40enni (10,8 vs. 10,8), tra le 60enni (68,5 vs. 68,4) e tra le 70enni (199,5 vs. 199,3).


Quando invece si guarda la causa di tumore al seno la mortalità crolla tra chi fa lo screening mammografico e chi non lo fa. E questo in tutte le fasce d'età:

40enni: 2,5 -> 2 .... - 20%
50enni: 5,9 -> 4 .... - 32%
60enni: 8,1 -> 5,1 .... - 37%
70enni: 8,4 -> 6,2 .... - 26%

Ora capite che beppe grillo è ingannevole quando dice che lo screening mammografico salva la vita solo a 2 donne su mille. Ingannevole perché di per sé il dato è vero.

Quello che non dice è che quel 2 è la differenza tra 6 e 4.
E se 2 su 1000 può sembrare poco, lo stesso 2 tra 6 e 4 è un'enormità.

Con la mammografia salvi la vita a 2 donne su 6 tra quelle destinate a morire di tumore al seno nella fascia tra 50 e 59 anni, ossia di donne giovani, donne sulle quali non puoi ancora fare il discorso eppure di qualcosa dobbiamo morire.

Hai ancora il coraggio di dirmi che è pochissimo?

Ecco perché i dati vanno raccontati per intero, e le fonti vanno lette non solo linkate (grillo, se non sei capace di leggere un articolo in inglese fattelo tradurre, i soldi per un traduttore non ti mancano).

Ed ecco perché votare questa gente è un atto pericolosissimo per un paese civile.
Ricordatevelo.

Guardando il carcere dall’autobus

April 4th, 2015 by mattia | 10 Comments | Filed in politica, riflessioni, w la fisica
Ogni volta che prendo quell'autobus, per andare in quel negozio, ci passo davanti. E ogni volta mi metto a pensare.
Il carcere. Non quello famoso, l'altro, quello che sta a Ruzyně.
Lo guardo dall'autobus e non posso non pensare a com'è viverci dentro. Quelle finestre con le sbarre, quelle luci che vedi la sera e che ti fanno chiedere chissà come si passano giornate intere, una dopo l'altra, senza far niente, senza uno scopo.
Chissà chi sono le persone lì dentro, chissà come ci sono arrivate, chissà come affrontano questa prova. Quanti ne escono interi e quanti con le ossa rotte.

La cosa curiosa è che però non li vedi mai. Ci sono le finestre, ci sono le sbarre ma non vedi mai una persona. Sembra quasi che non guardino fuori di proposito per evitare di vedere quello che non possono avere.

Ieri ho preso quello stesso autobus e giunti vicino alla prigione ho notato qualcosa di diverso. I carcerati erano alle finestre e si sbracciavano. Alcuni picchiavano sulle sbarre. Che sta succedendo? Forse è in corso una rivolta nelle carceri ceche? Eppure non ho sentito nulla di tutto ciò.

Giusto qualche secondo e ho capito tutto. Arrivati alla fermata, il pullman ha imbarcato una comitiva di ragazzine sui 15 anni che uscivano da scuola. Mi sono voltato di nuovo verso la prigione e mi sono accorto che no, i carcerati non si stavano ribellando... stavano solo salutando le ragazze. Mi è scappato un sorriso.
Alcuni agitavano le braccia facendo il gesto del saluto, altri picchiavano sulle sbarre ma il concetto era quello, farsi notare dalle ragazze. Le quali ricambiavano salutandoli a loro volta.

Cosa curiosa, tra l'altro, ché non sembravano avere alcun intento canzonatorio nei confronti dei carcerati. Non è che le ragazzine li salutavano deridendoli (tipo: ah ah ah... io sono qua e tu non puoi prendermi...cica cica bum). Sembravano salutarli onestamente. Chissà, forse è un riturale che fanno ogni giorno all'uscita di scuola.
In altri paesi dove la figa di legno è lo standard universale probabilmente le ragazze si sarebbero dette infastidite e importunate, poi avrebbero chiesto l'intervento dell'autorità per terminare questo affronto.

Il pullman riparte, gli ultimi saluti ai prigionieri e poi via.
Poteva finire qui, eppure quell'immagine dei carcerati alle finestre che sbavano per un po' di figa vista da lontano mi è rimasta dentro. Quelle mani che picchiano alle sbarre, quello sbracciarsi anche solo per essere notati...
È stata una delle cose più degradanti che abbia mai visto. Un'umiliazione dell'uomo.

Mi sembrava di vedere degli animali in gabbia che si dimenavano per soddisfare un istinto primordiale.
Un po' come un bambino africano che muore di fame messo in una gabbia e costretto a vedere gli altri che si abbuffano mentre a lui non arriva nemmeno un tozzo di pan secco.
Un sadismo, una mortificazione della dignità umana che mi ha fatto stare male. Quelle persone carcerate era ridotte ad animali che si dimenano nella gabbia per la privazione a cui sono sottoposti.

È un trattamento umano tutto questo?

I tribunali universali dei diritti di stocazzo ci fanno le multe per le condizioni disumane delle carceri, per le celle sovraffollate e così via. Ma negare il diritto a scopare non è forse anch'esso un trattamento disumano?

Oh, il carcere è la privazione della libertà (per la sicurezza pubblica e per la rieducazione del condannato). Il giudice condanna a quello, a non avere la libertà; non condanna alla privazione della figa.
Così come non condanna alla privazione dal cibo e dall'acqua, o a qualsiasi altro diritto elementare dell'uomo come le cure mediche, un letto dignitoso, l'istruzione!
La condanna alla reclusione non include la privazione della figa, non è quello il suo scopo, non è quello in cui consiste. Togli pure la libertà (è quello il carcere) ma la figa no, togliere la figa non è parte della pena così come non è parte della pena vivere in un carcere sovraffollato, essere picchiato dai secondini o beccarsi le malattie.

Fare sesso è un istinto primordiale dell'uomo: tolti i tabù di torno e guardando solo al lato scientifico della faccenda questa è una verità incontestabile. Può piacervi o meno ma l'uomo ha dei cosini chiamati ormoni che gli fanno venire voglia di fare sesso. Non c'è nessuna colpa ad avere gli ormoni: è così che funziona l'uomo, è la natura.
Privare un uomo della soddisfazione sessuale (per anni o lustri) è dunque un trattamento contro la natura dell'uomo.
Quelle mani che sbattono alle finestre perché annusano un po' di figa da lontano sono lì a ricordarvelo.

Penso allora che si debba affrontare questo problema senza tabù e per il rispetto della dignità umana, creando modalità per la fruizione del sesso da parte dei carcerati. Dico senza tabù perché di gente che fa battaglie "civili" ce ne è tanta, e sui più svariati temi. Vuoi rendere legali le droghe? Dicono che sia un tabù eppure un centinaio di parlamentari di diversi partiti che non hanno problemi a legalizzare la droga li trovi in un battibaleno.
Nemmeno fosse la battaglia della vita.
Ma anche per i diritti dei carcerati quanti politici si sono mossi, hanno fatto scioperi della fame, hanno denunciato le condizioni di sovraffollamento delle carceri?
Pochissimi invece hanno avuto le palle di tirare fuori il problema del sesso dei carcerati. Quasi che abbiano timore dell'opinione pubblica: come dire, se tu vai in giro a proporre il diritto al sesso per i carcerati poi la gente ti dice "ma che si arrangino, hanno sbagliato, stiano pure qualche anno senza scopare".

Va da sé che nelle carceri italiane ci puoi stare anche da perfetto innocente in attesa di giudizio definitivo (e per anni). Ma far capire che la privazione dal sesso così come dal cibo o da qualsiasi altro diritto elementare dell'uomo non è parte della pena è tremendamente difficile.

Eppure la soluzione sarebbe semplicissima. Per consentire ai carcerati che hanno una relazione con una donna fuori dal carcere di fare sesso con lei non è che serva così tanto.
Basta attrezzare una stanza del carcere a stanza del sesso. Volete non trovarmi una stanza di dieci metri quadri in ogni carcere? Ne basta una da usare a turno. Gli dai una mano di bianco, metti dentro un letto matrimoniale dell'ikea, kit di lenzuola, cestino per i preservativi, luci soffuse e sei a posto. Stando larghi un mille euro e ti attrezzi la stanza del sesso alla grande.
Poi quando viene la moglie a trovarti ci fai sesso insieme. Visto che non capita tutti i giorni che viene a trovarti si fa il calendario e i carcerati usano a rotazione la stanza.

Niente di speciale o di innovativo. Da qualche parte, mi sembra, già si fa.
Si tratta solo di estendere questo concetto a tutte le carceri, per garantire a chiunque il diritto a una sana scopata così come gli garantisci il diritto a un pasto.

Tra l'altro anche l'amministrazione penitenziaria ha solo da guadagnarci. Consentire ai carcerati di scopare può avere solo benefici: un carcerato che scopa sarà una cercato meno nervoso, più rilassato e quindi meno incline a proteste e rivolte. Una scopata di tanto in tanto tira su il morale di chi deve affrontare la detenzione, riduce i rischi di suicidi, e tutto ciò contribuirebbe a creare  un'atmosfera più serena del carcere.

Poi vabbe', per chi non ha una donna fuori dal carcere si può sempre prevedere un catalogo di prostitute che il carcerato può ordinare e pagare (ovviamente rivedendo la legge Merlin che allo stato attuale lo vieterebbe).
E lì i tabù da superare sono due.

Ma pensate anche alle mogli dei carcerati, pensate a che prova devono subire. Loro che non sono neanche state condannate, hanno la libertà, e uomini intorno tutti i giorni. Eppure per dovere di fedeltà al marito devono passare la vita a guardare il soffitto.

Lo so che quello che ho scritto qua può sembrare provocatorio. Badate bene: non lo è.
Si tratta di dignità umana.

E forse meglio di me - sicuramente con più eleganza - lo ha spiegato Pertini nell'intervista che rilasciò a Oriana Fallaci quando racconta della sua carcerazione:
 Io, in carcere, pensavo: non sono qui dentro per un reato comune ma per aver difeso la mia fede. E la fierezza compensava la rinuncia. D’accordo, ogni tanto v’era un cedimento. Quella mattina ad esempio in cui udii le campane di Ventotene e aprii la finestra e mi investì la primavera, un profumo di fiori... Sa, i fiori che sbocciano la notte e all’alba spandono il loro profumo... E mentre ascoltavo quelle campane, mentre aspiravo quel profumo, giunse l’eco di un canto d’amore. Un canto che si levava da una barca di pescatori. E mi prese come un capogiro, come un dolore per questa vita che entrava dalla finestra e che io non potevo toccare... Si ridestarono in me tutti i desideri, tumulti di desideri... Può immaginarli, Oriana, i desideri di un giovane che non ha ancora trent’anni. Ma io mi strinsi la testa tra le mani, mi buttai un po’ d’acqua fredda sul volto e mi dissi: «Non fare il cretino, Sandro, non lasciarti cogliere dalle nostalgie».

Pensateci.

Fascismo retrogrado

January 30th, 2015 by mattia | 14 Comments | Filed in ignoranza, w la fisica
- Prego, signore, da questa parte. Il Sindaco la sta aspettando.
- Eccomi.

 

- Permesso?
- Avanti, avanti! Si accomodi. Cosa posso fare per lei, giovanotto?
- Buongiorno signor Sindaco. Io vorrei...
- Mi lasci indovinare? Vuole protestare contro il venditore di concime che si approfitta del fatto che è l'unico a venderlo nel paese e fa prezzi esorbitanti? Eh, giovanotto, lo sa che siamo nel paese delle libertà, non posso farci niente io! È libero di fare i prezzi che vuole.
- No, in realtà...
- Ah, non è per quello? Allora dev'essere sicuramente per l'oste che chiude baracca e burattini alle 4 del pomeriggio la domenica. Hanno già protestato in tanti e si fidi, sono completamente d'accordo. No, dico, come fai a chiudere l'osteria alle 4 la domenica? Dove deve andare un cristiano a bere un whiskey la domenica pomeriggio? Però sa, come faccio a imporgli di stare aperto? Nel nostro paese il sindaco mica può intervenire sulla libertà di aprire o chiudere un esercizio commerciale.
- Signor sindaco, non mi interessa di quando chiude l'osteria. Sono persino astemio.
- Suvvia, giovanotto, cosa dice!
- Giuro. Ho un altro problema.
- Oltre al fatto di essere astemio? E quale sarebbe?
- Vorrei aprire un'azienda.
- Ottimo, ottimo. Siamo il paese della libera iniziativa imprenditoriale. E qual è il problema?
- È che gli uffici comunali non mi dànno il premesso. Sembra che siano ostili, quasi non vogliano che apra la mia fabbrica.
- Strano, e che sarà mai? Cosa vuole produrre, di grazia?
- Dei quadricili a motore.
- Dei cosa?
- Quadricicli a motore. Ne ha mai sentito parlare, signor Sindaco?
- Mmmm... sì, mi sembra di aver sentito qualcosa.... sono come...
- Sono come carrozze senza cavalli.
- Ah sì, ecco. Però non ho ben capito come funzionano.
- Si usa il motore di Benz: una piccola macchina a vapore, molto piccola. Si installa su di un telaio meccanico con ruote e non servono più i cavalli.
- Ma quindi...
- Voglio aprire una fabbrica per produrre questi quadricicli a basso costo!
- Ma quindi...
- Per adesso sono carissimi, ma io ho un piano formidabile. Suddivido la produzione in tante piccole fasi, per ottimizzare il lavoro...
- Ma quindi...
- E così penso di produrre quadricicli a motore molto economici, che si possono permettere tutti.
- Ma quindi...
- Signor sindaco, mi segue?
- Sì, sì, la seguo giovanotto. Stavo solo pensando... ma quindi se poi lei produce questi quadricicli a motore economici la gente non avrà più bisogno della carrozza, giusto?
- Esatto!
- E neanche del cavallo.
- Proprio così! Ma dagli uffici comunali continuano a opporsi. Una volta dicono che manca un permesso, una volta che manca un certificato... mi sembra che mi stiano boicottando. Eppure mi sembra di portare solo del progresso.
- Certo, certo, giovanotto, però stavo pensando... questa cosa che poi non servono più i cavalli, è sicuro che sia un bene?
- Mi scusi?
- Sì, dico, lo so bene che un cavallo richiede cura, capisco che il suo quadriciclo sia più veloce e affidabile, e che non lascia in giro ricordini... eh eh... ma il problema è che...
- Il problema è che?
- Il problema che poi se lei produce questi quadricicli a motore economici poi uccide il mercato dei cavalli, e dove va a lavorare tutta quella gente?
- Può venire a lavorare alla mia fabbrica!
- Sì, giovanotto, ma lei non capisce. La nostra città è famosa per i cavalli. Ha presente le fiere che facciamo tutte le prime domeniche del mese? Lo sa che c'è gente che si fa 600 miglia per venire qua a comprare il cavallo? 600 miglia, giuro. Le nostre fiere del cavallo sono note per essere i posti migliori dove comprare un cavallo. La gente lo sa che qui fa un buon affare, che trova solo cavalli di ottima razza. Non come quelli che si comprano giù a Giargiatown. Hanno cercato di imitarci, ma come i nostri allevatori di cavalli non ce n'è, si fidi.
- Mi fido, ma...
- Ma cosa? Non capisce ancora? La nostra città si è guadagnata una fama come la città dei cavalli. Siamo noti per questo. Lo sa qual è l'indotto che gira attorno al mercato dei cavalli? Non lo sa, vero? Allora glielo dico io. Ha presente quante locande affittano camere ai clienti delle fiere? Vengono qui a comprare il cavallo, poi stanno a dormire in una locanda e...
- E se vogliono comprare un whiskey dopo le 4 del pomeriggio trovano chiuso.
- Lasci perdere quello lì. Comunque, con la scusa del cavallo c'è tanta gente che ci campa. Non solo gli allevatori, sa? E lei?
- E io?
- E lei vorrebbe buttare tutto all'aria. Noi siamo famosi per i cavalli, è la nostra identità, qualcosa che ci caratterizza. E lei vuole distruggere tutto sostituendolo con questa storia dei quadricicli a motore.
Che poi saranno anche pericolosi e fanno morire la gente.
Ah, ecco, bravo lei... ci vuole togliere la nostra identità e far morire la gente...
- In realtà io volevo solo ...
- E poi sa cosa? Lei vuole omologarci!
- Voglio cosa?
- Sì, vuole l'omologazione. Tutti con un quadriciclo a motore uguale. Oggi li venderebbe qua, poi si ingrandisce e li vende in tutta la costa orientale... e poi? Cosa vuol fare? Vuole portare i suoi quadricicli a motore in tutto il mondo? Sì, proprio così. Magari anche in Europa. Pensi un po', un europeo che guida un quadriciclo a motore identico a quello che guida un americano. Proprio identico. Ecco cosa vuole lei, l'omologazione. Tutto il mondo che guida i suoi quadricicli a motore, tutti identici.
- Ma se convengono...?
- Si rente conto di quello che dice? E le peculiarità del territorio? Eh? Adesso noi siamo famosi per i nostri cavalli, uno diverso dall'altro, ma tutti di grandi razze. Sono particolari, sa? Chi viene a comprarli sta lì a valutarli attentamente, uno per uno, finché non trova quello che gli sta bene. E lei cosa vorrebbe? Buttare alle ortiche tutto questo per darci in paso a quadricicli fatti con lo stampino?
- Signor sindaco...
- Giovanotto io devo difendere le peculiarità del territorio, devo...
- Signor sindaco...
- devo salvaguardare la nostra identità...
- Signor sindaco...
- devo fermare l'omologazione...
- Signor sindaco!
- Sì?
- La prossima volta che sta male e il signor dottore non può raggiungerla perché il cavallo è imbizzarrito o stremato dalla fatica e non fa un passo, si ricordi di questa conversazione.
- E perché mai?
- Perché se il dottore avesse avuto un quadriciclo a motore l'avrebbe potuta raggiungere senza problemi in qualsiasi momento.
Ma forse a lei interessa di più che la nostra città sia conosciuta per i suoi cavalli caratteristiche che non piuttosto che il medico possa venire a curarla celermente.
Le auguro solo di star bene.

 

Cambiando quello che c'è da cambiare, questo è esattamente quello che sta accadendo con gli OGM.
Con qualche fetta di ironia, perché dire che le culture OGM porterebbero omologazione fa davvero ridere. La storia dell'agricoltura è storia di omologazione.
Dopo la scoperta dell'America, l'abbiamo studiato tutti alle elementari, l'Europa fu invasa da nuove culture, tra cui il mais, che soppiantarono le vecchie culture. Fa dunque ridere che venga difeso il mais "locale" contro il mais OGM che porterebbe all'omologazione. Usando la stessa logica non ci saremmo dovuti omologare nemmeno cinque secoli fa e staremmo ancora a fare la polenta col miglio.
Se proprio sei contro l'omologazione devi essere contro l'omologazione di cinque secoli fa, quindi essere contro qualsiasi mais.

Dicevo che la storia dell'agricoltura è storia di omologazione perché l'agricoltura di per sé si basa su di un principio base molto semplice: aumentare la produzione di cibo nella maniera più efficiente.
In tutta la storia dell'umanità l'uomo ha fatto agricoltura seguendo questi principi: avere piante che producessero più cibo, che facessero cibo nutriente, che fossero più resistenti ai parassiti e agli eventi atmosferici. Punto.
La difesa dei prodotti tipici e caratteristici del luogo è solo una favoletta che si sono inventati negli ultimi tempi dei segaioli mentali con la pancia piena. Perché è quando hai la pancia piena che hai tempo per pensare a queste cose.
Ma per millenni e millenni, giusto magari fino a qualche decennio fa, i contadini hanno fatto la fame. E se tu a un contadino che faceva la fame portavi una pianta che produceva più cibo, più nutriente e che magari era più resistente ai parassiti quindi non rischiavi di fare debiti un anno per mangiare se il raccolto ti andava in vacca... be', quel contadino te la piantava subito.
Se ne strafotteva il cazzo se si perdeva la cultura caratteristica del territorio. Perché quando hai fame pensi a quello che ti riempie la pancia non alle seghe mentali sulle culture tipiche del territorio.
Poi col tempo diventano culture "tipiche" di quel territorio, ma all'inizio si impongono solo perché sono "convenienti" a scapito delle culture che c'erano prima.

Dall'alba dell'umanità l'uomo ha "forzato" la natura facendole fare quello che di suo non avrebbe mai fatto. Che poi è la differenza tra agricoltura e la raccolta è poi quella: se davvero vuoi fare quello che rispetta l'ecosistema e la biodiversità dovresti abolire l'agricoltura e basare la tua alimentazione sul raccolto di ciò che la natura produce spontaneamente. All'opposto, se tu fai agricoltura stai già imponendo con la forza un'alterazione ai normali processi che in natura regolano la propagazione di una pianta piuttosto che un'altra.

Perché allora le colture non OGM dovrebbero essere più rispettose dell'ambiente e della biodiversità? La vera biodiversità non è coltivare 100 tipi di mais diverso ma non coltivare nulla e lasciare che le diverse qualità di mais si propaghino da sole nella natura.

Eppure per gli oppositori degli OGM la forzatura che l'uomo fa piantando 100 tipi di mais va bene, mentre la forzatura che fai piantando 10 tipi di mais non va bene. La cosa assurda è che ti spacciano questo concetto parlandoti di biodiversità, ignorando che se dovessimo parlare di biodiversità non ci dovrebbero nemmeno essere quei 100 tipi diversi di mai coltivati in ettari ed ettari di terreno.

La tiritera della biodiversità però ormai è diventata il nuovo dogma degli oppositori agli OGM. Perché la biodiversità è una cosa importante e fondamentale per l'equilibrio dell'ecosistema, ma questi ne hanno stuprato il significato applicandola all'agricoltura per opporsi agli OGM. Così con la parola "biodiversità" infiocchettano leggi e direttive idiote contro gli OGM, perché chi mai voterebbe un provvedimento contro la biodiversità?

Se ci pensate bene però a questo strumento della biodiversità sono arrivati solo ultimamente. Insieme al discorso delle tradizioni locali da salvaguardare (tradizioni che non esistono, ma sono solo il frutto di quello che si è precedentemente imposto per convenienza).
In precedenza puntavano su di un altro strumento, la pericolosità degli OGM. Quando poi la scienza ha detto che gli OGM, dopo opportuni controlli, sono sicuri (e ce ne siamo mangiati a tonnellate di grano OGM senza che sia successo niente) allora hanno dovuto dovuto ripiegare su queste storie delle tradizioni e della biodiversità.
Condite con storielline al limite della puttanata galattica, come la storia dei semi. Già, perché parlano di pericolo OGM perché si finisce per avere il monopolio dei semi in mano a poche multinazionali. Come se consentire all'azienda X di produrre e commercializzare dei semi vieti all'azienda Y di fare altrettanto. Per spiegarmi meglio: è come dire che consentire a due lesbiche di ciulare tra di loro vieta a una coppia di fare sesso etero.
Se tu consenti a un'azienda di vendere semi OGM non significa mica che un altro non può vendere semi non-OGM. Fa la sua sua fabbrica di semi, apre i suoi negozi, assume il personale, mette i registratori di cassa e li vende. Che problema c'è? Che non sono competitivi?

Io ritengo che queste norme contro gli OGM siano una violazione inaccettabile della libertà d'impresa. Tu sei libero di fare quello che vuoi, di produrre matite o calessi, di vendere telefoni cellulari o servizi di barberia, di piantare patate o melanzane ma gli OGM no, quelli no.
E con che cazzo di diritto decidono cosa pianto io nel mio campo?
Ok, se è una piantagione di papavero da oppio puoi anche vietarmelo. Ma se coltivo mais OGM, che è stato testato come sicuro, sulla base di cosa vuoi vietarmi di piantarlo?
Perché a te non piace e vuoi quello non-OGM? Se a te non piace il mio mais OGM non comprarlo. Vai da Gianni che coltiva il mais non-OGM e compri quello. Se tutti vi comporterete così io non avrò nessun cliente e la mia azienda fallirà. Come dici? Il mio grano OGM produce di più, è più resistente ai parassiti, quindi posai venderlo a prezzo inferiore e così tutti i clienti vengono da me e non comprano più da Gianni il grano non-OGM?
Ah, quindi funziona che se io ho un prodotto più competitivo non mi consentono di commercializzarlo perché altrimenti il prodotto meno competitivo fallisce? Ottimo. È proprio così che avanza l'umanità, avete capito tutto.

Ecco perché quello che sta succedendo con gli OGM è la stessa cosa narrata nel dialogo di fantasia. Siccome le automobili farebbero morire il mercato del cavalli in quanto più competitive, le autorità si premurano di bloccare la costruzione della fabbrica di automobili. Poi infiocchettano il tutto con la storiella delle tradizioni e dell'identità.

Qui è la stessa cosa: abbiamo di fronte un'avanzamento tecnologico che potrebbe essere utilissimo all'umanità ma le autorità si arrogano il diritto di vietare l'innovazione per non far perdere di competitività ai prodotti meno convenienti.
Sareste contenti se lo Stato vi vietasse di usare l'automobile e vi obbligasse a usare il cavallo? Ebbene, stanno facendo lo stesso vietando gli OGM senza alcuna motivazione scientifica, solo perché non gli stanno simpatici, e vi obbligano a mangiare cibi non OGM.

Non so come lo chiamate voi, per me è fascismo retrogrado.