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No, se non vaccinate i figli non è solo affar vostro

January 28th, 2016 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, w la fisica
Spesso sento i genitori anti-vaccini dire: ma se io non vaccino mio figlio a te che te ne frega, al massimo si ammala lui... tu vaccina il tuo di figlio e sei a posto, la faccenda non ti riguarda, col mio di figlio faccio quello che voglio.

Sarebbe anche facile rispondere che lo Stato deve tutelare il figlio di un genitore pirla dai danni che può provocargli. Se un genitore non dà da mangiare al figlio lo Stato glielo porta via per tutelare un bambino che non può difendersi da solo, no? Lo stesso coi vaccini.
Quindi no, non sei libero di esporre tuo figlio al pericolo di non vaccinarsi. Così come non sei libero di non alimentarlo, di mandarlo in giro in mutande se fuori ci sono -20°C, di portarlo in auto senza sistemi di protezione e così via.

Ma c'è una motivazione ancora più ovvia e che è ben rappresentata da questo articolo: Lia è una bambina Toscana di sei anni che non può andare a scuola.
Lia è immunodeficiente, e per questo motivo non può vaccinarsi. La vaccinazione, che per tutti noi è innocua per un immunodeficiente è molto rischiosa. Come fanno allora a proteggersi dalle malattie contro cui non possono vaccinarsi? Confidano sul fatto che tutti gli altri siano vaccinati. Siccome però nella sua classe ben otto bambini su 18 non sono vaccinati sarebbe un rischio troppo elevato per lei passare così tanto tempo ogni giorno a stretto contatto con bambini a rischio, e la mamma è costretta a tenerla a casa.

I genitori di quegli otto bambini che non hanno vaccinato i figli non possono dire "e a voi che vi frega se non vaccino il figlio mio... sono fatti miei, al massimo si ammala il mio di figlio". Non possono dirlo perché a causa dei loro bambini non vaccinati Lia non può andare a scuola negandole il diritto allo studio.
In un sistema normale dovrebbero essere quegli otto bambini a non andare a scuola finché non si vaccinano, non dovrebbe essere Lia a stare a casa. Dovrebbe essere tutto all'opposto.

Cari genitori, capitela: se non vaccinate vostro figlio questo diventa un pericolo per la salute pubblica, un pericolo per i bambini che vaccinarsi non possono. La loro sicurezza si basa sul fatto che tutti gli altri attorno a loro siano vaccinati creando una protezione indiretta per loro.

 

Nel frattempo lo Stato potrebbe iniziare a togliere la potestà genitoriale ai genitori che non vaccinano i figli.

 

Piesse: si noti la parte dell'articolo in cui dicono
Poi, per dimostrare la sua imparzialità, racconta di quando, due anni fa, la scuola partecipò a un convegno-dibattito dal titolo “Vaccino sì, vaccino no?” e solo sul finire della telefonata fa cenno alle complicanze che ebbe il suo, di figlio, subito dopo la vaccinazione.

Imparzialità? Imparzialità rispetto al buon senso e alla deficienza?
Cerchiamo di capirla una volta per tutte: non è che bisogna essere sempre imparziali. Se uno viene a dirmi che la Terra è piatta non assumo una posizione imparziale, gli dico che è un idiota e la storia finisce lì.

Una pagina buia per la scienza in italia

October 4th, 2015 by mattia | 21 Comments | Filed in bufale, ignoranza, ogm, perle giornalistiche, politica, w la fisica
Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, quello dell'Ambiente Gian Luca Galletti e della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno inviato alla Commissione Ue le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo.

via repubblica.it

Maurizio Martina, Gian Luca Galletti e Beatrice Lorenzin. Li terremo a mente molto bene questi nomi, che entrano di diritto nell'albo d'oro dei nemici della scienza.

L'altro giorno è stato una brutta giornata per la scienza in italia, una di quelle giornate che poi fra qualche decennio (o secolo) ricorderemo con vergogna. Un po' come quando pensiamo alla caccia all'untore e diciamo: ma come è possibile che fossero così storditi? E ti scatta una feispalm.

Almeno durante la caccia all'untore avevano la scusa di non possedere dati scientifici per giustificare la loro ignoranza. Non era tutta colpa loro, dopo tutto. Qui invece no, qui c'è della colpa nell'ignoranza, perché la scienza ormai c'è e se le volti le spalle lo fai consapevolmente.

La cosa che mi ha dato più fastidio è che nessuno si è scandalizzato più di tanto. Fanno una gran cagnara su qualsiasi atto del governo, mentre sulla richiesta di vietare gli OGM in italia nessuno che alza la voce contro.

 

Il motivo è presto detto: si basa tutto sul tipo di narrazione con cui viene presentato il divieto agli OGM. Uno schema logico magistralmente rappresentato dall'articolo di repubblica.
Che prendo come spunto per smontare qualche panzana sugli OGM.

1 - milioni di mosche adorano la merda
Secondo una indagine Ixè, diffusa da Coldiretti, la richiesta del governo italiano trova d'accordo quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) che si oppongono oggi al biotech nei campi.

Il primo argomento fallace è quello del consenso popolare.
Il 76% degli italiani sono contro il biotech nei campi, dicono. A parte al fatto che vorrei capire cosa significa biotech. Se togli ogni tecnologia all'agricoltura non rimane niente. Ma proprio niente.
Ma neanche i trattamenti che fai alle piante che vengono pure concessi dall'agricoltura biologica. Non è forse una biotech anche quella?
Ma facciamo finta che sia solo un'espressione infelice per dire OGM. E poniamo pure che gli italiani siano davvero al 76% contrari agli OGM (sarebbe stato bello chiedere, alla domanda successiva: cosa sono gli OGM? e vedere quanti dei contrari avrebbe dato la risposta giusta).

Anche ammettendo tutto questo: chi se ne fotte?
Il 76% degli italiani può anche avere un'idea idiota, ma ciò non la rende corretta. Il no agli OGM non lo puoi giustificare dicendo che gli italiani sono contrari, perché questo non dimostra che siano pericolosidannosi (al massimo dimostra solo che gli italiani sono disinformati).

Uno potrebbe dire: ok, è solo una questione di scelta, gli italiani non li vogliono perché vogliono legittimamente puntare su altro, e quindi li vietiamo. Già, ma c'è un restante 24% che invece li vuole. Fosse anche solo un agricoltore uno che vuole coltivare OGM: nel momento in cui non sei capace di dimostrare la pericolosità degli OGM non hai diritto di vietargli di coltivarli. Perché tu sei libero di puntare sull'agricoltura che preferisci ma questo implica che quell'unico agricoltore è libero di preferire OGM. Così come tu sei libero di coltivare zucchine e io sono libero di coltivare carote. Non è che se in italia la maggioranza decide di coltivare zucchine allora può vietare a me di coltivare carote.
La libertà di iniziativa ecomica è un principio costituzionale, cicci belli. Se l'azienda agricola Salcazzo S.r.l. vuole fare OGM non è che glielo puoi vietare perché il governo decide di puntare sul OGM-free. Il governo potrà - al massimo - incentivare le coltivazioni senza OGM e tassare di più quelle con OGM (e siamo già su filo della liceità) se vuole puntare su quel metodo di agricoltura. Ma non può vietare di coltivare quello che non rientra nei suoi piani. Così come può puntare sulla tecnologia spinta, ma non può vietare a un imprenditore di fare manifattura di infimo livello.

Quindi da entrambi i punti di vista l'argomento a maggioranza, non regge.

2- Il falso argomento del "meglio poco ma buono".
La nostra scelta guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività. (Martina)

Uno dei concetti sbagliati che più girano attorno agli OGM è espresso magnificamente da questa frase del ministro Martina.
Sembra che la contrapposizione sia: OGM= tanta produzione di cattiva qualità, NO OGM= poca produzione ma di buona qualità.
Ci sarebbe molto da discutere su questo fatto. Innanzitutto spiegando che la parte della maggiore o minore produttività può anche essere giusta, la parte della qualità non necessariamente. Vero è che ad esempio, con la vite se fai troppa produzione per pianta poi la qualità dell'uva non potrà essere eccelsa, ma quando si parla di OGM si considerano piante più resistenti a malattie ed attacchi vari. La maggior produzione non è che la fai necessariamente perché spremi come dei limoni le piante, ma semplicemente perché hai meno perdite.
E ci sarebbe anche da dire che perseguire una maggiore resa non è niente di anormale: è lo scopo stesso dell'agricoltura. Ogni tipo di agricoltura dà una resa che non avrai mai in natura (altrimenti ci diamo alla raccolta come gli uomini primitivi).

Ma non era questo di cui volevo parlare. Volevo piuttosto concentrarmi su di un altro fatto. Gli OGM non è che sono solo un mezzo per ottenere una resa migliore. Gli OGM possono essere un'arma di difesa necessaria contro i pericoli per le coltivazioni.

Molti dei cazzari anti OGM hanno una visione distorta dell'agricoltura, pensano che oltre a essere qualcosa di bucolico sia qualcosa di eterno e immutabile. Ebbene, non è così.
L'agricoltura è in continua evoluzione e si scontra con tutto il resto dell'ecosistema. Giusto per non andare lontano prendiamo l'esempio della filossera della vite. Fino al 1800 i viticoltori europei erano lì belli felici che coltivavano le loro viti. Dopodiché a partire dal 1863 arriva sta stronza della fillossera, un insetto che si attacca alle radici della vite e ti manda in vacca tutta la pianta.
In pochi anni la filossera si diffonde a macchia d'olio in tutta Europa. Come ci si salvò dalla catastrofe? Si scoprì che le viti americane erano resistenti alla filossera e così si iniziò a innestare le viti europee su portinnesto americano. Tecnica che viene usata anche tutt'oggi per avere piante che non vengano fottute dalla filossera.

In quel caso andò di culo che si scoprì una specie di vite resistente alla filossera. Ma se non fosse accaduto? Probabilmente la viticoltura Europea sarebbe scoprarsa nel giro di qualche lustro. Magari oggi non parleremmo nemmeno più di vino europeo semplicemente perché non esisterebbe.

Questo è solo un esempio per far capire che purtroppo la natura non è quella cosa statica che pensano i cazzari anti OGM. La natura è tumultuosa, e succede di continuo che una pianta venga attaccata da una malattia che si diffonde rapidamente fino a determinare l'estinzione di quella pianta. È sempre capitato fin dalla notte dei tempi: ci sono specie si creano e si estinguono in continuazione. Noi umani abbiamo la pretesa di prendere una specie e di usarla come cibo senza pensare che un giorno può arrivare un insetto o un fungo del cazzo e ti porta via la specie.

Ora, passi per l'uva. Avremmo potuto vivere tranquillamente anche senza vino. Se invece si tratta di piante come il grano allora sono cazzi amari. Pensare se domani un fungo si diffonde a macchia d'olio e distrugge le piantagioni di grano: che cosa mangiamo? Avete idea di cosa significa togliere il grano all'umanità? Diciamo che sarebbe un metodo molto efficiente per ridurre il sovrapopolamento della Terra.

Cosa possiamo fare davanti a questi pericoli? Certo, possiamo sperare che ci salti fuori la pianta americana di turno che è resistente a quel fungo e ci salvi il culo. Oppure possiamo metterci di gran lena a fare incroci su incroci fino a che su numeri enormi di piante non ne salta fuori una resistente per una botta di culo. Oppure possiamo usare gli OGM se sappiamo quale gene rende la pianta resistente al fungo.
La differenza è che non dobbiamo andare a tentativi sperano che per caso ci vada bene e salti fuori una pianta resistente. Non dobbiamo sperare che per caso un coltivatore dell'Arkansas trovi nel suo campo una pianta resistente e sia così sveglio da accorgersene e chiamare degli esperti per sfruttarla. Con gli OGM sappiamo quello che possiamo fare e lo progettiamo.
È un cambiamento enorme di prospettiva. È come avere a disposizione un accendino per accendere il fuoco quando vogliamo noi e rinunciarvi perché riteniamo sia meglio sperare che un fulmine colpisca a caso un albero e lo incendi per ottenere il fuoco.
Perché dovremmo rinunciare agli strumenti che la tecnologia ci offre per controllare?

 

3 - La biodiversità significa altro

Dice sempre Martina:
Abbiamo un patrimonio unico di biodiversità che rappresenta un valore non solo da tutelare, ma da promuovere

Questo è uno dei classici argomenti contro gli OGM che viene sfoderato come arma imbattibile.
Chi mai direbbe che è contro la biodiversità?
I fuffari anti-OGM pensano così di averla vinta. Basta dire biodiversità e la ragione è tua.

Peccato che non sia così.
La biodiversità è sì una cosa importante, ma non c'entra nulla con la battaglia contro gli OGM. Ma proprio nulla di nulla.

Innanzitutto: l'agricoltura è sempre e comunque una forzatura della natura. Le specie che coltiviamo sono il frutto di una selezione che l'uomo ha fatto nel corso della storia scegliendo di coltivare le piante che erano per lui più vantaggiose (perché nutrivano di più, perché avevano un rendimento maggiore o per un sapore migliore).
Se non ci fosse stata questa selezione da parte dell'uomo le piante che avremmo adesso sarebbero state molto diverse, con una resa minore. Non avremmo piante con delle belle mele grosse e succose ma delle mele mignon e forse un po' acidognole, non avremmo delle belle spighe corpose, non avremmo carote corpulente ma radici rachitiche.
Le piante come le conosciamo noi esisterebbero, ma sarebbero una rarità nascosta nel gruppo. L'uomo è semplicemente stato capace di scovare quelle rarità, dovute a mutazioni spontanee, per poi sfruttarle per la coltivazione.

Se volessimo dunque la biodiversità come la intendono i fuffari anti-OGM dovremmo quindi smetterla anche di coltivare quelle che noi consideriamo carote normali e dovremmo metterci a coltivare anche le carote rachitiche. Biodiversità per biodiversità...

Il fatto che cento anni fa ci fossero 1000 tipi di carote, mele, riso o grano diversi e ora solo 50 non è che una volta l'agricoltura era bella e rispettosa della biodiversità e ora no. Perché anche 1000 tipi di carota non sono rispettosi della biodiversità (anche quelli erano frutto di una selezione).
Semplicemente un secolo fa era più difficile mettere in comunicazione un contadino dell'Arkansas con un contadino della Lomellina. Se tu avessi detto a un agricoltore della Lomellina che c'era una pianta in Arkansas che resisteva meglio della sua a delle malattie quello l'avrebbe coltivata di gran lena. Solo che all'epoca le comunicazioni e i trasporti non erano così facili come ora.

Ho detto prima che la biodiversità è una cosa importante, ed è vero. Ma non nel senso che intendono i fuffari anti-OGM. La biodiversità è un utile patrimonio per il discorso che si faceva prima della resistenza a eventuali parassiti che possono attaccare una specie. Nel momento in cui, che ne so, un insetto devasta una coltivazione posso cercare nell'immenso patrimonio genetico formato dalle piante ad essa imparentate qualcuna con un gene che offre resistenza per poi sfruttarlo.

Dobbiamo sì preservare la biodiversità perché un "archivio di geni" quanto più vasto (e a diretta disposizione, mica che ci mettiamo a cercare le piante selvatiche nei campi del mondo) è utilissimo per creare piante resistenti ad attacchi vari ed eventuali, quando accadono.
Ma ciò non significa che bisogna coltivare tutte queste diverse piante per mangiarle. È sufficiente sviluppare degli istituti di ricerca con lo scopo di preservare tutte queste piante in un numero sufficiente per consentire la loro riproduzione in modo che non si perdano. Non devi fare centinaia di ettari.

Bisogna ben distinguere i due livelli: quello dei numeri di massa della coltivazione per sfamare il mondo, che non c'entra niente con la biodiversità (e non c'entrava niente nemmeno prima degli OGM, come abbiamo visto), e il livello a numeri (relativamente) bassissimi di piante in cui lo scopo non è fare cibo ma tramandare il patrimonio genetico (e qui sì che c'entra la biodiversità).

Pretendere che l'agricoltura si prenda carico di tramandare la biodiversità significa fare una confusione enorme (e non avere idea di cosa è la biodiversità). L'agricoltura faccia pure l'agricoltura - ossia crei cibo in quantità per tutti gli umani - che a tramandare la biodiversità ci pensino gli istituti di ricerca.
Invece di sparare cazzate dicendo che l'agricoltura deve tramandare la biodiversità tirino fuori, le istituzioni, un po' di quattrini per finanziare questi istituti di ricerca che preservino questi immensi patrimoni genetici.

4 - Anti-OGM=rispettosi dell'ambiente. Sì, ciao.

Nel dibattito si inserisce adriano zaccagnini, deputato di SEL eletto con il M5S che dei suoi vecchi compagni di partito ha ereditato la propensione all'anti-OGM:
Adriano Zaccagnini di Sel saluta con favore la decisione in quanto iI nostro paese "deve continuare a perseguire una politica agricola rispettosa dell'ambiente e delle tradizioni contadine".

Eggià, perché gli OGM non sono rispettosi dell'ambiente.
Anche questa è una classica idea di chi pensa che gli OGM siano dei mostri a tre teste.

In realtà è vero il contrario. Creare piante più resistenti ti consente in generale di fare meno trattamenti. Se domani, per esempio, mi fornissero una vite OGM resistente alla peronospora o all'oidio io farei i salti di gioia perché potrei fare a meno di fare i trattamenti alle viti. E sì, non si butta più il rame a quintali come una volta, ma se si possono evitare i trattamenti tanto di meglio (non sono mai belli nemmeno da respirare per chi li applica).

Il dubbio che mi viene quando leggo questo argomento è che questa gente pensi davvero che l'agricoltura senza OGM sia fatta di gente che va in giro a togliere l'erbetta dai campi a mano e scacci via i parassiti avvicinandosi alle piante e dicendo loro "carissimi, non vi voglio disturbare, ma potreste spostarvi da queste piante?".

Questa gente li caricherei sui mezzi che spargono i trattamenti nei campi non-OGM per far capire cos'è davvero l'agricoltura.

5- la sicurezza ambientale e il nemico del made in italy

Anche di questo sono arrivati a parlare, di sicurezza ambientale.
Dice la Coldiretti:
Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati  in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del made in Italy

A parte al fatto che in italia per decenni una grossa fetta del grano italiano - quello con cui si fanno i grandi piatti del made in italy - era grano creso. Un grano ottenuto modificando i geni tramite radiazioni nucleari.
E non mi sembra che ci siano stati grossi problemi al made in italy se la pasta di quei decenni era stata fatta con grano al retrogusto di neutroni.

In realtà è solo marketing. La gente - ignorante - è convinta che OGM=male, e quindi questi pensano di sfruttare in no-OGM come marchio di qualità. Senza che questo abbia però un significato tangibile.
A questo punto puoi dire che il cibo italiano è migliore perché - che ne so - in italia c'è una forza eterica misteriosa che sale dalla terra che conferisce alle piante caratteristiche particolari. Se riesci a convincere la gente di questa fregnaccia (e i consorzi di formaggi vari ci sono riusciti) puoi spacciare i tuoi prodotti come migliori solo perché cresciuti sul sacro suolo italico.
Poi gli puoi anche dare la pasta fatta col grano modificato a raggi gamma.

Dopodiché quando si parla di sicurezza ambientale bisogna essere molto chiari su quello che si intende. Perché i cibi fatti con piante OGM prima di essere messi in commercio devono superare controlli di sicurezza come qualsiasi altro cibo non-OGM. Quindi non c'è alcuna differenza.
Se invece si parla di sicurezza per l'ambiente sarebbe bello capire se per Coldiretti è meglio usare una pianta OGM resistente ai parassiti oppure una pianta che si becca tutte le sciagure di questo mondo e per produrre qualcosa di accettabile bisogna fare trattamenti su trattamenti.

In definitiva, un sacco di argomenti che non stanno in piedi. Solo che raccontati così, senza alcun contraddittorio creano un racconto che convince il lettore che non indaga a credere che gli OGM siano il male. Il filo logico di articoli come questo nella sua perversione funziona.
Poi ci credo che gli italiani sono contro gli OGM, se questa è l'informazione.

Kp=0, Ki=0, Kd=0 ⇒ P=0

September 19th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in brasile, w la fisica
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Il buffetto sulla guancia

July 18th, 2015 by mattia | 11 Comments | Filed in ignoranza, w la fisica
Se a qualcuno fosse venuto il dubbio che esageri, ecco a voi un'ulteriore conferma del fatto che alla magistratura, quando si parla di scienza, va data una raddrizzata.

In questo caso abbiamo l'assoluzione di 23 primati dall'accusa di "danneggiamento e invasione arbitraria di terreno agricolo".
Cosa avevano fatto? Cinque anni fa erano andati a devastare un campo coltivato con un  mais OGM.
Sono entrati nel campo di un privato cittadino e l'hanno distrutto.

La stampa dice che sono stati assolti "per la tenuità del fatto".
Cioè, entrare in un campo e distruggere la coltivazione è una cosa da niente, un buffetto e via.

A poterlo fare prenderei prima i 23 primati e poi il giudice che li ha assolti "per la tenuità del fatto" e li metterei a lavorare la terra per tre o quattro stagioni, obbligandoli a vivere di quello che produce (anche non direttamente, ma vendendo i prodotti e vivendo di quello). Non produci niente? Fai la fame.
Tre o quattro anni a sudare nei campi lottando contro le malattie e poi vedi che cambiano idea. Altro che tenuità del fatto.

Ci sono cose che mi fanno imbestialire: lo spreco del cibo, per esempio. Ma anche la distruzione di piante per dispetto (perché ci sono i modi e le ragioni per eliminare piante quando necessario, ma farlo per dispetto è ignobile). Quando poi queste piante sono piante che dànno cibo e sono il frutto della fatica e del sudore dell'uomo andare a distruggerle è una cosa immonda.
Se ti danneggiano una casa puoi sempre chiamare un muratore e fartela riparare. C'è un danno economico, vero, ma puoi sistemare tutto. Una pianta no. Una pianta è una cosa viva, se la uccidi non c'è nessuno che possa "ripararla". È morta, punto. Non c'è niente che puoi fare, nemmeno con tutti i soldi del mondo.
L'unica cosa che puoi fare è piantarla di nuovo, se ti va bene dopo un anno.
Uccidere una coltivazione per sgarbo è una cosa che può fare solo chi è veramente cattivo (ma a un livello di cattiveria tipo i mafiosi, perché giusto i mafiosi hanno la cattiveria di danneggiarti le coltivazioni se non paghi il pizzo) o chi non ha mai coltivato nulla in vita sua (o non ha mai conosciuto contadini).
Perché se mai hai coltivato qualcosa sai quanta fatica c'è nell'agricoltura e ti senti un pezzo di merda anche al sol pensiero di distruggere un campo coltivato.

Mi dispiace solo di non avere OGM nel mio campo, perché se avessi visto un coglione di grinpis entrarci avrei avuto un'ottima occasione per testare un ulteriore utilizzo del fulcino che ho appeso al muro.

Ma fin qui ho parlato solo dal punto di vista etico, il punto di vista dell'agricoltura dove è ben noto il principio che se entri nella mia terra sai come ci entri ma non sai come ci esci.
E la scienza?

Già, perché sono partito dicendo che questa sentenza è da mettere nell'archivio delle (ormai numerose) sentenze dei tribunali italiani contro la scienza. Quelle sentenze che fra decenni o secoli verranno usate per sbeffeggiare la gente del nostro tempo, magari con qualche risatina di contorno, considerando la nostra generazione un popolo di mentecatti retrogradi.

Il fatto è che qui abbiamo una ventina di persone che non si limitano a fare propaganda contro gli OGM - del tutto lecita, anche quando dice assurdità anti-scientifiche - ma che si attiva per distruggere un campo agricolo sulla base di questa ideologia anti-scientifica.
Tu puoi fare tutta la propaganda che vuoi, puoi dire tutte le sciocchezze che vuoi sugli OGM e sul cibo "naturale", e io posso smontartele una per una.
Ma la violenza no, non è ammissibile.
Quella sentenza invece l'ha sdoganata. Vuoi fare propaganda anti-OGM? Che problema c'è? Distruggi pure un campo coltivato, tanto poi un giudice ti assolve perché ... che vuoi, è un fatto così tenue, una birichinata.

Sì, ok, nell'ordinamento italiano non c'è il principio del "precedente" e questa sentenza è un caso a sé che vale solo in questo procedimento. Però capite qual è l'effetto di questa sentenza?
La magistratura (o almeno, questa parte della magistratura) si schiera apertamente dalla parte dell'anti-scienza. Una scienza e una ricerca che possono aiutarci in agricoltura, che non è quella cosa bucolica che descrivono questi primati. È una cosa dura dove devi combattere con tante malattie, dove sviluppare nuove piante che ne siano resistenti è una necessità, non una scelta.
Lo si fa comunque perché se non lo si facesse sarebbe solo tempo da aspettare affinché la prossima malattia che distrugge tutto e resti senza cibo. Quello che viene catalogato sotto il bollino di OGM è solo un metodo "semplice" per ottenere piante resistenti ad alcune malattie.  Ci sono altri metodi, tipo bombardare con raggi X le piante sperando che sviluppi per puro culo la modificazione genetica che ti serve, e che non sono catalogati come OGM.
La scienza oggi ci consente di ottenere queste piante che ci servono - ripeto, siamo obbligati a usare queste piante - con tecnologie utilissime ma non possiamo usarle perché siccome passano sotto l'etichetta di OGM quattro coglioni ci obbligano a rinunciarci. Obbligandoci così a usare tecniche molto più complicate per ottenere le stesse - necessarie - mutazioni genetiche.
Rinunciamo a un meraviglioso strumento messoci in mano dalla scienza perché... perché quattro coglioni hanno paure non suffragate da alcun elemento scientifico.

E la magistratura sta dalla loro parte, sta dalla parte dell'anti-scienza.
Per capirci, è come se una banda di coglioni girasse per le città a distruggere i lampioni dell'illuminazione pubblica sostenendo che la luce elettrica è una diavoleria scientifica che non ha nulla a che vedere col territorio e le sue tradizioni, e che la luce s'è sempre fatta coi lumi a gas che fanno luce ugualmente... e la magistratura invece di trattare questa gente per quello che è (gente da condannare e rieducare alla scienza*) li premia con un buffetto sulla guancia.

Lo Stato che invece di stare dalla parte della scienza sta dalla parte dell'anti-scienza.
Ce lo ricorderemo.

 

 

 

* perché il carattere rieducativo della pena dovrebbe essere anche questo: qualche anno di galera a studiare scienza.

Non è solo qualche formuletta

June 26th, 2015 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza, politica, w la fisica
Quindi ieri è stata approvata la "Buona Scuola" al Senato, accompagnata dal corriere con una galleria di 86 foto (viva la capacità di sintesi, peggio di certi miei amici che tornano dalle vacanze e pubblicano album di 254 foto su feisbuc).

Torniamo allora al mese scorso quando renzi presentò il famoso video sulla riforma della scuola scrivendo alla lavagna. Ve lo ricordate? Eccolo qui.

Un video fatto tutto sommato bene. Qualcuno criticava i libroni alle spalle della lavagna che ricordavano le finte librerie alle spalle di berlusconi nei suoi video messaggi, ma bisogna ammettere che tecnicamente il video è fatto bene. Ok, qualche sbavatura come il colletto della camicia che non copre completamente la cravatta dietro.
Ma l'illuminazione è buona, la regia pure, l'audio impeccabile...
Io tra l'altro invidio a renzi oltre alla capacità recitativa (non ha quasi mai sbavato in un monologo di un quarto d'ora) il saper parlare mentre scrive alla lavagna. Io quando prendo il gesso in mano provo a proseguire nel discorso ma un po' mi incanto.
Si vede che non sono sufficientemente multitasking.

Di quel video però furono criticati molti aspetti. Non solo nei contenuti, ma soprattutto per il discorso della cultura umanista, come scrive renzi alla lavagna. Prima sulle reti sociali, poi sui giornali imperversa la polemica: doveva scrivere umanistica non umanista! vergonia!!11!1!!!undici!!

E giù a criticare renzi per quell'umanista al posto di umanistica:
Vacca boia se ci fosse stato qualcuno che invece parlava del contenuto.

Sì, perché per un attimo possiamo anche lasciare da parte la disquisizione sul fatto che si dica umanista o umanistica, parliamo piuttosto di quello che voleva dire renzi.

Il discorso, come ovvio, era stato preparato e limato. Quando all'inizio dice che la buona scuola c'è già, fa tre esempi: la buona scuola è l'insegnante capace allargare il cuore con una poesia, è la professoressa di musica che organizza un'orchestrina facendo suonare gli studenti di periferia, è il maestro che anche il laboratori poco attrezzati fa gustare la bellezza della ricerca agli studenti.
I tre esempi non erano stati scelti a caso, chi stava alle spalle di renzi nel preparare il discorso gli ha detto "ehy, non dimenticarti di mettere un esempio per ogni area, mica solo le cose umanistiche, altrimenti poi gli insegnanti di scienti li senti...."
E certosinamente mettono qualcosa che accontenta tutti.

Un lavoro che funziona abbastanza bene, fin quando non arrivano al punto in cui toppano.
Toppano perché non capiscono l'errore che fanno e quindi non si rendono conto di sbagliare. Nessuno nella squadra si è accorto della vaccata e quindi nessuno ha alzato la mano per fermare tutti e metterci una pezza.

Sì, perché quando parla di cultura umanista renzi si affretta a ricordare il suo incontro con Fabiola Gianotti dicendo che ella ricorda ancora i suoi anni formativi al liceo classico. Come per dire che la cultura umanista serve anche alla scienza.
Io potrei ricordare di quel premio nobel per la fisica che ricordava i suoi anni di gioventù passati sulle tavole di windsurf, ma mica per questo devo mettermi a insegnare il windsurf ai sedicenni.

Ma non rientriamo in questo discorso (altrimenti ne esce un OT che non finisce più).
Il concetto è che in questo caso i consulenti di renzi hanno percepito il pericolo e hanno suonato l'allarme. Ehi, qui potrebbero contestarti quelli della scienza. Devi dire aggiustare il tiro, mettici dentro il discorso della Gianotti.

C'è però un punto, quel punto, in cui non hanno visto la vaccata. È il punto in cui dice che nelle scuole bisogna mettere l'accento sulla cultura umanista perché la scuola non deve solo formare un lavoratore ma deve innanzitutto educare un cittadino.

Ecco, l'errore, grosso come una casa, di renzi è questo: pensa che la cultura scientifica e tecnologica serva per formare un lavoratore, per dargli delle competenze spendibili nel mondo del lavoro, mentre la cultura umanista serve per educare un cittadino, per tirarne fuori una persona che sa stare nella società.

E questa, caro il mio renzi, è un'enorme idiozia.
La cultura scientifica e tecnologica non serve solo per farti apprendere cose che puoi potrai usare quando cerchi lavoro. La cultura scientifica e tecnologica è essa stessa uno strumento per educare un cittadino. Ancor di più delle cazzatine di poesie merdose che scaldano il cuore.

Perché essere cittadini oggi significa essere capaci di difendersi in un mondo dove soccombi se non hai conoscenze scientifiche. Il cittadino di oggi si trova davanti a persone che propongono di curare la SLA con una brodaglia che - dicono - contiene staminali: se non ha competenze scientifiche ci crede e si illude. Se ha un parente ammalato ci casca e lo sottopone a pratiche di questi ciarlatani e magari ci resta.
Così come se uno non ha competenze scientifiche crede ai coglioni che fanno servizi televisivi dicendo che il tal tizio è guarito da un tumore non con terapie mediche ma solo bevendo frullati di verdura. Così ci crede, smettere di fare la chemio, si mette a bere frullati di verdura e muore.

Ma anche fuori dal campo medico: essere cittadino oggi significa essere di fronte a gente che ti propone cialtronate di ogni sorta come l'automobile che va a scoregge o il tubo che installato sulla caldaia ti fa risparmiare il 70% di gas. O la coccinella da mettere sul cellulare per rendere innocue le radiazione, le patacche da mettere nella presa elettrica per annientare la radiazioni killer degli impianti elettrici!

In tutti questi casi non serve nemmeno una competenza scientifica specifica di quel campo per difendersi da queste truffe, basta solo cultura scientifica. Io magari non me ne intendo di sistemi di combustione, ma se uno mi presenta un dispositivo che mi fa risparmiare tantissimo sul gas che uso nella caldaia se ho una cultura scientifica gli chiedo: bene, mi spiega il principio di funzionamento? Non è che credo alle sue promesse così, sulla parola.
Oppure gli chiedo delle verifiche indipendenti sulla verità di certe affermazioni e se ho cultura scientifica mi accorgo al volo se sono patacche confezionate ad arte o sono veramente verifiche indipendenti.
A un livello successivo se ho una minima infarinatura di scienza in diversi campi con un po' di approfondimento riesco ad accorgermi se c'è qualcosa (molto grosso) che non va. Non ti serve essere un esperto di campi elettromagnetici per capire che gli impianti elettrici di casa non fanno un cazzo, ti basta avere la percezione di cosa significa 50 Hz o qualche unità di ampere.
Non ti serve saper come funziona un circuito di alimentazione elettrica e dove sono le sue perdite per capire che alzarsi di notte per spegnere lo stand-by del televisore per paura dei consumi (giuro che conosco chi l'ha fatto) è un'idiozia. Ti basta avere la percezione quantitativa di cosa significa un consumo di 0,3 W in stand-by. Cosa significa 0,3 W? Moltiplicalo per, poniamo 20 ore di stand-by al giorno e per 365 giorni all'anno. È tanto o poco (in paragone ai tuoi consumi)?
Dopo quanto tempo ritorni dell'investimento di quell'apparecchietto pagato 35 euro che ti  stacca lo stand-by dei dispositivi elettrici?

Messa così però potrebbe sembrare che la cultura scientifica serva solo per non farsi ingannare dai ciarlatani. Per carità, è una cosa importante; una volta lo scopo della scuola era insegnare alla gente a leggere e scrivere per non farsi fregare da chi invece lo sapeva fare, oggi il passo successivo è insegnare la scienza per mettere i cittadini in grado di evitare le fregature.

Tutto ciò rende la società più matura, certo. Ma non è tutto.
Insegnare la scienza e la tecnologia a scuola significa formare cittadini, non solo lavoratori, anche ad altri livelli.
Educare alla scienza significa educare i cittadini innanzitutto alla razionalità. Un cittadino che ha una formazione (vera) scientifica di fronte a un politico che fa delle promesse è capace di valutarle non seguendo ideologie o facendosi trasportare dalle emozioni. Vedi, mio caro renzi, quando dici che la politica deve emozionare stai proprio dicendo l'esatto opposto di questo: quando un politico si fa votare perché emoziona significa che sta infinocchiando gli elettori. L'elettore che non si fa infinocchiare è quello che se ne fotte delle emozioni, è quello che ragiona (e vota) usando la razionalità.

La scienza è la palestra suprema della razionalità, come nessun'altra disciplina sa fare. Questo perché la scienza fa una cosa che le altre discipline non fanno: mette di fronte le persone al metodo scientifico, e alla fine decide l'evidenza sperimentale. Davanti al risultato scientifico non c'è scuola di pensiero che regga. Vince ciò che esce dal metodo sperimentale, anche quando non piace e non è quello che ci si aspetta.
Chi è allenato nella scienza è una persona abituata a mettere a prova il mondo che lo circonda e ad accettare razionalmente i risultati che ottiene. Anzi, l'ottimo scienziato è quello che cerca di distruggere le proprie tesi per verificare se reggono. E se i risultati non sono quelli che sperava è capace di accettare la sconfitta, perché l'alternativa sarebbe mentire (e se ti scoprono hai la carriera fottuta), non puoi parare in corner inventandoti supercazzole. Il fallimento è lì e lo devi ammettere.
Tutto ciò è un ottimo allenamento per valutare razionalmente tutto ciò che ti circonda, compresa la società in cui viviamo.
Un cittadino allenato nella scienza è un ottimo cittadino, perché è capace di valutare razionalmente chi lo governa.

Ma ti dirò di più, una persona allenata nella scienza è un cittadino migliore anche nei rapporti umani. Ho già spiegato mille volte che la scienza è il settore più neutro che esista al mondo. Non può esserci alcun razzismo nella scienza perché l'unica cosa che conta è la verifica sperimentale. Se domani mi chiamano e mi dicono che hanno scoperto un nuovo effetto che consente di misurare campi magnetici senza conduttori con rumore di 20 fT/√Hz io chiedo: come si fa? che principio è? come funziona? che ripetibilità ha? avete fatto questo test per verificare che...? Che stabilità ha con la temperatura?...
Non chiedo: chi è che la scoperto? di che razza è? di che religione è? di che nazionalità è?
Nelle conferenze scientifiche ti si presenta davanti un mondo di persone diverse, sia per caratteristiche fisiche sia per scelte personali. Dai caucasici agli asiatici, da quelli in giacca e cravatta fino agli sfattoni in maglietta e infradito. A nessuno frega niente, o se gli frega qualcosa sta zitto perché non è argomento di conversazione concesso. Nelle conferenze ci si confronta solo sulla scienza, nessuno mai si azzarderà a dire "no, non mi fido di quello che stai  presentando perché sei uno sfattone in maglietta e infradito. Se lo facesse verrebbe guardato come un idiota da tutti, giuro. Perché solo un idiota giudicherebbe ciò che ha presentato un oratore a una conferenza scientifica sulla base di chi è l'oratore e non per il contenuto stesso di ciò che ha presentato.

Pensate ora a un mondo in cui tutti si confrontato usando le stesse modalità in cui ci si confronta nella scienza.
Non so, un mondo in cui non si dice a un tizio che le sue idee sono idiote perché è caucasico, perché è basso, perché si veste male ma si entra nel dettaglio delle sue idee e le si smonta nel contenuto.
È ciò che accade tutti i giorni nella scienza, pensate se la gente facesse lo stesso nella vita di tutti i giorni. Non sarebbe un mondo fantastico?

L'errore mostruoso di renzi è non aver capito tutti questo. Egli crede che istruire gli studenti alla scienza serva solo per fargli imparare qualche nozione utile per trovare lavoro.
Non si rende conto invece che la scienza educa un cittadino prima ancora che un lavoratore.
Lo educa perché lo rende più immune dalle fregature, non lo fa scendere in piazza coi forconi per chiedere al parlamento idiozie anti-scientifiche. Ma lo educa come cittadino perché è una palestra suprema di razionalità che lo rende capace di valutare correttamente il mondo che lo circonda, o perché lo educa a valutare nel merito e non per l'apparenza delle persone. Per questo la scienza è il migliore allenamento per la convivenza civile.

Non è solo qualche formuletta, testone.

La cosa triste? Non è tanto che il presidente del consiglio non abbia capito l'utilità sociale della scienza, ma che una massa di pecoroni si sia fossilizzata sul fatto che si debba scrivere umanista o umanistica e non si sia accorta di questo mostruoso errore.
Pensando pure di essere intelligente per questo.

Giù le mani dalla neutralità della scienza

June 9th, 2015 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza, w la fisica
Uno degli aspetti più belli della scienza, e contemporaneamente una delle caratteristiche che la funzionare così bene, è la sua neutralità.

Non conta chi dice una cosa, conta solo se è verificabile scientificamente col metodo sperimentale. Così se arriva un emerito idiota a proporre un risultato scientifico non gli si può dire "no, hai torto perché sei un idiota". Alla stessa maniera se arriva un genio a proporti il suo risultati non gli puoi credere solo perché è un genio.
Può darsi che l'idiota per una volta dica una cosa giusta e il genio dica una puttanata.
Nella scienza si guardano solo gli esperimenti, e se questi vengono da un ignorante, da un genio o da chissà chi altro questo non conta assolutamente niente.

Pensate che se persino un grillino venisse a portarmi una teoria scientifica io dovrei valutarla come se mi venisse da una persona intelligente. Lo so che difficilmente accadrà che un grillino dica qualcosa di sensato, ma la possibilità c'è e se io non la considerassi per pregiudizio rischierei di perdermi un'idea sensata che verrebbe scartata senza motivo.

Per questo la scienza funziona, perché questo metodo mette alla porta pregiudizi di ogni sorta. Non c'è nazionalità, lingua, religione, credo sportivo o politico che tenga.
Questo rende il mondo scientifico come uno dei mondi più neutrali e privi di pregiudizi che esistano. E lo percepisci anche nell'ambiente, come quando vai alle conferenze scientifiche e ti trovi davanti un'umanità di persone differenti, dai giapponesi tutti perfettini vestiti come tanti bei sarariman fino agli sfattoni in bermuda e infradito. Nessun pregiudizio, si parla tutti assieme e ci si confronta sui fatti, indipendentemente dalla persona che si ha davanti.

Proprio per questo iniziative come questa sono una emerita idiozia.
Alcune persone dell'università La Sapienza (che farebbe bene a smarcarsi da una tale iniziativa anti-scientifica) intendono cambiare il nome ad alcune patologie perché intitolate a ricercatori e scienziati nazisti.
Il fatto in sé non deve stupire: durante il nazismo era, come dire, molto più facile fare ricerca medica perché non dovevi fare approvare la sperimentazione da mezza dozzina di comitati etici.
Ti bastava prendere un po' di giudei, zingari e pederasti e potevi farci quello che volevi; questo facilita molto la ricerca e quindi è ovvio che siano uscite scoperte interessanti e che molte patologie siano intitolate a quei ricercatori.

Il problema è capire perché si debba cambiare il nome a queste patologie.
L'ho già detto mille volte, non sono certo io un fan dell'idolatria scientifica, non divento matto per attribuire nomi alle scoperte. Ma il motivo è che - specialmente in questo periodo storico - le scoperte sono quasi sempre frutto di un lavoro collettivo, diretto o indiretto, di molta gente.
80 anni fa era normale che la scoperta venisse fatta da una persona sola o da un piccolo gruppo, oggi no. Quando quindi attribuiscono i premi scientifici ogni volta si apre una polemica sul fatto che abbiano premiato Tizio ed escluso Caio e si passano mesi a pesare i meriti di uno e dell'altro finendo sempre più in discussioni tra comari.

Ma se un merito c'è ed è chiaramente attribuibile, come spesso accadeva in passato, non vedo perché non attribuirlo.
Perché uno era nazista?
E chi se ne frega. Quello che hanno scoperto è scientificamente solido? Se sì, di tutto il resto non me ne frega niente. Lo scienziato che ha fatto quella scoperta poteva essere uno stupratore, un pedofilo, un assassino, un ladro o un attivista grillino. Dal punto di vista della scienza non interessa un fico secco, interessa solo se dal punto di vista scientifico quello che ha scoperto è verificabile.
Se lo è e se decidiamo di attribuire il merito dando i nomi degli scopritori alle malattie non abbiamo alcun motivo di non riconoscergli quel merito.
È la neutralità della scienza, bellezza.

Perché se iniziamo da lì non è più finita. Per dire, William Shockley donò il proprio sperma convinto che dovesse essere usato per produrre esseri superiori. Idee di eugenetica con fragilissime basi scientifiche che sono state da alcuni paragonate all'ideologia nazista.
Quando mi trovo alla lavagna e devo spiegare come dipende la tensione dalla corrente in una giunzione P-N in funzione della temperatura che mi tocca fare? Devo dire "questa è l'equazione di BIP" perché non posso dire che è l'equazione di Shockley? Ma ti sei bevuto il cervello?

Se tu mi dici che non l'ha scoperta lui, che in realtà ci hanno lavorato 10 persone e lui si è preso tutto il merito allora ok. Le diamo un nome neutro e amen.
E possiamo anche darle un nome neutro solo per il fatto che non ci piace idolatrare gli umani.
Ma non do un nome neutro a un'equazione solo perché il suo scopritore aveva idee eugenetiche paragonate a quelle dei nazisti.
Così come non elimino col bianchetto i nomi di altri scienziati che nella vita ne hanno combinate di ogni. A me interessa solo quello che hanno fatto nella scienza e in quel contesto.

Uno mi dice: eh, ma quelle scoperte le hanno fatto con dei metodi non etici.
Già, ma quelli erano i metodi che si usavano a quel tempo e in quel contesto. Sono sicuro che tra due secoli considereranno come non etici molti dei metodi di ricerca che oggi a noi sembrano normali.
Uno scienziato può essere sanzionato se effettua esperimenti senza seguire i protocolli etici che gli sono imposti dalle autorità del luogo e delle istituzioni dove lavora. Se egli non viola questi codici etici e non falsifica i risultati che ottiene non gli si può imputare niente. No, nemmeno il fatto che godesse a tagliuzzare umani che gli stavano antipatici per via della razza. Dal punto di vista scientifico è irrilevante: contano i fatti scientifici, non il sadismo della persona che li ha ottenuti.

Questa iniziativa è pericolosissima, perché mina alla radice la neutralità della scienza.
Io devo riconoscere il lavoro scientifico, presente o passato, di chiunque senza alcun pregiudizio. Sì, anche di un nazista o di un attivista grillino.

Perché oggi partiamo dai nazisti e domani arriviamo all'ostracismo di scienziati perché tifano l'Albinoleffe, perché sono cristiani o perché ascoltano il rumore rap.
Non sia mai.

Non sia mai.

Foto ricordo

June 8th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in danimarca, w la fisica
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Purtroppo non si legge bene, ma quella a sinistra è la tomba di Niels Bohr.
Ma forse l'avevate già intuito dalla maglietta che indossa il losco figuro sulla destra.

La bufala della mammografia inutile

May 13th, 2015 by mattia | 12 Comments | Filed in bufale, ignoranza, w la fisica
E quindi l'altro giorno beppe grillo è andato in giro a dire che fare la mammografia non serve.
O almeno, così dicono alcuni giornali, perché poi lui si è affrettato a smentire.
Dicono che bisogna fare una mammografia ogni due anni e le donne la fanno perché si informano male, leggono Donna Letizia, del resto la differenza di mortalità tra chi la fa e chi non si sottopone alla mammografia ogni due anni è di due su mille. Certo è qualcosa, ma comunque pochissimo

Ne è nata tutta una discussione su cosa ha detto veramente, perché nei video questa frase manca.
C'è un'altra frase complottista:
Veronesi va in televisione a dire che bisogna fare le mammografie perché la General Electric fa i mammografi probabilmente gli dà una sovvenzione nella sua fondazione. Allora capisco perché fanno, hanno questi comportamenti.
Allora quando ci sono e si realizzano i conflitti di interessi li fermi, dài delle multe di miliardi di dollari come fanno negli Stati Uniti.

Notate il probabilmente che ho evidenziato. Fossi nello studio legale di GE gli avrei già fatto una causa da portargli via la casa di Genova e probabilmente anche quella al mare.
Ma la frase sulla sostanziale inutilità delle mammografie non si sente.

L'ha detta o non l'ha detta?

In realtà conta poco, perché le stesse identiche cosa le aveva già scritte in un post del 2006 su suo blog.
Se non le ha dette domenica scorsa le ha comunque scritte lì.
Scriveva nel 2006:
Si stima che tra 1'000 donne da 40 a 50 anni che fanno ogni due anni una mammografia, il numero di decessi evitati sull’arco di 10 anni (in confronto a 1'000 donne che non fanno lo screening) sia di 0,5, il beneficio sale a 1,9 decessi evitati per 1'000 donne di età tra i 50 e i 60 anni.

Eccolo lì il dato delle 2 (o meglio, 1,9) morti evitate su 1000 donne. Complimenti a grillo per esserselo ricordato a memoria a distanza di 9 anni da quel post (dopo tutto è un comico, e la memoria per un comico è tutto).
Ma da dove arriva questo dato? È attendibile?

Per supportarlo grillo linka questo articolo scientifico. Ebbene, sono andato a leggermelo. Cosa che non ha fatto grillo, il quale invece si è limitato a copiancollare la lettera che gli ha mandato un signore.
Io invece me lo sono letto, e ho scoperto che il dato è sì vero, ma è raccontato in modo molto, molto fuorviante.

Già, perché grillo poteva anche solo limitarsi a leggere l'abstract dove viene scritto nelle conclusioni che:
benefits and harms of screening mammography are relatively finely balanced

ossia
vantaggi e svantaggi di uno screening mammografico sono bilanciati relativamente bene.

E quindi? Per dimostrarmi che la mammografia è inutile mi proponi un articolo in cui si dice l'esatto opposto?
Forse grillo fa affidamento sul fatto che nessuno va a leggere gli articoli che linka. L'importante è avere un articolo da sbandierare, poi su quello che c'è scritto dentro non indagherà nessuno.

Noi no, noi andiamo dentro quell'articolo e scopriamo cosa dice.

In buona sostanza hanno usato i dati di uno screening mammografico fatto in Australia su 1,25 milioni di donne divise in fasce d'età dai 40 ai 79 anni divisi in gruppi di 10 anni. Il loro scopo infatti era capire se la mammografia era utile sempre.
Nell'articolo dicono chiaramente
Screening mammography is recommended for women aged 50-69 on the evidence that benefits outweigh harms

ossia:

lo screening mammografico è raccomandato per le donne tra 50 e 69 anni sulla base di un provato vantaggio dei benefici sui danni. La domanda che si pongono è: vale lo stesso anche per le altre fasce d'età.
Così analizzano su questi numeri molto grossi la quantità di tumori al seno diagnosticati e le persone morte di tumore al seno in queste fasce d'età sia per le donne che si sono sottoposte allo screening mammografico (una mammografia ogni due anni) sia per quelle che invece non hanno fatto le mammografie.

E cosa hanno scoperto? Che sì, con lo screening mammografico le donne che muoiono sono 1,9 su mille in meno nella fascia da 50 a 59 anni.

Quello che grillo non ti dice è che le morti passano da 5,9 a 4.
Quindi eviti sì 1,9 morti ma devi compararle a 5,9 non a mille!

Tra le donne che non fanno la mammografia muoiono di tumore al seno circa 6 donne su mille.
Tra le donne che invece fanno la mammografia muoiono solo 4 donne di tumore al seno.
La mortalità tra chi fa la mammografia è del 33% in meno.

Ehi grillo, te lo devo spiegare con uno schemino semplice semplice così che lo capisci persino tu e i tuoi elettori?

Morti per tumore al seno: 6 -> 4

Chiaro così?<

E se pensate che sia solo una coincidenza, l'articolo riporta anche i dati della mortalità per altre cause.
25,3 su mille contro 25,2 tra le 50enni, praticamente identica.
Così come identica è la mortalità per altre cause nelle 40enni (10,8 vs. 10,8), tra le 60enni (68,5 vs. 68,4) e tra le 70enni (199,5 vs. 199,3).


Quando invece si guarda la causa di tumore al seno la mortalità crolla tra chi fa lo screening mammografico e chi non lo fa. E questo in tutte le fasce d'età:

40enni: 2,5 -> 2 .... - 20%
50enni: 5,9 -> 4 .... - 32%
60enni: 8,1 -> 5,1 .... - 37%
70enni: 8,4 -> 6,2 .... - 26%

Ora capite che beppe grillo è ingannevole quando dice che lo screening mammografico salva la vita solo a 2 donne su mille. Ingannevole perché di per sé il dato è vero.

Quello che non dice è che quel 2 è la differenza tra 6 e 4.
E se 2 su 1000 può sembrare poco, lo stesso 2 tra 6 e 4 è un'enormità.

Con la mammografia salvi la vita a 2 donne su 6 tra quelle destinate a morire di tumore al seno nella fascia tra 50 e 59 anni, ossia di donne giovani, donne sulle quali non puoi ancora fare il discorso eppure di qualcosa dobbiamo morire.

Hai ancora il coraggio di dirmi che è pochissimo?

Ecco perché i dati vanno raccontati per intero, e le fonti vanno lette non solo linkate (grillo, se non sei capace di leggere un articolo in inglese fattelo tradurre, i soldi per un traduttore non ti mancano).

Ed ecco perché votare questa gente è un atto pericolosissimo per un paese civile.
Ricordatevelo.