Archive for the ‘perle giornalistiche’ Category

Visite mediche per piacere

August 30th, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in Federico Formica, perle giornalistiche

Da Kataweb/Repubblica:

Con la tessera possiamo viaggiare in tutti gli altri paesi dell’Unione Europea e ottenere gratuitamente prestazioni mediche urgenti e anche quelle necessarie. La spesa verrà addebitata al nostro servizio sanitario. La card, infatti, ha sostituito il vecchio modello E111.

Perché normalmente uno al Pronto Soccorso ci va quando non serve.
Be’, da uno che scrive card al posto di carta, ci si aspetta questo ed altro.

Degià vu

August 28th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in perle giornalistiche, riflessioni

Questa notizia mi sembra di averla già sentita. Cinque o sei volte.

Fa lo stesso

August 28th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche, repubblica ceca

Un conto è quando trovi nell’elenco “Cecoslovacchia”, ché allora puoi anche pensare che il programmatore ha fatto il copia-incolla da un vecchio elenco di stati.

Ma quando leggi Ceco/Slovacchia, l’unica cosa che puoi pensare è che sì, si sono accorti che gli stati sono divisi, ma loro se ne fregano. Io quel Ceco/Slovacchia lo leggo come “sì, vabbe’, Ceco, Slovacchia, fa lo stesso”.

Il tutto nel forum di registrazione al sito de “La Provincia di Lecco”, noto quotidiano del Lombardo/Veneto.

Piesse: che poi la Cecoslovacchia neanche quando esisteva è mai stata una nazione.

E allora parliamo di Ozono, va bene

August 27th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche, politica

Cercando notizie sul famoso bio-ionozzatore patacca di Como (che lo ricordo, allo smog non fa una pippa) ho trovato questo grazioso artico de “La Provincia di Como”. Sembra che all’inizio di Luglio ci sia stata un’emergenza ozono a Como, e in contemporanea il bio-ionizzatore era guasto.

Cito dall’articolo:

L’impianto sperimentale di nebulizzazione che abbatte lo smog è fermo da quattro giorni: posto sul tetto di Palazzo Cernezzi, è rimasto a secco, senz’acqua, in conseguenza di lavori al terzo piano che avrebbero compromesso una conduttura idrica. Il guasto è forse una concausa della risalita di uno dei principali inquinanti atmosferici, atteso come in tutti i periodi di solleone: l’ozono.

E ancora

Adesso, il livello è stato superato anche a Como, il giorno 28 e il giorno 30 giugno: è a 189 microgrammi per metro cubo. E che cosa si può fare? La nebulizzazione avrebbe consentito, probabilmente, di tener sotto controllo l’ascesa.

Ci mette un forse e un probabilmente, però intanto il giornalista la butta là: il bio-ionizzatore patacca potrebbe aiutare a tenere sotto controllo l’ozono. E su cosa basa queste affermazioni? Sicuramente il giornalista avrà controllato le fonti, prima di ipotizzare che il bio-ionizzatore potesse funionare, no?

Allora andiamo a vedere i valori dell’ozono misurato a Como. Chissà che sta patacca, benché sia del tutto ininfluente sul PM10, magari funzioni sull’ozono. Sempre dal sito dell’ARPA prendo i dati dell’ozono misurato a Como negli ultimi due anni. I dati sono misurati ogni ora, quindi per rendere i grafico più comprensibile ho fatto la media giornaliera, riportata qui sotto (i buchi sono dovuti a guasti o malfunzionamenti). La linea arancione è il periodo in cui è stato installato il bio-ionizzatore.
Come è evidente la concentrazione di ozono segue lo stesso andamento dell’anno precedente. Il picco toccato a inizio Luglio è un normale picco di quel periodo, il bio-coso non ha avuto alcuna influenza sulla concentrazione di ozono.
Se il bio-coso funzionasse, vedremmo una concentrazione di ozono inferiore nel periodo Marzo-Giugno 2010 rispetto a Marzo-Giugno 2009. Cosa che  invece non accade.

E ancora una volta paragoniamo i valori misurati a Como nell’ultimo anno con quelli misurati a Lecco. Ne grafico sotto vediamo che sì, a Lecco l’ozono è un po’ inferiore che a Como. Ma è inferiore durante tutto l’anno, anche nei mesi prima di Marzo, quando il bio-coso lì non era installato.

Quindi, ancora una volta, notiamo che il bio-ionizzatore mangia smog non si mangia un bel niente (a parte i soldi della bolletta di acqua ed elettricità).

Mi chiedo su cosa abbia basato i forse e probabilmente il giornalista. I dati dicono chiaramente che sto bio-coso non ha alcun effetto. Forse basta dire che funziona, condire la zuppa con un po’ di termini tecnici usati alla cazzo, e la gente ci crede. Un po’ come quando si è bambini che si dice una cosa ed è così, perché la si è detta.

Nota

Quanlcuno nei commenti sull’articolo precedente ha tirato fuori il discorso del sperimentare male non fa.
Invece sì che ne fa di male. Per ribadire il concetto leggete qui cosa diceva l’assessore Peverelli:

C’è, poi, un secondo motivo per cui l’amministrazione ha deciso di attenere un attimo prima di prendere decisioni su eventuali blocchi del traffico. «Stiamo per fare una prova, che mi fa sperare anche se non sono particolarmente convinto della riuscita: tra martedì e mercoledì – annuncia Peverelli – piazzeremo sul tetto del Comune un impianto che potrebbe contribuire ad abbattere polveri sottili».

La sperimentazione di questa patacca non fa altro che togliere l’attenzione dal problema. Nello sperimentare e prorogare la patacca illudendosi che si metta a funzionare, non si sente la necessità di trovare metodi efficaci per combattere l’inquinamento. E la salute dei cittadini ringrazia.

Domanda per gli esperti

August 26th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

In merito a Facebook che prima autorizza e poi vieta la pubblicità della campagna per la legalizzazione della Mariuana.

Il logo in questione non era più accettabile come pubblicità sul sito. L’immagine di una foglia di marijuana rientra tra i prodotti per il fumo e quindi non è permessa sotto le nostre politiche.

Un’altra portavoce di Facebook, Annie Ta, ha commentato dicendo che “Just Say Now” può continuare a mettere le proprie pubblicità sul sito, a patto di rimuovere la foglia.

Dato per buono tutto quello ha scritto repubblica, chiedo agli esperti: scusate, mi hanno raccontato balle quando mi dicevano che della pianta di mariuana non si fuma mica la foglia ma la cosa che sta in mezzo?

Un vfnc di quelli grandi

August 26th, 2010 by mattia | 17 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Il corriere compensa con la demagogia il non saper cosa dire (cit., vediamo chi la becca, sicuramente colui a cui era stata scherzosamente rivolta).

La storia compassionevole dello studente che vive con 13,6 euri al giorno la leggete qui. Che uno dice, come fai a vivere con tredicivirgolasei euro?

Poi però quando leggi l’articolo scopri che il tizio vive a casa coi suoi, che gli pagano il treno, il pasto di mezzogiorno e quello della sera in famiglia.

Quindi i restanti 13,6 per 30 uguale 408 euro sono già puliti di alloggio, trasporto e cibo.

Ora, non per mettere in piazza i cazzi miei, ma io ai tempi del poli, ci ballavo dentro 408 euro.
Tolte le tasse universitarie (un cento euro al mese) ne rimangono 300.
Benza per il motorino, assicurazione per lo stesso (che non mi ricordo quanto veniva), materiale scolastico di consumo, fotocopie, non credo proprio arrivassi a coprire le 300 euro. E per dire, facevo la vita da normale studente universitario.
Andando avanti nell’articolo noti le sue doglianze. Le riporto paragonandole a me stesso e alla mia esperienza:

Adesso, per esempio, sto dando una mano a sistemare l’archivio della Bicocca. Sono 9 euro all’ora».

Le 150 ore le abbiamo fatte tutti, caro.

Primo: in università solo libri usati.

Oddio, che strazio. Inizio già star male. Penso che in tutta la mia carriera universitaria ho comprato 5 libri nuovi (analisi 1, EMC, misure, fisica1-rivenduto al libraccio, elettrotecnica-rivenduto a un tizio).

E per prendere appunti «trenta matite al prezzo di un euro in offerta al supermercato e una risma di fogli A4».

Come se fosse un quanderno a mandarti in malora (comunque io ricordo i fine settimana a fare e rifare esercizi di analisi davanti al camino, cancellando con la gomma i fogli usati. Mi sono accorto di essere portato per l’ingegneria quando mi sono trovato a pensare che forse era meglio calcolare una f(costo_gomma,costo_foglio) da minimizzare per capire se conveniva cancellare o meno).

E il caffè alla macchinetta, 20 centesimi invece che 80 al bar.

Oddio che disastro, persino il caffè della macchinetta deve prendere. Mi viene da piangere.
Il caffè alla macchinetta lo prendono tutti in una Università. Di caffè al bar ne avrò presi 4 0 5 all’anno in quel periodo.
A parte che 20 centesimi il caffè alla macchinetta mi devi dire dove lo trovi (al poli era 35).

Fin qui il «diurno». Ma anche per il tempo libero e le uscite serali c’è un lungo ricettario del risparmio. «In macchina solo in quattro o cinque, e nei locali “fighetti” dove un cocktail costa 8 euro non ci mettiamo piede».

Caro il mio studentello. Il sottoscritto quando era studente universitario usciva due volte all’anno. Una a natale (cena di natale) e una d’estate per festeggiare la fine degli esami. E si andava per la prima in trattoria della bassa bergamasca, e per la seconda alla festa dell’Unità di Celadina. Dove un cocktail non lo paghi certo otto euro.
Quindi, dal mio punto di vista, uno che studia ed esce più di due volte all’anno fa la bella vita.

Meglio comprarsi qualche birra, tenerla in frigo per un giorno e godersela con gli amici all’aperto. Stessa formula per le vacanze: «Sono stato con la mia ragazza a Castiglione della Pescaia con una tenda del ’98. Ho messo via dieci euro al mese e comprato un materassino decente. La sera andavamo in giro per sagre: un primo, un secondo diviso in due. Spesa per 12 giorni: 450 euro».

Da quando mi sono immatricolato ho fatto la prima vacanza (Londra, in ostello e al risparmio)  dopo la laurea di primo livello, che le altre estati le usavo per studiare, mica per andare a spasso, bello mio.

I vestiti? «Solo in offerta. La maglietta che indosso ora, per esempio, è costata 4 euro e 90».

Qui lo ammetto, non so rispondere. Compro vestiti così raramente che non so dire quanto spendevo di quello. (anche ora, per intenderci, è lo stesso: d’inverno uso un piumino comprato ai saldi di gennaio 2000 e di primavera una giacca comprata a 500 corone nel Settembre 2004).

Il cellulare? «Massimo 10 euro al mese di ricarica, per il resto uso Internet».

Da universitario spendevo 50 euro l’anno di cellulare. Ti batto anche qua.

Film e musica? «Si possono prendere in prestito in biblioteca».

Film e musica? Ma studi o fai finta?

L’auto? «Di terza mano».

Ma pensa, il signorino, anche l’automobile ha. Ciccio, io fin quando non ho iniziato a lavorare non ho mai avuto un’automobile. Motorino e via.  Anche quando diluviava e arrivavo a casa coi pantaloni masarati.
Ma guarda ‘sto tizio che sfacciato, ha anche la macchina e si lamenta. Che faccia di tolla.

Confessione: «Se devo comprare qualcosa penso: quante ore di lavoro vale?».

Cosa che fanno tutti quelli che lavorano a ore, bello.

«Quando sento parlare di bambinoni, però, divento una belva».

No, meglio che sto zitto, alltrimenti la denuncia mi arriva sul serio.

Gli effetti dell’informazione militante

August 21st, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in perle giornalistiche, riflessioni

Il pericolo dell’informazione militante sta tutto qua: presentando le notizie da un punto di vista schierato, magari puoi dire tutta la verità che vuoi, ma lo stile che usi induce la gente a capire delle altre cose. Il più delle volte sbagliate.

Prendete questo articolo di Massimo Giannini, in merito alla lotta della Mondadori con l’Agenia delle Entrate. Ricostruione tecnicamente ineccepibile: si dice correttamente che la Mondadori ha vinto in primo e ha vinto di nuovo in secondo grado. Poi viene approvata una norma che dice “bene, se hai vinto il primo e il secondo grado, puoi chiudere la questione evitando di andare al terzo grado pagando il 5% di quanto contestato”.
Lo si dice, nell’articolo, che la Mondadori  ha già vinto il primo e il secondo grado. Lo si dice, ma lo stile dell’articolo mette l’accento sulla legge ad aziendam. Ed è scandalo.
E lo stile, conta, perché poi esce un altro contributo.

Mi riferisco a questa lettera di Vito Mancuso, uno che scrive per la Mondadori, e si pone interrogativi se può continuare a farlo pur sapendo della faccenda del 5%.
Il problema è che Mancuso si riferisce all’articolo di Giannini, pur non avendolo capito. Infatti egli scrive:

Come posso fondare il mio pensiero sul bene e sulla giustizia, e poi contribuire al programma editoriale di un’azienda che a quanto pare, godendo di favori parlamentari ed extra-parlamentari, pagherebbe al fisco solo una minima parte (8,6 milioni versati) di un antico ed enorme debito (350 milioni dovuti)?

[...]

Quindi stavolta come autore non posso più dire a me stesso che l’editrice in quanto tale non c’entra nulla con gli affari politici e giudiziari del suo proprietario, perché ora l’editrice c’entra, eccome se c’entra, se è vero che di 350 milioni dovuti al fisco ne viene a pagare solo 8,6 dopo quasi vent’anni, e senza neppure un euro di interesse per il ritardo, interessi che invece a un normale cittadino nessuno defalca se non paga nei tempi dovuti il bollo auto, il canone tv o uno degli altri bollettini a tutti noti.

No, Mancuso, i 350 milioni di euro non sono dovuti. Mondadori è stata accusata, ha fatto ricorso e l’ha vinto. L’Agenzie delle Entrate l’ha portata in appello, e la Mondadori ha vinto anche lì.
Quindi, o mi dice che le sentenze di primo e secondo grado non le piacciono, oppure si arrende al fatto che la Mondadori ha vinto il ricorso.
Se il contenzioso continua è perché l’Agenzia delle Entrate ha voluto continuare in Cassazione. Pur avendo perso in primo e secondo grado. L’assunzione che Mondadori debba 350 milioni al fisco è sbagliata tanto quanto pensare che un cittadino sia colpevole di omicidio solo perché un  pm l’ha accusato di questo reato. Ed è tanto più assurdo dopo che il cittadino ha vinto primo e secondo grado.

Ecco cosa succede: tu fai un’articolo tecnicamente ineccepibile, ma modellandolo con lo stile del giornalismo militante schierato va a finire che la gente capisce una cosa errata. E magari non è una responsabilità del giornalista quello che il lettore capisce, però la cosa fa riflettere sul ruolo dell’informazione nella società.

Due piesse:

piesse 1) repubblica non ha fatto nemmeno una ndr alla lettera di Mancuso per precisare che in realtà Mondadori ha già vinto il ricorso ben due volte.

piesse 2) Mancuso scrive:

Nella mia incertezza ho deciso di scrivere questo articolo. Spero infatti che a seguito di esso qualcuno tra i dirigenti della Mondadori possa spiegare pubblicamente cosa c’è che non va nell’articolo di Giannini, perché e in che cosa esagera e non corrisponde a verità.

Dicono che sia un intellettuale, il tizio, ma questo mi sembra davvero un atteggiamento assurdo. Se hai incertezza su come stanno i fatti, PRIMA ti documenti e DOPO scrivi delle lettere sdegnate (se le accuse sono confermate). Non è che prima ti sdegni pubblicamente, e poi se salta fuori che non è vero te ne esci con “oh, scusate, avete ragione, amici come prima”.

Elettromagnetismo che?

August 20th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in brenda allison, bufale, perle giornalistiche

Scusate, ma quando sento parlare di magnetismo così alla cazzo, divento una bestia.
No dico, come si fa a pubblicare questa merda di informazione (no, neanche possiamo chiamarla informazione, solo merda) su di un giornale?

Per consolarci pensiamo al Sun che riesce a pubblicare la stessa merda con una impareggiabile lista di puttanate.

Piesse: si noti che la pagina di repubblica porta la pubblicità dell’Olio Carli. Ecco, se io fossi quello che vende l’Olio Carli chiederei i danni a repubblica.

Surreale

August 19th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in perle giornalistiche

Questo tizio con un microfono in mano (che poi magari è addirittura un giornalista) è stato capace di fare un’intervista da incorniciare a Paolo Naccarato (che ho scoperto solo oggi esistere).
Naccarato raccontava che le aziende di cellulari e computer mandavano gli ultimi modelli dei loro prodotti a Cossiga per farglieli provare. Egli li usava una paio di settimane, e poi li rimandava alle aziende con le correzioni da apportare ai software.
Che già te li immagini quelli della Nokia in trepidazione mentre attendono in Finlandia le istruzioni di Cossiga su come migliorare i loro cellulari, prima di metterli in commercio.

Ma la cosa surreale è che l’intervistatore, invece che farsi una risata, è stato in grado di chiedere a Naccarato qualcosa che suonava così: e questo ha contribuito ad alimentare la fama di un Cossiga connesso ai servizi segreti e depositario dei segreti della prima repubblica?

Se questa persona è pagata per fare domande, io ho una bernarda larga una spanna.

Titoli ad effetto

August 18th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in perle giornalistiche, riflessioni

Cioè, facevano finta di fare le carezze e i bacetti sul collo, così poi gli accordavano il mutuo?
Ma poi, come è che si fa una finta carezza o un finto bacio sul collo?

Chiusa acqua

August 16th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Don Milani si lamentava del fatto che nelle scuole italiane il francese venisse insegnato talmente male che uno studente italiano sapeva come dire gufi e ciotoli, ma non sapeva chiedere del gabinetto, in francese.

Decenni dopo si usa l’inglese, non più il francese, ma gente che non sa come si dice cesso c’è ne è in giro ancora tanta, scrive sui giornali (quelli che don Milani invitava a leggere per farsi una coscienza civile) e fa un sacco di soldi.

Oppure qualcuno mi spieghi qual è il gioco di parole dietro water(closed). Perché io di mio non ci arrivo.

Piesse: mi è venuta in mente quella bella barzelletta in cui un italiano va in un ristorante di Londra e chiede una “bloody steak” e il cameriere gli domanda se la vuole con delle “fucking chips”.

Autorevolezza

August 15th, 2010 by mattia | 2 Comments | Filed in perle giornalistiche

Generalmente non sopporto chi si scaglia contro l’obbligo di rettifica ai blog per una semplice ragione: se da una parte sottolineano i problemi che le 48 ore comporterebbero, dall’altra si dimenticano sempre di ricordare l’impegno morale a scrivere delle cose vere, e soprattutto l’impegno di correggere gli errori che inevitabilmente si possono fare.

Per questa gente esiste solo il diritto (dire quello che si vuole), ma mai il dovere (essere corretti).

Probabilmente ho già rotto abbastanza con questa storia di Gilioli e il Viminale. Ne scrivo ancora perché il comportamento del giornalista mi sta davvero stupendo.

Ricapitoliamo:

- il cinque agosto Alessandro Gilioli pubblica sul suo blog un articolo nel quale confonde il ruolo del Ministero degli Interni come quello di arbitro dei risultati elettorali;

-  immediatamente scrivo un post nel quale spiego che i risultati delle elezioni non li decide il Ministero degli Interni;

- segnalo questo errore (riportando il link) nei commenti all’articolo di Gilioli, il quale non corregge;

- allora scrivo un altro articolo nel quale spiego per filo e per segno la procedura di somma dei voti, calcolo dei deputati e proclamazione degli eletti secondo la legge;

- scrivo un’email a Gilioli in cui gli segnalo questo errore  gli linko quest’ultimo articolo. Metto il link anche nei commenti, ma niente. L’informazione è ancora lì, in tutto il suo errore.

Mi sono chiesto perché Gilioli non corregge l’articolo. Può darsi che non legga i commenti del suo blog o non legga le email che gli si manda.  Strano, perché mesi fa venne anche qui su questo sito a commentare un mio post spinto da un pingback.
Escludo che sia in vacanza, lontano da pc e internet, visto che in questi giorni continu a postare.
E allora perché non corregge l’articolo?

Capisco bene che non farebbe una bella figura come giornalista che si occupa di politica e non sapere chi stabilisce il risultato delle elezioni. Tanto più in un post in cui si diverte a far l’analista politico.

Solo che la legge italiana impone ai giornalisti l’obbligo inderogabile al rispetto della verità sostanziale dei fatti.

Vero, qui io non sono parte lesa, quindi non c’è il famoso obbligo di rettifica. Sono solo uno che passa, legge una cosa che non esiste nella realtà del fatti e alza la mano per far notare l’errore. Se il giornalista non vuole correggere il suo errore può anche non farlo (anche se l’obbligo di legge al rispetto  della verità resta).

Però poi non può pretendere di avere autorevolezza quando parla dei diritti della stampa, leggi bavaglio…

Scivolone di Gilioli

August 5th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche, politica

In un post sulla situazione istituzionale Alessandro Gilioli (che normalmente apprezzo) ha fatto un grosso scivolone. Riporto le frasi incriminate

Che cosa farà ora Berlusconi?
Quello che ha sempre fatto un uomo che pensa di avere la fortuna in tasca, cioè giocare d’azzardo. Quindi cercherà di andare in ogni modo a elezioni anticipate, con lui medesimo a Palazzo Chigi e Maroni al Viminale (abbastanza importante, quest’ultimo

Perché è così importante il Viminale?
Perché in una situazione anomala e delicata come quella attuale, l’arbitro dei risultati elettorali non è più un semplice notaio come vent’anni fa. E’ fondamentale per vidimare la regolarità del voto e dei suoi esiti.

Mettiamo le cose in chiaro: l’arbitro dei risultati elettorali non è il Ministero degli Interni.

Semplificando la faccenda, per l’elezione della Camera dei Deputati funziona così:
il Viminale gestisce la preparazione delle elezioni (riceve il deposito dei simboli, prepara i libretti con le istruzioni, le urne…). Ma poi una volta che le urne si sono aperte il Ministero degli Interni perde qualsivoglia potere.

Quando è finito lo spoglio delle schede, in ogni sezione si compila un verbale (in duplice copia,  più l’estratto del verbale). Nel verbale sono inclusi tutti i risultati dello spoglio.
Questo verbale viene portato in Comune, e dal comune un addetto lo porta al tribunale, non in prefettura.

Al tribunale si riunisce, normalmente il giorno dopo, una commissione elettorale circoscrizionale che somma i voti delle singole sezioni.
Ma non sono nemmeno loro che decidono gli eletti.

Infatti i risultati vanno a Roma, all’ Ufficio elettorale centrale nazionale presso la corte di cassazione.
Qui si sommano i voti delle varie liste, si verifica chi supera lo sbarrramento del 4% e di conseguenza si ripartiscono i seggi (non potresti ripartirli nella singola circoscrizione se non sai quale lista ha superato il 4% a livello nazionale!).

In tutto questo il Ministero degli Interni non fa nulla, perché i risultati dello spoglio passano dal seggio alla magistratura che decide gli eletti.

Molta gente, erroneamente, crede che sia il Ministero degli Interni a stabilire i risultati elettorali perché la notte delle elezioni vedono i collegamenti dal Viminale, da dove giungono i dati che danno in TV.
Ebbene, questi dati sono solo ufficiosi, non hanno alcun valore legale.
Infatti, quando hai finito lo spoglio delle schede, oltre al verbale che va in tribunale, compili anche un riassunto molto sintetico (i voti alle singole liste) che va in prefettura, e dalla prefettura al Ministero degli Interni. Questo passaggio è molto veloce e consente di avere i risultati a livello nazionale in poche ore.

Al contrario, la via ufficiale ci mette dei giorni a stabilire gli eletti (or che si riuniscono a livello locale, fanno i conti, fanno il verbale, lo mandano alla cassazione, la cassazione si riunisce, fanno i conti…). Quindi per evitare di dover attendere qualche giorno per i risultati, si usa la via delle prefetture.
Ma, lo ripeto, serve solo per dare i risultati in TV. Il Viminale non decide in alcun modo in risultato delle elezioni.

Ed è ovvio che un’operazione così delicata sia in mano a un organo indipendente come la magistratura, e non a un organo di stampo politico. Così come l’accettazione delle liste, che è in mano alla magistratura (il Viminale accoglie il simbolo, ma la lista l’accoglie la magistratura).

Piesse: sì, quelli che in passato (politiche 2006) ipotizzavano complotti per modificare i  voti trasmessi dalle prefetture al Viminale, con lo scopo di taroccare i risultati delle elezioni, dicevano delle enormi stronzate. E il fatto che fossero in formato film non le fa diventare meno stronzate.

E via un altro

July 29th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Dopo l’articolo col campo elettrico misurato in volt/m^2 o in volt e le parabole rettangolari, Famiglia Cristiana questo numero cade con molta più colpa.

Numero 31/2010, Pagina 7. Viene riportata pari pari (giusto un po’ accorciata) la bufala dell’emendamento salva pedofili. Non solo pubblicano le bufale, ma lo fanno anche in ritardo. L’Espresso almeno aveva avuto un po’ di tempismo.

Ho già scritto un’email al direttore e curatore della rubrica delle lettere don Antonio Sciortino. Vediamo cosa risponde.

La cosa curiosa è che giusto poche pagine prima di questa bufala c’era un editoriale contro il rincaro dei costi per la spedizione delle riviste come FC. E via con tutti i discorsi sul bavaglio, con le riviste definite ultimi baluardi a difesa della libertà di pensiero.

Io penso solo che il bavaglio questa gente se lo stia mettendo da sola. Perché dopo aver letto questa stupidaggine a pagina 7, ho chiuso la rivista. Non merita di essere letta.
Cari giornalisti, prima di parlare di bavaglio, iniziate a dire cose che meritano di essere ascoltate. Ché contro il bavaglio a chi pubblica queste bufale nessuno sente la voglia di lottare.

I giornali sono sempre gli stessi

July 28th, 2010 by mattia | 5 Comments | Filed in chicche, perle giornalistiche

In questi giorni sto assiduamente frequentando la Biblioteca civica di Lecco, in quanto mi sto documentando per un progetto. Così passo delle ore a fotografare articoli di giornale vecchi (Dio benedica le fotocamere, quanto avrei speso altrimenti in fotocopie?).

Ad ogni modo, ogni tanto mi cade l’occhio su articolo OT rispetto al progetto, e mi sono reso conto che in effetti i giornali hanno sempre avuto i problemi che hanno ora. Proprio gli stessi identici problemi di oggi. Non è che sono degenerati col tempo, sono sempre stati così.

Ad esempio, nel faldone del Corriere della Sera – Marzo 1939 segnalo queste perle:

1) Unità di misura usate alla cazzo

2) Sensazionalismo da extraterrestri

3) L’ultima moda del momento dall’America

4) Viale Padova che dà sempre problemi


5) L’articolo sulla primavera/estate stile studio aperto e il caldo killer

6) La  leccata di culo verso chi comanda in quel momento

7) E per finire l’articolo stile colonnina di destra di repubblica.it

Che tra l’altro si usa dire  che se un cane morde un uomo non è una notizia ma se l’uomo morde lo è. Forse che tutto è nato da questo trafiletto?