Archive for the ‘perle giornalistiche’ Category

Dimenticavo

June 15th, 2013 by mattia | 3 Comments | Filed in perle giornalistiche, praga, repubblica ceca

Lo Zeman che fa queste cose è lo stesso Zeman esaltato da Repubblica il giorno della sua elezione (trionfa la sinistra, aveva titolato gongolante).

Lo schema che usano alla redazione di Repubblica è: sinistra uguale bene, tutto il resto uguale male. In ogni paese del mondo.
Ogni ulteriore dettaglio è un’inutile complicazione.

Così, per farvi capire quale sia il livello di analisi e l’attendibilità di Repubblica sulla politica estera.

Mi piacerebbe chiedere ad andrea tarquini se riscriverebbe quel pezzo così lusinghiero verso Zeman oggi, dopo il caso Putna.

 

Raccontare i fatti

June 7th, 2013 by mattia | 3 Comments | Filed in perle giornalistiche, praga, repubblica ceca

In questi giorni ò ricevuto diverse email di gente che à in programma un viaggio a Praga e si è spaventata per l’alluvione. Così mi scrivono per avere informazioni.

Alcuni di essi devono venire a Praga il mese prossimo, e ricevere le loro email mi fa un po’ sorridere.

Perché in realtà, come già raccontavo, a Praga la Moldava non è straripata (se non in punti molto specifici, come lo zoo che è stato allagato).
Il centro storico è sempre rimasto all’asciutto.
Certo, ànno chiuso la metropolitana per qualche giorno, ma per precauzione. In caso di improvviso aggravamento della situazione poteva allagarsi molto velocemente e se in quel momento dentro ai tunnel ci sono treni e persone non è facile tirarli fuori in due minuti.
Dopodiché la metropolitana oggi à ripreso a funzionare senza problemi.

Non sto negando che ci siano stati problemi in Rep. Ceca. In altri luoghi come Usti nad Labem se la sono vista brutta. I danni ci sono stati (quelli che avevano il ristorante figo a filo del fiume se lo sono visto allagare). Io stesso ò dato la mia disponibilità ad aiutare come volontario per sistemare lo zoo.

Però Praga, il centro di Praga, quello che interessa ai turisti, non è stato interessato dall’alluvione, nel senso che la città potevi e puoi continuare a vederla normalmente, con le strade asciutte.

Capite allora che è davvero bizzarro ricevere certe email preoccupate. È bizzarro perché significa che della gente si preoccupa per un problema che (a Praga, lo ripeto) non esiste.

È evidente che queste persone non si sono sognate queste cose la notte, semplicemente si sono preoccupate per quello che ànno visto sui mass midia.
Ecco allora che secondo me bisognerebbe fare una riflessione su come si fa informazione. Una riflessione seria.

Perché i redattori dei giornali e delle TV non se ne rendono conto, ma i pezzi di informazione che fanno possono influire notevolmente sulle decisioni delle persone. E la decisione di annullare un viaggio a Praga (a luglio poi!) è una decisione assurda.

In questo video vi spiegavo come si fa a rendere drammatica una situazione ad uso del giornale o della TV che deve fare un servizio.
Non è difficile, basta inquadrare la scena giusta. Volendo avrei potuto postare decine di foto pseudo-drammatiche dell’alluvione a Praga.
Bastava fare le foto ai punti ai ristoranti a filo fiume che sono stati sommersi di cui parlavo prima. Oppure alle isolette sulla Moldava ricoperte dall’acqua da cui spuntavano gli alberi.
Ma quelle foto (quelle foto che avete visto sui giornali) non avrebbero raccontato la realtà. Per mostrare la realtà avrebbero dovuto mostrare che la Moldava non aveva quasi da nessuna parte raggiunto il livello della strada.

Possiamo dunque dire che i giornali mentono? Forse.
Però la riflessione deve essere più profonda. Perché poi io ò provato a mettermi nei panni di un fotografo o di un cineoperatore mandato dall’agenzia di stampa a fare foto dell’alluvione a Praga. Cosa volete che fotografi? È ovvio che se lo mandi a fotografare un’alluvione ti farà foto delle parti della città sommersa. Anche se sono due cantucci in croce. Il suo scopo è riportare un fenomeno e quando fotografa solo le parti alluvionate non fa niente di sbagliato: che dovrebbe fare? tornare in agenzia con delle normalissime foto delle strade asciutte di Praga?

Il problema non è dunque del fotografo, che correttamente fa il suo lavoro, ossia fotografare ciò che di anomalo c’è.
Il problema viene dopo.
Il problema è che ormai non c’è più la parte di giornalismo fatta di concetti. Lunedì mi ànno telefonato chiedendomi com’era la situazione, se la gente era preoccupata, se faceva la fila ai supermercati… e io quasi mi sono messo a ridere; ò raccontato che le strade di Praga, chiuse al traffico, erano state prese d’assalto da turisti a piedi che facevano foto al fiume da ogni angolo. Tutti che facevano foto serenamente, sembrava quasi una domenica a piedi.

È ovvio che un fotografo non può farti le foto di gente normale che passeggia per la città interessata dalla piena della Moldava.
Il fotografo ti farà la foto dell’isoletta inondata.
Deve essere il giornalista che poi fa informazione raccontando ciò che accade.

Mi verrebbe voglia di chiamarlo giornalismo scientifico, non nel senso che parla di scienza, ma perché usa criteri oggettivi tipici della scienza.
Mi spiego meglio: il lungofiume di Praga è ad altezza variabile (e lo sa bene chi vi à corso una maratona), da qualche parte la strada è a diversi metri sopra la Moldava, mentre in altri punti la strada scende di molto.
Ora, per riportare correttamente la situazione in una notizia dovresti usare criteri numerici oggettivi. Potresti misurare ad esempio i metri che mancano all’esondazione lungo tutto il fiume nel centro storico e fare una media.
Però poi no, la media non dice molto. Potresti creare una funzione che ti dice la lunghezza totale dei tratti di fiume esondato vs. altezza del fiume.

Tipo:

altezza del fiume      percentuale fiume esondato

4 m                               2%
4,5 m                            2,6%
5 m                               3%
5,5 m                            4%
6 m                               10%
6,5 m                            20%
7 m                               33%
7,5 m                            40%

Poi dici a che altezza è il fiume e a che altezza si prevede di arrivare, così capisci numericamente la gravità della situazione.
Oggettivo, certo. Possibile da fare? Non proprio.

Analogamente, un fotografo avrebbe dovuto fare mille mila fotografie al fiume per illustrare ogni singolo punto del lungo fiume e fare una lunga panoramica dove sostanzialmente si vede che da nessuna parte il fiume è straripato, se non in quei pochi metri laggiù.
Sarebbe oggettivo, certo. Ma non puoi pubblicare mille mila foto per illustrare tutto il fiume, devi pubblicare solo la foto in cui è uscito.

Ecco allora che l’abilità del giornalista sta proprio nel raccontare in modo oggettivo la realtà senza annoiare con dati difficili da interpretare e allo stesso tempo superando i limiti dell’immagine.
Perché l’immagine o il filmato raccolgono di necessità una piccola quantità di realtà, la realtà che sta dentro l’inquadratura di una foto o nei secondi di un filmato.
La parola del giornalista invece è uno strumento molto più potente: in poche parole può condensare una realtà che necessiterebbe di migliaia di foto o di decine di minuti di filmati.

Quello che si è perso, nel giornalismo moderno, è proprio questo.
Ormai le notizie nemmeno si scrivono più, si pubblicano solo le gallerie di foto. Filmati e foto, foto e filmati. La parola passa in secondo piano, vuoi perché è più difficile da confezionare, vuoi perché il gusto del lettore si è assuefatto alle foto e ai filmati e solo quello ti chiede, vuoi perché per scrivere parole ti devi documentare.

Eppure foto e filmati non bastano, serve qualcuno che racconti usando le parole.
Non lo fanno perché è troppo sbattimento: per raccontare una situazione come quella di Praga non ti basta usare i lanci di agenzia (che fanno lo stesso lavoro del fotografo, raccontano quello che non va). Per avere un quadro preciso della situazione devi andare sul posto e vedere le cose coi tuoi occhi.
Vi faccio un esempio: l’agenzia scriveva che nel centro di Praga si installavano sacchi di sabbia contro l’alluvione. Questa informazione era vera ed è stata riportata su alcuni giornali italiani. Solo andando in centro di persona ti saresti accorto che in realtà (e l’ò mostrato nei filmati) c’era giusto una dozzina di persone che preparavano i sacchi e li mettevano alle finestrelle di areazione delle cantine di quattro o cinque edifici, a protezione di un paio di negozi e come barriera per una rientranza della strada di fronte a un altro edificio. Punto. Tutto si esauriva nel giro di 30 metri.
Ma per accorgerti della portata della notizia, di per sé vera, dovevi essere lì, altrimenti leggi l’agenzia e la mente inizia a fantasticare di milioni di sacchi di sabbia che ricoprono Praga.

Si è perso tutto questo. Si è perso il ruolo dell’inviato, si è persa la funzione delle parole che raccontano una situazione, e così si è impoverita l’informazione, che ora è solo immagini e collezioni di frasi da agenzia.

I risultati sono quelli che descrivevo all’inizio: gente che si fa un’idea totalmente irreale della situazione.
No, questa non si può chiamare informazione. Al massimo è spettacolo.

Davvero è necessario?

June 6th, 2013 by mattia | 8 Comments | Filed in perle giornalistiche, riflessioni

L’asilo si chiama «Con la testa tra le nuvole». In altri momenti farebbe tenerezza.

via corriere.it

Queste tragedie dei bambini morti perché lasciati in macchina da un genitore distratto mi colpiscono sempre.
Forse perché di mio sono una persona molto distratta e una cosa del genere potrebbe capitare anche me. Quando sento raccontare queste notizie mi viene dunque un brivido di terrore.

Però mi chiedo: serve davvero dare queste notizie? Ok, il diritto di cronaca e tutto il resto. Però ci sono state TV che ànno mandato inviati sul posto a fare la diretta per il TG (sky tg 24).
Diretta nella quale non dicevano nulla (ma proprio nulla) di più di quello che già potevano leggere sulle agenzie. Anche perché non c’è niente di più da raccontare, puoi solo dire come si sono svolti i fatti ma quello era già ben chiaro anche senza mandare l’inviato.
Quindi il giornalista sta lì a riempire i sue 70 secondi di frasi preconfezionate tipo “È stata una tragedia quella che si è consumata questo pomeriggio“. Tra l’altro Sky TG 24 va in onda tipo ogni mezz’ora o con un notiziario o con un aggiornamento, quindi ‘sta povera giornalista doveva inventarsi frasi nuove ogni volta per non ripetersi, pur dicendo sempre le stesse cose. Il nonno che è andato a prendere il bimbo all’asilo, non l’à trovato e à lanciato l’allarme. Il padre che si rende conto, con la telefonata del nonno, di quello che à fatto. Il terrore nei suoi occhi. I medici che sono arrivati e non ànno potuto far altro che constatare il decesso del piccolo. L’asilo che dista pochi passi dall’azienda dove lavorava il padre… Ogni volta diceva le stesse cose con aggettivi e frasi diverse.
Tutte cose che potevi raccontare anche senza allestire una diretta ogni mezz’ora.

Perché allora ravanare di continuo sulla notizia? È proprio necessario fare tutto questo spettacolo?
Prendete l’articolo del corriere che ò linkato sopra: a cosa serve scavare nella tragedia fino a questi livelli così personali?

Di certo non serve a prevenire altre tragedie simili. La gente sbadata è sbadata, non è qualcosa da cui puoi guarire (ve lo dice uno che conosce bene questo problema). Non è che facendo una campagna di informazione puoi evitare che si ripetano fatti del genere.
Sono cose che capitano. Fatti orribili, ma che in buona sostanza non puoi evitare.

E allora perché insistere buttando su TV e giornali non solo la notizia – che ci sta – ma anche la tragedia umana di un genitore che fa morire il figlio.
È vero, l’ultimo pensiero che avranno i parenti di questo bambino ora è ciò che dicono i giornali. Però penso che un po’ di rispetto per una tragedia simile vada garantito. Ok, il genitore à fatto un errore, su questo non ci piove. Però non l’à fatto appositamente, può capitare a tutti. E allora si può raccontare la notizia secca senza ricamarci sopra, senza buttare in piazza (mediatica) quest’uomo, senza sbertucciarlo con frasi come quella citata sopra, senza darlo in pasto ai commentatori  che sull’internet sputano sentenze su tutto e tutti.
Già lo sa egli stesso che à fatto una cazzata, serve proprio che voi lo mettiate in croce sui giornali? (senza alcuna utilità pratica)

Date pure la notizia, però poi lasciate la famiglia vivere il proprio dramma in silenzio, senza mettervi a raccontare i retroscena della madre che urla al marito “come ài potuto farlo“. Queste cose lasciatele alla loro intima disperazione.
Grazie.

 

Piesse
quando vostro figlio rompe in cazzo di continuo e siete esausti guardate il lato positivo: un bimbo rompicoglioni è più difficile da dimenticare sull’auto rispetto a un bambino silenzioso.

 

E ti pareva

June 2nd, 2013 by mattia | 5 Comments | Filed in perle giornalistiche, praga, repubblica ceca

Poi io mi incazzo e divento volgare. Ma porca troia, me le tirano fuori colle pinze.

Sul corriere è comparsa la classica galleria fotografica dedicata all’acqua alta a Praga e in altre città del circondario.
La prima foto è questa che reca la didascalia:

Il castello di Praga quasi isolato dal livello della Moldava

Cortesemento, evitiamo di dire puttanate?
Il castello non è nemmeno per idea “quasi isolato”.
Sono passato da Mala Strana alle 18.45 quando uscivo da messa. Mi sono fatto karmelitska, sono arrivato col tram a Malostranska, ho attraversato Manesuv most e sono arrivato dall’altra parte della Moldava dove ò fatto le foto del post precedente. Tutto all’asciutto.

La foto trae in inganno perché è fatta dal basso e comprime il castello che sembra “bagnato” dalla Moldava. Ma tra la Moldava e il castello c’è tutta Mala Strana che per adesso è ben all’asciutto.
Mi segnalano che altre parti di Praga sono più a rischio (ò visto su fesibuc le foto dell’acqua ormai uscita a Branik), ma Mala Strana a stasera non era ancora stata sommersa. Chi conosce Praga e à fatto una passeggiata dal ponte Carlo fin su al castello più o meno à idea di quanto dovrebbe essere grave la situazione per arrivare al livello di castello “quasi isolato”. Dovresti avere Mala Strana allagata (senza considerare che il castello lo potresti raggiungere comunque dall’altra parte, ma vabbe’). Ecco, non siamo nemmeno lontanamente a quel livello.

Complimenti al corriere.

 

アシニ ネッラ レダジョネ デル コッリエレ

May 17th, 2013 by mattia | 14 Comments | Filed in giappone, ignoranza, perle giornalistiche

katakana cinese

 

Per il corriere un’etichetta con cinque caratteri su sei in katakana è cinese.
Ce la mettono tutta per sbagliare. Si impegnano.

Acido esponenziale

May 11th, 2013 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Raggiunta sul braccio dalla soda caustica, la donna ha urlato di dolore, si è divincolata, a quel punto i malviventi sono scappati. Nel trambusto la donna è scivolata, finendo con i glutei sopra il liquido caustico colato a terra dalla bottiglia. La ferita da acido sul braccio della donna, sottolinea il questore Sanna, è ritenuta superficiale, mentre più seria è la lesione sul gluteo.

via repubblica.it

Ancora un’aggressione con dell’acido ad una donna, questa volta a Vicenza, dove una 31enne, che aveva subito una violenza sessuale 11 anni fa, ha raccontato di essere stata aggredita in casa da due uomini incappucciati che l’hanno costretta a versarsi addosso della soda caustica.

via sky.it

Le ustioni riportate dalla donna vicentina aggredita oggi in casa sono state causate da soda caustica.

La donna ha raccontato agli investigatori che i due uomini, dopo averla immobilizzata, l’avrebbero costretta a versarsi addosso lei stessa l’acido con una bottiglia.

via il messaggero

Choc a Vicenza: incappucciati attaccano donna con soda caustica

Quello di Vicenza e’ l’ultimo di una serie di inquietanti aggressioni con l’acido:

via agi

Donna ustionata con soda caustica a Vicenza

La ferita da acido sul braccio della donna, sottolinea il dott. Sanna, e’ ritenuta superficiale, mentre piu’ seria e’ la lesione sul gluteo.

via rainews24.it

Vicenza, donna apre la porta a due sconosciuti: sfregiata con l’acido

L’hanno immobilizzata e costretta  a versarsi la soda caustica sull’avambraccio.

via libero (quotidiano)

Vicenza, aggredita con la soda caustica. 4 vittime in un mese: epidemia sociale

L’ultima vittima dello sfregio tramite acido è una donna di 31 anni di Vicenza.

via blitzquotidiano

Una donna di 31 anni è stata aggredita con soda caustica. Secondo il racconto, due persone incappucciate l’avrebbero bloccata, fatta stendere a terra e costretta a versarsi addosso l’acido con una bottiglia

via quotidiano.net

Vicenza, donna sfregiata con l’acido da due uomini incappucciati

Le ustioni riportate dalla donna vicentina aggredita oggi in casa sono state causate da soda caustica. Lo si apprende da fonti bene informate.

via il mattino

 

 

 

 

Ora…

Wikipedia:

L’idrossido di sodio (talvolta denominato impropriamente idrato di sodio) commercialmente noto come soda caustica, è una base minerale forte

[...]

Una soluzione di 50 g/l in acqua a 20 °C ha pH di circa 14.

Sempre da wikipedia

Il pH solitamente assume valori compresi tra 0 (acido forte) e 14 (base forte).

 

 

Chiamo mio cugino e ti faccio gonfiare di botte

May 1st, 2013 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Oggi è scoppiato un bel casino su tuitter per questo post di Mentana

mentana 1

Dopo qualche minuto…

mentana 2

Allora,

1)
se sai che della gente, per qualche strano motivo a me ignoto, considera il tuo profilo tuitter come una fonte affidabile di notizie tipo un’agenzia* allora non lasci in giro lo smarfon in modo che chiunque possa fare uno scherzo del genere.
Lo tieni sempre con te. E se lo lasci da qualche parte ne blocchi opportunamente l’accesso**.
Su quel telefono molto probabilmente ài anche i contatti (e magari i messaggi) di persone importanti. Lo devi custodire come si deve. E che cavolo. Altrimenti significa che non ài capito i pericoli potenziali di questa tecnologia.

2)
se proprio vuoi fare il cazziatone (e ci sta tutto) a chi à fatto lo schezo fallo privatamente. Non c’è niente di più sgradevole di un uomo potente che si bulla di come à usato il suo potere per punire qualcuno.
È una cosa rozza.

 

* non che le agenzie siano necessariamente attendibili, ma almeno ci provano, o meglio… quello è il loro lavoro, ciò per cui esistono
** sì, lo so che i sistemi di password per bloccare gli smartfon si possono aggirare, ma ci vuole un po’ di perizia. Diciamo che mettere una password aiuta a tagliare fuori una buona percentuale di imbecilli in vena di scherzi.

 

Legnate sugli incisivi

April 30th, 2013 by mattia | 10 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Un ingegnere dell’Enel sul posto ha misurato la corrente elettrica che sarebbe di 20 mila volts.

via corriere.it

Uno: il plurale di volt in italiano è volt.
Anche perché non capisco secondo quale logica il nome (già storpiato) di uno scienziato comasco debba avere un plurale in inglese.

Due: la corrente elettrica non si misura in volt. Porco diaz.

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