Archive for the ‘perle giornalistiche’ Category

Driiin, Driiin: “Ma siete scemi?”

May 8th, 2017 by mattia | 14 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche
Ieri mattina mi sono alzato con calma, ho fatto colazione e poi ho aperto repubblica.
La prima notizia sul sito è questa:
La frenata delle unioni civili: Finora solo 2.800 sì.
A un anno dalla legge niente corsa alle nozze gay



Parlano di frenata, di niente corsa, addirittura usano la parola flop riferita al Sud.

Poi nell'articolo cercano di dare la colpa ai decreti attuativi, ma una volta arrivati i decreti attuativi questi valgono per tutti, non solo per alcuni. E se alcuni si sono uniti civilmente si potevano unire anche tutti gli altri.

La realtà, molto più banalmente, è che molti ghei vivono senza alcun problema la loro vita insieme esattamente come fanno 640 mila coppie eterosessuali in italia che convivono senza sposarsi. Tutto quello che fanno i conviventi etero lo possono fare anche i conviventi ghei senza bisogno della cerimonia in municipio.
L'avevo spiegato più volte e questa è l'ennesima dimostrazione: la legge cirinnà non c'entra una fava coi diritti, serve solo a persone che non si sanno accettare e che hanno bisogno della sceneggiata in municipio per sentirsi come tutti gli altri. Quelli che invece non hanno problemi di auto accettazione, quelli che non hanno bisogno della patente di normalità data dal sindaco con fascia tricolore continuano a vivere come prima e se ne fottono della cirinnà.
Altrimenti se ci fossero stati in ballo veramente dei diritti avrebbero fatto l'assalto ai municipi il giorno dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale della legge.

Ma la cosa bella viene dopo. Perché poi io esco, vado a fare le mie cose, passo per il centro a fare il tifo per un paio di amici che correvano la maratona e con calma torno a casa.

Apro ancora il sito di repubblica e il nuovo titolo è questo:


Unioni civili, le associazioni: "Una vittoria, ma alla legge manca la stepchild adoption".
Dallo scorso agosto 2.800 coppie hanno detto sì, Poche al Sud.
- L'analisi Conquista straordinaria, ma i numeri dicono che può essere migliorata
- Il blog Ci voleva di più

Nel giro di poche ora sono scomparsa la parola "frenata" ed è comparsa la parola "vittoria". È scomparsa l'espressione "niente corsa alle nozze gay" sostituita da "conquista straordinaria".
Persino l'espressione "flop" per il Sud è stata ammorbidita dalla parola "poche".

Immaginate voi cosa è successo in quelle ore e i motivi per cui hanno ribaltato quei titoli.
Non essendo nella redazione di repubblica ovviamente non possiamo saperlo. Vi propongo allora alcune ipotesi:

  • Ieri mattina tra le 8.00 e le 12.00 si sono unite civilmente 80 mila coppie ghei aumentando il dato statistico di botto e trasformando in poche ore il flop in una vittoria.

  • Dall'istat hanno comunicato che c'è stato un errore nel foglio ecsel, sono scomparsi per sbaglio due zeri e quindi non erano 2.800 coppie ma 280 mila coppie.

  • Qualcuno di molto influente ha telefonato in redazione e ha detto "ma siete scemi? Non potete mica scrivere queste cose. Cambiate subito quel titolo, coglioni" e la redazione si è posta a π/2 correndo ai ripari e scudisciando la giornalista sprovveduta che aveva osato scrivere la verità senza consultare il manuale "come manipolare la realtà per farla apparire come piace a quelli che ci comandano"


Decidete voi qual è la versione più plausibile.

 

[feic nius] Le aperture dei negozi in Europa

April 20th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche
L’Italia senza restrizioni, unico Paese in Europa
L’Italia è l’unico Paese europeo che non prevede alcuna restrizioni di orari (e di aperture) per festivi e superfestivi.

feic nius su corriere.it

Se c'è da fare qualcosa contro le feic nius è dare una martellata sui diti a tutti quei giornalisti che iniziano un periodo scrivendo "l'Italia è l'unico paese europeo che..."
Sì, perché il più delle volte  per questi signori (e per coloro che forniscono loro i dati farlocchi) l'Europa si limita a cinque o sei paesi scelti accuratamente per far risultare quello che vogliono.

In questo caso il corriere pubblica i dati di Confcommercio che paragona le leggi italiane sulle chiusure festive dei negozi con le leggi di Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Regno Unito. Come se tutta l'Europa fosse lì.

La Finlandia non è in Europa dunque, e neanche la Polonia, La Svezia, il Portogallo o la Rep. Ceca. Perché io mica lo so com'è la legge sulle aperture festive dei negozi in Finlandia, ma so com'è in Rep. Ceca. E vi assicuro che non ci sono limitazioni nemmeno qua. Se vuoi tenere aperto un negozio 365 giorni all'anno (o 366 negli anni bisestili) lo puoi fare. Un mio studente lavora nella piccola bottega di alimentari dei genitori e mi ha detto che non chiudono mai, sono aperti tutto l'anno, anche a Natale e a Pasqua (anche perché sono atei di origine vietnamita, quindi non gliene frega molto delle festività cristiane).

Anche qui non c'è alcuna restrizione. Che l'italia sia l'unico paese europeo senza restrizioni è quindi una balla colossale. Una balla che hanno sostenuto scegliendo accuratamente i paesi a cui paragonare l'italia (e non ditemi che hanno scelto i paesi più grossi per semplicità, ché il Belgio ha quasi la stessa popolazione della Rep. Ceca).

La cosa bizzarra è che c'è questo documento della stessa Confcommercio in cui si legge che i paesi senza alcuna restrizione all'apertura il sabato e la domenica sono:

Bulgaria
Croazia
Rep. Ceca
Danimarca
Estonia (ad eccezione della vendita d’alcool)
Ungheria e Islanda (la chiusura è solo consuetudine)
Irlanda
Lettonia
Lituania
Norvegia
Polonia
Romania (la chiusura è solo consuetudine)
Slovacchia
Slovenia
Svezia.

In alcuni di questi paesi, come la Slovacchia, ci sono restrizioni solo per giorni come Natale e Pasqua. Per il resto liberi tutti.

Già, l'italia è l'unico paese senza restrizione alle aperture festive dei negozi. Proprio.

Ballisti fino al midollo.

Il metodo report

April 19th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Sinceramente non capisco perché ci si meraviglia della puntata dello scorso lunedì su Report.

Sono anni che questa trasmissione trasmette baggianate in campo scientifico. Successe nel 2008, quando trasmisero un'inchiesta della BBC sui rischi per la salute del wi-fi.

Successe nel 2011 quando invece parlarono dei fantomatici rischi dei cellulari. Nello stesso anno pestarono qualche merda anche su Fukushima.

Ma non dimentichiamoci dell'ormai lontano 2000 quando diedero voce alle teorie secondo cui al CERN si sarebbe potuto creare un buco nero che si sarebbe mangiato tutta la Terra.

Nel 2013 invece si avventurarono nel mondo degli OGM, e anche lì - neanche a dirlo - merde pestate.

Sempre nel 2013 diedero voce invece alle baggianate contro il MUOS. Ma possiamo anche citare quella puntata del 2000 in cui parlando della sperimentazione del metodo Di Bella dissero che c'erano pazienti su cui aveva funzionato.

E non dimentichiamoci la perla del servizio su ighina.

Il problema di report non è quello di un campione che ogni tanto sbaglia un rigore. Il problema di report è un problema di metodo.
Report ha come obiettivo quello di intercettare uno spettatore incline a scandalizzarsi. Report funziona se alla fine della puntata lo spettatore ha il fegato marcio, se va a letto arrabbiato e non vede l'ora di arrivare al lavoro il giorno dopo a discuterne scandalizzato coi colleghi.

Per ottenere questo scopo devono proporre uno scandalo, grosso o piccolo. Una magagna, qualcuno che ti sta fregando. E se facendo l'inchiesta non lo trovano? Se lo inventano.
E se proprio non possono inventarselo perché sarebbe troppo sfacciato si affidano al "Mah, chissà... sarà pure tutto ok, però il dubbio rimane...". Paraculaggine per non affermare niente ma almeno instillare un dubbio nell'ascoltatore che poi viaggia con la sua mente e si crea da solo il complotto.

Come quella volta di Fukushima:
I dati ufficiali dicono che i livelli di radioattività sono in aumento, ma quando il pericolo non ha odore sapore e colore, gli effetti non sono immediati e non hai altri posti dove andare che fai?

Non ti dicono che i livelli di radioattività a cui è esposta la popolazione sono pericolosi (perché i dati dicono l'opposto). Però ti inducono al dubbio: il pericolo non ha odore, sapore e colore significa "tu non te ne accorgi se ti mentono! dubita! devi avere paura!". Senza dirlo esplicitamente.

Oppure prendete la puntata su ighina, in cui presenta una invenzione che comanda le nuvole (seriamente, hanno dato credito a un tizio del genere). Fanno una dimostrazione pratica e l'autore afferma:
Dopo appena mezzora il cielo sopra all'elica di Ighina è ormai completamene aperto, letteralmente spaccato in due. Sarà un caso? Chi lo sa? Sta di fatto che tutti quelli che sono venuti qui hanno sempre visto la stessa cosa: le nuvole che si aprono.

Sarà un caso? Chi lo sa?
Loro non si prendono la responsabilità che questo tizio ha ragione. Fanno i paraculi e ti dicono "sarà un caso?"

È il metodo di lavoro di report a essere sbagliato. Perché quando fanno un'inchiesta non cercano la verità ma cercano uno scandalo da dare in pasto agli spettatori. Poi siccome di scandali ce ne sono tanti, purtroppo, spesso le due cose coincidono. Ma quando non coincidono se tu cerchi lo scandalo e non la verità finisci per spetasciarti contro un muro.

Non mostratevi sorpresi dunque se report ogni tanto pesta qualche merda. È normale se usa questo metodo.

 

Tiscali vale quanto la Fiat – dissero

April 12th, 2017 by mattia | 29 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
La Tesla - azienda di automobili hi tech nata nel 2003 - con i suoi  30 mila dipendenti ha superato per valore di Borsa la General Motors, fondata nel 1908, che di dipendenti ne ha 215 mila: più di sette volte tanto.

Più le aziende sono innovative, tecnologiche, 4.0 eccetera eccetera, più ci sono soldi e meno ci sono addetti.

via piovono minc...rane

Qualcuno però dovrebbe prenderlo da parte e spiegargli la differenza tra fatturato e la capitalizzazione di un'azienda.

Perché è vero  che se metti tutte insieme le azioni di GM ottieni un valore totale simile a quello di tutte le azioni di Tesla messe insieme (51,1 miliardi di USD), ma i fatturati sono mostruosamente diversi: GM ha un fatturato di 166 miliardi di dollari mentre Tesla ha un fatturato di appena 7 miliardi.

La cosa non sorprende, GM vende 10 milioni di veicoli all'anno mentre Tesla nella seconda metà del 2016 ha venduto 40 mila auto. Facendo i super generosi sono 80 mila auto all'anno (in realtà sono in crescita, quindi nella prima parte dell'anno avranno venduto meno).

È normale che Tesla abbia meno dipendenti di GM; è normale perché - santiddio - produce meno veicoli. Tanti meno veicoli. Anzi, se proprio vogliamo guardare Tesla impiega tantissima gente: Tesla infatti ha un rapporto di 1 a 7 per i dipendenti, ma un rapporti di 1 a 24 per il fatturato. Ciò significa che per produrre quel fatturato Tesla impiega il triplo di dipendenti di GM.

Non che la cosa sorprenda: Tesla è una società fondamentalmente nuova, un'azienda in fase d'avvio, una fase in cui devi crearti tutto, R&D compreso, che porta via tanto personale. Non puoi nemmeno paragonarla a un'azienda già avviata. Quando Tesla sarà a regime e le vendite cresciute il rapporto dipendenti per fatturato sarà più simile a quello di GM. Anche perché una volta che hai sviluppato tutto i tuoi sistemi fighi per la guida assistita, cazzi e mazzi, poi installarli su 80 mila auto o su 200 mila auto è lo stesso. I dipendenti che hai impiegato per sviluppare quei sistemi sono gli stessi.

In questo caso guardare la capitalizzazione di un'azienda e dire "guarda, le aziende valgono uguale ma una impiega meno personale" non ha senso.
Devi guardare il fatturato, devi domandarti "quanti dipendenti mi servono per fare quel fatturato". Perché l'azienda può valere quello che vuoi, ma alla fine conta qual è il fatturato.

La capitalizzazione di un'azienda non è indicativa in questo caso perché due aziende possono anche avere la stessa capitalizzazione ma per motivi diversi.
GM perché è un'azienda grossa, che vende tanti veicoli e fa tanto fatturato. Tesla ha la stessa capitalizzazione ma per un motivo diverso. Il valore di Tesla è - ora - così alto nonostante un fatturato così piccolo perché si sta facendo una scommessa sul futuro.

Fra qualche lustro quando le auto elettriche saranno veramente diffuse si potranno verificare due scenari:

Scenario A)
Tesla sarà leader del settore. Alcune case automobilistiche che ora hanno larghe quote di mercato non riusciranno ad adattarsi in tempo al cambiamento verso le auto elettriche e scivoleranno fuori dal mercato. Quelle quote di mercato se le prenderà Tesla che invece sarà pronta a vendere ai clienti le auto elettriche che gli altri non hanno da vendere.

Scenario B)
Quando la tecnologia sarà matura tutte le grandi case automobilistiche si sapranno convertire velocemente e occuperanno rimpiazzeranno le quote di mercato che ora occupano con auto tradizionali con i nuovi modelli elettrici.

Chi compra azioni Tesla oggi a quel prezzo sta scommettendo sullo scenario A. Scommette cioè che in un futuro Tesla si mangerà fette di mercato ora in mano ad altri in quanto sarà già pronta per l'elettrico. Se così dovesse succedere allora il prezzo delle azioni di Tesla potrebbe avere un senso.

Se invece dovesse verificarsi lo scenario B saranno cazzi amari per i proprietari di azioni Tesla. Perché Tesla rimarrà con il cerino in mano: avrà investito l'ira di Dio in ricerca e sviluppo sperando di aumentare i volumi di vendita e invece resterà al palo con vendite di nicchia e un conseguente fatturato modesto.
A quel punto il valore delle azioni di Tesla crollerebbe, perché non avrebbe più senso un valore delle azioni così alto per un'azienda che produce un fatturato così modesto.

Tesla ha bisogno di aumentare il fatturato velocemente, perché per un po' questa scommessa regge ma non per sempre. Per un po' puoi dire agli investitori "abbiate pazienza, qui stiamo creando la rivoluzione, e quando avremo vinto saremo i leader del mondo e fare soldi a palate", ma se poi il giorno della vittoria non si vede all'orizzonte va a finire che gli investitori ti fanno ciao ciao con la manina e tu la prendi in saccoccia.
Per adesso Tesla sta, banalmente, perdendo soldi. O iniziano a guadagnarne alla svelta oppure le cose non si mettono bene.

Al momento molti stanno puntando sullo scenario A, ma questo è motivato, più che dagli indicatori economici, dal fatto che a capo di Tesla c'è musk. E musk è bravissimo a imbabolare la gente. Ricordate quel tizio che mi disse "io mi fiderei degli OGM ma solo se le facesse Musk"? Ecco.
Per adesso il gioco funziona. Fino a quanto durerà non si sa.
Ma un'azienda non puoi valutarla per il carisma del suo capo. Devi valutarla per la sua capacità di produrre soldini, ora o in futuro.

La capitalizzazione di Tesla è dunque ora una cosa che non ha niente a che vedere con il numero di dipendenti. È una scommessa nel futuro. Potrebbe essere una scommessa vincente (e quel punto aumentando le vendite aumenterà anche il numero di operai), oppure potrebbe rivelarsi una bolla di sapone e il valore delle azioni potrebbe svanire in un fiat.

Confondere la capitalizzazione di un'azienda già avviata con la capitalizzazione-scommessa di una nuova azienda in fase d'avvio per dire "guarda, più c'è tecnologia e meno ci sono dipendenti" è una idiozia colossale.
I dipendenti non sono di meno perché c'è la tecnologia, ma perché producono meno auto. Cazzo.

Eppure ogni persona che ha più di 35 anni dovrebbe ricordarsi il caso di Tiscali. Quando fu quotata in borsa l'euforia generale portò la capitalizzazione di Tiscali a raggiungere quella della Fiat. Solo che alle spalle non c'era un'azienda vera che produceva fatturato, c'era solo una scommessa: quella che Tiscali diventasse un nuovo operatore leader nel settore delle telecomunicazioni. Così non è stato e il valore dell'azienda è crollato.
Sarebbe bello andare a riprendere quelli che dicevano che Tiscali vale quanto la Fiat.
Più o meno siamo a quel livello.

Lo strano concetto di rendimento

April 11th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Non so se ringraziare Andrea per la segnalazione o arrabbiarmi con lui perché mi ha fatto bestemmiare giusto all'inizio della settimana santa.

L'articolo che mi ha segnalato è questo, e pensa un po' dove è stato pubblicato? Esatto, su repubblica. Alla sezione "scienze" poi, nemmeno alla sezione idiozie.



La storia in breve. Questi tizi hanno detto propongono di produrre idrogeno non con la classica elettrolisi, poiché è un processo con un basso rendimento. La loro idea è scaldare l'acqua a temperature di 3 mila gradi in modo che l'idrogeno si dissoci spontaneamente. E come fare a raggiungere queste temperature? Usando dei grossi, grossi fari.

Ora, non stiamo qui a discutere se questa idea abbia un senso o no. Nell'articolo, fondamentalmente, non ci sono numeri che permettono di valutare. Per capire se la cosa ha senso si dovrebbe, innanzitutto valutare il rendimento di questo sistema: per produrre la stessa quantità di idrogeno impiega più o meno energia dell'elettrolisi?
Dopodiché ci sono molti altri problemi di tipo tecnico: gestire temperature così alte implica impianti complessi, anche per la sicurezza. Sono tutte cose che bisogna tenere in considerazione per capire se una tecnologia ha senso o no.
Ma non discutiamo di quello, visto che repubblica non si degna di darci elementi per giudicare.

Piuttosto commentiamo quello che dice repubblica (evidenziazione mia):
Tuttavia, l'idrogeno non esiste in natura e deve essere prodotto separandolo dagli atomi di ossigeno nelle molecole d'acqua: un processo che richiede una grande quantità di energia. A temperature superiori a 2000 gradi questo processo avviene però spontaneamente: per questo motivo, le temperature raggiunte con Synlight consentirebbero di produrre idrogeno senza spendere energia elettrica.

Eh già,  produci idrogeno senza spendere energia elettrica. E i fari che scaldano l'acqua a 3 mila gradi con cosa li alimenti? Con un motore a gatto imburrato?
Ovviamente consumi energia elettrica. Al massimo puoi dirmi che ne impieghi meno per produrre la stessa quantità di idrogeno (se così fosse) non puoi dirmi che produce idrogeno senza spendere energia elettrica.

Lo so, intendevano dire che non applichi l'energia elettrica direttamente all'acqua tramite una cella per elettrolisi ma che la applichi a dei fari che scaldano l'acqua: ma visto che il problema è il rendimento chi se ne frega dove la applichi. Mi devi dimostrare che te ne serve meno.

La cosa curiosa è che questo concetto del rendimento non lo capiscono proprio. Sotto infatti spiegano come - ovviamente - i fari necessitano di energia elettrica. Ma scrivono:
La tecnica ha i suoi limiti. Per esempio, se è vero che non richiede l'impiego di energia elettrica per produrre idrogeno, il mantenimento di Synlight ha comunque costi ingenti: per funzionare, la struttura necessita in quattro ore della stessa quantità di elettricità che una famiglia di quattro persone usa in media in un anno.

E un bel chi se ne frega. Può anche consumare la stessa quantità di energia elettrica che consuma tutta la città di Milano in un anno. Di per sé questo dato non vuol dire niente.
Mi devi dire qual è la quantità di idrogeno che produci con quell'energia, e poi fare la divisione per trovare quanta energia serve per unità di idrogeno.

È come dire: questa autovettura ha dei limiti. Pensa, in quattro ore consuma 20 litri di gasolio. Eh, ok... ma quanti chilometri ha fatto in quelle quattro ore? Perché io voglio sapere quanti km fa con quei 20 litri.
Infatti nessuno ti dice mai: quest'automobile consuma 20 litri, ma ti dice piuttosto che consuma 5 litri per fare 100 km.

Chi se ne frega dunque se "la struttura necessita in quattro ore della stessa quantità di elettricità che una famiglia di quattro persone usa in media in un anno". Se quella energia mi dà in uscita tanto idrogeno sta bene. Non è mica il consumo in sé che bisogna guardare, bensì il rendimento.
Come fanno a non capire questo semplice concetto?

 

 

Un insegnante di scuola media donna

March 19th, 2017 by mattia | 15 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche


Perché poi gli effetti della fantasiosa grammatica boldriniana inventata sotto l'effetto di sigarette farcite sono questi. A furia di dover inventarsi parole e regole che non esistono ci si dimentica la grammatica italiana, quella vera.

Così succede che un giornalista si inventi l'espressione "un agente di polizia donna" quando bastava scrivere "un'agente" visto che "agente" è un sostantivo sia maschile che femminile (ovviamente).

Deboldrinizzatevi, tornate al lume della ragione. Ché l'italiano funziona benissimo seguendone le regole che già esistono.

 

Piesse: e volete commentare questa?




Non ce la fanno proprio a non scrivere che è una donna. Ma santiddio, se c'è scritto "un'agente" è ovvio che è una donna.

C’è una strage di bambini e non ce ne eravamo accorti

March 6th, 2017 by mattia | 10 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche
Repubblica:
Oms: l'inquinamento uccide un bambino su quattro

Salvata qui.



No, l'OMS non ha detto che l'inquinamento uccide un bambino su quattro.
L'OMS ha detto:
More than 1 in 4 deaths of children under 5 years of age are attributable to unhealthy environments.

ossia che una morte infantile su quattro è causata dall'inquinamento.

La differenza non è da poco (eufemismo). Per come l'ha scritto repubblica significa che tra tutti i bambini del mondo uno su quattro muore d'inquinamento."L'inquinamento uccide un bambino su quattro" significa questo in italiano, signori. Sarebbe una strage, cazzo!
No, "1 su 4" è riferito alle morti di bambini non ai bambini.

Secondo questo sito i bambini sotto i cinque anni nel mondo sono 643 milioni, di questi secondo l'OMS 1,7 milioni muoiono a causa di inquinamento (in tutte le sue forme).
Every year, environmental risks – such as indoor and outdoor air pollution, second-hand smoke, unsafe water, lack of sanitation, and inadequate hygiene – take the lives of 1.7 million children under 5 years, say two new WHO reports.

1,7 milioni su 643 milioni significa 1 su 378, non 1 su 4.

Il titolo di repubblica, usando la stessa forma, si doveva scrivere quindi così:
Oms: l'inquinamento uccide un bambino su 378

oppure
Oms: l'inquinamento è causa di una morte infantile su quattro

Confondere questi due concetti è semplicemente imbarazzante.
Qui non è nemmeno questione di feic nius, è proprio analfabetismo matematico. Ma a livello di scuola elementare.

Ha stato Trump!

February 2nd, 2017 by mattia | 15 Comments | Filed in perle giornalistiche


Quando stamattina ho letto questa notizia su repubblica ho tuittato "Ha stato Trump!!1!!".

Perché a una prima lettura già mi sembrava che ci fosse qualcosa che non andava.
Sicché questo tizio racconta che era lì in Iraq con la madre malata. Lui, cittadino americano, la madre ancora no. E così non si è potuta imbarcare sull'aereo.
Il giorno dopo la madre muore.
Perché poche settimane fa Naimma, 75 anni, era tornata per un breve periodo in Iraq, ma si era ammalata. Hager, allora, aveva preso subito un aereo per andare a prenderla nel suo paese natale e portarla negli Stati Uniti per curarla e salvarle la vita. Ma Naimma non ce l'ha fatta. Perché, una volta arrivati all'aeroporto in Iraq, la compagnia aerea, a differenza del figlio, non le ha permesso di imbarcarsi. Dopo un giorno, Naimma è morta.

"Mia madre ce l'avrebbe fatta se me l'avessero fatta portare in un ospedale americano. Invece è morta, a causa di Trump".

La prima cosa che ho pensato è stata: se questa signora era così ammalata da morire il giorno dopo molto probabilmente non l'avrebbero mai ammessa su di un aereo, tanto più per un volo così lungo poi.
Immaginate di essere una compagnia aerea che deve fare un volo dall'Iraq agli U.S. of A.: imbarchereste una moribonda? No. Non lo fanno.
Anzi, non lo fanno anche se uno è molto meno che moribondo, perché poi non sanno cosa può accadere durante il volo. Il malato si aggrava e bisogna fare un atterraggio di emergenza? E se sei in mezzo all'oceano?
No, le compagnie ti dicono: resti a terra, guarisci e poi voli. Che senso avrebbe imbarcarti sapendo che poi molto probabilmente dovrai fare un atterraggio d'emergenza per fornire assistenza medica al passeggero? Un conto è se l'emergenza sorge quando sei già in volo, ma in quel caso sei già a terra, ci rimani.

Se poi in quel paese non c'è un ospedale capace di curarti si fa un volo attrezzato con i medici a bordo e tutte le strumentazioni per gestire emergenze mediche (tipicamente sono voli militari). Ma è una cosa diversa.

Senza nemmeno parlare dello stress che un viaggio così lungo avrebbe potuto portare alla paziente. Anche solo per quello, una moribonda non la imbarchi, che magari le fa più male che bene quel viaggio.

Io, fossi stato un giornalista che legge questa storia, avrei chiesto: bene, mi racconta che malattia aveva sua madre? Era in grado di affrontare un viaggio così lungo? È morta il giorno dopo: che sintomi presentava il giorno prima?
Perché magari soffriva di una malattia che si poteva "mascherare", i cui sintomi non erano visibili dall'esterno, per quanto improbabile per una persona che sta morendo. Ma ammettiamolo pure: dammi dei dettagli. E invece non menzionano nemmeno di cosa fosse malata. Ma non è la prima informazione che vorreste avere su di un caso del genere?

Dopodiché, passa il tempo, vengono fatte ulteriori indagini e salta fuori che in realtà la signora sarebbe morta il 22 gennaio. Poi magari scopriamo che la signora non è mai esistita, o chissà che altro. Anche perché la stessa storia dell'imam che lo contraddice è sospetta: come fa un imam di Detroit ad avere informazioni su quello che è successo in Iraq. Qual è la sua fonte? (qui dicono che un'altra moschea di Detroit aveva fatto una preghiera funebre, questo imam quindi ha una fonte di terza mano)

Semplicemente, questa era e rimane una storia con basi poco solide, dove subito il racconto iniziale ti faceva sorgere delle domande di buon senso che ti inducevano a dire "aspetta un attimo, verifichiamo meglio le fonti".

E invece no, hanno pubblicato tutto subito, con il risultato che poi hanno dovuto correggere.

Perché? Perché quella "notizia" consentiva loro di scrivere:
La storia di Hager è emblematica per capire quanto possa essere pericolosa una misura draconiana e indiscriminata come la recente stretta del neopresidente contro gli arrivi di qualsiasi immigrato da sette paesi a maggioranza musulmana: Iraq, Siria, Libia, Iran, Sudan, Somalia e Yemen.

Ma state sereni, le uniche feic nius pericolose sono quelle che influenza l'opinione pubblica in direzione contraria. Quando la direzione è "quella giusta" allora si può feicniusare senza problema.