Archive for the ‘perle giornalistiche’ Category

[bufala] Non esiste alcuna impunità per la diffamazione su internet

August 18th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Siamo a questo punto: se si diffama/s’insulta/si minaccia una persona su un bollettino da mille copie, si finisce in tribunale (giustamente); se si diffama/s’insulta/si minaccia quella stessa persona su Facebook, con effetti potenzialmente illimitati, non succede niente. Tutt’al più, dopo infinite discussioni e negoziati, la piattaforma accetta di rimuovere il commento molesto. Il molestatore si fa una risata, e ne scrive uno peggiore.

servergnini sul corriere

E pensate che questi tizio è pure laureato in giurisprudenza. Se si diffama una persona su Facebook non succede niente? Eh?

Cioè, mi sta dicendo che non ha mai sentito di un processo per diffamazione su internet? Già, caro mio, la diffamazione può essere punita anche se avviene su internet. Ci sono tantissimi casi di persone che sono state denunciate per una diffamazione su internet, ci sono stati casi di sequestri preventivi di interi siti per una diffamazione su internet.

Poi possiamo discutere se sia giusto punirla come diffamazione a mezzo stampa o diffamazione liscia (io sostengo da anni la prima ipotesi, come sapete, e già ora un insulto sulla bacheca feisbuc dell'offeso è considerato a mezzo stampa, per esempio). Ma anche quando non è punita come la diffamazione a mezzo stampa è già punita. Non è vero che "non succede niente". Non succede niente se uno passa il pomeriggio a contarsi i peli dello scroto. Succede qualcosa se alza il culo e va a querelare il diffamatore.

O cosa pensa il severgnini? Che ci voglia la procedibilità d'ufficio per la diffamazione?

Qualcuno mi dirà: eh, però quelli che querelano un diffamatore per un pirla detto su internet sono pochi rispetto alla montagna d'insulti. Vero, ma voi avete querelato ogni persona che nella vita ha offeso la vostra reputazione? No. Così come non querelate ogni persona che vi offende su feisbuc. La montagna d'insulti c'è anche nella vita reale, eh.
Se chiunque può diffamare, insultare, minacciare e mentire senza conseguenze, ogni discussione civile diventa impossibile. Se l’impunità è la regola, non ci sono più regole.

No, non c'è nessuna impunità. C'è un codice penale che punisce quel comportamento. Se uno non alza il culo e denuncia chi lo offende cosa si aspetta? Che scenda giù la madonna addolorata a fare la denuncia al posto suo? Oppure nuove regole che...

Ecco, forse ci siamo. Questa gente racconta balle quando parla di impunità, racconta balle quando dice che non succede niente perché vuole creare il pretesto per nuove regole. Nuove regole più snelle con cui fare piazza pulita non tanto degli insulti (che sono già puniti dal codice penale italiano) bensì di ciò che non vogliono sentire (seif speis! seif speis!), delle opinioni degli altri.

Non ci credete? Rileggete quei verbi:
Se chiunque può diffamare, insultare, minacciare e mentire...

Mentire? Oh bella, e che c'entra mentire? Che cosa significa mentire? Lo decide severgnini chi mente? Vedete, parte dalla diffamazione e arriva al mentire, scatolone nel quale metti tutte le opinioni degli altri che non condividi.
La cosa fa venire i brividi quando poi leggi i periodi successivi:
Ci aspetta una campagna elettorale incandescente e un voto decisivo, all’inizio del 2018. Non dimentichiamo cos’è successo negli Usa, in autunno. E ricordiamoci: in Italia e in Europa potrebbe finire peggio.

Questo usa la diffamazione della boldrinova per chiedere mezzi veloci per tappare la bocca a chi non la pensa come lui.
Terrificante.

 

Comunicati stampa spacciati per articoli

July 27th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in perle giornalistiche
Sicché, qualche giorno fa l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha detto alle personalità influenti su internet che devono scrivere chiaramente quando fanno pubblicità pubblicando una foto sulle reti sociali con un prodotto commerciale che sponsorizzano.

Bene, poi apro repubblica, leggo questo articolo sui taxi elettrici a Firenze e... non so se lo sentite anche voi, ma a me puzza di comunicato stampa lontano 1,6 km.
Non serve più di mezzo minuto per trovarlo quel comunicato stampa.

L'articolo di repubblica consta di 4 paragrafi. Passiamoli in rassegna mettendo vicino il testo del comunicato stampa di Nissan:

1.



2.



3.



4.



Notate anche voi una vaghissima somiglianza?

Già, in pratica hanno preso in comunicato stampa e l'hanno copiato facendoci un articolo. Al più hanno cambiato solo qualche parolina per un minimo senso del pudore: in massimo 20 minuti  diventa nell'arco di 20 minuti, robe così.

Copia-incolla. Questo non è giornalismo. Giornalismo è prendere il comunicato stampa in cui parlano di "zero emissioni" e chiedere conto all'azienda di come fanno a produrre un'auto e l'energia elettrica per farla circolare senza emettere niente. Giornalismo sarebbe spiegare ai lettori che l'auto elettrica non è a zero emissioni ma a emissioni altrove.

Troppo difficile. Più facile copiare il comunicato stampa e via.

Se copi il comunicato stampa però non è più giornalismo: il lettore deve essere avvertito che non sta leggendo un articolo giornalistico ma la voce di una azienda, anche se ciò non avviene per denaro ma per pigrizia del redattore. Questo avviso non c'è, il testo è spacciato per articolo.

Allora che dite, facciamo una bella segnalazione all'ordine dei giornalisti?

 

L’auto dei Flintstone

July 14th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Scusate se faccio il terzo post sull'argomento in pochi giorni, ma ne sfornano una dopo l'altra.

Ieri repubblica è uscita con questa perla
Solingo, lo scooter elettrico che viaggia a energia solare

In pratica hanno copiato la cartella stampa mandata dall'azienda produttrice senza un minimo di spirito critico. Altrimenti non avrebbero scritto quel titolo.

Perché no, non viaggia a energia solare. Fa una scoreggina di distanza a energia solare.

Basta leggere le specifiche: con il pannello solare ricarica dell'8% al giorno la batteria di riserva che è di 330 Wh. Ossia carica circa 26 Wh al giorno in media (da alcuni calcoli veloci significa che il pannello avrà una potenza nominale di 10 W, che come dimensioni sarà un 30cmx30cm, che ci sta, e come energia media dovrebbe dare proprio quella).

Ma quanto si fa con quei 26 Wh al giorno che si ottengono col pannello solare?
È presto detto, basta guarda i consumi che dichiarano loro. Oltre alla batteria ricaricata dal pannello solare c'è un'altra batteria ben più grande, che si può scegliere in diversi formati, da 630 Wh a 1600 Wh. Se prendiamo quella da 1600 Wh abbiamo un totale di 1930 Wh includendo le due batterie. Per questa configurazione dichiarano un'autonomia massima di 115 km (nella migliore delle ipotesi). Significa che consuma - al minimo - 16,8 Wh/km.
Perciò con quei 26 Wh che ricevi dal solare fai 1,6 km.

Urca.

Dire che "viaggia a energia solare" è dunque... estremamente fuorviante (eufemismo). Un chilometro e mezzo - in media! - lo fai con l'energia solare. Poi per il resto devi caricarlo con l'energia che produci chissà come.

Si noti però anche il sottotitolo
Costa 2000 euro, ha doppia riserva di energia e i pannelli solari ricaricano la batteria di riserva mediamente dell’8% al giorno. L'autonomia è di 115 km

Messa così sembra - se uno non analizza bene la frase - che col solare fa l'8% di quei 115 km (ossia 9,2 km). In realtà quei 115 km sono dati dalla batteria principale di 1600 Wh, mentre l'8% si riferisce alla mini batteria di 330 Wh. Se quindi hai il modello che fa 115 km col solare ricarichi dell'1,4%.

E tutto questo considerando di lasciare lo scooter all'aperto tutto il giorno (magari se hai un giardino privato dove parcheggiarlo), che non è sempre una cosa fattibile per tutti.

Ora, se davanti a questo chilometro e mezzo tu mi dici che lo scooter viaggia a energia solare la prossima volta che salgo in auto invece di avviarla con il motorino d'accensione la spingo a mano e poi dico che è l'auto di Flintstone, visto che viaggia a energia umana.

Il livello è quello.

Driiin, Driiin: “Ma siete scemi?”

May 8th, 2017 by mattia | 14 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche
Ieri mattina mi sono alzato con calma, ho fatto colazione e poi ho aperto repubblica.
La prima notizia sul sito è questa:
La frenata delle unioni civili: Finora solo 2.800 sì.
A un anno dalla legge niente corsa alle nozze gay



Parlano di frenata, di niente corsa, addirittura usano la parola flop riferita al Sud.

Poi nell'articolo cercano di dare la colpa ai decreti attuativi, ma una volta arrivati i decreti attuativi questi valgono per tutti, non solo per alcuni. E se alcuni si sono uniti civilmente si potevano unire anche tutti gli altri.

La realtà, molto più banalmente, è che molti ghei vivono senza alcun problema la loro vita insieme esattamente come fanno 640 mila coppie eterosessuali in italia che convivono senza sposarsi. Tutto quello che fanno i conviventi etero lo possono fare anche i conviventi ghei senza bisogno della cerimonia in municipio.
L'avevo spiegato più volte e questa è l'ennesima dimostrazione: la legge cirinnà non c'entra una fava coi diritti, serve solo a persone che non si sanno accettare e che hanno bisogno della sceneggiata in municipio per sentirsi come tutti gli altri. Quelli che invece non hanno problemi di auto accettazione, quelli che non hanno bisogno della patente di normalità data dal sindaco con fascia tricolore continuano a vivere come prima e se ne fottono della cirinnà.
Altrimenti se ci fossero stati in ballo veramente dei diritti avrebbero fatto l'assalto ai municipi il giorno dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale della legge.

Ma la cosa bella viene dopo. Perché poi io esco, vado a fare le mie cose, passo per il centro a fare il tifo per un paio di amici che correvano la maratona e con calma torno a casa.

Apro ancora il sito di repubblica e il nuovo titolo è questo:


Unioni civili, le associazioni: "Una vittoria, ma alla legge manca la stepchild adoption".
Dallo scorso agosto 2.800 coppie hanno detto sì, Poche al Sud.
- L'analisi Conquista straordinaria, ma i numeri dicono che può essere migliorata
- Il blog Ci voleva di più

Nel giro di poche ora sono scomparsa la parola "frenata" ed è comparsa la parola "vittoria". È scomparsa l'espressione "niente corsa alle nozze gay" sostituita da "conquista straordinaria".
Persino l'espressione "flop" per il Sud è stata ammorbidita dalla parola "poche".

Immaginate voi cosa è successo in quelle ore e i motivi per cui hanno ribaltato quei titoli.
Non essendo nella redazione di repubblica ovviamente non possiamo saperlo. Vi propongo allora alcune ipotesi:

  • Ieri mattina tra le 8.00 e le 12.00 si sono unite civilmente 80 mila coppie ghei aumentando il dato statistico di botto e trasformando in poche ore il flop in una vittoria.

  • Dall'istat hanno comunicato che c'è stato un errore nel foglio ecsel, sono scomparsi per sbaglio due zeri e quindi non erano 2.800 coppie ma 280 mila coppie.

  • Qualcuno di molto influente ha telefonato in redazione e ha detto "ma siete scemi? Non potete mica scrivere queste cose. Cambiate subito quel titolo, coglioni" e la redazione si è posta a π/2 correndo ai ripari e scudisciando la giornalista sprovveduta che aveva osato scrivere la verità senza consultare il manuale "come manipolare la realtà per farla apparire come piace a quelli che ci comandano"


Decidete voi qual è la versione più plausibile.

 

[feic nius] Le aperture dei negozi in Europa

April 20th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche
L’Italia senza restrizioni, unico Paese in Europa
L’Italia è l’unico Paese europeo che non prevede alcuna restrizioni di orari (e di aperture) per festivi e superfestivi.

feic nius su corriere.it

Se c'è da fare qualcosa contro le feic nius è dare una martellata sui diti a tutti quei giornalisti che iniziano un periodo scrivendo "l'Italia è l'unico paese europeo che..."
Sì, perché il più delle volte  per questi signori (e per coloro che forniscono loro i dati farlocchi) l'Europa si limita a cinque o sei paesi scelti accuratamente per far risultare quello che vogliono.

In questo caso il corriere pubblica i dati di Confcommercio che paragona le leggi italiane sulle chiusure festive dei negozi con le leggi di Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Regno Unito. Come se tutta l'Europa fosse lì.

La Finlandia non è in Europa dunque, e neanche la Polonia, La Svezia, il Portogallo o la Rep. Ceca. Perché io mica lo so com'è la legge sulle aperture festive dei negozi in Finlandia, ma so com'è in Rep. Ceca. E vi assicuro che non ci sono limitazioni nemmeno qua. Se vuoi tenere aperto un negozio 365 giorni all'anno (o 366 negli anni bisestili) lo puoi fare. Un mio studente lavora nella piccola bottega di alimentari dei genitori e mi ha detto che non chiudono mai, sono aperti tutto l'anno, anche a Natale e a Pasqua (anche perché sono atei di origine vietnamita, quindi non gliene frega molto delle festività cristiane).

Anche qui non c'è alcuna restrizione. Che l'italia sia l'unico paese europeo senza restrizioni è quindi una balla colossale. Una balla che hanno sostenuto scegliendo accuratamente i paesi a cui paragonare l'italia (e non ditemi che hanno scelto i paesi più grossi per semplicità, ché il Belgio ha quasi la stessa popolazione della Rep. Ceca).

La cosa bizzarra è che c'è questo documento della stessa Confcommercio in cui si legge che i paesi senza alcuna restrizione all'apertura il sabato e la domenica sono:

Bulgaria
Croazia
Rep. Ceca
Danimarca
Estonia (ad eccezione della vendita d’alcool)
Ungheria e Islanda (la chiusura è solo consuetudine)
Irlanda
Lettonia
Lituania
Norvegia
Polonia
Romania (la chiusura è solo consuetudine)
Slovacchia
Slovenia
Svezia.

In alcuni di questi paesi, come la Slovacchia, ci sono restrizioni solo per giorni come Natale e Pasqua. Per il resto liberi tutti.

Già, l'italia è l'unico paese senza restrizione alle aperture festive dei negozi. Proprio.

Ballisti fino al midollo.

Il metodo report

April 19th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Sinceramente non capisco perché ci si meraviglia della puntata dello scorso lunedì su Report.

Sono anni che questa trasmissione trasmette baggianate in campo scientifico. Successe nel 2008, quando trasmisero un'inchiesta della BBC sui rischi per la salute del wi-fi.

Successe nel 2011 quando invece parlarono dei fantomatici rischi dei cellulari. Nello stesso anno pestarono qualche merda anche su Fukushima.

Ma non dimentichiamoci dell'ormai lontano 2000 quando diedero voce alle teorie secondo cui al CERN si sarebbe potuto creare un buco nero che si sarebbe mangiato tutta la Terra.

Nel 2013 invece si avventurarono nel mondo degli OGM, e anche lì - neanche a dirlo - merde pestate.

Sempre nel 2013 diedero voce invece alle baggianate contro il MUOS. Ma possiamo anche citare quella puntata del 2000 in cui parlando della sperimentazione del metodo Di Bella dissero che c'erano pazienti su cui aveva funzionato.

E non dimentichiamoci la perla del servizio su ighina.

Il problema di report non è quello di un campione che ogni tanto sbaglia un rigore. Il problema di report è un problema di metodo.
Report ha come obiettivo quello di intercettare uno spettatore incline a scandalizzarsi. Report funziona se alla fine della puntata lo spettatore ha il fegato marcio, se va a letto arrabbiato e non vede l'ora di arrivare al lavoro il giorno dopo a discuterne scandalizzato coi colleghi.

Per ottenere questo scopo devono proporre uno scandalo, grosso o piccolo. Una magagna, qualcuno che ti sta fregando. E se facendo l'inchiesta non lo trovano? Se lo inventano.
E se proprio non possono inventarselo perché sarebbe troppo sfacciato si affidano al "Mah, chissà... sarà pure tutto ok, però il dubbio rimane...". Paraculaggine per non affermare niente ma almeno instillare un dubbio nell'ascoltatore che poi viaggia con la sua mente e si crea da solo il complotto.

Come quella volta di Fukushima:
I dati ufficiali dicono che i livelli di radioattività sono in aumento, ma quando il pericolo non ha odore sapore e colore, gli effetti non sono immediati e non hai altri posti dove andare che fai?

Non ti dicono che i livelli di radioattività a cui è esposta la popolazione sono pericolosi (perché i dati dicono l'opposto). Però ti inducono al dubbio: il pericolo non ha odore, sapore e colore significa "tu non te ne accorgi se ti mentono! dubita! devi avere paura!". Senza dirlo esplicitamente.

Oppure prendete la puntata su ighina, in cui presenta una invenzione che comanda le nuvole (seriamente, hanno dato credito a un tizio del genere). Fanno una dimostrazione pratica e l'autore afferma:
Dopo appena mezzora il cielo sopra all'elica di Ighina è ormai completamene aperto, letteralmente spaccato in due. Sarà un caso? Chi lo sa? Sta di fatto che tutti quelli che sono venuti qui hanno sempre visto la stessa cosa: le nuvole che si aprono.

Sarà un caso? Chi lo sa?
Loro non si prendono la responsabilità che questo tizio ha ragione. Fanno i paraculi e ti dicono "sarà un caso?"

È il metodo di lavoro di report a essere sbagliato. Perché quando fanno un'inchiesta non cercano la verità ma cercano uno scandalo da dare in pasto agli spettatori. Poi siccome di scandali ce ne sono tanti, purtroppo, spesso le due cose coincidono. Ma quando non coincidono se tu cerchi lo scandalo e non la verità finisci per spetasciarti contro un muro.

Non mostratevi sorpresi dunque se report ogni tanto pesta qualche merda. È normale se usa questo metodo.

 

Tiscali vale quanto la Fiat – dissero

April 12th, 2017 by mattia | 29 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
La Tesla - azienda di automobili hi tech nata nel 2003 - con i suoi  30 mila dipendenti ha superato per valore di Borsa la General Motors, fondata nel 1908, che di dipendenti ne ha 215 mila: più di sette volte tanto.

Più le aziende sono innovative, tecnologiche, 4.0 eccetera eccetera, più ci sono soldi e meno ci sono addetti.

via piovono minc...rane

Qualcuno però dovrebbe prenderlo da parte e spiegargli la differenza tra fatturato e la capitalizzazione di un'azienda.

Perché è vero  che se metti tutte insieme le azioni di GM ottieni un valore totale simile a quello di tutte le azioni di Tesla messe insieme (51,1 miliardi di USD), ma i fatturati sono mostruosamente diversi: GM ha un fatturato di 166 miliardi di dollari mentre Tesla ha un fatturato di appena 7 miliardi.

La cosa non sorprende, GM vende 10 milioni di veicoli all'anno mentre Tesla nella seconda metà del 2016 ha venduto 40 mila auto. Facendo i super generosi sono 80 mila auto all'anno (in realtà sono in crescita, quindi nella prima parte dell'anno avranno venduto meno).

È normale che Tesla abbia meno dipendenti di GM; è normale perché - santiddio - produce meno veicoli. Tanti meno veicoli. Anzi, se proprio vogliamo guardare Tesla impiega tantissima gente: Tesla infatti ha un rapporto di 1 a 7 per i dipendenti, ma un rapporti di 1 a 24 per il fatturato. Ciò significa che per produrre quel fatturato Tesla impiega il triplo di dipendenti di GM.

Non che la cosa sorprenda: Tesla è una società fondamentalmente nuova, un'azienda in fase d'avvio, una fase in cui devi crearti tutto, R&D compreso, che porta via tanto personale. Non puoi nemmeno paragonarla a un'azienda già avviata. Quando Tesla sarà a regime e le vendite cresciute il rapporto dipendenti per fatturato sarà più simile a quello di GM. Anche perché una volta che hai sviluppato tutto i tuoi sistemi fighi per la guida assistita, cazzi e mazzi, poi installarli su 80 mila auto o su 200 mila auto è lo stesso. I dipendenti che hai impiegato per sviluppare quei sistemi sono gli stessi.

In questo caso guardare la capitalizzazione di un'azienda e dire "guarda, le aziende valgono uguale ma una impiega meno personale" non ha senso.
Devi guardare il fatturato, devi domandarti "quanti dipendenti mi servono per fare quel fatturato". Perché l'azienda può valere quello che vuoi, ma alla fine conta qual è il fatturato.

La capitalizzazione di un'azienda non è indicativa in questo caso perché due aziende possono anche avere la stessa capitalizzazione ma per motivi diversi.
GM perché è un'azienda grossa, che vende tanti veicoli e fa tanto fatturato. Tesla ha la stessa capitalizzazione ma per un motivo diverso. Il valore di Tesla è - ora - così alto nonostante un fatturato così piccolo perché si sta facendo una scommessa sul futuro.

Fra qualche lustro quando le auto elettriche saranno veramente diffuse si potranno verificare due scenari:

Scenario A)
Tesla sarà leader del settore. Alcune case automobilistiche che ora hanno larghe quote di mercato non riusciranno ad adattarsi in tempo al cambiamento verso le auto elettriche e scivoleranno fuori dal mercato. Quelle quote di mercato se le prenderà Tesla che invece sarà pronta a vendere ai clienti le auto elettriche che gli altri non hanno da vendere.

Scenario B)
Quando la tecnologia sarà matura tutte le grandi case automobilistiche si sapranno convertire velocemente e occuperanno rimpiazzeranno le quote di mercato che ora occupano con auto tradizionali con i nuovi modelli elettrici.

Chi compra azioni Tesla oggi a quel prezzo sta scommettendo sullo scenario A. Scommette cioè che in un futuro Tesla si mangerà fette di mercato ora in mano ad altri in quanto sarà già pronta per l'elettrico. Se così dovesse succedere allora il prezzo delle azioni di Tesla potrebbe avere un senso.

Se invece dovesse verificarsi lo scenario B saranno cazzi amari per i proprietari di azioni Tesla. Perché Tesla rimarrà con il cerino in mano: avrà investito l'ira di Dio in ricerca e sviluppo sperando di aumentare i volumi di vendita e invece resterà al palo con vendite di nicchia e un conseguente fatturato modesto.
A quel punto il valore delle azioni di Tesla crollerebbe, perché non avrebbe più senso un valore delle azioni così alto per un'azienda che produce un fatturato così modesto.

Tesla ha bisogno di aumentare il fatturato velocemente, perché per un po' questa scommessa regge ma non per sempre. Per un po' puoi dire agli investitori "abbiate pazienza, qui stiamo creando la rivoluzione, e quando avremo vinto saremo i leader del mondo e fare soldi a palate", ma se poi il giorno della vittoria non si vede all'orizzonte va a finire che gli investitori ti fanno ciao ciao con la manina e tu la prendi in saccoccia.
Per adesso Tesla sta, banalmente, perdendo soldi. O iniziano a guadagnarne alla svelta oppure le cose non si mettono bene.

Al momento molti stanno puntando sullo scenario A, ma questo è motivato, più che dagli indicatori economici, dal fatto che a capo di Tesla c'è musk. E musk è bravissimo a imbabolare la gente. Ricordate quel tizio che mi disse "io mi fiderei degli OGM ma solo se le facesse Musk"? Ecco.
Per adesso il gioco funziona. Fino a quanto durerà non si sa.
Ma un'azienda non puoi valutarla per il carisma del suo capo. Devi valutarla per la sua capacità di produrre soldini, ora o in futuro.

La capitalizzazione di Tesla è dunque ora una cosa che non ha niente a che vedere con il numero di dipendenti. È una scommessa nel futuro. Potrebbe essere una scommessa vincente (e quel punto aumentando le vendite aumenterà anche il numero di operai), oppure potrebbe rivelarsi una bolla di sapone e il valore delle azioni potrebbe svanire in un fiat.

Confondere la capitalizzazione di un'azienda già avviata con la capitalizzazione-scommessa di una nuova azienda in fase d'avvio per dire "guarda, più c'è tecnologia e meno ci sono dipendenti" è una idiozia colossale.
I dipendenti non sono di meno perché c'è la tecnologia, ma perché producono meno auto. Cazzo.

Eppure ogni persona che ha più di 35 anni dovrebbe ricordarsi il caso di Tiscali. Quando fu quotata in borsa l'euforia generale portò la capitalizzazione di Tiscali a raggiungere quella della Fiat. Solo che alle spalle non c'era un'azienda vera che produceva fatturato, c'era solo una scommessa: quella che Tiscali diventasse un nuovo operatore leader nel settore delle telecomunicazioni. Così non è stato e il valore dell'azienda è crollato.
Sarebbe bello andare a riprendere quelli che dicevano che Tiscali vale quanto la Fiat.
Più o meno siamo a quel livello.

Lo strano concetto di rendimento

April 11th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Non so se ringraziare Andrea per la segnalazione o arrabbiarmi con lui perché mi ha fatto bestemmiare giusto all'inizio della settimana santa.

L'articolo che mi ha segnalato è questo, e pensa un po' dove è stato pubblicato? Esatto, su repubblica. Alla sezione "scienze" poi, nemmeno alla sezione idiozie.



La storia in breve. Questi tizi hanno detto propongono di produrre idrogeno non con la classica elettrolisi, poiché è un processo con un basso rendimento. La loro idea è scaldare l'acqua a temperature di 3 mila gradi in modo che l'idrogeno si dissoci spontaneamente. E come fare a raggiungere queste temperature? Usando dei grossi, grossi fari.

Ora, non stiamo qui a discutere se questa idea abbia un senso o no. Nell'articolo, fondamentalmente, non ci sono numeri che permettono di valutare. Per capire se la cosa ha senso si dovrebbe, innanzitutto valutare il rendimento di questo sistema: per produrre la stessa quantità di idrogeno impiega più o meno energia dell'elettrolisi?
Dopodiché ci sono molti altri problemi di tipo tecnico: gestire temperature così alte implica impianti complessi, anche per la sicurezza. Sono tutte cose che bisogna tenere in considerazione per capire se una tecnologia ha senso o no.
Ma non discutiamo di quello, visto che repubblica non si degna di darci elementi per giudicare.

Piuttosto commentiamo quello che dice repubblica (evidenziazione mia):
Tuttavia, l'idrogeno non esiste in natura e deve essere prodotto separandolo dagli atomi di ossigeno nelle molecole d'acqua: un processo che richiede una grande quantità di energia. A temperature superiori a 2000 gradi questo processo avviene però spontaneamente: per questo motivo, le temperature raggiunte con Synlight consentirebbero di produrre idrogeno senza spendere energia elettrica.

Eh già,  produci idrogeno senza spendere energia elettrica. E i fari che scaldano l'acqua a 3 mila gradi con cosa li alimenti? Con un motore a gatto imburrato?
Ovviamente consumi energia elettrica. Al massimo puoi dirmi che ne impieghi meno per produrre la stessa quantità di idrogeno (se così fosse) non puoi dirmi che produce idrogeno senza spendere energia elettrica.

Lo so, intendevano dire che non applichi l'energia elettrica direttamente all'acqua tramite una cella per elettrolisi ma che la applichi a dei fari che scaldano l'acqua: ma visto che il problema è il rendimento chi se ne frega dove la applichi. Mi devi dimostrare che te ne serve meno.

La cosa curiosa è che questo concetto del rendimento non lo capiscono proprio. Sotto infatti spiegano come - ovviamente - i fari necessitano di energia elettrica. Ma scrivono:
La tecnica ha i suoi limiti. Per esempio, se è vero che non richiede l'impiego di energia elettrica per produrre idrogeno, il mantenimento di Synlight ha comunque costi ingenti: per funzionare, la struttura necessita in quattro ore della stessa quantità di elettricità che una famiglia di quattro persone usa in media in un anno.

E un bel chi se ne frega. Può anche consumare la stessa quantità di energia elettrica che consuma tutta la città di Milano in un anno. Di per sé questo dato non vuol dire niente.
Mi devi dire qual è la quantità di idrogeno che produci con quell'energia, e poi fare la divisione per trovare quanta energia serve per unità di idrogeno.

È come dire: questa autovettura ha dei limiti. Pensa, in quattro ore consuma 20 litri di gasolio. Eh, ok... ma quanti chilometri ha fatto in quelle quattro ore? Perché io voglio sapere quanti km fa con quei 20 litri.
Infatti nessuno ti dice mai: quest'automobile consuma 20 litri, ma ti dice piuttosto che consuma 5 litri per fare 100 km.

Chi se ne frega dunque se "la struttura necessita in quattro ore della stessa quantità di elettricità che una famiglia di quattro persone usa in media in un anno". Se quella energia mi dà in uscita tanto idrogeno sta bene. Non è mica il consumo in sé che bisogna guardare, bensì il rendimento.
Come fanno a non capire questo semplice concetto?