Archive for the ‘perle giornalistiche’ Category

Datela!

November 12th, 2017 by mattia | 16 Comments | Filed in perle giornalistiche
Ieri in America è scoppiato il caso di george takei, l'ennesimo personaggio dello spettacolo accusato di molestie sessuali. Un tizio dice che nel 1981 l'ha incontrato in un bar quando s'era appena lasciato col moroso, takei è stato bravo a consolarlo, se l'è portato a casa e quando era incosciente (dal racconto non si capisce se per l'acool o altro) ha iniziato a molestarlo. Quando questo si è svegliato l'ha trovato che gli spalpignava le parti intime ed è scappato via.

Che prove abbiamo della veridicità di questo racconto? Nessuna. Esattamente come non abbiamo nessuna prova per il caso di weinstein o kevin spacey e mille altri casi.
Curiosamente però il caso di Takei non esce sulla stampa italiana. Esplode sulla stampa americana ieri mattina, specialmente su giornali schierati come Fox news. Takei è un personaggetto ai limiti del ridicolo umano, uno che quando sembrava vincesse la clinton sbertucciava i sostenitori di trump che ipotizzavano brogli (non sono brogli, state solo perdendo!), quando poi ha vinto trump si è messo a frignare dicendo che si dovevano ricontare i voti per il pericolo brogli. Una persona che in un mondo normale sarebbe relegata a presentare la fiera della finocchiona a Campi Bisenzio.
Ad ogni modo, è normale è che Fox su di una notizia del genere ci balli felice. Su gli altri giornali niente. Sul tuitter di takei non compare niente fino alla tarda mattinata italiana quando, dopo ore e ore di silenzio, dice che non si ricorda di quella persona e nega tutto.

Ecco, a questo punto la notizia c'è. Tanto che viene data anche dagli altri mezzi di comunicazione. Hai un'accusa e una replica, anche la CNN la ribatte, così come il telegraph. Oddio, la notizia loro la dànno come "takei nega le accuse di molestia". Non è che titolano "La lista dell'orrore si allunga: Takei accusato di molestia." e poi sotto nell'occhiello "l'attore nega". No, il titolo principale è la negazione delle accuse.

Nel frattempo però in italia niente.

Sono le 8 di domenica, e su repubblica, corriere, ansa non c'è ancora nulla. Solo TGCOM l'ha ribattuta, ancora prima della replica di takei. Tutti gli altri zitti.

Mi direte: eh, ma è ovvio, mica si può dar credito al primo che passa e che dice di essere stato molestato trent'anni fa senza alcuna prova.
Verissimo. Peccato però che questo è esattamente ciò che hanno fatto in decine di altri casi. Ci hanno addirittura imbastito sopra una campagna al grido di metoo. Perché ora diventano tutti garantisti?

Forza, giornali italiani, ora avete anche la replica di takei, potete fare come i giornali schierati anglofoni che non dànno la notizia dell'accusa di molestia ma dànno la notizia della negazione di quelle accuse.
Forza, prendete i tuitt di takei (sono lì da 17 ore!) e ripubblicateli dicendo che è solo una macchinazione contro di lui. Mettetela come volete, ma datela questa notizia, datela.
Non potete lasciarla lì 17 ore senza darla.

Quando sbagliano leggermente il punto della notizia

October 30th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche
Sicché, la storia è questa: un attore di Hollywood si porta a letto un ragazzino di 14 anni alla fine di una festa dopo che gli altri ospiti se ne sono andati, e cerca di montarselo.
Questo lo respinge e scappa via.

Non è ben chiaro dove questo sia successo. Dall'intervista originale sembra sia capitato quando i due facevano uno spettacolo a Nuova York. Stando a uichipedia l'età del consenso in quello Stato è di 16 anni, fosse avvenuto pure in un altro Stato degli U.S. of A. le cose non sarebbero migliorate, visto che in altri stati l'età del consenso può essere di 17 o persino 18 anni.

In termini legali in italia diremmo che quell'attore ha provato a compiere atti sessuali con minore (dove minore è riferito all'età del consenso in quel luogo, in italia 14 anni sono sufficienti). In termini giornalistici sarebbe stata definita pedofilia.

Come avrebbe titolato un giornale?
Scandalo al cinema: famoso attore molestia minorenne.

oppure
Pedofilia e spettacolo: attore ubriaco cerca di montare un minorenne.
La confessione dopo trent'anni di silenzio.

Ehm... no, il titolo che fanno è questo:


L'attore premio Oscar Kevin Spacey rivela: "Sì, sono gay"



Poi sì, nell'occhiello dicono di striscio che si è scusato per un "comportamento inappropriato" verso il ragazzino. Mai che parlino di molestia sessuale verso un minore, men che meno che usino l'infamante parola pedofilia.

Sì, insomma, la notizia non è che questo ha provato a ingropparsi un ragazzino che non aveva ancora l'età legale per fare sesso. No, la notizia è che l'attore è ghei.

Un po' come se nel caso Weinstein avessero titolato:
A Weinstein piace molto la figa

No, in quel caso non vale. Se un produttore ci prova con una donna maggiorenne allora è una molestia sessuale; e via di scandali, #metoo ed editoriali scandalizzati sulla società maschilista. Con contorno di uomini bestie che devono essere rieducati.
Se invece un attore prova a ingropparsi un ragazzino minorenne allora il titolo è "attore ammette di essere ghei". La molestia è solo un dettaglio, niente #metoo, e - figuratevi - niente campagne per rieducare i ghei.

La merda puzza meno dell'ipocrisia di questo giornalismo.

Aggiornamento (ore 9.24)

Nel frattempo a repubblica hanno capito che hanno fatto la cazzata e hanno aggiornato il titolo.
Questo il tuitt delle 9.08



mentre questo era il tuitt con il titolo originale dell'articolo



Il tuitt è ancora disponibile qui (e salvato qui per sicurezza).

Doveroso

October 26th, 2017 by mattia | 25 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche
La notizia potrebbe sembrare di poco conto, e invece non lo è.

Il Tg5 ha deciso di interrompere la collaborazione con un giornalista esterno che si occupa di scienza, Luigi Bignami, perché questo ha corretto la presentatrice del TG che l'aveva presentato come Giovanni Bignami  professore di Astrofisica all'Università di Pavia.
Appena ricevuta la parola Luigi Bignami ha detto che non era Giovanni Bignami, che oltretutto è deceduto.



Nel video potete notare che ha fatto la correzione in modo molto composto ed educato.
Ma al TG5 non è piaciuto e l'hanno fatto fuori.

Ora, caro direttore del TG5, ti spiego una cosa: quella precisazione non solo era opportuna, era DOVEROSA.
Capisco che per chi fa TV lo spettacolo sia tutto e una gaffe del genere è un pugno nello stomaco dello spettacolino che deve essere sempre perfetto e scintillante senza alcun passo falso.
Ma per chi si occupa di scienza la cosa più importante è la PRECISIONE.

Potrei raccontare di anni e anni in cui ho visto persone che durante le conferenze scientifiche vengono presentate come il Dottor Tizio prima di una presentazione orale e Tizio per prima cosa dice: non sono ancora dottore, sono solo un studente del dottorato di ricerca (in tutto il mondo, italia esclusa, dottore è solo chi ha il Ph.D.)
Nessuno si scandalizza per la precisazione (al massimo ti stupisci che il moderatore non si sia informato sui titoli; io da moderatore lo faccio sempre... prima della sessione chiedo a tutti i relatori la pronuncia corretta del loro nome e il loro titolo).

Io stesso correggo tutti gli studenti che hanno il brutto vizio di chiamarmi professore. Non lo sono (ancora per un paio di settimane) quindi se uno mi chiama professor io gli dico che non lo sono e che mi può chiamare semplicemente dr. Butta (o sir).
Perché se io non li correggo divento implicitamente complice di una usurpazione di titolo. È vero, non sono io che la faccio, però non dicendo niente l'accetto e mi crogiolo all'essere chiamato professore non avendone diritto: sono parimenti colpevole.

Figuratevi poi se un giornalista che non ha mai fatto la carriera accademica viene definito professore di Astrofisica all'Università di Pavia. Ma è ovvio che vi corregge. Cosa dovrebbe fare, accettare beatamente un titolo che non ha nemmeno sfiorato nella sua carriera lavorativa?

Per quelli che non capiscono l'importanza di queste precisazioni: dietro un titolo accademico c'è tanta roba. Se è un titolo di studio c'è tanto studio e ricerca (nel caso di un Ph.D.) Nel caso di un titolo didattico (come quello di professore) è un'enormità di ricerca, lavoro, insegnamento, libri scritti...
Non è che può arrivare il primo che passa e qualificarsi come professore. Oddio, in italia c'è un ministro dell'istruzione che diceva di avere una laurea anche se non aveva nemmeno fatto la maturità. Ma per le persone normali i titoli accademici non sono caramelle, hanno dietro un significato enorme.
È normale che chi viene appellato con un titolo che non gli compete faccia una correzione. È normale e dovuto. Sarebbe grave se non lo facesse.

Se poi questo rovina la perfezione del vostro spettacolino... be', fatevene una ragione.

Quando il molestato è un uomo

October 18th, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche, riflessioni
Prendete questo articolo de Il Giorno.

Racconta di un ragazzo di Monza di 27 anni che ha subito una violenza sessuale.
L'articolo però aggiunge:
La realtà dei fatti per fortuna è meno grave di quanto sembri.

Un signore l'ha infatti palpeggiato nelle parti intime in stazione. Le autorità indagano avendo come ipotesi di reato la violenza sessuale, ovviamente perché per la legge quella è. Una stimolazione dele zone erogene è una violenza sessuale per la legge italiana.

Ma insomma, gli ha solo spalpignato un po' il cazzo, che sarà mai... Violenza sessuale, addirittura!!!111!!!
Per Il Giorno uno che ti palpa i genitali non è mica così grave come può sembrare quando usi le parole violenza sessuale.

Ora, provate a prendere questo articolo e metterlo al femminile. Immaginate che una donna denunci un uomo per violenza sessuale in quanto è stata palpeggiata nelle parti intime. E immaginate che un giornale scriva che la realtà è meno grave di quanto sembri.
Ora immaginate le reazioni scandalizzate. Come si permette di sminuire una violenza del genere? E via con le orde di femministe che devastano la redazione. Via coi provvedimenti disciplinare e l'espulsione del giornalista dall'ordine.

Se invece la violenza è su di un uomo, niente.

Fin quando non risolviamo questa ipocrisia tutte le belle parole e le belle campagne contro la violenza sessuale non valgono nulla.

StorkStorkStork

October 17th, 2017 by mattia | 34 Comments | Filed in perle giornalistiche, repubblica ceca
“Ho ricevuto un annuncio sul lancio di procedure penali nel pseudo-caso Stork Nest”, ha detto Babis...

via Askanews

Questo è un bell'esempio della differenza tra l'usare una fonte e copiare.

Perché l'agenzia Askanews ha correttamente scritto la fonte, infatti in fondo all'articolo c'è scritto (FOnte Afp). Il problema però è che non ha usato il comunicato di Afp come punto di partenza per informarsi sulla vicenda, documentarsi e poi scrive un articolo. No, ha banalmente copiato il comunicato.
E lo si capisce da quelle due parole Stork Nest.
Nell'originale sono čapí hnízdo, ossia nido di cicogne.
La vicenda è nota da tempo. Babiš avrebbe frodato sui fondi UE scorporando questa sua attività, per farla risultare indipendente così da farle ricevere soldi UE a cui non avrebbe avuto diritto come appartenente a una delle holding più ricche del paese.
Quando venne scoperto Babiš disse che čapí hnízdo non era suo ma di un'azienda che faceva capo a... beh' sempre alla sua holding. Quindi pochi cazzi, è ancora suo.

In ceco lo si chiama così, čapí hnízdo, non lo si chiama con il nome inglese stork nest. Quella è una traduzione che si è inventato l'autore dell'articolo di Afp, visto che l'articolo era in inglese. Ma visto che quello di Askanews è un articolo in italiano, perché mai tenere il nome stork nest in inglese?
O tieni l'originale ceco čapí hnízdo, oppure traduci in italiano nido di cicogne. Ma l'inglese non c'entra niente. A quel punto scrivilo in tedesco o in cinese.

Semplicemente lo scribacchino di Askanews ha tradotto il comunicato di Afp e quando è arrivato a stork nest ha pensato fosse il nome originale e l'ha lasciato così, non ha capito che era una traduzione.
Da cui si deduce che questa persona non sa assolutamente niente della politica ceca, perché di questo caso si discute da tempo e tutti hanno sentito parlare di questo čapí hnízdo.
Si polemizza talmente tanto che la scorsa settimana sono usciti questi manifesti anonimi



Programma elettorale:

cicognecicognecicogne

[qui c'è un gioco di parole, perché čapí significa cicogne ma píča significa figa. Quindi si dici cicogne tante volte di seguito sembra che dici figa figa figa]

S'è ironizzato sulla vicenda che questa è solo una delle vignette che uscirono a suo tempo:


Il nido dell'aquila non è mio. È di una azienda che appartiene a una holding.

Se uno in un articolo scrive stork nest pensando sia quello il nome originale significa che di attualità ceca non sa niente. Però ne scrive.

Abbiamo quindi persone che si spacciano per agenzia di stampa e che scrivono di cose che non conoscono, si limitano a copiare altre agenzie.

Questo non è giornalismo. Al massimo puoi spacciarti per agenzia di traduzione.
Il pericolo è che poi uno fa un errore alla fonte e questo si propaga incontrollato per il mondo perché tutte le agenzie copiano senza controllare. Le fonti vanno sempre controllate, non copiate.
Questa è la differenza tra il giornalista e il traduttore.

[bufala] Non esiste alcuna impunità per la diffamazione su internet

August 18th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Siamo a questo punto: se si diffama/s’insulta/si minaccia una persona su un bollettino da mille copie, si finisce in tribunale (giustamente); se si diffama/s’insulta/si minaccia quella stessa persona su Facebook, con effetti potenzialmente illimitati, non succede niente. Tutt’al più, dopo infinite discussioni e negoziati, la piattaforma accetta di rimuovere il commento molesto. Il molestatore si fa una risata, e ne scrive uno peggiore.

servergnini sul corriere

E pensate che questi tizio è pure laureato in giurisprudenza. Se si diffama una persona su Facebook non succede niente? Eh?

Cioè, mi sta dicendo che non ha mai sentito di un processo per diffamazione su internet? Già, caro mio, la diffamazione può essere punita anche se avviene su internet. Ci sono tantissimi casi di persone che sono state denunciate per una diffamazione su internet, ci sono stati casi di sequestri preventivi di interi siti per una diffamazione su internet.

Poi possiamo discutere se sia giusto punirla come diffamazione a mezzo stampa o diffamazione liscia (io sostengo da anni la prima ipotesi, come sapete, e già ora un insulto sulla bacheca feisbuc dell'offeso è considerato a mezzo stampa, per esempio). Ma anche quando non è punita come la diffamazione a mezzo stampa è già punita. Non è vero che "non succede niente". Non succede niente se uno passa il pomeriggio a contarsi i peli dello scroto. Succede qualcosa se alza il culo e va a querelare il diffamatore.

O cosa pensa il severgnini? Che ci voglia la procedibilità d'ufficio per la diffamazione?

Qualcuno mi dirà: eh, però quelli che querelano un diffamatore per un pirla detto su internet sono pochi rispetto alla montagna d'insulti. Vero, ma voi avete querelato ogni persona che nella vita ha offeso la vostra reputazione? No. Così come non querelate ogni persona che vi offende su feisbuc. La montagna d'insulti c'è anche nella vita reale, eh.
Se chiunque può diffamare, insultare, minacciare e mentire senza conseguenze, ogni discussione civile diventa impossibile. Se l’impunità è la regola, non ci sono più regole.

No, non c'è nessuna impunità. C'è un codice penale che punisce quel comportamento. Se uno non alza il culo e denuncia chi lo offende cosa si aspetta? Che scenda giù la madonna addolorata a fare la denuncia al posto suo? Oppure nuove regole che...

Ecco, forse ci siamo. Questa gente racconta balle quando parla di impunità, racconta balle quando dice che non succede niente perché vuole creare il pretesto per nuove regole. Nuove regole più snelle con cui fare piazza pulita non tanto degli insulti (che sono già puniti dal codice penale italiano) bensì di ciò che non vogliono sentire (seif speis! seif speis!), delle opinioni degli altri.

Non ci credete? Rileggete quei verbi:
Se chiunque può diffamare, insultare, minacciare e mentire...

Mentire? Oh bella, e che c'entra mentire? Che cosa significa mentire? Lo decide severgnini chi mente? Vedete, parte dalla diffamazione e arriva al mentire, scatolone nel quale metti tutte le opinioni degli altri che non condividi.
La cosa fa venire i brividi quando poi leggi i periodi successivi:
Ci aspetta una campagna elettorale incandescente e un voto decisivo, all’inizio del 2018. Non dimentichiamo cos’è successo negli Usa, in autunno. E ricordiamoci: in Italia e in Europa potrebbe finire peggio.

Questo usa la diffamazione della boldrinova per chiedere mezzi veloci per tappare la bocca a chi non la pensa come lui.
Terrificante.

 

Comunicati stampa spacciati per articoli

July 27th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in perle giornalistiche
Sicché, qualche giorno fa l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha detto alle personalità influenti su internet che devono scrivere chiaramente quando fanno pubblicità pubblicando una foto sulle reti sociali con un prodotto commerciale che sponsorizzano.

Bene, poi apro repubblica, leggo questo articolo sui taxi elettrici a Firenze e... non so se lo sentite anche voi, ma a me puzza di comunicato stampa lontano 1,6 km.
Non serve più di mezzo minuto per trovarlo quel comunicato stampa.

L'articolo di repubblica consta di 4 paragrafi. Passiamoli in rassegna mettendo vicino il testo del comunicato stampa di Nissan:

1.



2.



3.



4.



Notate anche voi una vaghissima somiglianza?

Già, in pratica hanno preso in comunicato stampa e l'hanno copiato facendoci un articolo. Al più hanno cambiato solo qualche parolina per un minimo senso del pudore: in massimo 20 minuti  diventa nell'arco di 20 minuti, robe così.

Copia-incolla. Questo non è giornalismo. Giornalismo è prendere il comunicato stampa in cui parlano di "zero emissioni" e chiedere conto all'azienda di come fanno a produrre un'auto e l'energia elettrica per farla circolare senza emettere niente. Giornalismo sarebbe spiegare ai lettori che l'auto elettrica non è a zero emissioni ma a emissioni altrove.

Troppo difficile. Più facile copiare il comunicato stampa e via.

Se copi il comunicato stampa però non è più giornalismo: il lettore deve essere avvertito che non sta leggendo un articolo giornalistico ma la voce di una azienda, anche se ciò non avviene per denaro ma per pigrizia del redattore. Questo avviso non c'è, il testo è spacciato per articolo.

Allora che dite, facciamo una bella segnalazione all'ordine dei giornalisti?

 

L’auto dei Flintstone

July 14th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche
Scusate se faccio il terzo post sull'argomento in pochi giorni, ma ne sfornano una dopo l'altra.

Ieri repubblica è uscita con questa perla
Solingo, lo scooter elettrico che viaggia a energia solare

In pratica hanno copiato la cartella stampa mandata dall'azienda produttrice senza un minimo di spirito critico. Altrimenti non avrebbero scritto quel titolo.

Perché no, non viaggia a energia solare. Fa una scoreggina di distanza a energia solare.

Basta leggere le specifiche: con il pannello solare ricarica dell'8% al giorno la batteria di riserva che è di 330 Wh. Ossia carica circa 26 Wh al giorno in media (da alcuni calcoli veloci significa che il pannello avrà una potenza nominale di 10 W, che come dimensioni sarà un 30cmx30cm, che ci sta, e come energia media dovrebbe dare proprio quella).

Ma quanto si fa con quei 26 Wh al giorno che si ottengono col pannello solare?
È presto detto, basta guarda i consumi che dichiarano loro. Oltre alla batteria ricaricata dal pannello solare c'è un'altra batteria ben più grande, che si può scegliere in diversi formati, da 630 Wh a 1600 Wh. Se prendiamo quella da 1600 Wh abbiamo un totale di 1930 Wh includendo le due batterie. Per questa configurazione dichiarano un'autonomia massima di 115 km (nella migliore delle ipotesi). Significa che consuma - al minimo - 16,8 Wh/km.
Perciò con quei 26 Wh che ricevi dal solare fai 1,6 km.

Urca.

Dire che "viaggia a energia solare" è dunque... estremamente fuorviante (eufemismo). Un chilometro e mezzo - in media! - lo fai con l'energia solare. Poi per il resto devi caricarlo con l'energia che produci chissà come.

Si noti però anche il sottotitolo
Costa 2000 euro, ha doppia riserva di energia e i pannelli solari ricaricano la batteria di riserva mediamente dell’8% al giorno. L'autonomia è di 115 km

Messa così sembra - se uno non analizza bene la frase - che col solare fa l'8% di quei 115 km (ossia 9,2 km). In realtà quei 115 km sono dati dalla batteria principale di 1600 Wh, mentre l'8% si riferisce alla mini batteria di 330 Wh. Se quindi hai il modello che fa 115 km col solare ricarichi dell'1,4%.

E tutto questo considerando di lasciare lo scooter all'aperto tutto il giorno (magari se hai un giardino privato dove parcheggiarlo), che non è sempre una cosa fattibile per tutti.

Ora, se davanti a questo chilometro e mezzo tu mi dici che lo scooter viaggia a energia solare la prossima volta che salgo in auto invece di avviarla con il motorino d'accensione la spingo a mano e poi dico che è l'auto di Flintstone, visto che viaggia a energia umana.

Il livello è quello.