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Alice nel paese dello ius soli (con il compagno Folagra)

September 21st, 2017 by mattia | 46 Comments | Filed in bufale, ignoranza, ius sola, ius soli, politica
A un certo punto ho avuto la sensazione di essere Alice nel paese delle meraviglie, con il bianconiglio che festeggiava in non-compleanno.
Il contesto logico-razionale di chi mi circondava era più o meno quello.

Ma facciamo un passo indietro.
Serata di dibattito sullo ius soli a Pinerolo. La situazione nella sala era questa: moderatore, due relatori a favore e uno contro (io). In realtà il primo relatore doveva fare un cappello storico quando in realtà ha fatto un discorso che per metà non c'entrava niente (tanto che ho smesso di prendere appunti) e per l'altra metà era solo un discorso ideologico a favore dello ius soli.
Quindi mi sono trovato da solo contro tutti.

Non solo contro due relatori ma anche contro (quasi) tutta la sala. Che era composta in piccola parte da amministratori comunali - che avevano sì una loro opinione ma erano onestamente aperti ad ascoltare - e in gran maggioranza da sinistrorsi che non erano lì per confrontarsi ma solo per dare contro al sottoscritto. Così, giusto per il piacere di. Loro volevano cantarsela e suonarsela da soli e il fatto che ci fosse anche una voce contro lo ius soli li ha fatti innervosire.
Per farvi capire, a un certo punto si è alzato un signore nel pubblico che sembrava il compagno Folagra che ha iniziato il suo onanismo intellettuale contro i "padroni". Mancava solo il pugno chiuso. Ovviamente nulla a che fare con lo ius soli.

Ma la cosa che più li ha mandati in bestia è che ho basato le mie argomentazioni contro lo ius soli su logica e razionalità.
Loro si aspettavano un buzzurro leghista che urlava "l'invasione, l'invasione!!!111!!! le donne gravide che vengono qui a partorire" e invece si sono trovati il sottoscritto che ha iniziato il discorso dicendo: giusto, non facciamoci guidare dalla paura come ha detto il relatore prima di me, facciamoci guidare dalla logica. Cerchiamo di capire se lo ius soli ha motivazione logica.

Stiamo parlando di dare la cittadinanza ai minorenni, che sia alla nascita, dopo il completamento di un ciclo di studi o quello che sia. Bene, ma un minorenne cosa se ne fa della cittadinanza italiana?
La cittadinanza serve per votare o candidarsi alle elezioni, ma un minorenne non vota né si può candidare. La cittadinanza è necessaria per fare un concorso in magistratura, ma un ragazzino a 12 anni difficilmente hai i requisiti per diventare magistrato... Alla fine un ragazzo minorenne deve studiare, e fortunatamente le scuole sono aperte a tutti, ha bisogno delle cure mediche e il SSN cura tutti, fa sport e una partita di pallone all'oratorio può farla anche da straniero.
Cosa gli cambia se ha o meno la cittadinanza da minorenne? A cosa gli serve?

Nessuna risposta.

Il brusio cresce in sala. Ho osato metterli di fronte alla realtà: la loro battaglia è inutile.
Non dovevo farlo. Dovevo lasciarli nella loro masturbazione reciproca in cui si raccontavano le favolette a vicenda e tutti ci credevano. Quando arrivo io a dire che Babbo Natale non esiste mi guardano rabbiosi. Gli ho rotto il giocattolino.

Nessuno ha la più pallida idea di cosa rispondermi e durante tutta la serata nessuno mi risponde.
Una insegnante poi mi dirà che per lei gli studenti sono tutti uguali e che non è giusto che qualcuno non abbia la cittadinanza. Io: ok, ma agli effetti pratici cosa cambia se on hanno la cittadinanza?
Nulla, non ha saputo rispondere. Continuava a ripetere slogan e non sapeva seguire un ragionamento.

Racconto che ora ha diritto alla cittadinanza chi è nato e cresciuto in italia, se fa rischiesta dai 18 ai 19 anni, ma molti se ne dimenticano perdendo questa opportunità. Perdendo questa finestra di un anno. Allora molte associazioni chiedevano di estendere il periodo fino ai 20 anni.
Chiedo: ma se in italia un ragazzo vive così male senza cittadinanza perché non la richiede quando compie 18 anni e un giorno? Perché ha fretta di iscriversi a scuola guida appena compie 18 anni ma si dimentica - per un intero anno! - di far domanda di cittadinanza? Forse che senza autovettura vive male mentre senza cittadinanza vive senza problemi?

Nessuna risposta.

Dico che voglio uno Stato in cui la burocrazia sia semplice, un sistema efficiente in cui un rinnovo del permesso di soggiorno arriva in 30 giorni e non in due anni.
Chiedo: se fornisco servizi burocratici degni di un paese civile in cui essere straniero non ti impone complicazioni burocratiche, pretendete ancora di dare la cittadinanza italiana a destra e manca? A che pro?

Nessuna risposta.

E così via, tutta la serata.

Nessuno è stato capace di seguire un ragionamento logico. Nessuno ha osato rispondermi. Ripetevano in continuazione le solite bufale sullo ius soli. Fino ad arrivare a momenti di totale ilarità (dico adesso "ilarità" ma al momento mi veniva da sbattere la testa contro il muro).
L'ex-giudice da parte a me spiega i canali di accesso alla cittadinanza, dimenticandosi "casualmente" di raccontare che un ragazzo di 12 anni può diventare cittadino italiano se lo diventa un genitore per naturalizzazione.
E ripete la solita balla per cui un ragazzo "deve" aspettare i 18 anni. No, non "deve". Quella è la strada se vuole la cittadinanza da solo, ma può "anche" naturalizzarsi coi genitori.

Be', questo ex-giudice è stato capace di dire che la naturalizzazione è un canale secondario che viene usato da poche personalità della cultura.
A quel punto gli ho fatto notare che il padre di un mio amico si è naturalizzato italiano pur essendo un normale pasticciere. Gli ho fatto notare che nel 2010 i naturalizzati per residenza sono stati 21 630. Abbiamo un esercito di 21 mila esponenti della cultura naturalizzati italiani?
No ovviamente, e infatti la legge non prevede nessun requisito in questo senso. Anzi, la cittadinanza per naturalizzazione è un percorso *comunissimo* di gente *normalissima* che vive in in italia 10 anni e riceve la cittadinanza italiana.

Avevo da parte un tizio che si vantava di essere un fine giurista che aveva scritto relazioni su relazioni sul tema... e non aveva la più pallida idea di cosa stava parlando. Incredibile.

Ora mettetevi nei miei panni e domandatevi come ho fatto a non sbattere la testa contro il muro. C'è stato poi chi, tra il pubblico, mi ha detto privatamente che sono stato fin troppo gentile nel rispondere, anche quando mi sono scaldato.

Ma non è stato nemmeno solo quello. In molte occasioni ho avuto l'impressione che le persone attorno a me non capissero nemmeno quello che stavo dicendo.
Esempio: racconto che ora la cittadinanza *per naturalizzazione* viene concessa a discrezione dello Stato, che può negarla anche senza motivo.
Con lo ius soli introduciamo nuove strade che creano una nuova valanga di cittadini italiani di diritto solo perché vanno a scuola, senza che nessuno verifichi se sono davvero integrati. E lo Stato non ha la discrezione di dire no a loro. La cittadinanza è obbligato a dargliela.

Interviene l'ex-giudice a dire che non è vero, che i nati in italia a 18 anni ricevono la cittadinanza di diritto.
È vero, dico, infatti non parlavo di quelli: parlava di quelli che ricevono la cittadinanza per naturalizzazione, non di quelli nati in italia (e cresciuti in italia fino ai 18 anni).
La risposta normale sarebbe stata: ah, ok... non avevo capito, pensavo ti riferissi agli altri.
Oh, magari mi sono spiegato male io. Ci si chiarisce e amen.
No, quello continuava: non c'è discrezione dello Stato.
Ma io parlavo dell'art. 9. E quello continua a parlare dell'art. 4. Ripeto: PARLAVO DELL'ART. 9, dei naturalizzati che sono a discrezione dello Stato. E quello dice all'art. 4 non c'è discrezionalità.

Come se non mi ascoltasse.

ALLUCINANTE

Una persona che dimostra questa capacità logica nella mia facoltà non sopravvive più di sei mesi, per dire.
A una conferenza scientifica se mostri un atteggiamento del genere ti guardano sconvolti.
Mi spiace, ma non sono abituato ad avere a che fare con questa gente. È stata un'esperienza sconvolgente.

La cosa che più mi ha fatto riflettere però è stato l'atteggiamento di alcune persone che dicevano: oh, io per formazione e ideologia sono per lo ius soli, però riconosco che razionalmente... in effetti... però niente, io col cuore rimango dalla parte dello ius soli.
E a quel punto io mi sono chiesto cosa stavo lì a fare.

Perché se uno magari conviene pure sulle tue argomentazioni logiche ma poi rimane della sua idea non perché è supportata da motivazioni logiche ma perché l'appoggia "col cuore" allora io non so più cosa dire.
Più che darti argomentazioni logiche che posso fare?

E questo rivela il mostruoso problema del dibattito sullo ius soli.
La gente sta dalla parte del sì o del no solo per ideologia, perché quelli della loro parte stanno dalla parte del sì o del no, non perché indagano sulle motivazioni razionali a sostegno di una proposta di legge.

Spesso quando parlo di W la Fisica mi dicono: eh, ma la scienza non è tutto, non puoi decidere tutto con la scienza. Oppure: devi però dire su quale ideologia si basa.
E invece no: perché quando basi la politica sull'ideologia arrivi a questi assurdi per cui sostieni una proposta di legge non perché hai motivi razionali, ma "col cuore", perché "quelli della mia ideologia la pensano così".
Il concetto alla base di W la Fisica invece è esattamente l'opposto: c'è una proposta di legge? Analizziamo se ha un fondamento logico e razionale, e poi decidiamo se ha senso o no. Perché è così che si fa nella scienza.

Usando questo modo di lavorare si tagliano fiumi di discussioni inutili perché basate "sul cuore", si arriva a provvedimenti migliori non perché basati su ideologie ma su fatti, su argomentazioni razionali.

In conclusione, devo ammettere un mio errore (che mi è stato fatto giustamente fatto notare durante una birretta dopo il dibattito): mi sono presentato male.
Perché spesso la gente giudica non in base ai contenuti, ma in base alla persona e a come li espone e io sono risultato probabilmente un po' troppo arrogante.
Forse, e anche questo mi è stato spiegato poi, perché mi trovavo in un paesotto dove la gente spesso è molto provinciale. Quando sentono un che racconta della sua vita da straniero in Giappone o in Rep. Ceca scatta in automatico il provincialismo di chi non si è mai mosso del suo paese e pensa che chi ha davanti sia un "signor so tutto io" perché vive all'estero.
Posso migliorare nell'esposizione, lo ammetto. Ma vi assicuro che tenere i nervi quando davanti hai una platea di compagni Folagra è dura.

Poi vabbe', appena ho un attimo di tempo pubblicherò il video ma vi avviso, è lungo, molto lungo. Ma ci sono alcune chicche, come quella signora che mi contestava che il mio essere straniero da professore universitario era diverso che essere straniero da operaio. E lì l'ho messa a tacere raccontando gli episodi di discriminazione che ho subito quando vivevo in Giappone. Non più in verso fece.
Oppure l'intervento dell'assessore ai servizi sociali che quando si parlava di diritti faceva notare che uno straniero ha tutti i diritti ai servizi sociali come un italiano. Che non c'è alcuna discriminazione.
Ma ovviamente gli altri relatori non stavano a sentire.
Ah, c'è anche l'imperdibile intervento del compagno Folagra.

Piesse: tra il pubblico c'era un lettore di questo blog. Quando qualcuno ripeteva le solite bufale che avevo già smontato mi capitava di incrociare il suo sguardo e leggere nel suo volo qualcosa del tipo "ma non la capisce proprio allora". Almeno ho avuto il conforto del fatto che qualcuno mi ha capito.
Quindi boh, magari non mi sono spiegato bene io, ma se qualcuno ha capito significa che gli altri non hanno capito perché erano incrostati di ideologia.

 

 

 

 

Per quelli di Torino e dintorni

September 14th, 2017 by mattia | 17 Comments | Filed in ius sola, ius soli, la truffa dello ius soli


Il 20 settembre sarò a Pinerolo su invito del gruppo consigliare dei 5 stelle per parlare di ius soli.
Se siete nelle vicinanze potete venire a sentire il dibattito.

Ci sarà un confronto: io dalla parte del No e un magistrato a riposo dalla parte di sì.
La struttura della serata sarà, a quanto mi hanno confermato gli organizzatori, la classica dei questi dibattiti. Prima un intervento di 20-25 minuti a testa per entrambi i relatori, poi cinque minuti di replica e infine domande dal pubblico.

Se vi state chiedendo come mai ho accettato un invito dai 5 stelle, per i quali notoriamente nutro la stessa simpatia che provo per il dentista, è perché hanno voluto organizzare questo dibattito prima di discutere in consiglio comunale una mozione sul tema, quindi volevano informarsi.
E tanto mi basta: se qualcuno vuole fare un dibattito perché vuole informarsi significa che c'è il giusto approccio al tema. Sarebbe stato sciocco da parte mia rifiutare l'invito perché il M5S non mi sta simpatico. Tra l'altro la persona con cui ho parlato mi sembra in gamba, se poi lo stesso partito manda in parlamento gente come sibilia non posso farne una colpa a lui.

La mia speranza, ve lo dico chiaramente, è che si faccia un dibattito sui contenuti. Sono personalmente disgustato da quanto il dibattito sullo ius soli si è trasformato in una lotta di simboli, di bandiere. Nessuno, né da una parte né dall'altra parla dei contenuti.
Nel mio piccono la prossima settimana proverò a farlo.

Ovviamente i provocatori sono invitati a prendere atto che - almeno da parte mia - si parlerà solo di contenuti.

Ottimo esempio di feic nius #bastabufale

March 19th, 2017 by mattia | 29 Comments | Filed in ignoranza, ius sola, ius soli
Per quanto mi riguarda - osserva - è stata una delle tante ingiustizie e assurdità del nostro Paese, che non ci riconosce come cittadini, è la prova che la legge va approvata al più presto.

via repubblica.it

Sbufalata veloce veloce per questa ragazzina che si sarà anche laureata con 110 e lode (vista l'età sarà una di quelle lauree mignon) ma evidentemente parla di argomenti che ignora in modo mostruoso.

Sicché, l'immigrata marocchina 22enne - in italia da 20 anni - protesta perché non può entrare alla Camera ad assistere alle sedute in quanto extracomunitaria. Allora lancia un appello affinché venga cambiata la legge. Legge che però non si è mai degnata di studiare.

Se l'avesse letta quella legge infatti avrebbe scoperto che lei già oggi potrebbe essere italiana.

Ricapitoliamo: arriva in italia a 2 anni. Ne passano 10, e i genitori a quel punto - dopo dieci anni di residenza in italia - possono fare richiesta di ottenere la cittadinanza per naturalizzazione. Ella ha 12 anni a quel punto e come minore convivente dei genitori riceverebbe la cittadinanza italiana insieme a loro.
A 12 anni poteva già essere italiana.

Perché non è accaduto? Poniamo pure che il padre non voglia fare richiesta di cittadinanza italiana perché... perché sono cazzi suoi. Ha pure diritto di voler restare solo marocchino senza naturalizzarsi. Ma la figlia vuole essere italiana. Ebbene, nella peggiore delle ipotesi al compimento dei 18 anni la domanda per ottenere la cittadinanza per naturalizzazione la può fare direttamente lei.

Quando ha 18 anni risiede in italia ormai da 16 anni, ben più dei 10 necessari per ottenere la cittadinanza .
Sono passati 4 anni da quel giorno: perché non ha ancora la cittadinanza?

Qui la risposta ce la deve dare la signorina.
Le possibilità sono diverse:

  1. ha presentato domanda il primo giorno utile, ha tutti i requisiti ma la macchina burocratica è lenta.
    In questo caso ovviamente non è colpa sua, ma il problema non è nemmeno la legge - che non va cambiata (va velocizzata la macchina burocratica). Fosse per la legge attualmente in vigore avrebbe potuto ottenere la cittadinanza dopo i 18 anni d'età. E ora ne ha 22.

  2. non ha presentato domanda e pensa che la cittadinanza gli scenda dal cielo. A quel punto si attacca al tram.

  3. ha presentato domanda ma non gliel'hanno concessa per qualche motivo che non ci racconta. Anche in questo caso non è un problema della legge


Qualsiasi sia la motivazione (che ci deve spiegare la signorina), la legge non c'entra niente, quindi non è la legge a dover essere cambiata.

La prossima volta, ragazza, studia meglio prima di parlare.

Poi parlano di feic nius che poi inquinano il dibattito politico: questo è un ottimo esempio.
Ma ho come la sensazione che la boldrinova e i suoi cagnolini scodinzolanti non inizieranno a sbraitare. Le feic nius pericolose sono solo quelle degli altri.

Sono incazzato

November 9th, 2016 by mattia | 2 Comments | Filed in ius sola, ius soli
Oggi mi scrive un mio studente per dirmi che non può venire a lezione e in laboratorio perché è bloccato al suo paese. È un extracomunitario e gli è scaduto il visto prima che il ministero ceco gli approvasse quello nuovo, quindi è dovuto tornare a casa e aspettare lì che si risolva la situazione. Nel frattempo non può frequentare.

Per oggi siamo riusciti a tamponare la situazione in emergenza per la lezione. Ho recuperato un altro calcolatore, l'ho messo sulla prima fila di banchi e ci siamo connessi via skype, così mentre facevo lezione agli altri studenti lui seguiva da casa. Per aver predisposto tutto al volo è andato anche fin troppo bene (poi sarebbe bello se la facoltà predisponesse una stanza attrezzata per le videoconferenze da usare in questi casi di emergenza).
Per il laboratorio invece nisba, se non è qui fisicamente non può partecipare, skype in questo caso non ci può aiutare. Dovrò parlare con i miei capi per capire se posso abbuonarglielo per cause di forza maggiore (il laboratorio è obbligatorio per accedere all'esame).

Quello che mi ha fatto incazzare è che tutto questo casino, compreso il fatto che mi sono dovuto arrabattare per mettere in piedi una videoconferenza e non fargli perdere la lezione è dovuto al fatto che le autorità ceche non si svegliano a fare i visti.
Si tratta di un visto di studio: se vuoi essere sicuro che sia davvero uno studente e non un imbroglione che si spaccia per studente fai una chiamata in facoltà. La segreteria ti mette in contatto con gli insegnanti dei corsi che segue e noi possiamo confermare se viene davvero a lezione, se è davvero uno studente. Una email, una telefonata, cinque o dieci minuti e sei a posto, sai che è un vero studente e gli rinnovi il visto il giorno dopo.
Ci vuole tanto?
Se poi non ti fidi della parola di chi insegna nelle tue università allora attaccati al tram.

Questo, capitemi bene, non è un immigrato che vuole essere ceco, è qui solo per studiare. Non vuole la cittadinanza ceca, non ne ha alcun bisogno. Gli serve solo una burocrazia efficiente che gli rinnovi il visto in tempi ragionevoli in modo che non sia costretto a tornare a casa e perdere le lezioni.

Lo racconto nella speranza che qualcuno lo capisca una buona volta: agli stranieri non dobbiamo regalare la cittadinanza per risolvergli i problemi burocratici, perché se la soluzione è quella rimarrà sempre lo straniero che non vuole la cittadinanza - come questo studente - o che non potrebbe averla perché è arrivato da poco che continuerà ad avere problemi. Problemi che influenzano seriamente la vita di queste persone.
Se tu invece di regalare passaporti fai funzionare meglio gli uffici di immigrazione il problema è risolto per tutti gli stranieri perché essere straniero non sarà più un problema. Porti le carte, fai il tuo visto ed essere straniero si riduce a una incombenza poco più noiosa che andare a pagare l'IMU in posta.

Possibile che non la capiscano?

Le urgenze

July 15th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in ius sola, ius soli
Ci stavo pensando l'altro giorno: avete fatto al caso che non si parla più dello ius sóla?

Due anni e mezzo fa sembrava la priorità delle priorità, tanto che quando intervistarono Bersani a ballarò prima delle elezioni e gli chiesero cosa avrebbe fatto come primo atto da primo ministro quello rispose
La prima cosa è dire a una ragazza, a un ragazzo, colorati, che studiano nelle nostre scuole, che parlano l’italiano, che sono figli di immigrati, voglio dirgli: “sai cosa c’è? sei un italiano

E pensa la sfiga se invece è un ucraino bianco come il latte: a lui Bersani mica glielo avrebbe detto "sei un italiano", mica è colorato lui.

Ma per dire, sembrava essere una cosa urgentissima da fare, un problema imminente da risolvere. Raccolte di firme, proposte di legge di iniziativa popolare, can can in televisione e su internet... tanto che i politici di certi schieramenti consideravano questo argomento come tema "caldo" dell'attualità politica.
E adesso? Niente, non se ne parla più.

Adesso la priorità sono i matrimoni dei diversamente orientati sessualmente. Sono diventati quelli la priorità delle priorità, il tema "caldo" della politica (e qui la battuta per chi parla ceco verrebbe spontanea), quella cosa che della gente si straccia i vestiti come se non ci fosse un domani.
Dei figli degli immigrati non gliene frega più niente a nessuno. Evidentemente sono tutti troppo occupati a fare la battaglia per i diversamente orientati sessualmente. E si sa, mica puoi condurre due battaglie assieme: o salvi i bambini che muoiono di fame in Africa o salvi il mondo dal riscaldamento globale.

Che dire? Tanto di cappello agli strateghi della lobbi ghei che sono riusciti a concentrare verso di sé l'attenzione lasciando scoperte le altre cause.
Ma questo ci fa capire che le "urgenze", i temi politici che "non si possono più rimandare!" sono delle sonore balle. Le urgenze sono solo quelle che un gruppo ben organizzato di persone riesce a imporre nel dibattito pubblico facendole diventare così urgenze solo perché se ne parla.
Si smette di parlarne e smettono di essere un'urgenza, come è successo allo ius sóla.
È tutta commedia.

 

Piesse: a proposito di commedie, lo sciopero della fame di scalfarotto a che punto è? Perché se fosse davvero uno sciopero della fame a questo punto starebbe per andare all'ospedale o quasi.

Eggià…

June 24th, 2014 by mattia | Comments Off on Eggià… | Filed in ius sola, ius soli
... bisogna fare lo ius soli, altrimenti come fanno i vari Balotelli a giocare in nazionale e a farla perdere?

 

Una campana di vetro per Kyenge

August 2nd, 2013 by mattia | 4 Comments | Filed in ius sola, ius soli
Premessa fondamentale: ogni manifestazione di razzismo è da condannare.
In generale, anche quando non si tratta di razzismo, il rispetto per gli altri è fondamentale. Sempre.
Nessuna giustificazione di alcun tipo, quindi, per chi butta le banane a un ministro diversamente pigmentato.

Dopodiché, chiunque fa politica in italia sa bene che si butta in un'arena in cui la critica, che spesso supera il limite, è la regola.
Lo è con tutti i politici.
Lo scherno verso i politici è consuetudine: vogliamo forse contare i post, i fotomontaggi ironici o i messaggi su facebook in cui si dà della poco di buono alla Carfagna? Tanto per citarne una a caso, ma ne troveremmo in tutti i partiti. Dagli scherni a Bossi per la sua malattia che rende incomprensibile quello che dice alla Bindi presa in giro perché diversamente avvenente.

Ecco, chi fa politica sa che la politica è anche questo. Una Binetti, per esempio, sa che ricevere una caterva di insulti sui social network fa parte del gioco.
Pensate se la Carfagna decidesse di mandare la Digos a casa di ognuno che ha postato un messaggio ironico su di lei e le ginocchiere. Ci sarebbe mezza italia in da perquisire.
È giusto tutto questo? No, in un paese civile il rispetto per tutti è fondamentale. Però i politici sanno che funziona così e lo accettano.

Cécile Kyenge no invece. Non lo accetta, e appena qualcuno alza i toni sopra il limite del consentito parte la perquisizione, la denuncia, il processo. Se usassero gli stessi criteri per chi insulta Berlusconi i tribunali sarebbero saturi.

Insomma, puoi criticare con le parole più dure tutti i politici ma non Cécile Kyenge.

Lo ripeto affinché sia chiaro: qui non si giustifica alcun atto di razzismo.
Intesi?

Però quando sei in politica devi renderti conto che non stai giocando con la casa delle bambole. Devi mettere in conto che se vai a un confronto con del pubblico tra la gente ci può essere qualcuno che ti contesta, magari con toni esagerati e fuori luogo. Non puoi metterti in un angolo a piangere e dire che lo dici alla maestra.
Devi mettere in conto che ci possa essere chi ti insulta, e tu devi avere le spalle abbastanza quadrate per rispondergli a tono.
Lo fecero Brunetta e Bindi quando furono contestati per diversi motivi.

Kyenge invece no, se c'è anche il minimo sospetto che ci sia qualche contestatore non si presenta.
E così è successo con la notizia che si è avuta ieri: Kyenge non parteciperà alla festa della Lega dove era stata invitata per un confronto.

Perché Kyenge vuole la campana di vetro, non vuole che l'insulto le arrivi all'orecchio.
Non lo vuole perché non ha le spalle abbastanza grosse per reggere la situazione.

Da un certo punto di vista lo si può anche capire. Fino a qualche mese fa era un'anonima oculista di provincia e nel giro di pochi mesi è diventata inspiegabilmente prima deputata e poi persino ministro.
Non ha fatto quella gavetta necessaria per abituarsi all'attacco continuo di quando fai politica. Non ha avuto il tempo per farsi la scorza dura per resistere agli attacchi.

Però ora si deve rendere conto che è ministro, e come ministro non può scappare dai dibattiti perché ha un qualche sospetto che ci possano essere delle contestazioni.
Se uno ti grida un insulto razzista dalla platea tu devi essere in grado di rispondergli per le rime. Fa parte del gioco, non puoi pretendere che tutto intorno a te sia un mondo di persone che ti applaude soltanto.

Eppure è così che vuole il ministro Kyenge. Lo esige.
Le uniche occasioni pubbliche in cui si presenta sono situazioni in cui non può essere contestata (chi protesta viene tenuto a debita distanza dalle forze dell'ordine). Davanti a sé trova solo bambini sorridenti e sindaci con fascia tricolore pronti a fare la foto.
Qualche giorno fa è andata al Consiglio Comunale di Cantù e alla minoranza non è stato concesso di parlare.
Zitti, muti, arriva Kyenge e l'art. 21 della Costituzione va in soffitta.
Non sia mai che poi qualcuno dice qualcosa che non garba a Kyenge e il Ministro non sa come rispondere.
Tutto deve compiersi come se fosse una commedia, con il suo copione fatto di banalità politicamente corrette e il ministro che sorride e risponde con altrettante banalità. Tutti che si amano, tutti che sono d'accordo e tutti che sono felici.

Il ministro recita la sua parte, poi prende si fa scarrozzare da un'altra parte a ripetere la commedia.
Una commedia in cui non c'è posto per la contestazione, perché Kyenge non la saprebbe affrontare. È stata istruita per la commedia base: sorridi, fai la foto col sindaco, dici tre banalità imparate a memoria e saluti.
Se qualcuno ti contesta tutto si fa più difficile. Devi essere in grado di rispondergli a tono ma Kyenge non è capace di farlo. Non lo sa fare perché politicamente è al livello zero. Lo si è visto al videoforum di repubblica: tre quarti d'ora di intervista in cui Kyenge non ha detto NULLA. Il vuoto spinto, non un'idea politica, non un concetto, non un ragionamento. ZERO.
È ovvio che se non sei abituata a portare avanti idee, concetti e ragionamenti non puoi improvvisare una risposta a chi ti contesta.
Necessiti dello staff che si inventa le risposte: te le può suggerire per l'intervista concordata, oppure le scrive su twitter a nome tuo. Ma sul palco sei sola, e lei idee devi tirarle fuori tu, al momento. Non hai il suggeritore nella buca.
Visto che Kyenge non ne è capace le hanno costruito attorno una campana di vetro. Non può entrare in contatto con qualcuno che la pensa diversamente, altrimenti è un disastro. Rischia di non saper rispondere.

La scusa che ha preso per non andare al dibattito organizzato dalla Lega è stata un palla che ha preso al balzo, una scusa perfetta arrivata al momento giusto.
Ovviamente non hanno alcun senso le sue pretese. Come può chiedere che Maroni imponga ai suoi militanti di evitare attacchi verso di sé? Oh sì, può chiederlo alla base, può espellere (come già capitato, tra l'altro) chi si lascia andare a frasi razziste.
Ma non può evitare che ciò accada di nuovo, perché non è dietro le spalle di ogni militante a controllare ciò che posta su facebook.
Così come non può controllare ogni persona che accede alla platea del dibattito.
Quando organizzi un dibattito puoi chiedere che ci sia un moderatore di fiducia, che ci sia un servizio d'ordine che tenga calmi gli animi, ma non puoi pretendere la sicurezza che nessuno ti contesterà, perché ad un dibattito pubblico entra chi vuole e l'organizzatore non può prevedere che farà la gente tra il pubblico.
L'alternativa è avere un pubblico di figuranti, di attori che applaudono a comando. Il compimento perfetto della campana di vetro per Kyenge.

Ma non è questo che un politico può fare. Un politico deve confrontarsi, consapevole che tra il pubblico ci possa essere chi lo contesta.
Non può andare solo dagli amici,deve confrontarsi con tutti.
Poi magari quando si trova al dibattito può decidere di andarsene se chi lo ha organizzato non è in grado di tenere l'ordine, ma non può escludere a priori qualcuno.

Da tempo ormai qui si cerca il confronto con i sostenitori dello ius soli. Di alcuni tentativi di contatto ho parlato pubblicamente, mentre altri tentativi sono rimasti nel dietro le quinte.
In tutti i casi i sostenitori si sono negati al confronto.
Parlano tanto di dover discutere del problema, ma quando vado a proporre loro un confronto pubblico con regole chiare scappano a gambe levate.

Scappano perché sanno che lo ius soli è una panzana e davanti a un confronto pacato e sui fatti (non sugli slogan) tutte le loro assurdità sullo ius soli crollerebbero.
Dicono che vogliono il confronto ma in realtà lo temono, molto più efficiente rifugiarsi negli slogan triti e ritriti ("sono nati e cresciuti qui.... è assurdo che non siano italiani... balotelli...").
Se invece fai un dibattito devi portare idee e ragionamenti e lì per i sostenitori dello ius soli sono dolori.

L'unico modo che abbiamo per sconfiggere i sostenitori dello ius soli è rimanere sulle idee e pretendere il confronto.
Gli insulti razzisti sono la cosa strategicamente più sbagliata, perché agli occhi della gente mettono Kyenge dalla parte della ragione (è la vittima, se la attaccano dei razzisti significa che ha ragione - pensa la gente).
Gli insulti razzisti sono carburante per Kyenge che così non è più tenuta a giustificare le sue balzane idee, ha ragione in automatico.

Bisogna quindi in tutti i modi evitare gli attacchi razzisti e pretendere che scenda nel ring del confronto, dove deve portare idee senza che le vengano suggerite con l'auricolare dallo staff.

Chi la attacca sul piano del razzismo si renda conto quindi che non fa nulla di utile, ma anzi aiuta il suo avversario.

 

 

Recensione dell’ennesima patacca pro-ius soli

July 28th, 2013 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, ius sola, ius soli
Qualche settimana fa repubblica.it ha pubblicato un filmato di Karima Moual sullo ius soli.
O meglio, nel filmato non si parla esplicitamente di ius soli. Si raccontano tre storie diverse di cittadinanza, ma la didascalia le definisce "Storie di Ius Soli".

Il filmato potete guardarlo qui.

Come al solito è la solita accozzaglia di argomenti già smontati da un pezzo, ma visto che continuano a riproporli noi continuiamo a smontarli.

La prima storia riguarda una ragazza che da quanto si capisce fa l'attrice-cantante di musical.

ius soli 1

Racconta di aver avuto difficoltà a ottenere la cittadinanza italiana benché nata in italia, perché nei primi sei mesi di vita non era formalmente residente in italia.

Innanzitutto un dato che può sembrare secondario ma che invece è fondamentale per capire l'atteggiamento di questa gente.
Il suo racconto è tremendamente confuso. Dice di aver fatto una battaglia per ottenere la cittadinanza ma non sa nemmeno spiegare quale fosse il problema burocratico per cui non gliela volessero dare.
Dice che il padre aveva due abitazioni, una a Silvi Marina dove abitava con la madre e la figlia e una a Pescara dove studiava. Poi dice che ci deve essere stato qualche problema con la trascrizione... "non so". Proprio così, dice "non so".
Ecco, allora se non sai ti informi prima di parlare pubblicamente.

Perché qui c'è da capire una cosa: di chi è la colpa di questo problema?
A quanto si deduce dal suo confuso racconto quando è nata non è stata registrata all'anagrafe della popolazione residente. Così quando ha raggiunto i 18 anni non ha potuto ottenere la cittadinanza italiana perché il requisito è quello di essere nati in italia e di essere sempre stati residenti in italia. Visto che ella non poteva dimostrare di essere stata residente in alcun comune italiano per i primi sei mesi di vita il criterio della residenza continua non era soddisfatto e quindi niente cittadinanza.

Ora, di chi è la colpa? Se vuoi dimostrare che è colpa dello Stato fai i nomi e i cognomi degli Ufficiali di Stato Civile che di fronte ad opportuna richiesta di iscrizione della bimba all'anagrafe della popolazione residente non l'hanno fatto. Però devi essere in grado di poter accusare qualcuno.
Se invece è colpa dei genitori che non hanno correttamente chiesto l'iscrizione della figlia all'anagrafe allora non hai più alcun diritto di lamentarti. La legge prescrive delle procedure: se tu non le segui poi non puoi lamentarti se perdi dei diritti dopo 18 anni.
Se vuoi arrabbiarti con qualcuno arrabbiati con il padre che non ha seguito le procedure per registrare la tua residenza in italia.
Lo Stato non ha la benché minima colpa.

Tra l'altro è buffo come cerchi di sviare il discorso con argomenti che non hanno alcun valore (almeno su quello uno si poteva aspettare che il redattore tagliasse quella parte di filmato, per pudore). Il fatto che il padre abbia disponibilità di due abitazioni non ha la benché minima attinenza col caso. Uno può avere due, tre, o quarantadue abitazioni, ma la residenza è una. Sempre. Come la cosa influisca sulla residenza del figlio è poi un mistero. Se il figlio che ti nasce va a vivere in una delle tue abitazioni la sua dimora abituale, ossia la sua residenza è in quella casa e così deve essere registrata. Il fatto che tu ogni tanto vada a passare due notti in un'altra casa ha attinenza tanto quanto la tua abitudine di giocare a biliardo il giovedì sera.

Dopodiché si lamenta perché nel periodo in cui è ancora straniera il rinnovo del permesso di soggiorno le arriva dopo due anni dalla richiesta, e il quei due anni dice che non può viaggiare.
In questo caso invece la colpa è dello Stato che impiega tempi biblici per rinnovare un permesso di soggiorno. Ma la soluzione è lo ius soli? No.
Se lo Stato è inefficiente nel rinnovare i permessi di soggiorno la soluzione è rendere lo Stato più efficiente. La soluzione è investire dei soldi nella macchina burocratica in modo che un permesso di soggiorno sia rinnovato nel tempo ragionevole di un mese anziché due anni (e per un mese puoi anche non viaggiare). Se ci fosse un sistema burocratico efficiente, come dovrebbe essere in ogni Stato civile, questo argomento crollerebbe. E allora dovrebbe spiegarmi che vuole la cittadinanza italiana perché si sente italiana, non per una mera questione burocratica.
Qui lo si ripeterà all'infinito: la cittadinanza facile non può essere una scorciatoia per semplificare la vita burocratica di alcune persone, né come comoda scusa per lo Stato per non investire in servizi efficienti e dignitosi per gli stranieri.

Per concludere (e la cosa fa capire molto di quanto la tizia ignori l'argomento) se ne esce dicendo: sì, ho rischiato di diventare clandestina (chissà poi perché?), ma quando beccano un clandestino lo rimandano dove è nato... ma io sono nata in italia, dove mi mandano???
Cerca di dimostrare un assurdo che in realtà non esiste. O meglio, l'assurdo è nelle ipotesi che confonde appositamente. Quando viene beccato un clandestino non viene deportato dove è nato bensì nel paese di cui è cittadino, dove dunque ha titolo di soggiornare senza permessi di alcun tipo.
E i due luoghi non necessariamente corrispondono. Tutto torna.

Quindi, riassumendo, abbiamo un caso di una persona che non riceve la cittadinanza italiana ma non sa spiegare il perché (e se ne deriva sia stata una colpa dei genitori che non l'hanno regolarmente iscritta all'anagrafe) e che si lamenta - giustificatamente - delle lentezze burocratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno che però potrebbero essere semplicemente risolte con una maggiore efficienza amministrativa.
A conti fatti non resta niente che giustifichi la necessità da dare la cittadinanza per ius soli.

ius soli 2

Il secondo caso ricalca per certi aspetti il primo. Si tratta di una ragazza che vive in italia da quando ha sette anni, e già qui non si capisce l'attinenza di questo caso con lo ius soli, visto che la signorina non è nata in italia.
Ma passiamo oltre.
Il suo problema è questo: il padre fa richiesta di cittadinanza quando ella è ancora minorenne, solo che la procedura è lenta. Molto lenta, e si conclude dopo 4 anni, un paio di mesi dopo il compimento dei 18 anni. Così i fratelli minorenni dovevano italiani insieme al padre, mentre la signorina no, visto che è maggiorenne.
Anche qui, il problema non è di ius soli, visto che comunque non è nemmeno nata in italia. Il problema qui è che lo Stato impiega quattro anni per decidere su una richiesta di cittadinanza. Se l'italia fosse un paese vagamente normale dove una richiesta di cittadinanza trova risposta in un anno questo caso non esisterebbe.
Dopodiché, anche in queste condizioni la signorina ha poco di cui lamentarsi. Ora è maggiorenne, vive in italia da più di dieci anni quindi può chiedere la cittadinanza italiana ella stessa per naturalizzazione. Ancora una volta, se lo Stato funzionasse a dovere la otterrebbe in poco tempo e tutti i problemi sarebbero risolti.

La signorina cerca poi di commuoverci raccontando la sua storia per cui era brava nelle gare di atletica ma ha dovuto rinunciare alla pratica agonistica perché non poteva competere alle gare dei campionati europei in quanto priva di cittadinanza italiana.
Quando sono alla frutta si attaccano allo sport. Di solito al calcio perché è l'oppio degli italiani, in questo caso con l'atletica ma il concetto è lo stesso.
Cerchino di metterselo nella testa: la legge sulla cittadinanza non si cambia per far vincere all'italia una medaglia di tolla in più nella gara della corsa o per avere un goal in più segnato dalla nazionale.
La cittadinanza si dà a chi è italiano, ossia a chi risponde ai requisiti scelti per definire cosa vuole "essere italiano", qualunque essi siano. Se si vuole si discute dei criteri e si decide se renderli più restrittivi o più permissivi, ma si discute sempre sulla sostanza di quel "essere italiano".
Non poter partecipare alla gara della corsa non rientra in questa discussione, perché non è un parametro di italianità, è solo un effetto di quei criteri. Un effetto che ci sarà sempre, perché qualsiasi criterio tu possa adottare ci sarà sempre qualcuno che non rientrerà nei parametro per un pelo e non potrà fare un concorso o la gara della corsa. Non è dunque portando un effetto spiacevole che puoi giudicare se i criteri funzionano o no.
Se vuoi spingere per l'adozione di criteri più permissivi per la concessione della cittadinanza devi (devi!) spiegarmi perché "essere italiano" significa soddisfare quei miseri criteri, non puoi dirmi "eh, perché altrimenti la signorina non può fare la gara della corsa".

Dopodiché, ricordiamo sempre che se lo Stato funzionasse decentemente, potrebbe ottenere rapidamente la cittadinanza per naturalizzazione avendo vissuto in italia da più di dieci anni e quindi partecipare alle prossime edizioni degli europei. Ok, salterà un'edizione tra i 17 e i 18 anni. Ma davvero casca il mondo se non può fare agonismo a 17 anni? Seriamente? In quasi tutti gli sport un atleta ha tutto il tempo di fare agonismo di alto livello dopo i 18 anni, se anche salta una gara quando è ancora ragazzino non muore nessuno.

ius soli 3

E poi c'è il terzo caso, di tutti il più divertente.
Sì, perché c'è questa ragazza marocchina che è arrivata in italia quando aveva 8 mesi (e anche qui lo ius soli lo sa il Padre eterno cosa c'entri).
Dice che non si trova bene in italia, preferisce stare in Marocco dove sono tutti più calorosi (però chissà perché rimane in italia).
Dice che non ha amici italiani, si trova con altri stranieri. In pratica non è minimamente integrata, benché sia in italia dall'età di 8 mesi (e questo dovrebbe far riflettere chi assume come automatico che un figlio di stranieri sia italiano perché cresciuto in italia).
Lo ammette candidamente ella stessa: quando l'intervistatrice le chiede se si sente italiana la signorina risponde "No, non mi sento italiana".
Poi però dice che il suo sogno è avere la cittadinanza italiana e - tenetevi forte - entrare nell'esercito.

A questo punto uno pensa di assistere a un siparietto comico. Magari adesso entra un vegano il cui sogno è mangiare carne o Berlusconi che ammette che il suo sogno è vivere in un mondo senza gnocca, pensi.
E invece no, sono seri.
Una persona non integrata e che dice di non sentirsi italiana dice che vuole la cittadinanza. Perché, di grazia, perché?
Se la cosa da un lato fa ridere dall'altro fa pensare. Già, perché questo è il tipico esempio di cittadinanza per comodità. Sono stranieri che non sono integrati e non si sentono italiani ma che vogliono la cittadinanza perché risolverebbe loro molti problemi.
Sì, insomma, che antipatici questi italiani, così freddi... Molto meglio i marocchini calorosi. Però, ecco, per adesso si vive ancora meglio in italia e quindi qualsiasi cosa che mi faciliti la permanenza in italia mi sta bene. Non mi sento italiana, però la cittadinanza italiana mi fa comodo così non mi possono sbattere fuori. Tanto poi al paesello ci torno a fare le vacanze. Intanto ho il passaporto italiano in tasca e sono al sicuro.

Ecco, a questa gente la cittadinanza non va data per alcun motivo. La cittadinanza non è un permesso di soggiorno molto lungo, ma il riconoscimento che tu "sei italiano". Se ammetti di non sentirti italiano non ricevi la cittadinanza. Punto.
Se ti serve qualche barbatrucco burocratico per poter soggiornare in italia non puoi chiedere una cittadinanza strumentalmente.
Non puoi sputtanare il concetto di cittadinanza per il tuo tornaconto personale.

Ah, però dice che le servirebbe per sentirsi integrata.
Forse non ha capito che la cittadinanza è il punto d'arrivo del processo di integrazione. Prima ti integri e poi, quando puoi dire di sentirti cittadino di quel paese, ricevi la cittadinanza come riconoscimento del tuo processo d'integrazione.
Non si fa l'opposto. Non è che ti prima di dànno la cittadinanza e poi - magari - ti integri.
Prima le fondamenta, poi il tetto, mia cara.

 

In conclusione, di tre casi presentati non rimane nulla.
Niente che sia a supporto dello ius soli, né dal punto di vista burocratico né dal punto di vista concettuale.
Zero.

Ma il montaggio strappa lacrime funziona bene. Perché i sostenitori dello ius soli puntano a quello: in mancanza di argomenti logici a sostegno della bizzarra idea dello ius soli puntano tutto sulle emozioni.
Per non far funzionare il cervello e farvi pensare: altrimenti rischiate di accorgervi che lo ius soli è una truffa.