Archive for the ‘repubblica ceca’ Category

L’importanza della lingua

March 22nd, 2017 by mattia | 14 Comments | Filed in repubblica ceca, riflessioni
L'altro giorno leggevo questa notizia secondo cui in Grecia diversi genitori lasciano i figli durante la settimana (o per periodi più lunghi) in case-famiglia perché non possono prendersi cura di loro. Almeno lì gli danno qualcosa da mangiare. Gli effetti della crisi che non se ne vanno, dicono.

L'articolo era sul gran visir delle cazzate (repubblica), quindi può anche darsi che sia una puttanata, o che sia mostruosamente ingigantita. Però che un problema di occupazione ci sia in Grecia è innegabile.

Nel contempo in Rep. Ceca ci sono problemi a trovare mano d'opera. La disoccupazione è al 5%, e in città come Praga è al minimo storico (3,6%).

Una decina di giorni fa la polizia ha fatto una retata per bloccare un giro di lavoratori clandestini che ha coinvolto un noto supermercato on-line che fa consegne a domicilio accusato di impiegare extracomunitari senza permesso di lavoro. Questi si sono difesi dicendo che avevano un permesso di lavorare in Polonia e secondo le regole della U.E. possono lavorare fino a 90 giorni in un altro paese U.E. Quindi si sono ridotti ad affittare lavoratori ucraini per tre mesi dalla Polonia.

Sul loro blog hanno risposto alle tipiche domande che i clienti indignati ponevano loro. Alla domanda "perché allora non assumete cechi?" hanno risposto che la disoccupazione è troppo bassa in Rep. Ceca e a Praga è ancora peggio (dal punto di vista del datore di lavoro che cerca dipendenti). Quindi non si trova chi impiegare e devono ricorrere agli ucraini in prestito dalla Polonia.
Ah, specificano che la paga che danno è pari alla paga media di un insegnante. Quindi non è nemmeno un problema di soli, è un problema che non si trova chi impiegare.

Voi osservate questa realtà e vi chiedete: ok, ma allora perché non assumono un po' di greci? Se da una parte dell'U.E. c'è una disoccupazione da fare schifo e da un'altra parte c'è carenza di lavoratori dovrebbe funzionare come i vasi comunicanti. Un po' di disoccupati greci si trasferiscono a Praga e si livella.
Poi magari fra 15 anni la disoccupazione sarà alta a Praga e bassa in Danimarca e i cechi andranno a lavorare lì.

Perché questo meccanismo invece nell'U.E. è bloccato?
Resistenze culturali? Gente nata e cresciuta in un paese che non si vuole muovere dal suo quartiere? Forse, però qui stiamo parlando di gente che deve lasciare il figlio a una casa famiglia perché non può mantenerlo. Una cosa del genere la fai quando sei disperato. E se sei disperato al punto di lasciar via il figlio allora puoi anche lasciare il tuo paese greco, prendere un aereo e venire a Praga a imbustare zucchine e surgelati per le consegne a domicilio, così da mandare un po' di soldi a casa.
Il clima farà pure cagare, sarai lontano dalla tua famiglia... ma sul serio, se sei disperato lo fai.

Come mai allora non avviene?
Secondo me il problema fondamentale è la lingua. Non che sia impossibile emigrare senza sapere le lingue: ci sono stati milioni di italiani che sono andati con al valigia di cartone per tutto il mondo spinti dalla povertà, e mica parlavano tedesco tutti gli italiani che sono andati a lavorare in Germania.
Però è un problema, non nascondiamoci dietro un dito. Abbiamo un mercato comune di lavoratori che teoricamente potrebbero lavorare in tutta Europa ma che rimangono bloccati al loro paese perché non saprebbero lavorare negli altri paesi. E questo per via della lingua. Negli Stati Uniti questo non accade: parlano tutti (o quasi) inglese quindi possono trasferirsi da una parte all'altra del paese per lavorare. Noi no.

Per rendere effettiva questa unione europea non servono minchiate istituzionali, l'urgenza è un'altra: le lingue. Un greco di 40 anni dovrebbe già parlare fluentemente inglese, un greco di 30 anni l'inglese più un'altra lingua, un greco di 50 anni dovrebbe almeno sapere l'inglese a livello base per capire le istruzioni del suo capo che gli spiega un lavoro semplice come imbustare il cibo per le consegne a domicilio.
Lo stesso vale per tutti i paesi europei, dove le lingue dovrebbero essere la priorità dell'Europa.

Non è così, e questo è un problema. Se nei prossimi decenni non si riuscirà a rendere la stragrande maggioranza dei cittadini europei poliglotti, così da renderli in grado di lavorare in tutta l'Europa, allora sarà il fallimento del mercato unico europeo. Non per Brexit, non per Le Pen ma per le lingue.

Le donne dell’Est

March 21st, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in repubblica ceca


Finalmente ho visto per strada un trattore che stava facendo scuola guida.
C'era scritto proprio sulla fiancata (nella foto non si vede bene): autoškola. E poi c'era l'inequivocabile "L" sul rimorchio che identifica i veicoli di addestramento (secondo uichipedia sta per "learn").

Al posto di guida una donzella decisamente figa ce avrà avuto sui 20-21 anni.
Perché le donne dell'Est possono essere fighe e anche guidare il trattore, tiè!

 

Piesse: dell'Est per modo di dire, che a est di Kyjov c'è ancora un bel tocco di Puglia, neh.

PiPiesse: adesso so a chi rivolgermi per fare la patente del trattore.

L’orto portoghese

March 17th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in repubblica ceca


Per quelli che vogliono fare l'orto portogherese. Evidentemente.

Piesse: per correttezza segnalo che il prodotto era contrassegnato come meid in Germani.

Ja nevim

February 26th, 2017 by mattia | 2 Comments | Filed in praga, repubblica ceca


Sicché, conosciamo per sbaglio questa tizia cilena.

E io: el pueblo unido jamás será vencido.

Tizio italiano: ah! i 99 posse!

#feispalm n. 1

Che poi io dico, se si parla di Cile che senso aveva citare i 99 posse? Anche solo un po' di logica.
Ma ancora prima:

- scusa, ma secondo è originariamente dei 99 posse?
- sì, sì!
- e secondo te perché un gruppo di Napoli canta in spagnolo?
- vabbe', anche eros ramazzotti fa le canzoni in spagnolo.

#feispalm n. 2 seguito da testate sul muro.

Imparate dai cechi

February 25th, 2017 by mattia | Comments Off on Imparate dai cechi | Filed in repubblica ceca
Che poi a voi che state in italia è andata ancora bene. Qui la polemica del Lidl è stata ancora più surreale. Capitò qualche mese fa quando la Lidl mandò fuori un volantino pubblicitario con le offerte speciali e un modello dei capi di abbigliamento scontati era un negro.



Sì, in Rep. Ceca si fece polemica per questo. Alcuni se ne lamentarono e la Lidl rispose: oh giovani, sono foto che fanno per i volantini della Lidl di tutta Europa, che pensavate che facevano il volantino solo per la Rep. Ceca?

E niente, alla fine si fece satira per una settimana con immagini come queste:



Ancora adesso se su gugol cercate "Lidl letak" (volantino lidl) il completamento automatico suggerisce "cernoch", negro.

Per una settimana non si parlava d'altro.

Perché qui le polemiche sulla Lidl sappiamo farle meglio 🙂

 

Facciamo come i fagioli della Carrà: quanti kg di carta sono?

February 17th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in praga, repubblica ceca


E anche questa è andata.

Negli ultimi mesi sono riuscito a portare a termine progetti che avevo in ballo da anni. A dicembre il libro sull'elaborazione numerica dei segnali (che avevo in ballo da tre anni) e questa mattina ho presentato la domanda per diventare professore associato. Finalmente.
Dopo anni in cui facevo i conti con la tabella dei punti per vedere se riuscivo a soddisfare tutti criteri sono riuscito a mettere la parola fine anche a questa faccenda che effettivamente stava diventando una fonte di stress non indifferente e mi distraeva dall'attività di ricerca, che è quella che mi interessa di più.

Forse la parte peggiore di tutto questo è che non c'è una scadenza, puoi presentare la domanda quando vuoi. Il risultato è che quindi prima dài priorità a tutto quello che ha una scadenza (come i contributi da mandare alle conferenze, le revisioni da fare, i doveri editoriali...)
Alla fine metti l'abilitazione in secondo piano e la cosa si trascina negli anni finché non ti metti lì un bel giorno e dici: basta, ora la faccio.

Probabilmente avrei potuto farla anche un filino prima nel tempo, magari sei mesi o un anno prima. Ma tant'è.
Non pensiate che sia tutto finito ora. Anzi, adesso inzia il bello. Prima di tutto devono nominare una commissione di cinque membri che analizza tutte le carte. Poi devono venire a sentire una delle mie lezioni per verificare come insegno. Dopodiché c'è il grande interrogatorio: dovrò fare una presentazione dei miei risultati di ricerca seguita da un momento in cui iniziano a scavare nella tua carriera e a contestarti tutto ciò che è contestabile.

Di solito lo si fa in un'aula molto grande dove non c'è solo la commissione e gli opponenti ma anche il consiglio scientifico della Facoltà (vědecká rada) e come ospiti praticamente tutti i membri strutturati della Facoltà, più il pubblico di curiosi.

Quella è la parte più difficile perché c'è sempre qualcuno che inizia a contestare qualcosa. Anche perché con così tante persone che hanno diritto di parola è difficile non scontentare nessuno. Dico che è la parte più difficile perché in quella fase bisogna tenere i nervi saldi, non arrabbiarsi e rispondere diplomaticamente.

Ho già assistito a qualcuno di questi interrogatori e il risultato è stato che ogni tanto mi viene l'angoscia prima di addormentarmi perché mi immagino domande insidiose a cui mi devo preparare una risposta.

Passato questo scoglio c'è la firma del rettore e la cerimonia alla cappella di Betlemme.
Il tutto prende un periodo di tempo variabile, di solito sugli 8-10 mesi (delle volte anche di più, qualcuno ci ha messo anche 21 mesi, non chiedetemi il perché). Ma per il momento io adesso non devo più fare niente. È la Facoltà che deve organizzare il tutto. Tolto il momento in cui mi dovrò preparare per l'interrogatorio io ora sono libero.

Ora si apre la porta per tanti progetti che ho tenuto in sospeso fino a questo momento.
Oh sì che ne vedrete delle belle.

Donna e betoniera

February 16th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in repubblica ceca, riflessioni


Una nota azienda ceca di materiale per edilizia nel presentare i nuovi cataloghi 2017 coglie l'occasione per evidenziare il grave problema della parità di genere nei cantieri edili.
È ora che tutte le autorità si muovano per promuovere l'aumento delle donne impiegate nell'edilizia. Non è più tollerabile che quelli di muratore, carpentiere, lattoniere etc. siano lavori esclusi alle donne. Bisogna rompere il soffitto di vetro che blocca la carriera delle donne in questo contesto lavorativo  succube del maschilismo.

Che l'ONU istituisca subito la giornata mondiale della donna alla betoniera!

La dipendenza

February 10th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in praga, repubblica ceca
Io provo dipendenza da pochissime cose. Le cingomme, ad esempio. Se ne compro un pacchetto non ne mastico una ma le faccio fuori tutte prima di arrivare a casa. Non riesco a smettere, è più forte di me.

Un'altra cosa l'ho scoperta questa settimana: ho la dipendenza da V3S. Non è una malattia venerea né mi riferisco al veicolo militare; V3S è l'applicazione che usiamo per registrare nel database tutti i risultati dell'attività di ricerca (pubblicazioni, citazioni, attività redazionali per riviste scientifiche...) che poi vengono mandati al RIV, il sistema del governo che sulla base di questi risultati spartisce i soldi.

Ogni persona guadagna dei punti per ogni attività e poi vengono stilate le classifiche. Lunedì dobbiamo chiudere quindi stiamo aggiungendo tutto quello che ancora non era nel database. E più aggiungi roba più sali in classifica. Per adesso sono al dodicesimo posto per il 2016 su 599 persone (devo però specificare che queste 599 persone comprendono anche dottorandi, vecchi assistenti che vivacchiano aspettando di andare in pensione...). Ma ormai è diventata una dipendenza. Continuo a consultare la classifica compulsivamente per paura che qualcuno mi superi.
Sto diventando maniacale, non riesco a smettere.

Aiuto.