Archive for the ‘Uncategorized’ Category

L’FM nell’aifon

October 5th, 2017 by mattia | 17 Comments | Filed in Uncategorized
Le emergenze sono delle occasioni magiche per riflettere.

L'ultimo uragano su Porto Rico ha indotto la FCC (Federal Communications Commission, quell'organismo che scassa il cazzo dettando le regole per qualsiasi cosa che trasmetta qualsiasi cosa - vedi simbolo dietro quasiasi aggeggio elettronico) a chiedere ad Apple di sbloccare la funzionalità FM sui loro telefoni intelligenti.

Perché in una situazione di emergenza le comunicazioni alla popolazione passano per via FM. Tanti telefoni hanno un ricevitore FM incorporato, altri ce l'hanno nell'hardware ma non è abilitato perché è più economico progettare un solo dispositivo e poi venderlo con funzioni diverse a seconda del costo di vendita.
Così la FCC ha detto: non fate gli stronzi, siamo in emergenza, abilitate la funzione FM negli aifon.
Apple ha invece risposto che nell'aifon non c'è proprio un ricevitore FM quindi non possono abilitare niente.
FCC dice che invece c'è, e così via.

Ora, me ne frega poco della discussione tra Apple e FCC.
Piuttosto mi è tornato in mente un mio vecchio post in cui raccontavo di come è buona cosa includere nel proprio zaino delle emergenze una radio FM a manovella. Perché così anche se finisci le batterie puoi ricaricarle girando la manovella. Di solito poi queste radio hanno anche una luce e una sirena sempre alimentabili a manovella che tornano utili in caso di emergenza.
Un idiota venne a dire che era una sciocchezza e ironizzò sulla radiolina a manovella.
Ecco, non lo dico io la l'FCC: in situazioni di emergenza la cosa migliore è avere una radio FM per ricevere informazioni di sicurezza dalle autorità. Ed è decisamente meglio avere una radio FM che non ha bisogno di essere "sbloccata" dal produttore del telefono via remoto.
In caso di emergenza il vostro meraviglioso telefono intelligente potete anche considerarlo inutile. Ok, non proprio: può sempre servire ad esempio per trovare le proprie coordinate GPS e con mappe offline sapere dove sei, ma per ricevere comunicazioni devi considerarlo di per sé inutile, perché in caso di disastro naturale l'infrastruttura che ti fa allegramente navigare su internet col tuo telefono salta come niente.
Per ricevere comunicazioni di emergenza di usa l'FM.
Chissà se forse ora s'è convinto.

 

Insulti liberi

September 25th, 2017 by mattia | 16 Comments | Filed in Uncategorized
Ok, questa è grossa.

Cerco di connettermi via ssh a un raspberry pi con raspbian appena installato.
Non va.
Sono sicuro della parola d'ordine ma non funziona.

Provo a usare la tastiera tedesca con la quale avevo inserito quella parola d'ordine (chissà mai che al posto di una l c'era una ö): niente. Penso che ssh sia disabilitato (anche se l'avevo abilitato), quindi metto un file di nome ssh in boot (sembra che abiliti ssh). Niente.

Controllo se c'è nella rete qualcosa che blocca la porta 22. Niente.
Apache sul raspberry funziona visto che il suo IP in un browser mi dà la home di apache. Però non accedo via ssh.
E non posso fare niente.

Il mattino dopo prendo pullman+treno e vado a Brno. Compro un mini schermo per raspberry, riprendo treno+bus, lo installo e verifico che la parola d'ordine è giusta.

Ma allora perché non funziona da ssh?

Già, sapete perché?

Eh?

Perché sono un coglione.

Il comando per ssh l'ho lanciato sudando quindi il calcolatore mi chiedeva la parola d'ordine per il sudo non per il raspberry.

Ora avete 12 ore per insultarmi liberamente.

Lavoro usurante

September 12th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in Uncategorized
Uno dei più grandi vantaggi del mio lavoro è che viaggio molto e vedo tanti bei posti. Siviglia ad esempio è bellissima. Non ci ero mai stato, non sapevo nemmeno fosse così bella. Se passate da queste parti fateci un salto, ne vale la pena.

Poi ci sono anche i lati negativi. Dover ascoltare presentazioni di persone che non sanno comunicare, ad esempio. E vabbe', l'ho detto mille volte che dovrebbero fare dei corsi di comunicazione a chi fa il mio mestiere.

Questa volta però è successo qualcosa che è andato oltre la classica presentazione noiosa. Un tizio canadese di 90 anni è stato invitato a fare una presentazione di mezz'ora.

In questa presentazione ha mostrato cinque diapositive, tutte così:



Non una figura. Solo testo, con quelle dimensioni.

Non contento non sapeva usare il microfono. Quando si trovava di fronte al microfono urlava come un pazzo. Urlava talmente tanto che la gente si portava le dita alle orecchie da tanto era fastidioso.

Poi si girava e non si sentiva niente.

Ripeteva dieci volte le stesse cose, come un disco rotto; parlava come se fosse davanti a un gruppo di scolaretti (... perché voi questa cosa non l'avete mai capita, ma ci sono io qui a spiegarvela!...), come se fossimo tutti ignoranti e non professionisti del settore.

Aveva 30 minuti e ha sforato di 25 mandando a meretrici tutto il programma della giornata.

E alla fine si stimava anche perché pensava di aver fatto una bella presentazione. Addirittura si permetteva di criticare chi è venuto dopo di lui.

Uno dice: devi rispettare i vecchi. Se sono malati, se hanno una qualche forma di demenza senile.
Ma questo non aveva la demenza senile, era proprio un idiota di suo.
Colpa degli organizzatori che l'hanno invitato e colpa di chi moderava la sessione che non l'ha fermato. Ma colpa anche sua, ché devi essere un emerito coglione per non capire che quello non è il modo di fare una presentazione.

E tu sei lì che vorresti sputargli in faccia ma devi essere educato e trattenerti.
Non sapete quanto è difficile. Quasi da rendere questo un lavoro usurante.

Avviso

August 22nd, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in Uncategorized
Per quelli che mi aggiungono sul LinkedIn: non lo uso.

Ne sono uscito quando si scoprì che ci fu un furto massiccio di profili sul loro sito anche per una non ottimale efficienza nella sicurezza informatica.
Uno scandalo che avrebbe dovuto far collassare il sito. Non andò così, in molti lo usano ancora (perché non possono farne a meno?) ma io sono convinto che in questo campo non c'è molto spazio per il perdono. Stiamo parlando di aziende enormi, gestire la sicurezza informatica come si deve è un dovere, non un "di più". L'unico modo per fare in modo che ciò non accada è abbandonare quei servizi che non gestiscono bene la sicurezza informatica. Non puoi permetterti di sbagliare, neanche una volta.

Poi vabbe', evidentemente sono l'unico così intransigente, ma che condividiate o meno la mia opinione io continuo a pensarla così: LinkedIn per me non esiste più. Quindi non mandatemi richieste di aderire, non le accetto.

Siamo tutti uguali

July 30th, 2017 by mattia | 36 Comments | Filed in Uncategorized
[...] noi siamo per l'inclusione e l'inserimento.

È l'esatto contrario del modello inclusivo di scuola che è previsto in Italia. Questa non è la Milano che vogliamo

Il Pd ribadisce quindi il suo impegno per promuovere l'inclusione di tutti i bambini e ragazzi senza alcuna distinzione

Queste sono solo alcune delle reazioni alla vicenda della scuola svizzera di Milano che non accetta alunni con gravi disabilità d'apprendimento. La base di tutte queste reazioni è la stupida ideologia del siamo tutti uguali. Una ideologia che ha portato al livellamento verso il basso.

Ci sono delle differenze di apprendimento, non siamo tutti uguali e non possiamo raggiungere tutti gli stessi obiettivi, anche se con insegnanti di sostegno e compagnia cantante. L'idea per cui bisogna tenere gli scolari tutti nella stessa classe e poi aggiungere gli insegnanti di sostegno è stupida: ci sono bambini che hanno bisogno di un posto fatto apposta per loro. Lo dice anche la logica: se al posto di un insegnante di sostegno gli dài una scuola intera di sostegno, una scuola fatta apposta per chi ha problemi di apprendimento, è logicamente meglio. Da una parte il bambino che ha problemi viene seguito meglio, dall'altra chi non ha problemi non viene frenato.
Il problema però è che la sola idea di dare due luoghi diversi a due bambini diversi fa impazzire questi ideologi dell'uguaglianza a tutti i costi. Così li obbligano a stare insieme a danno di entrambi.
L'inclusione non significa mica mettere gli studenti nella stessa aula così da fingere che siano tutti uguali. Inclusione significa dare gli strumenti migliori, anche in scuole apposite, ai bambini con problemi di apprendimento in modo che possano dare il meglio. Poi con gli altri bambini si vedranno in altre situazioni sociali.

Questa ideologia è così idiota che vuole vietare a questa scuola svizzera di fare una scuola d'elite. Una cosa di cui avrebbero ogni diritto.
Se tu vuoi fare una scuola coi soldi tuoi, senza contributi statali e nemmeno parificata, che dà una preparazione estremamente superiore alla norma puoi farlo. Perché mai non puoi proporre una scuola d'elite? Non sei mica lo Stato che deve occuparsi di tutti. Se un bambino ha problemi d'apprendimento può andare in una scuola statale dove sono obbligati a prenderti (o in una scuola parificata). Lo Stato ha quel dovere, un privato non parificato no; coi suoi soldi ci fa quello che vuole, anche una scuola d'elite. Non c'è nessuna discriminazione perché il bambino disabile non resta senza possibilità di studiare, c'è sempre la scuola dello Stato dietro l'angolo.

Il fatto che si tolga a un privato il diritto di fare una scuola d'elite perché la tua ideologia dice che non si può è agghiacciante.
Anzi, dovrebbe essere lo Stato per primo a organizzare delle scuole d'elite per gli studenti migliori.

 

Piesse: per quelli che disperatamente si attaccano all'ultima cosa disponibile, il fatto che il titolo di studio è considerato valido dallo Stato italiano, faccio presente che ci mancherebbe altro. Quel concetto corrisponde a una sola cosa, riconoscere che il livello di apprendimento dei loro studenti non è inferiore a quello delle scuole statali. Se questo livello c'è il riconoscimento è dovuto. Niente di strano.

Comunicazione di servizio

June 21st, 2017 by mattia | Comments Off on Comunicazione di servizio | Filed in Uncategorized
Riguarda al bordello coi commenti.

Ho provato a togliere la funzione che richiama il nome e l'indirizzo email preimpostati nel campo dei commenti (sempre che abbia capito bene come funziona quella parte di WP).

Lo svantaggio è che ora dovrete riscrivere nome e email ogni volta. Nel frattempo cerco di capire cosa è andato storto. Fatemi sapere se vi capita ancora di trovare nomi di altri già preimpostati.

Tienanmen a Dublino

April 28th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in Uncategorized
Dublino. Fermata dell'autobus per l'aeroporto.

Passa il primo e non si ferma. Troppo pieno.
Passa il secondo e non si ferma. Anche quello troppo pieno.

Arriva il terzo. Nel frattempo diversi passeggeri rinunciano e prendono un tassì. Io no. Io ho già il biglietto di ritorno pagato e il servizio lo uso.
È già passata mezz'ora e io sono ancora lì ad aspettare. Sì, mezz'ora, ché gli autobus passano ogni 15 minuti. Gli autobus per l'aeroporto, in orari di punta, non alle dieci di sera. Mica gli passa per la testa di aumentare la frequenza.

Nel frattempo io però aspetto, e porca vacca questo autobus non me lo lascio scappare.
Agito la mano per farlo fermare ma l'autista mi fa segno che no, non si può fermare, è pieno anche quello.
Il traffico però mi viene in aiuto. Si ferma per via della colonna e io ne approfitto. Mi piazzo con la valigia davanti all'autobus. "Muoviti!"

In un momento mi sono sentito come il ragazzo cinese di piazza Tienanmen. Be', con la piccola differenza che quello non era un carro armato e l'autista non era dell'azienda di trasporti pubblici di Praga (ché quello probabilmente avrebbe premuto l'acceleratore).

Per farla breve, ha aperto le porte e sono entrato. Ho validato velocemente il biglietto così non poteva più buttarmi giù ("ho pagato! ho diritto a stare qui!").
Un altro ragazzo si è intrufolato. Gli altri hanno avuto troppa paura e non sono entrati nell'autobus. Forse sono lì ancora ad aspettare.

 

Piesse: faccio notare che c'era spazio per un'altra dozzina di persone su quell'autobus.

L’imbarazzo

April 10th, 2017 by mattia | 1 Comment | Filed in Uncategorized

L'Espresso tra i vincitori del premio Pulitzer con i Panama Papers

 

Allora, spieghiamola meglio. Il Pulitzer l'hanno dato all'International Consortium of Investigative Journalists, un gruppo composto da oltre 190 giornalisti di 65 paesi diversi.
Uno dei quali è italiano e lavora all'Espresso, ok. Bravo e complimenti. Ma rimane uno su 190, un paese su 65.
Un po' pochino per saltare nudi sulla scrivania a gridare "campioni del mondo!"

Quando sento queste rivendicazioni provo un profondo senso d'imbarazzo. Un po' come quella volta che un giornale locale titolò a tutta pagina "Un Nobel a Calolziocorte". Era l'anno in cui diedero il nobel per la pace a medici senza frontiere  e probabilmente c'erano 30 mila giornali locali in tutto il mondo che rivendicavano il nobel assegnato a un cittadino del loro paesino visto che aveva fatto tre settimane in Africa con medici senza frontiere.

O come la ditta Salcazzo s.r.l. che costruisce le viti per il carrello che porta gli attrezzi per la riparazione degli strumenti per l'assemblaggio di un dispositivo per un'importante missione spaziale... e vanno in giro a dire che c'è un po' Salcazzo s.r.l. nella missione spaziale di successo.

Cala, trinchetta.