E anche quest’anno è arrivato il 25 aprile. A Praga è arrivato un po’ prima, il 23. Mica perché siamo avanti, è che qui l’anniversario della liberazione è stato festeggiato il 23.
Ieri infatti sono andato al momento di commemorazione organizzato dall’ANPI, presente anche l’ambasciatore (prima volta che lo incontravo, mi sembra una persona in gamba).
Mentre aspettavo l’inizio dei discorsi mi sono messo a chiacchierare con un’anziana tizia dietro di me. Infatti la sentivo parlare in ceco con le amiche e non capivo cosa ci facessero lì. Voglio dire, perché interessava loro il 25 aprile?
Così mi à spiegato che faceva parte dell’associazione amici dell’italia, che aveva una nonna italiana e che il fratello della nonna era stato un garibaldino. A quel punto ò pensato mi stesse coglionando: un garibaldino? Ma la spedizione dei mille è avvenuta molto, molto tempo fa. Poi l’ò guardata bene, mi sono accorto che era molto anziana e facendo due conti mentali ò dedotto che sì, il fratello della nonna poteva anche essere stato un garibaldino. Le stavo pure dicendo una cosa tipo “ah, be’ sì, in effetti siete abbastanza vecchia, ci sta” ma fortunatamente sono riuscito a fermarmi in tempo.
Ma non era questo di cui volevo parlare. La parte interessante è venuta dopo. Il presidente della sezione dell’ANPI Rep. Ceca à fatto il suo discorso, poi à fatto il discorso l’ambasciatore, poi i bambini ànno letto un brano di Primo Levi…. e poi un tizio à fatto la presentazione di un suo libro.
In effetti ò sempre sospettato che la commemorazione del 25 aprile venga organizzata per dare l’opportunità a questo tizio di prendere un microfono in mano e parlare davanti a della gente, altrimenti non se lo filerebbe nessuno, così come i suoi libri (ovviamente esposti sulla bancarella all’ingresso della sala).
E niente, questo tizio inizia il suo discorso il cui succo è questo: dopo la guerra alcuni combattenti partigiani furono condannati da vecchi giudici fascisti per atti che furono considerati non come atti di guerra ma come atti di criminalità comune. Questo accadde perché alla conferenza di Yalta l’italia ebbe la sfiga di finire dalla parte di qua anziché finire dalla parte di là.
Così gli ammerigani, brutti e cattivi, obbligarono il governo italiano a tenere i comunisti fuori dalle istituzioni e a mettere in galera i santi partigiani.
Così, dice sto tizio, in italia non si è mai stabilito che la resistenza era il bene e il fascismo era il male (tu pensa, se c’è un dogma nella legge italiana è proprio quello). Colpa degli americani e della sfiga che ci à fatto capitare dalla parte di qua quando a Yalta si sono spartiti l’Europa.
A un certo punto si è messo pure a dire che tutti ricordano coloro che fuggivano in Francia durante il fascismo e nessuno ricorda chi fuggiva dall’italia dopo la guerra per andare in paesi come la Cecoslovacchia.
Pensa tu che sfiga a essere stati assegnati dalla parte di qua a Yalta.
Ora, la cornice storica è quella, non si scappa. Ma venire a dire che siamo stati sfigati ad essere capitati di qua durante la conferenza di Yalta è una puttanata. Non è questione di opinioni, è proprio una stronzata. È come dire che la merda è deliziosa.
Perché sarà anche vero che la gestione degli eventi accaduti nella scia della guerra è stata complicata (ma tutto sommato ne siamo usciti alla svelta), sarà pur vero che i magistrati che prima amministravano le leggi fasciste poi d’improvviso si sono trovati a fare i magistrati nell’Italia democratica, con comprensibile poca simpatia quando dovevano giudicare i partigiani. Così come è anche vero che a molti partigiani non era chiara la differenza tra lotta di liberazione e l’esercizio gratuito della violenza e della vendetta.
Ma a star qui a parlare di queste cose non se ne esce più.
Quello che non puoi fare è paragonare coloro che scappavano dal fascismo verso la Francia con coloro che scappavano nel dopoguerra verso la Cecoslovacchia. Non puoi perché i primi erano persone che non avevano fatto niente e che scappavano perché perseguitati da una dittatura, mentre i secondi erano assassini (con più o meno colpa) che scappavano da uno stato democratico.
Ma soprattutto quello che non puoi fare è dire che siamo stati sfigati a finire nel blocco occidentale. Perché sì, se fossimo finiti nell’area di influenza sovietica i partigiani che si erano fatti prendere la mano non sarebbero dovuti scappare in Cecoslovacchia. Per loro le condizioni di vita sarebbero state migliori, ma per il resto degli italiani – compresi i partigiani che la resistenza l’ànno fatta senza farsi prendere la mano – sarebbero state peggiori, ben peggiori.
Posso anche concederti che gli ammerigani brutti e cattivi ànno ficcato il naso negli affari italiani condizionandoli fortemente fino a far scappare il tuo amico in Cecoslovacchia, ma se il prezzo da pagare era fare un processo a un assassino per avere la libertà di un popolo intero, sono ben felice che questo prezzo sia stato pagato.
Perché magari non è chiaro a quel tizio, ma l’alternativa era stare di qua o di là. Di qua magari dovevi concedere qualcosa agli ammerigani brutti e cattivi, però vivevi in una democrazia. Di là magari non ci sarebbe stato un ex giudice fascista che condannava un partigiano omicida, ma vivevi nella dittatura. Di qua o di là, democrazia o dittatura.
Dire che siamo stati sfigati a stare dalla parte della democrazia è una puttanata. Perché l’alternativa era farsi quarant’anni di dittatura comunista dopo vent’anni di dittatura fascista. Non capire che ci è andata tremendamente di culo significa non capire che la dittatura comunista non aveva niente di diverso dalla dittatura fascista.
Perché obbligare i bambini a fare i balilla od obbligarli a fare i pionieri è la stessa cosa.
Obbligare la gente a partecipare al sabato fascista od obbligarli a mettere alla finestra le foto dei gerarchi comunisti al primo maggio è la stessa cosa.
Togliere il diritto di voto da fascisti e togliere il diritto di voto da comunisti è la stessa cosa.
Obbligare i professori a giurare fedeltà al fascismo e obbligare il preside di una scuola elementare a prendere la tessera del partito comunista è la stessa cosa.
Perché tra le squadracce fasciste e la milizia popolare in Cecoslovacchia non c’è differenza.
Perché quando rimuovi la libertà di espressione è dittatura.
Perché quando una persona deve andare a messa di nascosto, ogni domenica in un posto diverso per non farsi riconoscere, è dittatura.
Quando la polizia ti mette in carcere senza motivo, solo perché dissenti dal governo, è dittatura.
Quando per andare all’università ti serve una lettera di raccomandazione degli insegnanti delle superiori che certifichi che sei un buon comunista, è dittatura.
Quando non puoi proprio accedere a certe facoltà perché c’è un sospetto che tu sia un dissidente, è dittatura.
Quando sei un ricercatore e devi mandare una lettera a un collega straniero per chiedergli una copia di un articolo scientifico e la busta non la chiudi tu ma l’ufficio censura dell’Università che controlla la posta in uscita, è dittatura.
Quando la macchina per le fotocopie à un registro dove devi segnare quante copie fai e se ne fai troppe arriva un poliziotto che ti interroga per verificare che non usi la fotocopiatrice per fare materiale di propaganda contro il regime, è dittatura.
Quando non puoi andare all’estero liberamente è dittatura.
Quando gli insegnanti ti fanno il lavaggio del cervello a scuola dipingendoti la carriera nel Partito come l’unica via per realizzarti nella vita, è dittatura.
Quando tu sei un avvocato e finisci a fare il lavavetri perché tuo fratello è riuscito a scappare verso Ovest buttando su tutta la famiglia l’infamia di avversi al regime, è dittatura.
Quando un cantante deve scappare all’estero e le sue musicassette circolano di frodo, è dittatura.
E non ò nemmeno parlato di come, libertà a parte, si viveva di merda sotto il comunismo. Mi limito alla concetto di dittatura e democrazia.
Se uno, sapendo che l’alternativa era questa, dice che siamo stati sfigati a restare dalla parte democratica d’Europa c’è qualcosa che non quadra.
Le alternative qua sono due. La prima è che questo tizio, pur avendo vissuto per molti anni in Rep. Ceca non à mai parlato con la gente che lo circonda (o forse parla solo coi nostalgici del comunismo). Perché ti basta parlare con la gente che à vissuto quell’epoca per sentire questi racconti. Ti basta ascoltare.
Come puoi, sentendo i racconti della gente che ci circonda, pensare che ci è andata male a capitare dalla parte di qua? Come fai, di grazia?
La seconda alternativa è che ci sia la malafede. Quella malafede che nasce dall’indottrinamento ideologico.
Un dettaglio che mi sono dimenticato di menzionare è che il tizio in questione è stato un dirigente di uno dei tanti partitini comunisti (e forse lo è ancora, boh, magari non esiste nemmeno più quel partitino).
Una persona dotata di un briciolo di onestà intellettuale non può che riconoscere che i paesi che ànno vissuto sotto il regime comunista ànno subito decenni di dittatura. Non diversa dal fascismo.
Sentendo i racconti di chi à vissuto quella dittatura, chiunque riconoscerebbe che il comunismo è stato un errore.
Perché io posso capire il vecchio comunista nato e cresciuto nel paesino modenese con l’ideale nel sangue che non è mai spostato dal suo paesino. Ma se vieni a vivere qua e parli con la gente del posto non puoi non ammettere la realtà storica di una dittatura.
E non puoi venire a dirmi il 25 Aprile che siamo stati sfigati a capitare dalla parte della democrazia.
L’unico modo per non sembrare completamente fuori …luogo è farsi seghe mentali mostruosamente complicate per conciliare la tua ideologia (alla quale non rinunci) con la testimonianza viva di una dittatura.
Così, anche di fronte all’evidenza che ci è andata tremendamente di culo ad essere capitati dalla parte della democrazia, siccome tu sei cresciuto col bollino comunista ti vai a inventare che siamo capitati dalla parte sbagliata perché qualche giudice condannava certi partigiani, che si erano lasciati prendere la mano, su mandato degli ammerigani brutti e cattivi, e quei partigiani dovevano riparare a Praga.
Piuttosto di ammettere di aver sostenuto (e sostenere) un’ideologia che in questa terra è stata sinonimo di dittatura, ti attorcigli su te stesso trovando una cagatina per dire che ci è andata male a capitare dalla parte democratica dell’Europa.
Devo specificare una cosa: non scrivo questo post, lungo e probabilmente noioso, per mettere in evidenza l’insensatezza dei “ragionamenti” di certi personaggi. Fanno già una discreta figura di palta da soli appena aprono bocca davanti a qualcuno che à un numero di neuroni a doppia cifra.
Scrivo queste cose perché domani ci saranno le solite polemiche sul 25 Aprile. Le solite polemiche da cui non se ne esce mai.
Sono polemiche che nascono dal fatto che purtroppo il 25 Aprile è diventato proprietà privata di queste persone.
Il 25 Aprile è diventata ormai una festa privata di alcuni vecchi comunisti che per un giorno all’anno si sentono dalla parte della ragione, si sentono incontestabili, si sentono in diritto di dire cos’è il bene e cos’è il male.
È la festa della boriosità di gente che non à capito cos’è la democrazia benché la inneggi. Gente convinta che il 25 Aprile si festeggi il comunismo contro il fascismo e non la democrazia contro la dittatura, perciò se tu non sei comunista non ài titolo a festeggiare il 25 Aprile. Lo possono fare loro, che inneggiano a una dittatura, non lo puoi fare tu che stai dalla parte della democrazia.
Finché non toglieremo il 25 Aprile a questa gente non ne usciremo mai. Fin quando resterà la festa privata di questi masturbatori mentali che riescono a giustificare una dittatura (perché sta dalla loro parte) persino il 25 Aprile le polemiche non finiranno mai.
Il 25 Aprile deve tornare ad essere quello che era una volta, una festa di democrazia, non una festa del comunismo.
Una festa in cui si dice chiaramente che la democrazia è meglio della dittatura, e che ci è andata tremendamente di culo ad essere capitati dalla parte democratica d’Europa. Una festa in cui non si facciano indegni paragoni tra innocenti che scappavano dalla dittatura fascista e assassini che scappavano dall’italia democratica.
Finché l’ANPI non farà pulizia al suo interno buttando fuori questa gente e ristabilirà il vero significato del 25 Aprile questa festa rimarrà un’occasione persa. Ma forse facendo una pulizia del genere l’ANPI scomparirebbe del tutto.
Piesse: mi preme specificare che l’Ambasciatore à preso la parola dopo l’intervento di questo tizio dicendo, ovviamente, che va bene tutto ma non c’è alcun dubbio che siamo stati fortunati ad essere capitati dalla parte democratica dell’Europa.
Parere personale: à fatto bene a specificarlo, perché è vero che ognuno si prende la responsabilità di quello che dice e non è responsabile per quello che dicono gli altri, ma io con uno che dice certe bestialità avrei vergogna a sedermi allo stesso tavolo e a condividere un microfono.