Giorno #1

May 18th, 2012 by mattia | No Comments | Filed in la conta

Nessun commento all’orizzonte.

Me ne ero dimenticato

May 18th, 2012 by mattia | No Comments | Filed in puttanate, riflessioni

Sabato mattina ero all’aeroporto di Vancouver. Avevo in tasca ancora qualche dollaro, e per non star lì a cambiarli li ho usati per comprare un paio di DVD in offerta speciale all’edicola dell’aeroporto. Due commedie, niente di che. Giusto qualcosa per passare due ore.

Li scarto e li inserisco nel lettore del mekbuk.

Mi spiace, ma non puoi guardare il DVD  perché il codice regionale non corrisponde a quello del lettore.

Già, mi ero dimenticato di questa porcata del codici regionali del DVD. Tu compri un DVD in Canada e non puoi guardarlo sul tuo lettore comprato in Giappone.
Una delle più grandi puttanate mai fatte. Più o meno come la suddivisione geografica quando vendono i contenuti online in certi store (a cui puoi accedere, anche pagando neh, solo se vivi in certe aree).
Una puttanata perché c’è della gente che va in giro per il mondo e comprare un DVD in un’edicola di Vancouver gli sembra una cosa normale, come comprare un libro. Non lo fa per importare di nascosto il film nel paese dove ancora non è uscito e contrabbandarlo.
Una puttanata perché c’è della gente che per mille motivi vive in un paese ma è con la testa in un altro. Vorrebbe comprare (comprare, non scroccare) contenuti digitali prodotti altrove ma non può.
Il tutto basato sull’idea che siamo tutte sciure Marie ferme nel nostro paesino, interessati solo di quello che ci gira attorno, e disposti a vedere o ascoltare solo quello che decidono essi si può vedere o ascoltare nel nostro paesino.

Marrani!

May 18th, 2012 by mattia | 6 Comments | Filed in giappone

Mi hanno ciulato la bici. Sì, succede anche in giappone (vedi sopra).

Sono sicuro. No, perché io sono uno sbadato, e mi capita di metterla da qualche parte e poi pensare di averla messa da un’altra parte.

Ma questa volta no. Mi ricordo in modo molto chiaro che sono andato in stazione in bicicletta (pedalavo veloch ché ero in ritardo), l’ho parcheggiata nello spazio delle bici, e con uno scatto da triatleta sono entrato in stazione per prendere al volo il treno. Oh, sì, lo scatto da triatleta me lo ricordo bene. Quindi la bicicletta l’ho messa proprio lì, vicino alla stazione. Sicuro al 100%.

Al ritorno non c’era più. Ho cercato avanti e indietro per tutto il parcheggio delle bici. Niente.
Sono tornato anche stamattina. Magari gli era venuto il rimorso e l’aveva riportata. Niente.

Luridi vermi. Che vi venga la caghetta a spruzzo per un mese di fila.

(ah, e quando mando io le macumbe fanno effetto… qualcuno qua può confermare, vero?)

Piesse: per fortuna ho il numero di targa. Dite che si può fare la denuncia di furto?

Un bordello dei tempi andati

May 18th, 2012 by mattia | 1 Comment | Filed in giappone

Ieri sera sono andato in un posto dove si mangia un po’ bizzarro. Il posto, non il cibo.
Era nel piano seminterrato di un palazzo. E fin qui niente di strano.
La peculiarità del posto era che mangiavi in loculi, separato dagli altri avventori. Loculi che si chiudevano con delle tende.
Siamo arrivati, ci hanno accomodato e poi hanno chiuso la tenda.

Forse per garantire la privasi, ma noi mica eravamo una coppietta (ero lì con un ricercatore italiano che passava da Fukuoka per lavoro).
Mica avevamo bisogno di riservatezza per limonare tra una portata e l’altra.

La cosa più bizzarra è stata però quando sono andato al cesso. Al ritorno non trovavo più il mio loculo. Era tutto un passeggiare in corridoi costeggiati da loculi chiusi dalle tende. La luce soffusa ovunque, le risatine che provenivano da dietro le tende. Sembrava d’essere in un bordello dei tempi andati e che dietro a ogni tenda ci fosse un avventore che si intratteneva con la signorina.
Il problema era che non trovavo più il mio loculo, così mi sono trovato a spiare tra le tende. Immaginatevi la scena: sembravo un guardone.

Poi sono arrivati i camerieri e mi hanno portato al mio loculo.

Tivoli

May 17th, 2012 by mattia | 4 Comments | Filed in chicche, repubblica ceca

Così, mi chiedevo se un ceco quando arriva in questa città si mette a ridere…

Voli economici per il Giappone

May 17th, 2012 by mattia | No Comments | Filed in giappone

Mi segnalano che con qualche barbatrucco (multitratta) si riescono a prenotare voli molto economici dal Giappone.

Magari a qualcuno torna utile.

http://www.thepassenger.info/2012/03/aeroflot-si-vola-a-tokio-a-250-euro-ar.html

http://www.thepassenger.info/2012/05/voli-ar-per-tokio-a-320-euro-con-alitalia.html

 

Piesse: non li ho verificati. Magari le promozioni sono scadute. Tanto per me non valgono (sono in direzione opposta). Quindi se le promozioni non valgono più cazzi vostri.

Cortocircuito

May 17th, 2012 by mattia | 15 Comments | Filed in laicità, omofobia, politica, riflessioni

Quando ero piccolo io (piccolo livello scuole elementari) c’era ancora la guerra fredda, l’Unione Sovietica e le cartine d’Europa appese in classe con la Germania divisa (e la Cecoslovacchia unita). Quelle cartine mi sa che in qualche aula le trovate ancora, ma nel frattempo il mondo è cambiato di brutto.

Erano i tempi in cui c’era la DC che tutto sommato veniva sopportata perché ci difendeva dai comunisti (questa scusa fu usata anche nel ventennio successivo, ma allora funzionava meglio). E quasi tutti, probabilmente per conformismo, mandavano i figli al catechismo e chiedevano per loro i sacramenti. Anche il tizio barbuto nel palazzo vicino al mio: era un insegnante comunista, ma di quelli tosti che vanno in giro con il Manifesto sotto il braccio. Per darvi un’idea, quando morì si fece fare il primo funerale laico che si ricordi nella storia di Lecco, e si fece mettere nella bara “Il Capitale” di Marx. Eppure le figlie le aveva fatte battezzare e le aveva mandate a catechismo.

È che all’epoca, specialmente in un paesino come il mio, se non andavi al catechismo ti guardavano come qualcosa di strano. C’erano due bambini nella mia scuola che non andavano al catechismo perché i genitori erano atei, e se ne parlava come se fosse uno scandalo. Se ne parlava quasi sottovoce. Magari la mia mente di bambino deformava i discorsi ma avevo l’impressione che se ne parlasse come se in quella famiglia facessero cose strane, riti magici. Come se fossero dei deviati. Un po’ come quel bambino di una famiglia vegetariana. C’erano leggende che giravano, tipo che l’avevano beccato al bagno a mangiare le saponette. Perché all’epoca essere vegetariani era una cosa da picchiatelli. Non ci si credeva che uno non mangiasse la carne.

In quell’ambiente era normale che venisse il parroco a dare la benedizione per l’inizio dell’anno scolastico. Un anno però ci fu un genitore che si lamentò scrivendo una lettera sul giornale. Era un ateo che faceva quei discorsi sull’ingerenza della Chiesa e bla bla bla.
Il buon don Giuseppe non fece neanche polemica più di tanto, smise di venire a dare la benedizione. Non la volente? Non vengo. Punto.

Ma ci fu molto rammarico. Era il pensiero di uno che si imponeva sulla massa (e che massa, a quel tempo). Molti la videro assai male quella decisione. Le mamme se ne lamentarono.

All’epoca non c’erano islamici nel mio paese, figuratevi. Quelli che lottavano contro la Chiesa erano gli atei militanti.
Poi le cose sono cambiate: sono arrivati gli islamici e per gli atei militanti fu un colpo di fortuna.
Fin quando le lotte per la laicità le facevano sulla laicità si trovavano tutte le mamme contro. Dopo tutto erano quelli strani che non mandavano i figli al catechismo…
Ma con gli islamici cambiarono registro. Non facevano più le lotte sulla laicità per sé stessi, ma per rispetto degli islamici. Poker d’assi.
Perché gli islamici, guarda caso, erano stranieri, e normalmente di un’altra razza. Quindi se tu provavi a dire quelli ti davano del razzista! e avevano vinto.
L’accusa di razzismo è una carta magica, è il jolly che puoi giocarti quando sei in difficoltà. Basta dire che il tuo avversario è razzista e hai vinto a priori. Non devi più dimostrare niente. Tu hai ragione, perché l’altro è razzista.
A quel punto le mamme, tanto conformiste a mandare i figli al catechismo quanto benpensanti timorose di essere additate come razziste, abbassarono il crapone e accettarono tutto.

Gli atei, sfruttando la scusa degli islamici, vinsero la battaglia. Ora basta dire che una cosa si fa così per rispetto della loro religione e si fa così. Fine della discussione.

È che come tutti i pensieri semplici questa mentalità ha dei grossi limiti.
I limiti di principi che presi per verità assolute e applicati senza buon senso portano a situazioni assurde.

Ad esempio: a scuola, oggi come oggi, nessuno si scandalizza se ai bambini fanno fare la recita sulla pace nel mondo, o se insegnano loro che la guerra è una cosa brutta, che la guerra non si fa… Ma se tra gli scolari c’è il figlio di uno che ha fatto il soldato in Iraq? Gli stai dicendo che il lavoro di suo papà è sbagliato. Magari quel papà si incazza pure e viene a dire alla maestra di non insegnare quelle cose a suo figlio. Per rispetto della sua professione.

Se rispetti gli islamici e la loro religione dovrai rispettare anche i figli di militari e la loro professione.

E di esempi ne puoi fare a migliaia. Tolte le materie scolastiche (e delle volte nemmeno quelle) non potresti insegnare niente ai bambini.
Geografia, matematica, scienza… ma per il resto nisba. Non potresti azzardarti a dare un pensiero che sia uno. Neanche quelli che sembrano più condivisibili come la pace nel mondo. Ci può sempre essere uno che se ne lamenta, e dovresti rispettare anche lui.

Ad esempio, dicono che oggi sia la giornata mondiale contro l’omofobia, e il ministro Profumo dice che si deve celebrare nelle scuole. Che vuol dire tutto e vuol dire niente. Tutto sommato se insegnassero a mio figlio che gli omosessuali non si prendono a cinghiate mi sta anche bene. Voglio dire, sono cristiano e la mia religione dice che bisogna volere bene a tutti; figurati, anche a quelli che ci vogliono del male. Il rispetto per gli altri è una cosa da cristiani, quindi bene. Se però insegnassero che devono avere il diritto al matrimonio o all’adozione no, quella sarebbe propaganda politica di parte.

Ma i problemi non penso verranno dai cristiani. Siamo gente conformista, abbiamo paura delle nostre idee. Ci pieghiamo davanti a tutto come quelle mamme si piegarono anni fa davanti al jolly del razzismo.
Piuttosto, mi chiedo come si comporteranno gli islamici. Perché si dice tanto della Chiesa Cattolica, ma guardate che tutto sommato mica è così cattiva con gli omosessuali. Dicono: gli vietano di fare sesso, devono vivere come fratello e fratello altrimenti non possono fare la Comunione. Eh, sì, ma lo stesso vale anche per gli eterosessuali non sposati o per i divorziati risposati. Anche loro niente sesso o niente Comunione. È una cosa che vale in generale. Così come gli omosessuali devono trattenere le loro pulsioni anche i divorziati risposati devono fare lo stesso.

Mi chiedo piuttosto come funziona con l’islam. Non che sia un gran esperto di islam, però tutti gli islamici con cui ho parlato sono andati giù pesante. Uno mi diceva che al suo paese gli omosessuali li prendono davvero a cinghiate. E quando gli ho chiesto se non era d’accordo mi ha detto “be’, tutto sommato… sai…“. Poi facile che abbia incontrato solo persone identificabili come l’equivalente islamico dei lefebvriani, che ne so.
Ma ho come l’impressione che anche solo insegnare ai loro bimbi che gli omosessuali non si prendono a cinghiate non sia una cosa che apprezzino perticolarmente.

E allora io mi immagino già mi pregusto la scena. Programma della giornata contro l’omofobia, la maestra insegna che tutti hanno gli stessi diritti. I laici sono contenti. Ma i genitori di uno scolaro islamico protestano: non potete insegnare queste cose a mio figlio. Secondo la mia religione gli omosessuali si prendono a cinghiate. Dovete rispettare la mia religione.
E il jolly gli si rivolta contro. Così come ai tempi del cristianesimo imperante usarono il jolly del bisogna rispettare la loro religione come scusa per imporre la laicità a scuola , ora lo stesso jolly viene usato contro di loro: per rispetto alla loro religione non puoi più imporre la laicità.
Fottuti.

Cortocircuito mentale. La strada che avevi preso ti porta, per assurdo, al risultato opposto a quello auspicato.

Quello che succede quando si usano i jolly invece che avere il coraggio di sostenere con convinzione le proprie posizioni. Se invece di usare il jolly del rispetto della loro religione avessero fatto una battaglia per la laicità in sé, senza aggrapparsi a scappatoie, probabilmente non avrebbero avuto risultati così veloci, ma almeno adesso avrebbero la coerenza per dire suca la banana  agli islamici così come hanno fatto ai cristiani decenni fa.
Le scorciatoie come al solito ti fregano.

Io preparo birra e patatine e mi gusto lo spettacolo su come si arrampicheranno sui vetri questi laicisti.

 

Al campo delle cento pertiche

May 16th, 2012 by mattia | 3 Comments | Filed in politica, riflessioni

Quando uno chiede ai giornali di fare informazione si aspetta, per esempio, che nell’articolo spieghino qualche dettaglio in più rispetto al titolo.
E invece ancora non ho capito cosa vuole dire che la Grecia va ad elezioni di nuovo.

Cioè, l’ho capito, vanno a votare di nuovo. Però cosa cambia?
Perché deve cambiare qualcosa. Fanno alleanza tra partiti, presentano liste nuove, cambiano legge elettorale per dare un premio di maggioranza e fare in modo che un maggioranza ci sia… Boh, qualcosa faranno. Mica saranno così rincoglioniti da rifare le stesse elezioni come le hanno appena fatte.

Facile che la gente voti ancora la stessa cosa e tra un mese siano ancora al campo delle cento pertiche.

Me li immagino già, a votare ogni due mesi come dei ciula, sperando che la gente cambi opinione. E la gente che vota sempre uguale convinta che la sua opinione sia quella giusta e siano gli altri a doverla cambiare.

Ironia a parte, secondo voi quanto è probabile un colpo di stato in Grecia in questo momento?
(che poi, se i risultati della democrazia sono questi non so nemmeno quanto non sia auspicabile)

Una storia che fa riflettere

May 15th, 2012 by mattia | 16 Comments | Filed in ignoranza, riflessioni

Poi ci sono quelli che saltano su e dicono “ci sono le prove! ci sono le prove! c’è il diennea!”. E alla fine scopri che invece il colpevole non era colpevole.

La faccenda dovrebbe far riflettere quelli dalla sentenza facile: una ragazza denuncia di essere stata violentata dal patrigno. Dopo un anno si scopre che si era inventata tutto. Aveva recuperato un preservativo usato dal cestino e aveva usato lo sperma per cospargersi le parti intime e simulare una violenza.

Questa volta – si fa per dire – è andata bene. Ma c’è voluto un anno di indagini, e qualche investigatore un po’ sveglio che non si è bevuto tutto subito.
Altre volte invece va male, e la verità viene a galla tardi, o delle volte mai.

Ma questa vicenda ci dimostrano una cosa importante. Anzi, quattro.

La prima è che le prove scientifiche dimostrano solo un fatto, non la deduzione. Il fatto è che sulle parti intime c’era lo sperma del patrigno. Solo quello dimostra la prova scientifica. Tutto il resto no. Non dimostra che il patrigno l’ha violentata. Quella è una deduzione. Ma la deduzione la fai tu osservando un fatto. E la deduzione, per quanto plausibile, può essere sbagliata. Come in questo caso.
Quindi, per cortesia, smettetela di smarronare la vita al mondo intero sbandierando la prova del DNA come se fosse il vangelo.

La seconda è che prima di mettere all’indice qualcuno come colpevole si deve aspettare la condanna. Non è una fonte sicura di colpevolezza, ma almeno screma casi come questo.
Sì, devi aspettare la condanna. Non devi nemmeno permetterti di pensare (pensare!) che uno sia colpevole prima della condanna.
Anche in casi che sembrano così evidenti (c’è la prova del diennea!!!).
Anche in casi di violenza sessuale, anzi, specialmente in questi casi. Quanto più il reato è odioso e quanto più devi andarci coi piedi di piombo.
Ti dicono: il tizio ha violentato la tal ragazza! che lurido schifoso!  E tu gli devi rispondere: e chi l’ha detto? che prove hai? hai chiesto a lui come sono andate le cose? ha potuto difendersi? No? E allora chi ha deciso che l’ha violentata davvero? Tu? Hai fatto tutto da solo? Indagini, accusa, processo e sentenza? No? E allora zitto e non permetterti nemmeno di dire una parola.

La terza cosa: proprio l’importanza di indagini fatte bene e di un processo in cui possono poi uscire queste storie incredibili sono il motivo per cui il colpevole lo deve decidere la giustizia e non la gente per strada. E uno dice: eh vabbe’, che sarà mai. Calma.
Adesso va di moda fare i servizi contro violentatori e pedofili con telecamere nascoste e mascherando il viso. Così la gente (che non ha capito il punto due) si arrabbia e arriva a commentare con frasi tipo non mascherate il viso, fateceli vedere, così ci pensiamo noi.
Ecco, la giustizia non si fa in televisione. Ed è ora che le televisioni si fermino prima che qualche invasato creda alla sentenza televisiva e faccia giustizia da solo. Pensate a cosa sarebbe successo se il tizio della vicenda si fosse trovato l’inviato della tal trasmissione con telecamera nascosta a sputtanarlo.
Lui non era colpevole, ma intanto il compaesano lo riconosceva e lo aspettava sotto casa e gli spaccava il cranio a martellate.
Già la gente fa fatica a seguire il punto due, che almeno le televisioni non gettino benzina sul fuoco.

Quarta cosa: in questo caso c’erano persino le prove, ma per fortuna sono state smascherate. Pensate a quando della gente viene invece condannata per violenza sessuale senza nemmeno prove, solo sulla base del racconto della vittima. Quanti innocenti avranno avuto la vita rovinata da persone che hanno mentito?
Dicono: eh, ma la violenza sessuale è così, mica hai i testimoni… come fai… devi fidarti…
Col piffero. Proprio perché la violenza sessuale è un reato gravissimo servono prove solidissime, altro che un raccontino.
E se avete qualche dubbio pensateci due volte. Pensate che la persona con cui avete fatto del sesso ieri sera, il giorno seguente può avere lo sghiribizzo di inventarsi che era violenza sessuale e denunciarvi. E dovete essere voi a dimostrare che non era violenza sessuale, ché di defolt ha ragione chi vi accusa.
Siete capaci di dimostrare che quella persona ci stava? No? E allora siete fottuti. Auguri.
Ecco, dobbiamo dirlo con chiarezza, e ripeterlo all’infinito: sul solo racconto non si condanna per violenza sessuale.

Piesse: la vicenda insegna anche un’altra cosa. Anche se non si dovrebbe: i goldoni buttateli nel cesso.

Vuncisciuni, again

May 15th, 2012 by mattia | 6 Comments | Filed in giappone

Questo è il pavimento della mensa dove mangio ogni mezzodì.
La parte più chiara è quella che hanno pulito.
Mi sfugge il motivo per cui non l’abbiano pulito tutto.
Ma così almeno posso mostrarvi il livello di cropa sul pavimento.
Olè.

 

La lista del bene e del male

May 15th, 2012 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

Adesso c’è questa polemica su Alemanno. Dicono che non poteva andare alla marcia antiabortista con la fascia tricolore.
Ci doveva andare come cittadino semplice, perché è il sindaco di tutti… Ché l’italia non è serva del Vaticano, e via di citazioni.

Premessa (inutile, ma ogni tanto qualcuno che non ci arriva passa anche da qui): Alemanno mi suscita più o meno quella sensazione di quando devi fare la cacca d’urgenza e trovi il cesso occupato. Non è mia intenzione difenderlo. Anzi, non lo difendo proprio.

Tutto sommato mi sta anche bene che alla manifestazione ci vada senza fascia.
Però la cosa deve valere sempre, per tutte le manifestazioni. Deve valere il principio generale per cui non si usano simboli istituzionali a vantaggio di una parte politica.

Lo scorso anno c’è stato il referendum sul nucleare e a Roma hanno sfilato non solo i sindaci in fascia tricolore ma anche i gonfaloni dei rispettivi Comuni. Ripeto, i gonfaloni dei Comuni. Tra essi quello del Comune di Bari.
Non ho sentito nessuno stracciarsi le vesti. Nessuno dire che dovevano andare come privati cittadini. Nessuno dire che il sindaco di Bari era il Sindaco di tutti, anche di quei 5.648 baresi che a referendum sul nucleare hanno votato no.
In quel caso va bene che il Sindaco faccia il sindaco solo di alcuni. Per la marcia antiabortista no.

Oppure prendete il caso del Comune di Reggio Emilia, che ospita una graziosa pagina di propaganda alla proposta di legge di iniziativa popolare sullo ius soli. Non ci sarebbe nulla di male se la pagina contenesse informazioni istituzionali, del tipo “sono stati depositati i moduli, si può firmare dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 17 nell’ufficio 32. portare un documento d’identità“.
Ma sul sito del Comune di Reggio Emilia non si limitano a questo. Fanno vera e propria propaganda. Mettono video col titolo “Perchè (sic) firmare“.
Provate a immaginare se un sindaco leghista avesse fatto la stessa cosa sul sito del suo Comune invitando la gente a firmare per il referendum abrogativo della legge Turco-napolitano. Magari con dei video intitolati “Perché respingerli“.
Ci troveremmo con le solite campagne scandalizzate di repubblica, pacco quotidiano e quel sedicente giornalita fiorito con due neuroni per gamba.
Se però si usa il sito istituzionale – ripeto istituzionale – del Comune per fare propaganda allo ius soli allora va bene.

E gli esempi potrebbero seguire all’infinito. I sindaci con fascia tricolore a messa sono dei servi del Vaticano. Quelli che con la stessa fascia tricolore vanno all’inaugurazione di un centro religioso sikh sono i buoni.

A chiunque abbia più di due neuroni per gamba questa non può che sembrare un’autentica schizofrenia.
Possiamo decidere che i simboli e gli spazi istituzionali vengano usati solo per scopi istituzionali e non di parte. Mi sta bene. Ma questo deve valere sempre, non solo quando ti fa comodo.

Quello che vorrei capire è l’origine di questa schizofrenia.
Ho come l’impressione che tutto parta da una suddivisione collettiva in ciò che è bene e ciò che è male.
Essere contro il nucleare è bene, essere a favore del nucleare è male.
L’aborto è conquista civile, quindi è bene. L’antiabortismo è medioevo, è essere succubi della Chiesa, quindi è male.
Se sei per lo ius soli vuoi bene a tutti, è fratellanza, quindi è bene. Se sei contro lo ius soli sei razzista, ignorante e pure puzzone, quindi è male.

Una volta che hai deciso cosa è bene e cosa è male cadono tutte le barriere. Un Comune può decidere di scendere in campo con fascia tricolore, gonfalone o persino di fare propaganda a una causa politica sul sito istituzionale.
E non c’è nemmeno da discutere. Sta sostenendo il bene, quindi non si può contestare. Per definizione stessa di bene.
Se sei contrario significa che sei il male, quindi hai torto per definizione stessa di male.

E del problema te ne accorgi solo quando per caso chi ha compilato la lista del bene e del male ti ha messo dalla parte del male.

Non piangere, giorgino

May 15th, 2012 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Uno dei problemi dell’italia è anche questo: che si denuncia Grillo per le offese a napolitano e non, ad esempio, per abuso della credulità popolare.

Per rispetto della legge (col pisello al vento)

May 14th, 2012 by mattia | 5 Comments | Filed in editoriale, religione, riflessioni, sikh, turbante

Sabato mattina. Mi preparo per andare in aeroporto. Davanti alla valigia mi fermo un attimo e penso: che biancheria uso?
Non prendetemi per matto, era una domanda con un suo senso.

Rifletto: meglio non mettere il fundoshi oggi. Se in aeroporto mi selezionano per il controllo extra va a finire che sentono il fundoshi, si insospettiscono e me lo fanno togliere.
Nella parte che lo regge in vita infatti la stoffa è arrotolata e crea un piccolo spessore. Un controllore lo sentirebbe  sotto i vestiti e come minimo lo scambierebbe per una cintola dentro cui ho nascosto un’arma. Mi porterebbe in una stanza e mi farebbe spogliare per dimostrare che è solo un fundoshi e non ho armi addosso.

Non che mi avrebbe creato un trauma spogliarmi e stare lì col pisello al vento di fronte al personale della polizia canadese. Per quanto mi riguarda è come se fossero medici: non mi vergogno a spogliarmi davanti a dottori (di ogni genere) non vedo perché dovrei aver problemi con chi per lavoro deve fare ispezioni.
E non avrei nemmeno perso l’aereo perché ero arrivato con il mio solito anticipo mostruoso.
Ma per evitare complicazioni inutili ho scelto una mutanda occidentale per quel giorno.

Arrivo in aeroporto e immaginate cosa? Controllo extra!
Tra l’altro mi hanno pure passato la pezza per rilevare gli esplosivi alla cintola che io mi domandavo: a cosa serve? uno gli esplosivi li maneggia con le mani. Ma magari pensavano avessi una cintura esplosiva attorno alla vita.

Ad ogni modo, passo il controllo senza problemi e vado all’imbarco. Ho fatto la scelta giusta con le mutande quella mattina.
Ma anche se il controllore avesse scambiato il fundoshi per qualcosa d’altro e mi avesse chiesto di toglierlo non avrei avuto problemi. Se le regole per garantire la sicurezza sono quelle ti adatti. Ecco, magari fammelo togliere in una stanza riservata. Ché stare col pisello al vento davanti alla polizia non mi fa problema, davanti a tutta la gente che passa magari un po’ sì. Dopodiché non vedo di cosa avrei potuto lamentarmi.

E voi direte (suppongo): ovvio.
Mica tanto. Perché ci sono persone che vanno in giro con turbanti o veli e quando all’aeroporto gli chiedono di rimuoverli per un’ispezione vanno su tutte le furie e creano casi diplomatici internazionali.
Ora, vuoi andare in giro col turbante perché sei sikh? Libero di farlo. Però se vai all’aeroporto e ti chiedono di toglierlo, te lo togli. Punto. In una stanza riservata, ma te lo togli.
Con molta diplomazia e delicatezza: me ne fotte una beneamata mazza se la tua religione dice che devi tenerti il turbante in testa anche quando fai la doccia e se lo togli più di dieci secondo fai peccato mortale e vai all’inferno. Se vuoi viaggiare in aereo ci sono delle regole di sicurezza da rispettare. O le rispetti oppure stai a casa a guardarti i capezzoli allo specchio.
E no, non è una questione di rispetto delle religioni. La religione mica è un jolly che ti giochi come carta magica per fare tutto quel cazzo che vuoi. Non è che basta dire eh, ma la mia religione dice che… per scavallare tutte le regole.
Altrimenti va a finire che uno si inventa una religione per cui può essere perquisito solo dalle persone che hanno esattamente 329.293 capelli, un occhio azzurro e uno verde e per rispetto alla sua religione se lo vuoi perquisire ti tocca cercare un poliziotto che ha 329.293 capelli, un occhio azzurro e uno verde.

No, perché la costituzione all’art. 8 dice

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

e mi sa che la parte evidenziata in rosso qualcuno se la dimentica troppo spesso.
Se la religione e la legge fanno a botte, è la legge che vince mica la religione.

Invece siamo arrivati a un punto in cui ci si sta rincretinendo sul concetto di dover rispettare tutte le religioni a tutti i costi. Si continua a ripetere per rispetto di quella religione.
Quando invece dovrebbe essere l’opposto: sono coloro di quella religione che dovrebbero adattarsi per rispetto della legge.

Chi ci vuole provare?

May 14th, 2012 by mattia | 2 Comments | Filed in canada, complotti, complottismo, ignoranza

Alla fine ti basta stare un paio di giorni in Canada e in saccoccia ti trovi qualche moneta statunitense.
Complice il fatto che sono simili, la gente se le scambia come se fossero canadesi, per sbaglio o perché non hanno voglia di star lì a questionare.

L’ho chiesto anche alla cassiera di un posto dove ho mangiato. Ma qui accettate anche monete statunitensi? E lei mi ha risposto: sono pur sempre soldi, my son.

Se fossi uno sciroppato tipo quello che qualche lustro fa girava i palazzetti dello sport a sparare puttanate sul signoraggio (ah, però i soldi del biglietto li pretendeva) ora mi metterei qui a scrivere una teoria con dentro complotti, massoni, il gruppo bilderberg e il FMI tutto partendo dal controllo monetario degli stati uniti sul canada silenziosamente perpetrato tramite l’inziezione di valuta statunitense nelle tasche dei canadesi.

Però non sono bravo con queste cose: qualcun altro si vuole provare?

Con venti gi

May 14th, 2012 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza

Mi fermo davanti al ristorante e guardo perplesso l’insegna.

La cameriera all’ingresso (quella che ti accoglie e ti accomoda) mi saluta:

- Hi, how are you?

Pensava – illusa – che volessi cenare lì. Io invece mi ero fermato per un altro motivo.

- Mi scusi signorina, ma qui c’è un errore.

- Ops… cosa?

- Bellagio si scrive con una g. E qui avete scritto Bellaggio.

- Eh sai, è che deve essere diverso dal Bellagio di Las Vegas.

Già.