L’immunità giudaica

January 28th, 2015 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza

Ieri sera in Senato è successa una cosa abbastanza interessante. No, non mi riferisco alla porcata che hanno fatto con la proposta di coordinamento sull’italicum che invece di coordinare il testo da approvare introduceva nuove modifiche mai votate (ormai cagano sulle procedure e fanno quel cazzo che vogliono senza che nessuno più si scandalizzi).

No, mi riferisco a quello che è successo dopo. Il Senato ha ricordato il giorno della memoria dello sterminio degli ebrei da parte del regime nazista. Dopodiché è intervenuta la senatrice Amati (PD) che dice (evidenziazioni miei):

Ho qui una lettera sottoscritta da me, dal collega Malan e da diversi altri colleghi a norma dell’articolo 56, comma 4, del Regolamento. Questa lettera si riferisce al disegno di legge Atto Senato 54, recante modifiche all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654. Il tema è quello del negazionismo.

Guardo l’Assemblea e ne vedo la consistenza. Vedo anche la pesantezza della questione che abbiamo affrontato poco fa. Penso all’importanza del tema. Ricordo che questa mattina sono stata con tanti colleghi (compreso il collega Malan) alla Camera dei deputati, dove ho sentito il Presidente dell’UCEI, Renzo Gattegna, riferirsi alla nostra proposta di legge che è stata licenziata il 4 luglio dell’anno scorso in Commissione e che ancora deve arrivare in Aula.

Mi scrive ora il presidente Pacifici da Auschwitz e chiede come mai, mentre ormai lì i reduci sono ovviamente diminuiti per età (dice che il “tempo passa”), il Parlamento che votò nel 1938 all’unanimità le leggi razziali, neanche oggi inizia a discutere questo tema con un dibattito in Aula.

Ognuno è libero di fare lobby quanto gli pare. Certo, sarebbe bello che ci fosse un po’ di uniformità di giudizio: se la Carlucci si faceva scrivere le proposte di legge sul diritto d’autore da Univideo allora tutti a darle addosso. Se invece altri parlamentari si fanno dettare l’agenda da Pacifici allora tutto ok?

Lascio a ognuno valutare le sfumature che intercorrono tra il legittimo rapporto cittadino-eletto fino al potere di lobby che manipola l’attività dei parlamentari, passando per la normale attività di lobby. Molto ovviamente dipende da come si pone il parlamentare in sé, se accolta e valuta oppure se si azzerbina a certe richieste.

Vi faccio però notare, lasciando a voi il giudizio, ciò che è successo: Pacifici manda un SMS a una senatrice per dire, in buona sostanza, oh, ma quando vi decidere ad approvare questa legge? e la senatrice tosto lo legge in aula.
Il pratica questo tizio ha il potere di tirare le orecchie al Parlamento senza che nessuno gli dica: ehy, johnny, guarda che è la capigruppo che fa il calendario dei lavori, non tu.
Oh legittimo che un cittadino o un’associazione faccia pressione perché una proposta di legge che ha a cuore venga messa in calendario, ma che un’eminenza grigia abbia il potere di strigliare il parlamento usando come tramite dei suoi membri che non indugiano a prestarsi a questo scopo mi pare inquietante.
Se una qualsiasi altra associazione avesse il potere di mandare un SMS a un parlamentare e di venire immediatamente letto in aula ci si scandalizzerebbe. Con Pacifici no, tutto normale.

Forse qui non si è capito che uno dei migliori antidoti alle dittature sono istituzioni indipendenti. Un parlamento che si azzerbina a una o all’altra lobby è sempre un pericolo per la democrazia.

Il problema di gente come Pacifici invece è che pensano di avere l’immunità per fare quello che vogliono, senza che nessuno possa mai permettersi di dire loro che hanno torto.

Guardate a quello che – nelle stesse ore – è successo ad Auschwitz.
Pacifici con Parenzo fanno un collegamento con Matrix, non si accorgono che il campo viene chiuso al termine delle cerimonie e rimangono bloccati dentro. A quel punto, secondo il racconto del corriere,  cercano di scavalcare le recinzioni ma a quel punto arriva la macchina della polizia che li porta via.

Una persona normale si sarebbe scusata. Se tu devi fare un collegamento televisivo in un luogo “privato” (non in una piazza o una via che sono sempre aperte al pubblico, per capirci) prima contatti l’amministrazione del posto e ti organizzi per fartelo lasciare aperto.
Se ti chiudono dentro mica ti metti a scavalcare le recinzioni, chiami la polizia. Anche a me una volta è capitato di rimanere bloccato in un istituto di ricerca di Madrid mentre cercavo di uscire alle 10 di sera e le porte erano bloccate: ho chiamato la polizia.
Se tu scavalchi le recinzioni e una macchina della polizia di pattuglia ti vede, che ti portino dentro per accertamenti è il minimo che possano fare. No, scusa, secondo te è normale che vedano persone sgattaiolare fuori da Auschwitz a sera inoltrata, con il campo chiuso senza nemmeno fare un controllino? Eh?

Per gente come Pacifici invece tutto questo è inaccettabile tanto che tuitta robe del tipo “Non siamo affatto spaventati Bensi (sic) stupefatti di questa farsa da cui i stessi poliziotti polacchi non sanno come uscirne” e “Il Campo era abbandonato e senza sicurezza . Il reato mio e di David Parenzo è stato quello di privare ad uscire da una finestra!!!!

E lo dice come se fosse una cosa normalissima. Uscire da una finestra da un luogo chiuso al pubblico la sera reato? Ma come? È una cosa così normale! Tu cammini per le strade ed è pieno di gente che a mezzanotte esce dalla finestra di una scuola, di un oratorio, di una palestra.

Ma guarda, fare quel cavolo che ti pare senza seguire le procedure è una cosa viene considerata non lecita. Chi l’avrebbe mai detto.

Parla con quel tono tipico di chi pensa di poter fare tutto quello che vuole senza rispettare le regole e senza dover rendere conto a nessuno. Tanto che un normale e del tutto giustificato fermo di polizia viene definito un sequestro e una follia.

Pacifici, ti svelo un segreto: il fatto che tuo nonno sia stato a Auschwitz non è un lasciapassare per fare tutto quello che vuoi. Esiste l’immunità parlamentare e quella diplomatica, ma l’immunità giudaica non esiste. Capiscila una buona volta per tutte.

 

 

Scoperto a cosa servono le batterie

January 28th, 2015 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

L’articolo del giorno è di tgcom24 che ci parla di un rivoluzionario lampione rinnovabile sviluppato in Spagna.

Il prototipo di “lampione” descritto è in grado di generare una potenza di 400 watt mediante una batteria, un pannello fotovoltaico e una mini turbina eolica. Grazie all’energia accumulata, funziona anche in assenza di vento e sole fino a un massimo di sei notti consecutive.

E quindi cosa hanno scoperto? L’uso di una batteria?
Attenzione, attenzione. Dei ricercatori spagnoli hanno scoperto che l’energia prodotta da sole e vento quando cazzo gli gira può essere immagazzinata in una batteria per essere usata successivamente.
Una scoperta sconvolgente a cui nessuno aveva mai pensato prima. Milioni di persone che guardavano le batterie e si domandavano a cosa potessero servire finché questi non sono arrivati a raccontarci che servono per accumulare energia. Roba da nobel.

 il nuovo lampione è alto dieci metri ed è dotato di un pannello di controllo elettronico che gestisce il flusso di energia, trasmettendo elettricità “pulita” dal pannello solare e dalla turbina alla batteria e alla lampada.

Ah be’, allora qui siamo sull’alta tecnologia, alle frontiere della fisica.
Addirittura un pannello di controllo elettronico capace di ricaricare una batteria e poi di alimentare un carico. Una cosa mai vista prima.

Una cosa che…

Frutto di circa quattro anni di ricerca

Cioè, questi qui per prendere un palo, metterci su un pannello fotovoltaico e un mini generatore eolico e fare un circuitino di ricarica ci mettono quattro anni? Quattro anni?
Il mio falegname con ventimila lire te lo faceva in un paio di mesi.

No, sul serio, un progetto del genere è giusto un bel progettino per uno studente che deve diplomarsi perito elettronico. Nulla di più.

Dopodiché, non si capisce quale possa essere l’interesse per questa cosa. Voglio dire, di lampioni alimentati con pannelli fotovoltaici ce ne sono già a iosa. Hanno aggiunto un mini generatore eolico. E sticazzi.
Ora, potrebbe avere una sua qualche utilità nei posti dove scavare e posare i cavi costa troppo, magari perché la zona è isolata e ti tocca fare scavi di centinaia di metri per mettere giù quattro lampioni. A quel punto metti dei lampioni indipendenti alimentati col fotovoltaico e amen.
Ma dal punto di vista ecologico non c’è alcun vantaggio. Anzi. La scelta di fare accumulo in batteria su ogni singolo lampione è forse la cosa più demenziale che puoi fare per l’ambiente. L’impatto ambientale infatti deve essere valutato su tutto il ciclo di vita del dispositivo, non puoi guardare a un solo aspetto della faccenda (l’approvvigionamento di energia, in questo caso rinnovabile). Devi anche considerare che quelle batterie vanno prodotte e smaltite.
Purtroppo non si possono sommare unità discordi, da una parte risparmi tot joule di energia, dall’altra inquinai con le batterie e l’impatto ambientale delle batterie non si misura in joule, quindi non puoi comparare numericamente i pro e i contro.
Ma davvero pensate che riempire i lampioni della luce di batterie sia la cosa più ecologica da fare?

 

“E non so nemmeno cucinare!”

January 26th, 2015 by mattia | No Comments | Filed in praga, repubblica ceca

e non so nemmeno cucinare

Perché delle volte basta un po’ di (auto)ironia per sdrammatizzare e vivere un po’ tutti con più serenità.

 

Nel frattempo

January 26th, 2015 by mattia | 1 Comment | Filed in fantamorto

Martino è già andato a punti col Fantamorto.

47 punti per la precisione, con un morto solo.

L’anno inizia bene.

Meno di Magalli

January 24th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, politica, Uncategorized

giancarlo magalli presidente della repubblica

Si potrebbe semplicemente catalogarla come burla e via.
Né più né meno di quando la simpaticissima boldrini fece lo spoglio dei voti nel 2013 e le toccò leggere nomi come Rocco Siffredi, Raffaele Mascetti, Fiorello o Giovanni Trapattoni. Alla prossima la vedremo leggere più di una volta “Giancarlo Magalli” (secondo me almeno 5 voti li prende al primo scrutinio) sempre con la solita simpatia che ne faceva il fulcro di tutte le feste delle medie a cui andava.

Magalli, poverino, ha cercato di dare una lettura politica alla cosa dicendo che chi l’ha votato nel sondaggio del fatto quotidiano l’ha fatto come segno di protesta per l’insoddisfazione verso gli altri candidati.
Probabilmente sottovaluta il potenziale-burla della gente.

La si potrebbe anche considerare come una burla e chiudere nel cassetto la questione. Invece no.
Paradossalmente questi 21.785 voti che ad ora ha preso Giancarlo Magalli sono uno strumento utilissimo.

Strumento utilissimo? Sì, contro i cialtroni grillini.
Ve lo ricordate cosa dicevano due anni fa?
No?
Allora ve lo ricordo io.
Andavano in giro a dire che il parlamento doveva eleggere presidente della repubblica rodotà perché era il candidato del popolo, il candidato della rééééte.
Gli altri invece erano i candidati della casta, del palazzo.

Tra noi persone assennate si era cercato di farli ragionare coi numeri. Alle elezioni di due mesi prima per la Camera avevano votato 36.452.084 elettori. Di questi avevano votato M5S 8.799.982 persone.
Tra questi (presumibilmente) alle quirinarie avevano accesso 48.292 persone, lo 0,55% di chi aveva votato M5S, lo 0,13% di chi aveva votato alle elezioni politiche.
Tra questi solo 28.518 espresse un voto e – finalmente arriviamo alla fine – 4.677 votarono rodotà.
4.677 voti, ossia lo 0,013% di chi aveva votato per la Camera.

Rodotà candidato del popolo? Solo per della gente che fa il risotto con i funghi allucinogeni.

Tu cercavi di spiegarglielo coi numeri e loro niente, continuavano a belare in coro ro-do-tà! ro-do-tà!

Ecco, adesso abbiamo uno strumento fondamentale per questi cialtroni. Appena aprono la bocca e iniziano a belare gli rispondi dicendo “rodotà candidato del popolo? Ma se persino Magalli ha preso il quadruplo di rodotà! 22 mila voti contro neanche 5 mila voti! Allora il candidato del popolo adesso è Magalli? Il parlamento dovrebbe votare Magalli?“.

Ovviamente potrebbe dirti che al sondaggio del fatto avevano accesso tutti mentre alle quirinarie solo quei 48 mila iscritti al M5S, quindi quei 4.677 di rodotà in proporzione valgono più dei 21.785 voti di Magalli. E per carità, avrebbero anche ragione.
Però a questo punto sarebbero loro a passare alla difensiva. Per una volta sei tu ad avere lo slogan pronto “rodotà ha preso meno voti di Magalli! pappapero!” mentre loro cercando disperatamente di elaborare un concetto. E tu gli ripeti “rodotà ha preso meno voti di Magalli! pappapero!“.

Sì, lo so, non è così corretto da fare ché noi non beliamo ma usiamo argomenti razionali. Ma per una volta è godurioso contrastare i grillini con i loro stessi metodi.

 

Dove andare a dormire a Praga

January 23rd, 2015 by mattia | 6 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

Quando mi sono seduto su quella sedia della cucina mi sono tornati indietro tutti i ricordi. Come un’onda che ti travolge.
In un istante mi si sono parate davanti le immagini di quando stavo seduto su quella sedia e la mia amica mi preparava il caffè. Mi sono ricordato di quel frigorifero sulla sinistra con un calendario giornaliero che per ogni giorno dell’anno riportava una frase saggia (e io mi sono sempre chiesto come facessero i curatori del calendario ad avere ben 365 frasi sagge da dire… io al massimo ne potrei dire una dozzina).
Mi sono ricordato di quando la mia amica mi preparava il minestrone, ché puntualmente quando mi invitava a cena era sempre a dieta, vaccaboia se mi invitava quando mangiava porcate.
E quei divani su cui sono volate ore e ore di discussioni…

Bum… ritorno al presente. La mia amica ormai non c’è più.
No, cazzo avete capito, non è morta. Si è trasferita a Londra e l’appartamento di Mala Strana l’ha affittato.
L’ha preso una coppia di giovani che però non vivono lì. Lo affittano ai turisti airbnb.
Quel pomeriggio ero andato con la mia amica, di passaggio a Praga, a vedere come sta andando e sono rimasto sorpreso. Perché io pensavo che affittarlo a gente che poi lo subaffitta ai turisti non era una buona idea… e invece. Proprio perché lo affittano ai turisti lo puliscono da capo a piedi a ogni cambio di ospiti, quindi era splendente.

E niente, io ve lo consiglio. Lo so, è una di quelle cose che avevo chiesto di non domandarmi; è che di solito non saprei consigliarvi un posto dove andare a dormire a Praga perché io a Praga ho sempre dormito a casa mia.
Questa volta è diverso: quell’appartamento lo conosco bene perché ho passato tanti bei momenti lì dentro, quindi lo consiglio a occhi chiusi.
È in una zona bellissima, a Mala Stana… due passi dal Ponte Carlo. Dal balcone si vede il tetto dorato del Narodni Divadlo (ah… le serate su quel balcone a chiacchierare guardando il tetto del teatro…). È un bellissimo appartamento spazioso con un letto massiccio e tutto quello che serve (wi-fi, annessi e connessi).
Certo, non è un hotel è un appartamento. Ma qualsiasi cosa ti serve esci e la trovi (più in centro di così devi andare a dormire direttamente sul ponte Carlo).
E poi la coppia di giovani che l’ha affittato mi è sembrata molto in gamba. Avete presente no, quando avete di fronte gente che ha voglia di sbattersi. Ecco, mi hanno dato questa impressione.

Quindi niente, se cercate un posto economico dove andare a dormire a Praga per qualche giorno io suggerisco questo appartamento. Che alla fine se siete in due vi costa meno che andare in albergo e non avete una misera stanzetta ma un signor appartamento tutto per voi.
E sticazzi.

Poi quando siete sul terrazzino pensate a tutta la storia che c’è dietro.

Giù le mani dal cioccolato

January 23rd, 2015 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Se poi si voleva la controprova quella è arrivata proprio con le polemiche.
Hanno passato una decina di giorni a dire che la Regione Lombardia avrebbe ospitato un convegno omofobo di persone che affermano la necessità di curare i ghei.
Poi il convegno c’è stato e non hanno riportato mezza frase di quello che hanno detto i relatori.

Le uniche cose di cui s’è parlato sui giornali sono state:
– il fatto che un tizio è salito sul palco e ha preteso di parlare venendo cacciato via a male parole dal pubblico;
– il fatto che tra il pubblico ci fosse un sacerdote accusato di pedofilia.

Ma di quello che è stato detto dal palco dai relatori? Niente. Non hanno riportato una frase che fosse una.
Eppure… eppure se davvero fosse stato un convegno omofobo avresti avuto quintali di materiale per sputtanarli. Voglio dire: ti pianti lì con una telecamera fissa sul podio (o se sei pigro ti registri lo strimin) e appena dicono una frase omofoba la infiocchetti e ci fai il filmatino gridando “avete udito! di che altre prove abbiamo bisogno!“.
Come mai non l’hanno fatto? Si sono lasciati sfuggire un’occasione d’oro per dimostrare in modo definitivo la loro omofobia o forse… eh già, forse di omofobico in quel convegno non c’era nulla.

Se proprio volete la prova che non fosse un convegno omofobico l’avete dunque nel fatto che i giornali si sono attaccati a tutt’altro, perché non avevano spunti per attaccarli sul contenuto di quello che hanno detto dal palco.

E vabbe’, uno non si aspetta che i giornali si scusino per una campagna diffamatoria montata ad arte.
Che però si inventino la polemica sul prete accusato di pedofilia in sala rasenta il ridicolo.
Il fatto poi che la gente, invece di rispondere ai giornali rispondendo loro “vi siete bevuti il cervello?”, abbia dato corda alla polemica dà la misura di quanto rincoglionita sia la gente.

Perché capiamoci, criticare un convegno attaccandosi a chi sta tra il pubblico è al livello di criticare un giudice perché mette i calzini turchesi. Stessa cosa.

Innanzitutto una precisazione. Il sacerdote in questione non è condannato per pedofilia, non è sotto processo ma nemmeno è sotto inchiesta  è solo indagato, quindi per lo Stato è ancora innocente. La accuse condanna non viene dallo Stato ma dalla Chiesa. È il Vaticano che gli ha imposto una “vita riservata” (e tra l’altro andare a sentire un convegno non violerebbe nemmeno tali regole). Dal punto di vista dello Stato è un libero cittadino che può fare quello che vuole. Al massimo, ma proprio al massimo, potrebbe riprenderlo il suo vescovo, ma siamo appunto a questioni interne alla Chiesa che con lo Stato non c’entrano una pippa.
Per capirci, se domani il circolo degli scacchi di cui sono membro mi impone di non andare a bere birra in luoghi pubblici per non dare discredito al circolo e io infrango questa regola, il circolo degli scacchi potrà pure espellermi, ma a te non te ne deve fregare niente. Dal punto di vista esterno sto facendo una cosa che non è vietata dalla legge (bere in birreria) quindi non hai di che rompermi le balle.

Ma poniamo pure che questo fosse davvero una persona condannata per pedofilia. Non è così, ma poniamo.
Che senso ha criticare la sua presenza tra il pubblico?

Oh, stiamo parlando di un convegno pubblico in una sala pubblica non di una riunione privata in cui entrano solo i membri di un’associazione. In un convegno pubblico entra chi vuole, anche chi è contrario a quello che dicono i relatori.
Se io parlo dal palco di un convegno e in platea c’è gente contraria a quello che dico e che si limita ad ascoltare a me sta benissimo. Anzi, magari è un’opportunità magari per convincerlo. Basta che stia buono e non mi vieti di tenere la mia conferenza per esempio urlando e a me non dà nessun problema.
Io stesso sono andato a convegni o fiere di cui di base non condividevo i principi, solo per ascoltare quello che avevano da dire o semplicemente per capire chi era quella gente. È una cosa che faccio spesso per tenere allenata l’elasticità mentale. Magari qualcuno degli organizzatori se avesse saputo come la penso non avrebbe gradito la mia presenza ma se l’ingresso è libero loro non rispondono del fatto che io sono lì, così come la mia presenza non implica che io condivida tutto quello che dicono. Un po’ come quella volta che sono andato a cannafest: mica vuol dire che condivido la posizione degli organizzatori né che loro siano allineati a quello che penso io.
Nel mondo degli adulti è normale per la gente frequentare situazioni che non sono allineate a quello che pensi. È un ottimo antidoto ai pregiudizi. La presunzione per cui in una determinata situazione tutti coloro che vi partecipano debbano pensarla alla stessa maniera è infantile, roba per gente che frequenta solo coloro che la pensano uguale per non andare in crisi.

In un convegno pubblico l’ingresso è libero a chiunque, gli organizzatori non fanno entrare solo la gente con un invito, tutti possono entrare.
Quale sarebbe dunque la logica secondo cui gli organizzatori ne sarebbero responsabili?

Io sono abbastanza sicuro di essermi trovato nello stesso posto con gente poco raccomandabile. Dal fruttivendolo, al bar, in biblioteca… No dico, siete proprio sicuri che nella vostra vita non ci sia mai stata un’occasione di farvi una foto con un mafioso o anche solo uno strozzino alle vostre spalle mentre siete dal macellaio?
Se uno venisse a rinfacciarvelo voi probabilmente lo guardereste come guardate un mezzo pazzo. Mica controllo la gente che entra dal macellaio! La macelleria è un luogo pubblico dove chiunque può entrare.
Ecco, per un convegno pubblico vale lo stesso.

Se non è una serata a inviti ma un convegno pubblico chi lo organizza e i relatori non hanno nessuna responsabilità su chi entra. Hanno la responsabilità su quello che dicono e su coloro che invitano sul palco, perché a quel punto diventa voce del convegno, ma su chi siede silenziosamente tra il pubblico…

Suvvia, prendete un film di, che ne so… Benigni. Ok?
Andate a fotografare il pubblico che si siede in sala alla sua proiezione cinematografica e sicuramente scandagliando un po’ troverete un mafioso o un pedofilo.
Montereste una polemica titolando “Pedofilo tra il pubblico dell’ultimo film di Benigni“?
No, altrimenti vi sommergerebbe una valanga di “e quindi?

Con il convegno di Milano invece sembra che questa idiozia illogica passi sulla stampa e nessuno dica “e quindi?“.
Quale può essere il motivo? Il fatto che molta gente avesse dei pregiudizi su questo convegno e in assenza di altro si sia attaccata a questa puttanata della persona tra il pubblico, certo. Ché quando hai pregiudizi perdi la lucidità e se ti dicono che il tuo nemico ha un rimasuglio di rucola tra i denti ti metti pure a gridare al mondo “guarda! ha la rucola tra i denti! scandalo!!!1!1!!!1!“.

Ma penso che la lucidità sia andata a farsi benedire anche per un altro motivo. La base di tutta questa polemica non è nient’altro che una maldestra forma di reductio ad Hitlerum.
Sì, perché per ogni persona con QI a doppia cifra criticare un convegno aperto al pubblico non per quello che si dice dal palco ma per chi sta nel pubblico è una puttanata.
L’unico modo per farla apparire meno puttanata è usare una reductio ad Hitlerum: se quel convegno piace a un accusato di pedofilia allora non può essere che un convegno malvagio.

E non stiamo neanche qui a spiegare perché questa è una puttanata ancora più grande di quella che vuole coprire.
Altrimenti da domani niente più cioccolato per nessuno. Intesi?

 

C’è bisogno di scriverlo?

January 22nd, 2015 by mattia | 5 Comments | Filed in riflessioni

In questi giorni sono ultra preso con la scrittura di un progetto da proporre all’U.E.
Tra le varie scartoffie da preparare c’è anche una lettere d’impegno che deve  firmare il rettore dell’università in cui dichiarano che sono disponibili a ospitare il progetto e tutte quelle cose tipo che garantiscono ai lavoratori i diritti sociali tipo la maternità, la pensione e così via.

Tra i vari impegni che l’università si deve prendere questo mi ha fatto un po’ sorridere

v) guarantee the necessary scientific independence of the principal investigator, in particular as regards

[…]

d. the authority to publish as senior author and invite as co-authors only those who have contributed substantially to the reported work

Mi ha fatto sorridere amaramente perché mi sembra assurdo che ci sia bisogno di specificarlo.
Quando arrivi a questo livello della tua carriera per cui ti proponi come ricercatore principale di un progetto U.E. hai già una tua indipendenza per cui queste precisazioni dovrebbero essere superflue.
Per dire, io già dal mio secondo articolo in poi sono sempre comparso come primo autore delle mie pubblicazioni. Quando una cosa la faccio io è la norma che compaia io come primo autore e gli altri dopo, così come negli articoli in cui ho partecipato solo marginalmente è normale che compaia dopo chi ha fatto “il grosso” del lavoro.
Ma soprattutto mi ha impressionato quel diritto a invitare come co-autori solo quelli che hanno contribuito sostanzialmente al lavoro. E figa, ci mancherebbe altro!
Sì, sì, lo so bene (perché alcune storie mi sono state raccontate) che ci sono posti in cui arriva il capo e ti impone di mettere come co-autore il suo prediletto che non ha fatto un cazzo e nemmeno sa niente dell’argomento trattato nell’articolo. Delle volte lo fanno anche con strafottenza, permettendosi non solo di imporre come co-autore uno che non ha fatto niente ma addirittura te lo impongono in ordine prima di te che vieni traslato indietro, persino dietro al prediletto.
Sono cose agghiaccianti che fortunatamente io non ho mai provato. Anzi, mi è capitato l’opposto: ho provato a chiedere a qualcuno se voleva essere co-autore, magari perché s’era fatta una chiacchierata chiarificatrice da cui erano uscite buone idee e mi sono sentito rispondere “ma no, non è necessario mettermi come co-autore“.
Quindi capisco che l’U.E. metta quest regole perché sa che ci sono casi in cui vengono infrante.
Ma il solo fatto di leggerle mi fa fa star male.
Dovrebbe essere un livello minimo di decenza. Un po’ come scrivere: l’Università si impegna a non sottoporre a sodomia il proprio ricercatore, a evitare punizioni corporali in sala mensa e a consentirgli di respirare.
E ci mancherebbe altro. C’è bisogno di scriverlo?

Evidentemente, purtroppo sì.

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