L’equipollenza aleatoria

July 24th, 2014 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza

Mi è stato chiesto un parere su questa vicenda.
Su ItaliaOggi è stato pubblicato un articolo in cui si accusa Alessandra Poggiani, nominata dal governo per l’Agenzia Digitale, di non essere laureata.
Nello specifico si dice che ha preso una laurea nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ma che questa non corrisponde a una laurea italiana.
Mi è stato domandato se questo è vero o no, sulla scorta dell’esperienza che avevo fatto con il riconoscimento del mio dottorato in italia.

In realtà il procedimento per ottenere l’equipollenza un PhD o di un titolo minore (laurea di primo o di secondo livello) ottenuti all’estero è un diversa. La procedura a monte è la stessa (traduzione del titolo, dichiarazione di valore in loco rilasciata dal consolato…) quello che cambia è l’autorità italiana che ti riconosce il titolo di studio conseguito all’estero.
Per il PhD l’autorità competente è il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. È il ministero che accerta che ci siano i presupposti per l’equipollenza e il decreto lo firma il ministro.
Per le lauree invece questo viene fatto da una università italiana che ha il potere di rilasciare lauree in quel campo. Tipo, se consegui una laurea in scienze delle merendine all’estero dovrai andare in una Università italiana che rilascia lauree in scienze delle merendine per fartela riconoscere.

Dopodiché c’è sempre un procedimento che verifica i requisiti necessari per l’equipollenza e nel caso la dichiara.
Da quel momento in poi tu ha un titolo di studio che è riconosciuto equipollente, dal punto di vista della legge, a un equivalente titolo di studio italiano.

Leggere frasi come questa

L’equipollenza è quindi un concetto molto aleatorio perché dipende, caso per caso, dalla singola università interessata e dal tipo di programma svolto.

fa dunque accapponare il prepuzio.
L’equipollenza non è un concetto aleatorio, ma neanche di striscio.
L’equipollenza è un concetto preciso previsto dalla legge.

Hai un documento come questo
decreto

in cui l’autorità competente scrive “Il titolo di studio XY rilasciato a UZ è dichiarato equipollente a RST dell’ordinamento universitario italiano“?
Se sì, allora l’equipollenza c’è. Se non ce l’hai l’equipollenza non c’è.
Semplicissimo. Aleatorio un par di ciuffoli.

L’unica alternativa è che ci sia un accordo bilaterale tra l’italia e lo stato X per il riconoscimento automatico dei titoli di studio.
Nel caso specifico ad Alessandra Poggiani avrebbero dunque dovuto chiedere se ha ottenuto la dichiarazione di equipollenza della sua laurea secondo le procedure dettate dalla legge o se il titolo di studio è automaticamente equipollente per via di un accordo bilaterale tra italia e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.
Tutto qua.

La questione potrebbe anche finire qui. Anzi finisce qui.
Aggiungo un paio di considerazioni personali, che nulla tolgono o aggiungono alla vicenda in sé, visto che l’unica cosa che conta è l’esistenza della dichiarazione di equipollenza.
Sono un po’ stufo di questa gente che appena vede un titolo di studio conseguito all’estero pensa in automatico sia carta straccia. Se hai dubbi sull’attendibilità di un titolo di studio chiami l’interessato e ti informi. Certo c’è gente che va in Albania a comprarsi le lauree, ma di gente che va in università farlocche a prendersi lauree farlocche a suon di dollaroni di rette di iscrizione ce n’è anche in italia.
Penso che molti abbiano un ingiustificabile sospetto verso i titoli di studio conseguiti all’estero, come se solo quelli conseguiti in italia fossero validi, o forse perché hanno il sospetto che se uno va all’estero a conseguire una laurea è per svicolare dalle difficoltà di studio in italia, per prendere la laurea facile.
Ecco, dovremmo abituarci a capire che vivere in Europa significa anche che studiare all’estero è normale.
Quando un ragazzo finisce le scuole superiori dovrebbe considerare l’intera Europa come il suo orizzonte di possibili scelte dove studiare. La libertà di movimento delle persone all’interno dell’UE è anche questo; un ragazzo nasce a Milano, si laurea a Parigi e va a lavorare a Berlino, come se tutta l’Europa fosse il suo paese. Il fatto che un ragazzo studi all’estero non deve essere visto come sospettoso ma come normale.
Certo, chi ci governa dovrebbe fare qualcosa di più per rendere questo diritto effettivo. Dover passare una trafila di carte bollate, timbri e raccomandate per poter vedersi riconosciuto un titolo di studio conseguito all’estero delle volte è estenuante. Un sistema armonizzato dove si stabiliscono criteri minimi per fare in modo che una volta rispettati il titolo di studio è valido in tutti i paesi UE senza scartoffie e marche bollate sarebbe auspicabile. Senza neanche passare dagli accordi bilaterali.
Ma insomma, potremmo iniziare anche noi a non saltare sulla sedia appena vediamo una laurea presa all’estero come se fosse una patacca in automatico.

Le stronzate di Business Insider sui controllori di Praga

July 22nd, 2014 by mattia | 6 Comments | Filed in ignoranza, praga, repubblica ceca

Business insider fa una lista delle sei mete turistiche più sopravvalutate e tra queste mette Praga.
I motivi?

Troppo affollata di turisti che fanno perdere l’atmosfera; vero, ma mica puoi vietare ai turisti di entrare in città. Anche potendo avresti detto che non è una città accogliente perché blocca i turisti.

Secondo motivo: i borseggiatori. Vero che rubano i portafogli (è capitato anche a mia mamma) ma come capita ovunque. Io tengo il portafoglio nella tasca anteriore dei pantaloni e in sette anni di mezzi pubblici praghesi non me l’hanno mai ciulato.
Ho preso il tram di notte (notte vera, le due, le tre) innumerevoli volte e non mi hanno derubato.
Quando andammo a fare la denuncia per il portafoglio rubato a mia mamma c’era lì un tizio finlandese che denunciava il furto della videocamera; ADR, l’aveva lasciata incustodita sul tavolo del bar mentre andava al cesso. Ecco, poi magari non venite a lamentarvi.

Terzo motivo: le multe dei controllori sui mezzi pubblici, comminate a caso per violazione di arcane procedure come la validazione del biglietto.
E qui, se permettete, mi incazzo.
Innanzitutto, dover timbrare il biglietto è una procedura arcana solo per uno che non ha mai preso un mezzo pubblico in vita sua. Ci sono sì paesi in cui si paga in una macchinetta vicino al conducente all’entrata (come in alcune città degli Stati uniti americani) o all’uscita (come in Giappone). Ma dove compri un biglietto per salire sul tram devi timbrarlo. Ho preso mezzi pubblici in innumerevoli città del mondo e ovunque c’era il sistema del biglietto lo si doveva timbrare.

Dopodiché, c’è scritto anche sul biglietto che devi timbrarlo. Ed è scritto in inglese.

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fac simile biglietto, da www.dpp.cz

Any thicket which has not been validated is invalid. For further details see the reverse side of the ticket.

Giusto per dirne una, due settimane fa ero a Vienna e lì sui biglietti non c’era nulla in inglese, solo tedesco.
Qui te lo scrivono anche in inglese che devi timbrarlo, quindi non hai scuse.
Le informazioni sulle tariffe sono disponibili sul sito della compagnia di trasporti in inglese, e le stesse sono riportate alle fermate dei mezzi pubblici (toh, mancano solo dove c’è una fermata e basta con la paletta ma senza una pensilina, ché se c’è una pensilina c’è sempre il poster con le informazioni).
In ogni caso ci sono sempre queste informazioni, con la stessa grafica, alle macchinette che vendono i biglietti.
Se sei un minimo accorto ti informi sul sito prima di partire per il viaggio. Se sei meno accorto ma comunque responsabile ti premuri di leggere le informazioni alla macchinetta dove compri il biglietto o alla fermata.
Se sei un cazzone che se ne sbatte le balle non ti informi, fai quel cazzo che vuoi e poi rompi le balle perché ti fanno la multa dicendo eh, ma io non lo sapevo.

Così come il regolamento è scritto in inglese (e mostrato a ogni fermata della metro), o anche le modalità di ispezione con i fac simile dei distintivi degli ispettori sono visibili in inglese e alle fermate.
Dove credete che abbia letto che su richiesta del passeggero il controllore deve mostrare il tesserino personale con foto, e il numero deve combaciare col distintivo? (cosa che faccio sempre quando mi chiedono il biglietto).

Poche storie, le informazioni ci sono tutte e sono disponibili a chiunque (se uno, magari anziano, non parla inglese se le fa tradurre prima di partire per il viaggio). Se a quel punto ti dànno la multa è perché hai violato una regola.
NON dànno le multe il modo arbitrario perché gli stai sul cazzo. La multa te la dànno perché hai violato una regola.
Poi certo, quando fanno un’ispezione sul tram non fanno in tempo a controllare tutti. Se si aprono le porte e uno fa in tempo a scappare amen. Lo stesso sulla metro: si mettono in tre o quattro e mica possono fermare tutti i passeggeri che escono da un convoglio. Li prendono a campione, delle volte ti fermano e delle volte no.
Ha qualsivoglia rilevanza? No di certo. Se tu hai pagato il biglietto lo mostri e sei a posto. Se non l’hai pagato e ti fermano prendi la multa; il fatto che un altro evasore riesca e farla franca non smuove di 1 µm l tua colpevolezza. Se non paghi il biglietto prendi la multa, a prescindere da quello che fanno gli altri. Sei nel torto, punto.

Ho l’impressione che qui ci siano dei turisti che non si informano, che non rispettano le regole e poi quando prendono la multa vanno in giro per il mondo a raccontare falsità sui controllori di Praga dicendo che dànno le multe alla cazzo, alimentando false leggende che poi finiscono sui giornali.
No caro, la multe te l’hanno data perché non hai pagato il biglietto. E se non hai capito perché ti hanno dato la multa taci, invece di fare la figura dell’ignorante nel mondo.

Impara dalla gente di queste parti che quando prende la multa sta zitta e cerca di risolvere la faccenda al più presto possibile senza far troppo rumore, perché ha vergogna di aver preso la multa.

No, signori, io non mi lamento dei controllori (ché sono sì simpatici quanto una rettoscopia, ma la multa la dànno a chi viola le regole). Io mi lamento dei turisti, mi lamento di quelli che pensano di essere autorizzati a fare quel cazzo che vogliono salvandosi sempre con un ma come facevo a saperlo?
Mi dànno fastidio quelli che quando vengono beccati a non pagare il biglietto inscenano tragedie greche invece di ammettere il proprio errore. Come quei turisti napoletani beccati in metropolitana che ai controllori volevano far credere di essere convinti che il biglietto di corsa singola timbrato tre giorni fa fosse un biglietto valido una settimana.
E quando è arrivata la polizia per identificarli si sono lamentati (in italiano, pensando che li capissero, ma forse era già uno sforzo parlare in italiano per loro) che il ristorante dove erano stati li aveva fregati, e che quindi insomma erano andati a pari.
Come dire, se mi fottono al ristorante (ma sospetto che mancassero loro le conoscenza base d’aritmetica per capire le addizioni del conto) allora posso non pagare il biglietto.
Cosa vuoi dire a gentaglia del genere? Già è un difficile esercizio rimanere calmi e non sputargli in faccia.
Poi vanno a casa e vanno in giro a dire che i controllori sono cattivi e si crea questa fama.
No, sei tu che sei un pezzo di merda.

I mezzi pubblici di Praga funzionano bene, sono puliti, efficienti, puntuali e ti portano ovunque, persino la notte.
Anche quando ci sono calamità naturali (tipo l’alluvione dello scorso anno) in pochissimo tempo mettono in piedi una rete di trasporti alternativa efficiente (mica quelle porcate degli autobus sostitutivi che aspetti per mezz’ora e quando arrivano non bastano a tirare su un terzo della gente in attesa).
Il prezzo da pagare è il giusto: l’equivalente di 1,16 euro per il biglietto da 90 minuti, 0,87 euro per il biglietto breve da mezz’ora.
Per il servizio che offrono è un giusto prezzo da pagare. Se tu non lo paghi (non perché non te lo puoi permettere) sei uno stronzo che sfrutta un buon sistema che pagano

I primi gugol glass

July 22nd, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in repubblica ceca

Ieri in metropolitana ho visto per la prima volta un tizio con gugol glass.
Attorno a lui l’indifferenza.
Forse gli altri passeggeri non l’avevano troppo notato, o magari è che qui la gente si fa ammirevolmente i cazzi suoi.
Ma insomma, niente sguardi concentrati sul tizio coi gugol glass.

Qualche settimana fa leggevo un articolo di una tizia che aveva provato i gugol glass per qualche giorno ed era rimasta nauseata da come tutti la guardassero per via della novità tecnologica.
Ecco, qui siamo già alla fase in cui è normalità.

Per quanto mi riguarda, attirano di più la mia attenzione i cechi che vanno in giro con le cuffie enormi per ascoltare la musica rispetto ai discreti gugol glass.

Carta e penna

July 20th, 2014 by mattia | 2 Comments | Filed in Catalogna, praga, repubblica ceca

Nell’albergo dove sono stato c’era un ristorante dove si mangiava davvero bene. Così nell’ultima settimana ci sono andato spesso.
A un certo punto i camerieri hanno iniziato a prendere le ordinazioni usando un telefono intelligente, che a quanto ho capito era collegato senza fili alla cassa in modo da consentire una gestione automatizzata dei conti.
Quindi arriva il cameriere, gli si chiedono dei piatti e questo “calma calma, si deve aprire l’app“. E niente, ci abbiamo messo il triplo del tempo per ordinare, con tante scuse del cameriere, ma sapete, dobbiamo rodare il nuovo sistema.
Il giorno dopo scena identica.
Il che mi ha fatto pensare che forse il problema era proprio il sistema.

Qualche settimana fa sono stato in uno di quei locali moderni di Praga dove registrano gli ordini sul computer. Quando devi pagare vai alla cassa dove c’è uno schermo al tocco. La cameriera si mette a toccare vorticosamente dozzine di icone e dopo cinque minuti buoni di tip-tap sullo schermo ti dice quanto devi pagare.
Per la cronaca ha pure sbagliato il conto, addebitandomi due hamburger anziché uno (avrà fatto qualche tip-tap di troppo). Ma anche se avesse fatto il conto giusto, il tempo che ci ha messo a generarlo bastava per dire una decina del rosario.

Nei locali normali di Praga scrivono gli ordini su di un fogliettino (delle volte lo lasciano direttamente al tavolo), usando un codice particolare (tipo che la birra è una stanga verticale).
Quando devi pagare dici al cameriere cosa hai preso e questo cancella le ordinazioni dal foglietto e fa il conto a mano. Carta e penna e ti dice in due secondi quanto pagare. Il tutto senza perdere tempo a picchiettare freneticamente su uno schermo.

Oh, non pensiate che questo sia un post contro la tecnologia. Io amo la tecnologia. Giusto quando ero a Barcellona ho fatto la spesa “a Praga” ordinando sul sito del supermercato quello che volevo e impostando la consegna a stasera (tra l’altro ho pure usato il primo buono sconto da 250 corone che ho ottenuto dal supermercato).
Questo è un uso buono della tecnologia, è un uso che semplifica la vita: mi trovo dall’altra parte del continente e comando la spesa a domicilio per quando torno a casa. Il tutto seduto sulla sdraio.
I sistemi di gestione delle ordinazioni che vedo nei ristoranti o nelle birrerie invece sono un uso complicativo della tecnologia.
Giusto per fare un altro esempio: mentre ero alla stazione della località balneare in attesa di prendere il treno sono andato al bar per un caffè. C’era solo una tizia a servire e tre clienti. Non era molto svelta di suo, e vabbe’, ma a complicare le cose c’era il fatto che gli scontrini li faceva con una cassa-computer. Nemmeno con lo schermo al tocco, doveva prendere in mano il maus per fare uno scontrino. Roba che ti fa venire la muffa allo scroto.
Quando basterebbe una classica cassa con un bel pulsante meccanico con scritto sopra CAFFÈ.

Poi magari c’è qualcuno che lavora dall’altra parte del bancone o della cucina e mi dirà che un sistema del genere è utile perché alla fine della giornata sai il numero di caffè o di carpacci di baccalà venduti. O forse per qualche altro motivo che mi sfugge. Ma insomma, se per semplificare la tua vita di un cicinin devi fare addormentare i tuoi clienti mentre tu premi freneticamente icone su di un terminale, anche no.

Per la cronaca, venerdì al ristorante dell’albergo erano tornati a prendere le ordinazioni con penna e taccuino.

Come si dice brevetto in inglese?

July 19th, 2014 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza

La cosa che più mi stupisce del discorso in inglese di Renzi non è il fatto che non sappia come si dice brevetto nell’idioma anglosassone.
Non è centro il primo presidente del consiglio che non sa parlare inglese. Certo, ha meno scusanti di altri – ben più vecchi -che l’hanno preceduto, ché la sua generazione dovrebbe già conoscerlo meglio. Ma insomma, l’italia ha avuto un ministro degli esteri baffuto che non parlava inglese. Un ministro degli esteri, intesi?

Quello che mi stupisce è che sia riuscito a nascondere questo suo handicap così a lungo. Per anni ce lo hanno dipinto come quello moderno, l’obama bianco (feispalm).
Quello che fa i discorsi ispirativi davanti a un microfono stile anni ’60 con le maniche di camicia arrotolate rispolverando slogan tipo I care.
Quello che parla della generazione erasmus (oh quante volte l’ha citata la generazione erasmus), quello che guarda all’orizzonte dell’Europa come la propria casa in cui sentirsi a proprio agio.

E poi si scopre che parla inglese come il sindaco di un paesino di mille abitanti sull’Appennino calabrese. Sembrava quel tizio che nella mia città che dirigeva un’importante associazione di categoria che di ritorno da un viaggio in Africa raccontò, lustrandosi la giacca alla cena del club, di aver visto gli animali allo stato ebraico.

Mediocrità pura.
Eppure per anni ce l’ha data a bere. Ci ha fatto credere di essere un tizio moderno, capace di parlare fluentemente in inglese coi potenti del mondo. Mica come quelle vecchie carrette della politica da rottamare.
E invece non era vero niente.
Veramente, questo è un genio della comunicazione: come ha fatto a ingannarci così a lungo? Dico, nessuno mai l’aveva sentito parlare in inglese? Nessuno che ci veniva a dire che parlava inglese come Fassino?
Niente, è riuscito a portare avanti una sua immagine costruita a tavolino per anni come se niente fosse.
Mi levo il cappello.

I risvolti dell’eiaculazione precoce

July 19th, 2014 by mattia | 28 Comments | Filed in ignoranza

Ricordo un caso interessante. Una prostituta brasiliana viene uccisa in bassitalia, e un giovane viene accusato di omicidio.
In realtà al processo vengono chiamati tanti altri giovani e meno giovani. Clienti, ovviamente, tutti quelli che erano entrati in contatto con la prostituta.
L’attenzione si concentra però su questo che all’inizio nega di essere stato con la prostituta. Per gli inquirenti è il segno che vuole nascondere l’omicidio (già, perché il fatto che uno non voglia far sapere al mondo che va a puttane invece no).
Alla fine del processo il giovane viene condannato per omicidio: 21 anni.
Prove? Nessuna. C’erano solo prove che fosse stato sulla scena del delitto (l’appartamento dove si prostituiva la vittima), visto che ha lasciato copiose tracce biologiche, ma nessuna prova che sia stato lui ad ucciderla.
Gli inquirenti però non mancano di fantasia. Si creano le loro storie fantastiche, facendo una ricostruzione basata solo su come pensano possa essere andata. Secondo la procura questo giovane arriva nell’appartamento, paga, inizia a fare quello che deve fare ma viene subito. Così si arrabbia per aver sprecato il denaro per un rapporto finito subito, prende un coltello e ammazza la prostituta.
Che prove c’erano a sostegno di questa ricostruzione? Niente. Per un pubblico ministero basta dire che sei venuto subito (cosa che può capitare) e che la prostituta dichiarava il game over dopo la prima venuta e questo ci costruisce sopra le sue fantasie.
Per dire, i moventi potevano essere tra i più disparati. Magari un cliente se l’è presa perché la prostituta gli ha detto che ce l’aveva piccolo, oppure durante l’amplesso si è messa a guardare l’orologio o a sbadigliare e quello s’è offeso. O magari un cliente ha saputo che un altro ha avuto lo sconto e lui no e se l’è presa.
Dal punto di vista delle prove tutte queste ricostruzioni hanno il medesimo valore: nessuno. Sono solo fantasie che uno si crea su come può essere andata.
Presa a caso una ricostruzione fantastica ci costruiscono sopra dei castelli e il dibattimenti si infila in un vicolo di assurdità sempre crescenti. Per sostenere la propria ricostruzione il pm ordina una perizia in cui si vuole dimostrare se l’imputato soffre di eiaculazione precoce e in aula si sente l’avvocato difensore che disquisisce sull’attendibilità della perizia parlando di stimolazione dell’asta peniena.
Questi per ore si mettono a litigare in un’aula di tribunale sull’uccello dell’imputato, se viene subito o no, e questo diventa il fulcro del processo.
State attenti che se soffrite di eiaculazione precoce in italia rischiate 21 anni di galera.

Ad una mente che avesse conservato un briciolo di sanità mentale tutto questo sembrava un dialogo tra folli. Il problema è che giuridicamente tutto reggeva perché od ogni passo che fu fatto per arrivare a quella situazione si era trascurato un pezzettino di logica. Un pezzettino adesso, un pezzettino al passo successivo finisci per avere una situazione illogica e condannare una persona per omicidio usando come prova il fatto che soffre di eiaculazione precoce.
Ma è così che funziona coi processi indiziari in italia. Chi ti accusa non deve portare delle prove: gli è sufficiente instillare in chi giudica l’intima convinzione che sia stato tu.
Per convincerlo può crearsi ricostruzioni fantastiche basate esclusivamente sulla sua fantasia, e poi costruirci attorno un castello di elementi a sostegno che per rendere il tutto verosimile. Il giudice, bombardato da questi elementi si convince anche lui che… suvvia, è andata per forza così. E tu sei fritto.
Se invece fossimo in un paese civile ci si fermerebbe al primo passo. Fermi tutti: che prove hai che quella sia la ricostruzione vera? Cosa la rende più attendibile di mille altre storie che potresti inventarti? Niente? Allora non ha alcun valore. Non la si prende nemmeno in considerazione. Non si chiede nemmeno di smontarla all’avvocato difensore perché non c’è niente da smontare, è solo una fantasia del pm e ha il valore di una fantasia: nulla.
Purtroppo però col processo indiziario finiscono in galera molte persone. Se hai la sfiga di trovarti di fronte un pm con molta fantasia questo si crea la propria ricostruzione fantastica e per difenderti sei obbligato a smontare le favole del pm. In un paese civile tutto questo non esisterebbe, a una persona dovrebbe essere chiesto di difendersi da accusa basate su fatti, non dalla ricostruzione di fantasia di un pm che ti dice suvvia, non può che essere andata così.

Lo spiegavo un anno fa, la sentenza di primo grado in cui si condannava berlusconi per prostituzione minorile era un abominio per un paese civile. Non c’era uno straccio di prova, tutto si basava sulla convinzione che le utilità economiche trasferite da berlusconi alla minorenne fossero dovute a un rapporto di prostituzione. Siccome uno è un vecchio bavoso a cui piace la figa anche a ottant’anni anziché aver raggiunto la pace dei sensi, se dà del denaro a una persona con due seni e una vagina allora è prostituzione. Perché suvvia, è per forza andata così.
Non c’è nemmeno evidenza di un rapporto sessuale, ma ciò non è necessario: se il pm si convince di una cosa ci costruisce sopra la propria ricostruzione fantastica dell’accaduto basata solo su come si immagina siano andati i fatti e tu sei fottuto. Non devi difenderti da prove ma da pregiudizi.
Devi difenderti dal pregiudizio di vecchio bavoso, perché è quello che ti fa condannare.
Se i soldi alla minorenne li avesse dati una persona dalla specchiata moralità nessuno l’avrebbe accusato di prostituzione minorile; li ha dati un vecchio bavoso che parla di mela che sa di figa e allora è prostituzione minorile.
Cerchiamo di capirlo, qui si viene condannati non per i fatti, non per le prove ma per la propria reputazione. È un’oscenità indegna di un paese civile.

Per questo la sentenza d’appello in cui si assolve berlusconi dall’accusa di prostituzione minorile è una boccata d’ossigeno per lo stato di diritto. Non puoi condannare una persona solo per la sua fama.
La sua nomea non basta per dimostrare che quei soldi erano per prostituzione.
Servono prove. Condannare una persona per pregiudizio è un obbrobrio giuridico contro ogni diritto umano al giusto processo.
Ieri l’assoluzione ha riparato questa oscenità e ci ha restituito un paese un filino più normale.

Poi ci sono i coglioni – sì, coglioni – che parlano di prova logica.
O quelli – ancora più coglioni – che si scandalizzano e scrivono da oggi il reato di pedofilia (sic) non esiste più. 

Spero per loro non soffrano di eiaculazione precoce, un giorno potrebbe costargli caro.

Piesse: utile lettura per certi che a sinistra ieri si stracciavano le vesti.

In soccorso di un kayak che sta affondando

July 19th, 2014 by mattia | 2 Comments | Filed in Uncategorized

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Ultimo giorno al mare.  Ho rimandato fino all’ultimo ma poi mi sono deciso, ho affittato una kayak e ho fatto una gita pagaiando questo pomeriggio.

E niente, sono lì che pagaio quando vedo a distanza un altro kayak. Mentre il mio è bello rigido quello invece è gonfiabile. Per la cronaca era questo qui. È che quadrando meglio mi sembra stia affondando. La persona che c’è sopra è col peso concentrato nel mezzo e il kayak quasi si piega. Forse sta già imbarcando acqua, ché mi sembra che al centro il livello del mare sia già al livello del bordo del kayak.
Allora mi metto subito a pagaiare veloce per raggiungerlo. Cosa posso fare? Boh, non lo so, magari niente. Ma l’istinto mi dice di andare in soccorso. Dopo tutto sul mio kayak un’altra persona ci sta. Alla peggio lo faccio aggrappare al mio kayak e lo trascino a riva.
Mentre mi avvicino sembra che la situazione sia peggiorando, il tizio sta pompando aria nel kayak…

Solo che quando mi avvicino abbastanza per vederci meglio mio rendo conto di aver capito male. Non stava affondando, proprio no. Il tizio sul kayak stava, come si dice… scopando la tizia che aveva sotto di sé.
Il movimento ritmico non era per pompare l’aria ma per pompare… vabbe’, ci siamo capiti.
Quando gli sono arrivato a pochi metri di distanza e ho visto questo qui col culo al vento che ciurlava ho capito tutto.

Capito l’equivoco mi sono allontanato e mi sono messo a ridere.
No dai, veramente, vi sembra il caso?
Ci sono tanti posti per ciulare, proprio su un kayak gonfiabile in mezzo al mare, rischiando di ribaltati e di affogare?
Proprio non siete capaci di tenerlo nelle braghe per mezz’ora?

Superstiti

July 18th, 2014 by mattia | 4 Comments | Filed in repubblica ceca

Il terribile incidente aereo di ieri in Ucraina mi ha dato l’opportunità di scoprire un caso molto interessante che non conoscevo.
Si tratta dell’incidente aero accaduto il 26 gennaio del 1972 in un piccolo paese nel nord dell’allora Cecoslovacchia,  Srbská Kamenice, vicino al confine tedesco.
Il volo della compagnia aerea iugoslava JAT 367 partito da Stoccolma e diretto a Belgrado esplose in volo e precipitò disperdendo i resti su una vasta area.
Un mio amico che abita da quelle parti mi ha raccontato che la gente si è trovata i resti dei corpi umani nei giardini, sulle case…
Secondo la versione ufficiale fu una bomba di alcuni nazionalisti contro il governo iugoslavo a far esplodere l’aereo a 10 mila metri di quota, secondo altre ricostruzioni più recenti ma ampiamente contestate fu un missile dell’aeronautica cecoslovacchia che colpì per sbaglio l’aereo.

La cosa più interessante però è che ci fu una superstite. Vesna Vulović, hostess all’epoca 22enne che sopravvisse a 10 mila metri di caduta libera senza alcun paracadute, cosa che le ha garantito l’accesso nel Guinnes dei primati per il volo libero da più alta quota senza paracadute e senza morte.
Secondo la teoria del missile la quota dell’aereo era molto più bassa di 10 mila metri. Ma insomma, non siamo parlando di una decina di metri comunque.
Come sia possibile che sia sopravvissuta dopo un volo del genere è un mistero.
Ma insomma, questo ci dice che una speranza, per quanto remotissima, in questi casi c’è sempre.

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