Contro il razzismo, ma solo per alcune razze

February 28th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, politica

«Nessun pregio ha il riferimento alla cosiddetta legge Mancino posto che tale fattispecie non può riferirsi ai fatti enunciati in querela».

via corriere.it

Ho spiegato più volte perché la legge mancino sia una porcata indegna di un paese civile.
Se uno “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico” tu lo contrasti sul piano dei contenuti.
Spiego perché quelle teorie sono sbagliate, ma non gli tappo la bocca.
Perché se mi confronto sul contenuto dell’idiozia che uno dice posso convincere gli altri che quella è davvero un’idiozia. Ma se gli tappo la bocca non ho l’opportunità di smontare pubblicamente l’idiozia, che sotto sotto poi continua a dilagare.
Le idiozie non si zittiscono dicendo che “questo è il male quindi è vietato dirlo“, quasi come se fosse un dogma incontestabile. Le idiozie si smontano, e se tu hai gli strumenti per smontarle non hai alcun problema se altri le proferiscono.

Al pari della legge mancino adesso sta arrivando la legge che impedirà il negazionismo dell’olocausto, con tutto il parlamento scodinzolante dietro alla lobby ebraica (con rarissime eccezioni, come la Sen. Cattaneo).
Anche in questo caso, se uno dice che l’olocausto è un’invenzione e i campi di sterminio sono stati costruiti a Cinecittà, io gli porto tonnellate di analisi storiche che ne dimostrano l’autenticità secondo tutti i criteri storiografici usati dagli esperti.
E gli faccio fare una figura di palta davanti a tutti.

Tolti i pochi casi in cui certe affermazioni possono portare a un pericolo effettivo, per il resto le leggi che tappano la bocca sono sempre da evitare.

Ma questo ce lo siamo raccontati mille volte.
C’è però un altro motivo che rende queste leggi inadatte a un paese civile, ed è la loro applicazione pratica.
Perché tutti noi sappiamo che le leggi devono essere quanto più generali possibile. Non posso fare una legge che vieta esprimere idee fondate sull’odio verso una razza, ma devo necessariamente formularla in modo che siano condannate le espressioni di odio verso tutte le razze.
Dal punto di vista teorico tutto a posto. Il problema è quando si applicano queste norme. Perché per quanto la norma sia estremamente generale in realtà è stata forgiata dal legislatore con preciso e non celato intento di proteggere solo un caso specifico. Chi poi la fa rispettare segue esattamente questo intento.

La cronaca di questi giorni ci porta un ottimo esempio pratico.
Un signore famoso non si sa per quale motivo ha insultato i veneti in radio dicendo che sono tutti ubriaconi.
Alcuni veneti l’hanno denunciato.
Ora, di per sé la diffamazione non aveva grandissime basi per andare avanti: affinché ci sia diffamazione deve essere leso l’onore di qualcuno, che è il bene tutelato; tuttavia questo avviene solo se le persone insultate sono ben identificabili. Devo dire che Giovannino, Melchiorre e Stanislao sono ubriaconi: in questo caso le persone sono ben identificabili e il loro onore davvero compromesso. Ma se dico che tutti i veneti sono ubriaconi, sono talmente generico nell’identificare le persone che nei fatti non scalfisco l’onore di nessuno. E fin qui ci siamo.
C’è però la legge mancino.
Frasi come

I veneti sono un popolo di ubriaconi. Alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri (…) Poveretti i veneti, non è colpa loro se uno nasce in quel posto, è un destino (…) Basta sentire l’accento: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino.

non costituiscono forse “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”?
Superiorità relativa, nel senso che parla di inferiorità di un altro popolo. Odio? Se non è odio questo.

Per la procura di Verona però la legge Mancino non c’entra niente.
Come si fa a dire una cosa del genere?

Semplice, in italia la legge mancino vale solo per alcune razzeper alcune etnie.
Per altre, come in questo caso, no.

Eppure, dal punto di vista giuridico non c’è alcun motivo per cui un insulto a indiani o africani debba rientrare sotto l’ombrello della legge mancino e un insulto ai veneti no. A meno che tu non sia capace di portarmi dimostrazioni biologiche che dimostrino che gli indiani siano una razza o un’etnia mentre i veneti no (auguri).

Questo caso dimostra tutta l’idiozia della legge mancino, per cui – applicandola in modo neutrale – si dovrebbero condannare anche gli insulti tra pisani e livornesi.
Siccome però è stata creata per condannare il razzismo solo verso alcuni e non verso tutti, questa poi viene applicata proprio per lo scopo per cui è stata creata.
E fa niente se la legge è tutta perfettina nella sua generalità. È stata fatta per alcune razze e viene fatta rispettare solo per quelle.

Mai fidarsi di leggi come queste. Non solo perché tappare la bocca è sbagliato come principio, ma anche perché per quanto le infiocchettino di generalità poi nella pratica vengono usate solo per alcuni. E usare una legge con alcuni ma non con altri è una delle cose più odiose che puoi fare in uno stato di diritto.

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Cellulari e tumori: come interpretare i dati

February 27th, 2015 by mattia | 13 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Qualche settimana fa Veritasium (ottimo canale iutiub) ha pubblicato un video semplice ma preciso che in meno di otto minuti smonta un sacco di scemenze che si raccontano sulla – presunta – pericolosità dei telefoni cellulari.

Quando di parla di campi elettromagnetici la gente inizia a sbarellare. Parliamo di campi elettromagnetici non ionizzanti, come quelli prodotti dai telefoni cellulari e da tanti altri dispositivi che usiamo tutti i giorni. Vengono chiamati non ionizzanti perché non sono in grado di produrre ioni strappando elettroni dagli atomi con cui interagiscono. Ma quindi, se manco riescono a produrre ioni, come fanno a generare tumori? Perché un tumore alla fin della fiera è un’alterazione del DNA di alcune cellule. Se la radiazione è ionizzante ci sta benissimo che possa alterare il DNA e causare un tumore, ma se la radiazione non è ionizzante…

Eppure la gente ha una paura tremenda di cellulari, uai-fai e compagnia cantante.
L’altro giorno mi ha pure scritto un tizio chiedendomi se ero capace di creare un filtro da usare sull’impianto di casa capace di eliminare le frequenze tra 3 e 47 Hz dannose al cervello. Quando gli ho chiesto chi gli avrebbe detto che  campi tra 3 e 47 Hz sarebbero dannosi al cervello è scomparso e non mi ha più risposto.
Anche solo a pensare… decine di Hz… santo cielo… sono praticamente campi statici!
Di cosa vuoi aver timore?

Il motivo per cui la gente teme i campi elettromagnetici delle linee elettriche, dei cellulari o del uai-fai è probabilmente che non si vedono né si “sentono”.
Se ci pensate, tutte le altre grandezze fisiche con cui abbiamo a che fare ogni giorno sono qualcosa che possiamo percepire direttamente. La forza di gravità? Se ti cade un incudine sulle balle la senti. Da questa esperienza sei in grado di percepire la pericolosità di un grave che ti cade addosso. Sai che se ti cade addosso una piuma non ti fa niente, ma se ti cade addosso un incudine da qualche metro d’altezza ti spetascia.
La temperatura? Metti la mano sul fuoco e ti rendi conto direttamente dei suoi effetti.
Un’onda sonora? Vai a un concerto dove tengono il volume troppo alto e quando esci resti intontito per qualche ora.

In tutti questi casi noi siamo in grado di percepire direttamente gli effetti di un fenomeno fisico e di valutare la sua pericolosità grazie alla nostra esperienza personale.
Ma i campi elettromagnetici non ionizzanti? Ne siamo circondati tutto il giorno ma non ne abbiamo alcuna percezione diretta. Sì, ok… se avete qualche vecchia otturazione metallica nei denti e vi avvicinate a un grosso forno a induzione industriale magari qualche effetto dei campi elettromagnetici lo sentite.
Ma normalmente noi non le percepiamo. Non abbiamo un’esperienza dei loro effetti, quindi non sappiamo dire quando sono pericolosi e quando no come invece sappiamo fare con la temperatura o con un grave che ci cade addosso.

Da questa carenza di percezione ed esperienza di pericolosità nasce dunque la paura, perché la paura è spesso il risultato di qualcosa che non conosciamo. Dal punto di vista evolutivo è naturale per noi avere paura di tutto quello che non conosciamo: è una paura che magari ci fa temere per dei rischi inesistenti, ma che nel contempo ci salva la pellaccia quando i rischi ci sono davvero e quindi ci rende più competitivi nella trasmissione dei nostri geni.
Non deve sorprendere dunque se la gente è portata a temere – per istinto – qualcosa che non conosce e di cui non ha percezione diretta. Fa parte della natura umana.

Fortunatamente però l’uomo ha anche inventato questa cosa che si chiama scienza e ci aiuta a conoscere cose che prima non conoscevamo. È vero che non abbiamo esperienza diretta – come uomini – dei campi elettromagnetici, ma possiamo studiarli con la scienza e capire se sono pericolosi o no.
Se dunque è naturale aspettarsi che per istinto l’uomo ne abbia paura è al contempo stupido ignorare gli strumenti che la scienza ci dà per capire se davvero i campi elettromagnetici non ionizzanti sono pericolosi o no.

Il video di Veritasium analizza questi strumenti e spiega come interpretarne i risultati.
Il tutto partendo da uno studio che “dimostra” come gli utilizzatori di telefoni cellulari hanno una probabilità di ammalarsi di glioma (un tumore al cervello).
Pistola fumante? Dimostrazione-carta-canta che i telefoni cellulari provocano il cancro?

Innanzitutto guariamo i numeri da vicino. La probabilità è tre volte tanto? Guardiamo i valori assoluti.
La probabilità di beccarsi questo tipo di tumore al cervello è di 3 su 100.000. Se anche lo aumenti di tre volte arrivi a 9 su 100.000. È comunque poco. Un po’ meno poco, ma sempre poco.
Ora, se il fenomeno è così raro come fai a fare statistiche che siano sensate?

Il primo metodo è fare un Randomized controlled trial (RCT).
Prendi un gruppo di persone che non usa il cellulare e lo dividi a metà. La prima metà dovrà usare il cellulare e la seconda no. Li segui per un periodo di tempo sufficientemente lungo per vedere insorgere i tumori al cervello e poi controlli se ne è più frequente nella metà di persone che hai fatto vivere usando il cellulare.
Già, ma per fare questo esperimento non puoi prendere 1.000 persone. Se il tumore compare con una probabilità di 3 casi su 100.000 persone e ne prendi solo 1.000 facile che non trovi nessun caso di tumore, né in un gruppo né nell’altro. Ma anche se ne prendi 100.000 o 200.000… ti capitano 3 o 6 casi di tumore. Siamo ancora su numeri troppo bassi.
Servono milioni di persone.
E trovami tu milioni di persone disposte a non usare il telefono cellulare per 20 anni. Ormai tutti usano un cellulare.
Quindi niente, l’RCT sarà anche un ottimo metodo ma in questo caso non possiamo usarlo.

Un’alternativa è fare un prospective observational study.
Ossia, prendiamo un gruppo di persone, li seguiamo monitorando quanto usano il cellulare e controlliamo se chi usa di più un cellulare ha maggiore probabilità di sviluppare un tumore al cervello.
Ma anche qui abbiamo il problema della scarsità dei tumori: dovremmo seguire centinaia di migliaia di persone per veder sviluppati una manciata di tumori, statisticamente irrilevanti.
Magari per pura sfiga quella manciata di tumori è causata da un’altra causa comune a quella manciata di persone che noi non conosciamo perché controlliamo solo una caratteristica, quanto usano il cellulare.
Da questo punto di vista l’RCT è migliore, perché io scelgo a caso le due metà della popolazione: se i numeri sono abbastanza grandi tutte le altre caratteristiche sono parimenti distribuite tra le due metà.
Quelli che bevono acqua minerale e quelli che bevono acqua del rubinetto sono sparsi con la stessa incidenza nelle due metà, quelli che guardano la TV o che leggono un libro la sera sono presenti con la stessa percentuale nelle due metà e così via.
L’unica cosa che differisce è che una metà ha il cellulare e l’altra no. Quindi se notiamo una differenza tra le due metà possiamo iniziare a pensare che sia dovuta al cellulare.
Ma questo funziona con l’RCT perché siamo noi che selezioniamo a caso le due metà e forziamo una sola caratteristica a essere differente tra le due metà.
Con il prospective observational study non abbiamo questo tipo di controllo, ci becchiamo la popolazione oggetto di studio così com’è, quindi non possiamo escludere altre cause – non distribuite causalmente – per l’insorgenza dei tumori. Sì, noi vediamo che quelli che sviluppano un tumore al cervello usano tanto il cellulare, ma se andiamo a indagare scopriamo magari che bevevano tutti l’acqua del rubinetto oppure leggevano libri di Federico Moccia. Se non indaghi su queste caratteristiche della popolazione non potrai mai scoprirlo.
Questo metodo funziona solo se i numeri sono estremamente alti: se prendo mezzo milione di persone e trovo venti casi di tumore al cervello, può darsi che magari quelle venti persone abbiano usati tutti il telefono cellulare molto spesso, ma tra una ventina di persone puoi trovare un sacco di altre caratteristiche comuni. Prendi venti persone e mettile in una stanza: vuoi non trovare qualcosa che le accomuna?
Se invece prendi 5 mila persone e le metti in una stanza è già più difficile che ci sia qualcosa che le accomuni. Se lo trovo allora già quella correlazione inizia a essere più affidabile.
Ma questi tumori sono così rari da necessitare milioni di persone.

Il terzo metodo è il case control study.
Invece di andare a prendere una popolazione enorme di persone con pochi casi di tumore vado a prendere direttamente le persone con quel tumore selezionandole accuratamente, e chiedo loro quanto hanno usato il telefono cellulare negli anni precedenti.
Poi prendo una popolazione demograficamente molto simile alla popolazione degli ammalati ma che non ha questo tumore. Se per esempio tra gli ammalati ho il 60% di uomini e il 40% di donne selezionerò persone sane con le stesse percentuali. Se gli ammalati sono in gran parte tra i 45 e i 65 anni selezionerò maggiormente persone sane della stessa età. Poi chiedo anche ai sani quanto hanno usato il telefono cellulare negli anni precedenti.
La pistola fumante di cui parlavamo prima ha seguito proprio questo metodo.
Ma qual è il problema in questo caso?
Provate a immaginare di intervistare una persona che ha un tumore al cervello chiedendogli quanto ha usato il cellulare negli anni precedenti. Molto probabilmente esagererà nello stimare le sue abitudini di utilizzo del cellulare.
Volete qualche esempio? Riguardatevi questo servizio delle iene di due anni fa. È ovvio che quando intervisti una persona con un tumore questa si commuova, che ti racconti di quando l’ha scoperto e ha pensato alla famiglia, ai figlio e si metta a piangere. Ma che attendibilità ha una testimonianza di una persona in questo stato di vulnerabilità emotiva?
È naturale che quando scopri di avere una malattia del genere pensi a quale potrebbe essere stata la causa. Lo fai perché hai bisogno di qualcosa contro cui lottare. L’idea che una malattia venga perché così è, senza un qualcosa a cui mettere l’etichetta “colpa” è inaccettabile. Noi uomini vogliamo sempre trovare un nesso tra eventi, perché vogliamo trovare uno schema a quello che accade. Se non c’è o non lo vediamo lo troviamo per forza.
Ecco allora che una persona del genere trova questo nesso nel telefono cellulare. Ci pensa e ci ripensa finché non ci si convince. Se poi tu gli chiedi quanto utilizzava il cellulare egli molto probabilmente esagererà nei ricordi.
Attenzione, non è che mente consapevolmente. Dirà tutto in buona fede, sono i suoi ricordi che sono alterati da questa sua ricerca di una causa per la malattia.
Al contrario, chi non ha sperimentato quella malattia tenderà a sottostimare l’uso del cellulare. Magari pensa anch’egli che sia pericoloso, ma in lui il meccanismo mentale è diverso. in una persona che non si è ammalata ma magri ha paura di ammalarsi il pensiero è “no, dai, non lo uso tanto… per quanto lo uso io non fa male“.
È il principio di auto-assoluzione in cui sminuisco i valori dei miei peccati. Per scacciare l’idea che quello che faccio un giorno mi porterà ad ammalarmi mi convinco che quello che credo essere pericoloso … lo faccio poco.
Così chi non si è ancora ammalato ma magari ha paura di ammalarsi perché pensa che il cellulare causi tumori sottostima l’uso del cellulare.
È evidente allora che un case control study in queste condizioni è molto debole.
Ti serve un metodo per misurare oggettivamente la caratteristica che vuoi controllare, non puoi basarti su ricordi che possono essere alterati. Devi poter misurare qualcosa.

Come fare allora a determinare se i cellulari causano tumori al cervello?
Ci sono stati prospective observational study basati veramente su milioni di persone, come l’intera popolazione danese, e non hanno rilevato alcuna correlazione tra uso del telefono e insorgenza di tumori al cervello.
Già qui stiamo andado su numeri più significativi.

Ma il metodo forse più chiaro per capire che i cellulari non causano tumori al cervello viene da un esperimento ancora più semplice: usare la popolazione di tutto il mondo.
I telefoni cellulari fondamentalmente si sono sviluppati e diffusi molto velocemente circa vent’anni fa. Fino alla prima metà degli anni novanta erano in pochi ad avere un telefono cellulare, poi in pochi anni ce ne siamo trovati tutti uno in tasca.
Se veramente causassero tumori al cervello dovremmo vedere un aumento di questi tumori sulla popolazione generale. In questo caso non sto neanche a controllare chi lo usa di più o di meno. Faccio un paragone, ad esempio, tra 700 milioni di europei oggi che usano tutti un cellulare e 700 milioni di europei di vent’anni fa che non usavano il cellulare. Su numeri così grossi io mi aspetto di vedere un aumento di tumori al cervello.
Vorrei vedere qualcosa come questa famosa immagine (tratta da wikipedia) in cui si vede che all’aumentare del consumo delle sigarette aumentano anche i casi di tumore al polmone con un ritardo di 20 anni (necessario per far sorgere il tumore, ché mica ti metti a fumare oggi e dopodomani ti scoprono un tumore).

L’abbiamo detto mille volte: correlazione non implica causalità. Da quel grafico io non posso dedurre automaticamente che le sigarette causano il cancro, mi serve sempre una spiegazione fisica del fenomeno che porta il fumo a causare il tumore. Ma se la causalità c’è io mi aspetto di vedere una correlazione.
Perché se c’è causalità ma non correlazione devo supporre che simultaneamente ci sia una causa contraria che annulla l’effetto della prima causa.

Ormai sono vent’anni che i telefoni cellulari sono usati da tutti.
Non c’è nemmeno stata una crescita graduale come nel caso del fumo: coi cellulari ce li siamo trovati in tasca tutti nel giro di pochissimi anni, con un’impennata impressionante da (in pratica) 0 a 100% sulla popolazione.
E nonostante siano passati vent’anni ancora non si vede l’effetto sul totale della popolazione.
Questa è forse l’indicazione più chiara della sostanziale non pericolosità dei campi elettromagnetici dei cellulari siano non pericolosi.

Un altro metodo possibile è considerare un sacco di altri studi fatti con diversi metodi su popolazioni numericamente poco significative e magari fatti con problemi metodologici e considerare tutti questi dati nel loro complesso.
Se davvero i cellulari causassero tumori al cervello i dati inizierebbero a convergere.

Lo sto vedendo proprio in queste settimane con degli interessanti esperimenti. All’inizio i dati erano pochi e contraddittori. Da quei dati non potevo in vero trarre alcuna conclusione. C’era solo un’idea confusa di quello che poteva o non poteva essere la causa. Poi ho fatto altri esperimenti, e altri ancora e altri ancora e man mano che aumentavo i dati la coltre di nebbia si diradava sempre più rivelandomi quello che c’era sotto.
La regola grezza è che:

se c’è sotto qualcosa prima o poi, all’accumularsi dei dati, salta fuori

Se tu invece continuando ad accumulare i dati non vedi saltar fuori niente allora significa che sotto non c’è niente.
È proprio questo quello che accade nel caso degli studi sulla pericolosità dei cellulari.
Spesso sentiamo di studi che danno risultato contrastanti, una volta a favore e una volta contro questa tesi.
Se ci fosse sotto davvero qualcosa, se i cellulari causassero davvero il cancro al cervello questo prima o poi salterebbe fuori. Perché se prendi pochi studi e magari con errori metodologici puoi pensare che singolarmente non abbiano molto senso, ma se più si ricerca e più gli studi convergono nel dire che c’è un nesso allora forse il nesso c’è davvero. A meno che in tutti gli studi si ripeta deterministicamente lo stesso errore.
Ma non è questo il caso dei cellulari. Si studiano, si aggiungono dati, si aumentano gli articoli e le ricerche pubblicate ma nonostante questo ancora i dati non convergono, la nebbia non di dissolve, non emerge nessun chiaro legame quando prendi tutti questi dati nel loro complesso.
Questa è un’altra indicazione della non pericolosità dei cellulari. Con tutti gli studi che sono stati fatti se ci fosse un elemento di pericolosità dovrebbe essere saltato fuori ormai.

Questo è il metodo con cui si fa scienza. Questo è il metodo con cui si interpretano i dati.
Dall’altra parte avete i servizi delle iene con le interviste strappalacrime, le sentenze dei tribunali italiani che si inventano nessi di causalità senza alcuna base scientifica, le “inchieste” complottiste di report o queste cose su questo coso con tutto il cherry picking del caso.

Decidete da che parte stare. Io non ho dubbi.

 

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Aspettando il succo del presidente

February 25th, 2015 by mattia | 5 Comments | Filed in politica, riflessioni

E quindi ieri Mattarella è stato immortalato mentre prendeva il treno e il tram a Firenze come un comune mortale.
Questo dopo aver preso l’aereo di linea per andare a Palermo appena eletto.
Ah, la sobrietà!

Sarà che sono un disilluso e non mi faccio abbindolare da queste operazioni di immagine confezionate per il popolino, ma qui si rischia di trasformare questa (finta) sobrietà negli scontrini di grillina memoria.
Che poi forse l’hanno capita anche loro che non potevano galleggiare una legislatura parlando solo di scontrini; la gente voleva un po’ di succo e alla fine hanno parlato sempre meno degli scontrini fino quasi a non parlarne più (svelando il nulla programmatico che c’era dietro il “noi siamo onesti”…)

Io aspetto solo che Mattarella capisca questo principio base e abbandoni questa storia della sobrietà facendoci vedere un po’ di succo. Tipo evitando di firmare decreti che non hanno alcun carattere di necessità ed urgenza, o non promulgando leggi come l’italicum approvate al senato con gravissime irregolarità procedurali. Magari tirando le orecchie al governo facendogli capire che il parlamento non è la propria puttanella da usare e buttare a proprio piacimento per sfogarsi.
Ecco, io da un presidente della repubblica mi aspetto queste cose. E chi se ne fotte della sobrietà.

Nel frattempo faccio notare una cosa: il presidente della repubblica è il capo supremo delle forze armate. Uno con questo ruolo non va in giro senza adeguata protezione.
Oh, questo dovrebbe valere un po’ per tutte le alte cariche istituzionali. La gente è abituata a vedere le scorte come un privilegio odioso perché abbiamo visto per decenni mezze calzette della politica usare la scorta come simbolo di stato sociale, come modo per sorpassare un ingorgo nel traffico mettendo la sirena, come taxi pagato dallo stato per mogli e figli…

Ma forse ci siamo dimenticati – come capita spesso – del nostro passato. Ci siamo dimenticati di Aldo Moro, che pur privo di una importante carica istituzionale divenne materia di ricatto nei confronti dello Stato.
Proteggere una persona che ha una carica istituzionale significa prima di tutto proteggere lo Stato, riparandolo dal rischio di ricatto che potrebbe subire da organizzazioni criminali qualora quella persona venisse rapita.
Ci siamo dimenticati di essere il paese di Marco Biagi, che pure la politica l’aveva solo sfiorata come consulente. Ci siamo dimenticati di essere il paese della mafia che fa saltare in aria magistrati e politici.
Siamo il paese dell’Italicus e del Rapido 904.

Oh, l’ho raccontato più volte: la sicurezza totale non esiste. Mi è capitato più di una volta di essere vicino a personaggi importantissimi, a distanza tale da cui avrei potuto benissimo centrarli con una rivoltella (se solo sapessi sparare) senza che nessuno mi avesse perquisito. Potrei raccontarvi di tutti i buchi di sicurezza delle strutture che proteggono gente come il Papa, per dire.
È sicuramente vero che gran parte del lavoro di sicurezza si fa con l’investigazione che ti porta a scoprire rischi alla radice, prima che poi l’attentato avvenga.
Ma questo non vuol dire che uno se le debba andare a cercare.

Ovviamente ci sono diversi gradi di importanza delle cariche e di conseguenza diversi gradi di protezione. Un presidente della Camera può anche andare in giro con l’aereo di linea o col treno, ma di sicuro non può andare in giro senza scorta. Un presidente della repubblica, capo supremo delle forze armate, oltre alla scorta usa mezzi e spostamenti sicuri, aerei ed elicotteri dell’areonautica militare anche per brevi tragitti, non si sposta in treno o in tram.
Esporsi inutilmente a rischi del genere non è sinonimo di sobrietà ma di incoscienza.

Oh, lo so bene che fare una vita del genere dev’essere grama. Non poter andare al parco a leggere un libro, dover star sempre rinchiuso in edifici ovattati, non poter prendere il tram… Lo so che tutti amano prendere il tram. Capisco bene dunque che a una persona dia fastidio non poter fare tutte quelle cose tipiche della vita comune di ognuno di noi. Ma se tu accetti di fare il presidente della repubblica devi anche accettare di non poter prendere il tram. Sarà brutto quanto vuoi, ma se vuoi prendere il tram non fai il presidente della repubblica.

Tutto questo, lo ribadisco, aspettando sempre il succo del presidente.

 

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Code statistiche

February 20th, 2015 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza

Scrinsciot

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Il nostro sibilia si domanda come sia possibile che solo lo 0,07% (il % non l’ha masso nemmeno) dei contribuenti italiani dichiari oltre 300 mila euro e poi ne trovi a migliaia in Svizzera.

Eggià, pensa un po’… solo lo 0,07%!
Ma santo cielo, in italia ci sono 41,3 milioni di contribuenti, a quante cazzo di persone corrisponde lo 0,07% di 41,3 milioni?
A quasi 29 mila persone.

Conti della serva. In questo articolo si confermano le circa 30 mila persone, siamo lì.

Quindi sì, sono migliaia le persone che guadagnano così tanto in italia.
Di che si stupisce sibilia?

Ma anche a occhio: lo 0,07% è circa lo 0,1%, ma lo 0,1% equivale a una parte su mille. Se in italia ci sono decine di milioni di contribuenti, una parte su mille equivale a decine di migliaia.

Per non parlare dell’altro mostruoso errore che compie: compara il reddito annuo con quello che uno ha accumulato in un conto corrente. Che è come comparare una funzione col suo integrale. Che cazzo di senso ha?
In parole povere: se tu arrivi adesso e mi guardi il conto che ho in una banca svizzera e trovi che ho su 400 mila euro, mica vuol dire che guadagno più 300 mila euro all’anno. Posso anche averli accumulati in vent’anni mettendoci venti mila euro alla volta.
Non puoi comparare quello che uno ha su di un conto corrente con il reddito, non se non tieni presente in quanto tempo è stata accumulata quella somma. Perché altrimenti non ha senso.

E questo qua fa il deputato, decide le tasse che pagate voi.
A questo punto vale la pena davvero di tirare a caso a scegliere i parlamentari, ché è meno probabile in Parlamento ci arrivino certe code statistiche.

 

Piesse: e tutto questo al netto del fatto che una persona con la cittadinanza italiana può creare reddito fuori dall’italia e quindi non essere conteggiato in quello 0,07% ma risultare nella lista dei cittadini italiani col conto in Svizzera.

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L’autentica della firma

February 20th, 2015 by mattia | 7 Comments | Filed in repubblica ceca

Ah, una piccola osservazione.

L’altro giorno ho dovuto autenticare una firma.  L’ho fatto da un notaio, ma si può fare anche all’ufficio postale (oltre che al Comune).
Costo? 36 corone ceche, 1 euro e 31 centesimi circa.

Sono poi andato a controllare quanto costa autenticare una firma in italia. Da un po’ di siti dei Comuni sembra che si debbano pagare 16 euro di marca da bollo più 52 centesimi per i diritti di segreteria.
No, sul serio, mi state dicendo che per autenticare una firma si pagano 16,52 euro?

 

 

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Quante ore ci sono in tre giorni?

February 19th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Ci sono volute infatti solo 72 ore per arrivare a venderne 34mila esemplari, un caso davvero unico

[…]

Esiste comunque un precedente positivo, sempre tra le vendita di Playmobil: sono gli 80mila pezzi del figurino di Albrecht Dürer, pittore di Norimberga esponente rinascimentale che soggiornò anche in Italia. Ma nel suo caso, per arrivare a quella cifra ci vollero tre giorni.

via corriere.it

Grazie a Ugo per la segnalazione (e la risata che mi ha fatto fare).

 

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Se la Cina non ti viene incontro

February 18th, 2015 by mattia | 10 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Un po’ come tutti oggi mi sono subito praticamente ovunque il video di questo idiota.

Riporto qui il testo di quello che dice (secondo i sottotitoli, ché mica conosco la lingua che parla, mi fido dei sottotitoli).

First of all, where are we now?
We go to bla bla bla airport to travel to China by plane, clear? focus with me

This is Earth; if you say that it rotates if we leave bla bla bla airport on international flight to China… the Earth is rotating, right?

So, if the plane stops still on air wouldn’t China be coming towards it?
True or not?

Traduzione mia

Prima di tutto, dove siamo ora?
Andiamo all’aeroporto di blablabla per viaggiare verso la Cina, chiaro? Concentratevi con me

Questa è la Terra (mostra in piccolo oggetto cilindrico, ndM); se voi dire che essa gira, se lasciamo l’aeroporto di blablabla su di un volo internazionale per andare in Cina… la Terra sta rotando, giusto?

Quindi, se l’aeroplano si ferma immobile in aria, la Cina non dovrebbe venirgli incontro?
Vero o no?

In buona sostanza questo dice che la Terra non ruota su se stessa perché se fosse così tu ti potresti alzare in volo e vedresti la Terra scorrerti “sotto ai piedi” e la tua destinazione si avvicinerebbe a te.

L’ansa cosa titola?

Il teologo dell’Islam critica Galilei: ‘la Terra non ruota attorno al sole’

Screen Shot 2015-02-18 at 20.59.33

La terra non ruota attorno al sole (sic)?
Il cretino del filmato non sta parlando del moto di rivoluzione (la Terra che gira attorno al Sole) ma del moto di rotazione (la Terra che gira attorno al proprio asse).

Questa mi ha fatto feispalmare ancora più del cretino del filmato.
La cosa però fa riflettere, perché significa che chi ha scritto questo oltre a non sapere come si scrive Sole non ha neanche capito di che si parlava. Vanno in automatico, pescando dai cassetti della memoria ricordi confusi di quello che hanno sentito a scuola. Quelle cose però non le avevano capite, le avevano prese per buone. Così quando cerchi di applicare conoscenze che non hai capito ma che hai solo preso per buone rischi di fare questi erroracci.

Sì, la Terra si muove, l’ha detto Galileo… bla bla bla…
Come il titolista dell’ansa sono però in molti che quelle nozioni non le hanno capite davvero e le ripetono a pappagallo. Prova è che chi sta pubblicando sulle reti sociali questo video molto spesso non saprebbe darti una spiegazione per confutare quello che dice l’idiota nel filmato.
Se volete potete fare la prova: a tutti quelli che condividono il filmato fate questa domanda “se io mi alzo in volo come mai la Terra non mi scorre sotto ai piedi?
Vediamo quanti sanno rispondervi.

Provo a dare un suggerimento. Tecnicamente quello che dice l’idiota nel filmato non è neanche sbagliato.
Dice “so, if the plane stops still on air…” ossia “quindi, se l’aereo si ferma immobile in aria…

Sì, se l’aereo si “ferma immobile in aria” hai ragione, la China ti verrebbe incontro.
Ma levarsi in volo equivale forse a fermarsi immobili in aria?
Cosa dovresti fare per fermarti immobile in aria?

Poi venite qui a dirmi quanti sono riusciti a rispondere correttamente.

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Perché poi c’è gente che crede a queste statistiche

February 18th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in perle giornalistiche

Grillo, si inceppa la macchina da clic Blog crolla nelle classifiche mondiali

via corriere.it

Oggi il corriere della sera costruisce un articolo intero raccontando questo fatto: il blog di beppe grillo sarebbe crollato nella classifica dei siti più visitati.
Lanciandosi poi fine analisi politica sui motivi che hanno portato alla diminuzione di accessi:

C’è da chiedersi se il crollo della popolarità del blog sia una causa o un effetto dell’impegno in politica dei due fondatori del Movimento a 5 Stelle

Peccato che il tutto sia fondato sul nulla.
Il dato sui cui si basano per dire che il blog di beppe grillo è crollato nella popolarità è un dato che non ha alcun valore.
I dati sugli accessi sono infatti – lo dice il corriere stesso – quelli che fornisce alexia

La classifica che certifica la caduta libera del blog è di Alexa, gruppo Amazon, tra le principali aziende mondiali che si occupano di statistiche Internet e partner di Google nel determinare il ranking (la classifica e la popolarità) di un sito.

Ora, alexa sarà pure del gruppo Amazon, ma non è che siccome un’azienda viene comprata da Amazon allora dobbiamo berci tutto quello che dice.
Guardiamo sempre alla parte tecnica della faccenda.
Le statistiche di Alexa vengono fatte con strumenti che un utente installa intenzionalmente per “farsi tracciare”. Cioè, non te lo dicono così, ma il senso è quello.
All’inizio c’era una tulbar da installare su explorer, poi hanno introdotto dei plag-in per altri programmi di navigazione… ma insomma il succo è quello: io devo installare “qualcosa” sul mio calcolatore che rileva il sito che vado a visitare e lo dice ad alexa. Se non faccio questo alexa non saprà mai che siti visito.
E non avrà alcun metodo per farlo.

Così come nessun altro. Quando io visito un sito faccio una richiesta a un server di mostrarmi il suo contenuto.
Gli unici che possono tracciare questa visita sono: io, l’azienda che mi fornisce la connessione internet, l’azienda che fornisce l’hosting al sito e che riceve la richiesta di mostrare quel sito e ovviamente il gestore del sito che può implementare uno strumento che registra ogni visita.
Chi è fuori da questa questa catena in cui passano le informazioni (da me fino al sito) non può tracciare la mia visita. Non senza che io gli dia degli strumenti per farlo e glielo consenta. Se ad esempio io arrivo a un sito usando gugol allora gugol sa cosa io ho cercato, sa su quale link ho cliccato e quindi quali siti ho visitato. Lo stesso se clicco un link su feisbuc: in quel caso feisbuc può tenere traccia di tutti i link che vengono cliccati dagli utenti, così come delle ricerche che fanno all’interno di feisbuc.
Ma se io non installo alcun plug-in o tulbar se non uso gugol o altri strumenti che tengono traccia delle mie visite, nessuno potrà tecnicamente contare le mie visite.

Qualsiasi statistica sugli accessi fornita da qualsiasi azienda è sempre basata su di un campione non rappresentativo.
O meglio, quel campione è rappresentativo degli utenti che accettano di installare uno strumento che tiene traccia dei siti che visita e manda questi dati a una società privata. Gente che deliberatamente accetta di farsi “spiare”.
Una fetta di navigatori non proprio tra i più attenti alla propria riservatezza, mettiamola così.

Per avere un campione rappresentativo o dovresti costruirtelo accuratamente (selezionando persone in base ai parametri demografici di un paese come si fa coi sondaggi) oppure dovresti avere numeri enormi di utenti che ti consentono di “randomizzare” il campione (sui grandi numeri eventuali errori di rappresentatività si compensano gli uni con gli altri).

Non è certo ciò che accade con le statistiche di alexa.
Se proprio voglio dare un interpretazione a questi dati posso dire che tra gli utenti di internet che accettano deliberatamente di farsi tracciare i visitatori del sito di beppe grillo sono in calo. Che è come dire che i visitatori del sito di beppe grillo si sono fatti un po’ più svegli della media.
Il che, di per sé, potrebbe essere anche una notizia non priva di interesse.

Qualsiasi altra interpretazione è priva di significato perché si basa su statistiche che non rappresentano nulla.
Se davvero volete sapere qual è la popolarità del sito di beppe grillo dovete chiederlo a chi lo gestisce e conta gli accessi – veri – al sito, uno per uno.
O potreste chiedere a gugol i dati sulla pubblicità ospitata sul sito di beppe grillo. Ce li potrebbe dare egli stesso, magari proprio in ragione di quella trasparenza che chiede tanto agli altri partiti e allo Stato ma che evidentemente non si applica ai soldi che fa col sito del suo partito.

Tutto il resto sono numeri senza alcun senso. Non lo avevano quando il blog di beppe grillo veniva descritto come il più visitato dell’universo, non hanno senso adesso che descrivono un crollo di visite.
O mi dimostri – puntualmente – che le statistiche sono rappresentative oppure hanno valore nullo. E non ha alcun senso costruirci sopra un articolo giornalistico.

 

 

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