Il primo treno a emissioni zero sto par di palle

December 7th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Pochi minuti fa mi è uscito un link a questo articolo sul feisbuc: První bezemisní vlak sveze cestující už v roce 2017, il primo treno passeggeri già dal 2017.

La notizia era già stata riportata in italia un mese fa per esempio da huffington post col titolo:

In Germania il primo treno a emissioni zero: sarà alimentato a idrogeno e emetterà solo vapore

Vi sono già partite le bestemmi in automatico?
Sì, vero?

Perché se non avete iniziato a bestemmiare significa che siete al livello di quei redattori che scrivono questi titoli. Il primo treno a zero emissioni? Perché i normali treni elettrici non sono a zero emissioni?

No, ovviamente, perché l’elettricità che li alimenta viene prodotta molto spesso da fonti inquinanti. L’elettricità è solo un vettore di energia: se la produci da fonti inquinanti stai comunque creando emissioni, non direttamente dal treno ma dal posto dove produci l’elettricità che alimenta il treno.

Lo stesso vale per l’idrogeno. Se lo produci dagli idrocarburi (come si fa oggi) emetti CO2, quindi inquini. Se lo produci invece dall’elettricità hai lo stesso problema di prima: hai ancora un treno elettrico (con il passaggio in più della trasformazione della trasformazione in idrogeno).

Quindi che cavolo di innovazione sarebbe? Anzi, rivoluzione! dice l’huffington post:

Una rivoluzione nei trasporti pubblici: arriva in Germania il treno a emissioni zero. Si chiama Coradia iLint ed è il primo ad alimentarsi a idrogeno e ad emettere solo vapore.

Il dettaglio che è sfuggito all’articolista è che questo treno è pensato per le linee non elettrificate, dove circolano treni  diesel. Non è il primo treno senza emissioni, manco per il cazzo. Perché già il treno elettrico è “senza emissioni” (se la volete prendere così) ed è la tipologia più comune di treno in paesi come l’italia (solo 4.802 km della rete ferroviaria sono non-elettrificati su 16.529 totali). Quel treno è un’alternativa per evitare l’elettrificazione. Tutto qui.
Avrebbero ottenuto lo stesso scopo elettrificando le linee ancora non elettrificate: questo treno è solo un’alternativa.

Un articolo serio avrebbe parlato degli – eventuali – vantaggi di avere un treno a idrogeno rispetto all’elettrificazione. Che ne so, avrebbero parlato dei costi necessari a elettrificare la rete rispetto ai costi necessari per create stazioni di stoccaggio e di ricarica dell’idrogeno, senza necessità di toccare la linea. Non so se ci sono vantaggi economici, la butto lì come ipotesi. Sarebbe stato bello capire questo aspetto. Mi avrebbero potuto dire: guarda, elettrificare quella linea costa troppo, mentre con questo treno ho elettrificato “virtualmente” la linea facendo circolare treni a idrogeno con un costo minore. Questo sarebbe stato interessante (fosse davvero così).

Invece no, buttano giù quattro cagate nello stile “idrogeno! pulito! griiin! mobilità sostenibile!!11!” senza alcun senso. Possibile che non sia passato nella testa dell’articolista che anche il treno elettrico è “senza emissioni”?
A me sembra quasi imbarazzante dire che c’è una mancanza di educazione tecnica a questo livello. Cioè, davanti a un articolo del genere è la prima cosa che pensi, ma è davvero possibile?

 

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Come si compra un ISBN?

December 6th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in Uncategorized

Post veloce per una cosa che mi serve al volo.

Devo comprare un codice ISBN per il libro di elaborazione numerica dei segnali che – se Dio vuole – sto finalmente ultimando.
Ho guardato un po’ in giro e le agenzie che le vendono o hanno prezzi enormi oppure sembrano avere l’affidabilità di quei siti che ti propongono metodi per allungare il pisello.

Qualcuno ha esperienza in questo campo? Magari qualcuno che ha comprato un ISBN da un’agenzia su internet e sa come funziona tutta la faccenda.

Aggiungo un dettaglio: sarà un’auto-pubblicazione tramite internet, con stampa a richiesta, ma farò alcune copie cartacee da regalare a colleghi. Dovrei avere un ISBN da appiccicare sulla copertina per questioni interne all’università (se hai un ISBN allora il libro esiste, altrimenti è come se non esistesse).

Grazie a chiunque mi sa aiutare.

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Gli scontrini

December 6th, 2016 by mattia | 5 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

scontrino-ceco

Comunque mentre voi vi preoccupate di quello che pensa alfano qui in Rep. Ceca è successa una mezza rivoluzione.
No, non mi riferisco al capo del cerimoniale della presidenza della Repubblica che si è dimesso dopo la diffusione di un filmato dove tira la bamba che neanche il maradona dei tempi d’oro.

Mi riferisco agli scontrini, la ormai arcinota EET (Elektronická evidence tržeb, ricevuta elettronica di vendita).

In Rep. Ceca fino a oggi non esisteva lo scontrino fiscale o di ricevuta. Quando andavi al ristorante pagavi al cameriere e tanti saluti.
Dal primo dicembre i luoghi dove servono cibo e bevande devono rilasciare lo scontrino fiscale. Quello nella foto è quello che mi hanno dato oggi in mensa. Come vedete non è uno scontrino fiscale qualsiasi, è uno scontrino “elettronico” come dice il nome stesso. Infatti riporta due codici chilometrici, il BKP (bezpečnostní kód poplatníka, codice di sicurezza del pagatore) e il FIK (fiskální identifikační kód, codice identificativo fiscale).
Tutte i dati dello scontrino vengono mandati telematicamente al Ministero delle Finanze della Rep. Ceca che così controlla i dati delle vendite insieme alle tasse pagate dal ristoratore.
Il cliente può quindi andare sul sito del ministero delle finanze, inserire i codici e vedere se le corone di tasse che lui ha pagato quando ha saldato il conto poi sono state effettivamente versate allo Stato. Un  nuovo meraviglioso passatempo per il caffè dopo pranzo.

Il motivo per cui tutti parlando di questa faccenda è che ai cechi sembra una inutile complicazione mentre per i ristoratori è una spesa che spesso diventa intollerabile.
Per farvi capire la sensazione che si prova ora: sabato sono andato a sentire un concerto dei Plastic People of the Universe in un locale molto rozzo. Uno di quei posti ricavati in un sotterraneo di un palazzo, dove ti trovi le colonne di cemento nudo e i divisori di mattoni grezzi. Vado a ordinare la birra e mi danno questo fogliettino con su tutti sti codici. Seriamente? Per una birra? ho pensato. Di solito in un locale il barista spilla tre birre alla volta usando due mani affinché non si crei coda. Che ora si metta a fare lo scontrino risulta ridicolo. La birra è una cosa che costa così poco qua che di solito la paghi con le monete che ti ballano in tasca. Avere uno scontrino con questi due codici ogni volta che compri una birra sembra una misura uscita dall’ufficio complicazioni del dipartimento rottura di maroni. La gente qui è abituata a scambiarsi i soldi al volo. Penso a tutti quei ristoranti estivi dove ti siedi all’aperto sulle panche; chiami il cameriere dicendo “paghiamo!” quello arriva, ti fa il conto al volo su di un pezzo di carta, tu paghi e quello ti dà il resto estraendolo da un mega portafoglione che porta sempre con sé. Ora dovrà andare in cassa e tornare con lo scontrino. Aiuto.
Considerate poi che in Rep. Ceca non si fa quasi mai un pagamento unico, ognuno paga il suo. Fino ad ora è andata bene, ma se il cameriere deve andare in cassa cinque volte per cinque clienti se ne va mezza giornata.
Sarà molto probabilmente obbligato a portare un emettitore di scontrini portatile collegato via radio alla cassa centrale. Tecnicamente niente di impossibile, ma è un costo in più.

E qui veniamo alle lamentele dei ristoratori, i quali hanno dovuto sostenere costi molto alti per poter comprare gli apparati necessari a emettere scontrini elettronici. Alcun dicono che hanno dovuto pagare fino a 20 mila corone, più le spese di mantenimento ogni mese. Tenete presente che questi dati vanno trasmessi via internet al Ministero. Nelle città non è un problema, ma il ristorantino del cazzo che trovi in mezzo alla campagna, il chiosco che trovi in mezzo ai boschi dove ti fermi a prendere una birra mentre fai una gita oppure la baita sulla montagna… ecco quei posti non hanno necessariamente una forte connessione telematica, quindi si sono dovuti attrezzare sostenendo spese.

Per molti il risultato è stato applicare una penale da 10 corone per scontrino. Un po’ elevato, molto probabilmente una forma di protesta, visto che all’ingresso del ristorante hanno messo un cartello che diceva: a causa degli scontrini elettronici dobbiamo applicare una penale di 10 corone a scontrino, ringraziate il ministro delle finanze babis per questa novità.
Lo scopo sembra fondamentalmente creare astio contro babis tra i cechi e far pagare 10 corone in più al ristorante da queste parti è una misura capace di determinare rivolte popolari.
Altri ristoranti hanno chiuso perché erano piccoli ristoranti che con queste spese extra non ci stavano dentro. Non c’è da stupirsi, mangiare fuori qua costa poco in generale; ci sono bettole che hanno margini ridottissimi perché i prezzi che fanno sono quel che sono, i camerieri sono pagati poco e la ciccia che rimane attaccata all’osso non è molta. Se poi il governo ti obbliga anche a queste spese, ciao.
I birrifici hanno già lamentato di aver ricevuto disdette negli ordini dei ristoranti. Magnifico.

Di mio so solo che l’acqua minerale in mensa prima costava 14 corone e ora costa 15. Una coincidenza? Io non creto.
Nel dubbio un bel fanculo a babis lo mando ugualmente.
Che poi più o meno è quello che c’è sulla bocca di qualsiasi ceco in questi giorni mentre riceve in mano questo nuovo scontrino elettronico.

 

Piesse: per quelli secondo cui “almeno così pagano le tasse! si combatte l’evasione!” ricordo che i ristoranti solo il luogo dove puoi controllare più facilmente l’evasione, senza bisogno di scontrini. Se ti entrano 100 fusti di birra da qualche parte devi avere gli incassi delle corrispettive birre che hai venduto. Se ti entra un quintale di maiale non puoi pretendere di aver venduto 10 cotolette in tutto. C’è ovviamente un margine d’incertezza, non puoi fare i conti alla corona, ma se viene un’ispezione e bari di molto se ne accorgono guardando le fatture in ingresso.

 

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I brividi…

December 5th, 2016 by mattia | 23 Comments | Filed in Uncategorized

… e non solo per la panza.

vado a dormire.

Ciao.

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Ma Jim Messina…

December 5th, 2016 by mattia | No Comments | Filed in riflessioni

…continueranno ad assumerlo da qualche parte o inizieranno a capire che forse porta un filino di sfiga?

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Un mese da vegano

December 4th, 2016 by mattia | 19 Comments | Filed in Uncategorized

Eccoci qui, ho scelto la penitenza.
Farò un mese da vegano se perdo la scommesse. Ma almeno fatemi iniziare da gennaio, così faccio le feste come Dio comanda.

Per vegano intendo solo per quanto riguarda il cibo, eh.

Oddio… mi sto già pentendo…

Vabbe’, ormai è fatta.

Se mi volete bene pregate per una valanga di no dall’estero. Se mi volete male andare direttamente a fare in culo.

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Sui brogli del voto estero, qualche precisazione

December 4th, 2016 by mattia | 2 Comments | Filed in politica

Ne ho sentite tante sul voto truccato degli italiani all’estero. Allora vediamo un po’ di fare ordine per capire cosa c’è di vero e cosa è ingigantito.

Vediamo come funziona la procedura. Chi vota all’estero esprime il voto sulla scheda, la inserisce in una busta bianca e poi inserisce quest’ultima e il certificato elettorale in una busta più grande preaffrancata con l’indirizzo del consolato.

Quando arriva al consolato nessuno la apre. Si militano a mettere tutte le buste assieme. Scaduto il termine di giovedì pomeriggio il consolato prepara un pacco con tutte le buste arrivate, ci scrive sopra “valigia diplomatica” e il tutto viene affidato a un addetto del consolato che porta il pacco a Roma per via aerea.
Il pacco non è spedito ma viene accompagnato di persona dall’addetto del consolato. Da quando esce dall’ambasciata a quando arriva a Roma il pacco non può essere aperto da nessuno, nemmeno dalla polizia di frontiera in quanto è valigia diplomatica. Quindi all’aeroporto i controlli di sicurezza non possono metterci dentro il naso.

A Roma il pacco viene consegnato all’ufficio elettrorale centrale per l’estero che lo prende in consegna. Questo poi consegnerà buste ancora sigillate ai presidenti di seggio che faranno lo spoglio.
Al seggio prendono le buste e le aprono una a una: dentro trovano il certificato elettorale, quindi controllano che il nominativo sia sull’elenco, segnano che ha votato poi il certificato lo mettono da una parte e la busta contente la scheda la infilano (ancora chiusa) nell’urna. Non senza aver verificato che sia priva di segni di riconoscimento.
Se tirano fuori un certificato di uno che ha già votato la busta con la scheda è annullata.

Finita questa operazione aprono l’urna, tirano fuori le buste con le schede, le aprono, mettono il timbro e poi leggono il voto, facendo uno spoglio normale.

Ora cerchiamo di capire dove si può barare in questa operazione.

  1. Puoi barare comprando i voti.
    La gente vota a casa e spedisce in modo anonimo per posta. Uno potrebbe andare casa per casa dagli italiani all’estero, allungare la banconota e farsi dare il plico con la scheda e il certificato elettorale. Poi vota a nome suo e spedisce.
    Lo si può fare ma ritengo difficile che lo abbiano fatto in questo caso. I numeri che puoi spostare sono pochi, funziona bene se ti serve qualche migliaio di preferenze alle elezioni politiche e risultare primo in lista, ma qui poche migliaia di voti cambiano poco.
  2. Si potrebbe imbrogliare al consolato.
    Quando le poste portano le buste al consolato gli addetti dovrebbero metterle in un posto sicuro e non toccarle. Ma ovviamente nessuno può controllare cosa succede a quelle buste per giorni e giorni. Alcune persone all’interno del consolato potrebbero, magari nottetempo, aprire le buste, controllare cosa ha votato l’elettore e poi sostituire la scheda votate “male” con una votata bene. Oppure possono aspettare il giovedì pomeriggio, aprire tutte le buste, controllare chi ha votato e chi no e poi votare per questi ultimi.
    Potrebbero farlo perché il materiale è tutto materiale che esce dall’ufficio consolare. Il problema è che in un remoto caso di controllo dovrebbero saper giustificare perché quando hanno mandato l’ordine alla stamperia hanno ordinato, che ne so, 5000 schede e buste anziché 3500 che servivano.
    Inoltre servirebbe una grossa complicità di molte persone. Dovresti avere dalla tua parte ufficiali dello Stato con le chiavi del consolato che senza farsi vedere dai colleghi riesce ad aprire buste, sostituire schede e reimpacchettare tutto senza lasciare traccia (se il consolato ha una stufa bene, altrimenti…)
    Anche in questo caso la vedo dura. Fattibile ma improbabile.
  3. Potresti fare la stessa operazione a Roma, nel periodo che intercorre tra la consegna dell’addetto al consolato all’ufficio elettorale centrale per l’estero e il momento in cui le buste vengono date ai presidenti di seggio, perché lì scatta la presenza dei rappresentanti di lista.
    Ma anche qui ti servirebbe la complicità di ufficiali dello Stato che lascerebbero manipolare le buste in loro custodia.

In definitiva, il metodo più facile per barare è comprare i voti alla fonte, prima che vengano spediti. Ma come dicevo, è troppo dispersivo, e l’investimento da fare per spostare somme considerevoli di voti è troppo alto nel caso di un referendum (mentre conviene se devi comprare qualche migliaio di voti per le preferenze).

A meno che non ci siano notizie concrete basate su fatti veri possiamo stare tranquilli.

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Taiwan esiste

December 4th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in politica, riflessioni

Guardiamo in faccia la realtà: Taiwan esiste.

Ha dei confini e quando ci arrivi c’è un poliziotto di frontiera di Taiwan, messo lì dal governo di Taiwan, che ti mette un timbro sul passaporto con scritto R.O.C.
A Taiwan ha corso legale il nuovo dollaro taiwanese.
Sul territorio taiwanese viene fatta rispettare la legge taiwanese dalla polizia taiwanese. Non ci sono altre leggi né altre forze di polizia. A Taiwan c’è un esercito di Taiwan che ha il controllo armato dell’intero territorio.
A Taiwan sventola la bandiera Taiwanese senza che nessuno la rimuova.
taiwan

Francamente, non capisco cosa serva in più per definirlo uno Stato sovrano.

Taiwan è nei fatti uno Stato sovrano perché non ha niente di diverso da tutti gli altri Stati sovrani nel mondo. Se la repubblica popolare cinese è convinta che Taiwan faccia parte del suo stato mandi l’esercito a conquistarlo, ci faccia piantare la sua barriera, applichi le sue leggi su quel territorio, renda lo yuan unica valuta accettata e via di questo passo. Fin quando non lo fa deve accettare la realtà: non è parte del suo territorio.

Può anche crederci intensamente, può anche gridare al mondo intero che Taiwan non è uno Stato ma fa parte della repubblica popolare cinese, ma questo non diventa più vero, neanche se tutti fanno finta di crederci. È un po’ come un malato mentale convinto che una donna la ami e sia la loro fidanzata quando invece questa nemmeno sa che esiste. Grida “è mia! è mia! mi ama!” e quando tu gli dici “guarda in faccia la realtà, quella si scopa un altro, non ti caga di striscio” quello si tappa le orecchie e strilla “è mia! è mia!“. E tu cosa fai? Davanti a uno così gli metti una mano sulla spalla e acconsenti alle sue turbe mentali dicendogli: ok, ok, è tua… ora però rilassati.

Il governo della repubblica popolare cinese si comporta esattamente così: la realtà dei fatti è che Taiwan è uno Stato sovrano, siccome però loro non vogliono crederci si tappano le orecchie e sbraitano “Taiwan è nostra!!!22!!
E tutto il mondo arriva a mettere una mano sulla spalla delle repubblica popolare cinese facendo finta che Taiwan non esista per evitare che il bambinone dia fuori di matto.

La cosa è talmente ridicola che gli Stati del mondo non riconoscono Taiwan ma si comportano con esso esattamente come con qualsiasi altro Stato. Bisogna solo far finta che non sia uno Stato: quindi Taiwan non apre “ambasciate” ma “uffici di rappresentanza“. Così come gli Stati del mondo a Taipei non aprono ambasciate ma uffici di promozione economica, commerciale e culturale, o uffici culturali ed economici. Poi fa niente se questi uffici culturali ed economici rilasciano visti richiedendo documenti verificati dal Ministero degli Affari Esteri di Taiwan. Non puoi chiamarla ambasciata altrimenti quello là inizia a sbattere i piedi e a picchiare la testa contro il muro. Bisogna tenere in piedi la commedia e poi comportarsi normalmente  sottobanco.

Tu puoi richiedere documenti rilasciati dal governo taiwanese, riconosci il passaporto taiwanese per entrare nel tuo Stato però devi far finta di non riconoscere Taiwan come Stato altrimenti quelli là dànno fuori di matto.

Oh, ragazzi miei, se c’è qualcuno che si deve dare una regolata e guardare in faccia alla realtà, questo è il governo di pechino il quale potrebbe anche smetterla di obbligare tutto il mondo a fingere una realtà che esiste solo nei loro sogni umidi.

 

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