In difesa del vibratore

March 28th, 2015 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza, riflessioni

“I just want to explain something about that beauty case,” Miss Knox told the court in fluent Italian.

“It was a joke, a gift from a friend before I got to Italy. It was pink and shaped like a little rabbit (the Rampant Rabbit is a brand of vibrator). I’m innocent and I have faith that everything will be resolved.”

via telegraph.co.uk (2009)

Perché l’italia è un paese fatto così.
Ti può capitare di trovarti in tribunale a dover giustificare il possesso di un vibratore.
Non perché sia illegale possedere un vibratore, ma perché se accade un omicidio, e tu sei imputata, il fatto di possedere un vibratore diventa un elemento contro di te.
Un portapenne no, del filo interdentale nemmeno. Ma un vibratore…

Così ti tocca andare davanti alla corte a dover dire: ma che avete capito! era solo un giocattolo, uno scherzo, un giocattolo ironico che mi aveva regalato un’amica prima di partire per il viaggio!

Mica puoi dire: sì, ho un vibratore, e allora? Mi piace sgrillettarmi la sera di tanto in tanto.

Non lo puoi dire perché nei tribunali italiani su una cosa del genere ci costruiscono sopra dei castelli di fantasie su cui poi ti fanno condannare.
So che molti faticano a crederci, ma purtroppo è così. Ti trovano in casa un vibratore, si ficcano nella testa che sei una pervertita (perché una persona che ha un vibratore ovviamente è pervertita), e su questo creato un quadro psicologico della personalità dell’indagata su cui fanno correre la fantasia. Scrivono il loro bel romanzo secondo cui tu sei una pervertita che si diverte a fare giochi erotici; una sera cerchi di convincere la coinquilina a partecipare a uno dei tuoi perversi giochi erotici, lei si tira indietro e così l’ammazzi. Tutte supposizioni, tutte cose che ti immagini tu con la fantasia.
Per convincere i giudici che il film che ti sei creato nella testa sia vero l’unica cosa che fai è renderlo verosimile. Quindi costruisci un quadro psicologico dell’imputata compatibile con quello di una persona perversa che s’incastra bene nel tuo film.

Innanzitutto bisogna specificare che una persona può anche essere perversa, ma non per questo è omicida. Non puoi condannare una persona perché la sua personalità è compatibile con il profilo di omicida. La condanni se è veramente una omicida.

Ma addirittura un passo indietro: perché mai avere un vibratore dovrebbe definirti come una maniaca?
Cosa c’è di strano nell’uso di un vibratore? Ma anche nell’intrattenersi, che ne so, facendo sesso di gruppo.
Capisco che ci sia gente per cui anche il sesso orale è tabù, ma questo non vi autorizza a pensare che tutto ciò che non è allineato ai vostri limiti sessuali sia perversione. O meglio, sia indice di una personalità deviata.

Non c’è nulla di deviante nell’usare un vibratore.
Ed è allucinante che ci si debba discolpare dal farlo in un tribunale adducendo scuse tipo “ma sì, era solo un scherzo, un regalo” perché non puoi permetterti di dire “sì, uso un vibratore ed è assolutamente normale“.

Forse si dovrebbe creare una lobbi per costringere l’OMS a dichiarare l’uso del vibratore come una normale variante dell’orientamento sessuale.

Nel frattempo ieri la giustizia italiana ci ha messo una pezza.

No Comments

Presto, nascondete le foto del mio passato podista

March 27th, 2015 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Screen Shot 2015-03-27 at 19.46.11

Screen Shot 2015-03-27 at 21.21.41

Ah, poi a scai tigi ventiquattro hanno detto che era ossessionato dalle Alpi.
Forse devo far sparire anche le foto di quando scalai il Resegone di notte durante una nevicata.

1 Comment

Lombroso è vivo e lotta insieme a noi

March 27th, 2015 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza

pedofilo 1

Questo è solo uno dei commenti comparsi sulla pagina feisbuc delle iene dopo la trasmissione del servizio su Daniele Bosio.

Andrea dice che ha una faccia da pedofilo. Ecco Andrea, mi spiegheresti com’è una faccia da pedofilo? Ha gli zigomi sporgenti? Il naso aguzzo? La fronte sporgente?
Vorrei capire cosa sarebbe una faccia da pedofilo. Così per curiosità.

Così come vorrei saperlo da Cristina.

pedofilo 2

Ah, ecco, sono gli occhi:

pedofilo 3

Miriana dice che sono occhi da pazzo. Decisamente, eh!
Ma aspetta, cosa sono gli occhi da pazzo?
E come fai a dire che identificano un pedofilo? Boh.

Screen Shot 2015-03-27 at 11.39.28

Non sono solo gli occhi, Gianluca dice che è anche la faccia.
Faccia e occhi. Bene.
Gianluca, la domanda vale anche per te: mi descrivi una faccia e degli occhi da pedofilo?

Poniamo che uno domani mattina al bar ti guardi in faccia e ti dica ehy, ma lo sai che hai proprio una faccia da pedofilo! Hai degli occhi da pedofilo.

Tu cosa gli rispondi?
Come ti permetti? Non ho la faccia da pedofilo! Non vedi che…

Non vedi che… cosa? Come fai a dimostrare di non avere la faccia da pedofilo?
Quello che tu stai dicendo a Bosio chiunque altro potrebbe dirlo a te. Chiunque potrebbe dirti che hai una faccia da pedofilo, e tu non potresti contraddirlo. Per farlo infatti dovresti prima darli una definizione di faccia da pedofilo.
Senza di essa chiunque può dire che qualsiasi faccia è una faccia da pedofilo.

Quindi ti ripeto la domanda: come la definisci una faccia da pedofilo?

Sono qui che aspetto.

Dopodiché mi spiegherai com’è una faccia da assassino, una da stupratore, una da evasore fiscale…
Ti risparmio la fatica: c’è già stato qualcuno prima di te che ci ha provato, ed è finito nel cestino della spazzatura. Viene ricordato con vergogna.

Vedere che ci sia così tanta gente che ritiene normale parlare come Lombroso è agghiacciante. È analfabetismo scientifico. Puzza di putrido.

Così come è sconfortante leggere commenti che giudicano in base all’istinto.
Come quello di Andrea (mostrato all’inizio del post) che afferma “il mio intuito mi dice che è proprio un pedofilo e non mi sbaglio“.

O come questo

Screen Shot 2015-03-27 at 11.44.44

Eh sì, basta guardarlo in faccia.
Cosa sono le prove, i tribunali, lo stato di diritto?
Niente, basta guardarlo in faccia, un pizzico di intuito e via: in galera.
Pensate a come funzionerebbe velocemente la giustizia.

Persino a Gian Giacomo Mora andò meglio: almeno a lui gli fecero un processo. Certo, le confessioni furono ottenute con la tortura ma ehy, almeno c’era la percezione che servisse un processo con degli elementi a suo carico per condannarlo. Falsi quanto volete, ma almeno facevano finta di averli.

Qua abbiamo una folla inferocita di persone che sono un gradino ancora più in basso: basta guardarlo in faccia.

Questa è regressione dell’umanità verso lo stato animale, è perdita della civilizzazione che ci rende umani.

Screen Shot 2015-03-27 at 11.44.40

Un’ultima nota:

Screen Shot 2015-03-27 at 11.47.59

Screen Shot 2015-03-27 at 11.47.19

Screen Shot 2015-03-27 at 11.40.38 Screen Shot 2015-03-27 at 11.40.13

Screen Shot 2015-03-27 at 11.38.56

Screen Shot 2015-03-27 at 11.38.49

Screen Shot 2015-03-27 at 11.37.36

 

Mi spiace solo che gli avvocati di Daniele Bosio siano occupati in altre faccende più importanti.
Dico che mi spiace perché mi piacerebbe vedere decine di querele nei vostri confronti.
Non state dicendo che una persona è birichina… gli state dando del pedofilo. Un’accusa tremenda, e lo stato facendo senza alcuna prova, solo per il vostro istinto.
Non solo, lo state scrivendo su una rete sociale, in una pagina di una trasmissione con milioni di laik. Quindi con una visibilità enorme.
Se non vi rendete conto di quanto sia potenzialmente diffamante scrivere che uno è pedofilo così platealmente spero lo capirete quando per risarcire i danni vi porteranno via anche la casa.

Piesse: si notino i numerosi messaggi omofobi come questo:

Screen Shot 2015-03-27 at 11.38.02

Evidentemente sono concessi perché nella scala di priorità di stracciovestismo la pedofilia viene prima dell’omofobia. Quindi se c’è di mezzo la pedofilia tutto è concesso, anche l’omofobia.
Giusto per farvi capire di che gente stiamo parlando.

7 Comments

L’irrazionalità a basso costo

March 26th, 2015 by mattia | 8 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Questa vicenda dell’aereo Germanwings precipitato è un ottimo esempio per dimostrare l’assurda irrazionalità della gente. E dei mass midia.

Sono giorni che mi leggo sui giornali articoli sulle compagnie aeree a basso costo, tutti scritti partendo dal fatto che questo sarebbe il primo disastro di una compagnia di questo tipo.
E sotto i commenti di gente rintronata che scrive cose come: per forza! taglia di qui, taglia di là alla fine poi gli aerei precipitano! Ah no, io non volo con una compagnia a basso costo, la sicurezza prima di tutto!

Non stiamo qui nemmeno a ricordare che le compagnie aeree a basso costo non possono risparmiare sulla sicurezza poiché tutto ciò che riguarda questa sfera è prescritto da norme inderogabili.

Quello che mi risulta più assurdo è vedere tirato in ballo il fatto che fosse una compagnia a basso costo.
Alcuni “giornalisti” hanno scritto che l’incidente avrà conseguenze sull’immagine che avremo di queste compagnie, segnerà un punto di svolta.

Ma ehi, se questo è il primo incidente di una compagnia a basso costo… tutti gli altri chi hanno coinvolto? Piccioni viaggiatori? Oppure aerei di compagnie costose?
Non so, il disastro del volo Air France 447 precipitato nell’oceano nel 2009 è forse stato un incidente di una compagnia a basso costo?

Come mai allora non sono stati fatti fior di editoriali sulle compagnie costose? Perché non hanno raccontato per giorni sui giornali che le compagnie costose di cui sono precipitati aerei non erano sicure?
Come mai nessuno ha detto in quel caso che la gente non si sarebbe più fidata a volare con Air France?

No, solo quando capita alle compagnie a basso costo si tirano in ballo questioni come l’affidabilità, la sicurezza e via discorrendo. Quando invece capita ad Air France nessuno va in giro a dire che Air France è inaffidabile. Nessuno va in giro a dire che si figuri, signora mia, io non volo mica con Air France, la sicurezza prima di tutto!

Quando capita alle compagnie costose è fatalità, quando capita alle compagnie a basso costo è colpa del fatto che sono a basso costo. Il tutto senza neanche sapere una virgola di quello è successo.

Oh, io non mi stupirei se dopo questo incidente una consistente fetta di passeggeri decida di non usare più voli a basso costo. Che l’irrazionalità sia diffusa è noto.
Ma bisogna rimarcarlo questo fatto: è – appunto – un atteggiamento totalmente irrazionale.

I disastri aerei capitano (così come capitano quelli ferroviari o automobilistici, tra l’altro). Possono esserci molteplici cause, dalla fatalità inevitabile a quelle che invece prevedono la colpa di qualcuno.
Ma non c’è alcun motivo razionale per dire che le compagnie a basso costo sono meno sicure. Gli incidenti aerei sono eventi così rari che bisogna violentare i numeri per trovare un qualsivoglia legame.
È solo la nostra irrazionalità che ci porta a pensare che la causa del disastro sia il fatto che l’aereo era di una compagnia a basso costo. Abbiamo un disastro, vogliamo trovare una causa e il fatto del basso costo si presta bene, anche se non abbiamo alcun elemento per pensare che sia quella la causa.
Diamo la colpa al basso costo perché è una spiegazione facile da accettare. Le fatalità invece cozzano contro il nostro desiderio di vedere un ordine nelle cose.
Volete un antidoto a questo modo irrazionale di interpretare gli eventi? Provate a domandarvi: ho pensato le stesse cose quando invece sono venuti giù aerei di compagnie costose?

Piesse per i giornalisti che, in relazione a questo disastro, scrivono articoli ripercorrendo la storia delle compagnie a basso costo partendo da quando il giovin Michael O’Leary fu mandato negli Stati Uniti Americani a studiare questo modello: quando cade un aereo dell’Air France scrivete forse articoli sulla storia degli aerei partendo da i fratelli Wright?

8 Comments

Noleggio auto a Praga

March 25th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

Piccolo post di servizio per chi vive a Praga o ci arriva da queste parti e ha necessità di affittare un veicolo.

Come raccontavo, lo scorso fine settimana ho preso a noleggio un furgoncino per portare un sacco di roba in cantina.
Ho così scoperto che c’è l’azienda del gas che fa anche il noleggio veicoli. A gas, ovviamente.
Nello specifico CNG, non GPL (che comunque qui si chiama LPG).

Per affittare un VW Caddy per un fine settimana ho pagato 1452 corone, circa 53 euro, sfruttando l’opzione “fine settimana”. È un’offerta comoda, perché consente di prendere il veicolo al venerdì pomeriggio (entro le 14) e di restituirlo il lunedì mattina (entro le 9), e paghi poco più di una giornata usando due giorni e mezzo.

Non affittano solo furgoncini, bensì anche auto normali. Andando al risparmio puoi prendere una Panda a 999 corone (circa 36 euro) per un intero fine settimana, oppure 550 corone al giorno (20 euro). Il listino prezzi è qui.
Penso che difficilmente si riesca a trovare qualcosa di più economico.

Io mi ci sono trovato bene. Non ti obbligano ad avere la carta di credito, non hanno il limite dei chilometri percorsi (una cosa assurda per cui molte agenzie che affittano auto ti fanno pagare un tot per km percorso oltre il limite).
Il veicolo che avevano dato a me poi era praticamente nuovo di pacca (aveva 2 mesi di vita).

L’unica cosa è che il CNG non è diffusissimo, quindi devi pianificare il viaggio sapendo già in anticipo dove andrai a fare rifornimento.

Per quanto riguarda i consumi, il furgoncino che ho preso io faceva 100 km con 5 kg circa di combustibile.
Al prezzo attuale significa circa 150 corone – più o meno 5,50 Euro – per fare 100 km (in autostrada).
Con le auto a benzina o diesel quanto si spende invece?

 

3 Comments

Per i miei lettori veneti

March 25th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in chicche, praga

20150325_080223

Mona’s white

3 Comments

Lo stupro dei LED

March 25th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Il dispositivo, che si serve dell’elettricità statica per convertire l’energia meccanica in elettrica, è stato messo a punto presso l’Università nazionale di Singapore ed è stato presentato alla Conferenza internazionale sui microsistemi elettromeccanici dell’Ieee (Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici) che si è tenuta in Portogallo. Il dispositivo, che si carica grazie alla frizione, quando viene tamburellato delicatamente con un polpastrello può generare 90 volt: quantità sufficiente, per esempio, a dare la carica a dodici Led.

via corriere.it

Già il primo periodo è scritto con le natiche.
Usa l’elettricità (statica) per convertire l’energia meccanica in elettrica? Che cazzo vuol dire?
Stendiamo un velo pietoso su “Ieee” (si scrive IEEE). Tra l’altro, scriverci anche MEMS non guastava.

Sentiamo una fitta al cuore quando si parla di dare la carica a del LED (come cazzo si caricano dei LED?)

Ma, ma… 90 V per 12 LED?
Sono 7,5 V a LED. Un po’ tanti.

Sono andato allora a leggere l’articolo originale (se siete iscritti all’IEEE come me dovreste accedervi senza problemi).
Sì, dice che il dispositivo produce 90 V. Sì, per dimostrarlo usa questa tensione per alimentare 12 LED in serie e mostra la foto dei LED che si illuminano (come se uno non si fidasse di un voltmetro…).
Solo che c’è un piccolo, insignificante dettaglio: i 90V sono dei picchi di tensione di brevissima durata!
Non posso mostrare le figure dell’articolo per il diritto d’autore, ma sono pochi ms di durata.
La tensione è normalmente nulla e quando la mano si muove genera un impulso di 90 volt (nel migliore dei casi, tra l’altro) per pochi ms.

Non è che genera 90 V continui!

Alimentare con una tensione decisamente superiore al necessario dei LED per dei brevissimi impulsi non è propriamente la cosa più saggia da fare per farli sopravvivere (sì, la corrente che possono sopportare per impulsi è maggiore della corrente massima continua, ma che modi sono? colleghi dei LED in serie e gli dai impulsi di corrente senza alcuna regolazione? quello che viene viene? bleah)

Ma a parte questa cosa dei LED che era solo una dimostrazione cretina, utile giusto per una dimostrazione da fiera della scienza o per dei bambini curiosi (guarda! i LED si accendono!).
Io dagli autori vorrei piuttosto dei numeri.
Perché nell’articolo scrivono:

Looking for sustainable and green sources of energy generation is one of the important challenges which our society faces today. Part of this pursuit is designing miniaturized energy harvesting devices which can be used to provide sufficient power for autonomous operation of sensors and small-scale electronic devices.

E poi aggiungono

These set of experiments demonstrated that TENG can potentially be used for powering small electronic devices by harvesting biomechanical energy.

Potentially un par di balle.
Hai creato un dispositivo che (se crediamo alle tue misure… da uno che stupra così dei LED inizio a dubitare) crea dei picchi di 90 V per pochi ms.
Mmmm. Ok. E che potenza equivalente produce?

La tensione di per sé non dice niente. Dimmi quanta corrente produce e poi calcolami la potenza media che sei in grado di generare. Fotte sega dei LED che si illuminano. Dammi dei numeri, non delle immagini di LED che creano luce (immagini che non dicono niente se non dai i dati di come le hai prodotte, ché mica posso derivare quanta luce producono i LED da una foto).
Voglio delle misure: quanti watt medi produce il dispositivo?
Niente, nell’articolo non dànno uno straccio di valore.

Spendi qualche ora di tempo in meno a fare la dimostrazione inutile dei LED e fa’ delle misure di potenza.

O mi dici che potenza sei in grado di generare oppure delle tue rivendicazioni non me ne faccio niente.

Come sempre vale il famoso detto che uso quando faccio le revisione a degli articoli e mi trovo delle frasi piene di promesse su possibili futuri scenari: first achieve, then claim.

Piesse: grazie a Lorenzo per la segnalazione.

scrinsciot

3 Comments

Sabato pomeriggio

March 24th, 2015 by mattia | 6 Comments | Filed in cantina, repubblica ceca

Sabato pomeriggio (tendente al sera).
Dopo aver passato la giornata a lavorare in cantina, stacco.
Mi lavo le mani, chiudo il portone e mi incammino per il paesino lì vicino.
Alle sei e mezza inizia la Messa alla cappelletta del paese. Una cappella che vista da fuori sembra minuscola (forse è solo proporzionata al minuscolo paese).
Arrivo che sono le 6:20. Davanti alla chiesa (ancora chiusa) ci sono due anziane signore. Aspetto un paio di minuti e poi chiedo loro:
– scusate, è qui la messa? Inizia alle 6:30 vero?
– No, la messa c’è già stata, inizia alle 5:30, non alle 6:30.
– ah, ecco.
– Ma tu di dove sei?
– Da Milano.
– E cosa ci fai qui?!? (sguardo di stupore, probabilmente l’ultima volta che avevano visto uno straniero in quel paesino era stato nel 1976).
– Beh, ho comprato una cantina qui vicino.
– Una cantina? E da chi?
Dico il nome della precedente proprietaria, ma questo non suggerisce niente alle anziane signore.
Allora provo a dire il nome del padre (defunto) della tizia che me l’ha venduta, nome che conosco solo perché al cesso della cantina sono appesi due diplomi che aveva vinto anni fa in concorsi vinicoli della regione (non domandatemi perché li ha appesi al gabinetto).
– Ah, sì! Lo conoscevo il signor A.! Era mio cugino!
– Ma dai?
– Ed era mio cognato – aggiunge l’altra signora.

Così, giusto per farvi capire dove sono finito. In uno di quei paesini dove in pratica si conoscono tutti.

E vabbe’, la messa l’ho persa. Sono andato la mattina dopo al paese vicino.
Ma nel frattempo mi giro e sento che dal municipio provengono suoni di una festa. Musica locale, gente che parla…

Mi avvicino al municipio e provo a entrare. Un po’ titubante a dire la verità, ché magari era una festa a inviti e io non ero invitato.
All’ingresso invece scopro che si può comprare il biglietto: 300 corone (11 euro circa).
Non ho ancora capito cos’è, ma chi se ne frega: entro!

Pago il biglietto e mi danno un bicchierino da grappa. A quel punto tutto si fa molto più chiaro.
Salito al piano superiore ho avuto la conferma: era una degustazione di grappe tipiche.

Nel salone del consiglio comunale c’era un muro con 1200 tipi diversi di grappe locali. Dal catalogo potevi scoprire che la numero 563 era un distillato di albicocche fatto dal signor Colombo di  Salcazzo sulla Moldava. Andavi dalla signorina e le dicevi “563” e quella ti riempiva il bicchierino.
Dopo 5 minuti andavi lì e dicevi “293” e quella ti riempiva il bicchiere con la 293. E così via.
Quante volte volevi.
Avete presente quante sono 1200 grappe. Ciao.

grappe

 

Io mi sono fermato all’ottava, anche perché il giorno dopo dovevo guidare per andare a messa, ma conosco gente che lì ci passerebbe mezza giornata a provarne almeno un centinaio di quelle grappe.
In più c’era anche del cibo per riempire lo stomaco (non eccelso, ma via… non si può avere tutto).

In sottofondo un gruppo di musica per cimbalom. Musica tipica del Sud Moravia.
La cosa curiosa è che venerdì raccontavo a un collega di questa cosa della cantina in Sud Moravia e lui mi fa “e allora dovrai imparare a suonare il cimbalom!“.
Io: perché?
Lui: ma perché è lo strumento tipico di quella terra.

Il giorno dopo, per puro caso, ero lì davanti a un gruppo che suonava proprio quella musica.
20150321_182740

Ma la cosa che più mi ha stupito è stato che tutti mi davano del tu. E mi rivolgevano la parola senza conoscermi, due cose che in Rep. Ceca non si fanno mai.
O erano tutti ubriachi o in questo angolo del paese la gente si comporta in modo molto diverso.

 

Piesse: al ritorno in cantina incontro un signore ubriaco che camminava in mezzo alla strada.

- Ohi, stia attento!
- Attento a cosa?
- Alle macchine.
- Perché, arriva una macchina?
- Sì, guardi (e per caso proprio in quel momento ne arriva una).
- Ah, ecco. Ma adesso non arrivano più.
- Sì, che arrivano. È una strada, e sulla strada arrivano le macchine. Stia attento.
- Attento? E perché?
- Alle macchine! Stia attento alle macchine!
- Ma perché, arriva la macchina?
- Buona notte!

Chissà se è arrivato a casa vivo.

6 Comments

Switch to our mobile site