La soglia del ridicolo

April 29th, 2017 by mattia | No Comments | Filed in riflessioni

Lo capisco: per vedere devi per forza imbellettare il tuo prodotto. Però cerca di evitare il ridicolo.

Se hai un banco di piadine romagnole all'estero devi far finta che sia una specialità prelibata usando espressioni come "the best italian quality" o "italian street food". Il tutto condito da tricolori come se piovesse. Perché senza tutta questa cosmesi la gente penserebbe: mmm, ok... a me sembra un panino imbottito con il pane molto fine, che ha di particolare?
E tu che gli dici? Decanti le lodi di un impasto di farina, acqua e strutto? Dici che sono tu conosci l'arte antica di inserire una fetta di prosciutto tra due fette di pane?

Qualche sprovveduto lo fai su anche così, ma per il resto ti diranno che per loro rimane un panino imbottito con il pane molto sottile.
Allora ti tocca per forza stordire il cliente coi tricolori e the best italian quality sperando che non si accorga che gli stai vendendo un panino imbottito al prezzo di una specialità culinaria d'alta cucina.

E va bene, fallo pure. Però sta' attento, perché è un attimo sorpassare la soglia del ridicolo. Ad esempio, citare orgogliosi il riconoscimento da parte dell'UNESCO della dieta mediterranea come patrimonio dell'umanità è qualcosa che quella soglia te la fa sorpassare.

Oddio, la soglia del ridicolo l'ha già superata l'UNESCO con questa buffonata (insieme a tante altre). Almeno tu evita di riproporla ai tuoi clienti. Perché proporre un panino imbottito col pane molto sottile e rivendicare di vendere una fetta di patrimonio dell'umanità è ridicolo.

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Tienanmen a Dublino

April 28th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in Uncategorized

Dublino. Fermata dell'autobus per l'aeroporto.

Passa il primo e non si ferma. Troppo pieno.
Passa il secondo e non si ferma. Anche quello troppo pieno.

Arriva il terzo. Nel frattempo diversi passeggeri rinunciano e prendono un tassì. Io no. Io ho già il biglietto di ritorno pagato e il servizio lo uso.
È già passata mezz'ora e io sono ancora lì ad aspettare. Sì, mezz'ora, ché gli autobus passano ogni 15 minuti. Gli autobus per l'aeroporto, in orari di punta, non alle dieci di sera. Mica gli passa per la testa di aumentare la frequenza.

Nel frattempo io però aspetto, e porca vacca questo autobus non me lo lascio scappare.
Agito la mano per farlo fermare ma l'autista mi fa segno che no, non si può fermare, è pieno anche quello.
Il traffico però mi viene in aiuto. Si ferma per via della colonna e io ne approfitto. Mi piazzo con la valigia davanti all'autobus. "Muoviti!"

In un momento mi sono sentito come il ragazzo cinese di piazza Tienanmen. Be', con la piccola differenza che quello non era un carro armato e l'autista non era dell'azienda di trasporti pubblici di Praga (ché quello probabilmente avrebbe premuto l'acceleratore).

Per farla breve, ha aperto le porte e sono entrato. Ho validato velocemente il biglietto così non poteva più buttarmi giù ("ho pagato! ho diritto a stare qui!").
Un altro ragazzo si è intrufolato. Gli altri hanno avuto troppa paura e non sono entrati nell'autobus. Forse sono lì ancora ad aspettare.

 

Piesse: faccio notare che c'era spazio per un'altra dozzina di persone su quell'autobus.

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Fassista!

April 26th, 2017 by mattia | 1 Comment | Filed in irlanda



Io comunque l'antro giorno sono passato da un paio di vecchi cimiteri pieni di croci celtiche.

Che se lo sa il prefetto di Milano facile che mi abolisce.

 

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Giocare a calcetto alle conferenze

April 25th, 2017 by mattia | 8 Comments | Filed in riflessioni

Oggi al termine della conferenza c'era un ricevimento per i giovani professionisti e io mi ci sono imbucato anche se di giovane ormai ho poco (sul professionista non so).
In realtà mi ci sono imbucato per due ragioni: la prima è che promettevano cibo e beveraggio gratuito (poi in realtà c'era solo il secondo ma va bene ugualmente, due o tre birre da scroccare non si rifiutano mai). La seconda è che ho incontrato un'amica che conobbi a Madrid così tanto tempo fa che non mi riconosceva più. Del tipo che a un certo punto mi fa: ma tu non avevi i capelli lunghi una volta? Eh, sì, ma li ho tagliati sette anni fa. Questo per dire da quanto non ci incontravamo. E quando non ti incontri da tanto tempo hai tante cose da raccontarti.
Così siamo andati insieme al ricevimento. Chiacchierando senza sosta (anche perché forse lei corrisponde perfettamente alla definizione di donna che non smette mai di parlare).

Il ricevimento, dicevo. Birra e chiacchiere ma anche il discorso di un professore su come avviare la propria carriera nel mondo scientifico. Penso di non fare nulla di male a dire che il professore in questione era David Jiles. Durante il discorso ha parlato anche dell'importanza delle conferenze: per le presentazioni, le pubblicazioni e tutto il resto ok, ma soprattutto per una cosa, socializzare. Perché quando poi inizi la tua carriera e devi trovare dei fondi i contatti ti servono.

Lo diceva chiaramente: ha conosciuto persone estremamente brillanti, molto intelligenti, ma che avevano problemi a socializzare e questo li ha bloccati enormemente nel fare carriera.
Può non piacere ma è così, nel mondo scientifico - così come in quasi tutti i settori - per ottenere risultati non puoi startene da solo in un cantuccio, devi crearti una rete di contatti. Le conferenze sono il posto migliore per crearsi nuovi contatti e rinverdire relazioni già instaurate. Perché c'è sempre una bierstube dove prendere una birra e discutere rilassati di nuove idee e nuovi progetti.

Mentre Jiles raccontava del suo quadernetto dove annota tutti i suoi contatti che si crea alle conferenze e raccontava di gente in gamba che fallisce perché non si era creata i contatti mi è venuto in mente il povero Poletti che quando diceva le stesse cose è stato messo in croce. Ok, sta bene, Poletti ha la capacità straordinaria di prendere un concetto di buon senso e di raccontarlo talmente male da tirarsi tutti contro. Eppure ha detto esattamente le stesse cose che ha detto Jiles questa sera.

Ecco, a me sarebbe piaciuto prendere tutti quelli si sono stracciati le vesti per le dichiarazioni di Poletti e metterli lì ad ascoltare le realtà. Senza un Poletti da usare come sacco da bocs.

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Il paragone ridicolo

April 24th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza

Venerdì mattina la cazzata l'ha detta direttamente nell'aula di Montecitorio. Ascoltandolo ho pensato: "vabbe', gli è uscita così sul momento... non ci ha pensato e gli è scappata... forse mentre la diceva si è reso conto da solo che era una cazzata ma non ha fatto a tempo a fermarsi".

Poi però l'ha scritta sul suo blog dove invece il tempo di fermarsi l'aveva. Quindi significa che ci crede veramente:
La vicenda di Gabriele Del Grande ha un significato politico e culturale di valore assoluto e di dimensione europea, perché disvela tutti i paradossi, tutte le contraddizioni e tutte le opacità che ci riguardano.

Un europeo detenuto, senza poter comunicare con l’esterno, in una linea d’ombra del diritto e della dignità, in un centro destinato ai migranti, proprio come i Cie recentemente rilanciati, come i tanti centri finanziati dagli Stati e dall’Unione europea.

via ciwati.it (evidenziazioni mie)

Io capisco che per dimostrare le proprie ideologie totalmente sconnesse dalla realtà uno sia disponibile a masturbazioni mentali in cui si dimostra che il bianco è nero, però c'è un limite alla decenza. E il paragone tra i clandestini che vengono messi in centri di identificazione ed espulsione e il caso di Del Grande sorpassa quel limite, senza nemmeno mettere la freccia.

Lo spiego con frasi brevi, così lo capisce anche civati.

Chi arriva in un paese straniero senza un visto per entrare commette un atto contro la legge di quel paese. Chiaro? Perché in un paese ci entri solo se il governo di quel paese ti ha dato un visto. Se non sei d'accordo con questo semplice concetto l'unica alternativa è che si aboliscano i confini (ci sono pazzi che lo propongono, ma non arrivo a pensare che civati sia tra questi).
Se tu fai qualcosa contro la legge di un paese è normale che l'autorità ti fermi. Non c'è nessuna linea d'ombra del diritto.

Il caso di Del Grande invece non c'entra nulla. A quanto ne sappiamo oggi in Turchia c'è entrato con un regolare visto e non ha fatto nulla di illegale.
Se poi si venisse a sapere che è entrato con un visto turistico e si è messo a fare lavoro giornalistico anziché visitare i monumenti allora cambierebbe tutto: le autorità avrebbero fatto bene a fermarlo per violazione dei termini del visto. La stessa cosa qualora avesse fatto qualcosa di proibito di cui non siamo a conoscenza (non è che siccome uno è giornalista allora non infrange nessuna regola).
Al momento però non c'è stato riferito di alcun comportamento illegale.

Da una parte hai dunque una persona che fa qualcosa di illegale (entrare in un paese straniero senza permesso) e viene bloccata dalle autorità. Dall'altra una persona che non ha fatto niente di illegale ma che viene fermata comunque.
Che cavolo avrebbero in comune i due casi? Uno viene fermato giustamente (perché ha violato la legge), l'altro no.

Tra l'altro, civati non si rende nemmeno conto dell'idiozia che dice.
Perché Del Grande dopo essere stato fermato voleva tornarsene a casa, e così poi ha fatto. Le autorità turche quello non volevano concedergli: tornare a casa.
Ora, se tutti gli immigrati clandestini fermati dalla autorità italiane dicessero che vogliono tornare a casa secondo voi il governo italiano cosa risponderebbe?
Prego, avanti, nessun problema. Non li trattiene mica nessuno, sono liberissimi di tornare al loro paese. Del Grande invece non lo era.

Chiara la differenza?

 

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I muretti irlandesi

April 23rd, 2017 by mattia | 13 Comments | Filed in irlanda



 

Arrivato a Galway, dove sto solo una notte prima di tornare a Dublino.

Bel giro di abbazie abbandonate e semi distrutte nelle vicinanze.

C'è solo una cosa che mi chiedo: a cosa servono tutti i muretti di pietre che si vedono ovunque nella campagna irlandese?
Tutti i campi sono divisi da muretti a secco, spesso fatti in maniera che ti domandi come fanno a star su (ci sono spazi enormi tra una pietra e l'altra). Sinceramente non riesco a capirne la funzione.

La prima spiegazione che mi è venuta è che servono a contenere vacche e pecore. Oh sì, quante meravigliose vacche che pascolavano libere e  felici ho visto. Già questo mi basta per amare l'Irlanda (io ho un feticismo particolare per le vacche che mi porto dietro dall'infanzia).
Il problema però è che ho visto questi muretti anche su per un monte, questo, e lì le vacche mica si arrampicano anche perché non c'è un filo d'erba.

Muretti per delimitare i confini? E perché non dei segnaconfini come nel resto del mondo?

Se qualcuno sa a cosa servono me lo faccia sapere.

 

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Peggio del turista italiano

April 22nd, 2017 by mattia | No Comments | Filed in repubblica ceca



Perché diciamocelo, cosa c'è peggio di un italiano che va all'estero e invece di provare la cucina locale cerca sempre e comunque un ristorante italiano, dove mangiare cibo italiano, pretendendo pure di parlare italiano coi camerieri?

Un finto ceco che va a Dublino e finisce a mangiare in un ristorante ceco parlando ceco con le cameriere.

[In questo stesso ristorante ci mangiai ben 11 anni fa, la prima volta che venni a Dublino. Sono andato a cercarlo apposta per vedere se esisteva ancora]

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Una forma di maschicidio

April 22nd, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in riflessioni

Sicché, questo tizio è stato messo in galera con una condanna per aver molestato i figli.
Poi è saltato fuori che non era vero, hanno fatto la revisione del processo (e ringrazi il cielo che è riuscito a ottenerla) ed è stato liberato. Però intanto si è fatto  4 anni di galera per una cosa che non aveva fatto.

Come sono arrivati a condannarlo? Con le testimonianze dei figli, testimonianze che - hanno poi confessato - erano state indotte dalla madre per inguaiare l'ex marito.

Perché quando un matrimonio finisce male e vuoi vendicarti del marito basta pochissimo: è sufficiente inventarsi che molestava i figli e stai sicura che l'hai rovinato per sempre.
Sì, perché mica servono le prove. Mica condannano solo quando c'è l'evidenza della colpevolezza ogni oltre ragionevole dubbio. Basta dire che uno è un pedofilo e automaticamente quello è un pedofilo, in questo caso le prove non servono. Ai bambini puoi far dire quello che vuoi, tanto tutti sono convinti che i bambini non mentono (è una balla, i bambini mentono eccome, ed è facilissimo indurli a dire quello che vuoi, puoi anche facilmente creare falsi ricordi volendo) e condannano senza alcuna evidenza.

A questo punto servirebbero tre cose.

La prima è che gli psicologi e i giudici che hanno fatto finire quest'uomo in galera cambino lavoro. Perché se un ingegnere sbaglia i conti e viene giù un palazzo non lavora più. Non vedo perché delle persone così palesemente incompetenti possano continuare a far danni.

La seconda è che quell'oltre ogni ragionevole dubbio venga applicato per davvero. Se non ci sono le prove non si manda in galera una persona. Punto.
Se tu ti svegli dopo tre anni a dire che hai subito una violenza sessuale e non c'è alcuna prova che non il tuo racconto non si condanna nessuno. Altrimenti finisce come in questi casi in cui basta inventarsi una balla per rovinare la vita di una persona.

La terza è che si inizi a riconoscere il maschicidio, per dirla alla boldrinova. Perché quest'uomo ne è uscito (oddio, si è pur sempre fatto il 40% della pena...), ma altri no. Altri la pena la fanno tutta e rimangono per tutta la vita con questo marchio d'infamia. Quanti uomini sono stati rovinati dall'ex-moglie che per vendicarsi si è inventata che l'ex-marito molestava i figli?

Siamo tutti contro la violenza fisica, vero? Ora, volete dirmi che distruggere la vita di un uomo con un atto così crudele come l'accusa inventata di aver molestato i figli sia meno grave di dare due schiaffoni?
No, vero?
Ecco, allora se da una parte lottiamo contro quegli uomini infami che picchiano le mogli, allora dobbiamo anche lottare contro quelle donne che si inventano accuse di maltrattamento dei figli contro i mariti come strumento di vendetta in un divorzio.

Come fare? Ad esempio, una volta che l'accusa - come in questo caso - è caduta, la signora in questione viene presa, messa in galera e la sua pena dura il triplo di quella che ha scontato l'ex-marito.
E ringraziate il cielo che siamo in uno Stato di diritto, quindi punizioni come "calci nel culo a ripetizione sulla pubblica piazza" non si possono adottare.

Sarebbe poi bello se tutte quelle personalità che belano in continuazione di femminicidio e di violenza sulle donne una volta tanto dicessero due parole anche contro questa violenza - mostruosa - contro gli uomini.
Giusto per essere un filino obiettivi.o

 

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