Come non usare un pirometro

February 20th, 2018 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza



A un certo punto però diventa lecito chiedersi se alle Iene fanno dei corsi apposta per fare scemenze. Perché statisticamente parlando è davvero poco probabile sfornarne così tante.

Ieri la toffa ha fatto un servizio ridicolo sul salvare il mondo in quattro piccole mosse. Commenterò in un altro post (se ne ho voglia). Qui mi voglio soffermare solo su di un dettaglio: la toffa va in giro a misurare la temperatura di uffici pubblici e negozi privati per verificare che non sia troppo alta (altrimenti si inquina).
E come misura la temperatura degli ambienti? Con un pirometro, che dal filmato sembra essere questo. Uno strumento di altissima precisione che viene venduto a 24,98 euro su amazon.

La toffa prende questo pirometro e va in giro a fare misure a caso, senza aver la benché minima idea di come si usa un pirometro.

  1. Bisogna impostare l'emissività dell'oggetto che emana energia.
    Questo perché nella realtà non avrai mai un corpo nero, quindi devi conoscere l'emissività dell'oggetto per ricalcolare la temperatura.
    Nel filmato non mostra come imposta l'emissività, ma dubito fortemente che l'abbia fatto. Lo dico perché questa entra in alcuni uffici e negozi e punta il pirometro a caso: come fa a sapere che materiale sta beccando?
    Entra in un locale, in due secondi tira fuori il pirometro e fa la misura prima che la caccino e in questo attimo fa in tempo a riconoscere il materiale, caratterizzarne l'emissività e impostarla nel pirometro?

  2. Un pirometro si basa sulla misura dell'energia emessa da un oggetto e ne ricalcola la temperatura secondo la legge di Stefan–Boltzmann. Il problema però è che l'energia che misuriamo col pirometro deve essere solo quella emessa dal corpo. Nella vita reale molti oggetti riflettono anche energia, quindi al pirometro ti becchi l'energia emessa dal corpo più quella che riflette, e ciò ovviamente falsa le misure. Ovviamente devi tenerne conto. Non è che puoi andare in giro così a puntare il pirometro a caso, devi sapere a che materiale punti.

  3. Un pirometro misura l'energia emessa da un corpo. Quando la toffa va in giro a puntare il pirometro negli ambienti non misura la temperatura dell'aria di quell'ambiente (che ha pochissima massa) ma la temperatura degli oggetti a cui punta. Se per sfiga punti a un muro dietro al quale scorre il sistema di riscaldamento o raffreddamento quel muro avrà una temperatura sensibilmente diversa dall'ambiente. Se il tuo scopo è misurare la temperatura di un ambiente è una tecnica sbagliata, perché misuri la temperatura degli oggetti che inquadri, non dell'ambiente.


Ma suvvia, quante inutili precisazioni. Compri un pirometro a caso su amazon, schiacci il pulsantino, esce un numero e tu sei contenta e vai in giro a fare la morale al mondo.

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Come gli innamorati

February 17th, 2018 by mattia | 16 Comments | Filed in politica

Quando sei innamorato tendi a perdonare qualsiasi cosa alla persona che ami. Figuratevi, ci sono donne che perdonano al proprio uomo persino le botte, da lì in giù potete solo immaginare quanta gente perdoni per amore. Il tutto fuori da ogni ragionamento razionale, ché quando uno ragiona col cuore non ragiona col cervello.

Lo stesso meccanismo vale tra gli elettori grillini e il M5S. Chi pensa che lo scandalo sui finti rimborsi e le spese gonfiate faccia calare i consensi al M5S è un illuso. Chi vota il M5S non lo fa col cervello (va da sé) ma col cuore. Sono innamorati del M5S, quindi perdoneranno loro qualsiasi cosa.
Sono come fidanzate col paraocchi che anche davanti all'evidenza di di un tradimento trovano ogni scusa per perdonare la scappatella. Fino a quando non aprono gli occhi e pensano "come sono stata sciocca a perdonarlo".

Ecco, col M5S siamo ancora ben lontani da questo momento in cui gli innamorati aprono gli  occhi.
Purtroppo.

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Non esiste un negro italiano

February 17th, 2018 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza



Una persona diversamente pigmentata che attacca un manifesto di salvini con lo slogan "prima gli italiani".
Però per attaccare i manifesti vanno bene anche gli stranieri, hanno ironizzato in tanti sulle reti sociali.

Già, e chi vi dice che quel tizio è straniero? Mi state dicendo che voi quando vedete un diversamente pigmentato pensate in automatico che sia straniero? Perché, un diversamente pigmentato non può essere italiano?
Io ne conosco diversi di diversamente pigmentati italiani.

In pratica questi dicono che un diversamente pigmentato non può essere italiano.
Poi vanno in giro a dire agli altri che sono razzisti, senza rendersi conto che i veri razzisti sono loro.
Razzisti della peggior specie, perché manco si rendono conto di esserlo.

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Azzerare i pesticidi entro il 2025. Sì, ok…

February 16th, 2018 by mattia | 19 Comments | Filed in ignoranza, politica



Quando ho visto questa immagine ho pensato immediatamente a una bufala. Perché quasi quasi era più credibile berlusconi quando prometteva di sconfiggere il cancro (sic).

Azzerare l'uso di pesticidi in agricoltura entro il 2025. Con azzerare scritto in grassetto. Attenzione, non diminuire, ma azzerare. E badate bene, il 2025 è dopodomani.

Sono andato a leggere il programma del PD e purtroppo ho scoperto che non è una bufala. Lo dicono sul serio:




Vogliamo puntare sulla rigenerazione urbana e difendere il suolo con la legge contro la cementificazione e con l’azzeramento dell’uso dei pesticidi entro il 2025, anche per consolidare il primato europeo nel biologico.

Ecco, quando fai una promessa così enorme devi anche spiegare come pensi di realizzarla. Altrimenti sei al pari di quelli che promettono 1600 euro al mese a tutti i disoccupati e poi quando gli chiedi come ti dicono che risparmieranno sulla spesa pubblica chiedendo ai dipendenti pubblici di spegnere la luce quando escono dall'ufficio.
Ebbene, azzerare l'uso dei pesticidi non è una promessa enorme, di più.

Come fai? Col biologico (come sembra suggerire il programma)?
Eh, mi sa che non ti è ben chiaro cos'è il biologico. Perché basta leggere certi disciplinari del biologico per capire che manco col piffero azzeri i pesticidi. Li riduci, al massimo.

Per esempio, guardate questo documento con un elenco di prodotti che si possono usare in agricoltura biologica. Rame come se piovesse. Lo limitano? Certo. Lo azzerano? Manco per idea, perché altrimenti non producono nulla.
Hai voglia a non fare i trattamenti a una vite (e scusate se cito sempre questo campo): se ti viene a piovere tanto tre giorni di fila le peronospora te la becchi. In modo quasi deterministico. Anche se hai fatto la potatura per bene per far passare l'aria e non far rimanere l'umidità.

Quindi il biologico non è, palesemente, la strada per azzerare i pesticidi.

Che altro puoi fare? Ricorrere a coltivazioni resistenti? Ottima idea. Si possono coltivare OGM fatti in modo che siano resistenti e richiedano meno pesticidi. Ma il PD si è opposto con tutte le sue forze agli OGM.
E ancora: sta bene, cambiamo colture e passiamo a quelle resistenti, ma così non puoi più andare in giro a bullarti delle specialità tipiche italiane inimitabili nel mondo.
Voglio dire, prendi i vigneti (sempre per fare lo stesso noiosissimo esempio) e fa' fuori tutti quelli che non sono resistenti: cosa ti rimane? Ben poco. Certamente potremmo inventarci nuove varietà (dal mio punto di vista, nessun problema). Però poi mica puoi andare in giro a sbandierare il vino italiano, una tradizione secolare e tutte quelle storie lì. Si riparte da zero, quindi tutte le tradizioni che vengono usate tanto dal marketing e dalla politica per tutelare rendite di posizione verrebbero spazzate via.
Quindi non possono ricorrere nemmeno a questo, se vogliono essere coerenti e andare in giro per il mondo a raccontare le solite fregnacce sulla tutela delle tradizioni del made in italy.

Mi spieghi dunque martina come vuole azzerare (azzerare!) i pesticidi entro il 2025. Ma via, facciamo anche il 2030, per quel che conta.
Sono qui che aspetto.

Anzi, propongo che venga confermato ministro dell'agricoltura da qui al 2025. Se non riesce ad azzerare i pesticidi promette di passare i successivi 7 anni a rimuovere l'oidio dagli acini di uva con uno spazzolino appena compare. Acino per acino.






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Due riflessioni sulla rimborsopoli del M5S

February 14th, 2018 by mattia | 29 Comments | Filed in ignoranza, politica

Riflessione numero uno
Adesso è scoppiato il caso per dei bonifici fatti e poi revocati. Ma scusate, un parlamentare che ti spende mille euro di vitto al mese non è già abbastanza scandaloso?
Tutto nero su bianco, senza necessità di fare barbatrucchi contabili o di scoprire carte nascoste chissà dove. Te lo dicono direttamente loro.

L'on. Silvia Giordano ha speso per il vitto
1.021,05 € a ottobre 2017
996,50 € a settembre 2017
844,45 € ad agosto 2017
1.252,35 € a luglio 2017
910,22 € a giugno 2017
1.258,83 € a maggio 2017
1.087,49 € ad aprile 2017
937,57 € a marzo 2017
646,29 € a febbraio 2017
878,67 € a gennaio 2017

Una media di 983 euro al mese. Manco una famiglia intera spende così tanto di vitto (anche perché poi non resterebbe molto altro per pagare l'affitto o mandare i figli a scuola e al corso di nuoto).
A giudicare dalle foto poi la deputata appare in ottima forma: come diamine fa a spendere tutti questi soldi per il vitto?

Poi fanno la polemica su Della Valle perché non ha restituito 13 mila euro. Ma almeno Della Valle rendicontava meno di 300 euro al mesi di vitto. Ad agosto ne dichiarava 65 ad esempio, mentre l'on. Giordano ne dichiarava 844.
Io inizierei a fare le pulci a queste spese che sono incomprensibili. Non è che se una cosa la scrivi chiaramente senza nasconderla e senza fare sotterfugi coi bonifici allora è tutto ok.
Non è che puoi dirmi che ti tagli lo stipendio e poi ti fai la spesa (e che spesa!) mettendola in conto allo Stato.

Hanno avuto cinque anni i giornalisti per denunciare questo fatto: perché non l'hanno fatto? E perché non lo fanno nemmeno ora ma puntano l'accento solo sui finti bonifici?

Riflessione numero due
Il sistema del bonifico fatto e poi revocato è sinceramente assurdo.
A quel punto fa' direttamente un'immagine finta col fotosciòp. Tanto, schermata per schermata hanno tutte lo stesso valore: sono solo un grumo di picsel messi insieme che non dimostrano niente.

La cosa assurda è stato fin dal principio considerare quelle schermate come prova di qualcosa quando sapevamo benissimo che potevano essere immagini fatte col fotosciòp.
In Rep. Ceca, come ho già raccontato mille volte, i politici usano il transparentní účet, un conto corrente trasparente per cui su internet tutti possono vedere l'estratto conto con entrate e uscite.  In questo caso i dati sono certificati dalla banca, un ente terzo incaricato dalla legge di custodire questi dati.

È ovvio che poi se uno vuole dare una tangente la passa in contanti sotto il tavolo o intesta un bene alla moglie del politico. Ma almeno in questo caso se un politico dice di aver speso una certa cifra per comprare i manifesti o per dare un contributo al partito o per restituire parte dello stipendio l'uscita è garantita e il destinatario sicuro.

Costa così tanto fare una legge del genere anche in italia?
Se volete vi traduco la legge ceca e poi la copiate.

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Quando Burioni sbaglia mira

February 13th, 2018 by mattia | 3 Comments | Filed in Uncategorized

Ieri mattina ho pubblicato sulla pagina feisbuc di W la Fisica una riflessione su Nadia Toffa che durante Le Iene ha rivelato di aver avuto un tumore. Ha poi aggiunto di non fidarsi dei ciarlatani perché ci si cura solo con la chemioterapia e la radioterapia.
Ottimo, peccato però che alla sua sinistra sedeva Matteo Viviani, lo stesso che qualche anno fa fece un servizio scandaloso su due tizi che dicevano di aver curato i loro tumori ricorrendo a una dieta vegana. Uno dei due poi diceva di aver usato l'aloe oltre alla dieta.
Il tutto senza dire mai "ehy, state attenti, queste sono baggianate", anzi... facevano la scenetta di quelli stupefatti per i miracolosi risultati.

Questo servizio seguiva quello di Pablo Trincia in cui si parlava di Antonio, un tizio che aveva guarito il suo tumore con la dieta vegana promossa da "The China Study". E anche qui, hanno scritto un sovraimpressione il titolo "La storia del tumore guarito di Antonio", non "Fate la chemio e non ascoltate la fuffa anti-scientifica".



Poi c'erano i servizi fatti anni prima da Golia sull'Escozul, un estratto di veleno di scorpione usato a Cuba contro i tumori, che scatenò la corsa per accaparrarselo, tanto che sul sito delle iene hanno dovuto mettere un avviso dell'ambasciata cubana per avvertire che non era possibile andare a comprarlo a Cuba.
Se sono arrivati a questo punto immaginatevi quante persone dopo quel servizio hanno detto: ma si fotta la chemio, vado a Cuba a curarmi con l'estratto di scorpione.

Ora, una trasmissione televisiva che negli anni ha fatto una propaganda di questo tipo a fuffa anti-scientifica sui tumori (e non citiamo tutta l'altra fuffa anti-scientifica, rimaniamo a questo settore) ha proprio una bella faccia tosta a dirmi oggi di diffidare dai ciarlatani e affidarmi solo alla chemio e alla radioterapia.

Prima dovrebbero chiedere scusa per quei servizi scandalosi, dovrebbero licenziare o punire chi li ha fatti e promettere di cambiare metodo di lavoro.
Poi possono venire a dare messaggi corretti. Perché se non fai così non sei credibile. E se non sei credibile rischi di non essere creduto nemmeno quando dai i messaggi giusti, come quello di domenica sera in cui dicevano di diffidare dai ciarlatani. Che credibilità puoi avere se lo dici mentre al tuo fianco c'è lo stesso Matteo Viviani che ha fatto un servizio sul tizio che curava il tumore con l'aloe?
"Oggi dicono di fare la chemio e non affidarsi ai ciarlatani mentre ieri facevano i servizi sui tumori curati con l'aloe... non sanno nemmeno loro cosa dicono... non ci si può fidare di nessuno..." potrebbe pensare uno spettatore. E così anche il messaggio corretto entra nel calderone dell'inaffidabilità. Facendo un danno a quel messaggio corretto.

A un certo punto compare questo commento al post:



Preciso: il mio post si era aperto dicendo che eravamo contenti per le migliorate condizioni di salute della Toffa. Tuttavia la Toffa non è una malata qualsiasi, è una persona che va in televisione e lancia un messaggio a milioni di persone. Come professionista del settore deve essere sempre consapevole della responsabilità di quello che dice, e dei danni che può fare nel presentare un messaggio corretto in un contesto non credibile.
Il fatto di essere uscita da una grave malattia non è un lasciapassare alla sua trasmissione televisiva per non essere coerenti e credibili. Se vuoi andare in TV ti prendi sempre tutte le responsabilità (enormi) che ne derivano.

Per questo sono rimasto stupefatto nel leggere quel messaggio di Burioni. Uno che va in giro a blastare chiunque e poi magicamente diventa tollerante quando si critica (educatamente) l'ipocrisia de Le Iene.
Dopo tutto quello che hanno fatto Le Iene.

Io mi sono sempre astenuto dal criticarlo, ma a questo punto è anche ora di ridimensionare il fenomeno.
Per capirci, Burioni è uno che è arrivato a un passo dal candidarsi con il PD al Senato. Una candidatura poi rifiutata con un messaggio in cui afferma:
Ricevere questa proposta è stato per me un grande onore: come sapete ho profondissima stima di Matteo Renzi, che con coraggio e decisione ha preso senza tentennamenti la parte della scienza in questa Italia talvolta tentennante tra viltà, opportunismo e superstizione

Seriamente? Renzi dalla parte della scienza?
Renzi ha cavalcato la storia dei vaccini perché ha capito che sulla bilancia elettorale la posizione gli portava più voti di quelli che gli faceva perdere. Gli antivaccinisti stavano più che altro dalle parti di Lega, M5S e sinistra estrema: Renzi ha deciso di perdere quei voti consapevolmente sapendo che così si sarebbe potuto accreditare come quello "responsabile" prendendo i voti dei moderati.

Ma questo non significa stare dalla "parte della scienza". Significa fare i furbacchioni. Stara dalla parte della scienza significa farlo anche quando non conviene elettoralmente.
Il governo Renzi è quello che ha proibito la coltivazione degli OGM in italia. Perché in questo caso sapeva bene che avrebbe perso tonnellate di voti dicendo "ragazzi, dobbiamo autorizzare gli ogm perché non c'è alcuna ragione scientifica per vietarli". L'elettorato tipico della sinistra moderata l'avrebbe sbranato. Antivaccinisti no, per carità, ma gli OGM... se stai dalla parte degli OGM sei una brutta persona!
Oppure prendete la sperimentazione animale. Il PD ha ricandidato una persona come la cirinnà che ha proposto un disegno di legge in cui scrive:
1. La vivisezione e gli esperimenti sugli animali nonché le attività di allevamento e fornitura di animali a tali fini sono vietati.

Quel disegno di legge è stato firmato anche dalla puppato, ricandidata, dalla pezzopane, ricandidata, da vaccari, ricandidato.
Tu hai nei tuoi gruppi parlamentari dei senatori che si schierano palesemente contro la scienza e che fai? Li butti fuori dal PD? No! Li ricandidi.

Ma per Burioni un segretario che ricandida questa gente sta dalla parte della scienza.

Laura puppato, secondo cui l'omeopatia è "una branca della medicina che ha dimostrato la sua utilità", ricandidato dal PD, ricandidata con la firma di Matteo Renzi sulla lista. Ma ehi, Matteo Renzi sta dalla parte della scienza.

In questo caso il PD non si schiera dalla parte della scienza perché se domani Renzi dicesse che l'omeopatia è una minchiata colossale perderebbe vagonate di voti. Più di quelli che guadagnerebbe. Quindi non gli conviene elettoralmente, e non lo dice.
Questo non è stare dalla parte della scienza. Questo è sfruttare la scienza quanto ti porta voti e far finta di niente quando stare dalla parte della scienza è scomodo.

A questo punto Burioni deve spiegarmi un po' come fa a dire che il PD sta dalla parte della scienza.
Ci potrebbero anche essere delle ragioni razionali. Magari non sa che il PD è contro gli OGM o che ospita al proprio interno gente che è a favore dell'omeopatia o contraria alla sperimentazione animale.
Ecco, adesso che lo sa sicuramente cambierà opinione.

Oppure pensa che stare dalla parte della scienza significhi solo appoggiare i vaccini e che tutto il resto non esista. Saranno contenti i suoi colleghi che fanno ricerca usando la sperimentazione animale.

Magari c'è qualche altra ragione che non riesco a comprendere: ce la spieghi lui.
Usando argomenti razionali, se possibile. Io ad esempio ho conosciuto gente che milita in partiti che hanno posizioni palesemente anti-scientifiche ma che dicono di vole condurre una battaglia per la scienza all'interno di quei partiti, per far cambiare la loro posizione su quegli argomenti. Dissento sul metodo ma lo accetto, è una posizione razionale e la rispetto. C'è almeno la capacità di ammettere che quel partito è contro la scienza in alcuni ambiti. C'è maturità in questo ragionamento.

Se invece il tuo concetto di stare "dalla parte della scienza" si limita ai vaccini tralasciando tutto il resto non è che fai una gran bella figura. Tira giù i paraocchi e scoprirai che c'è anche molto altro oltre ai vaccini. Scoprirai che il PD usa la scienza solo quando gli fa comodo. Non accorgersene è davvero puerile, caro Burioni.

Fin quando Burioni non ci spiega un po' per quali motivi razionali appoggia Matteo Renzi, segretario di un PD palesemente anti-scienza, per me le sue opinioni valgono quello che valgono.

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Mi sono vestito da prete e sono andato in un bar gay. Ecco quello che è successo!

February 8th, 2018 by mattia | 68 Comments | Filed in riflessioni

20 gennaio, mi trovo nei paraggi di Piazza San Pietro. Sono arrivato a Roma per depositare il logo di "W la Fisica" al Viminale e finite le incombenze burocratiche al Ministero ne approfitto per visitare la città.
Sia ben chiaro, la città la visito a spizzichi e bocconi tra un'intervista e l'altra, perché il simbolo di W la Fisica ha sfondato mediaticamente e passo il pomeriggio al telefono coi giornalisti a parlare di scienza e politica. Proprio mentre sono al telefono con una redattrice de Il Giornale mi avvicina un mendicante che mi chiama: Padre!
Padre? Poi capisco: sono vestito di nero, e se passeggi vicino al Vaticano vestito di nero ti scambiano per prete. Specialmente se ti sei ricordato di pettinarti e farti la barba la mattina.

Scrivo questa curiosità su Twitter e un amico mi racconta di come a Roma basti comprare una camicia da prete con colletto bianco per vedersi aprire molte porte. Così mi viene l'idea di provarci. Entro in un negozio di articoli religiosi vicino al Vaticano e chiedo una camicia per un mio inesistente fratello sacerdote salesiano. Per condire la balla e renderla più credibile dico che è un po' più in carne di me, così finisco per comprare una camicia di due taglie più larghe. Pazienza, appena arrivo a casa mi metto alla macchina da cucire e la restringo. Nel frattempo però posso provare a usarla a Roma. Mi aprirà davvero qualche porta?

In realtà no, persino il biglietto per visitare la cupola di San Pietro l'ho pagato intero, non c'era il ridotto sacerdoti. Esperimento fallito. Che ci faccio ora con questa camicia da prete? Arrivato in albergo mi viene un'idea: vestirmi da prete e andare in un bar gay. Che reazioni avranno? Come mi accoglieranno?

Avevo letto che a Roma esiste una strada dei locali gay. Qualche tempo fa c'era stata pure un'aggressione nei confronti di alcuni ragazzi omosessuali che si scambiavano effusioni in questa strada e ci fu una grossa polemica. Cerco su google e scopro che sta vicino al Colosseo, non distante dal mio albergo. Mi metto la camicia e mi guardo allo specchio: dannazione, ho proprio la faccia da prete! La camicia ha ancora le righe della confezione, chiunque capirebbe che è una camicia comprata tre ore prima e mai stirata, ma il mio visino con il collare bianco non lascia dubbi, sembro davvero un giovane pretino.
M'incammino per questa strada gay, via di San Giovanni in Laterano, con un occhio al GPS e nella testa mille pensieri. Come mi accoglieranno? Proveranno ad approcciarmi come se fossi un loro desiderio sessuale proibito (una sorta di Padre Ralph in versione gay)? Magari mi chiederanno perché sono lì, intavoleremo una discussione amichevole di fronte a una birra e ci confronteremo sulle posizioni della Chiesa sull'omosessualità. Poi probabilmente (anzi, sicuramente) non concorderemo ma sarà pur sempre un momento di confronto in cui alla fine ci facciamo una foto tutti insieme con loro contenti per aver visto uno dei "nemici" che va a parlare con loro.

Ebbene, le mie illusioni scompaiono in fretta. Arrivo nella via gay di Roma e inizio a passare in rassegna i locali. All'inizio non capisco perché si chiama "via gay": ci sono giusto due bar e una rosticceria chiaramente rivolti a una clientela omosessuale. Secondo lo stesso criterio dovremmo chiamarla via sarda perché c'è un ristorante di specialità isolane. Ma vabbe', non sono lì per discutere di questo.
Non essendoci molta scelta entro in un bar che si chiama "coming out", nome che non lascia molto spazio alle interpretazioni. Quando entro indosso una larga sciarpa che mi copre il collare, nessuno dunque sa che indosso una camicia da prete. Mi fanno gentilmente accomodare a un tavolino vicino all'ingresso; mi siedo, tolgo il paltò, tolgo la sciarpa e... il gelo scende nel locale. Non appena si vede il collarino il tempo si ferma, come nella classica scena da film western in cui il nemico entra nel saloon e tutti si girano.
Un cameriere mi porta il menù e prende il mio ordine: scelgo un'Asahi, che non è certo la mia birra preferita ma almeno mi ricorda di quando vivevo in Giappone. E qui devo subito specificare una cosa, in tutta l'esperienza che sto per descrivervi il personale del locale è stato semplicemente perfetto. Ha preso il mio ordine, mi ha portato la birra, e mi ha salutato cordialmente. Non un'occhiataccia di traverso, sono sempre stati semplicemente cordiali come con qualsiasi altro cliente. Certo, un cameriere che all'inizio mi aveva dato del tu quando ha visto il collarino è passato al lei, ma non è un problema. Sul personale del bar non posso dire niente, sono stati professionali e rispettosi, non hanno mai fatto nulla per farmi sentire fuori agio. Probabilmente perché sono addestrati bene dalla proprietà (insomma, rispetto a certi camerieri di Praga che quasi ti ruttano in faccia erano estremamente gentili) o forse perché erano gli unici nel locale ad avere in quoziente intellettivo sufficientemente alto da capire che poteva trattarsi di una provocazione a cui è stupido reagire male. Niente da lamentarsi sul personale del bar.

Il resto delle persone nel locale invece... La prima ad andare su tutte le furie è stata una vecchia transessuale altra un metro e quaranta. Brutta, ma talmente brutta che in confronto Platinette è un modello estetico di rara bellezza. Una di quelle trans che magari si sentono donna ma non fanno niente per assomigliarvi. L'effetto era peggiorato dal fatto che indossava una vecchia pelliccia consunta che mi ricordava un'anziana meretrice che stazionava sulla SS36 Lecco-Milano.
Appena vede il collarino va in escandescenza, chiama il personale e si lamenta. Mi lancia occhiatacce, gira come una trottola per il locale lamentandosi con tutti, tanto che dopo un po' il personale le dice "eddai, smettila".
È talmente irrequieta che sembra uno di quegli indemoniati che appena vedono l'acqua santa iniziano a dimenarsi. La guardo e sorrido gentilmente mentre lei prova a lanciarmi provocazioni miste a bacini ammiccanti. Inizia a dire "omosessuale! omosessuale!" tanto che sembra la perfetta copia di Fabrizio Biggio dei Soliti idioti. "Peccatori, farisei!" grida. Ma il peggio arriva quando dice "ammazzatelo". Sì, ha detto così, e nessuno le ha detto niente.

Questa tizia era forse un po' esagerata, ma non era lei a far paura. Certo, una minaccia di morte non fa mai piacere, ma insomma, era probabilmente inoffensiva. A un certo punto si mette a palpare il culo di un cameriere che si trovava di fronte a me. E specifico, non è che gli ha dato uno schiaffetto sulle natiche, gli ha proprio palpato il culo cercando di mettere le dita dentro per scandalizzarmi. Non capendo che per me poteva fare quello che voleva, mica vengo a casa tua a dire quello che puoi fare e quello che non puoi fare. La cosa davvero non mi turbava, piuttosto mi sono preoccupato per il cameriere: magari gli piaceva, non posso saperlo, ma insomma, dover accettare che un vecchio trans brutto come il peccato ti palpi il culo mentre lavori... Fosse stata una cameriera palpata da un vecchio porco partiva la denuncia per molestie sessuali condita da #metoo. Ma forse in questo ambiente è normale, che ne so.
La vecchia trans continua irrequieta a lamentarsi, a lanciarmi occhiatacce e bacini provocanti. Io resto lì a bermi la mia birra, ma non è lei che mi preoccupa, sono gli altri. Da parte a me due ragazzi che parlano portoghese mi lanciano sguardi dubbiosi. Quando uno dei due va al gabinetto l'altro fa finta di guardare il cellulare e ogni tanto alza lo sguardo per osservarmi di sfuggita.

Due tavoli più in là un ragazzo sta al tavolo da solo. Barba lunga, bandana nera e due spalle ben piazzate, mi guarda con una faccia più incazzata che mai. Non dice niente, ma mi guarda con uno sguardo alla "ti spiezzo in due". Sembrava una pentola a pressione sul punto di esplodere da tanta rabbia provava nel vedermi lì.
Entra nel locale una comitiva e quando si accorgono di me mi squadrano tutti, dal primo all'ultimo. Mi guardano schifati mentre camminano verso l'altra sala del locale.
Nel frattempo un tizio con la cravatta rimane nei paraggi del bancone e mi fissa. Si lamenta coi baristi della mia presenza e mi rivolge occhiatacce. Arriva un'altra comitiva. Anche loro mi osservano sconvolti ma questa volta prima di andare a sedersi vanno a lamentarsi coi baristi. Un tizio mi indica insistentemente e sembra chiedere conto di quello che faccio qui. Questa volta non è solo un'occhiataccia. Qua vogliono intervenire, a questi non sta bene che io stia lì. Lo staff probabilmente gli fa capire che non possono farci nulla e quelli procedono verso il loro tavolo. La paura qui cresce, la situazione sta diventando pesante. Il tizio con la cravatta, si mette davanti al mio tavolo, proprio di fronte a me. Mi fissa negli occhi, estrae il cellulare e chiama un amico. Gli dice di prendere un taxi e venire al locale. Il tutto mentre mi fissava insistentemente.
In quel momento ho provato davvero paura. Ero in un locale dove tutti mi guardavano in cagnesco, dove un vecchio trans nano diceva di ammazzarmi e dove un tizio, di fronte a me, mi fissava negli occhi mentre al telefono chiamava un suo amico dicendogli di accorrere.

Sia chiaro, io non so chi fosse questo suo amico. Magari faceva finta, magari era al telefono con il servizio dell'ora esatta e fingeva di chiamare suo cugggino. Ma insomma, ho avuto paura.
Ho finito alla svelta la mia Asahi, ho pagato i 4 euro e ho menato le tolle. Sono uscito dal locale con le palpitazioni.

Ora, lo spiego per chi non mi conosce: non sono una mammoletta. Ho praticato arti marziali per anni, e quando mi è capitato di usarle nella vita reale per difendermi da una aggressione sul treno ho mantenuto una grande serenità e lucidità mentale. Non sono uno che s'impaurisce per poco. Ma quella sera ho provato paura. La situazione sembrava degenerare e io ero lì da solo: poteva finire male.

Esco dal locale e faccio quattro passi; c'è un altro bar gay lì vicino ma non entro, ho bisogno di un po' di decompressione. Penso che mi sarei dovuto portare qualche amico in incognito ad aiutarmi in caso di necessità. Ma chi avrebbe pensato sarebbe andata a finire così?
Io mi aspettavo dell'allegra curiosità da parte degli avventori. Magari qualche discussione animata come quelle che fai con coloro che la pensano diversamente da te ma con cui poi ti bevi una birra insieme e ti fai una foto ricordo. Invece mi sono trovato in mezzo a persone che mi volevano fare la pelle.
E badate bene, andare in posti dove la gente la pensa diversamente da me è un mio antico vizio. Sono stato a decine di feste dell'Unità, ho frequentato i festival della cannabis, sono persino stato a una conferenza tenuta da un transessuale americano alla Klinika, un centro sociale occupato a Praga. In quella occasione ho pure avuto una divergenza con lui su Planned Parenthood. Eppure nemmeno in quella situazione, in un centro sociale occupato in cui dici che la pensi in maniera totalmente opposta, ho provato paura. Nel bar gay di Roma vestito da prete sì.

Io vado in posti dove la pensano diversamente da me perché mi aiuta a combattere i miei pregiudizi. Consiglio di farlo a tutti, perché spesso scopri che la gente è diversa da quello che pensi. In questo caso però è andata in direzione opposta: il mio pregiudizio era positivo, pensavo di trovarmi a discutere con gente incuriosita dalla mia presenza nel locale, gente che magari pensava a un nuovo corso della chiesa bergogliosa che si avvicina ai gay, e invece mi sono trovato a scappare dal locale con le palpitazioni.
Mentre tornavo all'albergo pensavo a cosa sarebbe successo a parti invertite. Ho pensato a tutti gli articoli di giornale scandalizzati perché gli avventori di un locale si sono lamentanti in quanto due gay o due lesbiche si scambiavano effusioni.

Scriveranno qualche articolo scandalizzato anche in questo caso? E badate bene, io non ho fatto niente di religioso nel locale. Non ho tirato fuori il breviario, non ho detto una decina del rosario, non ho giunto le mani in preghiera. Sono stato tutto il tempo seduto al tavolo a sorseggiare la birra come una persona qualsiasi; indossavo solo una camicia da prete ma non facevo nulla di religioso. Nemmeno ho rivolto la parola a nessuno per evitare che dicessero che disturbavo gli altri avventori. Stavo lì a bermi la mia birra per i fatti miei, non disturbavo nessuno con alcun gesto religioso. Era solo la mia presenza a disturbare. Non quello che facevo, ma quello che ero. È come essere guardato in cagnesco perché sei diversamente pigmentato, per capirci. Una cosa odiosa che viene da persone che predicano la tolleranza. Verso di loro, perché essi con gli altri si sono dimostrati totalmente intolleranti, fino a farmi scappare dal locare impaurito.

Pensavo a come ci si scandalizza facilmente quando un decimo di quello che ho sperimentato io in quel bar viene vissuto da un gay, di come i giornalisti si stracciano le vesti e tutto finisce in prima pagina con le varie associazioni gay che chiedono una legge sull'omofobia (faremo una legge contro la presbiterofobia dopo questo episodio?). Poi sono loro i primi a essere fobici di un tizio che ha la sola colpa di indossare una camicia nera con un colletto bianco. Quanta ipocrisia.

Qualcuno mi ha chiesto perché non ho chiamato la polizia. La risposta è semplice: tecnicamente parlando non mi hanno torto un capello. Tolto il vecchio trans che mi ha minacciato di morte gli altri non mi hanno rivolto esplicite minacce. Alla polizia cosa avrei detto dunque? Guardi, c'è qui una persona che mi fissa negli occhi mentre chiama suo cuggino dicendogli di accorrere? Penalmente l'accusa regge poco. Ma insomma, una minaccia non deve essere necessariamente recapitata con raccomandata A/R per fare paura.
Vi assicuro che quella sera ho provato paura. E probabilmente ne proverò ancora con le minacce che mi arriveranno dopo questo articolo. Perché ci sarà sicuramente qualcuno che prenderà questo mio esperimento sociale per un attacco alla comunità gay, quando invece è solo un'occasione per riflettere. Tu che pretendi tolleranza sei tollerante a tua volta? È uno spunto interessante di riflessione. Le persone intelligenti coglieranno l'occasione per riflettere, gli altri faranno come il trans in pelliccia, grideranno e minacceranno. Scegliete da che parte volete stare.

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Pregiudizio estetico sto par di palle

February 7th, 2018 by mattia | 17 Comments | Filed in ignoranza



A pranzo 180 grammi di pasta. Il guaio è che ci aggiungo anche il pane e la pizza. Tanta pizza. A cena spesso bevo solo un tè. Però ho amici magri che fanno sport e ogni settimana hanno un problema al muscolo, al tendine, al ginocchio, io niente».






Ha provato qualche dieta?
«Mai fatta una. E sto benissimo. Le analisi sono a posto».





Nemmeno un trigliceride alto?
«Nemmeno quello. Si può essere grassi e in salute. La società ci vuole magri non perché si preoccupi del nostro benessere, ma per pregiudizio estetico: il ciccione è diverso e provoca fastidio fisico. A scuola prendono in giro mia figlia di sette anni, perché ha il papà grasso ma...».




mario adinolfi sul corriere

Precisazione necessaria, perché poi qui è un attimo che la gente non capisce un cazzo e si offende.
Non mi permetterei mai di ironizzare sulla stazza di adinolfi. Un po' perché non si ironizza sui difetti fisici, un po' perché sarei un ipocrita visto che qualche chiletto di troppo ce l'ho pure io (e soprattutto l'ho avuto in passato).

Però questa affermazione per cui "si può essere grassi e in salute" è una idiozia solenne.
Lo è in generale e lo è nello specifico per la persona che la afferma.

Lo ripeto, con tutto il rispetto di questo mondo, ma adinolfi è una persona che non riesce nemmeno a camminare. Nel senso che non cammina come tutti noi, avanza ondeggiando a destra e a sinistra. Quindi non è che vai a dire al corriere che i tuoi amici magri e allenati ogni settimana hanno problemi al ginocchio o al tendine e tu niente. Se non riesci nemmeno a camminare non puoi dire io niente.
Mentre aspettava sulle scale del Viminale per depositare il simbolo si doveva appoggiare alla balaustra perché non riusciva a sta in piedi. Ed è arrivato alle 8 e mezza del mattino, non è stato in piedi tutta notte.
Una condizione del genere non equivale ad essere "in salute", è una palese invalidità.
Non c'è alcun giudizio in questa affermazione, è una semplice constatazione.

Lascio ai medici presenti in sala le considerazioni sui trigliceridi di adinolfi nella norma (ho studiato qualcosa ma non ne so abbastanza per esprimermi). Faccio solo presente che la storiella per cui "ho degli amici che fanno sport e sono acciaccati mentre io sono obeso ma in salute" è solo una comoda scusante, ma è una idiozia.

Fare allenamento migliora tantissimo la qualità della vita. Ve lo dice uno che a un certo punto della propria vita si è messo a fare sport e ha visto la differenza. Quando vivevo a Lecco andavo ai monti, arrivato a Praga in mancanza di montagne mi sono messo a correre maratone, in giappone ho iniziato a praticare karate, ora faccio banalmente palestra quattro volte la settimana. Poi ogni tanto ci sono momenti in cui mi lascio andare e peggioro la mia situazione fisica ma quando mi rimetto in carreggiata e ritorno in forma sento la differenza. E porca vacca, si sente tanto la differenza.
Avere un cuore ben allenato ti fa vivere meglio. Avere un apparato muscolare allenato migliora tantissimo piccoli gesti della quotidianità. Non ti fa sentire un vecchio decrepito quando devi raccogliere qualcosa, non ti viene il fiatone quando devi fare due rampe di scale.

C'è un fatto scientifico che è incontrovertibile: dopo i 40 anni la massa muscolare inizia a diminuire. Prima lentamente e poi superati i 50 anni più velocemente. Questo non dovrebbe stupire visto che siamo arrivati a raggiungere età di 70-80 anni e oltre in brevissimo tempo, dal punto di vista evolutivo siamo ancora uguali agli stessi uomini che pochi secoli fa vivevano decenni di meno. Non siamo programmati per vivere così a lungo.
Fare allenamento finalizzato alla conservazione della massa muscolare è l'unico modo per contrastare il declino fisico superati i 40-45 anni. Bisogna farlo bene, evitando rischi inutili di infortuni, con una programmazione che allena tutto il corpo in modo armonioso e non il singolo muscoletto.

Non è, come erroneamente dice adinolfi, che lo si fa per il "pregiudizio" estetico della società, bensì per rallentare la sarcopenia.

Poi se lui vuole illudersi di essere in salute e che dimagrire serva solo ad obbedire a canoni estetici faccia pure. Ma non è così.
Dimagrire e sviluppare un corpo con una buona muscolatura (che non significa fare i culturisti, eh) migliora tantissimo la qualità della vita. E questo è un fatto.

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