Il guardatore di manifesti

August 1st, 2014 by mattia | No Comments | Filed in praga, repubblica ceca

Ieri sera, mentre uscivo dalla metropolitana, mi sono fermato a guardare il manifesto di un concerto che sembrava interessarmi. Poi no, non mi interessava, però mi sono fermato a guardarlo per un trenta secondi buoni.

In quei trenta secondi ho notato che la gente che passava guardava automaticamente il manifesto. Era come se vedere me che fissavo il manifesto li inducesse a fare altrettanto. Probabilmente perché l’istinto dice che se c’è qualcuno che fissa in una direzione significa che lì c’è qualcosa di importante.

Allora mi è venuta in mente un’idea: perché non creare la professione del guardatore di manifesti?
Tu paghi due corone a un disoccupato che non ha niente da fare per piazzarsi tutto il giorno davanti al tuo manifesto e indurre gli altri a guardarlo. Così moltiplichi le potenzialità del tuo manifesto.

Dite che qualcuno ci ha già pensato?

La pagina feisbuc fondata da Gramsci

July 30th, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in politica, riflessioni

Quella volta che poi morì davvero, mia mamma lo chiese per conferma ai medici: “ma siete sicuri-sicuri? no, perché mica è la prima volta che…”

Erano quasi trent’anni che lo davano per spacciato e poi scampava sempre (mettendo via quelli che dicevano che non c’era più niente da fare). Quando poi è arrivato il suo momento era naturale avere qualche dubbio che fosse morto davvero.

Alla notizia della chiusura, domani, de L’unità ho avuto la stessa sensazione: ma siete sicuri che chiude davvero? No, perché mi sembra di ricordare che aveva già chiuso. Ricordo anche che ci fu un ultimo numero da collezione che andò a ruba proprio perché l’ultimo. E poi no, mica è stato l’ultimo. Forse è solo un’astutissima di machetin: ogni tanto fallisci così tiri su le vendite con l’ultimo numero. Un po’ come quei complessi musicali che fanno l’ultimo concerto con biglietti venduti a peso d’oro e poi dopo qualche anno te li ritrovi ancora in giro a suonare (uno di questi che fece l’ultimo concerto evento a Milano me lo ritrovo il mese prossimo da queste parti ancora vivo e vegeto).

Quindi ve lo chiedo onestamente, siete proprio sicuri che l’unità chiuda domani?
Mica che stanno solo cercando un modo per sbolognare i debiti e ripartire tra qualche mese puliti (per farne altri da capo)?
Mica che il nuovo ultimo numero da collezione farà la fine dell’ultimo numero di qualche anni fa?

Boh, non lo so.
Ma mettiamo pure che chiuda per sempre, sicuri che ci si debba buttare dalla finestra?

In questi giorni ho sentito due argomentazioni che secondo me non reggono. La prima: vergogna! il quotidiano fondato da Gramsci! come si fa a disperdere un patrimonio così?

Be’, è sempre una questione di come la metti. Sì, il quotidiano fondato da Gramsci, dici tu. Il quotidiano diretto da Veltroni, D’Alema, Padellaro dico io. Davvero vogliamo salvare a tutti i costi un quotidiano che fonda le sue radici nella direzione di D’Alema? Davvero è un pezzo così importante della società un quotidiano già diretto da Veltroni?
Selezionando quello che ti pare puoi nobilitare qualsiasi cosa (c’è anche da discutere se veramente l’essere stati fondati da Gramsci sia nobilitante, ma tralasciamo).
Davvero credono di potersi giocare questa cosa del giornale fondato da Gramsci come jolly eterno che dovrebbe garantire in automatico la loro sopravvivenza? Fino a quando?
Arriverà un momento in cui Gramsci sarà ormai storia, come un cavour qualsiasi: continueranno a usare la storiellina per cui non possono sparire in quanto fondati da Gramsci?
Davvero credono che pubblicare un giornale con lo stesso nome e lo stesso font di un giornale fondato da Gramsci sia un lasciapassare per fare qualsiasi cosa?
Se domani, per assurdo, comprasse il marchio de L’Unità una casa editrice che lo trasforma in un giornale di pettegolezzi, ci direbbero ancora che dobbiamo salvare L’Unità perché fondata da Gramsci?
O bimbi cari, Gramsci non c’è più da un pezzo. Se volete pretendere di avere un diritto d’esistere dovete dimostrarmi che fate – voi, non Gramsci – qualcosa che vale.
Altrimenti fate come quei giovani che vivono di rendita sfruttando la nomea del padre famoso, fino a quando la fama si consuma e non c’è più niente da sfruttare.

Il secondo punto su cui non mi trovo d’accordo è sintetizzato da un messaggio su tuitter di Maroni che scrive:

unità

C’è questa idea ripetuta come un mantra per cui la chiusura di un giornale è sempre una cosa negativa in quanto è comunque un pezzo di pluralismo in meno.
Una volta, quando i mezzi di comunicazione a “basso costo” erano solo i giornali, questo poteva anche essere vero. Ma adesso? Davvero se viene a mancare un giornale è una “perdita”?
Cosa perdiamo con la chiusura de L’Unità?

Prendiamo le ultime rilevazioni sulle vendite dell’aprile 2014. In media L’Unità stampa giornalmente 61 mila copie e ne vende 19 mila. E già questo ci fa capire che ormai il sistema è tremendamente inefficiente sui piccoli numeri. Se butti via due copie su tre significa che c’è qualcosa che non va; per raggiungere una diffusione capillare nelle edicole devi semplicemente buttare via troppa roba. Un mucchio di energia sbattuta via. Davanti a questi numeri il passaggio al digitale dovrebbe essere ovvio per ogni persona di buon senso. Poi sì, mi direte che non è così semplice, che ai vecchi non puoi chiedere di leggere l’Unità sulla tavoletta, che è più facile convincere una persona a sborsare dei soldi per un giornale di carta che non per lo stesso identico giornale digitale e così via… ma se la guardiamo dal punto di vista del buon senso un sistema in cui si butta via 2/3 delle copie non può competere contro un sistema in cui non butti via niente, in cui fai una copia sola che vendi quante volte vuoi.

Ma tralasciamo pure il discorso del buon senso di fare un giornale di carta che butta via così tanto.
Soffermiamoci sul numero in sé: 19 mila copie. Che comprendono anche quelle gratuite, e quelle vendute a soggetti istituzionali.
Stiamo parlando di 19 mila copie. Se guardate poi altri giornali trovate realtà come quella del manifesto che vende 10 mila copie.
Sono le visite che fa un blog di successo. Sono tremendamente meno delle persone che raggiunge una persona nota scrivendo su di un social coso.
Se vogliamo parlare del danno che la chiusura di un giornale del genere fa all’informazione o alla libertà di espressione plurale dobbiamo confrontarci con questi numeri e vedere quali sono le alternative.

Un partito, un movimento o un gruppo di persone con un’idea/ideologia una volta fondava un quotidiano perché era l’unico modo per far sentire la propria voce. Per quello tutelavi il giornale “ideologico” anche contro le logiche del mercato, perché tolto quello toglievi dalla circolazione un’idea. Quel partito o movimento non poteva più esprimere liberamente le proprie idee ma doveva sottostare al filtro degli altri giornali che riportavano o meno le idee espresse da un partito (e se lo facevano le pubblicavano come volevano). In quel sistema di informazione avere un proprio giornale per un partito era l’unico modo per far circolare regolarmente le proprie idee senza filtri. E questo sì che era un’ottima cosa per la democrazie.
Ma adesso non è più così. Con internet questo non ha più senso. Un partito o un gruppo di cittadini con un’idea ora non ha solo il giornale come mezzo per esprimere le proprie idee. Dal blog personale a quelli multiautore, passando per i social cosi, puoi far sentire la tua voce a un prezzo mostruosamente inferiore e con diffusione che nulla ha da perdere nel confronto con le copie che L’Unità vende giornalmente.
C’è chi questa cosa l’ha capita, in particolari modo i più giovani capi di partito. Prendete Salvini: ha ereditato una struttura di propaganda basata su mezzi di comunicazione tradizionale che ha lasciato morire per comunicare su internet. Ha chiuso telepadania, ha lasciato in agonia la padania e si è concentrato su internet. Ha preso un tizio che gli gestisce i social cosi e così raggiunge più gente.
Non nascondono nemmeno i numeri: se scrive un post su feisbuc si prende qualche migliaio di laik e condivisioni e qualche centinaia di migliaia di visualizzazioni. Se gli stessi pensieri li scrive su la padania non li legge nessuno.
Perché allora dovrebbe investire in un mezzo di comunicazione così costoso con così poca resa? Ovvio che si butta su internet.

Lo stesso per  gli altri che hanno capito questo concetto. Perché mai Renzi dovrebbe scucire milioni e milioni del partito per terne in vita un giornale che vende 19 mila copie al giorno? Se vuole dire qualcosa lo scrive su feisbuc e lo leggono in settecento mila, lo scrive sul tuitter e lo leggono in 1,1 milioni di persone.

Mi direte che Salvini che pubblica un post contro Alfano o Renzi che parla di gufi e rosiconi non è come un articolo di giornale, ché l’informazione è un’altra cosa. Ed è vero, ma non è per quello che nascono i giornali ideologici.
I giornali ideologici non nascono per copiare l’ansa, non servono per dirci che c’è stato un incidente in autostrada o che il tal film ha vinto il festival di Venezia. Per quello ci sono già i giornali tradizionali.
Il giornale ideologico ha la sua ragione d’essere nel consentire la libera diffusione delle idee da parte di un partito o di un movimento, per consentire di dare al pubblico una chiave di lettura degli eventi. Il resto è contorno.
Questa funzione ora è garantita dagli strumenti di internet. Poi possiamo lamentarci del fatto che quello che hanno da dire i partiti oggi è veicolabile tramite un post su feisbuc e non con un elegante editoriale. Potrete dirmi che un post su feisbuc di Salvini che dice “Vergogna!” o di Renzi che sul tuitter scrive “#rosiconi” è più povero di un corsivo su L’Unità. Ma quello è un problema di contenuti: i politici di oggi quello ci offrono, ce lo offrirebbero anche se scrivessero su un giornale.
Se invece si parla del mezzo di comunicazione (che influenza la forma, per carità) non c’è storia: il giornale ideologico non ha più senso di esistere perché la sua funzione di salvaguardia democratica della libera espressione è svolta dagli strumenti di internet.

Non venite quindi a dirmi che è una perdita per la democrazia e la libertà di espressione se chiude un giornale ideologico. Non è così. Non si perde niente. Ora tutti, persino chi non può fondare un giornale, ha l’opportunità di esprimersi liberamente a costo irrisorio tramite internet.
Quando chiudono i giornali ideologici non si perde nulla della libertà di espressione. Se è questo il motivo per cui devono essere tenuti in vita artificialmente chiudano pure.

 

 

 

L’inutilità degli ambientalisti

July 27th, 2014 by mattia | 20 Comments | Filed in ignoranza
succhiamelo

Un boxino dell huffington post

Finita? Finita.
Finalmente.

Ricapitoliamo? Ma sì, via…
Naufragio della Costa Concordia. Ambientalisti urlano disperati per l’allarme ambientale.
Gazzilioni di carburante si possono riversare in mare, un disastro per l’ecosistema. Se ne parlò per giorni e giorni, ci spiegarono per filo e per segno tutti i drammatici scenari. Si diceva che per assurdo sarebbe stato meglio avere un rilascio totale di tutto il carburante in una volta rispetto a una piccola perdita, perché almeno così si poteva recuperare il grosso del carburante alla svelta.
Poi arrivarono i tecnici, “succhiarono” tutto il carburante e il problema fu risolto. Pensate che gli ambientalisti abbiano detto loro “bravi“, ma anche solo “ok, perfetto“? No, finito l’allarme carburante trovarono il tema dell’olio. Mica quello delle cucine, quello dei motori. Eccerto, c’era anche l’olio. Finito di gridare “il carburante! disastro! il carburante!” fecero due secondi pausa e attaccarono con “l’olio! disastro! l’olio!“.
Alla fine succhiarono anche quello e anche stavolta nessuno che si è degnato di dire “bravi“.

Ma la nave era ancora lì, e  iniziò tutta l’epica discussione su come stabilizzarla!
Oddio, sta scivolando in mare, non ce la faremo mai, è un disastroooo!!!11!!1!
Poi arrivarono i tecnici e la stabilizzarono.

Tutto a posto? No di certo, bisogna per forza far polemica su qualcosa, e il piatto forte venne quando si tratto di selezionare il progetto. Scelsero la squadra di Nick Sloane e il suo progetto di ribaltamento e rigalleggiamento coi cassoni. Adesso che ha avuto successo tutti ad applaudire, ma all’epoca ci furono grosse polemiche. Un grosso quotidiano pubblicò un articolo che girava attorno all’allarme di un tizio secondo cui il progetto di Sloane non poteva funzionare. Certo, precisava l’articolista, il tizio che lanciava l’allarme era l’autore di un piano alternativo, quindi magari parlava così per invidia. Ma vuoi non costruirci sopra un articolo allarmato?
Ma chi non aveva piani alternativi? Tutti erano convinti di sapere come fare.
Ho tenuto questo commento in calce a un articolo, un po’ per mostrare quanto sia inutile la gazzarra da bar che si sviluppa da quando i giornali hanno aperto ai commenti, ma soprattutto per ricordarvi come funzionava a quei giorni.

è una persona pratica

 

Eggià, non è un ingegnere, è una persona pratica e sa che le navi sono fatte per galleggiare non per stare sui fondali. Figurati che il sindaco non si è nemmeno deganto di rispondergli. Guarda un po’ questi sindaci che affidano i lavori agli ingegneri e non alle persone pratiche.

Nel frattempo gli ambientalisti erano sempre lì a fare un po’ di casino per far vedere di esistere.
La nave fu raddrizzata, ma anche in quello che poi fu un successo doveva sempre esserci qualcuno che dipingeva foschi presagi. Guardatevi il boxino dell’Huffington Post:

Operazione Concordia: la sicurezza di Gabrielli vacilla

E poi, bello in grande

Già due ore di ritardo

Mmm, sì, due ore di ritardo, e quindi? Vi bastava aspettare qualche altra ora e avreste capito che quelle due ore di ritardo non significavano niente. Capita di ritardare, se c’è un problema lo si risolve e si va avanti. Cose normali quando si lavora su questioni pratiche. Ma no, per loro è già un fallimento, sono già due ore di ritardo. C’è il desiderio persistente di volere il disastro a tutti i costi, forse per feticismo catastrofista forse per poter ballare sulle macerie e fare un po’ di polemica.

Alla fine la nave fu ribaltata e stabilizzata.
Tutto a posto? Neanche per sogno. Seguì il periodo in cui si doveva preparare la nave  per il rigalleggiamento e il trasporto. C’erano ritardi e lì ancora i soliti a far polemica, e dire che non se ne poteva più dei ritardi, che non sarebbe arrivata a destinazione.
I sedicenti ambientalisti di grinpis hanno pure mandato qualche settimana fa la loro barchettina a fare un po’ di scena attorno alla Concordia con striscioni del tipo “stop disastri” o “troppi rischi“. Il tutto mentre i tecnici lavoravano per fare viaggiare la nave verso Genova. Avevano proposte concrete, soluzioni alternative, consigli utili? No, niente di tutto questo. Erano lì solo a fare un po’ di teatro, non hanno dato alcun contributo alla risoluzione del problema. Da una parte la gente lavorava con scienza e tecnica per tirare su la nave, dall’altra i bambini facevano il teatro pensando di salvare il mondo con un striscione (cosa che li fa sentire particolarmente fighi, sai non è da tutti salvare il mondo).

Poi la nave è stata tirata su, e portata con successo a Genova. Si sono zittiti? Ma figurati, hanno seguito la nave con l’elicottero per verificare non sversasse nulla in mare.
Già perché servono loro per fare questi controlli, quelli che fanno il trasporto se ne sbattono le balle.
In realtà la presenza di questi sedicenti ambientalisti era ancora una volta perfettamente inutile, ma loro devono comunque essere sulla scena, anche a fare qualcosa di inutile, giusto per far vedere che esistono.

Ora è veramente finita? Non ne sarei così sicuro.
Date qualche giorno o settimana a questi fuffari dell’ambientalismo e verranno a sfrantumarci i maroni dicendo che le strutture di sostegno della Corcordia al Giglio, seppur rimosse, lasceranno un danno indelebile all’ecosistema perché le cozze pelose non torneranno più lì come una volta. E una volta che sposti di 30 metri più in là l’habitat delle cozze pelose è un attimo che ti sfalda l’ecosistema anello dopo anello.
Poi fa niente se due anni e mezzo fa vaticinavano lo sversamento in mare di gazzilioni di carburante e ora l’unica cosa a cui si possono attaccare, dopo il fallimento di tutte le loro previsioni, è il solletico a qualche metro quadrato di fondale. Non avranno mai il pudore di ammettere la propria vena catastrofista per problemi risolvibili e alla fine risolti.
Troveranno sempre qualcosa per cui gridare  “disastro! disastro! disastro!“. È la loro ragione di vita, devono trovare scuse per gridare “disastro! disastro! disastro!” sempre e comunque, altrimenti non hanno ragione di esistere.

È una mentalità malata quella di questi sedicenti ambientalisti. Una mentalità che nasce da una carenza di base: molto spesso questa è gente che non ha mai fatto un lavoro in cui devi risolvere i problemi.
Un lavoro di quelli in cui ti si presenta un problema e ti viene detto:  e adesso risolverlo.

Quando fai un lavoro del genere impari che gridare “disastro! disastro! disastro!” non serve a niente. Ti metti lì e analizzi il problema. Scopri così che molto spesso il problema è risolvibile e che il più delle volte tutto gira intorno al costo; non che il problema non si possa risolvere è che magari costa troppo usare una soluzione.
I casi in cui, al netto del costo, il problema non è risolvibile sono pochi. E in quel caso mettersi a gridare “disastro! disastro! disastro!” non cambia comunque niente.

Quelli che sono abituati a risolvere i problemi non si mettono a urlare come checche impazzite, al contrario si mettono d’impegno a risolvere il problema, analizzando con scienza e tecnica le soluzioni, consapevoli che sbraitare non smuove di una ppm verso la soluzione.

Mi direte: eh, ma gli ambientalisti hanno un ruolo sociale, solleva l’attenzione pubblica su un problema per spronare chi di dovere verso le soluzioni.
Ah già, perché i tecnici mica lo sapevano che si poteva sversare il carburante in acqua; deve per forza venire il bimbominkia ambientalista sulla barchetta a dire al mondo che il carburante può fuoriuscire. Guarda che se non sollevavano loro il problema i cattivoni lasciavano uscire tutto dalla nave senza nemmeno porsi il problem. Proprio proprio.

Questo episodio ci ha dimostrato in maniera lampante la suddivisione tra due mondi: il primo fatto di tecnici che non urlano, non lanciano allarmi per ogni unghia incarnita, ma che si rimboccano le maniche e risolvono i problemi. Nel concreto.
Mentre l’altro mondo è fatto di gente inutile, gente che non fa nulla (nulla) per risolvere i problemi, ma è che sempre tra le palle di chi lavora a sentenziare, a criticare, sempre sicura di saperne più dei tecnici. Gente che anche davanti all’evidenza della capacità dei tecnici di risolvere i problemi non si ferma mai a dire un “bravi, mi ero sbagliato sul tuo conto” ma continua a trovare un qualcosa per cui gridare al mondo indignazione.

Volete fare qualcosa di buono per l’ambiente? Volete essere ambientalisti veri, gente che aiuta l’ambiente? Non arruolatevi in quelle associazioni di fuffari che si dànno da soli la patente di ambientalista pensando così di essere buoni.
Se volete essere utili all’ambiente iscrivetevi ad una facoltà di ingegneria. Quando ci sarà un’altra nave da tirare su sarete voi a farlo.

Oh, certo, darsi la patente di ambientalista entrando in un’associazione di fuffari costa poca fiducia e dà tanta soddisfazione.  Non devi fare nessuno sforzo, ti basta andare in giro con uno striscione e automaticamente ti sentirai il salvatore del mondo.
Iscriversi a una facoltà di ingegneria significa impegnarsi duramente con lo studio, e alla fine nessuno viene nemmeno a darti la patente di persona che salva il mondo.

Ma così aiuterete concretamente l’ambiente, tirerete su voi la nave, risolverete voi il problema mentre quelli che hanno la scelta facile di darsi da soli una patente di ambientalista dimostreranno la loro inutilità con lo striscione sulla riva.

Per tutti gli altri: lasciate lavorare chi sa fare il suo mestiere. Senza rompergli troppo le balle e senza dare ascolto alle urla degli ambientalisti.

Dacci oggi la nostra svista quotidiana

July 27th, 2014 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche, repubblica ceca

cecoslovacco

via corriere.it

Un bell’esempio

July 26th, 2014 by mattia | 1 Comment | Filed in politica

Ieri ho visto questo video in cui una Mary Poppins decide di licenziarsi e trovarsi un altro impiego perché la pagano al minimo sindacale e non ci sta dentro.
È un video per promuovere l’aumento della paga minima (l’ashtag sul filmato è #minimumwage), tanto che Mary Poppins invece di cantare “basta un poco si zucchero…” si trova a cantare “basta un aumento di 3 dollari…“.

Non so chi l’ha fatto, se un partito, una corporazione o che altro.
Ma insomma, è fatto bene. Non solo tecnicamente, ma anche come concetto. Veicola un messaggio serio ed importante con simpatia e serenità. Non irrita, non crea tensione, lo si guarda volentieri e ti si pianta in testa.
Ci si può confrontare anche così nelle discussioni politiche.

Mentre noi ci teniamo i vaffanculo, i gufirosiconi assortiti.

Onorare gente senza merito

July 26th, 2014 by mattia | 17 Comments | Filed in riflessioni

Oggi mi sono trovato davanti questa foto in cui si onorava la memoria di un bambino i cui organi sono stati donati dopo la sua morte salvando tante altre vite.
E tutti a dire cose del tipo grande! rispetto! onore!

Onestamente, non riesco a capire: che merito c’è a donare gli organi? Oh, uno che dona gli organi è morto. Non gli servono più gli organi, facile donarli così.
È come elogiare quelli che lasciano in eredità beni a cause caritative che poi vengono dipinti come filantropi. Facile fare la carità con l’eredità: tanto sei morto, cazzo te ne fai dei soldi. Sono capace anche io di donare qualcosa che non posso più usare. Inizia a donarli quando sei vivo e puoi ancora usarli, poi ne riparliamo.

Lo stesso con gli organi: al morto non gliene può fregar di meno di andare nella bara con qualche organo in meno. Neanche un filo, guarda.
Poi sì, quello che fa donando gli organi sarà pure una cosa bellissima, salvare delle vite… per carità. Ma se lo fai senza alcun sacrificio, senza smenarci nulla, allora non c’è alcun merito. E cosa si dovrebbe onorare?

I richiami vivi (e i cervelli spenti)

July 26th, 2014 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza

Ieri in Senato è andata in onda persino la questione dei richiami vivi, ossia gli uccelli che vengono usati come richiami dai cacciatori. Hanno provato a vietare l’uso dei richiami vivi ma il divieto non è passato, e ora i difensori degli uccelli si strappano le vesti.

Ho provato a capire quale fosse il problema dei richiami vivi ma non l’ho capito. Giuro, per quanto mi sforzi non riesco a capire: dove sta il problema dei richiami vivi?

Se si tratta di pratiche di maltrattamento (alcuni dicono che vengono torturati, accecati… cose così) c’è già l’art. 544 tre del codice penale che condanna i maltrattamenti sugli animali.
Tolti i maltrattamenti, cosa rimane di negativo all’uso dei richiami vivi?

Sono andato sulla pagina di questi qui che sono contro l’uso dei richiami vivi. La definiscono pratica crudele.

Immagina di essere catturato, imprigionato, torturato, reso schiavo per il resto della vita e costretto ad attirare involontariamente i tuoi simili, perché siano uccisi.

Il discorso del torturato l’abbiamo già visto (è già punito dalla legge). Per il fatto di essere preso e messo in gabbia, non capisco che differenza ci sia con tutti gli altri animali domestici.
Voglio dire, se io mi compro un pappagallo al mercatino di Bellaria, per esempio, e me lo metto in cassa in una voliera, che differenza c’è? Se mi compro un criceto e lo faccio girare sulla ruota in una gabbietta, non è lo stesso?
Se il motivo è l’essere messo in gabbia allora devi chiedere anche il divieto di tenere canarini in casa, a prescindere dal fatto che l’animale sia usato o meno come richiamo.
Definiresti allora come pratica crudele (crudele!) tenere dei canarini in gabbia? No, altrimenti ti prenderesti un vadaviaiciapp da mezzo paese.

Cosa rimane? Il fatto che vengano usati come richiami. Eh già, che cosa crudele, vengono usati per attirare il loro simili affinché vengano uccisi.
A parta al fatto che se proprio vuoi fare il paragone con la specie umana io fare molto volentieri da richiamo per attirare molti umani affinché vengano soppressi.
Dopodiché, cari amici degli uccelli, scendete dal fico: guardate che gli uccelli mica lo capiscono che attirano i loro simili per essere uccisi. Loro cantano e basta, mica sono così intelligenti da capire che il loro canto viene sfruttato in maniera così subdola per uccidere dei loro simili. Se fossero coscienti di questo fatto smetterebbero di cantare, sveglioni. Ma se non hanno percezione del cosa bruttissima che stanno facendo non ne hanno nemmeno un danno.
Per loro cantare sul tuo terrazzo o cantare mentre vengono portati nei boschi, cambia un cazzo. Non è che si fanno seghe mentali del tipo che se cantano per far contento te sul terrazzo allora tutto bene, mentre se cantano in un bosco pensano oddio, sto per tirare in una trappola un mio simile.

Quindi, che danno può subire un uccello usato come richiamo vivo rispetto a un uccello tenuto in una voliera sul terrazzo? Al netto delle seghe mentali (“il loro canto splendido diventa strumento di morte”) di tipo ideologico che si fanno gli umani sul fatto che un essere venga usato per attirare un suo simile (seghe mentali di cui l’uccello non ha percezione).

Il divieto di usare richiami vivi è una cosa che interessa solo agli uomini. Altrimenti prova ad andare da un uccello e spiegargli un concetto del tipo “facciamo in modo che il canto degli uccelli torni ad essere suono di pace“. Perché notoriamente un uccello ha percezione di quando canta come suono di pace.
Qui gli uccelli non c’entrano niente. L’unica cosa che si vuole salvare con un divieto simile è la concezione ideologica di certe persone di come deve essere il mondo.
E per l’amor di Dio, liberissimi di combattere per avere un mondo senza gabbie (tutte, anche quelle dei canarini non usati come richiami vivi), ma non ditemi che lo fate per gli animali. Abbiate l’onestà di dire che lo fate per voi stessi, per vedere soddisfatta la vostra idea di mondo.

Marchetin governativo

July 26th, 2014 by mattia | No Comments | Filed in politica, riflessioni

Forse sarò io ad essere un filino troppo puntiglioso, ma questa cosa vi sembra normale?

Vi sembra normale che un presidente del consiglio si presti a queste operazioni chi marchetin? Perché capiamoci, non è che sono andati a Palazzo Chigi col gippone per fare una gita estiva. Sono andati lì per cercare visibilità. E l’hanno ottenuta con l’appoggio di un testimonial come il presidente del Consiglio.

Secondo voi un cantante, un calciatore uno sciomen qualsiasi si sarebbe prestato a presentare un nuovo modello di autovettura come ha fatto Renzi ieri, così per simpatia? No di certo, perché sa bene che il suo ruolo sarebbe quello di testimonial e si farebbe pagare.
In questo caso Renzi cosa fa se non il testimonial? Non è che hanno portato il gippone dal Presidente del Consiglio perché il Sindaco di Salcazzo sul Serio era troppo impegnato. L’hanno portato dal Presidente del Consiglio per avere visibilità, ossia per averne pubblicità. Gratuita, in questo caso, visto che per avere una galleria di 33 immagini sul corriere non hanno pagato nulla (dopo tutto è cronaca!).

Ecco, vi sembra normale che il Presidente del Consiglio si presti a queste cose? È normale che faccia da testimonial a un’azienda privata?
Capiamoci, Renzi è popolare e la sua popolarità la può usare come vuole, la può anche regalare ad aziende private. Però come Presidente del Consiglio no. Se vuoi fare promozione a un’autovettura la fai nel cortile di casa tua, non a Palazzo Chigi con la guardia d’onore alle spalle, perché lì non sei il cittadino qualsiasi Matteo Renzi, sei il Presidente del Consiglio, e il Presidente del Consiglio non usa l’immagine di una istituzione per fare pubblicità a un privato.
Perché le istituzioni rappresentano tutti, non possono essere usate per fini privati.

Poi voi mi direte che sono troppo esigente, che queste cose si sono sempre fatte, che dopo tutto stanno celebrando un prodotto italiano… E sì, forse sono davvero troppo puntiglioso con queste cose. Ma a me dà davvero fastidio, mi urta. Che ci posso fare?

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