Questo si chiama codice

April 27th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza

Sicché, dal viaggio in Sicilia ho portato a casa 9 bottiglie di vino.
Avevo intenzionalmente tenuto la valigia leggera per farcele stare. Tra l’altro ho scoperto che se viaggio verso la Rep. Ceca dall’UE il limite per importazione di vino è 90 litri.
Ma 90 litri non ci stavano in valigia.

Malvasia, Etna Rosso, Grillo… un po’ di tutto ho portato a casa.
L’ultimo giorno a Catania entro in una enoteca per prendere le ultime due bottiglie. Mi accoglie un signore che parlava male l’italiano e sembrava avere problemi mentali.
Ebbene, ha fatto tutto quello che poteva fare per non farmi comprare niente. Il suo comportamento poteva essere filmato e mostrato come utile manuale su tutto ciò che non si deve fare col cliente.

A un certo punto, per dirne una, mi mostra il codice a barre sul retro di un libro.
Lo vede questo? Questo si chiama codice. Ecco, sì, co-di-ce.
Poi prende una bottiglia, me ne mostra il retro e dice:
Qui… no codice. Capito? No codice. Codice è per supermercato, noi qui vendiamo vino senza codice, solo per enoteca.

A parte al fatto che parlava come un bingo bongo (e no, non pensava che fossi straniero, parlavo italiano), davvero pensava di convincermi a comprare una bottiglia dicendomi che non c’era il codice a barre?
Pensava davvero che fossi così idiota da farmi convincere da un’argomentazione così ridicola?
Eggià, non c’è il codice a barre sulla bottiglia quindi il vino è più buono. Ma vaffanculo.
Sembrava un argomento fatto apposta per darla a bere a un turista giapponese. Mancava solo il すごいです.

E già lì mi sono messo sul chi va là: uno che cerca di dirmi che il suo vino è buono perché non c’è l’etichetta e non per quello che c’è dentro la bottiglia è un cialtrone.
Ma per un attimo ho resistito. Scelgo due bottiglie di Etna Rosso e quello mi ferma.
– No, questo no buono. 
E me lo toglie dalle mani.
– Mi scusi?
– No buono questo. L’ho bevuto… è andato a male. Prenda questo.

1. Già all’espressione è andato a male mi è venuto un colpo al cuore.

2. Il prenda questo (riferito a vino ben più costoso) suonava da cerchiamo di tirare su qualche euro di più da questo turista.

3. Ma soprattutto:
– mi perdoni, ma lei mi sta dicendo che mette in esposizione bottiglie che sa non essere vendibili? Lo sa e le lascia lì? Come posso fidarmi che il vino che sta cercando di sbolognarmi invece è buono?

Così ho messo giù un’altra bottiglia che avevo già scelto e me ne sono andato. Mi sentivo quasi preso in giro.
Da me non ha preso un euro.

Signori, se volete fare i commercianti non è che basta aprire un negozio e tenere aperta la porta, bisogna anche essere capaci di vendere. Non è che la merce si vende da sola.
Prima di aprire un negozio verificare se quello del commerciante è un mestiere che sapete fare.

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Dalla parte giusta

April 26th, 2016 by mattia | 13 Comments | Filed in catania

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Io quando leggo gli articoli del tipo “I 10 ristoranti da non perdere a Nuova York” credo sempre che siano esagerazioni. Via!, davvero credete che “se non avete assaggiato i muffin che fanno alla pasticceria Salcazzen sulla settima strada non siete stati a Nuova York?”.

Ok, c’è chi cucina meglio e chi cucina peggio, e lo so anche io che la fetta di pizza comprata per strada non è paragonabile a una specialità coi controcazzi. Ma davvero certa gente ha una devozione così spinta da certi cibi da considerarli così eccezionali?

Ovviamente non vale solo per Nuova York, è un atteggiamento che vale per tutte le città e tutti i cibi (e bevande). A Fukuoka tutti mi dicevano che dovevo andare in quel posto famoso per fare gli udon più buoni del Kyushu, una prelibatezza, un orgasmo della sapore.
Ci sono andato. Eh, ok, buoni… ma non è che ci orgasmi sopra.

Sarò forse io di bocca buona, o forse è la gente che se la tira esaltando oltre la realtà la qualità di certi cibi (quanto fa figo dire cara, devi sicuramente andare lì, fanno un piccione al salmì che non proverai da nessun’altra parte al mondo)?

Poi lo scorso sabato sono andato da Fud, il locale catanese consigliatomi da qualcuno qui sotto.
Accomodato all’istante per puro caso (o forse mi hanno scambiato per qualcuno importante?), gli altri facevano non meno di 15 minuti di attesa visto che il locale era pieno come un uovo.
Ho preso un hamburger di cavallo e un bicchiere di Etna rosso: ho capito cos’è l’orgasmo di piacere culinario.
Dimenticatevi tutti gli hamburger che avete mangiato in vita vostra, questa è un’altra cosa. Era fatto talmente bene che l’ho gustato fino all’ultimo boccone. Avete presente? Quel boccone di quando la carne è finita e rimane il bordo: era buono pure quello. Era curato nei minimi dettagli.
L’avevo già provata qualche giorno prima la carne di cavallo e mi era piaciuta, ma questo hamburger di cavallo era ineguagliabile. Dio, che buono.

Il costo? 7,90 euro. Non è certo il prezzo di un bigmec, ma per la qualità che porta con sé è un prezzo meritatissimo (oltre al fatto che è abbondante). Con quello e un bel bicchiere di vino (3,50 euro) di qualità mi sono fatto una cena fantastica.

Faccio anche io come quelli che fanno le liste delle cose imperdibili di Nuova York: se andate a Catania non potete non mangiare un hamburger di cavallo da Fud.

Quando sono andato via, satollo, c’era tutta la gente che aspettava di entrare con un tizio baffuto che prendeva freneticamente le prenotazioni e chiamava i clienti quando era il loro turno. Faccio pochi passi e vedo un ristorante di sushi vuoto. C’erano dentro tre clienti e almeno una cinquantina di sedie senza nessuno sopra. La gestrice del locale guardava sconsolata la via sperando – vanamente – di intercettare qualche cliente da portare nella sala vuota.
Ma tutti andavano da Fud.

Non credo che ci andassero perché scrivono il menù come scrivo io le parole straniere, né per quell’aria finanche troppo hipster. Ci vanno perché gli hamburger di cavallo sono fottutamente buoni, cazzo.
Perché diamine dovresti mangiarti un sushi. A Catania!

Per una volta ho avuto la percezione che il mondo girasse – stranamente – dalla parte giusta.

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Bravi coglioni

April 26th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza

Oggi mi sono svegliato con la notizia secondo cui l’italia sarebbe pronta a mandare 900 uomini in Libia, visto il bordello che c’è. Dicono che servono per presidiare obiettivi sensibili come i pozzi estrattivi.

Ogni volta che sento notizie del genere, e si tratta di lustri, forse di decenni se torniamo con la memoria a quando ero un bambino e i libici tiravano missili verso la base LORAN di Lampedusa, ecco ogni volta che sento notizie del genere mi viene in mente di quell’idiota che proponeva di riempire il Nord Africa di pannelli solari per creare l’energia che serve all’Europa.

Ché già di per sé creare una rete così squilibrata è sbagliato, figuratevi farlo mettendo i siti produttivi in una zona così politicamente instabile.
L’avessimo ascoltato ora saremmo in black-out permanente ogni volta che questi magrebini si mettono a fare la guerra.

Bravi, bravi. Bravi coglioni.

 

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Costituzione di merda

April 25th, 2016 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza

Ce ne sono tanti di motivi per cui voterò no al referendum confermativo sulla porcata costituzionale che il parlamento ha appena approvato.
Se ne volete uno piccolo, che quasi nascosto e mai discusso per quanto passa inosservato eccovelo:

Art. 55. - Il Parlamento si compone della Camera dei  deputati  e del Senato della Repubblica. 
  Le leggi che stabiliscono le modalita'  di  elezione  delle  Camere promuovono l' equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.

Il secondo comma consentirebbe alla Corte Costituzionale di dichiarare incostituzionale qualunque legge elettorale che non contenga idiozie come le quote rosa o obblighi di candidare almeno un tot di capilista di entrami i sessi (che poi li sentirete i trans, i metrosexual, i null geder, i Napoleone e le scatole di cioccolatini).

La costituzione usa il verbo “promuovere”, ma che significa “promuovere”? Io, ad esempio, la interpreto così: la legge ti invoglia a inserire persone di entrambi i sessi in lista (ad esempio dicendoti che se non lo fai perdi diritto a dei fondi pubblici) ma non non ti può obbligare a rispettare quote rosa.
Altrimenti al posto di promuovere avrebbero usato un altro verbo che trasmette un’idea coercitiva.

Tuttavia dovete ricordarvi che abbiamo a che fare con una Corte Costituzionale che ci ha abituato a interpretazioni molto fantasiose della legge. Leggetevi pure le puttanate che hanno scritto nella sentenza sul porcellum o sulla legge 40 per rendervi conto di come decidono non quello che è anticostituzionale, ma quello che piace a loro, facendo poi supercazzole costituzionali per giustificarle.

Un comma del genere in costituzione è più che sufficiente per dare alla Corte Costituzionale il potere di scrivere – di fatto – la legge elettorale, bocciando quella che approva il Parlamento finché non mettono le quote obbligatorie.

E io questo non lo voglio. Io pretendo la libertà di votare una persona per quello che sa fare non in base a cosa possiede in mezzo alle gambe.
Una costituzione che mi vieta questa libertà è una costituzione di merda, e io non la voglio.

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Abbreviazioni

April 25th, 2016 by mattia | No Comments | Filed in praga, repubblica ceca

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Il postino che ha abbreviato il mio cognome sul pacco evidentemente non parla inglese.

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Recensione di una bilancia di precisione (cinesata)

April 25th, 2016 by mattia | 1 Comment | Filed in cinesate, recensione

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L’altro giorno ho comprato su aukro (l’ebay ceco) questa piccola bilancia tascabile.
È piccola (veramente tascabile), ha un coperchio robusto e una risoluzione dichiarata di 0,1 grammi.
Molto probabilmente è stata progettata per consentire agli spacciatori di droga di pesare la sostanza senza strumenti troppo ingombranti ma sufficientemente precisi.
Voglio dire, se tu provi a pesare la cocaina con una bilancia per alimenti hai voglia… Sì, anche quelle che dichiarano 1 grammo di risoluzione spesso mostrano 0 g fino a 5 o 6 g di cocaina farina.

A me – ovviamente – serve per tutt’altro scopo: devo pesare le polveri da sciogliere nell’acqua per fare i trattamenti alla vigna. Capita che devi disciogliere 7 g in 5 litri d’acqua e vuoi che siano 7 g, non 10 o 11 g.
Perciò ho comprato questa bilancina.

È una cinesata pagata 159 corone (meno di 6 euro), ma col tempo ho iniziato a ricredermi sulle cinesate. Non sempre sono così merdose come penseresti dal prezzo.

L’ho testata usando come riferimento una bilancia da laboratorio con risoluzione di 1 mg, una bilancia che costa 400 euro, così per farvi capire. Ho preso diverse masse e le ho misurate con entrambe le bilance.
Questo il risultato

grafico
Sorprendentemente la bilancina tascabile si comporta bene.
Forse lo vedete meglio da questo grafico in cui mostro la differenza tra quello che la bilancia tascabile dovrebbe mostrare e quello che in realtà mostra.
Quando dico “quello che la bilancia tascabile dovrebbe mostrare” significa che prendi il valore della massa misurato con la bilancia figa e lo arrotondo al primo decimale.

grafico 2

Diciamo che siamo nell’ordine della risoluzione di 0,1 g per masse fino ai 30 g, poi cresciamo un po’.
Ma per capirci, l’ultimo valore è di 186,403 g che vengono mostrati come 186,7 g dalla bilancia tascabile.
abbiamo 0,3 g di differenza su 186 g di massa. È lo 0,16%, da segnarsi con un gomito a questo prezzo.

Per quanto riguarda le piccole masse, la bilancia inizia a mostrare qualcosa a partire da 0,2 g. Per masse inferiori ho sempre misurato 0,0 g.  Ma anche questo mi va bene, non mi serve per misurare masse di 0,1 g (non userei una bilancia così per misurare una massa così piccola).

Per quello che mi serve va benissimo. Parte subito a rispondere da 0,2 g e rimane dentro la risoluzione numerica di +- 0,1 g fino a 30 g.
Non potevo chiedere di meglio per un oggettino così economico.

Quindi se vi serve un oggetto del genere non fate troppo gli schizzinosi, ché anche se è una cinesata potrebbe sorprendervi.

 

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Le 11 regole d’oro per una buona presentazione scientifica

April 23rd, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in riflessioni

Ogni volta che vado a una conferenza scientifica sono “costretto” ad ascoltare presentazioni oscene. Delle volte sono semplicemente noiose, altre volte sono irritanti.
Ed è un peccato, perché talvolta contengono informazioni interessanti, ma l’incapacità dell’autore di fare una presentazione ti fa scappare l’attenzione.
Dopo l’ennesima conferenza piena di incazzature (un paio di volte sono uscito dalla sala perché non ce la facevo più a sopportare) ho scritto questo decalogo di 11 regole su come fare una buona presentazione orale a una conferenza scientifica.

1. Rispetta il limite di tempo

Se ti dànno 15 minuti rimani nei 15 minuti. Se te ne dànno 12 rimani nei 12 minuti.
Sforare il tempo che ti è stato è da cafoni. È una mancanza di rispetto nei confronti di chi vuole fare una domanda (perché se vai largo il tempo per le domande è ridotto), ma è anche mancanza di rispetto per gli altri presentatori.
Normalmente in una conferenza scientifica ci sono diverse sessioni in parallelo. Così io posso essere interessato a una presentazione dalle 10:20 alle 10:40 in una sessione e poi correre verso un’altra stanza per la presentazione dalle 10:40 alle 11:00 di un’altra sessione.
Posso farlo solo se presentazioni sono sincronizzate. Se tu sfori e la sessione è in ritardo mandi in vacca tutto.

No, non sei il più figo del mondo e la tua ricerca non cambierà il mondo: 12 minuti è un tempo più che sufficiente per parlare del tuo argomento. Rispettali.

2. Parla alla gente, non allo schermo

È irritante quando il presentatore guarda tutto il tempo lo schermo.
Stai parlando alla gente, guarda la gente!
Certo che puoi guardare lo schermo ogni tanto, specialmente per puntare un grafico a cui ti riferisci. Ma poi girati ancora verso la gente!
Dare le spalle al pubblico non è solo maleducazione, ma non funziona nemmeno dal punto di vista comunicativo. Pensi forse di attirare l’attenzione della gente se il tuo sguardo è rivolto altrove?

3. Se non sei capace, passa la mano

Abbiamo tutti dei limiti: ognuno di noi sa fare alcune cose e non ne sa fare altre. È normale.
Se non sei capace di fare una presentazione falla fare a un’altra persona del tuo gruppo.
Quando dico “non essere capace di fare una presentazione” può voler dire che non sai parlare inglese sufficientemente bene oppure può significare che hai il carisma del bollettino valanghe.
Nel primo caso ti viene da prendere il presentatore a sprangate (tipo quelli che sbagliano 20 volte in dieci minuti la pronuncia della stessa parola), nel secondo caso ti addormenti.
Anche se sei il boss del gruppo non importa: se lo studente è più capace di te lascia fare a lui la presentazione. Ti scongiuro.

4. Non usare animazioni

Non serve a niente vedere un testo che compare con bizzarri effetti. Non serve a niente vedere una diapositiva che compare con una transizione.
Non aggiungono alcuna informazione ma nel contempo ti fanno perdere tempo. Pochi secondi? Sì, però quando sei a corto di tempo alla fine della presentazione quei pochi secondi (moltiplicati per tutte le diapositive) ti tornerebbero utili.
Ma soprattutto, le transizioni e le animazioni sono una rottura di maroni quando alla fine ti fanno una domanda e tu devi navigare velocemente tra una diapositiva e l’altra per ritrovare il grafico su cui ti hanno fatto la domanda. Ripetere tutti gli effetti uno dopo l’altro per arrivare al punto che vuoi mostrare è lentissimo e irritante.
Meglio usare diapositive senza effetti che puoi girare una dopo l’altra in breve tempo.

5. Usa il microfono (non c’è niente di male)

Ogni tanto arriva quello che non vuole usare il microfono. Sale sul palco e si mette a urlare “mi sentite anche senza microfono?
No, cazzo, non ti sentiamo, idiota di un’idiota.
Non sei Pavarotti, non sei la Callas. Smettila di fare il ganassa e usa il microfono. Non c’è niente di male a usarlo, non si fa peccato e non è per le signorinelle. Puoi usare il microfono anche se sei un uomo tutto d’un pezzo, nessuno metterà in dubbio la tua virilità, te lo giuro.
Ah, e ricordati di tenerlo vicino alla bocca tutto il tempo, non che a metà presentazione il microfono è scivolato giù al livello dell’anca.

6. Prendi confidenza con l’acustica della sala

Purtroppo alcuni impianti di amplificazione fanno cagare. Per esempio, a me è capitato di fare una presentazione con un impianto che appena superavi un certo volume introduceva distorsioni fastidiosissime.
Ho risolto tenendo il tono della voce più basso. Gli altri che non capivano questo concetto sparavano fuori rumori che dopo tre minuti smettevi di ascoltarli.
Investi tre minuti a provare l’impianto acustico prima dell’inizio della conferenza e regola il tuo tono di voce di conseguenza.

7.  Rispetta chi presiede la sessione

Se ti ha presentato dicendo il tuo nome e cognome non puoi iniziare la presentazione dicendo “Buon giorno, il mio nome è Tizio De Caio“. L’ha appena detto il presidente della sessione, ti ha presentato!
Ripetere il tuo nome è come ignorare la presentazione, è come dire “non me ne fotte niente di quello lì, nessuno lo ascolta, ripeto io il mio nome“.
Per lo stesso motivo alla fine della presentazione non devi dire “ci sono domande?“.
È il presidente della sessione che deve chiedere domande, non tu. Non rubargli il lavoro, è maleducato.
Sembri dire che non lo consideri capace di gestire la sessione e quindi ti metti tu al tuo posto a fare domande.

8. Non aprire la presentazione con l’outline

Per qualche strano motivo c’è un sacco di gente che va a conferenze scientifiche e come prima diapositiva mostra il sommario della presentazione.
Una diapositiva totalmente e fottutamente inutile.
Il più delle volte contiene le seguenti voci (con poche variazioni):

  • introduzione
  • motivazioni
  • metodi
  • risultati
  • conclusioni

Maddai? Chi l’avrebbe mai detto.
In pratica hai buttato via dai 40 ai 50 secondi per dire cose ovvie.
Lo so, molti sono convinti che sia utile tracciare un percorso logico per far orientare lo spettatore. Ma non è così. Un percorso logico può essere utile in un libro, ad esempio, o in una lezione universitaria di due ore. Una presentazione di 12 o 15 minuti funziona diversamente. Hai poco tempo, devi interessare alla svelta e per farlo devi usare altre tecniche. Devi creare suspance, devi instillare il dubbio, generare aspettativa di sorpresa, rivelare il finale… Pensaci, è come raccontare una storia della buonanotte a un bambino.
Quando racconti la storia della buonanotte inizi con il sommario in cui racconti come va a finire?

9. Tieni le diapositive semplici

Poco testo: il pubblico o legge il testo o ascolta te. Non ha tempo di fare entrambe le cose.
Se scrivi troppo testo nessuno lo leggerà. Scrivi il titolo della diapositiva, massimo un paio di frasi (brevi!) di descrizione o qualche etichetta per spiegare cosa è cosa.
Metti un solo grafico per diapositiva (massimo due, se sono correlati), e tienilo semplice. Una diapositiva rimane esposta in media per 1 minuto: in così poco tempo non puoi analizzare una diapositiva con quattro grafici complessi.
Per lo stesso motivo non riempire le diapositive di equazioni lunghissime. Nessuno le leggerà mai.
Usa colori che si possono distinguere facilmente e dettagli non troppo piccoli, anche in considerazione del fatto che la risoluzione del proiettore può essere bassa.

10. Cerca di essere alla mano, ma non giocherellone

È bene tenere un registro leggero, anche perché davanti a te hai persone che nel giro di qualche giorno sentono decine di presentazioni: se tutti parlano come dei notai all’ultimo giorno il tuo livello di attenzione è crollato.
Ma questo non significa che devi fare il giocherellone. Va bene il sarcarsmo, se necessario, ma fatto in punta di fioretto. Niente di più insopportabile di quelli che fanno i simpaticoni, aprono la presentazione con un’immagine bizzarra, fanno battute tutto il tempo, ridono e scherzano e poi alla fine quando ti chiedi qual è il contenuto scientifico che hanno trasmesso la risposta è boh!
Alla conferenza ci vado per sentire qualcosa di scientifico, non per ascoltare crozza (e – ad ogni modo – tu non sei crozza).

11. Prova la presentazione

Perché se la provi ti renderai conto da solo di tutto quello che non va.
Se c’è una parola che non sai dire in inglese avrai il tempo per controllare sul dizionario.
Provando il discorso ti rendi conto dove ti infili in punti morti da cui non sai più uscire (e quindi li eviti). Prepari le frasi con cui passare da una diapositiva alla successiva. Imposti le pause, gestisci il tono di voce per creare suspance al punto giusto.
Fare una presentazione è recitare. Quando io faccio una presentazione sembro naturale: qualcuno delle volte mi dice che sembro un venditore di pentole, ma non è un insulto, significa che sembro spigliato.
In realtà recito (e anche se non sembra sono nervoso). Tutti i passaggi più importanti li ho provati e riprovati il giorno prima – a voce alta – finché non vengono perfetti.
Se la tua presentazione è di un quarto d’ora mettiti nella testa di investire un’ora e mezza o due ore per provarla.
Dopo tutto ricordati che gli attori che fanno i grandi monologhi a teatro ci mettono mesi a raffinarli, tu vuoi non investire due ore?
Ah, poi quando hai rifinito i passaggi provala con un cronometro, giusto per vedere se rispetti il punto 1.

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Sta’ lì ad aspettare sant’Agata, sì sì, bravo

April 22nd, 2016 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza

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In effetti.
La riflessione che ho fatto è stata la stessa di chi ha vergato il consiglio col pennarello.
Comodo chiedere a S. Agata di liberarti dalla mafia. Liberati tu dalla mafia, senza aspettare aiuti dal cielo. Sta’ lì ad aspettare S. Agata tu…

Ad esempio, l’altro giorno ho visto una libreria sulla cui vetrina era stato affisso l’avviso “Qui non si vende ne (sic) prenota il libro di Salvatore Riina”. Ecco, mi sarebbe piaciuto entrare a chiedere se quella libreria pagava il pizzo.
Ché magari al boss locale non gliene frega niente se non vendi il libro di riina, ma se quando passa a ritirare l’offerta per i carcerati dici di no allora sì che si incazza.

Mafia a parte, quand’è che le librerie esporranno cartelli del tipo

In questa libreria non si vendono libri di stronzate anti-scientifiche

?
Io aspetto.

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