Piccola aggiunta

June 25th, 2016 by mattia | 14 Comments | Filed in riflessioni

Comunque stavo pensando a quelli che

eh, ma a votare per la Brexit sono stati i vecchi, mentre i giovani hanno votato per stare nell’UE. I giovani! La generazione Erasmus! Quelli che guardano al futuro!

e contemporaneamente nel 2014 quando ci fu il referendum sulla secessione della Scozia (in cui i giovani erano secessionisti e i vecchi volevano restare nel Regno Unito) dicevano

eh, si vede la saggezza degli anziani, mica come i ragazzini senza esperienza! Gli anziani hanno vissuto una vita intera e sanno dire cosa è giusto per il futuro

Che per carità, prese singolarmente entrambe le ipotesi possono anche starci. Così come singolarmente possono starci pure le ipotesi opposte.

Sono quelli che invece ribaltano la frittata a seconda dei casi che mi intrigano.
Oggi hanno ragione i giovani perché i giovani sono per restare nell’UE ed essi la pensano allo stesso modo. Ma se i giovani hanno un’opinione diversa (per esempio la secessione della Scozia) allora i giovani hanno ragione non vale più.

Che poi usando lo stesso parametro dovresti anche dire che in italia il governo dovrebbe andare ai cinque stelle, visto che fanno man bassa di voti tra i giovani. Ma i cinquestelle sono contro l’UE quindi… boom! Corto circuito.

Ah, per la cronaca, io sto mettendo in archivio tutte le promesse catastrofiche di queste ore. Ché manca solo l’invasione di cavallette e il ritorno della grande glaciazione sull’Europa e poi hanno detto tutto.
Poi fra un paio d’anni vediamo cosa è successo davvero.

Un’ultima cosa e poi chiudo. Leggo che lunedì renzi si incontrerà a Berlino con Merkel e Hollande.
Sì, poi faranno la riunione con tutti tutti. Ma prima si incontrano loro tre, da soli.
Ecco, se si continua così l’Europa può andare amabilmente a puttane. Garantito al limone. Fin quando si incontreranno in tre facendo finta che gli altri nemmeno esistano l’UE può solo fallire.
Lo fanno senza nemmeno avere la percezione di fare uno sgarbo istituzionale agli altri paesi dell’UE. Cosa vi aspettate?

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Il marito sciocco

June 24th, 2016 by mattia | 51 Comments | Filed in riflessioni

Qualche settimana 13 britannici, che incidentalmente nella vita fanno gli scienziati, hanno fatto un appello a votare contro l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

“The prospect of losing EU research funding is a key risk to UK science”

Ieri Juncker minacciava che se il Regno Unito dovesse uscire dall’UE sarebbe fuori del tutto, non ci saranno altri trattati.
Non è, per dire, che esci dall’Europa però magari continui a farne parte dove ti conviene, ad esempio per i fondi della ricerca.

Per carità, il ragionamento non fa una piega. Vuoi uscire dall’UE? Mi sta benissimo. Poi però non puoi più ciucciare dalla mammella di Horizon 2020 o di ERC per i tuoi progetti di ricerca.

Solo che… già, dalla mammella europea ciucciano in tanti per i progetti di ricerca.
Per Horizon 2020 possono partecipare paesi com Albania, Turchia, Tunisia, Ucraina…
Per ERC possono partecipare Svizzera, Israele, Norvegia, Turchia, Islanda…

Tutti paesi che non sono membri dell’UE.
Perché allora il Regno Unito non potrebbe fare altrettanto? Perché non potrebbe uscire dall’Unione Europea e partecipare a questi progetti di finanziamento per la scienza con una gamba dentro e una gamba fuori così come fanno altri paesi parimenti non membri dell’UE?

Decidetevi.  Perché tra i paesi che sono con una gamba dentro e una gamba fuori non ci sono solo paesi che aspirano ad entrare nell’UE, non è solo una partecipazione parziale nell’attesa di entrare nell’UE.

Ci sono paesi come la Norvegia che non entra nell’UE proprio perché non vuole, anche se volendo potrebbe entrare domani mattina. E allora perché dovremmo vietare la stessa partecipazione parziale all’UK?

La realtà è che quello dell’UE è un ricatto. Potrebbe benissimo trattare il Regno Unito come paese associato per i programmi di finanziamento alla ricerca esattamente come fa con altri paesi. Solo che questo è uno dei pochi strumenti che hanno per obbligarli a stare dentro.

***

Seconda questione. Secondo i firmatari dell’appello

Science thrives on permeability of ideas and people, and flourishes in environments that pool intelligence, minimise barriers, and are open to free exchange and collaboration

Che è sicuramente vero.
Ma non è necessario essere nell’UE per questo.
Se il problema è far arrivare nel Regno Unito gente che faccia ricerca perché i britannici sono un popolo di capre ignoranti, puoi farlo banalmente dando visti di studio/lavoro per categoria.
Una cosa che fa praticamente qualsiasi paese. Anno per anno stabilisci che accetti 10.000 operai generici, 1.000 operai specializzati, 2 architetti, e 100 scienziati.
Tra l’altro il Regno Unito già oggi fa man bassa di personale da impiegare nella ricerca da paesi fuori dall’UE. Cosa mai dovrebbe cambiare? Così come il pakistano fa il visto per andare in UK a fare ricerca ora lo farà anche il francese o il tedesco.
Dovrebbero forse essere scoraggiati dal fatto di dover fare un visto di lavoro? Ma figuriamoci, basta darglielo.
Quando io sono andato in giappone ho fatto pure io il visto (in quel caso di categoria professore) e me l’hanno dato. Non è certo la prospettiva di passare due mezzore in ambasciata che ti ferma.
Attenzione, qui non si tratta del ragazzo che parte all’avventura per andare a Londra senza sapere che fare, che finisce a fare il lavapiatti in un ristorante e poi pian piano fa carriera. Chi si muove per far ricerca sa già dove andrà a lavorare. Quindi che ci sia la necessità di fare un visto o meno, cambia poco.
Tra l’altro gli scienziati sono sempre stati nella storia una delle categorie che ha viaggiato di più, senza bisogno dell’UE.

Quindi no, è un secondo argomento incosistente.

***

Terza questione: piuttosto, l’UE si interroghi in cosa ha sbagliato.
Perché se tua moglie ti lascia può anche darsi che sia una troia lei e tu sia stato il marito perfetto, ma forse qualche sospetto che abbia fatto degli errori pure tu potresti fartelo venire.

Anziché attaccare gli inglesi e descrivere scenari apocalittici per inchiodare tutti gli alti paesi all’EU, facciano una bella riflessione su cosa ha sbagliato l’UE.
Perché il 52% degli elettori britannici ha deciso che è meglio starne fuori?

E no – porca di una troiazza inculata – non mi puoi rispondere con boldrinate tipo “dobbiamo stare uniti“, “dobbiamo costruire ponti“, “più Europa, non meno Europa“.
Devi rispondermi nel concreto. Qual è il motivo per cui i britannici non stavano bene nell’UE?

Invece di stracciarsi le vesti e agitare spauracchi, invece di dare degli stolti ai britannici l’UE deve farsi un bell’esame di coscienza e deve cambiare se non vuole perdere tutte le altre mogli.
Se vuole essere vista come opportunità e non come impiccio deve smetterla di impicciarsi nelle regole nazionali rubando angoli di sovranità sempre più grandi.
Fin quando ci sentiremo dire “dobbiamo farlo perché ce lo chiede l’Europa” oppure “dobbiamo fare i compiti a casa” allora il matrimonio andrà ancora peggio.
Fin quando l’Europa farà la gradassa e userà le maniere forti per garantire i diritti degli altri, quando invece non muove un dito per i diritti dei suoi cittadini più deboli allora il matrimonio andrà ancora peggio.
Fino a quando, di fronte a un problema economico, l’unica soluzione ammessa dall’UE è tagliare le pensioni, anzi se lo fai ti dicono pure che sei stato bravo, allora il matrimonio andrà ancora peggio.
Fin quando l’EU continuerà a mettere il becco nella legislazione nazionale cercando di eliminare ogni differenza e caratteristica locale per uniformare tutto slavando via ogni tradizione allora il matrimonio andrà ancora peggio.
Fin quando un governo prima di fare un decreto lo dovrà mandare a Bruxelles (anziché al Quirinale) per avere il via libera, fin quando l’UE ci romperà il cazzo su materie in cui potrebbe anche fare a meno allora il matrimonio andrà ancora peggio.

Perché si può stare insieme e fare Europa anche senza tutto questo. L’avevamo visto sin dal principio di questo post: si può partecipare a progetti di finanziamento della ricerca tutti assieme, si può partecipare al progetto Erasmus e simili tutti assieme senza però però impiccarci in una UE che ti controlla la vita su fino al büs del gnau.

Lo capiranno i caporioni di Bruxelles o continueranno a fare il marito sciocco che maltratta la moglie e poi si stupisce quando vuole divorziare?

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Gli OGM di Elon Musk

June 23rd, 2016 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, w la fisica

L’altro giorno mi sono impelagato nell’ennesima discussione sugli OGM. Avevo pubblicato una provocante immagine che diceva: morti per OGM = 0; morti per denutrizione = X.XXX.XXX all’anno

Ok, non ricordo la cifra dei morti per denutrizione (qua dicono 3,1 milioni di bambini all’anno)  ma non è importante, era comunque tanto confrontato con zero.
Poi magari qualcuno arriva a dirmi che i morti per OGM non sono misurabili direttamente; devi calcolare gli incidenti stradali che fanno le persone stordite per aver fumato OGM (semi cit.).

Come risposta mi sono sentito dire che “se gli OGM li facesse Elon Musk allora mi fiderei, ma siccome li fa la Monsanto non mi fido“.

Boing-boing-boing.
Le palle hanno iniziato a rimbalzarmi a terra.

Ovviamente la frase è di una demenzialità pura. Che competenze ha Musk (e tutta la sua corte) sulle biotecnologie? Quando devi riparare l’autovettura chi chiami, il meccanico o il dentista?
Oh, magari il dentista ti sta più simpatico e ti fidi di più di lui perché avete fatto le elementari insieme e poi ti ha sempre fatto ottimi lavori in bocca, ma te lo ripeto: chiameresti un dentista per farti riparare l’autovettura?

Quella frase demenziale però mi ha fatto riflettere. Mi ha svelato la potenza dei testimonial. Un ruolo che avevo sempre sottovalutato. Anzi, di solito quando vedo un personaggio famoso che fa da testimonial cerco di evitare il prodotto, perché immediatamente penso che una porzione del prezzo che pago va a una persona ricca che prende dei soldi solo per metterci la faccia.
Invece per molta gente i testimonial funzionano.
Anche in questo caso in cui Musk sostanzialmente non ha prodotto niente di vagamente “rispettoso per l’ambiente”, quindi non si capisce sulla base di cosa dovrebbe essere ipotetico testimonial di OGM.

Eppure è riuscito a proporsi come simbolo. Ad esempio con questa baggianata delle super batterie in cui immagazzinare l’energia prodotta coi pannelli solari. In realtà non ha inventato niente, nemmeno l’idea. Ha solo preso dei normalissimi accumulatori, li ha messi in una scatola con un bel desain e… basta. Anche il prezzo era uguale. Ma poi ha fatto la sua bella presentazione di fronte a un pubblico di fanatici che lo acclamava ed è passato per l’innovatore del secolo.

Così si è costruito la sua fama, con un pubblico di fangirl che lo acclamava per il nulla condito di niente. Una fama che evidentemente ora può rivendersi per fare qualsiasi cosa, anche quelle in cui non ha competenza, perché la gente lo segue comunque anche se si dovesse buttare sugli OGM.

La cosa mi fa rabbrividire, perché il concetto di testimonial è proprio l’opposto del ragionamento scientifico.
Nella scienza se ti trovi davanti a una questione come quella degli OGM dici: benissimo, vediamo un po’, quali sono le prove della loro presunta pericolosità? Sono state fatte delle sperimentazioni? Benissimo, datemi dei risultati. Ecco, valutiamoli… quali sono stati i protocolli usati per le sperimentazioni? Come sono state condotte? I numeri che sono usciti?
In scienza prenderesti tutta la letteratura scientifica sull’argomento e ne tiri delle conclusioni, senza fare sceri pichin.

Se salta fuori che l’unica prova di presunta pericolosità è un articolo di un professore di un’università napoletana poi ritirato perché aveva falsato le prove allora ciao.
La scienza può anche dar ragione a una multinazionale potentissima. Può non piacerti, ma se i dati sono quelli e danno ragione alla multinazionale cattivissima così è. Non è che se i risultati della scienza  si scontano con la tua ideologia allora non vanno più bene.

Il concetto di testimonial si basa proprio sull’opposto della scienza: invece di guardare i dati e le evidenza sperimentali giudico se una cosa è buona o cattiva in base a chi la propone. Se la propone la multinazionale potentissima allora è per forza una cosa cattiva, se la propone un testimonial con un’aura di positività allora è per forza una cosa buona.

Una persona che esce dall’esame di maturità, per fare un esempio attuale di questi giorni, dovrebbe dimostrare questo livello di pensiero scientifico, perché questo è un mattone che della maturità che dovrebbero testare.

E invece niente, abbiamo frotte di laureati che non ci arrivano nemmeno se glielo spieghi.

Che tristezza.

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La bufala degli immigrati che pagano tante tasse

June 23rd, 2016 by mattia | 13 Comments | Filed in bufale

Nelle scorse settimane c’è stato un mezzo scandalo in Rep. Ceca. Si è scoperto che l’editore di una TV privata avrebbe obbligato i suoi redattori a descrivere gli immigrati clandestini come un pericolo per la nazione ceca.
Qualcuno è arrivato persino a chiedere che venisse tolta la licenza a quella TV.

La cosa che mi ha incuriosito è che lo stesso scandalo non avviene quando alcuni mezzi di comunicazione  assumono come linea editoriale quella opposta, ossia parlare degli immigrati necessariamente come una cosa positiva.

Perché i giornalisti dovrebbero descrivere la verità sostanziale dei fatti. Descrivere una cosa che non esiste è scorretto, e questo vale sia quando si distorce la realtà per parlare male degli immigrati sia quando lo si fa per parlarne bene.

Volete un esempio? Prendete questo articolo di repubblica.

Immigrati, un tesoro per l’Erario: pagano 7 miliardi di tasse

I contribuenti stranieri sono più di 2 milioni e versano 6,8 miliardi solo di Irpef.

Gli immigrati sono un tesoro perché pagano le tasse!
Una tiritera che ci sentiamo ripetere come un mantra, assieme a quella per cui gli immigrati ci pagano la pensione (una balla già sbufalata qua).

In questo caso repubblica non fa niente di diverso dalla TV ceca: distorce la realtà per seguire una scelta editoriale, ossia parlare bene degli immigrati sempre e comunque. Se poi la realtà è diversa la si plasma all’occorrenza.

In questo caso ci dicono che gli immigrati pagano 6,8 miliardi di IRPEF.
Curiosamente però non ci dicono quali sono le spese che lo Stato deve sostenere a causa della presenza di questi immigrati. Perché, cicci belli, quando fai i conti non è che puoi guardare solo le entrate, devi contare anche le uscite.

Ad esempio, nelle carceri italiane ci sono un sacco di stranieri: 18.085 su 53.873. ossia il 33,6%.
Il ministero della giustizia spende circa 2,9 miliardi di euro all’anno per il dipartimento amministrazione penintenziaria. Quindi il 33,6% di questi 2,9 miliardi se li cicciano loro. Fa un miliardino pulito che l’italia deve spendere per tenere in galera detenuti stranieri.
E non abbiamo nemmeno contato quanto si spende per fare loro i processi, per le forze dell’ordine che provvede ad arrestarli…

Volete contare tutto?
Fate il conto di quanto ci costano gli stranieri in edilizia popolare. Giusto per dare un’idea, questa è la graduatoria per l’assegnazione di “case pubbliche” del Comune di Milano. Il primo Brambilla è alla posizione 3.435, prima di lui una valanga di nomi stranieri (sì, certo, tutti naturalizzati italiani, come no).
Quanto spende lo Stato per dare un alloggio popolare a tutti questi stranieri?

Oh, qui non si tratta di ideologia, di dire “prima i nostri” o “il dovere di aiutarli”… si tratta di numeri.
Banali e freddissimi numeri.
Quanto si spende per tenere in carcere gli stranieri? Quanto si spende per gli alloggi popolari? Quanto si spende per dare un’istruzione ai loro figli, che sono ammessi alla scuola statale anche se sono immigrati irregolari (quindi non pagano un centesimo di tasse)? In italia ci sono 800 mila studenti stranieri dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria di secondo grado. Moltiplicati per 6 mila euro a studente fanno 4,8 miliardi di euro*.
Quanto si spende per dare loro un’assistenza sanitaria anche se sono irregolari  (quindi non pagano un centesimo di tasse)?
Quanto si spende in servizi sociali?
Quanto si spende per l'”emergenza” sbarchi? Il Ministero dell’interno stanzia 0,64 miliardi all’anno per la gestione dell’immigrazione e dell’accoglienza (cifra che sembra anche in difetto, ma prendiamola per buona).
Numeri, solo numeri.

Sommate tutto, anche quello che è drammaticamente difficile da calcolare (come i servizi sociali e gli alloggi popolari) e poi ditemi se davvero gli immigrati sono un “tesoro”.
Non siamo capaci di calcolare tutto? Benissimo, approssimiamo pure. Un miliardo per le carceri, mezzo miliardo per l’accoglienza degli immigrati.
Per la spesa sanitaria prendiamo pure l’8,3% dei 111 miliardi che l’italia spende nella sanità pubblica, visto che l’8,3% dei residenti in italia è costituito da stranieri (non conto nemmeno quelli irregolari quindi). Fanno 9,2 miliardi. Siamo generosi e caliamoli a 6 (e sempre non conto l’assistenza sanitaria agli irregolari!).
Spese per l’istruzione: anche qui facciamo quelli generosi e invece di 4,8 miliardi prendiamo la metà, 2,4 miliardi (vedi il piesse).
Siamo già a 10 miliardi e ancora non abbiamo toccato il discorso dell’assistenza sociale, delle case popolari…
Sai cosa ci paghi con quei 6,8 miliardi di IRPEF? Un cazzo.

Altro che tesoro.
Certo, qualcuno mi dirà che non c’è solo l’IRPEF. Ci sarà pure qualche immigrato che ha un laboratorio tessile non clandestino (e magari senza lavoratori irregolari nascosti negli scantinati), che ha tutti i dipendenti stranieri e che paga le tasse per le imprese.
Contiamo anche quelle? Be’ sì, sono tasse versate da stranieri anche quelle. Contiamole.

Contiamo tutte le tasse, contiamo tutte le spese e poi facciamo i conti e vediamo se alla fine c’è il segno più o il segno meno.
Ma dare solo il valore dell’IRPEF versata dagli stranieri senza nemmeno considerare una spesa e dire che lo Stato ci guadagna non ha alcun senso.

È un dato buttato giù alla cazzo solo per giustificare la propria linea linea editoriale (bisogna parlare bene degli immigrati!).

Ma ancora prima di quello. Dimenticate pure tutti i numeri qua sopra. Dimenticatevi le spese dello Stato per gli stranieri.
Restiamo pure all’IRPEF. E non andiamo neppure lontano, guardiamo i dati che cita lo stesso articolo di repubblica. I contribuenti stranieri che versano l’IRPEF sono 2,2 milioni ossia il 7,2% del totale di coloro che paga l’IRPEF in italia. Tuttavia versano 6,78 miliardi di IRPEF, ossia solo il 4,5% dei 150 miliardi di IRPEF che lo Stato incassa. Gli stranieri quindi pagano meno IRPEF.
Sono il 7,2% dei contribuenti che pagano l’IRPEF ma non pagano il 7,2% di IRPEF, pagano solo il 4,5% dell’IRPEF.

Basterebbe anche solo questo banalissimo dato per capire che il titolo non doveva essere “Immigrati, un tesoro per l’Erario” bensì “Gli immigrati pagano meno tasse degli italiani“.
Numeri, banalissimi numeri.
Hanno stravolto la realtà per adattarla alla linea editoriale per cui bisogna parlare bene degli immigrati anche se la realtà, e i freddi numeri, dicono l’opposto.

Anche qui hanno barato, eppure nessuno si scandalizza.
Perché?

 

 

*Piesse: ok, non è che se tutti gli studenti stranieri scomparissero si risparmierebbe quell’ammontare, perché il costo non cresce linearmente con il numero di studenti. Il numero riportato è solo un’approssimazione.

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Aspettando la disillusione di Roma

June 21st, 2016 by mattia | 33 Comments | Filed in politica, riflessioni

A me sinceramente l’unica domanda che interessa dopo i ballottaggi di domenica scorsa è quanto tempo ci metteranno per stancarsi dei grillini coloro che se li trovano a governare.

Perché guardiamo in faccia la realtà: da domani non è che a Roma i trasporti iniziano a funzionare, le buche scompaiono dalle strade e tutto funziona magnificamente.
Ma neanche tra un anno o due.

Nel frattempo però gli ingenui a cinque stelle toccheranno i nervi della città. Facile dire che combatti i portoghesi sui mezzi pubblici. Quando poi mandi fuori i controllori a fare una valanga di multe la gente si incazza. Magari ti dice che prima di fare le multe devi rendere il servizio di trasporti decente. E tu mica puoi dirgli che se loro non pagano il biglietto non avrai mai i soldi per fare la manutenzione sugli autobus. Quelli saranno incazzati per la multa e siccome sono cittadini con il diritto di voto dalla parte del manico avranno ragione loro.

Così come quando inizieranno a toccare tutto ciò che è marcio nella città. Fai presto a dire in campagna elettorale che smetterai di dare gli immobili del comune a prezzo stracciato agli amici degli amici. Poi quando lo fai sul serio ti tocca anche togliergli alle associazioni che magari ti avevano votato.
E vedi quanto si incazzano.

Il problema è che quelli che vengono toccati da un tuo provvedimento si incazzano e se la legano al dito, mentre il beneficio – quando arriva – arriva in ritardo e chi ne usufruisce non ti dice grazie.
Se gli ingenui a cinque stelle pensano davvero di fare pulizia sentendosi dire grazie sono fritti.
Devono essere consapevoli che per ogni provvedimento qualcuno si incazzerà e i benefici li vedrai tra anni, alla meglio.

La luna di miele tra i grullini e la città svanirà e al risveglio la gente sarà ancora più incazzata. Perché li hanno votati come ultima spiaggia e si sentiranno senza speranza.
Né più né meno di come hanno votato renzi come ultima spiaggia alle europee e poi dopo due anni si sono accorti che la loro vita, concretamente, non è migliorata e gli hanno voltato le spalle.

La domanda qui è solo quanto ci metteranno a voltare le spalle ai grullini.
La domanda è quanto ci metterà a saltare fuori l’inceneritore di Roma che non verrà chiuso. La domanda è quanto ci metterà a saltare fuori il primo avviso di garanzia che consentirà di dire siete come tutti gli altri.

Un anno, due anni?
L’unica cosa che può fare renzi ora è prima di tutto di vincere il referendum, poi aspettare che la disillusione su Roma arrivi il prima possibile e lì andare a elezioni.
Perché se si presentano alle elezioni con la disillusione di Roma come curriculum di governo i grullini sono fritti.

Il governo, di suo, può dare molto per accelerare la disillusione di Roma. A me faceva tenerezza sentire la raggi che parlava di rinegoziazione del debito. Roma ha gran parte del suo debito con cassa depositi e prestiti, che è controllata dal governo. Perché mai il governo dovrebbe fare ai grillini questo favore?
Quando la raggi andrà da CDP a chiedere di rinegoziare il debito questi gli rispondono SUKA.
Con il vantaggio che il governo nemmeno si deve esporre in prima persona.

Se il governo vuole giocare sporco può tenere il comune di Roma per le palle finanziariamente e obbligare l’amministrazione grillina a prendere decisioni tra le più impopolari.
Credete che uno come renzi non ne sia capace?

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Aziende che ti considerano stupido

June 21st, 2016 by mattia | 31 Comments | Filed in repubblica ceca

Boh, forse credono davvero di prenderti per il culo.
Mi è arrivata la bolletta per in conguaglio dell’elettricità in cantina. In allegato la pubblicità di rutin.

Questa volta propongono un’offerta imperdibile: boiler elettrici con sconto del 40%!
State pensando a un nuovo boiler? Ci pensiamo noi!

Così guardo i prezzi: il boiler da 80 litri anziché 9.799 corone lo mettono a 5.879.
Cerco su internet lo stesso identico modello e in diversi negozi lo vendono di allo stesso prezzo. Un negozio a caso: 5.867 corone.

Classico caso di prezzo gonfiato e poi fintamente scontato.
Solo che questa volta non devo ricordarmi il prezzo di prima come coi saldi dei negozi. Posso cercare lo stesso prodotto – stessa marca e stesso modello – su internet e verifica che mi stanno prendendo in giro.

Mi domando: davvero pensano che la gente sia così stupida da farsi infinocchiare così? Davvero pensano che uno non faccia una ricerca su internet per vedere i costi abituali del prodotto prima di spendere quasi 6 mila corone?

Piesse: ho fatto il conto di quanto mi costa l’energia elettrica per la cantina. Sono 6,8 corone al kWh, pari a circa 25 centesimi di euro. Tutto compreso (ho preso proprio il prezzo finale compreso di IVA e tutto il resto) e per un contratto non di prima casa. Non mi sembra malaccio.

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Modi per risparmiare

June 20th, 2016 by mattia | No Comments | Filed in chicche, praga, repubblica ceca

Uno dei modi più efficienti per risparmiare denari su arredamento ed elettrodomestici è aspettare la fine dell’anno accademico in una città con delle università dotate di dormitori.

Quando finisce il semestre gli studenti che lasciano la città si sbarazzano di molte cose a prezzi molto concorrenziali.
Una su tutte, i frigoriferi. Ma anche pezzi di arredamento, utensili da cucina…

Io ad esempio ho comprato un frigorifero zanussi di taglia media (50 cm x 50 cm x 84 cm) con cella frigorifera a 800 corone (30 euro) da due studentesse coreane che erano state qua un semestre e ora se ne tornavano a Seoul. Frigorifero usato ma in ottimo stato che va benissimo per la cantina, dove non ho molte esigenze.
L’alternativa era comprare un frigo nuovo ma sarebbe costato minimo 2800 corone (per quei frigo minuscoli). Un frigo come quello che ho comprato io nuovo costa circa 3500 corone. Capite dunque che usato a 800 corone è davvero poco.
Dovesse anche durarmi poco è comunque un prezzo conveniente.

Ma non è solo una questione di frigoriferi. Ci sono anche stoviglie, elettrodomestici, ferri da stiro, stendibiancheria, scrivanie…
Se uno appena appena può aspettare e rimandare una spesa fa ottimi affari.
Quindi il consiglio è di intrufolarsi in questi gruppi di studenti (specialmente gli erasmus che non possono portarsi niente in aereo) e fare man bassa di tutto quello che sono obbligati a vendere prima di partire.

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È solo l’inizio

June 20th, 2016 by mattia | 7 Comments | Filed in riflessioni

Uno degli argomenti con cui mi confronto spesso quando si parla di tecnologia è il “è solo l’inizio“.
Che come sottotitolo ha “da qualche parte bisogna pure cominciare“.

Mi è successo ad esempio quando ho contestato la quantità di energia irrisoria prodotta dalle batterie all’urina. Gli autori mi hanno detto che è solo l’inizio, che poi si svilupperà…
Come esempio hanno portato i pannelli fotovoltaici, che un secolo fa erano considerati inutili dalla poca energia che producevano e adesso invece (sì, ok, sono ancora inutili ma non diteglielo).

Un altro esempio sta nella discussione che è seguita a questo tweet: un aereo solare (che poi no, è un aereo elettrico) sorvola l’Atlantico, viviamo nel futuro!
Alle mie rimostranze sul trabicolo che dovrebbe rappresentare il futuro mi è stato risposto che era un trabicolo anche quello dei fratelli Wright, e poi invece…

Ma lo stesso ragionamento me lo sono sentito fare molte volte: è solo l’inizio, poi le prestazioni migliorano e vedrai…

Questo ragionamento è sbagliato su più livelli.

PRIMO
Fa largo uso del cosiddetto survivorship bias.
Il concetto è semplice e lo si spiega spesso con questo esempio. Andiamo in una città antica. Guardiamo gli edifici che sono lì da secoli e sono ancora in piedi, quando magari nelle periferie delle nostre città gli edifici sono da demolire dopo 80 anni.
Spesso viene da dire “eh… una volta sì che sapevano costruire gli edifici… guarda, 600 ed è ancora in piedi… non come oggi“.

In realtà questo è un atteggiamento fallace, perché si basa solo sull’osservazione di chi è sopravvissuto. Io vedo solo l’edificio solido che è ancora in piedi dopo 600 anni… proprio perché è solido. Non vedo gli edifici di merda che nel frattempo sono crollati e sono stati ricostruiti.
Magari costruivano col culo anche sei secoli fa: costruivano 1000 edifici e ne restava in piedi solo uno. Siccome però tu vedi solo quell’uno che è rimasto in piedi allora sei convinto che costruissero perfettamente.

In questo caso abbiamo la stessa fallacia. Si prende un esempio di tecnologia che all’inizio era poco efficiente e poi si è sviluppata avendo successo; non si citano però le altre 999 tecnologie che all’inizio facevano cagare e poi… hanno continuato a far cagare e sono fallite. Solo che però queste non te le ricordi perché non diventano famose. Così passa la falsa sensazione per cui se anche una tecnologia fa cagare basta impegnarsi e si arriverà al successo.

Non è così. In gran parte dei casi la tecnologia continuerà a far cagare e fallirà. Non ce ne rendiamo conto solo perché ci raccontano solo le storie di successo. Se invece ci raccontassero anche tutte le storie di fallimento non avremmo questo survivorship bias. Ci renderemmo conto che in gran parte dei casi una tecnologia scadente oggi lo sarà anche nel futuro, tranne pochi casi di successo.

A quel punto capiremmo che per capire se una tecnologia sarà di successo ci servono prove molto più concrete e robuste, non solo un prototipo scadente accompagnato da un “è solo l’inizio” e un “anche i fratelli wright…

SECONDO
Il secondo problema è che questi paragoni vengono fatti sempre con eventi molto remoti.
Oggi possiamo prevedere molto bene se una tecnologia è fattibile o meno anche senza costruire prototipi.
Se vuoi costruire un aereo adesso puoi fare tanti bei calcoli e simulazioni ad elementi finiti che ti dicono se starà in aria o no. Puoi simulare al calcolatore tutti le sollecitazioni meccaniche sulla struttura e modificare il progetto di conseguenza. Puoi arrivare ad un punto in cui dici: mi spiace, ma questo non si può fare perché le sollecitazioni sarebbe troppo alte.
Puoi fare dei calcoli molto precisi sulla potenza che si servirebbe per far volare una massa del genere e se quella potenza puoi ottenerla bruciando dinosauri morti o tirando fuori elettroni da una batteria.

Una volta questi calcoli non li potevi fare. Perché – banalmente – non esistevano i calcolatori.
Dovevi andare a tentativi, costruire prototipi, cercare di migliorarli con l’esperienza…
Poi capitava che l’esperienza era basata più sulle sensazioni “a pelle” del progettista che su basi scientifiche e il progetto naufragava. Ma questo è un altro discorso.
Il concetto è che i fratelli wright non potevano fare una simulazione ad elementi finiti delle sollecitazioni meccaniche a cui veniva sottoposto il loro aereo. Noi sì.
Noi possiamo calcolare con molta precisione la potenza che ti può dare un motore elettrico. Puoi progettare motori speciali per aerei elettrici simulando nei dettagli il flusso magnetico nel motore ottimizzandolo fino all’estremo prima ancora di costruire il primo prototipo.
Cento anni fa questo non lo potevano fare. I calcoli erano molto rozzi e spesso si procedeva a tentativi.

Una volta aveva senso lavorare molto con prototipi che venivano raffinati passo passo. Ora no, abbiamo potenze di calcolo così avanzate che possiamo già prevedere i limiti entro i quali possiamo migliorare.
Ed è questo anche il motivo per cui ora lo sviluppo della tecnologia è più veloce, perché si fa al calcolatore in pochissimo tempo tutto quello che una volta richiedeva la costruzione di prototipi.
Cambiare una virgola in una simulazione ad elementi finiti ti porta via qualche ora, costruire un nuovo prototipo ti porta via giorni, mesi o anni.

Se un aereo elettrico sarà capace di portare 200 persone oltre oceano possiamo già calcolarlo adesso, senza nessun bisogno di trabicoli dimostrativi.

TERZO
Questo argomento si scontra con il fatto che ci sono dei limiti fisici.
Capisco che siate tutti ubriacati dall’ideologia di quei fricchettoni che vi dicono di restare affamati e visionari. La realtà però è che per quanto uno possa mettersi di impegno e crederci fino in fondo ci sono dei limiti che non puoi superare.
Per il resto lo sviluppo della tecnologia è normalmente pianificato per lustri. Salvo rari casi in cui arriva la novità potente che sconvolge le carte di solito sai già che entro cinque anni avremo questa tecnologia, entro dieci arriveremo lì ed entro quindici arriveremo a quel traguardo.
Gli obiettivi che la tecnologia raggiungerà sono già spesso prevedibili e previsti (più o meno precisamente), non abbiamo bisogno di trabicoli dimostrativi.

 

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