Manifestare. Ma anche no.

March 7th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in editoriale, politica

Non manifesto da un paio di lustri, ma questa volta ero deciso a scendere di nuovo in piazza. Mi riferisco alla manifestazione di sabato a prossimo a roma contro il golpe elettorale del 5 Marzo. Avevo anche controllato gli orari dei collegamenti aerei.
Poi ho rinunciato.

Ho rinunciato quando ho visto le reazioni dei politici a difesa di napolitano. Tutti che gridano al golpe, però no… napolitano non c’entra niente. Era obbligato a firmarlo perché non era anticostituzionale…
Che poi non è nemmeno vero perché il presidente della repubblica può rifiutarsi di firmare anche solo perché ha il mal di denti, o perché sua moglie non gliel’ha data.
Ricordo, tra l’altro, che lo stesso napolitano, lo scorso anno non firmò il decreto su Eluana Englaro motivando che la faccenda era delicata e che non stava bene decidere di forza quando gli schieramenti non erano giunti a una posizione condivisa, e che nulla giustificava l’urgenza (art. 77 cost.) di un decreto se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso.
Vero, il caso qui non era uno, ma due (Lombardia e Lazio). La sostanza è però la stessa: con i medesimi argomenti avrebbe potuto rifiutare la firma al decreto.

A ciò si aggiunge l’assurda lettera pubblicata sul sito del Quirinale: avrei tollerato una barbosa presa di posizione tecnica, piena di cavilli legali per giustificare la sua firma, ma napolitano riesce a ripetere le frasi fatte dei vari La Russa & C.

Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo

No, un presidente della repubblica ha il dovere di difendere la costituzione, anche dove dice che la legge (compresa quella elettorale) è uguale per tutti. Uguale anche per il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo. In questo napolitano ha tradito la costituzione, vi ha marciato sopra con gli scarponi sporchi di fango.

Ma no, il presidente della repubblica non sbaglia mai, per definizione. Il presidente della repubbblica come il Papa, dotato anch’egli  del dogma dell’infallibilità.
E allora rimane che la manifestazione di sabato sarà la solita manifestazione contro berlusconi. La solita manifestazione di parte, contro la solita arroganza del governo. E allora io non partecipo, non faccio da stampella a questi mediocri e ipocriti politici.

Doveva essere una manifestazione di popolo per il rispetto della legalità, per protestare contro l’inzio del fascismo, per ricordare che qualche decina di anni fa al Quirinale c’era un altro tizio che firmava anche la carta del formaggio, e il paese è andato – come tutti sappiamo – in vacca.
A una cosa così avrei partecipato, ma al solito teatrino sx contro dx no.

Piesse: come al solito, il commento più acuto l’ho letto qui.

tenuta insieme con lo scocc

March 7th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in praga, repubblica ceca

Io sono allergico per i posti fighetti. Quando entro in un locale e trovo in banconi in stile moderno tirati a lucido, le poltrone di pelle nera che ti fa soggezione sedertici sopra e tutte quelle cosine chic, be’ mi sento a disagio, mi viene il prurito. Se poi ci aggiungi che i frequentatori sono normalmente composti dalla coppia:
Lei: truccata anche sotto le ascelle, vestita elegante, che parla di vuotaggini
Lui: capelli ingellati, dice sempre di sì, ride a cose che non fanno ridere, fa complimenti fuori luogo

allora il disagio nello stare tra persone simili lo potete capire.

Di solito preferisco locali più alla buona, talvolta verso l’apoteosi della spartanità. Dove non gliene frega niente a nessuno di come vesti e quanto puzzi. Delle volte sono anche troppo spartani, ma io ci godo come un matto a scoprire questi posti.
Ieri sono andato all’inaugurazione di uno di questi locali. In realtà era la riapertura di un centro che era stato sfrattato dalla precedente sede.
Ora hanno riaperto in una specie di baracca vicino alla ferrovia, a Bubenec. Uno di quegli edifici lunghi e bassi che trovi spesso vicino alle stazioni che ti chiedi a che cosa servano (normalmente a niente) e che ti stuzzicano la mente con idee per rivitalizzare quegli spazi.

Per darvi un’idea di quanto fosse spartano il locale: palco realizzato con due strati di bancali; tastiera appoggiata a due sedie perché il cavalletto costava troppo, grancassa della batteria tenuta insieme con lo scocc. Per sedermi, ho preso un cuscino – originariamente di un divano – accatastato in un angolo e mi ci sono stravaccato sopra. Non parliamo poi del quadro elettrico che sembrava uscito dagli anni ‘30, e del fatto che durante in concerto è pure saltata l’elettricità.
Ma l’apoteosi, il picco, la vetta che ha posto il locale in cima alla classifica dei più sfattoni si è rivelato quando sono andato al cesso. C’era, il cesso, ma non il lavandino: al suo posto un secchio colmo d’acqua, nel quale risciacquare le mani dopo la minzione. Come ha fatto – con immensa naturalezza – il cantante che ha pisciato prima di me.
Quando penso a quelli per cui Praga è il Sasazu…

Nel paese del Re analfabeta

March 6th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in regionali 2010

Visto che fra un po’ mi scade l’hosting del sito, penso che lo trasferirò presso un’altra azienda con un data center in terra non italica. Questo perché almeno avrò la libertà di dire quello che penso in libertà, senza rischiare denunce per articoli del codice penale fascista vigente in italia (se scrivo all’estero e l’hosting è all’estero l’italia non ha una cippa di competenza).

No, lo dico perché magari nei prossimi giorni il sito potrebbe essere giù temporaneamente durante lo spostamento. Non disperatevi!

Mi sono deciso a questo passo, che per me significa anche una spesa maggiore (i prezzi di Aruba non li trovi da nessuna parte), scandalizzato da quello che è successo ieri sera a Roma.

Ricapitoliamo:
1) Il presidente della repubblica annuncia che una soluzione politica l’accetta solo se condivisa da tutti i partiti.
Già questa è una vaccata, perché ci sono liste candidate alle regionali che non sono rappresentate in parlamento. Non puoi pretendere che PD e IdV parlino per tutto ciò che non è PDL. Ma vabbe’.

2) L’opposizione risponde picche.

3) Il governo prepara un decreto interpretativo.
Durante il pomeriggio si sprecano commenti di giuristi che bollano il decreto come anticostituzionale. C’è chi si azzarda a dire che se Napolitano lo firmasse commetterebbe un attentato alla costituzione.

4) Napolitano, firma.
Nonostante la soluzione non sia condivisa, nonostante i pareri di incostituzionalità.
Firma, firma tutto, anche la carta del formaggio.

Ero abituato a tutto, ma a questo no. Quando cambi le regole elettorali in corsa per far ammettere le liste del governo – correttamente escluse – sei a un passo dal fascismo. Tenetelo bene a mente.

Quando il ministro dell’interno fa una conferenza stampa in cui dichiara che il decreto interpretativo è stato fatto per consentire ai giudici dei tar … di applicare la legge in modo corretto sei già all’intimidazione della magistratura. La stessa intimidazione di Formigoni che sbraita ora il TAR dovrà darci ragione.

Mi viene voglia di chiedere lo status di rifugiato politico, perché mi vengono conati di vomito a guardare il mio passaporto.

Piesse 1: in tutto questo è scandaloso che ieri sera a roma siano stati quattro gatti a manifestare sotto il quirinale. Significa che la gente non capisce nemmeno che sta ricominciando il fascismo. Tutti davanti alla TV a vedere “scommettiamo che…”. Mia nonna che aveva la terza elementare avrebbe capito  meglio la gravità di ciò che è accaduto.

Piesse 2: per quello che può valere, solo due tra i miei contatti FB hanno postato qualcosa scandlizzati. Avevano avuto più successo le catene sui bimbi Down o  quelli che scrivevano “bianco”.

Piesse 3: i dettagli tecnici del decreto sono talmente osceni da essere non commentabili.

Interpretazione autentica

March 5th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in fascismo, politica

A me sembra che l’art. 1 della costituzion italiana dica che …il potere appartiene al popolo….

A questo  punto proporrei un decreto per dare un’intepretazione autentica del volere del legislatore: il potere appartiene al popolo delle libertà.

Vi sfido a dirmi che il volere del legislatore non è questo.

Così almeno decidiamo anche chi vince le elezioni e la smettiamo con questa inutile democrazia.

Bio-ionizzatore mangia smog: eh?

March 5th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Non ne avevo ancora sentito parlare. C’è questo tizio  (Dario Bonomo) che si fa definire bio-architetto che propone una spirale che si mangerebbe il pm10.  Roba che Diego Peverelli, assessore all’ambiente di Como, ha già detto che, se funziona, proporrà l’autore al Nobel.

Ne parlavano ieri sul “La Provincia di Lecco”. Ora, è difficile giudicare da un articolo di giornale, ma qui sento tanta puzza di bufala.

Qualche elemento che mi  propendere per la bufala:

1) Operazione a costo zero per il Comune.
Io se invento un’apparecchio che abbatta il pm10 in un raggio di 1 km col cazzo che lo faccio sperimentare gratis. Mi faccio pagare dei dollaroni sonanti.
Se il problema è quello di sperimentarlo, lo sperimento installandolo sopra casa mia, e poi quando dimostro che funziona, vado dal comune e mi faccio pagare dollaroni sonanti.

2) Nessun dato tecnico
Ok, è un articolo di giornale, non un articolo tecnico. Però qui il principio di funzionamento resta un mistero. Non si capisce nemmeno quale sarebbe il meccanismo con cui abbatterebbe il pm10. Per intenderci, non si capisce nemmeno se va a corrente o che cosa.

3) Mix di parolone tecniche
Troppi “bio” e “ionizzare”. Non descrivendo il principio di funzionamento non si può nemmeno capire se le parole sono usate con senso compiuto o solo per riempire i moduli dell’articolo.  Parlano di “vapore ionizzato dalla luce solare“. Eh?

4) Niente pubblicazioni
Ho fatto un giretto su web of science e alla voce  Dario Bonomo non risulta niente, nessun articolo scientifico pubblicato su una rivista con impact factor.
E già uno dovrebbe insospettirsi vedendo che un dispositivo tecnico è progettato da un architetto (pardon, bioarchitetto!).
Vale sempre la regola dello scienzato ricco o ammazzato: se qualcuno promette di rivoluzionare il mondo risolvendo un problema enorme con un’idea semplice, o diventa ricchissimo e viene adulato dal mondo intero, oppure lo ammazzano (perché pesta i calli a qualcuno).
Più è grossa la promessa e più deve essere grossa la reazione. Se nessuno al mondo ne parla, con buona probabilità, è una bufala.

Nel mondo scientifico quando fai una scoperta il sistema è questo: fai il brevetto, pubblichi su riviste scientifiche, vendi il tuo dispositivo.
Questo affinché chi compra il dispositivo possa basarsi sulle valutazioni fatte per autorizzare la pubblicazione (peer review).

Qui non c’è niente di niente. Non si trova nessun riferimento: da dove salta fuori questo bio-ionizzatore anti smog? Possibile che sia comparso a Como dal nulla?

5) Chi è l’arch. Dario Bonomo?
Allora ho gogglato cercando informazioni su questo bio-architetto, che l’assessore di Como vorrebbe candidare al Nobel.  In questa pagina l’arch. Dario Bonomo ci dà un saggio della sua ignoranza in campo scientifico, dimostrando di credere a cretinate come le reti di Hartmann.  Sì, cretinate ripetute da gente che non sa una beata mazza di campi magnetici.
Il resto del testo ve lo consiglio solo se siete di stomaco forte.
Qua e qua si legge che si occupa di: sistemi per la protezione dagli effetti nocivi dell’elettrosmog derivante dai campi elettromagnetici, dalle geopatie e dal magnetismo statico. Effetti nocivi da magnetismo statico? Dai parliamone, non sarà mica uno di quegli architetti che ti dice di mettere il letto in direzione NS per dormire meglio???

Qui invece si dice che è un esperto radiestesista . E si noti il titolo del convegno:
“COME DIFENDERSI DAI CAMPI ELETTROMAGNETICI NATURALI E ARTIFICIALI: RADIESTESIA APPLICATA, IMPARARE A RICONOSCERE LE ONDE SOTTILI”.
Io avrei una proposta: consiglio all’architetto, pardon al bio-architetto, di ripararsi dentro un sacco di plastica nero come la pece. Come perché? Per difendersi da quel bruttissimo campo elettromagnetico naturale chiamato luce.

6) Conclusione
Ce n’è abbastanza per capire che il personaggio non garantisce alcuna attendibilità scientifica. Anzi, uno che crede alla reti di Hartmann si qualifica da solo per quello che è. Probabilmente l’assessore Peverelli avrebbe più successo candidando al Nobel il suo gatto.
Viste le premesse, che il dispositivo funzioni ho dei fortissimi dubbi. Vedremo tra qualche settimana, è solo questione di attendere…

7) Piccoli commenti
Uno per l’assessore all’ambiente di Como Diego Peverelli. Prima di fare da sponda alle sperimentazioni di uno con una fama del genere ci penserei due volte. Ne va dell’immagine dell’istituzione che rappresenta. Non mi si venga a dire che è un’operazione a costo zero, e mal che vada se non funziona non ci si perde niente: indirettamente si fornisce un endorsement verso quella persona, e questo conta, tanto.

Il secondo per Maura Galli che imposta l’articolo, sin dal titolo, facendo una velata critica a Lecco che sta con le mani in mano mentre a Como lavorano per combattere lo smog.  Per scrivere un buon articolo non basta sentire quello che dicono gli assessori, bisogna indagare. Ho sprecato 7 minuti per scoprire l’inesistente background di questa invenzione e la mancanza di basi scientifiche nel suo autore.
Se fossi stato nei suoi panni avrei chiesto all’autore: mi dà una pubblicazione su una rivista scientifica su questa invenzione? Domanda semplice, la cui risposta avrebbe detto molto.
Più che elogiare Como per l’iniziativa, sarebbe da criticare. Però la demagogia non paga sui giornali, vero.
Dimenticavo, “Toh” nel titolo fa veramente cagare.

Prenderli a sberle con la storia

March 4th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in genocidio

Per fare un paragone: è come se l’italia facesse finta che il fascismo non sia esistito, come se la Germania pretendesse che Hitler fosse poco più di un discolaccio.

Nel secolo scorso le cazzate le hanno fatte tutti. Poi però c’è un momento in cui il paese matura, diventa democratico, e riconosce la propria storia con i suoi errori.

Il fatto che il governo Turco non riconosca il genocidio armeno ci dice quanto questi signori si debbano ancora mangiarne di polenta prima di poter anche solo pensare di entrare nell’EU.

Piesse: qui non si parla di tradizioni da estirpare nei vecchietti che vivono nei villaggi. Qui è il governo del paese che fa il negazionista. Roba da prenderli a sberle con la storia.

Dimenticarsi (!) di candidarsi.

March 4th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica, praga, repubblica ceca

Nella mia Facoltà fra poco si vota per il Senato Accademico.

Prima il mio capo mi raccontava, ridendo, che due tizi avevano preparato la candidatura ma si sono dimenticati di presentarla ieri, che era il giorno in cui venivano raccolte le candidature.

Così sono rimasti fuori.

Allora io gli ho detto: “che problema c’è, possono sempre fare appello al rettore per avere un decreto d’urgenza”.

Non ha capito la battuta, probabilmente non sa cosa sta succedendo in quel paese del cazzo chiamato italia.

Piesse: in queste ore sembra che la minoranza stia vendendo, per un piatto di lenticchie, il proprio assenso affinche il Pdl lo metta nel culo allo stato di diritto. Loro possono anche mettersi d’accordo, però ricordiamoci che c’è qualcuno che alla fine deve firmare. Chissà se è consapevole che questa sera si consuma il passo fondamentale del suo mandato: può decidere di passare alla storia come quello che ha difeso il paese, o quello che si è messo anche lui a novanta.

Formigoni e le firme: qualche precisazione tecnica

March 4th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in firme, ignoranza, politica, www.formigoni.it

Il sistema è chiaro: ripetere come un mantra un’idea affinché la gente se ne convinca. Chiunque capirebbe che Formigoni è stato escluso solo per colpa dei suoi galoppini, incapaci di preparare la documentazione. Ma se tu ripeti 1, 10, 100 volte che è un golpe, che è un complotto dei giudici, che vogliono vincere a tavolino (che poi a Milano il ricorso l’hanno presentato i radicali che sono stati esclusi pure loro), che stanno violando il sacro diritto di voto… be’, poi alla fine la gente ci crede. Quindi non mi stupirei se – qualora Formigoni fosse riammesso dal TAR – che questa faccenda gli porti più voti. Figuraccia galattica? No, alla gente resta impresso solo il complotto dei giudici. E il vittimismo paga.

Vediamo allora – per i non addetti ai lavori – perché la forma è sostanza. Le firme di Formigoni sono state cassate per diversi motivi:

- Firme a matita.
Per chi non lo sapesse, la matita si cancella. Gli atti pubblici non devono mai essere passibili di modifica. Se anche si commette un errore non si usa il bianchetto, si tira una riga sopra, si scrive la modifica vicino e sulle modifica si mette il timbro, per certificare che non è un imbroglio. E per inciso, queste non le hanno cassate! Segnass cunt un gumbet!

- Autentica delle firme senza qualifica
Alcune firme sono state autenticare da un soggetto che ha il potere per farlo (sono tantissimi, dal notaio al sindaco, dal cancelliere del tribunale al consigliere comunale). Ma non hanno scritto in base a quale carica autenticava le firme. Esempio, se io sono consigliere provinciale di Milano, devo autenticare le firme scrivendo “Il sottoscritto Pinco Pallo, in qualità di consigliere provinciale di Milano, …”. Se scrivo solo “Il sottoscritto Pinco Pallo”, l’autentica non vale, perché non ho il potere di autenticare le firme come Pinco Pallo, ma solo per il fatto che sono consigliere provinciale. L’ufficio elettorale mica può sognarsi che Pinco Pallo è consigliere provinciale. Se non specifichi la carica sei un cittadino comune, che non ha potere di autentica.
Pensateci, anche il notaio scrive sempre “Io Vittorio Maria De Paulis, notaio in Milano…”, non scrive solo il nome.

- Autentica senza data
Le firme vanno raccolte, vado a memoria, non prima di 180 antecedenti le elezioni. Se non scrivi la data come faccio a sapere che non le hai raccolte fuori dai giorni utili?

- Autentica senza luogo
Eccetto i notai, tutti gli altri possono autenticare le firme solo nel territorio di competenza. Se sei consigliere comunale a Cantù, puoi firmare le firme solo se sei nel territorio di Cantù. Se sei assessore provinciale di Brescia puoi autenticare firme solo nella provincia di Brescia.
Perciò, se non metti il luogo io non so se hai raccolto la firma nel territorio di tua competenza o meno.

- Timbro tondo
Il consigliere comunale non autentica le firme perché è bello, ma perché fa parte del consiglio comunale. Certo, deve scrivere la sua qualifica, ma il timbro tondo ha lo scopo di certificare questa qualifica. Conferma cioè che Pinco Pallo è davvero consigliere comunale (visto che il timbro non lo danno a chiunque si presenti in comune).
Il timbro serve perché altrimenti dovrebbero verificare per tutti i moduli che l’autenticatore sia davvero un consigliere comunale, e il controllo durerebbe mesi.

Non si tratta quindi di inutili orpelli, ma di sostanza. Un bollo su un certificato è un orpello, perché non cambia la sostanza di ciò che è scritto.
Qua si parla di errori che inficiano il contenuto delle delle dichiarazioni contenute nell’atto.
Se passa il concetto che basta l’intenzione per candidarsi, allora gli enti pubblici doventano come la bocciofila dove ci si trova alla riunione di natale, con quello che tra una fetta di panettone e un bianchino grida “allora, chi vuol fare il presidente?”.

Piesse: sia chiaro, quando vi dicono “non possono eliminare il maggior partito dalla competizione”, spernacchiateli e dite loro di studiare un po’ di diritto. Che sia il maggior partito si vede DOPO le elezioni. PRIMA, le liste hanno tutte le stesse chance di vincere. Capre!

La puntualissima laurea di Formigoni

March 2nd, 2010 by mattia | No Comments | Filed in formigoni, www.formigoni.it

Leggo dal sito formigoni.it

mi sono laureato l’11 novembre 1971 (erano circa le ore 13) con 110 e lode e bacio accademico

No, a parte che io delle mie lauree mi ricordo vagamente che era la fine di Luglio, ma questo come cazzo fa a ricordarsi a che ora si è laureato? Ma soprattutto, A CHI CAZZO PUO’ INTERESSARE che ti sei laureato alle 13 e non alle 14? E allora dimmi anche quanti peli hai nel _ _ _ o già che ci sei.

A formigoni, visto che ti sei laureato in filosofia, ti consiglio di fare un uso più intenso di Cunt. Fa bene, sai, per ritornare in forma.

Sculture magnetiche

March 1st, 2010 by mattia | No Comments | Filed in arte, spagna

Quando ero a Madrid, una decina di giorni fa, ho visitato una esposizione molto interessante. Anzi, per essere precisi era l’inaugurazione dell’esposizione, e ciò significa che si beveva a ufo.

Al di là del bianco che girava, le sculture erano davvero belle. Sculture magnetiche, ossia giochi di forme che stavano in equilibrio grazie a dei forti magneti permanenti inseriti nelle strutture. L’autore è Herminio Ingravidez, un personaggio bizzarro, che crea queste sculture senza conoscenze fisiche o software FEM: usa solo l’intuito e un garage.

Io ho già ordinato su ebay una sessantina di magneti al neudimio ferro boro. Speriamo di riuscire a estrarli dalla cassetta delle lettere.


Suca, italia, suca

March 1st, 2010 by mattia | No Comments | Filed in olimpiadi invernali

Una banda di incapaci

March 1st, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in lazio

L’unico commento sensato sull’esclusione del pdl alle regionali, in provincia di roma, è venuto da Rotondi (!), che ha definito quelli del pdl una “banda di incapaci”.

Mettiamo le cose in chiaro: la lista che non sono riusciti a presentare è quella dei candidati del pdl nel collegio provinciale di roma per le regionali.
Il pdl non è l’unica lista che sostiene la Polverini, quindi gli elettori romani si troveranno comunque il nome della Polverini sulla scheda, e potranno votare solo lei, come candidato presidente, oppure votare una lista a lei collegata che non sia l’assente pdl.

Quindi non è che la Polverini perde tutti i voti della provincia di roma. Perde qualche voto, quelli degli elettori che cercano il simbolino con scritto berlusconi e non lo trovano.

Certo, la provincia di roma ha il 73% della popolazione del Lazio, questo significa che anche quei pochi voti persi potrebbero essere determinanti. Inoltre pdl sarà quasi assente dal consiglio regionale.

Ho come il sentore che alla fine aggiusteranno tutto, perché in effetti bizzarro che gli elettori della provincia di roma non potessero votare pdl. Ma sarà, ancora una volta un pulirsi il culo con le regole.

C’è gente che va a blaterare il piazza paragonando l’esclusione del pdl con il regime di Causescu. La Polverini stessa straparla dicendo che la burocrazia non può uccidere la democrazia.

Insomma, se sei grosso puoi fottertene delle regole, e ti devono ammettere anche se presenti le liste in ritardo. Mentre se sei una lista piccola no. Eccezioni alla legge si fanno solo per chi è grosso ed è al governo. Forse hanno sbagliato mira quando parlavano di Causescu verso gli altri.

Piuttosto che sprecare il fiato a dire certe scemenze, consiglierei di usare quell’ossigeno per istruire la banda di incompetenti che ha combinato questo pasticcio.
Dalla cronaca che ho letto hanno fatto una cazzata dopo l’altra: sono arrivati in ritardo perché avevano scordato prima i simboli, e poi delle accettazioni della candidatura.
Incopetenti: chiunque sa che la lista va depositata entro la scadenza, anche se manca qualche documento allegato. Sì, dovrebbe essere completa, ma se manca qualcosa (accettazioni, certificati elettorali, programma…) te la rifiutano con possibilità di regolarizzarla entro 48 ore. In pratica hai due giorni di tempo per mettere assieme i documenti mancanti e portarli in tribunale. E tutto si risolve. Ce ne sono a decine di casi simili in cui la faccenda si risolve in un pario di giorni. L’importante è che l’atto principale, ossia la dichiarazione di presentazione di una lista, sia depositata entro la scadenza. Poi, ti puoi permettere di regolarizzarla coi documenti mancanti, ma la lista devi depositarla. Ed essi non l’hanno fatto entro la scadenza, quindi adesso possono fare tutti i ricorsi che vogliono, ma dal punto di vista giuridico non possono sanare la situazione di una lista che non è stata di fatto presentata.
Sarebbe come ammettere che una lista possa essere presentata fuori scadenza. Assurdo.

Ma, lo ripeto, alla fine una soluzione la troveranno. Non avrà il benché minimo fondamento giuridico, ma la troveranno.

Nel caso contrario, io – precisino, amante delle regole e dei proccedimenti – avrò un sussulto di burocratico godimento.

Squirting e ostetriche

February 28th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in riflessioni

Conosco una persona un po’ strana. Strana nel senso che conosce delle cose particolari mentre ignora delle cose banali.

Ad esempio ieri ho scoperto che egli sa cos’è lo squirting, ma non ha la più pallida idea cosa cosa sia un’ostetrica. Benché l’ambito operativo sia il medesimo.

All’inizio non capivo il perché. Poi ho compreso il potere di internet nella formazione della cultura delle nuove generazioni.

Piesse: mi hanno detto, sempre ieri sera, che l’HIV si trasmette anche se del liquido vaginale finisce sui peli pubici. Qualcuno sa se questa cosa è vera? No, perché a questo punto l’unico metodo è fare come ne “Una Pallottola Spuntata”.

Due o tre cose sul voto degli italiani all’estero

February 28th, 2010 by mattia | 2 Comments | Filed in di girolamo

Il Senatore Di Girolamo sta vuotando il sacco, e pensa a dimettersi. Surreale questa intervista a repubblica, dove ammette le sue colpe. Poi, ovviamente, dice che non è lui il male assoluto, che è l’ultima ruota del carro. Una difesa di stomaco, comprensibile (chissà quanta merda si vede quando si entra in parlamento), ma che non giustifica le mostruosità che ha fatto per farsi eleggere.

Quello che però mi soddisfa è che almeno per una volta non si tenta di insabbiare. Di Girolamo non ha iniziato a dire che le intercettazioni sono state male interpretate, che il significato era un altro, che bisogna vedere il contesto della frase… Sta quasi pensando a una resa dignitosa, con le dimissioni.

Quindi sono felice che almeno per una volta uno scandalo vada a finire nel modo giusto. Dimissioni e carcere.

Subito è partita la discussione sulla riforma del voto all’estero. Necessaria, visto che il voto per corrispondenza fa acqua da tutte le parti. Tuttavia il turbinio di cazzate rotanti ha iniziato a circolare sulle bocche dei politici.

Allora, mettiamo le cose in chiaro:

1) Gli italiani che risiedono all’estero hanno diritto di voto come tutti gli altri. Non venga fuori qualche pirla a dire che siccome siamo all’estero non paghiamo le tasse non possiamo votare.
Il voto è legato alla cittadinanza, non al fatto di essere cotnribuenti o meno. Forse qualcuno si è dimenticato che il voto per censo è stato abolito da un bel pezzo, ed è stata una conquista.
Se tu dici che l’italiano all’estero non può votare perché non paga le tasse in italia, devi escludere dal voto tutti quelli che abitano in italia ma non pagano le tasse: studenti, casalinghe, lavoratori in nero, disoccupati. Ecco, togli il voto ai disoccupati, e poi vediamo quale governo si preoccuperà più di politiche per l’occupazione.

Per inciso: essere residenti all’estero non equivale a pagare tutte le tasse all’estero. Nello stato in cui risiedi paghi le tasse sul reddito che lì produci. Ma se tu vivi a Parigi, e nel contempo possiedi una cartoleria a Bergamo, il reddito prodotto dalla cartoleria lo paghi in italia. Così come il reddito su ogni proprietà che hai in italia. Quindi tu puoi vivera a Parigi e pagare un botto di tasse in italia comunque.

E ancora: tenete presente che se passa il principio che vota chi paga le tasse, Mr. B potrebbe pretendere di votare 100.000 schede anziché 1 perché paga più tasse di un operaio. Signori, la democrazia non è una S.p.A. dove entri con il tuo pacchetto di azioni nel c.d.a. “parlamento”.

2)  Nel 2008 in italia hanno votato 36.452.286 cittadini per la Camera, eleggendo 617 deputati. All’estero 1.013.086 elettori hanno eletto 12 deputati. Ciò significa che un deputato corrisponde a 59.000 elettori circa in italia e 84.000 all’estero. Quindi il mio potere di voto vale già di per sé meno all’estero.

3) Il Senatore Di Girolamo ha dovuto brigare per otterene una residenza fittizia in Belgio. Questo perché la legge prevede che i candidati all’estero debbano essere residenti all’estero. In pratica, io – residente all’estero – posso candidarmi sia all’estero che in italia. Ma tu che risiedi in italia puoi candidarti solo in italia. Questa è una evidente disparità: cari politici, se volete toglierla fate pure. Basta però che non ci riempiate le liste estere di persone che all’estero ci vanno solo a fare le ferie, basta che non ci infiliate veline sgonfiate, o amanti scaricate. Metteteci dentro gente che possa veramente rappresentare gli espatriati (anche se non necessariamente una persona che vive permanentemente all’estero).

4) Il punto dove la legge ha fallito è il voto per corrispondenza, non il voto in sé.  Che non venga in mente a nessuno di abolire del tutto il voto degli italiani all’estero, che è un diritto e deve essere facilitato dallo stato.
La soluzione c’è ed è semplicissima: si voti al consolato. Si allestiscano seggi come quelli che vengono organizzati nelle scuole italiane, con il presidente che ti identifica grazie a un documento, con le cabine che garantiscono la segretezza del voto, e tutti i crismi vari.

Si fa già così per le elezioni europee: gli italiani residenti all’estero in un paese UE votano al consolato. Si tratta solo di fare altrettanto con tutti i paesi del globo per le politiche.

Mi diranno che facendo così non voterebbe nessuno. Vero, io abito a dieci minuti dall’ambasciata italiana. Però se anche tu vivi lontano dal consolato, una volta ogni 5 anni, puoi sprecare mezza mattina, prendere la corriera e andare a votare. Se ci tieni lo fai. Dopo tutto, siamo la generazione Ryanair e ci spaventiamo per un paio di ore di viaggio per andare a votare?
E non sopo poi così sicuro che voterebbe meno gente: se fai le cose serie, e non le pagliacciate come il voto per corrispondenza, acquisici credibilità, e la gente vota di più.

Allora mi diranno che costa troppo fare i seggi in tutti i consolati. Già, anche Mussolini diceva  che le elezioni costavano troppo, meglio abolirle.
Ora, ditemi: preferite che lo stato spenda qualche decina di milioni in più per fare regolari seggi ai consolati (dove non puoi barare), oppure preferite avere un senatore eletto al parlamento con le schede comprate dalla criminalità organizzata?

Bufala dell’incompatibilità alle IENE

February 26th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche, politica

A me fanno girare le balle quelli che parlano di un argomento senza esserne esperti, e senza studiare.

Mi riferisco a questo servizio delle Iene, in cui accusano Pirovano di ricoprire due cariche (deputato e presidente della Provincia di Bergamo), dicendo che le due cariche sono incompatibili.

E lo fanno citanto tanto di articolo di legge. Solo che citano un articolo che non c’entra nulla. Nello specifico l’articolo 62 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 . Che dice

1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 e dall’articolo 5 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, l’accettazione della candidatura a deputato o senatore comporta, in ogni caso, per i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti e per i presidenti delle province la decadenza dalle cariche elettive ricoperte.

No, dico, bastava leggere due volte l’articolo per capire che non c’entra nulla. Infatti si riferisce al caso di un sindaco o presidente di provincia che si candida alla carica di senatore o deputato. Ma proprio pochi secondi prima Roma aveva detto che Pirovano era prima diventato deputato e poi presidente di provincia.

Quindi quando ha firmato l’accettazione della candidatura a deputato mica era  presidente della provincia, quindi non poteva decadere da una carica che non aveva.

In poche parole

La legge vieta a un presidente di provincia (o un sindaco di comune con più di 20k abitanti) di diventare parlamentare. Ma non viceversa.

Quindi se tu sei deputato puoi essere eletto presidente di provincia, ma se sei presidente di provincia non puoi essere eletto deputato.

Infatti è una condizione di eleggibilità, non di incompatibilità, come dice erroneamente Roma nel servizio.

La ratio

Uno potrebbe pensare che questa legge è una minchiata. Cosa c’entra se sei stato eletto prima deputato o prima presidente di provincia? Come pensa Roma, che nel servizio dice:

“Se uno sta in Provincia come fa a stare contemporaneamente a Roma?”

No, care Iene, la ratio della norma non è questa. Anche perché non avrebbe senso: se la carica di deputato assorbisse al 100% allora si dovrebbe vietare ai deputati di svolgere anche il proprio lavoro, mentre sappiamo che molti deputati continuano ad esercitare, benché part time, la propria professione (ed è bene così, se non vogliamo dei politici di professione).

La ratio della norma è completamente diversa.

Un presidente di provincia o un sindaco di un grosso comune non può candidarsi al parlamento perché potrebbe usare la sua carica al fine di ingraziarsi gli elettori. Pensate al Sindaco di un comune come Lecco:  se una settimana prima delle elezioni abolisce i parcheggi a pagamento,  state sicuri che viene eletto deputato.

Questo ovviamente valeva molto di più prima del porcellum, quando il candidato doveva prendere dei voti su sé stesso nel proprio collegio. E un comune con 20.000  abitanti era una bella fetta di un collegio.

In pratica, le cariche monocratiche di governo degli enti locali ti consentono di prendere dei provvedimenti da solo; provvedimenti che possono essere molto efficaci per fare il demagogico con gli elettori.

Allora è bene che nessun candidato abbia questa marcia in più, ma tutti partano alla pari.

Ma allora perché il contrario non vale? Un deputato non può ingraziarsi gli elettori per essere eletto Presidente di Provincia?

No, non può. E non può perché la carica di deputato non è una carica monocratica. Il deputato può brigare quanto vuole per portare soldi da Roma al suo collegio, ma non può deciderlo da solo. Il deputato non alcun potere di decidere un provvedimento da solo, ma solo insieme ad altri 629 deputati. Quindi non c’è questo pericolo.

Gli altri che non studiano

Care Iene, bastava interpellare un qualsiasi esperto di enti locali (anche un banale segretario comunale) per evitarsi una figuraccia del genere.
Figuraccia che non è stata ancora corretta (non ho visto alcun servizio di rettifica).

Oltre alle Iene anche altri hanno scritto su questo argomento. Come Carmelo Lopapa su repubblica.it. Un altro che non ha studiato la legge e parla a vanvera di vuoto normativo (non ‘è alcuna vacatio legis, la legge ha un a ratio). Ovviamente infarcendo l’articolo di termini demagogci come “doppiopoltronisti”.
Dove sono finiti i giornalisti che  studiano ed approfondiscono?