La conferenza che sto seguendo in questi giorni è all’Università Tecnica di Kosice.
Appena arrivato nell’edificio prendo il mio aifon e aprendolo mi accorgo che è già connesso al uaifai. Senza che abbia fatto niente.
Il motivo l’ò capito subito, e guardando il nome della rete a cui ero connesso ò avuto conferma.
In questa università c’è la rete eduroam, così come nella mia.
Eduroam è un network di Università e istituti di ricerca che forniscono connessione internet uaifai usando reti protette alle quali accedi con le medesime credenziali ovunque.
Per capirci: io sono un dipendente dell’Università Tecnica Ceca di Praga e come tale al momento dell’assunzione ò ricevuto la mia password dalla mia università. Con questa accedo al wifi sotto marchio eduroam nei corridoi della mia università.
Quando poi vado in un’altra università che aderisce al programma eduroam mi collego alla loro rete uaifai con la stessa password.
Funziona quando vado all’Accademia della Scienza Ceca a parlare con un collega così qui alla TUKE. Una password e mi posso loggare ovunque.
La mappa degli istituti che aderiscono è qua. Delle volte mi capita anche di accedere al uaifai eduroam mentre passeggio per Praga, poi mi guardo in giro e vedo che c’è una sede con qualche ufficio di una Unviersità.
Il vantaggio di questo sistema è che tu puoi dare connessione uaifai in modo semplicissimo (non ò dovuto fare niente! l’aifon era già connesso in automatico come se fossi a Praga) pur mantenendo un controllo sull’identità degli utenti.
Tutti gli aderenti al consorzio eduroam infatti devono identificare gli utenti a cui dànno una password. Così se io mi mettessi a scaricare file illegali connesso all’eduroam dell’Università di Kosice sarei identificato come l’utente X dell’università Y a cui si rivolgerebbero per avere la mia identità e denunciarmi.
Quindi ài tutto: semplicità di accesso e identificazione.
Poi arrivo a casa la sera e trovo sui giornali italiani ancora questa cosa del uaifai libero. Articoli in cui leggo queste frasi demenziali:
La prova del nove saranno le reti pubbliche come quella del comune di Milano o della Provincia di Roma che, seppure diffuse sul territorio, rendono ancora bizantino l’accesso con richieste di registrazioni sui siti e password da ricordare e da digitare ogni volta.
Cerchiamo di capirci: consentire di connettersi a una rete internet senza identificare l’utente per rendere più semplice la procedura è una puttanata.
Se vuoi creare un sistema per consentire di accedere facilmente a una rete uaifai senza chiedere una password diversa in ogni città basta creare un consorzio come eduroam. Tu sei di Milano e ti registri al Comune di Milano: ti identificano e di dànno una password. Quando vai a Roma usi la stessa password per accedere al uaifai del comune di Roma.
Lo fanno Università e Istituti di ricerca di tutto il mondo creando una rete mondiale. Perché cazzo non dev’essere possibile farlo tra il Comune di Torino e la Provincia di Chieti?
Come al solito, non ci si impegna per una soluzione intelligente perché richiede un po’ di sforzo (creare un consorzio, stabilire standard comuni, creare un’infrastruttura…tutte robe che comunque fanno migliaia di Università senza problemi).
Si preferisce risolvere il problema con un colpo di penna su un decreto. Meno sbattimento, vuoi mettere?