Rimpianti

November 21st, 2014 by mattia | 3 Comments | Filed in giappone, repubblica ceca

Delle volte mi manca il Giappone. O meglio, alcuni piccoli dettagli del Giappone.

Poco fa ad esempio ero in cartoleria a comprare dei quaderni. Vado alla cassa a pagare e davanti a me una signora, con figlio, stava pagando. Avete presente quelli che non si svegliano mai? Mi dia un foglio da lucido, anzi facciamo cinque. Quanto costano? Ah, allora me ne dia tre….
E mentre stanno pagando… tesoro, vuoi anche la gomma?

In tutto questo la commessa era lenta come la fame. Santo cielo, dalle sti cazzo di fogli di lucido con un po’ di lena. No, faceva tutto con calma. Anche l’elastico in cui li ha legati dopo averli arrotolati se l’è passato tra le dita due minuti mentre la contava su con la cliente. Troppo difficile far muovere le mani mentre si parla, muoverle velocemente… quasi impossibile. Un po’ di vicioria, per Dio!
Anche la faccia era di una frigidità che stendeva. Non ne veniva a una…
Nemmeno col minipimer la risvegliavi quella.

Ma non è (solo) questo che mi ha urtato. La cosa che mi ha fatto uscire di testa è che vicino a me c’era un’altra commessa che metteva le matite negli espositori. Vedeva che ero in attesa di pagare, vedeva pure che sbuffavo. Eppure continuava nel suo riporre le matite negli espositori. Le estraeva con tutta calma dagli astucci di cartone e le infilava nei contenitori: le 3B con le 3B, le 2H con le 2H… Quando non ci stavano cercava pure di spostare le matite già presenti per guadagnare spazio.
Un po’ come le commesse degli uffici postali, che tu sei lì ad aspettare e sembra facciano apposta a fare le cose con calma.
L’avrei presa a sprangate sui denti con un tubo Innocenti.
Era lì a mezzo metro da me (giuro, mezzo metro) e vacca troia, mica che piantava lì le matite per andare all’altro registratore di cassa e farmi pagare.

In Giappone in una situazione del genere un commesso avrebbe piantato lì tutto e sarebbe andato di corsa alla cassa per farti pagare.

Piesse: scemo io che sono stato zitto questa volta. Di solito li richiamo all’ordine e più di una volta ho lasciato lì la merce perché non si svegliavano a farmi pagare.

Bolle di sapone

November 21st, 2014 by mattia | No Comments | Filed in riflessioni

Perché nel prosieguo delle indagini potrebbe essere anche individuato il danno biologico per i bambini che non sono stati più allattati dalle mamme (il latte materno è un formidabile protettore di malattie) su suggerimento dei medici.

via corriere.it

Ecco, poi si stupiscono se poi se i processi finiscono in una bolla di sapone.
Onestamente, davvero pensano di poter dimostrare un danno biologico (danno biologico, cazzo) dovuto all’allattamento artificiale anziché al seno?
Lo sappiamo tutti che è meglio l’allattamento al seno, ma arrivare a parlare di danno biologico!
Allora denunciamo tutte le mamme che dànno da mangiare una cotoletta fritta nell’olio ai loro figli anziché l’insalatina. Danno biologico al fegato!

Anche il resto dell’incriminazione (stando a quanto dice l’articolo, s’intende) ho seri dubbi che resti in piedi qualcosa e se i medici in questione assumono dei buoni avvocati non dovrebbe servire molto a far rientrare tutto nella discrezionalità delle scelte che un medico può fare.

Il mio sospetto è che si sono imbattuti in un fanatico dell’allattamento al seno (o qualcuno che si è fatto condizionare da invasati di questo tema) e ha montato un caso a vuoto spinto.

Tak!

November 21st, 2014 by mattia | No Comments | Filed in chicche, repubblica ceca

Oggi un collega mi fa: oh, ho visto un film italiano ieri… una commedia degli anni settanta… in cui c’è un tizio che dalla campagna va in città col trattore….

In ceco? domando io

Sì, miei cari lettori, esiste la versione ceca de “Il ragazzo di campagna”.

Si intitola “Nástrahy velkoměsta” e si trova su iutiub.

Sono andato direttamente alla scena della cena nel monolocale in cui piazza la sedia… tac… la sedia per commensale inesistente… tac… il piatto di plastica… tac…

E sapete come hanno tradotto quel tac? Tak!

Commovente.
(lo capisce che parla ceco)

A difesa di una giusta prescrizione

November 21st, 2014 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza

Come al solito è sempre bene aspettare un po’ a indignarsi. Ché di solito ti indigni per cose che ti dicono apposta per farti indignare, poi quando senti la storia intera dici “ah, ecco“.

Bastava aspettare una giornata e avreste letto il comunicato stampa della Cassazione sul processo Eternit.
Comunicato in cui spiegano che il processo non era sui morti ma sul disastro.
I morti fanno parte di un altro processo.

Quelli che strepitavano “li hanno uccisi un’altra volta” hanno preso una tranvata in faccia, ma dubito che se ne siano accorti.
Cambiano le carte in tavola con quel comunicato? Eccome.

Perché omicidio e disastro sono due cose diverse. Se da una parte è giusto che non ci sia prescrizione per i reati puniti con l’ergastolo è semplicemente abnorme pensare che non vadano in prescrizione reati puniti con un massimo di dodici anni.
Se il reato si è concluso nel 1986 tu hai diritto a vederti giudicato in meno di 28 anni per un reato che prevede un massimo di dodici anni di pena. È una questione di civiltà: non puoi aspettare 28 anni per un processo del genere.

La confusione generale è che la gente confonde il disastro con le morti (con la tesi tanto fantasiosa che il reato prosegua ogni volta che emerga un nuovo morto, poi si sorprendono se beccano la prescrizione in faccia).
Se è un disastro che genera morti si fa un processo per omicidio, se invece consideri il disastro e basta non puoi pretendere di inasprire la prescrizione perché ci sono di mezzo dei morti. Se ci sono di mezzo dei morti allora processa il colpevole per omicidio.

Il problema, come spesso accade in questi casi, è che i politici ruspanti invece di dire “ragazzi, non avete capito… non è normale aspettare 28 anni per un reato che prevede 12 anni di gabbio, è giusto che ci sia una prescrizione” cercano di cavalcare la rabbia e annunciano velocissimi cambi alla legge.
E quando i politici prendono iniziative legislative immediate per rispondere alla pancia della gente puoi star sicuro che ne escono porcate indegne di uno stato civile.

Alexandre Dumas

November 20th, 2014 by mattia | 5 Comments | Filed in chicche

Originale: uno per tutti, tutti per uno!

Traduzione: il socialismo è fantastico.

link

L’italia terza al mondo per efficienza della Sanità. Davvero?

November 20th, 2014 by mattia | 5 Comments | Filed in bufale, ignoranza, repubblica ceca

Gli scorsi giorni ho letto questa notizia, rilanciata dai giornali italiani, secondo cui la sanità italiana sarebbe la terza al mondo per efficienza.

Ieri sono andato a fare un’ecografia all’addome (non perché sono incinto, bigoli, ma per il discorso delle allergie con cui sembra c’entri il fegato, dice l’allergologa).
Mi hanno dato l’esame in pochi giorni (l’ho solo posticipato io perché ero in viaggio per le Hawaii), sono arrivato lì con l’appuntamento alle 8.30 e alle 8.31 ero già dentro a fare l’ecografia. Esco e ciao. Non ho pagato niente, nemmeno le classiche 30 corone di contributo (che comunque a gennaio saranno abolite, e per quanto mi riguarda potevano anche lasciarle).
Arrivo a casa, mando il referto via email all’allergologa che sempre via email mi imposta l’appuntamento per lunedì prossimo.

Ora, io non sono un gran malato, però quando mi capita qualcosina qui mi sono sempre trovato un gran bene. Compreso il pronto soccorso dove ti ricevono in un quarto d’ora invece di lasciarti marcire ore in sala d’attesa.
In generale il costo per l’accesso alla sanità è bassissimo in Rep. Ceca. O meglio, i cechi si lamentano anche per ‘ste 30 corone benché quelli che si potrebbero lamentare davvero sono ben pochi (per gli altri basterebbe tagliare la spesa sulla birra e troverebbero le 30 corone senza problemi e guadagnandoci doppiamente in salute).
Ai miei occhi invece accedere alla sanità qui costa davvero pochissimo. In generale non si paga praticamente nulla per le terapie; si pagano le 30 corone di solito quando c’è il dottore di mezzo, ma per esempio quando facevo gli ultrasuoni per il piede non pagavo niente. Ho fatto la radiografia al piede: non ho pagato niente. Al pronto soccorso mi hanno pure dato le stampelle gratis (che poi ho persino potuto tenere, non le hanno volute indietro).

Io sono da tempo fuori italia, quindi magari le cose sono cambiate, ma ai miei tempi di pagavano dei bei ticket per gli esami. Cercando un po’ su internet ho letto che una radiografia all’addome può costare una cinquantina di euro. Non so se è vero, ditemi voi (probabilmente dipende molto anche dalla regione). Ma insomma, mi ricordo casi in cui la differenza con l’esame fatto da privato era così poco che alla fine li facevi da privato e almeno non aspettavi.
Così come mi ricordo di quel caso in cui andai a prenotare un esame e mi dissero che la lista era piena per i prossimi 30 giorni, e dovevo tornare dopo un mese. Il mese successivo mi dissero che anche quel mese era pieno e dovevo provare il mese dopo. Sentendomi preso per il culo chiesi di darmi l’appuntamento, foss’anche dopo un anno ma almeno volevo una data e la signorina mi disse che non poteva, perché doveva tenere le liste d’attesa massimo di 30 giorni. Così sui giornali i politici potevano dire di avere ridotto le liste d’attesa (anche se poi la gente a casa aspettava comunque, ma non era in lista)*.
Io qui ottengo appuntamenti in poco tempo e non pago niente.
I cechi saranno anche lamentosi, ma se devo guardare l’efficienza del sistema sanitario io lo trovo decisamente meglio qui.

Da dove nasce quindi quella classifica? Da dove salta fuori questo fatto per cui la sanità italiana è la terza per efficienza al mondo?
L’indice di efficienza è costruito basandosi su tre parametri:  l’aspettativa di vita (che pesa il 60%), il costo relativo del sistema sanitario a testa (vale 30%) e il costo assoluto per persona del sistema sanitario (10%).
Per cui, ad esempio, Singapore arriva primo perché ha un’ottima aspettativa di vita (82,1 anni) a fronte di una spesa del solo 4,5% del PIL. Il Giappone arriva quarto perché ha una aspettativa di vita solo un pelo superiore (83,5 anni) ma spende ben il 10,2% del PIL per il sistema sanitario.
In Svizzera si vive molto (82,7 anni) ma si spende anche molto per la sanità (11,4% del PIL). In arabia saudita si vive meno (75,5 anni) però si spende un sacco meno (solo il 3,1%). A conti fatti l’indice di efficienza quindi è praticamente uguale perché le due cose si compensano e i due paesi finiscono appaiati in classifica.
L’idea di efficienza del sistema sanitario è quindi quanto fa vivere ogni euro speso. Se spendi molto e fai vivere molto come la Svizzera sei al pari di chi fa vivere poco ma spende anche poco come l’arabia saudita.
Il più efficiente è chi fa vivere tanto spendendo poco.

La domanda è: ha senso tutto questo?
Non mi riferisco a questioni etiche e di come non si possa banalmente considerare efficiente un sistema sanitario calcolando il suo ritorno sull’investimento. Qualcuno potrebbe dire che Svizzera e arabia saudita non sono uguali, perché è eticamente meno corretto spendere poco per poi vivere poco.
No, non mi riferisco a queste (peraltro legittime) osservazioni.
Io mi riferisco all’indice in sé. Ha senso comparare l’aspettativa di vita con la spesa per il servizio sanitario?

L’aspettativa di vita è sicuramente influenzata dalla qualità delle cure mediche. Banalmente, meglio ti curi e più a lungo vivi. Ma questo è solo uno dei fattori, ce ne sono anche altri. Ci sono stili di vita come il fumo o l’alcool che accorciano la vita, piuttosto che invece fare dell’attività sportiva che aumenta la vita. Ci sono fattori genetici (ho letto un po’ di materiale ma non sono riuscito a capire  in che “percentuale” influiscano) e c’è soprattutto l’alimentazione, che ha un ruolo fondamentale.
L’aspettativa di vita è dunque influenzata da diversi parametri, tra i quali la qualità delle cure mediche. Prendere l’aspettativa di vita come indicatore della qualità delle cure mediche senza depurarla dagli altri fattori non ha senso.
Dovresti prendere l’aspettativa di vita a parità di qualità di alimentazione, ad esempio. Perché se in un paese si muore prima in quanto l’alimentazione è peggiore non puoi dare la colpa al sistema sanitario.

Il secondo motivo per cui questo metodo non ha senso è il tempo. L’errore che fanno con questo indice è un classico errore che fanno spesso i politici, e che consiste nel paragonare mele con pere dimenticandosi del fattore tempo tra di esse.
In questo caso considerano la spesa sanitaria oggi con l’aspettativa di vita oggi e quindi pensano di fare le cose per bene. Il problema è che l’aspettativa di vita oggi è il prodotto di quello che è successo nei decenni precedenti, di quanto hai speso ieri per la salute (ma anche per l’alimentazione e tutto il resto).
In altre parole, se domani si iniziasse a spendere tanto per il servizio sanitario gli effetti sull’aspettativa di vita li vedremmo col tempo, ma nel frattempo la spesa la vedremmo aumentare adesso. In quel caso l’indice di efficienza crollerebbe, perché la spesa aumenta ma l’aspettativa di vita no, ci metterà un po’ ad allungarsi.
Se vuoi fare le cose correttamente dovresti paragonare l’aspettativa di vita di oggi coi soldi che hai investito ieri per ottenere quell’aspettativa di vita**.

Per farvi capire meglio questi concetti sono andato a prendere su Google i grafici con l’aspettativa di vita in italia e in Rep. Ceca.

aspettativa di vita

 

Notate una cosa interessante: agli inizi degli anni sessanta l’aspettativa di vita era praticamente identica nei due paesi.
Poi in italia l’aspettativa di vita ha galoppato fino a crescere di ben 13 anni in mezzo secolo.
In Rep. Ceca invece l’aspettativa di vita è rimasta al palo fino agli anni ’90, dopodiché ha iniziato a crescere anche lì.
Cosa è successo?
Dagli anni sessanta l’italia è diventata un paese ricco, la gente viveva in case migliori e mangiava meglio. Da un’italia contadina che faceva la fame si è passati a un’Italia industriale con la pancia piena. E l’aspettativa di vita è migliorata.
Oltre cortina invece, sotto il regime comunista, per quanto il paese fosse già industrializzato la gente continuava ad essere povera e la qualità dell’alimentazione ne risentiva. Basta parlare con qualcuno che ha vissuto in quei tempi per sentire le schifezze che si mangiavano. Oltre a ciò c’è da considerare che l’inquinamento da queste parti era altissimo, perché le industrie inquinavano e tu mica potevi protestare contro l’inquinamento (era un regime…).
Dopo i cambiamenti politici e il ritorno della democrazia l’aspettativa di vita torna a crescere. La gente ha più soldi, si nutre meglio, molte aree industriali un tempo inquinatissime sono state pulite…
Se volete vi metto a paragone altri paesi. Da una parte chi stava dalla parte ricca dell’Europa: italia, francia e Regno Unito di Gran Bretagna e Nord Irlanda.
Dall’altra parte chi stava sotto il comunismo: Rep. Ceca, Polonia Bulgaria.

aspettativa di vita 2

 

Come vedete i paesi dalla parte libera d’Europa hanno visto la loro aspettativa di vita crescere costantemente dal 1960 in poi. I paesi sotto il comunismo invece sono rimasti al palo fino al 1990 e poi con calma hanno visto crescere l’aspettativa di vita. Tra l’altro notato il gradiente: prima Rep. Ceca, poi Polonia poi Bulgaria, come se l’aspettativa di vita seguisse la ricchezza che si propaga sempre più in là.

Capite allora perché non ha senso quell’indice.
Se in paesi come la Polonia, la Rep. Ceca o la Bulgaria l’aspettativa di vita è minore non è necessariamente perché il sistema sanitario oggi è meno buono di quello di italia, Francia o Regno Unito di Gran Bretagna e Nord Irlanda.
L’aspettativa di vita è minore perché questi paesi ancora scontano decenni di comunismo.
Si fossero anche arricchiti all’istante dal 1990 la loro aspettativa di vita non avrebbe avuto un gradino improvviso. L’aspettativa di vita non sarebbe aumentata di 5 anni tutti d’un colpo.
Il valore di aspettativa di vita oggi dipende anche da quello che un paese ha vissuto negli anni precedenti. Questo fatto l’indice di efficenza pubblicizzato non lo tiene presente (considera solo il cambiamento rispetto all’anno precedente, pesato con un 20% per ogni indice, ma non si spinge più indietro).

Io capisco chi lavora nella sanità italiana ed è lieto di vedere che qualcuno elogia, indirettamente, il suo lavoro.
Ma un po’ di onestà intellettuale dovrebbe portarli ad ammettere che questo indice è molto rozzo.
Sia perché l’aspettativa di vita dipende da vari fattori e non solo dalla qualità delle cure mediche, e in secondo luogo perché fa l’errore di dimenticarsi il fattore tempo per strada, paragonando le mele (l’aspettativa di oggi) con le pere (l’investimento di oggi) anziché con le altre mele (quello che il paese ha vissuto nei decenni precedenti e influenza l’aspettativa di oggi).

Quello che però più preoccupa è quando questo errore viene fatto, più o meno in malafede, dai politici.
Perché in quel caso possono dirti cose del tipo: “vedi, abbiamo tagliato i fondi ma la nostra sanità rimane la migliore perché è la terza al mondo“. Sì, ma l’effetto dei tagli di oggi lo vedrai fra anni.

Impariamo a difenderci da questi errori e saremo più forti nei confronti di chi vuole spacciarci fuffa.

 

 

*Piesse: poi risolsi la questione creando un casino della madonna che metà bastava.

** PiPiesse: Ovviamente le cose sono un filo più complesse. Ci sono investimenti sanitari che aumentano subito l’aspettativa di vita: se io investo una barca di soldi su medicinale costosissimi ma che allungano la vita di un paio d’anni a pazienti ormai giunti al capolinea, ne avrò un beneficio “contabile” immediato, perché allunghi subito la vita. Ma se tu investi in campagne di prevenzione e diagnosi precoce i risultati li vedi in tempi lunghissimi.

Qualcosa si è rotto

November 18th, 2014 by mattia | 2 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

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Non avevo mai visto una roba del genere.
Di solito il 17 novembre viene ricordata la rivoluzione di velluto quasi sottovoce. Si portano le candele al memoriale di Narodni Trida e alla targa che ricorda Jan Palach e Jan Zajic. I politici fanno la loro passerella portando la corona di fiori, alla televisione mandano qualche dibattito e tutto finisce lì.

Ieri è stato qualcosa di diverso. Mi  sono domandato se il motivo era il numero: 25 anni dalla rivoluzione, un quarto di secolo.
Eppure ero qua anche per il ventesimo anniversario e non era stata la stessa cosa. Certo, si erano festeggiati i due decenni un po’ più solennemente del solito, fu fatto un concerto molto partecipato, ma l’atmosfera era sempre quella della ricorrenza partecipata per inerzia. Ieri è stato qualcosa di diverso: c’era partecipazione.

Per entrare al memoriale di Narodni Trida, bellissimo nella sua intimità illuminato dalle candele, bisognava fare la coda.  C’era talmente tanta gente che poi le candele hanno iniziato a metterle anche fuori dal sottopassaggio dove c’è il memoriale, quasi esondassero. Mai vista una roba del genere.

La ricorrenza del 17 novembre è passata all’insegna della protesta contro il presidente della repubblica milos zeman, di cui qua ho già parlato molto. Tutta la città ribolliva, da una parte c’era il gruppo con i cartelli “mimose do kose” (milos nella spazzatura), dall’altra parte trovavi quelli con la chitarra che protestavano contro zeman, e se non stavi attento inciampavi in un improvvisato gruppo di candele poste attorno ai cartelli che ne invocavano le dimissioni.

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Ma l’appuntamento più scenico è stato quando migliaia di persone si sono radunate esponendo un “cartellino rosso” al presidente. Durante un discorso pubblico zeman è stato sommerso da fischi e da lanci di uova (e oggetti vari). Anche se non capite il ceco potete vedere il filmato qui e avrete un’idea di cosa è successo.
Potrete pensare che è una protesta politica come un’altra. In qualsiasi sistema politico è facile trovare qualche migliaio di persone avverse a chi sta al potere e lo contesta.
Eppure c’è qualcosa di diverso. I cechi sono tendenzialmente inclini a non manifestare in piazza. Avete presente le classiche manifestazioni che bloccano il traffico di Roma un venerdì sì e l’altro pure? Ma anche nelle altre città italiane, basta avere un po’ di organizzazione e qualche migliaio di persone lo porti in piazza. Ecco, in Rep. Ceca no. A Praga non ci sono le manifestazioni, quelle poche che vengono fatte sono composte da pochissime persone. I cechi si lamentano in casa e alla birreria ma non scendono in piazza.
Quelle migliaia di persone contro il presidente della Repubblica sono qualcosa di anormale.

Se volete, potete fare il paragone con il precedente presidente Klaus. Anch’egli era poco amato: per darvi l’idea, al ventesimo anniversario della rivoluzione di velluto il forum degli studenti emanò un documento in cui si diceva che Klaus li faceva vergognare del loro paese.
Eppure Klaus è sempre andato a Narodni Trida a portare i fiori al memoriale della rivoluzione senza disordini. Sì, c’era sempre una o due persone che lo contestavano gridando qualcosa. Ma la gente li guardava come se fossero esagitati.
Per quanto fosse disprezzato non gli hanno mai tirato le uova.

Ieri è successo qualcosa di diverso, persino per i flemmatici cechi la misura è stata superata. La contestazione di ieri ha indicato che qualcosa si è rotto.
Nel filmato si vedono le guardie del corpo di zeman che cercano di intercettare al volo gli oggetti usando larghi ombrelli neri per coprire questo omuncolo sul palco. La sensazione è di un ras borioso circondato dalla sua sbirraglia triste che lo difende nei suoi capricci. In quelle immagini mi sembra di rivedere i vecchi dirigenti comunisti chiusi nella loro corte, convinti di poter fare quello che volevano dello Stato poiché intoccabili, che però poi capitolarono con la rivoluzione.

L’errore di zeman è stato proprio questo, comportarsi come uno di quei dittatori comunisti. Sì, è stato eletto dal popolo e non piazzato lì dal partito, ma si è comportato come se lo Stato fosse una sua proprietà privata. Non ha servito il paese, ma si è fatto servire. Ha sfruttato il suo potere non per cercare il bene comune (secondo la sua arbitraria e legittima visione), ma ha usato il suo ruolo di presidente per assecondare i suoi capricci, nella convinzione che il suo potere gli consentisse di fare quello che voleva senza dover rendere conto a nessuno.

Questo Klaus non l’ha mai fatto. Lo si poteva contestare su molte scelte, ma erano sempre giustificabili ‘per il bene del paese’. Vi faccio un esempio, quando ha preso per il naso l’Europa intera rifiutandosi di firmare la ratifica della convenzione di Lisbona già approvata dal parlamento uno avrebbe potuto dire che era un presidente capriccioso che voleva imporre la sua visione. Eppure c’era un motivo: voleva clausole che impedissero ai tedeschi di reclamare i beni confiscati coi decreti di Benes. Lui ti diceva che puntava i piedi per l’interesse del suo paese.
Zeman no, non si impunta per ragioni politiche (discutibili ma pur sempre legittime). Zeman tratta lo Stato come se fosse il suo tinello, come se fosse un padrone che a casa sua fa quello che vuole e tu non gli devi rompere le balle.
Questo è esattamente ciò che facevano i vertici dello Stato durante il comunismo: non servivano, ma usavano lo Stato come proprietà personale, circondanti da un corte che li proteggeva in tutti i loro desideri.
Zeman, per quanto eletto, si sta comportando proprio come loro, e la gente ha iniziato a percepirlo come insopportabile. La figura di zeman è diventata non dissimile da quelle degli ormai logori dirigenti comunisti di venticinque anni fa.

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Una volta, parlando con una persona che all’epoca aveva diciott’anni e fece la rivoluzione di velluto, chiesi com’era l’atmosfera in quel periodo. Egli mi disse che si era arrivati a un punto in cui la gente era stufa di tutte le stronzate che dicevano i politici. Non era stato sempre così, prima uno se le beveva (un po’ anche consapevolmente) e faceva la sua vita. Verso la fine degli anni ottanta si era capito che era tutto finto, che era tutta una commedia, che dicevano solo stronzate ma dietro le quinte la verità era diversa. La gente era stanca e non voleva più far finta di credere a questa pantomima.
Un monito per chi fa politica: puoi prendere per il naso la gente per un po’, ma poi il castello di carte cade e tu ti trovi da solo nella tua boriosità protetto solo da un manipolo di cortigiani.

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Avete rotto il cazzo

November 15th, 2014 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Avete rotto il cazzo.

Avete.
rotto.
il.
cazzo.

O come avrebbe detto quello là:

A
V
E
T
E

R
O
T
T
O

I
L

C
A
Z
Z
O

A un tizio che contribuisce a mandare una sonda su una cometa per la prima volta nella storia dell’umanità non si rompe il cazzo per la camicia che indossa. Poteva anche presentarsi nudo e fare l’elicottero col pisello per la contentezza.
Voi, povere menti insulse incapaci di produrre alcun contenuto che richiede più di tre neuroni (quelli necessari a scrivere “scandalo” per ogni puttanata che vi capita sotto gli occhi), non dovete nemmeno aprire bocca davanti a ‘sta gente.
Siete talmente insulsi che non riuscite a scrivere un pezzo degno di questo nome sull’importanza del risultato raggiunto e per poter riempire qualche colonna vi dovete aggrappare alle uniche vuotaggini di cui sapete scrivere: vestiti, look e stracciovestismo per un nonnulla.
Dovete creare la polemica sulla camicia (del tutto innocua) perché altrimenti vi tocca stare zitti, visto che non sapreste cosa dire del successo tecnologico.

Ma andate a cagare.

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