Florida

August 25th, 2016 by mattia | 6 Comments | Filed in Uncategorized

Come al solito, consigli di viaggio richiesti.
A novembre vado in Florida (a Orlando) per una conferenza, alla fine della quale mi sono ritagliato qualche giorno di ferie prima di tornare a Praga.
C’è qualcuno che mi sa consigliare cose da visitare nei paraggi? Dove i paraggi sono anche un po’ più distanti, neh. Cioè, non ditemi di andare a Nuova York, non così distanti (oltre al fatto che ci sono già stato tre volte), però insomma se conoscete qualche bel posto lì attorno fatemi sapere.

Io avrei voluto visitare Cuba ma sembra che sia impossibile andarci dalla Florida (dicono che apriranno dei collegamenti in futuro, ma comunque sempre per affari non per vacanze).

Ah, il centro della NASA è già in programma (dovrebbe esserci pure un lancio da Cape Canaveral in quei giorni). Quindi suggeritemi altro.

Grazie.

6 Comments

Elenco di cose stupide da non fare dopo un terremoto

August 24th, 2016 by mattia | 15 Comments | Filed in ignoranza

Lo so che a qualche poveretto sembrerò cinico, ma mai come in questi casi serve una buona rinfrescata di razionalità. Teniamo la testa a posto e cerchiamo di capire che certi comportamenti sono del tutto inutili, per quanto possano sembrare di grande umanità.

1 – Raccolte viveri

Ho letto che in diversi punti d’italia si stanno organizzando raccolte viveri per le vittime del terremoto.
Ecco, le raccolte viveri in questi casi sono uno dei modi più cretini per aiutare. Sul serio.

Fare raccolta viveri significa accumulare montagne di cibo disorganizzato. Cibo che deve essere suddiviso per tipologia, imballato in qualche maniera e trasportato a lunga distanza.
Il tutto con una complicazione enorme. Perché imballare 100 prodotti tutti uguali è facile – hanno tutti la stessa misura – mentre imballare confezioni con dimensioni tra le più svariate è una gran rottura di maroni.
Così come è assolutamente inefficiente portare nel Lazio dei viveri col furgone della parrocchia: devi impiegare una o due persone per portare un carico di merce ridicolo rispetto alla merce che può portare un TIR guidato dallo stesso personale.
Parimenti, quando arrivi a destinazione poi chi riceve i viveri deve ancora riorganizzarli. Senza contare che quando doni viveri non sai cosa serve di concreto. Donando tutti assieme senza coordinazione si rischia di donare troppa pasta e poco pomodoro. Che senso ha?

È molto più semplice comprare una fornitura di viveri – tutti uguali e organizzati – direttamente sul posto.
Non dimentichiamoci che il terremoto non è successo nel deserto. Sono sì paesi isolati, ma nel giro di qualche decina di chilometri sei comunque in paesi non toccati dal sisma dove ci sono grossisti che ti vendono tutto quello che vuoi. Perché cavolo devo prendere un pacco di pasta dalla parrocchia in Veneto e fargli fare centinaia di chilometri sul furgone della parrocchia con problemi di logistica enormi per lo smistamento quando coloro che prestano soccorso possono comprare direttamente i viveri sul posto?
Se proprio vuoi donare una confezione di pasta e tre barattoli di ceci fa’ il conto di quanto hai pagato quei prodotti quando li hai acquistati e manda quell’ammontare di denaro a chi può comprare gli stessi prodotti sul posto in grandi quantità organizzate e secondo le esigenze concrete.

2 – Mandare tende e coperte

Vale quanto detto prima. Non sono nel deserto, sono a poche decine di chilometri da centri abitati non colpiti dal sisma. Parliamo di qualche migliaio di persone (Amatrice ha 2650 abitanti, Accumoli 667). Tutta gente che può essere portata fuori dal paese con i pullman, e messa in albergo. Se il governo porta i clandestini da Lampedusa agli alberghi di tutta italia, pagando il conto, allora può mettere in albergo anche qualche migliaia di italiani vittime del terremoto. Non c’è bisogno di fare le tendopoli, non c’è bisogno di mandare coperte, perché questa gente non può fare notti all’aperto. Va in albergo. E se il governo non ha soldi non lascia gli italiani nella tendopoli e i clandestini in albergo ma l’opposto.

3 – Fare raccolte fondi

È sicuramente una soluzione meno idiota, come dicevo prima, rispetto a fare raccolte di viveri. Ciò nonostante rimane un metodo stupido ed inefficiente di aiutare.
Vedo ovunque iniziative per raccogliere fondi: SMS di solidarietà, raccolte organizzate da associazioni benefiche, religiose, giornali e TV…
Io lo capisco anche: vi sentite buoni donando 2 euro con l’SMS di solidarietà, ma è un modo stupido di aiutare.

Con questo sistema i soldi vengono suddivisi in mille raccolte fondi diverse. Ognuna di esse avrà alle spalle della gente che dovrà organizzare l’utilizzo di quei fondi, scegliere i progetti su cui investire il denaro raccolto, verificare che venga speso correttamente…
È una complicazione inutile. Chi gestisce gli aiuti deve essere uno solo. Serve un unico soggetto che raccoglie i soldi, decide come utilizzarli e ne verifica l’utilizzo.

Ciò ha diversi vantaggi:

– taglia tutta una pletora di gente che in mille associazioni fa solidarietà da scrivania (ossia tutto quel marasma di gente che nelle associazioni caritative vive di burocrazia);

– gestisce i fondi in maniera razionale, perché se c’è un unico soggetto che riceve tutti i soldi li distribuisce secondo le esigenze che gli si parano sotto gli occhi tutte assieme.
Se è la protezione civile, per dirne una, a gestire tutti i fondi essa può decidere di destinare 1 milione su questo progetto, 10 milioni su quello, 4 milioni sull’altro … senza lasciare nessuna esigenza scoperta.
Se invece la raccolta fondi la fa il TGsalcazzo, la diocesi di Pincopallo e la croce blu di Sbirulanda ognuna di queste entità finirà per finanziare un progetto diverso senza sapere cosa fanno gli altri e quindi  correndo il rischio che qualche esigenza rimanga scoperta.

4 – Donare (in generale)

Dopodiché, il solo fatto di donare è sbagliato.
Sì, anche se facessero un’unica raccolta fondi centralizzata sarebbe comunque sbagliato donare. I soldi devono venire dallo Stato, non da donazioni volontarie.
Non fraintendetemi, io sono anche disposto a pagare 100 o 200 euro di tasse in più all’anno, se servono a gestire esigenze del genere. Questi soldi però devono essere gestiti da un’agenzia centrale che valuta tutte le emergenze in maniera fredda e razionale.
Perché qui abbiamo un terremoto che ha distrutto paesi interi e fatto 120 morti; è una grossa notizia che sta sui giornali e in TV da stanotte e tutti ci sentiamo toccati. Così siamo portati a donare. Se quei 120 morti invece di essere crepati in una volta sola fossero crepati 6 alla volta in 20 piccole disgrazie diverse nessuno se ne sarebbe reso conto, non avrebbero stretto il cuore a nessuno e nessuno avrebbe donato.

Il sistema delle donazioni spontanee è un sistema idiota perché si basa sul seguente concetto:

  • se ti deve capitare una disgrazia spera di essere in compagni di tanti altri, spera che sia una disgrazia grande, così ti aiutano, perché se è una disgrazia piccolina nessuno si accorge di te, nessuno manda l’SMS solidale.

Noi non possiamo lasciare che i soccorsi a una disgrazia vengano finanziata o meno a seconda di quanto riesce a scaldare i cuori. Dobbiamo suddividere i fondi in maniera razionale, non in base alle emozioni.
Quindi il sistema di donazione che si basa sulle emozioni è intrinsecamente stupido. Deve essere un’agenzia statale che suddivide tutti i fondi in maniera razionale e senza farsi guidare dalle emozioni.

5 – Condividere appelli idioti

Come questo che ho visto sul feisbuc:
Screen Shot 2016-08-24 at 20.50.00

Condividere questo appello non serve a niente.
Secondo voi che probabilità c’è che un terremotato veda questo annuncio? Gli è crollata la casa, le linee telefoniche sono intasate, ma vanno sul feisbuc e trovano questo annuncio.
I terremotati non è che sono lì da soli, i paesini non sono tagliati fuori dal mondo. I soccorritori sono già lì da stamattina. Se cerchiamo un terremotato da ospitare sappi, c’è già gente che li può contattare; non sono dispersi, non abbiamo bisogno di cercarli sul feisbuc. Se il proprietario di un albergo vuole offrire ospitalità chiama la protezione civile che essendo già sul posto raggruppa 40 persone tra le più bisognose di alloggio e gliele manda.
Semplice e lineare, a che cazzo serve diffondere questo appello?
A farti sentire utile? Sopresa: non serve a un cazzo.

6 – Pensare di essere utile mostrando nastri neri nelle foto di profilo sulle reti sociali

7 – Commentare “questa ve la potevate risparmiare” su Spinoza.

15 Comments

A questo punto enlarge your penis

August 23rd, 2016 by mattia | 5 Comments | Filed in perle giornalistiche, repubblica ceca, riflessioni

Io non so se quelli di repubblica ne sono consapevoli, ma quando apri il loro sito da posti come la Rep. Ceca la pubblicità che appare sul loro “giornale” è tipo così:

Screen Shot 2016-08-23 at 13.04.19

Questo disoccupato guadagna 8000 euro al giorno

Il 57enne Marek di Pardubice a malapena ce la faceva coi soldi. Ora dorme sui soldi grazie a un facile trucco

Il tutto accompagnato da una foto che lasciamo perdere.

Evidentemente repubblica ha affidato la sua pubblicità a qualche agenzia che raccoglie tutte le inserzioni possibili e immaginabili (basta che paghi…) senza controllarne la qualità.

Non ho voglia di entrare nel lungo discorso sulla sostenibilità dei giornali on-line. Lo sappiamo tutti che vivere di pubblicità è difficile, e che quindi il limone lo si deve spremere fino in fondo.
Ma c’è un limite, e qui lo abbiamo superato.
Se pubblicano questa pubblicità allora va bene tutto, anche la réclame enlarge your penis.

Nessuno sta dicendo che i giornali italiani devono tornare alle vecchie maniere, quando ogni giornale aveva la sua agenzia pubblicitaria che raccoglieva le inserzioni a manina solo per quel giornale. A me di vedere la pubblicità di un supermercato di Torino quando apro La Stampa non me ne frega nulla, visto che abito a Praga; e di certo i giornali italiani non possono raccogliere le inserzioni in tutto il mondo, pur essendo letti in tutto il mondo.
Sta bene quindi che si affidino ad agenzie che dànno pubblicità localizzata. Ma questo non significa che si possono affidare alla prima agenzia che passa. Quando tu accetti la pubblicità da un’agenzia le dài carta bianca per pubblicare quello che vogliono sul tuo giornale. Gli stai dando un potere enorme, non puoi affidarti al primo che passa.

Possibile che questi accettino la pubblicità da un’agenzia senza mettere paletti sui contenuti?
Possibile che basta che arriva il bonifico e poi chi se ne frega?
Non capiscono che buttano all’ortiche quel poco di immagine che gli rimane?

Piesse: altre versioni dell’annuncio pubblicitario

Screen Shot 2016-08-23 at 13.26.46

5 Comments

Eh, ma almeno non ci respiriamo i gas di scarico delle auto

August 22nd, 2016 by mattia | 14 Comments | Filed in bufale

Quando parlo coi sostenitore delle auto elettriche chiedo sempre da dove intendono ricavare tutta l’energia elettrica per alimentarle. Tutte, perché un conto è alimentare il 2% del parco veicoli, un conto è trasformare tutti i veicoli a dinosauri morti in auto elettriche.

Allo stato dell’arte finisci sono per bruciare dinosauri morti in una centrale elettrica invece che in mille mila automobili. Hai solo spostato il problema. Certo, è più facile controllare l’inquinamento in una centrale che in mille mila veicoli, ma sei sempre lì, non è che le centrali elettriche a dinosauri morti emettono odore di violette.

Davanti all’evidenza di aver solo spostato il problema di solito ti dicono: eh, ma intanto ho portato via l’inquinamento dalle città.
Ah, davvero?

Oggi vedremo che anche questa idea è basata su di un errore di percezione madornale.
Ne parlavo giusto qualche giorno fa sul tuitter con un tipo convinto che il 99% dell’inquinamento nelle nostre città fosse dovuto alle automobili.

Purtroppo non è così.
Noi siamo convinti che siano le auto a creare gran parte dell’inquinamento cittadino, ma non è vero. Per capirlo basta guardare il livello di PM10 giorno per giorno in una città come Milano.
Questo è il grafico dal 2010 al 2015 (fonte dei dati: ARPA Lombardia).

PM10 milano

Vedete benissimo che il PM10 è massimo d’inverno e minimo d’estate. Per ogni estate e per ogni inverno.
Pur tuttavia l’auto a Milano si usa sempre. Come mai allora c’è il picco di PM10 d’inverno?
Semplice, perché quel PM10 è dovuto agli impianti di riscaldamento.
Per semplificare la visione dei dati (che oscillano di giorno in giorno per via del meteo) ho fatto la media dei 6 anni dal 2010 al 2015:

PM10 milano media

Da maggio a settembre il PM10 veleggia sui 20 µg/m^3, mentre raggiunge picchi di 80 µg/m^3 d’inverno a causa degli impianti di riscaldamento.
Giusto perché a nessuno venga in mente che l’inquinamento è basso d’estate perché la gente va al mare: notate che la stagione a PM10 basso inizia già a maggio, quando la città è ancora in fase lavorativa quindi le auto circolano a pieno regime, ma il riscaldamento ormai spento del tutto.

Se pensate che ciò accada solo a Milano (per qualche bizzarro motivo legato al capoluogo lombardo) vi confermo che lo stesso accade anche nelle altre città. Per esempio Varese e Mantova, giusto per considerare città di dimensioni inferiori.
Queste le medie del PM10 a Varese e Mantova:

varese e mantova

Stesso fondo di 20 µg/m^3 da maggio a settembre. Parimenti il PM10 s’innalza seguendo il freddo autunnale e invernale.

Di quanto cala il PM10 usando solo auto elettriche?
A questo punto saremmo indotti a pensare che se convertissimo tutte le auto in elettriche il grafico scivolerebbe verso il basso di quei 20 µg/m^3 che costituiscono il fondo.
Purtroppo non è così. In quei 20 µg/m^3 di fondo non ci sono solo i gas di scarico delle automobili. Ci sono tutte le combustioni, come quelle per produrre acqua calda, che avvengono anche in primavera ed estate. Ci sono le combustioni industriali, ci sono le combustioni delle centrali elettriche in cui si bruciano dinosauri morti…
Sì, l’effetto di fa sentire a Milano anche se le industrie sono fuori città. Per capirlo vi basta guardare il grafico del PM10 in un anno a Milano e Varese. Questo il 2010:

Screen Shot 2016-08-22 at 13.41.06

Stiamo parlando di due città a circa 50 km di distanza. Ciò nonostante c’è un’ottima correlazione tra il PM10 delle due città.
Se tu hai industrie che sputano nell’aria merda a metà strada tra Milano e Varese ne sentirai l’effetto in entrambe le città. Più ti allontani più si perde l’effetto, ma all’interno di qualche decina di km lo senti ancora.
In quel fondo di 20 µg/m^3 che misuriamo d’estate a Milano come a Varese trovi anche l’effetto delle combustioni industriali fatte in aziende fuori dal tessuto urbano ma il cui PM10 si diffonde per chilometri e chilometri.

Non basta, in quei 20 µg/m^3 di PM10 trovi anche l’effetto dell’abrasione dei copertoni e il consumo dei freni dei veicoli. Capisco che con le auto elettriche faremo la frenata elettrica (un po’ di freni ci vorranno sempre), ma i copertoni… be’, di quelli non puoi fare a meno, anche se l’auto è elettrica. Il PM10 dovuto a quelli resta.

Ma consideriamo solo industrie (comprese le centrali elettriche) e automobili a comporre quei 20 µg/m^3. Difficile dire quale sia il contributo delle une e delle altre, dipende anche dal tipo di industrie che hai in quell’aria. Facciamo mezzo e mezzo? Fate come volete, ma ci siamo capiti: le auto sono responsabili solo di una parte di quei 20 µg/m^3.
Se diventassero tutte elettriche – e ricevessero magicamente energia elettrica prodotta senza emettere niente – ridurremmo il PM10 di quanto? 10 o 12 µg/m^3?

Sì, ok, bravi. Ma le città erano inquinate prima e rimarranno inquinate dopo.
Perché non era quella la fonte principale di inquinamento.

Il problema della percezione
Purtroppo noi siamo abituati a considerare le auto come fonte di primaria di inquinamento perché le vediamo. Sono ovunque, ci ostacolano il percorso, sono sempre tra i piedi… Sappiamo che inquinano quindi siamo portati a credere che la causa principale dell’inquinamento sono loro, quando non è così.
Le emissioni degli impianti di riscaldamento invece si notano meno, sono più discrete. Non ti trovi una caldaia che ti ruba il parcheggio o ti strombazza all’incrocio. Per riflesso quindi noi siamo portati a odiare di più le auto rispetto alle caldaie, col risultato che attribuiamo alle auto tutte le nefandezze possibili, inquinamento compreso.

Perché chiudono il traffico quando c’è PM10 alto?
Qualcuno probabilmente si chiederà perché i sindaci allora chiudono le città al traffico quando c’è alto inquinamento.
Non lo fanno perché serve a qualcosa (e infatti non serve a niente), lo fanno per motivi legali.
I sindaci infatti sono responsabili della salute pubblica, quindi sono tenuti a fare tutto ciò che a loro è possibile per tutelare la salute dei cittadini. Se non lo fanno possono andare nei guai. Ad esempio, se c’è un edificio pericolante il sindaco deve ordinarne l’abbattimento, anche se l’edificio è privato, perché se quello crolla e rimane sotto qualcuno la responsabilità è sua.
Parimenti per evitare grane legali e sanzioni le città vengono chiuse al traffico. Tutti sanno che non funziona, ma così almeno quando qualcuno chiederà conto del superamento dei limiti il sindaco può rispondere “eh, ma io ho fatto le ordinanze per bloccare il traffico, cos’altro potevo fare?” e se ne va via tranquillo. Un sindaco che non sia un idiota lo sa che non serve a nulla bloccare il traffico, ma lo blocca ugualmente solo per pararsi il culo.

Meglio di niente
Già mi sento quelli che mi dicono: ok, il PM10 con le auto elettriche (alimentate a energia magicamente prodotta senza emettere niente) diminuirebbe di poco. Poniamo che si ridurrebbe di un 20%. Mica male.

Certo, mica lo sbatti via. Quello che voglio sottolineare è che l’inquinamento non sparirebbe magicamente dalle città come invece i sostenitori delle auto elettriche pensano. Il passaggio alle auto elettriche non risolverebbe magicamente il problema dell’inquinamento come essi credono. Tutto qua, un bel pezzo di sano realismo.

Aggiungo una riflessione: visto che gran parte del PM10 è dovuto agli impianti di riscaldamento, non sarebbe più giusto concentrarsi su di essi? Cerchiamo di concentrare gli sforzi su dove si genera la maggior parte dell’inquinamento e dove ci sono meno limiti tecnici al miglioramento.
Lavorare sugli impianti di riscaldamento non comporta la necessità di lavorare sull’accumulo per esempio, né la creazione di una rete di punti di ricarica capillare. È tutto fermo, è molto più facile intervenire.
Ma qui si aprirebbe tutto un altro discorso, che facciamo un’altra volta.

14 Comments

Ci sono i traduttori professionisti: usateli, cazzo.

August 22nd, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza

L’altro giorno ho visto una foto di un cartello affisso in una ASL ligure che informava i clandestini che la legge consente al medico di assisterli senza denunciarli alle autorità.
La traduzione in inglese era questa.

According to the article 35 of the Law on immigration (legislative decree 286 of 1998) currently in force, the access to the health structures by foreign nationals, not in rule with norms of the stay, does not carry any type of reporting to the authorities and therefore the foreign national can address the doctors without fear to be assisted.

Classica traduzione da prendere a pesci in faccia quello che l’ha fatta.

Punto 1.
Uno straniero non ha bisogno di conoscere l’articolo preciso e il numero della legge.
According to the law” è più che sufficiente.

Punto 2.
currently in force” è una idiozia colossale.
Per forza una legge è in vigore, altrimenti cosa la citi a fare?
Specificare che una legge è in vigore è un vizio degli italiani per rimarcare che una legge è davvero in vigore anche se non la rispetta nessuno (quindi la gente è portata a pensare che non valga più). Se abbiamo bisogno di rimarcare che una legge è davvero in vigore non è che ci facciamo una bella figura.
Quindi via, eliminare anche quello.

Punto 3.
foreign nationals, not in rule with the norms of the stay“?
Aspettate, vado a vomitare e torno.
….
Ma perché cazzo bisogna sempre complicare le cose? (tra l’altro in maniera così strampalata… not in rule?)
Si poteva condensare tutto in due parole “illegal immigrant“. Semplice e diretto.

Punto 4.
the access to the health structures
Tralasciamo pure “health structure” (è un ospedale? chiamalo ospedale; ma se proprio vuoi stare sul generico usa facility non structure).
È un cartello affisso in una ASL, sei già in una struttura sanitaria. Non hai bisogno di specificare dove sei, chi lo legge sa già a cosa si riferisce. Se scrivi “l’acceso non comporta…” chiunque capisce che si riferisce all’accesso in quell’ospedale. A cos’altro può riferirsi? All’accesso al cantiere dell’alta velocità in Val di Susa?
Via, tagliare.
Punto 5.
Potrei sbagliarmi, ma così a naso la parte in cui dice
can address the doctors without fear to be assisted
suona più o meno come
può rivolgersi al medico senza timore di essere assistito“.
Mentre il tizio in linea generale è lì proprio per essere assistito.

Punto 6.
MA SOPRATTUTTO.
Tutta la costruzione, così arzigogolata, è tipica dell’italiano.
In inglese i cartelli sono più diretti.

Are you an illegal immigrant? Don’t be afraid.
According to the law we will assist you without reporting you to the police.

Basta testi arzigogolati.
Smettetela, dannazione.
E fate fare le traduzioni a un madrelingua.

 

Piesse: ve volete ridere leggete la parte in inglese di questo documento prodotto dalla medesima ASL. In compenso i manuali di dispositivi elettronici scritti in Chinglish sono più comprensibili.
Ovviamente non poteva mancare la traduzione di ticket (in italiano) che viene tradotto in inglese come ticket. Chissà cosa penserà il povero straniero: perché devo pagare una multa?

4 Comments

Senza pubblico

August 19th, 2016 by mattia | 10 Comments | Filed in repubblica ceca

Leggevo di questo fatto che alle olimpiadi ci sono gli spalti vuoti, tanto che tra gli atleti c’è chi ha detto che non sembra nemmeno di stare alle olimpiadi.

Hanno provato a dare spiegazioni: la difficoltà nei trasporti, la crisi economica, la paura di disordini…

Non lo so, ma io provo ad aggiungere un’altra spiegazione: la TV.
Non so come le olimpiadi vengano trasmesse alla TV brasiliana, ma essendo padroni di casa penso che coprano bene l’evento. Posso dire come viene trasmetto dalla TV ceca.
Su internet trasmettono le olimpiadi in 720p (1280×720 pixel) su dodici canali diversi per coprire tutte le gare in contemporanea. Puoi così aprire il canale sulla marcia in un tab del browser e il golf su di un altro tab e poi passare da uno all’altro seguendo eventi contemporaneamente. E non ti fanno nemmeno problemi del tipo che puoi vedere un evento alla volta, puoi averne più d’uno contemporaneamente aperti.
L’interfaccia poi è fatta molto bene, per cui vede una progress bar per ogni evento così sai cosa è appena iniziato e cosa sta finendo.

Insomma, vedi gli eventi in alta qualità con una risoluzione di dettagli che dal vivo non avresti mai.
Puoi passare da un evento all’altro a piacimento con una copertura totale di tutte le gare.
Tutto un altro mondo rispetto a quando guardavamo le olimpiadi sulle vecchie TV con una pessima risoluzione e dovevamo sottostare alle decisione della TV che decideva cosa farti vedere e cosa no perché al massimo aveva due canali da dedicare alle olimpiadi.

Perché mai dovrei a vedere l’evento dal vivo se posso avere un’esperienza migliore da casa?
La riflessione è globale, varrà anche per i prossimi eventi. Sì, c’è l’emozione di “esserci”. Ma con la tecnologia che c’è adesso to godi di più l’evento dalla TV.

Forse si arriverà a una situazione in cui le olimpiadi le faranno senza spalti perché non sarà più d’interesse vederle di persona. Magari fosse così, ci risparmieremmo i costi di strutture enormi che vengono abbandonate. Fai solo il campo di gara e abbatti i costi.
Perché no?

Piesse: in questo momento sta correndo Lukáš Gdula, studente della mia facoltà.
Per adesso è al 66esimo posto. Vabbe’…

PiPiesse: i giornalisti della TV ceca pronunciano correttamente i nomi degli atleti italiani, anche quando secondo la pronuncia ceca i nomi si leggerebbero in un altro modo.
Se penso che per lustri i giornalisti italiani hanno chiamato Nedvěd Nedved…

10 Comments

Il cordone ombelicale

August 19th, 2016 by mattia | 5 Comments | Filed in repubblica ceca, riflessioni

Finalmente ho avuto il coraggio di farlo. Dopo dieci anni in cui vivo continuamente all’estero ho fatto scadere la mia carta SIM italiana.

In questo decennio continuavo a ricaricarla di 10 euro all’anno per non farla scadere, anche se poi non lo usavo quasi mai quel credito visto che in italia ci passo qualche giorno all’anno.
A questo punto ho detto basta, non aveva più senso continuare ad avere una carta SIM di un paese dove non vivo da due lustri.

Adesso che ci penso mi sembra quasi assurdo che l’abbia tenuta per tutto questo tempo.
Forse la forbice che ha tagliato questo cordone ombelicale è stato il fatto che ho provato qualche volta a chiamare con la mia scheda ceca dall’italia. Ma anche dalla Slovacchia. Insomma, da paesi esteri rispetto alla Rep. Ceca. E niente, mi costa meno che non telefonare in Rep. Ceca.
Giuro: per telefonate verso reti diverse dalla mia in Rep. Ceca pago 7 corone virgola qualcosa di scatto alla risposta (che vale per il primo minuto), mentre sia in Slovacchia che in italia lo stesso scatto alla risposta era di tre corone e mezza. Mi costa meno telefonare in roaming che a casa.
Non chiedetemi perché ma così è.

A quel punto non ha più nemmeno senso avere una carta italiana per quei pochi giorni all’anno in cui sono in italia. Spendo le mie tre corone al minuto quando sono in italia e amen.
Poi comunque sono uno che non fa grandi conversazioni al telefono (l’uso più frequente che ne faccio è chiamare il tacsi) quindi chi se ne frega.

Tutto razionale, tutto logico.
Ma rimane qualcosa di simbolico. Il cordone ombelicale è stato tagliato. Ciao ciao.

5 Comments

Illegale

August 19th, 2016 by mattia | 25 Comments | Filed in riflessioni

Comunque penso che non si sia ben compresa la portata di ciò che è successo.
In alcuni comuni francesi hanno vietato il burchini sulle spiagge, e il primo ministro Manuel Valls ha dichiarato che appoggia questa decisione in quanto il burchini è incompatibile coi valori della Francia e della repubblica.

Fate bene attenzione: non ha detto che si fa bene a vietarlo per motivi di igiene (a me piacerebbe presentarmi col paltò in piscina e vedere se mi fanno entrare), non ha detto che lo si deve vietare per motivi di sicurezza, perché tutti devono essere identificabili o cose del così.
No, ha detto che deve essere vietato per motivi ideologici, per quello che rappresenta.

Una roba del genere in italia sarebbe falcidiata in due secondi dalla corte costituzionale. Le multe sarebbe annullate e tanti saluti. Per questo motivo in Lombardia quando hanno deciso di vietare il burca negli ospedali e negli uffici della regione hanno dovuto mettere cartelli come questo:

no-burka-300x213

Per ragioni di sicurezza, dicono. No al casco, no al passamontagna, no al burca.
Così si parano anche il culo da quelli che li accusano di essere contro i maomettani. No! Lo facciamo solo per ragioni di sicurezza. Sì, ciao.

In Francia no, hanno smesso questa farsa e hanno detto le cose come stanno: il burchini viene vietato in quanto è un simbolo dell’islam.
Se una donna giapponese andasse in spiaggia coperta da un sacco della pattumiera per non abbronzarsi non avrebbero niente da ridire. Il divieto è solo per il burchini, è ideologico, è un divieto per l’islam in quanto tale.

Fra qualche decennio saremo nel bel mezzo della guerra per difenderci dall’islam. Nei libri di storia si scriverà che tutto è cominciato in quell’agosto del 2016, in cui l’Europa ha detto per la prima volta  che l’islam è incompatibile coi nostri valori, per la prima volta ha detto che l’islam è illegale.

25 Comments