Due euro

February 8th, 2016 by mattia | No Comments | Filed in politica, riflessioni

Facciamo i conti della serva.

Sala ha preso 25.600 voti, Balzani 2.0516. La differenza sono 5.084 voti.

Per votare alle primarie bisognava pagare due euro, che per 5.084 fa 10.168 euro.
Alla Balzani bastava investire circa 10 mila euro e in automatico era lei la candidata sindaco. Certo, poi bisogna anche trovarle quelle 5 mila persone.
Ma che vuoi, a Milano ci sono 248 mila stranieri, di cui 42 mila filippini, 32 mila egiziani, 28 mila cinesi, 21 mila periviani, 16 mila singalesi, 13 mila equadoregni e 13 mila romeni.
Tu vai dal capoccia degli egiziani o dei filippini e gli dici: ti do un euro per ogni persona che mi porti. Metti anche due euro da dare a chi ti controlla ai seggi che porti davvero le persone.

In totale fanno 10 mila euro per i soldi necessari a votare e altri 10 mila euro (a star larghi) il sistema di reclutamento e controllo. Fanno 20 mila euro. Vuoi allargarti e avere un po’ di margine di sicurezza? Fai 30 mila euro.

Una cifra più che abbordabile, anche perché poi devi affrontare una campagna elettorale per diventare sindaco di Milano dove dovrai spendere più di un milione e mezzo di Euro (Pisapia spese 1,7 milioni). Figurati se non riesci a stanziare 30 mila euro per le primarie.

Stupida la Balzani a non pensarci.

Io lo dico da secoli, le primarie aperte a tutti sono un meccanismo pericolosissimo. Vuoi fare quello democratico? Benissimo, fai votare tutti gli iscritti al partito, magari con limitazioni del tipo che devono essere iscritti da almeno due o tre anni, per evitare che si vendano blocchi di tessere due settimane prima delle primarie (tessere di certo non vendute a due euro, tra l’altro).

Ma far votare chiunque passi per strada si presta a manipolazioni che si fanno con pochissimi soldi. Pensate anche solo se un partito avverso volesse sabotarle: che ci vuole a mandare i propri militanti e sostenitori in incognito a votare? Pensate che a Milano si conosca la fede politica di quello che vive due isolati più in là?

Se ci fosse un centrodestra organizzato a Milano avrebbe potuto mandare i suoi militanti a votare in gruppo il candidato con meno possibilità di farcela poi alle elezioni vere.

Che controllo hanno su chi viene a votare? Nessuno.

E forse non vogliono neanche averlo, perché se da una parte primarie in cui vota chiunque sono a rischio manipolazione con poche migliaia di euro dall’altra… be’, è utile avere un meccanismo per poterle manipolare.
Da una parte fanno finta di fare i democratici, dall’altra si tengono in tasca il loro bel strumento per eventualmente manipolare la scelta dei candidati con poco sforzo.

 

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Pagare il copia-incolla

February 7th, 2016 by mattia | 1 Comment | Filed in perle giornalistiche, riflessioni

Qualche giorno fa avevo commentato la decisione del corriere di mettere i proprio contenuti on-line a pagamento.
In quel post facevo notare che uno sarebbe anche disposto a pagare qualcosa, ma non per articoli pieni di strafalcioni come quelli pubblicati sul corriere.
Vuoi i miei soldi? Almeno dammi del giornalismo di qualità. Nessuno paga per articoli che contengono erroracci come quello di confondere il Consiglio d’Europa per un’istituzione dell’Unione Europea.

Oggi, se possibile, ho scoperto che stanno facendo anche di peggio.
Pubblicano una galleria di immagini di Giulio Regeni, il giovane recentemente morto in Egitto. Una galleria fotografica come tante, con immagini raccattate dalle reti sociali su internet e incollate sul sito del corriere.

Attività già di per sé esecrabile. Il più delle volte i siti di reti sociali stabiliscono nei contratti che le foto in essi pubblicate sono di proprietà degli autori (che rilasciano al sito il diritto di usarle, ma non consentono a terzi di prenderle e utilizzarle senza chiedere il permesso).

Finché lo facevano senza chiedere un pagamento almeno non ci guadagnavano niente. Almeno, non direttamente (c’era pur sempre la pubblicità).

Adesso invece raccattano un po’ di foto dalle reti sociali (o se le fanno raccattare da agenzie di stampa), ne fanno una galleria e si fanno pagare un abbonamento per vederle.

Lascio agli autori delle foto il compito di contestare l’eventuale diritto d’autore negato (il corriere ha una bella tradizione in merito, ricordate la famosa torta di prato che pestarono l’anno scorso?).

Io mi limito ad osservare questo: pretendono di farsi pagare per un lavoro di copia-incolla. Perché in quelle gallerie non c’è niente di editoriale, niente di creativo, nessun contenuto creato dalla redazione del corriere. Io capirei se a pagamento venisse messa una galleria di un fatto di cronaca in cui il corriere (o l’agenzia fotografica) ha mandato un inviato sul posto con la macchina fotografica a fare foto. Mi sembra normale pagare per delle foto originali, frutto di un lavoro di un fotografo che deve investire tempo e risorse per essere nel luogo dell’evento.
Ma mi sembra demenziale dover pagare il lavoro di un ragazzino che sta in redazione a fare il copia-incolla di foto raccattandole dalle reti sociali.
Davvero pretendono di farsi pagare per il copia-incolla?

 

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La bufala di Padre Livio che “augura la morte” alla cirinnà

February 7th, 2016 by mattia | 11 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Io penso che sia proprio una limitazione mentale. Un problema di comprensione verbale.

C’è un sacco di gente che è analfabeta funzionale: magari è capace di leggere e scrivere, ma davanti a un testo letto o ascoltato non ne capisce il senso. Pensa che il testo voglia dire una cosa e invece ne dice un’altra.

Un classico esempio è avvenuto questa settimana: all’improvviso parte il rullo con la notizia di Padre Livio che “augura la morte” alla cirinnà.

augura la morte

No, Padre Livio non ha augurato la morte a nessuno. Ha detto questo:

Signora, arriverrà anche il funerale, stia tranquilla.
Glielo auguro il più tardi possibile, ma arriverà anche quello.

E vabbe’, come argomento è davvero stupido.
Sia letto come cristiano, ché un cristiano di solito dovrebbe preoccuparsi del suo di funerale e dei suoi di peccati di cui rendere conto davanti a Dio. Non è mai abbastanza la preoccupazione per il propri peccati, figuratevi se possiamo andare a ricordare agli altri il loro di giudizio finale.

Ma è un argomento stupido anche se considerato rivolto a un ateo. Se non crede in Dio sai che gliene fotte se gli dici che dovrà rendere conto a Lui delle malefatte durante questa vita.

Ma per quanto fosse un argomento stupido non ha augurato la morte a nessuno.
Ha fatto solo presente che ci sarà anche per lei un giudizio divino, che le augura il più lontano possibile.

Ora, se uno dice che “augura che il funerale sia il più lontano possibile” e l’altro capisce che gli “augura la morte” allora quello è un analfabeta.
Non capisce il senso delle parole messe in fila.

Roba da quoziente intellettivo a cifra singola.

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La Madonna coi baffi e i peli sulla schiena

February 7th, 2016 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza, politica

Prima di tutto vorrei ricordare a coloro che professandosi cattolici, divulgano una certa forma di cattolicesimo – magari non all’interno di quest’Aula, ma sicuramente al di fuori di essa – che forse non considerando il fatto che Gesù bambino stesso ha goduto di un padre che non era il suo padre naturale e non credo che questo sia mai stato concepito dal dettato del Vangelo come un elemento a discapito della serenità di questo bambino che per trent’anni è cresciuto con l’affetto di un padre consapevole di non essere il padre naturale.

la senatrice maria mussini via senato.it (evidenziazioni mie)

In molti si sono detti scandalizzati per questa affermazione della mussini in Senato durante la discussione della porcata cirinnà.

Si sono detti scandalizzati dicendo che era una blasfemia.
Sinceramente, chi se ne frega dell’eventuale blasfemia (che manco vedo). La blasfemia è solo negli occhi di chi la considera tale. Altrimenti se domani io dico che la carbonara mi fa schifo poi un gruppo di pastafariani può darmi del blasfemo. Cazzi loro se considerano un insulto alla pasta come balsfemia.

No, il problema di quella dichiarazione non sta nell’eventuale blasfemia, il problema è semplicemente che è una idiozia.
Una puttanata gigante.

Piccola nota: sarebbe bello capire cosa sa la senatrice mussini del rapporto di Gesù con San Giuseppe e come fa ad escludere che fosse conflittuale. Le notizie della fanciullezza di Gesù nei vangeli sono così scarne, Giuseppe non dice manco una parola. Anzi, se proprio vogliamo guardare Gesù aveva il suo bel modo di rispondere ai genitori, come quella volta che a dodici anni l’avevano perso e dopo averlo trovato nel tempio a parlare coi dottori quelli gli dissero “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” e Gesù rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” coi genitori che nemmeno capivano cosa volesse dire.
Posso solo immaginare come fosse serena l’atmosfera in casa con un bambino che ti risponde così.

Ma facciamo finta di niente, sorvoliamo su questo “dettaglio”. Poniamo pure che Gesù fosse cresciuto in un’atmosfera famigliare idilliaca.

Ecco, ha ragione la mussini quando dice che san Giuseppe non era il suo padre naturale. Ma… ma… ma era un maschio. E Maria una donna.
Donna+uomo, marito e moglie. Chiaro?
San Giuseppe che adotta il figlio di Maria non ha niente di diverso da migliaia di uomini che adottano il figlio della propria moglie. Cosa totalmente legale e che non mi risulta contestata da alcun cattolico.
Anzi, di cattolici eterosessuali che adottano figli, anche dei coniugi, sono piene le prime panche delle chiese.

Capisco che per una persona eletta col M5S capire un concetto, anche così banale, non è mai semplice. Ma Giuseppe che adotta Gesù non ha niente a che vedere con la porcata del ddl cirinnà, che invece prevede l’adozione del figlio del coniuge per coppie omosessuali.
Forse la mussini è un po’ distratta ma Giuseppe e Maria erano una coppia eterosessuale. Giuseppe non era il carpentiere dei Village people e la Madonna non era Mario, un geometra coi baffi e i peli sulla schiena.

 

Qualcuno glielo spieghi.

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Il valore dell’amicizia

February 5th, 2016 by mattia | 7 Comments | Filed in riflessioni

L’altro giorno ho scoperto che un mio amico sa saldare. Ma bene, neh. Lo fa per lavoro (aggiusta i convogli delle ferrovie ceche), quindi ha anche tutte le certificazioni di saldatura. Tutte, tutte.

Dice che è bravo a saldare, ché altrimenti poi i treni si rompono ed è un casino (tipo che se il treno deraglia muore della gente). Così dopo ogni saldatura fanno una radiografia (se ho capito bene) per vedere se il pezzo di treno è stato saldato bene.

Allora gli chiedo: mi insegni a saldare?
E lui mi ha risposto entusiasta di sì.

Che bello, imparo a saldare da un vero esperto! Mica capita a tutti, sono fortunato ad avere un amico così.

Ecco, ci sono persone che si vantano perché hanno amici che sono potenti e ricchi. Io invece mi vanto ché ho un amico che mi insegna a saldare.
Questione di punti di vista.

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Il padre ricco che manda il figlio in campagna

February 3rd, 2016 by mattia | 11 Comments | Filed in ignoranza

Sul feisbuc ho letto questo racconto pubblicato da un mio contatto.

“Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece passare una giornata con una famiglia di contadini.
Il bambino passò 3 giorni e 3 notti nei campi.
Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese:
– Che mi dici della tua esperienza ?
– Bene – rispose il bambino
Hai appreso qualcosa ? Insistette il padre
1 – Che abbiamo un cane e loro ne hanno quattro.
2 – Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino. Loro hanno un fiume, con acqua cristallina, pesci e altre belle cose.
3- Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarli.
4 – Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.
5 – Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.
6 – Che noi ascoltiamo CD… Loro ascoltano una sinfonia continua di pappagalli, grilli e altri animali…
…tutto ciò, qualche volta accompagnato dal canto di un vicino che lavora la terra.
7 – Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro, ha il sapore del fuoco lento
8 – Che noi per proteggerci viviamo circondati da recinti con allarme… Loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.
9 – Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, agli animali, alle loro ombre e alle loro famiglie.
Il padre rimane molto impressionato dai sentimenti del figlio. Alla fine il figlio conclude
– Grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri !
Ogni giorno, diventiamo sempre più poveri perché non osserviamo più la natura!!!”

Non so chi sia l’autore. Ho trovato lo stesso racconto in inglese, molto simile.
Quindi mi sa che è una cosa che gira da tempo viralmente.

Perché fa presa. Su chi non sa cos’è la campagna, ovviamente, e si nutre di queste sciocchezze.

Il bambino ha passato 3 notti e tre giorni nei campi e ha imparato tutte queste belle cose? Bene, immaginiamo cosa sarebbe successo se il padre lo avesse lasciato, che ne so, un anno intero dai contadini.

  • Ohilà, Gian Maria, finalmente sei tornato a casa. Fatti abbracciare.
  • No, stronzo!
  • Come sarebbe a dire? Perché dici stronzo a tuo papà?
  • Un anno intero mi hai lasciato dai contadini, ti rendi conto?
  • Sì, e allora? Non ti era piaciuto? Dopo quell’esperienza di tre giorni eri arrivato a casa entusiasta.
  • Vero, all’inizio ero entusiasta.
  • E allora? Che è successo.
  • Te lo dico io cosa è successo. Mannaggia a te.
    All’inizio è andato tutto bene. L’estate era calda e giocavo a nascondino fino a sera coi miei amichetti. Poi è arrivato l’autunno, e dopo ancora l’inverno.
  • Succede anche in città Gian Maria.
  • Lo so, papà, non sono mica un coglione. Solo che lì l’inverno è diverso.
  • Cioè?
  • Devi scaldare la fattoria, ed è una tragedia. Hai presente cosa significa riscaldare quegli ambienti? No, non lo sai. Te lo dico io, stronzo. Devi bruciare quantità enormi di legna. Ti svegli al mattino che gli ambienti sono freddi, devi pulire la stufa e accendere il fuoco. E mentre lo fai, fa freddo. Ti sembrerà bizzarro, ma non esiste il termostato programmabile per la stufa. Non puoi premere il pulsantino e la stufa si accende da sola. Devi alzare il culo dal letto e mettercela tu la legna nella stufa.
    Mentre tu fai colazione al calduccio io davo una mano ad accendere il fuoco coprendomi con uno scialle. Grazie davvero.
  • Capisco, però la legna… che bella atmosfera. Vuoi mettere con le nostre tristi caldaie. Pensa allo scoppiettare del fuoco, che magia!
  • Ma vedi se mi doveva capitare un padre così coglione. Guarda che la legna mica arriva da sola magicamente in casa. Si va nei boschi d’inverno a far legna, poi c’è da spaccarla, accatastarla e quando serve la si porta in casa. Vero, non hanno fatto spaccare la legna a me perché sono un bambino e a 8 anni la scure manco la sollevo, ma quando serviva qualche pezzo di legna per la stufa mandavano fuori me a prenderla dalla catasta. Anche se fuori faceva freddo dovevo uscire a prendere un ciocco di legno per la stufa. Ah, che magia il fuoco, vero? Magia un cazzo. Molto meglio un bel tubo che ti porta il gas in casa per la caldaia. Molto più comodo un rubinetto che tu apri e ti esce già l’acqua calda senza dover far niente.
  • Oh, quante storie, per un pezzo di legno.
  • Quante storie perché tu fai il fighetto ad andare in baita all’ultimo dell’anno per quattro giorni. Fallo tutti i giorni, e poi mi dici se non vorresti una caldaia.
  • Ok, e per il resto? Il contatto con la natura! Che bello!
  • Sì, che bello. I grilli che cantano, le stelle da ammirare di notte. Bello davvero. Poi però arriva il momento del raccolto!
  • Magico! Il raccolto, chissà che bella festa!
  • Santo cielo, davvero un padre più imbecille non poteva capitarmi.
    Sai cosa è successo?
  • No, dimmi figliolo.
  • È successo che è il giorno prima del raccolto è arrivata una grandinata.
  • Ohibò! E ha gibollato la carrozzeria del trattore.
  • Adesso lo prendo a sberle, giuro. No, la grandine preoccupa per i danni alla carrozzeria solo in città. In campagna invece preoccupa perché ti rovina il raccolto. Pochi minuti di grandine e il raccolto è stato da buttare.
  • Eh, però non puoi guardare solo alle cose materiali. Guarda allo spirito di amicizia tra contadini! Una cosa che noi in città non conosciamo più.
  • Coglione! Lo sai cosa significa un raccolto fottuto dalla grandine? Significa che non avevamo di che mangiare. E chi se ne frega se lo potevamo cuocere sul fuoco lento invece del triste microonde, non c’era nulla da mettere in padella. Un anno di debiti per mangiare, idiota.
    Per fortuna che qualche soldo lo rimediava la signora facendo la lavandaia.
  • Ah già, che bello. Alla fonte, come una volta.
  • Ti ci manderei io alla fonte a lavare, tempo una settimana e mi implori di restituirti la lavatrice. Butta tu le mani nell’acqua fredda, sbatti panni insaponati tutta la mattina. Che bello, eh?
    La vedi questa? È solo una delle innumerevoli toppe che mi hanno dovuto cucine nei vestiti. Capita così spesso quando lavi i panni alla fonte. Si rovinano come niente e devi rammendarli di continuo.
  • Eh, però tra contadini ci si vuole bene, non come tra noi vicini di casa in città che nemmeno ci conosciamo.
  • Oh sì, ci si vuole bene tra contadini? Ma che cazzo dici? Una volta ho assistito a una litigata pazzesca perché la signora da cui ero alloggiato ha preso in prestito due uova da una vicina e quando le ha restituite quella le ha detto che erano più piccole di quelle che le aveva prestato. Non si sono guardate per sei mesi. Per due uova, diamine. Tu litighi per il parcheggio del SUV quelli litigano per due uova. La gente litiga sempre e comunque, cambia solo il motivo.
  • Ma chissà che buon cibo genuino ti avrà fatto con quelle uova. Non come il cibo confezionato che mangiamo noi in città.
  • Oh, sì, che buon cibo genuino che si mangia in campagna. Minestraccia e polenta. Polenta e minestraccia. Giusto ogni tanto mezzo uovo e un’ala di pollo la domenica.
  • Genuino! Tanta verdura! Poca carne! Tutta salute.
  • Sì, genuino come la tua ignoranza. Tu coi tuoi amichetti che andate all’agriturismo e mangiate il “piatto tipico” una volta ogni tanto fate i fighi ché riscoprite i valori di una volta. Ma mangia sempre la stessa roba tutti i giorni, mangia minestraccia di verdura tutti i giorni, poi vediamo se non vieni a implorarmi di mangiare qualcosa di più sostanzioso e variato.
  • Ma almeno il cibo era il vostro, quello che coltivavate voi, non era cibo comprato!
  • Appunto. Cosa vuoi che potessimo produrre? Pochissimi tipi diversi di cibo, quindi alla fine mangiavamo sempre la stessa roba. Sai che bello.
  • Eh, ma non ti va mai bene niente. E allora cosa vuoi dirmi, che è meglio vivere qui in città chiusi coi giardini chiusi dai mura, con gli allarmi a protezione della casa?
  • Sì, perché invece lì in campagna il confine è l’orizzonte, no? Come sei poetico. No, il confine era il campo del vicino. Una volta si sono scannati perché quello sosteneva che il confine e mezzo metro dalla nostra parte e che stavamo cercando di fregarlo. Oh, quante ne sono volate per quel mezzo metro di confine. Una volta poi il nostro cane è andato dall’altra parte e quello per vendetta gli ha tirato una scioppettata. Che mondo bucolico, vero? Come quella volta che due si sono presi a legnate, aiutati dai rispettivi cognati, perché uno sosteneva che l’altro rubava tutta l’acqua del ruscello e a lui non arrivava niente per irrigare i campi.
  • Ok, forse sto arrivando a capire…
  • Forse. Perché per capire del tutto dovresti passare un anno circondato dal nulla culturale. Bello guardare le stelle… ma poi? Credi sia bello vivere sconnesso da internet? Certo, non perdi tempo giocando al feisbuc, ma ogni volta che ti serve un’informazione? Non ce l’hai. Magari ti devi fare 10 km, arrivare in una biblioteca e cercare tra volumi che il più delle volte, quando l’informazione che serve ce l’hanno, sono vecchi e non aggiornati. Non puoi tenere contatti con persone diverse da quelle del tuo paese. Se vuoi ascoltare un bel concerto di musica devi fare magari 50 km.
    Bello così, no?
  • Quindi faceva cagare vivere in campagna con gli uccellini e la natura.
  • Per tre giorni è stata bellissimo. Ma poi sì, faceva cagare. Se non ci credi puoi ripetere l’esperienza al posto mio.
  • Mi fido, mi fido.
  • Ecco.

 

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Chissà

February 3rd, 2016 by mattia | 8 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

Nell’edificio del Comune di Praga 6 c’è una BabyBox. La vedo sempre quando vado a fare qualche pratica in Comune. La BabyBox è la versione moderna della ruota degli esposti: puoi lasciare lì il tuo neonato se non sei in grado di prendertene cura. All’interno c’è una culla riscaldata che automaticamente manda il segnale ai responsabili in modo che arrivi un’ambulanza a prelevare il bambino, il quale nel frattempo resta al caldo.

In Rep. Ceca ce ne sono un po’ ovunque (qui la mappa), sono 68 in totale, una ogni 150 mila abitanti circa.
Ogni volta che passo davanti a quella del Comune di Praga 6 mi domando se davvero c’è ancora qualcuno che abbandona i figli in queste culle. Aspettate, non è una cosa che penso con giudizio negativo. Anzi, ho un estremo rispetto per chi decide di abbandonare un figlio in una BabyBox: se lo fa è perché davvero è disperato. Ho molto più rispetto per chi fa una scelta del genere rispetto a chi invece abortisce, ché in questo caso la vita continua.

Mi domando se c’è ancora qualcuno che fa questa scelta perché mi sembra così strano che in una società così benestante come la nostra ci sia ancora qualcuno così disperato da dover abbandonare un figlio. O forse è una questione di situazione sociale (tipo madre adolescente e senza famiglia alle spalle)?

Non lo so, mi sembra così improbabile. Eppure accade.
Già, perché sul sito delle BabyBox ci sono pure le statistiche dei bambini salvati. In questa pagina potete vedere quanti bambini sono stati lasciati in ogni BabyBox. Ci sono degli zero, specialmente in quelle installate negli scorsi mesi (ma non solo), e tiri un sospiro di sollievo.
Ma ci sono anche degli 1, dei 2 e persino una BabyBox che dal 2005 ha raccolto ben 20 bambini.

Quella del Comune di Praga 6 che vedo sempre? Due, due bambini.
Sì, davvero quella BabyBox è stata usata. Davvero qualcuno a due passi da me ha lasciato lì il proprio figlio.

Chissà che storia c’era alle sue spalle. Chissà…

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Definizione di democrazia

February 2nd, 2016 by mattia | 5 Comments | Filed in ignoranza

«Ho trovato decisamente sgradevoli slogan del tipo “ce ne ricorderemo” — continua Zanda redarguendo i cattolici integralisti — Erano minacciosi, in forte contrasto con lo spirito del Circo Massimo».

via corriere.it

E questo fa il capogruppo in un’assemblea legislativa.
Ma santo cielo…

Forse zanda dovrebbe ricordarsi che la democrazia funziona così. Un politico viene eletto, fa delle cose e il cittadino decide se votarlo ancora o no alle elezioni successive a seconda che quello che ha fatto gli garba o meno.

Tutto molto lineare, non dovrebbe scandalizzare nessuno.
Anzi, magari fosse sempre così, magari gli elettori votassero valutando quello che ha fatto chi ha già governato e non basandosi su slogan e musichine emozionali.

Un sistema in cui un cittadino valuta l’operato dei suoi rappresentanti e in base a ciò decide cosa votare è un sistema democratico sano.
Cos’altro dovrebbe fare un cittadino se non usare il suo voto?

È la definizione di democrazia, diamine!

Può non piacere a zanda, ma coloro che sono scensi in piazza sabato erano elettori. Elettori come tutti gli altri. E come qualsiasi altro elettore può dire ai propri rappresentanti che se approvano o non approvano un provvedimento non li vota più.
Chi si scandalizza per una cosa del genere si scandalizza della democrazia.

Piesse: poi mi piacerebbe capire come faccia il corriere a sapere che gli autori dello striscione fossero cattolici “integralisti” (definizione che già di per sé…). Per quanto ne può sapere il corriere potevano essere anche atei.

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