Sessismo degli altri

March 27th, 2017 by mattia | 3 Comments | Filed in lerciume

L'altro giorno mi sono imbattuto per (quasi) caso) in questo messaggio sul tuitter di zucconi:



Il testo:
Melania Trump lavorò illegalmente in USA senza permesso di lavoro. Poi le fu concesso perché non aveva niente da nascondere

e sotto un'immagine di una donna (la stessa Melania Trump?) svestita con tutte le sue grazie in bella vista ad accompagnare il "non aveva niente da nascondere".

Sono passati mesi da quel messaggio ed è ancora lì.

Evidentemente nessuno ha lanciato una guerra santa contro zucconi dandogli del sessista, così come il suo giornale non l'ha licenziato in tronco.
Ora immaginate se quel messaggio fosse stato pubblicato da un altro o se lo stesso concetto fosse stato trasmesso in una trasmissione di intrattenimento del sabato pomeriggio su Rai 1: polemiche sguaiate, gente licenziata e crocifissioni in sala mensa.
Ma l'ha fatto zucconi quindi niente.

Ricordatevelo quando sentire partire accuse di sessismo.
È sessismo quando lo fa qualcuno di non allineato, se invece lo fanno loro è ironia.

 

Piesse: poi ci sarebbe anche questo messaggio obesofobo, ma i ciccioni non hanno una lobby abbastanza potente da renderlo sconveniente.



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Il nuovo vigneto, il grande freddo e un po’ di statistica

March 27th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in cantina, riflessioni



Ricordate il grande freddo dello scorso anno? Sì, quello che mi ha distrutto tutto. La produzione del vecchio vigneto, dove le gemme si stavano già aprendo e sono rimaste necrotizzate dal gelo, il raccolto di albicocche e pure quello delle noci.
Ma soprattutto ha ammazzato le piantine del vigneto nuovo che avevo piantato. Una fitta al petto dal dolore.

Quest'anno - testa dura quale sono - ho ripiantato tutto. Anzi, invece di 120 barbatelle ne ho piantate 128 (erano 130 ma 2 le ho regalate a un vicino che me le ha chieste). Moscato moravo, la mia qualità preferita.

L'esperienza dello scorso anno però è stata utile. Quest'anno ho reperito questo foratore per terreno:



Manuale, non motorizzato, ma ugualmente utile. In pochi secondi fai un foro preciso e profondo che ti consente di installare la barbatella al punto giusto. Farlo con la vanga come ho fatto lo scorso anno è stato qualcosa di devastante, con questo attrezzo ci ho messo la metà del tempo e molta meno fatica. Pirla io a non averlo usato pure lo scorso anno. È talmente bello fare i fori con questo attrezzo che mi metterei a forare ovunque solo per il piacere di usarlo.

Mentre sono lì che lavoro come al solito arrivano quelli che ti dicono cosa devi fare e come devi farlo. E tu che fai? mica puoi mandarli a cagare. Cioè, delle volte sì, lo faccio (poi imparano la lezione e tengono il naso fuori dalla mia terra), altre volte invece faccio il bravo.
Nel tempo però ho imparato diverse tecniche per fermarli: la prima la uso quando iniziano a pontificare sulla qualità del terreno basandosi su... su... boh, sul niente. Forse su convinzioni personali dettate da chissà cosa. Be', io inizio a dire loro che ho fatto fare le analisi chimiche del terreno, mi invento magari che manca un po' di potassio e quelli si ammutoliscono. Poi non ricordo nemmeno se era il potassio a mancare, non importa; le analisi era tutto sommato equilibrate, ma se gli dici così non fa effetto. Devi nominare qualche elemento chimico: la gente si spaventa perché non sa cosa dire.

La seconda tecnica la uso quando mi dicono "hai fatto un errore": la risposta che uso è che "tutti facciamo errori, alcuni ad esempio s'impicciano dei fatti degli altri". (Che poi, mi mettessi io a spiegare gli errori di potatura che vedo sarebbe un bagno di sangue, invece io mi faccio i cazzi miei se non interpellato).

Ieri però c'è stato un momento in cui sono rimasto spiazzato. Il vicino menzionava il grande freddo dello scorso anno. Un freddo che i vecchi del paese non si ricordavano d'aver mai visto.
La deduzione del vicino? "Se ha fatto così freddo lo scorso anno almeno per cinque anni non farà una gelata".
Ovviamente è - statisticamente parlando - una scemenza.

Se un evento accade raramente non significa che non può accadere due anni di seguito. Significa che se prendi numeri enormi (facciamo qualche millennio) e conti il numero di gelate in media ce n'è una ogni 50 anni. Non che accade ogni 50 anni. Ripassino qui.
Per capirci, può anche darsi che capitino due gelate di fila e poi per 98 anni niente.

Ecco, io ero lì sulla terra con davanti sto tizio e avrei voluto spiegargli questo concetto semplice... eppure non ce l'ho fatta. Mi mancava la frase ad effetto, e la spiegazione completa era troppo difficile (difficile da dire per me in ceco e probabilmente per lui da capire).
Mi sono arreso e gli ho risposto "eh già".

Qualcuno mi suggerisce un modo semplice per spiegare questo concetto?

 

Piesse: per le prossime due settimane il meteo è ok. Per le successive chissà. Pensavo di coprire le piantine con tessuto non tessuto per proteggerle dalla gelata: qualcuno ha esperienza in merito?

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Quindi se ti piace la figa sei un potenziale violentatore, ok.

March 23rd, 2017 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza

Non avrei mai immaginato nella mia vita di commentare un programma di paola perego. E infatti non lo faccio. Sarebbe rimasta una delle tante polemiche idiote per lobotomizzati fan della lucarelli se non fosse arrivata la boldrinova a commentare con queste parole:
Certo non è attraverso una lista di quel genere che aiutiamo i ragazzi giovani a emanciparsi.
Perché se noi oggettiviamo una donna il passo da lì alla violenza è breve.
Perché di un oggetto si fa quel che si vuole.

via repubblica.it

La lista, per quei quattro gatti che non l'hanno ancora vista, è questa:
I motivi per scegliere una fidanzata dell'Est

1 - sono tutte mamme ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo
2 - sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni
3 - perdonano il tradimento
4 - sono disposte a far comandare il loro uomo
5 - sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa
6 - non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio

Ecco, secondo la boldrinova se un uomo cerca queste cose in una donna è a un passo dalla violenza.
Sì, insomma, apprezzate una donna che ci tiene ad essere sempre presentabile? Allora siete dei potenziali assassini.
Vi piace una donna bella. Siete lì lì per  diventare stupratori.
Ammirate vostra moglie perché sa cucinare una svičková eccezionale o perché sa fare l'orlo ai pantaloni? La state "oggettivizzando" e siete sulla buona strada per squartarla con un coltello.

Siamo arrivati a questo punto: non puoi nemmeno dire che ti piace una donna bella o che sa cucinare che non solo ti dicono che sei sessista, ma addirittura ti dicono che sei un potenziale violento.

Puro delirio.

Per una idiozia del genere la boldrinova dovrebbe dimettersi domani mattina e nascondersi a vita.
Eppure tra le tante idiozie che dice questa è forse quella che è meno contestata. Perché?

Perché è nata l'idea che quella lista fosse sessista?
Se ci pensate quattro punti su quattro sono cose positive: essere belle, prendersi cura di sé, saper sbrigare le faccende di casa, non rompere il cazzo. Sugli altri due punti si potrebbe discutere, ma possono essere sempre visti come atti d'amore*.
Perché delle cose positive sono viste come indice di sessismo?

Il problema è nei pochi neuroni che regnano nel cervello di queste persone. Quando hai pochi neuroni non riesci a ragionare, al massimo fai qualche associazione di idee. Hai delle vaghe immagini in testa, le colleghi perché hanno qualcosa in comune e tiri le conclusioni.

In questo caso c'era una nuvoletta con l'uomo che apprezza una donna che sa sbrigare le faccende domestiche. Poi c'era un'altra nuvoletta coi ricordi di quando gli uomini dicevano che il posto della donna era a casa, e quelle persone con pochi neuroni hanno tirato la linea: se apprezzi una donna che sa sbrigare le faccende domestiche sei un sessista che vuole la donna a casa a cucinare e che non si realizza sul lavoro.

Una deduzione che fa appunto chi ha pochi neuroni e non riesce a fare un ragionamento più elaborato. Neanche tanto poi, quel poco sufficiente a capire che ammirare una donna che sa cucinare non significa dire "donna, il tuo posto è in cucina".
Significa, al contrario, apprezzare una qualità che può correre parallela a una vita lavorativa di tutto rispetto.

Ribaltiamo pure i ruoli. Se una donna dicesse che preferisce Mattia perché sa fare ottimi bignè alla crema, sa saldare ad arco, sa piastrellare, sa costruire pavimenti di legno e alla bisogna fa anche qualche lavoro da idraulico... be', io mica mi offendo.
Qualche settimana fa ad esempio ero stufo dei tendaggi enormi che avevo, mi sono messo alla macchina da cucire e ne ho ricavato tendine da mettere alle singole finestre.



Se una donna apprezza questa mia qualità, se dice che preferisce me a un altro perché so cucire le tende per le finestre mica le urlo che è una sessista, non le dico che da lì a usare la violenza su di me il passo è breve.

Perché so bene che l'apprezzamento per un'attività di questo tipo non offende minimamente il mio essere ingegnere, ricercatore e insegnante. Posso fare entrambe le cose contemporaneamente. Se qualcuna mi apprezza perché so installare un sifone del lavandino mica sta dicendo "va' a fare l'idraulico che i lavori intellettuali non fanno per te, asino!". Mi sta dicendo una cosa bella, santiddio. L'implicazione "va' a fare l'idraulico" sarebbe solo nella mia mente da paranoico.

Paranoia, ecco, forse è quello il problema. Perché una persona che si offende davanti a un complimento pensando che voglia dire chissà che è una persona paranoica.

No, boldrine e boldrini, nell'apprezzare la bellezza di una donna, la sua sensualità, le sue abilità domestiche o il carattere indipendente (e non rompicazzo) non c'è niente di male. Perché una donna può essere bella, può prendersi cura di sé anziché essere trasandata, può essere brava a cucinare e specializzata a non rompere il cazzo e contemporaneamente avere un'ottima carriera d'alto livello.
Che le due cose siano mutuamente esclusive ve lo siete inventati di sana pianta voi.
Una donna per fare carriera non deve per forza essere una cozza che non sa fare nemmeno un uovo fritto.

Tutta la polemica dunque è basata sul nulla.
Rilassatevi, per Dio, rilassatevi. Se ci vedete qualcosa di offensivo a sentire che un uomo preferisce una donna che sa cucinare e che è sensuale vi assicuro che il problema è vostro, perché non c'è nulla di offensivo nell'ammirare qualità positive. L'interpretazione offensiva è solo nella vostra testa.

Risolvete il vostro problema mentale e non criminalizzate chi ammira qualità positive di una donna.

Ma soprattutto non azzardatevi a dire che siamo a un passo dalla violenza perché preferiamo una donna sensuale a una donna col pigiamone.
Perché essere incantati dalla bellezza femminile non sarà mai reato. E non ci obbligherete mai a preferire la cozza per paura di essere dipinti come potenziali violenti.

Mai.

 

 

*Piesse: Un uomo che cerca una donna che lo lascia comandare è un uomo debole. La donna che lo lascia comandare dimostra la sua grandezza nel capire che per coltivare un rapporto delle volte bisogna fare un passo indietro. 
Sul perdono del tradimento, be'... il perdono è un classico del cristianesimo. Se condanni il perdono allora chiudi pure le trasmissioni quando parla il Papa la domenica. Per coerenza.

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L’importanza della lingua

March 22nd, 2017 by mattia | 14 Comments | Filed in repubblica ceca, riflessioni

L'altro giorno leggevo questa notizia secondo cui in Grecia diversi genitori lasciano i figli durante la settimana (o per periodi più lunghi) in case-famiglia perché non possono prendersi cura di loro. Almeno lì gli danno qualcosa da mangiare. Gli effetti della crisi che non se ne vanno, dicono.

L'articolo era sul gran visir delle cazzate (repubblica), quindi può anche darsi che sia una puttanata, o che sia mostruosamente ingigantita. Però che un problema di occupazione ci sia in Grecia è innegabile.

Nel contempo in Rep. Ceca ci sono problemi a trovare mano d'opera. La disoccupazione è al 5%, e in città come Praga è al minimo storico (3,6%).

Una decina di giorni fa la polizia ha fatto una retata per bloccare un giro di lavoratori clandestini che ha coinvolto un noto supermercato on-line che fa consegne a domicilio accusato di impiegare extracomunitari senza permesso di lavoro. Questi si sono difesi dicendo che avevano un permesso di lavorare in Polonia e secondo le regole della U.E. possono lavorare fino a 90 giorni in un altro paese U.E. Quindi si sono ridotti ad affittare lavoratori ucraini per tre mesi dalla Polonia.

Sul loro blog hanno risposto alle tipiche domande che i clienti indignati ponevano loro. Alla domanda "perché allora non assumete cechi?" hanno risposto che la disoccupazione è troppo bassa in Rep. Ceca e a Praga è ancora peggio (dal punto di vista del datore di lavoro che cerca dipendenti). Quindi non si trova chi impiegare e devono ricorrere agli ucraini in prestito dalla Polonia.
Ah, specificano che la paga che danno è pari alla paga media di un insegnante. Quindi non è nemmeno un problema di soli, è un problema che non si trova chi impiegare.

Voi osservate questa realtà e vi chiedete: ok, ma allora perché non assumono un po' di greci? Se da una parte dell'U.E. c'è una disoccupazione da fare schifo e da un'altra parte c'è carenza di lavoratori dovrebbe funzionare come i vasi comunicanti. Un po' di disoccupati greci si trasferiscono a Praga e si livella.
Poi magari fra 15 anni la disoccupazione sarà alta a Praga e bassa in Danimarca e i cechi andranno a lavorare lì.

Perché questo meccanismo invece nell'U.E. è bloccato?
Resistenze culturali? Gente nata e cresciuta in un paese che non si vuole muovere dal suo quartiere? Forse, però qui stiamo parlando di gente che deve lasciare il figlio a una casa famiglia perché non può mantenerlo. Una cosa del genere la fai quando sei disperato. E se sei disperato al punto di lasciar via il figlio allora puoi anche lasciare il tuo paese greco, prendere un aereo e venire a Praga a imbustare zucchine e surgelati per le consegne a domicilio, così da mandare un po' di soldi a casa.
Il clima farà pure cagare, sarai lontano dalla tua famiglia... ma sul serio, se sei disperato lo fai.

Come mai allora non avviene?
Secondo me il problema fondamentale è la lingua. Non che sia impossibile emigrare senza sapere le lingue: ci sono stati milioni di italiani che sono andati con al valigia di cartone per tutto il mondo spinti dalla povertà, e mica parlavano tedesco tutti gli italiani che sono andati a lavorare in Germania.
Però è un problema, non nascondiamoci dietro un dito. Abbiamo un mercato comune di lavoratori che teoricamente potrebbero lavorare in tutta Europa ma che rimangono bloccati al loro paese perché non saprebbero lavorare negli altri paesi. E questo per via della lingua. Negli Stati Uniti questo non accade: parlano tutti (o quasi) inglese quindi possono trasferirsi da una parte all'altra del paese per lavorare. Noi no.

Per rendere effettiva questa unione europea non servono minchiate istituzionali, l'urgenza è un'altra: le lingue. Un greco di 40 anni dovrebbe già parlare fluentemente inglese, un greco di 30 anni l'inglese più un'altra lingua, un greco di 50 anni dovrebbe almeno sapere l'inglese a livello base per capire le istruzioni del suo capo che gli spiega un lavoro semplice come imbustare il cibo per le consegne a domicilio.
Lo stesso vale per tutti i paesi europei, dove le lingue dovrebbero essere la priorità dell'Europa.

Non è così, e questo è un problema. Se nei prossimi decenni non si riuscirà a rendere la stragrande maggioranza dei cittadini europei poliglotti, così da renderli in grado di lavorare in tutta l'Europa, allora sarà il fallimento del mercato unico europeo. Non per Brexit, non per Le Pen ma per le lingue.

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Le donne dell’Est

March 21st, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in repubblica ceca



Finalmente ho visto per strada un trattore che stava facendo scuola guida.
C'era scritto proprio sulla fiancata (nella foto non si vede bene): autoškola. E poi c'era l'inequivocabile "L" sul rimorchio che identifica i veicoli di addestramento (secondo uichipedia sta per "learn").

Al posto di guida una donzella decisamente figa ce avrà avuto sui 20-21 anni.
Perché le donne dell'Est possono essere fighe e anche guidare il trattore, tiè!

 

Piesse: dell'Est per modo di dire, che a est di Kyjov c'è ancora un bel tocco di Puglia, neh.

PiPiesse: adesso so a chi rivolgermi per fare la patente del trattore.

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Tema: descrivi il tuo pollaio

March 19th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in riflessioni

Non ricordo: forse era il 1987 o il 1988. Fatto sta che in una di quelle due estati la mia famiglia non fece le vacanze al mare come nostro consueto. La ragione era che mia sorella o era nata pochi mesi prima o sarebbe nata dopo qualche mese (di qui l'incertezza sull'anno).

Quell'anno ci limitammo a passare qualche settimana a casa dalla nonna in campagna. A me piaceva molto, ricordo ancora come mi divertivo a rotolare giù dalle collinette (sporcandomi da fare schifo). Mi piaceva proprio la dimensione della natura, la conoscenza delle varie piante, le passeggiate. Ricordo ancora di quella volta che mi trovai a cagare in un campo di mais e poi mi pulii il culo con una foglia dello stesso. Cosa grattava! Oppure di quella volta che un mezzo pedofilo provò ad approcciare noi bambini e io lo presi a frustate con un ramo di salice che avevo per caso in mano (quanto mi affascinava la flessibilità del salice).
Poi vabbe', mio papà andò a misurargli il fulcino sotto il mento e da quel giorno se ne stette alla larga.
E poi il sole che tramontava sui laghi di Annone e Pusiano. Che belle estati.

Arrivato a scuola a settembre la maestra ci assegnò il compito "la mappa delle vacanze". Chi era andato al mare, chi in montagna... e io dissi che ero andato in campagna dalla nonna.
Non so per quale motivo ma la maestra non lo accettava. "O mare o montagna, non esiste la campagna". E io non capivo: sì che ci sono stato in vacanza, come fai a dire che non esiste?
C'è da dire che la maestra era una zitella che non vedeva un cazzo da chissà quanto, e la mancanza di manico si faceva sentire sul suo umore rendendola acida come il vomito, quel vomito che ti raspa via tutta la gola, avete presente?

"Ascolti, questa estate non siamo potuti andare via per causa di mia sorella e siamo andati  casa della nonna..."

"Allora scrivi che non hai fattole vacanze! Non ti inventi che sei andato in campagna."

Io avevo 7 o 8 anni eppure già mi rendevo conto di quanto fosse assurdo quel comportamento. Da una parte perché io le vacanze le avevo fatte e mi ero divertito un mondo, dall'altra perché non capivo questo accanimento.

Passa qualche anno. Ultima settimana di quarta ginnasio: il cagacazzo di lettere (un vuncione da far schifo, aveva i colletti delle camicie lordi da fare schifo) chiede a tutti gli studenti dove sarebbero andati in vacanza. E vabbe', c'è la figlia dell'avvocato che va a Londra (quando ancora ti svenavi per un biglietto aereo), la figlia dell'imprenditore che va nel Sud-Est asiatico e poi arriva a me: eh, io non vado da nessuna parte.

- Perché?

- Perché c'è mio padre che ha appena avuto un tumore e un infarto. Sta più di là che di qua, secondo lei la preoccupazione della mia famiglia è dove andare a fare le ferie?

- Ah.

Secondo i criteri moderni in entrambi i casi non mi avrebbero dovuto chiedere niente. Sì, voglio dire, in un modo o nell'altro hanno creato delle situazioni di potenziale imbarazzo. Per il Mattia delle elementari che mentre tutti erano andati al mare o ai monti si era limitato ad andare in campagna, o per il Mattia adolescente che si è trovato a giustificare il fatto di non andare in vacanza con un padre malato.
Oppure poteva esserci un compagno di classe che non andava in vacanza semplicemente perché la sua famiglia non aveva soldi.

Una volta un mio compagno di classe si mise a piangere quando l'insegnante gli chiese se suo padre era rimasto soddisfatto del buon voto che aveva ricevuto nella verifica. Suo padre era morto.

Ripensavo a questi episodi, e a mille altri, nel leggere di tutte queste polemiche sulla festa del papà cancellata. Perché - scrivevano sul giornale - si dovevano rispettare due bambini che frequentavano quella scuola e che avevano due mamme (cosa tra l'altro inventata perché nessuno al mondo ha due mamme, ma sorvoliamo).

Se ci pensate i motivi per cui un bambino ci potrebbe rimanere male sono tanti, tantissimi. Anche solo chiedere dove andrà in vacanza può sortire questo effetto. Così come il tema "descrivi la tua bicicletta" se il bambino viene da una famiglia che non può permettersi di comprare una bicicletta al figlio.
E fidatevi, ci sono decisamente più bambini di famiglie in ristrettezze economiche che non figli di due finte mamme.

Allora che facciamo? Se cancelliamo la festa del papà dobbiamo cancellare tutto. Ma proprio tutto, perché ogni attività, ogni domanda, ogni mezza frase potrebbe far rimanere male qualche scolaro.
Non so, devi abolire il corso di pittura perché c'è la famiglia che non può permettersi di comprare la mantellina per non sporcarsi al figlio oppure perché c'è uno scolaro che è daltonico. Devi abolire le attività sportive perché lo zio di uno studente è morto di crepacuore al termine di una maratona.
Oppure...

È forse questa la strada giusta? Io penso di no.
Non cambi la realtà facendo finta che non esista. Quei bambini oggi non faranno la festa del papà perché il loro chissà dov'è, ma un giorno scopriranno che esistono i papà, scopriranno che tutti ne hanno uno (o l'hanno avuto). E si domanderanno dov'è il loro.
A quel punto non potrai più risolvere il problema cancellando la festa del papà: la domanda sarà lì e dovrai dare una risposta.

La scuola ha lo scopo di far crescere i bambini e accompagnarli verso la vita; non deve tenerli dentro un mondo finto creato su misura, un mondo diverso dal mondo reale. Lo so bene che molta gente pretende che la realtà non esista, si inventa un mondo alternativo nella propria testa e poi obbliga la gente a dire che la realtà è quella che hanno loro nel cervello. Ma non è così.
Tutti i bambini crescendo dovranno affrontare la realtà: ci saranno quelli che si domanderanno perché sono stati comprati al supermercato dei bambini, quelli che dovranno fare i conti con un genitore morto quando erano ancora piccoli, quelli che invece si troveranno davanti a ristrettezze economiche perché sono nati in una famiglia povera, quelli che avranno un papà in galera, quelli che avranno una malattia...

Possiamo proteggere i bambini dalla verità facendo finta che tutto ciò non esista oppure possiamo accompagnarli alla verità pian piano, seguendo la strada giusta per loro.
Secondo me la seconda opzione è la migliore. Non c'è bisogno di far finta che i papà non esistano abolendone la festa, perché quei bambini prima o poi si accorgeranno che esistono i papà. Molto meglio spiegare loro perché il loro papà non c'è. Certo, questo è più difficile, ma l'alternativa qual è? Fare finta che i papà non esistano?

A proposito di temi, a mia mamma in seconda elementare proposero il tema "il mio pollaio" (ai tempi era così). Nel tema scrisse di quando vedeva il gallo saltare in groppa alla gallina aggredendola. Lei andava là a spostarlo ma veniva bloccata dalla madre e non capiva perché doveva consentire al gallo di aggredire la gallina. Né la madre né la maestra le spiegarono che in realtà il gallo la gallina se la stava ciulando, eppure ella dice che avrebbe preferito di gran lunga che le spiegassero (con parole adatte ai bambini, del tipo "è così che nascono i pulcini") cosa stava succedendo, perché a lei sembrava illogico che si consentisse di fare del male alla gallina.

Non nascondiamo la verità ai bambini, non ce n'è bisogno.
Perché i bambini le domande se le fanno ugualmente e nascondere la verità a loro in realtà è solo un modo comodo per nasconderla a noi stessi.

Piesse: e auguri a tutti i papà.

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Ottimo esempio di feic nius #bastabufale

March 19th, 2017 by mattia | 29 Comments | Filed in ignoranza, ius sola, ius soli

Per quanto mi riguarda - osserva - è stata una delle tante ingiustizie e assurdità del nostro Paese, che non ci riconosce come cittadini, è la prova che la legge va approvata al più presto.

via repubblica.it

Sbufalata veloce veloce per questa ragazzina che si sarà anche laureata con 110 e lode (vista l'età sarà una di quelle lauree mignon) ma evidentemente parla di argomenti che ignora in modo mostruoso.

Sicché, l'immigrata marocchina 22enne - in italia da 20 anni - protesta perché non può entrare alla Camera ad assistere alle sedute in quanto extracomunitaria. Allora lancia un appello affinché venga cambiata la legge. Legge che però non si è mai degnata di studiare.

Se l'avesse letta quella legge infatti avrebbe scoperto che lei già oggi potrebbe essere italiana.

Ricapitoliamo: arriva in italia a 2 anni. Ne passano 10, e i genitori a quel punto - dopo dieci anni di residenza in italia - possono fare richiesta di ottenere la cittadinanza per naturalizzazione. Ella ha 12 anni a quel punto e come minore convivente dei genitori riceverebbe la cittadinanza italiana insieme a loro.
A 12 anni poteva già essere italiana.

Perché non è accaduto? Poniamo pure che il padre non voglia fare richiesta di cittadinanza italiana perché... perché sono cazzi suoi. Ha pure diritto di voler restare solo marocchino senza naturalizzarsi. Ma la figlia vuole essere italiana. Ebbene, nella peggiore delle ipotesi al compimento dei 18 anni la domanda per ottenere la cittadinanza per naturalizzazione la può fare direttamente lei.

Quando ha 18 anni risiede in italia ormai da 16 anni, ben più dei 10 necessari per ottenere la cittadinanza .
Sono passati 4 anni da quel giorno: perché non ha ancora la cittadinanza?

Qui la risposta ce la deve dare la signorina.
Le possibilità sono diverse:

  1. ha presentato domanda il primo giorno utile, ha tutti i requisiti ma la macchina burocratica è lenta.
    In questo caso ovviamente non è colpa sua, ma il problema non è nemmeno la legge - che non va cambiata (va velocizzata la macchina burocratica). Fosse per la legge attualmente in vigore avrebbe potuto ottenere la cittadinanza dopo i 18 anni d'età. E ora ne ha 22.

  2. non ha presentato domanda e pensa che la cittadinanza gli scenda dal cielo. A quel punto si attacca al tram.

  3. ha presentato domanda ma non gliel'hanno concessa per qualche motivo che non ci racconta. Anche in questo caso non è un problema della legge


Qualsiasi sia la motivazione (che ci deve spiegare la signorina), la legge non c'entra niente, quindi non è la legge a dover essere cambiata.

La prossima volta, ragazza, studia meglio prima di parlare.

Poi parlano di feic nius che poi inquinano il dibattito politico: questo è un ottimo esempio.
Ma ho come la sensazione che la boldrinova e i suoi cagnolini scodinzolanti non inizieranno a sbraitare. Le feic nius pericolose sono solo quelle degli altri.

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Un insegnante di scuola media donna

March 19th, 2017 by mattia | 15 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche



Perché poi gli effetti della fantasiosa grammatica boldriniana inventata sotto l'effetto di sigarette farcite sono questi. A furia di dover inventarsi parole e regole che non esistono ci si dimentica la grammatica italiana, quella vera.

Così succede che un giornalista si inventi l'espressione "un agente di polizia donna" quando bastava scrivere "un'agente" visto che "agente" è un sostantivo sia maschile che femminile (ovviamente).

Deboldrinizzatevi, tornate al lume della ragione. Ché l'italiano funziona benissimo seguendone le regole che già esistono.

 

Piesse: e volete commentare questa?




Non ce la fanno proprio a non scrivere che è una donna. Ma santiddio, se c'è scritto "un'agente" è ovvio che è una donna.

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