Un metodo semplice

February 19th, 2017 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza

Alla fine non è molto difficile: basta usare la loro stessa "logica" contro di loro per evidenziare quanto siano ridicoli i loro argomenti e atteggiamenti.

Il messaggio era già ironico di suo: cerchiamo una coinquilina, solo donne mi raccomando. No razzisti, sessisti, fascisti.
Nello stesso annuncio riescono si dichiarano sessiste ma non vogliono i sessisti. Che si mettano d'accordo con se stesse.

La mia protesta è partita proprio da questa considerazione: perché mai dovrebbero discriminare gli uomini?

Sia chiaro, per me chiunque può decidere di vivere con chi vuole. Se una donna vuole vivere solo con donne può farlo, se un uomo cerca coinquilini solo eterosessuali ne ha facoltà, se una persona vuole vivere solo con caucasici non ho nulla da contestargli.
Io. Gli iscritti di quel gruppo, sinceri democratici ™, sono invece persone che se pubblichi un annuncio dicendo che cerchi un coinquilino ma che raccomando non sia gay o nero allora ti saltano addosso come belve inferocite.

Io dunque ho fatto solo ciò che avrebbero fatto loro se l'annuncio avrebbe escluso altre categorie di persone. Non l'avessi mai fatto: mi sono saltati addosso a mandrie. A tutti ho risposto con una domanda: mi dici che quelle ragazze hanno diritto di decidere con chi vivere e di escludere uomini? Bene, se qualcuno avesse scritto qui che voleva un coinquilino escludendo però i neri avresti detto lo stesso? Avresti difeso parimenti la sua scelta?

A quel punto molti capivano che o di dichiaravano (per i loro canoni) razzisti oppure erano in piena contraddizione. Perché avere o un pene o avere la pelle di un pigmento diverso sono solo due caratteristiche fisiche tra tante: perché discriminare una e non l'altra?

Qualcuno, un po' più ardito, provava ad argomentare dicendo che una donna si sente più libera se in casa non c'è un uomo. Ma quando gli chiedevo perché anche questi scomparivano, altrimenti rischiavano di dover dire che gli uomini sono tutti potenziali stupratori se vedono una donna in mutande.

Poi c'è stato qualcuno che è arrivato fino in fondo ed è riuscito a dire senza vergogna quello che pensava: discriminare un uomo si può fare perché gli uomini comandano ovunque.
Avete letto bene, secondo questo tizio se tu appartiene a una categoria che comanda allora è lecito discriminarti. Tu magari non hai fatto mai niente di male nella tua vita, ma se sei bianco fanno bene a discriminarti perché da qualche altra parte del mondo altri bianchi discriminano i negri. Quindi si compensa così, discriminando un po' anche i bianchi.
E perché mai devo essere io a pagare per ciò che non ho fatto io ma uno simile a me? Non c'è alcuna logica che regga, ma per questo tizio è lecito.

Ovviamente è stato impossibile fargli capire che se c'è una discriminazione verso un gruppo di persone non la si risolve discriminando un altro gruppo di persone ma eliminando ogni sorta di discriminazione. Niente, questo era convinto che discriminare un po' gli uomini o i bianchi fosse un modo lecito per compensare altre discriminazioni.

E lo diceva senza vergogna.

Ve l'ho detto, non è così difficile: basta usare i loro stessi ragionamenti verso di loro e il risultato è che o si volatilizzano oppure si palesano per tutta la loro idiozia.

Ah, per la cronaca: sono stato espulso da gruppo. Perché evidentemente nei gruppi di sinceri democratici ™ è contro le regole far notare la loro idiozia.

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Facciamo come i fagioli della Carrà: quanti kg di carta sono?

February 17th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in praga, repubblica ceca



E anche questa è andata.

Negli ultimi mesi sono riuscito a portare a termine progetti che avevo in ballo da anni. A dicembre il libro sull'elaborazione numerica dei segnali (che avevo in ballo da tre anni) e questa mattina ho presentato la domanda per diventare professore associato. Finalmente.
Dopo anni in cui facevo i conti con la tabella dei punti per vedere se riuscivo a soddisfare tutti criteri sono riuscito a mettere la parola fine anche a questa faccenda che effettivamente stava diventando una fonte di stress non indifferente e mi distraeva dall'attività di ricerca, che è quella che mi interessa di più.

Forse la parte peggiore di tutto questo è che non c'è una scadenza, puoi presentare la domanda quando vuoi. Il risultato è che quindi prima dài priorità a tutto quello che ha una scadenza (come i contributi da mandare alle conferenze, le revisioni da fare, i doveri editoriali...)
Alla fine metti l'abilitazione in secondo piano e la cosa si trascina negli anni finché non ti metti lì un bel giorno e dici: basta, ora la faccio.

Probabilmente avrei potuto farla anche un filino prima nel tempo, magari sei mesi o un anno prima. Ma tant'è.
Non pensiate che sia tutto finito ora. Anzi, adesso inzia il bello. Prima di tutto devono nominare una commissione di cinque membri che analizza tutte le carte. Poi devono venire a sentire una delle mie lezioni per verificare come insegno. Dopodiché c'è il grande interrogatorio: dovrò fare una presentazione dei miei risultati di ricerca seguita da un momento in cui iniziano a scavare nella tua carriera e a contestarti tutto ciò che è contestabile.

Di solito lo si fa in un'aula molto grande dove non c'è solo la commissione e gli opponenti ma anche il consiglio scientifico della Facoltà (vědecká rada) e come ospiti praticamente tutti i membri strutturati della Facoltà, più il pubblico di curiosi.

Quella è la parte più difficile perché c'è sempre qualcuno che inizia a contestare qualcosa. Anche perché con così tante persone che hanno diritto di parola è difficile non scontentare nessuno. Dico che è la parte più difficile perché in quella fase bisogna tenere i nervi saldi, non arrabbiarsi e rispondere diplomaticamente.

Ho già assistito a qualcuno di questi interrogatori e il risultato è stato che ogni tanto mi viene l'angoscia prima di addormentarmi perché mi immagino domande insidiose a cui mi devo preparare una risposta.

Passato questo scoglio c'è la firma del rettore e la cerimonia alla cappella di Betlemme.
Il tutto prende un periodo di tempo variabile, di solito sugli 8-10 mesi (delle volte anche di più, qualcuno ci ha messo anche 21 mesi, non chiedetemi il perché). Ma per il momento io adesso non devo più fare niente. È la Facoltà che deve organizzare il tutto. Tolto il momento in cui mi dovrò preparare per l'interrogatorio io ora sono libero.

Ora si apre la porta per tanti progetti che ho tenuto in sospeso fino a questo momento.
Oh sì che ne vedrete delle belle.

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The feis of tolla

February 16th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in bufale, faccia di tolla, ignoranza

ovon mi ricordo nemmeno dove l'ho letto, eppure ho pensato che nella sua assurdità aveva senso: dicevano che la chiave del successo di Trump era stata non aver vergogna di nulla.
Un politico normale davanti a una propria contraddizione avrebbe cercato di giustificarsi con una supercazzola qualsiasi; quelli bravi come obama riuscivano a infinocchiare un po' tutti (come colla storia del soul searching), quelli meno bravi invece balbettano qualcosa e perdono la faccia.

Trump invece non fa niente di tutto questo, non giustifica le sue contraddizioni: se ne fotte. Alla gente poi non dà nemmeno molto fastidio anzi, eviti di stare sulla difensiva. Dicevano che il successo di Trump sta proprio nell'avere la faccia di tolla di contraddirsi senza alcuna vergogna.

Pensavo a questo mentre vedevo il servizio delle Iene sulle "bufale". Sicché, accusano un tizio di inventarsi bufale che

  1. sono rischiose perché creano allarme sociale;

  2. gli fanno guadagnare dei soldi.


La cosa spassosa è sono proprio loro a criticare questi due punti. Sì, la stessa trasmissione che ha retto l'ombrello a stamina, per dirne una. Un caso in cui

  1. hanno creato oltre che allarme sociale... hanno indotto persino il parlamento a deliberare una sperimentazione folle;

  2. hanno trasmesso i servizi in una trasmissione in cui gli spot pubblicitari rendono un filino in più di qualche bannerino su internet.


Una persona anche solo con un minimo di buon senso quando prepara un servizio del genere pensa: aspetta, non è che poi mi attaccano per quella volta di stamina? Magari è meglio che sto un po' schiscio.

Invece no, fanno come Trump e se ne fottono dell'incoerenza. Che è mostruosa, visto che ho parlato di stamina, ma potrei parlare anche dei servizi di escozul (che non avevano destato nessun allarme sociale, no, c'era solo la gente che prendeva l'aereo per andare a Cuba a procurarselo), oppure potrei parlare della dieta vegana per curare i tumori (nessun allarme sociale, no... ci fosse stato anche solo uno che ha smesso le terapie per mangiare i frullati di carote sono da impalamento).
E potrei continuare con quella volta che fecero un servizio accusando un tizio di averci provato con un 17enne gridandogli in faccia "ma è minorenne!", ignorando evidentemente che un 70enne può scopare con un 17enne senza commettere nulla di illegale (ah, quel tizio poi si suicidò ma figuratevi, mica sono qui a dirvi che è colpa loro).

Sono anni che sono i primi propagatori di bufale e non su di un sito burletta da qualche migliaio di euro ma su una TV nazionale. Eppure hanno la sfacciataggine di fare i moralizzatori sulle bufale.

Forse ho sbagliato tutto io, la chiave per avere successo è davvero quella: avere la faccia tosta di fregarsene della propria incoerenza.

 

Piesse: ovviamente una discreta faccia tosta appartiene anche agli intervistati. Quelli che raccontano con dovizia di particolari la pericolosità sociale delle bufale davanti al microfono della prima trasmissione bufalara della TV senza però accennare nemmeno di striscio a quei casi che raccontavo prima.
Certo, se tu tra gli esempi di bufale dannose gli fai presente anche il caso di stamina questi poi non ti mandano in onda l'intervista, ti salutano e se ne vanno. Ma l'onestà intellettuale si costruisce anche così.

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Donna e betoniera

February 16th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in repubblica ceca, riflessioni



Una nota azienda ceca di materiale per edilizia nel presentare i nuovi cataloghi 2017 coglie l'occasione per evidenziare il grave problema della parità di genere nei cantieri edili.
È ora che tutte le autorità si muovano per promuovere l'aumento delle donne impiegate nell'edilizia. Non è più tollerabile che quelli di muratore, carpentiere, lattoniere etc. siano lavori esclusi alle donne. Bisogna rompere il soffitto di vetro che blocca la carriera delle donne in questo contesto lavorativo  succube del maschilismo.

Che l'ONU istituisca subito la giornata mondiale della donna alla betoniera!

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Al confine possono anche mettervi un dito nel culo, figuratevi se non vi possono perquisire il telefono

February 15th, 2017 by mattia | 15 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Oggi ho letto questo post di I fucking love science. Raccontano di un impiegato del JPL che al ritorno negli U.S. of A. viene perquisito. Gli vengono anche controllati i dispositivi elettronici. Il tutto nonostante fosse cittadino statunitense.

Scandalo!
Lurido Trump!
Razzismo!

Allora, da dove cominciamo?
I compiti della polizia di frontiera sono due:

  1. Verificare che chi si presenta al confine abbia i titoli per entrare

  2. Verificare che non introduca nel paese niente di illegale


Per il primo punto è ovvio che c'è una differenza tra uno straniero e un cittadino. A uno straniero puoi sempre vietare l'ingresso nel paese (sì, anche se ha un visto); se è un diplomatico puoi sempre dichiararlo persona non grata e non farlo entrare. A un cittadino invece non puoi negare l'ingresso: quello è il suo paese e ha il diritto di entrare.

Sul secondo punto invece non ci sono differenze. E basta anche solo usare la logica (che evidentemente quelli di IFLS spengono prima di scrivere i post): se una pesona non fosse soggetta a perquisizione solo perché è cittadino di quello Stato allora basterebbe dare un oggetto illegale a un cittadino per importarlo nel paese. Vuoi portare un kg di cocaina negli Stati Uniti? Dallo a un cittadino statunitense e alla frontiera non possono perquisirlo! Oh, è un natural born citizen! Come si permettono di perquisirlo?

Ovviamente questo vale per tutto quello che può portare pericolo nel Paese: droga, certo, ma anche semi (di piante che potrebbero stravolgere l'equilibrio biologico della flora del paese), così come oggetti non fisici ma virtuali. Pensate ad esempio al materiale coperto da diritto d'autore o alla pornografia minorile. Se leggete le condizioni di ogni visto che vi hanno dato (perché le avete lette, vero?) troverete che è illegale importare materiale piratato o pornografia minorile (delle volte importare su di un dispositivo fisico lascia meno tracce che non trasmetterlo tramite internet).
Secondo voi come credete che la polizia possa far rispettare questo divieto senza controllare i vostri dispositivi elettronici?

- Buongiorno, ha per caso dei filmati di pornografia minorile sul calcolatore o nel telefono intelligente?
- No, proprio no.
- Ah bene, allora può andare.
- Ma come, si fida? Non mi controlla i dispositivi?
- Non posso! Altrimenti gli anti-Trump iniziano a scheccare.
- Buono a sapersi.
- In che senso?
- Niente, niente...

Che senso avrebbero i divieti di importare droga se non possono farti una perquisizione corporale? Che senso avrebbero i divieti di importare materiale informatico pericoloso se non possono fare una perquisizione ai dispositivi elettronici?

Dopodiché, non volete usare la logica? Bene, basatevi sui fatti: possono. E non solo negli U.S. of A., ma ovunque. Così come potevano negli U.S. of A. anche prima che Trump venisse eletto.

C'è un unico caso in cui la polizia di frontiera non può procedere alla perquisizione: è la valigia diplomatica. Che non è il trolley con dentro le mutande dell'ambasciatore ma un qualsiasi contenitore con opportuni identificativi che gli dànno immunità diplomatica. Si usa per trasferire documenti importati (come le schede elettorali degli italiani all'estero) per evitare che chicchessia possa perquisirli e modificarli.
Delle volte questo stratagemma è stato usato pure per trasferire droga e persino persone. A quel punto sono sorte questioni sulla limitazione della valigia diplomatica ma non mi ricordo come è andata a finire.

Escludendo però che voi viaggiate con una valigia diplomatica, state pure sicuri: tutto quello che portate al confine possono controllarvelo.

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Il comodo suicidio

February 15th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

Qualche giorno fa si è suicidato un signore di 30 anni depresso. Ha lasciato una lettera in cui lamentava dei numerosi colloqui di lavoro falliti e del fatto che le donne non gliela davano.
Curiosamente sul secondo fatto non ha commentato nessuno, sul primo invece. Complice anche una frase di chiusura nella sua lettera d'addio in cui attaccava il ministro Poletti hanno scatenato commenti sulla nostra società che non consente un futuro ai giovani, che schiaccia chi non vince...

Due giorni fa si è suicidato un ragazzo di 16 anni perché le forze dell'ordine gli avevano trovato un po' di fumo addosso e gli hanno fatto la perquisizione a casa.
In questo caso non è mancato il senatore secondo cui occorre «legalizzare i derivati della cannabis»,
"Chi glielo spiega ora, ai genitori del sedicenne di Lavagna, cui erano stati sequestrati dieci grammi di hashish, che la normativa sulle sostanze stupefacenti mira a tutelare la salute e l'integrità fisica e psichica dei giovani? Legalizzare i derivati della cannabis"

via

In questi casi penso solo a come certe persone riescona a fare questi commenti. Non tanto per la faccia tosta nello sfruttare dei suicidi per fini politici, quanto per l'insensatezza di tirare qualsivoglia conclusione da questi fatti.

Nel primo caso abbiamo una persona chiaramente depressa. Uno che a 30 anni continua a pretendere di lavorare come grafico nonostante nessuno gli dia un lavoro come tale significa che è completamente scollegato dalla realtà. Una persona normale capisce che non è la sua strada, abbandona le velleità di gioventù e va a fare l'operaio. Non sarà il lavoro che sognava ma almeno si porta a casa la pagnotta.
Nella sua lettera denunciava un futuro in cui non avremo elettricità, cibo... Aveva una visione completamente distorta della realtà (fino a 60 anni fa gran parte degli italiani non si suicidava nonostante facesse davvero una vita di merda, nemmeno paragonabile a quella di oggi).
Uno che vede così nero significa che non è capace di valutare razionalmente quello che lo circonda: che senso ha intavolare dei discorsi partendo da riflessioni del genere?
Se volete fare discorsi e rivendicazioni di classe fatele pure, ma non basatele sulle riflessioni stralunate di un depresso.

Nel secondo caso abbiamo una ragazzo che ha perso la proporzione di quello che era successo. Buttarsi dalla finestra per una cosa del genere è una cosa che può fare solo chi non vede davanti a sé alternativa perché pensa che non ci sia. È capitato perché gli hanno trovato il fumo addosso ma poteva capitare perché se lo avessero bocciato a scuola o se la fidanzatina lo avesse mollato.
E a quel punto cosa fai? Vieni a dirmi che le fidanzatine non devono più mollare nessuno e che gli insegnanti non devono più bocciare?
Perché la logica è la stessa: se bisogna legalizzare la droga altrimenti poi i sedicenni si suicidano allora bisogna anche abolire le bocciature a scuola per lo stesso motivo.

Lo Stato deve fare le cose che ritiene giuste. Se ritiene che droga debba essere legalizzata lo faccia. Ditemi pure che è giusto legalizzare la droga per tutti i buoni motivi di questo mondo, ma non perché altrimenti i ragazzini che perdono la proporzione delle cose si suicidano.

 

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Sul referendum propositivo (l’ennesima porcata della Corte incostituzionale)

February 13th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in politica, riflessioni

Qualche settimana fa la Corte costituzionale ha bocciato uno dei referendum proposti dalla CGIL dicendo che era propositivo.
Peccato che non lo poteva fare.

Attenzione: non mi riferisco a questioni di opportunità. Non poteva farlo proprio a livello tecnico. In questo post spiego perché.

Partiamo dall'inizio, l'art. 75 della costituzione. Lo sappiamo tutti a memoria ma ricordarlo male non fa.
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Questo articolo ci dice due cose importanti:

--> Comma 1°: il referendum è abrogativo, e può anche abrogare una legge parzialmente

--> Comma 2°: ci sono leggi su cui non si può fare il referendum

Tenete bene a mente la divisione di questi due commi perché poi ci tornerà utile.

Ovviamente la costituzione detta i principi generali, poi però bisogna fare delle leggi che rendono attuabili nella pratica questi principi. Lo dice la costituzione stessa: la legge determina le modalità di attuazione del referendum. 
Già perché è facile dire che non si può fare un referendum su di una legge di bilancio, ma chi è che decide se quella legge riguarda il bilancio o no?
Chi conta le firme per verificare che siano veramente mezzo milione? A chi vanno consegnate le firme?

Ecco allora che nel 1953 esce la legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1. Questa legge costituzionale stabilisce un po' di cose sul funzionamento della Corte costituzionale, e tra le altre funzioni regola anche le competenze della Corte sul referendum. All'art.2 infatti dice:
Art. 2

Spetta alla Corte costituzionale giudicare se le richieste di referendum abrogativo presentate a norma dell’art. 75 della Costituzione siano ammissibili ai sensi del secondo comma dell’articolo stesso.

Le modalità di tale giudizio saranno stabilite dalla legge che disciplinerà lo svolgimento del referendum popolare.

Qua abbiamo già fatto un passo avanti. Almeno sappiamo chi è che giudica se il referendum è ammissibile o meno: è un compito che spetta alla Corte costituzionale.
Attenzione però, perché questa legge costituzionale non dice che la Corte costituzionale decide come le pare. Mette un paletto ben chiaro: le richieste di referendum devono essere giudicare ammissibili
ai sensi del secondo comma dell’articolo 75 della costituzione

Ma cosa diceva il comma 2° dell'art. 75? Ricordate? Era quello che diceva che non si possono fare referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
La Corte Costituzionale è chiamata a giudicare questo, se il quesito non rientra tra questi casi.

La legge costituzionale non dice che deve controllare se la richiesta è conforme all'art. 75 della costituzione, bensì se è conforme al solo comma secondo.

Quindi non può giudicare non ammissibile una richiesta di referendum dicendo che è propositivo e non abrogativo. Quello sta scritto nel comma primo e la Corte deve giudicare in merito al comma secondo.

Ma andiamo avanti. Passano gli anni e viene fatta una legge ordinaria (legge 25 maggio 1970, n. 352). Questa legge è molto più dettagliata. Stabilisce come si raccolgono le firme, quando si possono depositare e tutte queste cose qui.

Tra una disposizione e l'altra c'è spazio anche per stabilire come come vengono giudicate ammissibili o meno le richieste di referendum abrogativo.

Qui abbiamo due articoli molto chiari. Il primo è l'art. 32 che dice
[...]

Alla scadenza del 30 settembre l'Ufficio centrale costituito presso la Corte di cassazione a norma dell'articolo 12 esamina tutte le richieste depositate, allo scopo di accertare che esse siano conformi alle norme di legge, esclusa la cognizione dell'ammissibilità, ai sensi del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione, la cui decisione è demandata dall'articolo 33 della presente legge alla Corte costituzionale.

[...]


Cioè, tu raccogli le firme, consegni la richiesta di referendum alla Corte di cassazione (attenzione, non alla Corte costituzionale, a quella di cassazione) la quale deve valutare che la richiesta rispetti le leggi.
Tutte le leggi tranne l'ormai famoso comma 2° dell'art. 75 della Costituzione. Su quello decide successivamente la Corte costituzionale.

E infatti l'art. 33 di questa legge specifica:
La Corte costituzionale, a norma dell'articolo 2 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, decide con sentenza, da pubblicarsi entro il 10 febbraio, quali tra le richieste siano ammesse e quali respinte, perché contrarie al disposto del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione.

Ancora una volta abbiamo ribadito che la Corte costituzionale deve limitarsi a decidere se la richiesta di referendum è conforme al comma 2°, cioè che non sia su di una legge tributaria, di bilancio e così via.
Non è compito della Corte costituzionale decidere se è propositivo o abrogativo, perché quello sta nel comma 1°, quindi è compito della Corte di cassazione, visto che è essa deputata a verificare che la richiesta sia conforme alle leggi (ad esclusione del comma 2°).

E infatti questo controllo la Corte di cassazione lo fa. Verifica le firme, verifica i certificati elettorali e le date dei bolli, ma verifica anche i quesiti. Verifica che siano conformi alle disposizioni della legge 352/70 che stabilisce che

[...] si devono indicare i termini del quesito che si intende sottoporre alla votazione popolare, e la legge o l'atto avente forza di legge dei quali si propone l'abrogazione, completando la formula volete che sia abrogata. . .» con la data, il numero e il titolo della legge o dell'atto avente valore di legge sul quale il referendum sia richiesto.

e ancora

Qualora si richieda referendum per abrogazione parziale, nella formula indicata al precedente comma deve essere inserita anche l'indicazione del numero dell'articolo o degli articoli sui quali referendum sia richiesto.


e fin nel dettaglio

Qualora si richieda referendum per la abrogazione di parte di uno o più articoli di legge, oltre all'indicazione della legge e dell'articolo di cui ai precedenti commi primo e secondo, deve essere inserita l'indicazione del comma, e dovrà essere altresì integralmente trascritto il testo letterale delle disposizioni di legge delle quali sia proposta l'abrogazione.

La Corte di cassazione verifica che tutte queste norme siano rispettate e dà l'ok.
È questo il controllo sul fatto che il referendum sia abrogativo. È qui che la corte di cassazione verifica che il quesito cancelli una legge o parte di essa e che non introduca nuove norme.

Ovviamente il giudizio è tecnico. Non è una questione politica, non dànno un giudizio sul fatto che con quella abrogazione si crea una legge nuova. Si limitano freddamente a osservare che il quesito cancella parti di una legge.

E allora a chi tocca valutare se il quesito è "fintamente abrogativo"? A nessuno. Perché la Corte costituzionale - l'abbiamo già visto mille volte - si deve limitare a entrare nel merito del comma secondo.
Nessuno deve giudicare se il quesito è "fintamente abrogativo" perché è un giudizio che non esiste. Se il quesito elenca le parti della legge da abrogare è a posto. Quello del quesito "fintamente abrogativo ma in realtà propositivo" è un giudizio che si è inventata la Corte costituzionale di sana pianta, senza che nessuna legge le avesse dato il potere di farlo.

Fondamentalmente la legge (costituzionale e ordinaria) consente il trolling di un quesito fintamente abrogativo. Se proprio vogliamo sarebbe la Corte di cassazione a giudicare se non rispetta il comma primo dell'art. 75 della Costituzione (ma non lo farà mai perché essa dà un giudizio tecnico, non politico). Di sicuro non è la Corte costituzionale a poterlo fare.
È scritto in tutte le salse che si devono limitare a giudicare sul comma secondo.

Il problema è che sopra la Corte costituzionale non c'è nessuno che gli possa dare un calcio nel sedere richiamandoli a rispettare la legge quindi fanno quello che vogliono, arrogandosi funzioni che non hanno.

La cosa curiosa è che sarebbe pure difficile impedirglielo. Cosa fai? Una legge di interpretazione autentica in cui dici che l'articolo
Alla scadenza del 30 settembre l'Ufficio centrale costituito presso la Corte di cassazione a norma dell'articolo 12 esamina tutte le richieste depositate, allo scopo di accertare che esse siano conformi alle norme di legge, esclusa la cognizione dell'ammissibilità, ai sensi del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione, la cui decisione è demandata dall'articolo 33 della presente legge alla Corte costituzionale.

è da intendersi nel senso che la Corte di cassazione verifica che le richieste siano conformi a tutte le leggi (compreso il comma 1 dell'art. 75 della Costituzione!) ad eccezione dell'ammissibilità di cui al comma secondo perché di quella si occupa la Corte costituzionale?

Ma è esattamente quello che c'è scritto! Fai una legge di interpretazione autentica di una cosa su cui non c'è alcun dubbio interpretativo?

Questa è solo l'ennesima porcata che fa la Corte costituzionale italiana, dopo essersi presa il potere legislativo che non le spetta.

Ah, per concludere, per quelli che mi dicono "eh, ma non è giusto che un quesito sia fintamente abrogativo" ricordo che un metodo molto semplice per ridurre questo trolling è scrivere le leggi come Dio comanda. Basterebbe evitare di scrivere articolo con venti subordinate che si prestano al taglia e cuci e scrivere invece articolo con frasi brevi e concise. Si capirebbero più facilmente e non potresti giocare con taglia e cuci.

 



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La dipendenza

February 10th, 2017 by mattia | 7 Comments | Filed in praga, repubblica ceca

Io provo dipendenza da pochissime cose. Le cingomme, ad esempio. Se ne compro un pacchetto non ne mastico una ma le faccio fuori tutte prima di arrivare a casa. Non riesco a smettere, è più forte di me.

Un'altra cosa l'ho scoperta questa settimana: ho la dipendenza da V3S. Non è una malattia venerea né mi riferisco al veicolo militare; V3S è l'applicazione che usiamo per registrare nel database tutti i risultati dell'attività di ricerca (pubblicazioni, citazioni, attività redazionali per riviste scientifiche...) che poi vengono mandati al RIV, il sistema del governo che sulla base di questi risultati spartisce i soldi.

Ogni persona guadagna dei punti per ogni attività e poi vengono stilate le classifiche. Lunedì dobbiamo chiudere quindi stiamo aggiungendo tutto quello che ancora non era nel database. E più aggiungi roba più sali in classifica. Per adesso sono al dodicesimo posto per il 2016 su 599 persone (devo però specificare che queste 599 persone comprendono anche dottorandi, vecchi assistenti che vivacchiano aspettando di andare in pensione...). Ma ormai è diventata una dipendenza. Continuo a consultare la classifica compulsivamente per paura che qualcuno mi superi.
Sto diventando maniacale, non riesco a smettere.

Aiuto.

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